713 Valere e costare

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Valere e costare

Giovanni: c’è un uso del verbo valere che sicuramente gli studenti di lingua italiana conoscono poco. Infatti valere solitamente è associato al valore, specie quello economico.

La mia auto vale 12000 euro.

Ma non c’è solo questo utilizzo.

Vale assolutamente la pena approfondire la questione.

No, non è questa espressione l’argomento di oggi. Comunque ci sono andato vicino, siamo lì perché parlo dell’uso transitivo del verbo valere.

Infatti quando “vale la pena” fare qualcosa significa che conviene fare questa cosa, anche se ogni azione ha un costo, anzi, una “pena”, intesa nel senso di fatica, o comunque come effetti negativi legati all’azione.

C’è anche un’altra espressione:

Il gioco vale la candela

Con senso assolutamente identico, che però in genere si usa con la negazione (il gioco non vale la candela) per esprimere la propria contrarietà a compiere un’azione, o meglio la contrarietà a fare un sacrificio perché non farà ottenere un risultato positivo soddisfacente, proporzionato.

Oppure il famoso detto:

Parigi val bene una messa.

Che sta a significare che vale la pena sacrificarsi per ottenere qualcosa di grande valore.

Ultimamente il termine sacrificio ricorre spesso nei nostri episodi, ci avete fatto caso?

Andiamo avanti comunque.

Si parla sempre di convenienza, di qualcosa che ha un senso fare, cioè si tratta di qualcosa di utile.

Più in generale, possiamo usare il verbo valere per indicare che qualcosa può procurare un certo guadagno o risultato positivo, può fruttare un guadagno. Un’azione che permette di ottenere un risultato. Anziché usare “permettere di ottenere” o “fruttare” o “procurare” si può usare valere, seguito dal risultato, in genere positivo, ma non necessariamente.

Si usa prevalentemente al passato.

Le cinque vittorie consecutive mi valsero il primo premio.

Il suo gesto gli valse il plauso della cittadinanza.

Questa vittoria potrebbe valere il titolo di campione d’Italia.

L’ordine è questo: azione, poi valere e poi il risultato. Si può usare riferito ad una persona (mi valse, gli è valso ecc.) oppure, come nell’ultimo esempio, riferito a qualcosa che ha un valore.

Questa vittoria vale lo scudetto

Le numerose bugie che diceva sempre gli valsero il soprannome di Pinocchio.

Quest’ultimo è un utilizzo piuttosto negativo. Il fatto di dire sempre bugie ha portato, come effetto, il fatto che venne soprannominato Pinocchio.

Pinocchio, per chi non lo conoscesse, è un burattino di legno al quale cresceva il naso quando raccontava bugie.

Ogni bugia gli valeva qualche centimetro di naso in più

C’è da dire che più spesso, quando il risultato è negativo, si preferisce usare il verbo “costare“.

Ogni bugia gli costava qualche centimetro di naso in più

Il verbo costare si usa in questo caso in senso figurato, nel senso di comportare dure conseguenze.

Un altro esempio:

Il tuo atteggiamento strafottente ti costerà caro.

Questa sconfitta potrebbe costarti lo scudetto.

Il tradimento a sua moglie gli è costato il matrimonio.

Vedete che “costare” implica il pagamento di un “prezzo”, che è appunto ciò a cui si rinuncia a seguito dell’azione, quindi la conseguenza negativa.

“Pagare un prezzo” infatti ha anche un senso fugurato.
Il tuo gesto l’hai pagato a caro prezzo!
Quando le conseguenze di un’azione sono negative, posso, come visto prima, anche usare il verbo valere, ma è meno adatto rispetto a costare.
La tua mancanza di voglia di studiare ti è valsa la bocciatura.Sicuramente è preferibile dire:

…ti è costata la bocciatura.

Credo sia abbastanza per oggi che ne dite?

Un esempio in più potrebbe costarmi qualche lamentela o mi varrebbe un ringraziamento?

Aggiungo solamente che a volte si usa la preposizione per

Es:
Una vittoria che vale per lo scudetto.

