Le meraviglie di Roma: Palazzo Venezia

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Oggi parliamo di Palazzo Venezia, un palazzo di Roma, che si trova a Roma, e non a Venezia. Precisamente si trova a Piazza San Marco, proprio vicino a Piazza Venezia Siamo proprio al centro di Roma.

Se dite al navigatore satellitare di portavi a Roma vi porterà esattamente a Piazza Venezia. E’ lì che inizia via del Coro, la via dello shopping, e siamo anche molto vicini al Pantheon di cui abbiamo già parlato, a Fontana di Trevi ed a molte altre bellezze di Roma.

Ma perché questo palazzo si chiama così, col nome della città di Venezia?

Il palazzo fu costruito tra il 1455 e il 1467 ma nel 1564 papa Pio IV dona il palazzo alla Repubblica di Venezia per utilizzarlo come sede dei suoi ambasciatori ed oratori presso la Santa Sede. A questo si deve il nome.

Ma perché io oggi voglio parlarvi di Palazzo Venezia?
Per conoscere un po ‘ di storia innanzitutto ma soprattutto per ascoltare qualcosa di piacevole di tanto in tanto, nella speranza che nel frattempo ci sia modo di spiegare qualcosa della lingua italiana.

Dunque, per costruire questo palazzo è stato utilizzato del travertino proveniente dal Colosseo e dal Teatro di Marcello.

Oggi non faremmo mai una cosa del genere!

Comunque il palazzo è uno dei primi e più importanti edifici civili della Roma rinascimentale. E’ considerato la più grande opera civile del’400 romano.

Si parla del rinascimento, e il Rinascimento a Roma copre il periodo che va dagli anni quaranta del Quattrocento, fino alla prima metà del Cinquecento, quando la città papale (cioè Roma) fu il più importante luogo artistico del mondo, con maestri quali Michelangelo e Raffaello. Notate che ho utilizzato “quale” e non “come”. Vedete l’episodio in cui spiego il motivo di questa scelta. E’ il n. 200 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Quindi l’architettura è quella del rinascimento romano, e del Colosseo non ha soltanto il travertino (che è una roccia molto dura). Infatti la costruzione del palazzo si ispira in parte anche al Colosseo, e questo si nota osservando ad esempio il cornicione ed altri elementi architettonici. Il cornicione è il nome che si dà alla parte esterna della pizza, quella che solitamente si brucia un po’, ma in architettura è la parte più alta di un edificio. Il cornicione in questo caso sporge un po’ rispetto all’edificio.

Palazzo Venezia era talmente importante che persino Mussolini, il Duce, pose la sede del quartier generale. Il balcone di Palazzo Venezia è proprio quello da cui lo stesso Mussolini fece la dichiarazione di guerra alla Francia e al Regno Unito e, di conseguenza, decretò l’entrata in guerra dell’Italia. Era il 10 giugno 1940. Ho usato la parola “persino” ma avrei potuto usare “perfino” con lo stesso significato. Ne abbiamo parlato nell’episodio n. 367.

FOTO ATTUALITÀ / XVIII ANNUALE DELLA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO - MUSSOLINI PARLA AL POPOLO DAL BALCONE DI PALAZZO VENEZIA
FOTO ATTUALITÀ / XVIII ANNUALE DELLA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO – MUSSOLINI PARLA AL POPOLO DAL BALCONE DI PALAZZO VENEZIA – Fonte

Pensate che la luce di questa stanza del Palazzo non veniva mai spenta in quegli anni perché si voleva dare il messaggio che che il governo non riposava mai.

Notate che quando si parla di Palazzo Venezia si usa la preposizione “di” e non si può dire “del palazzo Venezia”.

Se diciamo il nome, allora dobbiamo usare “di“. Invece se non diciamo il nome, allora dobbiamo usare “del”, ad esempio: la proprietà del palazzo è cambiata, l’immagine del palazzo è stata ristrutturata, eccetera. Questo ovviamente non vale solamente per palazzo Venezia.

Comunque, prima si Mussolini, quel balcone era famoso per un’altra ragione.

