Chi è causa del suo mal pianga se stesso


Video con sottotitoli

Trascrizione

a cura di Shrouk M. Helmi

Buongiorno, benvenuti a tutti Sul podcast di Italiano Semplicemente.

Oggi per la sezione livello intermedio state ascoltando il podcast di una spiegazione di una frase idiomatica italiana, questa volta è una frase un po’ più difficile delle altre, una frase di uso comune quindi utilizzata in qualsiasi circostanza dagli italiani in molti contesti diversi; la frase in questione è “chi è causa del suo mal, pianga se stesso“.

Questa è una frase un po’ più complicata del solito, un po’ più difficile, da una parte perché non rispetta molto le regole grammaticale italiane e dall’altra perché c’è qualcosa di poetico in questa frase; e spesso la poesia non segue le regole grammaticali.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso” è una frase è che stata presa da un verso di Dante Alighieri. In realtà si tratta di una rivisitazione di Dante Alighieri.

Se una frase è una rivisitazione di un’altra frase vuol dire che è stata presa la prima frase ed è stata rivisitata, cioè è stata rivista.

Una revisitazione vuol dire che è stata rivisitata e quindi è stata modificata, è stata leggermente modificata. La frase originale era un’altra; una rivisitazione è una frase che è stata derivata dalla prima ma non è che esattamente uguale alla prima, ma ne una rivisitazione.

Quindi Dante Alighieri nel canto numero  XXIX dell’inferno recita una frase che è simile a questa ma non è esattamente uguale a questa, la frase originale è “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa” questa in realtà è molto più difficile della nostra frase e ci vorrebbe un’ora solo per spiegarla quindi mi limito a spiegare la frase idiomatica, quella che viene utilizzata da tutti i giorni dagli italiani “chi è causa del suo mal, pianga se stesso“.

Dunque come al solito seguiamo un metodo specifico: prima spieghiamo le singole parole che compongono la frase, poi spieghiamo il senso della frase dopo facciamo qualche esempio.

credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa” Dante Alighieri

Dunque vediamo un po’ “chi è causa del suo mal” bene, dunque “chi è causa” vuol dire di chi è la colpa, chi è il colpevole, “chi”, cioè “la persona”, la persona che è colpevole, la persone che ha causato, “chi” è causa, “chi è causa del suo mal” cioè “del suo male”, “mal” sta per “male“: ne rappresenta la versione poetica, “chi è causa del suo mal” cioè colui che è il colpevole del suo male, colui che è il colpevole del suo stesso male, “del suo mal” vuol dire “del suo male”, quindi chi ha causato il suo male “pianga se stesso”, “pianga” viene da piangere, quindi colui che ha causato il suo male deve piangere se stesso.

Detto in questo modo non significa molto per quello che dicevo, cioè che esce un po’ dalle regole grammaticali italiane: in effetti “chi è causa” in generale dovrebbe dirsi “colui che è la causa“, “colui che ha causato“, quindi “chi è causa” dovrebbe essere “chi è la causa del suo mal”, dovrebbe essere “del suo male”.

Pianga se stesso” in realtà è corretto, quindi “deve piangere se stesso” cioè “deve dare la colpa a se stesso”, quindi, la frase mira, diciamo, ad ammonire, mira ad ammonire colui che ha prodotto la causa del proprio danno , costui dovrà prendersela esclusivamente con se stesso e non addossare la responsabilità ad altri, quindi ammonire vuol dire incolpare quindi se io ammonisco una persona vuol dire dico a questa persona che lui è colpevole di qualcosa, lo ammonisco, il verbo ammonire è molto diffuso nel gergo calcistico, l’ammonizione è quando l’arbito mostra il cartellino giallo al giocatore, l’ammonizione in quel caso è meno grave perché il fallo più grave è punito con l’espulsione, cioè il calciatore, è cacciato dal campo, quindi con questa frase si vuol ammonire colui che ha prodotto la causa del proprio danno cioè del proprio male, costui cioè colui dovrà prendersela esclusivamente con se stesso e non addossare la responsabilità ad altri, non prendersela con gli altri e non dire che la colpa è di qualcun altro.
“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, sentite che la frase è molto melodica e suona molto bene e di conseguenza questo è il motivo per  cui si è largamente diffusa nel linguaggio corrente italiano; è una frase molto elegante e che ha un profondo  significato, colui che è il colpevole del suo male pianga se stesso cioè colui che è il colpevole della cosa di cui si lamenta deve prendersela soltanto con se stesso e non con gli altri.
Lo stesso proverbio esiste anche in altre lingue, ovviamente, ed in quel caso Dante Alighieri non c’entra nulla, ma il concetto di prendersela con se stessi quando si è colpevoli è stato rappresentato in una frase idiomatica anche in altre lingue.

