verbi italiani professionali
30 – I verbi professionali: CASSARE
Il commento audio di Ulrike, membro dell’associazione
Trascrizione
CASSARE è veramente un verbo particolare, che è stato scelto perché fa parte di quella categoria di verbi che potremmo inserire nella categoria “burocratese”, quel linguaggio pseudo-tecnico che si usa molto nelle comunicazioni di lavoro.
Non possiamo parlare di cassare come un verbo formale. Il problema è che la maggior parte di voi, dei membri dell’associazione, in realtà, non l’avrà mai sentito prima d’ora. Quello che potrebbe venire in mente è che cassare abbia un legame con la cassa…. (continua)
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29 – I verbi professionali: INVESTIRE
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
I segni zodiacali: l’Acquario
Audio (estratto di 7 minuti)
Trascrizione
Eccoci arrivati al segno dell’acquario. Si tratta del secondo segno zodiacale di cui ci occupiamo, dopo quello del Capricorno. Continuiamo quindi in questo percorso volto alla scoperta dei tratti caratteriali e degli aggettivi, e questo metodo, basato sui segni zodiacali, ci permette di sviscerare tutte le caratteristiche delle persone. Sviscerare significa esaminare, di studiare a fondo, di approfondire, scandagliare.
Ripeti: Dobbiamo sviscerare tutte le caratteristiche delle persone
Nel primo episodio del Capricorno abbiamo avuto modo di spiegare le caratteristiche del segno, vale a dire quelli che si chiamano “i segni del carattere”. Faremo la stessa cosa con l’Acquario e tutti i segni a venire, fino ad esaurire tutto lo zodiaco.
Con “segni del carattere” si intendono le caratteristiche del carattere. La parola “segno” evidentemente non ha solamente un significato: ci sono i segni zodiacali, come abbiamo detto, “i segni del carattere” e tanti altri segni, come i “segni alfabetici” eccetera.
In effetti la parola segno, ha molti significati, molto simili tra loro. Il principale è il “tratto”, cioè una scritta che si fa con la penna, o con la matita: un segno fatto con la penna, con la matita eccetera.
Segno è anche un sinonimo si “segnale”, “indicatore”: fammi un segno che ci sei, dammi un segno della tua presenza eccetera.
Segno è anche sinonimo di “gesto” o “cenno” che si fa con la mano: gli ho fatto segno con la mano di fermarsi, gli ho fatto segno di mettere la macchina qui.
Ma oggi ci interessano i segni caratteriali dell’acquario. Ciò che contraddistingue l’Acquario dagli altri segni zodiacali. Anche qui la parola segno indica un “tratto”, ma non si parla di un tratto fatto con la penna, bensì di un tratto caratteriale. Quindi i segni caratteriali sono anche detti tratti caratteriali, che indicano semplicemente le caratteristiche del carattere. In fondo un segno, fatto con la penna, o un segno fatto con la mano, servono entrambi a dare indicazioni, e la stessa cosa avviene descrivendo i segni caratteriali.
Bene, cominciamo dal dire che il segno dell’acquario rientra tra i segni fissi d’aria. È un segno d’aria quindi, come il segno dei Gemelli e quello della Bilancia. L’Aria è quindi l’elemento dell’Acquario. Ricordate? Lo abbiamo visto quando parlavamo del Capricorno.
L’Acquario È un segno fisso d’aria, e i segni “fissi” sono, in astrologia (ricordate che si tratta di astrologia e non di astronomia!) i segni zodiacali in cui si trova il Sole nel pieno di ciascuna stagione.
Il periodo dell’acquario va dal 21 gennaio a 19 febbraio. È questo il periodo in cui il Sole arriva in acquario, come abbiamo visto anche spiegando il segno del Capricorno. Proprio in quel periodo siamo nel centro della stagione invernale. Infatti l’inverno inizia il 22 dicembre e termina il 20 marzo. Al centro, esattamente al centro c’è il periodo dell’Acquario. Per questo si dice che l’acquario è un segno fisso d’aria. Si dice anche che la qualità del segno è fissa.
Gli altri segni cosiddetti fissi sono il Leone, lo Scorpione ed il Toro. Tutti segni fissi; tutti segni che stanno al centro di una stagione diversa.
Bene, ma perché vi ho parlato dei segni fissi?
Perché i segni fissi hanno una caratteristica che li contraddistingue, seppur nella loro diversità.
La caratteristica dei segni fissi è che portano sempre a termine quanto hanno iniziato in precedenza. Sono dei segni che vanno tutti associati, con le loro caratteristiche, alla stagione di appartenenza.
Questa è una cosa molto interessante. Associare la stagione ai segni fissi significa collegare le caratteristiche della stagione con il carattere del segno fisso, il segno che nasce proprio al centro di quella stagione.
Questo è interessante perché ci permette di capire le vicinanze tra i segni zodiacali. Ad esempio l’Acquario in questo senso ha caratteristiche opposte al Leone, perché il Leone nasce al centro dell’Estate, la stagione opposta all’inverno….
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Il file MP3 completo (40 min.) da scaricare ed ascoltare, con la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente
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28 – I verbi professionali: INSISTERE
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27 – I verbi professionali: SUFFRAGARE
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26 – I verbi professionali: VAGLIARE
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19^ lezione di Italiano Professionale: I verbi da usare durante una presentazione (estratto)
Audio (estratto di 5 di 60 minuti)
Descrizione
In questa lezione spieghiamo i verbi più adatti da utilizzare in una presentazione personale o aziendale. Si analizzano le differenze tra i vari verbi, quali preferire e il perché. Ringraziamo con affetto chi ci ha aiutato a realizzare questa lezione: Ulrike (Germania), Mohamed (Egitto), Jasna (Slovenia), Ramona (Libano), Bogusia (Germania) e Ivan (Brasile)

