Il verbo alleggerire – IL LINGUAGGIO DEL CALCIO (Ep. 31)

Il verbo alleggerire (scarica audio)

Indice episodi del linguaggio del calcio

Trascrizione

allegerire

Nel linguaggio del calcio c’è un verbo molto interessante: alleggerire.

Non è un verbo esclusivo del calcio, naturalmente. È un verbo della lingua italiana di uso molto comune. Però nel calcio assume un significato particolare, più tecnico, che vale la pena di conoscere.

Cominciamo proprio dal significato generale.

Il verbo alleggerire deriva dall’aggettivo leggero.
Alleggerire significa quindi rendere più leggero qualcosa, cioè diminuire il peso.

Ad esempio:

  • Alleggerire una valigia: togliendo qualcosa dalla valigia la rendiamo più leggera
  • Alleggerire il carico di un camion: quando è troppo pesante
  • Alleggerire uno zaino: per non avvertire dolore alla schiena

In questi casi si parla proprio di peso fisico: togliamo qualcosa per rendere meno pesante un oggetto.

Ma molto spesso il verbo alleggerire si usa anche in senso figurato.

Possiamo alleggerire:

  • una situazione: facendo una battuta
  • un discorso: usando meno termini tecnici
  • un clima di tensione: cercando di trovare elementi positivi

Per esempio:

  • Facciamo una battuta per alleggerire l’atmosfera.
  • Questo capitolo del libro è stato alleggerito per renderlo più scorrevole.

In questi casi non si parla di peso reale ma di peso metaforico: tensione, difficoltà, pesantezza psicologica.

Vedete quindi che il verbo alleggerire è molto versatile.

Anche nel calcio alleggerire sottolinea questo aspetto: rendere la situazione meno pesante, ma più che altro meno pericolosa.

Nel calcio infatti alleggerire ha un uso particolare e molto frequente nelle telecronache.

A volte il cronista dice:

Il centrocampista alleggerisce all’indietro.

In questo caso il giocatore passa la palla indietro, magari al portiere, per rallentare il gioco e far respirare la squadra.

Anche qui l’idea è la stessa: alleggerire la pressione.

È curioso notare come il significato calcistico derivi perfettamente da quello generale.

Nella lingua comune:

  • alleggerire = rendere meno pesante

Nel calcio:

  • alleggerire = rendere meno pericolosa o meno pressante una situazione difensiva

In entrambi i casi c’è sempre l’idea di togliere peso.

Un peso fisico, nella vita quotidiana.
Un peso tattico o psicologico, nel calcio.

Vediamo qualche esempio:

Il centrocampista alleggerisce all’indietro.
Meglio alleggerire sul portiere.
Il difensore alleggerisce la pressione passando dietro.

Questo verbo è particolarmente tipico del linguaggio giornalistico e televisivo del calcio.

Nella lingua parlata tra amici si direbbe più semplicemente:

  • la passa indietro

  • la ridà al portiere

  • torna dal portiere

E anche oggi abbiamo visto come il linguaggio del calcio non sia altro che una piccola finestra sulla lingua italiana. Ed è proprio questo il bello di questa rubrica.

Perché, alla fin fine, parlando di calcio… stiamo sempre parlando anche di italiano.

Nello sport in generale poi, si può usare questo verbo anche in questo modo:

Alleggerire le gambe dopo una partita o un allenamento attraverso lo stretching, Si tratta di fare esercizi mirati, come allungamenti al muro e massaggi che aiutano a ridurre contratture e gonfiore, migliorando il flusso sanguigno per un rapido recupero muscolare.

E con questo, per oggi, possiamo fermarci qui.

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L’ansia si trasmette? Il linguaggio della salute (ep. 2)

L’ansia si trasmette? (scarica audio)

Giovanni: L’ansia si trasmette? Un genitore può essere la causa di un figlio ansioso?

Queste sono le domande di oggi per il secondo episodio del linguaggio della salute, la nuova rubrica di Italiano Semplicemente adatta per migliorare il nostro italiano.

Sappiamo che non bisogna studiare il condizioni di stress – è la terza regola d’oro di Italiano Semplicemente se ricordate. L’ansia quindi è concepita come qualcosa che non giova, non è salutare oltre certi limiti. Soprattutto per i ragazzi.

L’ansia si trasmette?

Trasmettere” è il verbo che si usa normalmente per indicare il passaggio di una malattia da una persona all’altra.

Parliamo delle malattie trasmissibili, chiaramente.

Non tutte le malattie infatti si possono trasmettere.

Riguardo all’ansia, l’ho chiesto ad una professoressa universitaria, membro dell’associazione Italiano semplicemente di nome Rafaela, di nazionalità spagnola.

Ma cos’è l’ansia?

Facciamo una piccola premessa.

L’ansia è un’emozione naturale (non una malattia quindi) e anche normale, che tutti possono provare (tutte le emozioni si “provano”) in determinate situazioni, ad esempio in caso di esame, un colloquio di lavoro o situazioni di stress.

