Se o quando?

Se o quando? (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi pubblico volentieri la risposta a una domanda che mi ha fatto un membro dell’associazione Italiano semplicemente (ciao Willemijn!).

Willemijn mi chiede la differenza tra l’uso di “se” e “quando” perché in alcuni casi ha dubbi se usare l’uno o l’altro termine.

Willemijn nella sua domanda mi fa anche alcuni esempi, e vorrebbe sapere se in questi casi sia preferibile usare se o quando e soprattutto perché!

Non voglio esaurire l’argomento di tutti gli utilizzi di se e quando in un solo episodio perché sarebbe un episodio lunghissimo. Non parliamo neanche del “se” pronome in questo episodio (es: non se ne parla).

Voglio limitarmi a chiarire i dubbi di Willemijn e fare qualche citazione a qualche episodio passato che magari potrà essere d’aiuto.

Iniziamo dal suo primo esempio:

Se fa freddo mi copro.

Quando fa freddo mi copro.

Quale scegliere? Sono equivalenti?

Iniziamo col dire che il se, scritto senza accento, è una congiunzione condizionale e di conseguenza prevede una condizione. Equivale a “ammesso che”, “posto che”, “qualora”, nel caso in cui”, “se mai”, “se per caso”, “putacaso”.

Se fa freddo mi copro” è una frase che dal punto di vista grammaticale è scorretta perché va usato il congiuntivo:

Se dovesse far freddo mi coprirò.

Nel linguaggio colloquiale e orale si usa spesso la forma “se fa freddo mi copro”, parlando delle abitudini, ma un insegnante di italiano non può non correggere se uno studente dovesse scrivere (ho detto “dovesse scrivere” e non” scrive”) una frase di quel tipo.

Se uso “se” sto prospettando un’ipotesi: nell’eventualità che facesse freddo, qualora facesse freddo, nel caso in cui facesse freddo, allora mi coprirò.

Se invece dico:

quando fa freddo mi copro

Non sto parlando di un’ipotesi futura (come nel caso precedente), ma di una abitudine o di un modo usuale di comportarsi, basato su un ragionamento logico.

Certo, spesso si può creare il dubbio se mi trovo nel primo o nel secondo caso:

Quando mi sento in forma vado a correre mentre quando non sono al massimo mi faccio una passeggiata.

Se sto parlando delle mie abitudini, meglio usare “quando”. Se invece sto parlando dell’attività che farò in giornata, meglio usare “se”:

Se sarò (se dovessi sentirmi/essere) in forma andrò a correre mentre se non sarò (se non dovessi essere) al massimo mi farò una passeggiata.

La stessa logica vale anche per gli altri casi in cui se e quando potrebbero sembrare intercambiabili:

Vorrei sapere se oggi andrai al lavoro

Vorrei sapere quando oggi andrai al lavoro

Nel primo caso non interessa l’ora in cui la persona andrà al lavoro ma solamente se ci andrà o meno.

Non so se Giovanni viene stasera

Il dubbio è se viene oppure no, non quando viene, cioè oggi, domani, oppure a che ora viene Giovanni.

Allo stesso modo, se dico:

Vedi se mi puoi aiutare

Non è lo stesso che:

Vedi quando mi puoi aiutare

Mi puoi aiutare domani mattina o pomeriggio? Non è in discussione l’aiuto, che ci sarà sicuramente.

Chiedigli se è a casa

Chiedigli quando è a casa

Il problema è sempre lo stesso: interessa se qualcosa accadrà oppure quando accadrà?

Se vai in ufficio mi porti il libro?

Non so se tu andrai in ufficio, dunque ti sto chiedendo: andrai in ufficio oppure no?

Se ci andrai, potresti portarmi il libro?

Quando mi mandi una mail, ricordati di includere l’allegato, se presente

Dunque: nel momento in cui mi mandi una email (parlando in generale) non dimenticare di inserire l’eventuale file allegato.

Se mi mandi una mail, ricordati di includere l’eventuale l’allegato

Dunque in questo caso non è detto che tu mi manderai una email, ma se dovessi farlo, non dimenticare l’allegato.

Veniamo a:

Dimmi se vuoi guidare tu

Dimmi quando vuoi guidare tu

Nella prima frase (se), io non so se tu vorrai guidare oppure no. Nel caso in cui tu volessi guidare, dimmelo.

