Il question time- POLITICA ITALIANA (Ep. n. 56)

Il question time

Audio in preparazione
Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Benvenuti a tutti e bentrovati a un nuovo episodio dedicato al linguaggio della politica italiana.

Oggi parliamo di un’espressione che sentiamo spesso nei telegiornali e nei resoconti parlamentari: Question Time.

Come avrete notato, non si tratta di un’espressione italiana. È inglese e significa letteralmente “tempo delle domande”.

In Italia, però, non viene quasi mai tradotta. Si usa proprio così: question time.

Ma di che cosa si tratta esattamente?

Il question time è una particolare seduta del Parlamento durante la quale i parlamentari rivolgono domande al Governo e ricevono risposte immediate dai ministri o dal Presidente del Consiglio.

L’obiettivo è quello di permettere un confronto diretto e pubblico su questioni di attualità, problemi urgenti o decisioni politiche particolarmente rilevanti.

Potremmo dire che è una sorta di interrogazione scolastica, ma al contrario: non è il professore a fare le domande agli studenti, bensì sono i parlamentari a interrogare il Governo.

Quando ascoltate un giornalista dire:

Oggi, durante il question time alla Camera, il ministro dell’Economia ha risposto alle critiche dell’opposizione

significa che il ministro è stato chiamato a fornire spiegazioni pubbliche su un determinato argomento.

L’espressione viene dal sistema parlamentare britannico, dove le sedute dedicate alle domande al governo sono una tradizione molto antica. Nel corso del tempo anche molti altri Paesi hanno adottato procedure simili.

A ben vedere, il question time rappresenta uno degli strumenti più importanti di controllo democratico. Infatti, il Governo non può limitarsi ad agire indisturbato, ma deve periodicamente rendere conto delle proprie decisioni davanti ai rappresentanti dei cittadini.

Naturalmente, come spesso accade in politica, non mancano le polemiche. C’è chi sostiene che il question time sia un’occasione propizia per fare chiarezza e chi, invece, ritiene che talvolta si trasformi in uno spettacolo mediatico, con domande preparate per mettere in difficoltà gli avversari più che per ottenere risposte.

Sta di fatto che questa espressione è ormai entrata stabilmente nel lessico politico italiano. Anche chi non conosce l’inglese finisce prima o poi per imbattersi in questo termine.

Da che mondo è mondo, chi governa deve rispondere delle proprie azioni. Il question time non fa altro che tradurre questo principio in una procedura concreta e pubblica.

Perciò, la prossima volta che sentirete parlare di un question time in Parlamento, saprete che non si tratta semplicemente di una serie di domande, ma di un momento istituzionale nel quale il Governo è chiamato a rendere conto del proprio operato davanti al Paese.

Potreste chiedervi: È Obbligatorio? Ogni quanto tempo si svolge? È previsto da qualche legge?

Sì, il Question Time in Italia è previsto dalle regole parlamentari, ma non direttamente dalla Costituzione.

È obbligatorio?

In pratica sì, perché è disciplinato dai regolamenti parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, che prevedono sessioni dedicate alle interrogazioni a risposta immediata. Ripeto: risposta immediata.

Non esiste però una legge che imponga una determinata frequenza in modo rigido per tutti i tempi e per tutte le situazioni.

Alla Camera, il Question Time si svolge normalmente una volta alla settimana, generalmente il mercoledì, quando i lavori parlamentari sono in corso.

Anche al Senato si tengono periodicamente sedute analoghe, sebbene l’organizzazione possa variare.

Quando partecipa il Presidente del Consiglio, l’evento assume spesso una particolare rilevanza mediatica.

La base costituzionale si trova comunque nell’attività di controllo che il Parlamento esercita sul Governo, prevista dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Il Question Time quindi è uno degli strumenti attraverso cui questo controllo viene esercitato.

Tengo a rimarcare,a sottolineare che la risposta è immediata perché esistono anche altre tipologie di interrogazione parlamentare.

Esistono diverse tipologie di interrogazioni oltre al question time.
Esiste l’interrogazione a risposta scritta dove un parlamentare presenta una domanda e il Governo risponde per iscritto. La risposta può arrivare dopo settimane o mesi.
Poi c’è l’interrogazione a risposta orale in Commissione o in Aula.

