692 Le castronerie e gli spropositi

Le castronerie e gli spropositi

Trascrizione

Giovanni: oggi chiudiamo il cerchio sulle sciocchezze, sulle fesserie e sulle amenità. Lo facciamo attraverso questo episodio, in cui voglio parlarvi del termine castronerie e anche del termine sproposito.

Le castronerie sono più utilizzate delle amenità nel momento in cui vogliamo indicare qualcosa di palesemente sbagliato che è stato detto o fatto da una persona.

Rispetto alle amenità è meno offensivo, e infatti si usa molto più spesso il termine castroneria per indicare qualcosa di sbagliato detto o fatto dalla persona stessa:

Per favore, se dicessi castronerie fatemelo notare.

Ho fatto una castroneria per distrazione. Abbiate pazienza.

In pratica, quando le amenità sono menzionate per indicare sciocchezze evidenti, lo si fa per amplificare il senso della sciocchezza, a scopo denigratorio o offensivo.

Le castronerie invece sono ugualmente dei grossi errori, riferito a cose che si dicono o che si fanno, ma sono la “versione gentile” della sciocchezza.

È un termine meno adatto però per indicare errori nelle azioni, cioè azioni sbagliate, che comportano un effetto negativo. Per quello sicuramente il termine “stronzate” è insostituibile, sebbene indubbiamente rientri tra le volgarità. Tra l’altro ci sono anche le “minchiate” e le “minchionerie“, oltre le le “cazzate”, altrettanto volgari ma ugualmente molto utilizzate.

Non è un caso che castroneria non abbia invece niente di volgare.

Si può usare, similmente alla castroneria, anche il termine sproposito, oppure si può parlare di errore grossolano o marchiano. Queste due ultime modalità, specie l’errore grossolano, sono le più adatte alla forma scritta.

Prima di parlare dello sproposito però vorrei terminare la spiegazione sulle castronerie.

A differenza delle amenità, si usa solamente per indicare dei grossi errori. Invece amenità, se ricordate, si usa anche in senso positivo, con un significato simile a “piacevole“.

Passiamo adesso all’errore grossolano, o, se vogliamo, all’errore marchiano.

Si tratta di due termini simili. Un errore si dice grossolano quando è dovuto a ignoranza o inesperienza, o mancanza di abilità e di preparazione specifica. Senza contare che grossolano può indicare non solamente un errore ma anche una lavorazione eseguita senza precisione, oppure qualcosa di rozzo, di sgradevole, riferendosi a persone o a modi di comportarsi.

Rimanendo in tema di errori però, questo si dice grossolano quando denota una impreparazione o superficialità.

Marchiano è abbastanza simile, un errore madornale, cioè un grossissimo errore, tale da suscitare stupore e indignazione. Un errore inconcepibile e imperdonabile. Marchiano è un termine che si usa esclusivamente per gli errori e gli sbagli.

Passiamo a sproposito.

Sproposito è un termine ugualmente interessante, perché ha due significati diversi.

Da una parte indica un’azione o qualcosa che si dice completamente sbagliato ed evidente, oppure qualcosa di irragionevole, proprio come castroneria ma direi più grave perché quando si dicono spropositi (si dicono, non si fanno) spesso si fanno figuracce, tanto è grossa la scemenza detta.

Dall’altra, lo sproposito è l’ennesima modalità per indicare una grossa quantità, specialmente di denaro:

La mia nuova automobile è costata uno sproposito!

Attenzione all’articolo.

Cioè è costata tantissimo denaro, è costata una quantità di denaro spropositata.

Ho detto una quantità “spropositata”.

Un aggettivo, quest’ultimo, che si usa anch’esso per una enorme quantità, una quantità esagerata (di denaro o di altro), oppure una grandezza esagerata, qualcosa di esageratamente grande.

Giovanni ha un naso spropositato.

Mario prima della dieta aveva una pancia spropositata.

Ricordate che “spropositi” vogliono l’articolo “gli“, come sproposito vuole “lo“, e questo accade come tutte le parole con la lettera esse seguita da una consonante. E infatti la lettera p è una consonante.

Lo, so, ho aperto una parentesi grammaticale, e a molti farà piacere, ma solitamente non lo faccio mai, anche per paura di scrivere castronerie.

Scherzi a parte, c’è poi la locuzione “parlare a sproposito” e con questa terminiamo l’episodio. Parlare a sproposito, oppure rispondere a sproposito significa parlare, dire qualcosa di cui non c’è assolutamente bisogno, parlare troppo, o inutilmente, facendo gaffe e figuracce a ripetizione. Una locuzione che si usa in senso fortemente negativo.

Per fare un complimento ad una persona, magari un collega, si può dire ad esempio che non parla mai a sproposito, nel senso che ciò che dice è sempre importante e vale sempre la pena di ascoltarlo.

Adesso ripassiamo, altrimenti verrei accusato di aver fatto l’ennesimo episodio lungo in modo spropositato, o spropositatamente lungo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Harjit: Una settimana fa ero ancora a carissimo amico con lo shopping per i regali di Natale ma dopo gli acquisti fatti durante il fine settimana sono ormai a cavallo. Di questo passo avrò proprio tutto entro due o tre giorni.

Peggy: Vedo che sei proprio pari pari tua mamma. lei si organizzava sempre bene e quindi stava sempre giusta con i tempi. si vede che ha avuto un forte ascendente su di te.

Bogusia: Per quanto mi riguarda invece, tutta questa preparazione e essere in anticipo con i regali non mi tange minimamente. Mio malgrado sono solita procrastinare. Fintantoché non sento la pressione proprio sotto Natale non riesco a trovare la motivazione giusta per avventurarmi nella zona dello shopping.

Rafaela: Condivido la tua difficoltà. Non appena arrivo tra tutta quella gente mi dà di volta il cervello e non riesco a raccapezzarmi. Cioè sebbene io pianifichi tutto prima di uscire di casa quando mi trovo in mezzo a quel trambusto e il viavai di gente non capisco più dove andare e cosa comprare.

Hartmut: Anch’io ragazzi sono per evitare le zone affollate, non perché non mi sconfinferi il caos dei negozi ma per la mia fifa blu di beccarmi la nuova variante. Quest’anno e anche quello precedente per inciso, ho fatto incetta di regali su Amazon e su alcuni altre piattaforme online.

Irina: Ma io e te siamo dirimpettai. Sai qual è il rovescio della medaglia nel ricevere i pacchi direttamente a casa nostra? Corriamo il rischio che lo squinternato del palazzo che vive al primo piano ce li rubi nell’androne non appena consegnati. Buon Natale anche a lui.

691 La magagna

La magagna (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: avete mai sentito parlare delle magagne?

La magagna è un difetto nascosto. Ma non è un difetto (di solito) di una persona, ma di un prodotto. È un difetto che altera, cioè modifica sgradevolmente la purezza o l’integrità di un prodotto.
Si tratta di una imperfezione, in genere fisica. Più in generale una magagna è dunque qualcosa che non va e che potrebbe sfuggire poiché non è evidente. Se non ce ne accorgiamo potrebbe essere una bella fregatura!

Si parla quindi soprattutto di imperfezioni di prodotti che non sono visibili esternamente, ma che sono tali da alterarne la qualità o diminuirne il valore o il pregio.

Vi faccio degli esempi:

Quando si acquista un appartamento bisogna stare attenti a tutte le magagne. Magari l’impianto elettrico è completamente da rifare, magari il terreno è instabile e potrebbe crollare l’appartamento, oppure c’è qualche grosso difetto nell’impianto idraulico.

Bisogna stare attenti a tutte le magagne possibili.

Analogamente quando si vende un appartamento molti preferiscono nascondere le magagne, per non far scendere troppo il prezzo.

Ma come mai questa bicicletta costa così poco? C’è forse qualche magagna?

Ciò che voglio sapere è se c’è qualcosa che non va in questa bicicletta, che è stato nascosto.

Le magagne in genere si scoprono quando è tardi.

Il prodotto sembra perfetto e invece ecco che spunta una magagna!

Si parla di magagne anche quando compriamo la frutta. Una mela con la magagna è una mela guasta, bacata. La magagna non si vede da fuori, però c’è. Avete mai aperto una noce che sembrava perfetta e invece…

Si parla di magagne anche con riferimento ai problemi fisici, anche derivanti dall’età.

Ho qualche magagna da risolvere e poi sarò in perfetta forma.

Ha 90 anni e zoppica? Chi non ha le sue magagne alla sua età?

Anche un semplice problema può essere una magagna:

Ho qualche magagna da risolvere in ufficio. Non so se riesco a uscire per le 18.

Un termine sicuramente informale ma assai usato da tutti.

Ho conosciuto una ragazza di 30 anni, bellissima e libera. E’ anche ricchissima oltre che molto simpatica sai? Chissà quali magagne nasconde!

Adesso ripassiamo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in preparazione)

Irina: oggi voglio mangiare all’italiana. Un bel pranzetto come si deve. Se mi gira ci faccio scappare anche un bel tiramisù!

Albéric: Non me ne volete ma non sarà meglio iniziare con gli antipasti e poi procedere con ordine via via verso il dessert?

Ulrike: Non voglio puntare i piedi ma non mi risulta facile uscirmene con il menu del pranzo a quest’ora!

Anthony: Ma, Ulrike, devi tener conto che ci sono membri da ogni dove qui!

Peggy. Allora con i primi come la mettiamo? Devo andare a fare la spesa per fare incetta di cibo il prima possibile!

Marcelo. Forse una parmigiana? Forse è meglio chiedere lumi sui gusti degli altri membri! Hai visto mai, che so, allergie, intolleranze. Non sia mai qualcuno si dovesse lamentare! Dio ce ne scampi e liberi!

Sofie: Un ripasso che verte sulle pietanze italiane? Una genialata veramente bell’e buona! Io però mi vedo costretta a venir meno con le proposte. Dopo tre mesi in Italia sono ingrassata, eccome! Ora, per non prendere una brutta piega, mi sono messa a dieta.

M8: Per non ingrassare almeno prima del Natale, in extrema ratio mi vedrei costretto a ordinare un pranzetto leggero su Uber Eats: un contentino a tutti gli effetti.

Harjit: Ma di che cosa state parlando? Non è il caso di dimagrire prima di Natale! Questo, lo so, sarà il colpo di grazia per la mia bilancia. Ma da che mondo è mondo i buoni propositi si fanno a gennaio!

Emma: posso dire la mia? Talvolta dopo una settimana di duro lavoro, mi viene voglia, come forma di auto-compenso, di prepararmi un antipasto gustoso. Lungi da me dal mettermi a dieta! non se ne parla neanche! Avete presente la polenta fritta con gorgonzola e pancetta piacentina? È una bontà che non vi dico!

690 Non mi sconfinfera

Non mi sconfinfera (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi, sperando che la cosa sia di vostro gusto, vorrei proporvi un verbo adatto a esprimere gradimento o mancanza di gradimento. Il verbo è sconfinferare

Vi sconfinfera?

Se vi sconfinfera, allora sicuramente trovate questo verbo gradevole, quindi vi aggrada, vale a dire che vi va a genio.

Se ricordate l’espressione “andare a genio“, potete stare tranquilli, perché sconfinferare la potete sempre usare in sostituzione.

Quando qualcosa ci piace, incontra i nostri gusti, va sempre bene usare questa espressione, ricordandoci che comunque è sempre una modalità informale, direi abbastanza simpatica anche, ma non è il caso di usarla con sconosciuti o in contesti formali o al lavoro.

Cominciamo a dire che “non mi sconfinfera“, quindi con la negazione, si usa di più rispetto a “mi sconfinfera“.

Sconfinferare

Quando una cosa non mi sconfinfera, potrei dire che non si confà ai miei gusti, non corrisponde ai miei gusti. C’è qualcosa che non va, che non mi convince, che non mi piace, ma è un modo abbastanza leggero di esprimere questa mancanza di gradimento.

Ovviamente se invece qualcosa mi sconfinfera, è l’opposto. Il tono è colloquiale, a volte buffo e sicuramente amichevole.

Ci sono molti verbi abbastanza simili. Per rendere bene l’idea del significato, dovete sapere che sconfinferare trasmette anche un senso di fiducia, quindi è simile a ispirare.

Se una persona, istintivamente, mi ispira fiducia, posso dire ad esempio che mi sconfinfera, o che ha una faccia che mi sconfinfera.

Leggermente meno informali sono verbi come ammaliare, intrigare, invogliare, solleticare, stuzzicare, ma qui c’è anche il senso del desiderio, cosa che non c’è nel verbo sconfinferare.

Spesso “mi sconfinfera” possiamo tradurlo come “mi piace l’idea“.

Vi sconfinfera l’idea di andare al cinema?

Assolutamente analogo, anche come grado di familiarità, e più vicino nel significato è il verbo sfagiolare, molto simpatico anche questo.

Vediamo qualche altro esempio:

Vi sconfinfera il modo di insegnare italiano che utilizza Italiano Semplicemente?

Agli amanti della grammatica sicuramente non sconfinfera per niente un metodo che la mette in secondo piano!

Dunque vi piace? Vi va a genio? Incontra i vostri gusti? È di vostro gradimento? Si confà ai vostri gusti? Vi aggrada?

L’arredamento di questa casa non mi sconfinfera. Devo assolutamente cambiare qualcosa e renderlo più moderno.

Vi piacciono gli spaghetti? Ci sono mille ricette, mille modi diversi di mangiarli, e potete usare il condimento che più vi sconfinfera.

Ascolta, domani avevo pensato di andare a vedere l’ultimo film della Walt Disney al cinema. Pensaci. Vedi se ti sconfinfera la cosa e fammi sapere.

Adesso ripassiamo, e se vi sconfinfera, potremmo parlare di filosofia.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina: cioè dovremmo parlare della concezione della vita? Che pesantezza!

Ulrike: in effetti… comunque se l’obiettivo è mettere a punto un bel ripasso, lasciatemi il tempo di dare una scorsa agli episodi passati prima.

Hartmut: Gli stoici credono che molto spesso noi non siamo capaci d‘influenzare gli eventi del mondo e persino le nostre vite private. Allora per non risentire del destino potenzialmente infame e destreggiarci con tutto ciò che accade, dovremmo controllare le nostre opinioni sugli eventi. Questa è la chiave, a loro dire, verso la felicità e il successo. Cosa ne pensate?

Peggy: Interessante! A pensarci meglio però, sono solo parzialmente d’accordo con questi concetti. Preferisco più credere che uno, volendo, possa dare seguito ai propri desideri. Io la vedo così. Si può riuscire a influenzare gli eventi soprattutto nelle nostre vite private.
Tra l’altro, credo quanto mai che un nostro semplice sorriso possa avere la sua influenza sul prossimo, e magari successivamente su qualche evento della sua vita.

Marcelo: Sono d’accordo che fintantoché c’è dedizione e costanza è possibile raggiungere uno scopo, ma la felicità è un percorso, e se si è capaci di vivere virtuosamente, magari i beni materiali non saranno una preoccupazione costante e il grosso della vita trascorrerà liscia.

Harjit: Raga, bravi! Anch’io raccolgo la provocazione di buon grado, e vorrei farlo con un discorso all’insegna della filosofia, ma va a capire perché, di punto in bianco, mi è venuto il mal di testa e mi vedo costretta ad abbandonare. Credetemi, non è un pretesto!

689 In tempi non sospetti

In tempi non sospetti (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi vediamo l’espressione “in tempi non sospetti“, molto usata.

Iniziamo dai sospetti, plurale di sospetto.

Il sospetto

I sospetti

Il sospetto è una sensazione simile al dubbio.

Avere un sospetto dunque è simile a avere un dubbio.

La differenza è che si tratta di un dubbio pericoloso che non riguarda una propria azione, ma deriva dall’osservazione della realtà.

Qualcosa potrebbe risultare pericoloso per noi. Per questo motivo sospetto è non solo un sostantivo ma anche un aggettivo:

Un tipo sospetto ad esempio è una persona che non conoscete e che non sembra innocuo, anzi, sembra poco rassicurante, incute forse un po’ di paura, oppure abbiamo paura che possa imbrogliarci. Il pericolo potrebbe essere di qualsiasi tipo.

Attenzione a non confondere l’aggettivo sospetto con sospettoso. Sospettosa è la persona che ha il sospetto, è la persona che ha paura che ci possa essere un pericolo.

Sospetto invece è l’aggettivo che diamo alla cosa che crediamo possa portarci questo pericolo.

Anche un rumore può essere sospetto.

Ho sentito un rumore sospetto venire dalla cucina non saranno mica i ladri?

Una cosa sospetta dà adito a dubbi, tanto per usare il termine adito, che abbiamo visto recentemente.

Si tratta di dubbi sulla potenziale pericolosità che potrebbe arrivare da questo sospetto che abbiamo.

Se sento un odore sospetto, magari può essere puzza di bruciato e ho paura che sia un incendio.

Un dolore sospetto invece può farmi sospettare che io abbia qualcosa di grave.

Avrò una malattia grave? Forse sto per morire?

Già, perché esiste anche il verbo sospettare.

Sospettare significa pensare che possa accadere qualcosa di negativo o pericoloso o che sia già accaduto perché ho fatto dei ragionamenti che mi hanno portato a pensare questo.

Non sono sicuro, ma posso avere un forte sospetto, cioè essere quasi sicuro di qualcosa.

Sospetto che sia stato tu a tradirmi!

Non puoi sospettare di me!

Nella frase “in tempi non sospetti” comunque, sospetti è aggettivo. I “tempi” indicano un non specificato momento o periodo nel passato.

Per la precisione, i tempi di cui si parla erano diversi dal momento attuale, perché a quei tempi non c’era qualcosa che adesso invece c’è, o non si sapeva ancora qualcosa che oggi invece si sa, e a quei tempi, visto che erano diversi, era difficile dire o fare alcune cose che invece, se dette o fatte oggi, sarebbe normale.

Vi faccio un esempio:

Oggi sappiamo che mettere la mascherina ci protegge contro il covid. Due anni fa in Italia nessuno portava la mascherina perché il virus non era ancora conosciuto.

Eppure conosco una persona che in tempi non sospetti diceva sempre: bisogna mettere la mascherina per non prendere malattie infettive.

Ecco, questa persona non lo dice solo adesso di indossare la mascherina, ma lo diceva anche in tempi non sospetti, cioè prima, quando non era normale dirlo, quando non sembrava essere pericoloso.

Quindi questa persona era un precursore.

Si chiama così chi dice delle cose che solo nel futuro troveranno una conferma.

Solo chi dice delle cose che si riveleranno vere molto tempo dopo può dire di averle dette in tempi non sospetti.

Ma perché “non sospetti?” Perché nessuno può sospettare che a quei tempi si potesse sapere qualcosa del covid. Tutto qui.

L’espressione si usa solamente con la negazione.

Altri due esempi:

Cinquant’anni fa, in tempi non sospetti, c’era già qualche studioso che parlava di riscaldamento globale.

Anche in questo caso si parla di precursori, che sanno immaginare e sanno prevedere prima degli altri.

Oggi è facile convincersi della validità del metodo usato da Italiano Semplicemente per insegnare la lingua italiana ai non madrelingua. In tempi non sospetti però ricordo come Lya, il primo membro dell’associazione Italiano Semplicemente, si disse entusiasta di questo metodo mentre c’erano molte persone che invece dicevano che insegnare la grammatica fosse la cosa più importante.

Ripassiamo?

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Bogusia: Giovanni, ieri ho letto la parola orpelli, non è che la potresti spiegare una volta?

Giovanni: perché no, aggiudicato!

Irina: te la spiego io! Gli orpelli sono tutte le cose inutili che vengono utilizzate per esaltare qualcosa. Benché vogliano dare un’apparenza, questo risulta in contrasto con la verità. In pratica gli orpelli hanno la pretesa di abbellire, rendere migliore qualcosa, ma non ci riescono, cosicché risultano di troppo.

Albéric: ad esempio Giovanni nei suoi episodi cerca di evitare inutili orpelli che non servono a niente, magari dei paroloni che non aiutano a fornire una spiegazione utile.

Marcelo: molto simile alla parola fronzoli. Vero?

Giovanni: ragazzi, per la cronaca sarei io la persona deputata a dare spiegazioni qui. Mi volete rubare il mestiere? Ma io non lo so!

Ulrike: non ci si può cimentare in una spiegazione?

Harjit: lascialo stare Ulrike, oggi non è cosa! Vorrà dire che ci penserà lui in uno dei prossimi episodi.

Hartmut: certo, la spiegazione dacché mondo è mondo è appannaggio di Giovanni.

Peggy: comunque vorrei sgombrare il campo da sospetti. Capisco che la spiegazione di Irina possa dar luogo a polemiche, ma conoscendo Irina, è chiaramente un’accusa indebita, lei a suo modo voleva semplicemente partecipare a un ripasso.

Giovanni: allora Irina considerati perdonata!

688 Si fa presto

Si fa presto (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: dopo aver visto “si fa prima” parliamo oggi di “si fa presto“. Si tratta di una locuzione molto particolare, che naturalmente la maggior parte delle volte non è da interpretare alla lettera.

Infatti “si fa presto” ha anche un uso molto semplice.

Si fa presto a fare un video col cellulare e pubblicarlo su YouTube.

Cioè ci vuole poco tempo.

fare presto“, come significato principale ha proprio quello di svolgere “In breve tempo” un’attività.

Si fa presto a pulire una piccola stanza.

Fai presto che abbiamo fretta!

Bisogna far presto altrimenti perdiamo il treno!

La mattina mi alzo sempre molto presto.

In quest’ultimo esempio non si parla di tempo impiegato a fare qualcosa, e infatti non c’è il verbo fare. Ma torniamo a “far presto“.

Quando si parla in modo impersonale, “si fa presto” non si usa solamente per indicare che un’attività richiede poco tempo.

Vediamo qualche esempio e poi vi spiego il significato:

Adesso che siamo tutti vaccinati contro il covid siamo al sicuro.

Si potrebbe rispondere:

Si fa presto a dire sicuro. La verità è che non c’è nessuna certezza. E poi con tutte queste varianti, ogni sei mesi dobbiamo vaccinarci nuovamente.

Un altro esempio:

Conosco una ragazza che vive negli Stati Uniti che dice che c’è una pizzeria, sotto casa sua, che fa la pizza napoletana.