Vincendo si fanno punti che valgono per la classifica

Oppure:

Un esame che mi è valso per ottenere la laurea

In questi casi non è sempre la stessa cosa. Una vittoria che vale per lo scudetto non è detto sia la vittoria che da sola permette di vincere lo scudetto.

Spesso vale esprime semplicemente qualcosa di molto importante, che ha un certo valore, ma non è detto sia determinante.

Non è detto sia cioè la vittoria che valse lo scudetto.

Si esprime utilità, qualcosa di vantaggioso per raggiungere uno scopo, simile a servire, anche senza la preposizione per:

I tuoi sforzi non valsero a nulla;

Le ripetizioni valgono a migliorare la pronuncia

Mariana: Cosa sarebbe la lingua italiana senza il verbo fare? L’ultimo episodio di Italiano Semplicemente, il numero 712, per inciso, fa sì che noi non madrelingua possiamo farci capire benché ci manchino a volte alcuni verbi. Bell’episodio, come sempre ben fatto.

Peggy: a me fa un po’ strano veramente usare il verbo fare in questo modo, però senza dubbio fa molto italiano.

Ulrike: Il verbo fare non è che sia difficile da capire, ma occorre fare alcuni distinguo. A volte infatti mi ha dato del filo da torcere. Ricordo ancora quando ho avuto a che fare con la locuzione “avere un fare” Insomma ci vuole tempo, ma va bene così.

Harjit: si, va bene, fatto salvo se, come me, hai una certa fretta. Io devo andare in Italia a lavorare tra un paio di anni. Devo assolutamente imparare a esprimermi come si deve. Fortunatamente ho deciso di iniziare per tempo a studiare la lingua italiana. Non sia mai che poi io debba ricorrere ad un corso accelerato.

Marcelo: hai fatto benissimo. Anche a me non piace ridurmi all’ultimo.

Hartmut: per fare una capatina a Roma da turista può andar bene anche un corso qualsiasi per principianti, ma tu, Harjit, puoi fare di necessità virtù con Italiano Semplicemente.

Rauno: ben detto Hartmut!

652 Prendere due piccioni con una fava

Prendere due piccioni con una fava (scarica audio)

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Prendere due piccioni con una fava

Trascrizione

Giovanni: Oltre che unire l’utile al dilettevole, di cui ci siamo occupati nell’ultimo episodio, c’è anche un’altra espressione abbastanza simile per esprimere la soddisfazione che si ottiene da un’azione. Infatti un’espressione idiomatica italiana molto diffusa per esprimere l’ottenimento di un duplice obiettivo attraverso un’unica azione, raggiungere due scopi con una sola azione. è prendere due piccioni con una fava.

Una strana espressione a prima vista, ma cominciamo dalla fava. La fava è una pianta leguminosa, quindi produce dei legumi, simili ai fagioli e simile ai fagiolini come aspetto. Ebbene, pare sia proprio la fava che era un tempo utilizzata per cacciare i piccioni selvatici. un metodo abbastanza crudele. Dunque ogni piccione mangiava una fava e così veniva catturata attraverso un filo legato alla fava stessa.

Non credo fosse possibile usare una sola fava per catturare due piccioni, ma tant’è che questa è l’espressione che viene usata quando si vogliono ottenere due risultati con una sola azione.

Vi faccio qualche esempio:

Facendo un episodio ogni giorno, riesco a prendere due piccioni con una fava: essere utile per molti stranieri che vogliono migliorare la conoscenza della lingua italiana e allo stesso tempo avere l’opportunità di parlare con persone di tutto il mondo. Infatti di questo episodio come anche degli altri ne parliamo nel gruppo whatsapp dell’associazione.

Se domani vado al mare, posso prendere un po’ di sole e rilassarmi e magari potrei prendere due piccioni con una fava se incontro quella ragazza che mi piace tanto.

Un duplice obiettivo con una sola azione. A proposito di “duplice“. Deriva da “due” ed è analogo a “doppio”.

Analogamente esiste anche triplice che viene da “tre” e quadruplice che viene da “quattro”.

Es:

I documenti vanno presentati in duplice copia

Quindi è necessario presentare due copie dei documenti.

