La catena del congiuntivo

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Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com e benvenuti in questo nuova puntata dedicata ai donatori, coloro che aiutano italiano semplicemente a sostenersi. Gli episodi dedicati ai donatori devono essere utili, ed allora parliamo oggi del congiuntivo. Lo facciamo attraverso quella che ho chiamato la catena del congiuntivo. Cosa significa?

Un semplice gioco utile a capire la differenza tra congiuntivo e condizionale.

Si forma una frase che contiene un verbo al congiuntivo ed uno al condizionale, poi la frase successiva inizia con lo stesso verbo precedente ma usando la forma del congiuntivo e poi un nuovo verbo al condizionale. L’uso del condizionale non è obbligatorio in tutti i casi, come vedremo.

La catena comunque continua con la frase successiva. In questo modo noterete la differenza tra il congiuntivo ed il condizionale. Provate a farlo anche voi insieme a me, provando a pensare ad una possibile frase.

Pronti?

Se vivessi in Brasile parlerei il portoghese.

Quindi vivessi è congiuntivo (imperfetto) invece parlerei è condizionale (presente).

Adesso quindi dobbiamo usare il verbo parlare al congiuntivo, in una delle forme possibili, non è importante quale, la cosa che conta è la frase che deve essere corretta.

Posso ad esempio dire:

Se parlassi più velocemente voi non capireste.

Andiamo avanti in questo modo.

Se capissi la lingua bulgara, mi trasferirei a Sofia.

Che io mi trasferisca o meno, a nessuno interesserebbe.

Ho cambiato la forma del congiuntivo: stavolta era la forma presente di trasferirsi.

Se tu fossi interessato alla cucina italiana, avresti scoperto la pasta alla norma.

Ho usato il congiuntivo trapassato di interessarsi.

Se loro scoprissero quanto è bella l’Arizona, ci andrebbero un paio di mesi l’anno per giocare a golf.

Adesso usiamo il congiuntivo passato del verbo andare:

Che voi siate andati in vacanza a san Paolo o a Santa Fe, per me non fa alcuna differenza.

In questo caso non abbiamo usato il condizionale. Parliamo del passato (che voi siate andati) e non ho messo “se” davanti come si fa con altre forme del congiuntivo.

Continuiamo. Iniziamo la frase col verbo “fare” per continuare la catena.

Se un canadese facesse una donazione per italiano semplicemente io me ne accorgerei.

Ed infatti me ne sono accorto!

Se vi foste accorti prima di italiano semplicemente, avreste imparato meglio il congiuntivo.

Accorti, verbo accorgersi, e imparato, verbo imparare.

Qualora imparassimo ad essere empatici, seguiremmo l’esempio del Belgio, che infatti è il primo paese al mondo in termini di sensibilità verso le persone in difficoltà.

Se imparassimo, quindi congiuntivo imperfetto, e seguiremmo, cioè condizionale presente.

Nell’eventualità che noi seguissimo i vostri consigli, siccome ci fidiamo di voi, sicuramente rimarremmo molto soddisfatti.

Rimarremmo è il verbo rimanere.

Adesso sentiamo qualche membro dell’associazione se ha qualche idea di come proseguire.

Sentiamo Ulrike dalla Germania. Ulrike devi iniziare con rimanere.

Ulrike: Casomai rimaneste a bocca asciutta io ci resterei e verrei a trovarvi per una lezione in privato.

Nel caso che venissi a trovarvi per una lezione in privato mi aspetterei un piatto tipico prelibato del vostro paese.

Giovanni: bene Ulrike, tedesca e membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Grazie, e adesso se qualcuno si aspettasse un esempio anche da un membro finlandese, io azzarderei il nome di Rauno, anche lui membro della nostra associazione.

Vai Rauno, tocca a te. Azzardare è il verbo da usare.

Rauno: se putacaso…..

Putacaso qualcuno si azzardasse ad accendere una sigaretta in macchina, gliela farei spegnere subito.

Giovanni: grazie Rauno. Ottimo. Hai ragione, e se anche io facessi come te, sarei orgoglioso di me. Vai. Ritocca a te.

Rauno: Se la frase fosse stata perfetta non avrei imparato quella cosa.

Giovanni: perfetto Rauno. All’inizio Rauno aveva fatto un piccolissimo errore (si fa per dire) dicendo “se putacaso”, quando sarebbe bastato “se” oppure solamente “putacaso” (ma può andar bene anche così).

In generale putacaso può sostituire la parola “se”, ma le due parole si possono anche scrivere insieme poiché “putacaso” è molto simile a “metti il caso”, quindi sottolinea l’eventualità. In questi casi “putacaso” si inserisce tra due virgole.

Niente di grave quindi ma Bogusia ha qualcosa da dire per continuare la catena. Bogusia è anche lei un membro dell’associazione.

Bogusia: ammettiamo che Rauno avesse ascoltato con attenzione un bell’episodio intitolato “putacaso ti tradissi “ non avrebbe mai fatto un errore del genere.

Giovanni: ehehe, però la tua frase doveva iniziare con “imparare”.

Bogusia: Putacaso imparasse qualcosa dovrebbe condividerlo con il mondo.

Giovanni: Bene ragazzi, grazie anche a Bogusia. Begli esempi che abbiamo fatto. spessso abbiamo citato alcuni paesi da cui sono arrivate le ultime donazioni ad italiano Semplicemente. Stati Uniti, Brasile, Bulgaria, Nuovo Messico, Canada e Belgio.

Per chi fosse interessato abbiamo realizzato altri episodi sul congiuntivo. Vi metto a seguire sull’articolo così potete dare un’occhiata, se volete.

Episodi sul congiuntivo
1) 41 esempi

2) come evitare il congiuntivo

3) concordanza dei tempi

4) periodo ipotetico

5) episodio divertente: putacaso ti tradissi

Grazie a tutti i donatori ed a chi ha partecipato a questo episodio. Se non lo avessero fatto non sarebbe venuto così bene.

Un abbraccio da Giovanni e da italiano semplicemente.

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Il congiuntivo: 41 esempi

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E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com.

