In nome di cosa?

In nome di cosa? (scarica audio)

episodio 1298

Trascrizione

Buongiorno a tutti!

Avete mai sentito la domanda «In nome di cosa?».

È una domanda che si usa quando si vuole mettere in discussione il motivo, la giustificazione o il principio che sta dietro a un comportamento o a una decisione. Spesso equivalente a un “perché” ma è molto più forte.

Facciamo un esempio.

Due amici stanno discutendo.

Uno dice: Ho deciso di lavorare anche la domenica. In fondo, se voglio fare carriera, devo sacrificare qualcosa.

E l’altro: Sì, ma scusa, in nome di cosa? Del successo? Del denaro? E soprattutto, ne vale davvero la pena?

Vedete? Con «in nome di cosa?» non stiamo semplicemente chiedendo quale sia lo scopo di un’azione. Non è un semplice “perché”.

Stiamo anche mettendo in dubbio che quello scopo sia sufficientemente valido da giustificare ciò che si fa. Spesso si parla di sacrifici e di rinunce. In tali casi vale davvero la pena di usare questa espressione.

L’espressione deriva da un uso molto antico della parola «nome», che richiama l’autorità, il principio o il valore a cui ci si appella. Io verbo appellarsi lo abbiamo già trattato, ma non in questo senso.

Pensate, per esempio, alla formula «in nome della legge»: significa agire facendo riferimento all’autorità della legge.

Ma oggi possiamo usare questa espressione anche in senso più ampio e, spesso, polemico.

«In nome di quale principio hai deciso di escluderlo dalla riunione?»

«In nome di cosa dovremmo accettare questa situazione?»

«In nome di quale interesse stiamo facendo tutti questi sacrifici?»

Attenzione: possiamo anche dire «in nome di chi?», quando vogliamo sapere quale persona o autorità giustifichi una determinata azione. Attenzione però perché L’espressione “in nome di una persona” significa anche agire o parlare in rappresentanza, per conto o con l’autorità di un’altra persona. In pratica la stiamo sostituendo.

E c’è una sfumatura interessante: spesso questa domanda (in nome di cosa/chi?) è retorica (veramente anche un semplice “perché” può essere retorico) cioè non ci aspettiamo necessariamente una risposta.

La utilizziamo proprio per contestare una giustificazione che ci sembra poco convincente.
Adesso il ripasso.

Karin: Oggi ho scorso la lista dei «2 minuti» perché non mi veniva in mente nemmeno un’idea per preparare un ripasso!

Gerd: Non mi dire! Ogni volta che provo a scriverne uno, mi viene il blocco dello scrittore!

Albéric: Ma dai, non è che manchino i modi di dire! Ce ne sono a iosa!

Edita: Hai ragione, però sai come si dice: il troppo stroppia.

Marcelo: Ma dai, questa scusa non sta in piedi! Non puoi darti per vinto per così poco!

Hartmut: Facile a dirsi! Anche solo l’idea di darmi in pasto al gruppo mi fa venire i brividi!

Carmen: Stai esagerando! Scrollati di dosso questa paura: mal che vada, se c’è qualche errore, Gianni ti correggerà!