Si potrebbe anche dire:

La nostra azione ci permette di conseguire/ottenere un duplice effetto

Il criminale ha commesso un duplice omicidio

Il nostro obiettivo è duplice: insegnare la lingua e far divertire gli studenti. Anzi è anche triplice: lo facciamo senza ammazzare gli studenti di grammatica!

Qualcuno si starà chiedendo come si chiamano questi aggettivi dal numero 5 in poi. In realtà il loro uso è rarissimo, tanto che anche gli italiani è difficile che li conoscano: quintuplice, sestuplice, settemplice, ottuplice…

Non ci pensate che è meglio. Piuttosto, adesso che avete imparato una nuova espressione, con questo episodio potete prendere due piccioni con una fava ripassando qualche episodio passato. La parola ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Edita (Repubblica Ceca): In inglese non tiriamo le fave ai piccioni. In compenso ammazziamo gli uccelli con le pietre. Si dice dice infatti “kill two birds with one stone“. Scusate se la mia non è una signora pronuncia. E aggiungo che in Repubblica Ceca, per esprimere: “prendere due piccioni con una fava, diciamo: “uccidere due mosche con un colpo”.

Andrè (Brasile): in portoghese invece a cascar male sono i conigli (matar dois coelhos com uma cajadada só).

Ulrike (Germania): in Germania siamo più buoni e abbiamo preso di mira le mosche come in Repubblica ceca. Si dice infatti (zwei Fliegen mit einer Klappe schlagen)

Irina (Russia): comunque prendere i piccioni usando una fava mi sembra un metodo poco ortodosso e per giunta poco rispettoso verso gli animali. In russo comunque questo proverbio viene come: “uccidere due lepri con un sparo”. Anche noi non ci andiamo piano con questi poveri animali.

Marguerite (Francia): Noi siamo i più buoni di tutti: il modo di dire francese che è: “faire d’une pierre deux coups“. Da noi tutte le bestie la passano liscia.

Harjit (India): neanche a noi va a genio fare del male agli animali, e quindi usiamo l’espressione “una freccia due bersagli” con nessuna allusione alla caccia.

Peggy (Taiwan): a casa mia si dice “un’alzata, due prese” ma anche “un arco, due aquilepurché gli amanti degli animali non si arrabbino. Forse avrei dovuto sincerarmene e dire la seconda frase previa autorizzazione!

180 – NEL MIRINO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Gianni:

Ci sono due obiettivi nel mirino di Italiano Semplicemente: convincere gli stranieri a usare meno la grammatica e più l’ascolto e poi riuscire a ottenere dei risultati tangibili.

Gli evasori delle tasse sono finiti nel mirino dello Stato italiano

Suleimani era nel mirino degli Stati uniti da molti mesi prima di essere ucciso

Ci sono 10 persone nel mirino della polizia dopo l’attentato.

La Juventus punta a rafforzare l’attacco. Due attaccanti sono già finiti nel mirino

Mio figlio è ormai finito nel mirino di alcuni professori

Le frasi che avete ascoltato contengono la parola MIRINO e a questo termine è dedicato questo episodio, il n. 180 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Il mirino, tecnicamente, è uno strumento, è un dispositivo ottico (cioè che si utilizza con gli occhi) per la determinazione della linea di mira. Quindi il mirino serve a prendere la mira, che è stata oggetto dell’episodio precedente. Ricordate?

Ebbene, “essere nel mirino” è un’espressione che si utilizza quando non solo si prende la mira per colpire un bersaglio fisico, materiale, ma anche quando si hanno degli obiettivi, o quantomeno degli interessi.

Se dico che due attaccanti sono nel mirino della Juventus significa che la Juventus sta probabilmente cercando di acquistare questi due calciatori. Cosa vuole fare la squadra della Juventus? Vuole acquistare degli attaccanti, quindi per il momento questi due calciatori sono osservati dalla Juventus, che non ha ancora deciso di acquistarli: sta valutando, sta decidendo, ma certamente è interessata a loro. Loro sono oggetto di massimo interesse da parte della Juventus.