Anche in inglese per esempio se dice (as you make your bed, so you must lay on it), quindi la traduzione qua sarebbe: come tu hai costruito il tuo letto, devi giacersi sopra, devi stenderti sopra: visto che l’hai costruito ti ci stendi sopra, visto che hai fatto tu il tuo letto, adesso ti ci stendi sopra. Non è la stessa frase idiomatica italiana perché Dante Alighieri non citava (NOTA: CITARE=NOMINARE) nessun letto, comunque il significato è lo stesso, esiste anche uno equivalente in tedesco e evidentemente ci sono degli equivalenti proverbi in francese o in altre lingue.
Vi invito a commentare l’articolo e a scrivere le frasi analoghe, frasi simili che si possono trovare in altre lingue.
Vediamo se riesco a trovare qualche sinonimo delle parole utilizzate in quest’espressione. A volte questo proverbio è usato anche in un altra forma, si dice spesso ”Chi è cagione del suo mal, pianga se stesso” oppure ”Chi è cagion del suo mal del suo mal, pianga se stesso’‘, “cagion” significa “cagione” e chi cagiona una cosa vuol dire colui che la procura. Cagionare significa “portare”, “apportare” quindi esiste anche questa versione un po’ meno diffusa, a dire il vero: ‘Chi è cagion del suo mal, pianga se stesso’‘. Anche questa frase è abbastanza poetica, suona molto bene, quindi (come detto) si tratta di un antico proverbio che deriva da Dante Alighieri.

Vediamo se riesco a fare qualche esempio. Potremmo immaginare ad esempio una persona che si lamenta molto perché dice che nella vita non ha mai ottenuto niente, che nella sua vita non è riuscito a laurearsi, non è riuscito a costruirsi una famiglia, perché tutte le relazioni che avuto sono terminate e ormai è invecchiato, ormai non riesce più a trovare una compagna e di conseguenza verrebbe spontaneo (NOTA: spontaneo=naturale) dire “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.

Difficilmente un amico potrebbe pronunciare  questa frase di fronte a questa persona perché evidentemente se pronunciato direttamente ad una persona potrebbe essere abbastanza offensiva perché, in poche parole, si sta dicendo a quella persona che lei è la colpevole delle cose di cui si sta lamentando; è lei la colpevole, non se la deve prendere con nessun altro. E’ vero che una frase del genere se invita le persone ad una responsabilità non procura consigli, quindi non si sta dando un consiglio su come risolvere un problema ma si sta solamente dicendo: “il colpevole sei tu!”.

Se io dico ad un mio amico “chi è causa del suo mal,pianga se stesso”, gli sto dicendo che lui è il colpevole e non sto dicendo come risolvere il problema, quando in realtà un amico dovrebbe consigliare la soluzione di un problema, più che trovare il colpevole.

Quindi è una frase abbastanza dura; se vogliamo qualcuno la potrebbe descrivere come una frase abbastanza “acida“, se utilizzata per descrivere una situazione che riguarda un’altra persona, una frase anche un po’ cattiva perché in fin dei conti (nota: in definitiva, in fondo) nessuno di noi è in grado di giudicare obiettivamente una situazione umana, anche se si usa molto spesso in realtà.

Si usa molto spesso quando si parla di persone che hanno dei problemi e che è fondamentalmente quello che appare dall’esterno; da quello che sembra è che il colpevole di tutti i problemi sia proprio la persona che ne è colpita, quindi se vi viene in mente di pronunciarla è meglio che lo facciate con la persona che è direttamente coinvolta in questi problemi, ma vi può capitare ovviamente di dover parlare di una persona, di una terza persona, che ha dei problemi o di voler dire che lui è il colpevole dei suoi problemi. In questo caso potete utilizzarla con una certa prudenza (nota: attenzione). Sappiate che la prudenza è necessaria perché il significato profondo di questo proverbio è abbastanza pesante. perché quando si hanno dei problemi in generale è sempre meglio consigliare di trovare una soluzione che essere accusati di essere colpevoli di un problema. Non è molto carino. La stessa cosa si potrebbe pensare, in ambito calcistico, in ambito sportivo in generale, se un calciatore sbaglia continuamente dei calci di rigore, sbaglia cinque calci di rigore consecutivi e il portiere ogni volta para il calcio di rigore.

Alla fine l’allenatore potrebbe decidere che non è più lui il rigorista della squadra, il giocatore potrebbe dire: “ma che colpa io se il portiere diventa sempre un fenomeno quando io batto il calcio di rigore? Che colpa ho io? Fammi a provare! Fammi tentare ancora una volta! Voglio calciare ancora io i calci di rigore, voglio continuare ad essere io il rigorista della squadra!”

