Romolo, Remo e la storia di Roma

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Romolo e Remo
Romolo, Remo e la lupa

Giovanni: Conoscete Romolo e Remo?

Chi sono? La leggenda vuole che siano i fondatori della Città di Roma.
Sono, o meglio, erano, due fratelli gemelli, uno dei quali, Romolo, fu il fondatore della città di Roma e suo primo re. Quindi sarebbe state Romolo e non entrambi a fondare Roma. Ma vediamo meglio, adesso vi racconto la storia. Con l’occasione aprirò alcune parentesi per spiegarvi qualcosa relativamente alla lingua italiana.

Apro prima di tutto una parentesi sul verbo fondare: Il verbo fondare è interessante perché si usa non solo per fondare una città o una nazione, nel senso di dare vita a un nuovo centro abitato, costruirne il primo nucleo.

Ma si usa anche nella politica: fondare un partito politico, è dare inizio al partito; non cambia molto rispetto alla città.

Fondare quindi è anche dare vita a un qualsiasi organismo, o a un’istituzione, o anche ad un pensiero, stabilendone le basi o i principi. E’ simile anche a istituire.

Freud è il fondatore della psicoanalisi ad esempio, come il sottoscritto (cioè io, Giovanni) è il fondatore di Italiano Semplicemente.

La data di fondazione di Roma è il 21 aprile 753 a.C. (cioè avanti Cristo, cioè prima della nascita di Gesù). Si parla di questa data come del Natale di Roma. Il 21 aprile 753 a.C. è dunque il Natale di Roma.

Sapete che la parola “Natale” si usa anche per indicare la nascita in generale, e non solo il, giorno in cui è nato Gesù Cristo (il fondatore del Cristianesimo).

Se io sono nato a Roma, poi, posso dire che la città di Roma ha dato i natali a Giovanni. Così analogamente Firenze ha dato i natali a Dante.

E quale città ti ha dato i natali? Tutti voi sicuramente avete un luogo e anche una nazione che vi ha dato i natali. Ricordate che natali si scrive con la n minuscola. Solo Natale, al singolare vuole l’iniziale maiuscola (l’iniziale è la prima lettera di una parola).

Dunque si parlava di Romolo e Remo, i fondatori di Roma. La leggenda vuole che Romolo e Remo furono cresciuti dalla femmina di un lupo, cioè da una lupa. Insomma da un animale.

Una lupa infatti, un giorno, narra la leggenda, scese dai monti fino al fiume per bere, quando fu attirata dal pianto di due bambini. Così li raggiunse e si mise ad allattarli.

In seguito i due bambini furono trovati da un pastore che insieme alla moglie decide di crescerli come suoi figli.

Alcuni dicono che sia proprio la moglie di questo pastore la famosa “lupa“, parola che in lingua latina significa, pensate un po’, anche “prostituta“.

Prostituta è un termine che indica generalmente una donna che dona il proprio corpo in cambio di denaro. Ma anche un uomo si può prostituire, avendo anche lui un corpo. Il verbo che indica l’atto di vendere il proprio corpo è proprio questo: prostituirsi, mentre per il luogo in cui ci si prostituisce, il luogo dove si svolge l’attività della prostituzione, ci sono diverse denominazioni. Normalmente si parla di “bordello”, termine abbastanza informale, ma si parla anche di casa di appuntamenti, casino (senza accento, altrimenti diventa casinò, dove si gioca d’azzardo), postribolo, puttanaio (termine abbastanza volgare) o anche, pensate, lupanara.

Le lupanare è un termine che oggi non si usa più, ma indica ugualmente un luogo dove si svolge la prostituzione. Sono famose le lupanare di Pompei, la città sommersa dalla lava del vulcano Vesuvio, nella regione Campania.