Oggi facciamo un bell’episodio di esempi sul congiuntivo, e lo facciamo rendendo omaggio ad alcune città: gli esempi di oggi riguarderanno le città di Or Akiva, in Israele, Berlino (Germania), Bruges (in Belgio), Oristano, città della Sardegna, in Italia e infine la città di Canpinas, in Brasile

Da queste località provengono infatti le ultime donazioni fatte ad italiano Semplicemente e mi fa piacere rendere loro omaggio con un episodio dedicato.

Ho trovato pertanto alcune curiosità su queste città e voglio condividerle con voi.

Se volete potete ripetere le singole frasi. Attenzione all’utilizzo del. Congiuntivo.

– se la distanza tra Roma e Or Akiva, in Israele, fosse inferiore ai quattromila chilometri (c. imperfetto) forse ci farei un salto di tanto in tanto. Se partissi adesso (c. Imperfetto) che è il 24 dicembre, non è detto che riesca ad arrivare in tempo per il 26 (c. presente. Verbo riuscire).

– È possibile che qualora partissi da Berlino (c. Imperfetto) a piedi per andare a Bruges, in Belgio, impiegherei ben sette giorni. Sette giorni a piedi? Fossi scemo! (c. imperfetto).

– sto aspettando un amico dal Brasile. Ha detto che è appena partito con la sua bicicletta. Temo che non ce la faccia ad arrivare per l’ora di cena (c. presente). Arriverà domani? Neanche per domani credo possa farcela.

Se fosse partito un mese fa probabilmente oggi sarebbe qui (c. trapassato).

– È facile che prima o poi io riesca a visitare Berlino (c. presente). Finora non ci sono mai riuscito. Sento che il giorno è vicino, me lo sento. Ma che io lo senta o meno forse non è molto importante (c. presente).

– sono andato in Brasile a maggio. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che io fossi addirittura stato invitato da un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Eppure è proprio così (fossi stato, congiuntivo trapassato. Verbo invitare).

– non è importante che io sia già stato in Brasile. Voglio tornarci presto! (congiuntivo passato).

– Oristano è una città italiana che si trova in Sardegna, e devo dire che io non credevo che lì ci fossero visitatori di italiano Semplicemente (c. Imperfetto).

– Siete stati a Bruges ma eravate distratti? Ebbene se aveste prestato attenzione vi sareste accorti che a Bruges c’è il primo birradotto al mondo, cioè un sistema che permette di trasportare la birra attraverso un sistema di tubature sotterranee (se aveste prestato, congiuntivo trapassato).

– sapevate che il cimitero di Or Akiva, in Israele, ha un sito web che permette di ricercare le persone seppellite in quel cimitero? Basta inserire nome e cognome. Se però qualcuno ve ne avesse già parlato, questa non sarebbe una novità (Congiuntivo trapassato).

– dovete sapere che la città di Canpinas, in Brasile, nel corso degli anni ’70 ha raddoppiato le sue dimensioni grazie ai flussi migratori. Molti italiani si trasferirono a Campinas in quel periodo. La città per questo suo veloce sviluppo viene chiamata la “Principessa dell’Ovest”, ovest perché si trova ad ovest rispetto a San Paolo, la capitale dello stato omonimo. Tutto questo è accaduto senza che io ne sapessi nulla finora! (congiuntivo imperfetto).

– vi racconto queste curiosita soltanto affinché possiate conoscere notizie interessanti su alcune località del mondo (Congiuntivo presente)

– gli abitanti di Bruges sono molto sensibili al problema dell’inquinamento. Recentemente una grande balena è stata realizzata con rifiuti di plastica ed è stata esposta proprio a Bruges. Fossimo anche noi italiani così virtuosi! (congiuntivo imperfetto).

– molto interessante la scritta che si legge sul logo della città di Or Akiva. Si tratta di un versetto biblico che tradotto recita così: ve lo faccio ascoltare da una signora israeliana di nome Bella.

Bella: “se le tue origini sono umili, il tuo futuro sarà prospero“.

Grazie Bella, un omaggio all’umiltà dunque. Prospero significa felice, ricco soddisfacente. Un futuro radioso potremmo anche dire.

Se qualcuno non ci crede e vuole recarsi a vedere questa scritta di persona, ci andasse pure! Non se ne pentirà (congiuntivo imperfetto).

– se solo fossi un pochino più libero, volerei subito a Berlino a trovare un’amica, che mi porterebbe a fare un giro della Città sempre che si trovasse anche lei a Berlino, considerando che sta spesso in Italia (se fossi, si trovasse, sempre congiuntivo imperfetto).

– mi sono sempre trovato particolarmente a mio agio con i brasiliani. Che io abbia vissuto in Brasile in una mia vita precedente? Chissà! (congiuntivo passato)

– credete che io abbia già terminato l’episodio? (congiuntivo passato). Se fosse vero (cong. Imperfetto) voi avreste già completamente imparato l’uso del Congiuntivo, sia che abitiate a Campinas (cong. Presente), sia che siate di Berlino, di Oristano oppure di Bruges.

– È possibile che nell’episodio di oggi abbiate trovato alcuni esempi più interessanti di altri (cong. passato), in questa eventualità, abbiate pazienza! (cong. presente) perché che io mi sia impegnato molto non ci sono dubbi (cong. passato).

– gli abitanti di Oristano si chiamano oristanesi. Se invece vi avessi parlato degli abitanti di Sassari (altra città della Sardegna) vi avrei parlato dei sassaresi (se avessi parlato, congiuntivo trapassato).

– se uno studente della lingua italiana berlinese desse (c. Presente) una mano con l’italiano ad uno studente belga di Bruges, e quest’ultimo non stesse attento alle spiegazioni (c. Presente) il primo direbbe al secondo: temo che tu non sia abbastanza concentrato (c. Presente).

“È possibile che io abbia bevuto troppa birra” , risponderebbe il secondo (c. passato). Che io sia ubriaco? (c. passato).

No, replicherebbe lo studente tedesco, invece è probabile che a quest’ora tu sia molto stanco (c. presente).

Suppongo che l’episodio termini qui (c. presente).