Nella seconda frase (quando), io già so che noi dovremmo alternarci al volante. Probabilmente ci siamo già accordati su questo. Io in questo caso sto chiedendo solo il momento in cui dobbiamo scambiarci il volante, quando vorrai darmi il cambio al volante.

Se vado in vacanza in agosto vuoi venire con me?

Non ho ancora deciso se andrò in vacanza ad agosto oppure in altri mesi.

Quando vado in vacanza in agosto è sempre molto caldo.

Allora in questo caso sto descrivendo le mie esperienze passate. Ogni volta che sono andato in vacanza ad agosto è sempre stato caldo.

Quando esco di casa mi porto sempre le chiavi.

Anche qui vale la stessa differenza tra se e quando, dunque si dovrebbe preferire “quando”. Può capitare però di usare “se” anche se sto parlando di una abitudine (infatti c’è “sempre”).

Se esco devo portare le chiavi?

Quando esco devo portare le chiavi?

In questo caso sono due domande diverse. Nel primo caso (se) non ho ancora deciso se uscirò. Nel secondo caso so che sicuramente uscirò, ma non è importante specificare l’ora perché mi interessa solamente domandare se devo portare le chiavi oppure no.

Quando fa freddo mi metto una giacca.

Va bene anche “se fa freddo mi metto una giacca”?

Anche in questo caso, se parlo delle mie abitudini devo usare “quando”, anche se può capitare nel linguaggio orale di usare “se”.

Se parlo di una specifica occasione futura dovrei dire:

Se dovesse far freddo mi metterò una giacca

Altro esempio:

Se fa freddo non vengo

Va bene anche “quando fa freddo non vengo?”

Dipende anche qui se sto parlando di ciò che faccio normalmente (quando) oppure di una intenzione futura (se) ma in tal caso dovrei dire:

Se dovesse far freddo non verrò.

Questi sono gli esempi sollevati da Willemijn in cui c’era il dubbio in questione.

Aggiungo che se e quando hanno anche utilizzi specifici in cui non si crea questo dubbio. Ci siamo già occupati di qualcuno di questi casi nei passati episodi. Su due piedi mi viene in mente l’espressione “da quando in qua”, e un uso particolare di “quando” che abbiamo trattato nell’episodio numero 202. Poi ci sono le locuzioni “quando mai” e “quando si dice“.

Dell’uso di “se” ci siamo anche occupati nell’episodio intitolato “putacaso ti tradissima anche in altre occasioni come nel corso di Italiano Professionale, nella lezione dedicata alle possibilità. Poi ci sono alcune espressioni e locuzioni come “se vogliamo“, “se non fosse che“, “se tanto mi dà tanto“, “se è vero come è vero“, “se sì“, e altri. meglio non fare un trattato oggi sull’uso di se e quando.

Spero di aver chiarito i tuoi dubbi Willemijn 🙂

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente.

_ _ _ _ _ _

Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

ISCRIVITIENTRA

richiesta adesione iscrizione associazione

769 Se non

Se non (scarica audio)

Trascrizione

Peggy: Gianni, ho trovato un’espressione che non so bene come usare.

Espressione è “se non per

Ad esempio, una volta dopo aver fatto una domanda, mi hai risposto:

Certo, a che servo se non per spiegartelo?

Giovanni: grazie della domanda Peggy.

Provo a dare una spiegazione. La congiunzione “se” si utilizza spesso in questo modo, seguita da “non”. Normalmente si tratta semplicemente di una condizione, tipo:

Se non mi credi, guarda tu stesso

Se non mi ami più, lasciamoci

Altre volte invece è più complicato.

Abbiamo già visto in un episodio “se non che“, sia staccato in tre parole che attaccato (sennonché).

Abbiamo anche visto se non fosse che, seguito da “che”, ha un uso particolare come abbiamo visto

Tu mi hai chiesto “se non per” ma partiamo da “se non“. Spesso abbiamo a che fare con le alterative.

Parto da un esempio:

È Pasqua e come tutti gli anni abbiamo acquistato un uovo di Pasqua. Mio figlio vorrebbe mangiarlo e io dico a mio figlio che non è il momento giusto per farlo.

Lui potrebbe rispondermi:

Ma papà, se non oggi, quando?