Tuttavia, quando l’ansia diventa eccessiva e interferisce con la vita quotidiana, sappiamo tutti che può diventare anche un problema di salute: può generare eccessiva preoccupazione, inquietudine, paura, apprensione, tensione e anche stanchezza.

Ma Rafaela è specializzata in psicologia dei ragazzi e allora le chiedo:

L’ansia dei ragazzi da cosa dipende?

Rafaela: buongiorno a tutti. La causa dell’ansia nei ragazzi può essere attribuita a molteplici fattori, tra cui la pressione scolastica, la competizione sociale, la pressione dei genitori e la mancanza di autostima.

Quindi sì, l’ansia può dipendere anche dai genitori. Tra l’altro, quando vediamo davanti a noi a una persona con un’ansia esagerata, ci può fare innervosire e possiamo provare anche noi ansia.

Giovanni: C’è allora un legame col comportamento dei genitori?

Rafaela: Nel corso degli anni, è stata constatata (cioè verificata, appurata) una connessione, cioè un legame, tra l’ansia dei ragazzi e genitori iperprotettivi.

Giovanni: bel termine questo. I genitori iperprotettivi sono coloro che proteggono eccessivamente i figli. “Iper” è simile a “super”.

Rafaela: infatti, ma così facendo si impedisce loro di maturare e la loro autostima è minacciata. Questa eccessiva protezione impedisce loro di sviluppare la resilienza necessaria a fronteggiare le situazioni di stress e difficoltà.

Giovanni: è una parola molto di moda in questi ultimi anni questa: la resilienza.

In psicologia la resilienza è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Si usa però anche in economia recentemente, per indicare la capacità di una economia, cioè di un paese, di una nazione, di superare prove difficili e crisi economiche.

Più è elevata la resilienza, meglio è.

Tornando alla medicina invece, pare che gli esperti, Rafaela compresa immagino, concordino sul fatto che l’ansia possa essere utile in alcune situazioni, poiché può tenere il corpo in allerta, in allarme, per affrontare una minaccia o una situazione pericolosa.

Quindi l’ansia in qualche modo è utile, serve a qualcosa.

Tuttavia, l’ansia eccessiva può ostacolare il normale funzionamento della vita quotidiana, tanto da impedire ai ragazzi di godersi le attività quotidiane e di sviluppare normalmente.

Rafaela: certo, e allora è importante che genitori e educatori aiutino i ragazzi a comprendere l’ansia e a sviluppare strategie salutari per affrontare le situazioni stressanti. Inoltre, è importante che i genitori evitino di mettere troppa pressione sui propri figli e li aiutino a sviluppare la resilienza necessaria per fronteggiare le difficoltà della vita.

Giovanni: allora meglio non proteggerli affatto? Ma qual è il contrario di iperprotettivo?

Si va da un eccesso all’altro. Si dice che un genitore, in questo caso, è lassista, permissivo. Parliamo del lassismo. È positivo il lassismo dei genitori?

Un genitore è lassista quando manca di rigore, quindi una specie di menefreghismo, un eccessivo permissivismo.

Rafaela: purtroppo anche il lassismo eccessivo può rendere i figli più vulnerabili all’ansia. E bisogna sapere che ci sono altri stili genitoriali come lo stile eccessivamente autoritario ed esigente. Questo tipo di genitore è ancora più collegato ai sintomi di ansia nei figli. Se i genitori usano una severa disciplina con i figli e li puniscono per i loro errori, è più probabile che i figli sviluppino una maggiore sensitività e reattività ai propri errori. Questa maggior reattività negativa davanti ai propri errori poi diventa parte della loro struttura neurale ed è questa caratteristica neurale a essere associata ai disturbi dell’ansia.

Giovanni: un mestiere difficile quello del genitore vero?

Rafaela: purtroppo si! Ma non ti far venire l’ansia perché ci sono molti fattori a intervenire, oltre ai genitori.

Giovanni: ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato alla salute. Grazie a Rafaela.

Rafaela: prego! Grazie te per questa occasione!

Giovanni: nel prossimo episodio parliamo delle analisi del sangue e ci aiuterà André dal Brasile, un esperto del settore. Anche André è membro dell’associazione Italiano semplicemente.

André gestisce infatti un centro analisi ad Araraquara, vicino San Paolo.

Anch’io una volta ho fatto le analisi del sangue nel laboratorio di André.

André: Fortunatamente sono andate bene 🙂

Giovanni: ah, per fortuna! Mi stava già prendendo l’ansia!

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730 C’è maretta

C’è maretta (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: vi piace il mare? Non è una domanda scontata perché non a tutti piace il mare. Infatti c’è chi preferisce la montagna.

Se vi piace il mare allora amate sicuramente anche farvi il bagno. Però quando c’è maretta non è il caso di fare il bagno in mare perché significa che il mare è agitato, più agitato del normale, tanto che si immagina possa persino peggiorare la situazione.