Grazie ai donatori di Oristano, Bruges, Berlino e Campinas. Grazie a tutti per l’ascolto. Ed il fatto che siate arrivati fino alla fine mi rende felice. Che io sia un a persona che si accontenta di poco?

Non credo proprio!

Siate sempre più numerosi a seguire italiano Semplicemente! Caschi il mondo!

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Il congiuntivo e la lotteria di Natale in Spagna

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Altri episodi:

– Uso del congiuntivo. La concordanza dei tempi

come evitare il congiuntivite

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi come promesso facciamo un episodio dedicato al congiuntivo, ma naturalmente lo facciamo non in modo noioso ma nello stile di Italiano Semplicemente.

Un episodio dedicato anche ad uno dei paesi che recentemente hanno fatto una donazione e in questo modo aiutano italiano Semplicemente. Il paese in questione è la Spagna. Per questo ho chiesto aiuto a Monica, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, madrilena, che ci racconta qualcosa sulla Spagna, che riguarda il Natale. Notate bene quando Monica usa il congiuntivo. Lo fa svariate volte. Le rivediamo anche dopo insieme.

Allora Monica ti lascio la parola.

Monica: In Spagna, le feste natalizie cominciano il 22 dicembre, il giorno della lotteria di Natale.

Credo sia questa la tradizione più condivisa fra tutti gli spagnoli, qualunque sia l’origine geografica, la sua ideologia politica o anche la sua credenza religiosa.
I giorni precedenti tutti compriamo dei biglietti. Questi biglietti sono molto particolari perché si possono dividere in tante parti, in tanti pezzi.
Tutti i pezzi riportano lo stesso numero identificativo, quindi va da sé che la cosa è stata pensata affinché il biglietto possa essere diviso in più parti. In questo modo anche l’eventuale premio verrebbe diviso tra molte persone. Quindi se una di queste persone avesse fortuna, se cioè il suo biglietto fosse quello vincitore, il suo premio sarebbe diviso tra famigliari e amici.

Questo accade chiunque sia il possessore del biglietto fortunato.
Lo scambio dei pezzi dei biglietti avviene nel momento degli auguri di Natale.

È un modo per dimostrare che teniamo l’uno all’altro e che se fossimo fortunati e diventassimo ricchi saremmo molto lieti di condividere la nostra fortuna.
Il 22 dicembre, tutte le stazioni radio e TV trasmettono dal Teatro Real di Madrid l’estrazione dei premi come se si trattasse di uno spettacolo.
La gente aspetta tutta la notte in coda per essere in prima fila ad assistere all’estrazione dei biglietti vincenti da parte dei bambini di una antica scuola. Questi bambini estraggono delle palline a coppia: una pallina contiene il numero del biglietto vincitore e l’altra pallina il premio associato.
Il momento più aspettato e più visto, anche in TV, è l’arrivo del primo premio chiamato EL GORDO (che significa Il grosso).
Alla fine quasi tutti rimaniamo un po’ delusi, ma ci accontentiamo pensando che la cosa più importante nella vita non sia il denaro.

Per questo, molti dicono che il 22 dicembre sia anche il giorno della salute.

Giovanni: grazie Monica molto interessante non sapevo di questa tradizione spagnola. Allora rivediamo insieme l’uso del congiuntivo analizzando le frasi in cui Monica lo ha utilizzato… (continua sul file audio).

Monica: Ciao amici, vi mando i miei auguri per un buon Natale e un anno 2019 molto felice.

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Il congiuntivo, come evitarlo?

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Trascrizione

Buongiorno amici e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente, chi vi parla è Giovanni, il creatore del sito.

Oggi vi vorrei venire parlare di congiuntivo. Prendo spunto da una mail che mi è arrivata in cui mi veniva chiesto da Lya, dalla Danimarca, se, in certe frasi, si deve usare il congiuntivo oppure no. Il dubbio è sicuramente lecito, è comprensibile; non è facile a volte usare il congiuntivo.

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Bene, allora vorrei condividere con tutti voi questo argomento perché credo che l’uso del congiuntivo sia uno degli ostacoli su cui si imbattono tutti gli stranieri.

Allora oggi vediamo l’uso del congiuntivo e in particolare vedremo come evitare il congiuntivo. Questo è l’obiettivo di questo episodio.

Cosa voglio dire?

Voglio dire che si può evitare di usare il congiuntivo, se non siete sicuri che possa andar bene in alcune frasi, e questi suggerimenti che vi darò oggi vi aiuteranno, almeno lo spero, a capire anche come usarlo oltre che come evitarlo.

È un modo alternativo di approcciare un argomento, e vedere un’altra faccia di un argomento credo possa aiutare a capirlo meglio.

Abbiamo già affrontato l’argomento del congiuntivo già in altri due episodi di Italiano Semplicemente. La prima volta quando parlavamo di tutti i modi di dire “se”: se, qualora, putacaso eccetera, quando si parla insomma di una possibilità probabile.

La seconda ne abbiamo parlato quando abbiamo affrontato la questione della concordanza dei tempi.

In questo episodio invece lo facciamo con un obiettivo particolare: cercare di evitare il congiuntivo. È possibile?

Sappiamo che quando la persona che parla presenta un fatto che per lui è certo e reale usa il modo indicativo, se invece esprime un dubbio, un’ipotesi, una possibilità eventuale o anche un desiderio, o una volontà, usa invece il modo congiuntivo, che quindi è il modo che si usa per esprimere possibilità, soggettività e incertezza. Non si tratta di un fatto certo, ma c’è il dubbio, una incertezza, una possibilità.

Sappiamo anche che, perché lo abbiamo visto nell’articolo della concordanza dei tempi, dove c’è un congiuntivo solitamente nella frase ci sono due verbi, e quello che va al congiuntivo è il secondo dei due verbi. Il primo è il verbo principale, che sta nella prima parte della frase; il secondo, quello che ci interessa, sta nella seconda parte, subordinata alla prima, cioè che dipende dalla prima.

Bene, vediamo alcune frasi, partiamo cioè da alcuni esempi con delle frasi in cui usiamo il congiuntivo e vediamo, per ogni frase, come evitare il congiuntivo, come possiamo fare per dire la stessa cosa ma senza usare il modo congiuntivo, se non siamo sicuri.