Papa Paolo II scelse Palazzo Venezia come sua residenza e dallo stesso balcone (siamo nel ‘400) osservava le corsa dei cavalli che si svolgevano lungo tutta via del Corso Queste corse si svolgevano tradizionalmente durante il periodo di Carnevale (fonte).

Insomma, il balcone più famoso del mondo, forse secondo solo a quello di Romeo e Giulietta che si trova a Verona.

Ah, dimenticavo: Palazzo Venezia ospitò anche un concerto di Mozart quando aveva solo 14 anni. Quanti spettatori? Oggi conta molto il numero dei followers (o seguaci, in Italiano) e il numero delle persone in generale. Ma in quel caso furono in pochi ad assistere al concerto. Ma c’era il Papa tra questi. Non so se rendo… Questa espressione però ancora non l’ho spiegata. Si usa per esprimere, con falsa modestia, una virtù, o la grandezza.

Come a dire: sono riuscito a rendere l’idea? Non so se ci sono riuscito. Molto più brevemente: non so se rendo!

Questo episodio comunque finisce qui, un saluto da Giovanni di Italiano Semplicemente. Avete capito bene, sono prorpio io, Giovanni. Non so se rendo! (Scherzo naturalmente!)

Le meraviglie di Roma: Il Colosseo quadrato

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Ripassiamo qualcosa di quanto imparato su Italiano Semplicemente parlando delle Meraviglie di Roma, la rubrica dedicata alle bellezze di Roma dal punto di vista storico culturale.

Parliamo allora di poesia, di architettura, di migrazioni di scienziati e di eroi. Come sarebbe a dire? Potreste dirmi voi.

«un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori».

Questo è ciò che disse Benito Mussolini, il dittatore italiano nel 1935 ed è anche la scritta che campeggia sulla parte alta del Palazzo della Civiltà Italiana, anche detto Il Colosseo quadrato, un monumento costruito nel 1938 e terminato solo dopo la seconda guerra mondiale.

Iniziamo dal nome. Colosseo quadrato o Palazzo della Civiltà Italiana?

Il Colosseo quadrato è, si potrebbe dire, il soprannome, il nomignolo, perché il suol vero nome è appunto “Palazzo della Civiltà Italiana”.

Però somiglia molto al Colosseo, per via dei numerosi archi, ma avendo una base quadrata, è stato chiamato appunto Colosseo quadrato. Non trovate anche voi una certa somiglianza col Colosseo?

Allora, il Palazzo della Civiltà Italiana si chiama così perché doveva proprio rappresentare le virtù italiane, doveva parlare degli italiani. Durante l’era fascista, come sappiamo, si dava molta importanza all’identità dell’Italia e del popolo italiano.

Ovviamente dovevano essere descritte le virtù, e non certamente i difetti, il che non significa che non ne abbiamo! Dunque gli italiani vengono descritti come eroi, cioè come persone che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impongono all’ammirazione di tutti.

Di indeciso42 – archivio personale, CC BY-SA 4.0, 

Un popolo di musicisti, cioè di persone che hanno talento per una determinata attività in musica, inerente alla creazione o all’esecuzione di composizioni strumentali, vocali, corali.

Un popolo di artisti, persone dedite all’arte.

Di Santi, vale a dire di persone riconosciute dalla Chiesa degne di venerazione.

Un popolo di pensatori e scienziati, cioè di studiosi di problemi a livello filosofico o di una particolare disciplina scientifica.

Siamo anche navigatori e trasmigratori, un termine, quest’ultimo, che equivale a “migranti”. A quel tempo erano gli italiani a migrare in altri paesi alla ricerca di fortuna e felicità.

Ebbene queste virtù del popolo italiano sono rappresentate da una serie di statue  altissime che si trovano a piano terra.

Dunque, una curiosità: essere migranti era considerata una virtù. In quanto tale dovrebbe essere sempre apprezzata, anche se appartiene ad altri popoli giusto? ma pare che oggi non sia più così. considerando tutti i problemi politici legati ai trasmigratori che arrivano oggi in Italia. Ma come si fa, dico io!

