Italiano Professionale – lezione 34: suggerimenti e proposte

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Oggi trattiamo un tema importantissimo per affrontare una riunione, un incontro, una tavola rotonda o un incontro professionale di qualsiasi tipo: i suggerimenti. Cos’è un suggerimento? Che significa suggerire? Vediamo dunque come dare un suggerimento, come accettarlo e come rifiutarlo. Esercizi di ripetizione ed esempi Durata: 25 minuti suggerimenti

541 Tanto da, così da, tanto che

Tanto da, così da, tanto che (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi vediamo un modo particolare di usare la preposizione “da” (quindi senza accento e senza apostrofo).

Questa modalità si usa per esprimere una conseguenza, un effetto.

Ho mangiato tanto da scoppiare

Ho studiato tanto da farmi venire il mal di testa

Non ho tanti soldi da poter acquistare una villa

C’è quindi qualcosa (una causa) che, aumentando di intensità o quantità, determina una conseguenza, un effetto.

Di solito questo “da” si usa insieme a “tanto” (l’abbiamo appena accennato in un episodio passato dedicato a “tanto”) ma si può usare anche insieme a “così” (o anche con talmente) proprio come nell’esempio seguente.

Hai fatto un così bel lavoro da meritare i miei complimenti

Sei così sexy da far venire i brividi

Adesso notiamo una cosa. Questo “da” è molto simile a “che“, e molte volte posso usare l’uno o l’altro. Non però “così che“, che come abbiamo visto nell’episodio 438 ha un altro utilizzo. A volte comunque c’è una preferenza tra “da” e “che”. Vediamo perché.

Sei così irritante che mi fai venir voglia di prenderti a schiaffi.

Sei così irritante da farmi venire voglia di prenderti a schiaffi.

In questo caso è abbastanza indifferente. Possiamo decidere in base alla frase che suona meglio.

Vediamo un altro esempio:

Saremo così bravi da meritarci il primo premio?

Saremo così bravi che ci meriteremo il primo premio?

Vedete che in questo caso “che” non ci sta molto bene. Per due motivi. Prima di tutto la frase è più fluida usando “da”. Suona meglio. Il secondo motivo è da ricercare sul cosa voglio sottolineare. La causa o l’effetto? Vogliamo sottolineare che siamo bravi, tanto bravi, oppure il premio?

In questo caso voglio sottolineare la causa, cioè il motivo, ciò la nostra bravura: la nostra bravura sarà così alta? Arriverà al livello necessario? C’è un’intensità che potrebbe raggiungere un livello necessario a ottenere un risultato (il primo premio). Quindi, per questi due motivi preferisco usare “da” in questo caso.

Invece se dicessi:

L’atmosfera era così tesa che ad un certo punto sono scoppiato a piangere.

Adesso è molto più opportuno usare “che” perché si vuole trasmettere la conseguenza e è tanto più adatto usare “che” quanto più questa conseguenza è improvvisa. Si vuole sottolineare la conseguenza e non la causa. Infatti la frase contiene anche “ad un certo punto” che sottolinea anch’essa la conseguenza.

Invece se io domandassi:

Ma era veramente così tesa da mettersi a piangere?

In questo caso si vuole sottolineare il livello di tensione (la causa) che ha determinato la conseguenza: era così alto? era veramente così alta la tensione? Così alta da mettersi a piangere?
Adesso ripassiamo:

Irina: l’estate è ormai alle porte e io di questi tempi dovrei stare alla larga dai grassi e dal cibo spazzatura
Bogusia: proprio domenica scorsa ho fatto una capatina in spiaggia, ma oltre a un nutrito gruppetto di gabbiani non c’era nessuno.
Komi: Comunque vedrete che col caldo e superata l’emergenza, giocoforza l’Italia tornerà affollata di turisti
Albèric: aspettiamo a cantare vittoria con la variante indiana!
Khaled: Certo, ad ogni modo per scrupolo sempre meglio vaccinarsi!

539 Nutrito

Nutrito (audio)

Trascrizione

Giovanni: Un modo alternativo di dire “numeroso” è “nutrito“.

Sicuramente molti di voi stanno pensando al verbo nutrire e nutrirsi, che hanno a che fare con l’alimentazione. Nutrirsi significa nutrire sé stessi, cioè alimentarsi, ciò mangiare e bere. Il participio passato di questo verbo è proprio nutrito.

Mio figlio è stato nutrito.

Ho nutrito gli animali della fattoria

Oggi mi sono nutrito abbastanza

C’è da dire che il verbo nutrire si usa anche al di fuori dell’alimentazione. Si possono nutrire dubbi, speranze, amore, odio, rancore, gratitudine. In questo caso è simile a coltivare, come si fa con le piante, quindi ha sempre il senso di far crescere, simile a alimentare ancora una volta.

Ma il termine “nutrito” , nel senso di cui voglio parlare oggi è appunto quello di “numeroso” che poco ha a che fare con il verbo nutrire. Poco ma non niente comunque.

Infatti sicuramente, visto che esistono entrambi gli aggettivi, c’è sicuramente un motivo. Evidentemente qualche volta è opportuno usare l’uno e a volte l’altro.

Allora vediamo meglio.

L’aggettivo nutrito, innanzitutto, si usa praticamente solo al singolare perché qualifica un gruppo.

Invece “numeroso” diventa spesso numerosi o numerose, che è come dire molti e molte, tanti e tante, quando si parla di una quantità.

C’erano molte persone al mare oggi

C’erano numerose persone al mare oggi.

Le persone erano numerose.

Quanta persone c’erano? Numerose? Molte? Tante? Parecchie? Svariate?

Il termine nutrito non si usa in questo modo.

Non posso dire: “le persone erano nutrite” e neanche “c’erano nutrite persone”.

Infatti nutrito, sempre al singolare, precede sempre il termine gruppo o numero (di qualcosa), o un termine simile a gruppo e esiste anche al femminile.

Un nutrito gruppo di persone hanno manifestato davanti al parlamento italiano.

Un nutrito manipolo di rapinatori ha assaltato la banca

Un nutrito numero di genitori ha protestato oggi perché contrari alla didattica a distanza

Una nutrita rappresentanza di lavoratori ha manifestato contro il nuovo contratto di lavoro.

Nutrito e nutrita infatti non hanno solo il senso di numeroso, ma anche di notevole, fitto, intenso. C’è una intensità oltre che una numerosità.

Si usa solitamente parlando di persone.

Si usa in particolare per indicare che un gruppo di persone è abbastanza numeroso, e questa numerosità rappresenta la sua forza.

Ci sono in genere interessi coinvolti, e questo gruppo, considerata la sua numerosità, può diventare anche pericoloso, ma non necessariamente.

La cosa che conta è che il gruppo si riunisce per un motivo, legato all’ottenimento di un risultato.

A volte un nutrito gruppo può essere di 10 persone, altre volte di 1000, dipende dal motivo per cui si raggruppano.

Non si parla sempre di persone. A volte si usa semplicemente al posto di numeroso, sempre davanti a “numero” o “gruppo“, e simili.

Si usa quasi sempre per dire che questa numerosità è abbastanza elevata per rappresentare gli interessi di questo gruppo o per destare preoccupazione.

Un nutrito numero di cinghiali oggi ha invaso la piazza del paese.

Evidentemente erano parecchi cinghiali, che, visto il loro numero, facevano paura, rappresentavano un pericolo. Si poteva anche dire molti cinghiali, parecchi, tanti, svariati, numerosi cinghiali, un numero elevato, ma la numerosità non è l’unica cosa che conta in questa frase.

Più raramente, si usa anche solo per non ricorrere a termini come numeroso, numerosi, molti, tanti, che danno appunto solamente l’idea del numero elevato, senza aggiungere altro.

Se dico ad esempio:

Nel Friuli Venezia Giulia ci sono delle valli ricche di fauna: cervi, camosci, tassi, caprioli, che si sommano a un nutrito numero di uccelli tipici dei boschi.

Nutrito quindi è meno freddo come aggettivo, perché non contiene solo il concetto di numerosità.

Qui possiamo quindi ricollegarci al senso del verbo nutrire. Anche la nutrizione serve a dare forza, a vivere o a sopravvivere.

Ecco allora che un nutrito gruppo di persone, sebbene non indichi delle persone che sono state nutrite, alimentate, ugualmente ci dà l’idea di un gruppo che ha una certa importanza, forza, dati dalla numerosità del gruppo.

D’altronde, cone afferma un famoso proverbio, l’unione fa la forza!

Adesso ripassiamo qualche episodio precedente:

Bogusia:

Siamo un nutrito gruppo di amanti della lingua e cultura italiana, su questo non ci piove. E al contempo, viviamo agli antipodi.
Questo non vi fa un po’ strano? Di volta in volta ci incontriamo per fare una chiacchierata grazie ai dispositivi elettronici e a zoom, laddove possiamo parlare a braccio, esercitandocidi buona lena, destreggiandoci nel parlare e facendo progressi che non vi dico. Con noi c’è sempre il nostro professore indefesso, nonché presidente dell’associazione IS, che all’uopo ci dà manforte ritagliandosi del tempo per noi. E ci sa fare, eccome! Vorrei togliermi lo sfizio per esaltare i bei tempi che viviamo per imparare le lingue straniere. Ed avere agganci per aderire al nostro gruppo, non ce n’è bisogno. Non penso che vi sia qualcuno di diverso avviso e ho sentore che io sfondi una porta aperta con voi .

540 Sparuto

Sparuto (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Visto che lo scorso episodio ci siamo occupati dell’aggettivo nutrito, adesso vediamo anche il termine che esprime il senso contrario: sparuto. Parliamo sempre di gruppi, solitamente di persone. Notate come è simile a “sparito”, cioè scomparso.

Mentre quindi un gruppo nutrito è abbastanza numeroso, un gruppo sparuto non lo è affatto.

C’è, ancora una volta, qualcosa in più della semplice numerosità.

Quando viene usato il termine “sparuto” o “sparuta”, il motivo è che si vuole evidenziare non solo la scarsa consistenza dal punto di vista quantitativo, quindi non solo che si tratta di un piccolo gruppo, numericamente irrilevante, quindi esiguo, piccolo, limitato. Quando si usa questo aggettivo è perché si vuole evidenziare la debolezza di questo gruppo, la sua incapacità di far paura, o di rappresentanza.

C’è sempre un tono di compatimento o leggermente spregiativo legato.

Ci può essere ironia o disprezzo.

Vediamo qualche esempio:

Il ristorante era quasi vuoto. C’era solo un gruppetto sparuto di amici.

Durante lo spettacolo si è sentito solo qualche sparuto applauso

Una sparuta comitiva di italiani è entrata nel museo del Louvre

A scuola hanno organizzato una manifestazione ma erano solo pochi sparuti studenti

Notate che in questo caso ho usato il plurale: ho detto “pochi sparuti studenti” che è come dire “un gruppo sparuto di studenti“. Questo ci aiuta a capire che un gruppo può essere definito sparuto anche quando i singoli membri sono non solo pochi, ma, come dire, anche distanziati tra loro, un gruppo sparso (il contrario di fitto), quindi persone non tutti vicine tra loro, ma con ampi spazi in mezzo. Un gruppo quindi senza forza, inconsistente, disorganizzato, disordinato.

L’idea della debolezza di questo gruppo è data anche da un secondo utilizzo di sparuto, legato all’aspetto di una persona: un viso sparuto è un viso pallido, magro, che dà l’idea di debolezza. Lo stesso vale per un fisico sparuto, o un aspetto sparuto, che è come dire deperito, patito, smunto, debole, scarno, scheletrico, emaciato.

C’è spesso, come dicevo, ironia, ironia che non viene trasmessa attraverso altri termini come: piccolo, esiguo, limitato, ridotto. Ci avviciniamo maggiormente ricorrendo a aggettivi come misero, scarso, stentato, inconsistente e striminzito. Quest’ultimo è probabilmente il più adatto come sinonimo. Striminzito si usa forse anche più spesso, ugualmente in senso ironico, associato ad un gruppo poco numeroso.

Adesso ripassiamo.

Albèric: Ieri ho avuto il giorno libero, ergo non ero REPERIBILE. Quindi ho passato la Giornata girovagando per la mia città.

Ulrike: Com’è la situazione attuale da voi? Avete ancora i POSTUMI delle restrizioni?

Irina: sì, alcuni postumi ancora ci sono ma si vede soprattutto dai numeri che la situazione adesso si è MESSA MOLTO BENE. La gente ha risposto a tono come non ci si aspettava. Nella zona della movida i giovani sono tornati a SBALLARSI (nel senso buono) nei club e nelle discoteche come niente fosse. Ed i ristoranti espongono ormai cartelli con scritto “mascherine optional se vaccinati”

Sofie: Ho visto la stessa cosa. Ovviamente i vaccini sono stati la SVOLTA che ci voleva anche se per RIMETTERCI IN SESTO ci vorrà tempo. E’ D’UOPO che i governi dei paesi messi meglio intervengano TENDENDO LA MANO a quelli che sono ANCORA A CARISSIMO AMICO col virus così che possano INGRANARE pure loro.

Mariana: sono totalmente d’accordo, DARE MANFORTE ai paesi ancora a corto di vaccini è assolutamente d’obbligo se vogliamo uscire definitivamente da questo periodo davvero OBBROBRIOSO.

538 Gli antipodi

Gli antipodi (audio)

Trascrizione

Per gli antichi Greci esisteva una terra ipotetica, un continente ipotetico, quindi era solo una loro teoria. Questa terra era chiamata terra australe. Pare fosse immaginata come una terra completamente diversa da quella che conosciamo.

La terra australe era abitata da abitanti, ipotetici anche loro, abitanti che i greci chiamavano antipodi. Evidentemente anche questi antipodi erano immaginati molto diversi, strani, diametralmente diversi dagli uomini che si conoscono. Qualcuno avrebbe persino immaginato che camminassero con la testa in basso e i piedi in alto.

Questa è una premessa storica importante per spiegare il termine antipodi, che nel linguaggio comune viene usato quando due località, due luoghi sono molto lontani.

Se due luoghi si trovano agli antipodi, stanno in due punti del globo terrestre diametralmente opposti.

Dove abiti?

Abito in Islanda e tu?

Io sono del Madagascar. Siamo agli antipodi!

Nel linguaggio comune, esiste anche una versione più casereccia,direi anche volgare per indicare la lontananza di un luogo.

Scherzosamente infatti spesso per prendere in giro una persona si usa dire che un luogo si trova “in culo alla luna“.

Giovanni ha detto che ci vediamo a casa sua stasera, ma il problema è che abita in culo alla luna!

Questo è un brutto linguaggio ovviamente. Spesso indica anche un luogo non centrale, quindi periferico e scomodo da raggiungere.

Meglio dimenticarlo subito!

Invece se torniamo agli antipodi, il termine si può utilizzare anche per indicare un parere totalmente opposto. Parliamo di opinioni molto diverse.

Io e Mario siamo due professori di italiano, ma siamo agli antipodi, perché lui crede molto nella grammatica e negli esercizi, io invece punto tutto sull’ascolto e sulle emozioni.

Come dire: abbiamo due idee completamente opposte, la pensiamo in modo completamente diverso. Siamo agli antipodi.

Si usa molto più spesso di quanto si possa immaginare. Ci si può trovare agli antipodi parlando di politica, di educazione, di parità dei sessi e in generale di qualsiasi argomento in cui la distanza tra due opinioni appare incolmabile.

Irina: A seguito della scorpacciata e del divertimento della scorsa settimana, la mia salute ha preso una piega sinistra. Ciò non toglie che io mi sia anche scatenata di brutto però.
Ora, col senno di poi, capisco che è stato un atto indebito e che è meglio prendere atto della mia età. Del resto mi basta un pizzico di bisboccia per mettersi tutto male . Bisogna mettere dei paletti al divertimento, per un bel pezzo, almeno finché non mi riprendo completamente anziché lasciare la salute andare in vacca. Sicché ora mi accingo a togliermi lo sfizio di un bel meritato riposo, cosicché la prossima settimana sarò in grado di iniziare a svagarmi. Poi sarò nuovamente da capo a dodici però!!

