Avere la faccia di bronzo

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Ecco qua amici, ancora una volta, cari membri della famiglia di Italiano Semplicemente.

Oggi ci divertiamo un po’, che ne dite? Ci divertiamo e nello stesso tempo impariamo delle parole nuove. Ed oggi ce ne sono molte di parole nuove. L’argomento è quello delle relazioni sociali.

Oggi infatti parliamo di “facce“. Cosa sono le facce?

Facce è il plurale di “faccia”, e tutti noi ne abbiamo una! Come sapete la faccia è una parola con la quale si indica il viso, cioè la parte anteriore della vostra testa in cui si trovano i vostri due occhi, il vostro naso (uno, in questo caso), le vostre due guance, una a destra e una a sinistra, la vostra fronte, ed anche il vostro mento. Per non parlare delle ciglia, le sopracciglia e delle orecchie, che stanno a fianco del vostro viso.

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Ebbene la “faccia”, la parola faccia non è proprio identica alla parola “viso”, in quanto la faccia è utilizzata non solo per indicare le caratteristiche fisiche di una persona, ma soprattutto quelle morali. La faccia è una di quelle parole italiane che si trovano in moltissime espressioni idiomatiche.

Una di queste è “avere la faccia di bronzo“.

Cosa significa questa espressione?

Beh, intanto spieghiamo cosa è il bronzo. Il bronzo è un metallo, anzi, a dire il vero Il bronzo è una “lega” di metalli. Infatti per fare il bronzo occorrono due metalli: del “rame” e un altro metallo che si chiama “stagno“. Una lega di due metalli è quindi quello che si ottiene quando due metalli si fondono tra loro, si uniscono. Unendo, o meglio fondendo il rame con lo stagno si ottiene il bronzo.

Se vi dico la frase “Bronzi di Riace” non vi dice nulla? Mai sentiti nominare i Bronzi di Riace? I Bronzi di Riace sono due statue, due bellissime e famosissime statue, che sono state trovate in mare in Italia, nel sud dell’Italia qualche anno fa e che sono fatte interamente di bronzo, un materiale che ha molte ottime proprietà come una alta resistenza alla corrosione, ed inoltre il bronzo è molto duttile e malleabile: si riesce bene a lavorare senza troppi problemi.

I Bronzi di Riace sono state ritrovate in eccezionale stato di conservazione, a riprova della proprietà del bronzo di saper resistere alla corrosione, specie quella dell’acqua del mare.

I Bronzi di Riace sono stati rinvenuti nel 1972 ma risalgono al V secolo avanti Cristo, quindi hanno resistito alla corrosione del mare per circa 2500 anni. Se capitate a Reggio Calabria vi consiglio caldamente di andate a vedere i Bronzi di Riace.

Ebbene, queste due statue, possiamo sicuramente dire che hanno la faccia di bronzo, ma quando si usa questa espressione in realtà non ci si riferisce alla composizione fisica della nostra faccia; non stiamo parlando del materiale con cui è fatto la nostra faccia, cioè il nostro viso.

Ci riferiamo invece ad una qualità morale, ad una caratteristica umana, ad un aspetto relativo al comportamento.

Chi sono dunque le persone che hanno la faccia di bronzo. Si tratta delle persone che possiamo anche chiamare sfrontate, spudorate, sfacciate, capaci di azioni riprovevoli senza rimorsi, che non si vergognano di nulla e non arrossiscono mai, proprio come se fosse di metallo, come se fosse di bronzo!

Il bronzo è un materiale resistente alla corrosione abbiamo detto giusto? Ebbene se una persona ha la faccia di bronzo allora questa persona è capace a mantenere inalterata una espressione facciale anche in circostanze particolari, circostanze in cui normalmente una persona diventa rossa, cioè arrossisce, oppure si vergogna per aver fatto qualcosa di moralmente non accettabile. Insomma, in situazioni difficili, poche persone riescono a rimanere del tutto impassibili, specie quando ci sono delle colpe, quando si è colpevoli di qualcosa, quando si è fatto qualcosa di sbagliato e per cui ci si dovrebbe pentire, o quantomeno vergognare.

