Per le vie brevi – ITALIANO PROFESSIONALE

Per le vie brevi

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Trascrizione

Ammettiamo che dovere spedire una comunicazione per lavoro. Si può trattare di una richiesta oppure di una risposta ad una richiesta, ma comunque una comunicazione di carattere ufficiale.

Ammettiamo anche che questa domanda o questa risposta sia già stata anticipata a voce o via sms o via WhatsApp o in qualunque altra modalità non ufficiale e ora si tratta semplicemente di confermarla per iscritto.

La comunicazione scritta è ovviamente quella ufficiale e nel testo della comunicazione dobbiamo però far riferimento a questa comunicazione avuta in precedenza. Come fare?

Ad esempio possiamo dire così?

Come già anticipato a voce, le confermiamo che la sua richiesta non può essere accolta.

In questo caso si tratta ad esempio di una risposta di una pubblica amministrazione a un cittadino che ha fatto una richiesta.

A voce ci è stato detto che la richiesta è stata rifiutata ma la comunicazione ufficiale arriva successivamente per iscritto.

Oppure:

Come già detto faccia a faccia ….

Come ci siamo già detti in precedenza…

Come le è stato già comunicato al telefono stamattina…

Come già anticipato via whatsapp…

Queste sono tutte forme che possiamo usare all’orale, ma per le comunicazioni ufficiali esiste una formula ben precisa che si usa esclusivamente allo scritto, all’interno di una mail, una raccomandata o una lettera: per le vie brevi.

Es:

Come da accordi per le vie brevi, le trasmettiamo la nostra offerta economica.

Facendo seguito agli accordi per le vie brevi, si trasmette in allegato l’elenco delle strutture di nostro interesse

Come anticipato per le vie brevi, si comunica che la riunione prevista per il giorno 2 marzo è posticipata al 3 maggio, alla stessa ora e nello stesso luogo.

Dagli esempi si capisce anche che a volte si tratta anche solamente di fare una premessa alla nostra comunicazione, citando una precedente comunicazione non ufficiale, alla quale si fa seguito.

Ma perché si dice “per le vie brevi”?

Le vie brevi indicano una comunicazione diretta, immediata. E’ proprio ciò che avviene quando si parla al telefono o faccia a faccia o tramite un sms.

La comunicazione è breve, rapida, ma non può essere una comunicazione ufficiale perché non è stata messa per iscritto.

Le comunicazioni scritte sono spesso ricche di termini complicati per i non madrelingua. L’espressione di oggi ne è un esempio.

“Per” all’inizio significa “attraverso”, quindi “per le vie brevi” sta per “attraverso la via di comunicazione più breve”.

Nel prossimo episodio di italiano professionale vediamo un’altra modalità, abbastanza simile, relativa alle comunicazioni.

Travisare, equivocare, fraintendere – VERBI PROFESSIONALI (n. 79)

Travisare, equivocare, fraintendere

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Trascrizione

Gianni: questo è veramente un verbo interessante: travisare.

Di primo acchito mi verrebbe da dire che travisare significhi “capire male“, quindi stiamo parlando di comunicazione.

È un verbo abbastanza formale, ma ha delle sfumature interessanti che conviene approfondire.

Posso ad esempio dire:

Quando dico che non dovete concentrarvi sulla grammatica, spero di non essere travisato, perché non voglio dire che non sia utile o importante, ma solo che per imparare a comunicare occorre anche parlare e ascoltare più che potete e possibilmente avere piacere nel farlo.

Quindi spero che voi non travisiate le mie parole o il mio messaggio, perché non voglio sottovalutare l’utilità della grammatica.

Perciò, travisare significa comprendere in modo sbagliato, errato delle parole o un testo scritto o anche un comportamento qualsiasi, e trarre delle conclusioni altrettanto sbagliate, perché le intenzioni erano diverse.

Non si tratta quindi di errori semplici tipo “capire fischi per fiaschi” o scambiare una parola qualunque per un’altra. Si tratta invece di interpretare in modo diverso una qualunque forma di comunicazione.