Se sto cercando un appartamento da comprare, ci saranno sicuramente alcuni appartamenti più interessanti di altri. Questi appartamenti sono quelli che finiscono nel mio mirino quindi, sono quelli ai quali sono maggiormente interessato, definiscono un mio obiettivo .

Ma “finire nel mirino” spesso è diverso da essere nel mirino. Nell’esempio precedente posso anche dire che due appartamenti sono finiti nel mio mirino, quindi parlando sempre di obiettivi e interessi posso usare “finire” e non “essere”, ma generalmente “finire nel mirino” si utilizza quando c’è una forma particolare di interesse, quando questo interesse diventa un controllo, una sorveglianza, per poter penalizzare, con l’obiettivo di punire o almeno di controllare che tutto vada bene.

Si dice anche “tenere d’occhio” in questi casi.

Gli evasori delle tasse (come ho detto prima) sono finiti nel mirino dello Stato italiano. Lo Stato quindi li tiene d’occhio (è più informale)

Il senso è chiaro: gli evasori saranno controllati, perché non evadano le tasse, perché paghino le tasse che devono pagare. Per questo li tiene d’occhio, li controlla.

I ragazzi sono finiti nel mirino del preside della scuola. Il preside ha detto: Bisogna tenerli d’occhio quei ragazzacci!

Questi ragazzi saranno controllati maggiormente, perché probabilmente il preside crede che siano colpevoli di qualcosa.

Quindi usare il verbo finire spesso indica un controllo particolare. Il mirino viene indicato con un cerchio con una croce al centro, dove al centro ci finisce il bersaglio da colpire. Diciamo che comunque i riferimenti alle armi e al mirino come strumento, come dispositivo, sono molteplici, sia per gli obiettivi sia per il controllo.

Anche “finire nel bersaglio” si può usare al posto di “finire nel mirino” se vogliamo essere sicuri del senso (quello del controllo) da dare alla frase:

L’utilizzo del verbo “puntare” ne è un altro esempio:

Puntare il bersaglio e poi sparare (senso materiale). Si punta il bersaglio e poi si spara.

Puntare a raggiungere un obiettivo (senso figurato)

La professoressa mi ha puntato! (cioè ce l’ha con me, mi ha preso di mira, oppure mi controlla).

Attenzione però a usare “puntare” perché “puntare qualcuno” è totalmente diverso rispetto a “puntare su qualcuno“. Ma questo lo vediamo domani. Ora un breve ripasso con Sofie dal Belgio e Ulrike dalla Germania (due membri dell’associazione) che hanno preparato un bel dialogo.

U: Devo parlarti Sofie. C’è qualcosa che non mi torna.
S: Aspetta Ulrike, in questo momento caschi proprio male, perché sto scrivendo qualche frase di ripasso per i due minuti con italiano semplicemente. Puoi aspettare un po’?
U: Ascolta solo una cosa Sofie, ho sentore che Giovanni e il suo amico Emanuele si trovino nei guai, quindi per ora non riesco proprio ad aspettare, non è una questione di armarsi di pazienza.
S: Accidenti! Stai tranquilla, allora fammi sapere.
U: si, anche subito, però acqua in bocca Sofie.
S: Certo Ulrike, ma adesso non tenermi sulle spine, dai…
U: Allora, la cosa ha a che fare con questo Alfredo…
S: Alfredo? Ma… chi è? Ti prego, non restare sul vago .
U: Ma Sofie, non hai ascoltato la puntata 175 della rubrica, quella sulle paroline ci, ce e c’è?
S: No, questa deve essermi sfuggita; strano però, pensavo proprio di conoscerle tutte. Devo assolutamente ritagliarmi del tempo per recuperarla.
U: Allora vai ad ascoltarla e poi darò seguito alla storiella. Non appena l’avrai fatto ti sarai capacitata della mia preoccupazione.
S: Sì, va bene, mi do all’ascolto e dopo ne parliamo. A fra poco allora!

– – –

Camille (Libano 🇱🇧) 

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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Alzare il tiro

Audio

E’ possibile ascoltare e/o scaricare il file audio in formato MP3 tramite l’audiolibro in vendita su Amazon.