Un italiano potrebbe commentare: si fa presto a dire pizza napoletana.

Attenzione anche al tono con cui vengono pronunciare queste frasi. Il tono deve aiutare a dare il segnale di una protesta, una critica contro qualcosa che è stato appena detto.

Si fa presto a dire…” è molto simile a “non dire così”, oppure “è facile dire…” oppure “questo non è detto sia vero”.

Quindi si sta contestando, criticando ciò che si è sentito, perché le cose probabilmente stanno diversamente o potrebbero stare diversamente. Si stanno sollevando dei dubbi.

È troppo facile dire questo” , oppure “aspettiamo a trarre facili conclusioni“, “non è così semplice“, “non credo sia vero“, “credo che la questione sia più complicata di così“, “non dovresti dire così”, “non è il caso di dire questo”, “non ne sarei così sicuro” o anche “io ci andrei piano”.

Queste sono delle altre possibili alternative a “si fa presto a dire...”.

In questa espressione però si ripete il termine che si ritiene sbagliato, o meglio frettoloso, oppure si ripete una parte della frase. Dico frettoloso perché quando si dice qualcosa di fretta, lo si fa prima del dovuto, quindi “presto“. Si parla sempre di tempo impiegato, in tal caso a dire qualcosa, quindi qualcosa detto troppo presto, senza pensare.

Es:

Adesso che sono laureato ho risolto tutti i miei problemi e posso iniziare subito a lavorare!

Eh, si fa presto a dire problemi risolti! Forse è proprio adesso che iniziano i veri problemi.

Hai letto dieci libri di grammatica e credi di saper parlare l’italiano?

Si fa presto a dire che adesso lo sai parlare!

Sono innamorato!

Si fa presto a dire amore!

A volte però non si usa il verbo dire, ma un altro verbo. In questo caso si tratta comunque di un giudizio, di una critica, di un’opinione che riguarda una decisione ritenuta sbagliata o una frase ritenuta affrettata, detta senza pensare troppo:

Es:

Chi non va bene a scuola è un somaro e va sempre bocciato.

Risposta: si fa presto a giudicare! Che ne sai tu dei problemi delle persone?

Ho visto il mio fidanzato che si abbracciava con una ragazza. Traditore!

Risposta: ma dai, si fa presto a pensare male, magari era una sua amica!

Adesso facciamo un bel ripasso delle lezioni precedenti grazie ad alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Hartmut: si fa presto a dire ripasso! Mica è facile costruire un ripasso in quattro e quattr’otto!

Khaled: sì fa prima ad aspettare che sia tu a farne uno. Poi noi registriamo. No?

Irina: sarà pure vero, ma poi bisogna impegnarci personalmente ogni tanto. Questo non significa fare un ripasso alla buona, ma anche laddove ci siano molti errori, è proprio così che si impara.

Edita: scusate ma io sono facile alla distrazione e sto pensando alla frase “un ripasso in quattro e quattr’otto!”. Ma che significa?

Danita: quando fai qualcosa in quattro e quattr’otto la fai velocemente. 4 + 4 fa otto. È un’operazione facile da fare. È veloce, non c’è bisogno di stare a pensarci troppo.

Albéric: ah, allora si fa presto a fare le cose in quattro e quattr’otto! Ma alla precisione non ci pensa nessuno? Scusate ma ho la fisima della precisione.

687 Amenità: stronzate o piacevolezza?

Amenità (scarica audio in giornata)

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Descrizione

Vediamo un termine da usare in sostituzione di “stronzate” (troppo volgare), sciocchezze, fesserie, stupidaggini. Un termine che può indicare anche piacevolezza.

686 Si fa prima

Si fa prima (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Ciao ragazzi, che si fa oggi?

Oggi potremo occuparci proprio di “si fa“, due piccole paroline che messe insieme si possono usare in diversi modi, sia semplicemente come ho fatto io, sia mettendole insieme a qualche altro termine. In questo modo si formano alcune locuzioni che hanno un significato particolare, come:

Si fa prima

Si fa tardi

Si fa presto

Si fa per dire

ed altre ancora.

Ci siamo già occupati di “Si fa per dire“,

Oggi vorrei parlarvi di “si fa prima“, una locuzione informale che si può usare quando soprattutto parliamo del tempo che occorre per fare qualcosa.

Stiamo in particolare facendo un confronto.

Quanto tempo occorre per andare a Roma con la macchina?

Una possibile risposta potrebbe essere:

Perché andarci in macchina? Si fa prima con l’aereo!

Avrete sicuramente capito che “si fa prima” sta per “si impiega meno tempo“, “occorre meno tempo“.

Quindi stiamo facendo un confronto che riguarda il tempo. Qual è la strada più veloce? Si fa prima da questa strada o da quest’altra?

Attenzione però, perché “si fa prima” può indicare anche una sequenza di operazioni, e non un’operazione che richiede meno tempo rispetto a un’altra.

A esempio:

Nelle espressioni matematiche si fa prima la moltiplicazione o la somma?

La risposta è:

“Si fa prima la moltiplicazione” e dopo la somma.

Stiamo dando un ordine. Prima si fa la moltiplicazione e poi (cioè dopo) la somma.

Oppure:

Cosa si fa prima di spedire una lettera? Prima si scrive e poi si spedisce. Mi pare chiaro.

Anche in questo caso stiamo dando un ordine di operazioni da fare.

Attenzione quindi a queste due modalità di intendere “prima“. Si può intendere un ordine –  e in questo caso prima di contrappone a dopo – oppure “prima” indica un minor tempo per fare qualcosa. 

Naturalmente in entrambi i casi stiamo parlando in modo impersonale.

Vi faccio notare però che a volte “si fa prima” si può usare anche in senso ironico, quando voglio sottolineare una eccessiva complessità di qualcosa, inoltre spesso si fa riferimento, anche senza fare ironia, anche alla minore complessità, a una maggiore facilità, una minore difficoltà nel fare qualcosa anziché un’altra. Non parliamo necessariamente di tempo. 

In Italia si fa prima a fare un figlio che a prendere la patente.

Questo è un uso ironico. Voglio dire che prendere la patente di guida è particolarmente complesso, impegnativo o richiede molto tempo. In confronto, ci vuole meno tempo a fare un figlio!

Che pizza, l’autobus non passa! E’ un’ora che aspettiamo! Si fa prima a andare a piedi!

Si tratta di linguaggio informale, questo è bene chiarirlo.

Quando una squadra non vince, si fa prima a cambiare l’allenatore piuttosto che tutti i calciatori.

Quest’ultimo esempio fa riferimento più che alla velocità, cioè al minor tempo, direi piuttosto alla semplicità di una scelta rispetto ad un’altra.

Ho acquistato un oggetto del valore di 1 euro su Amazon, ma non funziona. Si fa prima a ricomprarlo che a chiedere la sostituzione!

Degli amici calabresi mi hanno invitato a pranzo. Volete sapere cosa ho mangiato? Si fa prima a dire cosa NON ho mangiato!

Questo è un altro esempio ironico in cui uso “prima” per indicare qualcosa che richiede meno tempo e/o meno impegno.

Questa modalità di utilizzo di “prima” spesso si usa per dare un consiglio a una persona o come semplice considerazione, ma in questo caso non è più impersonale:

Tuo marito ti tradisce? Vuoi che cambi il proprio comportamento? Hai deciso di portarlo a fare psicoterapia? Vuoi riconquistarlo attraverso della lingerie sexy? Ma non fai prima a cambiare marito? Non è più facile?

Si è rotta la macchina quindi sono rimasto a piedi a 500 metri da casa. Chiamo i soccorsi? Faccio una telefonata a mio fratello che mi viene a prendere? Oppure faccio prima andare a casa a piedi?

Se volessi esprimermi in modo meno informale, a seconda delle circostanze, potrei dire:

E’ più conveniente che io torni a piedi (anziché dire “faccio prima a tornare a piedi”)

Credo ti convenga cambiare marito! (e non “fai prima a cambiare marito”)

E’ preferibile dire cosa non ho mangiato (anziché “si fa prima a dire cosa non ho mangiato).

Si parla quindi di “convenienza” in generale, non necessariamente di tempo impiegato o da impiegare.

A volte si sostituisce “prima” con “meglio“, ma sicuramente è bene usare “si fa meglio” quando si parla di qualità di una scelta:

Il pane si fa meglio a mano che con la macchina impastatrice.

Anziché dire stupidaggini, nella vita spesso si fa meglio a tacere

Si parla quindi di una scelta migliore rispetto a un’altra.

Altre volte il confine tra qualità e convenienza è meno evidente, e allora si potrebbe dire ad esempio:

Siamo a 500 metri da casa. Si fa meglio a andare a piedi piuttosto che chiamare un taxi.

Si potrebbe rispondere:

Non so se sia meglio, sicuramente si fa prima a piedi!

Domani vediamo “si fa presto“. Nel frattempo si è fatto tardi… allora ripassiamo!

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Ulrike: Io in generale con l’oroscopo non ho niente a che spartire

Irina: io penso che siano stupidaggini, fesserie o sciocchezze, che dir si voglia. Naturalmente faccio salvo il libro sui segni zodiacali pubblicato da Italiano Semplicemente, che è l’audiolibro migliore ideato da Gianni, il nostro professore indefesso

Rafaela: è un audio-libro pensato per chi vuole imparare come descrivere i tratti del carattere delle persone. Un capolavoro, altro che storie, ed io sicuramente non mi ritengo una ruffiana dicendo così. 

Marcelo: torniamo a bomba però. Neanche io sono per dare credibilità all’oroscopo, ma ciò non toglie che di volta in volta io mi tolga lo sfizio e lo legga, non fosse altro che per divertirmi.

Bogusia: sapete che proprio oggi mi è capitato di imbattermi in un oroscopo per l’anno venturo. Lo spunto per leggerlo era il titolo che iniziava con la frase di due minuti con italiano semplicemente. La sorte e la mia insaziabile curiosità hanno voluto che io lo leggessi, vai a capire perché. Vi dico cosa diceva l’oroscopo: Altro che cattiva sorte. Il 2022 sarà una pioggia d’oro per questi segni baciati dalla fortuna e ricompensati dalle stelle: Leone e pesci . Perché mi ha colpito? Si dà il caso che siamo in tanti nell’associazione ad essere nati sotto il segno dei pesci, ivi incluso il nostro professore. Non so se ci andrà veramente di lusso l’anno prossimo (per inciso, anche io sono dei pesci) o se dovremo venir meno alle nostre aspettative in merito, ma spero che sia la verità. Auguro a tutti i leoni e pesci buona fortuna, ma mi raccomando, stiamo in campana con questo virus. 

685 Adito

Adito (scarica audio)

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Descrizione

Il termine “adito” non è mai usato dagli studenti non madrelingua. Vediamo come si usa e quali sono le differenze tra “dare adito” e “dare luogo“.

684 Dare luogo a

Dare luogo a (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: ricordate l’episodio che abbiamo dedicato a causare, generare, provocare e produrre?

Oggi ci occupiamo di una modalità particolare che si può ugualmente usare per esprimere una conseguenza, o un effetto.

Abbiamo visto anche la locuzione “per via di“, e nello stesso episodio abbiamo parlato anche di “grazie a” , “per merito di” , “per colpa di” .

Queste ultime sono sicuramente le più utilizzate dagli italiani e anche da voi non madrelingua.

Sicuramente però la locuzione che voglio spiegarvi oggi voi non la utilizzate praticamente mai:

Dare luogo a

Oppure

Dar luogo a

Anche questa locuzione serve ad esprimere una conseguenza. Non esprime necessariamente una colpa o un merito di qualcosa che accade, ma semplicemente un effetto, un risultato, che può essere negativo o positivo.

Nella maggioranza dei casi però, questo bisogna dirlo, “dar luogo” esprime una conseguenza poco gradevole, diciamo negativa, non desiderabile, a volte solo potenziale.

Eppure nei dizionari leggiamo che dare luogo significa lasciar passare una persona, oppure cedere il proprio posto a qualcuno. Quindi ad esempio:

dare luogo a una persona anziana

Bisogna dire che però in questo modo sicuramente non si usa molto spesso.

I dizionari ci dicono anche che dare luogo significa anche fare intervenire, fare seguire, fare in modo che qualcosa accada.

Posso dire ad esempio:

Bisogna dar luogo a un cambiamento

Cioè: bisogna far sì che avvenga un cambiamento, bisogna agevolare un cambiamento, occorre favorire un cambiamento.

È un modo poco informale, sicuramente, di esprimersi, ed è parecchio usato nei telegiornali e nelle dichiarazioni fatte dai personaggi politici italiani, quando si esprime la volontà di favorire qualcosa, quando si vuole permettere qualcosa:

Occorre dar luogo a interventi immediati per combattere la crisi.

Vedete che si usa in fondo anche con un senso simile a “fare“, oltre che favorire e permettere. C’è spesso un invito all’azione.

Il modo più diffuso, ad ogni modo, resta quello legato alle conseguenze, con un senso simile a “generare“, “produrre“, “causare“:

Oggi sono previste intense precipitazioni, che possono dar luogo a frane e smottamenti del terreno.

Quindi in conseguenza della forte pioggia (intense precipitazioni) si potrebbero verificare frane e smottamenti del terreno, crolli.

Le ultime decisioni del governo potrebbero dar luogo a forti proteste

Anche qui è simile, generare, produrre e causare. Potrei anche dire:

Alle ultime decisioni del governo potrebbero seguire forti proteste

Quindi “dare luogo” si può usare correttamente nel senso di permettere, favorire, come abbiamo detto, ma questo uso è abbastanza appannaggio di un certo tipo di linguaggio, più adatto al lavoro e al linguaggio dei politici e giornalisti.

L’uso più frequente di “dare luogo” è invece, è bene ribadirlo (cioè confermarlo), nel senso di generare, produrre come risultato.

Vediamo altri esempi e poi ripassiamo gli episodi precedenti:

Le ultime dichiarazioni del presidente hanno dato luogo ad accese polemiche.

Meglio non parlare troppo oggi alla riunione, per non dar luogo ai tuoi colleghi di accusarti come al solito.

Non devono vederci insieme, sarebbe un male per me se dessi luogo a pettegolezzi.

Non hai parlato troppo chiaro. Le tue parole daranno sicuramente luogo a tante interpretazioni.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Edita: oggi è arrivato il freddo e la neve in Italia. Possiamo dire che è arrivato l’inverno a tutti gli effetti.

Irina: in California ci sono 21 gradi invece. Ma non voglio farvi rosicare!

Ulrike: rosicare noi? Noi siamo in Italia, hai presente? Spaghetti, parmigiano, caponata, polenta, trippa al sugo e via dicendo. Altro che California!

Anthony: Ci risiamo con i litigi ragazzi!

Marguerite: dai, è divertente prendersi in giro, che sarà mai!

Cat: mi state facendo venir fame! E dalle mie parti non c’è verso di trovar cibo italiano! Il resto lascia decisamente a desiderare.

Peggy: è vabbè allora sapete che facciamo? La prossima estate, covid permettendo, andiamo tutti a Roma alla riunione dei membri di Italiano Semplicemente. Sempre che Giovanni sia d’accordo.

Sofie: io verrò sicuramente e porto anche tutto il cucuzzaro, cioè marito e figli.

Hartmut: magari. È grasso che cola se riesco a venire da solo/a! Però ci provo lo stesso. Ammesso e non concesso che in ufficio mi concederanno le ferie!

Marcelo: oggi abbiamo rispolverato espressioni che non usavamo da illo tempore! Vi consiglio di andarle a ripassare, ivi incluse le prossime.

Cat: lo farò senza meno. Come sempre. Prendiamo atto che Giovanni sta alzando forse un po’ troppo il tiro. Facciamocene una ragione.

683 Tutto il cucuzzaro

Tutto il cucuzzaro

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Trascrizione

Giuseppina: può capitare che un termine specifico che si usa in un gioco trovi il modo di entrare nel vocabolario per essere usato in situazioni particolari.

È il caso del termine cucuzzaro, che deriva da cocuzza, che in dialetto calabrese e siciliano significa zucca.

Nel “gioco del cucuzzaro” si pronuncia appunto la frase “tutto il cucuzzaro”, e il cucuzzaro in quel gioco è la persona che conduce il gioco, ma si rappresenta la persona che vende le zucche.

Dunque il cucuzzaro è una persona, nel gioco del cucuzzaro.

Nel linguaggio informale invece, quando si dice questa frase: tutto il cucuzzaro, si intende “tutto quanto” o “tutti quanti” in riferimento a persone o anche a cose.

Ovviamente è una modalità scherzosa, quindi è simile ad altri termini più o meno simili che si usano in queste occasioni, come combriccola e banda, riferito a persone e armamentario e ambaradan (riferito a cose).

Anziché dire tutta la famiglia al completo, o tutti quanti i figli, si potrebbe così usare “tutto il cucuzzaro”.

Vediamo qualche esempio:

Siete invitati a cena stasera.

Dobbiamo venire soli o portare tutti e 5 i figli?

Portate pure tutto il cucuzzaro, c’è da mangiare in abbondanza!

Quindi l’espressione si usa per estendere a tutti o a tutto, cioè a una collettività o un gruppo, un invito o qualunque altra cosa.

Altro esempio:

Stanotte nel quartiere la polizia ha arrestato una ventina di persone per traffico di stupefacenti.

Chissà se hanno arrestato anche il dott. Bianchi o qualcuno della sua famiglia.

Si, altroché, non solo lui, ma pare abbiano preso tutto il cucuzzaro, altro che qualcuno!

Un ultimo esempio, che sottolinea ancora una volta il senso di estendere qualcosa a più persone (quasi sempre) o cose:

Io alle prossime elezioni non vado a votare, perché non c’è alcuna differenza secondo me tra destra, sinistra, centro e tutto il cucuzzaro. Sono tutti uguali!

In questo caso sto estendendo il mio pensiero a tutte le forze politiche, nessuna esclusa.

In questa occasione come in altre è un po’ come dire “anche tutto il resto”, “e tutti gli altri“. Si tratta appunto di un’estensione fatta con senso dispregiativo o semplicemente con un tono ironico.

Anche stavolta le zucche, anzi le cocuzze non c’entrano niente!

Adesso ripassiamo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina: vi propongo un argomento che darà luogo a accese discussioni: secondo voi, può essere giustificabile una avventura extraconiugale?

Marcelo: mi prendi in contropiede, perché non ho mai pensato neanche a sposarmi, figuriamoci al tradimento.

Karin: scusate ma l’espressionedare luogo, usata da Irina, non mi risulta sia mai stata oggetto di un episodio.

Hartmut: non sbagli, ma non vorrai mica eludere la sua domanda. Vero? In merito all’espressione dare luogo, evidentemente un motivo ci sarà perché è stata utilizzata.

Karin: va bene, allora per non dare adito a polemiche, rispondo che per me, l’unico caso in cui si possa tradire il proprio partner è che lui ne sia a conoscenza e che sia d’accordo.

Sofie: beh, sicuramente questo non sarebbe qualificabile come tradimento a tutti gli effetti, sicuramente però, per sgombrare il campo da ogni dubbio sul mio pensiero, non accetto il tradimento per ripicca. E poi, scusate l’inciso, ma ci sarebbe anche un’altra espressione che non è mai stata spiegata prima: dare adito. E mi fa specie che sia stata proprio Karin a farlo, che prima si lamentava tanto per l’espressione “dare luogo” .

Marguerite: non è che stiamo mettendo troppa carne al fuoco? Oh no, l’ho fatto anch’io!!

André: va beh ragazzi, ma la domanda di Irina sui tradimenti mi sembrava interessante. Nessun altro vuole raccogliere la sfida? Io dico che il tradimento non si giustifica mai, fatto salvo se sono io a farlo.

Ulrike: ah, André, se tanto mi dà tanto, questo significa che l’hai già fatto! Vero?

André: sì! No, no! Beh... hai una domanda di riserva?

Peggy: Personalmente, se mi venisse chiesto non sarei mai accondiscendente. In caso contrario non so se sarei mai disposta a tollerare una cosa simile, in quanto credo che uno se lo fa una volta, poi lo farà anche una seconda, una terza e cosi via. Spesso e volentieri, tale comportamento avviene per via dell’insoddisfazione che, col tempo, deriva dal rapporto di coppia, che come sappiamo esclude rapporti extra-coniugali. Quando due persone hanno deciso essere fedeli e prendersi cura amorevolmente l’uno dell’altro e poi accade questo, allora, a questo punto, ritengo sia meglio trasformare la relazione coniugale in una di amicizia.

682 Una domanda di riserva

Una domanda di riserva (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi, in questo episodio della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente vediamo il termine riserva.

Ampiamente utilizzato nella lingua italiana, quella di tutti i giorni, ma in generale sia nella lingua formale che informale.

La riserva esprime un concetto semplice: qualcosa che potrebbe servire, che potrebbe essere utile per diversi motivi, ma che inizialmente non viene utilizzato. Si utilizza solamente in caso di necessità.

Questo è il significato principale, poi ce ne sono alcuni particolari che appartengono a usi specifici.

Ma vediamo invece l’uso di cui vi ho parlato.

Nello sport, la riserva è costituita da ciascuno degli atleti che partecipano a gare e campionati solo in caso di indisponibilità di un titolare.

Quindi ad esempio nel calcio la riserva è fatta da calciatori che entrano e giocano solo se l’allenatore decide sia il caso. Si chiama più comunemente “panchina” in questo caso, perché questi calciatori stanno seduti in attesa di entrare in campo.

Anche nel linguaggio militare, la riserva è l’insieme delle persone che potrebbero partecipare ad una eventuale guerra ma che in questo momento non sono militari, ma persone normali. Non si sa mai!

In macchina invece “stare/trovarsi in riserva” indica che abbiamo poco carburante a disposizione, quindi si accende la spia rossa della riserva, il che significa che dobbiamo fare rifornimento al più presto altrimenti resteremo senza carburante.

Allora adesso passiamo alla “domanda di riserva” che dà il titolo all’episodio di oggi.

Una espressione che si utilizza in caso di necessità.

Ma quale sarebbe questa necessità?

