802 Farsi sotto e farsela sotto

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Farsi sotto e farsela sotto

Trascrizione

Avete mai visto un incontro di pugilato (o incontro di box)?

Avete mai sentito dei ragazzi adolescenti litigare fino a venire alle mani?

In occasioni come queste è facile che qualcuno possa dire la frase “fatti sotto!”.

È una esclamazione, una frase di sfida, con cui una persona invita l’altra a provare, a venire avanti, a rischiare. Nel caso in questione si invita a prendere l’iniziativa senza paura, per affrontarsi fisicamente.

Un pugile ad esempio invita l’altro pugile a prendere l’iniziativa, a farsi coraggio e provare a colpire l’avversario senza paura.

Fatti sotto” non è una frase volgare, solo più colloquiale, ma analoga a fatti avanti, fatti coraggio, fatti forza, vieni avanti, prova senza aver paura, eccetera.

Generalmente si usa in contesti come quelli di cui ho parlato, ma “fatti sotto” e “fatevi sotto” , al plurale, possono essere usati anche senza necessariamente usare le mani o senza parlare di paura di essere sconfitti.

Posso anche dirlo io ad esempio quando voglio invitare degli studenti a parlare italiano senza paura di sbagliare.

Adesso tocca a voi, fatevi sotto con gli esempi con questa espressione!

Oppure, se non avete ancora capito bene:

Dai, fatevi sotto con le domande!

Farsi sotto, state attenti, potrebbe essere confusa con “farsela sotto” che ha sempre a che fare con la paura, ma significa avere molta paura.

Farsela sotto, o farsela addosso, è un’espressione idiomatica che ha il senso proprio di farsi la pipi o la popò addosso, cioè nelle mutande.

In pratica significa farsi la cacca addosso o urinarsi addosso.

Vediamo comunque la differenza tra le due espressioni di oggi con un esempio concreto.

C’è uno studente universitario che dice:

Oggi ho l’esame più difficile. Me la sto letteralmente facendo sotto dalla paura!

Un amico gli risponde:

Dai, non fare il bambino. Sei preparatissimo. Vedrai che andrà bene. Ti hanno appena chiamato. Adesso fatti sotto che tocca a te!

Dunque “farsela sotto” è cosa molto diversa da “farsi sotto”.

La prima si usa spesso con la preposizione articolata dalla, dalle, dallo, dalle o dagli e “la”, alla fine di “farsela” (verbo pronominale) si riferisce alla cacca o alla pipi:

Io me la faccio sotto

Tu te la fai sotto

Lui se la fa sotto

Noi ce la facciamo sotto

Voi ve la fate sotto

Loro se la fanno sotto

Es:

Me la sto facendo sotto dalla paura

Me la sono fatta sotto dalle risate

Avete sentito bene: questa espressione si usa anche quando si ride molto. Si ride talmente tanto che la pipi non si riesce a trattenere. Questa tra l’altro è una cosa che può accadere veramente!

Farsi sotto” invece si usa a volte con la preposizione “con”:

Fatevi sotto con gli esempi!

Questa settimana mi devo far sotto col lavoro!

Fatti sotto con le ragazze, non aver paura di un rifiuto!

A seconda della circostanza, può voler dire anche “impegnarsi molto” , oltre a “non tirarsi indietro”, dunque molto similmente a “farsi coraggio”, “affrontare un impegno senza paura”, “farsi avanti”.

Può capitare a un non madrelingua di usare queste espressioni nel modo sbagliato anche perché la frase spesso è quasi identica:

Mi sono fatto sotto e l’ho affrontato!

Me la sono fatta sotto quando l’ho affrontato!

Adesso ripassiamo con la nostra Peggy che come al solito si è fatta

sotto con delle ottime frasi senza paura di sbagliare. Altre persone al suo posto se la sarebbero fatta sotto!

Peggy:

L’altro giorno ho assistito insieme a un gruppetto di amici allo spettacolo di una nostra amica. Il tema verteva sulle “ANTENATE”. Lo spettacolo è stato realizzato da una ventina di donne provenienti da diversi angoli di Napoli, e un di cui è dello stesso quartiere, ivi inclusa* la nostra amica.

Nelle scene, ognuna di loro raccontava in modo drammatico una storiella di una parente anziana scomparsa, che so, la nonna, la prozia, la bisnonna, e portava nelle mani anche un ricordo lasciato dalla protagonista.

I loro racconti mi hanno colmato di emozioni, tra cose divertenti e non, nonostante la non piena comprensione, per via delle voci dialettali, ma al contempo, grazie ai ricchi gesti delle narratrici *me la sono cavata abbastanza bene, afferrando la sostanza dei racconti.

Tra l’altro, lo spettacolo si teneva presso.

L’Archivio di Stato, dove si conserva e si sorveglia il patrimonio archivistico statale. La prerogativa di questo luogo magico è che offre a ogni cittadino la possibilità di risalire alle proprie origini per poi *avere contezza* di chi siano i suoi antenati e da dove provenissero. Intanto, immaginate! Queste donne raccontavano le vere storie delle loro care al cospetto di un’immensa quantità di libri antichi e significativi in uno spazio mastodontico, come fare a *tenere a bada* la propria commozione?

Sebbene questa sia stata un’esperienza singolare, edificante nonché colma di virtù, purtroppo però, oggigiorno il grosso della popolazione non è memore di quanto i nostri antenati ci hanno lasciato e insegnato e dunque non ne fa tesoro.

“Voi l’avete fatto ben presente in un modo più che reale, affermando dei valori di grande portata. Vi ringrazio di cuore.”
Così ho scritto alla nostra amica non appena il loro spettacolo è terminato.