Si potrebbe dire che nel ventennio fascista, in quanto a democrazia e rispetto eravamo ancora a carissimo amico!

D’altronde si sa, i regimi sono quello che sono in quanto a democrazia.

Comunque, il Colosseo quadrato si trova in una zona molto grande a sud di Roma che si chiama EUR. Questa sigla sta per Esposizione Universale Roma.

Il palazzo nasce infatti insieme a tutto il quartiere dell’EUR, concepito per ospitare proprio una esposizione universale. La prima di queste esposizioni fu tenuta a Londra ad esempio, e in quell’occasione è stato costruito lo storico Crystal Palace.

Allora, nel 1942 se non ci fosse stata la guerra, si sarebbe svolta a Roma  l’Esposizione Universale e il Governo italiano, considerata la portata dell’evento, avrebbe approfittato dell’occasione per celebrare in tale data il ventennale del regime fascista. Il ventennale è il ventesimo anniversario, il ventesimo compleanno.

Che peccato vero?

Ma è interessante parlare di quanto disse Mussolini nel 1935 a proposito della scritta che campeggia sul Colosseo Quadrato.

Dovete sapere che la Società delle Nazioni ventilò delle sanzioni contro l’Italia a seguito della guerra d’Etiopia iniziata proprio nel 1935.

L’aggressione dell’Italia contro l’Etiopia ebbe importanti conseguenze diplomatiche e suscitò una notevole riprovazione (Il contrario dell’approvazione) da parte della Società delle Nazioni che quindi decise d’imporre delle sanzioni economiche contro l’Italia, ritirate nel luglio 1936 anche se Mussolini rispose picche all’appello delle Nazioni Unite. Mettere fine all’aggressione? Neanche per sogno, avrà pensato Mussolini!

Infatti il Duce, che evidentemente non era affatto d’accordo con queste sanzioni, disse che queste sanzioni erano un’offesa, e contro questo popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori, quindi come si osa parlare di sanzioni?

Come vi permettete di sanzionare l’Italia, voleva dire Mussolini, noi che abbiamo cotante virtù, le stesse virtù che adesso sono scritte sul Palazzo della civiltà italiana e che evidentemente Mussolini credeva fossero solo appannaggio degli italiani.

Poi non si può certo dire che il fascismo non ci abbia messo del suo nella costruzione del Colosseo quadrato: l’uso del materiale che si chiama Travertino, ad esempio, che ricopre la struttura esterna, non è casuale, infatti richiamava i valori dell’impero romano, era un ritorno alla tradizione, secondo i desiderata del duce.

Vi risparmio la lista completa dei desiderata del regime (lasciamo correre) perché alcuni di questi non sono affatto piacevoli da ascoltare. Qualcuno, ascoltando la lista completa, potrebbe prendere e interrompere l’ascolto di questo episodio,

Ma tanto finisce comunque qui. Non fosse altro che per non annoiarvi.

Comunque se venite a Roma, fate una capatina all’EUR. Dal vivo, il Palazzo è tutta un’altra cosa!

Ah, per la cronaca, voglio dare un ultimo messaggio dedicato a coloro che sono di diverso avviso sul regime fascista: questo episodio non voglio che vada loro di traverso in quanto è solo un episodio di ripasso delle espressioni spiegate su ItalianoSemplicemente.com e il sito non ha  niente a che spartire con la politica. Cominciamo a fare questo dovuto distinguo.

Le meraviglie di Roma: la gatta di Via della Gatta

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Bogusia (membro dell’associazione Italiano Semplicemente):

Buongiorno a tutti gli amici del sito italiano semplicemente. Sono di nuovo qui. Mi chiamo Bogusia, sono polacca, però affascinata della lingua italiana, della storia e cultura italiana e soprattutto della Roma con i suoi segreti e misteri.
Non riesco a smarcarmi dalla voglia di cercare i luoghi che forse sfuggono a tanti, che partendo alla volta di Roma, dimenticano che bisogna guardare in modo indefesso per scoprire cose meravigliose, che si trovano a portata di mano nel centro storico.