Il Governo in questo caso risponde verbalmente (cioè a voce) durante una seduta parlamentare.

Il Question Time invece è una interrogazione a risposta immediata e quindi la domanda e risposta avvengono direttamente in aula, in tempi molto rapidi e in seduta pubblica.

Per questo motivo i giornalisti lo considerano spesso uno degli appuntamenti più importanti della settimana parlamentare: consente di conoscere immediatamente la posizione del Governo su questioni di attualità.

Vediamo adesso qualche frase che riguarda il question time usando qualche episodio precedente della rubrica dedicata alla politica italiana:

1. Durante il Question Time nell’Emiciclo, l’opposizione ha accusato il Governo di favorire i soliti colletti bianchi, suscitando una vivace bagarre.

2. Nel corso del Question Time a Palazzo Madama, alcuni malpancisti della maggioranza hanno criticato apertamente il ministro, mentre i cerchiobottisti cercavano di smorzare le polemiche.

3. Alla domanda di un deputato sulla presunta connivenza tra amministratori locali e imprese, il ministro ha respinto ogni accusa di malcostume politico.

4. Il Question Time si è trasformato in un acceso contraddittorio quando un parlamentare ha denunciato il rischio di una deriva autoritaria da parte dell’esecutivo.

5. Un deputato oltranzista ha accusato il Governo di usare continue armi di distrazione di massa per evitare di rispondere ai problemi reali del Paese.

6. Nel Question Time dedicato alla giustizia, il Guardasigilli ha illustrato il lungo iter e la complessa trafila necessari per approvare la riforma.

7. Alcuni parlamentari hanno chiesto al Governo se intendesse commissariare l’ente pubblico, sostenendo che la situazione richiedesse un intervento immediato.

8. Durante il Question Time, il ministro ha invitato tutte le forze politiche a trovare una soluzione bipartisan, nel rispetto del patto sociale e dei necessari pesi e contrappesi istituzionali.

9. L’interrogazione riguardava presunti casi di mazzette, tangenti, bustarelle e altri episodi di corruzione che avrebbero coinvolto alcuni esponenti del gotha economico.

10. Al termine del Question Time, molti commentatori hanno osservato che la risposta del Governo era stata ricca di retorica e di promesse, ma povera di impegni concreti, tanto da far dire a qualcuno: “Va tutto bene, Madama la Marchesa!“.

La retorica – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 53)

La retorica (scarica audio)


Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni: Cari membri e cari ascoltatori di Italiano Semplicemente, ben trovati a questo nuovo episodio dedicato al linguaggio della politica, un linguaggio spesso affascinante, altre volte complicato, qualche volta persino fastidioso.

Oggi parliamo di una parola che sicuramente avete già sentito, specialmente nei dibattiti politici, nei talk show, ma anche a scuola, durante lezioni di storia o filosofia. La parola di oggi è: retorica. Per realizzare questo episodio mi sono avvalso (verbo avvalersi) anche dell’intelligenza artificiale che mi ha aiutato a spiegare bene qualche esempio che segue nella spiegazione.

La retorica è dunque la parola del giorno. È detta anche l’arte del parlare bene, e affonda le sue radici nell’antica Grecia, dove era considerata una disciplina fondamentale per chi voleva partecipare alla vita pubblica. Platone, Aristotele, Cicerone… tutti filosofi che hanno riflettuto a lungo sul potere della parola, sulla capacità di convincere, di emozionare, di commuovere o, perché no, di ingannare.

Già, perché la retorica ha un doppio volto: da una parte è l’arte del discorso efficace, dall’altra rischia di diventare l’arte del dire tutto e niente, del girare intorno ai problemi senza affrontarli davvero. Una volta vi ho spiegato la parola fuffa. Non siamo molto lontani.

In politica la parola “retorica” si usa spesso, infatti, in senso negativo. Sentiamo frasi come:

Basta con la solita retorica!

Quella del ministro è solo retorica!

Dietro la retorica dei buoni propositi non c’è nulla di concreto.