Ed invece le persone che hanno la faccia di bronzo no! Loro sono persone “sfacciate“. Notate bene questo aggettivo: “sfacciate” significa senza faccia, cioè prive di faccia. Ovviamente si tratta di una immagine. Queste persone sono “spudorate“, cioè senza pudore, senza vergogna, senza ritegno. Queste persone sono “sfrontate” cioè senza fronte – anche questa è un’immagine. La sfrontatezza è quell’atteggiamento o quel comportamento insolente, impudente. Spesso si sente dire:

Quella persona è di una sfrontatezza incredibile“, quando si parla appunto di persone spudorate, sfacciate, senza vergogna, senza pudore, senza faccia.

Chi ha la faccia di bronzo quindi ha il coraggio di fare delle cose che sono moralmente inaccettabili e di farle con una naturalezza sconcertante, con una naturalezza che sembra strana agli occhi delle persone normali:

Ma guarda che faccia di bronzo!

E’ questa la frase che viene spontanea di fronte a queste persone.

Notate poi come le parole sfrontatezza, spudoratezza e sfacciataggine, iniziano tutte con la lettera “s” e questo si fa spesso quando si vuole indicare la mancanza di qualcosa. In questo caso quello che manca è il pudore (le persone spudorate), la fronte (le persone sfrontate) e la faccia (le persone sfacciate).

Il senso è sempre negativo ovviamente. Si tratta di apprezzamenti, di giudizi rivolti a persone che stupiscono in negativo per come reagiscono in specifiche circostanze.

Si vuole pertanto comunicare una qualità morale negativa; questo senza dubbio.

Volevo poi soffermarmi sulla preposizione semplice “di” presente nell’espressione “avere la faccia di bronzo”: “di bronzo”: è la faccia ad essere “di bronzo”.

Usiamo questa preposizione perché in genere indichiamo un materiale: la faccia è fatta di bronzo. Così come il tavolo è fatto di legno, il maglione è di lana e il cucchiaio è di ferro.

Nelle espressioni idiomatiche si usano spesso le preposizioni semplici. Ognuna ovviamente ha le sue caratteristiche. Poi ce ne sono moltissime di espressioni che contengono la parola “faccia”.

Vediamo ad esempio che l’espressione “avere una faccia da schiaffi” contiene la preposizione “da”. La faccia da schiaffi è una faccia che merita schiaffi, una faccia che merita di essere schiaffeggiata. Qui usiamo “da” perché è come dire: questa ragazza è da baciare, questa persona è da conoscere, questo bambino è da apprezzare per la sua generosità eccetera.

Poi c’è anche “Stare faccia a faccia” in cui si utilizza la preposizione “a”;

Dire qualcosa in faccia a qualcuno” utilizza la preposizione “in”;

poi c’è anche “per la tua bella faccia” in cui si utilizza “per”;

Diciamo che in generale ascoltare le spiegazioni delle idiomatiche è un modo interessante per capire come si usano le preposizioni semplici.

Vediamo alcuni esempi di utilizzo dell’espressione di oggi: “avere la faccia di bronzo

Ammettiamo ad esempio che mio figlio faccia un dispetto, una marachella, cioè un dispetto, uno scherzo, un atto di furbizia ad esempio. Io, che sono il padre, mi accorgo di questo, lo vedo con i miei occhi, io mi accorgo di questa marachella, e lui, mio figlio, nonostante tutto, nega. Lui dice: “non è vero papà, non sono stato io. Io non ho fatto nessuno scherzo”, dice mio figlio guardandomi dritto negli occhi con una espressione seria.

Hai proprio una faccia di bronzo“, gli rispondo io.

Quello che sto dicendo a mio figlio è che lui ha il coraggio di negare, ha il coraggio di dire che non è stato lui a fare questa marachella, nonostante che io lo abbia visto con i miei occhi.

Ha proprio una faccia di bronzo mio figlio, proprio una bella “faccia tosta“.

Questo è un altro modo molto usato per esprimere lo stesso concetto: “quella faccia tosta di mio figlio ha negato di aver fatto una marachella!”.

Quando dico una marachella voglio dire una cosa poco grave, un atto poco lecito ma in fondo non cattivo.