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I verbi da utilizzare durante una presentazione. |
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Os verbos a serem usados durante uma apresentação |
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Los verbos que se utilizarán durante una presentación |
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Les verbes à utiliser lors d’une présentation |
| The verbs to be used during a presentation | |
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الأفعال التي سيتم استخدامها أثناء العرض التقديمي |
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Глаголы, которые будут использоваться во время презентации |
| Die Verben, die während einer Präsentation verwendet werden sollen | |
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Τα ρήματα που πρέπει να χρησιμοποιούνται κατά τη διάρκεια μιας παρουσίασης |
Il bambino farfalla: una storia emozionante. Ripasso verbi professionali (1-25)
Audio
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Trascrizione
Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente voglio raccontarvi una storia.
Durante questa storia vedremo alcuni termini e verbi particolari ed anche qualche espressione italiana. Inoltre faremo un ripasso di alcuni verbi professionali che abbiamo imparato finora nel corso di Italiano Professionale. Alla fine di questo episodio vi ripeterò brevemente tutte le frasi in cui ho utilizzato i verbi spiegati nel corso di Italiano Professionale.
Si tratta di una storia a lieto fine che ha come protagonista un bambino originario della Siria che aveva una brutta malattia. Il protagonista di questa storia è quindi un bambino siriano.
Quando si parla di storie a lieto fine significa che le storie finiscono bene, che hanno una fine lieta, cioè positiva, piacevole. Una fine lieta è un lieto fine. Fine è una parola, un sostantivo italiano che è sia femminile che maschile: la fine, il fine.
La storia però iniziava veramente male. Il bambino infatti aveva una bruttissima malattia genetica.
Per causa di questa malattia il bambino aveva perso quasi tutta la pelle. La malattia gli provocava enormi sofferenze naturalmente ed era continuamente a rischio infezione. Come potete immaginare il dolore era insopportabile.
I medici così, per poter alleviare le sofferenze a questo bambino decisero di provocargli il coma. Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori, renderle più lievi (alleviarle), renderle più tollerabili; attenuarle quindi.
Successivamente, i medici gli hanno trapiantato della pelle nuova. Ora il bambino è tornato a scuola e ha una vita normale.
È proprio una bella storia, anzi bellissima direi. Il protagonista è un bambino siriano di 9 anni.
Non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania con la sua famiglia numerosa. Bensì è una congiunzione poco usata, soprattutto dagli stranieri. Equivale a “ma”, “invece”, “anzi”, e si usa quando in precedenza abbiamo usato una negazione: non viveva in Italia, né in Siria, bensì in Germania.
Il bambino che viveva in Germania soffriva di una rara malattia genetica, una malattia dei suoi geni. Il gene è l’unità fondamentale degli organismi viventi. Tutti gli esseri viventi, non solamente gli esseri umani hanno i geni, ed i geni umani vengono ereditati dai nostri genitori. Non si tratta quindi di una malattia contratta per contagio ma di una malattia ereditata.
Fino a due anni fa non era possibile curare questo bambino e come lui tutti gli altri bambini con questa rara patologia.
La sua pelle era fragile come le ali di una farfalla. I bambini come lui sono anche chiamati “bambini dalla pelle di cristallo” o appunto “bambini farfalla”. Questo perché la loro pelle è così delicata che è sufficiente un minimo contatto, basta un minimo contatto per creare delle dolorose lesioni, delle ferite sulla pelle.
I “bambini dalla pelle di cristallo”: Il cristallo è un particolare tipo di vetro, un vetro particolarmente delicato e prezioso.
Il bambino siriano stava morendo, aveva di fatto perso quasi tutta la pelle. Spesso aveva anche infezioni come potete immaginare: le infezioni erano all’ordine del giorno. E quando qualcosa è all’ordine del giorno significa che possono accadere e di fatto accadono più o meno tutti i giorni.
Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma. Lo stato di coma consiste in uno stato di assenza di coscienza, uno stato di incoscienza. Chi è in coma pertanto è incosciente, non è consapevole del suo stato e pertanto non avverte neanche alcun dolore. In uno stato di coma i pazienti sono in uno stato di sonno profondo dal quale sembra non essere in grado di svegliarsi. Così i medici gli hanno procurato uno stato di coma. In questo caso il verbo procurare equivale a provocare e anche a indurre: I medici gli hanno provocato, gli hanno indotto, gli hanno procurato uno stato di coma. Un coma pertanto che possiamo chiamare farmacologico, vale a dire non un coma naturale, ma un coma indotto da farmaci, provocato cioè da farmaci.
In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere meglio tenute sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici. Le infezioni avvengono quando dei batteri o dei virus entrano nel nostro organismo.
La pelle del bambino però doveva essere curata e così il bambino è stato sottoposto ad un trapianto di pelle. E tutto questo è merito della ricerca italiana, che ha permesso di poter produrre in laboratorio una pelle nuova per il bambino. Una pelle che è stata quindi “coltivata” in laboratorio, all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico. Una pelle coltivata che è stata corretta dal difetto genetico.
Si parla di pelle “coltivata”, proprio come si usa dire per i terreni e per le piante o anche per gli orti. Una pelle quindi cresciuta in laboratorio, coltivata in laboratorio.
Per quanto riguarda la cura, si tratta di una terapia genetica condotta con cellule staminali epidermiche: la cura è stata condotta con delle cellule staminali epidermiche, cioè cellule dell’epidermide, altro nome della pelle: epidermide. Questo nuovo derma – altro nome ancora della pelle: il derma – è stato quindi trapiantato su gran parte del corpo del bambino. Potete immaginare la difficoltà di questo intervento. Con la parola “trapianto” in genere si indica un intervento chirurgico che prevede la sostituzione di un organo ma in realtà possiamo usarlo anche con i tessuti, come appunto la pelle, che è, tra le altre cose, un vero organo, come il cuore o i polmoni. La pelle, pensate un po’, ricopre una superficie di circa due metri quadrati.
L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano comunque è perfettamente riuscito. Ho detto infatti che la storia è una storia a lieto fine, e per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna quindi vedere la fine della storia. Si tratta del primo intervento in assoluto di questo tipo, ed è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.
Oggi il bambino sta bene, è tornato fortunatamente un bambino come tanti, che può giocare e divertirsi normalmente. I medici quindi sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione dopo essersi assunti le responsabilità per questo intervento. Spesso non riusciamo ad apprezzare adeguatamente la normalità con i nostri figli.
Facciamo ora un breve esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me per esercitare la pronuncia.
Si tratta di una storia a lieto fine.
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Una malattia genetica
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Alleviare le sofferenze
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Bensì
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Il bambino non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania
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Geni, genetica, genitori
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Un coma farmacologico
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Procurare un coma farmacologico
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Pelle, epidermide, derma
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Cellule staminali
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Coltivare cellule staminali
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Coltivare cellule staminali epidermiche
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Bene ragazzi spero abbiate gradito questa storia e che abbiate imparato nuovi termini del vocabolario italiano. Su Italiano Semplicemente facciamo spesso storie di questo tipo e ne faremo ancora. Uno dei segreti per imparare una lingua è, non dimentichiamolo mai, provare emozioni, (vedi le sette regole d’oro) ed anche per questo ho scelto questa storia che ritengo veramente emozionante.
Se volete migliorare il vostro italiano ad un livello professionale continuate ad ascoltare le storie di Italiano Semplicemente e non voglio liquidarvi senza ricordarvi che esiste anche un corso di Italiano Professionale che inizierà ufficialmente nel 2018, intorno al mese di marzo.
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I verbi professionali incontrati in questa lezione sono i seguenti:
1) rendere: Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori
2) avvalersi: Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici,
3) adoperarsi: medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma.
4) disporre: In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere tenute meglio sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici.
5) commissionare: La pelle è stata coltivata in laboratorio all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico.
6) predisporre: L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano è perfettamente riuscito.
7) valutare: per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna vedere la fine della storia.
8) eseguire: l’intervento è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.
9) adempiere: I medici sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione
10) assumere: I medici si sono assunti le responsabilità per questo intervento.
11) liquidare: non voglio liquidarvi ma adesso è veramente terminato l’episodio.
Ciao a tutti
25 – I verbi professionali: COMMISSIONARE
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24 – I verbi professionali: CONTRARRE
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23 – I verbi professionali: QUERELARE
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I verbi professionali: ADDOSSARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Ciao e benvenuti nel Corso di italiano professionale, verbi professionali.
Oggi vediamo il verbo addossare.

È il verbo n. 21 del corso. Un verbo molto utilizzato nel mondo del lavoro. Per quale motivo?
Facciamo un passo alla volta.
Addossare è il verbo da spiegare. Addossare deriva da addosso, che significa “sulla persona”, o “sulle spalle di una persona”.
Addosso è un avverbio, un semplice avverbio che si usa in moltissime circostanze, sia in senso proprio che in senso figurato.
Ad esempio:
Io ho addosso un vestito – io porto un vestito addosso
Questo significa che io indosso un vestito. Il vestito mi ricopre, mi sta addosso, lo porto addosso, quindi lo porto sopra di me.
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Visita ad Aarhus (ripasso verbi professionali 1-20)
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Trascrizione
Buongiorno amici, e benvenuti in questo episodio di ripasso dedicato ai verbi professionali, episodio disponibile per tutti, affinché tutti possano trarne beneficio.