L’interpretazione è la parola chiave: attribuire un significato a una comunicazione diverso da quello che voleva essere trasmesso.

Molto spesso questo verbo viene usato anche con un significato negativo, nel senso che questa alterata interpretazione è voluta, volontaria. Questa alterazione diventa una distorsione volontaria, uno stravolgimento finalizzato a ottenere un risultato personale.

Es:

Dire che Hitler non avesse cattive intenzioni significa travisare la realtà storica.

Stiamo quindi volutamente cercando di cambiare la storia, di stravolgerla, di modificare il senso di ciò che è accaduto.

Come al solito hai travisato le mie parole. Lo fai apposta?

Altre volte non c’è cattiva intenzione ma semplicemente un modo diverso di leggere un messaggio:

Quando imparerete a non travisare le parole di Giovanni? Non dovete offendervi quando fa le battute su di voi. A volte si prende troppe confidenze ma non è per niente cattivo. Vuole solo risultare simpatico.

Voglio essere chiaro, sono stato travisato. Non è che io sia favorevole alla guerra. Dico solo che non è sbagliato difendersi se qualcuno ci attacca.

Scusate devo aver travisato le vostre parole. Quando avete detto che volevate andar via ero convinto che vi stavate annoiando.

Oppure:

Non travisare le parole che ho detto, non volevo affatto offenderti. Ho solo detto che forse non hai riflettuto abbastanza, non che sei uno stupido.

Si può usare il verbo anche relativamente alle persone e non solo alle parole o ai messaggi:

Ti prego di non travisarmi quando ti chiedo una maggiore puntualità. Credo che tu sia un’ottimo lavoratore, ma in questo ufficio tutti abbiamo tanti impegni e bisogna essere sempre puntuali. Non mi travisare.

Questa, tra l’altro, non è un’accusa di distorsione volontaria delle mie parole ma un tentativo di spiegarmi meglio.

Sto cercando di usare la mia sensibilità per assicurarmi (posso anche dire sincerarmi) che il mio messaggio non venga travisato o malinteso o male interpretato.

Molto spesso, nel linguaggio di tutti i giorni, si dice:

Scusa, mi hai capito male, volevo dire che…

Oppure:

Non mi capire male, non voglio dire che…

Non è sbagliato, ma perché non imparare un nuovo verbo considerato che volete migliorare il vostro italiano?

Invece se voglio dire che si sta cercando volontariamente di interpretare in modo sbagliato e distorto qualcosa, è più difficile sostituire il verbo travisare. Potrei usare mistificare, un verbo simile che non si presta a doppie interpretazioni e significa solamente distorcere, falsificare, ma anche ingannare, imbrogliare, raggirare, truffare.

Mentre se si parla di “parole” è più frequente usare travisare, per i fatti e la realtà si usa spesso mistificare. È sicuramente più forte come verbo e si usa solo per le accuse.

Un altro verbo simile ma molto più innocuo è fraintendere. Il fraintendimento non è volontario, non c’è malafede.

Poi c’è anche equivocare. Significa sbagliare a comprendere il significato delle parole, spesso perché si chiamano con lo stesso nome delle cose diverse. Solitamente anche questo verbo non si usa per accusare qualcuno di distorcere le parole di chi parla.

In effetti l’equivoco solitamente si usa in modo simile a malinteso, quindi anche equivocare è un verbo più innocente rispetto a travisare.

A volte, se si crea un equivoco è casomai perché chi parla usa parole volutamente ambigue, che possono essere interpretate diversamente. Equivocare è abbastanza normale quando qualcuno parla in modo equivoco.

Qui l’attenzione si sposta su chi parla e non su chi ascolta.

Anche una persona può essere definita equivoca, cioè falsa, insincera, sospetta. Allo stesso modo anche un comportamento può essere giudicato equivoco.

C’è sempre una componente morale.

