Vediamo la differenza che esiste tra avrebbe potuto essere e potrebbe essere stato.
Questo episodio è la conseguenza di una domanda che mi ha fatto André dal Brasile, un membro dall’associazione italiano semplicemente.
André: Ciao caro Gianni potremmo aprire una parentesi e parlare un po’ di grammatica? Ci sono due tempi verbali che ogni due per tre li uso in modo sbagliato! potresti spiegarmi la differenza tra avrebbe potuto essere e potrebbe essere stato?
Giovanni: Grazie per la domanda André.
Partiamo dagli esempi:
Tra noi avrebbe potuto essere diverso se tu non avessi avuto tanti dubbi.
Cosa potrebbe essere stato a causare in te tanti dubbi?
Brevemente spiego la differenza e poi facciamo un esercizio di ripetizione.
Avrebbe potuto essere indica qualcosa che non è accaduto. Però era una possibilità.
Potrebbe essere stato significa che c’è un dubbio: non si sa se questa cosa è accaduto. Può darsi. È una possibilità, un’ipotesi.
Allora ripeti dopo di me:
Avrebbe potuto essere una grande partita se l’arbitro non l’avesse condizionata
Chi ha rubato il pesce? Potrebbe essere stato il gatto!
Abbiamo perso ma il risultato avrebbe potuto essere peggiore
Potrebbe essere stato lui l’autore di quel messaggio misterioso.
Avrebbe potuto essere un grande attore se avesse seguito quella carriera.
Potrebbe essere stato il vento a far cadere quell’albero.
Avrebbe potuto essere un campione olimpico se non si fosse infortunato.
Potrebbe essere stato un malinteso che ha causato la confusione.
Avrebbe potuto essere un leader eccezionale, ma ha scelto un’altra strada.
Potrebbe essere stato un errore di comunicazione che ha portato al disaccordo.
Avrebbe potuto essere un ottimo cuoco, ma ha scelto la finanza.
Potrebbe essere stato il risultato di una scelta impulsiva.
Avrebbe potuto essere un artista famoso se avesse continuato a dipingere.
Potrebbe essere stato un incidente, non credo fosse intenzionale.
Avrebbe potuto essere il vincitore della gara, ma ha perso l’ultimo sprint.
Potrebbe essere stato il destino a unire quelle due persone.
Avrebbe potuto essere un grande successo nel mondo degli affari.
Potrebbe essere stato un incidente d’auto che ha causato il ritardo.
Avrebbe potuto essere il miglior pianista del suo tempo se avesse continuato a suonare.
Potrebbe essere stata un’incomprensione che ha portato alla litigata.
Avrebbe potuto essere il capitano della squadra se non fosse stato per l’infortunio.
Potrebbe essere stato il cambiamento delle condizioni meteo a influire sull’evento.
Avrebbe potuto essere il miglior amico che avessi mai avuto se non si fosse trasferito.
È tutto per oggi.
Lo so, avrebbe potuto essere un episodio più breve se avessi fatto meno esempi. Ma che volete…
Giovanni: Oggi pubblico volentieri la risposta a una domanda che mi ha fatto un membro dell’associazione Italiano semplicemente (ciao Willemijn!).
Willemijn mi chiede la differenza tra l’uso di “se” e “quando” perché in alcuni casi ha dubbi se usare l’uno o l’altro termine.
Willemijn nella sua domanda mi fa anche alcuni esempi, e vorrebbe sapere se in questi casi sia preferibile usare se o quando e soprattutto perché!
Non voglio esaurire l’argomento di tutti gli utilizzi di se e quando in un solo episodio perché sarebbe un episodio lunghissimo. Non parliamo neanche del “se” pronome in questo episodio (es: non se ne parla).
Voglio limitarmi a chiarire i dubbi di Willemijn e fare qualche citazione a qualche episodio passato che magari potrà essere d’aiuto.
Iniziamo dal suo primo esempio:
Se fa freddo mi copro.
Quando fa freddo mi copro.
Quale scegliere? Sono equivalenti?
Iniziamo col dire che il se, scritto senza accento, è una congiunzione condizionale e di conseguenza prevede una condizione. Equivale a “ammesso che”, “posto che”, “qualora”, nel caso in cui”, “se mai”, “se per caso”, “putacaso”.
“Se fa freddo mi copro” è una frase che dal punto di vista grammaticale è scorretta perché va usato il congiuntivo:
Se dovesse far freddo mi coprirò.
Nel linguaggio colloquiale e orale si usa spesso la forma “se fa freddo mi copro”, parlando delle abitudini, ma un insegnante di italiano non può non correggere se uno studente dovesse scrivere (ho detto “dovesse scrivere” e non” scrive”) una frase di quel tipo.
