Consigli utili per fare una buona presentazione in pubblico

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Introduzione di Giovanni

Buongiorno a tutti.
Oggi vorrei provare ad usare alcuni dei verbi professionali del corso e le frasi ideomatiche adatte per descrivere qualche nuova idea in una presentazione. Immaginiamo di aver gia fatto una introduzione e che gli ascoltatori abbiano anche capito quali saranno i punti salienti e più importanti per loro e che abbiano ben capito anche la struttura ed i tempi della presentazione.
Molto spesso chi presenta inizia subito la presentazione con il primo punto della scaletta. Secondo me, non è detto che questa sia sempre la strategia migliore. Mi spiego meglio.
Ritengo che prima di iniziare il discorso principale sia molto utile concedere la parola alla platea.

Ritengo sia sufficiente chirdere ai partecipanti di presentarsi ed esprimere le loro aspettative sulla presentazione. In questo modo gli obiettivi di ogni partecipante saranno più chiari e la presentazoiine sarà sicuramente orientata su dei binari più confacenti alle aspettative della platea. Anche chi presenta ha bisogno di essere orientato.
Se la presentazione non è così lunga, a volte serve fermarsi un attimo e porre la propria mente alle osservazioni importanti del pubblico. E’ molto probabile che già dopo l’introduzione sia ben chiaro chi, tra il pubblico partecipante sarà tra le persone più e meno entusiaste e partecipative delle altre.
Un relatore con una certa esperienza è in grado di identificare subito le persone più attente, quelle che faranno domande e anche quelle su cui si potrà contare nel caso di bisogno: si tratta di leggere alcuni segni non verbali del loro coinvolgemento, ad esempio se rivolgono tutta la loro attenzione a chi presenta.
Durante la presentazione il loro apporto potrebbe essere molto gradito.

Ad esempio, se chi presenta dovesse chiedere un parere su un argomento, loro sarebbero i primi ad avviare una discussione costruttiva.
Un’altra categoria ben definita di partecipanti sono coloro chi ci aiutano a raggiungere più facilmente l’obiettivo della nostra presentazione.

Queste persone sono quelle che con i loro interventi dimostrano d’essere più informati degli altri, e questo può avvalorare gli assunti esposti durante la presentazione qualora incontrino il loro consenso.
Anche quando si espongono delle difficoltà o dei punti critici, il loro contributo può essere importante in termini di delucidazioni aggiuntive.
In conclusione vorrei anche condividere con voi un problema abbastanza frequente nel. Corso di seminari, incontri e tavole rotonde. Mi riferisco all’eventualità improvvisa di dover ridurre la presentazione all’ultimo momento e dover quindi raccontarla per sommi capi.

Se colui che presenta possiede abbastanza esperienza nei discorsi pubblici, sa certamente dove andare a parare, ma
Accade spesso che quando le presentazioni si susseguono una dietro l’altra, ci possono essere ritardi non programmati. Questo è una eventualità alla quale occorre prepararsi in anticipo, ma se avete bene in mente la gerarchia dei contenuti, potete anzi dovete saltare qualche parte della presentazione. Ad onor del vero sarebbe ancor meglio valutare se sia il caso di lasciare anche il tempo per rispondere alle domande dopo una breve presentazione. E non abbiate paura che una domanda pericolosa possa capitarvi tra capo e collo all’improvviso. Può capitare e non c’è nulla di strano.

Tenete presente che una domanda di questo tipo, sebbene possa mettervi in difficoltà, può risvegliare l’attenzione del pubblico. Valutate questo fatto con attenzione e vedrete che anche questa può essere un’occasione per voi.

Poi non è mica possibile sapere tutte le risposte.
Fatevene una ragione e prendetela con filosofia. Questo atteggiamento gioverà molto alla vostra tranquillità.

Conclusione di Giovanni

Vita da cani – episodio di ripasso

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Introduzione di Giovanni.

André Arena: Buon giorno da André Arena da Brasile. Qual è l’estremo dell’imbecillità dell’essere umano? In Brasile, il personale di sicurezza di un negozio di una grande catena internazionale di supermercati, è accusato di aver ferito e ucciso un cane. Le immagini disponibili, pubblicate *su Facebook* mostrano l’animale con le zampe posteriori ferite e segni di sangue sul pavimento. Qualche giorno fa, il cane veniva addirittura nutrito da alcuni collaboratori del supermercato, ma la squadra di sicurezza dell’esercizio commerciale è stata informata di una visita prevista nel negozio da parte del direttore. Pare che al personale di sicurezza sia stato stato chiesto di fare una “pulizia” del luogo e, in conseguenza si ciò, vuoi per essere sicuri di aver capito bene il concetto di pulizia, vuoi per non avere preoccupazioni, povero animale sia stato bastonato senza pietà fino alla morte.
La legge brasiliana sui reatiambientali considera un crimine la pratica di abuso, maltrattamento, ferimento o mutilazione di animali e può portare ad una pena detentiva da tre mesi ad un anno, oltre che a una bella multa salata.
Speriamo veramente che sia applicata, a prescindere da chi commetta il crimine. Se andrà come deve andare, male che va I colpevoli si faranno tre mesi in gattabuia.

Chiusura di Giovanni

André Arena, Il corrispondente dal Brasile di Italiano Semplicemente

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Macché

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, un episodio veloce oggi per spiegare una parolina: “macché”.

Mi voglio ricollegare all’episodio in cui è stata spiegata l’espressione “ma di che!” che come abbiamo visto ha più di un significato e utilizzo. Molto simile è l’espressione (composta da una singola parola): macché!

Macché è una opposizione a qualcosa, esprime una negazione.

Abbiamo visto che “ma di che” – per chi non ricorda vi invito a leggere l’episodio – si può usare anche per esprimere una forte negazione.

Ma quali sono allora le differenze con macché?

Iniziamo da una puntualizzazione.

Macché deriva da “ma che“, due parole separate, che però si usano insieme (senza attaccarle) in frasi interrogative.

Ma che (parole staccate) quindi si usa diversamente da macché.

Ma che stai dicendo?

Ma che stai scherzando?

Ma che dici, davvero?

Si tratta di frasi interrogative che esprimono anche uno stupore, una incredulità ed inoltre si tratta di vere domande.

Macché invece, con due “c” e con l’accento acuto sulla e, si usa per negare, come si è detto. Non è un semplice no, ma un no più convinto, equivale a “proprio no!“, “neanche per idea“, neppure per idea“, “ma no!, cosa dici“.

La differenza rispetto a “ma di che” è che “ma di che” si utilizza per affermare la propria opinione, si usa per rimarcare la contrapposizione tra due idee: tu hai un’idea e qualcuno ne ha un’altra, allora alzando la voce dico: “ma di che!” (cioè ma di che stai parlando?) una domanda che diventa una esclamazione come abbiamo visto.

Macchè invece si usa prevalentemente per dire qualcosa che non è una opinione, ma una verità assoluta. Solitamente si usa quando si parla del passato, per smentire seccamente qualcosa, per dare un’informazione più che un’opinione.

Alcune volte il confine tra macché e “ma di che” è molto sottile, ma nel caso di opinioni è più facile trovare “ma di che” mentre nel caso di informazioni è più facile trovare macché.

Perché la linea è sottile? Perché a volte può crearsi il dubbio su quale delle due espressioni usare?