Vale a dire: quale altro giorno è il più adatto a mangiare l’uovo di Pasqua se non proprio a Pasqua?

Come a dire che oggi è esattamente il giorno in cui bisogna rompere e mangiare l’uovo di Pasqua. Se non oggi, quando? Ci sono alternative?

Se oggi non si può mangiare, quando si può mangiare?

Questo è un modo equivalente per dire che oggi è il giorno più adatto.

Se non ora, quando?

Si usa spessissimo questa breve frase per indicare l’urgenza si fare qualcosa subito, non in futuro (questa è l’alternativa).

Un altro esempio:

Perché viviamo, se non per essere felici?

Che è un modo originale per dire che il motivo per cui si vive è la felicità. Puoi trovare altre ragioni più valide per vivere? Ci sono alternative più valide?

Ciò che sto cercando di fare in pratica è dare importanza a ciò che sto dicendo:

Questo è il giorno più adatto per mangiare l’uovo di Pasqua.

Essere felici è il motivo più importante, l’unico che conta per dar senso alla vita.

Chi è stato a mangiare l’uovo di Pasqua?

Nessun’altro può essere stato se non Emanuele.

Cioè: solo Emanuele può essere stato. Non ci sono alternative.

Chi può essere stato se non lui?

Questa è una domanda in cui si cercano delle alternative, ma è quasi una domanda retorica, nel senso che sono sicuro sia stato lui e nessun altro.

Non può essere stato nessun altro che lui.

Non può essere stato nessun altro all’infuori di lui

Questi sono dei modi equivalenti. Non hanno però la forma di una domanda.

Molto spesso questa forma “se non” è quindi un modo per dire solamente, soltanto, escludendo tutte le alternative.

Anziché dire:

Ti dico ciò che penso solo per dimostrarti che sono tuo amico.

Posso dire:

Non ti mento se non per dimostrarti che sono tuo amico.

Si usa spesso la doppia negazione, specie nelle esclamazioni.

Perché non ti mento? Solo per dimostrarti che sei un amico. Vedi altre possibilità? Non ci sono altre ragioni.

Ciò che faccio è negare le alternative. Negando tutte le alternative sto rafforzando quella che è l’unica possibilità.

Come stanno le cose? Qual è la verità?

Risposta: Quale vuoi che sia se non quella che ho detto io?

La verità non è (nessun’altra) se non quella che ho detto io.

Equivalente a:

La verità non è che quella che ho detto io.

La verità non è altra che quella che ho detto io.

Un altro Es:

Le cose non stanno (in altro modo) se non come ho detto io

Le cose non stanno che come ho detto io

Le cose non stanno altro che come ho detto io.

Il senso è sempre quello: la verità è solamente quella che ho detto io. Escluso le altre possibilità, cioè le alternative.

A proposito di cosa aggiungere dopo “se non“, posso aggiungere, oltre a “che”, come già visto (se non che) anche, in particolare, “per“, oppure “altro“.

Se uso “per” (simile a perché) sto dando una motivazione, l’unica motivazione, quindi è ancora una volta simile a dire soltanto, solamente.

Se invece aggiungo “altro” non escludo il resto, ma comunque sto dicendo la cosa più importante, qualcosa di simile a “almeno“, nel senso di qualcosa che è sufficiente a uno scopo.

Devi laurearti, fallo se non altro per i tuoi genitori!

Come dire che se le altre ragioni non le ritieni valide, almeno questo è un motivo valido.

Poi è importante dire che “se non altro” non si usa mai per fare domande:

Dovete ascoltare attentamente, se non altro per capire la pronuncia, poi anche per capire come usare le varie espressioni.

Devi ascoltarmi, se non altro perché ho più esperienza di te.

Quindi il motivo per cui devi ascoltarmi è almeno questo. Anche solamente per questo motivo, senza aggiungerne altri. Questo è già un motivo sufficiente. Non c’è bisogno si avere altre ragioni.

Vado in Italia tutti gli anni, se non altro per rilassarmi, poi approfitto per vedere monumenti storici e incontrare alcuni amici.

Perché hai mandato a quel paese il tuo direttore?

Guarda, l’ho fatto se non altro per togliermi un sassolino dalla scarpa. Lo so, mi ha licenziato, ma ho avuto, se non altro, questa soddisfazione.