Se uso “se” sto prospettando un’ipotesi: nell’eventualità che facesse freddo, qualora facesse freddo, nel caso in cui facesse freddo, allora mi coprirò.
Se invece dico:
quando fa freddo mi copro
Non sto parlando di un’ipotesi futura (come nel caso precedente), ma di una abitudine o di un modo usuale di comportarsi, basato su un ragionamento logico.
Certo, spesso si può creare il dubbio se mi trovo nel primo o nel secondo caso:
Quando mi sento in forma vado a correre mentre quando non sono al massimo mi faccio una passeggiata.
Se sto parlando delle mie abitudini, meglio usare “quando”. Se invece sto parlando dell’attività che farò in giornata, meglio usare “se”:
Se sarò (se dovessi sentirmi/essere) in forma andrò a correre mentre se non sarò (se non dovessi essere) al massimo mi farò una passeggiata.
La stessa logica vale anche per gli altri casi in cui se e quando potrebbero sembrare intercambiabili:
Vorrei sapere se oggi andrai al lavoro
Vorrei sapere quando oggi andrai al lavoro
Nel primo caso non interessa l’ora in cui la persona andrà al lavoro ma solamente se ci andrà o meno.
Non so se Giovanni viene stasera
Il dubbio è se viene oppure no, non quando viene, cioè oggi, domani, oppure a che ora viene Giovanni.
Allo stesso modo, se dico:
Vedi se mi puoi aiutare
Non è lo stesso che:
Vedi quando mi puoi aiutare
Mi puoi aiutare domani mattina o pomeriggio? Non è in discussione l’aiuto, che ci sarà sicuramente.
Chiedigli se è a casa
Chiedigli quando è a casa
Il problema è sempre lo stesso: interessa se qualcosa accadrà oppure quando accadrà?
Se vai in ufficio mi porti il libro?
Non so se tu andrai in ufficio, dunque ti sto chiedendo: andrai in ufficio oppure no?
Se ci andrai, potresti portarmi il libro?
Quando mi mandi una mail, ricordati di includere l’allegato, se presente
Dunque: nel momento in cui mi mandi una email (parlando in generale) non dimenticare di inserire l’eventuale file allegato.
Se mi mandi una mail, ricordati di includere l’eventuale l’allegato
Dunque in questo caso non è detto che tu mi manderai una email, ma se dovessi farlo, non dimenticare l’allegato.
Veniamo a:
Dimmi se vuoi guidare tu
Dimmi quando vuoi guidare tu
Nella prima frase (se), io non so se tu vorrai guidare oppure no. Nel caso in cui tu volessi guidare, dimmelo.
Nella seconda frase (quando), io già so che noi dovremmo alternarci al volante. Probabilmente ci siamo già accordati su questo. Io in questo caso sto chiedendo solo il momento in cui dobbiamo scambiarci il volante, quando vorrai darmi il cambio al volante.
Se vado in vacanza in agosto vuoi venire con me?
Non ho ancora deciso se andrò in vacanza ad agosto oppure in altri mesi.
Quando vado in vacanza in agosto è sempre molto caldo.
Allora in questo caso sto descrivendo le mie esperienze passate. Ogni volta che sono andato in vacanza ad agosto è sempre stato caldo.
Quando esco di casa mi porto sempre le chiavi.
Anche qui vale la stessa differenza tra se e quando, dunque si dovrebbe preferire “quando”. Può capitare però di usare “se” anche se sto parlando di una abitudine (infatti c’è “sempre”).
Se esco devo portare le chiavi?
Quando esco devo portare le chiavi?
In questo caso sono due domande diverse. Nel primo caso (se) non ho ancora deciso se uscirò. Nel secondo caso so che sicuramente uscirò, ma non è importante specificare l’ora perché mi interessa solamente domandare se devo portare le chiavi oppure no.
Quando fa freddo mi metto una giacca.
Va bene anche “se fa freddo mi metto una giacca”?
Anche in questo caso, se parlo delle mie abitudini devo usare “quando”, anche se può capitare nel linguaggio orale di usare “se”.
Se parlo di una specifica occasione futura dovrei dire:
Se dovesse far freddo mi metterò una giacca
Altro esempio:
Se fa freddo non vengo
Va bene anche “quando fa freddo non vengo?”
Dipende anche qui se sto parlando di ciò che faccio normalmente (quando) oppure di una intenzione futura (se) ma in tal caso dovrei dire:
Se dovesse far freddo non verrò.
Questi sono gli esempi sollevati da Willemijn in cui c’era il dubbio in questione.
Aggiungo che se e quando hanno anche utilizzi specifici in cui non si crea questo dubbio. Ci siamo già occupati di qualcuno di questi casi nei passati episodi. Su due piedi mi viene in mente l’espressione “da quando in qua”, e un uso particolare di “quando” che abbiamo trattato nell’episodio numero 202. Poi ci sono le locuzioni “quando mai” e “quando si dice“.
