Starne certi

Starne certi (ep. 1128) – scarica audio

Trascrizione

Oggi ci occupiamo di “starne certi”.

“Stanne certo” è un’espressione che significa “puoi esserne sicuro” o, a seconda dell’occasione, anche qualcosa di simile a “fidati”.

Può essere usata per rassicurare qualcuno su qualcosa o per ostentare sicurezza, per dimostrare sicurezza.

Ad esempio, se una persona ti dice “stanne certo, verrò alla festa”, sta dicendo che puoi essere sicuro che parteciperà alla festa.

Ci si può rivolgere anche a più persone. In questo caso è “statene certi”, che sta per “potete starne certi”, “potete esserne certi”.

Quando invece mi rivolgo a una persona e le do del tu, posso dire “stanne certo”. Vediamo parola per parola.

“Starne” contiene il verbo “stare”. La parola “starne” non è il plurale di starna, che è un uccello (la starna, le starne).

Il verbo stare si usa spesso anche in altre esclamazioni:

Stai tranquillo

Stai calmo

Stai sereno

Oppure, mantenendo anche la particella “ne”:

Stanne alla larga

Stanne fuori

“Ne” è una particella pronominale che significa “di ciò” o “di questo” e si riferisce a qualcosa detto prima o implicito.

“Stanne certo” infatti può diventare “stai certo di questo,” “puoi star certo di ciò”.

Colloquialmente si usa anche “sta’ certo di questo” parlando con una sola persona:

Sta’ certo che ciò che dico è vero

Notate che se si dà del lei, “stanne certo” diventa “ne stia certo”, o “stia certo di questo”. Non esiste la versione formale di “stanne” in una sola parola.

Questo accade anche con altri verbi:

Fanne, ne faccia (delle mie parole fanne buon uso)

Dinne, ne dica (quante parolacce devo dire? Risposta: Dinne tre)

Parlane, ne parli (di me parlane bene con tutti)

Tienine, ne tenga (delle mie parole tienine conto e cerca di farne tesoro)

eccetera.

“Certo” è infine un aggettivo simile “sicuro”, “convinto”.

Quindi “stanne certo” si traduce letteralmente in: “stai certo di ciò” o “puoi essere sicuro di questo”.

Concludo l’episodio con qualche esempio:

Non ti deluderò, stanne certo.

Se segui questo percorso, stai certo che otterrai grandi risultati.

Non importa quanto ci vorrà, ma puoi star certo che raggiungerò il mio obiettivo.

Faremo tutto il possibile per aiutarvi, statene certi.

La situazione cambierà presto, statene certi.

Ci saranno delle difficoltà, ma supereremo ogni ostacolo, statene certi.

Adesso ripassiamo gli episodi precedenti. Così non li dimenticherete. Statene certi!

– – –

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Angela: Grazie Gianni. Che bell’episodio, fa molto italiano. Facciamo pratica con un ammonimento serio.

Anthony: ditemi amici, quante parolacce posso dire.

Hartmut: Che vuoi che ti diciamo, non dirne nessuna sarebbe meglio!

Anthony: ma che cacchio dite? Non posso farne a meno!

Marcelo: hai capito bene Anto’, stanne alla larga dalle parolacce, sempre! Tienine conto e datti una regolata. Sennò, saremo presto insofferenti a te. E manco poco! Stanne certo !

Risiedere – VERBI PROFESSIONALI (n. 95)

Risiedere

Descrizione

Vediamo come si usa il verbo RISIEDERE con numerosi esempi.

Il verbo risiedere ha diversi utilizzi. Si usa in modo simile a abitare, stare, trovarsi, ma anche a basarsi, consistere e trovare fondamento.

Il file audio, la spiegazione completa e gli esercizi sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente. 

Durata audio mp3: 8:46 minuti

LOG INADERISCI

audio mp3

Stare attenti o essere attenti? (ep. 969)

Stare attento o essere attento? (scarica audio)

Video

https://youtu.be/9a100Yk5Th4
– – –

Trascrizione

Si dice stare attento/attenta o essere attento/attenta?

Cioè si deve usare il verbo essere oppure il verbo stare?

Qual è la scelta migliore?