Il motivo è che anche macché, come “ma di che”, ha un contenuto emotivo. In entrambe le espressioni chi parla non solo comunica un’informazione o un’opinione, ma anche un’emozione. Ci sono dei casi in cui è possibile avere il dubbio su quale usare, mentre in altri casi meno. Quando non si tratta di un’opinione, non abbiamo nessun dubbio: usiamo macché, che comunica sempre una contrarietà, una sensazione di opposizione all’argomento, alla frase che si sta negando. Spesso si esprime anche dispiacere o rammarico, o rassegnazione.

Domanda: E’ arrivata la lettera?

Risposta: macché!

La lettera non è arrivata e questo non mi rende felice. Non è una bella notizia. Non è un’opinione la mia, ma è un fatto concreto che la lettera non è arrivata. Avrei voluto che fosse arrivata, speravo, ma purtroppo non lo è. Vediamo quando si può creare il dubbio:

Mamma ha detto che la lettera è arrivata!

Risposta: macché!

In questo caso la risposta è sia un’opinione (infatti mamma ha una diversa opinione dalla mia) sia una negazione convinta. In questo caso avremmo potuto dire anche “neanche per idea!, “non è vero!“, oppure “ma di che“, sebbene forse quest’ultima è un po’ esagerata in questo caso. Non c’è uno scontro diretto tra due opinioni infatti. Un altro esempio:

Secondo me Giovanni è stanco di fare episodi per Italiano Semplicemente!

Macché stanco, lui è un vulcano inesauribile di idee ed è anche molto motivato, come ti viene in mente?

In questo caso lo stesso è una opinione, ma possiamo usare “macché”, perché come prima non è uno scontro diretto con chi parla, e poi si esprime comunque una forte convinzione. Infine possiamo aggiungere “stanco”, possiamo dire: “macché stanco“, sottolineando la cosa che stiamo negando. Questo non possiamo farlo con “ma di che”, che invece sottolinea di più la contrapposizione, e direi meno il convincimento.

Macché in generale si utilizza di più per parlare di fatti, di cose accadute, e questo lo rende più convincente.

Notate che quando si tratta di eventi passati e stiamo dando un’informazione, come abbiamo detto con “macché” vogliamo comunicare a volte un dispiacere, altre volte una contrarietà, altre un’emozione contrastante con questa verità. Invece quando usiamo “macché” per esprimere un’opinione (in uno dei casi in cui potremmo usare anche “ma di che”) sottolineiamo la negazione e non il dispiacere, l’enfasi in questo caso è sul negare quanto abbiamo sentito (macché stanco!) e non sul comunicare dispiacere o rammarico ad esempio.

Facciamo alcuni esempi (ripetete le risposta):

Hai superato l’esame oggi?

Macché! era molto complicato, dovrò riprovare tra due mesi

Oppure:

Come sta la zia? So che che sei andato a trovarla. Sta meglio dopo l’incidente che ha avuto?

Macché, non sta per niente meglio purtroppo!

Oppure:

Come mai hai quest’aria sognante? Secondo me sei innamorato di Maria!

Macché innamorato, stavo pensando alla partita di calcetto di stasera!

Oppure:

Hai visto che la Roma affronterà il Real Madrid in finale? Vincerà la Roma secondo te?

Macché, faremo l’ennesima figuraccia, vedrai!

Quindi ricapitolando: macché esprime una forte negazione e si può usare in due casi: o per negare un avvenimento, qualora qualcuno ci faccia una domanda e noi dobbiamo rispondere negativamente con contrarietà, dispiacere, rassegnazione o rammarico, oppure quando si utilizza per dare un’opinione, analogamente a “ma di che“, ma quando il confine tra l’opinione e l’informazione è sottile, oppure quando la circostanza non è così oppositiva tra due opinioni diverse da giustificare l’utilizzo di “ma di che”, che infatti è molto forte, spesso anche segno di maleducazione. “Macchè” in questi casi è una risposta anche più convinta, equivale a “no, credimi!“, “sei fuori strada“, e frasi di questo tipo. Anche macché, questo è importante dirlo, è una espressione informale.

In contesti formali potreste dire:

Non direi, piuttosto credo sia vero il contrario!

Non mi sento di sottoscriverlo, tutt’altro direi!

Questo non corrisponde alla verità!

Infine come abbiamo detto “macché” consente di aggiungere qualcosa dopo, cioè ciò che si sta negando: macché stanco, macché allegro, eccetera.

A proposito di contesti formali, nel corso di Italiano Professionale è prevista una lezione interamente dedicata a come esprimere assenso e dissenso (cioè accordi e disaccordi) in contesti lavorativi. Se siete interessati potete fare richiesta di adesione all’associazione Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti da Giovanni ed alla prossima

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Ma di che!

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Video con sottotitoli

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Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com oggi è lunedì e come tutti i lunedì vi spiego una espressione tutta italiana. L’espressione di oggi è “ma di che!“.

Siamo nell’ambito della comunicazione informale, del linguaggio di tutti i giorni, ed in questo caso si tratta anche di una esclamazione.

Ma di che!

Sì scrive col punto esclamativo come tutte le esclamazioni.

Andrè: scusa, ma di che si tratta?

Bravo, bella domanda Andrè. Ma di che si tratta? Non è questo però il modo di usare l’espressione di cui voglio parlarvi oggi. Per come hai usato tu le parole “ma di che” non si tratta di una vera “espressione”, di un’esclamazione. Infatti la congiunzione “ma” ha un significato diverso. Nel tuo caso “ma” indica incertezza, dubbio, indica una richiesta di chiarimento da parte mia.  “Ma” può anche essere usata però per fare un’obiezione:

Ad esempio abbiamo fissato un appuntamento per oggi pomeriggio ed io ti dico: ci vediamo domani allora?

Tu potresti rispondermi: ma l’appuntamento non era per domani?

Oppure semplicemente:

Ma che stai dicendo?

Sì può usare in diverse modi quindi.

L’espressione di oggi poi, (ma di che!) intesa come esclamazione, si può usare in particolare in due occasioni e modi totalmente opposti tra loro.

L’episodio di oggi, è bene sottolinearlo, è utile per fare un approfondimento su alcuni aggettivi, usati per descrivere uno stato d’animo particolare. Uno “stato d’animo” indica come ci sentiamo in quel momento, indica il nostro “stato” nel nostro animo: tristezza, felicità, eccetera. Vedremo tra poco di quale stato d’animo stiamo parlando.

Vediamo comunque quali sono le due modalità opposte di usare questa frase come esclamazione:

Nel primo caso si tratta di una forma di gentilezza e nel secondo caso di un segnale di eccessiva confidenza, spesso anche di maleducazione.

Vediamo prima il caso della gentilezza.

Sapete che quando qualcuno vi ringrazia, vi porge i suoi ringraziamenti, voi potete rispondere in diversi modi: prego, figurati, non preoccuparti, non c’è problema, che sarà mai, oppure se si dà del lei: si figuri, non si preoccupi.

Volendo quando una persona vi ringrazia potete anche dire:

di che!

È un modo per sottolineare che la cortesia fatta non è costata fatica, ed è un gesto di cortesia, di educazione.

Una forma analoga è:

e di che?

Stesso significato ma volendo anche con la forma interrogativa. Ovviamente pur essendo sotto forma di domanda, non è una vera domanda.

Oppure ancora:

Ma di che!