Prima frase: Siamo ad un matrimonio, e volete fare gli auguri agli sposi. In questi casi, nei casi di un augurio o un desiderio, è facile usare il congiuntivo, perché fare gli auguri a qualcuno significa augurare che accada qualcosa nel futuro, qualcosa di positivo. È un desiderio quindi. Potete ad esempio dire

Mi auguro che possiate vivere sempre felici.

oppure:

Mi auguro che siate felici per sempre.

La persona che parla, in queste due frasi, usa il congiuntivo dei verbi potere e essere (possiate, siate), e, rivolgendosi direttamente agli sposi, si augura che, gli sposi, possano essere sempre felici, per tutta la vita: mi auguro che (voi) possiate essere felici, o che siate felici.

Allora, un trucco, per evitare il congiuntivo, se non siete sicuri che sia la forma giusta da usare, è non usare il secondo verbo. Evitate il secondo verbo. Questo significa che, ad esempio con gli sposi potete riferirvi direttamente alla “vita felice”, quindi potete dire:

Vi auguro la migliore delle vite insieme

Vi auguro una vita bellissima

Vi auguro un futuro radioso

Vi auguro una vita eccezionale

E via dicendo. Evitate il verbo, il secondo verbo. In fondo per evitare il secondo verbo basta evitare la parolina “che”. Se pronunciate “che” (vi auguro che…) siete fregati: dovete usare il secondo verbo, col rischio che potreste sbagliarvi.

Non dovete quindi usare la frase subordinata, cioè il secondo verbo, perché se usate il secondo verbo si deve usare il congiuntivo. Dopo la frase principale ci va una frase senza il verbo.

Notate inoltre che in teoria c’è un secondo modo per fare un augurio; potete infatti anche dire:

Siate felici per sempre!

Abbiate la miglior vita insieme!

Possiate essere felici per il resto della vostra vita!

In questo caso la frase inizia subito col congiuntivo. Cosa cambia rispetto a prima?

Manca “mi auguro che”. Si tratta in realtà sempre dello stesso augurio, ma non c’è la frase principale (mi auguro che, spero, vi auguro, spero, vorrei, eccetera).

In questo caso siamo di fronte ad una frase che possiamo chiamare “indipendente”, che è ugualmente corretta e si usa frequentemente in italiano. Si chiama indipendente perché non c’è la frase principale e quindi l’unica frase presente non possiamo chiamarla “subordinata”. Non c’è più la subordinazione, cioè la dipendenza, della frase subordinata da quella principale. Se non c’è subordinazione è chiaro che c’è indipendenza: mancanza di dipendenza.

In questi casi evitare il congiuntivo può sembrare più complicato. Infatti in questi casi è necessario cambiare la frase. Manca la frse principale, quindi una possibilità è inserire nuovamente la frase principale. Quindi:

Mi auguro, mi piacerebbe, mi farebbe piacere, vorrei, eccetera. E poi?

Poi dovete fare come prima, cioè evitare il verbo, evitare il secondo verbo presente nella frase, perché se inserite un secondo verbo dovete usare il congiuntivo. Come prima quindi:

Vi auguro la migliore delle vite insieme, una vita bellissima, un futuro radioso, una vita eccezionale.

Vediamo un secondo esempio:

Non ho ancora capito il congiuntivo: che io debba preoccuparmi?

Questa è la frase: Non ho ancora capito il congiuntivo: che io debba preoccuparmi?

Oppure:

Non ho ancora capito il congiuntivo: che sia il caso di preoccuparsi?

In questo caso chi parla ha un dubbio. Chi parla dice di non aver ancora capito l’uso del congiuntivo ed allora aggiunge: che io debba preoccuparmi? Che sia il caso di preoccuparsi?

Anche questa non è una frase subordinata ma è una frase indipendente. Non c’è quindi una frase principale. Un dubbio quindi è come un augurio. Potete esprimerlo anche senza frase principale.

C’è solamente una frase, che è indipendente. Come facciamo? Beh, come prima, dovete reintrodurre, reinserire, inserire nuovamente la frase principale. Se non mettete la frase principale non potete evitare il congiuntivo. Quindi:

Che io debba preoccuparmi? Questa frase equivale a:

Credete che io debba preoccuparmi?

Pensate sia il caso di preoccuparsi?

Queste sono due frasi equivalenti dove c’è però la frase principale: credete che, pensate che…

Ancora una volta quindi, anche se la frase principale non c’è, potete evitare il verbo al congiuntivo:

Che io debba preoccuparmi? equivale come appena detto a “Credete che io debba preoccuparmi?

Bene, in questa frase è difficile fare ciò che abbiamo fatto prima, cioè evitare il secondo verbo, non scrivendo la congiunzione “che”. Dopo la parola “credete” difficile non inserire “che”.

Allora vi propongo un seocndo trucco.

La frase può diventare ad esempio la seguente:

Che ne dite? La situazione è preoccupante? Mi devo preoccupare?

Quindi qual è il trucco stavolta?

Il trucco è fare due domande e non una. Spezzare Così potete parlare sempre al presente o al futuro, o al condizionale.

Anziché dire:

Pensate che la situazione sia preoccupante?

Potete dire

Che ne dite? La situazione è preoccupante?

Che ne dite? Mi dovrò preoccupare?

Che ne dite? Dovrei preoccuparmi?

In questo modo avete spezzato la frase in due frasi separate. Due domande separate.

Se invece Cominciate con Credi o credete, dovete aggiungere “che”, e questo significa usare il congiuntivo: Credi che, pensi che, dovete per forza usare il congiuntivo, perché la congiunzione “CHE” è appunto una congiunzione, che congiunge, unisce due frasi. Dovete invece separare le due frasi. Fare due domande e non una sola.

Vediamo un terzo esempio:

Abbiamo visto come esprimere prima un  desiderio, un augurio, e poi dubbio. Ora vediamo cosa succede quando facciamo una richiesta, un’esortazione o un invito, un invito a fare qualcosa. Ad esempio. Se volete dire a un collega, o ad un cliente, dandogli del lei, di avere pazienza, che deve avere pazienza, solitamente si dice:

Abbia pazienza! Abbia un po’ di pazienza!