Si tratta in realtà di una espressione scherzosa, che si usa normalmente quando c’è una domanda scomoda, o difficile, alla quale non vogliamo rispondere o preferiremmo non rispondere.

Una domanda si dice “scomoda” quando reca disagio, o imbarazzo o disturbo.

La domanda potrebbe anche essere compromettente, cioè impegnativa, ma nel senso che rispondendo a questa domanda potrebbe derivare un certo rischio o danno, specie per la reputazione di chi risponde. Tipo:

Ma lei ha mai avuto a che fare, nella sua vita, con la mafia?

Oppure:

Hai qualche strana fantasia sessuale?

Sei mai stato infedele?

Si può semplicemente non rispondere a domande di questo tipo, oppure, per buttarla sul simpatico, potete rispondere così:

Non c’è una domanda di riserva?

Un ultimo esempio:

Ciao, com’è andata ieri sera con Paola? So che era il vostro primo appuntamento. Dai raccontami!

Risposta: Hai una domanda di riserva?

Questo tipo di risposta è chiaramente un modo ironico ed anche molto chiaro per dire che qualcosa è andato storto (cioè è andato male). Meglio non parlarne quindi.

È una battuta che si può fare anche con domande meno impegnative, tipo:

Come stai?

Come butta? (molto giovanile)

Come è andata al lavoro oggi?

Che mi racconti di bello?

In tutti questi casi è accaduto qualcosa di brutto o negativo e preferiamo non parlarne.

Un altro esempio:

Una ragazza, in piena notte, sveglia il suo fidanzato e gli chiede:

Ma tu, sinceramente – guardami negli occhi – mi ami?

Quale risposta migliore di:

Una domanda di riserva?

Marguerite: Adesso ripassiamo? Niente domande di riserva stavolta.

Peggy: certo, anche perché quella che hai appena fatto è una domanda retorica.

Marcelo: bando alle ciance ragazzi, c’è qualche idea come si deve?

Bogusia: Oggi sono sguarnita di idee per il ripasso. Ne ho ben donde però. I miei pensieri ruotano attorno al dolore che provo da ieri: il mal di denti. Mi girano, come si suol dire, quando penso che mi tocca andare dal dentista. Non c’è incubo peggiore, ma resta pur sempre l’ultima spiaggia per chi ci soffre. Mannaggia!

681 Essere provato

Essere provato

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Trascrizione

Giovanni: Dopo aver provato a spiegarvi, nell’ultimo episodio, uno degli utilizzi del verbo provare, oggi ne vediamo un altro.

Essere provato, infatti, è completamente diverso da aver provato.

Essere provati significa semplicemente essere stanchi, ma è una stanchezza che può essere di due tipi diversi.

Può essere una grande stanchezza, quindi essere provato è come essere stanchissimo, essere esausto, non avere più energie.

Il secondo uso si riferisce imvece ad una stanchezza diversa, non solo fisica ma anche mentale. Si può trasmettere anche un senso di sofferenza.

Ecco che allora una persona provata può esserlo perché non ha più le energie, fisiche o mentali, ma si può dire anche di persone che recano i segni di esperienze difficili o dolorose:

È una famiglia provata dalle disgrazie

Quest’uomo è visibilmente provato dagli anni

Sono veramente provato. Dopo 25 esami all’università e il dottorato non vedo l’ora di iniziare a lavorare.

Posso anche dire che:

Un contadino può essere provato dalla fatica

In questo caso si parla di fatica, ma non necessariamente di fatica di una giornata di lavoro, bensì quella di una vita di lavoro e sacrifici.

Provato è quindi un aggettivo, proprio come stanco e esausto, e si usa solo per le persone o al limite per un animale, che so, ad esempio un asino provato dalla fatica o un qualunque animale provato dagli anni, provato dall’età.

Potrebbe sembrare che non ci sia nessun legame col verbo provare, inteso come sperimentare, tentare.

Ma vediamo la frase seguente:

I ragazzi, dopo quattro ore di maratona, sono stati provati dallo sprint finale.

Oppure:

L’ultima salita mi ha provato!

In questo caso, essere provati da qualcosa si avvicina a “essere messi a dura prova” , o semplicemente “essere messi alla prova” .

Quando qualcosa ci mette alla prova, questa è una sfida da vincere, ed è una sfida molto difficile da vincere.

Non è sicuro che si riuscirà a vincere, perché la sfida ci metterà alla prova, ci metterà a dura prova.

La prova sarà dura e solamente provando si può verificare se possiamo veramente farcela.

La cosiddetta “prova” è infatti un sinonimo di sfida, qualcosa da superare, qualcosa che ci impegnerà duramente.

Dunque possiamo sentirci provati dopo che qualcosa ci ha messo a dura prova dal punto di vista fisico o mentale, ci ha estenuati.

È vero o no che la lotta contro il virus ha messo alla prova i sistemi sanitari di tutto il mondo?

È anche vero che tutti noi ma soprattutto i medici che sono in prima linea sono provati da due anni di lotta contro il Covid.

Notate che normalmente si usa il verbo essere, ma possiamo anche usare sentirsi:

Mi sento provato dalla fatica

Ci sentiamo provati da tanti anni di lavoro

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

irina russiaIrina: Ciao a tutti. Vorrei rispondere a Marcelo e complimentarmi con lui per i suoi bei ripassi che ha fatto di recente. Riprendendo il suo discorso sull’attività fisica e l’alimentazione, direi che schiaffarsi sul divano dopo aver mangiato, magari dopo aver anche sforato col cibo, è una cosa normale da fare, no? Non sono un medico ma l’attività fisica dopo un pranzo abbondante direi proprio che sia il caso di evitarla.

Karin: Sì, lo penso anch’io. Trenta e anche passa minuti per il riposo, dopo aver mangiato a crepapelle credo sia la mossa giusta da fare altro che storie!

Albéric: guarda, con me sfondi una porta aperta, però bisogna comunque stare alla larga dai cibi troppo pesanti. State sempre sul chi vive riguardo all’alimentazione, altrimenti la pesantezza, giocoforza, è inevitabile e si rischia di prendere una brutta piega col tempo.

Hartmut: concordo. Va bene ogni tanto mangiare e divertirsi, ma si dà il caso che il colesterolo non si possa prendere alla leggera. Avete sicuramente ben presente il fatto che la cattiva qualità del sonno può essere un campanello di allarme per il colesterolo alto, vero? Livelli alti, appunto, possono causare disturbi del sonno.

Anthony: per quanto mi riguarda, In quanto medico, ce ne sarebbero di cose da dire ma
non voglio tediarvi con noiosi paroloni scientifici. Sicuramente bisogna sgombrare la tavola dai cibi più grassi, che causano maggiore pesantezza . Non siate ossessionati però. Mangiare troppo fa male ma di qui a dire che un singolo peccatuccio di gola sia deleterio ce ne vuole. La parola d’ordine è “moderazione”.

Peggy: Io veramente ne faccio anche qualcuno in più di peccatuccio di gola, ma in compenso faccio molta attività fisica. Per tenere a bada il colesterolo poi mangio 5 porzioni di frutta e verdura al giorno e al contempo cerco di scegliere cibi ricchi di fibre come il pane integrale, legumi e cereali.

bogusia poloniaBogusia: ho capito, volete farmi sentire in colpa perché non so resistere a patate arrosto e salsicce? Ma non è colpa mia. Tra la mia voglia di moderazione e le salsicce che mi dicono “mangiami” la sfida è impari.

Ulrike: non me lo dire! Con me un piatto non resta mai Intonso! Inoltre sono di un goloso pazzesco! Ma da domani, quant’è vero Iddio, mi metto a dieta!

Khaled: e fu così che si mangiò tutto il frigorifero! Le ultime parole famose!

680 Provare qualcosa

Provare qualcosa (scarica audio

cosa provi per me?

Trascrizione

Giovanni: episodio 680 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Avete mai provato a parlare in italiano?

No? Perché non provate allora?

Provare è il primo passo verso il successo!

A proposito, sapete che il verbo provare ha più di un significato?

Non ha infatti solamente il senso di verificare, quindi non è solamente legata ai tentativi, alle prove, alle verifiche.

Ha a che fare anche con altre questioni. 

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679 Essere deputato a

Deputato (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 679 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Sicuramente ciascuno di voi, all’interno dell’attività in cui lavora, è deputato a svolgere determinate mansioni. Non è vero?

Essere deputati è l’argomento di oggi. 

Il termine deputato, direte voi, è un sostantivo, perché i deputati sono coloro che compongono il ramo inferiore del Parlamento italiano (detto appunto Camera dei deputati) oppure anche coloro che fanno parte del Parlamento europeo. Anche loro si chiamano deputati. In quel caso si può dire “essere un deputato”.

Ma deputato è anche un aggettivo, infatti è simile a “incaricato di un compito“, quindi si tratta di una persona destinata a una mansione specifica. Ma non è detto si tratti di una persona 

Una commissione deputata al controllo

Un gruppo di lavoro deputato a redigere un contratto

Un luogo deputato allo svolgimento di riunioni

Un organo deputato alla riproduzione

Vedete che si usano sempre le preposizioni a, al, alla, agli, allo, alle, alle.

A cosa sei deputato nella tua azienda?

E’ un po’ come chiedere: cosa fai? Di cosa ti occupi nello specifico? Quali sono le tue responsabilità?

Oppure:

A cosa serve quest’aula? A cosa è deputata? Cosa ci si fa in quest’aula?

A cosa serve la milza?

Il suo compito è di produrre globuli bianchi, è l’organo deputato a ripulire il sangue dai globuli rossi invecchiati.

Oppure:

Gli anticorpi sono deputati alle difese immunitarie

Le fibre bianche sono deputate agli sforzi brevi ed intensi

Le agenzie di viaggio sono deputate allo svolgimento di servizi 

Il difensore, in una squadra di calcio. è deputato a ostacolare gli attaccanti 

Capite bene che è un aggettivo che si usa poco nel linguaggio di tutti i giorni, dove si usano preferibilmente frasi diverse:

A cosa serve?

Chi se ne occupa?

Che attività fanno?

Esiste anche il verbo deputare, anch’esso abbastanza formale.

Colui che deputa, decide il compito di qualcuno o qualcosa, quindi è simile a “designare” per lo svolgimento di un incarico o di una missione o di un compito qualsiasi
 
Deputare un lavoratore a un compito specifico
Chi è stato deputato a fare le pulizie?
Chi è stato deputato a rappresentare il governo in Europa?
Da sempre sono io la persona deputata a questo incarico

Adesso passiamo al ripasso del giorno, per il quale ho deciso di deputare Marcelo.

Marcelo (Argentina): No grazie, l’episodio può anche terminare così, A dire il vero avevo iniziato un ripasso ma poi l’ho lasciato perdere. Immagino che sarebbe stato un mero pippone non degno di nota. Mica sono bravo come tutti voi! Non è il caso di schiaffare qui qualcosa di primitivo che prevede sgrossature e limature eccessive. Ciò non toglie che mi sono scatenato scrivendo quella pappardella improponibile. Ragion per cui il processo è stato pure utile. Come si suol dire: perso per perso, almeno ne ho tratto giovamento. 

678 Stare sul chi vive, stare sul chi va là

Stare sul chi vive (audio )

Trascrizione

Giovanni: buongiorno amici. Oggi vediamo un’espressione molto curiosa:

Essere/stare sul chi vive.

Con stare sul chi vive si indica quel particolare stato d’animo caratterizzato da una tensione tale che lo fa stare molto attento a qualsiasi cosa gli accada intorno.

Si usa il il verbo vivere perché bisogna stare svegli, attenti, concentrati alle cose che accadono.

L’origine è il linguaggio militare: simile a “stare in guardia”, essere pronti a fronteggiare qualsiasi avvenimento o imprevisto; si intende un imprevisto sgradevole. Qualcosa potrebbe accadere da un momento all’altro.

Nel linguaggio militare, quando una sentinella vede qualcuno, chiede: “Chi vive?”

Con questo segnale la sentinella intimava a questa persona di farsi riconoscere.

Apriamo una breve parentesi sul verbo intimare.

Intimare è un verbo anch’esso molto usato nel linguaggio militare e sta per ordinare in modo perentorio: intimare l’alt a qualcuno; intimare di fermarsi, intimare di farsi riconoscere. E’ un ordine a tutti gli effetti.

Si utilizza anche nella giustizia nel senso di far conoscere a una persona una decisione di una autorità, nel senso di notificare in nome dell’autorità:

intimare lo sfratto a un inquilino

intimare a un teste di presentarsi a un’udienza eccetera.

Anche la polizia può intimare a delle persone di alzare le mani, oppure un arbitro di calcio, che rappresenta un’autorità in campo, può interrompere il gioco e invitare lo speaker ad intimare ai tifosi di smettere con i cori razzisti. E’ simile anche al verbo ingiungere, di cui ci occuperemo nel corso di Italiano Professionale.

Intimare non ha nulla a che fare con l’intimità naturalmente, sebbene l’origine sia la stessa.

Ma torniamo a bomba: “Stare sul chi vive” si usa ugualmente anche nel linguaggio militare e l’espressione “stare sul chi va là“, ha lo stesso significato ma è più informale.

Chi va là!

Significa la stessa cosa: chi c’è? Chi è? Chi c’è là? Quindi anche questo è un modo per intimare a qualcuno di farsi riconoscere in ambito militare.

Se usciamo da questo mondo però, che è ciò che ci interessa, le due espressioni “stare sul chi va là” “stare sul chi vive” si usano come dicevo nel senso di stare molto attenti a qualsiasi cosa accada.

Se siamo ad esempio con una tenda in mezzo al bosco, di notte bisogna stare sul chi vive, perché non si sa mai cosa può accadere. Un animale si potrebbe avvicinare alla tenda, degli insetti potrebbero entrare, il vento potrebbe portar via la tenda, oppure potrebbe allagarsi eccetera.

Se partecipo ad un concorso e da un giorno all’altro potrebbe uscire la data del colloquio, ma non si sa esattamente quando uscirà; allora bisogna stare sul chi vive perché altrimenti potremmo dimenticare di controllare.

Naturalmente un non madrelingua è abituato, in tutti questi casi, ad usare “stare attento” o “stare concentrato“, o “prestare attenzione”, ma queste  modalità sono più adatte ad uno studente che deve seguire una lezione, o a una persona che guida l’automobile e deve prestare attenzione mentre guida. 

Invece “Stare in guardia” è una espressione che si avvicina maggiormente a “stare sul chi vive“, perché ha ugualmente a che fare col pericolo. Significa assumere un atteggiamento di vigile attesa e difesa. E’ adatto a un pugile che deve stare attento a non farsi colpire dall’avversario, ma si usa normalmente per indicare qualsiasi tipo di pericolo.

Esiste anche “guardarsi le spalle” se questo pericolo può arrivare da qualcuno che ti tradisce.

Si usa spesso anche stare all’erta” e “stare in campana, due espressioni di cui ci siamo già occupati. 

In famiglia un genitore può esortare il proprio figlio a stare sul chi vive quando esce per andare in un posto potenzialmente pericoloso. Stavolta meglio usare il verbo “esortare” e non intimare. Esortare sta per spingere, spronare, cercare di indurre a un certo comportamento, facendo leva sugli affetti e magari sulla ragione. Si può usare anche “incitare” (come fanno i tifosi allo stadio).

Ti esorto alla prudenza

Ti esorto a essere prudente.

Ti esorto a stare sul chi vive

Suona un po’ formale nel caso del genitore col figlio. Magari in casi come questi meglio “invitare“:

Ti invito a stare sul chi vive

o semplicemente:

Stai sul chi vive, mi raccomando!

Stare sul chi vive è, tra tutte, l’espressione meno popolare, e, se vogliamo, quella più usata anche nel caso di un pericolo non fisico, non legato alla vita, ma anche, molto più genericamente, può indicare una attesa vigile, vedendo ciò che accade, prima di fare qualcosa, come nel caso del concorso: biusogna stare sul chi vive in attesa di fare la domanda di partecipazione.

Il fatto che sia legato anche all’attesa lo dimostra il fatto che si usa spesso insieme a “per ora“, “per il momento“. Es:

Per ora meglio stare sul chi vive. Vediamo cosa succede e poi vedremo cosa fare.

 Non prendiamo decisioni azzardate. Stiamo sul chi vive per il momento e se qualcuno prova a dire qualcosa, sapremo cosa rispondere.

Che ne dite se adesso ripassiamo? Vi esorto ad ascoltare il seguente ripasso dalle voci di alcuni membri dell’associazione, che stanno sempre sul chi vive in attesa che gli chieda sempre qualcosa da registrare! 

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marcelo (Argentina): Oggi non mi sento in vena di fare la solita passeggiata. Ci sono motivi? Sicuramente ma non è stato così facile capirli. Ho dovuto fare mente locale, e così ho trovato la causa principale. Ieri sera abbiamo cucinato un arrosto e credo di aver esagerato. A pensarci bene ho sforato col cibo, col bere e perfino col dolce. Il piacevole rovescio della medaglia è stato di aver condiviso un giorno con famiglia ed amici. Molto divertente.

Anne France (Francia): Condivido pienamente la tua sensazione di essere restii a passeggiare oggi. Purtroppo però sono un medico e sono giocoforza andare di nuovo alla carica. Ci sono i nuovi pazienti qua per le prime visite. Non vi dico quanto mi piacerebbe rificcarmi nel letto.

Anthony (Stati Uniti): ah sei medico? Allora a ragion veduta, credo che sarà meglio per la tua salute farla la passeggiata.

Hartmut (Germania): parli bene tu, con quello che hai mangiato! Ma se sei veramente convinto, qui ti voglio! Adesso dai il buon esempio tu. Hai voluto la bicicletta?

Edita (Rep. Ceca): va bene se volete riposatevi ma solo per oggi. Comunque perso per perso, almeno abbiamo fatto un bel ripasso, sempre che Giovanni lo approverà. Ci netterò una buona parola io. Vedremo se saremo stati all’altezza o se abbiamo sfigurato!

677 Metterci una buona parola

Metterci una buona parola (scarica audio)

Video YouTube con sottotitoli

Trascrizione

Giovanni: buongiorno amici, ho una novità da darvi!

Da oggi i nuovi membri dell’associazione Italiano Semplicemente potranno scegliere un tutor, vale a dire una persona che parla la loro stessa lingua, che fa già parte dell’associazione e che li potrà aiutare.

In questo modo tutto sarà più facile per i nuovi membri, anche se il loro livello non è molto alto.

Il tutor li aiuterà a prendere confidenza col sito e soprattutto con il gruppo whatsapp dell’associazione per poter iniziare a comunicare con tutti noi che ne facciamo già parte.

Di cosa si parla oggi nel gruppo?

Dove posso trovare sul sito questo episodio?

Avete già parlato di questo argomento?

Come faccio a partecipare con la mia voce agli episodi di italiano semplicemente?

Queste sono alcune delle domande più frequenti.

Spero che questa sia una novità gradita da tutti gli ascoltatori e lettori di italiano semplicemente che ancora non si sono iscritti all’associazione.

I nostri tutor parlano tutte le lingue del mondo, quindi a ciascuno il suo. Quando qualcuno vorrà iscriversi potrà subito indicare la persona che preferisce, altrimenti potrà sceglierla dopo, oppure potrà fare tutto da solo se conosce già italiano semplicemente e ha un sufficiente livello di italiano.

Allora bando ai convenevoli, adesso vi presento Sofie, che avete già ascoltato in numerosi episodi passati.

Sofie parla perfettamente l’italiano ma parla anche il fiammingo poiché è di nazionalità belga.

Lei è appunto uno dei tutor dell’associazione.

Lascio allora la parola a Sofie per l’episodio di oggi.

Sofie: episodio 676 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Qualche tempo fa abbiamo fatto un episodio sul termine “parola“.

Abbiamo accennato, in quell’occasione all’espressione “mettere una buona parola” su una persona.

Questa è un’espressione che si usa molto in Italia, soprattutto quando si parla di lavoro, ma non solo.

Si cerca di aiutare qualcuno, ad esempio ad essere assunto, a trovare un lavoro, oppure a ricevere un favore, una cortesia. Non si tratta necessariamente di qualcosa di illegale, perché in quel caso si preferiscono altre espressioni.

Si usa prevalentemente al futuro ma anche al presente indicativo, sempre però parlando di qualcosa che accadrà in futuro, oppure al passato.

Se io metterò una buona parola su di te vuol dire che parlerò bene di te, cercherò di aiutarti.

La parola è “buona“, cioè serve ad aiutare qualcuno, e la parola buona si “mette”, si mette “su qualcuno” oppure si “spende”, come il denaro.

Questo ad indicare il valore dell’atto, il valore del favore fatto a questa persona, sulla quale viene spesa una buona parola, o sulla quale viene messa una buona parola.

Vediamo qualche esempio:

Ti prego, mi aiuti a ottenere questo lavoro? Ci metti una buona parola tu su di me?

Certo, stai tranquillo. Spenderò qualche buona parola a tuo favore. Parlerò bene di te e dirò che sei una persona onesta e volenterosa.

Oppure:

Paolo ha messo una buona parola su di te con il regista per farti ottenerere almeno una parte nel prossimo film.

Un calciatore della Juventus ha messo una buona parola per l’acquisto di un suo ex compagno di squadra.

Mio figlio vorrebbe entrare a far parte del nostro gruppo, ma non so se il nostro presidente sia d’accordo. Ci puoi mettere una buona parola tu? Te ne sarei grata!

Sapete che io stessa sto registrando questo episodio grazie a qualcuno che ha speso buone parole per me con Giovanni. Quindi ci risentiremo spesso.

Si può dire anche mettere una buona parola sul mio conto, o sul tuo conto, o sul conto di qualcun altro.

Ho speso una buona parola sul tuo conto col direttore

Speriamo che qualcuno metta una buona parola sul mio conto anche per il prossimo episodio

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Karin: c’è una strana parola, UMARELL, originaria dal dialetto bolognese, che anche molti italiani non conoscono ma è una parola italiana a tutti gli effetti, essendo entrata nel dizionario italiano molto recentemente.

Marcelo: deriva dalla parola uomo, o meglio, da ometto, che può diventare omarello.

Cat: Avete presente quei signori anziani che si aggirano con le mani dietro la schiena per i cantieri dei lavori, facendo domande, dando suggerimenti o criticando le attività che vi si svolgono? Questo è un umarell.