Per cosa vale la pena di vivere, se non per togliersi soddisfazioni?

Peggy: grazie mille per la spiegazione. Ti ringrazio, se non altro perché ci dedichi tanto tempo. Di nuovo.

Giovanni: figurati, a cosa servo se non per dare spiegazioni?

Irina: oggi ci risparmi il ripasso Gianni? Se non altro perché in fondo hai già inserito qualche ripasso nell’episodio.

Giovanni: aggiudicato!

732 Allorché, nel momento in cui

Allorché, nel momento in cui (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi ci occupiamo di allorché, una congiunzione particolare, non di immediata comprensione e in quanto tale poco usata, per non dire mai, dai non madrelingua.

Allorché si può usare fondamentalmente in due modi diversi. Poi vediamo perché ho detto “fondamentalmente”.

Il primo modo è come sinonimo di “quando“.

Ci siamo già occupati di “quando”, fortunatamente, infatti nell’episodio numero 202 ne abbiamo visto un uso particolare, raccontando qualcosa di accaduto nel passato, per introdurre qualcosa di inaspettato o improvviso.

Ebbene, in tali casi possiamo anche usare allorché, proprio col medesimo significato.

Es:

Era l’inizio del 2010, allorché, mentre mi trovano a casa a cucinare, ho sentito un forte rumore provenire dal sottosuolo. Era il terremoto!

In realtà “allorché” si può usare più in generale parlando semplicemete di qualcosa del passato.

La cosa importante è che “allorché” introduce una proposizione subordinata temporale. Vale a dire che c’è una frase aggiuntiva a quella principale.

Era notte. Suonò il citofono. Era mio fratello, ma io non avevo capito che fosse lui perché non avevo riconsciuto la sua voce. Allorché lo riconobbi, lo feci entrare.

In questo caso non c’è una sorpresa, ma vogliamo dire che ad un certo punto io ho riconosciuto la voce di mio fratello, ed allora l’ho fatto entrare. Questa è la seconda frase che ovviamente è subordinata alla prima.

Questo allora è il secondo modo di usare allorché, che potremmo tradurre come “nel momento in cui“.

Non avevo riconosciuto mio fratello, ma nel momento in cui lo riconobbi l’ho fatto entrare.

Però, quando uso allorché c’è più una conseguenza temporale di eventi.

Infatti la locuzione “nel momento in cui” è vero che si usa con valore temporale nel senso di “nell’attimo in cui”, non appena, quando, dacché.

Es:

Nel momento in cui si accorse di me subito mi salutò.

Però “nel momento in cui” ha un uso più ampio.

Prima di tutto si usa per descrivere un momento preciso, in cui due eventi accadono nello stesso momento, tipo:

Hai chiamato proprio nel momento in cui stavo uscendo

Si tratta di un momento preciso, e in queste occasioni potrei usare anche la locuzione “li li per” (stavo lì lì per uscire quando mi hai chiamato).

Oltre a questo però, “nel momento in cui” si utilizza spesso anche quando si fa una riflessione, una considerazione, nel tentativo di spiegare qualcosa che abbia un senso o una logica.

C’è dunque la volontà di voler esprimere una conseguenza logica (la frase subordinata). Si sta facendo questo tipo di considerazione.

Il termine “allorché” in questi casi si usa meno perché è più materiale, più adatto a descrivere fatti concreti, e poi non si tratta in genere di un preciso e ben identificato momento.

Es:

La crisi mondiale scoppiò allorché si cominciarono a concedere mutui per l’acquisto di case con troppa facilità.

Potrei usare tranquillamente “nel momento in cui” o “quando”. È un fatto, una conseguenza.

Quando faccio un ragionamento invece, come dicevo, meglio preferire “nel momento in cui” .

Nel momento in cui mi dici di amarmi, mi chiedo perché tu continui a tradirmi.

Non sto parlando necessariamente del passato. Sto invece cercando di dimostrare qualcosa o di trovare una spiegazione o trarre una conseguenza.

Nel momento in cui sei convinto delle tue potenzialità, hai molte probabilità di successo.

Allorché, come detto, si usa parlando del passato nei due modi che abbiamo descritto. Qualche volta però, sebbene i dizionari non ne parlino chiaramente, viene usato anche come sinonimo di “qualora” e “se“, “nell’ipotesi in cui“, similmente a “nel momento in cui“, ma stiamo parlando di una possibilità. Siamo nel campo delle ipotesi. Non parliamo necessariamente del passato.