In questo episodio verranno quindi utilizzati tutti i verbi professionali finora spiegati all’interno del corso di Italiano Professionale. E’ un esperimento che abbiamo già fatto in passato: se vi ricordate avevamo parlato di come rafforzare le ossa.
Ma col passare del tempo i verbi professionali che spieghiamo aumentano sempre di più quindi è necessario di tanto in tanto rinfrescare un po’ la memoria.
Un modo simpatico e molto produttivo di ripassare, cioè di studiare nuovamente i verbi professionali, verbi che non vengono, se non molto raramente utilizzati dagli stranieri.
L’argomento di oggi, di cui vi parlerò, è un viaggio che faremo dal 15 al 22 agosto di quest’anno. Oggi mi avvarrò quindi dell’aiuto di mia moglie Margherita.
Andremo a visitare la Danimarca e precisamente la città di Aarhus.
Questo progetto è nato per merito di un visitatore, anzi una visitatrice di Italiano Semplicemente, di nome Lya (mille grazie anche a Anette, Grete e Morten per l’ospitalità)
, una ragazza danese che saluto con affetto. Lya ci ha anche aiutato a trovare una bella sistemazione, ci ha aiutato a trovare un appartamento lì, si è adoperata per venirci incontro e con l’occasione ci incontreremo per salutarci. Non avrei mai declinato un invito di questo tipo e di conseguenza abbiamo accettato il cortese invito, e personalmente avevo assunto l’impegno di dedicare un episodio come questo alla città di Aarhus.
Italiano Semplicemente sbarca quindi in Danimarca.
Aarhus, non so bene come si possa pronunciare, è la seconda città più popolosa della Danimarca, e la prima per numero di abitanti della penisola dello Jutland (credo che in lingua danese si dica Jylland. Avete capito che non conosco la lingua danese, pertanto non potrò spacciarmi per un danese, e d’altronde non ne ho alcuna intenzione.
Abbiamo scoperto con piacere che la città in questione sia stata scelta come capitale europea della cultura per il 2017 assieme a Pafo, a Cipro.
Cogliamo l’occasione quindi anche noi per promuovere la città di Aarhus.
Aarhus ha persino un soprannome, ed infatti è nota come “la più piccola grande città del mondo”. Si trova sulla costa orientale (cioè ad est) dello Jutland in corrispondenza della foce di un fiume che ha lo stesso nome della città: Aarhus.
È una città in cui il fiume riveste una notevole importanza perché lo stesso nome della città in danese antico significa “foce del fiume”.
Io sono rimasto stupito del premio alla cultura perché non conoscevamo questa piccola-grande città danese. Meglio tardi che mai.
Allora io e mia moglie ci siamo un po’ informati e abbiamo scoperto che si tratta di una delle più antiche città della Scandinavia, anche detta penisola scandinava, che è quell’area geografica che comprende anche la Norvegia, la Svezia e parte della Finlandia.
Abbiamo ad esempio scoperto che ad Aahrus c’è la sede della importante marca di birra Ceres.
Per quanto riguarda i monumenti c’è una cattedrale che risale al XIII secolo, e si tratta della cattedrale più grande della Danimarca. Spero avremo occasione di visitarla.
C’è poi dal punto di vista culturale una chiesta storica importante, la Vor Frue Kirke (spero che la pronuncia non sia così tremenda (valutate voi e fatemi sapere) mi scuso se faccio grossi errori). Poi c’è anche Il Palazzo di Marselisborg (Marselisborg Slot) da visitare che è invece una residenza reale.
Poi c’è un museo d’arte: ARoS è il suo nome, il Teatro, il Municipio e l’antico borgo, o la vecchia città (Den Gamle By), che è una ricostruzione di un vecchio villaggio danese, quindi si tratta di una ricostruzione della vita urbana dal Settecento fino agli Anni ’70 – che permette al visitatore di immergersi fisicamente nel passato. A me piacerebbe visitare questo posto.
Non lontano dalla città ci sono molte spiagge, boschi e altre cose da esplorare, basta prendere una bella bicicletta. Sono molto curioso personalmente di vedere anche le pietre runiche di Jelling, uno dei patrimoni dell’umanità dichiarati dall’UNESCO, e poi anche i fiordi e le fantastiche coste danesi. Molta natura quindi da vedere.
È una popolazione molto giovane, la più giovane della Danimarca. Infatti ci sono moltissimi studenti.
Nonostante questo la città però è una delle più antiche della Danimarca.
La cosa che mi ha colpito maggiormente però è che, udite udite, degli studi recenti hanno stabilito che gli abitanti di Aarhus sono i più felici della Danimarca.
Ecco un altro bel motivo per cui visitare questa bella città. Grazie ancora a Lya che ci ha dato questa opportunità.
Fortunatamente ci sono attrazioni un po’ di tutti i tipi e per tutti i gusti, per cui credo che non ci annoieremo. Tra l’altro vale la pena di non trascurare neanche lo shopping, e quindi non mancheremo di visitare il Quartiere Latino.
Mia moglie tra l’altro ha dato un ordine preciso: impossibile non eseguire!
Dal punto di vista della democrazia, della crescita e dello sviluppo, pare che Aarhus sia all’avanguardia, quindi ho letto che si sta andando verso un modello basato sulla sostenibilità dell’ambiente e della società, verso un modo di vivere che non consumi più risorse di quelle che produce quindi. Un modello basato anche sulla diversità in generale, quindi sul rispetto alle altre culture, a tutte le religioni e tutte le forme di diversità. Riguardo alla democrazia ed alla cooperazione, questi credo siano il punto forte dei danesi in generale e questo era noto anche a me, che dall’Italia, come un po’ tutti i miei concittadini, vediamo i danesi come un esempio di democrazia, di onestà e di progresso.
Insomma è una città con una forte propensione al cambiamento. Il motto della città, la frase che rappresenta la città Let’s Rethink (che dovrebbe significare qualcosa come “Ripensiamo, ripensiamoci”, induce, spinge a pensare, a ripensare la società, e pare che esprima proprio questo spirito innovativo di Aarhus, dove tutti i cittadini sono inseriti e motivati alla partecipazione. In un ambiente del genere potete immagina come tutto funzioni meglio: tutti sono molto più felici e di conseguenza anche i servizi pubblici e privati vengono erogati con puntualità ed efficienza.
Speriamo con tutto il cuore di venire contagiati da questo spirito e portare un po’ di tutte queste belle caratteristiche al nostro ritorno in Italia. Sicuramente ne saremo arricchiti.
Voi a questo punto mi direte: è tutto perfetto ad Aarhus?
Scommetto che si mangia male! Questo mi sono detto. Questo ho pensato. Ci scommetto quello che volete! Solo in Italia si mangia bene. Ebbene: scommessa persa! Se avessi scommesso avrei perso tutto: avrei sbancato! Completamente!
Fortunatamente non ho scommesso, anche perché avendo perso, e in mancanza di soldi per terminare la vacanza avremmo dovuto cercare un lavoretto per arrotondare.
Infatti Aarhus pare non tema confronti neanche sulla gastronomia. Beh, vedremo se è così. Vi faremo sapere. Cercheremo di assaggiare il pesce locale e tutte le specialità del posto e vi faremo sapere se secondo noi il cibo e la cucina valgono il titolo di “Regione Europea della Gastronomia 2017”.
Purtroppo non potremo partecipare al Food Festival di Aarhus, (peccato!) che sarà qualche giorno dopo, ai primi di settembre, ispirata alla cultura culinaria sostenibile. Non disponiamo di tanti giorni di vacanza purtroppo.
Non potremo partecipare neanche al Festival di Aarhus (Aarhus Festuge) che si svolge dalla fine di agosto ai primi di settembre. Un festival di arte e cultura anche noto col nome di WindMade (cioè fatto col vento), e questo perché il festival è alimentato dall’energia del vento, dall’energia eolica. Prima infatti parlavo di sostenibilità.
Si tratta di uno dei più grandi eventi culturali della Scandinavia dove ci saranno una vasta gamma di eventi culturali, dal teatro alla musica e letteratura, fino alla gastronomia alle arti visive e l’architettura.
Insomma ci perderemo un po’ di cose di Aarhus, ma sono sicuro che avremo modo di apprezzare ugualmente la città e che le nostre aspettative non saranno disattese. La data del nostro viaggio d’altronde è stata dettata da esigenze diverse. Non potevamo predisporre il nostro viaggio in una data diversa da questa purtroppo.
Ok, credo sia il caso di liquidarci per oggi, speriamo di aver reso piacevole l’ascolto raccontandovi del nostro programma di viaggio ad Aarhus e di aver riscosso quindi il vostro interesse.
Il podcast volge al termine. Un saluto da Roma.
Tutti i modi per nascondere la verità – 2^ parte
Audio a bassa ed alta velocità
E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.
US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN
Trascrizione
Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.
Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.
Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.

La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.

Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.
Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.
Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.
Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.
Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.
Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.
Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.
Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.
Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.
Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.
La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?
Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.
Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.
Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.
Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.
La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.
Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.
Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:
Mi raccomando il massimo riserbo! Riserbo assoluto!
Il che è come dire:
Mi raccomando, occorre discrezione!
Mi raccomando, non lo dire a nessuno.
Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza
Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.
A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.
Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!
La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.
Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.
Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.
In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.
Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.
Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.
Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.
La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.
Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!
Coprire la verità
…
Insabbiare un crimine
…
Omertà
…
Atteggiamento omertoso
…
Riserbo
…
Massimo riserbo, mi raccomando!
…
Eclissare la verità
…
Spacciarsi per qualcun altro
…
Riservatezza
…
Contraffare
…
Ciao ragazzi. Continuate a seguirci ed a proporci nuovi podcast. Se volete potete anche partecipare attivamente, su Facebook o su WhatsApp.
Fatevi sentire, vi aspetto.
Ciao
I verbi professionali: EROGARE
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Trascrizione
Benvenuti nel Corso di italiano professionale, per coloro che vogliono portare ai massimi livelli la loro conoscenza della lingua italiana. Un percorso lungo ma con italiano semplicemente ci arriveremo insieme, seguendo un percorso graduale.

Questo episodio in particolare fa parte della sezione “verbi professionali” ed è dedicato al verbo professionale: EROGARE.
Questo è sicuramente un modo trasversale di affrontare argomenti diversi in ambito professionale. Un verbo infatti di solito ha diversi utilizzi, validi in diversi contesti.
Questo è in particolare un verbo che appartiene alla stessa categoria di liquidare e riscuotere, che abbiamo già visto e spiegato all’interno della speciale sezione “verbi professionali”. Infatti anche il verbo erogare ha a che fare con i soldi e i pagamenti. Ma non solo. Vedremo in realtà come il verbo ha un altro importante utilizzo.
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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”.
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I verbi professionali: SBANCARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
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Trascrizione
Eccoci arrivati al verbo professionale numero diciannove: sbancare. Come altri verbi che abbiamo già descritto, sbancare ha più di un solo significato.
E’ un verbo professionale? Questa è una domanda che dobbiamo porci per sapere sia se è usato in ambiente lavorativo, sia se si può classificare come un verbo di utilizzo formale o meno. Lo è perché sicuramente è un verbo che si usa spesso tra colleghi al lavoro, ma avendo molti significati, bisogna fare attenzione perché soltanto leggendo o ascoltando bene la frase si può capire bene. È un verbo usato regolarmente sin dai primi del 1800 e il cui utilizzo è in forte aumento. Notiamo innanzitutto che, lo avrete notato, sbancare contiene la parola “banca”. In realtà sbancare però viene da banco e non da banca.