Questa forma (con ma) sottolinea ancora di più che non c’è da ringraziare, che il favore fatto è poca cosa, poco importante. Aggiungere “ma” dà all’esclamazione un tono di protesta, una protesta “gentile” comunque che ha come fine non mettere in imbarazzo la persona, non farla sentire in debito, cioè come se dovesse restituire il favore.

Sono possibili anche forme combinate:

Ma di che, figurati, per così poco!

Ok? Quando diciamo “di che” è come se la frase fosse stata abbreviata, accorciata. Come dire:

Ma di che/cosa mi stai ringraziando?

La frase “ma di che” è equivalente a “ma di cosa“: “cosa” al posto di “che” è meno informale. Potete usarla anche con persone che non conoscete. Anche in occasioni importanti, senza problemi.

Usare “che” invece è un pochino più di uso familiare.

Dicendo quindi “ma di che” intendiamo dire: perché mi ringrazi? Di cosa mi ringrazi, di che mi ringrazi? La parola “ma” ha come abbiamo detto solo un senso di dare enfasi, serve solamente per dare più forza alla frase, ed allo stesso tempo c’è una obiezione “gentile”, come abbiamo sottolineato prima.

Passiamo invece alla seconda circostanza, quando l’espressione “ma di che” è invece segno di maleducazione.

Questa espressione la potete sentir utilizzare dagli italiani quando si vuole dire una cosa abbastanza simile:

Cosa stai dicendo?

Il significato però non è quello di chiedere una spiegazione. Non è quello di mettere a proprio agio la persona, non c’è nessuna obiezione “gentile”. Stavolta l’obiezione è una forte obiezione, c’è adesso una ricerca dello scontro.

Ancora una volta non si tratta di una domanda, ma di una esclamazione.

Può anche significare semplicemente:

No!

Ma generalmente qualcosa di simile ma non esattamente un no!

Qualcosa più simile a:

Che stai dicendo? Ciò che dici è falso, ciò che dici è assurdo, quello che stai dicendo non è la verità, oppure: non è come pensi tu, stai veramente lontano dalla realtà dei fatti. E’ una obiezione vera e proprio, si vuole contrapporre la propria opinione an quella dell’altro, cercando di far prevalere la propria in modo arrogante e anche presuntuoso a volte.

Sono veramente tante le circostanze in cui possiamo usare una frase oppositiva di questo genere, anche se spesso (quasi sempre) non esiste una vera necessità di essere arroganti e maleducati.

In tutti questi casi stiamo discutendo con una persona, ciascuno dice la sua opinione a proposito di un qualsiasi argomento. Se io non sono d’accordo posso esprimere il mio dissenso in moltissimi modi diversi. L’espressione che decido di utilizzare per rispondere dipende da ciò che per me è più importante comunicare in quel momento.

Spesso le espressioni che si usano sono quelle che sono allo stesso tempo brevi ed insieme ricche di significato.

Se dovessimo sostituire una risposta di questo tipo (ma di che!) con un’altra dovremmo fare discorsi più lunghi, spiegare bene, stare attenti anche alle parole che usiamo. Ma quando siamo arrabbiati non abbiamo né tempo né bisogno, né voglia di farlo. Ci serve qualcosa di veloce, che arriva subito all’orecchio e magari accompagnare il tutto con un gesto.

Facciamo un esempio:

Arrivate a Roma con la vostra macchina e cercate un parcheggio perché volete visitare il Colosseo.

Sapete che non è facile parcheggiare a Roma. Vedete però un parcheggio libero, state per entrare ma subito viene velocemente occupato da un’altra automobile. Allora tutto arrabbiato scendete dalla vostra auto e dite: quel parcheggio era mio, stavo parcheggiando io!

E il guidatore dell’altra automobile vi risponde:

Ma di che! Il parcheggio era libero!

Ecco, questo tipo di risposta può capitare spesso. E’ come dire: “di che stai parlando?” “non è vero!“. Risposte simili sarebbero:

  • Non è affatto vero!
  • Cosa stai dicendo?
  • Sei pazzo?
  • Ti rendi conto di cosa stai dicendo?

A Roma, è bene puntualizzarlo, potreste ascoltare anche:

Ma de che!

Con “de” e non “di”. La pronuncia tipica dei romani si legge poi in un modo particolare: “madde che!”.

E’ una risposta sgarbata comunque, non è un semplice:

Scusi, credo che lei si sbagli!

Questa risposta, molto più educata direi, benché equivalente dal punto di vista del messaggio di fondo, non è equivalente dal punto di vista complessivo del messaggio che viene trasmesso. In “ma di che” c’è più convinzione, più trasporto emotivo, ma anche più maleducazione. C’è nervosismo anche (a Roma, soprattutto gli automobilisti sono molto nervosi), non c’è rispetto per l’altro, non c’è la voglia di ascoltare le ragioni altrui, ma c’è invece voglia di discutere, e a volte di litigare. Raramente anche quella di arrivare alle mani!

Questo tipo di frase: “ma di che!” si pronuncia spesso con un tono arrabbiato, e come dicevo spesso accompagnato da un gesto di stizza, come a rimarcare, come a sottolineare ancora di più la contrapposizione tra le due opinioni, i due punti di vista.

Un “gesto di stizza” è un movimento (in questo caso fatto con la mano) che esprime una arrabbiatura, una collera, una irritazione, una stizza appunto; una collera non violenta ma improvvisa e scontrosa, che nasce da un sentimento di scontentezza, di contrarietà, di fastidio. Un gesto di stizza è un gesto stizzito (si dice anche così) e le stesse persone che fanno un gesto di stizza possiamo dire che sono persone stizzite (attenzione alla pronuncia di “stizza” e “stizzito“, la zeta è sorda, come “pazzo“, e non come pranzo o razzo.

Questo aggettivo si usa per indicare che una persona è vivamente irritata, per qualcosa che l’ha infastidita o contrariata (non cose gravi). si dice anche che la persona è risentita, seccata.

Il gesto di stizza che accompagna questa espressione lo potete vedere sul sito italianosemplicemente.com, all’interno dell’episodio dedicato a questa espressione. Si tratta di un movimento con la mano, che gli italiani usano qualche volta per comunicare questo tipo di sentimenti.

Bene ragazzi, l’episodio finisce qui, avete visto che lo stato d’animo di cui parlavamo all’inizio dell’episodio è descrivibile in moltissimi modi diversi: collera, irritazione, contrarietà, fastidio, risentimento.

Un piccolo esercizio di ripetizione ora. Riprendiamo l’esempio del parcheggio e vediamo modalità gentili contrapposte ad una frase maleducata di rispondere. Usate la frase di oggi per rispondere alla mia richiesta:

Scusi signore, credo che lei si sia confuso. Risposta: Ma di che!

Mi perdoni, le faccio notare che c’ero prima io! Risposta: Ma di che!

Chiedo scusa signore, forse lei era distratto, ma il posto in cui si è appena messo ci stavo parcheggiando io. Risposta: Ma di che!

Chiedo scusa signore, forse lei era distratto, ma il posto che lei ha appena occupato era riservato a me. Risposta: Ma di che!

Grazie a tutti per l’ascolto, grazie ai visitatori e ai donatori che permettono di sostenere Italiano Semplicemente e di non avere neanche la pubblicità sul sito. Questa è una grande cosa!