Questo è un invito. Si invita una persona ad avere pazienza. La frase inizia subito con un congiuntivo: abbia pazienza!

Beh, in questo caso è abbastanza semplice non usare il congiuntivo: l’invito diventa “Lei deve avere pazienza!

Facile quindi evitare il congiuntivo nel caso di un invito.

Facciamo un altro esempio di invito:

Vada via!

Oppure:

Se ne vada subito!

Oppure:

Esca immediatamente da questa stanza!

Anche qui si tratta di inviti: si invita la persona ad uscire, ad andarsene da un luogo, come una stanza.

Anche qui è abbastanza facile: è sufficiente inserire il soggetto nella frase:

Lei deve andare via! Lei deve lasciare subito questo posto!

Inserite il soggetto quindi; rivolgetevi alla persona dicendo “lei”. Sapere bene che sono molte le situazioni e i modi diversi di usare il congiuntivo.

Abbiamo quindi visto tre modi diversi di evitare il congiuntivo:

1) Nel caso di augurio evitare il secondo verbo;

2) Nel caso di dubbio spezzare la frase;

3) Nel caso di invito inserire “lei” davanti alla frase.

Non è facile riuscire a comprendere tutti i casi in cui si usa il congiuntivo, ma abbiamo detto il congiuntivo si usa nelle situazioni in cui non c’è certezza, e infatti per esprimere i dubbi si può usare il congiuntivo. Lo stesso come si è visto vale per gli auguri. In entrambi i casi non sappiamo cosa avverrà: “mi auguro che tu sia felice”, “spero che tu sia felice”. Non so se sei felice, io me lo auguro ma non lo so. Lo stesso per i dubbi: spero che tu sia felice esprime un dubbio oltre che un augurio.

Sapete poi che il congiuntivo si usa non con tutti i verbi ma come regola si tratta sempre di verbi adatti per i dubbi, gli auguri, le volontà, i desideri, insomma tutte le situazioni in cui non c’è certezza: credere, pensare, temere, sperare, desiderare, preferire, dubitare, sembrare eccetera. In tutti questi casi, sono moltissimi, si può usare il congiuntivo. Si dice che questi verbi “reggono” il congiuntivo. Ciò significa che possiamo usare il congiuntivo, ma significa che possiamo anche evitarlo, se vogliamo, ma nel modo giusto.

Spesso la scelta di usare il congiuntivo è legato a quello che noi vogliamo evidenziare nella frase.

Non per forza dobbiamo usarlo. A volte basta semplicemente lasciare la frase uguale e cambiare solo il modo del verbo.

A volte infatti preferiamo dare l’accento alla possibilità, all’eventualità, ed allora usiamo il congiuntivo. Ma non siamo quindi obbligati.

Ad esempio se tu mi chiedi: è possibile imparare una lingua senza studiare la grammatica?

Io potrei rispondere con:

Non so se è possibile;

Oppure con:

Non so se sia possibile.

Potete usare entrambi le forme, l’indicativo o il congiuntivo, si tratta si una scelta più che altro di stile, più o meno formale.

Oppure, la frase:

Non so se può andar bene così, professore.

Che potete anche dire usando il congiuntivo:

Non so se possa andar bene così, professore.

Vanno bene entrambe le frasi, e la seconda, quella col congiuntivo, ha un significato più incerto, ipotetico, come se chi parla non fosse così sicura di quello che dice.

Quindi se volete sembrare più sicuri di voi, sicuri di quello che state dicendo, evitate il congiuntivo: “non so se può andar bene, professore”.

In fondo gli italiani, soprattutto coloro che devono essere credibili, quelli che vogliono convincere gli altri, come ad esempio i politici, cercano di evitare il congiuntivo quando possono, per non sembrare incerti, dubbiosi. Loro devono sembrare sicuri di sé. Spesso fanno anche errori però.

Analogamente:

“Non so se va bene”, e “non so se vada bene” sono entrambe forme corrette.

“Non so se è possibile” è ugualmente equivalente a “non so se sia possibile”.

A volte quindi potete semplicemente evitare il congiuntivo, lasciare la frase così com’è, identica a prima, e mettere l’indicativo al posto del congiuntivo.

Questo quindi è il quarto caso diverso che vi ho presentato: cambiare solamente il verbo e usare l’indicativo.

Vediamo un quinto caso, simile al precedente: Quello che cambia è che ci sono due congiuntivi in una sola frase.

Delle volte infatti ci possono essere più congiuntivi in una frase. Ad esempio:

Non so se esistano persone che abbiano paura di parlare in italiano.

In questo esempio ci sono quindi due congiuntivi: esistano e abbiano

Oppure:

Mi chiedo se ci siano al mondo persone che abbiano paura di parlare in italiano.

Lo stesso. Due congiuntivi; siano e abbiano.

Anche in questo caso si hanno dei dubbi: non so se, mi chiedo se …

In queste frasi in realtà, come prima, non è corretto o scorretto usare due volte il congiuntivo. Tra le due frasi c’è la congiunzione “che” a fare da spartiacque, la congiunzione “che” quindi separa le due frasi, e possiamo usare il congiuntivo in entrambe le frasi, oppure solamente nella prima frase.

Quindi:

Mi chiedo se ci siano al mondo persone che hanno paura di parlare in italiano.

È equivalente a:

Mi chiedo se ci siano al mondo persone che abbiano paura di parlare in italiano.

Analogamente, cambiando frase:

Non so se esistano persone che hanno paura di parlare in italiano.

È equivalente a:

Non so se esistano persone che abbiano paura di parlare in italiano.

Se usiamo due congiuntivi diamo più enfasi all’eventualità, alla mancanza di certezza, ma le frasi sono entrambe corrette. Fate attenzione alla congiunzione “che”.

La congiunzione “che” ci aiuta a capire quindi.

Ma potrebbe anche darsi che nella frase la congiunzione “che” appaia due volte.

Questo è il sesto caso che vi presento oggi.