Es:

Ti prego di informarmi se accade qualcosa di importante allorché tu ne venga a conoscenza

È esattamente come dire “qualora”, “nell’ipotesi che”, “nell’ipotesi in cui”, “se dovesse capitare”, “nell’eventualità che”.

Allorché si usa talvolta anche in questo modo ma non suona molto moderno come linguaggio. Comunque è sempre più moderno rispetto a “allorquando“, che è proprio come allorché, ma anche un pochino meno usato.

Potrei darti dei figli allorché tu ne volessi.

Se ci pensate, in fondo, anche “nel momento io cui” può essere usato nello stesso modo, ed in questo caso direi anzi che è molto meglio.

Nel momento in cui mi dovessi innamorare di Maria, non riuscirei a nasconderlo.

Riconoscete facilmente questo uso di “allorché” e “nel momento in cui” perché si usa generalmente il congiuntivo, proprio come si fa normalmente con “se”, e “qualora”, “nell’ipotesi in cui” e tutte le altre modalità che esistono per esprimere una possibilità.

Adesso facciamo un brevissimo ripasso di qualche episodio passato parlando però di futuro, perché solo nel momento in cui si rispolverano di tanto in tanto gli episodi passati (l’ho appena fatto) si riesce poi a usarli senza pensarci più di tanto, proprio come fa un italiano.

A parlare sono i membri dell’associazione Italiano Semplicemente, come sempre.

Mary: Ah, il futuro! Direi che è veramente imprevedibile! Chi avrebbe mai previsto una pandemia di questa portata ad esempio?

Mariana: in tempi non sospetti, a dire il vero, qualche esperto aveva paventato che si trattasse di una concreta possibilità.

Irina: certo, ma si sente tanta fuffa in giro, ed è nelle cose che certe previsioni non vengano prese seriamente e non abbiano molto risalto in tv.

Marcelo: infatti. Se vai su internet poi è un continuo di allarmismi di ogni tipo. Cosa non si fa per un click? Scusate per la domanda retorica!

Rauno: già, ma come fare dei seri distinguo senza il rischio di diffondere castronerie?

Hartmut: scusate, ma… non doveva essere un ripasso brevissimo? Poi dice perché la gente si lamenta! Benedetto Giovanni!

Anthony: Vabbè dai, in compenso abbiamo imparato qualcosa anche oggi.

Il periodo ipotetico 

Audio

Trascrizione

Buongiorno a tutti, sono Gianni, il creatore di ItalianoSemplicemente.com e vi ringrazio di essere qui con noi.

Oggi ci occupiamo di un argomento molto ostico. Ostico significa difficile.

periodo_ipotetico_immagine

Parliamo del Periodo Ipotetico. Rispondo quindi alla domanda di Mervat Abdalla (spero di aver pronunciato bene) che mi ha chiesto di affrontare questo argomento, credo su facebook.

Ovviamente cerchiamo di farlo in modo poco pesante anche se la grammatica, si sa, è di per sé difficile da digerire. Solitamente, come sapete non mi occupo di grammatica per scelta, perché credo sia più produttivo usare il proprio tempo per ascoltare cose divertenti usando la tecnica descritta nelle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Ad ogni modo la cosa mi incuriosiva un po’ quindi ho deciso di fare un podcast su questo argomento, nella speranza che voi lo ascoltiate anche, che voi scarichiate il file mp3 e quindi non vi limitiate a leggere l’articolo ma che ascoltiate anche il file audio.

Per affrontare l’argomento nel modo meno traumatico possibile forse è bene dare una definizione di PERIODO IPOTETICO.

Il periodo ipotetico è un periodo, cioè è una frase, o una parte di una frase, attraverso il quale si esprime un’ipotesi da cui può derivare una conseguenza.

Quindi stiamo parlando di ipotesi, cioè di cose che possono accadere oppure no. Ogni volta che si parla di cose che possono accadere, cioè di ipotesi, come sapete nella frase c’è sempre di mezzo la parola “SE” oppure sinonimi di questa parola (tipo qualora, nel caso, putacaso eccetera. Abbiamo già spiegato in un podcast qualche mese fa quali sono tutti i modi possibili per dire “se”, cioè per presentare una ipotesi (il podcast ha come titolo “putacaso ti tradissi”). Stavolta invece spieghiamo la regola grammaticale.