Di conseguenza questo ci dice che è molto probabile che la “lupa” da cui sono cresciuti Romolo e Remo sia stata in realtà una prostituta e i romani, gli abitanti di Roma, che orgogliosamente si dicono “figli della lupa“, capite bene che non sarebbe esattamente un complimento…

Comunque Romolo e Remo, secondo la leggenda, crebbero inizialmente in una capanna situata sulla sommità del Palatino, sulla punta più alta del Palatino. Si parla di sommità, cioè del punto più alto, perché il Palatino è un colle, cioè una collina, e precisamente si tratta di uno dei sette colli di Roma. A Roma ci sono sette colli.

Ebbene quando furono un po’ cresciuti, Romolo e Remo si recarono sulla riva del Tevere (il fiume che attraversa anche oggi Roma) per fondare una nuova città.

Romolo e Remo erano di origini nobili discendenti da Enea, figlio della dea Venere. La madre di Romolo e Remo era Rea Silvia, e il padre era il dio Marte, il dio della guerra, anche se la loro storia è abbastanza triste perché la loro madre fu uccisa e i due bambini furono messi un un una cesta, cioè in un contenitore e furono messi sull’acqua del fiume. La corrente ovviamente li trascinò con sé e successivamente furono trovati proprio dalla famosa “lupa”.

Rea Silvia: è vero, io, Rea Silvia, sono la madre di Romolo e Remo. Mio zio mi costrinse a fare voto di castità. Amulio, sì, proprio mio zio, dopo aver ucciso mio padre Numitore, che aveva diritto al trono (era il primo figlio).

Amulio non voleva che facessi figli. Tuttavia un giorno, in un bosco, mentre ero a prendere dell’acqua, il dio Marte mi ha preso con la forza e da quel rapporto nacquero Romolo e Remo. Poi io sono stata seppellita viva, aimé, per non aver rispettato il voto di castità.

Giovanni: Dunque, i due erano gemelli, dunque chi era il successore? Toccava agli dei decidere e così gli dei dovevano indicare colui che doveva dare il nome alla nuova città e che quindi diventasse il primo re di questa città dopo la fondazione. Ma come fanno gli dei ad indicare qualcosa? Come fanno a dare dei segnali agli esseri umani? Beh, sta agli stessi umani interpretarli, osservando ciò che accade e notando se accade qualcosa di strano. Si chiamano “presagi” in italiano. I presagi spesso venivano dal cielo, che era qualcosa di molto misterioso a quei tempi.

Allora sembra che apparvero sei avvoltoi, a Remo, e questo venne interpretato come un segno degli dei, cioè un presagio divino.

Gli avvoltoi sono degli uccelli, dei grossi uccelli rapaci. Evidentemente non accadeva spesso di vedere nel cielo di Roma degli avvoltoi.

Ma a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio di Remo era stato annunciato, così vennero proclamati re entrambi.

Ma uno solo poteva essere il re. Chi doveva spuntarla? Chi doveva avere la meglio?

C’era chi diceva che era giusto fosse Remo, perché il suo presagio era avvenuto prima, e c’era chi invece sosteneva che 12 è il doppio di 6, quindi toccava a Romolo l’onore di dare il nome alla città.

Dalle parole si passò allo scontro fisico e Romolo uccise Remo. E così poté dare il nome alla città: Roma.

E solo lui è stato pertanto il fondatore di Roma.

Chissà come si sarebbe chiamata la città se avesse vinto Remo!

Naturalmente tutto questo che vi ho detto è vero se questa storia è fondata!! Questo è un altro modo di usare il verbo fondare. Si tratta di un senso figurato. Significa prendere origine, basarsi. Ma se una cosa è fondata, come una teoria, o una storia, senza aggiungere altro, significa semplicemente che è credibile e quindi che molto probabilmente è vera.

Su cosa è fondata la tua teoria? Cioè su cosa è basata? Qual è l’origine?

Cosa c’è alla base dee tue idee? Si tratta di idee fondate? Oppure sono prive di fondamento?

Si può dire semplicemente così: la storia è fondata, oppure in caso contrario, la storia è infondata!