Giovanni: voglio parlarvi di un modo particolare per esprimere una possibilità.
Nella lingua italiana esistono molti modi per farlo. Sappiamo ad esempio che è previsto l’uso del congiuntivo quando si esprime una possibilità o un dubbio:
Credo si tratti di questo…
Immagino sia così..
Presumo possa essere accaduto questo…
Senza stare ad esplorare tutte le possibilità, oggi ne vediamo una in particolare: l’uso di “capace che”.
Es:
Oggi capace che nevichi!
Il significato più vicino a questa frase è:
Potrebbe accadere che oggi nevichi.
Oppure potremmo dire:
È possibile che oggi nevicherà
Può darsi che oggi nevicherà
È una modalità informale ma molto diffusa.
Quasi sempre c’è il verbo al congiuntivo, ma soprattutto all’orale non sempre si usa:
Perché Giovanni non risponde al telefono?
Risposta: capace che stia/sta facendo la doccia.
È abbastanza fréquente anche l’uso del verbo essere, ma non è obbligatorio:
È capace che Giovanni non ti sente/senta perché ha la suoneria spenta.
A volte è una risposta secca equivalente a “può darsi” , “èpossibile“:
Secondo me a casa non c’è nessuno, che ne dici?
Risposta: è capace!
Questo non è l’unico caso in cui manca la congiunzione che.
Infatti posso anche dire:
Oggi è capace a piovere
Questo possiamo farlo solo se non parliamo di persone, perché usare la congiunzione “a” fa pensare alla classica capacità, cioe l’abilità nel riuscire a fare qualcosa.
Notate infatti che non stiamo parlando della capacità di una persona. Non c’è nessuno in questi casi che è capace o incapace a fare qualcosa. Parliamo invece della semplice possibilità che qualcosa accada o che sia accaduto.
Si sta esprimendo un’opinione e si afferma che le cose potrebbero stare in un certo modo. Non si ha nessuna certezza, ma è solo una possibilità non troppo remota.
Somiglia anche a “forse“, “èprobabile“:
Dovete anche sapere che non esiste la forma negativa.
Non posso dire “non è capace che” oppure “incapace che” per dire che qualcosa è improbabile.
Vediamo altri esempi:
Guarda che facce quei due. Capace che stanotte non abbiano neanche dormito!
Dai sbrighiamoci, altrimenti nostro padre è capace che non ci faccia più uscire per una settimana!
Secondo me a quest’ora capaceche dorma e neanche se ne accorge che rientriamo tardi.
Capace che abbiamo già superato i due minuti? Altroché!
Allora ripassiamo:
Ulrike: Ah che bello, Marcelo ed Edgardo sono tornati alla carica per viziarci con le loro belle foto dell’Italia. Temevo che si fossero beccati anche loro il virus e Invece, vivaddio, qualcuno viene risparmiato. Oggi comunque sene sono usciticon nuove belle foto dal Sud-Italia.
Peggy: E fu così che dimenticarono l’Uruguay…
Marcelo: Sono stato chiamato in causa e allora eccomi qua: Marcelo in carne e ossa. Vi assicuro che sia io che Edgardo ce la siamo cavata senza avere nessuna corsia preferenziale. Direi che si è trattato di mera fortuna.
Giovanni: oggi ci occupiamo di allorché, una congiunzione particolare, non di immediata comprensione e in quanto tale poco usata, per non dire mai, dai non madrelingua.
Allorché si può usare fondamentalmente in due modi diversi. Poi vediamo perché ho detto “fondamentalmente”.
Il primo modo è come sinonimo di “quando“.
Ci siamo già occupati di “quando”, fortunatamente, infatti nell’episodio numero 202 ne abbiamo visto un uso particolare, raccontando qualcosa di accaduto nel passato, per introdurre qualcosa di inaspettato o improvviso.
Ebbene, in tali casi possiamo anche usare allorché, proprio col medesimo significato.
Es:
Era l’inizio del 2010, allorché, mentre mi trovano a casa a cucinare, ho sentito un forte rumore provenire dal sottosuolo. Era il terremoto!
In realtà “allorché” si può usare più in generale parlando semplicemete di qualcosa del passato.
La cosa importante è che “allorché” introduce una proposizione subordinata temporale. Vale a dire che c’è una frase aggiuntiva a quella principale.
Era notte. Suonò il citofono. Era mio fratello, ma io non avevo capito che fosse lui perché non avevo riconsciuto la sua voce. Allorché lo riconobbi, lo feci entrare.
In questo caso non c’è una sorpresa, ma vogliamo dire che ad un certo punto io ho riconosciuto la voce di mio fratello, ed allora l’ho fatto entrare. Questa è la seconda frase che ovviamente è subordinata alla prima.