Alla fine di ogni mese decido se mettere o togliere la pubblicità per il mese successivo ed anche per il mese di dicembre ce l’abbiamo fatta! (vedi grafico donazioni)

Ho ringraziato tra l’altro i donatori con degli episodi ad hoc, è una cosa anche divertente da fare!

Un caro saluto da Roma. Io fortunatamente vengo al lavoro con lo scooter…

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Paesi e curiosità: Giappone, Spagna, Danimarca, Stati uniti, Francia e Brasile

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, oggi come promesso vorrei dedicare un episodio (questo episodio) ai donatori, ai sostenitori di Italiano Semplicemente.

Dal mese di novembre come forse sapete ho deciso infatti di togliere completamente la pubblicità dal sito.

L’ho fatto per aiutare voi stranieri a leggere con più facilità le pagine, gli episodi del sito. E per questo ho chiesto aiuto ai visitatori di compensare le entrate della pubblicità con delle donazioni personali. Ovviamente volontarie. Nessun obbligo per carità.

Ebbene qualcuno ha raccolto il mio invito, sono felice di questo e vorrei ringraziarli con questo episodio dedicato ai loro paesi d’appartenenza.

Parlo di: Giappone, Danimarca, Francia, Spagna, Brasile e Stati Uniti d’America.

Vorrei oggi parlarvi di questi paesi in un modo un po’ originale oggi. In un modo che sia utile per chi studia la lingua italiana. Dirò una curiosità anche a proposito della località da cui è arrivata la donazione. Sarà anche l’occasione per spiegare qualche termine o verbo italiano particolare. Inoltre oggi parlerò un po’ più velocemente. Quindi l’obiettivo di oggi è: imparare termini nuovi, ascoltare più velocemente e imparare qualche caratteristica e aggettivo nuovo.

Ho detto imparare nuovi “aggettivi” perché vorrei parlare delle caratteristiche di questi paesi e del carattere delle persone che vivono in questi paesi, se possibile senza cadere in facili luoghi comuni.

Un modo divertente per farlo è associare ad ogni paese un segno zodiacale. Che ne dite?

Sapete cosa sono i segni zodiacali? Sto parlando dell’oroscopo, cioè dell’astrologia (non parlo di astronomia ma di astrologia).

Detto brevemente l’astrologia e l’oroscopo sono il risultato di un insieme di credenze, per la scienza ufficiale prive totalmente di fondamento, senza validità scientifica  (cioè la scienza non riconosce l’oroscopo come parte di essa), credenza che ritiene che le posizioni e i movimenti dei corpi celesti, cioè stelle e pianeti influiscano, cioè abbiano degli effetti, delle influenze sulle persone, sui loro comportamenti, anche in base alla loro data di nascita.

C’è chi ci crede, c’è chi non ci crede, ad ogni modo a noi interessa imparare l’italiano e basta, quindi vediamo cosa succede se proviamo a fare la stessa cosa con i paesi e non con le persone.

Il Giappone ad esempio potrebbe appartenere al segno dell’Ariete: pieni di energia, dinamici, impulsivi, ma anche intraprendenti, audaci, aggressivi a volte e molto coraggiosi.

Questo potrebbe essere un profilo del giapponese tipo. Se non li avete ancora riconosciuti in questo segno, aggiungo che le caratteristiche elencate garantiscono che il gioco si svolga sempre con molto zelo e vigore. Lo zelo è una parola interessante:

Lo zelo (attenti all’articolo) è una specie di attitudine, una caratteristica, un modo di comportarsi che si manifesta soprattutto nel lavoro.

Una sollecitudine, una certa diligenza ed una precisione nell’esplicazione di un compito, di un’attività, di un dovere. Direi una abnegazione anche. In Giappone è indubbio che si lavori con zelo, ma possiamo dire anche che in Giappone si serve con zelo, ad esempio al ristorante i camerieri servono i clienti con zelo, cioè con attenzione ai dettagli, con interessamento ai clienti.

In Giappone si attende il proprio turno con zelo, si rispettano i doveri con scrupolo, cioè con molto zelo. Ci si prodiga con zelo con gli amici, si ha premura di loro, ci si impegna per aiutarli al bisogno con zelo. Questa caratteristica, lo “zelo”, nella lingua italiana comunque è spesso associata a qualcosa di negativo. In questo caso si parla di persone zelanti. Si sentono spesso frasi tipo: “guardati da certi zelanti“. Guardati, cioè stai attento, stai lontano dalle persone particolarmente zelanti.

Guardarsi da qualcuno vuol dire stare lontano da qualcuno, stare almeno attenti.

Ecco, questo zelo di cui si parla in questi casi negativi si riferisce a un impegno eccessivo, fastidioso anche, e i zelanti sarebbero persone che vogliono essere precise, precisissime e non sono molto attente ai desideri altrui. Non credo sia il caso dei giapponesi comunque. Piuttosto secondo il mio punto di vista si tratta di persone molto rispettose, e non si atteggiano mai a dimostrare di essere i migliori, sebbene forse nel loro intimo, nella loro mente i giapponesi sanno, credono di essere i migliori.

Comunque mi sono informato ed ho scoperto che a Yokohama, la seconda città giapponese, c’è un locale (un bar) che si chiama… indovinate come? Zelo!

Attenti perché alla fine vi farò alcune domande ok? Questo è anche un episodio di ripetizione e di domande e Risposte.

La Danimarca (passiamo ai danesi) invece è più facilmente associable secondo me al segno dell’acquario. Mia nonna sebbene italiana era dell’acquario quindi i danesi mi stanno molto simpatici. Perché l’acquario?

Perché migliorare il mondo è una caratteristica di questo segno.

Mia nonna sicuramente c’è riuscita poiché ha messo al mondo mia madre che a sua volta ha messo al mondo me. Ma non c’è solo questo.

La generosità è una caratteristica essenziale di questo segno (non a caso risulta tra i nostri donatori!).

Perché migliorare il mondo? Perché in Danimarca tutto funziona molto bene, e i danesi vorrebbero che questo avvenisse anche nel resto del mondo. Se possono fare qualcosa i danesi sono sempre ben disposti ad aiutare tutti, ma attenti, perché con loro non si scherza: ok la generosità, ma a condizioni ben precise! Le cose devono andare sempre in una determinata maniera. Questo è l’unico modo di dare sempre il massimo. Non si tratta di pignoleria. I danesi piuttosto sono sensibili ed empatici, ma la severità quando serve ci vuole. Le loro idee sono spesso rivoluzionarie, e non a caso la Danimarca è sempre stato un paese leader nella ricerca e nell’istruzione. La loro cultura è da sempre dedicata all’innovazione: le idee, appunto, sono prese in grande considerazione in Danimarca ed investono moltissimo in ricerca e innovazione.

Per chiunque voglia farsi influenzare dall’atmosfera danese, vi consiglio una gita in bicicletta a Silkeborg, dove potrete godere di una natura magnifica, pedalando su alcune stradine o lungo una vecchia ferrovia. Questo vi aiuterà sicuramente.

Parlo come se l’avessi fatto… ma prometto che lo farò!

Passiamo alla Francia: che ne dite del segno del Leone? Mmm… organizzazione, ideali, ispirazione. Vi dicono qualcosa questi concetti? E’ vero, la Francia si sente anche indispensabile e al centro dell’universo, ma cosa c’è di male? Magari lo sono veramente.