Mi rendo conto che a volte manca il tempo per fermarsi a lungo, guardare in su, bisogna fare qualche foto, consumare un pasto seguito da un ammazza-caffè e poi bisogna assolutamente dare seguito alle direttive della guida turistica. Altro che storie! A volte è un peccato però.
Il mio racconto di oggi verte su una gatta speciale. Forse adesso dovrei aprire una parentesi, si dà il caso che a Roma ci siano una caterva di raffigurazioni di animali, sparsi dappertutto, che coinvolgono tante leggende che non possono però passare in cavalleria.
Il mio racconto lo faccio ovviamente sulla falsariga degli episodi di ripasso precedenti, cioè facendo un ripasso delle espressioni di due minuti che mi ronzano per la testa.
Altrimenti non sarebbe cosa! Spero che io non sfori troppo e non faccia nessuno sgarro di sorta.
Ragion per cui smetto di parlare di cose futili, non vi tengo sulle spine e rinuncio ai preamboli, sperando anche che riesca a sfoderare un racconto con i fiocchi .
Siamo nel centro storico, via del Plebiscito, le collezioni di Palazzo Doria Pamphilj e di Palazzo Venezia, abbiamo visto già gli affreschi della chiesa del Gesù. E’ là dove ogni giorno si accalcano centinaia di visitatori, ma pochi sanno che a due passi da lì si trova una perla della Roma misteriosa.
Vale solamente la pena di fare una capatina sul retro di Palazzo Grazioli (che da qualche anno ha assunto una gran notorietà, al di là dei pregi architettonici, per essere stato scelto per un certo periodo di tempo come residenza romana di un noto esponente politico italiano: Silvio Berlusconi, nonché sede del suo “parlamentino”).

Palazzo Grazioli
Roma, palazzo Grazioli a via del Plebiscito – Autore =Lalupa

Passando per via della Gatta, bisogna buttare un occhio in su e si vede come sul cornicione di Palazzo Grazioli vi sia posata una piccola gatta in marmo, a grandezza naturale.

via della gatta romaSi presume proveniente dal vicino Iseo Campense. Infatti, a suo tempo il gatto era un animale sacro a Iside, divinità egiziana venerata anche a Roma. Ma che c’azzecca questa gatta egiziana con i romani e Roma? Vediamo un po’ allora.
La gatta di Via della Gatta proviene dagli scavi del tempio di Iside e Serapide che si trovava in questa zona: L’Iseo Campense. Non era però il tempio dedicato ad Iside più antico di Roma ma sicuramente il più grande ed in oltre sembra che il culto sia rimasto in piedi per molto tempo. Sono tante le statue che si possono ammirare a Roma, e può darsi che un giorno parlerò di una di quelle che ha attirato maggiormente la mia attenzione.
Ma torniamo a bomba, la nostra gatta di Via della Gatta.
La sua strana collocazione sul cornicione marcapiano fu oggetto di molte ipotesi e dicerie tra il popolino. È facile capacitarsene visto che spesso hanno anche un certo non so che di affascinante, e i romani amano le leggende e le sanno raccontare di punto in bianco, così su due piedi .
Vero Gianni? Mi reggeresti il gioco anche questa volta?

Giovanni: naturalmente, non vedo perché non dovrei, soprattutto quando trovo qualcuno che fa episodi al posto mio! Non c’è nessun rovescio della medaglia direi. Ma quante sono queste leggende?