Ad esempio:

Sono convinto che la lingua italiana abbia alcune caratteristiche che la rendono migliore delle altre.

In questo caso abbiamo due volte “che” (che la lingua italiana abbia) e (caratteristiche che la rendono migliore…).

In questi casi, una volta usato il congiuntivo la prima volta, la seconda volta, cioè dopo il secondo “che”, si deve usare l’indicativo: “che la rendono” e non “che la rendano”.

Non è corretto quindi dire:

Credo che la lingua italiana abbia delle caratteristiche che la rendano migliore delle altre

Ma devo dire: “che la rendono migliore delle altre”.

Vediamo altre frasi simili:

– Penso che tu debba frequentare persone che ti stimano;

– Non credo che Giovanni abbia dei genitori che lo odiano;

– Non credo che Marco debba fare le cose che vogliono i suoi amici.

Naturalmente è importante dire ancora una volta che il congiuntivo è “retto” solamente da alcuni e non da tutti i verbi, quindi in ogni caso si può usare solamente con i verbi che “reggono” il congiuntivo..

Quindi quando dico di prestare attenzione alla congiunzione “che”, questo vale quando ci sono i verbi giusti.

Ad esempio:

– Penso che tu debba frequentare persone che ti stimano;

Abbiamo detto poco fa che in questa frase il primo verbo va al congiuntivo (debba) e poi stimare si deve usare all’indicativo. Ci sono due “che”

Questo discorso va bene, è corretto, perché “pensare” è un verbo di opinione, che “regge” quindi il congiuntivo, come anche credere, ritenere, supporre, o avere l’impressione.

Se cambio la frase invece e uso un verbo diverso, non di opinione, come ad esempio il verbo “dire” cambia tutto:

Io dico che tu devi frequentare persone che ti stimano.

Oppure:

Io direi che tu dovresti frequentare persone che ti stimano.

Il verbo dire non fa parte dei verbi che “reggono” il congiuntivo, quindi non si deve usare il congiuntivo.

Vediamo adesso un altro modo, il settimo, di sostituire e così evitare il congiuntivo.

Un modo particolare di usare il congiuntivo è nelle frasi in cui si vuole esprimere una conseguenza.

Ad esempio:

Studio l’italiano affinché possa riuscire a parlarlo correttamente

Quindi studio l’italiano in modo tale che io riesca, che io possa riuscire a parlare correttamente l’italiano come conseguenza. Prima lo studio, poi lo parlo.

Un altro esempio:

Faccio la dieta cosicché possa riuscire a dimagrire

Il dimagrimento è una conseguenza della dieta.

Vi faccio molti esempi affinché voi possiate capire bene.

Il fatto che voi capirete bene è una conseguenza del fatto che io vi faccio molti esempi.

In questi casi, se vogliamo evitare il congiuntivo, è sufficiente agire sulla parola “cosicché” o “affinché”, usando al loro posto, un sinonimo, una frase equivalente che permetta di usare l’indicativo, o il futuro, o il condizionale eccetera. Spesso è necessario spezzare, dividere la frase in due frasi.

Ad esempio:

Studio l’italiano affinché possa riuscire a parlarlo.

diventa:

Studio l’italiano in modo da poter riuscire a parlarlo. Non c’è il congiuntivo qui.

Studio l’italiano perché così potrò riuscire a parlarlo.

Studio l’italiano così riuscirò un giorno a parlarlo.

Studio l’italiano. In questo modo riuscirò un giorno a parlarlo. Qui uso due frasi.

Studio l’italiano al fine di poterlo parlare un giorno.

Studio l’italiano con l’obiettivo di pararlo un giorno.

Studio l’italiano per poterlo parlare un giorno.

Oppure:

Faccio la dieta cosicché possa riuscire a dimagrire

diventa:

Faccio la dieta in modo da poter dimagrire;

Faccio la dieta perché così potrò dimagrire;

Faccio la dieta così riuscirò a dimagrire;

Faccio la dieta. In questo modo riuscirò a dimagrire;

Faccio la dieta al fine di dimagrire;

Faccio la dieta con l’obiettivo di dimagrire;

Faccio la dieta per poter dimagrire;

Vediamo il terzo esempio:

Vi faccio molti esempi affinché voi possiate capire bene.

diventa:

Vi faccio molti esempi con l’obiettivo di farvi capire bene.

Vi faccio molti esempi. In questo modo capirete bene.

Vi faccio molti esempi. L’obiettivo è infatti quello di farvi capire bene.

Vi faccio molti esempi. Così sicuramente capirete bene.

Vi faccio molti esempi. Così facendo capirete bene.

Vi faccio molti esempi. La speranza è che in questo modo riuscirete a capire bene.

Vediamo altri esempi per fare pratica:

– Dovete allungare le gambe, così che i muscoli non siano più tesi ma siano rilassati. 

può diventare:

Dovete allungare le gambe, e vedrete che i muscoli non saranno più tesi ma saranno rilassati.

– Dovete respirare profondamente in modo che il ritmo cardiaco rallenti

Dovete respirare profondamente. In questo modo vedrete che il ritmo cardiaco rallenterà.

– Dovete seguire le mie istruzioni, così che possiate massimizzare i benefici dello yoga. 

Dovete seguire le mie istruzioni. Come risultato massimizzerete i benefici dello yoga.

Dovete mangiare in modo adeguato, in modo che il vostro corpo sia nelle condizioni migliori dal punto di vista metabolico. 

Dovete mangiare in modo adeguato, così il vostro corpo sarà nelle condizioni migliori dal punto di vista metabolico.

Bene ragazzi, abbiamo terminato, spero di non avervi confuso le idee. Probabilmente non ho esaurito tutte le possibilità dell’uso del congiuntivo ma spero di avervi dato alcune idee e alcuni suggerimenti utili per usarlo correttamente e per, in caso di dubbio, riuscire ad evitarlo.

Abbiamo visto sette casi diversi di usare e di evitare il congiuntivo. Vi consiglio di ripetere l’ascolto per esercitare l’ascolto. Non preoccupatevi di memorizzare i sette casi che vi ho mostrato. Quello che conta, come sapete è l’ascolto ripetuto e che voi comprendiate quello che ho detto e scritto. Ricordatevi le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente. Non dovete stressarvi.