È presto detto.
Entrambe le modalità, “stare attento” e “essere attento”, sono corrette e a volte vengono usate in modo intercambiabile.

Tuttavia, c’è una leggera differenza di sfumatura tra le due.

Stare attento” implica una maggiore enfasi sull’azione di prestare attenzione in un momento specifico o in una situazione particolare.

Ad esempio, “Devi stare attento quando attraversi la strada”

Essere attento” invece tende a sottolineare uno stato di attenzione generale o una caratteristica della personalità di qualcuno.

Ad esempio, “Luca è una persona attenta ai dettagli.”

Pertanto, se vuoi dire a un amico che non si deve distrarre durante la guida, e che deve restare concentrato, molto meglio dire:

Stai attento quando guidi, mi raccomando!

E non:

Sii attento quando guidi!

Invece, se parli di Giovanni e vuoi dire che lui non si distrae mai alla guida, è preferibile dire:

Giovanni è sempre attento quando guida

Oppure

Giovanni è una persona molto attenta alla guida

Piuttosto che:

Giovanni sta sempre attento quando guida

Infatti stiamo parliamo di Giovanni e del fatto che lui è fatto cosi. È una sua caratteristica quella di essere sempre concentrato quando guida. Usare “stare” non è scorretto, ma meno adatto.

Bene, stavolta sono stato attento a rispettare la durata dei due minuti! Stavolta secondo voi quale verbo ho usato?

Adesso un piccolo ripasso. State attenti alla pronuncia. Vi propongo di registrare uno scioglilingua. Scegliete voi quale.

Marcelo: Sul tagliere gli agli taglia. Non tagliare la tovaglia.
La tovaglia non è aglio,
e tagliarla è un grave sbaglio.

Mariana: bravo Marcelo, della serie chi taglia la tovaglia è uno scemo!

Paul: Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo.

Ulrike: ma a che pro fare una palla di pelle di pollo? Non mi pare una domanda peregrina!

Estelle: a proposito: la pera sul purè pare peregrina, però pure il purè con le pere peregrino pare.

Karin: bisogna ripeterlo fino a quando non sbagliamo più vero? Stiamo freschi!

– – –

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

779 Stante, stante che

Stante, stante che (scarica audio)

Trascrizione

Continuiamo ad occuparci di stante, il participio presente del verbo stare.

Iniziamo dalla locuzione “stante che”.

Stante che” oppure “stante il fatto che” è una locuzione che si può usare per fotografare una situazione e trarre delle considerazioni.

Stante che non ci sono prove che ti ho tradito, non puoi accusarmi!

Ho fatto un esempio che può destare maggiore attenzione rispetto ad altri, ma in realtà questa locuzione si usa più spesso in contesti abbastanza tecnici e formali.

Il senso è lo stesso di “per il fatto che“, “in considerazione del fatto che”, oppure le forme più utilizzate: visto che, dal momento che, dato che, giacché, poiché, siccome, e anche dacché.

Se ricordate anche dacché è stato trattato in un passato episodio.

Se usiamo solamente “stante” (senza aggiungere “che” o “il fatto che”) possiamo ugualmente fotografare una situazione per trarre considerazioni o conseguenze, ma possiamo farlo più spesso, anche in contesti familiari e colloquiali.

Vediamo alcuni esempi:

Stante la situazione attuale internazionale, non mi sembra il caso di fare quel viaggio a Mosca che tanto desideravamo.

Stante le tue condizioni di salute, non potrai uscire dall’ospedale prima della prossima settimana.

In questi ultimi due esempi il senso è anche abbastanza simile a “se le cose non cambieranno“, quindi si fotografa una situazione e si evidenzia il fatto che non sta cambiando, quindi ne traggo una conclusione o ne deriva una conseguenza.

Stante le cose tra noi, non abbiamo più nulla da dirci. Addio.

Stante le premesse, ci aspetta un’estate molto calda

Stante le condizioni economiche attuali, non potremo andare in vacanza in Italia.

Stante le difficoltà che ci sono, meglio rimandare il nostro appuntamento

Stante le disposizioni di legge, dovete indossare le mascherine

Stante le circostanze politiche, la guerra non finirà presto.

