Accadde il 21 dicembre 1893: cocente

Cocente (scarica audio)

Trascrizione

Vi racconto un episodio importante per la storia dell’Italia perché rappresenta uno dei momenti chiave dell’espansione coloniale italiana in Africa orientale.

Parlo di ciò che accadde il 21 dicembre 1893, quando, nel contesto della guerra mahdista, si svolse in Eritrea la Seconda battaglia di Agordat, uno degli episodi più significativi dell’espansione coloniale italiana nel Corno d’Africa.

In quell’occasione circa 2.300 ascari eritrei, affiancati da 75 militari italiani e guidati dal colonnello Giuseppe Arimondi, affrontarono un esercito molto più numeroso, composto da circa 10.000 combattenti mahdisti.

Per la cronaca, gli ascari eritrei erano soldati locali provenienti dall’Eritrea che venivano arruolati e addestrati dall’esercito coloniale italiano a partire dalla fine dell’Ottocento. Il termine “ascari” deriva dall’arabo ‘askarī’, che significa “soldato”.

Sempre per la cronaca, il nome della guerra deriva dal nome Madhi.

La guerra mahdista fu un lungo conflitto combattuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nel Sudan e nelle regioni vicine. Nacque da un movimento religioso e politico islamico guidato dal Mahdi, che si opponeva al dominio egiziano e britannico e, successivamente, anche alla presenza coloniale italiana.

In questo contesto, la sconfitta di Agordat, dal punto di vista linguistico può essere definita cocente per i mahdisti: inattesa, umiliante e molto dolorosa sul piano militare e simbolico. Non solo una perdita militare, ma un colpo duro al prestigio e alle aspettative di chi si riteneva in netto vantaggio.

L’aggettivo cocente è simile a “doloroso“, ma si associa prevalentemente alle sconfitte.

Sapete che non stiamo parlando del participio presente del verbo “cuocere” che è cuocente, anche se in qualche dialetto diventa cocente, senza la lettera u.

Tornando a “Cocente” nel senso legato al dolore, devo dirvi che non si riferisce al dolore fisico, ma parlo della sensazione di bruciore emotivo e psicologico associato a una battuta d’arresto importante o improvvisa. C’è sempre qualcosa che brucia quindi, ma in senso metaforico.

Per rendere il concetto più chiaro usciamo dal contesto della guerra.

Immagina uno sportivo che sta dominando una gara, è primo per quasi tutto il tempo ma perde negli ultimi metri all’ultimo secondo: la sua delusione è cocente perché non è solo una sconfitta, ma una sconfitta bruciante, che lascia un segno profondo.

Nel linguaggio quotidiano italiano, cocente si usa spesso per evidenziare che la delusione o il danno emotivo sono particolarmente forti, come se “bruciassero” internamente.

È una parola che aggiunge intensità: non è soltanto una brutta esperienza, è un’esperienza che colpisce profondamente chi la vive.

Cosa può essere definito cocente? Una sconfitta ma non solo. Una delusione, un’esperienza ,una delusione,una umiliazione, un rimorso e un rimpianto.

Non si usa per fatti lievi o per dispiaceri superficiali. Porta sempre con sé l’idea di dolore vivo, immediato, quasi fisico.

Proprio per questo è una parola molto efficace e molto usata in italiano, soprattutto nel linguaggio giornalistico, sportivo e narrativo, quando si vuole far sentire al lettore che “fa male davvero”.

Immaginate infine una ragazza pizzaiola napoletana che partecipa ad un concorso negli Stati Uniti per la pizza più buona. Vittoria scontata no? Pensate se la ragazza napoletana arriva seconda dietro un pizzaiolo nato e cresciuto nel Kansas City. Conoscete una sconfitta più cocente di questa?

Il verbo “crogiolarsi”

Il verbo “crogiolarsi”

Trascrizione

Buongiorno a tutti. Se state ascoltando questo episodio di domenica mattina, mentre vi crogiolate nel letto, è già un buon inizio per comprendere il significato del verbo crogiolarsi.

Ha chiaramente a che fare col godimento, con lo stare bene. Se vogliamo essere più precisi, quando una persona si crogiola (attenzione alla pronuncia) gli sta piacendo molto ciò che sta facendo.

Si sta deliziando in una situazione specifica, tanto che sta prolungando il piacere il più possibile. Quando una persona si crogiola in un’attività, non smette volentieri di farlo.

Amate prendere il sole sul vostro lettino sulla spiaggia? Allora vi piace crogiolarvi al sole.

