604 Guarda questo!

Guarda questo!

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Trascrizione

Giovanni: oggi ci aspetta un episodio più leggero rispetto a quelli visti più recentemente.

Vi propongo una esclamazione che capita spesso di sentire soprattutto in strada, da persone arrabbiate, irritate per qualche cattivo comportamento avuto da altre persone, specie se questo fatto è accaduto nei loro confronti.

Una esclamazione simile l’abbiamo già vista. Sto parlando di “ma guarda tu. Stavolta però non c’è solamente il verbo guardare.

Questa volta invece il termine più importante è “questo“:

Ma guarda questo!

Ma questo che vuole?

Ma l’hai sentito questo?

Ma questa che fa?

Ma questi dove vanno?

Ma da dove vengono questi?

Ma questi che vogliono adesso?

Avevamo già accennato al fatto che in tali esclamazioni “questo” e “questa” sono modi irrispettosi, irriverenti, di indicare una persona che può essere un uomo (questo) oppure una donna (questa). Al plurale ovviamente diventano questi e queste.

Se usiamo “quello” e “quella” è leggermente diverso, perché a volte si esprime solamente curiosità o una lontananza fisica rispetto a chi parla:

Ma quelli chi sono?

Altre volte invece quello e quella, così come quelli e quelle, si usano per porre delle distanze tra me o noi e loro:

Figlio: Papà, alcuni miei compagni mi prendono in giro.

Padre: Lasciali perdere quelli! Sei molto più intelligente di loro.

Inoltre queste persone che vengono indicate in questo modo (questo/a/i/e) in genere non si conoscono. Se invece uso quella/o/i/e, quando si vuole porre delle distanze, invece sono persone conosciute.

So che frequenti la figlia del macellaio. Lasciala stare quella, ché girano brutte voci su di lei.

Non me ne vogliano le figlie dei macellai ovviamente. È solo il primo esempio che mi è venuto in mente.

Nelle esclamazioni, quando uso “questo/a/i/e”, sembrerebbe quasi che manchi un aggettivo però (guarda questo!).

Ma questo cosa?

Questo stupido?

In effetti il senso che si vuole dare è di questo tipo, più o meno.

L’aggettivo mancante, almeno quello più adatto, è generalmente scemo, idiota, imbecille, stupido, insensato, scimunito, pirata della strada, cretino, maleducato e via discorrendo.

Se una macchina invade la mia corsia e sembra venirmi addosso, a me verrebbe spontaneo esclamare:

Ma guarda questo!

Ma che vuole fare questo?

Ma questo che intenzioni ha?

L’aggettivo viene omesso, lasciando all’ascoltatore l’onore di inserire quello più adatto all’occasione.

Oppure se la domenica si incontrano dei ciclisti sulla strada asfaltata (i famosi ciclisti della domenica) che fanno venire un po’ di preoccupazione agli automobilisti che devono superarli, specie se arrivano anche macchine dalla direzione opposta, può venire spontaneo pensare o dire:

E adesso ci mancavano solo questi!

Speriamo che questi si spostino adesso!

Questi sono pericolosi!

Accade spesso anche che, di fronte ad una persona che ci stupisce per la sua maleducazione si esclami:

Ma guarda questo!

Anche ascoltando chi parla in modo strano, magari in un dialetto:

Senti questo come parla!

Può accadere anche che se si interrompe due persone che stanno parlando, una delle due, mostrando irritazione, dica all’altra:

Senti questo che vuole!

In linea teorica potremmo anche esprimere semplice curiosità o meraviglia, e non irritazione verso una persona usando “questo” per indicarla (guarda questo! Senti questo! Che fa questo?) ma non si fa normalmente. Se lo si fa bisogna stare attenti al tono e all’espressione del viso.

Inoltre può accadere che quando si presenta un amico o parente o collega ad altri si possa dire:

Questo è Giovanni.

In genere però il contesto deve essere molto informale. Meglio usare altre formule:

Ti presento Giovanni

Lui è Giovanni

O al limite:

Questo bel ragazzo è Giovanni!

La cosa curiosa di “questo”, quando indica una persona, è che non è detto ci debba essere qualche altra persona accanto a noi a cui ci rivolgiamo. Posso anche essere solo ad arrabbiarmi osservando un comportamento che non mi piace:

Questo adesso mi sente!

Ma questo che sta facendo?

Uno straniero, ascoltando queste parole, potrebbe pensare che questo italiano stia parlando con qualcuno ma in realtà sta solo commentando qualcosa che ha visto fare o dire da qualcuno e questa cosa non è di suo gradimento. Non siamo pazzi però. Non parliamo da soli. Siamo solo italiani 🙂

Adesso un breve ripasso degli episodi precedenti:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in registrazione)

Bogusia: Grazie Gianni per l’episodio scorso in cui ci hai introdotto questo modo nuovo di parlare di offese, permalosità, suscettibilità e che dir si voglia, sicché questa direi che è l’ennesima comprova, della ricchezza e bellezza di questa lingua che impariamo. Il rovescio della medaglia è che ce ne vuole di coraggio e pazienza di cui armarsi , per farci inculcare queste frasi. Però ci destreggiamo , eccome, ogni giorno di buona lena. Questo balza subito agli occhi quando si leggono questi ripassi dei membri dell’associazione. Il ripassone dì Doris (che si trova sempre nell’ultimo episodio) è spettacoloso e tutt’altro che farraginoso. A suo modo, ha sforato un po’. Però quando si scrive, i propri pensieri manco si finisce con uno che subito sbuca il successivo. Grazie Doris anche a te, perché con il tuo ragionamento con me sfondi una porta aperta. Peccato che Doris si presenta con i suoi ripassi solo a sprazzi. Adesso, per quanto io voglia averne ancora per molto, mi rendo conto che avete il tempo risicato perciò vi saluto e a presto.

Albéric: fino a un secondo fa questo era un ripasso registrato in toto da Bogusia.

Ulrike: non se ne avrà certamente a male se aggiungiamo qualche frase.

Hartmut: ma quando mai!

Irina: ragazzi. Vorrei partecipare anch’io ma a un tratto mi è venuto in mente che potremmo scatenare l’ira dei visitatori del sito con tutti questi ripassi. Senza contare che siamo a ridosso dei 10 minuti ad occhio e croce.

Mary e Rauno: giusto il tempo di fare un veloce saluto. Ciao!!