Bogusia: Ne proverò a rispolverare tre, su questa nostra gatta.
Facendo questo non faccio nessuno strappo alla regola, infatti è un esercizio che faccio spesso, e vi dirò che mi aiuta molto ad ingranare con l’italiano, veramente come si deve. È Il metodo che preferisco e senz’altro forma un binomio inscindibile con l’apprendimento. Allora andiamo al dunque.
Una delle leggende racconta del salvataggio di un bambino in bilico sul cornicione di un palazzo. La gatta avrebbe avvisato la mamma distratta che riuscì poi a salvare il bambino. La statua in effetti ha dei tratti materni e protettivi e sarebbe stata posta proprio là dove il bambino avrebbe rischiato la vita.
Nella seconda leggenda, analogamente alla prima, il miagolio della gatta avrebbe svegliato gli abitanti della zona avvisandoli di un incendio notturno, salvando le case e le vite degli abitanti.
La storia più fantastica è sicuramente però quella relativa alla leggenda che vuole che la gatta punterebbe il suo sguardo proprio in direzione del luogo in cui sarebbe nascosto un tesoro. Nel tempo in parecchi hanno provato a cercarlo a destra e a manca. Non è dato sapere se tale tesoro sia rimasto sotterrato, oppure già da tempo scoperto e sfruttato nel più assoluto silenzio. Un parolone privo di fondamento? Per quanto se ne sa il tesoro non è stato ancora trovato e si dice che poiché lo sguardo della gatta si posa sulla vicina Biblioteca Rispoli, può darsi che il tesoro sia di altro tipo, tipo che si tratti di libri.
Non si direbbe?
Eh si, i libri sono il tesoro per eccellenza secondo me. Ragazzi, si sa che a Roma si racconta di tutto e sulla intera storia permane tuttora un alone di mistero. Le leggende non passano in cavalleria ed io ve le racconto, non fosse altro che per questo. Adesso vi dico ciao, ci riaggiorniamo.

Giovanni: abbiamo ripassato ben 55 episodi. Ciao a tutti e grazie a Bogusia.

fonti: www.romasegreta.itwww.fuoridellaclasse.it

Romolo, Remo e la storia di Roma

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Romolo e Remo
Romolo, Remo e la lupa

Giovanni: Conoscete Romolo e Remo?

Chi sono? La leggenda vuole che siano i fondatori della Città di Roma.
Sono, o meglio, erano, due fratelli gemelli, uno dei quali, Romolo, fu il fondatore della città di Roma e suo primo re. Quindi sarebbe state Romolo e non entrambi a fondare Roma. Ma vediamo meglio, adesso vi racconto la storia. Con l’occasione aprirò alcune parentesi per spiegarvi qualcosa relativamente alla lingua italiana.

Apro prima di tutto una parentesi sul verbo fondare: Il verbo fondare è interessante perché si usa non solo per fondare una città o una nazione, nel senso di dare vita a un nuovo centro abitato, costruirne il primo nucleo.

Ma si usa anche nella politica: fondare un partito politico, è dare inizio al partito; non cambia molto rispetto alla città.

Fondare quindi è anche dare vita a un qualsiasi organismo, o a un’istituzione, o anche ad un pensiero, stabilendone le basi o i principi. E’ simile anche a istituire.

Freud è il fondatore della psicoanalisi ad esempio, come il sottoscritto (cioè io, Giovanni) è il fondatore di Italiano Semplicemente.

La data di fondazione di Roma è il 21 aprile 753 a.C. (cioè avanti Cristo, cioè prima della nascita di Gesù). Si parla di questa data come del Natale di Roma. Il 21 aprile 753 a.C. è dunque il Natale di Roma.

Sapete che la parola “Natale” si usa anche per indicare la nascita in generale, e non solo il, giorno in cui è nato Gesù Cristo (il fondatore del Cristianesimo).

Se io sono nato a Roma, poi, posso dire che la città di Roma ha dato i natali a Giovanni. Così analogamente Firenze ha dato i natali a Dante.

E quale città ti ha dato i natali? Tutti voi sicuramente avete un luogo e anche una nazione che vi ha dato i natali. Ricordate che natali si scrive con la n minuscola. Solo Natale, al singolare vuole l’iniziale maiuscola (l’iniziale è la prima lettera di una parola).

Dunque si parlava di Romolo e Remo, i fondatori di Roma. La leggenda vuole che Romolo e Remo furono cresciuti dalla femmina di un lupo, cioè da una lupa. Insomma da un animale.

Una lupa infatti, un giorno, narra la leggenda, scese dai monti fino al fiume per bere, quando fu attirata dal pianto di due bambini. Così li raggiunse e si mise ad allattarli.