Peggy: mah, sarà! io non mi sono mai imbattuta nel mio paese in uno di questi signori, tantomeno in questa strana parola.

Ulrike: beh, si dà il caso che in Italia la temperatura spesso consenta di stare in giro senza problemi.

Anthony: pensate che è nata persino una piazza a Bologna con questo nome. Niente po’ po’ di meno!

Danita: per inciso, al plurale diventa umarells, con la esse finale. Alla faccia della grammatica italiana!

Marguerite: che curiosi che sono gli anziani! Se mi capita glielo dico per scherzo: curioso di un pensionato che non sei altro! Vuoi rispettare l’undicesimo comandamento?

676 Sgombrare il campo

Sgombrare il campo

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Trascrizione

Giovanni: episodio 676 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.
Conoscete il verbo sgomberare?

Ha a che fare con la pulizia.

Infatti significa liberare, vuotare un luogo o un ambiente da ciò che lo occupa

sgombrare l’appartamento

Sgombrare il solaio

Sgombrare la cantina da tutti i mobili

Si usa la preposizione da per indicare le cose da togliere, da eliminare, da portar via fisicamente.

Le cose che ingombranti, cioè che ingombrano, vanno sgombrare, vanno rimosse, vanno portate via.

Sgombrare quindi esprime un’azione legata ad un fastidio, una necessità: eliminare qualcosa da un luogo.

Questo qualcosa da sgombrare può anche essere qualcuno:

I dimostranti sono stati invitati a sgombrare la piazza

Bisogna far sgombrare gli inquilini dall’appartamento prima di venderlo.

La polizia ha sgombrato l’area

Qui c’è anche il senso di disperdere, evitare una concentrazione di persone in un luogo.

Se questo luogo è il cielo possiamo dire:

Il vento ha sgombrato le nubi

In questo modo il cielo diventa sgombro dalle nubi, così come una piazza diventa sgombra dai manifestanti.

Passiamo adesso al senso figurato. Infatti se non vogliamo liberare uno spazio fisico come un appartamento o una piazza, ma vogliamo liberare la mente dai pensieri, posso dire:

Devo sgombrare la mente da tutte le preoccupazioni per concentrarmi sull’esame.

il mio cuore non si è ancora sgombrato dal ricordo di lei…

Ogniqualvolta ci sono pene o turbamenti o preoccupazioni di cui vogliamo liberarci possiamo usare il verbo sgombrare o anche sgomberare, un verbo quasi identico che però trova più utilizzo nelle frasi dal senso figurato.

Nel caso di dubbi, sospetti, equivoci o pericoli che possono ugualmente dar fastidio in molte occasioni, si usa spesso:

Sgomberare il campo

Per vincere le elezioni occorre sgomberare il campo da ogni sospetto sulla mia onestà.

Si usa spesso in ambito professionale:

Prima di effettuare l’acquisto vorrei sgomberare il campo da ogni eventuale dubbio da parte sua. Mi faccia pure tutte le domande che desidera.

Cominciamo con lo sgomberare il campo da equivoci. I nostri prodotti sono di una qualità superiore.

Per sgomberare il campo da tutti i dubbi, le estendo la garanzia a 10 anni.

Adesso ripassiamo:

Bogusia: La stagione degli sport invernali sta lì lì per iniziare e queste gare sulla coltre bianca, eccome se mi interessano! Personalmente li seguo con interesse e in primo luogo il salto con gli sci. Ho sentore che molti di voi siano a disagio su questo argomento visto che con la neve non avete molto a che spartire. Laddove abbiate questa passione avrete sicuramente presente nomi come Ryoyu Kobayashi, Karl Geiger, Markus Eisenbichler, Anze Lanisek, Kamil Stich, Stefan Kraft, Halvor Granerud. A me ronzano per la testa una bella caterva di questi nomi. Io provengo dalla regione in Polonia dove normalmente inizia la coppa del mondo, maschile, di salto con gli sci. La città si chiama Wisła. Quest’anno iniziano in Russia. È risaputo che la neve in Russia sia meno restia a cadere vero? Hanno iniziato proprio oggi, il 19 novembre a Nizny Tagil. Dove Kamil Stoch, polacco, si aggiudicanla qualificazione meritando il plauso dei giornali. Di contro vengono eliminati a sorpresa atleti come Zajc dalla Repubblica Ceca e Stefan Kraft, austriaco. Partenza a razzo di Kamil Stoch, autore di un salto praticamente perfetto. Non ci avrei scommesso neanche per sogno, vista la sua età e la stagione precedente. Nel giro di poche settimane credo ne vedremo delle belle. In quanto polacca auguro soprattutto a Kamil la sfera di cristallo. Però mi devo ficcare nella testa che lo sport è quello che è e tutto è possibile. Kamil Stoch ha iniziato perfettamente, ma di qui a dire che vincerà ce ne vuole. Nel caso di sconfitta ci rimarrò male però bisogna prenderla con filosofia. Questo è quanto.

Il tedesco Karl Geiger si è imposto oggi davanti a Kobayashi e Granerud. Mannaggia. Ma io non lo so! Ci riaggiorniamo

675 Fare voli pindarici

Fare voli pindarici (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 675 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.
amente un insegnante.

Di cosa parliamo oggi? Non mi viene in mente niente. Oggi batto un po’ la fiacca.

Vedo però una mano alzata. Prego Bogusia, suggerisci pure l’argomento del giorno.

Bogusia: Ciao ragazzi, io non batto la fiacca, anzi. Però di volta in volta mi viene voglia di leggere qualcosa di leggero, qualche libro giallo o poliziesco che dir si voglia. A volte mi sento un’anima in pena e penso che sia tempo sprecato.

Devo ammettere che questa volta però non me ne pento. Non solo ogni due per tre mi imbatto nelle frasi che impariamo con due minuti di Italiano Semplicemente, ma spuntano continuamente frasi nuove. Visto che il libro che sto leggendo verte sulla criminalità, voglio sincerarmi riguardo alla loro funzionalità.

Ne prendo una che mi va a genio particolarmente. Mi piace proprio di brutto! Vorrei condividerla con voi, e al contempo ci sta scappando anche un ripasso. Ma bando alle ciance, la frase è fare i voli pindarici.

Che razza di frase è mai questa? Di primo acchito, dopo aver letto le spiegazioni diverse, pensavo che avesse quasi lo stesso significato di saltare di palo in frasca cioè cambiare spesso l’oggetto del discorso, parlare o scrivere senza nesso logico. In effetti qualcosa c’è di simile. Però mi prende un po’ alla sprovvista il fatto che questo significato, così pare, può diventare positivo quando qualcuno riesce a destreggiarsi, cioè riesce a giostrarsela con le parole talmente bene che al di là del filo conduttore del discorso principale, mostra notevoli capacità digressive, e così riesce ad inserire, senza fare figuracce, anzi, direi uscendone con successo, altri argomenti apparentemente senza alcun nesso.

Ho letto che la frase è stata coniata prendendo spunto dal poeta greco Pindaro e dalla sua poesia. Forse vale la pena di ritagliarsi del tempo per andare a vedere di cosa si tratta.

Ma io a questo punto devo tagliare corto perché non sono per le pappardelle e tantomeno mi sento portata per la poesia.

Voi invece spesso e volentieri vedo che ne parlate. Allora vedo di smetterla di parlare e scappo. Ciao.

Anthony: Grazie Bogusia, argomento interessante. I voli pindarici, lo hai detto tu stessa, è una locuzione usata per indicare, in un qualsiasi discorso scritto o parlato, un passaggio da un argomento a un altro, ma si tratta di effettivamente una digressione dall’argomento principale.

Con digressione si intende una deviazione del discorso, nel quale vengono a inserirsi temi o argomenti più o meno lontani da quello centrale.

Giuseppina: Si usa il termine volo perché solitamente si prende l’aereo per spostarsi il luoghi lontani. Questa è l’immagine della lontananza, ma una lontananza concettuale e non fisica.

In effetti ci sono similitudini col saltare di palo in frasca, e quest’ultima espressione l’abbiamo già spiegata in un passato episodio. La differenza in effetti sta (a volte) nell’abilità riconosciuta a chi riesce a fare voli pindarici per collegare degli argomenti apparentemente molto lontani. La lontananza c’è e rimane, ma quando si usa l’espressione fare dei voli pindarici, spesso si apprezza il tentativo fatto e anche il risultato ottenuto. Altre volte invece non lo si apprezza affatto.

Ulrike: Altre volte ancora, e questa è una grande differenza rispetto all’espressione “saltare di palo in frasca, la locuzione si usa per indicare dei passaggi troppo arditi, rischiosi, a volte prematuri, che è meglio non fare.

Ad esempio:

Un calciatore di una squadra di calcio potrebbe pensare che dopo 5 vittorie di fila si possa ambire a vincere lo scudetto.

L’allenatore però potrebbe replicare dicendo che è meglio non fare voli pindarici e restare con i piedi ben saldi per terra.

Irina: Quindi in questo caso la locuzione fare voli pindarici ha un senso simile a restare attaccati alla realtà, non fare il passo più lungo della gamba. Questa è un’altra espressione che Si può usare in occasioni simili quando si azzarda, cioè si rischia molto, oltre le proprie possibilità

Si potrebbe anche usare, similmente, al posto di montarsi la testa.

Ulrike: Sapete che montarsi la testa significa porsi un obiettivo troppo ottimistico, credere troppo nelle proprie possibilità. Si utilizza in contesti spesso offensivi, di giudizio sull’operato di una persona.

Una ragazza lo potrebbe dire a un suo spasimante ad esempio. Uno che non deve fare voli pindarici con lei. Sarebbe un po’ offensivo dire che non si deve montare la testa.

Cosa ti sei messo in testa? Ti sei montato la testa forse? Non sei il mio tipo!

Anthony: Invece fare i voli pindarici si potrebbe usare nel senso di non correre troppo, non lavorare troppo con l’immaginazione.

Si, mi piaci, ma meglio non fare voli pindarici, è solo una settimana che usciamo insieme. Vacci piano!

Giuseppina: Riguardo alle due occasioni diverse con cui normalmente si usa l’espressione di oggi, l’uso citato dai dizionari, l’unico, resta però il primo, legato alle digressioni da un argomento.

Es:

Ho dovuto fare voli pindarici per riuscire a giustificare il mio comportamento.

Inutile che cerchi di fare voli pindarici con questa disinvoltura per passare da un argomento all’altro. Ti ho chiesto di spiegarmi una cosa ben precisa. Mi sembra evidente che non sei preparato.

Ci vediamo al prossimo episodio.

674 A tutti gli effetti

A tutti gli effetti (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 674 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.
Oggi vediamo un’espressione comunissima, che sta sulla lingua di tutti gli italiani, ma direi almeno dai vent’anni in su.

Sto parlando dell’espressione “a tutti gli effetti”.

Iniziamo da a. La prima parola è una preposizione, e non un verbo. Quindi si scrive senza la lettera h.

Poi vediamo gli “effetti” . Effetto è un termine che ha più significati. In genere indica dei risultati, quindi ad esempio si contrappone alla causa. Causa ed effetto.

Si sente spesso parlare di causa ed effetto. Ci sono anche gli effetti personali a dire il vero, e poi ci sono una serie di locuzioni e altri significati. Abbiamo dedicato anche un episodio alla causa ed effetto.

Abbiamo già incontrato, in un precedente episodio, la locuzione “in effetti“, che è equivalente a proprio, in realtà, davvero, effettivamente.

Anche questa in qualche modo si riferisce a un risultato, o meglio a qualcosa di reale, che esiste, perché si usa quando riscontriamo qualcosa nella realtà.

Ma passiamo all’espressione di oggi “a tutti gli effetti” che ha un significato simile a “da ogni punto di vista” , “in ogni aspetto”.

Ha quindi a che fare con la completezza ma anche con la causa e l’effetto, quindi ancora una volta con i risultati.

Ammettiamo ad esempio che per diventare un italiano vero occorrano due cose: un parente italiano di secondo grado e un periodo di residenza in Italia di tre anni.

Un brasiliano ad esempio, che sia nipote di un italiano, dopo un solo anno di residenza in Italia non è ancora italiano a tutti gli effetti, perché mancano ancora due anni di residenza per potersi considerare italiano a tutti gli effetti.

Per produrre degli effetti, potremmo dire, gli anni di residenza in Italia devono essere tre. Quindi solo a quel punto il ragazzo brasiliano potrà considerarsi italiano a tutti gli effetti, quindi sotto tutti i punti di vista.

Non bastava il nonno italiano. Da sola, questa caratteristica non produce effetti. Questo è solo uno degli aspetti rilevanti. Sotto l’altro aspetto, quello della residenza in Italia, invece occorrono tre anni. Finalmente, passati i tre anni, si diventa italiani a tutti gli effetti.

Questa è un’espressione che si può usare in mille occasioni.

Es:

Il percorso per diventare avvocato a tutti gli effetti è durato quasi otto anni dal momento dell’iscrizione all’università.

A volte l’espressione si può utilizzare anche in modo un po’ più “leggero” diciamo, senza necessariamente prevedere dei passaggi obbligatori. Ad esempio potrei dire che:

Giovanni ormai è un professore a tutti gli effetti, cioè, potrei anche dire pienamente, completamente. In questo caso specifico mi riferisco all’esperienza di Giovanni, che sarei io. Questo però non significa che io sia veramente un insegnante.

Più ufficialmente è da intendere invece che un testo di legge, una volta uscito in gazzetta ufficiale è una norma valida a tutti gli effetti.

Paolo ha 18 anni, ormai è un uomo a tutti gli effetti.

Quest’ultimo è altrettanto ufficiale, visto che con la maggiore età (cioè dai 18 anni) si è maggiorenni per legge. Ciò non toglie che Paolo potrebbe non essere maturo per certi versi, nei suoi comportamenti eccetera.

Però potrei anche dire che Paolo, se fa qualcosa che dimostra la sua maturità, dimostra di essere un uomo a tutti gli effetti.

Insomma, normalmente l’espressione va interpretata come una completezza di caratteristiche che sono necessarie per arrivare ad un risultato, ma altre volte nel linguaggio colloquiale si usa in modo meno categorico.

Adesso ripassiamo qualche episodio passato.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Ulrike: in Germania siamo messi male con l’infame Covid. Troppo tardi i responsabili hanno deciso di prendere spunto dalle misure che in Italia sono già in vigore. Siamo a più di 50.000 nuovi casi
In un solo giorno e ciò nonostante è un continuo titubare e dibattere sul da farsi. Fra poco mi metto in viaggio alla volta di Berlino. Oggi ho telefonato al mio medico di base. Il mio turno per la terza dose è solo il 10 di gennaio.

Che volete farci, non resta che amarmi di pazienza.

Il Guardasigilli – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 18)

Guardasigilli

Indice degli episodi

Trascrizione

Politica italiana, episodio numero 18.

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673 Ficcare e Ficcarsi

Ficcare e Ficcarsi

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Trascrizione

Giovanni: episodio 673 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. Oggi mi aiuterà Irina, membro della nostra associazione, che ha una voce piuttosto squillante.

Irina (California): Mi rivolgo oggi a tutti coloro che credono che si possa imparare una lingua solamente attraverso lo studio della grammatica:

Volete ficcarvi in testa che bisogna parlare?

Scusate ma per introdurre l’episodio di oggi ho dovuto ricorrere ad un rimprovero!

Ficcare è l’argomento di questo episodio.

Questo è un altro verbo che si usa solamente nel linguaggio familiare, come anche schiaffare, che abbiamo visto nell’episodio scorso.

Ficcare significa ancora una volta mettere, ma è più vicino a inserire, o meglio inserire a forza, far entrare, far penetrare, spingere all’interno con forza.

Es:

Ficcare un chiodo nel muro

Normalmente diremmo “piantare un chiodo nel muro”, ma ficcare è anch’esso adatto in quanto il chiodo si spinge con un martello quindi si usa la forza.

Posso usarlo anche nel senso di penetrare, conficcarsi, simile a infilarsi:

Mi si è ficcata una spina nel piede

Vale a dire che mi è entrata una spina nel piede.

Un altro esempio:

Dove avrò ficcato le chiavi? Non le trovo!

In questo caso è in sostituzione di “infilare”, ma anche i più semplici “mettere” e “nascondere”.

Si può anche usare “andare a finire” in questi casi:

Dove si saranno ficcati i miei occhiali?

Dove sono andati a finire i miei occhiali?

Dove avrò messo gli occhiali?

Se dite “dove avrò ficcato” o “dove si saranno ficcati” non cambia.

Si usa di frequente anche il cerbo “cacciare“.

Giovanni:

Dove si sono cacciate le chiavi?

Dove avrò cacciato le chiavi?

Chissà dove si sono cacciate!

Anche “cacciare“, usato in questo modo è informale naturalmente.

Un altro esempio con ficcare, ma in senso figurato:

Non ficcare il naso nei miei affari!

In questo caso questa frase significa “impicciarsi” (altro verbo informale) o anche “non farsi gli affari propri” ma in generale ficcare si usa anche nel senso di agire in modo da trovarsi coinvolti in una situazione negativa.

Ficcare poi, se usato in modo riflessivo diventa ficcarsi:

Significa mettersi in un posto, infilarsi, cacciarsi da qualche parte.

Es:

Vado a ficcarmi nel letto!

Cerca di non ficcarti nei guai, come al solito!

Quindi simile a “mettersi” e “infilarsi“, anche in modo figurato.

Avrete notato che il verbo ficcare si usa quasi sempre in contesti negativi: una spina nel piede, dei guai, non trovo più qualcosa, farsi gli affari altrui, situazioni in cui si rimprovera una persona ecc.

L’unico esempio che si salva è “ficcarsi nel letto” che è piuttosto piacevole.

Va bene allora adesso ripassiamo attraverso la voce di alcuni membri dell’associazione.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Khaled (Egitto) è Irina: Le mie giornate sono strane a volte. Talora si fa subito tardi senza accorgermene e sono combattuto/a. tra la voglia di schiaffarmi sul divano e quella di fare una chiacchierata. Adesso ad esempio vorrei raccontarvi di un incontro tanto inaspettato quanto commovente avvenuto poc’anzi.

Marcelo (Argentina): Stavo lì lì per uscire da un emporio affollato quando all’improvviso mi sono sentita chiamare da una persona che, di primo acchito, mi sembrava sconosciuta.

Irina: Ho dovuto fare mente locale ma in men che non si dica il suo nome mi è scattato sulle labbra: una vecchia conoscenza, e non la vedevo da Illo tempore, quando eravamo entrambe ragazzine nella stessa scuola! Eravamo molto amiche, un binomio inscindibile! Quasi…

Sofie (Belgio): poi la vita ti fa andare su strade diverse. Ma talvolta la stessa vita fa sì che le strade s’incrocino di nuovo.
All’inizio, trovarsi a tu per tu dopo tanto tempo fa un pò specie. Balzava
agli occhi un non so che d’innaturale e non sapevamo in che modo rompere gli indugi.

Peggy (Taiwan): subito dopo scattano le risate. Darsi alla gioia nel ritrovare un’amica non è mica niente! I lieti ricordi vennero a galla subito! Ma non è che rimembrare il passato lascia il tempo che trova?
Questo è quanto per oggi.

Harjit (India): se volete, un’altra volta vi dirò che tipo di donne siamo diventate col passare degli anni. Imparerete su di noi di tutto e di più. Già, perché col tempo non si resta intonse né nel fisico, né nella mente. In compenso con l’età, scusate l’inciso, aumenta l’esperienza. Buttala via!

672 Schiaffare e schiaffarsi

Schiaffare e schiaffarsi (scarica audio)

Trascrizione

Trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Giovanni: episodio 672 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

671 Così impari, prendi e porta a casa

Così impari, ben ti sta, prendi e porta a casa (scarica audio)

 

Trascrizione

Ulrike: episodio 671 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

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670 Pari, dispari e impari

Pari, dispari e impari (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 670 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

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669 Fare quadrato

Fare quadrato (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 669 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Parliamo di figure geometriche?

Cerchi, triangoli, trapezi, rombi. Pentagoni e esagoni, tanto per citarne alcuni. Ma è il quadrato quello che ci interessa oggi.

Infatti esiste l’espressione “fare quadrato” che non ha nulla a che fare con la geometria se non in senso figurato.

Fare quadrato“, che si scrive e si pronuncia senza alcun articolo, (mi raccomando), significa proteggere.

In genere si fa quadrato attorno ad una persona, per proteggere questa persona, ma si può fare quadrato anche attorno ad una squadra, un gruppo di persone o anche attorno a un’azienda.

Si usa in particolar modo quando c’è una situazione difficile per questa persona, dove tanti altri potrebbero attaccarla, offenderla, insultarla, licenziarla, accusarla.

Questa persona è in difficoltà, ma fortunatamente per lei dispone di amici che vogliono aiutarla.

Queste persone si uniscono a lei e restano compatti per proteggerla da attacchi esterni di qualsiasi tipo.

Eh sì perché per fare quadrato non si può essere da soli.

Infatti l’immagine è raffigurata da tante persone che si dispongono attorno a qualcosa da proteggere, formando un quadrato.

L’espressione viene dal linguaggio militare.

Il quadrato è un battaglione, un corpo di soldati disposti in modo da formare un quadrato in modo da poter far fronte sui quattro lati. In quel caso si trattava di proteggere sé stessi dagli attacchi esterni, ma nel linguaggio di oggi significa generalmente proteggere qualcosa o qualcuno che si trova minacciato o in qualche forma di pericolo.

Se ad esempio un allenatore di calcio è accusato dalla stampa di non vincere abbastanza, i tifosi possono decidere di fare quadrato attorno al loro mister, dimostrando così di voler proteggerlo, di essere solidali con lui, di dargli l’appoggio e il supporto di cui ha bisogno.

Si tratta di un sostegno psicologico o morale per superare un momento di difficoltà.

Si aiuta questa persona, ci si prende cura di lei o di lui, la si assiste in caso di necessità, ma soprattutto la si protegge, la si soccorre, la si sostiene e la si tutela.