Un saluto a tutti da Giovanni e grazie a tutti i donatori che fanno vivere  Italiano Semplicemente, coloro che così ci danno una mano e in questo modo riusciamo ad aiutare tanti stranieri che hanno problemi con la lingua italiana.

Un abbraccio.

La Concordanza dei tempi. Uso del Congiuntivo 

Audio

Trascrizione

immagine_concordanza

Buongiorno a  tutti ragazzi. Vediamo oggi la concordanza dei tempi. Questo è l’argomento di oggi.

Ringrazio Leily di avermi proposto questo interessante argomento. Si tratta, a dire il vero, di un argomento molto difficile, a volte anche per gli italiani. La concordanza dei tempi.

Naturalmente non vi spaventate perché state ascoltando un podcast di Italiano Semplicemente, e la parola “semplicemente” non sta lì per caso.

Riusciremo a far diventare anche la concordanza dei tempi una cosa semplice da capire. Questa è la sfida di oggi dunque!

Cominciamo a spiegare anche le parole però. Cos’è la concordanza dei tempi?

Beh se il verbo concordare ci sembra difficile, sappiate che concordare significa semplicemente andare d’accordo.

Se due persone concordano, se concordano tra loro vuol dire che la pensano nello stesso modo, che sono d’accordo.

Se io vi dico:

io credo che imparare bene l’italiano sia difficile . 

Voi potrete dirmi “sì, è vero, sono d’accordo con te, l’italiano è una lingua difficile”.

Ebbene, voi siete d’accordo con me, quindi voi concordate con me. Ed io concordo con voi. Io e voi concordiamo nel dire che imparare bene l’italiano è abbastanza difficile. Concordare significa quindi andare d’accordo.

Analogamente se vi dico

Temo che (cioè ho paura che) la mia fidanzata mi tradisca“. Ebbene, spero che voi non concordiate con me e che mi diciate: no, non è vero che ti tradisce! In questo caso voi siete in disaccordo con me, cioè non concordate con me.

Bene. Questa sono la concordanza e la discordanza. Ma Leily mi ha chiesto la concordanza tra i tempi indicativo e congiuntivo, non la concordanza tra due persone.

Sono due verbi quindi, due tempi verbali che devono concordare.  Ma come fanno due tempi a concordare? In che senso due verbi concordano? Mica sono persone! Infatti, dico io, non sono persone. Ma allora i verbi possono anche essere in disaccordo? Possono non concordare tra loro? Ebbene sì!

I tempi sono come le persone! Possono andare d’accordo ma anche essere in disaccordo. E quando sono in disaccordo siete bocciati all’esame di italiano.

Prima abbiamo detto che:

credo che imparare l’italiano sia difficile. 

Bene,  in questa frase c’è il verbo credere. Attenzione perché la concordanza dei tempi è un problema che esiste solamente quando nella frase utilizzate alcuni verbi particolari. Credere è uno di questi.  Ma ci sono anche i verbi pensare, immaginare,  temere,  sperare, aspettare e attendere. Fondamentalmente questi sono i verbi in cui i tempi possono andare d’accordo oppure no, possono concordare o non concordare.
Quando ci sono questi verbi infatti, cosa succede? Succede che la frase continua solitamente con una parolina particolare: la parolina “che”. E poi c’è la seconda parte della frase, che contiene un altro verbo qualsiasi.

Es: io credo che, io penso che, io tempo che, io aspetto che, eccetera.

Quindi vi ripeto il concetto perché è importante: c’è una frase, dove all’inizio, come primo verbo, usate uno dei verbi tra  pensare, credere, sapere, immaginare,  temere , sperare, aspettare e attendere, poi c’è la la parola “che” e poi c’è la seconda parte della frase che contiene il secondo verbo, che può essere un verbo qualsiasi, uno qualunque. “Che” in realtà a volte potrebbe non essere presente, quindi è più importante ricordarsi del verbo utilizzato nella prima frase.

“credo che imparare l’italiano sia difficile”.
Questa è quindi una delle tante frasi in cui si pone il problema della concordanza. “CREDO” e “SIA” sono i due verbi, che in questo caso sono credere e essere.
Come facciamo a far andare d’accordo i due tempi dei due verbi? Semplicissimo. Io poi vi spiego la regola, ma sappiate una cosa: non vi servirà a nulla nella comunicazione orale. Serve solamente per svolgere degli esercizi scritti.

Io allora ora utilizzerò il mio solito metodo, quello che vi è più utile per comunicare, e soprattutto quello che vi farà risparmiare moltissimo tempo.
Vi racconterò una storia,  e nella storia ogni volta che ci saranno frasi di questo tipo ascolterete un piccolo suono, fatto da mio figlio al Pianoforte (vai Emanuele fai ascoltare il suono…  Ok perfetto), dopo il suono, ascolterete la frase la frase.
Ok iniziamo ed alla fine vi dirò la regola. Promesso. Tenete presente che io non conosco ancora la regola, ma la cercherò in qualche pagina internet, dove si spiegano le regole, sapete quei siti noiosi pieni di regole? Proprio Quelli!

Allora ecco la storia.
È una storia vera, accaduta a me stesso qualche giorno fa.

Ero a Parigi e dovevo tornare a Roma con l’aereo. L’aereo era alle ore 21, la sera, e sapete cosa è successo? Ho perso l’aereo!
Quello giorno alle ore 17 ho pensato:

credo sia meglio che vada.
Altrimenti perderò l’aereo delle 21 per Roma. In questo modo credo che domani sarò in ufficio.
Penso che questa sia la scelta giusta. Sì ho deciso,  vado! Questa è l’ora giusta. Farò sicuramente in tempo a prendere l’aereo.
In realtà credo che io sia stato un po’ imprudente quel giorno.

Alle ore 17 quindi:
credevo che fosse meglio partirecredevo fosse meglio partire per non perdere l’aereo. Credevo che fosse l’ora giusta. Credevo fosse l’ora giusta.

Ho creduto fosse meglio partire. Ho creduto che le 17 fosse l’ora giusta per partire. 