Questo allora è il secondo modo di usare allorché, che potremmo tradurre come “nel momento in cui“.
Non avevo riconosciuto mio fratello, ma nel momento in cui lo riconobbi l’ho fatto entrare.
Però, quando uso allorché c’è più una conseguenza temporale di eventi.
Infatti la locuzione “nel momento in cui” è vero che si usa con valore temporale nel senso di “nell’attimo in cui”, non appena, quando, dacché.
Es:
Nel momento in cui si accorse di me subito mi salutò.
Però “nel momento in cui” ha un uso più ampio.
Prima di tutto si usa per descrivere un momento preciso, in cui due eventi accadono nello stesso momento, tipo:
Hai chiamato proprio nel momento in cui stavo uscendo
Si tratta di un momento preciso, e in queste occasioni potrei usare anche la locuzione “li liper” (stavo lì lì per uscire quando mi hai chiamato).
Oltre a questo però, “nel momento in cui” si utilizza spesso anche quando si fa una riflessione, una considerazione, nel tentativo di spiegare qualcosa che abbia un senso o una logica.
C’è dunque la volontà di voler esprimere una conseguenza logica (la frase subordinata). Si sta facendo questo tipo di considerazione.
Il termine “allorché” in questi casi si usa meno perché è più materiale, più adatto a descrivere fatti concreti, e poi non si tratta in genere di un preciso e ben identificato momento.
Es:
La crisi mondiale scoppiò allorché si cominciarono a concedere mutui per l’acquisto di case con troppa facilità.
Potrei usare tranquillamente “nel momento in cui” o “quando”. È un fatto, una conseguenza.
Quando faccio un ragionamento invece, come dicevo, meglio preferire “nel momento in cui” .
Nel momento in cui mi dici di amarmi, mi chiedo perché tu continui a tradirmi.
Non sto parlando necessariamente del passato. Sto invece cercando di dimostrare qualcosa o di trovare una spiegazione o trarre una conseguenza.
Nel momento in cui sei convinto delle tue potenzialità, hai molte probabilità di successo.
Allorché, come detto, si usa parlando del passato nei due modi che abbiamo descritto. Qualche volta però, sebbene i dizionari non ne parlino chiaramente, viene usato anche come sinonimo di “qualora” e “se“, “nell’ipotesiin cui“, similmente a “nel momento in cui“, ma stiamo parlando di una possibilità. Siamo nel campo delle ipotesi. Non parliamo necessariamente del passato.
Es:
Ti prego di informarmi se accade qualcosa di importante allorché tu ne venga a conoscenza
È esattamente come dire “qualora”, “nell’ipotesi che”, “nell’ipotesi in cui”, “se dovesse capitare”, “nell’eventualità che”.
Allorché si usa talvolta anche in questo modo ma non suona molto moderno come linguaggio. Comunque è sempre più moderno rispetto a “allorquando“, che è proprio come allorché, ma anche un pochino meno usato.
Potrei darti dei figli allorché tu ne volessi.
Se ci pensate, in fondo, anche “nel momento io cui” può essere usato nello stesso modo, ed in questo caso direi anzi che è molto meglio.
Nel momento in cui mi dovessi innamorare di Maria, non riuscirei a nasconderlo.
Riconoscete facilmente questo uso di “allorché” e “nel momento in cui” perché si usa generalmente il congiuntivo, proprio come si fa normalmente con “se”, e “qualora”, “nell’ipotesi in cui” e tutte le altre modalità che esistono per esprimere una possibilità.
Adesso facciamo un brevissimo ripasso di qualche episodio passato parlando però di futuro, perché solo nel momento in cui si rispolverano di tanto in tanto gli episodi passati (l’ho appena fatto) si riesce poi a usarli senza pensarci più di tanto, proprio come fa un italiano.
A parlare sono i membri dell’associazione Italiano Semplicemente, come sempre.
Mary: Ah, il futuro! Direi che è veramente imprevedibile! Chi avrebbe mai previsto una pandemia di questa portata ad esempio?
Mariana: in tempi non sospetti, a dire il vero, qualche esperto aveva paventato che si trattasse di una concreta possibilità.
Irina: certo, ma si sente tanta fuffa in giro, ed è nelle cose che certe previsioni non vengano prese seriamente e non abbiano molto risalto in tv.
Marcelo: infatti. Se vai su internet poi è un continuo di allarmismi di ogni tipo. Cosa non si fa per un click? Scusate per la domanda retorica!
Rauno: già, ma come fare dei seri distinguo senza il rischio di diffondere castronerie?
Hartmut: scusate, ma… non doveva essere un ripasso brevissimo? Poi dice perché la gente si lamenta! Benedetto Giovanni!
Anthony: Vabbè dai, in compenso abbiamo imparato qualcosa anche oggi.