Questo episodio mi dà l’occasione di anticipare una bella novità che riguarda i futuri membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Sapete che quando entra un nuovo membro dell’associazione nel nostro gruppo whatsapp, spesso accade che sia un po’ intimidito, che abbia paura di parlare per paura di sbagliare e che non riesca a seguire bene i discorsi.

Allora, per far sì che i nuovi membri si sentano protetti e assistiti, abbiamo deciso di affiancargli un tutor, una persona che magari parli la sua stessa lingua e che possa supportarlo in caso di bisogno prima che si sia perfettamente inserito nel gruppo.

Ovviamente non c’è nessun pericolo che qualcuno lo prenda in giro o che faccia brutte figure, perché siamo tutti pronti a fare quadrato attorno ai nuovi membri per farli sentire a loro agio, ma sicuramente una persona che parli la sua stessa lingua sicuramente può aiutare i primissimi tempi, anche per chiarire dubbi di qualsiasi altro tipo: il sito web, le videochat che facciamo una volta a settimana, come partecipare agli episodi quotidiani eccetera.

A proposito di partecipazione agli episodi. Ecco cosa hanno prodotto oggi i membri dell’associazione come ripasso degli episodi precedenti.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Khaled (Egitto): Buona giornata a tutti. La proposta sull’integrazione dei nuovi membri mi interessa molto. Il mio esordio con Italiano Semplicemente è avvenuto 3 anni fa o giu di lì. Il metodo sviluppato da Gianni è il migliore che ci sia, e tutti i membri che partecipano hanno un fare assolutamente gradevole e è facile sentirsi a proprio agio nel gruppo.

Cat (Belgio):
Accogliere in modo migliore i nuovi membri può comunque permettere loro di integrarsi più velocemente.
Indimiditi o con un livello insufficiente per reagire in tempo, succede che per via dei numerosi messaggi nel gruppo, delle lezioni quotidiane e considerate le varie rubriche che esistono nel sito, ci potrebbe volere tempo per capire bene, per cercare le parole giuste, ecc.

Mary (Stati Uniti):
Spesso l’argomento della chat è anche cambiato nel momento in cui la risposta è pronta per essere inviata!

Cat (Belgio):
Potrebbe sembrare pertanto fuori luogo una risposta in quel momento! Peccato! Proverò un’altra volta… (i principianti poi sono lenti a rompere gli indugi).
La chat è comunque lo strumento perfetto per comunicare. Essere in contatto con un tutor sempre pronto a tendere la mano sarà utilissimo. Anche per una persona anziana come me!

Peggy (Taiwan):
A volte io mi vergogno di intervenire senza essere sicura di capire tutte le sfumature delle varie discussioni. Dunque rimango troppo spesso nascosta ascoltando i più bravi che chiacchierano!

Irina (California):
È così che, tra l’altro, imparano anche i bambini! Interagire di più sarebbe fantastico!
Per colpa di Italiano Semplicemente sono diventata insofferente al classico studio della lingua e devo dirvi grazie di tutto. Grazie a Giovanni e compagnia bella, perché mi permettete di migliorare il mio italiano sempre di buona lena!

668 Per inciso

Per inciso (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 668 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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667 È un continuo

È un continuo (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 667 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Parliamo ancora di lamentele e di lamenti. Sperando che non vi lamentiate per questo!

Vediamo un’espressione molto frequente nel linguaggio colloquiale, che si usa normalmente quando ci si lamenta di qualcosa che si ripete spesso, troppo spesso, o anche se non c’è una interruzione.

Un professore in classe potrebbe lamentarsi degli studenti che parlano durante la lezione e potrebbe dire:

Basta adesso. Mi sono stancato di questo continuo parlottare!

Basta, è un continuo parlare, adesso fate silenzio!

Sento un continuo bisbiglio, volete smetterla?

È un parlare continuo, dovete fare silenzio!

Spesso è sufficiente dire, col giusto tono:

È un continuo!

Non c’è bisogno di specificare di cosa si sta parlando, della cosa che continua e che ci dà fastidio. Poi lo abbiamo già detto probabilmente nella frase precedente.

Per usare espressioni che ho già spiegato potrei dire:

Non ne posso più, i miei vicini di casa fanno rumore giorno e notte, gente che va e che viene, è un continuo! Ne ho abbastanza!

Si esprime una lamentela ma anche una stanchezza, una sopportazione che sta per terminare o è già terminata.

Come si è visto, se decido di specificare, solitamente si usa mettere un verbo all’infinito, o un sostantivo:

È un continuo lamentarsi!

È una continua lamentela!

È un continuo bisbiglio!

È un continuo lamento!

Possiamo naturalmente anche invertire:

È un lamento continuo!

Oppure posso usare “continuazione“, sempre informale, ma è meno frequente:

Si lamenta in continuazione

Accade in continuazione

È una continuazione

In continuazione” significa proprio questo: senza interruzione.

Rompi le scatole in continuazione! È un continuo! Basta, io chiedo il divorzio!

Ci sono rumori in continuazione

È una continuazione con questi lavori!

È un continuo con questi rumori, non se ne può più!

A proposito del termine continuazione, “una continuazione“, come dicevo, si può usare anche in luogo di “un continuo“, nel caso di lamentele, ma a volte si sta parlando della continuazione di qualcosa, cioè del prosieguo di qualcosa.

Abbiamo già parlato del prosieguo se ricordate, e abbiamo visto come le lamentele non c’entrino nulla in quel caso.

Anche la continuazione (molto simile a prosieguo) soprattutto con l’articolo “la” davanti, si usa in genere in altri casi, non parlando di lamentele.

Vediamo qualche esempio:

Questo libro è la continuazione del precedente libro, uscito lo scorso anno.

Quando esce la continuazione del film che abbiamo visto?

In generale la continuazione è la prosecuzione nel tempo o anche nello spazio di qualcosa.

Nello spazio, si può parlare ad esempio di un muro che è la continuazione cioè il proseguimento di un altro muro.

Oppure:

La continuazione dell’opera di Dante Alighieri

La continuazione della guerra

La continuazione della malattia

La continuazione del reato

Qualunque cosa che prosegue, che quindi ha un prosieguo, ha una continuazione, che è un sinonimo, come anche “il continuare” , “il prolungamento” , “la prosecuzione” e “il proseguimento”.

A seconda delle varie circostanze possiamo usare l’uno o l’altro.

Se in particolare vi state lamentando, come si è detto, potete usare preferibilmente “un continuo“.

Si usa spesso anche “di continuo” per esprimere una lamentela, ma solo dopo un verbo:

Fai errori di continuo

Rompi le scatole di continuo

Basta adesso! Sbagli di continuo. È un continuo di errori!

E adesso, come d’abitudine, come naturale proseguimento dell’episodio, vi propongo un bel ripasso delle espressioni precedentemente spiegate. Si parla di donne e di classifiche.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina (California): pare che Beatrice, quella di Dante Alighieri, per intenderci, risultasse la nona donna più bella di firenze. Mi fa ancora più strano che Dante una volta si accontentò della numero trenta in un suo celebre sonetto.

Peggy (Taiwan): speriamo che La trentesima non abbia rosicato troppo. Scusate la finezza. Sempre poi che fosse a conoscenza di una tale classifica.

Ulrike (Germania): Vai a capire questo modo di annoverare le donne in una classifica di questo genere. È risaputo che la bellezza sta nell’occhio di chi guarda. Elencare le donne secondo la loro bellezza non ha alcun senso e non merita alcun plauso, benché qui si parli del sommo poeta.

Marcelo (Argentina): Lo scultore Phidias ha fatto di peggio però (si fa per dire ovviamente) Phidias ha voluto creare la bellezza ultima e non si è voluto curare del parere di chicchessia. Pare che ne abbia avuto ben donde, infatti per far sì che attraverso il suo progetto venisse a galla il suo genio, ha preso le parti più belle di diverse donne per raffigurarne una perfetta. Non ti curar di lor, ma guarda e passa… avrebbe potuto essere il suo motto!

666 Di qui a dire ce ne vuole

Di qui a dire ce ne vuole (scarica audio)

Trascrizione

Anthony: episodio 666 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Si, lo so, il numero può far pensare alla morte, al diavolo, ma di qui a dire che non valga la pena di leggerlo e ascoltarlo ce ne vuole.

Cosa ho detto?

Ho detto: di qui a dire che non valga la pena di leggerlo e ascoltalo ce ne vuole!

Spieghiamo questa frase.

Ricorderete sicuramente l’episodio dedicato all’espressione “ce ne vuole” di qualche tempo fa. Ce ne vuole in questi casi si può anche sostituire con “ce ne passa“. Per l’uso della particella ce invece abbiamo unaltro episodio interessante.

“Ce ne vuole” come si è detto, può avere, come in questo caso, un significato simile a “non basta“, “non è sufficiente“, “ci vuole altro“, “è necessario qualcosa in più“.

La prima parte dell’espressione è invece “di qui a dire“, che volendo può diventare “da qui a dire” o anche “da questo a dire“.

Si usa questa espressione quando riteniamo che una cosa non è sufficiente, che non basta a trarre una conclusione.

Se io vi dico che da qui a Milano ci sono 1000 km, indico una distanza tra qui, cioè dove mi trovo ora, e la città di Milano. Potrei dire anche:

Da qui a Milano ce ne passa di distanza!

Cioè: c’è molta distanza da qui a Milano.

Faccio esattamente la stessa cosa quando parlo di trarre una conclusione, di arrivare ad una conclusione.

Stiamo parlando di causa e effetto o semplicemente di derivare una cosa da un’altra per logica. Con “ce ne vuole” o “ce ne passa” indico una distanza.

Es:

Il fatto che io abbia una foto insieme a una persona significa che siamo amici?

Risposta: no, non necessariamente, non è sufficiente per dire questo, ci vuole altro, giusto?

Es:

Ho una foto che mi ritrae insieme a un calciatore famoso, ma di qui a dire che siamo grandi amici ce ne passa!

Ci vuole altro per arrivare a questa conclusuone, non è sufficiente fare una foto insieme per essere grandi amici.

Forse se ci fosse “ancora” la frase sarebbe più chiara.

Ancora ce ne vuole

ancora ce ne passa

Un altro esempio:

È vero, ho offerto un caffè a una ragazza pur essendo fidanzato, ma di qui a dire che l’ho tradita (ancora) ce ne vuole!

Solitamente però “ancora” non è presente nella frase.

La seconda parte parte dell’espressione non è obbligatoria:

Di qui a dire che l’ho tradita mi sembra esagerato.

Di qui a dire che l’ho tradita mi pare troppo.

Inoltre il verbo dire può anche diventare pensare o ipotizzare, immaginare, credere, sospettare, dare per scontato, dare per certo

Di qui a pensare che l’ho tradita ce ne vuole.

Di qui a dare per certo che io sia un traditore ce ne passa

Di qui a sospettare che abbia tradito mia moglie ce ne vuole di immaginazione.

Quanto alla preposizione “di“, non deve stupire che si preferisca alla preposizione “da“, perché lo abbiamo già notato in altre occasioni, come nell’espressione “di lì a poco“, (oppure “di qui a poco”) e anche nell’espressione “giù di lì“. Questo si fa perché qui e lì non indicano dei luoghi in questi casi.

Ciò non toglie che (sebbene sia meno usato) si possa anche utilizzare la preposizione “da“:

da qui a dire che…

E comunque anche con i luoghi spesso si può usare “di” o “da” indifferentemente:

Di/da qui non si passa (luogo)

Di/da qui in avanti devi comportarti bene (tempo)

Di qui passò Papa Francesco (luogo)

Va bene allora adesso ripassiamo qualche espressione precedentemente spiegata.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Sergio (Argentina): durante la visita in Italia di Bolsonaro, in occasione del G20, il presidente brasiliano ha detto: “Sono stato commosso di ammirare la Torre de pizza”
Con questo ha fornito un assist a coloro che lo criticano sempre.

Ulrike (Germania):
In che senso? Finalmente qualcosa che lo rende più simpatico, ossia più umano. Ma certo, è pur sempre Bolsonaro. Speriamo che il popolo brasiliano gli darà il benservito, non appena sarà giunto il momento della resa dei conti.

Iberê (Brasile): da lui me l’aspettavo proprio! qualche tempo fa uno dei suoi ministri ha scambiato il nome dello scritore Kafka per Kofta, quel cibo di origine mediorientale! Non è il caso di aggiungere altro. Non voglio infierire.

Marcelo (Argentina):
Forse il ministro non voleva essere da meno. Vuoi che i prescelti non agiscano sulla falsariga del loro presidente uscendosene con qualcosa di diverso? A maggior ragione servirebbe una svolta al Governo.

Peggy (Taiwan): non voglio polemizzare, Ma io mi domando e dico: com’è possibile che i sostenitori di Bolsonaro siano ancora dal 30% degli elletori brasiliani?

665 Il futuro per sminuire, dubitare e alludere

Il futuro per sminuire, dubitare e alludere (scarica audio)

Trascrizione

Sofie: qualche tempo fa abbiamo fatto un episodio dedicato ad un uso particolare del futuro.

L’episodio si chiama che sarà mai“.

In quell’episodio Gianni vi diceva che questo uso del futuro non è quello classico, ma si usa nel linguaggio colloquiale come risposta a “grazie” e che di conseguenza ha un significato simile a prego, figurati, si figuri, figuriamoci, non c’è problema, non è niente, non preoccuparti per così poco.

Più in generale, un’espressione di questo tipo si può usare per sminuire, cioè per diminuire, far sembrare di minore importanza, per limitare volutamente il valore di qualcosa o le qualità di qualcuno, non solo per diminuire il valore di qualcosa che è stato fatto per qualcuno, come è il caso della risposta ad un ringraziamento.

Questo lo facciamo per non mettere in imbarazzo, per cortesia, per non far pesare a qualcuno un favore che abbiamo fatto e quindi diciamo che ciò che abbiamo fatto non è un grosso favore. Lo stiamo quindi sminuendo.

Quindi più in generale con “che sarà mai” possiamo sminuire tutto ciò che vogliamo e non solo rispondere a un ringraziamento.

Es:

Giovanni ha creato un sito per insegnare l’italiano agli stranieri, e ci sono più di mille episodi.

Risposta: E che sarà mai?

Che significa: che ci vuole a fare un sito così? Tutti ne sono capaci, non è una grossa fatica.

In questo modo, con questa risposta, si sminuisce il lavoro di Giovanni.

Altro esempio:

Francesco ha fatto 10 esami all’università il primo anno.

Risposta: che sarà mai!

Cioè: non è difficile, tutti sono capaci di farlo, non è un grosso risultato.

Un’espressione simile a “capirai“, di cui ci siamo ugualmente occupati in passato. Trattasi sempre di un’espressione colloquiale.

Stiamo sempre sminuendo, deprezzando, svalutando, svilendo. Tutti verbi abbastanza simili. Anche il verbo screditare è abbastanza vicino come significato.

Abbiamo visto poi in un altro episodio che il futuro si può usare anche per fare fare ipotesi.

Oggi allarghiamo ancora di più il campo e vediamo che possiamo usare il futuro anche per dubitare di qualcosa e alludere a qualcosa.

Non siamo molto lontani dal senso di sminuire. Conoscete già il significato di alludere perché abbiamo dedicato un bell’episodio anche a questo verbo.

Infatti se tu mi dici una cosa, se io non ci credo molto posso rispondere:

Sarà!

Dici? Sarà!

Che è simile a “non ci credo”, “secondo me non è così sicuro che sia vero”, o anche “sei sicuro?”, “ne sei certo?”, oppure “sarà vero?”.

Ma se dico solamente “sarà!” non è una domanda in realtà, ma una esclamazione con cui si mette in discussione la veridicità di qualcosa.

Spesso c’è anche della malizia in questa risposta, come a voler dire qualcosa tra le righe. Sto alludendo a qualcos’altro.

La frase equivalente più vicina a “sarà” è “io non ne sarei così sicuro”. Si vuole instillare il dubbio anche in altre persone molto spesso.

Notate anche il tono con cui si pronuncia:

Sarà!

Es:

Nostra figlia è stata fuori tutta la notte. Ha detto di aver dormito da un’amica.

Se io non ci credo molto e credo che, anzi, lei abbia dormito a casa di un ragazzo, la risposta perfetta è:

Sarà!

Allora avrete capito che c’è un collegamento tra tutti questi utilizzi del futuro perché come ho detto dubitare è simile a sminuire e mettere in discussione e dubitare.

Quindi il futuro si può usare per fare ipotesi, ma anche per cercare di capire qualcosa, spesso per dare un’interpretazione, che riguarda il passato o il futuro. Posso mettere in discussione qualcosa o fare delle semplici ipotesi sul passato o futuro e anche per alludere.

Ci sono sempre questioni dubbie.

Se ad esempio mia moglie mia dice:

Perché ti rivolgi a me con questo tono?

Io, che non mi sono accorto di aver usato parole o un tono sbagliato, potrei rispondere:

Cosa avrò mai detto?

Che avrò detto mai?

Quindi sto mettendo in discussione quando detto da mia moglie, sto dando un’interpretazione personale a ciò che è successo, alle parole che ho detto. Spesso c’è un tono piccato, offeso. C’è anche sorpresa.

Oppure se vedo mia moglie con un po’ di pancetta, posso dirle:

Ehi, non sarai mica incinta!

Anche qui attenti al tono perché è una specie di domanda ma potrebbe non essere pronunciata col tono interrogativo.

Il senso è diverso da quando uso il futuro per fare ipotesi.

Quanto ci vuole per attivare a Roma da qui?

Ma. Non saprei, ci vorranno un paio d’ore.

In questo caso sto facendo una stima, un’ipotesi su quanto tempo potrei impiegare. Ne abbiamo già parlato.

Quanti anni ha tuo cugino?

Avrà più o meno 30 anni.

Se dico così non sono affatto sicuro di questo. Sto facendo un’ipotesi che ritengo possibile, una stima. Usare il futuro al posto del presente indicativo aumenta il senso del dubbio.

Questo significato particolare, legato al dubbio e alle ipotesi si può avvicinare molto conunque al senso di sminuire.

Vediamo ad esempio:

Mi sento male, credo di aver esagerato con la la pasta che ho mangiato al ristorante.

Risposta: cosa? Quanta pasta avrai mai mangiato?

In questo caso sto mettendo in discussione le tue parole, e c’è sia il senso del dubbio che quello di mettere in discussione ciò che hai detto.

Ancora di più se dico:

Io sono bravissimo a conquistare le donne!

Possibile mia risposta:

Capirai! Quante donne avrai mai conquistato?

Notate che aggiungere “mai” è quasi obbligatorio per sminuire qualcosa ma solo per sminuire, per mettere in discussione e non esattamente per fare ipotesi o per esprimere un dubbio.

Sono stanchissimo?

Risposta:

E che avrai fatto mai? Non fare l’esagerato!

Naturalmente questo tipo di risposte, mettendo in discussione le parole del vostro interlocutore, posso anche risultare offensive.

Con questo è tutto.

Cosa avete detto? Non starete mica pensando che l’episodio è troppo lungo!

Giovanni: si, credo stiano tutti pensando esattamente questo, ivi inclusi i membri dell’associazione.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Ulrike (Germania): non starai mica scherzando Gianni. Che avremmo mai fatto per meritare tali allusioni? Noi non ci lamentiamo per la durata. In compenso potremmo lamentarci per le accuse ricevute, manco avessimo mai dubitato di te.

Olga: credo di aver capito. Stiamo ripassando gli episodi passati vero? Scusate se talvolta sono dura di comprendonio.

Marcelo (Argentina): non voglio tediarvi con un ripasso ulteriore, tantomeno essere indiscreto, ma questo episodio mi darà molto filo da torcere e vorrei finirla qui.

Irina (California): bravo/a , così avrò anche il tempo di dare una scorsa agli episodi che sono stati citati oggi.

Emma (Taiwan): Non posso proprio darti torto. In quanto all’apprendimento della lingua, a mio modesto avviso, urge pur sempre andarci piano, più che altro per tenere fede alla prima regola d’oro di italianosemplicemente che ci invita alla ripetizione. Potrà apparire un pippone, ma invece è un tesoro bell’e buono.

664 Allelùia

Allelùia (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi al 100% l’episodio durerà meno di due minuti. Promesso.

Qualcuno potrà esclamare :

Allelùia!

È proprio su questa parolina che verte l’episodio di oggi.

Allelùia, nel linguaggio colloquiale, significa “era ora“, oppure “finalmente!”.

È ovviamente ironico, perché allelùia è una formula religiosa, e rappresenta un canto di gioia, una formula liturgica ripresa dall’ebraico che si ripete durante la celebrazione della messa.

È utilizzata però anche come esclamazione, nel momento in cui accade qualcosa che aspettavamo da tempo, da molto tempo, o comunque nel caso di ritardo eccessivo rispetto al normale.

Lo si fa in senso ironico ma allo stesso tempo molto spesso esprimiamo una forte contrarietà, un fastidio.

Equivale ad un ringraziamento a Dio, tipo:

Sia lodato il Signore!

Se ad esempio mio figlio riesce, dopo due anni, a prendere la prima sufficienza in matematica io esclamerò:

Alléluia (guardando verso il cielo)

Come a dire: finalmente, era ora, meglio tardi che mai! Sia lodato il Signore!

Traspare il mio disappunto, oltre alla mia ironia, per il rendimento scolastico non soddisfacente di mio figlio e non traspare molto la mia soddisfazione derivante da questa notizia, che in fondo sarebbe una bella notizia.

Per questo motivo può essere offensivo se usate questa esclamazione in risposta ad una notizia che vi dà una persona, proprio perché esprime un fastidio, una contrarietà, quasi a voler dire che ormai questa cosa che è accaduta non serve più a nulla.

Se un’amica ad esempio vi dice:

Finalmente avrò un figlio! Sono rimasta incinta!

Molto meglio farle gli auguri ed abbracciarla che esclamare “allelùia!”.

La vostra amica potrebbe non prenderla bene.

Meglio se lo usate in occasioni diverse, tipo quando aspettate un autobus alla fermata e si presenta dopo un’ora e mezza di attesa.

È arrivato! Alléluia!

Fine dell’episodio. Non dite alléluia!!