535 Nella misura in cui

Nella misura in cui (scarica audio)

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Nella misura in cui - locuzione italiana

Trascrizione

Ecco una locuzione che i non madrelingua non usano mai: nella misura in cui.
Oggi vediamo quando possiamo usarla e vi do anche una bella notizia perché si può usare spessissimo. Infatti si potrebbe tradurre in:

nella proporzione in cui
tanto quanto
in rapporto al fatto che

ed anche al posto di:

se

Il termine misura serve a introdurre qualcosa che può essere tanto o poco, debole o intenso, alto o basso. Insomma qualcosa di misurabile che però dipende da qualche altra cosa.

Es:

Mi aiuterai a studiare l’italiano?

Certo che ti aiuterò

Quanto potrai aiutarmi?

Non so esattamente. Ti aiuterò nella misura in cui potrò.

Ti aiuterò nella misura in cui avrò tempo.

Ti aiuterò nella misura in cui il mio lavoro non si prenderà tutto il tempo.

Quindi ti aiuterò ma il mio aiuto dipende da qualcosa, è in relazione con qualcosa quindi non so indicare esattamente quanto potrò aiutarti.

Posso anche dire:

Il risultato del tuo esame sarà buono nella misura in cui avrai studiato.

Il professore sarà disposto ad aiutarmi nella misura in cui noterà un miglioramento da parte mia.

L’Italia uscirà dalla crisi economica nella misura in cui saprà utilizzare le opportunità offerte dal Recovery Plan.

Vedete che è simile anche a “tanto quanto” di cui ci siamo già occupati. Anche in quel caso si facevano confronti.

Vedete, potrei dire, che il vostro vocabolario e la vostra capacità di usare la lingua italiana al meglio aumenta nella misura in cui si prosegue con l’ascolto e la lettura degli episodi di Italiano Semplicemente.

A volte non c’è una quantità o qualcosa di misurabile, ma solo un confronto, proprio come “se”

Potrò invitare i miei amici a cena nella misura in cui i miei genitori se ne andranno a cena fuori e mi lasceranno casa libera.

Niente di strano in questo, cioè nonostante l’uso della locuzione in questo caso faccia parte di un linguaggio meno informale è comunque accettato anche in questioni della vita di tutti i giorni. Ad ogni modo è più facile sicuramente vederlo usato in un contesto lavorativo.

Va bene, allora adesso ripassiamo un po’. Lascio la parola ai miei studenti. È la prima volta che li chiamo così. Devo dire che mi fa un po’ strano.

Anthony : avete visto cosa sta succedendo in medio oriente? Speriamo non si metta male.

Hartmut: io sono per la pace ad ogni costo, non so voi.

Ulrike: figurati, sfondi una porta aperta, ma pare che le cose siano molto complicate da risolvere.

Albéric: Quante persone dovranno rimetterci la pelle ancora?

Mariana: ogni tanto sembra che il conflitto sia terminato una volta per tutte, per poi riprendere qualche tempo dopo.

Irina: infatti. Quante volte abbiamo cantato vittoria?

Emma: è un conflitto iniziato illo tempore e non se ne vede la fine. Però stavolta sono più preoccupato del solito

Sofie: e ne hai ben donde visto che di mezzo c’è anche la questione delle armi nucleari.

Bogusia: sarà pure un’ipotesi da considerare in extrema ratio, ma anche a me preoccupa molto.

534 Mi fa strano

Mi fa strano (audio)

Trascrizione

Un’espressione che potrebbe sembrare strana ad un non madrelingua è “fare strano“.

Vi faccio qualche esempio:

Mi fa un po’ strano tornare a casa dei miei, dove sono cresciuto e notare che la casa sembra più piccola.

Oppure:

Non fa strano anche a te di non avere qui con noi i nostri figli? Noi siamo sempre stati insieme, tutti e 4, mentre all’improvviso sono diventati grandi e siamo rimasti noi due.

Ti fa strano baciare un’altra persona avendo una fidanzata?

Mi fa strano che mi stia affezionando ad un gatto. Non li avevo mai sopportati fino ad ora.

Ma che differenza c’è tra “sembrare strano” e “fare strano”.

La differenza è che quando una cosa sembra strana è perché è poco credibile, cioè avete dei dubbi, oppure è una cosa insolita, fuori dal normale, oppure è illogica o è qualcosa che non accade mai.

Mi sembra strano che italiano semplicemente sono due giorni che non pubblica episodi. Come mai? Sarà successo qualcosa a Giovanni?

Oppure si parla di un oggetto o una persona che ha qualcosa che non va, o di insolito, ma non riusciamo a capire cosa sia. Cerchiamo una soluzione.

Oggi Mario mi sembra strano. Forse ce l’ha con noi? Non si comporta come al solito.

Questa bicicletta mi sembra strana. Forse ha le ruote piccole?

Invece se una cosa “fa strano“, è perché si prova una sensazione per una situazione che è cambiata, una sensazione ben definita, che sappiamo bene da cui deriva. Si tratta di sensazioni personali dovute alle proprie personali esperienze.

Non si tratta di qualche cosa di incredibile o su cui nutriamo dei dubbi; non cerchiamo una soluzione.

Vogliamo solo condividere la nostra sensazione, e spesso si tratta di nostalgia, di ricordi.

Generalmente si tratta di confidenze fatte ad amici o familiari.

Altre volte sono semplicemente sensazioni che si provano per cose perfettamente normali mai fatte prima, o fatte in contesti diversi.

Un cambiamento, una differenza, possono far sembrare una cosa strana ma solo per effetto delle nostre esperienze passate.

Vi fa strano vedere due ragazze baciarsi? Sappiate che il problema non è delle due ragazze ma il vostro.

In tutti i casi puoi naturalmente puoi dire anche che ti sembra strano, ma “mi fa strano” nasce proprio per evitare che si pensi a un dubbio o che si stia cercando una spiegazione. Non è così infatti in questi casi.

Abbiamo visto anche “mi fa specie“, abbastanza simile, ma questa, se ricordate, si usa soprattutto per contestare o criticare un’altra persona che ha un atteggiamento diverso dal solito.

Adesso ripassiamo:

Anthony: So che siamo tutti presi dalla conversazione attuale ma non vi dispiacerà se APRO UNA PARENTESI? Vi ricorderete che MI SONO PREFISSO l’obiettivo di scrivere una serie di ripassi con almeno dieci termini ciascuno. Sono partito molto bene con questo buon proposito. Ma poi alcuni problemi professionali mi HANNO COLTO ALLA Sprovvista, IL CHE significava che OGNI DUE PER TRE mi trovavo SGUARNITO del tempo necessario per stare al passo. Per quanto riguarda il mio lavoro, a causa di un susseguirsi di frustrazioni mi sentivo esausto, cioè LA MISURA ERA davvero COLMA e non MI CAPACITAVO di come sarei potuto andare avanti. Ma se si comincia, non CI SI può tirare indietro. Questo vale a maggior ragione se si fa il medico. Ci sono tantissimi ANNESSI E CONNESSI dai quali non CI SI può allontanare. TOCCAVA A ME ideare delle soluzioni. E per fortuna, dopo un periodo di contemplazione e concentrazione, queste soluzioni mi SONO BALZATE AGLI Occhi. Quindi possiamo dire che tutto è bene ciò che finisce bene.

Italiano Professionale – lezione 33: la reperibilità

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la reperibilità è un concetto prettamente lavorativo. si può applicare alle persone ma anche ad altri aspetti del lavoro. Vediamo come sono poche le occasioni di utilizzo al di fuori del lavoro.

Durata: 25 minuti

La reperibilità

533 Sfondare una porta aperta

Sfondare una porta aperta (audio)

Trascrizione

Una espressione molto utile quando si parla con una persona e ci si scambiano delle opinioni, è: sfondare una porta aperta.

Vediamo un esempio:

Sai, io sono sposato da 20 anni e credo – non so se sei d’accordo – che due coniugi non dovrebbero condividere tutte le 24 ore della propria vita e stare così sempre insieme condividendo tutte le esperienze.

La persona che ascolta, se è completamente d’accordo, può dire:

Guarda, con me sfondi una porta aperta. Sono anni che lo dico a mia moglie!

Sfondare infatti significa rompere un oggetto facendone cedere il fondo, per un peso eccessivo, un colpo o una forza capace di perforazione.

In particolare sfondare una porta significa cercare di aprire, anzi, di rompere una porta quando questa è chiusa. Sfondare equivale a rompere nel caso della porta.

Per sfondare una porta basta prendere una bella rincorsa, da lontano, e colpire con forza la porta per aprirla, cosicché si possa riuscire a passare.

Ma se provate a sfondare una porta aperta, non si incontrerà nessuna resistenza: ci si aspetta che la porta sia chiusa e che quindi opponga resistenza, mentre invece la porta si aprirà subito, col minimo sforzo, perché appunto è aperta e non chiusa.

Sfondare una porta aperta è ovviamente un’immagine figurata, per indicare che una persona si aspetta che l’altra abbia un’opinione diversa mentre invece non è affatto così.

Il messaggio è: non affannarti per convincermi, non ce n’è bisogno, perché anch’io la penso come te. Stai sfondando una porta aperta.

Adesso ripassiamo:

Komi: io vorrei dire che in California è stata lanciata una lotteria alla quale potranno partecipare solo i vaccinati contro il Covid. Nell’iniziativa sicuramente, ma come la mettiamo con coloro che il Covid l’hanno già avuto?

Irina: che bella iniziativa. La sposo in toto. Riguardo alla tua osservazione, io lascerei correre, perché coloro che hanno superato la Malattia la loro lotteria l’hanno già vinta.

Khaled: quest’idea è proprio una vera mandrakata per aumentare i vaccini!

Buttarla in vacca – FRASI FATTE

Buttarla in vacca (scarica audio)

Buttarla in vacca

Tutti conoscete la vacca vero?

La vacca è un animale, per esattezza la femmina adulta dei bovini.

In pratica è la mucca, sebbene la mucca sia il nome più associato alla produzione del latte, mentre la vacca è utilizzata anche per i lavori agricoli.

Comunque il termine vacca viene spesso usato anche in modo molto negativo, in modo simile a come si fa col cane.

Essere una vacca, ad esempio, spesso è un’offesa rivolta ad una donna che si ritiene molto volgare, nei modi e nei comportamenti. È anche associato, a volte, alle grandi dimensioni del seno, ma in genere vuole essere un’offesa legata al modo volgare di comportarsi o spesso anche alle abitudini sessuali.

Ci sono anche esclamazioni di disappunto tipo “vacca boia“, equivalente al più educato “accidenti“, “maledizione” o a “porca miseria” e “porco cane” (si, anche il maiale non scherza!) o meglio ancora, a “porca puttana”, che non si capisce bene se sia un insulto al maiale o alla puttana….

Insomma quando si è arrabbiati si può chiamare in causa anche la povera vacca, che ci fornisce invece tanto latte quotidianamente. Ingrati!!

Ma passiamo a “andare in vacca“, un’espressione colloquiale e al limite della volgarità che si usa quando qualcosa finisce male.

È simile a “andare in malora“, ma molto meno elegante.

Tipo:

Con la crisi economica i nostri affari sono andati in vacca.

Ha iniziato a piovere e la giornata al mare è andata in vacca.

Si può usare anche “finire in vacca” con lo stesso significato.

Poi c’è “buttarla in vacca“, abbastanza simile, ma c’è l’azione di una persona, che “butta” qualcosa in vacca, cioè che la fa andar male.

Un’espressione quindi che indica quel comportamento di una persona che non sa più che fare per salvare una situazione e allora svilisce ciò che stava facendo, cioè rovina tutto: la butta in vacca!

Nel nord si usa più spesso che nelle altre zone d’Italia, dove, specie al centro, c’è un’espressione apparentemente simile: “buttarla in caciara“, che abbiamo già spiegato.

Pero non hanno lo stesso significato, perché buttarla in vacca significa rovinare quello che si è fatto e disattendere le aspettative. Una cosa finisce male ad opera di qualcuno.

Es:

Lo spettacolo non stava andando molto bene, e l’attore l’ha buttata in vacca lasciando il palcoscenico.

Non so come fare con la mia fidanzata. Forse lei non mi ama più. A volte ho voglia di buttare tutto in vacca e andarmene.

La Roma stava vincendo 2-1 alla fine del primo tempo. Poi, nel secondo tempo l’ha come al solito buttata in vacca e alla fine ha perso 6-2. Vacca boia!

Riguardo all’origine, pare che queste espressioni “andare in vacca” e “buttarla in vacca”, derivino dai bachi da seta, quegli insetti che producono la seta.

Quando i bachi da seta si ammalano di una malattia particolare che si chiama giallume, questi bachi si gonfiano, diventano gonfi, come una vacca, appunto, e questo fa sì che non si produca più il bozzolo. Per questo si dice che i bachi da seta “vanno in vacca“.

Zitto e mosca – FRASI FATTE

Zitto e mosca!

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Trascrizione

Avere mai sentito questa esclamazione? Si tratta di una richiesta in realtà.

Significa “stai zitto, talmente zitto che non si deve sentire volare una mosca” .

Si sta chiedendo dunque di fare silenzio.

Fai silenzio = stai zitto

Ma chi usa questa frase? E quando si usa?

Di solito si usa tra ragazzi, e comunque è una richiesta un po’ maleducata. Non sentirete un professore universitario fare questa richiesta ai suoi studenti. Sicuramente il professore direbbe:

Per favore, fate silenzio

Non voglio sentir volare una mosca

“Zitto/a/i e mosca” è un po’ diverso.

Intanto si pronuncia con un tono autoritario e spesso si mette un dito sul naso per rafforzare il concetto.

Non è semplicemente equivalente a “fai silenzio” ma è più simile a “stai zitto” oppure “basta, non voglio sentire più la tua voce” o anche “adesso tu non parli più, perché comando io”.

Avercela con

Avercela con (audio)

espressioni idiomatiche italiane

due minuti con Italiano Semplicemente

Cosa significa avercela con una persona?

Ha due significati che mi appresto a spiegarvi.

Il primo utilizzo indica l’essere arrabbiati con una persona, o, più precisamente, provare rancore verso una persona.

Si usa in questo caso anche “prendersela con“, anche se è leggermente diverso usare questo verbo. Sono due verbi pronominali ma ognuno ha le sue carattetistiche.

Vediamo poi perché.

Avercela con una persona significa dunque serbare rancore verso questa persona per qualche cosa; qualcosa che è accaduto, qualcosa che questa persona ha fatto o che ha detto, e per questo motivo ci si sente offesi.

E allora posso dire che io ce l’ho con questa persona, o che io me la prendo con questa persona.

Perché ce l’hai con me?

Ce l’ho con te perché mi hai offeso. Mi hai detto stupido.

Cosa? Non puoi avercela con me per questo. Io scherzavo!

Quando ce l’hai con una persona, normalmente questo si dimostra attraverso un atteggiamento rancoroso, un atteggiamento pieno di rancore. Ma cos’è il rancore?

Tutto ha origine con un torto o un’offesa subita.

Il rancore è chiamato anche risentimento.

Come tutti i sentimenti è qualcosa che si prova, ma il verbo più adatto per il rancore è “serbare“, simile a “nascondere” dentro di noi.

Si può dire anche covare rancore. Il rancore è qualcosa che viene nascosto ma che può anche crescere, ed è per questo che si usa anche il verbo “covare“. Proprio come fa la gallina 🐔 quando cova il suo uovo 🥚. Lo nasconde e lo fa crescere.

