853 La Madonna

La Madonna (scarica audio)

Trascrizione

L’episodio di oggi riguarda la Madonna. Non sarà però un episodio della madonna, ma solamente sulla Madonna!

Adesso vi spiego meglio!

Sapete tutti, credo, che sto parlando di Maria, la mamma di Gesù. Il termine “Madonna” è un cosiddetto epiteto (un termine nuovo per voi?) di Maria di Nazareth, madre di Gesù Cristo. Un epiteto cos’è?

Un epiteto serve a identificare, a volte a chiamare una persona, altre a apostrofarlo, anche! E’ simile cl concetto di “soprannome” o “nomignolo”.

Ebbene, questo epiteto (madonna, con la iniziale generalmente minuscola) è entrato nel linguaggio comune e si usa in tante occasioni diverse che non hanno più a che fare con la madre di Gesù Cristo.

Esiste ad esempio l’espressione “tirare le madonne“, o anche “smadonnare“, ancora più informale, che ha un senso simile a bestemmiare, imprecare, non direttamente contro la Madonna (con la M maiuscola) ma è sufficiente riferirsi a divinità e santi.

Si sta nominando impropriamente il nome di qualche santo per sfogare la propria rabbia.

Questo è il concetto di smadonnare e tirare le madonne..l

Se vogliamo, quando si smadonna possiamo dire che si stanno chiamando impropriamente in causa alcuni santi, che, poverini, non c’entrano nulla con le nostre disgrazie o disavventure.

E’ nelle cose che ogni tanto quel che ci accade non sia sempre di nostro gradimento o non vada a nostro favore.

Si usa generalmente il verbo “imprecare“, e in questo caso non ci rivolgiamo necessariamente contro un santo,. Imprecare è più diffuso e sta per “pronunciare parole con rabbia contro qualcuno o qualcosa”, parole offensive o blasfeme.

Spesso si impreca contro le persone. Non è necessario prendersela con la Madonna o con i santi.

Per imprecare si può anche semplicemente urlare contro la sfortuna o contro sé stessi o contro dei “mali” riconosciuti da tutti come la miseria o la morte.

“Porca miseria” o “mannaggia alla miseria” o “mannaggia alla morte” sono tra le imprecazioni più pacate che esistono.

Queste però forse è meglio chiamarle esclamazioni di disappunto. Ce ne siamo già occupati in un episodio passato.

Se invochiamo la Madonna, con una frase analoga, entriamo però nel campo delle imprecazioni e delle bestemmie. Meglio evitare…
Smadonnare e “tirare le madonne” sono comunque due modalità del linguaggio popolare per riferirsi al fatto che una persona inizia a imprecare per la rabbia e se la prende con qualcuno che non può neanche rispondere. Non è carino.
Ma dobbiamo per forza parlare o strillare?
Avere un pessimo umore, seppure restando in silenzio, è indicato con l’espressione “avere le madonne“.
Ovviamente per tirare le madonne, bisogna innanzitutto averle…
Si tratta sempre di un’espressione popolare. Non potrebbe essere altrimenti.
Oggi mi sono alzato col piede sbagliato“. Questa frase, probabilmente più nota a tutti, è del tutto simile a “oggi ho le madonne“. Hanno un significato simile, ma generalmente se si chiamano in causa “le madonne” c’è un motivo particolare, legato a qualcosa di accaduto che ha provocato questo pessimo umore.
Es:
Lascialo perdere, oggi ha le madonne per colpa di una multa che gli hanno fatto!
I miei figli mi hanno fatto venire certe madonne che non ti dico.
Anche l’espressione “avere un diavolo per capello” ha lo stesso significato di “avere le madonne“.

Ovviamente quando mi arrabbio, cioè quando mi accorgo di avere le madonne, potrei anche dire che “mi sono venute le madonne” oppure che “mi sono prese le madonne“.

In pratica le madonne (solo al plurale mi raccomando) possono venire, si possono prendere, avere e tirare.

Es:
Quando ho visto la mia auto distrutta dopo l’incidente mi sono venute certe madonne!

Se non volete nominare impropriamente e direi anche indebitamente la Madonna, potete comunque dire che vi sono venuti i nervi, che siete diventati molto nervosi, o che vi siete arrabbiati.

Ci sono mille modi per arrabbiarsi e come ricorderete li abbiamo visti in un episodio passato.

La modalità di oggi meritava un trattamento a parte 🙂

Un altro modo di usare il termine madonna è nell’espressione “della madonna“. Qui la rabbia non c’entra.
Non stiamo parlando però di qualcosa che a appartiene alla Madonna (e quindi che è “della Madonna”). Stiamo invece parlando di qualcosa di molto grande o intenso.
Es:
Fa un freddo della madonna.
Oggi fa un caldo della madonna
Mi è arrivata una multa della madonna
Ho una fretta della madonna

Si parla di qualcosa di particolarmente grande o intenso. Il freddo è molto intenso, oppure fa molto caldo, caldissimo, un caldo bestiale, e una multa della madonna è una multa molto elevata.