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I verbi professionali: ARROTONDARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
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Audio presenti nel podcast
Running Waters Full Band di Audionautix è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Artista: http://audionautix.com/
Laconic Granny di Kevin MacLeod è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Fonte: http://incompetech.com/music/royalty-free/index.html?isrc=USUAN1100522
Artista: http://incompetech.com/
Chance, Luck, Errors in Nature, Fate, Destruction As a Finale di Chris Zabriskie è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Fonte: http://chriszabriskie.com/reappear/
Artista: http://chriszabriskie.com/
Trascrizione
Arrotondare è il verbo numero diciotto del corso di Italiano Professionale. Molto curioso come verbo, e come altri verbi che abbiamo visto ha più significati.
Grazie a Ramona dal Libano e a Zahid dal Marocco che mi aiutano oggi a spiegare questo verbo professionale.
Ramona: ciao amici come state? Oggi faccio parte della spiegazione di un verbo nuovo: il verbo arrotondare.
Zahid: ciao a tutti, sono Zahid, e sono insegnante della lingua italiana in Marocco.
Notiamo innanzitutto che è un verbo con ben tre erre: “arrotondare”, e questo potrebbe rendere la pronuncia più complicata per qualcuno, anche perché le prime due erre formano una doppia.
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I verbi professionali: ADEMPIERE
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Trascrizione

Il verbo numero diciassette del corso di Italiano Professionale è il verbo adempiere. Adempiere non è un verbo che ha molti significati. Vi dirò che in realtà ne ha solamente uno.
Il significato del verbo adempiere è inoltre strettamente collegato al lavoro.
Si tratta di un verbo che normalmente le persone non madrelingua italiana non utilizzano molto spesso, ed il motivo è che questo verbo facilmente sostituibile col verbo “fare”.
Infatti adempiere viene da latino, viene dal verbo significa riempire, o empire. Quindi adempiere viene da riempire. Per capire il significato di adempiere posso quindi ricorrere ad un bicchiere che viene riempito d’acqua ad esempio.
Un bicchiere, una volta che è stato riempito, ha assolto il suo compito. Il bicchiere serve a questo no? Ad essere riempito. Quindi non c’è più niente da fare, se non bere, ma facciamo finta che l’utilità del riempire bicchiere finisca lì.
Ebbene adempiere, in senso generale, significa fare una cosa. Come vedete ho usato il verbo fare. Ma in che senso fare una cosa? Una cosa qualsiasi?
In effetti questa cosa è una cosa che andava fatta. Quindi si tratta di un dovere, di un compito.
Ecco quindi che sono entrato nella sfera lavorativa. È al lavoro che le cose vanno fatte, giusto?
Ebbene, quando al lavoro, in qualsiasi lavoro, si porta a termine, cioè si finisce un lavoro, si completa un lavoro che era dovuto, un lavoro che si doveva fare, che andava fatto, allora in questo caso un modo alternativo e molto professionale di esprimere questo è “adempiere un lavoro”.
Il verbo adempiere può essere seguito dalla parola “lavoro”, ma più frequentemente da “compito” o “compiti” oppure anche dalla parola “obblighi”, al plurale più che al singolare “obbligo”. Adempiere agli oneri è ugualmente molto usato.
Ma vediamo innanzitutto la costruzione della frase.
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I verbi professionali: ASSUMERE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
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Trascrizione
“Complimenti, le comunico che lei è stato assunto!”
Ti piacerebbe se dicessero proprio a te questa frase?
In effetti l’emozione che si prova è molto forte.
A me è capitato, un paio di volte, ma ho semplicemente letto una lettera raccomandata, che mi è quindi arrivata per posta, lettera con la quale mi veniva comunicata l’assunzione.
Quindi finalmente avevo un lavoro.
Assumere quindi è il verbo numero quindici della categoria verbi professionali, ed è facile capire naturalmente perché si tratta di un verbo professionale.
Normalmente infatti chiunque ottenga un lavoro, un lavoro regolare intendo, viene assunto…
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I verbi professionali: AVVALERSI
– Sommario del corso di Italiano Professionale
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Trascrizione
Eccoci arrivati al quattordicesimo verbo professionale.
Il verbo di oggi è AVVALERSI (A-V-V-A-L-E-R-S-I), che è un verbo pronominale, cioè è un verbo che si usa per riferirsi ad una azione verso se stessi, una azione che si fa verso se stessi: quindi io mi avvalgo, tu ti avvali, lui si avvale eccetera. Per avere un’idea più chiara dei verbi pronominali potete dare una occhiata all’articolo pubblicato a dicembre 2016 dedicato proprio ai verbi pronominali.