Il rancore è dunque un’avversione, spesso profonda, covata nell’animo, dentro di noi, in seguito a un’offesa o a un torto ricevuto.

Bisogna dire che avercela con qualcuno è, comunque, un’espressione colloquiale, ed esprime in genere un sentimento più leggero, meno importante del rancore. Si usa dire anche “essere risentiti” con una persona. In questo caso si prova risentimento. Anche il risentimento in genere si usa per cose più importanti rispetto a “avercela con” qualcuno.

Spesso, quando ce l’hai con una persona, questo si manifesta attraverso il mostrarsi offesi, quindi semplicemente stando in silenzio, altre volte invece attraverso atti, conportamenti diversi, come una voce arrabbiata, parolacce, accuse, e a volte anche l’uso della violenza.

Vediamo adesso la differenza tra avercela con una persona e prendersela con una persona.

Quando ce l’hai con una persona, stai incolpando questa persona di qualcosa, ma si vuole indicare soprattutto il tuo rancore, il tuo sentimento verso di lei.

Se invece io me la prendo con questa persona, sto indicando la mia reazione.

Spesso si usano i due verbi indifferentemente, ma di solito “avercela con” indica il sentimento e “prendersela con” indica la reazione, e somiglia molto a “accusare“, “incolpare”.

Perché ce l’hai con me?

Ce l’ho con te perché mi hai detto che sono brutto e mi sono offeso. Sono un po’ risentito nei tuoi confronti

Non devi prendertela con me, ma con madre natura, che ti ha fatto così brutto!

Per capire bene la differenza, basti pensare che ce la si può prendere anche con cose diverse dalle persone.

Ad esempio potrei prendermela con la sfortuna, cioè incolpare la sfortuna, imputare alla sfortuna dei fatti negativi, ma non si usa dire “avercela con la sfortuna”, perché sarebbe come offendersi con la sfortuna, che non ha senso.

Casomai si usa dire che la sfortuna ce l’ha con me, quindi il contrario, come se la sfortuna mi avesse preso di mira, ma sappiamo bene che la sfortuna è cieca.

Così almeno si dice per indicare la sua imparzialità.

A volte però sembra veramente che ce l’abbia con noi.

Adesso vediamo il secondo uso di “avercela con“, che si può usare nel senso di rivolgersi ad una persona, parlare con una persona e non con un’altra.

Si usa in modo colloquiale quando ci può essere un dubbio riguardo alla persona con cui sto parlando.

Es:

“Adesso vai a fare i compiti”, dice il papà ad uno dei suoi figli.

Ma sono presenti due figli nella stanza. Marco e Paolo. Con chi sta parlando il papà?

Marco domanda allora:

Con chi ce l’hai papà?

Ce l’ho con Paolo, non con te.

Che significa:

Con chi stai parlando papà?

Sto parlando con Paolo, non con te.

Oppure:

A chi ti stai rivolgendo papà?

Mi sto rivolgendo a Paolo, non a te.

C’è da dire che a volte questa modalità si usa anche quando si è un po’ alterati, arrabbiati e può sicuramente apparire un po’ sgarbato, ma dipende anche dal tono che si usa, specie se si tratta di un sollecito:

Ehi, Paolo, ce l’ho con te, vuoi venire o no?

Comunque, che siate irritati o no, in questo caso non potete usare “prendersela con”.

Notate infine che “avercela con” ha questi due significati che vi ho detto solamente quando c’è la preposizione “con”.

Lo stesso vale per “prendersela“. In questo caso però se non usate alcuna preposizione, si tratta semplicemente di essere offesi:

Perché fai l’offeso?

Me la sono presa.

Perché te la sei presa così tanto? Dai, non fare l’offeso.

Me la sono presa perché non sei venuto alla mia festa di compleanno.

Quindi, ricapitoliamo: “avercela con” è una locuzione informale per indicare che una persona prova del rancore verso un’altra.

Io ce l’ho con te

Tu ce l’hai con me

Lui ce l’ha con tutti

Lei ce l’ha con la sorte

Noi ce l’abbiamo con l’arbitro

Voi ce l’avete con i professori

Loro ce l’hanno con tutti

Prendersela con” è abbastanza simile, ma indica più il colpevole e meno l’emozione verso questa persona.

Avercela con“, poi, si usa anche nel senso di parlare con una persona, rivolgersi e a lei, e spesso con un tono scocciato e sgarbato.

Infine, la preposizione “con” è importante e non si può togliere, altrimenti cambia il significato.

Ce l’ho fatta a finire l’episodio, e avercela fatta per me è molto importante.

Questo è un esempio di ciò che può accadere senza “con”.

Ce l’avete con me perché non vi faccio fare un esercizio di ripetizione?

Allora facciamolo, così poi se non riuscite a memorizzare non potete prendervela con me.

Ripeti anche tu:

Con chi ce l’hai?

Ce l’ho con Maria perché non mi chiama più.

Maria invece ce l’ha con suo fratello perché non le presta l’automobile.

Tu non dovresti prendertela con me. Io non c’entro coi tuoi problemi.

Non puoi prendertela per cosi poco.

Tutti se la prendono con me perché urlo sempre.

Se abbiamo problemi personali non è giusto prendersela con gli amici.

Perché quella faccia? Sembri risentito!

Il perdono è la chiave che sblocca la porta del risentimento

Allora, io adesso vi dico una cosa: sto per terminare l’episodio…… Ehi, ce l’ho con voi!

488 Chiedere lumi, attendere lumi

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Il termine lume, nella

lingua italiana, indica una luce.

In genere questo termine si utilizza quando si parla del lume di una candela, o del lume di una lampada. Nel caso della candela è una luce debole, leggera, fioca.

Il lume può essere, nel linguaggio comune, anche la stessa lampada, e non la luce che essa emana.

Una lampada a petrolio quindi diventa un lume a petrolio.

Il lume è un termine che si usa spesso nella letteratura nella poesia in sostituzione del termine luce.

Questo è il senso proprio di lume, che al plurale diventa lumi.

Ebbene, lumi, al plurale, invece si usa soprattutto nell’espressione “chiedere lumi” e anche “attendere lumi”, ma in questi due casi il lume non è una luce.

Il significato delle espressioni però è legato alla parola lume, quindi alla luce. In questo caso non si sta chiedendo a qualcuno di illuminare una stanza buia, o di “chiedere un lume” inteso come una lampada. Anche “attendere lumi” non significa aspettare una luce.

Non si sta chiedendo questo ma il senso è figurato, sia col verbo chiedere, sia con attendere.

Si sta, in questo caso, chiedendo una spiegazione, un chiarimento per qualcosa che noi non capiamo. Si spesso in senso ironico.

Il lume indica infatti la luce, ma la luce ci fa vedere ciò che al buio non si vede, quindi in senso figurato ci fa capire qualcosa che, senza una spiegazione, non riusciamo a capire. Questo è il motivo per cui si utilizza chiedere lumi al posto di chiedere una spiegazione.

Si tratta di spiegazioni particolari.

Generalmente si usa infatti quando non è colpa nostra quando non capiamo o non conosciamo qualcosa.

Es: come mai papà ha deciso di licenziarsi?

No so, appena torna chiediamo lumi a lui.

Quindi i lumi sono delle spiegazioni, ma possono anche dei chiarimenti, intesi come istruzioni su cosa fare, su come procedere.

Cosa facciamo con queste scatole che abbiamo in cucina?

Bisogna chiedere lumi a mamma. Le ha messe lei qui.

Questa è un’istruzione precisa che dobbiamo ricevere da mamma. È a lei che chiediamo lumi.

Attendiamo lumi da mamma.

Si può dire anche così.

Sarebbe come dire:

Aspettiamo che mamma ci illumini.

La luce, se ci pensate, è anche il simbolo dell’idea, che ci illumina la mente.

Notate che c’è quasi sempre una nota ironica o poetica quando uso il lume in senso figurato.

Attendere lumi e chiedere lumi si usa alquanto spesso nel linguaggio di tutti i giorni e anche si legge spesso sui giornali e nelle notizie in generale. Il senso spesso non è ironico in questo caso. Si chiedono semplicemente spiegazioni, o, come detto, chiarimenti su come comportarsi.

Es: il sindaco di Roma chiude le scuole nonostante le indicazioni del governo fossero diverse. Sono stati chiesti lumi al sindaco di Roma.

Qui si tratta di spiegazioni, per capire il motivo della chiusura delle scuole.

Il governo chiede lumi agli esperti di virus per capire quali decisioni prendere

In questo caso si tratta di un parere professionale, un importante punto di vista.

Attenzione perché non c’è mai l’articolo in queste locuzioni. Succede spesso nelle espressioni della lingua italiana, ci avete fatto caso?

Esiste anche “il lume della ragione”. In questo caso l’articolo c’è, ma il motivo è che sto indicando un lume particolare, ben preciso: il lume della ragione.

Qui si usa la luce per indicare la mente, la razionalità, la ragione.

Se una persona “perde il lume della ragione” significa conseguentemente che perde la ragione. Quindi chi perde il lume della ragione impazzisce.

Prima del ripasso del giorno, termino l’episodio citando Giacomo Leopardi, che nello Zibaldone scrive:

La ragione è un lume; la Natura vuol essere illuminata dalla ragione non incendiata. Come io dico accadde appresso i Greci e i Romani: al tempo…

Mariana: episodio dopo episodio, sapete che il mio Italiano inizia a prendere forma?

Irina: beato te, il mio Italiano invece è ancora un obbrobrio.

Ulrike: sempre ottimista eh? Mai che te ne esci con un segnale di entusiasmo. Prendi spunto da Mariana. Non ti farebbe male.

Stare in campana

Stare in campana (scarica audio)

Vi hanno mai consigliato di stare in campana?

Ma che significa? Devo stare in campana? Cioè?

Tranquilli, significa semplicemente “stai attento/a“.

Un’espressione informale sicuramente, ma molto diffusa in tutt’Italia.

La campana 🔔 infatti suona, e in particolare può essere utilizzata per far suonare un allarme.

Stai in campana significa infatti “stai in preallarme”, o meglio ancora “stai all’erta“.

È un invito, un consiglio che si fa ad una persona quando potrebbe accadere qualcosa, quindi occorre stare attenti, non rilassarsi troppo, non distrarsi, perché potrebbe essere necessario reagire immediatamente, oppure potrebbero esserci problemi.

È un preallarme dunque, non proprio un allarme.

Questo è importante sottolinearlo, quindi non è proprio come “stare attenti” che si può riferire anche ad un pericolo immediato.

Ancora più informalmente si può pronunciare una sola parola: occhio 👁!! Anche in questo caso tuttavia il pericolo è quasi sempre immediato:

Occhio, ché se cadi ti fai male!

Stai in campana quando guidi, ché se ti distrai potresti andare fuori strada.

Stai all’erta, ché se perdi l’aereo il prossimo volo è tra due giorni.

Va bene, grazie, starò in campana!

Un ultimo avvertimento.

Come ho detto prima, stare in campana è equivalente a stare all’erta.

Allora vi do un consiglio: state in campana quando scrivete all’erta, perché in questo caso si scrive con l’apostrofo e se state facendo un esame questo è importante.

Infatti allerta, senza apostrofo, esiste, ma è un sostantivo che indica sempre un preallarme, come ad esempio l’allerta meteo, cioè l’allerta per una possibile condizione metereologica negativa: temporale, pioggia, forte vento eccetera.

Invece, quando si invita una persona a “stare all’erta”, scritto con l’apostrofo, si tratta di una locuzione avverbiale. Significa stare vigili, guardinghi, attenti a ciò che può accadere.

Quindi si usa il verbo stare, nel senso di rimanere, restare, proprio come “stai attento” o “stare in piedi”.

Quindi prima nasce all’erta con l’apostrofo e solo successivamente il sostantivo allerta, tutto attaccato, senza apostrofo dunque:

Per domani allerta meteo, venti forti e temporali.

Ah, state in campana anche a quando usate il plurale del sostantivo allerta , che è sempre allerta: l’allerta al singolare, le allerta al plurale o anche gli allerta, se preferite.

Al plurale molto spesso si trova anche “le allerte” ma si tratta di un errore. Sarebbe al massimo “le allerta”.

Riguardo al genere, ho detto che potete scegliere, infatti c’è chi dice che allerta sia maschile, e altri che sia femminile. Allora il plurale è “gli allerta” oppure “le allerta“.

Non preoccupatevi del genere comunque. Maschile o femminile va bene lo stesso. È invece facile sbagliarsi sul plurale.

State all’erta dunque, anzi, in campana!

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati e il verbo connotare Buongiorno da Giovanni.

Sapete cosa sono i connotati?

Sono i nostri tratti del volto, le caratteristiche del nostro viso, ciò che ci contraddistingue, ciò che ci rende unici e riconoscibili.

Oggi però molte persone preferiscono cambiare i propri connotati, rifacendosi le labbra, gli zigomi, il naso, il mento eccetera. Rifarsi i connotati quindi è esattamente come cambiarsi i connotati. 

Questo significa cambiare i connotati in senso proprio, ma, come avrete immaginato, la frase ha anche un senso figurato.

Se dichiarate che volete cambiare i connotati di un’altra persona, non significa che siete un chirurgo estetico,  ma che lo volete picchiare, che la volete malmenare fino a cambiargli il volto, fino a deformargli il volto, fino a renderlo irriconoscibile.

I connotati sono quindi i tratti distintivi del viso. Si potrebbe dire, state attenti, che i connotati ci connotano, cioè connotano noi, perché ognuno di noi ha i propri connotati.

Infatti esiste anche il verbo connotare.

Un verbo abbastanza professionale o formale se vogliamo, e ha un significato simile a associare ad un nome o a un significato, quindi simile al senso dei connotati, che identificano una persona.

Es: Quale caratteristica connota maggiormente gli italiani? Forse il fatto di gesticolare? Forse la simpatia?  Forse lo stile?

Come avreste espresso questa frase prima di conoscere il verbo connotare? Forse usando “identificare” o “associare” o anche “contraddistinguere“?

Quale caratteristica identifica maggiormente gli italiani? 

Qual è la caratteristica principale degli italiani?

Quale caratteristica viene associata maggiormente agli italiani?

Per cosa si contraddistinguono gli italiani?

Si utilizza molto anche “connotazione”, un termine simile a “significato”. Infatti indica un significato particolare che viene attribuito ad una parola insieme al suo significato più importante.

Ad esempio le parole anziano e vecchio, hanno una diversa connotazione, in quanto, pur indicando tutte lo stesso concetto, si usano in circostanze diverse. Potrei dire la stessa cosa anche di un solo termine che ha diverse connotazioni a seconda del modo in cui viene usato, tipo il termine “altezza“. Infatti se parlo di una persona, l’altezza può indicare quella espressa in centimetri ma anche l’altezza morale, l’altezza d’animo, la sua magnanimità. Una qualità morale dunque.  
Un saluto a tutti. Vi ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi audio del sito tutti possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente.

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Un saluto a tutti. 

 

 

Cadere in piedi

Cadere in piedi (scarica)

Cadere in piedi. È possibile?

Cadere per definizione implica la perdita dell’equilibrio e quindi una caduta, appunto. Non si può restare in piedi una volta caduti.

Non è così però nell’espressione “cadere in piedi”, che significa salvarsi per fortuna, per caso da una situazione rischiosa. Si usa abbastanza spesso quando si scampa da un pericolo, sfuggire da un pericolo, ma scampare da una situazione rischiosa e quindi da un pericolo non è esattamente come questa espressione

Infatti mentre scampare significa proprio salvarsi, sfuggire da un pericolo quasi sempre reale, materiale, nel caso di cadere in piedi il salvataggio non riguarda un pericolo fisico, ma una situazione diversa, comunque rischiosa.cadere in piedi

Il caso, la fatalità, gioca un ruolo ugualmente importante.