In seguito i due bambini furono trovati da un pastore che insieme alla moglie decide di crescerli come suoi figli.

Alcuni dicono che sia proprio la moglie di questo pastore la famosa “lupa“, parola che in lingua latina significa, pensate un po’, anche “prostituta“.

Prostituta è un termine che indica generalmente una donna che dona il proprio corpo in cambio di denaro. Ma anche un uomo si può prostituire, avendo anche lui un corpo. Il verbo che indica l’atto di vendere il proprio corpo è proprio questo: prostituirsi, mentre per il luogo in cui ci si prostituisce, il luogo dove si svolge l’attività della prostituzione, ci sono diverse denominazioni. Normalmente si parla di “bordello”, termine abbastanza informale, ma si parla anche di casa di appuntamenti, casino (senza accento, altrimenti diventa casinò, dove si gioca d’azzardo), postribolo, puttanaio (termine abbastanza volgare) o anche, pensate, lupanara.

Le lupanare è un termine che oggi non si usa più, ma indica ugualmente un luogo dove si svolge la prostituzione. Sono famose le lupanare di Pompei, la città sommersa dalla lava del vulcano Vesuvio, nella regione Campania.

Di conseguenza questo ci dice che è molto probabile che la “lupa” da cui sono cresciuti Romolo e Remo sia stata in realtà una prostituta e i romani, gli abitanti di Roma, che orgogliosamente si dicono “figli della lupa“, capite bene che non sarebbe esattamente un complimento…

Comunque Romolo e Remo, secondo la leggenda, crebbero inizialmente in una capanna situata sulla sommità del Palatino, sulla punta più alta del Palatino. Si parla di sommità, cioè del punto più alto, perché il Palatino è un colle, cioè una collina, e precisamente si tratta di uno dei sette colli di Roma. A Roma ci sono sette colli.

Ebbene quando furono un po’ cresciuti, Romolo e Remo si recarono sulla riva del Tevere (il fiume che attraversa anche oggi Roma) per fondare una nuova città.

Romolo e Remo erano di origini nobili discendenti da Enea, figlio della dea Venere. La madre di Romolo e Remo era Rea Silvia, e il padre era il dio Marte, il dio della guerra, anche se la loro storia è abbastanza triste perché la loro madre fu uccisa e i due bambini furono messi un un una cesta, cioè in un contenitore e furono messi sull’acqua del fiume. La corrente ovviamente li trascinò con sé e successivamente furono trovati proprio dalla famosa “lupa”.

Rea Silvia: è vero, io, Rea Silvia, sono la madre di Romolo e Remo. Mio zio mi costrinse a fare voto di castità. Amulio, sì, proprio mio zio, dopo aver ucciso mio padre Numitore, che aveva diritto al trono (era il primo figlio).

Amulio non voleva che facessi figli. Tuttavia un giorno, in un bosco, mentre ero a prendere dell’acqua, il dio Marte mi ha preso con la forza e da quel rapporto nacquero Romolo e Remo. Poi io sono stata seppellita viva, aimé, per non aver rispettato il voto di castità.

Giovanni: Dunque, i due erano gemelli, dunque chi era il successore? Toccava agli dei decidere e così gli dei dovevano indicare colui che doveva dare il nome alla nuova città e che quindi diventasse il primo re di questa città dopo la fondazione. Ma come fanno gli dei ad indicare qualcosa? Come fanno a dare dei segnali agli esseri umani? Beh, sta agli stessi umani interpretarli, osservando ciò che accade e notando se accade qualcosa di strano. Si chiamano “presagi” in italiano. I presagi spesso venivano dal cielo, che era qualcosa di molto misterioso a quei tempi.

Allora sembra che apparvero sei avvoltoi, a Remo, e questo venne interpretato come un segno degli dei, cioè un presagio divino.

Gli avvoltoi sono degli uccelli, dei grossi uccelli rapaci. Evidentemente non accadeva spesso di vedere nel cielo di Roma degli avvoltoi.

Ma a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio di Remo era stato annunciato, così vennero proclamati re entrambi.