La storia di Romolo e Remo, o meglio la loro leggenda è fondata sulla tradizione mitologica romana e questo non significa che sia fondata, cioè credibile, vera. E’ fondata su quanto raccontato anche nell’Eneide di Virgilio e dalla storia di Roma raccontata dallo storico latino Tito Livio. Si parla di leggenda, appunto, e una leggenda è un racconto o immaginario, frutto della fantasia, oppure alterato dalla tradizione, modificato nel tempo dalla fantasia e dalla tradizione, per poter esaltare dei personaggi, per costruire un mito che appartenga al patrimonio di un popolo, per circondare di mistero e quindi di fascino un oggetto o un luogo.

Spero che abbiate gradito questo episodio. Ci sentiamo al prossimo.

Il verbo AVERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

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Il verbo avere. Coniugazione

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.

Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.

Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.

Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?

Iniziamo dall’indicativo presente.

Indicativo presente

Indicativo imperfetto

  • Io avevo: Avevo tenuto fede alla mia promessa
  • Tu avevi: avevi tenuto a bada la tua impulsività.
  • Lei aveva: mi aveva indisposto, ecco perché ero arrabbiato.
  • Noi avevamo:  in men che non si dica abbiamo finito tutto. Con quella fame che avevamo!
  • Voi avevate: avevate detto o così o pomì. poi invece siete diventati più democratici.
  • loro avevano: i ragazzi avevano cincischiato fino a quel momento, poi hanno iniziato a lavorare.

Indicativo passato prossimo

  • Io ho avuto: ho avuto pazienza finora ma adesso bisogna rompere gli indugi.
  • tu hai avuto: al tuo esordio hai avuto molta paura di sbagliare.
  • Lui ha avuto: Giuseppe ha avuto un fare un po’ prepotente.
  • Noi abbiamo avuto: non abbiamo mai avuto voglia di lavorare, ma oggi siamo abbastanza in vena.
  • voi avete avuto: avete avuto tempo fino a ieri per fare il lavoro, oggi quindi a maggior ragione dovreste averlo finito.
  • loro hanno avuto: il supporto che hanno avuto non è stato sufficiente?

Indicativo trapassato prossimo

Passato remoto

  • io ebbi ragione a comportami così, ma vai a capire quanti avrebbero fatto lo stesso!
  • 10 anni fa non avesti la pazienza di aspettare la verità e così hai creduto a tante notizie prive di fondamento.
  • Appena noi iniziammo a discutere, mia figlia ebbe il coraggio di intervenire per dire che dovevamo smorzare i toni.
  • Io e Gianni avemmo una discussione molto accesa, ma siamo rimasti sempre amici. Poi dice a cosa servono gli amici…
  • voi aveste il coraggio di dire che non sapevate ovviare al problema in alcun modo
  • loro ebbero solo 2 euro per mangiare e bere, ivi incluso il caffè.

Trapassato remoto

  • Rimasi in silenzio perché non ebbi avuto il coraggio di dire tutta la verità. È risaputo che sono sempre stato un ragazzo timido.
  • in quell’occasione tu non avesti avuto il coraggio di rispondere al professore quando ti disse che il compito era passibile di miglioramento.
  • Il ragazzo ebbe avuto la sensazione di aver ricevuto un torto, sebbene tutto si fosse svolto a sua insaputa.
  • la crisi ci travolse e non avemmo avuto il tempo di reagire considerata la portata dell’avvenimento
  • qualora aveste avuto qualche dubbio, tranquillizzatevi perché lo chiariremo a tempo debito.
  • 20 anni fa i ragazzi non ebbero avuto il tempo per studiare, ma a suo tempo  non c’era wikipedia.

Futuro semplice

  • io avrò sicuramente qualcosa a casa che farà al caso mio.
  • tu, a tuo modo, avrai le tue ragioni per non studiare.
  • A suo dire, tra un mese avrà battuto tutti gli avversari.
  • Credo che vinceremo, ma se perderemo vorrà dire che avremo peccato di ottimismo e anche di presunzione.
  • voi avrete modo di speculare sulla crisi più tardi, adesso pensate ad aiutarci.
  • Ci vediamo alla solita ora allora, ma avranno tutti capito come siamo rimasti?