Avete presente quando lanciate un gatto in alto facendolo roteare col corpo? Il gatto alla fine riesce sempre a cadere in piedi, nel senso di atterrare sulle quattro zampe, senza sbattere la schiena quindi.

Quest’immagine potrebbe aiutarvi a memorizzare l’espressione. Ma il gatto non cade in piedi per fortuna ma per abilità.

Invece gli esseri umani, quando cadono in piedi è perché riescono a superare, senza subire danni, conseguenze negative, una situazione problematica, rischiosa, potenzialmente pericolosa, ma ne escono  più per buona sorte che per capacità personali.

Vediamo un esempio:

Ogni volta che si fa un nuovo governo, ci sono dei politici che cadono sempre in piedi.

L’immagine che si vuole dare è lo stupore, la meraviglia che si prova vedendo che ci si ritrova in piedi incredibilmente.

I mille usi del verbo prendere

I mille usi del verbo prendere

Sapere usare il verbo prendere? In questo episodio vediamo tutti i principali utilizzi.

Allora, prendere innanzitutto significa “afferrare” e per prendere, in questo senso, bisogna usare le mani.

Allora prendere è, se vogliamo il contrario di lasciare.

Ma prendere si contrappone anche a dare. In questo caso però non si prende e si dà solo con le mani.

Se tu dai una cosa a me, io prendo questa cosa da te. Questa cosa può essere un oggetto, ma anche amore, affetto eccetera.

In effetti prendere non ha solo a che fare con la materia e le mani.

Prendere lo stipendio” è un altro utilizzo molto frequente del verbo.

Hai preso lo stipendio questo mese?

No, lo prendo domani.

Se andate in un bar, si può prendere un caffè.

Cosa prendi? Offro io!

Oh, che gentile. Io prendo un cappuccino e un cornetto!

No, io no grazie, il cornetto mi fa ingrassare, meglio prendere le distanze dai grassi.

Ecco. “Prendere le distanze” è un utilizzo particolare. Significa stare lontano da qualcosa, quindi simile a mantenere le distanze, oppure, in senso figurato, non essere d’accordo con l’opinione di una persona.
Simile quindi a “discostarsi“. Come a dire: “io non sono assolutamente dello stesso pensiero”, “io sono di diversa opinione”, “io mi discosto dal suo pensiero”. Abbastanza formale come espressione “prendere le distanze”.

Se usate questa espressione potrebbero prendervi per un personaggio politico.

Questo in realtà è stato solo un modo per usare “prendere”: “prendere per” qualcuno o qualcosa.

Significa scambiare per qualcuno o qualcosa.

Per chi mi hai preso? Io non sono la persona che pensi tu! Mi hai preso (scambiato, con fuso) per qualcun altro.

C’è poi chi prende fuoco facilmente, che indica una persona che si arrabbia facilmente. Si può usare anche con i veri incendi: il bosco ha preso fuoco! Bisogna spegnerlo!

Se c’è un incendio, con chi dobbiamo prendercela? Chi è il colpevole?

Prendersela con qualcuno significa infatti accusare
qualcuno, incolpare qualcuno.

Non te la prendere con me, io non sono stato!

State attenti, perché “prendersela“, se non uso “con“, può significare offendersi.

Non te la prendere! (cioè non ti offendere)

Prendere in questi ultimi casi è quindi accettare, reagire, sebbene prendere bene e prendere male significhi anche colpire bene e colpire male:

Il calciatore ha preso male la palla ed è andata fuori.

C’è anche “prendere la mira“, (diverso da prendere di mira), un’operazione che si fa al fine di poter colpire con maggiore precisione.
Dicevo che prendersela significa anche offendersi.

Perché te la sei presa? (perché ti sei offeso?)

Ci sono frasi simili però:
Prendere male qualcosa
Prenderla male

Es: Se Giovanni è stato bocciato ad un esame posso dire:

Giovanni come ha preso la bocciatura all’esame? L’ha presa bene o male? Qui ha il senso di accettare, farsi una ragione di qualcosa.

Posso dire:
Prenderla male, ma anche “prendersela a male“.
A volte è difficile scegliere tra prendere, prendersi e prendersela. Potete dire la stessa cosa con frasi diverse:- Te la prendi se ti dico che non voglio studiare più con te?– La prendi male se non voglio studiare più con te?- Te la prendi a male se non voglio studiare più con te?– Non prendertela ma non mi piace studiare italiano con te!- Non prenderla a male, ma non mi piace studiare italiano con te!- Non prendertela a male, ma non mi piace studiare italiano con te!
Ovviamente esiste anche “prenderla bene” ma c’è solo questa forma.
Si usa con le cose che accadono o con le notizie, che potrebbero essere accettate oppure no dalle persone.

Bravo, l’hai presa bene la notizia.Come l’ha presa Maria?Stefano non l’ha presa bene la sconfitta della sua squadra.

Torniamo alle mani, o anche ai piedi: Prendere a schiaffi, a calci, a pugni.

Qui significa colpire una persona con degli schiaffi, con dei calci o con dei pugni.

Se poi mi limito (si fa per dire) ad insultarla, senza toccarla, la potrei prendere a mali parole.
Speriamo che non se la prenda troppo dopo che l’ho preso a mali parole.Se mi prende sul serio però si offenderà.
Ecco: prendere sul serio significa credere, considerare vero ciò che dico. Più che altro si usa per indicare la credibilità di una persona, l’affidabilità delle sue parole, e anche quando una persona scherza, e quindi non va presa sul serio.

Quando invece mi riferisco ad una frase, o qualcosa a cui posso decidere di credere oppure no, meglio usare:

Prendere per buono.

Si usa spesso non solo quando si crede a qualcosa (si prende per buono, cioè per vero) ma anche quando si vuole verificare in un secondo momento.

Per ora prendo ciò che mi hai detto per buono, ma dopo verificherò.

Io vi dico quello che so io, ma non prendete per buono ciò che dirò: dovete verificare.


Si può anche prendere una boccata d’aria: basta uscire in guardino o andare fare una bella passeggiata: si esce, si prende la macchina, si “prende una strada” di campagna, poi si “prende a destra”, poi a sinistra…

Quindi prendere su usa spesso anche per indicare le direzioni da prendere: prendere a destra o a sinistra significa voltare, girare a destra o a sinistra. Così come “prendere l’autostrada” sta per imboccare l’autostrada.
Si usa anche con le indicazioni verso delle località: prendere per Roma, prendere per Parigi, cioè andare verso Roma o verso Parigi.

Prendere il largo invece potete usarlo al mare, quando vi allontanate dalla riva, dalla terra. Ma potete usarlo anche nello sport, quando si vince in modo schiacciante.
In quel caso è il vostro punteggio che si allontana dal punteggio del vostro avversario.

Prendere in giro, per il naso, per il culo, per i fondelli.

Queste sono tutte modalità equivalenti (a volte volgari) per indicare il “prendersi gioco” di qualcuno: fargli credere qualcosa, ingannarlo per puro divertimento.

Poi prendere ha anche il senso di iniziare a far qualcosa,

Prendere a odiare, prendere a amare. Notate l’uso della preposizione “a” in questo caso.

Ho preso ad amare la lingua italiana, quindi da un po’ di tempo ho preso a studiarla.

Tra l’altro esiste anche riprendere:

Avevo smesso con l’italiano, ma adesso ho ripreso a studiarlo.

Questo senso di iniziare. a volte è improvviso:

Mi stavo stancando, quindi ho preso e me ne sono andato

Prendere e andarsene” si usa spesso per indicare un’azione improvvisa, e spesso è la conseguenza di un’emozione o di un pensiero che ci ha fatto muovere per andar via da un luogo.

Se mi dai ancora fastidio, prendo e me ne vado!

Si può prendere e fare qualsiasi cosa, non solo andarsene:

All’improvviso, ha preso ed è partito per l’Italia!

Adesso parliamo di rapporti personali: se non vai d’accordo con una persona, possiamo anche dire che “non ti prendi” con questa persona:

Con Maria proprio non mi prendo!

Significa che non risultiamo simpatici a vicenda.

Si può anche dire:

Io so come prenderlo, fidati di me.

Non so come prenderlo.

In questi casi si indica un comportamento: so come comportarmi con lui, oppure non so come comportarmi, quale atteggiamento prendere, assumere.

In caso contrario, puoi prendere in simpatia qualcuno.

Anche qui in qualche modo c’è qualcosa che inizia, o anche un cambiamento:

Fino a qualche tempo fa io e Maria non ci prendevamo, ma adesso ci siamo presi in simpatia.

Le preposizioni sembrano abbiano un ruolo importante per capire il senso di prendere.

Se uso “per”, “prendere per” qualcuno, significa come detto scambiare per un’altra persona.

Ciao Giovanni!

No, io sono Mario, non Giovanni.

Ah scusa, ti avevo preso per Giovanni.

Si usa spesso anche come esclamazione:

Ma per chi mi hai preso?

Se dico ad esempio:

Hai dimenticato di pagare il caffè oppure l’hai fatto apposta?

Io rispondo: Ma per chi mi hai preso? Per un ladro?

Che significa: chi credi che io sia, un ladro? Mi hai scambiato per un ladro?

Torniamo ora a prendersela.

Abbiamo detto che significa offendersi oppure incolpare qualcuno (prendersela con).

Ma esiste anche:

Prendersela comoda

Che significa: non sbrigarsi, fare le cose con comodo, andare lentamente.

Dai, quanto ci metti a prepararti? Te la prendi troppo comoda! Datti una mossa!

Se uso un sostantivo, tante cose si possono prendere, materiali e non. Spesso si può usare anche un verbo diverso:

Prendersi una responsabilità (assumersi)
Prendere l’autobus (salire)
Prendere la Laurea (laurearsi)

Prendere le armi (arruolarsi)

Prendere un premio è analogo a prendere una laurea o un qualsiasi titolo, che è stato “assegnato” a una persona.

Nel linguaggio di tutti i giorni si usa spesso:

Prendiamo un caffè? Tu cosa prendi?

Ma anche prendere un prestito (si parla di una somma di denaro), o prendere “in prestito” (una casa, un’auto, una bicicletta ecc.) qualcosa gratuitamente che però devo restituire o anche “prendere in affitto“ (in questo caso si paga)

Si possono anche prendere lezioni di matematica o di altre materie.

Si può prendere una sgridata, un rimprovero, degli insulti.

Si è detto prima di prendere a calci, schiaffi e pugni. In generale si possono prendere le botte (se qualcuno ci picchia, ci colpisce più volte), si può prendere un colpo alla testa (se sbattiamo da qualche parte), oppure se colpisci un bersaglio puoi dire:

Preso! (cioè “colpito!”)

Si usa anche nel senso di indovinare, ma si usa la particella “ci”:

Hai indovinato! = Ci hai preso!

Anche gli animali si possono prendere:

Prendere una lepre però significa catturare la lepre, mentre prendere un cane o un gatto normalmente sta per metterlo in casa, farlo entrare in famiglia.

Invece prendere un granchio, oltre che al senso fisico, è anche una espressione che significa “sbagliarsi”. Si dice anche “prendere un abbaglio”. Si tratta di un errore grossolano: credevi una cosa e invece la verità era un’altra.

In questi casi potresti farti prendere dal nervoso. Quando un’emozione ti assale, ti cambia lo stato d’animo, si può usare il verbo prendere:

Mi ha preso un nervoso che non ti dico!

Non devi farti prendere dall’ansia.

Non farti prendere dalla paura

Si tratta di qualcosa di improvviso, come quando vieni preso alle spalle da una persona..

Se qualcuno ti prendere alle spalle ti sorprende. Non te lo aspetti perché non lo puoi vedere, in quanto arriva da dietro. Ma si può usare anche in senso più ampio:

Mi stai chiedendo se voglio sposarti? Scusa ma devo pensarci, mi hai preso alle spalle.

L’uso più diffuso però è nel senso di avere un danno da qualcuno o qualcosa:

La crisi economica mi ha preso alle spalle. Non ero preparato e ho dovuto vendere la mia azienda.

Il senso della sorpresa c’è anche in un’altra espressione idiomatica:

Prendere in castagna

In questo caso siamo sorpresi (scoperti) mentre facciamo qualcosa di sbagliato. Un’espressione informale ma molto usata.

Con lo stesso senso si usa anche prendere qualcuno con le mani nel sacco, o prendere qualcuno sul fatto, o anche coglierlo sul fatto, o, in senso giuridico, prendere qualcuno in flagrante, o in flagranza di reato, vale a dire prenderlo, mentre commette un reato. Da non confondere la flagranza con la fragranza.

Si può ovviamente prendere una malattia come anche una sbornia, se vi ubriacate, se cioè bevete troppo alcool.

A volte la cosa è improvvisa:Mi ha preso una paura!Mi ha preso un sonno!

Che equivale a dire:

Sono stato preso dalla paura
Sono stato preso dal sonno

Anche la smania può prendere.
Non ti far prendere dalla smania di ascoltare tutti gli episodi in un solo giorno!
In questo caso è la voglia di finire tutto subito, questa è la smania, simile alla mania, ma cambia l’accento.

La “mania” ma non uguale perché la smania è uno stato di agitazione, di inquietudine, una specie di malessere, un effetto di tensione nervosa o di un diffuso senso di disagio e d’insoddisfazione. Può anche essere un desiderio intenso. una voglia incontenibile, come quando ti prende la smania di divertimento.

Così come si prende una malattia, o una smania, o una sbornia, si può, in modo analogo, “prendere una sbandata” per una ragazza o un ragazzo o un uomo o una donna. Questo verbo “sbandare” si prende a prestito dalla linguaggio dell’automobile, poiché sbandare è perdere il controllo della propria automobile che va quindi pericolosamente “fuori strada” con la macchina.

Ovviamente se si prende una sbandata per una ragazza si perde il controllo delle proprie emozioni.

Non è esattamente come innamorarsi, ma sembra più una cosa passeggera; quantomeno si usa in questi casi, quando non è una cosa molto seria.

Ricordate che prima abbiamo parlato di scambiare una persona per un’altra? Si è usato “prendere per” un’altra persona.

In modo simile, si possono prendere le sembianze di qualcuno.

Si può quindi cercare si somigliare a qualcuno: prendere le sembianze. Se ci riuscirai sembrerai proprio quella persona, avrai il suo stesso aspetto o anche la sua stessa espressione del volto.

Col verbo prendere si indica quindi, come si è visto, un coinvolgimento emotivo con “prendere una sbandata”, ma si può anche essere presi da una ragazza, che è un po’ meno intenso ma è sempre un coinvolgimento.

Però si può anche essere presi dal lavoro (per il lavoro non si può prendere una sbandata): pensiamo solo a quello, non abbiamo tempo né energie per altro.

Si può “prendere a bordo” una persona nel senso di farla salire su una nave o su un’auto ma si usa anche quando si fa entrare qualcuno in un’azienda, un’associazione, o qualsiasi altra cosa che riguarda delle attività da fare insieme.

Molto semplice e usato è anche prendere una decisione o un’abitudine. Anche qui posso usare “assumere” se voglio.

A proposito di decisioni: In Italia circa 200 mila uomini ogni anno prendono moglie, e quindi anche 200 mila donne prendono marito. Ci si prende una bella responsabilità in questi casi no?
A volte le persone che si sposano lo fanno perché sono presi alla sprovvista da una gravidanza imprevista, ma questo è un altro discorso. Sicuramente, se si è presi alla sprovvista, non si sono prese le dovute precauzioni!

Prendere precauzioni” (senza articolo) si usa molto spesso: significa decidere di fare qualcosa prima che accada qualcosa di non desiderato.

Prima si prendono precauzioni, mentre dopo si possono solamente “prendere provvedimenti“, cioè prendere una decisione per trovare una soluzione.

Ormai è tardi però: chissà da chi prenderà il bambino o la bambina. Prenderà dalla madre o dal padre?