Analogamente una fretta della madonna è molta fretta, una fretta esagerata.

Anche qui abbiamo un’alternativa meno blasfema:
Un freddo della miseria
Un caldo della miseria
Una fretta della miseria
Una multa della miseria
Ecc..
Se poi dico solamente “madonna!!!”, questa è una esclamazione di stupore o di dispiacere o anche di preoccupazione. Il tono è molto importante in questo caso.
Hai pagato un caffè 7 euro? Madonna!! Come è possibile?

Mio figlio non è ancora rientrato e sono le due di notte. Madonna, gli sarà successo qualcosa?

O Madonna, ma perché ti preoccupi sempre così tanto?

La Madonna, con la M maiuscola, si può fortunatamente anche invocare.

Invocare significa rivolgersi a qualcuno con un tono di preghiera, con affetto, con fede, soprattutto per ottenere aiuto o conforto. Si può invocare la Madonna, Dio e i Santi.

Nel vocabolario esistono poi termini particolari come “il madonnaro”. Si tratta di una persona che produce o vende immagini della Vergine. In particolare chi si dedica alla raffigurazione di soggetti sacri (soprattutto Madonne, appunto), facendo disegni con dei gessetti colorati, sul pavimento di piazze o strade. I madonnari dunque sono artisti che solitamente disegnano a terra nelle strade.

Spiegazione terminata.

Adesso voglio un ripasso con i fiocchi, quindi mi rivolgo ai membri dell’associazione che stanno cercando di fare passi in avanti con la lingua italiana. Sicuramente non faranno grossi errori e quindi non mi faranno venire le madonne. 🙂

Mary: Serve un ripasso? Dopo una notte in bianco, piena delle solite pippe mentali notturne, per tutta rispostapassami il termine – ti volto le terga.

Harjit: quali preoccupazioni ti hanno fatto passare la notte insonne? Ti ronzavano tante cose per la testa? Scommetto che è per colpa di quella pratica burocratica arzigogolata che devi ancora sbrigare. Ricordi che pappardella della madonna che che mi hai fatto l’altro ieri?

Rafaela: caro Gianni, il tuo appello ha avuto una risposta in men che non si dica, ma con un non so che di sfrontato! Cara Mary, dopo aver sostenuto in modo indefesso l’associazione per tanto tempo devi essere esausta! Stai attenta alle querele!

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615 Di questo passo

Di questo passo (scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni: pare che negli ultimi 100 anni la temperatura media nel pianeta sia cresciuta di un grado circa. Negli stessi anni la quantità di ghiaccio e neve si è ridotta e il livello dei mari è aumentato. Di questo passo dove andremo a finire?

Quest’ultima frase la si sente molto spesso pronunciare dagli italiani, voglio dire, anche al di là della questione ambientale.

Di questo passo dove andremo a finire?

Analizziamo questa frase insieme.

Iniziamo dal passo. Il termine passo ha molti significati e uno di questi indica il cammino, quindi l’andamento di una persona che cammina. Un passo si fa col piede e un passo dopo l’altro si va avanti, si procede in avanti. Una volta si fa un passo col piede destro e una volta col sinistro.

Quando si va avanti, quando cioè si cammina, possiamo procedere a velocità diverse e si può dire che la velocità dipende dal passo che si tiene.

Se il passo è veloce, se si sta tenendo un passo veloce, allora la velocità in cui andiamo è maggiore, ma se il passo è lento la velocità è più bassa.

Quindi il tipo di passo indica anche una velocità di una persona che cammina ma anche che guida un’auto o una moto o un qualsiasi altro mezzo.

Quando si dice “di questo passo” si intende quindi “procedendo di questo passo” cioè “andando avanti con questa velocità”, o più in generale “se andiamo avanti in questo modo”, “se proseguiamo così”.

Insomma si vuole indicare una situazione che nel futuro non cambierà e si immagina una possibile conclusione se le cose continuassero in questo modo.

La locuzione “di questo passo” si usa sempre per rappresentare una possibile evoluzione di un fenomeno, quando ipotizziamo che le cose vadano avanti allo stesso modo di come stanno andando attualmente.

“Questo passo” indica l’andamento attuale che lascia un immaginare una possibile evoluzione.

Di questo passo dove andremo a finire?

Questa frase significa quindi: se si procede in questo modo, se le cose peggiorano (in genere si parla di una situazione in peggioramento)! di giorno in giorno sempre con lo stesso ritmo di oggi, senza alcun cambiamento, che succederà? Dove andremo a finire?

