Esprimere le proprie competenze – terza lezione

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Leggi la prima lezione dedicata alle competenze e professionalità

programma del corso di Italiano professionale

Trascrizione

Benvenuti alla seconda lezione del Corso di italiano professionale dedicata alle competenze e come esprimerle.

Nella prima lezione del corso ci siamo concentrati sul modo migliore per presentare noi stessi e la nostra esperienza, imparando a esprimere sia la nostra competenza sia, quando necessario, la nostra mancanza di esperienza senza cadere nella trappola della “sufficienza” e del “minimalismo”. Il focus in quel caso erano le espressioni idiomatiche.

Abbiamo visto che un professionista non deve limitarsi a dire cosa sa fare: deve anche saper comunicare come lo sa fare e con quale livello di padronanza.

Vale la pena ricordare che questi due non sono gli unici episodi del corso dedicato al tema delle competenze. Nella quarta sezione del corso, nell’episodio n. 38 lo stesso argomento è stato affrontato dal punto di vista della comunicazione scritta, in particolare nella compilazione del curriculum e nella descrizione del profilo professionale. Lì abbiamo visto formule più adatte alla redazione di un documento formale, mentre nella lezione di oggi restiamo sul piano della comunicazione orale, con espressioni tipiche della presentazione e dell’interazione diretta con colleghi e interlocutori italiani. Questa distinzione tra forma orale e forma scritta è fondamentale per usare sempre la formula più appropriata al contesto.

Questa lezione affronta infatti un altro aspetto fondamentale: la capacità di descrivere il proprio grado di competenza in modo chiaro, calibrato e credibile. In questa fase non basta affermare di essere preparati; è necessario utilizzare le espressioni giuste per trasmettere una valutazione precisa del proprio livello, senza risultare né presuntuosi né insicuri.

Nel mondo del lavoro, infatti, gli interlocutori italiani prestano particolare attenzione a come un professionista definisce le proprie competenze.

Saper dire,ad esempio , di essere “ferrati” in un ambito, ammettere di “avere qualche lacuna”, riconoscere di non essere o stare “sul pezzo” o dichiarare di avere “dimestichezza” con un processo: tutte queste espressioni, che vedremo tra poco, svolgono un ruolo cruciale nella costruzione della fiducia e della credibilità.

C’è anche qualche singola lezione sul sito, fuori dal corso di Italiano professionale, in cui vi ho parlato di qualcuna di queste espressione (vi inserisco anche il collegamento, per comodità) ma oggi voglio inserirle tutte nel contesto professionale.

Iniziamo da un dialogo, in cui alcuni membri dell’associazione parlano dalle proprie competenze. Poi vediamo più da vicino le singole espressioni usate.

Hartmut: Sul nuovo programma io direi di essere abbastanza ferrato, ma ho ancora qualche lacuna sui moduli avanzati.

Albèric: Io, invece, su quella parte non sono proprio sul pezzo: mi arrangio, ma non posso certo dire di dominarla.

Estelle: Per quanto mi riguarda, sulle integrazioni fatte recentemente me la cavo egregiamente; anzi, oserei dire che lì sono piuttosto competente.

Marcelo: In compenso io sono un po’ arrugginito sulla contabilità analitica, dovrei rimettermi in pari e colmare qualche buco.

Julien: Se parliamo di software in generale, invece, lì vado a occhi chiusi: è il settore in cui ho più padronanza.

Karin: personalmente sto facendo progressi, ma al momento posso solo affermare di essere a un livello di base: seguo, capisco, ma non sono ancora esperta.

Carmen: L’importante è capire in quali ambiti si ha davvero dimestichezza e in quali, invece, si è ancora un po’ acerbi: solo così riusciamo a distribuire le attività con criterio.

Bene, adesso che avete ascoltato il dialogo, iniziamo col dire che quando Hartmut , il primo a parlare, dice di essere abbastanza ferrato sul nuovo programma, sta utilizzando un’espressione molto diffusa nel linguaggio lavorativo informale ma ormai accettata anche in contesti più formali. Essere ferrati significa avere una buona preparazione su un argomento, una padronanza acquisita attraverso studio o esperienza. Non indica una competenza massima, ma comunque solida, come se si fosse “armati” di conoscenza. Il termine deriva da “ferrare” (munire di ferro) ma viene usato in senso figurato, contrapponendosi a “profano” o “ignorante“.