Ma uno solo poteva essere il re. Chi doveva spuntarla? Chi doveva avere la meglio?

C’era chi diceva che era giusto fosse Remo, perché il suo presagio era avvenuto prima, e c’era chi invece sosteneva che 12 è il doppio di 6, quindi toccava a Romolo l’onore di dare il nome alla città.

Dalle parole si passò allo scontro fisico e Romolo uccise Remo. E così poté dare il nome alla città: Roma.

E solo lui è stato pertanto il fondatore di Roma.

Chissà come si sarebbe chiamata la città se avesse vinto Remo!

Naturalmente tutto questo che vi ho detto è vero se questa storia è fondata!! Questo è un altro modo di usare il verbo fondare. Si tratta di un senso figurato. Significa prendere origine, basarsi. Ma se una cosa è fondata, come una teoria, o una storia, senza aggiungere altro, significa semplicemente che è credibile e quindi che molto probabilmente è vera.

Su cosa è fondata la tua teoria? Cioè su cosa è basata? Qual è l’origine?

Cosa c’è alla base dee tue idee? Si tratta di idee fondate? Oppure sono prive di fondamento?

Si può dire semplicemente così: la storia è fondata, oppure in caso contrario, la storia è infondata!

La storia di Romolo e Remo, o meglio la loro leggenda è fondata sulla tradizione mitologica romana e questo non significa che sia fondata, cioè credibile, vera. E’ fondata su quanto raccontato anche nell’Eneide di Virgilio e dalla storia di Roma raccontata dallo storico latino Tito Livio. Si parla di leggenda, appunto, e una leggenda è un racconto o immaginario, frutto della fantasia, oppure alterato dalla tradizione, modificato nel tempo dalla fantasia e dalla tradizione, per poter esaltare dei personaggi, per costruire un mito che appartenga al patrimonio di un popolo, per circondare di mistero e quindi di fascino un oggetto o un luogo.

Spero che abbiate gradito questo episodio. Ci sentiamo al prossimo.

Il verbo AVERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

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Il verbo avere. Coniugazione

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Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.

Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.

Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.

Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?

Iniziamo dall’indicativo presente.

Indicativo presente

Indicativo imperfetto

  • Io avevo: Avevo tenuto fede alla mia promessa
  • Tu avevi: avevi tenuto a bada la tua impulsività.
  • Lei aveva: mi aveva indisposto, ecco perché ero arrabbiato.
  • Noi avevamo:  in men che non si dica abbiamo finito tutto. Con quella fame che avevamo!
  • Voi avevate: avevate detto o così o pomì. poi invece siete diventati più democratici.
  • loro avevano: i ragazzi avevano cincischiato fino a quel momento, poi hanno iniziato a lavorare.

Indicativo passato prossimo

  • Io ho avuto: ho avuto pazienza finora ma adesso bisogna rompere gli indugi.
  • tu hai avuto: al tuo esordio hai avuto molta paura di sbagliare.
  • Lui ha avuto: Giuseppe ha avuto un fare un po’ prepotente.
  • Noi abbiamo avuto: non abbiamo mai avuto voglia di lavorare, ma oggi siamo abbastanza in vena.
  • voi avete avuto: avete avuto tempo fino a ieri per fare il lavoro, oggi quindi a maggior ragione dovreste averlo finito.
  • loro hanno avuto: il supporto che hanno avuto non è stato sufficiente?

Indicativo trapassato prossimo

Passato remoto

  • io ebbi ragione a comportami così, ma vai a capire quanti avrebbero fatto lo stesso!
  • 10 anni fa non avesti la pazienza di aspettare la verità e così hai creduto a tante notizie prive di fondamento.
  • Appena noi iniziammo a discutere, mia figlia ebbe il coraggio di intervenire per dire che dovevamo smorzare i toni.
  • Io e Gianni avemmo una discussione molto accesa, ma siamo rimasti sempre amici. Poi dice a cosa servono gli amici…
  • voi aveste il coraggio di dire che non sapevate ovviare al problema in alcun modo
  • loro ebbero solo 2 euro per mangiare e bere, ivi incluso il caffè.