Comunque, tornando alla chiarezza di una comunicazione, se il mio messaggio è chiaro posso dire che le mie parole non ammettono equivoci, o che non si prestano ad equivoci. Non è possibile equivocare. Se qualcuno cerca di travisare le mie parole è solo colpa sua.

Vedete che quindi meglio usare travisare se voglio far capire che c’è la volontà di cambiare il senso delle mie parole.

Se invece voglio dire che sono stato compreso male ma la colpa non è di nessuno, meglio non usare travisare.

Ci deve essere stato un equivoco!

Cioè: magari mi sono spiegato male, ad ogni modo non volevo dire questo. Non è colpa né mia né tua.

Hai equivocato” e “hai frainteso” non sono pertanto sempre uguali a “hai travisato“.

Dipende essenzialmente dal caso. Tra i tre verbi, sicuramente fraintendere è il più usato. Tra l’altro questo episodio è la prima occasione in cui io stesso ho utilizzato i verbi travisare e equivocare.

Dell’equivoco invece ce ne siamo occupati spesso, specie nell’episodio dedicato al termine “scanso“, in quello dedicato all’espressione “sgombrare il campo” e anche in “dare adito” e “onde evitare

Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

Travisare, equivocare, fraintendere

710 Benedetto, ben detto e ben fatto

Benedetto, ben detto e ben fatto (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: abbiamo già parlato di ben. Giusto?

In quell’episodio, tra le altre cose, ho utilizzato anche un’esclamazione:

Ben detto!

Che si usa quando si approva una affermazione con entusiasmo e soddisfazione, specie quando ce n’è veramente bisogno. Spesso poi si accompagna questa esclamazione con un’espressione del viso di compiacimento. Vale a dire che si esprime gradimento, si mostra e si sente un’intima soddisfazione.

Tutto questo però non l’avevo detto!

Meglio tardi che mai allora!

Se ad esempio sono stato licenziato, se cioè ho perso il lavoro, posso dire:

Non mi devo abbattere, devo mettermi subito a cercare un altro lavoro!

Qualcuno, che mi vuole bene ed apprezza le mie parole può dire:

Ben detto! Bravo, così mi piaci!

Che è un po’ come dire: è lo spirito giusto da avere in questi casi! Approvo pienamente ciò che hai detto.

Similmente si utilizza anche “ben fatto“:

Mio marito mi ha tradito e io sai cos’ho fatto? L’ho cacciato di casa!

Io, che sono tuo amico rispondo:

Ben fatto! Così impara ‘sto stronzo!

Oh, scusate, mi sono lasciato andare!

Notate che non c’è alcun verbo davanti. Se ci fosse, sarebbe il verbo avere:

Hai ben fatto!

Ma, generalmente, quando si mette il verbo avere, si inverte:

Hai fatto bene!

Hai fatto bene a lasciarlo!

Avete fatto bene a fare questo

Secondo te ho fatto bene a farlo?

Ma un conto è comunicare un concetto, un altro conto è comunicare un’emozione:

Ben fatto!

C’è approvazione, ma anche sostegno, entusiasmo. C’è emozione.

Che ne dite se adesso cambiamo il verbo ausiliare?

Questo lavoro è veramente ben fatto!

Adesso essere è il verbo usato.

Beh, questa frase è da leggere un po’ diversamente, cioè:

Questo lavoro è fatto veramente bene, è ben fatto. Anche qui se usiamo prima ben e poi fatto, c’è più emozione e coinvolgimento rispetto a “fatto bene”.

Torniamo a:

Ben detto!

Cioè: hai detto proprio bene, approvo pienamente ciò che hai detto. C’è entusiasmo e soddisfazione anche in questo caso.

Invece “hai detto bene” può indicare ugualmente una approvazione (con poco entusiasmo in genere) ma più spesso si usa quando qualcosa è corretto, è giusto, quando non ci sono errori:

Dico bene?

Sto dicendo bene?

Hai detto bene, nessun errore!

Per “hai fatto bene” vale lo stesso discorso.

Bene.

Adesso, dopo “ben detto” , passiamo a benedetto.