Subito dopo, Hartmut parla di qualche lacuna: una lacuna è un vuoto nella conoscenza, qualcosa che ancora manca. È un termine tipico della comunicazione professionale, usato spesso nelle valutazioni delle competenze.

Albèric, al contrario, dichiara di non essere proprio sul pezzo. Questa locuzione è informale e indica una scarsa prontezza o un aggiornamento insufficiente su un tema. Significa, in pratica, non essere preparati come si dovrebbe. Per compensare, Albèric aggiunge che si arrangia: un’altra espressione colloquiale utilissima per descrivere una capacità di cavarsela in modo minimo, senza però dominio vero e proprio della materia. Non a caso Albèric specifica che non può dire di dominarla: dominare un argomento significa conoscerlo a fondo, padroneggiarlo in tutti i suoi aspetti.

Quando interviene Estelle, il registro torna più sicuro: me la cavo egregiamente (cioè in modo egregio) significa che la persona è in grado di svolgere un compito con ottimi risultati. Egregiamente aggiunge un livello di qualità superiore alla media, pur mantenendo un tono abbastanza neutro. Estelle spinge il concetto oltre dicendo che è piuttosto competente: qui il linguaggio diventa pienamente professionale, perché la competenza è un parametro oggettivo nelle valutazioni lavorative.

Marcelo, invece, ammette di essere un po’ arrugginito sulla contabilità analitica.

L’immagine è chiara: come un oggetto che non si usa da tempo e inizia a perdere funzionalità, anche una competenza non esercitata tende a “ossidarsi”. L’espressione è informale, ma molto usata anche tra colleghi. L’obiettivo, dice Marcelo, è rimettersi in pari, cioè tornare al livello di preparazione precedente, aggiornandosi e studiando. Anche luì in fondo, come Albèric, non sta sul pezzo.

L’espressione colmare qualche buco mantiene la metafora delle lacune: si parla di riempire i vuoti nella propria preparazione.

Julien porta un registro diverso, più sicuro. Anche il piglio che dimostra il suo tono squillante lo dimostra: “vado a occhi chiusi”, molto simile a “vado a nozze” (che abbiamo gia visto) significa che svolge certe attività con estrema facilità, senza bisogno di pensarci troppo.

È un’espressione informale, ma molto efficace, spesso usata per comunicare una padronanza naturale o maturata nel tempo. Non a caso Julien parla proprio di padronanza, che è un termine pienamente professionale e rimanda alla capacità di gestire un compito in autonomia e con sicurezza.

Karin offre un punto di vista più prudente: dice di trovarsi a un livello di base. L’espressione è usata spesso nei contesti formativi e indica una conoscenza elementare, sufficiente per orientarsi ma non per operare in modo esperto. “”Sto facendo progressi” dice Karin, il che suggerisce un percorso di crescita, mentre “seguo, capisco, ma non sono ancora esperta” descrive bene la fase intermedia che molti professionisti attraversano quando affrontano nuove mansioni.

Infine, Carmen introduce due concetti chiave: dimestichezza (concetto già esplorato) e essere acerbi. Avere dimestichezza significa come visto muoversi con sicurezza in un’attività, grazie all’abitudine e all’esperienza. È una competenza pratica, non necessariamente teorica. Essere acerbi, invece, richiama l’idea del frutto non ancora maturo: una competenza non ancora sviluppata a dovere.

Carmen conclude sottolineando l’importanza di distribuire le attività con criterio: espressione formale che indica l’uso della razionalità, della pianificazione e della coerenza nella gestione delle risorse umane. Similmente si potrebbe dire di usare la testa, più informale indubbiamente, o il più neutro “usare la logica” o “con raziocinio” o “con razionalità”.

Anche se ho un po’ divagato nel finale, spero che questo approfondimento vi sia piaciuto. Grazie mille ai membri che hanno partecipato.

L’episodio finisce qui e ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi del corso di Italiano nn professionale occorre chiedere l’adesione all’associazione Italiano Semplicemente.