È una strana espressione, “c’è maretta“, che fa riferimento all’aspetto della superficie del mare, caratterizzato da onde irregolari, che sono da considerarsi come uno stadio più movimentato rispetto alle consuete increspature.

Ma non è strana per questo motivo, ma perché si usa anche quando si parla di relazioni umane, quando c’è uno stato di nervosismo, di tensione, per via di un disaccordo, di differenza di vedute su qualche aspetto.

C’è uno stato di tensione, ma non si vuole indicare un ambiente in cui persone urlano, litigano e si insultano, ma un’atmosfera tesa, conseguenza di qualche questione irrisolta che ha determinato una tensione tra diverse volontà e punti di vista. Non c’è ancora stato uno scontro, oppure questo scontro è già avvenuto ma ancora c’è un’atmosfera piuttosto tesa.

In questi casi si parla di maretta.

Vuol dire che le acque sono agitate. Anche questa è un’espressione molto usata nelle stesse occasioni.

Vediamo qualche esempio:

Tra i membri del partito c’è un po’ di maretta dopo le elezioni presidenziali per come è andata a finire.

Questo significa che non c’è un’atmosfera serena nel partito i questione. Qualcosa ha lasciato il segno nelle ultime elezioni presidenziali e ancora non si sono tutti riappacificati.

Chissà, magari la situazione potrebbe peggiorare e il partito potrebbe dividersi in due schieramenti diversi, oppure tra un po’ quando le acque si saranno calmate (un’altra espressione presa in prestito dal mare) tutti andranno nuovamente d’amore d’accordo.

Un altro esempio:

Tra marito e moglie c’è maretta perché i genitori di lui stanno nella stessa casa insieme a loro da tre giorni e sembra vogliano restare ancora qualche giorno.

Questo è un termine che si può usare anche quando non si vuole entrare troppo nei dettagli spiegando una situazione tesa, un po’ di agitazione, di conflittualità, di malcontento e nervosismo tra due o più persone.

Si può usare anche quando si fa una domanda per avere la conferma di una propria sensazione e non si vuole essere troppo indiscreti:

C’è forse un po’ di maretta? Cosa c’è che non va?

Si, c’è un po’ di maretta recentemente tra noi.

In questo modo si può evitare di usare verbi come litigare o discutere:

Avete litigato?

Avete forse discusso per qualcosa?

Anche perché, come detto, si sta parlando di un’atmosfera tesa e non di litigi rumorosi e cose simili. Usare una innocua immagine figurata frappone dunque, in questi casi, una barriera di discrezione.

Si usa spesso come si è visto quando si parla di politica e di rapporti familiari per descrivere momenti difficili, ma va benissimo anche per parlare di dinamiche tra colleghi d’ufficio.

Adesso ripassiamo qualche episodio passato. Ascolterete un dialogo un po’ agitato perché ho chiesto ai membri di creare un’atmosfera con un po’ di maretta.

Peggy: lo volete sapere un segreto che riguarda un mia amica? Però mi raccomando, vi chiedo la massima discrezione.

Hartmut: Ci mancherebbe altro! Puoi fidarti di noi. Ancora ancora se ci fosse Antonhy…. ma fortunatamente adesso non c’è. Vai, dai, spara! Non farla troppo lunga!

Peggy: ah è così? Allora te lo dico alla fine del ripasso! Così impari!

Irina: sei proprio un paravento tu! Ci vuoi far stare qui ad aspettare la fine? Allora decreto ufficialmente la fine di questo ripasso!

Bogusia: aspettate aspettate! Voglio solo dire che se si trattasse di me, io vi dico subito che non è colpa mia! È colpa di Hartmut che ha voluto calcare la mano. Io non volevo fare la spia, non volevo dire che…

Ulrike: aspetta, aspetta… ma perché metti le mani avanti Bogusia? Calma, sei in balia delle emozioni! Magari non è di te che Peggy stava parlando! Spero che Peggy voglia sgombrare il campo da ogni dubbio.

Sofie: ah, anche oggi c’è maretta vedo, eh? Vabbè io allora non mi intrometto. Peggy, però anche tu, te ne esci sempre con queste frasi! direi che hai un modo comunque poco ortodosso per fare dei ripassi. Pensaci!

Danita: vivaddio qualcuno dice le cose come stanno!

Rafaela: tu vedi di farti gli affari tuoi! Da dove sbuchi?

Danita: guarda, non mi tange proprio ciò che dici!

Peggy: mamma mia! Andateci piano! Non volevo scatenare questo pandemonio! Era solo uno scherzo! Comunque, strano che Anthony non dica nulla visto che è stato chiamato in causa.

Anthony: dici a me? Che casino che hai fatto! Io me ne starei alla larga per un bel po’ al posto tuo! Poi in merito a Hartmut, ti ho sentito sai? Buon per te se non mi capiti a tiro! Stavolta il ripasso finisce veramente qui.

Karin: eh no! Lasciatemi dire che si direbbe che vi siate dimenticati delle buone maniere oggi! Dunque vi risparmio i miei commenti, perché sarebbero altrettanto inopportuni.