Fare a sportellate, calciatore boa – IL LINGUAGGIO DEL CALCIO (Ep. 30)

Fare a sportellate (scarica audio)

Indice episodi del linguaggio del calcio

Trascrizione

Nel linguaggio calcistico, l’espressione “fare a sportellate” ultimamente va abbastanza di moda e ormai fa parte del linguaggio calcistico direi.

L’espressione descrive una fase di gioco in cui due calciatori, spesso un attaccante e il suo marcatore diretto, ingaggiano un duello fisico molto intenso. Il verbo ingaggiare lo spiegherò un’altra volta.

Diciamo per ora che che questi due calciatori lottano fisicamente tra loro per recuperare la palla.

Ma perché richiamare gli sportelli?

Quali sportelli?

Parliamo degli sportelli delle automobili, quelli che si usano per entrare e uscire dall’auto.

L’immagine dunque è quella delle automobili che si urtano con gli sportelli. Immaginate di aprire gli sportelli laterali dell’auto per colpire l’auto che vi si affianca.

Nel calcio la metafora rende bene l’idea di contatti continui, gomitate controllate, spallate, protezione del pallone e uso della forza per guadagnare posizione.

È un modo colorito per dire che nessuno dei due ha intenzione di cedere un centimetro.

Chi sono i calciatori che “fanno a sportellate”?

Per poter davvero “fare a sportellate” servono carattere, fisicità e una certa cattiveria agonistica. Non basta essere forti: occorre saper reggere l’urto, proteggere il pallone, lavorare di corpo e mantenere l’equilibrio anche quando il difensore prova a sbilanciarti.

Tipicamente, i protagonisti di questa espressione sono:

Centravanti potenti, i cosiddetti calciatori “boa” d’area di rigore, che giocano molto spalle alla porta.

L’espressione “attaccante boa” è uno dei modi informali usati nel gergo calcistico per descrivere un certo tipo di centravanti.
È un attaccante molto forte fisicamente, capace di proteggere il pallone tenendo lontani i difensori, proprio come una boa che resta ferma e stabile in mezzo al mare mentre tutto le gira intorno.

Avete presenti le boe vero?

Quelle palle galleggianti gialle o arancioni che servono a segnalare confini o limiti da rispettare.
Le caratteristiche tipiche di un “attaccante boa” sono il gioco spalle alla porta, grande forza nei duelli corpo a corpo, la capacità di fare a sportellate con il marcatore e chiaramente tiene su la squadra, “fa salire il blocco”, come si dice.
L’attaccante boa smista anche palloni per gli inserimenti dei compagni.

Come esempi potrei citare Lukaku, Osimhen, Didier Drogba, Giroud e Dzeko.

Questi attaccanti usano il corpo per creare spazio, prendere posizione e liberare compagni inseriti.

Parliamo anche di difensori cosiddetti rocciosi; un dell’aggettivo, questo, per descrivere calciatori abituati al corpo a corpo costante e abituati a fare a sportellate.

Un esempio Italiano è Giorgio Chiellini.

Altri esempi possono essere Pepe e Rúben Dias.

Il loro mestiere consiste proprio nel portare l’attaccante su un terreno fisico, dove possono far valere massa e aggressività.

Anche questa è un’espressione interessante: portare uno scontro, un duello, una sfida, su un terreno particolare, fisico in questo caso.

In questo caso la stazza di un calciatore finisce per prevalere su altre caratteristiche.

Ci sono anche calciatori esterni o mezzali particolarmente resistenti, che non disdegnano il duello fisico sulla fascia o nelle zone trafficate del centrocampo, come un centrocampista come Arturo Vidal ai tempi della Juventus.

In tutti questi casi, “fare a sportellate” è quasi un marchio di fabbrica: sono calciatori che trasformano la lotta per la posizione in un’arte.

L’espressione si usa soprattutto in telecronaca o analisi tecnica per indicare che il giocatore non solo contrasta, ma impegna fisicamente l’avversario in modo prolungato.

Qualche frase dì esempio:

Osimhen sta facendo a sportellate con il suo marcatore diretto: prova a girarsi, resiste, ma il difensore non molla.

Ci sono chiaramente modalità alternative per esprimere lo stesso concetto.

Il linguaggio calcistico, sempre molto figurato, ne offre parecchie.

“Ingaggiare un duello fisico” è più neutro, più adatto forse ai commenti tecnici.

“Lottare corpo a corpo” descrive bene il contatto ravvicinato e continuo. Più usata, se vogliamo, ma le sportellate descrivono meglio le caratteristiche di un calciatore.

“Usare il fisico per proteggere il pallone” è una alternativa valida,che non ricorre ad immagini figurate.

Si può usare anche “fare a pugni con il difensore” ma è meno tecnico, più colloquiale. Trasmette l’idea di grande durezza o di un carattere particolare.

Anche “Battagliare” ,“Battagliare con il marcatore” è un modo colorito ma comune nelle telecronache.

Fare a spallate si usa ugualmente, informale.

“Fare a sportellate”, insomma, è un’iperbole calcistica che evoca un’immagine molto concreta e riconoscibile: quella di due giocatori che si sfidano non solo tecnicamente ma anche fisicamente, senza risparmiarsi.

È un modo per sottolineare la parte più “terrena” del calcio, quella fatta di contatti, leve, resistenza e, soprattutto, volontà di prevalere sull’uomo prima ancora che sul pallone.

Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.

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