In questo caso significa “somigliare“, sia fisicamente che caratterialmente.

Nostro figlio è molto disordinato! Ha preso tutto da te!

Può darsi che abbia preso da me – si potrebbe rispondere – ma bisogna prendere in considerazione anche le amicizie che frequenta.

Prendere in considerazione” è semplicemente “considerare”. Si usa anche “prendere atto” ma ha un significato a volte diverso: conoscere, considerare a posteriori, accettare come vero per il futuro.

Io ad esempio dovrei prendere atto del fatto che gli episodi molto lunghi richiedono molto impegno da parte di chi ascolta e legge, per questo motivo per il futuro meglio fare episodi più brevi.

Comunque si possono prendere le misure anche degli episodi più lunghi se si impara ad ascoltarli più volte o un pezzo alla volta.

Prendere le misure” normalmente significa misurare qualcosa: misurare la lunghezza di un tavolo ad esempio.

In senso figurato invece significa saper gestire, senza avere sorprese. Essere in grado di gestire qualcosa o qualcuno.

Posso prendere le misure di una persona e così facendo imparo a comportarmi con questa persona senza avere sorprese, senza essere “preso alla sprovvista“.

Posso prendere le misure di un lavoro: impari come si fa, impari a svolgere le varie mansioni senza difficoltà

Ma da dove prende origine il verbo prendere? Ovviamente prende origine dal latino.

Ci sono poi tante espressioni idiomatiche e frasi fatte che non ho citato:

Prendi e porta a casa
Prendere o lasciare
Prendere fischi per fiaschi
Prendere in contropiede
Prendere il due di picche
Prendere la palla al balzo
E tante altre espressioni.

Tranquilli però. Ci prenderemo del tempo per spiegarle tutte. Non vi prendo in giro: prendete questa affermazione per buona e continuate a seguirci. Poi vedremo se ho detto la verità.

Caccia alle streghe

Caccia alle streghe (audio solo per membri

Caccia alle streghe

Avete mai assistito ad una caccia alle streghe?

Succede ogni volta che c’è una persecuzione spietata, eccessiva contro qualcuno che invece potrebbe non avere colpe.

Il verbo cacciare quindi si usa nel senso di inseguire, cercare, trovare qualcuno da condannare ed eliminare.

In questa espressione però questa caccia è un’azione apparentemente ingiustificata, pretestuosa, si cerca qualcuno con un pretesto.

Ma perché questo accanimento? Perché ce l’hanno tutti con questa persona?

Ma soprattutto perché si usa questa espressione?

L’espressione si riferisce a quello che accadeva nel periodo del medioevo, nel periodo fino all’anno 1000 più o meno.

A quei tempi si faceva materialmente la caccia alle streghe, infatti il popolo credeva alla stregoneria e al diavolo, e questo consentiva (diciamo che era il pretesto) ai tribunali di imprigionare, di torturare anche e di condannare a morte uomini e donne con l’accusa di stregoneria.

Questo quindi si faceva per sbarazzarsi di persone scomode. Non si trattava di paura delle streghe e del diavolo, ma, con la scusa della stregoneria, con questo pretesto si mandavano a morte le persone che “davano fastidio”, che creavano problemi.

Anche oggi si usa questa espressione, ovviamente non per torturare o uccidere, ma comunque per accusare qualcuno, per farlo fuori dalla politica ad esempio, quando si crede ci sia una scusa, un pretesto qualsiasi che rende giustificabile questa caccia, questa ricerca delle “streghe“.

Si parla in questi casi di clima di caccia alle streghe per indicare una situazione di questo tipo.

I sostenitori di Trump ad esempio parlano di clima di caccia alle streghe perché credono che non sia giusto questo accanimento contro Trump, che sta affrontando persino l’impeachment.

Ovviamente chi parla di caccia alle streghe (si usa sempre al plurale femminile) crede che non sia giusta questa persecuzione, e che si abbia solo una buona scusa per condannare una persona e danneggiarla in qualche modo.

In generale questo vale sempre: quando si giudica eccessiva una condanna e una persecuzione contro qualcuno, si parla di caccia alle streghe.

Buttarsi a pesce

Buttarsi a pesce 

Buttarsi a pesce

Buttarsi a pesce. Un’espressione molto usata in tutta Italia.

Il motivo?

Perché si parla di occasioni, di ottime occasioni, spesso irripetibili, cioè di occasioni che non capitano molto spesso.

Un’occasione, sapete, è un’opportunità, qualcosa a volte che può dare grossi vantaggi se si approfitta immediatamente. Quando capitano cose di questo tipo, subito cerchiamo di approfittarne, perché l’occasione potrebbe scomparire. In questi casi ci buttiamo a pesce su questa occasione.

Significa fare qualcosa di getto, senza pensarci troppo, con grande entusiasmo, proprio come fanno i pesci quando accorrono sul cibo gettato loro in acqua.

Ho trovato una casa bellissima ad un prezzo molto conveniente e mi ci sono buttato a pesce!

Appena vede una ragazza carina, Giuseppe ci si butta a pesce!

Perché usiamo il verbo buttarsi? In realtà possiamo anche usare gettarsi. Ma non parliamo di buttare o gettare via qualcosa che non serve più. Non è questo il senso.

Il verbo è buttarsi, quindi siamo noi che ci buttiamo.

Questo verbo si usa spesso in realtà per indicare qualcosa che si fa velocemente, senza pensare, tipo approcciare una ragazza, fare un esame senza pensarci troppo, senza pensare ai rischi e ai problemi eventuali, senza aver paura, perché la ricompensa potrebbe essere molto alta!
Su questa occasione mi ci butto a pesce!

Buttarla in caciara

Buttarla in caciara

Buttarla in caciara

Buttarla in caciara è l’espressione di oggi.

Si usa durante le discussioni; una qualsiasi discussione, dove ciascuno cerca di convincere gli altri che ha ragione, che la propria opinione è la migliore di tutte.

Nel corso della discussione, qualcuno potrebbe rendersi però conto che le cose non stanno andando bene per lui.

Qualcun altro sta avendo la meglio, e questo potrebbe infastidire questa persona.

Allora a questo punto questa persona, innervosita, inizia a essere provocatoria, inizia a generare discussioni, ad alzare la voce, inizia a generalizzare, a mettere tutto in discussione, perché questo confronto non sta andando bene per lui. L’obiettivo a questo punto è che nessuno abbia la meglio.

Insomma, si inizia a discutere ad alta voce, come se ci trovassimo in una caciara. Qualcuno l’ha buttata in caciara, è sua la colpa.

La caciara cos’è? Indica indica il luogo dove si fa, dove si produce il formaggio, detto anche “cacio” informalmente. Nella caciara si produce il formaggio. In pratica si tratta del caseificio. Questo sarebbe il termine corretto.

Buttarla in caciara è l’espressione che si può appunto usare in queste situazioni.

Quando vediamo una persona che inizia a provocare, a urlare, perché non accetta che la discussione non sta andando come voleva lui o lei, possiamo dire che questa persona la sta buttando in caciara.

Cioè in pratica sta trasformando il luogo in cui si sta discutendo in una caciara, un luogo dove ci sono persone poco istruite evidentemente, poco educate probabilmente, che urlano anche, tra le altre cose.

Il termine caciara, nella lingua informale si utilizza anche per indicare una situazione rumorosa, come anche casino, confusione, bordello, eccetera. Anche questi sono termini molto infornali.

Buttarla” invece significa trasformare qualcosa in qualcosa di peggiore, spingere qualcosa verso un cambiamento peggiorativo, quindi trasformare questa discussione in una situazione confusa e rumorosa diventa in poche parole: buttarla in caciara.

Se dico che Giovanni la butta sempre in caciara potrei, in alternativa, dire:

Giovanni fa sempre un sacco di confusione quando ha torto.

Giovanni non accetta mai che le sue proposte non siano accettate.

Giovanni parla a sproposito quando le cose non vanno come dice lui.
Giovanni è disposto a tutto pur di non accettare di non aver ragione.

Insomma Giovanni la butta sempre in caciara!!
È un’espressione informale naturalmente come ho detto, ma, come spesso accade, non esiste un modo formale per dire proprio la stessa cosa.

Braccia rubate all’agricoltura

Braccia rubate all’agricoltura (scarica audio)

braccia rubate all'agricoltura

Con questa espressione, si ironizza su una o più persone che non sono capaci, secondo noi, a fare il loro mestiere, quando il loro mestiere non è manuale ma intellettuale.

Sapete che esistono i lavori manuali, come ad esempio il muratore, la colf, la badante, ma soprattutto i lavori agricoli, che sono i più duri e faticosi.

In questi lavori si usano le mani, le braccia e le gambe, ma soprattutto le braccia, per sollevare grossi pesi, ad esempio. Le forza fisica è molto importante e meno importante invece è l’intelletto.

Non è un caso che esista il “bracciante agricolo“, che si chiama anche semplicemente bracciante.

Un bracciante agricolo è una tipologia di lavoratore, nome che indica un operaio che lavora in agricoltura ma non è il proprietario del terreno.

Poi ci sono i lavori intellettuali, giudicati migliori di quelli manuali, perché sono i lavori in cui si usa unicamente il proprio intelletto, dove è necessario aver studiato, come l’avvocato, lo scienziato e il politico. Sono giudicati lavori migliori di quelli manuali anche perché di solito si guadagna di più.

Se il tuo mestiere è intellettuale, quando voglio dire che il tuo lavoro intellettuale non lo sai fare perché non hai studiato abbastanza o per niente, o perché non sei portato, o perché non sei abbastanza intelligente per fare quel lavoro, dove invece bisogna saper usare la testa, posso dire che le tue sono braccia rubate all’agricoltura.

Ovviamente le braccia non si possono “rubare“, ma detto in questo modo è ironico, e il senso è quello di aver rinunciato ad usare due braccia che potevano servire per lavorare la terra, per faticare, e invece si è deciso di usare la testa, che invece non serve a niente…

Allora era meglio usare le braccia! Quelle braccia sono rubate all’agricoltura!

Che incompetenti che sono molti uomini politici vero?

Tutte braccia rubate all’agricoltura!

Braccia rubate all'agricoltura

BRANCOLARE NEL BUIO

BRANCOLARE NEL BUIO (scarica audio)

Brancolare nel buio

Brancolare nel buio: questa espressione si utilizza quando siamo in una situazione in cui stiamo cercando di trovare una soluzione ma non sappiamo come fare nel modo più assoluto.

Cosa succede quando spegniamo la luce di notte? Succede che non vediamo più nulla. Si vede solamente il buio. Tutto nero!

Allora la prima cosa che facciamo è mettere le mani avanti e muoverci lentamente. Avanziamo lentamente a tentoni.

Perché? Perché non vediamo dove andiamo, perché non sappiamo dove stiamo andando, non ne abbiamo nessuna idea.

Ecco, questa è l’immagine di quando siamo in una situazione in cui non si sa più cosa fare.

Si usa soprattutto in una circostanza:

Quando la polizia sta cercando un criminale ma non ha nessun indizio. La polizia brancola nel buio!

In realtà possiamo usarla ogni volta che siamo alla ricerca della direzione giusta da prendere, cioè della decisione da prendere, quando non sappiamo però neanche da dove iniziare e allora decidiamo di procedere per tentativi, senza riuscire a orientarci.

In queste situazioni posso usare anche il verbo “annaspare“, che sottolinea maggiormente la difficoltà che abbiamo. Infatti annaspare è ciò che si fa quando siamo in acqua, stiamo affogando e muoviamo le braccia alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi per non affogare.

A proposito di acqua.

Potremmo anche dire, in queste situazioni difficili, che non sappiamo che pesci pigliare (o prendere).

Un’espressione più informale ma che rende ugualmente l’idea dell’imbarazzo e dell’indecisione in cui ci troviamo.

Speriamo che almeno non stiate più annaspando alla ricerca di un sito per imparare l’italiano. Avete finito di brancolare nel buio con Italiano Semplicemente.

Io invece con l’inglese ancora non so che pesci pigliare, cosa mi consigliate?

Frasi fatte: AVERE IL BRACCINO CORTO

Avere il braccino corto (scarica audio)

Oggi spieghiamo “avere il braccino corto”.

Cosa possiamo dire ad una persona che è molto attaccata ai soldi?

Volendo potremmo usare un aggettivo. C’è n’è più di uno di questi aggettivi che possono usarsi per etichettare queste persone: avare, taccagne, spilorce, tirchie.

Ad un amico che spende o offre con difficoltà possiamo dirgli quindi che è avaro, spilorcio, taccagno o tirchio.

C’è un’espressione molto simpatica che si usa in tutta l’Italia che è “avere il braccino corto“.

Il braccino ovviamente rappresenta il braccio, e l’immagine del braccio corto vuole rappresentare il gesto che si fa quando si paga, quando si tirano fuori in soldi dal portafogli: si prendono con la mano e si allunga la mano verso la persona a cui sono destinati i soldi.

Quindi si deve allontanare il denaro dal proprio corpo per avvicinarlo a quello di un’altra persona.

Se hai il braccino corto vuol dire che hai difficoltà ad allontanare il denaro dal tuo corpo.

Questa è un’espressione che potete usare in modo scherzoso con un amico che non si offre mai per pagare il caffè. Potete dirgli quindi:

Dai, non avere il braccino corto, offri tu il caffè oggi!

Frasi fatte: BOTTE DA ORBI

Botte da orbi (scarica audio)

Una simpatica frase che si può usare quando due o più persone si picchiano è dare o darsi BOTTE DA ORBI.

Per descrivere cosa accade in questi casi ci sono in realtà diverse modalità.

Le persone, quando si picchiano, si colpiscono dandosi (attraverso) dei colpi usando una qualsiasi parte del corpo (mani e piedi soprattutto) o anche attraverso oggetti/corpi contundenti. Si chiamano così, specie nel linguaggio giuridico, gli oggetti non taglienti che possono produrre lesioni interne.

Se uso le mani, posso dare dei pugni se tengo la mano chiusa e degli schiaffi con la mano aperta. Con i piedi invece si danno solo calci. Le mani posso usarsi anche per dare spinte o anche spintoni.

In generale possiamo dire che queste persone si picchiano ma anche che si danno le botte o che fanno a botte.

Nella sostanza queste persone si colpiscono. Si dice anche che si menano dei colpi a vicenda, o, più informalmente semplicemente che si menano.

Menare colpi infatti equivale a dare colpi, o anche sferrare colpi.

In questi casi possiamo anche dire che volano gli schiaffi o che sono volati calci e pugni.

Se queste persone si picchiano molto, se cioè i colpi sono numerosi e intensi, possiamo dire che queste persone si danno un sacco di botte (questa è la forma più diffusa), o, meno informale, che se le danno di santa ragione.

A volte può capitare anche di incontrare l’espressione “un fracco di botte/legnate”.

Passando all’espressione che dà il titolo all’episodio nel caso di tante botte possiamo anche parlare di botte da orbi.

Come a indicare che gli orbi picchiano più forte o di più degli altri.

Ma chi sono gli orbi?

Gli orbi sono coloro che non vedono, quindi sono i non vedenti, anche detti ciechi.

È solamente un’immagine figurata ovviamente. Il senso è che i colpi che volano non sono solo tanti ma anche furiosi e selvaggi, violenti.

Gli “orbi”, non potendo vedere, menano botte e colpi a casaccio, colpiscono “alla cieca”, come si dice in questi casi, cioè senza guardare.

In realtà l’espressione botte da orbi si usa anche se ci sono degli scontri verbali, quindi a parole, non solo fisicamente. La usano spesso i giornalisti ad esempio quando descrivono delle forti discussioni fatte da politici che si insultano l’un l’altro.

E voi avete mai visto volare botte da orbi?

Frasi fatte: SOLO SOLETTO

Solo soletto (scarica audio)

Solo soletto

Il termine “soletto” suonerà un po’ strano agli studenti non madrelingua.