Ad esempio. Partiamo da tre frasi:

  1. se parlo lentamente tutti potranno capire;
  2. se tutti capiscono ciò che dico, la lezione è utile;
  3. se voi non capite nulla, io non sono un bravo professore

In tutte queste frasi, in questi tre esempi che ho fatto ed in generale sempre, ogni volta che si fanno ipotesi, c’è sempre la parola SE, oppure una parola simile che sostituisce la parola SE.

Iniziamo a dire che tutte le frasi di questo tipo possiamo in realtà dividerle in due parti: la PROTASI e la APODOSI.

Brutte parole!! Vediamo bene.

Ad esempio vediamo la prima frase:

1. Se parlo lentamente tutti potranno capire

“parlo lentamente” è la PROTOSI, cioè la condizione che si deve rispettare affinché accada ciò che c’è scritto dopo, nella APODOSI: “tutti potranno capire”: questa è la apodosi. Se si verifica la protosi (se cioè parlo lentamente),  allora come conseguenza si verifica anche la apodosi (cioè tutti potranno capire). Prima c’è la protosi, poi la apodosi.

Per facilitare la lettura sul testo che trovate sul sito, ho scritto in colore rosso la protosi di tutti gli esempi ed in verde la apodosi.

Bene,

la stessa cosa vale per gli altri due esempi fatti prima:

2. se tutti capiscono ciò che dico (protosi), la lezione è utile (apodosi)

3. se voi non capite nulla (protosi), io non sono un bravo professore (apodosi)

Fin qui è tutto abbastanza semplice. Gli esempi che ho fatto io finora sono solamente una tipologia di periodo ipotetico. Ciò che cambia da una tipo all’altro è quanto è probabile l’ipotesi indicata nella protasi. L’ipotesi può essere molto probabile, possibile (ma non sicura), oppure impossibile.

Sono possibili quindi tre tipi diversi di periodo ipotetico. Tutto dipende dalla protosi, cioè dall’ipotesi, cioè da quello che c’è subito dopo la parola “se”. Nei tre casi diversi cosa cambia però? Cambia il tempo del verbo, anzi dei verbi. Infatti vedete che sia la protasi che l’apodosi contengono ciascuno un verbo. Questi due verbi vanno usati in modo diverso quando appunto cambia la probabilità del verificarsi dell’ipotesi.

1

Allora, niente panico, vediamo il primo caso: ipotesi molto probabile. E’ il caso degli esempi che ho fatto prima.

1A. Se parlo lentamente tutti potranno capire

Parlo lentamente è l’ipotesi, ed è molto probabile, infatti io sto parlando lentamente no? Ebbene allora in questo esempio il primo verbo che è PARLARE si usa all’indicativo ed il secondo verbo: CAPIRE si usa lo stesso all’indicativo oppure all’imperativo. Nel caso della frase è all’indicativo, ma se dico:

1B. Se parlo velocemente interrompimi!

In questo caso il verbo interrompere è all’imperativo: interrompimi!

Questo è il primo tipo di periodo ipotetico: alta probabilità dell’ipotesi (cioè della protosi).

Lo stesso discorso vale per gli altri due esempi che ho fatto.

2. se tutti capiscono ciò che dico (molto probabile: quindi verbo capire – indicativo), la lezione è utile (verbo essere – indicativo);

terzo esempio:

3. se voi non capite nulla (molto probabile: quindi verbo capire – indicativo), ) io non sono un bravo professore (verbo essere – indicativo)

Anche nel secondo e nel terzo esempio avrei potuto comunque usare il secondo verbo nella forma imperativa, rivolgendomi al mio interlocutore (la persona con cui parlo) tramite un ordine:  “fatemelo sapere”, oppure “ditelo”, o “alzate la mano” eccetera.

2

Vediamo il secondo tipo di periodo ipotetico. Ipotesi poco sicura: possibile ma non certa.