La “faccia tosta” quindi è la stessa cosa della “faccia di bronzo“. La faccia tosta è più familiare, si usa più spesso in famiglia, mentre la faccia di bronzo è un pochino più ricercato.

Si sta però sempre parlando di persone sfrontate, sfacciate. Ci sono in realtà delle differenze tra avere una faccia di bronzo e essere sfacciati, spudorati e sfrontati. Anche se questo non lo troverete nei dizionari provo a  darvi una spiegazione facendo alcuni esempi.

Nel caso di mio figlio e dell’esempio precedente non userei il termine “spudorato” perché i bambini, almeno fino ad una certa età, diciamo fino alla soglia dei 3 o quattro anni possiamo dire che non hanno un vero senso del pudore. Solo più tardi nasce nel bambino il desiderio di un minimo di intimità. Il pudore infatti non è esattamente come la vergogna. Il pudore è, possiamo dire,  il senso di intimità fisica di una persona.

Spieghiamo innanzitutto quindi la differenza tra vergogna e pudore.

Intorno ai 3, 4 anni i bambini iniziano ad acquisire consapevolezza di sé stessi e a capire diciamo i confini e le differenze tra il proprio corpo e quello degli altri. Il pudore inizia quindi a svilupparsi proprio durante questa presa di coscienza. La vergogna invece è più generale come concetto: si può provare vergogna per mille motivi diversi, non solo per motivi legati al proprio corpo ed ai propri sentimenti.

Un ladro ad esempio potrebbe pentirsi di aver rubato e provare vergogna: il ladro si vergogna, prova vergogna per aver rubato.

Allo stesso modo un politico corrotto si può pentire, anche lui, potrebbe provare vergogna per il suo passato da corrotto. Questo non accade mai nella realtà ma sarebbe sicuramente una buona cosa se ogni tanto accadesse!

In tali rarissimi casi il politico, come il ladro, prima di pentirsi non ammette naturalmente le sue ruberie. Non ammette di aver rubato prima del pentimento. Nega sempre, anche di fronte all’evidenza, anche cioè quando è evidente: e ci vuole una bella faccia tosta sicuramente per negare anche davanti all’evidenza. Ci vuole una bella faccia di bronzo!

Poi il politico si pente, ammette di aver sbagliato e si vergogna del suo passato. Non posso certamente dire che prova pudore del suo passato! Quindi la vergogna e il pudore non sono la stessa cosa.

La sfrontatezza è come abbiamo visto, anch’esso un termine simile, ma essere una persona sfrontata è peggio che avere semplicemente una faccia di bronzo. Il comportamento di una persona sfrontata è non solo sfacciato, ma è anche irriverente e insolente poiché si manca di rispetto alle persone.  E’ anche un atteggiamento arrogante, perché esprime un senso di superiorità nei confronti del prossimo. Lo sfrontato è arrogante perché non tiene in nessun conto di suggerimenti, proposte o richieste che arrivano dalle altre persone. E questa arroganza si manifesta con un costante disdegno e con una irritante altezzosità. Una persona sfrontata pertanto è anche altezzosa, una persona cioè boriosa, piena di boria e presunzione, specialmente nei rapporti sociali, nelle relazioni con le altre persone: “io sono meglio degli altri!”

Avere la faccia di bronzo abbiamo detto è meno familiare di avere la faccia tosta, che è più familiare. C’è un modo poi ancora più in uso in famiglia, un modo un po’ sgarbato, un po’ maleducato ed anche offensivo. Stiamo parlando di “avere la faccia come il sedere” oppure “avere la faccia come il culo“, dove,  la parola “culo” come tutti voi saprete, rappresenta il sedere, anche se questa (culo) è una parolaccia usata in molti modi diversi nella lingua italiana. Potrei dedicare un episodio di un paio d’ore a riguardo 🙂

Infine la “sfacciataggine” è, secondo me, meno grave della sfrontatezza e leggermente diverso anche dalla  spudoratezza. Il pudore è più intimo e pertanto non avere pudore (cioè essere spudorati) sembra a prima vista più grave di essere sfacciati.

Ad ogni modo queste riflessioni piene di particolari che vi sto facendo devono servire solamente a farvi riflettere un po’ sui termini e soprattutto ad esercitare l’ascolto. Magari adesso ricorderete meglio il significato dell’espressione di oggi: “avere la faccia di bronzo”.