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente. L’espressione che vi spiegherò oggi è ALZARE IL TIRO.

Si tratta di una espressione che mi è stata proposta all’interno del gruppo WhatsApp dell’associazione culturale, che come sapete racchiude tutti i membri dell’associazione che si chiama italiano semplicemente, come il sito web.

L’espressione ALZARE IL TIRO significa, detto in modo molto sintetico, aspirare a maggiori risultati.

Ripeti: alzare il tiro

Attenzione alla pronuncia della zeta.

Vediamo però per quale motivo si usa questa espressione e in quali contesti possiamo utilizzarla. Questo non lo troverete naturalmente in nessun dizionario o vocabolario, tantomeno troverete la sua spiegazione vocale.

Vediamo innanzitutto che la prima parola, alzare, significa elevare, portare in alto, mettere più in su.

Se alzate la mano, ad esempio, come fa mio figlio a scuola quando vuole rispondere alle domande della sua maestra, portate in alto la vostra mano.

Alzare è un verbo molto utilizzato in molte espressioni anche idiomatiche: alzare la voce e alzare lo sguardo ad esempio sono due modi per usare il verbo alzare non esattamente come quando alziamo la mano. C’è poi alzare il gomito, che ha un senso figurato (significa bere alcolici più del dovuto), alzare il volume (della radio) è invece un’altra espressione, più facile da capire. Alzare il livello di qualcosa, come ad esempio della tensione, o alzare il ritmo, sono altre espressioni, sempre molto utilizzate nel linguaggio corrente dell’italiano medio.

Insomma tante cose possono alzarsi, non solo una mano, e spesso il senso è figurato. È anche il caso della frase di oggi: alzate il tiro.

Cos’è il tiro? Per uno straniero la parola TIRO può essere facilmente associata al gioco del calcio. Il calciatore fa un tiro in porta ad esempio, cioè calcia il pallone, cioè lo tira. Il calciatore tira il pallone verso la porta. Il tiro quindi è l’atto che fa il calciatore quando colpisce il pallone e lo dirige verso la porta avversaria. Quindi tirare significa questo: spingere, dirigere qualcosa verso una direzione.

Allo stesso modo posso tirare una scarpa. Prendo con la mano la scarpa, o un oggetto qualsiasi e lo tiro verso una direzione, ad esempio verso qualcuno che mi fa arrabbiare. Quindi anche con le mani si tira. Ma tirare significa anche tirare verso di sé, verso la propria direzione, non solo verso l’esterno. Ad esempio quando si tira una sigaretta 🚬, si aspira, si fa entrare l’aria nei propri polmoni facendola passare prima attraverso la sigaretta. Questo è “fare un tiro”, un’espressione che usano molto i giovani.

Mi fai fare un tiro?

Ripeti la frase.

Questa frase la potete ascoltare ovunque ci siano dei ragazzi che fumano delle sigarette. Un ragazzo chiede ad un altro: mi fai fare un tiro? Mi fai cioè fumare un po’ la tua sigaretta?

Allo stesso identico modo il verbo TIRARE può essere usato per tirare un oggetto verso di sé e non verso l’esterno. Se ti chiedo di “tirare la scrivania” ad esempio, ti sto chiedendo di spingere verso di te, nella tua direzione, la scrivania, altrimenti ti avrei chiesto di spingere la scrivania.

Per favore, puoi tirare un attimo la scrivania? Non ho lo spazio per passare.

Ripeti la frase: potresti tirare un attimo la scrivania?

Questo è un altro esempio che si può fare per capire che il verbo tirare è un verbo particolare.

Quando però diciamo alzare il tiro, allora dobbiamo pensare al tiro che fa non il calciatore, e neanche al tiro della scarpa o della sigaretta. Dobbiamo invece pensare a una persona che ha una pistola in mano, o un fucile, o una qualsiasi arma, come un arco cone le frecce ad esempio. Questa persona, quando deve sparare con quest’arma, prima prende la mira, punta con attenzione il suo obiettivo e poi TIRA, cioè spara, o lancia la freccia, in direzione del suo obiettivo. Anche questo è un TIRO.