Ripassiamo un po’ invece:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marcelo (Argentina): c’è una frase abbastanza conosciuta in Francia. L’ha detto un autore famoso: Albert Camus. Ce l’avete presente?
Eccola: «Dare i nomi sbagliati alle cose è contribuire alla miseria del mondo».

Albéric (Francia): Penso che Camus ne abbia ben donde a dire quelle parole.
Ne ho fin sopra i capelli anch’io della gente che non bada a ciò’ che dice. Non è una mera questione di principio perché il mondo ci appare diversamente se usiamo parole diverse.

Danita (Stati Uniti) : Secondo me questa frase significa che non si deve fare caso alla sostanza ma soprattuto alla forma.

Irina (California): Sono di diverso aviso. A me non me ne frega nulla di sbagliare una parola, purché mi si comprenda bene.

Rafaela (Spagna): Ma no Irina, stando a ciò che dici, il senso delle parole lascerebbe il tempo che trova?

Peggy (Taiwan): Un bel dibattito amici! A me sembra che Camus volesse solo dire che il mondo sarebbe più bello se avessimo maggiore cura di descriverlo con attenzione.

Karin (Germania): Vuoi che non sappia l’importanza dell’usare la parola giusta? Basta che il senso risponda più o meno al vero

Hartmut (Germania): Ti vengo incontro M6 ma non si deve esagerare. Altrimenti, come si suol dire, si rischia di prendere fischi per fiaschi.

Daria (Russia): Infatti! Dobbiamo fare mente locale e ricordarci sempre di questa regola d’oro.

663 In compenso

In compenso (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio 663 della rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente. Buongiorno! Oggi non vi prometto che riuscirò a soddisfare tutte le vostre richieste, in special modo quella dei due minuti di durata dell’episodio, ma in compenso imparerete una nuova locuzione che potrete usare in ogni circostanza. La locuzione in questione è “in compenso“.

“In compenso” si usa, lo avere capito, per compensare, cioè per pareggiare, bilanciare, o meglio per ristabilire un equilibrio.

Compensare è un verbo con molti significati, ad esempio, per dirne uno, è legato alle retribuzioni (ne abbiamo parlato in un episodio dedicato proprio a questo argomento) e se vogliamo avvicinarci ad un’altra espressione che abbiamo già spiegato, c’è “rifarsi con gli interessi“, in cui c’è una compensazione persino eccessiva, ma che comunque ci soddisfa pienamente. In effetti il verbo “rifarsi“, che, a parte il significato di cambiare i connotati, (anche di questo abbiamo già parlato) fa pensare proprio a una compensazione, perché si tratta di supplire a qualcosa di negativo, si tratta di bilanciare un evento negativo con uno positivo e cose simili.

La compensazione di cui parliamo oggi è molto semplice, perché la locuzione “in compenso” si usa normalmente sia nel linguaggio di tutti i giorni sia al lavoro, pur restando una forma più adatta sicuramente all’orale piuttosto che allo scritto.

Vediamo qualche altro esempio. Mia figlia mi dice:

Oggi non ho finito i compiti, in compenso però ho pulito la mia stanza.

Non mi posso lamentare secondo lei più di tanto! Almeno la stanza l’ha pulita. Certo, sarebbe stato meglio se avesse finito anche i compiti ma accontentiamoci!

E’ chiaro che quando si usa “in compenso” si fa qualcosa o avviene qualcosa che serve a ristabilire un equilibrio. se non avesse finito i compiti e basta sarebbe stato peggio, no? Accontentiamoci!

Non abbiamo fatto gol, ma in compenso siamo stati bravi in difesa. Potrebbe dire un allenatore di calcio.

Potremmo anche usare “almeno

Non abbiamo fatto gol, ma almeno siamo stati bravi in difesa.

In effetti questa sostituzione potremo sempre farla, ma diventa più colloquiale ancora.

Mangiare al McDonald non è molto salutare – lo sapete – ma in compenso si possono incontrare tanti giovani per fare amicizia

Il mio amico Giovanni non è molto spiritoso ma in compenso mi aiuta tutti i giorni a fare i compiti

Verrebbe quasi voglia di usare “ma” o “però“, che sono più semplici. Non è sbagliato ma perché non arricchire la lingua visto che ci siamo?

In compenso” si usa spesso in abbinamento con “sebbene” o “anche se“, che servono a preparare l’ascoltatore a un bilanciamento che faremo successivamente proprio usando “in compenso“.

Sebbene mi sia dilungato un po’, in compenso ho mantenuto la promessa iniziale (spero)

Teoricamente la locuzione “in compenso” si può usare anche nel senso di “come compenso“, ma in questo caso ci riferiamo ad un pagamento:

Ho lavorato tutto il giorno e in compenso ho ricevuto 200 euro.

In questi casi è sicuramente meglio usare “come compenso” cioè “come pagamento”

Adesso, anche se siete stanchi, in compenso sarete soddisfatti del seguente ripasso, che verte anche sui verbi professionali.

Ascoltiamo allora Ulrike, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che utilizza ben 11 verbi e 3 espressioni della rubrica dei due minuti co Italiano semplicemente.

Ulrike (Germania): Abbiate pazienza amici, ma non potevo fare a meno di volgere di nuovo l’attenzione ai verbi professionali. Perché? Solamente per adempiere al mio desiderio di poter adoperarli quando sempre si presenta l’occasione. Con questo scopo mi sono messa all’opera fruendo delle spiegazioni che offre Gianni con il fantastico corso di italiano professionale che consta ora di ben settanta verbi professionali. Non so se questo mio progetto riscuoterà interesse, ma basta che lo prendiate come proposta da vagliare in merito al proprio apprendimento. Spero che ripassi di questo tipo non cagionino alcun disappunto, anzi mi auguro che abbiate voglia di suffragare l’idea e di investire ogni tanto un po’ di tempo allo studio dei verbi professionali. Un investimento assai proficuo, commisurato senz’altro allo sforzo profuso. Questo è quanto!

662 Lamentare o lamentarsi?

Lamentare o lamentarsi? (scarica audio)

Descrizione

Giovanni: buongiorno, oggi ci occupiamo di un verbo: lamentarsi, che è un verbo particolare perché oltre all’utilizzo in senso riflessivo ha anche un uso non riflessivo: lamentare.

Trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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661 Alle volte, talvolta, talora

Alle volte, talvolta, talora

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Trascrizione

Giovanni: ricordate l’episodio dedicato alla locuzione alla volta?

Ebbene, talvolta nella lingua italiana sapete cosa succede se dal singolare passiamo al plurale?

Accade che il significato cambia completamente.

È proprio il caso di “alle volte” che non ha niente a che fare con le partenze, le destinazioni e i viaggi, e neanche con i turni, come è il caso di alla volta.

Infatti il senso è lo stesso di qualche volta, alcune volte, a volte, talvolta, talora, ogni tanto, delle volte.

Queste sono tutte modalità più o meno equivalenti, abbastanza semplici. Poi ci sono anche forme più complesse, come

di quando in quando,

di tanto in tanto,

occasionalmente,

saltuariamente

Si parla sempre di una frequenza medio-bassa, qualcosa che accade meno frequentemente rispetto ad altro.

Se la frequenza scende ancora verso il basso possiamo dire:

Poche/pochissime volte

Raramente/rarissimamente

Molto raramente

Ogni morte di papa

Se invece sale:

Ogni due per tre

Quasi sempre

Eccetera.

Vediamo alcuni esempi con alle volte:

Normalmente sono gli uomini a regalare i fiori alle donne, ma alle volte accade anche il contrario.

Vi piacciono le ciambelle? Sapete che alle volte non vengono col buco!

In genere sono molto soddisfatto degli episodi di italiano semplicemente, ma alle volte capita che cambierei qualcosa per renderlo un po’ più chiaro.

Avrete capito che “alle volte” è più discorsivo rispetto alle forme equivalenti.

Si usa meno spesso rispetto ai più semplici “qualche volta” e “alcune volte” ed è ancora meno importante sottolineare il numero delle volte. È simile a “può capitare“.

Alle volte” si usa prevalentemente, non dico per singole le eccezioni, ma per eventi comunque poco frequenti.

Normalemente il ripasso degli episodi precedenti lo facciamo alla fine di ogni episodio, anche se alle volte l’abbiamo fatto nel corso della spiegazione.

Riguardo invece a talora, è la versione più letteraria e elegante di talvolta.

Da notare infatti che lo usano molto spesso i letterati (spesso anche senza la a finale (talor), seguita da parola che inizia con consonante), ma si usa spesso anche negli articoli accademici, nelle riviste scientifiche e quindi nelle pubblicazioni importanti. Questo non significa che non si possa usare parlando di cose di tutti i giorni. Talora lo faccio anch’io.

Invece talvolta, che ha sempre il significato di “qualche volta” e talora, si usa talora insieme a “talaltra“. Talaltra significa “altre volte“, “qualche altra volta“, “altre ancora“.

Quindi anziché dire:

Qualche volta ascolto italiano semplicemente per divertirmi, qualche altra volta per imparare.

Posso dire:

Talvolta ascolto italiano semplicemente per divertirmi, talaltra per imparare.

Adesso ripassiamo, perché come direbbe il poeta Petrarca:

se talor v’assale un dubbio, meglio rivolgersi indietro a ciascun passo…

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Harmut (Germania): La vita è quella che è. Talvolta si ride, talaltra si piange.

Edita (repubblica Ceca): ehi ragazzi, ricominciamo con gli argomenti pesanti? Faccio appello al vostro senso dell’umorismo, vi prego!

André (Brasile): ok, raccolgo la provocazione. Sapete la differenza tra una a con o senza acca?

Marcelo (Argentina): no, non capisco un’acca di grammatica. Qual è la differenza?

Albèric (Francia): semplice. Puoi mettere l’acca purché si tratti del verbo avere.

Marcelo (Argentina): allora vorrà dire che vado ha casa (con l’acca), perché è mia la casa!

André (Brasile): bravo Marcelo, mi hai rubato le parole di bocca. Ma ho la sensazione che il grosso dei visitatori non sia abbastanza spiritoso da capire la tua battuta.

Peggy (Taiwan): hummm… molto spesso capisco le barzellette, ma alle volte, come in questo caso, mi risulta difficile. Ci penserò.

Adriana (Bulgaria): Ormai non c’è più tempo per i ripassi. Se ne riparla domani. Nel frattempo cerco di capire anch’io la barzelletta, che per ora mi sfugge.

660 Intonso

Intonso (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: questo episodio lo dedichiamo all’aggettivo intonso, sicuramente poco conosciuto e soprattutto usato da voi studenti non madrelingua.

Un aggettivo che si può usare per descrivere pochissime cose, tipo un libro, o qualcosa da mangiare, o i capelli o la barba di una persona. Cosa hanno in comune queste cose?

Intonso deriva dal verbo tosare, e significa “non rosato“.

La tosatura è l’operazione di togliere la lana (il vello) alle pecore, o del pelo di altri animali, e riguarda anche le siepi quando vengono curate e tagliate. Ironicamente si usa anche per i capelli:

Ti sei tosato i capelli?

Quindi qualcosa di non tosato, in senso figurato, può essere rappresentato da qualcosa che non è stato ancora toccato, usato, e non solo tosato o tagliato.

Quindi un libro che non è stato mai letto possiamo dire che è ancora Intonso.

To ho regalato un libro lo scorso anno ma sono sicuro che è ancora intonso

A dire il vero nel caso del libro, quando è intonso è perché il processo di taglio delle pagine non è stato ancora terminato, quindi è impossibile leggere un libro intonso poiché è impossibile sfogliarlo.

In realtà però si usa normalmente quando un libro non è stato ancora letto e in pratica è ancora nuovo, in ottime condizioni.

Infatti non à caso questo aggettivo si può usare anche quando si mette in vendita qualcosa e si vuole assicurare i potenziali acquirenti che il prodotto è integro e mai usato.

Vendesi amplificatore Intonso anni ’80

Vendesi collana di enciclopedia intonsa.

Vendesi 100 quaderni intonsi a quadretti

Eccetera

Anche qualcosa da mangiare, se non l’ha toccato nessuno, possiamo definirlo così:

Questa treccia di mozzarella avanzata dal catering è ancora intonsa.

Quindi non è stata ancora toccata da nessuno e in particolare neanche è stata affettata. È ancora intera.

Direi che l’aggettivo in generale funge da assicurazione per fare in modo che una persona possa essere interessata a questo oggetto.

Anche dei capelli molto lunghi possono definirsi intonsi. Lo stesso per una barba molto incolta.

Sono due anni che i tuoi capelli sono intonsi!

Oppure possiamo usarlo quando ci si potrebbe aspettare che qualcosa sia stato oggetto di modifica ma invece non è così:

Una vettura del 1900 è stata messa a nuovo. Soltanto il sistema di trazione è rimasto intonso.

Cioè è rimasto quello che era all’inizio, quando è stato costruito. Nessuno l’ha mai modificato.

A proposito, se avete un libro di grammatica ancora intonso, mettetelo pure in vendita. Con Italiano Semplicemente non ne avrete mai bisogno.

Spesso un oggetto intonso si intende anche ancora confezionato. Questa è una differenza rispetto all’aggettivo intatto e anche integro. Un oggetto intatto è esente da manomissioni, contaminazioni, danni, ma non è prerogativa dei soli oggetti:

il patrimonio è ancora intatto (cioè nessuno ha speso nulla)

Il mio onore è intatto (nessuno mi ha ancora disonorato)

l’edificio è rimasto intatto dopo il terremoto (non si è danneggiato);

I nostri diritti restano intatti (non sono stati compromessi, sono quelli di prima, non si sono ridotti)

Integro è molto simile a intatto ( si riferisce alla completezza degli elementi relativi alla propria interezza e funzionalità e anche questo aggettivo non è solo per gli oggetti:

conservare integre le proprie forze

Un oggetto integro è invece non rotto, ancora intero è funzionante.

In definitiva in generale, se parliamo di oggetti, intatto e integro non dà garanzia di non utilizzo.

Adesso ripassiamo:

Allora facciamolo con Irina dalla California, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che si è dilettata nella costruzione e nella registrazione della frase che state per ascoltare:

Irina: Ma guardate un po’ voi, anche oggi non sono in vena. Sto cincischiando anziché prefiggermi di studiare. Faccio sempre così, salvo poi dire a me stessa: Pigra di un bradipo che non sei altro! Smettila di pettinare le bambole! La tua pigrizia è il tuo grosso ostacolo. Qui casca l’asino! Di questo passo, quando sarà in vista di un miglioramento? Forza allora con lo studio, subito, senza remore! Ebbene , spero che questa mossa porti subito risultati. Magari potessi studiare come si deve! E invece anche oggi nisba.

659 Aggettivo + di un

Aggettivo + di un (scarica audio)

Descrizione

Giovanni: questo episodio lo dedico a un uso particolare della preposizione di che nessuno vi spiegherà mai. Nessuno tranne italiano semplicemente, ovviamente.

Trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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658 Alla

Alla (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: questo episodio lo dedichiamo alla preposizione alla.

Trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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La bagarre – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 17)

La bagarre (scarica audio)

Indice degli episodi

bagarre

Descrizione

Avete mai sentito di parlare, nel corso di un notiziario, di una bagarre in parlamento o al senato? Questa è l’occasione giusta per parlarvi di alcuni termini e verbi particolari, perché quando si assiste ad una bagarre in parlamento si assiste a una fase accesa e concitata, una baruffa, quindi c’è del subbuglio, del trambusto, insomma c’è parecchia confusione quando si parla di bagarre.

La trascrizione è disponibile per i soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Incorrere – VERBI PROFESSIONALI (n.71)

657 Pur sempre

Pur sempre

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(ENTRA)  (REGISTRATI)

Trascrizione

In questo episodio parliamo per la seconda volta di “pur“, ma in un modo diverso rispetto a quando l’abbiamo fatto la prima volta.

La prima volta che abbiamo incontrato “pur di” che, come abbiamo visto, si può usare quando vogliamo indicare un risultato minimo che dobbiamo ottenere. “Pur di” sta per “purché si avveri un fatto” o un desiderio, oppure “purché si raggiunga un certo risultato.”

Oggi invece vediamo “pur sempre” che è una locuzione dal significato simile a “comunque“, nel senso che, dopo aver fatto una affermazione, “pur sempre” precede una seconda affermazione con la quale si riconosce un valore, una qualità, una caratteristica, oppure si esprime qualcosa che si verifica nonostante ciò che viene espresso nella frase principale.

Es:

Mio padre è molto anziano, ma è pur sempre in ottime condizioni fisiche e mentali

Non mi piacciono per niente alcuni leader politici, ma non desidero certamente la loro morte. Sono pur sempre degli esseri umani.

Lo so, Giovanni risponde male a tutti recentemente, ma io devo aiutarlo, resta pur sempre un mio caro amico.

I figli non vogliono quasi mai fare il percorso di vita desiderato dai loro genitori. Questa resta pur sempre una loro scelta.

Se ci pensiamo, ogni volta, quando usiamo questa locuzione, in qualche modo si stabilisce un minimo, si riconosce qualcosa che nonostante ciò che abbiamo detto, resta valida. Ancora una volta abbiamo a che fare con un minimo di qualcosa, come nell’uso di “pur di”. Stavolta il nostro obiettivo è limitare le conseguenze della frase principale, quindi far capire che ciò che abbiamo detto nella frase principale non impedisce qualcosa.

Si può usare il verbo essere:

Gianni è pur sempre un amico, non possiamo abbandonarlo!

Oppure il verbo resta o rimanere, e in questo caso possiamo anche eliminare “pur”, che tuttavia serve a rafforzare il concetto:

Gianni resta pur sempre un amico, non possiamo abbandonarlo!

Gianni rimane pur sempre un amico, non possiamo abbandonarlo!

Gianni resta/rimane sempre un amico, non possiamo abbandonarlo!

Può comunque capitare che davanti a pur sempre troviate: bisogna, occorre, dobbiamo,  si deve ecc.

Es:

Lo so che non sei stanco, ma dovrai pur riposare un po’!

 Immagino siate soddisfatti della lezione di oggi, ma bisognerà pur ripassare gli episodi passati anche stavolta, o no?

Quindi la parola passa si membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina (California): Ragazzi vi propongo di esporre i vantaggi e gli svantaggi nell’essere single, cioè, da solo, vale a dire non sposato e non fidanzato, ossia scapolo o celibe che dir si voglia nel caso di un uomo e zitella o nubile nel caso di una donna.

Albèric (Francia): beh il primo vantaggio dello stare da solo è che non devi rendere conto a nessuno di ciò che fai. Buttalo via!

Peggy (Taiwan): ma da soli ci si sente soli, o no? Nessuno di cui avere cura e nessuno che si prende cura di te! E poi non puoi neanche condividere le bollette!  

Hartmut (Germania): ma almeno non sarai cazziato tutti i giorni per qualche presunto sgarro o errore che hai commesso! Per non parlare dei numerosi aut aut che ho ricevuto!

Ulrike (Germania): io, a ragion veduta, se tornassi indietro mi sposerei qualche anno più tardi.

Sofie (Belgio): io sono attualmente libera, ma guardandomi attorno, per non saper né leggere né scrivere, non credo mi sposerò mai, ma questo non significa che resterò sola. 

Marcelo (Argentina): ma cosa dite tutti quanti? I vostri sono pensieri privi di fondamento! La vita di coppia è bellissima. Se non si condivide la nostra vita con una persona, che senso ha vivere?

Andrè (Brasile): Sono d’accordo con te Marcelo. Inoltre credo che se io non fossi sposato sarei ormai nell’aldilà da un pezzo! Avevo uno stile di vita un po’ matto, spesso sopra le righe. Mi ha messo il guinzaglio corto mia moglie!

Cat (Belgio): É vero André, io sono stata combattuta nello sposarmi, ma ora, che ho sforato i 40 anni di vita matrimoniale, ti dico che devi tenere a bada i tuoi sentimenti di rabbia nelle situazioni difficili. Non voglio rispolverare tutte le situazioni che ho vissuto. Sono passati molti anni, ma è successo in men che non si dica. Comunque devo aprire un parentesi. A scanso di equivoci, anche se abbiamo passato molti momenti difficili, mai abbiamo lasciamo nulla di intentato per recuperare. Ci sono alcuni che ci dicono: ome avete fatto? Meritate tutto il mio rispetto, con la R maiuscola! Ci saranno pure vantaggi nell’essere single, ma ormai per me non è più il caso di elencarli…

656 Quanto a

Quanto a

File audio disponibile solo per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)  (REGISTRATI)

Video YouTube 

Trascrizione

Giovanni: abbiamo dedicato fino ad oggi svariati episodi al termine “quanto“. Abbiamo visto la differenza tra quantomeno e tantomeno, poi la locuzione in quanto tale, poi abbiamo spiegato anche questo è quanto, poi in quanto, tanto quanto, poi ancora per quanto, quanto mai e infine quanto ti devo. Tutte questi modi diversi di usare “quanto” semplicemente perché quando uniamo “quanto” a diverse preposizioni, si dà luogo a locuzioni particolari con significato proprio, di tipo limitativo, causale, concessivo, Oggi vediamo “quanto a“, equivalente a “in quanto a“. Si tratta di una locuzione che introduce una limitazione, cioè serve a specificare a cosa mi sto riferendo, a cosa sto facendo riferimento. Vediamo qualche esempio e poi vediamo quante modalità ci sono per esprimere lo steso concetto:

La partita, (in) quanto a spettacolo, non ha deluso le aspettative In questa frase la parte principale è: “La partita non ha deluso le aspettative”

Poi però sento il bisogno di specificare meglio. Da quale punto di vista la partita non ha deluso? In che senso? Di cosa sto parlando in particolare? Risposta:

  • Dal punto di vista delle aspettative
  • Quanto alle aspettative
  • In quanto alle aspettative
  • Riguardo alle aspettative
  • Per quanto riguarda le aspettative
  • Per quanto concerne le aspettative (più formale)
  • In merito alle aspettative
  • Meritatamente alle aspettative
  • Circa le aspettative
  • In fatto di aspettative
  • Limitatamente alle aspettative
  • A livello di aspettative
  • A proposito di aspettative
  • parlando di aspettative
  • Relativamente alle aspettative
  • Per quanto attiene (formale)

quanto a

Vedete quanti modi diversi ci sono, alcuni dei quali li abbiamo già incontrati nell’episodio dedicato a “circa” (era il numero 212 della rubrica). Stavolta usiamo “quanto“, seguito però dalla preposizione “a” che assume un ruolo determinante, fondamentale nel dare il senso limitativo alla locuzione. Infatti “in quanto” (senza la preposizione a)  o anche ad esempio “in quanto che” hanno altro significato, simile rispettivamente a perché, poiché e dal momento che. “In quanto” (sempre senza preposizione a) come abbiamo visto nell’episodio 437, può anche assumere un significato simile a “quale“, “come”, “in qualità di”. Occorre fare altri esempi, potrei dire. Lo faccio io in quanto presidente dell’associazione.