Futuro anteriore

  • Allora ci riaggiorniamo la prossima settimana? Spero che  avrò avuto il tempo di fare tutto per quella data.
  • Quando avrai avuto il tempo di decidere da che parte stai? Domani? Oppure domani è un parolone?
  • Luigi avrà avuto modo di superare i postumi dell’infortunio?
  • Saremo chiamati in causa non appena avremo avuto modo di comunicare.
  • Come avrete avuto modo di vedere, Gianni era molto arrabbiato, tant’è che uscendo ha anche sbattuto la porta.
  • Prendi questa medicina; se morirai, che senso avranno avuto i tuoi sforzi?, Tanto piú che hai anche due figli! disgraziato!

Condizionale Presente

  • io avrei quantomeno qualcosa da dire in merito.
  • tu avresti contezza della situazione attuale se leggessi i giornali.
  • in virtù della sua esperienza, mia madre avrebbe firmato il contratto!
  • noi avremmo voglia di uscire, ma se aspettiamo che ti prepari in 5 minuti stiamo freschi!
  • voi avreste voglia di venire a casa nostra laddove il ristorante fosse chiuso?
  • loro avrebbero deciso di andare al mare, tempo permettendo.

Condizionale Passato

  • Se non fosse arrivata la resa dei conti non avrei avuto il coraggio di sfidarlo.
  • tu avresti avuto il coraggio di dirgli che non devi rendere conto a nessuno se non ti avesse insultato?
  • Lui avrebbe avuto paura e si sarebbe reso conto di aver esagerato.
  • avremmo avuto una bella cazziata dal nostro capo se avessimo sbagliato.
  • voi avreste avuto paura di uscire se non ci fosse stata la comprova che il pericolo fosse finito.
  • loro avrebbero avuto voglia di picchiarvi, a dispetto della loro educazione alle buone maniere.

Congiuntivo Presente

Congiuntivo Passato

  • Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
  • Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
  • Che poi lei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
  • Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
  • Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
  • Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?

Congiuntivo Imperfetto

  • Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
  • Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
  • Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
  • Qualora noi avessimo insistito, ora saremmo a cavallo! come la vedi tu?
  • Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervela con i miei genitori.
  • Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu 

Congiuntivo trapassato

  • Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
  • Stavo appena addormentarmi quando ho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
  • Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
  • Quale responsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
  • Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
  • se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.

Imperativo Presente

  • Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
  • Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
  • abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contare solo su noi stessi!
  • Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
  • Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrare così, ogni due per tre!

Infinito presente

Infinito passato

  • Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere

Participio presente

  • Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!

Participio passato

  • Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.

Gerundio presente

  • avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.

Gerundio passato

  • Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.

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192 – SULLA FALSARIGA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Sapete ragazzi che sono nate due nuove rubriche sulla falsariga della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Si tratta della rubrica “primi passi” (questa è la prima) e della rubrica “linguaggio commerciale” (questa è la seconda); due nuove rubriche di breve durata (episodi di breve durata); cercheremo di restare nei due minuti – e con una espressione di ripasso alla fine di ogni episodio per ripassare le espressioni precedenti. Si tratta quindi esattamente dello stesso funzionamento degli episodi della rubrica che si chiama “due minuti con Italiano Semplicemente“, di cui state ascoltando la puntata n. 192.

In questa puntata ci occupiamo del termine “falsariga“, un’unica parola che serve per esprimere il concetto sopra descritto.

Ogni volta che volete indicare un modello da seguire, da imitare, un esempio da ricalcare, qualcosa da cui prendere spunto, ebbene, potete usare il termine falsariga, non molto facile da usare all’inizio per degli stranieri, ma vale la pena imparare questo termine.