In questi casi la retorica è vista come parole vuote, discorsi fatti solo per apparire, per colpire l’ascoltatore, ma senza contenuto reale, senza proposte, senza fatti.

Una sorta di fumo negli occhi.

Ecco, potremmo dire che in politica, la retorica è come il trucco sul volto: può rendere tutto più bello, più credibile, più elegante, ma può anche nascondere difetti, bugie, manipolazioni.

Attenzione però: non tutta la retorica è negativa. Quando un politico riesce a parlare in modo chiaro, coinvolgente, appassionato, e magari riesce anche a spiegare bene un problema complesso, sta usando bene la retorica.

Il problema nasce quando si parla tanto per parlare, quando si usano frasi fatte, parole ad effetto, promesse esagerate, senza dire davvero nulla.

Un altro esempio?

Dobbiamo costruire un futuro migliore, un’Italia più giusta, più verde, più libera!

Risposta:

Bellissimo, certo. Ma come lo facciamo? Quando? Con quali soldi?
Se mancano queste risposte, siamo nel campo della retorica fine a sé stessa.

Vi faccio notare che quando assume una connotazione negativa, accade spesso di usare la preposizione articolata del o della, dello, degli, dei e delle.

Questa costruzione serve a specificare e sottolineare il tipo di discorso vuoto o pomposo a cui ci si riferisce. È un modo per incasellare e criticare un certo stile comunicativo, associandolo subito a un tema.

Es:

La retorica del cambiamento

Il reddito di cittadinanza ha fallito. Con noi, parte una nuova stagione di politiche attive per il lavoro: meno assistenzialismo, più opportunità concrete!

Questo è tipico di governi che annunciano riforme strutturali, anche se i cambiamenti poi si rivelano minimi o confusi.

La retorica dei valori non negoziabili

Difenderemo l’identità culturale dell’Italia e i nostri confini. L’immigrazione si affronta con regole chiare: sicurezza, famiglia, sovranità nazionale. Su questo non si tratta.

Una frase di questo tipo viene spesso usata in chiave identità ria.

La retorica della legalità

Lo Stato deve tornare nei quartieri abbandonati alle mafie. Più forze dell’ordine, più videosorveglianza, più giustizia. Non ci piegheremo mai alla criminalità organizzata.

Questa potrebbe essere una frase pronunciata magari da esponenti che, in parallelo, attaccano magistrati o promuovono condoni fiscali e edilizi.

La retorica del merito

Dobbiamo valorizzare i giovani migliori, non chi ha solo conoscenze o appartenenze. L’università deve premiare chi ha talento, non chi ha rendite di posizione.

È Spesso proclamata in contesti in cui i concorsi pubblici o le nomine seguono logiche politiche.

La retorica della solidarietà

È nostro dovere sostenere le famiglie in difficoltà, i lavoratori poveri, i pensionati

E voi, cosa ne pensate? Vi capita spesso di sentire discorsi pieni di retorica? E vi siete mai accorti di usare voi stessi qualche formula un po’… troppo retorica?

Adesso parlando di retorica, facciamo un breve ripasso dei passati episodi della rubrica:

E mentre i pasdaran del cambiamento promettono l’investitura di una nuova classe dirigente, tra i malpancisti e i cerchiobottisti che affollano l’Emiciclo, continua la bagarre delle parole: si invoca la moral suasion, si parla di meritocrazia come se fosse la panacea di tutti i mali, ma intanto nella stanza dei bottoni si continua a intrallazzare come sempre. Insomma, tra condoni mascherati da riforme e armi di distrazione di massa, resta solo da chiedersi: è l’ennesima vittoria di Pirro… o stiamo davvero andando verso la fumata bianca?

Alla prossima puntata del linguaggio della politica. E come sempre, niente retorica, solo italiano semplice, anzi Semplicemente!

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Il celodurismo (scarica audio)

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La connivenza

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Pasdaran – POLITICA ITALIANA (n.9)

“PASDARAN”

Il linguaggio della Politica Italiana 

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Un termine che usano spesso nei programmi TV, quando si parla di politica, è “pasdaran”

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