I francesi quindi sono organizzati e ricchi di ideali: voglio citare solamente “Liberté, Égalité, Fraternité” (cioè libertà, uguaglianza e fraternità). Tre begli ideali, tre valori, senza dubbio.

I nostri cugini francesi (li chiamiamo così noi italiani) hanno molte caratteristiche del segno del leone. Il leone è sicuro di sé e ama vivere, ama assaporare il gusto della vita: formaggi e vini ne sono una prova. La Francia poi è dinamica, ama mettersi alla prova, i francesi sono romantici e amano divertirsi. Aggiungo la creatività e la propensione al comando.

Una curiosità adesso, che riguarda SaintGélyduFesc, un comune francese nel Sud della Francia, vicino a Montpellier. Ho appena scoperto il dott. Maurice Bousquet, il piccolo dottore di Saint-Gély-du-Fesc, un medico che fu grande amico del famoso Georges Brassens, cantante e poeta francese che è venuto a mancare proprio a SaintGélyduFesc, presso il suo amico medico. Ebbene in Italia, e precisamente a Savona  andrà in scena lo spettacolo teatrale dal nome “il medico di Brassens”: sabato 1 dicembre alle ore 21 all’antico Teatro Sacco di Savona.

Passiamo al Brasile. Cosa dire del Brasile. Ci sono stato recentemente e non ho trovato cose negative. Ma quale segno zodiacale scegliere?

Proviamo con la vergine. Almeno questo dovrebbe consigliarci la data della sua fondazione. Il Brasile infatti nasce il 7 settembre 1822. Proprio quando il sole ☀ è nel segno della Vergine. Le caratteristiche del segno però mi lasciano in po’ perplesso…

Dunque il Brasile, se della Vergine, dovrebbe avere la precisione nel sangue. Eppure quando sono stato in Brasile non ho avuto questa sensazione. Il rispetto dell’orario ad esempio non mi sembra una priorità della nazione, il che detto da un italiano è solo un complimento!

Infatti mi è piaciuto tutto del Brasile, anche questo aspetto. Di conseguenza le caratteristiche della Vergine secondo me non si addicono al Brasile. Lo stesso vale per ingegno, metodo ed efficienza. Qui siamo più vicino alla Germania o alla Svizzera mi pare.

Invece modestia e umanità, altre due caratteristiche della Vergine, le ritrovo appieno nei brasiliani. Ma sono molto indeciso a dire il vero. C’è un po’ di tutto lo zodiaco nel Brasile. Potrei dire ad esempio che i brasiliani hanno non meno generosità dei danesi, ma anche molto calore, tipico dei segni di fuoco: ariete, leone e sagittario. Per non parlare dell’ospitalità, tipica caratteristica del segno della Bilancia. Potrei chiedere ad un brasiliano  però: vediamo un po’…. Andrè, cosa ne pensi tu? (Andrè è il membro n. 19 dell’associazione Italiano Semplicemente)

Andrè: Gianni, in realtà il 7 settembre si festeggia l’indipendenza del Brasile. Il Brasile fu scoperto il 22 aprile del 1500, quindi credo che il Brasile sia del segno del Toro.

Giovanni: buongiorno Andrè! 

Andrè: Buongiorno Gianni. Allora, non sono proprio un esperti nei segni dello zodiaco, quindi ho cercato qualcosa su internet ed ho trovato tre caratteristiche che (almeno  è ciò che penso io) sono assolutamente adatte ai brasiliani. La prima direi che è una caratteristica sui generis dei brasiliani: i taurini amano la vittoria! Ai brasiliani non importa altro che la vittoria. Il secondo posto non è importante. Un’altra caratteristica è che i taurini adorano il confort ed essere circondati da cose piacevoli e interessanti. Infine, interessante, è che i taurini tendono ad assumere posizioni conservatrici. Ok? Hai capito tutto?

Giovanni: grazie Andrè. Tutto chiaro. Quindi il Brasile ama le cose belle, tipico dei “taurini”, cioè le persone del segno del Toro. Non posso darti torto!

Infine una curiosità che riguarda Mariana, un comune del Brasile nello Stato di Minas Gerais. Una regione ricca di miniere e ho avuto la fortuna di conoscere una persona di Minas Gerais, di nome proprio Mariana, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Un abbraccio a Mariana che è del segno dei pesci.

Comunque passiamo adesso agli Stati Uniti.

Gli Stati Stati Uniti d’America credo si possa dire siano del segno dei Gemelli: energetici, a volte confusionari, amano primeggiare! Beh quest’ultima caratteristica mi convince pienamente del segno dei Gemelli. Primeggiare significa voler essere i primi o almeno tra i primi, aver voglia di eccellere. Come usare questo verbo?

Facciamo dei brevi esempi. Possiamo usare “su”, “nel”, “in”, “per”

Trump vuole sempre primeggiare su tutto il mondo.

L’America primeggia nello sport;

L’America primeggia nell’e-commerce;

L’America purtroppo primeggia anche nell’abuso dei cosiddetti cibi spazzatura (waste food).

La città di Chesterfield,nello Stato del Missouri, è anche la città di un membro dell’Associzione Italiano Semplicemente che eccelle in simpatia.

Chiudiamo con la Spagna: Il Sagittario si addice bene alla Spagna: loquaci (parlano molto gli spagnoli), curiosi, sognatori e atletici! Tutte queste caratteristiche si possono mettere alla prova nel magnifico parco naturale di Sierra de Grazalema, dove si può sognare di incontrare la propria anima gemella o fare una corsetta nel parco per restare atletici, o chiacchierare del più e del meno in compagnia di amici.

Bene, è arrivato il momento delle domande e risposte ed ella ripetizione.

Domanda: Qual è il segno contraddistinto da più zelo?

Risposta: è il Giappone.

Domanda: quale parola possiamo utilizzare per sostituire “zelo”

Risposta: possiamo usare attenzione, diligenza, abnegazione, interessamento, scrupolo, premura, sollecitudine.

Domanda: chi sono e di che segno sono i più generosi, sensibili, empatici, severi e rivoluzionari?

Risposta: sono i danesi. E il segno è quello dell’Acquario.

Domanda: chi sono invece i più idealisti, romantici, ispirati e organizzati dello zodiaco?

Risposta: i francesi. I nostri cugini francesi.

Domanda: come possiamo definire i brasiliani?

Risposta: Ospitali, calorosi, festaioli (fastaioli sono le persone che amano festeggiare sempre);

Domanda: cosa amano fare tra le altre cose, gli americani?

Risposta: beh, ad esempio amano primeggiare, vincere e convincere!

Domanda: la loquacità si addice più a quale paese tra quelli di cui abbiamo parlato oggi?

Risposta: sicuramente si addice alla Spagna!

Bene ragazzi, grazie a tutti per l’ascolto e per chi vuole saperne di più dei segni zodiacali vi consiglio di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente perché per ogni segno zodiacale esiste un episodio dedicato a disposizione dei membri.

A noi non interessa parlare di astrologia ovviamente ma interessa imparare a descrivere le persone, a saper usare gli aggettivi per descrivere le persone e i segni zodiacali sono stata un’ottima occasione per farlo anche oggi.

Vi aspetto nell’associazione. E grazie ancora ai donatori.

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Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

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La gestione dei rischi aziendali: meglio prevenire che curare

Audio

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno ragazzi e benvenuti nel consueto appuntamento settimanale con Italiano Professionale, il corso di italiano dedicato al linguaggio del mondo del lavoro.