Ad ogni modo oggi spieghiamo come si usa questo verbo, quali sono gli utilizzi che gli italiani fanno di questo verbo. E’ un verbo professionale perché il verbo avvalersi è molto utilizzato nel mondo del lavoro ed il motivo lo capirete tra poco:
Avvalersi significa “servirsi di qualcosa”. Tutto nasce quindi da un bisogno. Chiunque abbia dei bisogni nella sua vita si può avvalere di qualcosa. E tutti abbiamo dei bisogni nella sua vita giusto?
Quando si ha un bisogno, quando si ha bisogno di qualcosa, normalmente si dice proprio così: “ho bisogno di”. Ad esempio, “ho bisogno di acqua”.
Analogamente potete dire “ho bisogno di un paio di scarpe”, “ho bisogno di aiuto”, “della mia macchina”, “del denaro necessario”, eccetera.
“Ho bisogno” esprime quindi un bisogno, una necessità. Ed è sempre seguito da “di”, “del”, della” eccetera.
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Rafforzare le ossa (1^ ripasso dei verbi professionali 1-13)
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Bene ragazzi grazie di cuore di essere qui per questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente.
La famiglia di Italiano Semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, siete molti a seguirti su Facebook ed aumentano anche le persone che iniziano a citare le sette regole d’oro che io raccomando per chi sta cercando di migliorare il suo italiano.
Oggi facciamo un episodio di ripasso. Ripassare significa esercitarci, studiare nuovamente. Ci esercitiamo con alcune delle frasi idiomatiche imparate finora sulle pagine di Italiano Semplicemente, un esercizio direi abbastanza efficace e divertente.
Lo facciamo affrontando un argomento interessante credo un po’ per tutti: parliamo di rafforzare le ossa.
Tutti abbiamo le ossa no? Le ossa formano il nostro scheletro, sono dentro di noi, nel nostro corpo, sono di colore bianco, e l’unica parte del nostro scheletro visibile sono i denti.
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Bene, quindi vi interesserà sicuramente come fare per rafforzare le ossa e in generale per avere cura del vostro scheletro per farlo durare il più a lungo possibile.
Ho fatto una breve ricerca su questo ed ora vi racconto alcune cosette interessanti sulle ossa. Prima neanche io ne avevo la più pallida idea. Ora invece avete davanti a voi un vero esperto di ossa: mica pizza e fichi!
Sto scherzando ovviamente, non voglio certamente spacciarmi per un esperto. Ho solo letto alcuni articoli e vorrei condividerli con voi oggi. Spero che la cosa riscuota il vostro interesse. Credo che in questo modo riuscirò a rendere questo episodio ancora più interessante.
Ogni tanto quindi userò alcune delle espressioni già spiegate sulle pagine di Italiano Semplicemente è userò anche qualche verbo professionale, mettendo anche dei collegamenti ai singoli episodi, se volete approfondire; ho già iniziato a farlo, infatti ad esempio “non avere la più pallida idea” e “mica pizza e fichi” sono due espressioni che abbiamo già incontrato in altri episodi e che ho già spiegato. Se non ricordate più il significato e i vari utilizzi andate a dare un’occhiatina.
Lo stesso vale per i verbi che abbiamo chiamato “professionali” e che spieghiamo ogni settimana per coloro che vogliono migliorare il loro italiano oltre il livello base. Questa è anche un’occasione per me per promuovere il corso di Italiano Professionale.
Allora le ossa: molti lo sapranno, molti no, sono tessuti vivi. Checché se ne dica le ossa sono dei tessuti vivi proprio come la carne e la pelle. Anche se sembra che una volta cresciute non cambino più, non è così. Le ossa sono composte da cellule che cambiano continuamente. Si parla in questo caso di tessuto osseo, proprio come avviene per la pelle ad esempio, che è chiamata tessuto adiposo o adipe.
Tutti i giorni della nostra vita perdiamo un po’ di tessuto osseo, e tutti i giorni cresce nuovo tessuto osseo.
Quando però la crescita del nuovo tessuto osseo non va di pari passo con la perdita del tessuto osseo vecchio si può sviluppare una condizione medica, una malattia, chiamata osteoporosi.
Che cosa è l’osteoporosi? Di cosa si tratta? Cercherò di spiegarvelo in 15 minuti senza attaccarvi un pippone ma cercando di essere più conciso possibile. Spero di riuscirci ma ammesso e non concesso che riesca a spiegarvelo, spero che la cosa vi sia anche utile anche per la vostra salute.
Iniziamo dunque dalla parola osteoporosi: la parola osteoporosi letteralmente significa “ossa porose“. I pori infatti sono dei piccoli buchi. Normalmente quando si parla di pori in italiano vengono in mente i pori della pelle. In questo caso si tratta dei pori delle ossa. Anche le ossa sono porose, cioè le ossa hanno i pori.
Le ossa infatti, in condizioni normali, hanno molti piccoli pori, cioè fori, dei forellini, dei buchini internamente. Ebbene, se una persona ha l’osteoporosi allora questa persona perde del tessuto osseo che solo parzialmente viene sostituito, quindi i fori delle ossa aumentano di giorno in giorno. Come immediata conseguenza, le ossa diventano più fragili, diventano sottili, tanto che se la cosa è grave persino un semplice colpo di tosse può provocare una frattura, può provocare una rottura di un osso.
Alcune fratture sono più importanti di altre – naturalmente – ad esempio la frattura dell’anca. L’anca è l’osso, l’articolazione che unisce il tronco cioè la parte alta del nostro corpo con la gamba, e quindi è l’osso che sostiene il peso più elevato del corpo.
Sembra infatti che fino al cinquanta per cento dei pazienti con una frattura all’anca muoiano entro sei mesi. La metà! Incredibile! Le ossa sono dunque molto importanti.
Sono circa duecento milioni le persone in tutto il mondo che hanno questa malattia alle ossa. Naturalmente le ossa si indeboliscono con l’età e quindi i malati di osteoporosi non potranno che aumentare in futuro visto che la popolazione mondiale invecchia di giorno in giorno.
Le donne sono più soggette degli uomini a questa malattia, ed infatti una donna su tre di età superiore ai 50 anni avrà una frattura alle ossa causata dall’osteoporosi. Per gli uomini oltre i 50, la probabilità è una su cinque. Le donne quindi sono maggiormente interessate a questa malattia. Inoltre avere una storia familiare di osteoporosi aumenta il rischio di contrarre la malattia, quindi se i vostri genitori ne hanno sofferto voi siete maggiormente esposti al rischio osteoporosi. Infine le persone bianche e asiatiche sono anch’esse a maggior rischio.
Solitamente sono i cambiamenti ormonali o la mancanza di calcio o vitamina D a causare osteoporosi. Riguardo all’alimentazione in questo caso non prendete alla lettera il detto “una mela al giorno leva il medico di torno”, perché non basta una mela per scongiurare il pericolo osteoporosi, tuttavia ci sono alcuni comportamenti che possono aiutare a prevenire l’osteoporosi, ad esempio mangiare cibi salutari, così anche essere fisicamente attivi, fare sport e anche evitare di fumare. Anche l’alcool è meglio evitarlo.
Ma quali esercizi fisici fare? Meglio l’attività aerobica? O meglio quella anaerobica? Meglio fare jogging leggero o meglio alzare dei pesi in palestra? Pare che sollevare pesi sia più efficace. In generale meglio l’attività anaerobica, quindi sforzi brevi ed intensi. L’attività aerobica invece pare lasci a desiderare in quanto agli effetti benefici sulle ossa.
Le ossa infatti, come i muscoli, reagiscono quando c’è una pressione. Quando le ossa incontrano una resistenza, un peso a cui resistere, crescono delle nuove cellule, quindi aumenta la massa ossea, le ossa crescono.
Quindi, è importante che i bambini facciano attività come la corsa, che pratichino la pallacanestro cioè il basket o la pallavolo o anche semplicemente che saltino, che facciano dei salti. Insomma sport e salti a iosa!
Questi esercizi di impatto – si chiamano così- contribuiranno a costruire la massa ossea necessaria quando saranno più in là nella vita. Infatti una delle cose più importanti che ti proteggono contro l’osteoporosi quando sei più anziano è la quantità di massa ossea che si ottiene in gioventù. Non è un caso che ci sia un proverbio credo cinese che dice: “abbi cura del tuo corpo per i primi cinquant’anni della tua vita ed il tuo corpo avrà cura di te per i successivi cinquanta“. Mi ha colpito molto questo proverbio.
Attenzione però perché non tutti gli esercizi fisici aiutano le ossa. Andare in bicicletta ad esempio fa molto bene ai muscoli ed al cuore ma non è d’aiuto per la crescita della densità ossea.
Lo stesso vale per il nuoto e per le attività in acqua in generale. Strano vero?
Sono rimasto stupito di questo quando l’ho letto: ciò che fa bene al cuore non è detto faccia bene anche alle ossa! Incredibile.
I maggiori risultati si ottengono con gli esercizi di resistenza e con i salti. In entrambi i casi c’è un aumento della massa ossea, quindi non solo si contrasta la perdita di massa ossea, ma addirittura c’è una crescita.
La Fondazione Nazionale Osteoporosi negli Stati Uniti suggerisce, per aiutare le ossa a rimanere in salute, di eseguire alcuni esercizi in particolare: oltre al sollevamento pesi, ad esempio fa molto bene ballare, fare delle escursioni, correre, saltare con la corda o sul posto e giocare a tennis. Anche la scalata fa parte di queste attività.
Riguardo all’alimentazione è importante il calcio, la vitamina D e la vitamina K.
Quindi mangiate verdure come il cavolo e gli spinaci. Meno sale nella vostra alimentazione, e come detto meno alcool.
Ovviamente evitare di fumare, e non badate a quello che fanno i vostri amici: solitamente soprattutto quando si è giovani e gli amici fumano un po’ tutti si pensa spesso: “se fumano loro posso farlo anche io, non c’è nulla di male, ed al limite potreste pensare: mal comune, mezzo gaudio”; non fumate quindi e se vi offrono una sigaretta declinate cortesemente l’invito ed anche le vostre ossa vi ringrazieranno. Vedrete che se voi non fumate i vostri amici prima o poi se ne faranno una ragione.
Bene, se ne avete abbastanza delle mie spiegazioni possiamo concludere questo episodio, quindi non perdiamo altro tempo, prendete il toro per le corna ed esercitatevi non solo ad ascoltare gli episodi di Italiano Semplicemente ma fatelo mentre correte, e mentre fate crescere le vostre ossa in palestra.
Andare in palestra ovviamente significa usare il tempo per fare gli esercizi ok? Non cazzeggiate, mi raccomando! Vi farà bene, ed in ogni caso non vi farà male: tentar non nuoce ad ogni modo.
La lezione volge al termine: Un ultimo suggerimento: se ripetete l’ascolto di questo episodio il vostro italiano migliorerà: tutti i nodi prima o poi vengono al pettine! Meglio se lo fate mentre fate quattro salti nel parco, così riuscirete meglio ad ingannare il tempo, anche quello che passa inesorabilmente giorno dopo giorno. Io credo di aver fatto la mia porca figura anche oggi, quindi nella speranza di non aver disatteso le vostre aspettative, do un abbraccio a tutti!
I verbi professionali: PROMUOVERE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Eccoci arrivati al tredicesimo verbo professionale.
Il verbo di oggi è PROMUOVERE (P-R-O-M-U-O-V-E-R-E), un verbo utilizzatissimo nel mondo del lavoro ed anche molto usato a livello scritto.
Il verbo promuovere ha differenti utilizzi, e prima ancora di spiegarvi quali siano questi diversi utilizzi, voglio dirvi cosa che hanno in comune tra loro.
Promuovere è un verbo composto da due parti, pro + muovere. Cominciamo da muovere, che è un verbo che indica un movimento; se qualcosa si muove non sta fermo. Invece il prefisso “pro” sta per avanti, quindi indica la direzione del movimento. Di conseguenza il verbo promuovere rappresenta un avanzamento; quando si avanza, si va avanti. Promuovere è simile al verbo avanzare quindi, cioè fare dei passi in avanti, muoversi verso in avanti.
Bene, con questo chiarimento posso ora tranquillamente spiegare i vari utilizzi del verbo.
Noi italiani incontriamo per la prima volta nella nostra vita il verbo promuovere quando andiamo a scuola.
Infatti quando uno studente va a scuola, quando frequenta una scuola per un certo periodo di tempo, per un certo numero di anni ad esempio, alla fine dell’anno o anche alla fine del corso dovrà fare un esame o comunque qualcuno dovrà decidere se lo studente ha imparato sufficientemente oppure no durante quel periodo scolastico, se cioè lo studente merita o meno di essere ammesso alla classe successiva, la classe immediatamente superiore.
In caso affermativo lo studente verrà promosso, altrimenti verrà bocciato, o respinto. Promuovere è quindi il contrario di bocciare e la bocciatura infatti è il contrario della promozione in ambito scolastico.
Quindi se ad esempio uno studente frequenta il terzo di cinque anni totali di studi ed a fine anno viene promosso, allora lo studente viene promosso dal terzo al quarto anno. Lo studente passa dal terzo al quarto anno di studi attraverso una promozione. C’è quindi un movimento, un movimento in avanti, non fisico – non è un oggetto che si muove – e questo movimento in avanti, questo avanzamento, questa progressione, è legato ad un giudizio, ad una valutazione di merito.
Non si tratta di un oggetto che si muove quindi. Con gli oggetti infatti non possiamo usare il verbo promuovere. Questo è importante da dire.
Vediamo cosa succede se usciamo dall’ambito scolastico.