Notate per prima cosa che la prima “e” è chiusa e non più aperta. Sono tutte chiuse in realtà, anche se nel nord Italia spesso si sentono e aperte, specie la seconda e.

Ciao, mi chiamo Benedètta!

Benedetto comunque non c’entra proprio nulla con “ben detto“, questo lo avete capito già.

Tra l’altro è un’unica parola.

Infatti Benedetto, oltre ad essere un nome maschile (come anche Benedetta, che è un nome femminile) – e si scrive con l’iniziale maiuscola in questo caso – è anche un aggettivo.

Ha a che fare con le benedizioni, certamente. Anche questo lo sapete già.

In chiesa c’è l’acqua benedetta, ad esempio (o almeno prima del COVID c’era). Anche l’ostia è benedetta, perché rappresenta il corpo di Cristo.

Tutte cose che già sapete naturalmente.

Ma in senso figurato, l’aggettivo benedetto e benedetta si usano tantissimo nel linguaggio comune.

Infatti si utilizza generalmente per esprimere un affettuoso rimprovero, oppure quando si vuole evitare di dire parolacce, ma facendo capire chiaramente che c’eravamo quasi…

In questo caso l’affetto non c’entra granché!

Vediamo se sapete distinguere.

Vi faccio qualche esempio.

Un professore chiede a uno studente:

Oggi sei preparato? Vorrei interrogarti.

Lo studente dice che non ha potuto studiare e chiede di spostare ad un’altra occasione.

Il professore:

Ma, benedetto ragazzo, sono già tre volte che rimandiamo. Quando deciderai di metterti a studiare?

Allora? Rimprovero affettuoso o incazzatura mitigata?

Si tratta di un rimprovero affettuoso. Il professore rimprovera, sgrida il ragazzo ma lo fa con affetto, senza essere duro, senza punirlo o maltrattarlo. Se ci fosse solo affetto direi “caro ragazzo“.

Qusto professore probabilmente avrebbe potuto usare parole diverse, ben più pesanti e per niente affettuose:

Ma porca miseria! È già la terza volta!

È solo un esempio.

Secondo esempio:

Esco di casa con la solita fretta e come sempre c’è traffico.

All’ennesimo semaforo rosso che mi scatta sotto gli occhi dico:

Uff… Questi benedetti semafori! Sempre rossi mi capitano!

Lo so, vorremmo dire di peggio, ma stavolta ci tratteniamo.

Questo non è ovviamente un rimprovero affettuoso ma una leggera irritazione. Magari c’è qualcuno vicino a noi e non vogliamo mostrarci isterici di prima mattina!

In quest’ultimo caso al posto di benedetto potrei sbizzarrirmi con altri termini:

Ma guarda tu! Tutti rossi mi capitano!

Questo caspita di semaforo rosso!

E che cacchio!

Che diamine! Proprio adesso che ho fretta!

Questo cavolo di semaforo!

Avtrete notato che ho evitato termini ben peggiori!

Allora, ho fatto bene a fare un episodio di questo tipo?

Karin: veramente ben fatto direi, ma, benedetto presidente, so che sacrifichi il tuo tempo per il meglio di tutti noi, ma i due minuti sono passati da un bel pezzo.

Peggy: ma io mi domando e dico: a che pro criticare? Me lo vuoi fare un favore? Anziché dire castronerie, abbi la bontà di tacere. Per quello non c’è bisogno di imparare una lingua!

Sofie: ben detto Peggy! Gli hai dato un benservito bell’e buono! D’altronde ti ha fornito un assist perfetto criticando Giovanni. Tra l’altro lui non ha raccolto la provocazione. Un vero signore, no?

Ulrike: a me la vostra sembra una reazione un po’ sopra le righe. Cosa avrà detto mai Karin di così offensivo? A cosa si deve tanta acredine?

Irina: Acredine? Proprio a ridosso della fine dell’episodio te ne esci con le parole nuove? Sei proprio senz’appello! E dire che avevo quasi capito tutto…