Si deve dire e scrivere: “sulla falsariga” in quasi tutte le occasioni, perché si sta cercando di seguire un percorso già tracciato, uno stile già utilizzato, come se ci fosse una riga disegnata, cioè un segno, una linea tracciata su un foglio e noi stiamo cercando di usare questa riga per andare dritto, per disegnarne un’altra simile. Cose di questo tipo insomma.

Si prende quindi in prestito un’immagine figurata, come si fa solitamente in tutte le espressioni idiomatiche per esprimere un concetto. E’ un termine adatto per essere usato in moltissime occasioni.

Vediamo qualche altro esempio oltre a quello delle rubriche:

In Italia spesso si fanno delle leggi sulla falsariga di altre leggi fatte in altri paesi.

Quindi si vuole dire che si fa una legge cercando di imitare ciò che si è fatto altrove, non esattamente con la stessa legge, identica in tutti termini usati, ma mantenendo una struttura e coerenza simili, quindi “sulla falsariga” di altre leggi. Un altro esempio:

La squadra della Roma ha dominato la squadra avversaria, sulla falsariga di quanto accaduto nella partita precedente.

Quindi si vuole dire che, più o meno, le due partite hanno visto la squadra della Roma avere la meglio sulla squadra avversaria: così come si è svolta la prima gara si è svolta anche la seconda, sulla falsariga della prima, quindi seguendo lo stesso andamento, la stessa logica della prima.

Ora ascoltiamo un breve ripasso delle espressioni precedenti:

Bogusia (Polonia): Si dà il caso che una volta fosse un cestista italiano, avendo seguito le orme di papà Joe a Reggio Calabria. Parlo di Kobe Bryant. A quei tempi non era ancora conosciuto, non più di tanto almeno, ma col passare del tempo, l’abbiamo in tanti guardato dal vivo a volte accalcati nelle arene: un uomo indefesso nello suo ambito.

La stella della pallacanestro 🏀 è scomparsa in un incidente con l’elicottero. Gli ha detto proprio male quel giorno. Ma in realtà ha detto male a tutto lo sport in generale. Non possiamo fare i finti tonti, che non lo sappiamo, tanto meno che ciò che è successo non ci commuove.

Un crescendo di voci sconvolte proviene da tutte le direzioni. Mi unisco al coro anche io, perché sono sempre stata una appassionata di pallacanestro e al contempo alla passione non riesco a restare indifferente.

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

falsariga

N.1 – PIACERE, MI CHIAMO GIOVANNI – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

1^ lezione: Piacere, mi chiamo Giovanni

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Giovanni: piacere, io sono Giovanni, e tu? Qual è il tuo nome?

Emanuele: Io sono Emanuele, piacere mio.

Giovanni: piacere, mi chiamo Giovanni, questo è il mio nome.

Emanuele: Emanuele, io mi chiamo Emanuele.

Giovanni: Piacere, io mi chiamo Giovanni. Tu come ti chiami? Qual è il tuo nome?

Emanuele: Emanuele. Il mio nome è Emanuele.

Giovanni: Ah, Emanuele è il tuo nome. Piacere di conoscerti Emanuele! Il mio nome è Giovanni!

Emanuele: piacere mio! Il mio nome è Emanuele

Giovanni: va bene, ho molto piacere di conoscerti Emanuele.

Giovanni: ti chiami Emanuele vero? Io mi chiamo Giovanni.

Emanuele: Sì, mi chiamo Emanuele, e tu ti chiami Giovanni.

Giovanni: esatto, io mi chiamo Giovanni, questo è il mio nome. Tu invece ti chiami Emanuele. Questo è il tuo nome. Giovanni e Emanuele: questi sono i nostri nomi.