Significa semplicemente “solo“, riferito ad una persona che si trova fisicamente sola in un luogo, senza la presenza di altre persone.

Il diminutivo di solo, cioè soletto, è stato usato da Dante Alighieri due volte all’interno della Divina Commedia.

La prima volta quando si parla del poeta stesso, nel canto XII dell’Inferno, indicandolo come l’unico (quindi solo lui) a cui è concesso il privilegio di questo viaggio nell’Aldilà.

Dopo essere stato introdotto da Dante, soletto ha resistito fino ai giorni nostri, dove si itilizza nell’espressione “stare solo soletto“, che equivale a “stare solo”, “stare da solo”, oppure “stare solo solo” ma “soletto” è più espressivo.

In genere si utilizza quando non si è in contesti di pericolo. Spesso, piuttosto, si usa per indicare una condizione di solitudine ma anche piacevole.

Molto di frequente si usa anche “starsene” al posto di stare, per dare l’idea della solitudine volontaria:

Perché te ne stai lì solo soletto?

Amo starmene solo soletto a leggere davanti ad un bel fuoco.

Stava a casa sola soletta.

Ho passato tutto il tempo solo soletto a casa mia

Dopo la festa con gli amici, tutto solo soletto, me ne sono tornato a casa.

Sto ascoltando questo episodio di Italiano Semplicemente solo soletto

Frasi fatte: UNA BOTTA DI VITA

Una botta di vita (scarica audio)

In questi tempi di pandemia, in cui passiamo le nostre giornate sempre in casa, ogni tanto abbiamo bisogno di “una botta di vita“. Anche andare a fare una passeggiata può essere considerata una botta di vita, o uscire con due amici a prendere un caffè.

Per alcuni persino uscire di casa a comprare il pane può costituire una botta di vita.

Questa espressione, piuttosto ironica, si usa per indicare un momento di vivacità, un momento in cui si assapora il gusto della vita.

Qualsiasi cosa di divertente o piacevole, qualsiasi attività, specie fatta all’aperto, possiamo chiamarla in questo modo.

Riguardo alla “botta“, normalmente rappresenta un colpo, qualcosa che produce anche rumore.

In questo caso si usa in modo figurato per indicare una cosa improvvisa e insolita, qualcosa di inatteso, inaspettato, che rompe la monotonia quotidiana.

Quindi per poter usare questa espressione deve trattarsi di una cosa molto insolita, inaspettata e allo stesso tempo divertente.

Ci vediamo alla prossima frase fatta italiana.

Frasi fatte: ESSERE IN BOLLETTA

Essere in bolletta (scarica audio)

Essere in bolletta

Per indicare che non ci sono più soldi, esistono diverse modalità nella lingua italiana. La più famosa è ESSERE AL VERDE, poi c’è anche NON AVERE IL BECCO DI UN QUATTRINO.

Un’espressione analoga è ESSERE IN BOLLETTA o TROVARSI IN BOLLETTA. Anche questa un’espressione informale.

Riguardo alla prima parte, si usa “essere in” perché in questo modo si indica normalmente una condizione nella quale ci si trova:

Essere in mutande

Essere in cattive condizioni

Essere in difficoltà

Eccetera.

Il termine bolletta invece indica solitamente qualcosa da pagare. Esiste infatti la bolletta della luce e la bolletta del gas o dell’acqua. È un documento ufficiale che riporta i consumi che dobbiamo pagare.

La bolletta è il diminutivo di bolla, che storicamente indica una specie di certificato che serve ad attestare l’ufficialità di un documento. Questa è l’origine.

Essere in bolletta quindi si usa per dire non solo che non abbiamo più soldi, ma è anche l’espressione più indicata per dire che abbiamo debiti o delle bollette che non possiamo pagare.

Frasi fatte: Bell’e buono

Bell’e buono (scarica audio)

Bell'e buono

C’è una frase fatta, di uso comune, per indicare una evidente caratteristica di qualcosa o qualcuno: bell’e buono.

Quando volete sottolineare che questa caratteristica è senza dubbio vera, quando è indiscutibile, quando nessuno può negare che sia così, potete dire ad esempio:

Sei uno stupido bell’e buono!

Nessuno può negare che sei uno stupido! Non c’è nessun dubbio su questo!

Bell’e buono si scrive con l’apostrofo. Sta per “bello e buono”, infatti potete usare anche questa forma senza apostrofo.

La frase è informale ovviamente.

Normalmente si è molto arrabbiati quando si usa questa espressione.

Si usa anche al femminile:

Sei un’imbrogliona bell’e buona!

Oppure, se scoprite che una persona sta cercando di truffarvi se riconoscete la truffa potete dire:

Ma questa è una truffa bell’e buona!

Ci vediamo alla prossima frase fatta.

Batti e ribatti

Batti e ribatti (scarica audio)

batti e ribatti

Cosa può avvenire durante una discussione tra due o più persone? Una di queste cose è sicuramente un batti e ribatti.

Infatti un batti e ribatti avviene quando due persone o due gruppi di persone fanno una discussione che spesso viene definita serrata.

Due persone si accusano l’un l’altra?

In questo caso c’è un batti e ribatti di accuse.

Si offendono ripetutamente?

Sei stato tu a far cadere il governo!

Non è vero, è colpa della tua incapacità!

No, lo sanno tutti che sei un incompetente!

Io incompetente? E tu allora? Non sei neanche laureato!

Avete assistito ad un batti e ribatti di insulti!

A dire il vero l’espressione si usa anche quando si insiste molto e alla fine si ottiene un risultato:

Giovanni voleva ottenere un aumento di stipendio e così tutti i giorni andava dal suo capo a battere cassa. Sai che alla fine, batti e ribatti, ce l’ha fatta!

In questo caso è simile a “dai e dai”. Potremmo anche dire:

Batti oggi, batti domani, alla fine ha ottenuto l’aumento!

Notate che in questo caso non c’è “un” batti e ribatti. Si usano invece i verbi battere e ribattere, come a dire:

a forza di battere e ribattere alla fine c’è riuscito

Nel caso invece di una discussione, dove si usa “un”, come dicevo spesso si parla di discussione serrata, simile a discussione accesa, animata, ma c’è anche il senso della velocità. E’ anche una discussione incalzante, rapida, veloce.

C’è il senso del ritmo, per indicare che l’accusa di una persona arriva subito dopo quella dell’altra.

Frasi fatte: battere cassa

Battere cassa (scarica file audio)

Benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente dedicato alle frasi fatte.

Battere cassa è la frase fatta del giorno.

Una frase informale che significa esigere un pagamento.

Esigere un pagamento a sua volta vuol dire chiedere ad una persona o a un’azienda di pagare ciò che deve pagare.

Vediamo alcuni esempi di uso:

Quel cliente non ha più pagato la merce che ha preso.

Bisogna battere cassa altrimenti non pagherà più.

La cassa è il macchinario che hanno tutti i commercianti che serve a mettere i soldi ed emettere gli scontrini.

Battere cassa è quindi un modo per dire: quando mi paghi?

La frase si usa a volte però anche al di fuori dei pagamenti. Si sta sempre però chiedendo qualcosa con insistenza.

Es:

Ho fatto un favore ad un mio collega, quindo adesso potrò chiederne uno io a lui. Appena avrò l’occasione andrò a batter cassa.

Quindi si può usare anche nel senso di chiedere qualcosa indietro, chiedere di ottenere qualcosa. Anche una ricompensa può essere chiesta battendo cassa (senza articolo “la” , mi raccomando).

Dopo tutto ciò che ho fatto per lei, adesso è il momento che faccia lei qualcosa per me. Vado a batter cassa!

Una barca di soldi

Audio (scarica)

>>Video Youtube dell’episodio

Vi piacerebbe guadagnare una barca di soldi?

Una barca di soldiSi usa molto spesso questa frase fatta nel linguaggio famigliare per indicare una grande quantità di denaro, tanto denaro da riempire una barca. Ovviamente è solo un’immagine figurata! Si dice spesso anche: “una montagna di soldi

Spero di trovare un lavoro che mi farà guadagnare una barca di soldi!

Un’esagerazione, proprio tantissimi soldi!

La stessa cosa auguro a tutti voi naturalmente!

Spero di guadagnare tanti soldi che mi escano dalle orecchie!

Si, si dice anche così. Indica una quantità di soldi talmente elevata che non si sa come spendere, tanto che ci escono dalle orecchie!

La barca però si usa quasi solo con i soldi, mentre le orecchie si usano con qualsiasi cosa quando è in grandissima quantità, quando è troppa e spesso quando non ne possiamo più, quando cioè siamo stanchi di qualcosa (non è il caso dei soldi!).

Ho mangiato tanta cioccolata che mi esce dalle orecchie.

Le tue battute spiritose mi escono dalle orecchie. Non fai ridere per niente.

Le vostre lamentele mi escono dalle orecchie. Non siete mai d’accordo in niente!

Spero con tutto il cuore che i video di italiano semplicemente non vi escano dalle orecchie, anche perché ne ho ancora una barca da fare!


Modi alternativi di esprimere una grossa quantità di denaro:

  • Una montagna di soldi
  • Una cifra di soldi (colloquiale)
  • Tantissimi soldi
  • Soldi a scatafascio (colloquiale)
  • Soldi a go-go

PS: Gli episodi sulle frasi fatte italiane sono classificate nella categoria “Proverbi e frasi fatte” 

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Ultimi episodi pubblicati sul sito

Avere un groppo in gola

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voce di Emanuele (12 anni)

Avere un groppo in/alla gola: Si dice così quando non riusciTe a parlare per l’emozione.

La gola è quella parte del corpo che serve ad ingoiare, e si trova nella parte alta delle vie respiratorie, nella nostra bocca ma più in basso.

Se avete un groppo in gola significa che talmente è l’emozione che nessuna parola riesce ad uscire dalla vostra bocca. E’ come se ci fosse qualcosa che impedisce alle vostre parole di uscire.

Ero talmente emozionato che avevo un groppo in gola. Non sono riuscito a spiccicare una parola.

Il “groppo” è come un nodo, un groviglio, qualcosa che dà fastidio.

Quando si ha un groppo in gola si avverte una sensazione di costrizione alla gola, tale da ostacolare anche la deglutizione. Non ce la facciamo a parlare, non riusciamo a ingoiare, cioè a deglutire. A volte per commozione, altre volte per paura, oppure perché siamo angosciati.

Può capitare di avere un groppo in gola durante un esame, una dichiarazione d’amore, durante una rapina o un furto in casa.

Anche ad uno straniero in teoria può capitare quando prova a parlare la lingua italiana.

Gli affari di Maria Cazzetta

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Buongiorno da Giovanni.
Oggi vediamo una simpaticissima espressione, usata soprattutto nei dintorni di Roma.
Una frase che si usa quando un comportamento sembra molto positivo, molto astuto, e invece alla fine si rivela fallimentare.
Il risultato ottenuto è negativo, molto negativo, ma le aspettative sembravano rosee.
L’espressione si usa soprattutto quando si vuole avvertire contro un molto ipotetico fallimento:

Cosa? Vuoi aprire un nuovo ristorante proprio adesso che siamo in piena pandemia? Mica sto qui a fare gli affari di Maria Cazzetta!
Gli affari di Maria Cazzetta, questa è l’espressione.

Ovviamente Maria Cazzetta non esiste! E’ solo un personaggio immaginario.
Si parla di “affari” di Maria Cazzetta, quindi si usa quasi esclusivamente quando si parla di questioni economiche.

Ho un amico che ha acquistato una casa fuori città, 50 km rispetto al suo ufficio che si trova in centro. In centro la casa sarebbe costata troppo, ma alla fine sta spendendo un sacco di soldi di benzina per andare tutti i giorni al lavoro. Che bel guadagno di Maria Cazzetta!

Fare alla romana

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Facciamo alla romana?

Se andate al ristorante con amici, quando è il momento di pagare il conto, se volete potete fare alla romana, cioè potete dividere la spesa in parti uguali fra tutti i commensali, senza tener conto di cosa o quanto ha mangiato o bevuto ciascuno di loro.

Il conto viene 100 euro e siamo 5 persone? Se facciamo alla romana allora paghiamo 20 euro ciascuno.

Vi conviene mangiare parecchio!

Fare spallucce

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno, oggi voglio spiegarvi una bella espressione italiana, ma prima della spiegazione voglio fare una proposta ai visitatori di Italiano Semplicemente.
La proposta è che chi si iscrive oggi alla newsletter del sito Italianosemplicemente.com riceverà in regalo l’accesso alla cartella dei primi 100 episodi audio della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente, grazie alla quale potrete iniziare un percorso di miglioramento della lingua italiana.

Se siete in grado di capire ciò che dico e che scrivo evidentemente farete grossi passi in avanti.

Quindi chi si iscriverà verrà abilitato alla cartella con questi 100 episodi audio.

Spero che di fronte a questa proposta non farete spallucce.

Questo è l’argomento di oggi: fare spallucce.
Fare spallucce significa dimostrare disinteresse o disprezzo nei confronti di chi afferma qualcosa che si considera irrilevante. Fare spallucce è un gesto abbastanza offensivo direi. Quando non siete interessati a qualcosa alzate le spalle come a dire: non mi interessa!
Si dice in modo più semplice “alzare le spalle”.
Vediamo qualche esempio:

Ragazzi, ho una proposta per voi. Spero non alziate le spalle.
Ho detto a mia moglie che avevo un regalo per lei ma ha fatto spallucce. Basta. Chiedo il divorzio!!
Sei un egoista. Fai sempre spallucce quando ti dico che ho un problema!

E’ un gesto quindi. Stiamo parlando del gesto di stringersi nelle spalle, o alzare le spalle leggermente. In realtà non serve solamente a esprimere disinteresse.

Il gesto può sostituire diverse frasi:

Non mi interessa
Boh, e che ne so io?
Io non ne so nulla.
Io non lo sapevo
Non so, non lo chiedere a me
Non saprei proprio
Non saprei che dirti
Ma che ne so!

Ci può essere quindi indifferenza ma spesso anche solo disinteresse. Dagli esempi fatti può sembrare che si faccia questo gesto anche quando non si conosce qualcosa.

In realtà non si fanno spallucce semplicemente quando non si conosce qualcosa, ma anche quando non si è interessati a questa cosa.

Spesso lo si fa anche quando ci si vuole giustificare di fronte ad un’accusa, quindi si accompagnano alcune frasi con questo gesto delle spalle.

Ma io non ne sapevo nulla!
Non è colpa mia!
Ma io non sapevo di fare una cosa sbagliata!

Allora se non fate spallucce 🤷‍♂️ anche voi alla mia richiesta iscrivetevi alla newsletter.
Se non sapete come fare potete semplicemente inviarmi una richiesta nella pagina della trascrizione di questo episodio.
Alla prossima.

Una ragazza acqua e sapone

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Trascrizione

Che tipo di ragazza sei?

Oppure che tipo di ragazza è la tua fidanzata oppure tua figlia o tua nipote?

Se sei fortunato, puoi descriverla come una ragazza acqua e sapone.

Si può dire così di una ragazza che non fa uso di nessun trucco, nessun altro cosmetico al di fuori dei prodotti per l’igiene personale per valorizzare la propria bellezza.

Solo acqua e sapone dunque, che sono i prodotti più semplici al mondo per mantenersi puliti.

Ma si dice così anche delle ragazze sincere e semplici. Molto spesso si tratta di ragazze timide, ma questa non è una condizione necessaria.

C’è anche un’idea di innocenza, di inesperienza e di limpidezza (come l’acqua appunto).

La gioventù è invece necessaria.

Oltre i 30 anni difficilmente si può usare ancora questa definizione

A colpo sicuro

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Trascrizione

A colpo sicuro” è una frase che si usa per indicare sicurezza.