Questo “dove andremo a finire? ” è in realtà una domanda retorica, una finta domanda e ha un obiettivo preciso: mostrare preoccupazione per come si sta evolvendo un fenomeno, mostrare preoccupazione per come stanno andando le cose.

Vediamo altri esempi dell’uso di “di questo passo“, che è la parte più importante e interessante.

Luca sta facendo sei esami l’anno all’università. Di questo passo tra tre anni sarà laureato

Questo è un esempio molto semplice.

Se va avanti così Luca tra tre anni sarà laureato perché se continuerà a fare sei esami ogni anno in tre anni avrà fatto 18 esami e quindi avrà terminato tutti gli esami previsti.

Questa ipotesi sul futuro è dunque basata sull’attuale andamento che ci lascia immaginare una possibile tempistica per il raggiungimento della laurea.

Di solito questa espressione si usa come dicevo nel caso di una preoccupazione per qualcosa che non ci piace come sta andando ma possiamo anche prospettare qualcosa di positivo.

Un altro esempio:

Abbiamo vinto nove partite su dieci. Di questo passo nessuno riuscirà a raggiungerci in classifica e sicuramente vinceremo il campionato.

Questo è un altro esempio in cui l’andamento è basato su dei numeri.

Non sempre è così.

Ciò che conta è che si rappresenti un andamento attuale che lasci pensare una possibile evoluzione futura:

Mio nonno da circa un mese non ricorda più i nomi dei nipoti. Ma da circa una settimana addirittura non ricorda più neanche i nomi dei propri figli. Di questo passo dimenticherà praticamente tutto nel giro di qualche giorno.

Oppure (tra moglie e marito):

Non mi baci più ormai da un pezzo ormai, e adesso inizi anche a rispondermi male. Di questo passo tra un anno dormiremo in due letti separati.

L’espressione ha qualcosa in comune con una che abbiamo già visto. Sto parlando di “se tanto mi dà tanto“, che come abbiamo visto si usa ogni volta che vogliamo fare una deduzione logica.

Di questo passo” però è più semplice perché si parla di un solo fenomeno di cui immaginiamo l’evoluzione futura, quindi sparla di tempo, mentre con “se tanto mi dà tanto” possiamo confrontare più fenomeni o più questioni contemporaneamente, quindi è più complessa come espressione.

Inoltre non necessariamente si parla di una evoluzione futura.

Es:

L’Italia ha vinto 40 medaglie alle olimpiadi del 2021 e la popolazione italiana è di circa 60 milioni di abitanti.

Gli stati uniti d’America invece hanno una popolazione pari a circa 328 milioni di abitanti. Se tanto mi dà tanto le medaglie vinte dagli stati uniti dovrebbero essere circa 219. Invece sono state 113.

Quindi vedete che “di questo passo” si usa solo per prospettare una possibilità futura basata su come stanno andando le cose oggi. Invece “se tanto mi dà tanto” è più generica e si può usare ogni volta che usiamo la logica per fare una deduzione.

Adesso ripassiamo un po’:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Rauno: vorrei dire che il termine passo, di cui si è parlato oggi, ha almeno tre o quattro usi diversi stando ai dizionari. Ma non voglio allarmare nessuno con questo.

Ulrike: se è per questo, ce ne sono alcune che ne hanno molti di più. Pensa ad esempio alla parola “campo”, che poi non è neanche la più complicata.

Irina: a me crea molti problemi il termine “pesante”, per via appunto dei numerosi utilizzi. Ma ho sentore che nel giro di qualche episodio ne sapremo tutti di più. E voi come la vedete?

Hartmut: Ci sono anche alcuni verbi sembrano apparentemente semplici come disporre oppure predisporre che invece possono rivelarsi molto ostici. Meno male che ci sono già due episodi dedicati nei verbi professionali. Ragion per cui adesso vado subito a ripassarli!

 . Segue una spiegazione del ripasso .

465 per scrupolo

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Sapete cos’è lo scrupolo? Se sei una persona scrupolosa lo devi sapere!

Cominciamo da qui allora. Una persona scrupolosa è una persona potremmo dire attenta, ma non nel senso di concentrata, ma una persona che ci tiene particolarmente a fare le cose per bene. È una persona che è attenta a non trascurare le cose importanti e spesso anche le cose che sembrano meno importanti ma che però, secondo lei, potrebbero essere più importanti di quello che sembra. O importanti per altri e non per sé stessi. Allora, per scrupolo, è meglio curare anche questi aspetti.

Avete capito che l’essere scrupolosi non è una brutta cosa, è fondamentalmente un pregio, e possiamo sicuramente annoverare questo aggettivo come positivo, ma c’è una componente di ansia verso il fare tutto per bene, verso l’adempimento al proprio dovere nel miglior modo possibile. Anche solo per non avere pensieri preoccupanti in futuro.