Oggi dovete fare tutti 100 esercizi come compito a casa. Quanto a te, Giovanni, domani ti interrogherò. Quindi preparati.

Quanto a te, Giovanni”. Anche in questo caso posso sostituire la locuzione con “riguardo a te”, “per quanto riguarda te”, “relativamente a te”, “per quanto concerne te”.

Il tuo tema di italiano, in quanto a fantasia, è eccezionale. Quanto alla grammatica però, ci sono troppi errori.

Ho fatto due specifiche diverse in questo caso, ho dato due giudizi su due questioni diverse, la fantasia e la grammatica.

Quanto a chiarezza, gli episodi di questa rubrica sono molto ben fatti, ma in quanto alla durata, non riesco ancora a stare nei due minuti promessi.

Notate una cosa importante. Quando uso una preposizione articolata, in realtà molto spesso (non sempre) potrei anche non farlo, quindi “quanto alla durata” può diventare “in quanto a durata” e anche “quanto a durata“. Quest’ultima è leggermente più colloquiale ma ugualmente utilizzata anche nello scritto. “In” all’inizio si può mettere oppure no. Senza è più colloquiale. Lo stesso dicasi per la scelta di usare “a” al posto di “al”, “allo” alla”, “alle”, “agli”. Più colloquiale con “a” ma non si può sempre usare la preposizione semplice. Vediamo altri esempi per capire meglio:

Allora ci vediamo più tardi ok? In quanto al problema di cui stavamo parlando, ne discutiamo domani.

In questo caso “al” non può diventare “a” perché mi sto riferendo a uno specifico problema (il problema di cui stavamo parlando)

Com’è Francesco, simpatico? Oppure vi ha creato problemi? Risposta: Guarda, (in) quanto a problemi, ce ne ha creati parecchi, ma non è affatto antipatico. direi un po’ troppo esigente. Vuoi sapere com’è andata la tua gara? Allora, in quanto a/al tempo direi benissimo, (in) quanto invece a/alla disciplina, può ancora migliorare. Come va quanto a lavoro? Risposta: non ho molto da fare recentemente Quanto al nuovo lavoro, come va? Risposta: va tutto bene, grazie

Voi mi chiederete adesso: ma quanto dura questo episodio? E quando arriverà il ripasso quotidiano? Risposta: Quanto alla durata, ho avuto bisogno di un po’ più di tempo. Quanto invece al ripasso, arriva subito. Le voci sono come sempre quelle dei membri dell’associazione. Quanto a noi, ci sentiamo domani.  

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina (California): Oggi ragazzi è veramente un tempaccio qui. Ha diluviato tutta la notte salvo un’oretta stamani.

Peggy (Taiwan): anche da me piove. Non sarebbe un problema se non fosse che non poso fare lavatrici. Comunque da qualche minuto a questa parte ha smesso.

Edita (Repubblica Ceca): Il cielo da me non si presta a facili previsioni. A momenti ci sono nuvole, a momenti scompaiono. Le previsioni dicono che pioverà ma ancora non c’è nessun temporale in vista.

Rafaela (Spagna): dai che ci scappa ancora un’altra frase!

Ulrike (Germania): Eseguo l’ordine di continuare. Ma l’argomento mi va di traverso un po’. Un discorso sul tempo, dai… siamo alla frutta? Comunque il tempo è quello che è anche qui in Italia. Volevo fare una passeggiata ma visto che piove, come non detto!

Marcelo (Argentina): non sia mai detto che rinuncio alla passeggiata! anche in caso di acquazzone, quant’è vero Iddio, alla passeggiata non ci rinuncio!

655 Più che altro

Più che altro (scarica audio)

Video YouTube con sottotitoli

https://youtu.be/AOs2XwbrQYI

Trascrizione

Giovanni: una locuzione italiana tra le più usate è sicuramente “più che altro“.

Si può usare in qualunque tipo di discorso e contesto, e si usa semplicemente per mettere in risalto un aspetto.

In genere stiamo dando una spiegazione, oppure stiamo solo rispondendo ad una domanda.

L’obiettivo però è sempre quello di risaltare, evidenziare una cosa rispetto al resto.

La locuzione non usa termini strani o figurati. Infatti “più che altro” significa esattamente questo:

In misura maggiore rispetto al resto

Soprattutto

Prevalentemente

Maggiormente

Principalmente

In prevalenza

In misura prevalente/preponderante/maggiore

Altro” rappresenta tutto il resto che viene messo in secondo piano.

Es:

Mio figlio pratica più che altro calcio.

Questo significa che mio figlio pratica diverse attività sportive, diversi sport, ma prevalentemente calcio, soprattutto calcio, maggiormente calcio, principalmente calcio, in misura maggiore calcio.

Perché farsi il vaccino Covid?

Qualcuno potrebbe rispondere:

Più che altro è una questione di rispetto per gli altri.

Perché non farsi il vaccino?

Coloro che sono contrari potrebbero dirvi che più che altro è una questione di principio.

Questo significa che entrambe le persone hanno più motivi per farsi o non farsi il vaccino, ma vogliono mettere in evidenza il motivo più importante. Poi volendo si può aggiungere altro.

In effetti “più che altro“, pur essendo equivalente a “soprattutto“, che è la forma più usata, si usa soprattutto quando si dà una spiegazione, qualunque essa sia, e si vuole evidenziare l’aspetto più importante. Perché usare più che altro allora, visto che ci sono molte alternative?

Questa locuzione direi che è un po’ meno tecnica, meno fredda delle altre e più colloquiale, molto adatta quindi ad essere usata in dialoghi e scambi di opinioni.

Spessissimo precede “perché” e “per“:

Perché studio l’italiano?

Più che altro perché mi piace, poi anche perché quando vado in Italia è certamente molto utile.

Più che altro per piacere.

Adesso volete sapere perché facciamo dei ripassi alla fine di ogni episodio?

Più che altro lo facciamo per usare le espressioni già imparate, ma anche per divertirci, per parlare e anche per sforzarci nell’usare l’inventiva e l’immaginazione.

In questo ripasso rispolveriamo anche qualche lezione di Italiano Professionale, che i membri possono trovare su google drive o anche sul sito con username e password. Per tutti gli altri la soluzione è diventare membri.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Daria (Russia): Buongiorno a tutti!
Ecco il mio tentativo di fare un ripasso delle lezioni di Italiano professionale. A dire il vero mi mancava l’opportunità di usare l’italiano pertanto vi propongo questo ripasso senza indugi.
Allora, permettete che mi presenti.
Mi chiamo Daria, vivo a Mosca e lavoro in un’azienda farmaceutica americana.
A dire il vero, ho cambiato lavoro due mesi fa e adesso faccio del mio meglio per imparare a svolgere le mie nuove mansioni.
Ho una certa esperienza in campo farmaceutico e mi sono fatta le ossa nel mercato russo.
Adesso lavoro per un gruppo di paesi e ci sono tante cose da imparare.
Il mio capo è una donna e si trova a Londra. Con il suo aiuto sto cominciando a prenderci la mano e tra non molto diventerò un’esperta internazionale.
I miei colleghi sono anche di altri paesi come Italia, Turchia, India. Tutti sanno il fatto loro e sono molto aperti a condividere esperienze.
Come tante altre persone siamo costretti a lavorare da casa a causa della pandemia. Per compensare la mancanza del “contatto di persona” facciamo numerose discussioni online e abbiamo creato un forte clima di feducia, ma ad onor del vero c’è anche una problematica legata alla communicazione online: mi rimane pochissimo tempo a disposizione per fare il lavoro. Ma come fare? Forse si deve andare dritti al punto e non perdere tempo per discussioni vuote?
Come fate voi? Vorrei sentire anche altre opinioni basate sulla vostra esperienza di lavoro online.

Albéric (Francia): A me non vanno molto a genio le videochat. Preferisco sempre scrivere. Ma spesso mi vedo costretto a partecipare facendo del mio meglio per tagliare corto quando possibile. Il più delle volte spengo la videocamera, una magra consolazione

André (Brasile): ciao Daria, sicuramente ti è venuto un po’ di magone nel tuo primo giorno di lavoro, sbaglio? Devo dirti che io lavoro presso un
laboratorio analisi, quindi siamo più o meno nello stesso settore, ma non ho mai fatto il mio mestiere
in modalità on-line! quindi purtroppo non vedo come aiutarti! credo che tu debba semplicemente tener fede ai tuoi principi. Sono sicuro che te la caverai benissimo.

Marcelo (Argentina): Io adesso sono in pensione, ma quando lavoravo in ufficio, mi vedevo spesso costretto a viaggiare in macchina per piú di due ore. Era come fare un percorso a tappe. Quando arrivavo in ufficio, il mio dirimpettaio, vedendo che ero di malumore mi diceva: siamo alle solite. Io non raccoglievo la provocazione, anche perché c’era del lavoro da finire. Così non mi sono mai messo a discutere con lui. Col passare del tempo però mi sono reso conto che a suo modo il collega cercava di aiutarmi. Tant’é vero che ancora oggi e dopo tanti anni, l’amicizia continua. Eccome se continua! Ci vediamo almeno due volte alla settimana e ricordiamo sempre come i problemi spuntavano a destra e a manca, e che se non fosse per i suoi consigli quotidiani tipo fare di necessitá virtú, unire l’utile al dilettevole o munirsi di pazienza, oggi non saremmo piú amici. Ma torniamo a Bomba considerando la caterva di cose che c’era da fare e il tempo che ho perso andando in ufficio e tornando a casa, vi dico, sensa farla tanto lunga, di approfittare e gioire del lavoro da remoto. Risparmierete tempo e benzina, senza contare l’inquinamento. Si, certo, i rapporti sociali da casa sono quello che sono, ma che volete, mica si può avere la botte piena e la moglie ubriaca!

654 Quant’è vero Iddio

Quant’è vero Iddio (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: come usare il nome di Dio senza fare peccato, senza bestemmiare e neanche dar troppo fastidio a nessuno?

Ci sono varie locuzioni che nel linguaggio colloquiale vengono utilizzate dagli italiani e oggi vi parlerò di “quant’è vero Iddio“.

Iniziamo da Iddio, che si scrive con l’iniziale maiuscola come segno di rispetto. Iddio è una variante di Dio, usata per lo più con tono solenne o anche solamente enfatico:

Tipo:

Iddio padre onnipotente, salvaci dal male!

Nel linguaggio familiare però si usa più frequentemente per enfatizzare, come reazione a qualcosa:

O Signore Iddio!

O santo Iddio!

Soprattutto se accade qualcosa all’improvviso, che ci spaventa, o se ascoltiamo una brutta notizia, possiamo usare queste due espressioni.

Altrettanto diffusa, soprattutto tra le persone più anziane c’è anche:

O Madonna santissima!

O Maria santissima!

L’espressione quant’è vero Iddio si usa invece quando si esprime un forte convincimento.

È in realtà una specie di giuramento, una promessa che si fa a sé stessi o ad altri, una promessa talmente solenne che siete disposti a chiamare in causa Dio.

Questo accade sempre come reazione ad un fatto, che vi spinge a reagire per far sì che questo fatto non accada più o per risolvere il problema definitivamente. C’è qualcosa che ci ha stancato e che va risolto definitivamente.

Quindi ad esempio se dei ragazzi giocano a pallone sotto la mia finestra e la colpiscono proprio con una pallonata, rompendola, questo potrebbe farmi molto arrabbiare.

Magari sono diverse volte che li avviso dicendo loro che non si può giocare li e che è pericoloso, ma senza ottenere alcun risultato.

Quando però sento il vetro andare in mille pezzi grido:

Quant’è vero Iddio stavolta chiamo i carabinieri!

Quant’è vero Iddio stavolta glielo buco ‘sto pallone!

È curioso l’inizio: quant’è vero…

Si sta usando il termine “quanto“, per fare un confronto tra qualcosa di vero, qualcosa di indiscutibile e la mia promessa. Quanto si può usare per fare confronti:

Ho tanti anni quanto te

Io sono intelligente quanto te

Oppure:

Mangio quanto ne ho voglia

Ecc.

Allora “quanto è vero Iddio chiamo i carabinieri” è qualcosa di simile a:

Così come è vero che esiste Dio, allora io chiamerò i carabinieri.

Se è vero che esiste Dio, allora faccio questa cosa.

“Quanto è” diventa “quant’è“, con l’apostrofo, ma volendo si può scrivere anche separatamente con due parole.

Con questa espressione pertanto si fa una specie di promessa, ci si ripromette di fare qualcosa, sebbene poi nella realtà questa promessa spesso non venga mantenuta.

Pertanto la frase spesso resta solo una minaccia, magari per spaventare una persona o metterla in guardia per il futuro.

Quante volte ho sentito mia madre dire:

Quant’è vero Iddio stavolta t’ammazzo!

Lo ha detto più volte al nostro gatto quando rubava il cibo dal tavolo.

Ma il gatto è ancora vivo!

Allo stesso modo, al posto di Dio, si usa il proprio nome:

Quant’è vero che mi chiamo Giovanni, adesso me la paghi!

Come dire: prometto che me la pagherai, e questo è vero quanto è vero che io mi chiamo Giovanni. Si fa anche qui un confronto per dare credibilità alla propria affermazione.

Nessuno può mettere in dubbio il mio nome giusto? E neanche l’esistenza di Dio.

Naturalmente se ci sono altre cose che ritenete più credibili rispetto a Dio o al vostro nome, potete usarle come termine di paragone:

Quant’è vero che sono tuo padre, tu non uscirai più con i tuoi amici la sera per un mese!

La cosa che conta veramente è che siate arrabbiatissimi e che desideriate fortemente un cambiamento.

Adesso ripassiamo qualche episodio precedente. Ma prima un saluto speciale a Daria dalla Russia, che si unita nuovamente al nostro gruppo whatsapp dell’associaizone. Daria ha partecipato in passato a molti episodi. Allora ti dico bentornata e anche che questo ripasso è dedicato a te:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Anthony (Stati Uniti): siamo felici che la nostra amica moscovita Daria sia tornata alla carica. Non mi fa mica specie in realtà. Gli studenti d’italiano dappertutto nel mondo hanno preso atto che questo gruppo va per la maggiore tra chi vuole imparare a parlare l’italiano come si deve. Dacché siamo così in tanti qua nell’associazione, non siamo mai sguarniti di persone con cui interagire e da cui imparare.

Peggy (Taiwan): questi ripassi poi non sono mai un pro forma, perché è proprio con i ripassi che le espressioni si fissano nella mente.

Marcelo (Argentina): benché bisogna fare mente locale per ricordarle tutte. Meno male che abbiamo un indice di riferimento altrimenti il grosso degli episodi non li ricorderei.

Karin (Germania): abbiamo superato i 650 episodi, senza contare che ce ne sono tanti altri che si trovano in altre rubriche. I membri più indefessi li hanno tutti a mente.

Daria (Russia): allora dovrò correre ai ripari perché sono mancata troppo a lungo. Ah, ho dimenticato di qualificarmi! sono io Daria, ma mi avrete sicuramente riconosciuta dall’accento. E grazie del vostro caloroso saluto. Bando alle ciance però. Adesso prendo e mi cimento subito con gli episodi che mi sono persa!

653 Essere alle prese con

Essere alle prese con (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Ecco un’altra espressione che sarà molto usata nei vostri ripassi in quanto molto semplice e al contempo adatta a essere usata in molte occasioni.

L’espressione è “essere alle prese con” qualcosa o qualcuno

Molti studenti già la conosceranno sicuramente ma vale sicuramente la pena di spiegarla.

Già conosciamo (si fa per dire) i molteplici usi del verbo prendere nella lingua italiana, e per coloro che vogliono farsi un’idea di quanto ho appena detto vi consiglio di dare un’occhiata all’episodio dedicato al verbo prendere.

Essere alle prese con qualcosa, come vi dicevo, è molto semplice perché significa essere impegnati in un’attività che presenta delle difficoltà o quantomeno comporta molto tempo.

Tutto qui.

Esempio.

Sono quasi due anni che l’intera umanità è alle prese con un virus.

Sapete di cosa sto parlando vero?

I poliziotti sono alle prese con dei manifestanti no-vax che stanno creando problemi.

Mia madre è sempre alle prese con le faccende domestiche.

Sono stato fino alle 21 alle prese con un cliente.

L’espressione non si usa per tutte le attività ma solo quelle lunghe e/o impegnative.

Pertanto non potete dire che, ad esempio, siete alle prese con l’ascolto di un album dei Pink Floyd poiché trattasi di un’attività piacevole.

Si deve usare sempre la preposizione “con” o le preposizioni articolate col e coi e al limite cogli, collo, colla e colle, sebbene queste ultime tre generalmente non si usano e si preferisce usare con lo, con la e con le.

Sono alle prese con lo (collo) scarico del water che non vuole funzionare

Sono alle prese col la (colla) prova di grammatica

Sono alle prese con le (colle) solite faccende domestiche

Sono alle prese coi (con i) vicini che si lamentano dei rumori

I calciatori sono alle prese cogli (con gli) impegni delle squadre nazionali.

Per due giorni sono stato alle prese col (con il) solito problema alla schiena

La parola adesso ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente che sono stati alle prese con ripassi impegnativi recentemente. Anche questo non è da meno direi.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marguerite (Francia): pare che il Covid stia riprendendo vigore. Troppi pochi vaccini ancora. Fintantoché non l’avremo sconfitto non sarò tranquillo.

Ulrike (Germania): io sono molto facile al contatto con gli altri, amo la vita sociale. Quanto ancora potrò resistere? Se penso alla vita che facevo prima mi viene subito il magone.

Edita (Repubblica Ceca): A me invece piace stare da solo. Faccio di necessità virtù Anche se questo non va per la maggiore.

Cat (Belgio): Non so se e quando riuscirò a farmene una ragione di questa situazione. Vivere all’insegna della malattia e della distanza sociale? Proprio non è cosa per me!

Marcelo (Argentina): per farcela occorre vaccinarsi di più, altrimenti forniamo un assist al virus che crea varianti in continuazione!

Marguerite (Francia): Se è vero com’è vero che i virus vanno sconfitti con i vaccini, bisogna cercare di convincere questi no-vax, che pensano che siamo tutti stupidi. Il fatto è che probabilmente ciascun dal proprio cuor l’altrui misura. A parte gli scherzi, bisogna capire da cosa nasce questa ribellione, qual è il malessere sociale che ha causato questi movimenti di protesta. Io non sono per la discriminazione a prescindere.

André (Brasile): credo che il problema sia che ci sono ancora molte persone che se ne fregano del COVID. Soprattutto i giovani.

Albéric (Francia): Hai ragione Andrém Ne ho fin sopra i capelli di loro. Ne abbiamo ancora per molto ad aspettare che invecchino? Come sarebbe bello un mondo senza giovani! Una mera utopia!

Rauno (Finlandia): Più che altro un’idea peregrina! Senza giovani non c’è futuro. Poi tanti cinquantenni non sono da meno quanto a sciocchezze.

Cat (Belgio): Assai più di peregrina M9! È soprattutto – passami il termine – una fesseria con la F maiuscola!
Harjit (India): adesso non è il caso di continuare. Altrimenti di qui a poco mi aspetto qualche lamentela sulla durata dell’episodio.

Spiegazione in lingua russa

alle prese

652 Prendere due piccioni con una fava

Prendere due piccioni con una fava (scarica audio)

Video YouTube

Prendere due piccioni con una fava

Trascrizione

Giovanni: Oltre che unire l’utile al dilettevole, di cui ci siamo occupati nell’ultimo episodio, c’è anche un’altra espressione abbastanza simile per esprimere la soddisfazione che si ottiene da un’azione. Infatti un’espressione idiomatica italiana molto diffusa per esprimere l’ottenimento di un duplice obiettivo attraverso un’unica azione, raggiungere due scopi con una sola azione. è prendere due piccioni con una fava.

Una strana espressione a prima vista, ma cominciamo dalla fava. La fava è una pianta leguminosa, quindi produce dei legumi, simili ai fagioli e simile ai fagiolini come aspetto. Ebbene, pare sia proprio la fava che era un tempo utilizzata per cacciare i piccioni selvatici. un metodo abbastanza crudele. Dunque ogni piccione mangiava una fava e così veniva catturata attraverso un filo legato alla fava stessa.

Non credo fosse possibile usare una sola fava per catturare due piccioni, ma tant’è che questa è l’espressione che viene usata quando si vogliono ottenere due risultati con una sola azione.

Vi faccio qualche esempio:

Facendo un episodio ogni giorno, riesco a prendere due piccioni con una fava: essere utile per molti stranieri che vogliono migliorare la conoscenza della lingua italiana e allo stesso tempo avere l’opportunità di parlare con persone di tutto il mondo. Infatti di questo episodio come anche degli altri ne parliamo nel gruppo whatsapp dell’associazione.

Se domani vado al mare, posso prendere un po’ di sole e rilassarmi e magari potrei prendere due piccioni con una fava se incontro quella ragazza che mi piace tanto.

Un duplice obiettivo con una sola azione. A proposito di “duplice“. Deriva da “due” ed è analogo a “doppio”.

Analogamente esiste anche triplice che viene da “tre” e quadruplice che viene da “quattro”.

Es:

I documenti vanno presentati in duplice copia

Quindi è necessario presentare due copie dei documenti.

Si potrebbe anche dire:

La nostra azione ci permette di conseguire/ottenere un duplice effetto

Il criminale ha commesso un duplice omicidio

Il nostro obiettivo è duplice: insegnare la lingua e far divertire gli studenti. Anzi è anche triplice: lo facciamo senza ammazzare gli studenti di grammatica!