Un episodio abbastanza difficile quello di oggi. Ascolterete la voce di Daria che molto spesso si è messa alla prova con il corso. Daria è membro dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi ci parlerà di rischi. Fondamentalmente questo è l’argomento del giorno. L’episodio è da inquadrare all’interno della seconda parte del corso, quella dedicata alla presentazione. Ed infatti Daria interpreta oggi il ruolo di una consulente aziendale che deve dare degli avvertimenti al personale di una azienda che produce scarpe italiane. Ascoltiamo Daria che saluto e ringrazio.
Daria: Buongiorno, grazie di essere qui e benvenuti a tutti.
Sono stata invitata a questo incontro da Mohamed, il capo progetto e l’ideatore del modello “Con-forte”.
Mi chiamo Daria e io rappresento un’agenzia di consulenza. Perché sono qui? Semplice. Oggi sono qui per darvi uno strumento che vi propongo di valutare e che personalmente credo sia il migliore possibile, per poter gestire i rischi che potreste subire implementando un qualsiasi piano promozionale ed il conseguente programma delle attività.
Quali sono questi rischi? Andiamo subito al dunque perché, benché abbiamo una intera mattinata a disposizione dedicheremo solamente le prime due ore all’esplorazione dettagliata di tutti i diversi tipi di rischi.
Voglio esordire con una panoramica su alcuni esempi concreti di aziende che hanno affrontato questi rischi trovandosi ad agire tra l’altro nelle situazioni più dure, ma prima vorrei fare una veloce premessa:
Questa premessa ci aiuterà a capire il motivo per cui è assolutamente necessario avere un piano dettagliato della gestione dei rischi. Vedremo quella che si chiama la “Matrice dei rischi”, uno strumento operativo assolutamente necessario, ma vorrei convincervi di questo.
Vi illustro subito una suddivisione tra quattro macro-categorie di rischi, tanto per schiarirci le idee.
Il primo tipo è il cosiddetto rischio operativo, che ha a che fare, evidentemente, con l’attività operativa.
Se ad esempio ricevete un lotto di pelle che vi servirà per produrre un certo stock di scarpe, ma vi accorgete che è di bassa qualità, questo non vi permette di fabbricare la quantità di scarpe prevista, perché dovrete fare una selezione. Questa situazione incresciosa, abbastanza sgradevole direi, rappresenta appunto un rischio operativo.
Purtroppo, non è l’unica possibile problematica da dirimere di questo tipo.
A seguire c’è il rischio finanziario. Più definito come rischio ma non meno importante.
Nonostante sia chiaro di cosa si parli, non tutti reagiscono velocemente e talvolta si indugia troppo, credendo di rimandare tale rischio al futuro. Ma una non decisione è comunque una decisione.
Nessuna azienda virtuosa vive alla giornata. Questo lo sappiamo bene.
Un’azienda che funziona ha sempre tutto sotto controllo; deve controllare i propri crediti e debiti ogni giorno.
Le difficoltà non si rimandano al futuro. Le piccole difficoltà di oggi diventano grossi rischi domani e fallimenti dopodomani. Non ricevere un pagamento alla scadenza per una nostra noncuranza, o contrarre un debito senza averne la necessità fa andare velocemente l’azienda in rosso. Vi invito inoltre a non osservare i numeri semplicemente dal segno.
Cosa voglio dire? Avvalersi di personale qualificato ad esempio oggi ci costa di più, ma domani ci fa risparmiare e dopodomani ci fa raddoppiare i profitti.
In definitiva non è una banalità avere una corretta visione dei saldi in un’ottica di medio lungo periodo, tanto meno avere una garanzia delle entrate e saper gestire le uscite con il massimo scrupolo, nel breve periodo.
Dovremo parlare anche dei rischi per l’ambiente. C’entra anche l’ambiente? C’entra, c’entra!
Vi faccio un breve esempio. Ogni anno si rafforzano le politiche nazionali per la tutela dell’ambiente. Tutto si muove molto più velocemente di un tempo.
Se oggi una fabbrica dispone di un sistema di depurazione che soddisfa i requisiti di legge, domani la legislazione potrebbe cambiare ed imporre nuovi limiti. Le variabili di incertezza aumentano e con esse i rischi. Ma i rischi possono diventare opportunità in un mondo globale come il nostro.
In questo caso alla fabbrica potrebbe fare di necessita’ virtù e rinnovare immediatamente il sistema di depurazione.
Passiamo all’ultimo rischio, quello politico.
Facciamo il caso di un’azienda che importa dei materiali dall’estero o che si vuole anche servire di manodopera estera. Una situazione che in parte riguarda anche la nostra bella azienda.
Una situazione instabile politicamente influisce anche sulle relazioni commerciali tra i paesi diversi: cambiano le politiche sui benefici fiscali, cambiano le tasse sui beni importati o esportati e via discorrendo.
Ce n’è già abbastanza per capire che gli argomenti legati ai rischi non sono di facile soluzione. Non c’è neanche bisogno di leggere tra le righe. Ma se facciamo una attenta analisi dei rischi, se cioè facciamo uno sforzo di questo tipo non saremo colti alla sprovvista quando le difficoltà arriveranno: perché arriveranno, statene certi! Meglio prevenire che curare.
Fortunatamente mi sono fatta le ossa abbastanza nella gestione dei rischi e ormai ho una certa dimestichezza, anche se i rischi non possono mai essere presi a cuor leggero.
Posso dirvi che anche se i vostri partner hanno ottime referenze, si serve sempre avere un “piano B” nelle operazioni commerciali e tenere in particolare riguardo tutti i documenti giustificativi.
Bene, dopo questa veloce panoramica, se avete bisogno subito di un caffè, possiamo metterlo nel conto. Scherzi a parte, torniamo all’inizio facendo un approfondimento sugli esempi di aziende che hanno fatto e non hanno fatto una valutazione dei propri rischi.
Daria Kliug.
Giovanni: grazie Daria, non è facile parlare di rischi, credo che di fronte alla tua presentazione sono possibili due tipi di reazioni: o scappano tutti, oppure ti ascoltano e mettono in atto i tuoi consigli.

Daria ha usato alcune espressioni imparate nel corso di Italiano Professionale e anche qualche verbo professionale. Mi riferisco in particolare a farsi le ossa, andare al dunque, avere tutto sotto controllo, andare in rosso, prendere qualcosa a cuor leggero, ha parlato dei documenti giustificativi e ha usato anche qualche verbo professionale a cui abbiamo dedicato una spiegazione all’interno del corso: ha usato il verbo dirimere (il numero 22 nella lista dei verbi spiegati), il verbo contrarre (n. 24), il verbo avvalersi (n. 14) ed infine il verbo valutare (il primo verbo professionale).
Daria ha usato anche una nuova espressione: avere dimestichezza.
Bene, con questo è tutto. Speriamo di essere riusciti a capire come funziona questo corso di italiano: ci sono i verbi professionali, spiegati uno ad uno: si tratta di verbi più facilmente se non esclusivamente nel mondo del lavoro, e ci sono le lezioni del corso suddivise in sezioni. Ogni settimana facciamo un episodio come questo, di ripasso, per spiegare a tutti la finalità del corso. Se siete interessati andate su italianosemplicemente.com e chiedete di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi esercitarvi con il linguaggio professionale.

Un saluto a tutti.

A prescindere

Audio

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti in questa nuova puntata di Italiano Semplicemente. Spero che vi piacerà, ma a prescindere da questo io metterò il consueto impegno nella spiegazione della frase di oggi.

A prescindere” è proprio la frase di oggi.

Si usa spesso questa espressione, che non è idiomatica perché non ha un significato figurato ma comunque è qualcosa di molto interessante perché si può usare in ogni tipo di discorso, in ogni situazione, in ogni contesto.

Voi stranieri non usate spesso “a prescindere” e qualche volta che l’ho vista utilizzare ho notato che c’era bisogno di qualche chiarimento.

Dunque. Vediamo innanzitutto in quali tipi di situazioni possiamo usare questa espressione.

Prima situazione: state parlando del futuro.

Parlate di qualcosa che accadrà, o di qualcosa che potrebbe accadere in futuro, o nel futuro (è la stessa cosa: potete dire “in” oppure “nel”). Questo qualcosa chiamiamolo EVENTO. Questo evento non è certo, sicuro. Questo EVENTO è incerto, non è affatto detto che si verificherà.

Da cosa dipende? Quali possono essere le ragioni che potrebbero mettere in discussione l’EVENTO? Non so, questo non è importante, ma se una cosa non è certa, se un avvenimento non è scontato, se non è sicuro che l’EVENTO accadrà vuol dire che potrebbe verificarsi qualche fatto, qualche inconveniente, qualche circostanza importante che lo potrebbe compromettere. Significa che potrebbe avvenire qualcosa che impedisce il verificarsi dell’EVENTO, che ne mette in discussione la certezza. E allora? Allora se la mia intenzione è invece quella di dare una certezza, se la mia intenzione è rassicurare chi mi ascolta e dire che non è importante quello che accadrà, che non importa ciò che avverrà, non saranno importanti le circostanze che si verificheranno: l’EVENTO si verificherà a prescindere da tutto il resto.

Questo è un primo esempio di utilizzo.

Questo significa che non è importante ciò che accadrà, possiamo prescindere dalle circostanze, possiamo lasciarle da una parte, possiamo “tralasciarle“. Questo è un verbo interessante: tralasciare. E’  il verbo che ha più attinenza con l’espressione “a prescindere”.

Infatti ogni volta che usiamo questa espressione potremmo in teoria usare, in alternativa, il verbo tralasciare.

Anche “prescindere” in fondo è un verbo, che però davanti ha la preposizione “a”.

Questo non è strano per un verbo. Ma cosa significa prescindere? Ci può aiutare capire il significato leggendo dal dizionario?

Vediamo: “pre” significa “prima”. Ed infatti quando parliamo del futuro lo facciamo prima che avvenga.

Scindere invece significa dividere. Vi ricordo la scissione dell’atomo, il fenomeno che sta alla base dell’energia atomica.

Si può anche scindere un partito politico in due parti, si può scindere l’acqua in ossigeno e idrogeno. Insomma scindere e dividere sono quasi uguali, ma dividere si usa di più in senso matematico.

Quindi pre-scindere vuol dire “dividere prima” per come è costruito il verbo.

Questo in realtà non ci aiuta molto per capire la frase “a prescindere“.

Quello che è importante sottolineare di questa espressione è che ciò di cui prescindiamo è ciò di cui non vogliamo tenere conto. Se prescindo da qualcosa vuol dire che non voglio dare importanza a questa cosa, non ne voglio tener conto, perché l’obiettivo finale è un altro.

Se voglio sottolineare questo obiettivo e voglio mettere da parte altre questioni allora posso, anche solo per un attimo, tralasciare queste questioni, posso non considerarle, non perché non importanti in generale, ma in quanto mi interessa sottolineare che voglio prescindere da queste questioni: questo significa che c’è qualcosa di più importante, e vale la pena evidenziare questo aspetto e non altri, dei quali possiamo prescindere.

Facciamo alcuni esempi:

Voglio andare in Brasile. Qualcuno dice: attento perché il costo del biglietto è alto.

A me non interessa: ci andrò a prescindere dal costo del biglietto.

Quindi vedete che a me non interessa il costo del biglietto, posso tranquillamente tralasciare questo aspetto. Andrò ugualmente in Brasile. Vedete che sto parlando del futuro. l’EVENTO è andare in Brasile, e le circostanze poco importanti consistono in questo caso nel prezzo del biglietto, che potrebbe anche essere alto.

Secondo esempio:

Ti capita di dare uno schiaffo a tuo figlio. Tu dici: mi ha mancato di rispetto!

Qualcuno potrebbe dirti:

Hai sbagliato, a prescindere dai motivi, la sua reazione è stata eccessiva

Anche in questo caso voglio evidenziare che non è importante il motivo che ti ha spinto a dare uno schiaffo a tuo figlio. Hai sbagliato a prescindere dai motivi. Non si picchiano i bambini!

Possiamo tralasciare questi motivi, perché non contano, possiamo non tenerne conto, possiamo lasciarli da parte. Quello che conta è che hai sbagliato.

Vedete che in questo caso non sto parlando del futuro. Siamo in un altro caso: sto facendo una considerazione: voglio sottolineare un aspetto che merita di essere evidenziato e voglio mettere da parte altri aspetti che invece vanno trascurati, vanno tralasciati perché meno importanti, superflui.

In effetti non è importante che si parli del futuro, ciò che conta è evidenziare un aspetto e declassarne altri.

Vi Faccio un altro esempio.

Assisto ad un spettacolo teatrale con degli amici. Alla fine dello spettacolo un mio amico dice: a me non è piaciuto questo spettacolo, troppo lungo: due ore sono troppe per uno spettacolo: si perde la concentrazione.

Un altro mio amico dice: a me invece non è piaciuto perché faceva molto caldo e non si vedeva niente, avevo molte persone davanti che mi impedivano di vedere.

Io allora potrei dire: ragazzi, a prescindere da queste valutazioni personali, bisogna riconoscere che gli attori erano bravissimi.

Anche in questo caso con questa frase voglio evidenziare ciò che veramente conta: gli attori erano bravi. Si è vero, lo spettacolo è durato due ore, forse troppo, ed è anche vero che la visibilità non era ottimale, ma a prescindere da questo dobbiamo ammettere che gli attori erano bravissimi.

Un altro esempio:

Siamo a scuola. Ci sono dei bambini e c’è anche la loro maestra. Alcuni bambini fanno molto rumore: strillano, saltano, mangiano e bevono, entrano ed escono dalla classe senza alcun rispetto per la scuola e la loro maestra.

Un bambino dice: io sono italiano, e faccio come mi pare!

Una ragazza dice: io sono tedesca e si fa come dico io! Nessuno mi dà ordini a me!

Io sono argentina e bevo il Mate quando mi pare e piace!

Io sono brasiliano e anche io bevo la Caipirinha quando voglio!

A questo punto la maestra dice:

Silenzio! Tutti seduti! Smettete di mangiare e di saltare immediatamente: tu! (indicando il brasiliano) – Metti via la Caipirinha. E anche tu! (indicando la ragazza argentina) – Questa non è l’ora del Mate, ma è l’ora di matematica!

La maestra conclude dicendo:

In questa classe tutti rispettano le regole a prescindere dalla nazionalità.

Quindi alla maestra non interessa la nazionalità: tutti devono rispettare le regole.

Facciamo un ultimo esempio di questo tipo:

Ammettiamo che io debba acquistare un appartamento. Ne vedo uno in particolare che costa un milione di euro e che oltretutto non mi piace. Non mi piace perché è senza ascensore: è un appartamento al decimo piano; è di 500 metri quadrati ma senza l’ascensore. Quindi dovrei andare a piedi ogni volta: 10 piani a piedi non sono pochi!

Allora posso dire che:

Prescindendo dal fatto che non dispongo di 1 milione di euro, è un appartamento che non acquisterei mai. Per me infatti l’ascensore è troppo importante.

Quindi io non acquisterei questo appartamento perché è privo di ascensore. Ad ogni modo non lo acquisterei comunque perché non sono così ricco.

Non ho 1 milione di euro da spendere. Ma a prescindere dai soldi, non lo acquisterei comunque.

Questo esempio mi dà l’opportunità di fare delle distinzioni. In questo caso avrei potuto dire:

Soldi a parte è un appartamento che non acquisterei mai.

A parte i soldi, è un appartamento che non acquisterei mai.

L’espressione “a prescindere” può a volte essere sostituita con “a parte“. “A parte” si usa quando si vuole “mettere da parte” qualcosa nel senso di non considerare come importante. Quindi il senso è analogo. Comunque ci sono alcune differenze.

Posso usare “a parte” in qualsiasi contesto, ma è più discorsivo e spesso più informale.

Ad esempio:

A parte tutto, sono contento di come stanno andando le cose.

Se non c’è una cosa in particolare da cui prescindere (come in quest’ultimo caso), posso parlare in generale e il contesto è più informale. Posso dire “a parte tutto“. Prima invece usavo: “a prescindere da/dal/dalle” eccetera.

Poi c’è da dire che “a parte” va interpretata, poiché spesso si trova all’interno di locuzioni particolari come: “A parte che“, “a parte il fatto“, “a parte tutto” che si utilizzano nel linguaggio comune a volte per mettere l’accento sulla cosa che va messa da parte perché poco importante, oppure questa cosa non è meno importante ma va considerata separatamente (a parte), cioè merita un discorso a parte, e non ci interessa quindi sottolineare la non influenza rispetto ad un obiettivo finale.

Ad ogni modo “a parte” è molto più generica e si usa anche per altri motivi.

Un altro errore da evitare è considerare “a prescindere” un sinonimo di “Nonostante“.

Ad esempio se faccio molti errori nell’italiano ma tutti mi capiscono, posso dire:

Nonostante tutti gli errori il mio italiano non è proprio male

Nonostante significa “sebbene“, “benché“, “malgrado“, “a dispetto di“. Il modo più semplice per uno straniero per sostituire la parola nonostante è utilizzare “anche se“.

Per spiegare la differenza tra nonostante e “a prescindere” devo parlarvi di una bilancia. La bilancia serve a pesare gli oggetti. Ammettiamo di avere una bilancia con due piatti, per confrontare il peso di due oggetti. L’oggetto più pesante fa spostare il piatto in basso. L’oggetto meno pesante invece rimane in alto. C’è il piatto di destra e quello di sinistra.

bilancia2

Se uso “nonostante” dico ad esempio che:

Nonostante l’oggetto di sinistra sia molto pesante, quello a destra è molto più pesante.

Anche se l’oggetto di sinistra è molto pesante, quello a destra è molto più pesante.

Sebbene l’oggetto di sinistra sia molto pesante, quello a destra lo è di più.

Vedete che sto facendo un confronto che vede vincitore sempre l’oggetto sul piatto di destra.

Allo stesso modo posso dire:

Anche se faccio molti errori il mio italiano non è proprio male

Sebbene faccia ancora errori il mio italiano è buono

Malgrado faccia ancora errori il mio italiano non è da buttare

A dispetto dei miei numerosi errori il mio italiano non è male

Benché faccia ancora molti errori il mio italiano non è male

In questo caso sto sempre confrontando due cose.

Potrei dire:

A prescindere dagli errori, il mio italiano non è male

Ma questa frase non è molto adatta perché quando uso “a prescindere” non c’è un confronto tra due aspetti, due fatti, due cose, due oggetti. Se uso “a prescindere” sto solo dicendo che possiamo fare a meno di considerare alcune cose ed il risultato non cambia. In questo caso gli errori nell’italiano io li considero, perché sono importanti, ma c’è un limite agli errori. Gli errori non sono ininfluenti.

Non posso fare a meno di considerare gli errori nella mia valutazione, ma pur considerandoli, nonostante io li consideri, non ne faccio così tanti, quindi il mio livello di italiano posso dire che è buono.

Bene. Adesso invece concentriamoci sul verbo prescindere, quindi senza la preposizione “a”. Lo abbiamo fatto più volte già in questo episodio, ma vi faccio un primo esempio :

Vi ho appena detto:

Non posso fare a meno di considerare gli errori nella mia valutazione

Oppure (frasi equivalente):

Non posso prescindere dagli errori nella mia valutazione

La mia valutazione non può prescindere dagli errori.

Quindi prescindere significa “fare a meno di considerare“, “non tener conto” o semplicemente “fare a meno” o anche “privarsi

Esempio:

Non posso prescindere da te

Una frase generica, ma anche poetica se vogliamo. Significa che non posso fare a meno di te, non posso privarmi della tua presenza.

Oppure:

Hai fatto degli errori? Non importa, prescindiamo da questi particolari e valutiamo la tua preparazione in generale.

Insomma il significato è lo stesso di “a prescindere” ma la frase si costruisce in modo diverso, e come abbiamo visto anche in frasi con delle negazioni (non posso prescindere, non si può prescindere eccetera).

Infine un modo particolare di usare “a prescindere” è alla fine della frase. Il significato non cambia ma è più ampio. Non c’è bisogno di specificare “da cosa”.

Ad esempio:

Non importa quale sia la tua opinione. Io sarò sempre contrario a prescindere

Bene, mi auguro che a prescindere dal fatto che io sia riuscito a spiegare tutto, abbiate voglia di fare l’esercizio di ripetizione.

Provate a riformulare la domanda usando “a prescindere”:

Non mi importa se sei bella, io ti amo ugualmente.

—–

Risposta: A prescindere dalla tua bellezza, io ti amo ugualmente.

Secondo esempio:

Non mi interessa quanta fatica dovrete fare ma quest’anno dovete vincere lo scudetto!

A prescindere dalla fatica quest’anno dovete vincere lo scudetto!

Adesso usiamo il verbo senza la preposizione.

La Juventus non può fare a meno di Cristiano Ronaldo

La Juventus non può prescindere da Cristiano Ronaldo

Avete notato? Fare a meno “di” – prescindere “da”.

Infine un ultimo esempio:

Io ascolto sempre i tuoi episodi, non importa di cosa parlino.

Io ascolto sempre i tuoi episodi a prescindere.

Vi ricordo che il prossimo episodio sarà un episodio particolare: parleremo di alcuni paesi e delle caratteristiche di questi paesi. Un episodio per ringraziare le persone che hanno effettuato una donazione ad Italiano Semplicemente. Infatti nel mese di novembre grazie alle donazioni non è stata inserita nessuna pubblicità nel sito. Grazie ancora. Anche per il mese di dicembre farò la stessa cosa.

Comunque grazie a tutti, a prescindere dal fatto che doniate o meno.

Un saluto

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

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