667 È un continuo

È un continuo (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 667 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Parliamo ancora di lamentele e di lamenti. Sperando che non vi lamentiate per questo!

Vediamo un’espressione molto frequente nel linguaggio colloquiale, che si usa normalmente quando ci si lamenta di qualcosa che si ripete spesso, troppo spesso, o anche se non c’è una interruzione.

Un professore in classe potrebbe lamentarsi degli studenti che parlano durante la lezione e potrebbe dire:

Basta adesso. Mi sono stancato di questo continuo parlottare!

Basta, è un continuo parlare, adesso fate silenzio!

Sento un continuo bisbiglio, volete smetterla?

È un parlare continuo, dovete fare silenzio!

Spesso è sufficiente dire, col giusto tono:

È un continuo!

Non c’è bisogno di specificare di cosa si sta parlando, della cosa che continua e che ci dà fastidio. Poi lo abbiamo già detto probabilmente nella frase precedente.

Per usare espressioni che ho già spiegato potrei dire:

Non ne posso più, i miei vicini di casa fanno rumore giorno e notte, gente che va e che viene, è un continuo! Ne ho abbastanza!

Si esprime una lamentela ma anche una stanchezza, una sopportazione che sta per terminare o è già terminata.

Come si è visto, se decido di specificare, solitamente si usa mettere un verbo all’infinito, o un sostantivo:

È un continuo lamentarsi!

È una continua lamentela!

È un continuo bisbiglio!

È un continuo lamento!

Possiamo naturalmente anche invertire:

È un lamento continuo!

Oppure posso usare “continuazione“, sempre informale, ma è meno frequente:

Si lamenta in continuazione

Accade in continuazione

È una continuazione

In continuazione” significa proprio questo: senza interruzione.

Rompi le scatole in continuazione! È un continuo! Basta, io chiedo il divorzio!

Ci sono rumori in continuazione

È una continuazione con questi lavori!

È un continuo con questi rumori, non se ne può più!

A proposito del termine continuazione, “una continuazione“, come dicevo, si può usare anche in luogo di “un continuo“, nel caso di lamentele, ma a volte si sta parlando della continuazione di qualcosa, cioè del prosieguo di qualcosa.

Abbiamo già parlato del prosieguo se ricordate, e abbiamo visto come le lamentele non c’entrino nulla in quel caso.

Anche la continuazione (molto simile a prosieguo) soprattutto con l’articolo “la” davanti, si usa in genere in altri casi, non parlando di lamentele.

Vediamo qualche esempio:

Questo libro è la continuazione del precedente libro, uscito lo scorso anno.

Quando esce la continuazione del film che abbiamo visto?

In generale la continuazione è la prosecuzione nel tempo o anche nello spazio di qualcosa.

Nello spazio, si può parlare ad esempio di un muro che è la continuazione cioè il proseguimento di un altro muro.

Oppure:

La continuazione dell’opera di Dante Alighieri

La continuazione della guerra

La continuazione della malattia

La continuazione del reato

Qualunque cosa che prosegue, che quindi ha un prosieguo, ha una continuazione, che è un sinonimo, come anche “il continuare” , “il prolungamento” , “la prosecuzione” e “il proseguimento”.

A seconda delle varie circostanze possiamo usare l’uno o l’altro.

Se in particolare vi state lamentando, come si è detto, potete usare preferibilmente “un continuo“.

Si usa spesso anche “di continuo” per esprimere una lamentela, ma solo dopo un verbo:

Fai errori di continuo

Rompi le scatole di continuo

Basta adesso! Sbagli di continuo. È un continuo di errori!

E adesso, come d’abitudine, come naturale proseguimento dell’episodio, vi propongo un bel ripasso delle espressioni precedentemente spiegate. Si parla di donne e di classifiche.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina (California): pare che Beatrice, quella di Dante Alighieri, per intenderci, risultasse la nona donna più bella di firenze. Mi fa ancora più strano che Dante una volta si accontentò della numero trenta in un suo celebre sonetto.

Peggy (Taiwan): speriamo che La trentesima non abbia rosicato troppo. Scusate la finezza. Sempre poi che fosse a conoscenza di una tale classifica.

Ulrike (Germania): Vai a capire questo modo di annoverare le donne in una classifica di questo genere. È risaputo che la bellezza sta nell’occhio di chi guarda. Elencare le donne secondo la loro bellezza non ha alcun senso e non merita alcun plauso, benché qui si parli del sommo poeta.

Marcelo (Argentina): Lo scultore Phidias ha fatto di peggio però (si fa per dire ovviamente) Phidias ha voluto creare la bellezza ultima e non si è voluto curare del parere di chicchessia. Pare che ne abbia avuto ben donde, infatti per far sì che attraverso il suo progetto venisse a galla il suo genio, ha preso le parti più belle di diverse donne per raffigurarne una perfetta. Non ti curar di lor, ma guarda e passa… avrebbe potuto essere il suo motto!

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