Esercitiamo la voce invece adesso: un piccolo esercizio di ripetizione, che ne dite?

Bronzo

Faccia di Bronzo

Avere la faccia di bronzo

Hai proprio una faccia di bronzo!

Io non ho la faccia di bronzo, sono molto timido!

Grazie a tutti anche delle vostre generose donazioni e ci vediamo il prossimo episodio di Italiano Semplicemente.

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Essere in gamba

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Pubblichiamo questo episodio per rispondere ad una domanda di Eduardo

Trascrizione

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Ciao, sono Ludovica. Oggi con me ci sono mia figlia Bianca e la sua amica Dana. Stanno facendo i compiti insieme…

Mamma il nostro progetto sulle risorse energetiche è piaciuto molto al professore.

Brave, siete proprio delle ragazzine in gamba!

Come si capisce l’espressione “essere in gamba” in questo senso significa essere bravi, capaci, un po’ in generale ed è usato con valore attributivo cioè che qualifica la persona a cui si riferisce.

Ma perché in gamba? che c’entrano le gambe con l’essere bravi?

In effetti quello appena descritto è una derivazione del significato originario della formula, quello che indica chi gode di buona salute: chi sta male è spesso costretto a letto e le gambe non le può utilizzare.

In quest’ambito l’espressione viene usata anche come augurio di di pronta guarigione: si dice “in gamba mi raccomando” come per dire “guarisci presto” oppure in generale “stammi bene”.

Capito che c’entrano le gambe?

Sì per tornare a rialzarsi e tornare in forma.

Esatto, per rimettersi in buona salute e poter stare in piedi per conto proprio.

Quindi se mi rialzo sulle mie gambe posso ricominciare a fare le cose da sola senza l’aiuto di nessuno e tornare ad usare le mie capacità”.

Sì. Come si vede il significato principale dell’espressione essere in gamba si estende all’altro figurato di persona di valore, con delle capacità, intelligente ed efficiente.

Una persona in gamba é una persona dotata di abilità,che è grado di reggersi in piedi ed affrontare le difficoltà in autonomia.

Che dite, ripetiamo di insieme? Dai…

Ho finito tutto il lavoro, ammettilo, sono in gamba!

Ma sei davvero in gamba! Hai vinto ancora!

Lui è proprio in gamba, lo assumeremo certamente.

Dateci un’altra possibilità, noi siamo in gamba!

Visto che voi siete tanto in gamba, aiutatemi..

Loro sono più in gamba di noi in questo lavoro.

Ok, amici. Vi saluto per ora.. ah, in gamba eh!

19^ lezione di Italiano Professionale: I verbi da usare durante una presentazione (estratto)

Audio (estratto di 5 di 60 minuti)

Descrizione

In questa lezione spieghiamo i verbi più adatti da utilizzare in una presentazione personale o aziendale. Si analizzano le differenze tra i vari verbi, quali preferire e il perché. Ringraziamo con affetto chi ci ha aiutato a realizzare questa lezione: Ulrike (Germania), Mohamed (Egitto), Jasna (Slovenia), Ramona (Libano), Bogusia (Germania) e Ivan (Brasile)

lezione_19_immagine

italiano dante_spunta I verbi da utilizzare durante una presentazione.
portogallo_bandiera Os verbos a serem usados durante uma apresentação
spagna_bandiera Los verbos que se utilizarán durante una presentación
france-flag Les verbes à utiliser lors d’une présentation
flag_en The verbs to be used during a presentation
bandiera_animata_egitto

الأفعال التي سيتم استخدامها أثناء العرض التقديمي

russia Глаголы, которые будут использоваться во время презентации
bandiera_germania Die Verben, die während einer Präsentation verwendet werden sollen
bandiera_grecia Τα ρήματα που πρέπει να χρησιμοποιούνται κατά τη διάρκεια μιας παρουσίασης

 

Il bambino farfalla: una storia emozionante. Ripasso verbi professionali (1-25)

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Trascrizione

Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente voglio raccontarvi una storia.