Ve la state godendo davanti al vostro camino in una fredda serata d’inverno? Allora potete dire che amate crogiolarvi al fuoco, o al calduccio del vostro caminetto.

Ci si può anche crogiolare in un pensiero o in un sentimento.

Evidentemente, quando questo accade, vi state compiacendo del vostro pensiero, vi state beando del vostro sentimento, vi state deliziando, state gongolando mentre avete quel pensiero.

È il sentimento opposto alla sofferenza, alla pena. Però ci si può paradossalmente anche crogiolare in cose negative, come il dolore. Questo si fa a scopo provocatorio o per enfatizzare un comportamento negativo.

Vediamo qualche esempio.

In una giornata di sole, mi piace crogiolarmi sulla spiaggia, sentendo il calore del sole sulla pelle.

Non posso credere che Giovanni si stia crogiolando nella sua ignoranza invece di cercare di imparare qualcosa di nuovo.

Dopo una lunga giornata di lavoro, mi piace crogiolarmi nel mio letto, rilassandomi e dimenticando lo stress.

Maria non ha fatto altro che crogiolarsi nel suo dolore anziché cercare di superarlo e andare avanti.

Possiamo dire che crogiolarsi è simile anche a indugiare, quindi soffermarsi in una situazione piacevole, come ad esempio una situazione di ozio.

Nel caso del dolore o del dispiacere, quando diciamo che una persona vi si crogiola, evidentemente proviamo un certo fastidio nel vedere questa persona che parla continuamente delle sue disgrazie e vicissitudini, e questo è un suo modo per sfogarsi. Prova una certa soddisfazione nel farlo, un certo piacere, se vogliamo.

Se vogliamo usare il verbo in modo transitivo, possiamo ad esempio crogiolare una pietanza sul fuoco. Non è un verbo di uso comune in questo caso, ma crogiolare significa cuocere qualcosa lentamente, quindi a fuoco moderato e con poco liquido. Questa lentezza della cottura ci aiuta a capire anche l’uso di crogiolarsi: un piacere prolungato.

Adesso ripassiamo:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Andrè Arena
Andrè Arena, corrispondente in Brasile (Araraquara, San Paolo) di Italiano Semplicemente

André (Brasile): ragazzi, avete visto le notizie? Rio Grande do Sul, in Brasile, è stata teatro di una tragedia senza limiti! Manco fosse arrivato un secondo diluvio universale!

Albéric (Francia): Questi disastri naturali meriterebbero un mea culpa da parte di tutti noi. Non rispettare l’ambiente, alla lunga, è un atteggiamento che non paga.

Angela (Cina): Il problema è che spesso i politici sono troppo occupati a pontificare anziché agire concretamente.

Hartmut (Germania): Esatto, con buona pace degli ambientalisti.

Marcelo (Uruguay): Beh, questo è opinabile. La questione è soggettiva, ci sono sempre opinioni diverse.

Ulrike (Germania): Ma se non si agisce, si rischia di passare il segno. Anzi, secondo me l’abbiamo già passato da un pezzo.

Anthony (USA): oltretutto bisogna pure darsi una mossa, perché il minimo sindacale non può basta’ (versione romanesca di “bastare”).

Julien (Francia): Il fatto è che le ricadute delle attività umane sono tantissime ed è palese che siamo ancora in alto mare riguardo ai giusti provvedimenti da adottare.

Christophe (Francia): Va bene ma non fasciamoci la testa, possiamo ancora uscirne. Non vorrei passasse il messaggio che qualunque tentativo sarà velleitario. Non siamo ancora al punto di non ritorno.

Anne Marie (Francia): Sarà, ma la sequela di errori che commettiamo deliberatamente giorno dopo giorno è emblematica.

– – –

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

crogiolarsi

892 La nota dolente, un nervo scoperto, toccare un argomento

La nota dolente, toccare un argomento (scarica audio)

Trascrizione

Quando c’è un argomento che una persona ha paura di affrontare, quando cioè non ne vuole parlare, non vuole affrontare quel discorso perché ha paura di qualcosa o perché gli provoca una qualche forma di sofferenza o sentimento negativo, possiamo parlare di nota dolente.

Abbiamo già parlato della “nota” nell’episodio dedicato all’espressione “degno di nota” ma in quel caso si parlava del verbo notare e dell’importanza di qualcosa o qualcuno.

Stavolta invece per capire il termine “nota” della nota dolente, dovete pensare alle note musicali: do, re, mi, fa, sol, la, si. Queste sono le sette note musicali.

Le note si ascoltano, giusto?