Significa “sapendo di non sbagliare” e si utilizza quando si deve fare qualcosa che normalmente nasconde dei rischi ma fortunatamente stavolta conosco già il risultato finale.

Ad esempio:

Devo andare a Roma ma ho paura di trovare traffico.

Un consiglio: se vai nel mese di agosto vai a colpo sicuro. Stanno tutti in ferie!

Dove posso andare per non contrarre il covid?

Non muoversi da casa è l’unico modo per andare a colpo sicuro.

Si può usare anche “botta” al posto di “colpo” ma è più informale:

Quale sito scegliere per imparare l’italiano?

Con Italiano Semplicemente vai a botta sicura.

Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Un saluto da Giovanni.

409 – Fermo restando

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Trascrizione

Giovanni: Una locuzione abbastanza comune ma allo stesso tempo abbastanza difficile da capire per un non madrelingua è “fermo restando”.

Cercherò di dirlo nel modo più sintetico possibile.

Fermo restando si utilizza quando quello che stiamo per dire potrebbe portare a pensare qualcosa di diverso dalla realtà. Abbiamo paura che la nostra affermazione porti fuori strada il nostro interlocutore. Abbiamo paura di non riuscire a far capire bene il nostro punto di vista, il nostro parere.

Allora con “fermo restando” si introduce una affermazione che è la vostra idea principale sull’argomento, poi fate seguire un’altra affermazione, che è una cosa meno importante, oppure di pari importanza, quindi voi state aggiungendo qualcosa, che è qualcosa in più, una precisazione meno importante, oppure qualcosa della stessa importanza che però da sola non basta a chiarire la vostra idea.

Il motivo principale è però che non volete essere fraintesi. Per questo utilizzate “fermo restando“.

Facciamo prima a fare degli esempi. Se tu mi chiedi: Chi preferisci tra Trump e Biden?

Io potrei rispondere:

Fermo restando che io credo che siano entrambi non adatti a fare il presidente degli Stati Uniti per via della loro età, tra i due preferisco Biden oppure Trump

Ecco, quindi io ho espresso la mia preferenza, ma ho preferito chiarire che in realtà a me non piace nessuno dei due. Dovendo scegliere comunque sceglierei Biden oppure Trump.

E’ un’espressione che potete sostituire con “comunque“, oppure “ad ogni modo“, che però generalmente si trovano nella seconda parte della frase. “Fermo restando” invece sta prima o dopo, potete scegliere.

Vediamo altri esempi.

Fermo restando che secondo me si deve anche parlare il più possibile, se volete imparare l’italiano, più si ascolta e meglio è.

A me piacciono  molto i dolci, fermo restando che preferisco non mangiarli perché ho il colesterolo alto!

Potete quindi invertire:

Fermo restando che preferisco non mangiare dolci perché ho il colesterolo alto, a me piacciono  molto i dolci.

Questa frase può diventare:

A me piacciono molto i dolci, comunque preferisco non mangiarli perché ho il colesterolo alto!

A me piacciono  molto i dolci, ad ogni modo preferisco non mangiarli perché ho il colesterolo alto!

Vediamo un altro esempio:

Mi piace guidare la Ferrari, fermo restando che non andrei mai a più di 160 all’ora perché ho paura dell’alta velocità!

Adesso vediamo un breve ripasso degli episodi precedenti, fermo restando che se avete dubbi meglio andare a leggere o ascoltare l’espressione che non capite.

Anthony: Ormai che il congresso virtuale che ho organizzato con dei colleghi italiani è finito, MI TOCCA scrivere tantissime mail di ringraziamento per far loro conoscere il nostro apprezzamento per la loro disponibilità e partecipazione. Mi chiedo però se io possa fare UNO STRAPPO ALLA REGOLA e saltare questa norma di comportamento professionale.

Scherzo. Questa era solamente UNA DOMANDA RETORICA. So infatti di dover ATTENERMI a questo onere altrimenti DITEMI VOI se parteciperanno DI BUONA LENA la prossima volta!

Il fatto è che a scrivere queste lettere sono più che un po’ RESTIO perché mi risulta sempre difficile evitare toni RUFFIANI. Dunque, FERMA RESTANDO questa mia titubanza, è giunto il momento di ROMPERE GLI INDUGI e iniziare a scrivere queste maledette email.

Le spinte, le spintarelle e i calci nel sedere

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Video con sottotitoli 

Trascrizione

Buongiorno. Allora oggi vediamo un secondo significato del “calcio nel sedere“.
Nello scorso episodio vi ho detto che oltre al senso proprio che è quello di colpire il sedere di una persona col piede, c’è il senso di avere una mancanza assoluta di riguardo per una persona.

Date un’occhiata all’episodio o guardate il video se non ricordate. Ma dare un calcio nel sedere è anche un’immagine per indicare un aiuto ad una persona.

Si usa molto spesso in ambito lavorativo, e naturalmente l’espressione è informale.

Dare un calcio nel sedere ad una persona può significare “aiutare” una persona ad ottenere qualcosa. Qualcosa che questa persona non avrebbe ottenuto senza quel calcio.

In questo caso si usa il verbo “dare“: dare un calcio nel sedere e non prendere a calci nel sedere, come avevamo visto nello scorso episodio.

Questo calcio sarebbe quindi un aiuto a questa persona, un aiuto però illegittimo, o almeno ingiusto e antidemocratico.

In questi casi, in senso meno volgare si parla molto più spesso di una “spinta” o una “spintarella“, che significa piccola spinta, cioè in pratica un aiutino.

Se vogliamo esprimerci invece in modo più preciso e corretto si parla di favoreggiamento o raccomandazione. Il senso è lo stesso: un aiuto illegittimo.

Ad esempio:

Giovanni per ottenere quel posto di lavoro si è trovato una spinta.

Giovanni ha trovato quindi una persona che l’ha aiutato per ottenere quel posto di lavoro.

Per superare l’esame di matematica all’università c’è stato bisogno di una spintarella.

Stiamo parlando, sia ben chiaro, di un aiuto illecito, di qualcosa che non si dovrebbe fare.

Farò il concorso per diventare dirigente, ma non voglio nessuna spinta.

Disegno di Doris

Sicuro? non vuoi neanche una spintarella? Conosco un uomo molto importante che un calcetto nel sedere te lo potrebbe dare.

Sicurissimo, voglio farcela da solo. Senza alcuna raccomandazione.

Oppure:

Hai visto quel medico? E’ un vero incapace, ma è diventato in pochissimo tempo il medico più importante dell’ospedale a forza di calci nel sedere.

Ecco: usiamo i “calci nel sedere” soprattutto quando questa cosa non ci piace, quindi per manifestare una disapprovazione verso questi atti illegittimi.

D’altronde cos’è una spinta? Il termine spinta normalmente è usato per indicare la pressione su un oggetto o su una persona per farla spostare: Se date una spinta ad una bottiglia che si trova su un tavolo, questa bottiglia cade a terra, o comunque si sposta. Si usa il termine spinta anche quando occorre spingere l’automobile per farla partire:

Qualcuno mi aiuta a dare una spinta alla mia auto?

Lo stesso con una persona: una spinta provoca uno spostamento: quando due persone litigano e passano alle mani, possono iniziare a spingersi l’un l’altro. In effetti le spinte spesso hanno questo senso negativo: un atto fisico che serve a far cadere qualcosa.

La spinta di cui parliamo oggi serve invece a far superare un esame, serve ad aiutare una persona a ottenere un posto di lavoro. Dunque sarebbe un aiuto, ma resta un atto negativo, perché questa “spinta” favorisce questa persona ma sfavorisce tutte le altre persone.

Un’ultima cosa: la spinta in generale non ha solo un senso negativo. Infatti ha anche il senso di “incitazione“, quindi ad esempio la tifoseria allo stadio dà una spinta alla squadra, la incita, la spinge dunque.

Spinta quindi ha anche il senso di stimolo, da dare anche, ad esempio, ad una persona quando è indecisa. Ad esempio per intraprendere un’attività, o in generale a prendere una decisione. In questi casi non è necessariamente negativo. Può anche essere molto positivo.

Però non è certo il caso di usare “i calci nel sedere” in questi casi, a meno che questa persona sia veramente dura di comprendonio!

Prendere a calci nel sedere

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Trascrizione

Buongiorno. Lascio la parola a mia figlia Elettra.

Elettra: Benvenuti su italianosemplicemente.com io sono Eletta e oggi parliamo di “calci nel sedere”.

Forse non dovrei parlarvi di questo… Non è molto gentile.

Il fatto è che i calci nel sedere sono usati in diversi modi nel linguaggio di tutti i giorni.

Allora: calci è il plurale di calcio, ma non parlo dello sport, ma del colpo che si dà col piede.

Se io do un calcio alla palla vuol dire che colpisco la palla col piede. Per questo motivo lo sport del calcio si chiama così. Perché si colpisce la palla coi piedi.

Infatti calciare significa colpire la palla col piede.

Allora dare il calcio nel sedere a una persona vuol dire colpire questa persona col piede. E questo colpo viene dato al sedere di questa persona.

Questo è il senso proprio, quello materiale della frase “dare un calcio nel sedere”.

Ma questa frase “dare un calcio nel sedere” può essere usata anche in senso figurato.

Quando qualcuno non ci piace perché ci crea problemi; non solo: quando vorremmo eliminare questo problema; non solo: quando questa persona ci ha offeso, ci ha fatto arrabbiare, di potrebbe venir voglia di cacciar via questa persona in modo brusco e senza alcun riguardo.

In poche parole ci viene voglia di dargli un calcio nel sedere.

Se non parliamo di persone, è sufficiente dare un calcio, sempre in modo figurato:

Dare un calcio alla sfortuna significa cacciar via la sfortuna, allontanare la sfortuna.

Si può anche dare un calcio alla fortuna però, e questo avviene quando non approfittiamo di un’occasione fortunosa.

Se ad esempio l’uomo più ricco del mondo chiede a Maria di sposarlo, Maria potrebbe non accettare questa proposta. Allora potremmo dire che Maria ha dato un calcio alla fortuna.

Ma dare un calcio nel sedere si può usare solo nei confronti delle persone, perché solo loro hanno un sedere, che è, come sapete, la parte posteriore del corpo. Si chiama anche in questo modo infatti: il posteriore.

Quando si dà un calcio nel sedere ad una persona può essere per diversi motivi.

Questa persona ha fatto qualcosa di sbagliato e voglio punirla. Allora la colpisco con un calcio nel sedere.

Sinceramente questo è un atto di rabbia e di prepotenza, uno sfogo personale che diventa violenza fisica.

Ma in senso figurato (e non fisico) possiamo usare questa espressione per allontanare, per cacciar via una persona senza mostrare alcun rispetto, quindi senza alcun riguardo, come ho detto prima.

Ad esempio se io sono il direttore di un’ azienda posso dire:

Giovanni mi sta creando un sacco di problemi. Se insiste con questo comportamento lo caccio dall’azienda a calci nel sedere.

Questo non è naturalmente un modo formale di esprimersi, e neanche un modo educato.

È invece un’espressione che mostra una forte arrabbiatura nei confronti di una persona che col suo comportamento non merita alcun rispetto.

Allora non dico:

Giovanni va allontanato

Mi devo liberare di Giovanni

Devo cacciar via Giovanni

Giovanni va eliminato

Invece, sono molto arrabbiato e manifesto questo mio sentimento avverso con una esclamazione più forte:

Giovanni va cacciato a calci nel sedere

Lo mando via a calci nel dedere

Posso usare anche il verbo prendere: prendere a calci nel sedere.

Se uso questo verbo sono ancora più arrabbiato:

Se non te ne vai da solo, ti prendo a calci nel sedere!

Questa è oltretutto un’espressione che può diventare ancora più volgare:

Giovanni va cacciato a calci nel/in culo!
Lo prendo a calci in culo!
Se non te ne vai ti prendo a calci in culo!

Ovviamente posso usare l’espressione anche per indicare che sono stato trattato senza rispetto, senza riguardo:

Sono stato trattato a calci nel sedere!
Perché dopo tanti anni di servizio vengo preso a calci nel sedere?

Non è giusto essere trattato a calci nel sedere!

Insomma essere presi o trattati a calci nel sedere significa essere trattati male, malissimo, senza rispetto, senza riguardo, senza umanità, senza gratitudine.

Se uso questa espressione per lamentarmi di come io sono stato trattato è perché credo ci sia stata un’ingiustizia.

Volendo, anche in amore potrei dire che la mia fidanzata mi ha trattato a calci nel sedere se non non ha avuto rispetto per me, è un’espressione molto forte naturalmente.

Anche qui c’è mancanza di rispetto, di gratitudine. È simile a “essere trattati come un cane“.

Ma non ho detto ancora il secondo significato dei “calci nel sedere” . Un significato stavolta positivo.

Ne parliamo nella seconda parte dell’episodio domani.

408 – Non si pone

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  • Trascrizione

    Giuseppina: Vi siete mai posti il problema di conoscere il significato del verbo porre?

    Ne abbiamo parlato nella lezione 19 del corso di Italiano Professionale, dove si è parlato di porre una domanda.

    In quel caso porre è analogo a fare, che è più informale: “fare una domanda” è come “porre una domanda”.

    Anche un dubbio si può porre, e la cosa è del tutto simile alla domanda.

    Porre in questo caso ha un senso simile a mostrare, esporre, far vedere, presentare, far emergere, verificarsi.

    State ponendo una questione, la state cioè mettendo all’attenzione delle persone con cui parlate.

    Oggi però vorrei parlarvi di “si pone” e di “non si pone“, quando parliamo di problemi e di questioni, cioè con le cose di cui parlare.
    Il senso è: ha senso parlare di una cosa? Il problema esiste veramente? E’ il caso di parlarne? Cioè il problema si pone o non si pone?

    Signori, si pone un problema a questo punto.

    Significa che c’è un problema, che è emerso un problema, che bisogna affrontare un problema. E’ il caso di parlarne.

    Se invece dico:

    Il problema non si pone

    Significa che non c’è alcun problema. Non è il caso di parlarne. Facciamo qualche esempio:

    E’ una bella giornata. Se oggi avesse piovuto, non saremmo potuti andare al mare. Ma il problema non si pone.

    Quindi vedete che quando usiamo “non si pone” è perché non siamo in quel caso, non siamo in quell’eventualità. Infatti oggi è una bella giornata, non piove, quindi il problema che è stato posto, in realtà non si pone.

    Si pone una questione a questo punto:

    Quando uso “si pone” e “non si pone” posso anche parlare di una persona.

    Ad esempio “Giovanni si pone dei limiti” oppure “Francesca si pone in contrasto con Giovanni” o “Giuseppe si pone in contrapposizione con l’azienda” eccetera.

    Ma in realtà in questo episodio volevo parlarvi solamente di problemi e questioni che si pongono oppure che non si pongono, cioè problemi o questioni che emergono e quindi di cui si deve parlare oppure no.

    Questo è quanto. Ah no, manca ancora il ripasso del giorno:

    Ulrike:
    Datemi manforte con un consiglio amici. Ieri mi sono trovata a tu per tu con una mia amica. Lei mi ha colto/a alla sprovvista dicendo che il Covid 19 non esiste. Al che ho perso la pazienza e le ho risposto duramente cioè le ho dato dell’l’imbecille senza mezzi termini. Lei c’è rimasta malissimo.

    Irina:
    Può darsi che tu abbia calcato troppo la mano, il che sarebbe del tutto comprensibile però. Come si fa ad ignorare le notizie giornaliere su un continuo crescendo dei nuovi casi di contagio col virus? Ma dimmi tu!

    Lia:
    Tant’è vero che c’è anche un crescendo del numero dei pazienti ricoverati in ospedale, ragion per cui si paventa un collasso del sistema sanitario. Urge una svolta sennò ne pagheremo uno scotto mortale.