Durante questa storia vedremo alcuni termini e verbi particolari ed anche qualche espressione italiana. Inoltre faremo un ripasso di alcuni verbi professionali che abbiamo imparato finora nel corso di Italiano Professionale. Alla fine di questo episodio vi ripeterò brevemente tutte le frasi in cui ho utilizzato i verbi spiegati nel corso di Italiano Professionale.

Si tratta di una storia a lieto fine che ha come protagonista un bambino originario della Siria che aveva una brutta malattia. Il protagonista di questa storia è quindi un bambino siriano.

Quando si parla di storie a lieto fine significa che le storie finiscono bene, che hanno una fine lieta, cioè positiva, piacevole. Una fine lieta è un lieto fine. Fine è una parola, un sostantivo italiano che è sia femminile che maschile: la fine, il fine.

La storia però iniziava veramente male. Il bambino infatti aveva una bruttissima malattia genetica.

Per causa di questa malattia il bambino aveva perso quasi tutta la pelle. La malattia gli provocava enormi sofferenze naturalmente ed era continuamente a rischio infezione. Come potete immaginare il dolore era insopportabile.

I medici così, per poter alleviare le sofferenze a questo bambino  decisero di provocargli il coma. Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori, renderle più lievi (alleviarle), renderle più tollerabili; attenuarle quindi.

Successivamente, i medici gli hanno trapiantato della pelle nuova. Ora il bambino è tornato a scuola e ha una vita normale.

È proprio una bella storia, anzi bellissima direi. Il protagonista è un bambino siriano di 9 anni.

Non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania con la sua famiglia numerosa. Bensì è una congiunzione poco usata, soprattutto dagli stranieri. Equivale a “ma”, “invece”, “anzi”, e si usa quando in precedenza abbiamo usato una negazione: non viveva in Italia, né in Siria, bensì in Germania.

Il bambino che viveva in Germania soffriva di una rara malattia genetica, una malattia dei suoi geni. Il gene è l’unità fondamentale degli organismi viventi. Tutti gli esseri viventi, non solamente gli esseri umani hanno i geni, ed i geni umani vengono ereditati dai nostri genitori. Non si tratta quindi di una malattia contratta per contagio ma di una malattia ereditata.

Fino a due anni fa non era possibile curare questo bambino e come lui tutti gli altri bambini con questa rara patologia.

La sua pelle era fragile come le ali di una farfalla. I bambini come lui sono anche chiamati “bambini dalla pelle di cristallo” o appunto “bambini farfalla”. Questo perché la loro pelle è così delicata che è sufficiente un minimo contatto, basta un minimo contatto per creare delle dolorose lesioni, delle ferite sulla pelle.

I “bambini dalla pelle di cristallo”: Il cristallo è un particolare tipo di vetro, un vetro particolarmente delicato e prezioso.

Il bambino siriano stava morendo, aveva di fatto perso quasi tutta la pelle. Spesso aveva anche infezioni come potete immaginare: le infezioni erano all’ordine del giorno. E quando qualcosa è all’ordine del giorno significa che possono accadere e di fatto accadono più o meno tutti i giorni.

Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma. Lo stato di coma consiste in uno stato di assenza di coscienza, uno stato di incoscienza. Chi è in coma pertanto è incosciente, non è consapevole  del suo stato e pertanto non avverte neanche alcun dolore. In uno stato di coma i pazienti sono in uno stato di sonno profondo dal quale sembra non essere in grado di svegliarsi. Così i medici gli hanno procurato uno stato di coma. In questo caso il verbo procurare equivale a provocare e anche a indurre: I medici gli hanno provocato, gli hanno indotto, gli hanno procurato uno stato di coma. Un coma pertanto che possiamo chiamare farmacologico, vale a dire non un coma naturale, ma un coma indotto da farmaci, provocato cioè da farmaci.

In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere meglio tenute sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici. Le infezioni avvengono quando dei batteri o dei virus entrano nel nostro organismo.

La pelle del bambino però doveva essere curata e così il bambino è stato sottoposto ad un trapianto di pelle. E tutto questo è merito della ricerca italiana, che ha permesso di poter produrre in laboratorio una pelle nuova per il bambino. Una pelle che è stata quindi “coltivata” in laboratorio, all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico. Una pelle coltivata che è stata corretta dal difetto genetico.

