Ripasso (1-120): la testa di marmo e l’oste chiacchierone

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Trascrizione

Buongiorno cari amici del sito italiano semplicemente. Sono di nuovo qui. Mi chiamo Bogusia, sono un membro dell’associazione italiano semplicemente. Si dà il caso che la rubrica che si chiama “due minuti con italiano semplicemente” abbia sorpassato la soglia, nientepopodimeno che di 100 episodi. Tutti realizzati con i fiocchi ovviamente.

woman standing near white dome building
Photo by Polina Kostova on Pexels.com

Hai visto mai che qualcuno si arrabbi se lo dico, ma penso che un bel ripasso di alcune di queste belle espressioni non sia affatto un’idea peregrina.

Ho deciso di tornare alla carica con la rubrica delle meraviglie di Roma. Ho un po’ una fifa blu di non riuscire a sfoderare qualcosa di avvincente, spero e credo di sì, ma può darsi che ci sarà qualcuno di diverso avviso e per questo mi scuso in anticipo. Non vorrei tenervi sulle spine e inizio senza cincischiare. Il mio racconto di oggi verte su Piazza Navona.

Come di consueto, sono restia nel raccontarvi delle bellezze o della storia. Non che io me ne freghi, piuttosto sono votata ad andare fino in fondo e soprattutto mi interessano le leggende e le cose che sfuggono a tanti visitatori dei luoghi storici. Che vuoi, ho preso questa brutta piega ed ormai sono affezionata a questo mio modo di fare. Mi sono prefissa però di rispolverare un po’ di informazioni su Piazza Navona in quanto ben conosciuta da tutti, essendo tappa fissa di diversi itinerari turistici. È una delle più belle piazze d’Italia. Oltre alla prestigiosa opera di Gian Lorenzo Bernini, che balza subito agli occhi, cioè la Fontana dei quattro fiumi, la piazza offre molte altre possibilità per ammirarla.

C’è anche la Fontana del moro e quella di Nettuno. C’è poi la bella Chiesa di Sant’Agnese, opera del Borromini: anche questa forma un binomio inscindibile con la piazza. Piazza Navona fa parte del cuore pulsante del centro della capitale e nei suoi pressi sorgono ristoranti, bar e locali per il divertimento tanto diurno quanto notturno. Con i pasti buonissimi sempre da completare con un bell’ammazza caffè.

A volte, si sfora un po’ con l’alcol e, vista la misura colma, sfuggono le cose piccole da ammirare che hanno sempre un certo non so che. Adesso tocca a me raccontarvene una di queste.

Eccovi la storia della testa di marmo e dell’oste chiacchierone.

In pochi notano questa piccola testa di marmo affacciata su Piazza Navona. Si trova sulla parete di un palazzo. Aguzzando la vista, stropicciandovi gli occhi, provate a cercarla voi. Mi vedo costretta a darvi un indizio però: cercate su un muro al di sopra dell’insegna di un ristorante. Quella maschera marmorea, sembra quasi un uomo che tenta di uscire a tutti i costi e anche di buona lena, dal muro.

Chi era quell’uomo? Io che mi ci sono trovata a tu per tu vi dico: era un oste di una taverna in cui forse una volta siete già stati oppure dove un giorno, prima o poi, pranzerete.

Alla fine del ‘500, al soglio pontificio salì Sisto V, che si preoccupò molto della sicurezza e della giustizia, tant’è che le esecuzioni pubbliche, in soli 5 anni di pontificato si moltiplicarono a dismisura. È pur vero che la Roma dell’epoca era tutto tranne che una città sicura: voci false e tendenziose, ladri di ogni genere, poveri affamati che non lesinavano di usare armi bianche per estorcere cibo e denaro.

Papa Sisto V, da buon amministratore di un’area vasta ed essendo anche lui un dritto non solo si preoccupava, ma siccome ne andava pure della sua reputazione, pare che amasse uscire in incognito, vestendosi come la gente povera, ed ascoltare ciò che il “popolino” aveva da dire. Un giorno si recò in una taverna di Piazza Navona e cominciò a parlare con l’oste, il quale non lo riconobbe e gli disse sinceramente il suo parere, come si deve, andando dritto al punto, senza restare sul vago, appunto. Sono così venute a galla, in men che non si dica, tutte cose poco lusinghiere, giudizi molto taglienti e critici sul modo di gestire le cose a Roma da parte del pontefice. Di questo l’oste, poveraccio, dovette risponderne e pagarne lo scotto. Nessuno strappo alla regola.

Il giorno dopo infatti l’oste vide sistemato davanti al suo negozio, un patibolo. Mai avrebbe pensato che quello fosse destinato proprio a lui. Era duro di comprendonio? Che ne so io? Direi che era troppo sbadato forse, oppure che fu preda degli eventi. L’oste chiese perdono ovviamente, ma nessuno, né tanto meno Sisto V glielo concesse.

Tutte le richieste di perdono lasciarono il tempo che trovarono. Fu così che l’oste venne di punto in bianco impiccato per le sue parole.

Pare, infine, che i suoi amici, affissero sul muro davanti alla taverna, questa testa in marmo raffigurante l’oste. Un ricordo di un uomo che disse semplicemente ciò che pensava ma forse alla persona sbagliata… Oggi la testa è ancora lì, per qualcuno rappresenta un ammonimento a non parlare in modo sconsiderato, per altri il ricordo del coraggio di chi è morto pur di non rinunciare alla libertà di espressione? Sfido chicchessia a pensare, soffermandosi sulle proprie emozioni. Finita la storia.
Qualora abbiate abbozzato a lungo e le mie storielle vi abbiano fanno venire il latte alle ginocchia, non abbiate timore di chiosare contro di me.

Non c’è bisogno di essere sempre accondiscendenti o sottostare alle idee altrui.
In ogni caso, il racconto non è stato sguarnito delle espressioni di due minuti con italiano semplicemente, ed inoltre non c’è stato bisogno di ricorrere a racconti osé per attirare la vostra attenzione. Tanti abbracci, ciao e alla prossima.

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Un pensiero su “Ripasso (1-120): la testa di marmo e l’oste chiacchierone

  1. Bravissima!! Racconto pieno zeppo di espressioni utilissime altro a raccontarci una bella storia di questa meravigliosa città. Grazie mille a te ed a italiano semplicemente per un grande lavoro di gruppo.

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