Trapassato remoto

  • Rimasi in silenzio perché non ebbi avuto il coraggio di dire tutta la verità. È risaputo che sono sempre stato un ragazzo timido.
  • in quell’occasione tu non avesti avuto il coraggio di rispondere al professore quando ti disse che il compito era passibile di miglioramento.
  • Il ragazzo ebbe avuto la sensazione di aver ricevuto un torto, sebbene tutto si fosse svolto a sua insaputa.
  • la crisi ci travolse e non avemmo avuto il tempo di reagire considerata la portata dell’avvenimento
  • qualora aveste avuto qualche dubbio, tranquillizzatevi perché lo chiariremo a tempo debito.
  • 20 anni fa i ragazzi non ebbero avuto il tempo per studiare, ma a suo tempo  non c’era wikipedia.

Futuro semplice

  • io avrò sicuramente qualcosa a casa che farà al caso mio.
  • tu, a tuo modo, avrai le tue ragioni per non studiare.
  • A suo dire, tra un mese avrà battuto tutti gli avversari.
  • Credo che vinceremo, ma se perderemo vorrà dire che avremo peccato di ottimismo e anche di presunzione.
  • voi avrete modo di speculare sulla crisi più tardi, adesso pensate ad aiutarci.
  • Ci vediamo alla solita ora allora, ma avranno tutti capito come siamo rimasti?

Futuro anteriore

  • Allora ci riaggiorniamo la prossima settimana? Spero che  avrò avuto il tempo di fare tutto per quella data.
  • Quando avrai avuto il tempo di decidere da che parte stai? Domani? Oppure domani è un parolone?
  • Luigi avrà avuto modo di superare i postumi dell’infortunio?
  • Saremo chiamati in causa non appena avremo avuto modo di comunicare.
  • Come avrete avuto modo di vedere, Gianni era molto arrabbiato, tant’è che uscendo ha anche sbattuto la porta.
  • Prendi questa medicina; se morirai, che senso avranno avuto i tuoi sforzi?, Tanto piú che hai anche due figli! disgraziato!

Condizionale Presente

  • io avrei quantomeno qualcosa da dire in merito.
  • tu avresti contezza della situazione attuale se leggessi i giornali.
  • in virtù della sua esperienza, mia madre avrebbe firmato il contratto!
  • noi avremmo voglia di uscire, ma se aspettiamo che ti prepari in 5 minuti stiamo freschi!
  • voi avreste voglia di venire a casa nostra laddove il ristorante fosse chiuso?
  • loro avrebbero deciso di andare al mare, tempo permettendo.

Condizionale Passato

  • Se non fosse arrivata la resa dei conti non avrei avuto il coraggio di sfidarlo.
  • tu avresti avuto il coraggio di dirgli che non devi rendere conto a nessuno se non ti avesse insultato?
  • Lui avrebbe avuto paura e si sarebbe reso conto di aver esagerato.
  • avremmo avuto una bella cazziata dal nostro capo se avessimo sbagliato.
  • voi avreste avuto paura di uscire se non ci fosse stata la comprova che il pericolo fosse finito.
  • loro avrebbero avuto voglia di picchiarvi, a dispetto della loro educazione alle buone maniere.

Congiuntivo Presente

Congiuntivo Passato

  • Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
  • Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
  • Che poi lei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
  • Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
  • Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
  • Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?

Congiuntivo Imperfetto

  • Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
  • Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
  • Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
  • Qualora noi avessimo insistito, ora saremmo a cavallo! come la vedi tu?
  • Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervela con i miei genitori.
  • Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu 

Congiuntivo trapassato

  • Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
  • Stavo appena addormentarmi quando ho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
  • Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
  • Quale responsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
  • Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
  • se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.

Imperativo Presente

  • Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
  • Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
  • abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contare solo su noi stessi!
  • Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
  • Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrare così, ogni due per tre!

Infinito presente

Infinito passato

  • Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere

Participio presente

  • Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!

Participio passato

  • Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.

Gerundio presente

  • avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.

Gerundio passato

  • Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.

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