Non a caso esistono degli sport come il TIRO AL BERSAGLIO o il TIRO AL PIATTELLO, in cui si deve colpire un bersaglio.

Ebbene se il vostro bersaglio che dovete colpire è molto in alto, più in alto del solito, quello che dovete fare è proprio alzare il tiro. Dovete quindi fisicamente indirizzare il vostro fucile più in alto, dovete dirigere il vostro proiettile più in alto, perché il bersaglio stavolta è più in alto del solito.

Naturalmente questa è una espressione che si usa quasi esclusivamente in senso figurato e non in senso proprio come in questo caso. Alzare il tiro in senso figurato significa puntare in alto, mirare ad un obiettivo più ambizioso.

Ripeti: mirare ad un obiettivo più ambizioso.

Ho detto all’inizio che il significato è aspirare a maggiori risultati, ed ora avete chiaro in mente che l’altezza a cui ci si riferisce è l’altezza dei propri traguardi, dei propri progetti, dei propri obiettivi.

Ad esempio:

C’è un pugile che sfida un altro pugile. Ci sarà quindi un incontro di pugilato, di boxing tra i due pugili, e uno dei due dice: vincerò io, scommetto 1000 euro che vincerò io. L’altro pugile allora alza il tiro e dice: solo 1000? Io ne scommetto 100.000.

Non c’è dubbio che il secondo pugile è più ambizioso del primo, perché ha alzato il tiro. Possiamo anche dire che il secondo pugile ha alzato la posta in palio, o semplicemente che ha alzato la posta. La posta rappresenta il premio che vincerà il vincitore.

Alzare il tiro la potete usare in moltissime occasioni diverse, la cosa che conta è che ci sia una trattativa, e che ci siano delle persone che vogliono ottenere un risultato più o meno ottimistico.

A che ora posso rientrare stasera?

Se tuo figlio diciottenne fa questa domanda ai genitori, loro potrebbero riapondere: alle 23, non più tardi, mi raccomando!

Ed il ragazzo risponde: dai mamma, facciamo a mezzanotte! Ormai sono maggiorenne!

A questo punto interviene il padre, che dall’alto della sua autorità tuona:

Non alzare il tiro ragazzo! Non ti conviene!

Ripeti la frase.

Il padre chiede quindi al figlio di non esagerare, di non eccedere nella sua richiesta, che lui reputa esagerata.

Spesso infatti questa espressione si usa per indicare una richiesta esagerata, eccessivamente ottimista. Spesso infatti l’espressione è accompagnata da parole come TROPPO: alzare troppo il tiro, o molto, esageratamente, eccetera, proprio per indicare una esagerazione.

Se ascoltate alla radio o alla televisione questa frase quindi chi parla vuole esprimere sempre un atteggiamento eccessivo, che va oltre ciò che è normalmente ritenuto normale o accettabile.

Chiunque faccia una richiesta esagerata, o superiore alle aspettative sta alzando il tiro, anche se non è detto che sia una cosa negativa.

Trump alza il tiro contro la Cina e annuncia che alzerà le tasse sui prodotti cinesi che entrano negli Stati Uniti.

Il Barcellona alza il tiro e annuncia di voler acquistare Buffon per 200 milioni di euro.

Molti stranieri alzano il tiro e decidono di imparare a parlare in italiano con Italiano Semplicemente.

Ecco questi sono gli stranieri più ambiziosi al mondo!

Alcuni di voi poi sono ancora più ottimisti ed hanno alzato ancora di più il tiro, decidendo di unirsi a noi nell’associazione culturale italiano semplicemente. Potete farlo anche voi. Consultare però prima lo statuto e le condizioni di adesione nella pagina dell’associazione.

Spero sia chiaro il concetto della frase di oggi. Grazie a tutti per l’ascolto, grazie soprattutto ai donatori, che apprezzano il nostro lavoro ed il nostro metodo di insegnamento dell’italiano a tal punto da sostenere economicamente il sito italianosemplicemente.com.

Un forte abbraccio. La prossima espressione sarà “via libera“.

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