Questo potremmo chiamarlo “spiccato senso del dovere”, “attenzione verso tutte le cose”, ma appunto c’è un po’ di preoccupazione, di inquietudine e di ansia, appunto.

La locuzione “per scrupolo“, che ho usato prima, è spesso usata da chi ha un atteggiamento scrupoloso.

Se io ad esempio faccio un errore in un episodio, un membro dell’associazione potrebbe dirmi:

Rafaela: Che facciamo, glielo diciamo a Giovanni che ha fatto un errore in un episodio? Magari si offende, però è importante correggere gli errori. Io per scrupolo glielo dico, tanto sono sicuro che capirà.

In questo esempio, chi ha parlato si è fatto venire uno scrupolo: glielo dico o non glielo dico?

Si usa anche in questo modo lo scrupolo. “Farsi venire uno scrupolo” o “porsi uno scrupolo” o semplicemente “farsi uno scrupolo” .

Significa pensare a qualcosa che potrebbe essere importante e il fatto stesso di porsi il problema, senza trascurarlo, senza far finta di niente, senza dire che non è importante, questo stesso fatto è “farsi uno scrupolo“.

Uno scrupolo nasce, o viene, nel momento in cui viene in mente una cosa che non sai se trascurare oppure no.

In questi casi sorge anche un dubbio, c’è incertezza, ma quando decidiamo di non trascurare questa cosa, lo facciamo per scrupolo.

Se vedo una persona che mi sembra un po’ pallida in viso, forse credo che stia male, allora dico: come stai?

Mi è venuto lo scrupolo di farle questa domanda, perché aveva il viso pallido.

Per scrupolo, mi sono detto, meglio che chiedo, non si sa mai…

Gli scrupoli quindi, avendo molto a che fare con i dubbi, sono tipici delle persone che mettono sempre tutto in discussione, e anche di quelle che si preoccupano molto, o che sollevano sempre incertezze, e sono anche anche tipici delle persone altruiste, che pensano al prossimo e che si pongono spesso il problema che le proprie azioni possono danneggiare gli altri.

C’è chi si fa molti scrupoli, (cioè chi si fa venire molti scrupoli) ma c’è anche chi non si fa mai scrupoli. Queste persone vanno dritte per la loro strada e spesso danno consigli di questo tipo agli altri:

Non devi farti scrupoli! Perché ti stai facendo tutti questi scrupoli?

Vale a dire: non porti dubbi, domande, preoccupazioni eccessive. Non avere remore. Non ti fare problemi, non pensare troppo alle conseguenze delle tue azioni. In poche parole “non farti scrupoli“. Questa è un’espressione piuttosto forte perché chi non si fa scrupoli generalmente si intende come una persona fredda, cattiva, senza affetti, nella vita, negli affari, al lavoro. Stanno ovunque le persone senza scrupoli. E’ molto simile  all’essere spregiudicati, perché anche queste non stanno molto attente alle conseguenze delle proprie azioni, ma anche e soprattutto per sé stesse. Questa è la differenza. Senza scrupoli invece è molto più simile a “senza remore“. Anche questa l’abbiamo già spiegata.

Tornando a “per scrupolo“, Espressioni simili sono:

Per sicurezza

E anche:

Nel dubbio

A scanso di equivoci

Per non saper né leggere né scrivere

Queste ultime due, come ricorderete, le abbiamo già trattate. E c’è anche un bell’episodio che riguarda i dubbi in generale.  Ci sono differenze ovviamente. “A scanso di qualcosa” si usa più per evitare qualcosa, per scansare qualcosa, mentre l’ultima espressione (per non saper né leggere né scrivere), oltre che più colloquiale, si usa sopratutto per stare al sicuro, per cautelarsi verso qualcosa di incerto e spesso è anche sintomo di furbizia, Lo scrupolo invece oltre ad essere meno informale, sottolinea maggiormente a volte la preoccupazione, altre volte l’attenzione a non trascurare cose importanti. Spessissimo è una forma di attenzione verso altre persone.

Ecco, direi che dopo aver spiegato “per non saper né leggere né scrivere“, “a scanso di” e “senza remore” ho ritenuto, per scrupolo, di spiegarvi anche l’espressione “per scrupolo”.

In questo modo probabilmente, riuscirete a usar bene ogni modalità nel modo più opportuno.

E voi siete persone scrupolose?

Lejla: Ho una curiosità: vi viene mai lo scrupolo di chiudere sempre il gas e l’acqua prima di andare in vacanza?

Ulrike: io sempre, acché possa stare tranquilla per tutta la vacanza.

Natalia: io a volte me ne dimentico. Ma tanto che vuoi che succeda?

Monica: e fu così che trovò la casa allagata…