Stante“, nonostante la varietà degli esempi che ho fatto, resta non molto usato nella vita di tutti i giorni, ma lo trovate molto spesso nelle notizie, soprattutto nello scritto.

Avrete notato che, dagli esempi fatti, a volte stante somiglia a “a causa di”.

Un altro esempio in tal senso:

Stante il cattivo tempo, la vacanza è stata rinviata.

Non abbiamo finito ancora con “stante” ma meglio continuare nel prossimo episodio anziché farlo seduta stante.

Adesso un breve ripasso.

Anthony: Ero indisposto ma adesso sono riuscito a ritagliarmi del tempo per comporre qualcosa al volo.

Ulrike: bontà tua! Su cosa verterà il ripasso?

Marguerite: in questo primo maggio verterà ovviamente sulla dignità del lavoro e la responsabilità dei manager a tutelare i diritti dei lavoratori. La maggiore sicurezza sul lavoro è il tema che sta più a cuore a tutti.

Marcelo: ma questi sono paroloni, concetti enormi, usati spesso a sproposito, non ti pare? Comunque qualcosa di decente alla fine è uscito. Buttalo via!

Stare in campana

Stare in campana (scarica audio)

Vi hanno mai consigliato di stare in campana?

Ma che significa? Devo stare in campana? Cioè?

Tranquilli, significa semplicemente “stai attento/a“.

Un’espressione informale sicuramente, ma molto diffusa in tutt’Italia.

La campana 🔔 infatti suona, e in particolare può essere utilizzata per far suonare un allarme.

Stai in campana significa infatti “stai in preallarme”, o meglio ancora “stai all’erta“.

È un invito, un consiglio che si fa ad una persona quando potrebbe accadere qualcosa, quindi occorre stare attenti, non rilassarsi troppo, non distrarsi, perché potrebbe essere necessario reagire immediatamente, oppure potrebbero esserci problemi.

È un preallarme dunque, non proprio un allarme.

Questo è importante sottolinearlo, quindi non è proprio come “stare attenti” che si può riferire anche ad un pericolo immediato.

Ancora più informalmente si può pronunciare una sola parola: occhio 👁!! Anche in questo caso tuttavia il pericolo è quasi sempre immediato:

Occhio, ché se cadi ti fai male!

Stai in campana quando guidi, ché se ti distrai potresti andare fuori strada.

Stai all’erta, ché se perdi l’aereo il prossimo volo è tra due giorni.

Va bene, grazie, starò in campana!

Un ultimo avvertimento.

Come ho detto prima, stare in campana è equivalente a stare all’erta.

Allora vi do un consiglio: state in campana quando scrivete all’erta, perché in questo caso si scrive con l’apostrofo e se state facendo un esame questo è importante.

Infatti allerta, senza apostrofo, esiste, ma è un sostantivo che indica sempre un preallarme, come ad esempio l’allerta meteo, cioè l’allerta per una possibile condizione metereologica negativa: temporale, pioggia, forte vento eccetera.

Invece, quando si invita una persona a “stare all’erta”, scritto con l’apostrofo, si tratta di una locuzione avverbiale. Significa stare vigili, guardinghi, attenti a ciò che può accadere.

Quindi si usa il verbo stare, nel senso di rimanere, restare, proprio come “stai attento” o “stare in piedi”.

Quindi prima nasce all’erta con l’apostrofo e solo successivamente il sostantivo allerta, tutto attaccato, senza apostrofo dunque:

Per domani allerta meteo, venti forti e temporali.

Ah, state in campana anche a quando usate il plurale del sostantivo allerta , che è sempre allerta: l’allerta al singolare, le allerta al plurale o anche gli allerta, se preferite.

Al plurale molto spesso si trova anche “le allerte” ma si tratta di un errore. Sarebbe al massimo “le allerta”.

Riguardo al genere, ho detto che potete scegliere, infatti c’è chi dice che allerta sia maschile, e altri che sia femminile. Allora il plurale è “gli allerta” oppure “le allerta“.

Non preoccupatevi del genere comunque. Maschile o femminile va bene lo stesso. È invece facile sbagliarsi sul plurale.

State all’erta dunque, anzi, in campana!