L’allenatore potrebbe dirgli: “chi è cagion del suo mal, pianga se stesso!”. Quindi l’allentatore che evidentamente ha il ruolo di colui che è chiamato a fare delle scelte, è lui che deve scegliere chi è il rigorista della squadra e quindi è lui che deve giudicare se una persona è colpevole oppure no. Evidentemente se un calciatore sbaglia cinque calci di rigore consecutivi non si può dire che sia un fenomeno a calciare i calci di rigore perché qualsiasi portiere è superabile, quindi cinque calci di rigore consecutivi sono evidentemente troppi. Il calciatore “è il colpevole del suo mal” e quindi “pianga se stesso“, potrebbe dire l’allenatore.

Questo è probabilmente un esempio un po’ più calzante del primo perché l’allenatore sta nelle vesti di colui che deve giudicare; è lui il primo responsabile del rendimento della squadra e se il calciatore non riesce a realizzare i calci di rigore il primo colpevole è l’allenatore.

Questa cosa potrebbe capitare in ogni famiglia in cui una madre o ad un padre sgridano i loro figli che magari non riesce a superare il compito di matematica. Immaginiamo che tutti gli anni questo ragazzo vada male a matematica e non riesca a prendere buoni voti e lui potrebbe dire: “ma io non sono portato in matematica, io preferisco studiare la lingua italiana, preferisco studiare storia, italiano, geografia. Matematica proprio non ci riesco, non mi piace e quindi non la capisco” oppure questo ragazzo potrebbe dire: “il professore non può spiegare la matematica e per questo vado male a scuola“. Allora i genitori possono rispondergli: “è colpa tua, è colpa tua se vai male a matematica, è colpa tua che non la studi e di conseguenza chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Quindi i genitori stanno dicendo al proprio figlio che deve studiare di più, che deve impegnarsi di più perché se non riesce a prendere i buoni voti in matematica è soltanto colpa sua.

Bene, adesso facciamo un piccolo esercizio di ripetezione, qualcuno di voi potrebbe avere dei problemi a pronunciare correttamente questa frase per vari motivi: primo perchè potrebbe contenere delle parole difficili nella pronuncia, secondo, perché a secondo della vostra nazionalità alcune parole possono essere più complicate di altre. Quindi vi invito a ripetere la frase dopo di me. Lo farò cinque volte e vi darò il tempo di rispondere. Non vi concentrare sulla grammatica, in questo caso è assolutamente inutile, visto  che non viene neanche rispettata. Cercate di imitarmi semplicemente, come potrebbe fare un attore. Imitate la mia voce, imitate il mio tono, ripetete dopo di me e ascoltate mentre parlate:

Chi è causa del suo mal,pianga se stesso

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Chi è causa del suo mal,pianga se stesso

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Chi è causa del suo mal,pianga se stesso

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Chi è causa del suo mal,pianga se stesso

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Bene, credo sia tutto per oggi. Esercitatevi, mi raccomando: ascoltate più volte il podcast se lo ritenete necessario. Ascoltate e leggete per le prime due o tre volte, dopodiché potreste pensare anche di ripetere tutto il podcast mentre lo ascoltate. In fin dei conti (nota: in fondo) non parlo molto velocemente quindi volendo potreste ripetere ogni singola frase del podcast, in questo modo la grammatica vi entrerà automaticamente in testa. Non c’è bisogno di studiare le regole grammaticali, l’importante è la ripetizione, la ripetizione dell’ascolto. Quindi ascoltate il podcast più volte e se lo ritenete necessario (qualche utente di italiano semplicemente lo fa), trascrivete il podcast in modo che esercitiate anche un po’ la scrittura. In questo modo potete rendervi conto se ci sono delle parole più difficili, più complicate da scrivere, di conseguenza passate al podcast successivo soltanto quando credete di non avere più dubbi su tutte le parole e il contenuto di questo podcast.

E’ tutto per oggi amici, mi raccomando continuate a seguire Italiano Semplicemente e se vi è piaciuto questo podcast e se volete fare i commenti (o fare una piccola donazione, andate sulla pagina Facebook o fate dei commenti direttamente sulla pagina del sito. E se nella vostra lingua  (ve lo ricordo ancora una volta), ci sono delle espressioni simili, vi invito a scriverle, in questo modo credo che la frase può rimanervi ancora più impressa, e perché no, qualcuno leggendo il podcast potrebbe essere interessato anche a sapere come si dice la frase in altre lingue.

Grazie a tutti e se

Ciao amici, alla prossima


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