Si parla di pelle “coltivata”, proprio come si usa dire per i terreni e per le piante o anche per gli orti. Una pelle quindi cresciuta in laboratorio, coltivata in laboratorio.

Per quanto riguarda la cura, si tratta di una terapia genetica condotta con cellule staminali epidermiche: la cura è stata condotta con delle cellule staminali epidermiche, cioè cellule dell’epidermide, altro nome della pelle: epidermide. Questo nuovo derma – altro nome ancora della pelle: il derma – è stato quindi trapiantato su gran parte del corpo del bambino. Potete immaginare la difficoltà di questo intervento. Con la parola “trapianto” in genere si indica un intervento chirurgico che prevede la sostituzione di un organo ma in realtà possiamo usarlo anche con i tessuti, come appunto la pelle, che è, tra le altre cose, un vero organo, come il cuore o i polmoni. La pelle, pensate un po’, ricopre una superficie di circa due metri quadrati.

L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano comunque è perfettamente riuscito. Ho detto infatti che la storia è una storia a lieto fine, e per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna quindi vedere la fine della storia. Si tratta del primo intervento in assoluto di questo tipo, ed è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.

Oggi il bambino sta bene, è tornato fortunatamente un bambino come tanti, che può giocare e divertirsi normalmente. I medici quindi sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione dopo essersi assunti le responsabilità per questo intervento. Spesso non riusciamo ad apprezzare adeguatamente la normalità con i nostri figli.

Facciamo ora un breve esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me per esercitare la pronuncia.

Si tratta di una storia a lieto fine.

Una malattia genetica

Alleviare le sofferenze

Bensì

Il bambino non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania

Geni, genetica, genitori

Un coma farmacologico

Procurare un coma farmacologico

Pelle, epidermide, derma

Cellule staminali

Coltivare cellule staminali

Coltivare cellule staminali epidermiche

Bene ragazzi spero abbiate gradito questa storia e che abbiate imparato nuovi termini del vocabolario italiano. Su Italiano Semplicemente facciamo spesso storie di questo tipo e ne faremo ancora. Uno dei segreti per imparare una lingua è, non dimentichiamolo mai, provare emozioni, (vedi le sette regole d’oro) ed anche per questo ho scelto questa storia che ritengo veramente emozionante.

Se volete migliorare il vostro italiano ad un livello professionale continuate ad ascoltare le storie di Italiano Semplicemente e non voglio liquidarvi senza ricordarvi che esiste anche un corso di Italiano Professionale che inizierà ufficialmente nel 2018, intorno al mese di marzo.

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I verbi professionali incontrati in questa lezione sono i seguenti:

 

1) rendere: Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori

2) avvalersi: Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici,

3) adoperarsi: medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma.

4) disporre: In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere tenute meglio sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici.

5) commissionare: La  pelle è stata coltivata in laboratorio all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico.

6) predisporre: L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano è perfettamente riuscito.

7) valutare: per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna vedere la fine della storia.

8) eseguire: l’intervento è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.

9) adempiere: I medici sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione

10) assumere: I medici si sono assunti le responsabilità per questo intervento.

11) liquidare: non voglio liquidarvi ma adesso è veramente terminato l’episodio.

Ciao a tutti

Che sarà mai

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Descrizione

Una espressione informale simile a “capirai” ed anche a “figurati”. Una domanda? Oppure una esclamazione. Episodio senza trascrizione.

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25 – I verbi professionali: COMMISSIONARE

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Trascrizione

Benvenuti a questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Il verbo n. 25 è il verbo COMMISSIONARE. Un verbo molto usato in ambito lavorativo.

Vi dico subito il significato del verbo: commissionare significa “dare ordine o incarico di eseguire un lavoro, di compiere una prestazione o di fornire una merce“.

Bene, cominciamo a spiegare dunque.

Commissionare viene da commissione.

Cos’è una commissione? Una commissione è un incarico. Una commissione è un mandato. Questo significa che la commissione non è un oggetto, non è una cosa che si tocca, una cosa tangibile. Una commissione è un qualcosa che si consegna a qualcun altro, è qualcosa che si dà a qualcun altro, pur non essendo tangibile

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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