Esprimere le proprie competenze – ITALIANO PROFESSIONALE (n. 38)

Italiano Professionale

Sezione n. 4: lavorare in Italia

Esprimere le proprie competenze (episodio n. 38)

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Trascrizione

Bentornati alla quarta sezione del corso di Italiano Professionale.

Per la sezione “lavorare in Italia”, vediamo come esprimere le proprie competenze, in particolare in forma scritta.

Nella prima sezione del corso abbiamo infatti affrontato lo stesso argomento dal punto di vista delle espressioni idiomatiche. In quell’occasione abbiamo visto espressioni come “essere alle prime armi”, “andare a nozze”, “cavarsela”, “fare del proprio meglio”, “prendere la mano“, e altre espressioni comunemente usate nella forma orale, quindi a voce.

Quando scriviamo un curriculum però, cioè quando dobbiamo tracciare il nostro profilo per iscritto, le cose sono diverse. Ci sono infatti delle formule più o meno standard per scrivere le proprie professionalità e descrivere le proprie competenze nei vari ambiti professionali.

Cominciamo nel dire che la parte del curriculum europeo che ci interessa maggiormente oggi è quella denominata “profilo professionale” e “esperienze lavorative

Nell’ultimo episodio vi ho parlato proprio del profilo e di cosa si intende esattamente per profilo professionale.

Oggi vediamo alcuni esempi di come compilare queste due parti.

Si tratta, nel caso del profilo professionale, di descrivere in massimo due o tre righe la propria professionalità, le competenze organizzative e gestionali, personali e anche tecniche.

Ovviamente questo mix varia a seconda del settore e della posizione in cui ci si candida. Ci sono alcuni segreti per decidere cosa inserire nel tuo curriculum e cosa, invece, è meglio omettere. Mi raccomando di non scrivere in prima persona, tipo “sono abile a fare questo, riesco a fare quest’altro”, “Sono un organizzatore…”, ma semplicemente “abile nel…”, “Particolarmente capace in…”, “Organizzatore…”

Esperto in bilancio, coordinatore nella redazione di documenti aziendali, orientato all’obiettivo, desideroso di migliorare la produttività del team e massimizzare la soddisfazione della clientela. Abile nello svolgere funzioni amministrative e finanziarie di back-office. Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.

Il verbo massimizzare è interessante perché generalmente significa “portare qualcosa al limite massimo”. In questo caso si parla della massimizzazione della soddisfazione della clientela. Se ci tratto io quindi, i clienti quindi non potrebbero essere più soddisfatti di così. 🙂

Ma questa non è l’unica cosa che si può massimizzare. La maggior parte delle volte si parla in realtà di massimizzare i profitti di una azienda, che è forse l’unica cosa che interessa veramente l’azienda. Si può massimizzare il rendimento di un gruppo di lavoro, o il suo benessere, ma probabilmente la massimizzazione della soddisfazione della clientela è quella più utilizzata nei curricula.

Si possono anche però “massimizzare i tempi“. Interessante il senso di questo verbo in questo caso specifico. Si potrebbe pensare che sia lo stesso che ottimizzare i tempi. Facile confondere questi due verbi: ottimizzare e massimizzare. In realtà mentre l’ottimizzazione dei tempi è fare qualcosa nel minor tempo possibile, la massimizzazione dei tempi consiste nel metterci il tempo giusto, quello che ci vuole, quello necessario per fare bene un lavoro, che quindi potrebbe anche essere maggiore rispetto all’ottimizzazione, così il lavoro è di migliore qualità.

Questo per dirvi che è certamente meglio usare il verbo massimizzare, piuttosto che ottimizzare se parliamo di “tempi” da impiegare nel fare qualche attività. La differenza è comunque molto sottile e non si fa un grosso errore in questo caso.

es:

  • Ottimizzazione delle spese e massimizzazione dei tempi di attività

Nell’esempio sopra si legge poi “orientato all’obiettivo“. Questa è una formula che sottolinea la cosa su cui siete maggiormente concentrati quando lavorate. Ciò che conta è l’obiettivo, cioè il risultato finale.