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SEI INTERESSATO SOLAMENTE AI VERBI PROFESSIONALI?
I verbi professionali: Disattendere
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Buongiorno a tutti, oggi vediamo il verbo professionale n. 11. Si tratta del verbo DISATTENDERE.

E’ un verbo poco usato dagli stranieri, se non per nulla, e a dire il vero non è molto utilizzato neanche dagli italiani, ma in ambito lavorativo è abbastanza importante conoscerne il significato. È molto usato a livello giornalistico e molto anche nelle relazioni commerciali, soprattutto per iscritto.
Probabilmente conoscete il verbo attendere, che significa aspettare. Quindi si potrebbe pensare che disattendere sia il contrario di attendere, così come disunire è il contrario di unire, e così come anche dispari è l’opposto di pari, così come disarmare è l’opposto di armare eccetera. Ma questa purtroppo non è una regola. Disattendere non è l’opposto di attendere, ma in fondo il verbo attendere ci può aiutare a capire il significato di disattendere. Vediamo come. Così, se riesco a farmi seguire in questa spiegazione capirete e ricorderete subito il significato di disattendere.
Cominciamo da attendete quindi, che come detto significa aspettare. C’è anche la parola attesa, che rappresenta il tempo stesso. Infatti la sala d’attesa è la sala, cioè la stanza in cui si attende, cioè si aspetta. Se andate dal dentista, come da un medico qualsiasi, prima della visita medica si aspetta il proprio turno in sala d’attesa, dove si attende, appunto.
Bene. seconda cosa importante da dire è che il verbo aspettare, in senso riflessivo diventa aspettarsi. Ad esempio se dico che oggi piove, posso aggiungere che me l’aspettavo, cioè mi aspettavo che oggi piovesse. Io mi aspettavo che oggi piovesse, magari perché ieri ho visto le previsioni del tempo che davano pioggia per oggi. Allora attenzione perché se io mi aspetto qualcosa, penso che questa cosa accadrà, e questo evento è un evento atteso.
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Vita, morte e miracoli
Audio
E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.
US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN
Trascrizione
Ciao amici, spero stiate tutti bene.
Oggi, come vi avevo promesso sulla pagina Facebook, vi vorrei spiegare la frase “vita, morte e miracoli“.

Durante questa spiegazione inoltre utilizzerò alcuni verbi che ho già spiegato sulle pagine di ItalianoSemplicemente.com e precisamente sto parlando dei verbi professionali che è una parte del corso di Italiano Professionale che sarà completo nella sua versione base nel 2018.
Molti hanno già prenotato il corso, coloro che vogliono farlo possono ancora farlo perché fino a tutto l’anno 2017 potranno averlo ad un prezzo speciale: 139 anziché 200 euro. Chi vuole potrà anche ricevere a casa una pen-drive con tutti i file delle lezioni e da subito potrà avere accesso all’area riservata su Google drive per leggere ed ascoltare le lezioni.
Per coloro che non lo sanno ancora il corso è un corso completo di italiano, dove vengono affrontate in particolare tutte le tematiche del lavoro, in particolare le riunioni, gli incontri, le trattative di affari, la presentazione personale della vostra azienda, il linguaggio formale e le espressioni idiomatiche consigliate ed anche quelle sconsigliate e che non bisogna mai usare nel lavoro. Come scrivere una mail, come fare offerte d’affari, come rispondere al telefono, come rispondere a delle critiche; affronteremo anche come esprimere la propria opinione, quali sono i diversi modi per esprimere una opinione, eccetera. Il corso quindi è una occasione per tutti per imparare l’italiano in modo più approfondito, e questo ci permetterà di ampliare il vocabolario con tanti nuovi termini e nuovi verbi.
Quindi fino al giorno in cui il corso sarà completo stiamo spiegando un verbo alla settimana. Finora abbiamo visto 10 verbi professionali, i cui link li potete trovare nel sommario del corso. Nella trascrizione del testo che ho predisposto per voi scriverò i verbi di colore rosso e potrete cliccare sul verbo per ascoltare, se volete, la spiegazione del verbo indicato.
Oggi quindi durante la spiegazione della frase “vita, morte e miracoli” io utilizzerò tutti questi verbi. Nel file audio, che state ascoltando ora, ascolterete invece un piccolo suono ogni volta che io userò questi verbi. Spero di riuscire bene a rendere l’idea a tutti.
Spero che questo esperimento vi piaccia così potrete ascoltare la spiegazione della frase di oggi e nello stesso tempo potrete anche ripassare, rivedere e ricordare meglio l’uso di questi dieci verbi.
Allora: “Vita, morte e miracoli”.
Spieghiamo prima le parole: “La vita“: sapete bene cosa sia la parola vita (V-I-T-A) in italiano significa due cose principalmente: la vita è il contrario della morte. Se avete la vita, che è una cosa che hanno tutti gli esseri viventi, vuol dire che siete vivi, quindi respirate, mangiate, vedete, sentite, toccate e odorate. Avere la vita significa “vivere” e quindi la vita è propria degli esseri animali e vegetali. Ogni essere vivente dispone di un certo tempo di vita, ha cioè a disposizione un determinato tempo di vita, che evidentemente decide il nostro Dio: solo Dio può dettare la durata della nostra vita.
Un secondo significato della vita è una parte del corpo umano, e precisamente la zona situata sopra i fianchi: la vita è la zona in cui si mette la cinta dei pantaloni, per dare un’idea della zona.
Ma in questo caso, per la frase di oggi, ci riferiamo alla vita nel primo significato, quello più importante: la vita come il contrario della morte, che è la seconda parola della frase “vita, morte e miracoli”. La morte è la fine della vita, e quando arriva la morte non c’è più la vita: delle due l’una, o un essere è vivo oppure è morto. Non è possibile essere sia vivo che morto contemporaneamente.
Infine i miracoli: un miracolo (miracoli al plurale) è un evento straordinario, cioè non ordinario, un evento che è considerato al di sopra delle leggi naturali, quindi un miracolo si considera essere sempre opera di Dio: soltanto Dio può fare un miracolo, oppure i miracoli li può fare non direttamente Dio ma mediante una sua creatura.
Quindi ad esempio quando Gesù, il profeta Gesù, il figlio di Dio, dopo la sua morte sulla croce, è resuscitato, ebbene questo è un miracolo; è stato un miracolo perché nessuno può rinascere dopo la morte, nessuno può resuscitare: nessuno tranne Dio o una sua creatura come il figlio di Dio, che appunto è Gesù di Nazaret. Non provate quindi a spacciarvi per un Dio perché non riuscirete a fare miracoli.
I miracoli quindi sono tutte le cose che in natura non si possono fare, come appunto rinascere.
“Vita morte e miracoli” è una espressione idiomatica che, se analizzata parola per parola, non ci dice nulla ma che si usa molto in Italia soprattutto dopo il verbo sapere o conoscere: “sapere vita morte e miracoli” di qualcuno, oppure “conoscere vita morte e miracoli” di qualcuno.
Sapere vita morte e miracoli di qualcuno significa essere al corrente di tutto ciò che lo riguarda.
Se io quindi conosco vita morte e miracoli di Donald Trump, il presidente americano, ad esempio, vuol dire che conosco tutto di lui, conosco tutta la sua vita, tutto ciò che gli è successo: la sua vita personale, la sua vita professionale, la sua infanzia, la sua adolescenza, se ha riscosso successo al lavoro, se ha fallito, e in generale cosa ha fatto durante tutta la sua vita in tutti i campi.
Ma perché si dice così? Perché si dice sapere vita morte e miracoli?
Beh, se ci pensate la vita è l’inizio della nostra storia sulla terra, e la morte è la fine. I miracoli invece rappresentano tutto ciò che durante la vita può accadere.
Quindi sapere tutto, dall’inizio alla fine a proposito di una persona, si dice sapere vita morte e miracoli di quella persona.
E’ una espressione che si usa fondamentalmente con le persone, ma questo non significa che non possiate usarla anche per altre cose, come animali o opere dell’uomo, in fondo ciò che conta veramente è che l’oggetto di cui si parla abbia una storia, una storia che inizia con la nascita e finisce con la morte, morte che non è detto sia già avvenuta e in mezzo è successo qualcosa.
Se ad esempio state parlando della Città di Roma e siete un esperto dell’architettura di Roma e della sua storia in generale, potete dire che conoscete vita morte e miracoli di Roma, della capitale d’Italia. Ma se conoscete vita morte e miracoli di Roma o di qualunque altra cosa o persona vuol dire che conoscete proprio tutto, e nessuno più di voi ne sa più di voi.
Ci sono altre espressioni italiane che somigliano a questa, che ha diciamo una radice cattolica-cristiana per via della presenza della parola miracoli.
Ad esempio la frase “conoscere nei dettagli” è più utilizzata perché più professionale e dunque più usata nel lavoro. Se conoscete una cosa, generalmente un argomento, “nei dettagli”, lo conoscete bene, e non vi sfuggono neanche i dettagli, cioè le cose più piccole e meno importanti. Anche il verbo “conoscere” se vogliamo è più professionale di “sapere”: conoscere è più usato per le materie di studio mentre sapere significa “essere a conoscenza”, cioè “non ignorare”.
Inoltre abbiamo visto nella prima lezione di Italiano Professionale, quella dedicata alle competenze, che ci sono molti modi di dire che conosciamo bene qualcosa, in particolare se si tratta del nostro lavoro: quindi se volete potete dare un’occhiata alle varie espressioni viste durante quella lezione: ad esempio “saperla lunga“, “non essere nati ieri” e altre espressioni molto usate in Italia a livello professionale.
Valutate quindi se è il caso di ripassare la prima lezione di Italiano Professionale, che è disponibile per tutti.
Ora se volete potete eseguire un esercizio di ripetizione per meglio memorizzare questa frase, dopodiché vi potete anche liquidare, a meno che non vogliate ripetere l’ascolto.
Vi invito quindi a fare l’esercizio di ripetizione sperando che voi non decliniate il mio invito.
Vita, morte e miracoli
…
Sapere vita, morte e miracoli
…
Conoscere vita, morte e miracoli
…
Sapere vita, morte e miracoli di Barack Obama
…
Sapere vita, morte e miracoli di Roma
…
Sapere vita, morte e miracoli di mio fratello
…
Grazie a tutti per l’ascolto, grazie anche a coloro che supportano Italiano Semplicemente attraverso una donazione. Grazie a queste donazioni il sito può continuare a vivere ed aiutare gli stranieri ad imparare l’italiano: non facciamo miracoli ma cerchiamo di dare una mano.
Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Abbiate cura di voi.
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Corso di Italiano Professionale
I verbi professionali: SPACCIARE e SPACCIARSI
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Assistente: Ciao a tutti e benvenuti nel corso di italiano professionale.
Assistente: Ciao a tutti e benvenuti nel corso di italiano professionale.
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Giovanni: Ciao benvenuta anche a te Assistente. La voce che avete appena ascoltato è della mia assistente. La sua è in realtà la voce di Google, che oggi ci farà compagnia in questo podcast. Spero che vi farà piacere e che la famiglia di Italiano Semplicemente apprezzerà questa nuova ed insolita compagnia.
Assistente: Speriamo!
Giovanni: Speriamo. Oggi siamo nella parte del corso dedicata ai verbi, ed oggi vediamo il verbo spacciare, molto usato in ambito professionale ma non solo, come vedremo.
Assistente: ah, spacciare è il verbo di oggi?
Giovanni: Esatto Assistente! Non stai molto attenta eh?
Assistente: scusa tanto Gianni!
Giovanni: Figurati!
Questo comunque è uno di quei verbi che io definirei molto rischioso!
Occorre quindi fare molta attenzione ad usare questo verbo perché, come vedremo, il verbo spacciare ha più significati e uno di questi è molto negativo.
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Cominciamo dal primo significato.
Nel commercio spacciare è quasi un sinonimo di vendere. In particolare spacciare significa “vendere una merce, cioè un bene, un prodotto, in notevole quantità“.
Ad esempio possiamo “spacciare una partita di vino“.
Assistente: spacciare una partita di vino
Giovanni: Sì, “Spacciare una partita di vino” significa vendere una certa quantità di merce, vendere una determinata quantità di merce e generalmente non si tratta di una o due bottiglie: “Una partita” è un certo ammontare di merce, una certa quantità di vino.
Tu bevi vino Assistente?
Assistente: non ancora, tra qualche anno forse!
Giovanni: Speriamo di no!
Quindi una “partita di vino” possono essere 10 casse ciascuna di 6 bottiglie, ad esempio, oppure se parlo di una partita di grano, si potrebbe trattare di una tonnellata di grano, eccetera.
Spacciare una certa quantità, cioè una partita di una merce qualsiasi quindi significa vendere questa merce. Vendere la merce in grande quantità. Il verbo spacciare si usa quando la merce che si vende è in grandi quantità, ed è pertanto un verbo che si usa molto nel commercio.
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I verbi professionali: RISCUOTERE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Buongiorno e benvenuti sul corso di Italiano Professionale, sezione verbi professionali. Io sono Giovanni di ItalianoSemplicemente.com, sito per imparare a comunicare in italiano in modo semplice e divertente.
Oggi è il turno del verbo RISCUOTERE, un verbo quasi esclusivamente utilizzato nel lavoro, ma che ha in realtà diversi utilizzi. Vedremo oggi tre diversi modi in particolare, quelli più utilizzati nella lingua italiana.
Questi tre diversi utilizzi sono comunque utilizzati quasi solo esclusivamente in ambiti lavorativi e professionali.