    Doris:
    Torniamo a bomba amici. Ulrike ci hai chiesto un consiglio. Allora io penso proprio che la tua amica sia da prendere con le molle con le sue fesserie sul Covid, ma secondo me devi comunque smorzare i toni nei suoi confronti. È sempre un’amica.

    Sofie:
    Hai proprio ragione Doris. Ci basta che il Covid stia rovinando la salute e l’economia dei paesi. Sarebbe troppo dover annoverare fra i suoi postumi anche la perdita di amicizie.

A caldo e a freddo

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Trascrizione

Benvenuti su italianosemplicemente.com io sono Giovanni e oggi parliamo di “temperature“.

Parliamo di caldo e di freddo, che con la preposizione “a” davanti diventano una frase (anzi, due frasi) con un significato preciso.

Fare qualcosa “a caldo” significa fare questa cosa poco dopo l’accaduto. Poco dopo che è successo qualcosa.

Parliamo di emozioni, quindi “a caldo” si intende quando ancora è ancora viva l’emozione.

Ad esempio:

Ho saputo del risultato delle elezioni e la mia reazione a caldo è stata di gridare a squarciagola: abbiamo vinto!!

Quando si dice che bisogna contare fino a 10 prima di rispondere quando riceviamo un’accusa o un’offesa in pratica stiamo consigliando di non reagire a caldo, di aspettare un po’, perché avrebbe la meglio l’istinto e non la ragione.

Aspettare 10 secondi serve a far raffreddare le emozioni e a far prevalere la ragione sull’istinto. Questa è una reazione a freddo.

Normalmente “a caldo” e “a freddo” si usano in questo modo, quando si parla di risposte, di reazioni, ma si può usare anche quando parliamo di fare movimenti a caldo o a freddo.

Se faccio attività sportiva ed inizio a fare esercizi molto intensi, senza riscaldamento muscolare, posso anche farmi male. Allora è meglio non fare dei grossi sforzi a freddo o movimenti particolari.

In questo caso meglio fare questi movimenti a caldo,dopo che ci siamo riscaldati.

La preposizione “a” anche in questo caso ha un significato simile a “quando“, nel senso che indica un momento preciso, proprio come abbiamo già visto nella frase “a babbo morto”.

Ci vediamo alla prossima espressione. Un saluto da Giovanni.

A presto (ecco un altro esempio).

👋 Ciao

407 – A buon mercato

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Video in costruzione

Trascrizione

Giuseppina: Quanto costa un computer?

Esistono computer cari, cioè che costano molti soldi e esistono computer a buon mercato.

Certo, un computer non si trova in vendita al mercato, perché al mercato si trova frutta, verdura, carne e pesce, quindi generi alimentari.

Ad ogni modo quando il prezzo di un qualsiasi prodotto è basso possiamo dire che quel prodotto è a buon mercato.

Significa che costa poco, che si può acquistare con poca spesa, che è un prodotto economico.

Si dice anche che è a buon prezzo.

C’è però, attenzione, anche qualcosa in più in un prodotto a buon mercato. Anche la qualità è più bassa.

Ma c’è anche un’altra cosa da dire sulla frase “a buon mercato“.

Esiste infatti l’espressione “cavarsela a buon mercato” che si usa quando una persona deve pagare non per un prodotto ma per una colpa.

Se si fa qualcosa di sbagliato e le conseguenze non sono troppo negative, ebbene si può dire, spesso in modo ironico, che questa persona se l’è cavata buon mercato.

Quindi non andata troppo male, il prezzo da pagare non è stato così alto come ci si aspettava.

Si usa in modo ironico; si intende dire probabilmente che le conseguenze dovevano essere peggiori.

Vediamo qualche esempio:

Due studenti non hanno studiato ma il professore è stato buono e ha deciso solamente di a sgridarli, senza mettere loro un brutto voto.

Possiamo sicuramente dire che i ragazzi se la sono cavata a buon mercato.

Insomma, non gli è andata così male come poteva accadere.

Un secondo esempio:

Mio figlio rientra alle 4 del mattino quando invece diceva rientrare a mezzanotte.

Appena arriva io gli dico: stavolta non te la caverai a buon mercato. Non uscirai più per un mese, così impari a trasgredire alle regole!

Giovanni: Bene ragazzi e grazie mamma. Adesso ascoltiamo un ripasso delle puntate precedenti dalle voci di Irina, Ulrike ed Hartmut, membri dell’associazione italiano semplicemente.

Irina: Mi fa specie che nostro figlio mi dia volontariamente manforte ai lavori domestici oggi ..
Di solito, trova sempre un pretesto per smarcarsi da queste mansioni o li esegue a malincuore. Metterei la mano sul fuoco che non si è attenuto alle regole a scuola e molto probabilmente ha combinato dei guai .
Ulrike: può darsi . beh. In ogni caso sembra che abbia la coscienza sporca e ora fa il ruffiano affinché non gli facciamo una cazziata. Comunque sbaglia di grosso a pensare di farla franca.
Hartmut: ma vi pare! Si dà il caso che voglia fare un figurone nei confronti della nostra tata poiché l’ha preso una cotta per lei. Altro che storie!

A chi tocca non s’ingrugna

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A chi tocca non s’ingrugna è una frase che si usa quando non bisogna arrabbiarsi se si è colpiti dalla sfortuna.

È un invito a non arrabbiarsi, a non intristirsi in questi casi.

Chi è colpito dalla malasorte, dalla sfortuna, non deve arrabbiarsi, non se la deve prendere, non deve ingrugnirsi, ma la deve accettare serenamente.

Ingrugnirsi deriva dal termine grugno che è viso del maiale 🐷.

Questo termine si usa anche per indicare un’espressione triste o arrabbiata.

Un po’ come la faccia che fanno i bambini quando non ottengono quello che vogliono.

Si ingrugniscono sempre i bambini quando perdonono e anche quando si offendono.

Si dice anche “mettere il grugno” immusonirsi, fare il muso o mettere il muso.

A chi tocca non s’ingrugna

Facciamo un gioco? Chi perde paga 1000 euro. Però mi raccomando, a chi tocca non s’ingrugna, ok?

Si usa spesso nei giochi, dove si vince e si perde, e spesso questo dipende dalla fortuna o dal caso.

A chi tocca” significa “alla persona che perderà” , oppure “a chi capiterà la sfortuna”, chi sarà colpito dalla malasorte.

Si usa spesso nella lingua italiana informale il verbo “toccare” in questo modo:

La morte prima o poi tocca a tutti

A chi tocca lavare i piatti?

Quando toccherà a me vincere la lotteria?

In quest’ultimo caso si tratta di fortuna, ma la maggioranza delle volte non è mai così.

Abbaiare alla luna

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Avete mai abbaiato alla luna? Sicuramente vi sarà successo, ma non come fanno i cani o i lupi.

Intendo dire, vi è mai successo di prendervela con qualcuno che però non reagisce per niente? In quel momento capite che state abbaiando alla luna, proprio come fanno i cani o i lupi che abbaiano contro la luna, forse per protestare per la luce eccessiva. Non sperate che la luna vi risponda! La luna non risponderà.

Ebbene, questa espressione si usa spesso con i figli, che non ascoltano mai i genitori, e i genitori continuano quindi ad abbaiare alla luna.

Potete usarla comunque con chiunque per indicare che la vostra protesta non sortisce alcun effetto apparente sul destinatario.

Non mi ascolti mai, con te è come abbaiare alla luna!

Ho provato a protestare con il direttore ma come al solito mi sembra di abbaiare alla luna!

Se non vogliamo usare l’immagine della luna potremmo dire “imprecare a vuoto“, Il significato è sempre lo stesso: agitarsi inutilmente, protestare inutilmente, inveire inutilmente.

 

Restare a bocca asciutta

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Ancora una frase fatta, un modo di dire, un’espressione idiomatica.
Io sono Giovanni e quello che state ascoltando è un altro episodio di italianosemplicemente.com.

Cosa succede se a ora di pranzo o di cena scoprite che non c’è nulla da mangiare?

Restate a bocca asciutta.

Questo è quello che succede: restate a bocca asciutta.

Asciutta è il contrario di bagnata e umida anche. Simile a secca. Insomma senz’acqua. Ci si riferisce all’acquolina, che si forma nella nostra bocca quando mangiamo. Ma siccome non c’è nulla da mangiare, la nostra bocca rimane asciutta.

Una frase informale che potete però usare ogni volta che si prevedeva di ottenere qualcosa, non solo cibo, ma alla fine non si ottiene nulla.

Faccio un esempio:

Ci sono le elezioni e uno dei candidati è sicuro si vincere e invece viene sconfitto. Credeva si essere eletto e invece è restato a bocca asciutta.

Si può usare anche il verbo rimanere.

È rimasto a bocca asciutta.

Non è mai piacevole rimanere a bocca asciutta.

Avete mai visto cosa succede quando durante un compleanno un bambino non ha il suo pezzo di torta?

La torta finisce e lui resta senza niente, rimane a bocca asciutta nonostante le premesse favorevoli.

C’è insoddisfazione naturalmente. Si potrebbe dire rimanere insoddisfatti, delusi dopo avere sperato in qualcosa.

Sarà per la prossima volta.

Ripeti dopo di me:

Sono rimasto a bocca asciutta

Spero di non rimanere a bocca asciutta

Attento, potresti restare a bocca asciutta

La Juventus quest’anno resterà a bocca asciutta.

Ci sentiamo alla prossima espressione italiana.

Ps: notare come “a” in questa frase ha il senso di “con”. Succede anche in altre frasi simili:

Uscire a testa alta

Rimanere a pancia vuota

Fare a modo mio

Abbassare la cresta

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Abbassare la cresta è una frase fatta che si sente spesso in Italia.

Una frase divertente, ma è anche un po’ offensiva che significa varie cose.

Se io ti dico che devi abbassare la cresta può significare:

– non fare l’arrogante

– non fare il presuntuoso

– non avere così tante pretese

– cerca di rispettarmi di più

– scendi dal piedistallo

– non fare il superiore

È una frase che si dice a chiunque cerchi di fare il prepotente o che ha troppe pretese.

Per capire bene dovete sapere che la cresta è ciò che i galli hanno in testa. La cresta è di colore rosso.

E il gallo, si sa, vuole essere il Re 👑 del pollaio. Il gallo 🐓 tiene sempre la cresta alta, a meno che perde il combattimento con un gallo più forte di lui.

A quel punto abbassa la cresta.

Questo per riconoscere la superiorità dell’avversario.

Un’espressione che arriva dal mondo contadino dunque.

Ci vediamo alla prossima frase fatta.

A babbo morto

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L’espressione “a babbo morto” si utilizza nella lingua italiana quando si parla di soldi.

Precisamente quando si prestano i soldi ad una persona.

Prima o poi i prestiti vanno restituiti giusto?

I soldi devono tornare indietro, devono essere restituiti.

Ebbene, quando avverrà la restituzione dei soldi? Quando avremo i nostri soldi indietro?

Se dico che il prestito mi verrà restituito a babbo morto, voglio dire che non c’è alcuna certezza su quando questo avverrà.

Non c’è una data precisa, e probabilmente questo avverrà tra molto tempo, quando il babbo sarà morto.

Ovviamente questo è solo un modo di dire, una frase fatta. Il babbo è il padre, il papà, nel linguaggio familiare.

Quindi i soldi torneranno quando il papà sarà morto. Questo è il senso letterale della frase.

La preposizione “a” viene usata per indicare quando qualcosa accadrà. Questo non è l’unico caso in cui si fa questo:

A giochi conclusi = quando i giochi saranno conclusi

A pancia piena = quando la pancia sarà piena

A partita finita = quando la partita sarà finita

Ma perché si usa dire “a babbo morto? E’ quello che avviene, se ci pensate, quando si riceve un’eredità.

Dobbiamo aspettare la morte prima di ereditare, prima che ciò che era di mio padre diventi mio. E la morte non si sa quando arriverà. Quindi se un ragazzo prende un prestito, quando suo padre morirà, riceverà l’eredità e potrà ripagare il prestito.

Naturalmente è una frase informale. Si usa proprio per evidenziare l’incertezza legata alla restituzione del prestito.

Tieni questi soldi, me li restituirai a babbo morto.

Ho prestato 1000 euro al mio amico, ma credo che li rivedrò a babbo morto.

Spesso è solo un modo ironico per dire MAI!! Non li avrò mai indietro!!

Occhio non vede, cuore non duole

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Occhio non vede, cuore non duole è un famoso proverbio italiano.

L’insegnamento di questo proverbio è che per non soffrire è meglio non sapere, cioè non vedere la verità.

La frase corretta sarebbe:

Se gli occhi non vedono il cuore non duole.

Ci sarebbe molto da dire sul messaggio di questo proverbio

Tu preferisci sapere, conoscere la verità anche se ti fa soffrire oppure meglio non soffrire è non vedere la verità?

Quando il cuore duole vuol dire che il cuore fa male. È il verbo dolere. Vediamo qualche altro esempio del suo utilizzo:

Mi duole dirtelo, ma non ti amo più

Il dente mi ha doluto per 1 mese.

Ti dorrà ma bisogna togliere la Spina dal piede.

Non si usa spesso però: normalmente si preferisce “far male”:

Mi fa male il Dente

Mi fa male la testa

La testa mi ha fatto male tutto il giorno.

Ti farà male ma bisogna togliere la spina dal piede.

Aiutati ché Dio t’aiuta

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Un bel proverbio ottimista, che ti spinge a vedere il futuro in modo positivo è il seguente:

Aiutati che Dio t’aiuta

Questo proverbio ti spinge a risolvere i problemi, ti spinge a fare qualcosa, ad essere attivo, a reagire alle difficoltà, ti spinge ad aiutarti, ad aiutare te stesso. Non devi aspettare che i problemi si risolvano da soli.

“Aiutati” cioè aiuta te stesso. Lo devi fare perché vedrai che anche Dio ti aiuterà.

Come a dire che le cose si risolvono se vengono affrontate.

Attenzione alla pronuncia di “aiutati” perché si potrebbe confondere con “aiutati” che si scrive allo stesso modo ma ha la pronuncia con l’accento sulla seconda a.

Ad esempio: i ragazzi sono stati aiutati da Dio.

Notate poi l’utilizzo di “ché” nel proverbio.

“che” normalmente significa “cosa”:

Che fai domani?

Che ne pensi?

Che mi dici di bello?

Che in realtà ha un sacco di utilizzi: pronome, aggettivo, congiunzione.

Questo “ché” invece, che in trova in questo proverbio significa “perché” e questo uso è frequente nella lingua italiana:

Prendi l’ombrello, ché oggi piove

Mangia la pasta, ché poi non c’è altro.

Non fare esercizi, ché non servono.

Dammi una mano ché non ce la faccio.

Vieni a mangiare ché è pronto

Aiutati ché Dio t’aiuta.

Attenzione però: Questo “ché” ha anche l’accento acuto sulla e, e il motivo è che sostituisce perché.

Vieni con me ché ti faccio vedere che bel sito che ho trovato per imparare l’italiano.

È un modo veloce per esprimere un motivo o una conseguenza:

Aiutati perché se farai così anche Dio ti aiuterà

Vieni a mangiare perché è pronto.

Prendi l’ombrello, in quanto oggi piove

Questo ché con l’accento permette di fare frasi più veloci, immediate.

Però attenzione, ché non potete usare questo “ché” con l’accento per fare domande ok?

Non lo fate, ché sarete bocciati all’esame!

Se lo fate l’accento non c’è. È un altro “che”, senza accento stavolta, e spesso è un che particolare, dall’uso sempre colloquiale:

Che, non ci credi?

Che, mi dai una mano per favore?

Che, l’hai fatto poi l’esame?

Anche questo è un uso un po’ strano per un non madrelingua, perché non significa “cosa“. Ma è senza accento.

Vabbe adesso non voglio annoiarvi ché questo episodio sta diventando troppo lungo.