Nel corso della seconda lezione del corso abbiamo visto espressioni come “badare al sodo”, badare alla sostanza” “quagliare”, bando alle ciance” ed altre ancora, con cui informalmente si esprime il senso opposto rispetto a “orientato all’obiettivo”. Chi è orientato all’obiettivo è come se avesse una bussola con l’indicazione dell’obiettivo e seguisse sempre quella direzione.

L’orientamento all’obiettivo o al risultato. Si possono usare entrambe le formule. Si tratta quindi di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi.

Anche il termine “disposizione” si adatta benissimo a descrivere le proprie competenze professionali. Quando dico che ho una disposizione, in ambito professionale significa avere una Inclinazione, attitudine evidente su un piano professionale, ma si potrebbe parlare anche di piano affettivo, morale, intellettuale.

Un insegnante potrebbe scrivere che ha una naturale/innata disposizione a prendersi cura di giovani studenti.

Più in generale, competenze come: capacità di lavorare sotto stress, l’orientamento al lavoro di squadra, problem solving, flessibilità, disposizione alla leadership, orientamento all’obiettivo etc. sono le cosiddette “soft skills”, ovvero le competenze trasversali favorevolmente spendibili in qualsiasi ambito di lavoro.

Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, le competenze trasversali sono invece competenze che riguardano la modalità con cui si lavora.

Si chiamano “trasversali” perché riguardano più aspetti e più attività lavorative, quindi servono sempre, qualunque sia il lavoro di cui parliamo.

Ecco dunque altre modalità adatte alla forma scritta, oltre a quella che abbiamo visto sull’orientamento al risultato.

Si potrebbe scrivere ad esempio la “Capacità di analisi e di attenzione al dettaglio”, evidenziando in questo modo che non siamo dei superficiali e che invece sappiamo porre attenzione al dettaglio se vogliamo.

Potremo evidenziare la nostra “Capacità organizzativa”: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione ai fini del raggiungimento dell’obiettivo. Quindi parliamo della strategia da elaborare.

Va molto di moda anche la “Capacità di problem solving”, formula inglese che significa capacità di trovare la soluzione dei problemi, soprattutto inaspettati che possono sorgere; la capacità di far fronte ad una emergenza con delle strategie ogni volta diverse e adattate al momento. Questo è il problem solving.

Nel profilo può essere richiesta anche la creatività. Anche questa è una disposizione, è la disposizione all’innovazione, quindi sottolinea la capacità di vedere il mondo da diverse prospettive. Questa competenza serve per migliorare costantemente il proprio lavoro, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.

Per ruoli importanti come il manager, quindi per chi deve dirigere uffici o coordinare personale, è importante sottolineare la propria “Capacità di leadership”. Ancora una formula inglese molto gettonata per sottolineare la capacità di porsi come leader, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri a raggiungere gli obiettivi in un clima di fiducia, collaborazione e di comunione di intenti. Un’espressione questa che abbiamo visto parlando di unione e condivisione, nella lezione n. 12.

Per alcuni profili può essere importante evidenziare la propria “Capacità di negoziazione”.

Negoziare significa trattare, contrattare, condurre una trattativa. Quindi saper negoziare vuol dire tenere in considerazione le nostre volontà, i propri obiettivi, le proprie aspirazioni, le proprie istanze (termine più formale) e quelle delle controparti. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri del proprio gruppo.

Le “Capacità relazionali e comunicative” sono poi importantissime perché significa saper controllare i propri sentimenti e di volta in volta sapersi adeguare alla situazione specifica. Saper curare le relazioni umane e professionali, sapersi esprimere nel modo giusto, con la giusta sensibilità e efficacia.

Una domanda che spesso fanno durante un colloquio è poi relativa alla “Predisposizione al lavoro di squadra”.

Conviene sempre scrivere questa qualità, se posseduta e se è capitato di lavorare in una squadra nelle passate esperienze lavorative.

La “predisposizione” è in pratica come la “disposizione” per come l’abbiamo spiegata poco sopra.

Difficile infatti che gli obiettivi da raggiungere siano del singolo lavoratore. In genere gli obiettivi sono comuni e quindi della squadra, dello staff.