Riscuotere è un verbo che inizia con le due lettere RI, e, analogamente a tanti altri verbi che iniziano in questo modo, possono indicare la ripetizione. Quindi riscuotere significa scuotere due volte, scuotere ancora una volta. Ad esempio se scuoto un ramo, vuol dire che prendo il ramo di un albero, lo prendo con le mani ad esempio, e lo scuoto, cioè lo sposto a destra e sinistra, con una certa energia, e così facendo il ramo viene scosso. Dopo che il ramo è stato scosso, se al ramo erano attaccati dei frutti, questi frutti possono cadere per effetto dello scuotimento del ramo. Se lo faccio ancora una volta, se cioè scuoto il ramo ancora una volta posso dire che lo riscuoto.
Questo senso però non è il modo più diffuso di usare questo verbo, e se ci avete fatto caso non è un verbo professionale.
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I verbi professionali: DECLINARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Trascrizione
Buongiorno amici Benvenuti nel corso di italiano professionale. Oggi è la volta della spiegazione del verbo DECLINARE.

Si tratta anche questo, probabilmente di uno dei verbi che uno straniero non usa mai, anche se lavora da molti anni in Italia ed i motivi sono molteplici: Primo perché si usa raramente, secondo perché il suo utilizzo avviene prevalentemente per iscritto ed in ambiti abbastanza formali. Il significato primario di questo verbo inoltre non ci aiuta. Declinare significa diminuire, scendere verso il basso, volgere verso il basso, quindi anche abbassare. Posso infatti usare questo verbo ad esempio nelle seguenti frasi:
- Declinare la testa in basso
cioè abbassare la testa, muoverla verso il basso, verso terra.
- La collina declina dolcemente verso il mare.
Quindi in questo caso la collina va, si muove verso il basso, nel senso che c’è una discesa, quindi spostandosi dalla sommità della collina verso il mare, scendiamo dolcemente verso il basso, perché il mare sta in basso.
Quindi declinare rispetto ad abbassare ed abbassarsi è più dolce, più poetico anche.
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I verbi professionali: DETTARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo DETTARE.
Ci sono due principali significati del verbo dettare.

Appena iniziate a studiare l’italiano, è facile che il professore vi detti qualcosa. Quando il vostro professore vi detta qualcosa, inizia a pronunciare lentamente delle parole, con chiarezza, affinché tu e tutti gli studenti possiate scrivere queste parole dettate dal professore. Dettare quindi significa pronunciare lentamente affinché qualcuno scriva.
Il professore non è però l’unica persona che può dettare. Anche io posso dettare una lettera a mia figlia, in modo che lei possa scrivere.
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I verbi professionali: RENDERE
Audio
Trascrizione
Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo RENDERE.
Anche questo è un verbo che è quasi sempre utilizzato nel lavoro.
Vediamo quanti sono i significati del verbo rendere e quando si usa. Facciamo ovviamente degli esempi di utilizzo ed infine un esercizio di ripetizione, seguendo quindi il metodo di Italiano Semplicemente che tutti voi sicuramente conoscete. Per chi non ne sa nulla vi invito a leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.
Dunque rendere ha un utilizzo, come dicevamo, prevalentemente professionale, ma il primo significato che trovate sul dizionario è quello di dare indietro qualcosa che si era preso o ricevuto, cioè rendere è un sinonimo di restituire. Posso quindi dire “devo rendere a Giovanni il libro che mi ha prestato”.
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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per chi ha aderito all’associazione Italiano Semplicemente
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I verbi professionali: liquidare
Audio
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Trascrizione
Benvenuti nella sezione verbi professionali.
Chi vi parla è Giovanni, il creatore di italianosemplicemente.com e del corso di Italiano Professionale. Questa è la quinta lezione sui verbi. Abbiamo visto il verbo valutare, eseguire, disporre e predisporre. Tutti i podcast sono disponibili con la trascrizione in pdf per chi ha acquistato il corso di italiano professionale.
Oggi quindi vediamo il verbo liquidare.