Tutto era stato programmato in anticipo. Infatti il giorno precedente ho immaginato che io fossi (sarei) stato abbastanza prudente a partire alle 17.
Ho pensato che in questo modo, il giorno successivo sarei riuscito ad andare in ufficio al lavoro.
Infatti ero ad un’ora di distanza dall’aeroporto e dovevo prendere dei mezzi pubblici ed allora ho consultato Google maps che mi dava diverse possibilità: metropolitana più treno, autobus più metro, treno più autobus eccetera.

Io allora ho pensato:
Penso (che) sia il caso di scegliere il percorso più veloce.
Ho quindi creduto che fosse meglio scegliere il percorso più veloce,  quello che richiedeva il minor tempo.
Questo credevo quel giorno.
Ma oggi, sapendo che poi ho perso l’aereo, non farei più la stessa scelta.
Oggi credo che quel giorno sarebbe stato più prudente partire alle 16, un’ora prima.
Immagino che io sia stato imprudente quel giorno a partire alle 17, e penso che partire almeno alle 16 sarebbe stato più prudente, più saggio.
La prossima volta credo che partirò alle 16,  perché in questo modo credo che riuscirò sicuramente ad andare al lavoro il giorno successivo.

Quel giorno ho iniziato a temere di perdere l’aereo intorno alle ore 18, più o meno.
Alle 18 Infatti,  mentre aspettavo l’autobus alla stazione di palais des congrès, pensavo:
Mmmmmmm, come mai non passa l’autobus? Ci sarà un incidente? Se continua così temo che perderò l’aereo.
In effetti c’era un incidente sulla strada per l’aeroporto, un incidente che immagino (che) abbia fatto perdere l’aereo a molte persone, non solo a me.
Appena ho saputo dell’incidente ho pensato di essere molto sfortunato.
C’è sfortuna! Se avessi immaginato, sarei sicuramente partito prima.
Mia figlia mi aspettava quella sera, voleva il bacino della buonanotte prima di andare a dormire. Quando sono arrivato a casa mi ha detto: “papà, credevo che tu fossi (saresti) arrivato a casa ieri”.
Mi dispiace, le ho detto, ma…
“sei sempre il solito distratto papà!”

lo so, pensavo di fare in tempo, quel giorno ho creduto che fossi uscito in tempo per prendere l’aereo, ma non è colpa mia! Credevo di essere in tempo.

E lei mi ha risposto: ma il giorno prima, quando hai programmato il viaggio, credevi che fossi (saresti)  arrivato in tempo per l’aereo?

Sì, certo” – ho risposto io, “credevo fossi (sarei) arrivato in tempo, e l’ho creduto fino alla fine, anche il giorno stesso credevo fossi in tempo”.

Ele: “pensavi anche che il giorno successivo al viaggio saresti stato in ufficio?”

“”Sì, lo pensavo, lo pensavo sì! Non credevo che a Parigi ci fosse traffico”.

Poi mia figlia mi ha chiesto: “ma il dirigente del tuo ufficio, sa che sei stato a Parigi?

Sì, certo che lo sa che ero a Parigi, sa che sono stato a Parigi“.

Ele: “sa che adesso sei a Roma?

Sì, lo sa, certo! Sa bene che ora sono a Roma.”

Ele: “sa anche che solo domani andrai al lavoro?

“Sì, naturalmente, lo sa, lo sa che domani sono al lavoro. La mia dirigente sa tutto! Sa che andai via da Roma, sa chesono stato a Parigi, sa che ora sono di nuovo a Roma, e sa anche che domani andrò al lavoro. Tutto sa”

Quindi la mia dirigente ha saputo che sono tornato a Roma, e sapeva anche che il giorno prima ero stato a Parigi, e sapeva anche che il giorno dopo sarei stato in ufficio.

Bene, finita la storia. Tranquilli, capisco che la prima volta può spaventare. Quello che dovete fare ora è solo finire di ascoltare il podcast, dopo aver fatto un esercizio di ripetizione. Non pensate alle regole, non vi preoccupate.

Ripetete dopo di me e state trqnauilli: Pronti? Via!

 

mio figlio sa che ieri sono stato a Parigi.

—–

mio figlio sa che adesso sono tornato a Roma, senza cioccolatini

—-

mio figlio sa che domani tornerò in ufficio

credo che ieri io sia stato troppo superficiale

—-

penso che oggi io sia un po’ più saggio di ieri

—-

Immagino che io domani sarò in ufficio

—–

 

 

Bene, dopo questa storia, dopo averla ascoltata più volte vedrete che la parolina “CHE” in realtà non sempre è presente tra i due verbi. Nella storia ci sono molti esempi in cui ho ripetuto la stessa frase con e senza il “che”.

Infatti posso dire ad esempio:

“oggi pensavo non venissi al lavoro, oppure “oggi pensavo che non venissi al lavoro”. Pensavo che non venissi, oppure pensavo non venissi. Posso dire in entrambi i modi. Il verbo pensare però c’è sempre. Ricordate questo.

 

Poi, vi avevo promesso che vi avrei spiegato la regola.

Innanzitutto dobbiamo dire che tecnicamente si parla non di due verbi, ma di due frasi, quella che viene prima e quella che viene dopo. La prima si chiama frase principale e la seconda frase subordinata. Ma questo è meno importante, ed io non sapevo questa cosa prima di leggerla su internet. Non c’è bisogno di saperlo.

Potete continuare a pensare ad una sola frase divisa in due parti dove nella prima parte c’è uno dei verbi elencati sopra: pensare, credere, temere, immaginare, eccetera.

 

Ok? ascoltate più volte l’episodio.Non dimenticate! Per la spiegazione tecnica della regola vi rimando a due pagine ben fatte.
1) http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2012/01/19/concordanza-dei-tempi-con-lindicativo/
2) http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2012/10/18/la-concordanza-dei-tempi-con-il-congiuntivo-1/

 

Ele: papà, hai portato i cioccolatini da Parigi?

 

Gianni: oddio, i cioccolatini!!

 

Ele: ma sei restato anche un giorno in più! Uffa!!!

Video con sottotitoli