 

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191 – DAL VIVO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ciao amici. Abbiamo visto già l’espressione farsi vivo, oggi invece, in questo episodio n. 191 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, vediamo “dal vivo“, una seconda espressione che utilizza lo stesso termine.
Dal vivo si usa soprattutto quando si ascolta la radio o si guarda la TV, quando si ascolta un programma che è trasmesso in diretta, cioè quando i fatti trasmessi si verificano proprio mentre si sta guardando la TV o ascoltando la radio. È una trasmissione in diretta, quindi è trasmessa dal vivo, di conseguenza non si tratta di trasmissioni registate e poi trasmesse.
Ad esempio si può ascoltare un programma dal vivo, un concerto dal vivo. A dire il vero però quando si assiste dal vivo a un concerto, ad uno spettacolo e cose simili, si è fisicamente presenti in quel luogo dove avviene il concerto o lo spettacolo. C’è la presenza fisica quindi, niente TV o radio.

Stasera andiamo ad un concerto dal vivo.
Domani fanno musica dal vivo, andiamo?

Ma l’espressione non si usa solo in questo modo. La presenza fisica è legata all’espressione anche quando parlo di incontrare persone o assistere a cose accadute.
Posso anche dire di aver visto una persona dal vivo cioè di averla incontrata di persona, di averla vista fisicamente: l’ho incontrata veramente, non era la TV. L’ho proprio vista dal vivo! Vivo resta vivo, al maschile quindi non diventa “viva” o “vivi”se la persona che incontro è una donna o sono più persone.
Poi posso anche dire di aver vissuto dal vivo una vicenda. Usare il verbo vivere significa coinvolgere anche le emozioni, non solo il corpo, la presenza fisica.
Ad esempio c’è chi ha vissuto dal vivo la caduta del muro di Berlino perché era proprio lì quando è accaduto, ha vissuto personalmente, di persona la vicenda della caduta del muro. Evidentemente si tratta di una persona di nazionalità tedesca, o qualcuno che viveva a Berlino proprio il quel periodo. Coloro invece che l’hanno vista in TV non l’hanno vissuta dal vivo. Non possono dirlo. Possono solo dire di averlo visto dal vivo, nel senso di “in diretta TV“.
Oppure chi ama la formula 1 può dire di aver vissuto dal vivo una gara automobilistica. Lo stesso per gli altri sport in caso di eventi particolari.
Ci deve sempre essere una forte emozione per vivere dal vivo.

Ho vissuto dal vivo la sofferenza dell’amore.
Tu hai vissuto dal vivo cosa significa essere poveri.
Giovanni ama vivere dal vivo queste esperienze sportive.

Quindi dal vivo, se legato alla TV o alla radio si può tradurre come “in diretta”, oppure per dire “io c’ero“, “io l’ho vissuto” , mentre in altre occasioni si traduce con “di persona” o “personalmente“, perché in questo caso ci sono sempre delle emozioni coinvolte, che implicano un coinvolgimento personale. Posso usare anche altri verbi oltre a vedere e vivere: partecipare dal vivo, abbiamo visto assistere dal vivo, ma c’è anche esibirsi dal vivo: un cantante si esibisce dal vivo ad esempio.
Ora ripassiamo alcune espressioni già spiegate negli episodi precedenti:
Bogusia (Polonia 🇵🇱):
Un poliziotto mi ha affibbiato una multa oggi. Sono cascata male oppure sono stata presa di mira? Vi spiego: Mi ero ritagliata del tempo per un appuntamento con una mia amica in un ristorante in e come di consueto ero in ritardo e l’incrocio era accalcato di macchine. Siamo alle solite no? Finalmente poi il semaforo è diventato verde, però io ormai ero passata col giallo.
Nulla quaestio, il codice stradale dice che bisogna velocemente liberare l’incrocio. L’ho fatto. 😅Dietro di me, una macchina che mi tallonava già da tempo e mi incalzava con la sua velocità, è passata anch’essa. Però la Polizia ha fatto accostare solamente me. Il poliziotto su questo non ha fornito nessuna spiegazione di sorta. Insomma, volente o nolente, ho dovuto pagare la multa. Che vuoi, I poliziotti hanno sempre la meglio su di noi Non hanno mai torto. Come lo vedete voi?
Giovanni: avevo dimenticato di dire che “dal vivo” non è uguale a “da vivo“, che è il contrario di “da morto”!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!