Liquidare è un verbo professionale? Proprio così, perché si usa moltissimo nel commercio e negli affari, ma attenzione perché il verbo è uno di quei verbi abbastanza rischiosi da usare perché ha più significati diversi.
Per chi non conosce e non sa usare questo verbo probabilmente noterà che liquidare viene da liquido. Potrebbe sembrare che liquidare significhi rendere liquido, cioè far diventare qualcosa liquido, così come solidificare significa rendere solido. Invece solamente nell’industria si usa in questo modo. Liquidare non significa questo però nel linguaggio comune e nel mondo economico.
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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”.
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I verbi professionali: eseguire
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Benvenuti nel corso di italiano professionale, sezione dedicata ai verbi.
Oggi vediamo il verbo Eseguire. Nel corso dell’ultima spiegazione (quella in cui abbiamo spiegato il verbo predisporre) vi avevo anticipato che si tratta di un verbo importantissimo nel lavoro. Probabilmente, infatti, si tratta di un verbo esclusivamente utilizzato al lavoro, in qualsiasi attività lavorativa, e a volte in ambito scolastico.
Cosa significa eseguire? Quanti significati diversi ha? Quando si può usare?
Una cosa per volta. Vediamo innanzitutto il significato di eseguire.
Se controllate il dizionario non troverete la cosa più importante, cioè che eseguire sia sostituibile con “fare”, o meglio ancora con “mettere in atto“. Eseguire quindi, ed è quello che avviene normalmente, viene spesso sostituito con “fare“.
Fare però è molto generico come verbo.
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La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente
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I verbi professionali: Disporre
CORSO DI ITALIANO PROFESSIONALE
Audio
Trascrizione
Bene amici, siamo arrivati alla seconda lezione dedicata ai verbi all’interno del corso di Italiano Professionale. Dopo aver spiegato il verbo valutare, oggi tocca al verbo disporre.
Disporre è un verbo che ha molti significati diversi e solitamente non viene mai utilizzato dagli stranieri. Oggi quindi spero che riuscirò a farvi alcuni esempi di applicazione che vi convinceranno dell’importanza di questo verbo , di quanto questo verbo sia importante nel mondo del lavoro e quanto ha a che fare con la vostra professione, qualsiasi essa sia.
Non è facile da usare, ed è per questo che vale la pena concentrare la nostra attenzione sugli usi professionali e quindi adatti a dialoghi di lavoro o a documenti scritti di lavoro. Ci sono tre fondamentali utilizzi, tre grandi categorie di utilizzo. Per ciascuno dei tre casi vedremo che potremmo sostituirlo con tre verbi diversi, tre verbi completamente diversi tra loro, I verbi in questione sono: Avere, Mettere e Decidere. Tali verbi in molti casi sono però poco adatti e poco professionali. Una persona straniera, anche di livello avanzato, userebbe questi verbi, ma in moltissimi casi vedremo che il verbo “disporre” è molto più adatto.

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La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per chi ha prenotato il corso.
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I verbi professionali: valutare
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Buongiorno e benvenuti sulla sezione del corso di Italiano Professionale dedicato ai verbi.

In questa speciale sezione si vuole conoscere ed approfondire l’utilizzo di alcuni verbi particolari, quei verbi che si utilizzano molto spesso nel mondo del lavoro e molto raramente nella vita di tutti i giorni. Credo sia importante che chi lavori in Italia, anche se fa dei lavori semplici come il pizzaiolo, il muratore, la badante o la babysitter, sappia che non esistono solamente i verbi di uso più comune, quelli più utilizzati come fare, essere, avere, mettere, mangiare dormire pensare eccetera, ma che esistono anche moltissimi verbi che talvolta non si possono sostituire con altri più facili.
Con il 2017 iniziamo quindi questo viaggio nel mondo dei verbi professionali, argomento tra l’altro che non potete trovare su internet e su nessun libro al mondo.
È quindi una esclusiva di italiano semplicemente. Si tratterà di podcast piuttosto brevi, disponibili per tutti, almeno riguardo al file audio. La trascrizione ed il file PDF sarà invece disponibile solamente per chi ha già prenotato il corso di italiano professionale.
Iniziamo oggi col verbo “valutare“.
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La trascrizione completa in PDF è disponibile per chi ha prenotato il corso.
QUESTA PRIMA LEZIONE SARA’ DISPONIBILE PER TUTTI!
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Valutare è uno speciale verbo, abbastanza semplice da usare, poco usato nel linguaggio parlato e molto anzi moltissimo allo scritto, soprattutto nei rapporti commerciali e istituzionali.
Nel linguaggio parlato valutare è facilmente sostituibile col verbo “capire” o “pensare“, o anche “studiare”.
Ad esempio se nella vostra attività vi propongono un affare e voi dovete pensare se accettare questo affare oppure no, potete rispondere con la frase:”ci devo pensare” o “devo capire se questo è un affare conveniente” ma nella forma scritta è molto più professionale e più probabile che gli italiani utilizzino un’altra forma:
“devo valutare la convenienza dell’affare”
oppure
Occorre valutare l’effettiva convenienza della proposta
Oppure usare la parola valutazione:
Faremo una attenta valutazione della proposta
Dopo aver effettuato una attenta valutazione della proposta daremo la nostra risposta
È quindi un verbo utilizzatissimo nella forma scritta, anche per email, e dà un tono molto più professionale alla vostra risposta, perché valutare significa studiare attentamente, analizzare, valutare pro e contro, pensare cioè ai fattori positivi ed agli elementi negativi, valutare implica quindi una analisi attenta, non un semplice pensiero, una analisi approfondita e tipica di chi sa gestire la propria attività con professionalità.
Le persone pensano, i professionisti valutano. Quindi usare il verbo valutare ci rende , all’orecchio di chi ci ascolta o all’occhio di chi ci legge, più affidabili, più seri, più professionali, più attenti alla clientela e più abituati ai rapporti professionali. Insomma l’uso di un semplice verbo come valutare può sicuramente aiutarci nel nostro lavoro. Per chi non è interessato al lavoro, è comunque un verbo utilizzabile in ogni contesto.
Nessun italiano si stupirà se, al supermercato, mentre fate la spesa, dite:
devo valutare se acquistare il pane normale oppure quello integrale
oppure se in famiglia un uomo dica alla moglie:
dobbiamo valutare se questo week end sia il caso di andare a trovare i miei genitori oppure di fare una gita in campagna
Più comunemente si può usare al posto di “misurare”. Ad esempio:
la valutazione del profitto degli studenti di un corso di italiano
Inoltre si parla spesso di:
la valutazione politica della situazione, la valutazione dei risultati elettorali, la valutazione d’impatto ambientale
È quindi un verbo che vi consiglio di utilizzare spesso perché non pone nessun problema. Si usa spesso dopo il verbo dovere (dobbiamo valutare), o dopo il verbo avere (abbiamo valutato): con dovere al presente, con avere al passato. Oppure dopo parola “occorrerebbe” (occorrerebbe valutare bene la situazione) o “bisognerebbe” (bisognerebbe valutare), o anche, al presente, dopo “occorre” o “bisogna“.
Può essere usato anche col verbo essere, ma questo è un caso particolare: in questo caso infatti “essere valutati” significa essere oggetto di valutazione: ciò che viene valutato è chi parla, la persona che parla. Questo accade ogni volta che partecipiamo ad un concorso, ad esempio, o ad una selezione, per ottenere un posto di lavoro. Tutti coloro che partecipano ad una selezione vengono valutati per decidere chi è il migliore cioè colui o colei che ha ricevuto la migliore valutazione.
Valutare però è anche un verbo che è molto utilizzato in senso economico: nel commercio valutare significa “Determinare il valore commerciale di un bene o di un servizio, esprimendolo in moneta, quindi valutare significa assegnare ad un oggetto un valore di mercato, o quel valore che si ritiene giusto o conveniente. Ad esempio se parlo di un appartamento, posso dire:
L’appartamento è stato valutato 1 milione di euro;
L’orefice valutò il mio anello mille euro
Quindi in questo caso la valutazione è una semplice valutazione economica, finalizzata a determinare il valore commerciale di qualcosa, qualcosa che evidentemente è stata messa in vendita, oppure è stato danneggiato, allora possiamo dire, se vogliamo calcolare i danni derivanti da un terremoto ad esempio:
Bisogna valutare l’entità del danno derivato dal terremoto
Facciamo un piccolo esercizio di ripetizione quindi, con esempi concreti di applicazione: ripetete dopo di me senza prestare attenzione alle regole grammaticali ma semplicemente ed unicamente al tono della mia voce:
– devo valutare attentamente
—-
– occorre valutare bene prima di decidere
—-
– bisognerebbe valutare con attenzione prima di prendere una decisione
—-
– Ho valutato attentamente la questione
—-
– abbiamo dovuto valutare con attenzione
—-
– avremmo dovuto valutare bene prima di decidere
—-
– avremmo potuto e dovuto valutare meglio
—-
Ciao amici e il prossimo verbo sarà “disporre“.
Video con sottotitoli









E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.