Qualcuno si starà chiedendo come si chiamano questi aggettivi dal numero 5 in poi. In realtà il loro uso è rarissimo, tanto che anche gli italiani è difficile che li conoscano: quintuplice, sestuplice, settemplice, ottuplice…

Non ci pensate che è meglio. Piuttosto, adesso che avete imparato una nuova espressione, con questo episodio potete prendere due piccioni con una fava ripassando qualche episodio passato. La parola ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in preparazione)

Edita (Repubblica Ceca): In inglese non tiriamo le fave ai piccioni. In compenso ammazziamo gli uccelli con le pietre. Si dice dice infatti “kill two birds with one stone“. Scusate se la mia non è una signora pronuncia. E aggiungo che in Repubblica Ceca, per esprimere: “prendere due piccioni con una fava, diciamo: “uccidere due mosche con un colpo”.

Andrè (Brasile): in portoghese invece a cascar male sono i conigli (matar dois coelhos com uma cajadada só).

Ulrike (Germania): in Germania siamo più buoni e abbiamo preso di mira le mosche come in Repubblica ceca. Si dice infatti (zwei Fliegen mit einer Klappe schlagen)

Irina (Russia): comunque prendere i piccioni usando una fava mi sembra un metodo poco ortodosso e per giunta poco rispettoso verso gli animali. In russo comunque questo proverbio viene come: “uccidere due lepri con un sparo”. Anche noi non ci andiamo piano con questi poveri animali.

Marguerite (Francia): Noi siamo i più buoni di tutti: il modo di dire francese che è: “faire d’une pierre deux coups“. Da noi tutte le bestie la passano liscia.

Harjit (India): neanche a noi va a genio fare del male agli animali, e quindi usiamo l’espressione “una freccia due bersagli” con nessuna allusione alla caccia.

Peggy (Taiwan): a casa mia si dice “un’alzata, due prese” ma anche “un arco, due aquilepurché gli amanti degli animali non si arrabbino. Forse avrei dovuto sincerarmene e dire la seconda frase previa autorizzazione!

651 Unire l’utile al dilettevole

Unire l’utile al dilettevole (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: cosa c’è di più bello nel fare una cosa utile e al contempo questa cosa è anche divertente?

Diciamolo meglio: cosa c’è di più bello nell’unire l’utile al dilettevole?

Unire l’utile al dilettevole è una locuzione italiana molto diffusa, dal significato abbastanza chiaro. Se non è chiaro, probabilmente è per via del fatto che il termine dilettevole non si riesce a comprendere.

Dilettevole è un aggettivo che ha lo stesso significato di gradevole, piacevole, divertente, spassoso.

Deriva dal termine diletto, che quindi è un sentimento, una sensazione di compiacimento o di soddisfazione, analogo al divertimento, ma non è detto si debba ridere. La cosa che conta è che sia qualcosa di gradevole, qualcosa che ci dà soddisfazione.

Quindi quando un’attività è utile, spesso accade che non è affatto gradevole, ma dobbiamo farla lo stesso.

Invece quando si unisce l’utile al dilettevole si fa qualcosa che è sia utile che dilettevole.

Dilettevole è un aggettivo che si usa quasi sempre in questa locuzione. In genere si preferisce usare “gradevole”, ad ogni modo dilettevole è adatto soprattutto per descrivere un’attività, qualcosa che si fa.

Un’attività che dà piacere, gioia, sollievo o conforto possiamo dire che ci dà diletto e che questa attività è dilettevole.

Non si usa in genere per descrivere una persona, al contrario di gradevole.

Poi esiste anche dilettare:

L’aurora boreale è uno spettacolo che diletta la vista.

Dunque vedere l’aurora boreale è una gioia per gli occhi, dà soddisfazione e piacere.

Ci diletta vederla? Ovviamente sì.

Ogni giorno mi diletto a scrivere un nuovo episodio.

Un’attività che evidentemente mi procura piacere.

Perché insegno l’italiano agli stranieri? Lo faccio per diletto, cioè perché mi piace. Mi diletta farlo.

Adesso voglio dilettarvi con un bel ripasso, che dà diletto a chi lo fa, a chi lo registra e chi lo ascolta.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in preparazione)

Komi (Congo): un mio caro amico mi ha raccontato che sua moglie si è assentata qualche giorno e adesso tocca a luifare le lavatrici e le lavastoviglie, però lui, nonostante glielo avesse promesso, poi voleva assumere una colf, perché, in quanto uomo, non dovrebbe occuparsi delle faccende domestiche. È una questione di principio, a suo dire.

Harjit (India): mamma mia! Si dà il caso che siamo nel 2021! Il tuo amico si trovasse qualsiasi altro pretesto!

Mary (Stati Uniti): Un principio privo di fondamento secondo me! Ci sono donne che devono armarsi di pazienza per sopportare i loro mariti! Altro che storie!
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Marcelo (Argentina): A chi tocca non s’ingrugna! Lui dovrebbe senza remore far che la sua relazione non ne risenta.

Peggy (Taiwan): Anche a me pare che questa situazione debba essere presa con le molle. Al suo posto darei manforte alla povera moglie.

Irina (California): Non è tempo di venir meno alle sue promesse. Buon per lui se fa le cose come si devono.

André (Brasile): Per caso il tuo amico si chiama Giovanni? A me ha detto di sentirsela di autare sua moglie con le faccende domestiche, ma in realtà quand’è il momento fa sempre il finto tonto e esce di casa per giocare a calcetto con gli amici. Non l’aiuta neanche per sogno! Io al posto di sua moglie, non sarei così accondiscendente.

Karin (Germania): La questione secondo me non si pone, sempre che lui non abbia voglia di vedere le brutte fra poco quando tornerà la sua dolce metà.

Albéric (Francia): Pensate che lui non sarà all’altezza? A me lui ha detto che per togliersi questo sassolino dalla scarpa ha preso e ha mandato di sua volontà la moglie dalla mamma! “Non ho niente da rosicare” mi hai detto! Una bella faccia tosta comunque! Sapevo che non me la raccontava giusta!

Ulrike (Germania):
Veramente un comportamento fuori luogo. Di questo passo dove andrà a finire questo! Se lei un giorno gli desse il benservito ne avrebbe ben donde.

650 Una questione di principio

Una questione di principio (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: non sono sicuro se uno studente non madrelingua di livello intermedio della lingua italiana sappia usare il termine “principio“.

La prima cosa che viene in mente ad un italiano è il fatto che somiglia molto alla parola “inizio“.

Può infatti rappresentare il primo momento:

Al principio non mi resi conto di ciò che stava accadendo

Il principio del mio discorso contiene i ringraziamenti

E’ il momento di dare principio al mio nuovo libro

Ricomincia dal principio

Quindi si parla di tempo ma non solo. Posso anche parlare di tempo e di spazio:

Il principio del nostro viaggio fu visitare Roma.

Spesso viene direttamente contrapposto al termine “fine”. Quindi c’è ad esempio il principio di un libro e la fine di un libro. E’ dunque un termine più concreto rispetto a “inizio” perché spesso si preferisce quando il periodo è circoscritto e specificato, o comunque dove almeno l’inizio è ben determinato:

Il principio dell’anno

Il principio del mese

il principio di una nuova vita

Non è un caso che all’inizio degli studi di una lingua si parli di principiante di una lingua.

Questa persona si trova al principio degli studi, che iniziano in un momento determinato.

Si usa spesso, ad ulteriore conferma di questo, la frase “dal principio alla fine, che significa completamente, per tutta la durata, per tutta l’estensione, per tutta la lunghezza ecc.

Devo studiare la prima guerra mondiale dal principio alla fine

Dal principio alla fine del libro

I tifosi hanno sostenuto la squadra dal principio alla fine della partita

Il tuo discorso è chiaro dal principio alla fine

Spesso succede che, sempre perché si parla di periodi con un inizio ben preciso, il termine principio sia simile anche a causa, origine di uno o più cose che sono accadute dopo.

Il Covid fu il principio delle difficoltà di Marco
La vincita alla lotteria fu il principio della fortuna della mia famiglia

Un secondo significato molto importante del termine è simile al termine “concetto“, di qualcosa che sta alla base di un ragionamento o di una convinzione, che possono formare anche una vera disciplina, una scienza, una dottrina.

Simile anche al “fondamento” di cui ci siamo occupati nell’episodio 256.

Come si usa quindi il termine principio in questo senso?

Posso dire che ogni religione ha i suoi principi su cui è fondata, i suoi convincimenti, qualcosa che è considerato vero o valido.

Anche una scienza ha i suoi principi. Infatti si parla di “metodo scientifico” , fondato su principi come il principio della riproducibilità degli esperimenti per alcune scienze, oppure il principio di dire la verità e agire razionalmente sulla base di dati di pubblico dominio, accessibili. I principi impongono delle regole da rispettare o cose in cui credere, quindi coinvolgono questioni anche morali, come i principi del cristianesimo. I dieci comandamenti da rispettare sono tra i principi fondamentali della fede cristiana.

Quando costruisco una disciplina su delle basi generali, posso ugualmente chiamarli principi, perché è da questi principi che deriva tutta la teoria.

Avete fatto caso che molti libri scolastici si chiamano così:

Principi di economia

Principi di statistica

Principi del diritto

ecc.

Ma anche più banalmente, senza chiamare in causa religioni, scienze o discipline, anche un semplice ragionamento è basato su dei principi che è qualcosa che si ritiene vero, quindi convinzioni o presupposti essenziali. Anche questi sono principi.

Io ad esempio parto dal principio che per imparare una lingua occorre ascoltare molto e parlare molto. I principi su cui si basa il mio pensiero sono le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Se tu mi dici che per ottenere un risultato, per raggiungere un obiettivo puoi usare qualsiasi mezzo, io posso risponderti che il principio secondo cui il fine giustifica i mezzi non lo accetto. Questo è un principio sbagliato.

Il tuo discorso è basato su un principio sbagliato.

Una frase molto diffusa è poi “una questione di principio“.

Questa frase si usa quando si tiene molto ad una regola, si ritiene che una regola sia importante, che un principio sia importante, e che quindi vada rispettato, anche quando, al limite, le conseguenze del non rispettarlo possono sembrare trascurabili.

Vediamo come si usa:

Non puoi passare in questa strada, non vedi che è senso vietato? Non importa se è notte e non c’è nessuno adesso. E’ una questione di principio.

Quindi questa regola non dev’essere posta in discussione, questo divieto vale sempre, anche se non passa nessuno, anche se è notte.

No, io non mi vaccino perché sono contrario al vaccino. Non importa se sarò licenziato, non importa se il vaccino è gratuito. Ne faccio una questione di principio.

Lo Stato non deve pagare i tamponi ai no-vax, è una questione di principio.

Un’altra frase molto usata è:

In linea di principio

Che significa: sul piano teorico.

In genere quando usiamo questa locuzione lo si fa sempre in contrapposizione ad una nostra idea che è contraria, perché la teoria e la pratica spesso non vanno d’accordo.

Non sono contrario in linea di principio ai vaccini, però mi sembra ingiusto costringere le persone a farlo.

Significa che non ho alcun convincimento che mi fa andar contro ai vaccini, non ho prove che siano nocivi per l’uomo, non sono un no-vax, però sono contrario all’obbligo alla vaccinazione per una questione di libertà, anche se vaccinarmi non va contro ad un mio principio.

Evidentemente chi ragiona in questo modo si basa sul principio secondo cui non si possono obbligare le persone a vaccinarsi per una questione di libertà. Un principio che non trova invece d’accordo coloro che mettono il principio della salute al primo posto.

La tua libertà finisce dove comincia la mia!

Anche questo è un principio.

Si parla spesso anche di sani principi.

Se una persona è di sani principi significa che è una persona onesta e corretta, ma lo si può dire anche di chi non ha mai fumato, ha sempre creduto nello studio, non si è mai drogato, chi desidera avere una famiglia e crescere dei figli.

Sin dal principio dell’episodio sapevo che sarei andato ben oltre i due minuti. Pazienza. A chi mi ascolta e si lamenta di questo rispondo che in linea di principio avete ragione ma non ne facciamo una mera questione di principio altrimenti non riesco a dire tutto ciò che vorrei.

Non resta che ripassare allora. La parola ai membri:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in preparazione)

Rafaela (Spagna): scusate ragazzi, vorrei sapere se conoscete Torquator Tasso. Badate bene, ho messo una r in più (Torquator) e qualcuno potrebbe pensare si tratti di un errore. Urge allora una delucidazione in merito.

Albéric (Francia): bisogna prendere atto che ci sono quantomeno tre cose che hanno questo nome, con o senza erre.

M3: A scanso di malintesi qualcuno potrebbe fare luce? Attendo lumi.

Marcelo (Argentina): Torquato Tasso è stato un scrittore e poeta italiano del XVI secolo. Il suo capolavoro è considerato il poema “Gerusalemme liberata”. L’opera, che poi sarebbe stata pubblicata solo a 40 anni dalla sua morte, verte sulla prima crociata e la guerra tra cristiani e musulmani.

Harjit (India) : cosa dire circa il secondo significato? Torquato Tasso è anche un’opera teatrale di Johann Wolfgang von Goethe, uno scrittore tedesco, direi anzi lo scrittore tedesco per antonomasia. Goethe ha scritto quest’opera durante un viaggio in Italia e ha anche visitato la citta di Ferrara, là dove Torquato Tasso aveva vissuto.

Hartmut (Germania): Torquator Tasso (con la erre finale stavolta) è invece un cavallo tedesco. Si tratta di un cavallo da corsa. Quest’anno ha partecipato alla famosa corsa Prix de l’Arc de Triomphe in Francia. Volete sapere se ho scommesso su di lui?
Nemmeno per sogno! Infatti mai avrei pensato che Torquator Tasso potesse raggiungere uno dei primi posti, e i fatti era quotato 1:100! A priori le probabilità che vincesse erano remote. Sennonché invece ha vinto!

Rauno (Finlandia): bravissimi! Siete stati molto concisi. Ben vengano i membri che hanno queste idee geniali sui ripassi. Così possiamo unire l’utile al dilettevole, o se vogliamo prendere, come si suol dire, due piccioni con una fava.

Peggy (Taiwan): hai detto unire l’utile al dilettevole? Questa non è stata ancora spiegata ancora! E neanche prendere due piccioni con una fava. Le hai usate anzitempo, forse per sbaglio?

Irina (California): infatti fortuna vuole che sarà l’argomento del prossimo episodio. Ormai la frittata è fatta. Ci aggiorniamo domani.

649 La frittata è fatta

La frittata è fatta (scarica audio)

Trascrizione

Giuseppina: qualche tempo fa abbiamo visto un’espressione particolare in cui è presente la parola “frittata“.

Sto parlando di rigirare o rivoltare la frittata, che, se ricordate, significa rimangiarsi quanto detto o promesso in precedenza, o anche cambiare le carte in tavola (un’altra espressione simile).

Rimanendo sempre in tema di frittata, oggi vediamo come “fare una frittata“.

Questa però non è una lezione di cucina, non voglio insegnarvi una ricetta anche perché è abbastanza facile fare una frittata nel senso proprio del termine.

Basta prendere delle uova, sbatterle, metterci del sale se volete e poi versare le uova in una padella in cui avete fatto scaldare poco olio.

No, non è questo che vorrei fare oggi, sebbene l’abbia appena fatto!

Voglio invece dirvi che fare una frittata ha anche un senso figurato. Stiamo parlando di un grosso guaio combinato da qualcuno, un guaio solitamente irreparabile. Si tratta di guai mai troppo seri comunque in questo caso.

Vediamo qualche esempio:

Un uomo si è distratto col telefono mentre guidava senza accorgersi che c’era la polizia. Quando se n’è accorto ormai la frittata era fatta.

Se si fosse accorto prima della polizia avrebbe potuto rimediare ma così non è stato e ha preso una bella multa.

Per fare uno scherzo a sua moglie, Giovanni le ha detto via whatsapp di avere un’amante e che sarebbe andato a vivere con lei. La moglie, che ci ha creduto, è stata felice di questo e gli ha confessato che anche lei ha un amante da anni e finalmente anche lei potrà essere felice finalmente. Giovanni non l’ha presa bene ma ormai la frittata è fatta.

Come avrete capito una volta fatta la frittata, anche quella con le uova intendo, è impossibile tornare indietro. Ormai le uova sono state sbattute, buttate in padella e cotte.

Questa è l’immagine di ferimento. Infatti quando si dice che la frittata è fatta spesso si apre la frase con “ormai“:

Ormai la frittata è fatta.

Si usa quasi sempre in questo modo, oppure col verbo rischiare o quando comunque mi avvicino a fare un guaio:

Mi sono distratto alla guida e ho rischiato seriamente di fare una frittata.

Per poco non facevo una frittata stamattina. Durante l’esame di italiano stavo per dire che non ho mai studiato la grammatica!

Adesso ripassiamo:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marguerite (Francia): a me le frittate piacciono con le patate e le zucchine. Poi metto sempre un po’ di formaggio che è la morte sua.

Marcelo (Argentina): io le uova le faccio alla coque. Tre minuti o giù di lì e via! Così il tuorlo rimane liquido.

Komi (Congo): il tuorlo liquido non se ne se parla proprio! Ne potrebbe andare della mia salute! Mi sembrerebbe di fornire un assist ai virus e di questi tempi non mi sembra il caso.

Enrico (Italia): forse questo significa quallcosa…

Harjit (India): mamma mia che fisime! Mi fai venire in mente mia nonna a tratti. Anche lei aveva la fissazione delle malattie. Solo a sprazzi era tranquilla e serena. Però la sua frittata con le cipolle era la migliore. Ma meglio che la finiamo qua prima che mi venga il magone!

648 Facile

Facile (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi un episodio dedicato all’aggettivo facile.

Tutti voi sicuramente sapete usarlo correttamente e anche facilmente immagino.

Le cose facili non richiedono infatti una particolare dote, non presentano difficoltà o molta applicazione.

Mi interessa però parlarvi dell’espressione:

Avere qualcosa facile.

e

Essere facile a far qualcosa

Si tratta di esprimere una capacità, una particolare abilità o anche l’incapacità a fare qualcosa.

Se dico:

Sono facile all’ira

Vuol dire che mi arrabbio facilmente, che non riesco a controllarmi. Non ne sono capace, sono incline all’ira.

Analogamente posso dire che:

Sono facile a perdere il controllo

Cioè non riesco a controllarmi. Perdo facilmente il controllo.

Sono facile ad arrabbiarmi

Sono facile all’arrabbiatura

Cioè mi arrabbio facilmente.

Sono facile al bere

Questo significa che cedo facilmente, che non ho qualche capacità di controllo con l’alcool.

Posso anche usare il verbo avere:

Ho l’arrabbiatura facie

Stesso significato si “essere facile all’ira”. Il verbo avere si usa con i sostantivi:

Ho la pistola facile

Ma posso farlo anche col verbo essere:

Sono di pistola facile

Questo significa che sparo facilmente, che non riesco a controllarmi quando ho una pistola in mano. Mi manca questa capacità di controllo.

C’è quasi sempre, anche col verbo avere, questo senso di mancanza di controllo. Questa è la capacità di cui si parla, quasi sempre.

Giovanni ha l’insulto facile

Chiaramente Giovanni ricorre facilmente all’insulto, quindi insulta con una certa facilità, non si fa molti problemi, non ha capacita di controllarsi.

Marco ha il bicchiere facile

Questo è più complicato, ma sapendo che ha a che fare col controllo si può capire che Marco ha dei problemi legati all’alcool.

Spesso c’è un sostantivo dunque, come in questo caso (bicchiere) che però allude all’incapacità di controllo.

Potete anche non parlare di controllo, sebbene sia meno frequente. Se ad esempio mi oriento facilmente, posso dire che ho l’orientamento facile.

In sostanza l’espressione si può usare per qualunque attività che risulti facile per una persona.

L’uso del verbo essere o avere dipende dalla circostanza. Quando c’è un sostantivo che rende bene l’idea di ciò che volete dire potete usare preferibilmente il verbo avere, altrimenti il verbo essere:

Sono facile ad ingrassare

Questa è una capacità non nel senso proprio del termine ma si usa anche così.

Maria ha lo starnuto facile

Evidentemente Maria è un soggetto allergico o è sempre raffreddata. Anche questa non è una vera capacità, ma resta la mancanza di controllo.

Un arbitro può avere il cartellino facile

Si parla di un arbitro severo perché ammonisce (cartellino giallo) o espelle (cartellino rosso) facilmente i calciatori.

Questo arbitro è facile all’esplulsione o all’ammonizione.

Questa è l’alternatuva usando il verbo essere.

Altri esempi?

Giovanna ha la lacrima facile

Giovanna è facile al pianto

Quindi Giovanna piange facilmente, non riesce a controllarsi, non ha questa capacità.

Adesso ripassiamo, altrimenti qualcuno potrebbe dire che sono facile all’esagerazione nelle spiegazioni.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Karin (Germania): avete visto che Il Nobel per la Fisica 2021 è stato assegnato all’italiano Giorgio Parisi? Pare sia un signor fisico.

Anthony (Stati Uniti): capirai!

Komi (Congo): come sarebbe a dire capirai? Parisi è stato premiato per le sue ricerche sui sistemi complessi. Mica pizza e fichi.

Edita (Repubblica Ceca): non so valutare la bontà delle sue ricerche.

Albéric (Francia): a me la parola sistemi, già da sola, mi fa pensare a cose pesanti da leggere e studiare.

Cat (Belgio): se poi sono anche complessi, questo provoca in me un vero turbamento!

Anthony (Stati Uniti): e perché mai? Neanche fossi una persona poco intelligente! Non ti buttare giù così.

Rauno (Finlandia) e Marguerite (Francia): tanto di cappello a Parisi comunque. L’umanità farà sicuramente tesoro delle sue ricerche.

Circostanziare – VERBI PROFESSIONALI (n.70)

Il verbo CIRCOSTANZIARE

Descrizione

Il verbo CIRCOSTANZIARE è il numero 70 dei verbi professionali. Vediamo anche la differenza tra la circostanza e la situazione, la condizione e il contesto. Durata: 12 minuti

Testo e audio MP3 sono disponibili solo per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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