Ad esempio:

4. Se qualcuno me lo chiedesse, parlerei ancora più lentamente

Adesso infatti non sto dicendo ” se qualcuno me lo chiede” ma dico “se qualcuno me lo chiedesse” e così facendo sto dicendo che è meno probabile che qualcuno me lo chieda, infatti la sto presentando come una possibilità un po’ più lontana. Notate bene che quando uso la forma indicativa “se qualcuno me lo chiede” è come se stessi dicendo “ditemelo, avanti”, “chiedetemelo”, “fatemi la domanda”, quindi è molto probabile che accada questo. Un professore, dopo aver spiegato un argomento ai suoi alunni, potrebbe dire: “se qualcuno me lo chiede posso spiegare meglio”, e poi aggiungere: “allora nessuna richiesta?”.

Invece lo stesso professore, potrebbe dire: “ok, ora vi ho spiegato l’argomento”, domani prima di andare avanti col prossimo argomento, se qualcuno me lo chiedesse potrei anche chiarire qualche dubbio. In questo caso quindi è meno probabile che la cosa accada, che cioè qualcuno chieda ulteriori spiegazioni al professore.

Quindi la regola è che quando l’ipotesi è possibile, ma non è sicura, nella protasi (cioè subito dopo il “se”) il verbo non è all’indicativo (me lo chiede) ma al congiuntivo imperfetto (me lo chiedesse), e nell’apodosi il verbo non è all’indicativo neanche qui (parlo più lentamente) ma è al condizionale presente (parlerei più lentamente) ma anche in questo secondo caso il secondo verbo può essere all’imperativo (se qualcuno me lo chiedesse lo spiego subito)

Posso fare anche altri esempi di questo secondo tipo per chiarirvi meglio le idee:

Se me lo chiedestepotrei anche spiegarvelo via whatsapp

Se me lo chiedesse un italianoditegli che le mie lezioni non sono rivolte a lui

In quest’ultimo caso ho usato l’imperativo nella seconda frase che abbiamo detto si chiama apodosi: ditegli che le mie lezioni non sono rivolte a loro, dite loro, agli italiani, che le lezioni non sono per loro, per gli italiani, ma per gli stranieri. Ditegli significa dite loro, quindi è imperativo, è un ordine.

Quindi questo secondo caso è un po’ più complicato.

3

Vediamo ora il terzo caso di periodo ipotetico. In questo terzo caso l’ipotesi è impossibile, cioè non può accadere, è impossibile che accada.

Se vediamo ad esempio la frase:

Se fossi in voi, studierei meno la grammatica

Non sentirete mai un professore pronunciare queste parole, ma comunque facciamo finta che accada.

Se fossi in voi è la prima parte della frase, e si riferisce al presente, cioè al momento attuale. E’ impossibile che io sia voi, cioè io sono io e voi siete voi, siamo delle persone diverse, quindi è impossibile quello che si dice. Quindi siamo nel terzo caso: ipotesi impossibile: “se fossi i voi” è congiuntivo imperfetto, proprio come prima, come il secondo caso. Fin qui non cambia nulla. Che l’ipotesi sia poco probabile o impossibile non cambia nulla nella prima parte della frase. Poi la frase continua: “Se fossi in voi, studierei meno la grammatica”. L’apodosi è “studierei” quindi è condizionale presente. Anche in questo caso posso usare anche l’imperativo. Anche qui non cambia nulla. Tutto come prima.

Cosa cambia allora nel terzo caso di ipotesi impossibile?

Cambia quando l’ipotesi non si riferisce al presente ma al passato. In questo caso cambia tutto, sia nella prima che nella seconda parte della frase.

Vediamo un esempio: il professore, un mese dopo la spiegazione di un argomento, si sente dire da uno studente che lui non ha ancora capito nulla di quell’argomento. Può accadere! Ma il professore allora cosa risponde?

Il professore risponde ad esempio:

Se fossi stato più attento alla lezione, non avresti avuto problemi.

Il professore quindi parla del passato, non sta parlando del presente e dice: “se fossi stato più attento”. Il professore potrebbe anche dire: “se me lo avessi chiesto un mese fa, ti avrei spiegato una seconda volta“.

Quindi l’ipotesi è riferita al passato. Inoltre è impossibile che accada, perché il passato è passato e non si può più cambiare. Quindi se l’ipotesi è riferita al passato, nella protasi il verbo è al congiuntivo trapassato (se fossi stato), e nell’apodosi il verbo è al condizionale passato (non avresti avuto problemi).