Saper rispettare il proprio ruolo, saper chiedere aiuto quando serve, saper dare aiuto agli altri al bisogno. Si parla di questo.

Di contro, per altri lavori potrebbe essere più richiesta la “Capacità di lavorare in autonomia”, cioè lavorare autonomamente quando necessario, senza cioè dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata in molti casi.

Se poi si ha a che fare con i clienti, “l’Orientamento al cliente” è un secondo tipo di orientamento dopo quello al risultato. Essere orientati al cliente significa concentrarsi al fine di soddisfarlo.

Parliamo quindi della capacità di soddisfare le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre, perché, come si sa, il cliente ha sempre ragione. Così si dice, anche se non sempre è vero.

Flessibilità e adattabilità sono altre due caratteristiche importanti.

Se ho una personalità flessibile e adattabile, non sono rigido e dunque sono disposto a cambiare approccio e modalità lavorative se necessario. senza troppi problemi.

Nell’esempio che vi ho fatto all’inizio, c’è la frase: “Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.”

Parliamo della “Capacità di lavorare sotto pressione“, o, detta in altro modo, la “Tolleranza allo stress”:.

Soprattutto nei lavori in cui si devono rispettare categoricamente delle scadenze, o quando ci sono periodi particolarmente intensi di lavoro, dal lavoro al ristorante fino ad arrivare al funzionario della comunità europea, saper sopportare la fatica, lo stress rispettando i tempi senza perdere il controllo è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate.

Ci siamo occupati del “controllo” già in due episodi del corso. La lezione n. 7, proprio al controllo (abbiamo visto diverse espressioni da usare) e poi in un episodio chiamato il controllo e la programmazione del lavoro in cui abbiamo usato queste espressioni con l’aiuto di Daria, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ importante, quando si mette per iscritto il proprio profilo professionale, usare i termini giusti che sono quelli brevemente sintetizzati sopra.

Le espressioni che abbiamo visto nella prima parte del corso, ripeto, sono adatte maggiormente ad una presentazione orale, anche se spesso vi ho anche presentato delle modalità più formali.

I “ritmi serrati” – sicuramente vi aspettate che spenda due parole su questo – sono i ritmi di lavoro, che possono avere un andamento rapido, incalzante, Spesso non si ha molto tempo per pensare e occorre prendere decisioni velocemente. Per questo sono detti serrati.

Riguardo alle capacità tecniche, parliamo delle cosiddette hard skills, che dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze lavorative pregresse. Queste sono più specifiche al lavoro che state cercando – diversamente dalle capacità trasversali che sono richieste per tutte le attività.

In questi casi le formule sono più variabili, ma posso consigliarvi di usare alcuni termini e alcune formule tra le più generiche:

  • Dimestichezza con il pacchetto Office (della dimestichezza abbiamo parlato in un episodio dedicato alla gestione dei rischi aziendali)
  • Solide competenze nell’utilizzo di un software specifico
  • Elevate competenze tecniche inerenti al settore informatico (è importante usare sempre la preposizione “a”)
“Inerenti al settore informatico” – ad esempio – significa relative, attinenti, o “che riguardano” il settore informatico.

  • Alta professionalità nel settore dei servizi sportivi
  • Profonda conoscenza delle procedure necessarie per ottenere le migliori performance di analisi ambientali.
  • Maturata esperienza nel settore immobiliare
  • Attività pluriennale nella redazione di documenti scientifici

In settori specifici è particolarmente importante usare i termini settoriali. Se ad esempio siete un ingegnere:

  • trasformazione
  • gestione
  • pianificazione
  • elaborazione
  • progettazione

In alcuni mestieri poi è molto importante un “dettaglio” finale: “automunito/a“. In pratica siete muniti di automobile. Questo è il senso. Il che significa che avete una automobile e potete utilizzarla nel vostro lavoro. pensate alla babysitter, alla badante, all’adetto alle consegne eccetera.

Ci vediamo alla prossima lezione di Italiano Professionale e ricordo a tutti che per accedere all’intero corso occorre diventare membri dell’associazione Italiano Semplicemente. In alternativa, se siete interessati solamente alle lezioni di Italiano Professionale, si possono anche acquistare i libri su Amazon o sul sito di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti.