A me non la si fa!

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Ciao ragazzi buongiorno e benvenuti su italianosemplicemente.com. Oggi voglio spiegare una espressione che è un po’ complicata da comprendere per uno straniero.

Si tratta dell’espressione “a me non la si fa”. Cinque parole.

Vi spiego subito il significato. Questa frase si usa per esprimere un convincimento. Se dico questa frase vuol dire che io credo che a me nessuno può riuscire ad imbrogliarmi, nessuno può riuscire a fregarmi, a farmi credere qualcosa di falso. Quindi è una frase abbastanza semplice come significato: frasi equivalenti sono:

– a me nessuno mi imbroglia;

– a me nessuno mi frega;

– a me nessuno mi inganna;

– io non sono una persona che si fa ingannare;

– non sono facilmente ingannabile;

– non sono fesso (o fessa);

– non sono uno scemo (o scema)

– non sono nato (nata) ieri. Che è un’ espressione idiomatica. A riguardo, se siete curiosi potete dare un’occhiata alla prima lezione di italiano professionale

Un’altra espressione equivalente è:

– non me la dai a bere. Che è un’altra espressione idiomatica che vi spiegherò alla fine di questo episodio.

Posso ugualmente dire, senza la negazione, ma con lo stesso significato:

– io sono furbo;

– io sono una persona scaltra;

– io mi ritengo una persona molto intelligente.

Eccetera.

“A me non la si fa” è una espressione del tutto equivalente e molto usata nel linguaggio di tutti i giorni. In altre circostanze invece sono più frequentemente utilizzate altre modalità equivalenti di significato, tra quelle viste poco fa.

Passiamo alla spiegazione.

Cominciamo dalle prime due parole: “a me”. A me significa “alla mia persona”, o anche “al sottoscritto”. Semplice quindi.

“Non”, che è la terza parola, è una negazione di ciò che segue, cioè di “la si fa”.

“Non la si fa” è la negazione di “la si fa”.

In effetti è questa la parte più difficile: “la si fa”. Cosa significa?

Ebbene cominciamo dal verbo fare, cioè dall’ultima parola: “fa”. Io faccio, tu fai, lui fa, noi facciamo, voi fate, loro fanno. Come sapete il verbo fare ha molti significati. In generale significa agire, costruire, mettere insieme, eccetera.

Posso dire ad esempio:

– oggi Giovanni fa la pasta per tutti!

Quindi qui ho usato il verbo fare per dire “fare la pasta”, nel senso di mettere l’acqua sul fuoco, il sale nell’acqua e dopo un po’ buttare la pasta nell’acqua. Quindi in questo significa preparare la pasta.

Oppure posso dire a mio figlio:

– Vai a fare i compiti, che è tardi!

In questo caso fare i compiti significa svolgere i compiti. I compiti sono quello che i maestri o i professori, a scuola, dicono ai bambini, agli studenti, da fare a casa per i giorni successivi. Devono fare i compiti, devono svolgere i loro compiti.

Quindi il verbo fare è molto generico, può essere sostituito da altri verbi più specifici, ma la sua genericità fa sì che il verbo fare si presta bene ad essere usato anche in espressioni idiomatiche o espressioni tipiche, ad esempio:

– farsene una ragione;

– farla franca;

– farla finita;

– fare le moine

Eccetera.

Poi il verbo fare si usa molto spesso in senso riflessivo:

farsi un livido (cioè farsi male, procurarsi un livido, su un braccio ad esempio, cadendo)

farsi una casa (cioè comprare una casa, procurarsi una casa);

farsi la ragazza (cioè stabilire una relazione, un rapporto con una ragazza);

farsi da mangiare (cioè prepararsi da mangiare, cucinare per sé stessi);

farsi i fatti propri (cioè pensare a, occuparsi delle questioni personali).

Questi sono tutti utilizzi diversi di “farsi”.

Attenzione perché “farsi” va usato con una certa cautela, con una certa attenzione: usarlo nella forma riflessiva infatti è più difficile, perché “farsi”, nel linguaggio informale, può anche significare “drogarsi”, cioè assumere delle sostanze stupefacenti. Ma può significare anche “comprarsi”, come abbiamo visto nella frase “farsi una casa”.

Ma nella frase che dobbiamo spiegare oggi abbiamo “si fa”.

“Si fa” può avere più significati in diverse frasi. Ad esempio se dico:

– mio figlio si fa i compiti. Sto usando il verbo fare nella forma riflessiva: farsi i compiti. Quindi questo significa: mio figlio sta svolgendo i suoi compiti.

Analogamente posso dire:

– mio figlio si fa da mangiare. Cioè prepara per sé stesso da mangiare.

Una frase equivalente è quindi: mio figlio si prepara da mangiare. Lo fa quindi per sé stesso, non per altre persone.

Mio figlio “si fa” invece, senza aggiungere altre parole dopo, significa semplicemente che mio figlio “si droga”. Attenzione quindi: “mio figlio si fa” e basta vuol dire che mio figlio assume, prende, delle sostanze stupefacenti, proibite, illegali, che fanno male alla salute.  Attenzione al verbo fare quindi, che può essere pericoloso quando lo usiamo in senso riflessivo.

Quindi se diciamo “mio figlio si fa tutti i giorni” vuol dire che mio figlio si droga tutti i giorni. Se invece diciamo “mio figlio si fa tutti i giorni i compiti”, quindi se specifichiamo cosa si fa mio figlio, allora il significato cambia completamente. Nel primo caso “mio figlio si fa”, cioè “fa sé stesso”, che è una espressione idiomatica: farsi=drogarsi. Nel secondo caso “mio figlio si fa i compiti” è il verbo fare in senso riflessivo”: fa per sé stesso i compiti, come farsi da mangiare, farsi la pasta, farsi la fidanzata, eccetera. Questo era importante specificarlo.

Una cosa importantissima da dire è che finora ho sempre detto, ho sempre specificato la persona che compie l’azione, la persona che “fa”. In tutti questi casi, quando è presente il soggetto della frase, “si” serve a usare il verbo fare in senso riflessivo, nel senso di farsi, fare per sé stesso, preparare per sé stesso.

Nella frase di oggi però “a me non la si fa” non si dice chi è che fa, non si specifica chi è che compie l’azione; non si specifica la persona che compie l’azione.

Come mai? Perché non si specifica? Perché non c’è scritto la persona che compie l’azione, la persona che fa? E cosa succede se non c’è il soggetto della frase?

Succede che il significato della particella “si” cambia completamente. In questo caso non c’è nessuno che sta facendo qualcosa per sé stesso; invece si sta parlando in senso generale.

La parola “si”, che è un pronome, qui, nella frase di oggi non indica la terza persona singolare, che abbiamo visto finora: Mario si mangia una mela, Giovanna si beve un bicchiere di vino, eccetera, e non stiamo neanche usando il passato remoto, tipo: lui si mangiò una mela, lei si guardò allo specchio, mio padre si lesse un libro.

Invece la particella si, nel nostro caso, serve a parlare in generale, tipo: “qui si mangia bene”, “in questo ristorante si mangia benissimo”, “in questo albergo si sta molto comodi”. Eccetera.

Questo è il senso della particella “si” nella frase “a me non la si fa”. E potete riconoscere questo significato semplicemente perché manca il soggetto alla frase e c’è il verbo al presente: “si mangia”, “si sta”, “si beve”, “si dorme”, “si riposa” eccetera. In questo caso è “si fa”: “a me non la si fa”. Manca il soggetto e verbo al presente.

Bene, andiamo avanti.

Abbiamo spiegato il verbo “fare”, (e vi ho detto di fare attenzione) poi il significato della particella “si”: “si fa” significa che in generale si fa. Non stiamo parlando di nessuna persona in particolare, in quanto manca il soggetto, non c’è un soggetto esplicito.

Tralasciamo per ora il pronome “la” che si trova nella frase. Che è una parte importantissima.

Concentriamoci sulla frase “si fa”, oppure “non si fa”, per capire come usare “si” in senso generale, in frasi senza soggetto.

Vi faccio alcuni esempi. Potete dire a vostro figlio di due anni che non deve fare la pipì fuori dal water. Puoi dirgli ad esempio: questo non va fatto! Non si fa la pipì fuori da water.

Potete anche dirgli: no! Questo non si fa! Hai fatto ancora una volta la pipì fuori dal water? Ti ho detto mille volte che questo non si fa!

Quindi significa che è sbagliato farlo, non si fa, cioè non è una buona cosa fare questa cosa, comportarsi in questo modo, assumere questo atteggiamento, adottare questo comportamento: non si fa.

“Ma nella frase “a me non la si fa” c’è anche il pronome “la”: “a me non la si fa”, che è il contrario di “a me la si fa. Perché c’è “la”?

Questa è la parte più importante della spiegazione.

Il motivo è che con il pronome “la” si sta indicando qualcosa. Stiamo parlando di un fatto, di un comportamento. Ed usiamo il pronome femminile, anche se non ci sarebbe nessun motivo di farlo. Ma in italiano si fa spesso. Se pensiamo alle frasi:

  • Falla finita!
  • smettila!
  • piantala! oppure
  • “la vuoi piantare?”,
  • “la vuoi fare finita?”,
  • “perché non la pianti?”.
  • Mi stai dando fastidio, ti chiedo se per favore la fai finita di infastidirmi”,
  • “la smetti?”,

oppure anche

  • “la stai facendo troppo lunga”.

Potrei fare mille altri esempi di questo tipo. Insomma si usa sempre il femminile per riferirsi indirettamente a un atteggiamento, un comportamento, e usiamo “la” sia prima che dopo il verbo: piantala, la pianti, finiscila, la finisci. Eccetera. Sono sempre inviti, suggerimenti, che rivolgiamo direttamente alla persona con la quale stiamo parlando.

Lo stesso avviene nella frase “a me non la si fa”. A me, cioè al sottoscritto, alla persona che parla, “non la si fa”.

Allora: non c’è il soggetto, quindi parliamo in generale. “A me”, “non la si fa”. La prima parte “A me” è facile: al sottoscritto.

La seconda parte “non la si fa” significa che in generale nessuno la può fare a me: “Nessuno può farmela”.

Questa è una versione più semplice della frase “a me non la si fa”: “nessuno può farmela”.

In alternativa posso dire:

– “a me nessuno la fa”. In questo caso inserisco “nessuno” e quindi devo togliere “si”: se inserisco il soggetto devo togliere “si”, “nessuno” è il soggetto, ed è un soggetto generico, quindi il significato non cambia.

-a me nessuno la fa = a me nessuno mi frega = a me nessuno mi imbroglia = a me nessuno mi inganna.

Però la parola “la”, che è un pronome, si trova solamente nella frase “ a me nessuno la fa” o “a me non la si fa”.

La, in questo caso, serve a identificare, in senso ampio, in senso largo, qualcosa di negativo, un atteggiamento di qualcuno, in generale, che vuole imbrogliarmi, vuole ingannarmi. In poche parole “vuole farmela”.

Se quindi credo che tu mi voglia ingannare, posso dirti:

– vuoi farmela? Attento, perché a me nessuno la fa!

Questo è un avviso, un avviso, un consiglio che io sto dando a te.

– attento amico, a me nessuno mi frega, nessuno mi imbroglia, io sono furbo, sono guardingo, sono attento, quindi a me nessuno può farmela. Capite il senso del pronome “la”

Ugualmente posso dire:

– vuoi farla proprio a me? A me nessuno la fa! A me nessuno è mai riuscito a farla. A me non la si fa!

Ci sono quindi diversi modalità espressive. Per esercitarci ancora ripetete dopo di me le seguenti frasi:

– A me nessuno mi frega!

– a me nessuno la fa!

– nessuno può farmela!

– nessuno me la può fare!

– nessuno può riuscire a farmela!

– a me non la si fa!

– Anche se credi di potermi fregare, attento amico, perché a me non la si fa!

Al contrario possiamo dire:

– mi fregano tutti!

– mi fregano sempre tutti!

– tutti me la fanno!

– tutti riescono sempre a farmela!

– a me tutti me la fanno!

– A me la si fa molto facilmente!

– tutti riescono a farmela facilmente!

Ovviamente posso anche cambiare e parlare di altre persone:

Se parlo di te: a te nessuno la fa!, a te non la si fa!

Se parlo di lui (o lei): a lui nessuno la fa!, a lui non la si fa!

Se parlo di noi: a noi nessuno la fa!, a noi non la si fa!

Se parlo di voi: a voi nessuno la fa!, a voi non la si fa!

Se parlo di loro: a loro nessuno la fa!, a loro non la si fa!

Devo dire che è un bell’allenamento oggi per la ripetizione!

Infine concludiamo con la frase “a me non la dai a bere”, che come avevo anticipato all’inizio dell’episodio è del tutto equivalente a “ a me non la si fa”.

Questa frase ha la stessa costruzione, e “darla a bere” è un’ espressione idiomatica che significa imbrogliare, ingannare: a me non mi inganni = a me non la dai a bere, cioè a me non la fai bere, ed ovviamente “berla”, viene dal verbo bere, qui è usato con il verbo dare: “dare a bere” per dire “far credere vera una cosa falsa”.

Bene ragazzi, finisce qui l’episodio di oggi.

Spero di essere stato chiaro.

Se volete discutere con me e con un gruppo molto motivato di persone di questa ed altre espressioni idiomatiche vi suggerisco di entrare a far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente, dove nessuno ve la darà a bere, tutt’altro direi! Abbiamo un gruppo Whatsapp dove tutti i giorni parliamo, ascoltiamo e impariamo tutti l’uno dall’altro, oltre alle decine di lezioni di Italiano Professionale già disponibili.

Ovviamente ci sono io che vi aiuto quando avete bisogno.

Se siete interessati cliccate sul link che inserisco in questo episodio oppure andate sul sito italianosemplicemente.com e inviatemi la richiesta di iscrizione all’associazione.

Vi aspettiamo!

Un saluto da Giovanni ed al prossimo episodio!

Ps: Grazie delle vostre donazioni

 

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I segni zodiacali: il CAPRICORNO

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Descrizione

Inizia con questo episodio l’esplorazione dei 12 segni zodiacali. L’obiettivo è imparare a descrivere i tratti del carattere delle persone utilizzando i giusti aggettivi. Gli episodi sono riservati ai membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente. Questo episodio è disponibile per tutti.

Trascrizione

Buongiorno amici e membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Inizia oggi una serie di episodi dedicati ai segni zodiacali. Faremo quindi 12 episodi, ognuno dedicato ad un diverso segno. In ogni episodio spieghiamo quindi le caratteristiche di un singolo segno: cosa distingue un segno dall’altro? Cosa contraddistingue ogni singolo segno zodiacale? Faremo naturalmente anche degli esercizi di ripetizione e li faremo durante la spiegazione.

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Ogni tanto farò anche delle domande, delle semplici domande alle quali potrete cercare di rispondere. Tranquilli si tratta di domande facili che servono a tenere viva l’attenzione oltre che a esercitare un’altra qualità del linguaggio, quella di pensare e parlare, la cosa che si fa ogni volta che si parla e si comunica. Vi farò quindi delle domande e avrete qualche secondo per rispondere, poi ascolterete una delle possibili risposte.

L’obiettivo di questa serie di episodi è dunque quello di imparare a parlare del carattere delle persone e di anche di voi stessi. Non importa quindi che crediate o meno all’influenza dei pianeti sulla vostra vita. Quello che conta è che impariate degli aggettivi e delle caratteristiche delle persone.

Ripeti dopo di me: Non importa che crediate o meno all’influenza dei pianeti sulla vostra vita.

I segni zodiacali sono, come probabilmente sapete, i simboli zodiacali nella astrologia occidentale e sono 12.

Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, e Pesci.

I segni zodiacali sono rappresentati da dei simboli, che derivano in generale sia dal mondo animale che da degli oggetti ed anche dalla natura.

Quando si parla di segni zodiacali stiamo parlando di astrologia. Una parola che contiene la parola astro, che significa stella, oppure può essere una un pianeta, un satellite naturale o un asteroide. L’Astrologia è una parola da non confondere con L’Astronomia che invece è la scienza che studia il moto, cioè il movimento e la composizione fisica degli astri.

L’Astrologia invece è una scienza che come obiettivo ha quella di fare previsioni sul futuro in base a come si muovono le stelle ed i pianeti. Insomma l’astrologia non è la stessa cosa che l’astronomia. Entrambe sono scienze che si occupano delle stelle, degli astri, ma hanno obiettivi diversi. L’astronomia studia il movimento degli astri, l’astrologia studia le conseguenze di questo movimento per fare previsioni.

Ebbene secondo l’astrologia esistono 12 segni zodiacali, 12 segni dello zodiaco. Lo zodiaco è un termine che deriva dall’antico greco e rappresenta una porzione, cioè una parte dell’universo.

Ripeti: lo zodiaco è una porzione dell’universo

Questa fascia, questa parte dell’universo acquista diversi nomi a seconda della disciplina di studio: si chiamano Costellazioni in Astronomia e si chiamano Segni zodiacali in Astrologia.

Esiste quindi la costellazione del Capricorno ed esiste anche il segno zodiacale del Capricorno. Lo stesso per gli altri segni zodiacali.

Secondo l’astrologia la propria data di nascita determina il nostro segno zodiacale. La data del nostro compleanno stabilisce il segno zodiacale a cui ciascuno di noi appartiene.

Ogni segno zodiacale copre un intervallo di tempo pari ad un mese, ed infatti 12 sono i mesi dell’anno così come 12 sono anche i segni zodiacali.

Ma cosa significa avere un segno zodiacale secondo l’astrologia?

Molto semplice. Secondo l’astrologia il semplice fatto di essere nati all’interno di un periodo preciso, dà ad ognuno di noi delle caratteristiche specifiche, che contraddistinguono il nostro carattere; e coloro che hanno lo stesso segno zodiacale è molto probabile che abbiano delle caratteristiche simili nel loro carattere e anche nella loro anatomia, caratteristiche quindi che derivano direttamente dalla loro data di nascita.

Possibile? Non lo sappiamo. È una questione di fede. O ci credi oppure non ci credi.

Quindi i 365 giorni dell’anno sono divisi in 12 parti e in ognuno di questi periodi si dice che siamo in un segno diverso. Si dice in particolare che in ogni periodo il sole “si trova” in uno dei dodici segni.

Se ad esempio mi trovo al giorno 6 gennaio, il sole è in Capricorno. Il sole si trova nel segno del Capricorno.

Ogni segno zodiacale, ogni segno dello zodiaco ha quindi specifiche caratteristiche.

Il Sole si trova in Capricorno approssimativamente fra il 22 Dicembre e il 20 Gennaio. Questo è il periodo dell’anno del Capricorno. Chi nasce in questo periodo può dire di essere del segno del Capricorno, oppure può dire semplicemente: “io sono del Capricorno”.

Ma quali sono queste caratteristiche comuni, queste caratteristiche che accomunano tutte le persone del Capricorno?

Iniziamo col dire che ogni segno zodiacale ha un pianeta che è più importante degli altri, un pianeta che ha più influenza degli altri. Nel caso del segno del Capricorno il pianeta dominante, cioè che domina è Saturno.

Ogni segno zodiacale inoltre ha un Elemento. Ed il Capricorno è un segno di Terra. Ma cosa sono gli Elementi? (con la “E” maiuscola)

Ci sono quattro Elementi in tutto: questi sono il Fuoco, la Terra, l’Aria ed l’Acqua. Gli elementi sono quindi le cose fondamentali della vita, e ad ogni segno zodiacale corrisponde uno ed uno solo dei quattro elementi.

Ripeti: il Capricorno è un segno di Terra.

I segni di Fuoco sono Ariete, Leone e Sagittario;

I segni di Terra sono Toro, Vergine e Capricorno;

I segni di Aria sono Gemelli, Bilancia ed Acquario;

I segni di acqua sono Cancro, Scorpione e Pesci.

Quindi per il Capricorno l’Elemento è la Terra.

Terza caratteristica fondamentale di ogni segno è la sua Qualità. Si dice che la Qualità del Capricorno è Cardinale. Il Capricorno è un segno Cardinale.

Che significa? Cosa sono le Qualità? Abbiamo finora parlato del Pianeta dominante e poi dell’Elemento. Ebbene un’altra caratteristica di un segno zodiacale, di tutti i segni zodiacali è la sua Qualità (con la Q maiuscola).

Non dovete pensare alla qualità intesa come caratteristica positiva, che è il significato della parola “qualità” nella lingua italiana, ma ad un termine specifico che gli astrologi hanno inventato. Secondo gli astrologi esistono tre diverse qualità: Cardinale, Fissa e Mutevole. Questi sono i nomi delle tre qualità.

E la Qualità di ogni segno, insieme al pianeta dominante e all’elemento di appartenenza aiuta a capire le caratteristiche di ogni segno zodiacale.

Ogni Qualità ha le sue caratteristiche e nei prossimi episodi vedremo anche le caratteristiche delle altre due Qualità, degli altri Elementi, degli altri Pianeti ed in generale di tutti i segni zodiacali.

E com’è in particolare un segno Cardinale? I Segni Cardinali, oltre al Capricorno, sono Ariete, Cancro e Bilancia. Le loro caratteristiche, le caratteristiche che accomunano tutte le persone che appartengono a questi quattro segni sono l’azione e il movimento; tutte queste persone hanno spirito di iniziativa e una forte motivazione. Siamo arrivati alle prime caratteristiche dei nati sotto il segno del Capricorno: l’iniziativa e la motivazione.

Ripeti: il Capricorno ha un forte spirito di iniziativa e una forte motivazione

Avere iniziativa significa avere voglia che le cose accadano. Chi ha iniziativa, chi possiede uno spirito di iniziativa significa che riesce con facilità a far iniziare qualcosa. Ha delle idee e ha voglia di ottenere risultati. Avere uno spirito di iniziativa quindi significa essere delle persone creative, che amano creare, che amano la vita in generale, che hanno passione nelle cose e hanno voglia di mettersi alla prova: amano le sfide. Mettersi alla prova significa provare a vedere se si riesce ad ottenere i risultati prefissi, se si riesce a superare una prova, una sfida.

Ovviamente chi ha un forte spirito di iniziativa è una persona motivata e determinata. Le persone del segno del Capricorno sanno quindi quello che vogliono.

I Segni Cardinali come il Capricorno sono quindi coloro che hanno delle idee, hanno molta iniziativa, hanno un carattere dominante e quindi sono loro che hanno le idee. Loro escono con delle idee e fanno andare avanti il progetto della squadra. Il problema è che non sono molto bravi nell’adempimento e nel portare a termine il progetto. Loro portano le idee. A realizzarle ci penserà qualcun altro. Questa è una delle caratteristiche negative del segno del Capricorno: determinati ma poco pratici.

Il segno è Governato da Saturno, dal pianeta Saturno. Ve l’avevo detto? Ah sì, avevo detto che Saturno è il pianeta dominante. Allora possiamo dire che il segno del Capricorno è governato da Saturno. Il verbo “governare” è sinonimo di “guidare”, “condurre”, “influenzare”. Insomma Saturno è il Pianeta che influenza maggiormente il Capricorno.

Saturno è un pianeta che rappresenta il rigore e la perseveranza. Il rigore? Non stiamo parlando del calcio di rigore, termine calcistico, cioè che appartiene al mondo del calcio, ma stiamo parlando piuttosto del rigore inteso come caratteristica del carattere. Una persona che ha rigore è una persona rigorosa: una persona rigorosa è una persona che possiamo definire “rigida” nell’osservare una regola o una legge o di un principio. La rigidità è ovviamente l’opposto della flessibilità. Una persona rigorosa non è molto flessibile quindi e non è molto disposta a trattare o a trovare dei punti di accordo, a trovare delle soluzioni intermedie per risolvere un problema.

Domanda: il Capricorno ha un carattere flessibile oppure no?

No, il carattere del capricorno non è molto flessibile.

Domanda: E come si può definire invece un Capricorno?

Si può definire rigoroso. Il Capricorno è generalmente rigoroso.

 

Quando si tratta di osservare una regola bisogna rispettarla e basta, “senza se e senza ma”. Il rigore quindi è un atteggiamento mentale delle persone poco flessibili. Forse è questo il motivo per cui il Capricorno ha delle idee ma poi non riesce a concludere. Per concludere occorre essere flessibili, poiché la vita ci mette sempre di fronte a cose che non avevamo programmato e la flessibilità permette di sapersi adattare a situazioni diverse, che possono capitare all’improvviso.

Quindi il Capricorno è rigido ma è anche perseverante.

La Perseveranza è una caratteristica molto positiva. Le persone perseveranti sono persone costanti nel loro atteggiamento e comportamento. Il perseverante non si arrende mai. Cerca sempre una soluzione ad un problema. Lui (o lei) non si arrende mai, persevera sempre, persevera continuamente.

Domanda: Cosa fa il perseverante?

Il Perseverante persevera, insiste, non si arrende mai.

Attenzione perché la perseveranza è una qualità, ma ci sono delle caratteristiche simili, delle parole molto simili ma che hanno una accezione negativa. La caparbietà, la puntigliosità, la cocciutaggine, la testardaggine sono invece caratteristiche negative. Quali sono le differenze? Il perseverante non si arrende, e questo è positivo, invece il puntiglioso è eccessivamente attento ai dettagli (che è una cosa negativa), il caparbio, il cocciuto, e il testardo sono tutti e tre delle persone che insistono nelle loro azioni solamente perché non accettano il fallimento, Insistono per il gusto di insistere, non perché è la decisione migliore.

Invece il Capricorno è perseverante, che è una caratteristica ben diversa e quindi positiva. Se c’è un muro da rompere con la testa, Il perseverante capisce che può romperlo ed insiste finché non ci riesce, invece il puntiglioso pretende di farlo al primo colpo, il caparbio insiste anche se si fa male, senza fermarsi a riflettere alla conseguenze. Il cocciuto e il testardo insistono fino a morire.

Il Capricorno è perseverante ma perché? Perché è un segno straordinariamente volitivo, perché ha bene in mente i propri obiettivi e sa anche come raggiungerli. Cioè lui conosce il percorso che deve seguire per raggiungere l’obiettivo. Non importa quanto l’obiettivo sia facile o difficile da realizzare. Lui conosce la strada, ma attenzione, non ci sono altre strade. Esiste solamente la sua soluzione.

Ripeti: il Capricorno è volitivo?

Sì, lo è. il Capricorno è volitivo.

Volitivo: aggettivo questo poco usato ma vale la pena di spiegare il significato. Volitivo significa che ha volontà. Il volitivo ha una forte volontà, ha una una forte convinzione di voler raggiungere il risultato. Lui vuole raggiungere un risultato. Quindi volitivo e volontà quindi hanno la stessa radice che è “volere”, il verbo volere. Il volitivo vuole, vuole fortemente raggiungere un risultato e fa di tutto per raggiungerlo. Peccato che poi il Capricorno manchi di flessibilità. È troppo legato alle sue idee e poco disposto a metterle in discussione. Fermiamoci un attimo sulla parola volitivo. Se sono maschio sono volitivo, mentre se sono di sesso femminile sono volitiva.

Quindi l’essere volitivi è una caratteristica, una qualità, un aggettivo che ha un genere: maschile e femminile: cambia se cambia il genere. Non tutti gli aggettivi sono così però. Alcuni aggettivi sono gli stessi per uomini e donne, come ad esempio la gentilezza ad esempio. Io, che sono maschio sono gentile, ok? Ed anche se sono femmina sono gentile. Chiudiamo la parentesi grammaticale.

Il Capricorno ha un’alta stima di sé, si stima molto, e allo stesso tempo non si fida molto delle altre persone. Il Capricorno è diffidente. Lui diffida di tutti.

Per loro, per le persone del Capricorno, è molto difficile aprirsi completamente ad una persona, anche la più vicina. Anche dopo tanto tempo continuano ad essere molto diffidenti e a non dimostrare i loro sentimenti, quindi non ve la prendete troppo per il loro comportamento, perché “astrologicamente parlando” questa è una loro caratteristica.

Ripeti (anche se non sei d’accordo – ricorda che è un gioco): la diffidenza è un’altra caratteristica del Capricorno.

È chiaro: lui ha in mente il percorso e crede di sapere sempre come fare. Quindi ha bisogno di un certo periodo di tempo per capire ed assicurarsi se una persona con cui ha a che fare sia affidabile oppure no. Il capricorno è diffidente. Lui diffida. Evidentemente “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”. Così recita un famoso proverbio italiano.

Ripeti: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Il Capricorno quindi è perseverante, perché quello che conta è raggiungere l’obiettivo secondo lui. Per raggiungerlo è disposto a qualsiasi tipo di privazione e sofferenza: può stare senza mangiare, senza bere, senza uscire di casa e, vista la sua scarsa flessibilità, soltanto qualche volta è disposto al compromesso. Raramente il Capricorno è disposto al compromesso.

Un compromesso, come sostantivo, significa un accordo, una soluzione intermedia tra due punti di vista diversi. Se io ho una idea e tu un’altra su come risolvere un problema, allora forse possiamo trovare una soluzione che accontenta entrambi. L’unica strada quindi è quella di trovare un compromesso, un punto d’incontro. Questa soluzione intermedia, una soluzione che comporta reciproche rinunce, si chiama compromesso. Quindi ognuno di noi deve rinunciare a qualcosa. E il Capricorno, lo abbiamo capito, è poco disposto a rinunciare a qualcosa quando si parla di soluzioni ad un problema. A volte lo fa, ma solo quando è disperato! Difficilmente il Capricorno accetta compromessi.

Vi faccio una domanda quindi: le persone rigorose sono disposte ad accettare compromessi?

Una possibile risposta è: No, le persone rigorose non sono disposte ad accettare compromessi.

Possiamo però sicuramente dire che il Capricorno ha una visuale a lungo termine. Lui vede l’obiettivo, anche se è lontano ancora nel tempo.

Queste sono quindi le sue caratteristiche fondamentali: perseveranza, visione a lungo termine, sicurezza nei propri mezzi, ambizione, tenacia e resistenza (cioè il Capricorno non molla mai ), ma anche rigore e la diffidenza verso il prossimo, ed è anche un po’ pessimista. Il Capricorno è un po’ pessimista.

Il pessimista è il contrario dell’ottimista, e nonostante la sua perseveranza il Capricorno ha sempre la tendenza a credere che le cose andranno male. Per questo tende a non fidarsi del prossimo. In fondo lui sa bene che le cose non vanno sempre come lui ha previsto e questi sono tutti maledetti inconvenienti che gli rendono la vita difficile. Ma lui non si arrende. Nonostante tutto.

Il Capricorno non è tra i segni dello zodiaco più felici, piuttosto tende a volte ad essere un po’ malinconico e pessimista, come abbiamo detto.

Per questo un capricorno deve cercare di mantenere una stabilità emotiva attraverso la meditazione, perché no, attraverso la respirazione, o una attività che l’aiuti a rilassarsi e a non perdere il controllo delle proprie emozioni, per non cadere in una forte depressione.

Il Capricorno è quindi malinconico. La malinconia… cos’è la malinconia?

La malinconia è uno stato d’animo, un modo di essere caratterizzato da una certa tristezza. Spesso la persona del Capricorno è triste perché rassegnato, e quando un Capricorno non ha obiettivi diventa triste, diventa malinconico e perde forza vitale, perde la sua passione che lo contraddistingue. In questo caso diventa facilmente inquieto, deluso, perché senza obiettivi il Capricorno si sente perso, e questa condizione se da una parte ti toglie la tensione legata ai risultati da ottenere, dall’altra gli fa paura, perché senza passione, senza sfide, il Capricorno sta male.

Un Capricorno esige molto da se stesso. Lui pretende molto da tutti: da se stesso e dagli altri. Un capricorno se è a capo di una azienda o di un ufficio, esige molto dai suoi impiegati, e anche dai suoi familiari ed amici, questo perché lo esige anche da sé stesso.

Ripeti: Il Capricorno è esigente.

Un’altra sua caratteristica è la prudenza. l capricorno è disciplinato, è pratico ma è anche prudente, è paziente ma anche cauto fin quando necessario.

La prudenza è una caratteristica delle persone che si dicono prudenti, caute e queste persone sono attente a non sbagliare, attente a non prendere decisioni affrettate. Se ci pensate è perfettamente coerente, la prudenza, con le caratteristiche che abbiamo visto finora. È diffidente, è pessimista, di conseguenza è prudente, procede con attenzione e avvedutezza, per evitare danni a sé e agli altri; è prudente, è accorto, è guardingo; è cauto. Lui agisce con circospezione. è attendo a quello che fa, a fare passi falsi, lui studia sempre bene la situazione, fino al dettaglio: è rigoroso abbiamo detto, ama la precisione, è quindi un tipo professionale. È affidabile?

Certo che lo è. Lui dà fiducia, perché è professionale, sa dirigere, è una persona dominante, non lo dimentichiamo, ha forti valori, crede in quello che fa, si fissa un obiettivo e decide come raggiungerlo, sa fare il leader e questo lo stimola molto.

Domanda: il capricorno è cauto?

Certo! Il Capricorno è cauto, prudente, guardingo, accorto.

Domanda: il Capricorno è fatalista?

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Tranquilli, non avevo ancora spiegato questo aggettivo. Il fatalismo è parente del pessimismo. La persona fatalista è una persona che di fronte alle difficoltà, quando si trova ad affrontare situazioni difficili, spesso lui si abbandona, si lascia andare, si rassegna. Pensa: è inutile. Non ce la faccio. E’ troppo difficile. Quindi il fatalista subisce gli eventi e subisce il proprio destino che considera ineluttabili. Il destino è segnato, è scritto, e io non posso fare più nulla. Questo si chiama fatalismo.

Quindi ripeto la Domanda: il Capricorno è fatalista?

Sì, a volte è fatalista. Di fronte a forti difficoltà lui si arrende al suo destino che considera ineluttabile, inevitabile.

L’onestà è un’altra caratteristica del Capricorno. Ci si può fidare abbiamo detto giusto? Il Capricorno è affidabile, quindi lui è onesto. Loro esigono disciplina ma hanno rispetto, hanno e pretendono rispetto. Forse sono un po’ rigidi, un po’ rigorosi, poco flessibili, ma sono onesti.

È normale che quindi al lavoro il Capricorno si trovi a suo agio. Loro sono affidabili, sono onesti, hanno idee e obiettivi, sono ostinati e capaci di anteporre la propria famiglia ma anche il lavoro ai propri desideri o necessità. Hanno la visione, hanno l’abnegazione e l’ostinazione, qualità essenziali al lavoro, qualunque esso sia. L’ostinazione è un sinonimo di perseveranza ed ha anche questo una accezione positiva. Tra le varie professionalità, si dice che siano eccellenti docenti ed eccellenti amministratori, agricoltori e costruttori, amano l’economia e il commercio.

Domanda: qual è la parola più simile alla perseveranza?

L’ostinazione. È l’ostinazione la parola più simile alla perseveranza.

Adesso invece passiamo al corpo del Capricorno. Il simbolo del segno è un caprone, una grossa capra, un caprone che ha la coda di pesce e il simbolo ci dice molto della personalità che rappresenta. Indica la capacità di competere e lottare contro gli ostacoli per raggiungere obiettivi concreti. Il pesce indica il movimento, le corna sulla testa, e quindi il caprone indicano invece l’azione, le idee, la lotta e la perseveranza.

Ma parlare del corpo significa parlare anche delle parti del corpo, delle parti che sono più sensibili nelle persone del Capricorno. Le persone che sono del Capricorno hanno infatti alcune caratteristiche anatomiche.

Ho detto le persone “che sono del” capricorno. Si dice così in effetti. Se qualcuno ti domanda: di che segno sei? Abbiamo detto che dobbiamo rispondere: “Io sono del Capricorno” potete rispondere, oppure “sono dei pesci”, “sono della bilancia” eccetera. Potete ugualmente rispondere “sono del segno del Capricorno”. Questi sono modi diversi per esprimere il proprio segno zodiacale. Potete anche dire però: il mio segno zodiacale è il Capricorno.

Dicevo che le persone che sono del Capricorno hanno alcune caratteristiche anatomiche.

Ripeti: le caratteristiche anatomiche

Le caratteristiche anatomiche sono le caratteristiche del proprio corpo, ed il segno del Capricorno è connesso alle ossa, alla pelle e ai capelli. Queste sono le parti più sensibili. Le ossa solo il materiale che costituisce il nostro scheletro, la pelle è l’organo che ricopre il nostro corpo e i capelli crescono sulla nostra testa.

Ma cosa significa questo? Cosa significa che il segno del Capricorno è connesso alle ossa, alla pelle e ai capelli? Significa che le malattie di cui soffrono le persone del Capricorno sono legate alle articolazioni, alle ossa, ai denti: quindi malattie come i reumatismi ad esempio, una malattia che riguarda le ossa e le articolazioni, ed anche i problemi cutanei, cioè i problemi della cute, cioè della pelle. I Capricorno hanno le ossa e la pelle sensibili. Attenti quindi, se siete del Capricorno, alle creme che usate, se siete donne soprattutto e soprattutto bevete molta acqua. Questi sono i consigli che gli astrologi danno ai Capricorno: seguire un’alimentazione ricca di liquidi.

Ma sarà vero? Sarà vero che le persone del Capricorno hanno questa caratteristica in comune? Ad esempio tutte soffrono di reumatismi? Tutti hanno problemi alle articolazioni?

Non so se ci siano degli studi su questo. Sicuramente però, facendo una ricerca, ho trovato che le malattie reumatiche colpiscono circa il 10% degli italiani. Un italiano su 10 soffre quindi di reumatismi. In effetti potrebbe venire il sospetto che questo italiano su 10 sia proprio del segno del Capricorno…. Non lo sapremo mai ma questa potrebbe essere una possibile prova della validità dell’astrologia.

E in amore? Come si comporta il Capricorno con i sentimenti? Questo è molto interessante.

In amore il Capricorno cambia. Non è più rigido e rigoroso, strano vero?

Il Capricorno in amore si rilassa e dimentica il sacrificio e l’abnegazione. L’abnegazione (termine strano) è un’altra faccia della volontà. In particolare è la disposizione di chi rinuncia a far prevalere i propri istinti, i propri desideri, i propri interessi personali per motivi che ritiene superiori, più importanti. L’abnegazione quindi sottolinea la rinuncia, il sacrificio, tutto ciò a cui il Capricorno rinuncia, cioè fa a meno, per raggiungere l’obiettivo. Questo significa avere abnegazione, termine spesso associato alla religione. In questo caso si traduce in un abbandono totale di ogni egoismo per perseguire invece la cura del prossimo e l’amore di Dio.

Ripeti: l’abnegazione

Ripeti: l’abnegazione è uno spirito di sacrificio

In amore dimentica il sacrificio e lascia spazio alla passione. È un tipo romantico quindi, romantico e passionale e se è un uomo è uno di quelli che regala le rose alle donne. In amore il Capricorno si diverte e si emoziona come pochi altri segno zodiacali.

Se poi da una parte ha una forte predisposizione per la famiglia, il Capricorno è anche soggetto al tradimento. Attenzione: Avere una predisposizione significa essere portati, avere delle caratteristiche che rendono più facile fare una certa attività. E il Capricorno è predisposto alla famiglia, è predisposto a formare una famiglia. Se avete dubbi sul verbo predisporre ascoltate la spiegazione del verbo, che è uno dei verbi spiegati del corso di italiano Professionale.

Quindi il Capricorno è predisposto alla famiglia, ma nonostante questo è predisposto anche al tradimento. Come spiegare questo? Come mai il Capricorno tradisce? Come mai è soggetto al tradimento?

Beh ricordiamoci che lui è un tipo passionale e la passione è una di quelle cose che tende a passare col tempo. Inoltre lui (o lei) si lascia sempre trasportare dalle sfide, dagli obiettivi, ed allora quando un Capricorno incontra una persona difficile da conquistare, questa rappresenta una sfida nuova.

Ripeti: il Capricorno è predisposto alla famiglia

Domanda: il Capricorno è portato al tradimento?

Purtroppo sì. Il Capricorno è portato al tradimento.

Domanda: Il Capricorno in amore com’è?

É passionale. Il Capricorno è una persona molto passionale.

Se il vostro partner quindi è un Capricorno, pertanto come fare? Mi tradirà?

Beh, per tenersi legato un Capricorno, non bisogna mai concedersi completamente, bisogna invece sempre dare al Capricorno una nuova sfida, nuovi obiettivi da raggiungere. Il Capricorno cerca sempre nuove sfide da vincere. Bisogna sempre lasciargli (o lasciarle, nel caso fosse una donna) un piccolo spazio che debba conquistarsi. Soltanto in questo modo la sua attenzione non calerà. Soltanto in questo modo non si rivolgerà verso nuovi obiettivi.

Facile vero? Non è detto che lo sia a dire il vero, ma almeno provateci.

Tra le persone famose del segno del Capricorno ci sono personaggi come Giovanna d’Arco, Mao Tse-tung e Martin Luther King.

Cosa notate?

Si tratta di persone rigide e rigorose? Beh, credo di sì!

Si tratta di persone volitive? Avevano volontà? Sicuramente sapevano quello che volevano, non c’è subbio su questo.

Erano disposti ad accettare compromessi? Ho i miei dubbi su questo!

Comunque ci sono anche altri personaggi famosi come Giovanni Pascoli, grande poeta italiano, Umberto Eco, grande Scrittore, filosofo e linguista italiano al quale Italiano Semplicemente ha dedicato anche un episodio. Ovviamente tutto quello di cui abbiamo parlato oggi è materia di discussione, c’è chi ci crede e chi non ci crede.

La cosa importante per noi è imparare nuove parole e oggi, in questo episodio ce ne sono molte. Quindi il mio consiglio è ascoltate l’episodio più volte, siate volitivi anche voi, siate convinti anche voi nei vostri mezzi e non siate invece fatalisti.

Il prossimo episodio sarà dedicato al segno dell’acquario. Un saluto a tutti. Grazie per le vostre donazioni.

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Il discorso del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella per il 2018

Descrizione: vi propongo il discorso di fine anno 2017 del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sul quale facciamo un approfondimento per spiegare le parole più difficili.

Audio discorso

Audio discorso+spiegazione

Trascrizione del discorso + spiegazione

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Care concittadine e cari concittadini, un saluto cordiale e un grande augurio. A tutti coloro che sono in Italia e agli italiani che si trovano all’estero.

Il Presidente Mattarella inizia ringraziando prima le concittadine, poi i concittadini, come si fa in queste occasioni, per educazione: prima le donne e poi gli uomini. Una frase analoga a Ladies and Gentlemen o Madames et Monsieurs. Concittadino è una persona con la stessa cittadinanza di chi parla: con+cittadino, parola simile per costruzione a consorte, coniuge, connazionale, eccetera.

Tra poco, inizierà il 2018. Settant’anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti.

La Costituzione della Repubblica. La parola Costituzione, che è scritta in maiuscolo, cioè con la lettera iniziale più grande, la lettera “C”, la prima lettera della parola “Costituzione”,  è la legge fondamentale dello Stato italiano, è quindi la Legge più importante.  Infatti settanta anni fa, nel 1948, la Repubblica Italiana si è costituita, il che significa che si è formata. Il verbo “costituire” che significa fondare, istituire, ma è più usato negli atti ufficiali. Una costituzione è una nomina, una dichiarazione ufficiale. Da qui il sostantivo Costituzione, con la C maiuscola. La parola  costituzione però ha più significati, e con la c minuscola, cioè non maiuscola ha il significato di formazione, istituzione, e in questo modo la posso usare in diversi modi col significato di “formare”:

– la costituzione del gruppo  WhatsApp;

– la costituzione di una cooperativa;

– la costituzione dell’associazione Italiano semplicemente.

Eccetera.

Poi esiste anche la costituzione, sostantivo che significa “spontanea consegna di sé stesso alla giustizia”, quindi una persona che si costituisce (che costituisce sé stessa) cosa fa? Si consegna. Va dalla polizia e dice: “mi costituisco”, il che significa che ammette di aver commesso un reato, e quindi si consegna alla polizia, ci va da solo, senza che nessun altra persona lo denunci o lo accusi.

Il discorso di Mattarella poi prosegue.

Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni.

Attenzione alla parola principi, che si scrive come principi, ma mentre i principi (con l’accento sulla prima i) sono i figli dei re, ed il singolare è principe (un  membro dell’alta aristocrazia), i principi (con l’accento sulla seconda i), sono delle norme, delle regole morali, quelle norme, quelle regole che guidano i nostri comportamenti, gli orientamenti della nostra vita, la nostra condotta pratica. La “condotta” è il modo in cui ci comportiamo.

In questo caso principi è il plurale di principio.

La parola principio significa anche “inizio”,  il fatto di cominciare. Posso dire quindi che:

– Il matrimonio è il principio di una nuova vita;

– un insulto può essere il principio di una guerra.

In questo senso la parola principio si usa quasi solamente al singolare: il principio, cioè l’inizio di qualcosa.

Invece i principi morali, i principi intesi in generale come regole e norme si usa più al plurale:

– bisogna basare il proprio comportamento su principi di correttezza;

– la legge deve essere fondata su principi di equità e giustizia

Eccetera. Sempre al plurale.

Quindi quando Mattarella dice: “Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica” vuol dire che la vita democratica, la vita nella democrazia, è fondata, è basata su delle regole, delle norme, su dei valori, e questi valori sono quelli della Costituzione italiana.

Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere.

Mattarella dice di aver firmato il decreto che conclude, cioè che fa terminare questa legislatura del Parlamento, ed infatti il giorno 28 dicembre 2017 Mattarella, in qualità di (in quanto) Presidente della Repubblica, ha, come si dice, “sciolto le Camere”, si dice così: sciogliere le Camere significa far concludere una legislatura, cioè mettere fine, far terminare l’attività della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, le due Camere appunto. Il Parlamento italiano è infatti formato da due organi, le due camere appena citate, che hanno uguali poteri. La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. E Mattarella ha sciolto le due camere. Lo scioglimento delle due camere avviene ogni volta che termina una legislatura: prima di fare delle nuove elezioni va quindi terminata l’attività della precedente legislatura e quindi in questi casi è il presidente della Repubblica che firma il decreto, cioè il provvedimento normativo che mette fine alla legislatura.

E’ stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione. Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere.  

Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese. Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese.

Il presidente si augura, cioè spera, che la partecipazione al voto sia alta, sia ampia. È un augurio quindi dobbiamo usare il congiuntivo.  Cioè si augura che molti italiani vadano a votare. In Italia infatti recentemente la partecipazione al voto non è stata molto alta per effetto del fatto che gli italiani si fidano sempre meno della classe politica. Quindi non vanno a votare per protesta. Dicono che tutto è un “magna magna”, cioè per guadagnarci personalmente. Questa è una mia considerazione ovviamente

Attenzione perché Mattarella dice: e che nessuno rinunzi (con la z) al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese.

È un modo molto formale di dire rinunciare: rinunziare.

Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. Questo mi induce a condividere con voi una riflessione.

“Mi induce” significa mi spinge, mi fa decidere di fare qualcosa. È un verbo più formale, usato spesso nelle dichiarazioni ufficiali ed anche nella forma scritta. È il verbo indurre.

Nell’anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto.

La Grande guerra, con la G di “Grande” maiuscola è la prima guerra mondiale, anche detta la guerra del 15-18.

Le immani sofferenze sono le grandi sofferenze, le enormi sofferenze. Immani si usa quando si vuole sottolineare la crudeltà o la minaccia di qualcosa, come le sofferenze in questo caso. Si usa dire anche “gli immani sforzi”, o “gli immani impegni”. Il centenario invece è un anniversario specifico, quello dei cento anni. Se sono passati dieci anni devo dire “decennale”, che viene da decennio; se ne sono passati cinque di anni devo invece dire “quinquennale”, che viene da quinquennio. Se sono cento c’è quindi il centennale, che viene da centennio.

In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora – i ragazzi del ’99 – vennero mandati in guerra, nelle trincee.

Le trincee (con due e finali, plurale di trincea) sono delle fortificazioni militari costruite a scopo di difesa, e stare nelle trincee significa essere in guerra, semplicemente e che sta in forte pericolo di vita perché si sta per scontrare con il nemico.

Esiste anche il verbo “trincerarsi”, cioè trincerare se stessi, cioè mettersi da soli in una trincea, che però non ha niente a che fare con la guerra. Trincerarsi è un verbo riflessivo che si usa per dire, in senso figurato, che ci si difende, ci si chiude in una trincea, una trincea mentale, un recinto mentale. Quando una persona si trincera vuol dire non che va in guerra, ma che si difende in qualche modo, rinchiudendo se stesso (trincerandosi), cioè le proprie idee, per difendersi dagli attacchi del “nemico”, se lo possiamo chiamare così.

Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell’Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo. Assistiamo, persino, al riaffacciarsi della corsa all’arma nucleare.

Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti.

Smarrire la consapevolezza è perdere la consapevolezza, cioè perdere la coscienza.

Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle.

La pace, la libertà, la democrazia, ricorda Mattarella, non sono condizioni scontate, cioè ovvie, sicure, certe. Non bisogna darle per scontate. E neanche acquisite una volta per tutte. Quando qualcosa è acquisito è ottenuto. Ottenere e acquisire sono dei sinonimi, ma acquisire si usa con i diritti in generale, come ad esempio col diritto di cittadinanza: acquisire la cittadinanza italiana.

Acquisire una volta per tutte significa acquisire per sempre, cioè che queste cose acquisite non si possono più perdere una volta ottenute. Infatti Mattarella poi aggiunge:

Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l’avvenire, così deformando il rapporto con la realtà.

La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro.

Occorre preparare il domani. Interpretare e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere.

La velocità delle innovazioni è incalzante: quando qualcosa è incalzante vuol dire che ci insegue, che è imminente, che non possiamo evitare perché molto veloce e pressante, come le innovazioni della tecnologia che sono sempre incalzanti, una dietro l’altra, non si fermano mai, ogni giorno ci sono innovazioni tecnologiche e quindi “non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente” perché il presente cambia continuamente.

Un’era che pone anche interrogativi inediti sul rapporto tra l’uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti.

Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi.

Si manifesta (cioè si mostra), a questo riguardo (cioè in merito, a ciò di cui si stava parlando), una sensibilità crescente.

Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono. In questo tempo, la parola “futuro” può anche evocare incertezza e preoccupazione.

Il futuro evoca incertezza e preoccupazione. Evocare significa “richiamare alla mente”, “far ricordare”.

Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un’idea positiva di progresso. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità. L’autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre.

Misurarsi con queste novità, dice Mattarella. Quando ci si misura con qualcosa vuol dire che si mettono alla prova le proprie forze. È una specie di confronto.

Io mi posso misurare con te, nel senso che ti sfido, ti sfido a duello, oppure ti sfido ad una partita a scacchi ad esempio, ma posso anche misurarmi con le novità, per vedere se riesco a gestire le novità, se riesco a non essere travolto dalle novità, come in questo caso. Misurarsi con le novità è questo.

La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita. L’orizzonte del futuro costituisce, quindi, il vero oggetto dell’imminente confronto elettorale.  Il dovere di proposte adeguate – proposte realistiche e concrete – è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese. Non è mio compito formulare indicazioni.

Quindi Mattarella dice che tra poco ci saranno le elezioni, si andrà al voto, e fa un appello alla politica, dicendo loro che la missione della politica, il loro scopo più profondo, la missione autentica, è di guidare i processi di mutamento, cioè di guidare il cambiamento, condurre il cambiamento verso una direzione giusta e sostenibile. Per fare questo, aggiunge il Presidente della Repubblica, occorre utilizzare la Costituzione come cassetta degli attrezzi. Un modo elegante di chiamare la Costituzione (con la C maiuscola): “la cassetta degli attrezzi”, cioè lo strumento per guidare il cambiamento. La politica ha il dovere di fare delle proposte adeguate, delle  proposte realistiche e concrete. Questo è quello che Mattarella chiede alla politica in un momento di cambiamento come quello che stiamo vivendo. Ma quali sono i problemi più importanti degli italiani?

Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. È necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano.

Quindi il lavoro è la cosa più importante, la “questione sociale”, la chiama Mattarella, e questo (la questione sociale) è un modo molto usato per chiamare le problematiche della popolazione e della vita di tutti i giorni degli italiani, della società italiana in generale.

Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell’Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti. Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L’impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi.

Quindi Mattarella è vicino (è solidale) alle famiglie vittime del terremoto che ha colpito l’Italia centrale nel 2017. La ricostruzione, dice presenta difficoltà e lacune. Le lacune sono le mancanze, quindi la mancanza di continuità della ricostruzione, le interruzioni quindi.

Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e dell’alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell’anno, hanno attraversato momenti di dolore.

Rigopiano è una località situata nella regione dell’Abruzzo, dove lo scorso inverno, il 17 gennaio 2017 un hotel è stato travolto da una slavina, da una valanga di neve che lo ha completamente sepolto. Ci sono state molte vittime e l’incidente ha suscitato veramente molto scalpore. Mattarella dice che esprime solidarietà, cioè è solidale, con chi ha patito gli effetti di un altro sisma. Patire significa soffrire, ed in generale significa sentire un disagio fisico o spirituale; soffrire quindi ed anche un po’ sopportare.

Un pensiero particolare va ai nostri concittadini vittime dell’attentato di Barcellona. Il loro ricordo, unito a quello delle vittime degli attentati all’estero degli anni precedenti, ci rammenta il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo.

Il loro ricordo, dice Mattarella, ci rammenta, cioè ci ricorda il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo. Rammentare quindi è come ricordare, richiamare alla mente. Rammentare si usa spesso quando si vuole far ricordare a qualcuno, cioè richiamare alla mente altrui, a volte anche con un tono di raccomandazione, di rimprovero o anche di minaccia.

Ad esempio posso dire a mio figlio:

– ti voglio rammentare che devi fare tuti i compiti.

Riguardo a questo impegno, vorrei ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell’Ordine, dei nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate, ripetendo le stesse parole di un anno fa: Anche nell’anno trascorso hanno operato, con serietà e competenza, perché in Italia si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire.

Vorrei ribadire significa vorrei riaffermare con decisione, riconfermare: riconfermare il proprio punto di vista. Quindi ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell’Ordine significa dire ancora una volta, esprimere ancora una volta che occorre essere riconoscenti, occorre dire grazie alle Forze dell’Ordine. Riconosco che hai fatto qualcosa di utile, quindi sono riconoscente con te.

Si è parlato, di recente, di un’Italia quasi preda del risentimento.

Un’Italia preda del risentimento. Sapete che la preda significa vittima. E quando si è “preda” di qualcosa, si è la vittima, non si ha la forza di combattere qualcosa. In questo caso il Presidente Mattarella dice che si è parlato, di recente, di un’Italia quasi preda del risentimento, quindi vittima del risentimento. Il risentimento è un atteggiamento, un atteggiamento di avversione o di animosità verso qualcuno per un’offesa o un affronto, una ingiuria ricevuta. Quindi chi è preda del risentimento è sopraffatto dal risentimento, quindi prova del risentimento. Questo significa che l’Italia sarebbe arrabbiata per qualcosa, per un torto ricevuto. Ma Mattarella non è di questa opinione. Lui conosce un paese diverso:

Conosco un Paese diverso, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle.

Gli italiani quindi non sono risentiti, ma sono piuttosto generosi e solidali, disposti ad aiutare e non ad offendersi.

I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica.

Vorrei rivolgere, in chiusura, un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza.

Mattarella rivolge un saluto, cioè saluta, semplicemente, chi non sta festeggiando perché sta servendo il paese.

A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare. Auguri a tutti e buon anno.

Auguri anche da parte mia.

27 – I verbi professionali: SUFFRAGARE

Audio

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Trascrizione

Benvenuti a tutti questo nuovo episodio, il ventisettesimo, dedicato ai verbi professionali. Questa è la volta di SUFFRAGARE. Si tratta di un verbo anche questo molto importante e usato in ambito lavorativo, ma è usato anche al di fuori del lavoro.

Suffragare significa sostenere la credibilità di qualcosa con l’apporto di elementi probanti. (cioè con l’aiuto di elementi probanti)

Questa è la definizione che trovate sul vocabolario.

Quello che si capisce è che siamo in un contesto apparentemente serio.

Sostenere la credibilità di qualcosa” leggiamo nella definizione. Dunque, per spiegare suffragare si utilizza quindi un altro verbo: il verbo sostenere. Dunque sostenere e suffragare sono due verbi simili.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente 

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Onde evitare

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione molto particolare, che probabilmente pochissimi stranieri conoscono.

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Prima però volevo ricordare a tutti, soprattutto ai nuovi, a coloro che per la prima volta ascoltano un podcast di Italiano Semplicemente, che questo è il sito dell’Associazione Culturale che si chiama esattamente in questo modo: Italiano Semplicemente ed è il sito in cui gli stranieri possono imparare l’italiano in modo semplice attraverso dei contenuti audio e scritti. I principi a cui si fa riferimento, cioè le regole che si utilizzano in questo sito sono state riassunte in quelle che vengono qui chiamate “sette regole d’oro” per imparare la lingua italiana. Andate a dare un’occhiata se siete curiosi.

Abbene l’espressione di oggi è “onde evitare”. Un’espressione un po’ complicata perché contiene una parola complicata “onde”.

Tutti conoscono la parola onde intesa come sostantivo: onda è il plurale di onde, ad esempio le onde del mare, quelle che si infrangono sugli scogli o detto più semplicemente quella massa d’acqua che si solleva e si abbassa alternativamente, in modo cioè alternato, sul livello di quiete del mare per effetto semplicemente del vento o anche per altra causa come le maree. Attenzione alla pronuncia di maree, plurale le marea.

Ripeti: l’onda può essere provocata dalle maree

Questo esercizio di ripetizione, che vi invito a fare, rappresenta una delle sette regole d’oro di cui vi parlavo prima. È sufficiente che ripetiate ogni volta la frase che vi viene proposta in modo da restare concentrati ed essere anche maggiormente partecipi all’episodio.

Ripeti: sì, voglio essere partecipe all’episodio

Bene, allora la parola “onde”  della frase “onde evitare” non è quella di cui vi ho appena parlato. Infatti la parola “onde”, con la e finale, non è solamente un sostantivo. Tra l’altro ci sono molti tipi di onde (come sostantivo) non solo quelle del mare. Ci sono le onde elettromagnetiche, le onde gravitazionali, le onde d’urto, le onde sonore, le onde longitudinali anche, eccetera.

Oggi invece parliamo di onde con un altro significato.

Vi dico subito che “onde evitare” significa “al fine di evitare” o anche semplicemente “per evitare”.

La parola onde in questo caso può anche quindi essere sostituita da “per”, più semplice da capire perché è la parola, la preposizione semplice (una delle nove preposizioni semplici),  quasi sempre usata per indicare una finalità, un obiettivo e un modo, uno strumento per raggiungerlo.

Ad esempio “per andare a Roma posso prendere l’aereo” , “per dimagrire occorre mangiare meno”.

Ripeti: per ripetere occorre parlare.

Mi sembra giusto!

La vostra domanda allora potrebbe essere:

Allora posso sempre, in teoria, usare “onde” al posto di “per”? Posso farlo sempre?

La mia risposta è: No!

Perché? Direte voi.

Ci sono due motivi. Prima di tutto, Il motivo numero uno è che “per” non si usa solamente per indicare un obiettivo. La preposizione “per” ha molti utilizzi diversi. Solo per farvi un esempio, se prendiamo la frase:

– Vado a Roma passando per Napoli.

In questa frase per ha un valore spaziale; non posso dire pertanto “Vado a Roma passando onde Napoli”. Non ha senso. Questa frase non ha nessun significato.

Posso sostituire “per” con “onde” soltanto  quando sto parlando di ottenere un risultato, cioè raggiungere un obiettivo e, al fine di raggiungere questo obiettivo c’è qualcosa che mi può aiutare. In questo caso posso farlo.

Vediamo la seconda frase che ho detto in precedenza:

per dimagrire occorre mangiare meno

Ripeti: per dimagrire occorre mangiare meno

Questo rappresenta in effetti un obiettivo. Qual è l’obiettivo, qual è il risultato che devo raggiungere? È il dimagrimento. Devo dimagrire no? Quindi, a questo scopo, devo mangiare meno. Devo dimagrire, quindi a tal fine devo mangiare meno. Devo dimagrire, e per raggiungere questo risultato devo mangiare meno.

In questo caso potrei in teoria dire: “onde dimagrire occorre mangiare meno”.

La parola “onde” in questo caso non è un sostantivo ma è una congiunzione che diventa quasi una preposizione, quasi come “per” appunto. Quando questa parola (onde) è seguita da un verbo all’infinito (dimagrire ad esempio), come in questo caso, questo verbo all’infinito è quasi sempre il verbo “evitare”, quasi sempre ma non sempre, come nella frase che avete ripetuto: “onde dimagrire”.  Quasi sempre invece è il verbo evitare: onde evitare.

Più raramente dunque si usano altri verbi all’infinito, ed il significato di “onde evitare” è “con l’obiettivo di evitare”, “al fine di evitare”, “per poter evitare”, “se vogliamo evitare” eccetera.

L’espressione non è neutra (diciamo così) dal punto di vista espressivo, e con questo intendo dire che non è molto elegante. “Onde evitare” contiene a volte dell’ironia, a volte anche della presunzione da parte di chi parla, quindi attenzione, a volte esprime persino maleducazione. Invece qualche volta la frase è del tutto innocua e può risultare anche molto appropriata a seconda del contesto di riferimento.

Vediamo qualche esempio:

– Onde evitare guai, ti consiglio di smetterla!

Ripeti: Onde evitare guai, ti consiglio di smetterla!

Questa è una frase che potrebbe dire un padre o una madre al figlio che ha fatto qualcosa di sbagliato. Anzihé dire smettila!

Si tratta di una specie di avvertimento in questo caso.

E’ un’espressione che si usa sempre per parlare del futuro in generale, quando c’è una necessità, quando si auspica, cioè si spera, che accada qualcosa nel futuro. Questo qualcosa deve accadere affinché una conseguenza negativa non ci sia, cioè sia evitata. In tal caso la madre consiglia al figlio di smetterla di fare qualcosa (che non abbiamo detto) di sbagliato, onde evitare guai (guai per il bambino si intende!).

Vediamo un altro esempio:

– Onde evitare di cadere, meglio camminare con gli occhi aperti

Ripeti: Onde evitare di cadere, meglio camminare con gli occhi aperti

Questa frase è un po’ ironica (fa un po’ ridere). Lo stesso effetto non lo avremmo ottenuto usando “per” o “al fine di”.

– Onde evitare di fare incidenti, meglio non bere alcool.

In questa frase diciamo che si raccomanda di non bere alcool al fine di non fare incidenti. È una semplice raccomandazione.

Ma si tratta sempre di raccomandazioni, o di precauzioni, di attenzioni da prestare “per”, cioè “onde” evitare di avere delle conseguenze negative.

Cosa possiamo fare seguire ad “onde evitare”? Cosa posso dire dopo? C’è una regola?

Vediamo qualche esempio per capirlo:

– Onde evitare malintesi, dobbiamo fare maggiore chiarezza;

Ripeti: Onde evitare malintesi, dobbiamo fare maggiore chiarezza

– Onde evitare possibili disguidi (cioè possibili malintendimenti, malintesi) occorre spedire in tempo la documentazione;

Ripeti: onde evitare possibili disguidi occorre spedire in tempo la documentazione; 

– Onde evitare spiacevoli effetti collaterali, meglio vendere i medicinali solo con una prescrizione medica;

Ripeti: onde evitare spiacevoli effetti collaterali, meglio vendere i medicinali solo con una prescrizione medica

– Onde evitare equivoci come in passato, è preferibile pagare le tasse in tempo;

Ripeti: Onde evitare equivoci come in passato, è preferibile pagare le tasse in tempo

Vedete che “onde evitare” si usa spesso all’inizio della frase. Ma questo non significa che non si possa inserire al centro, posso quindi invertire la frase:

– Dobbiamo fare maggiore chiarezza onde evitare malintesi,

– Occorre spedire in tempo la documentazione onde evitare possibili disguidi;

– Meglio vendere i medicinali con una prescrizione medica, onde evitare spiacevoli effetti collaterali;

– E’  preferibile pagare le tasse in tempo, onde evitare equivoci come in passato.

L’unica regola quindi è quella di mettere dopo “onde evitare” la cosa che va evitata. Tutto qui.

Talvolta dopo la parola “onde” si mettono altri verbi però al posto di “evitare”, e sempre all’infinito.

Questo si fa specialmente nell’uso burocratico, quando si vuole evitare di ripetere la  preposizione “per” che potremmo già aver usato nella stessa frase. Allora utilizzo “onde” al posto di “per” usando il verbo all’infinito, come si fa normalmente con “per” ma questo è un modo considerato meno corretto.

Vediamo qualche esempio:

Per imparare l’italiano con divertimento esiste ItalianoSemplicemente.com, e bisogna diventare membri dell’Associazione Italiano Semplicemente onde raggiungere un buon livello di italiano;

In questo caso ho usato “raggiungere” e “onde raggiungere” significa “per poter raggiungere”. Avevo già utilizzato la preposizione “per” all’inizio della frase (Per imparare l’italiano…) quindi anziché dire: per raggiungere un buon livello di italiano, scelgo di sostituire per con “onde”.

Questa cosa si fa abbastanza spesso, come dicevo, nel linguaggio della burocrazia, ma come dicevo prima,  meglio evitare questa forma per via dei possibili pericoli legati alla frase e quindi meglio preferire invece altre forme, come “al fine di”, oppure  anche “se vogliamo”:

–  Per imparare l’italiano con divertimento esiste ItalianoSemplicemente.com, e bisogna diventare membri dell’Associazione Italiano Semplicemente al fine di raggiungere un buon livello di italiano opure “se vogliamo” raggiungere un buon livello di italiano;

Posso farvi anche frasi ancora più burocratiche:

– Restiamo in attesa di Vs. (vostre) disposizioni, onde provvedere in conformità; questa è una frase veramente molto burocfratica. Attendiamo quindi di sapere le vostre disposizioni (quello che volete fare) per poter operare al meglio. Vs significa “vostre” nel linguaggio burocratico.

Ripeti: restiamo in attesa di Vs. disposizioni, onde provvedere in conformità

Allora abbiamo detto che quando vogliamo sostituire la congiunzione “per” usiamo il verbo all’infinito giusto? Onde evitare, onde provvedere, onde raggiungere… in tutti questi casi voglio sempre raggiungere un risultato ed indicare uno strumento per raggiungerlo. È sempre così.

Vediamo ora, con lo stesso fine, che la parola “onde” può, in questi casi, anche sostituire  la parola “affinché” o “perché”.

Se ricordate l’episodio in cui abbiamo parlato di come esprimere le conseguenze (vi ricordate?) per passare dalla causa all’effetto, in quell’episodio abbiamo spiegato le parole: perciò, quindi, per cui, eccetera (molte altre parole), dove abbiamo anche visto la parole “cosicché”, simile ad “affinché” ed anche a “perché”, parole che si usano anche per sottolineare una conseguenza conclusiva, ma non esattamente come causa ed effetto; non è esattamente una cosa che ne causa un’altra, ma è una cosa che ne permette un’altra. La prima cosa è necessaria per il verificarsi della seconda:

Ripeti: la prima cosa è necessaria per il verificarsi della seconda

Siamo esattamente in questo caso quindi: stiamo parlando di un risultato e di uno strumento che permetta di ottenere il risultato. Quindi “onde” può anche sostituire, facendo molta attenzione le parole “affinché”, “cosicché” e “perché” in questi casi.

Posso dire ad esempio:

– ascolta più volte questo episodio cosicché ricorderai più facilmente. una frase semplice.

– ascolta più volte questo episodio onde ricordare più facilmente;

“Cosicché ricorderai” diventa “onde ricordare”: è più generico, impersonale (usando l’infinito è impersonale) e quindi può avere un tono di presunzione, (come se fosse una regola, una legge) o anche solamente ironico.

– E’ bene riscaldare il latte cosicché sia pronto al momento della colazione;

Ripeti: è bene riscaldare il latte cosicché sia pronto al momento della colazione;

– è bene riscaldare il latte onde sia pronto al momento della colazione;

In questo caso onde mantiene il congiuntivo: onde sia. “Cosicché sia” diventa “onde sia”.

Allo stesso modo posso dire:

affinché tutto sia chiaro ascolta attentamente;

onde tutto sia chiaro ascolta attentamente.

Notate che quando uso “affinché” solitamente utilizzo il congiuntivo: “affinché tutto sia chiaro”.

Quindi anche quando uso “onde” al suo posto devo usare il congiuntivo: “onde tutto sia chiaro”.

Vediamo altri esempi:

Affinché io sia promosso devo studiare molto;

Ripeti: affinché io sia promosso devo studiare molto;

Onde io sia promosso devo studiare molto.

In definitiva quando “onde” sostituisce “per” si usa solitamente il verbo all’infinito (per mangiare, per bere eccetera) invece al posto di “affinché” uso il congiuntivo. Con “cosicché” posso usare entrambi, dipende un po’ dalla frase.

Per concludere, la frase del giorno “onde evitare” è una espressione usata molto spesso dagli italiani, ma non dai ragazzi e dai bambini e neanche dagli adolscenti. Piuttosto molto di più dai giornalisti e ogni volta si voglia dare un tono particolare alla frase: spesso un tono ironico come detto, anche se spesso si rischia di apparire un po’ presuntuosi e arroganti. Altre volte non ci sono problemi quindi in generale fate attenzione. Bisogna ascoltare molto per evitare di usare male questa espressione.

La parola “onde” in realtà ha molti altri significati utilizzi, che vedremo in altri episodi. È stata usata molto spesso da Dante Alighieri e anche da altri famosi letterati italiani come Verga, Petrarca, Boccaccio, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Carducci e Machiavelli solo per fare qualche nome.

Per oggi può bastare così, onde evitare una eccessiva confusione mentale da parte vostra.

Grazie della vostra attenzione, grazie a tutti per le vostre donazioni molto generose che servono a sostenere l’attività del sito. Senza i donatori nulla sarebbe possibile.  Ricordatevi comunque che potete richiedere l’iscrizione all’Associazione culturale Italiano Semplicemente se state pensando di fare le cose seriamente con la lingua italiana. Vi aspetto. Un caro saluto a tutti.

Le meraviglie dell’Italia: la torre di Pisa

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Trascrizione

Buongiorno amici, e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi ci occupiamo di bellezze d’Italia, ed in particolare della “Torre di Pisa“.

Ripeti: ed in particolare della “Torre di Pisa“.

Sono sicuro che si tratta di un argomento che sta a cuore di molti stranieri, che me hanno sicuramente sentito parlare, se già non hanno avuto l’occasione di visitare il bel paese, nome con cui si indica l’Italia.

Ripeti: il bel paese

Chiunque venga in Italia viene infatti a visitare Pisa, la città toscana celebre in tutti il mondo per la Torre Pendente.

immagine_torre_costruzione

In questo episodio voglio parlarvi un po’ della storia della Torre Pendente, vale a dire del campanile risalente al XII secolo, che oggi è appunto uno dei monumenti italiani più conosciuti e visitato al mondo per via della sua caratteristica inclinazione. Di tanto in tanto mi fermerò e vi invierò a ripetere alcune frasi per non perdere l’abitudine ad esercitare anche la lingua.

Ripeti: il campanile risale al XII secolo

Ripeti: esercitare la lingua

La torre in questione si chiama infatti “Torre Pendente“, o semplicemente “La Torre”. Questo è il nome della Torre di Pisa per i pisani (gli abitanti di Pisa): E’ pendente in quanto la Torre “pende”, e ciò che pende si chiama “pendente”, cioè non è una torre verticale, come dovrebbe essere, ma è inclinata.

Ripeti: la torre di Pisa pende.

Ripeti: la torre di Pisa è pentente

La sua inclinazione è dovuta ad un cedimento del terreno sottostante. Il terreno sottostante è ceduto. Il terreno che si trova sotto la Torre è quindi ceduto, cioè si è spostato, e questo è accaduto nelle prime fasi della costruzione della Torre.

Questo significa che la pendenza della torre non è stata voluta, ricercata, da chi l’ha costruita, come si potrebbe anche pensare e come è stato sostenuto, tra l’altro, da alcuni studiosi dell’ottocento.

Il campanile quindi non è stato pensato pendente sin dalla sua origine ma lo è diventato grazie ad un cedimento del terreno sottostante.

Ripeti: la pendenza della torre ha cause naturali.

Ripeti: la Torre di Pisa è pendente per cause naturali

Non si tratta questo di un fenomeno che ha riguardato solamente la Torre di Pisa a dire il vero.

Infatti esistono altre costruzioni in Italia che “soffrono”, si fa per dire, dello stesso “difetto” strutturale.

Ripeti: Difetto strutturale

Ad esempio c’è una Chiesa, una Cattedrale, sempre in Toscana e precisamente a Pienza (La Cattedrale dell’Assunta di Pienza) che è fortemente pendente anch’essa e rischia di collassare, cioè di cadere. Rischia il collasso, nonostante gli interventi che sono stati realizzati per stabilizzare la Cattedrale. La sua pendenza comunque non è così evidente come quella della Torre Pendente di Pisa.

Ripeti: la Cattedrale di Pienza rischia di collassare

La torre di cui parliamo invece, quella di Pisa, è un campanile, il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta. Anche in questo caso si tratta di una cattedrale dunque. Questa cattedrale si trova nella piazza del Duomo. Si chiama così la piazza in cui si trova la Torre di Pisa: Piazza del Duomo. Casualmente in entrambi i casi si tratta di cattedrali dedicate all’assunzione di Maria.

Ripeti: in entrambi i casi si tratta di cattedrali dedicate all’assunzione di Maria.

Ripeti: l’Assunzione di Maria

Nella stessa città di Pisa ci sono però altri monumenti pendenti come la Torre, anche se meno famosi, come il campanile della chiesa di San Nicola, che ha un’inclinazione di 2 gradi e mezzo (2,5 gradi) ed anche un altro campanile, quello della chiesa di San Michele degli Scalzi, inclinato di ben 5 gradi.

Il campanile più famoso invece è alto circa 56 metri ( quello della torre di Pisa) ed è stato costruito tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo.

Ripeti:  tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo.

Ripeti: la Torre di Pisa ed è stata costruito tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo.

Il campanile è divenuto, grazie alla sua speciale caratteristica, uno dei simboli dell’Italia, ed è stata anche proposto come una delle sette meraviglie del mondo moderno. Pensate che tra le prime 77 opere che sono state sottoposte al vaglio dei giudici internazionali la Torre di Pisa si classificò settima in classifica, mentre il Colosseo di Roma (l’anfiteatro Flavio) arrivò quarto, quindi tre posizioni prima della Torre di Pisa.

Ripeti: la Torre di Pisa si è classificata settima.

Vi dicevo che la pendenza della torre si verificò all’inizio della fase di costruzione. La prima fase dei lavori fu infatti interrotta quando era stata costruita solamente la metà del terzo piano della torre, proprio perché il terreno iniziava a cedere sotto di essa, quindi la costruzione si è fermata a metà del terzo piano.

Ripeti: il cedimento del terreno fece inclinare la torre.

Successivamente sono stati aggiunti altri tre piani, e alla fine è stata aggiunta anche la cella campanaria, cioè la cella (la piccola stanza) dove si trova la “campana” del campanile.

Così in tutto i piani sono diventati sei. Questi tre piani aggiuntivi però, hanno una curvatura opposta alla pendenza. Questi tre piani che hanno aggiunto hanno una curvatura opposta alla pendenza, e questo è stato voluto poiché si è pensato che in questo modo la torre potesse raddrizzarsi con maggiore facilità.

Ripeti: si è pensato che in questo modo la torre potesse raddrizzarsi con maggiore facilità.

Poi cosa è accaduto col passare del tempo?

Ripeti: Poi cosa è accaduto col passare del tempo?

La pendenza col tempo è aumentata, ma nel corso dei secoli ci sono stati anche dei periodi in cui la pendenza si è ridotta ed altri in cui non è fondamentalmente cambiata. Il campanile nel corso dell’Ottocento  fu interessato da importanti restauri.

E proprio durante queste fasi di restauro che si è scoperto che sotto il terreno c’erano notevoli quantità di acqua che lo rendeva morbido e quindi cedevole.

Ripeti: il restauro della Torre di Pisa.

Cosa fare?

Si iniziò ad aspirare (A succhiare) acqua dal sottosuolo con delle pompe, ma questo peggiorò la situazione e fece aumentare ancora di più la pendenza della torre, tanto che il pericolo del crollo della torre è aumentato fino a farsi concreto. C’era il concreto rischio che la torre cadesse.

In termini di gradi, in termini di inclinazione, di angolatura della pendenza, l’angolatura della pendenza della torre è arrivata a circa 4,5 gradi. In pratica la punta della torre era spostata verso sud di quasi 4 metri e mezzo rispetto alla base. Una bella inclinazione.

Ripeti: l’angolatura della pendenza della torre è arrivata a circa 4,5 gradi

Fino alla fine del 2001 si è lavorato per cercare di ridurre questa pendenza, e questo tentativo è stato raggiunto tramite diversi tipologie di interventi, tra cui l’applicazione temporanea di alcuni tiranti di acciaio (delle corde di acciaio in pratica che tenevano in equilibrio la torre per non farla cadere) e dei contrappesi di piombo che pesavano fino a 900 tonnellate. Pensate un po’.

Si è operato anche sotto il terreno della torre ed alla fine si è riportata la pendenza a quella che la torre aveva circa 200 anni prima. Quindi si sono fatti dei passi in avanti e si è messa in sicurezza la Torre di Pisa.

Ripeti: alla fine si è riportata la pendenza a quella che aveva circa 200 anni prima.

State tranquilli comunque perché perché la Torre di Pisa è sicura; i tecnici l’hanno infatti consolidata in modo che resti in piedi per almeno altri trecento anni. Quindi i turisti possono stare sereni: l’inclinazione attuale non raggiunge i 4 gradi.

All’interno del campanile ci sono due stanze. Una di queste si trova in basso e l’altra sta più i alto. La prima si trova alla base della torre, ed è nota come la “sala del Pesce“. Perché si chiama così? Perché si può notare la raffigurazione di un pesce attraverso un bassorilievo.

Ripeti: la sala del pesce si trova nella Torre Pendente.

Ripeti: la Torre Pendente ospita la sala del pesce

Questa stanza è però una stanza senza il soffitto. L’altra stanza invece è più in alto, si trova al settimo anello della torre e il suo soffitto è il cielo stesso. Al centro di questa stanza, se si guarda in basso, si vede il pian terreno attraverso un foro: si può anche vedere il pian terreno della torre grazie ad un’apertura sul pavimento. Sono inoltre presenti tre rampe di scale (tre scalinate) utilizzabili dai turisti: la prima si trova alla base fino e arriva fino al sesto anello, dove si finisce all’esterno; ed una a chiocciola e più piccola che porta dal sesto anello fino al settimo. Infine ce n’è anche un’altra, una terza scala, sempre a chiocciola, che porta dal settimo anello finoalla sommità della torre, cioè la punta della torre, la parte più alta.

Ripeti: la sommità della torre di Pisa.

Bene ragazzi cercate di ripetere più volte se avete difficoltà, anche per esercitare la pronuncia.

Vi invito tutti ad aderire alla neonata Associazione culturale Italiano Semplicemente, nata proprio con l’obiettivo di diffondere la lingua e la cultura italiana. Tra l’altro ci avviciniamo alla fine dell’anno e tra qualche giorno i membri riceveranno il programma delle lezioni del 2018 riservate ovviamente agli iscritti. Sono previste lezioni sia per un livello intermedio sia per un livello più basso (principianti).

Grazie a tutti naturalmente per la fiducia di chi si iscrive ed anche grazie a chi aiuta il sito con una semplice ma importantissima donazione personale.

Un saluto a tutti di cuore.

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