Se pensate sia difficile, notate che la stessa frase, ma al presente diventa: “se fossi più attento alla lezione non avresti problemi“. Al passato basta aggiungere “stato” e “avuto: se fossi stato più attento, non avresti avuto problemi. “Se fossi” diventa “se fossi stato” e “avresti” diventa “avresti avuto”

Questi sono i tre diversi casi di periodo ipotetico.

C’è da dire una cosa però che fa riferimento al linguaggio parlato. Molto spesso vi potrebbe capitare di ascoltare, anche da parte di italiani, delle frasi che non rispettano queste regole che vi ho detto.

In effetti esiste in teoria anche un periodo ipotetico misto che non è scorretto ma è diciamo sconsigliabile. Ad esempio:

Se me lo avessi detto primate lo spiegavo di nuovo (la apodosi corretta è: te lo avrei spiegato di nuovo e non “te lo spiegavo”)

Oppure:

Se lo sapevo, te lo avrei spiegato di nuovo (la protasi corretta è: se lo avessi saputo prima e non “se lo sapevo)

Quindi non è scorretto accoppiare congiuntivo e indicativo oppure indicativo e condizionale come nei due esempi appena visti, ma è meglio attenersi alle regole dei primi tre casi spiegati prima. Questo sicuramente almeno per la forma scritta. All’orale possiamo anche fare queste eccezioni. I giovani italiani solitamente, fino almeno ai 20 anni, usano questa forma nel linguaggio parlato.

Gli stessi giovani poi nella lingua parlata a volte usano l’imperfetto indicativo sia nella protasi che nell’apodosi: in entrambe le frasi dunque. Anche qui vale la stessa raccomandazione: mai farlo allo scritto.

ad esempio:

se me lo dicevi prima te lo spiegavo

la frase corretta sarebbe: “se me lo avessi detto prima te lo avrei spiegato“, ma è troppo lunga e quindi spesso viene accorciata usando  l’imperfetto indicativo sia nella protasi che nella apodosi.

Un altro esempio:

se lo sapevo te lo spiegavo di nuovo

Anche qui la frase corretta sarebbe: “se lo avessi saputo, te lo avrei spiegato di nuovo

L’uso di questa forma è quindi sconsigliabile, almeno nella lingua scritta.

Ragazzi questo è tutto per la spiegazione. Facciamo un piccolo esercizio di ripetizione per essere sicuri che sappiate anche pronunciare bene:

Ripetete dopo di me le frasi che dico io, sono tutte frasi molto simili tra loro, ed attenzione alla pronuncia. Userò anche qualche sinonimo di “se”: userò anche qualora e putacaso, che servono a dare maggiormente l’idea che l’ipotesi è poco probabile, quindi vi aiutano a capire come coniugare i verbi: se c’è qualora e putacaso infatti non siamo mai nel primo caso, poiché l’ipotesi non è mai molto probabile, ma è poco probabile oppure impossibile.

Attenzione quindi:

Se vuoi, possiamo vederci

—-

Se credi sia il caso, potremmo prendere un appuntamento

—-

Qualora decidessi di incontrarmifammi uno squillo

—-

Putacaso  decidessi di incontrarmifammi sapere

—-

Nella lontana ipotesi volessi rivedermi, prova a chiamarmi

—-

Nel caso in cui decidessi di incontrarci nuovamente, spero per te che non sia troppo tardi


 

Bene ragazzi, ascoltate più volte questo file audio se volete ben memorizzare.

Ringrazio ora tutti coloro che stanno continuando a prenotare il corso di italiano Professionale, il grande progetto di Italiano Semplicemente, e ringrazio anche coloro che sostengono la missione di Italiano Semplicemente attraverso una donazione personale: grazie di cuore a tutti voi: è grazie soprattutto a voi se Italiano Semplicemente si continua a sviluppare di giorno in giorno.

Se qualcuno di voi vuole quindi aiutare Italiano Semplicemente (ipotesi probabile, ho usato la forma indicativa!) può donare anche un solo euro, usando lo strumento Donazione che permette di trasferire denaro in qualsiasi moneta con Paypal o anche con un qualsiasi conto bancario. Qualora invece decideste di non contribuire, restereste comunque miei amici!

Ciao ragazzi.