Allora le note dolenti sono, in senso figurato, le cose spiacevoli a udirsi, ad ascoltarsi, insomma le cose che non si vorrebbero udire o di cui non si vorrebbe parlare. Sono dolenti, cioè fanno male, provocano dolore ascoltandole.

Proprio come la frase “degno di nota“, anche le “note dolenti” derivano da Dante Alighieri che ha usato per primo questa espressione.

Dante si riferiva alle voci di dolore, le voci di persone che si lamentano per il dolore. Ci troviamo nell’inferno quindi parliamo della Divina Commedia.

Ora incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or sono venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Nel linguaggio quotidiano, le note dolenti (o dolenti note, se volete essere più poetici) sono, come vi dicevo all’inizio, le questioni che non si vogliono affrontare perché provocano una qualche forma di sofferenza.

Sempre pensando alle note musicali, allo stesso modo si può parlare di “tasto dolente” .

Infatti ogni nota, quando si suona uno strumento, corrisponde ad un tasto. Allora un “tasto dolente” è proprio come una “nota dolente”.

Vediamo qualche esempio:

Se siamo in famiglia e stiamo parlando tutti insieme, io ad un certo punto potrei chiedere ai miei figli:

Avete fatto i compiti per domani?

Se nessuno risponde, posso aggiungere:

Ah, ho forse toccato una nota dolente?

È un tasto dolente?

Ho premuto un tasto dolente?

Toccare una nota dolente” o “premere un tasto dolente” è esattamente come “toccare un argomento delicato”, che si vorrebbe evitare.

Si usa il verbo “toccare” con le note, perché è come se si toccasse una parte del corpo che fa male, perché ferita ad esempio.

Ogni volta che si affronta un argomento delicato si può usare il verbo toccare.

Ragazzi, ormai avete 30 anni, e siete fidanzati da 10 anni. Posso toccare l’argomento matrimonio oppure è una nota dolente?

Una argomento può essere delicato per diversi motivi.

Se un mio caro amico è scomparso da poco tempo, parlarne è sicuramente una nota dolente per me.

Apriamo una breve parentesi sull’aggettivo dolente.

Dolente, significa, come ho detto, “che fa male”, “che provoca dolore”.

Ad esempio, se ho una gamba che mi fa male, posso mettere una crema sulla parte dolente.

Se invece andate dal dentista per un dolore che avvertite, potrebbe chiedervi:

Qual è il dente dolente?

Cioè: quale dente ti fa male?

Si tratta di un aggettivo particolare, perché si usa spesso anche nel linguaggio di cortesia per indicare dispiacere per un fatto accaduto.

Es.

Sono veramente dolente per quanto è accaduto a sua moglie.

Quindi questo significa che sono dispiaciuto, addolorato, spiacente.

È però un’espressione di maggiore cortesia dire “sono dolente”.

A volte si può anche evitare il verbo essere in espressioni come queste:

Dolente, ma non posso aiutarla

Sono dolente per quanto è successo

sono dolente dell’accaduto

sono veramente dolente di non poter accettare il vostro invito.

Abbiamo già visto un’espressione del tutto simile: “cogliere sul vivo“, che si usa più spesso quando volontariamente si tocca un tasto dolente.

Inoltre esiste anche l’espressione “toccare un nervo scoperto” che ha lo stesso utilizzo. A voi la scelta di quale usare a seconda dell’occasione.

Adesso ripassiamo. Spero non si tratti di una nota dolente…

Anne Marie: da oggi abbiamo un nuovo membro. Benvenuto a Paulo dal Brasile, che con ogni probabilità si è iscritto perché innamorato della lingua italiana; come tutti noi, del resto.

Edita: Ciao Paulo, si dà il caso che tu sia adesso membro del miglior corso d’italiano online mai creato!

Marcelo: benvenuto Paulo. Sono Marcelo, argentino però abito in Uruguay, a Maldonado. La prima cosa che dovrà fare il tuo tutore brasiliano Andrè sarà insegnarti a sapertela giostrare con tutto il materiale a nostra disposizione nel sito e su google Drive! Come la vedi André?

Andrè: volentieri, caro Marcelo! Sono sicuro che Paulo si cimenterà nell’italiano, e prima o poi potremmo unire l’utile al dilettevole , ossia verremo a casa tua per una bella chiacchierata e per assaggiare un vino uruguaiano.

Albéric: ciao Paulo, che tu sia a carissimo amico oppure di un livello più elevato, è sicuro che se non ti risparmierai potrai migliorare il tuo italiano!

_ _ _ _ _ _

nota dolente domande

Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

ISCRIVITIENTRA

richiesta adesione iscrizione associazione