Ammorbare, assillare, infastidire, tormentare

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episodio 1247

Trascrizione

Bentornati su Italiano Semplicemente e in particolare nella rubrica ” due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di un verbo molto interessante, molto espressivo e anche un po’… fastidioso.

Il verbo del giorno è: ammorbare. Poi vediamo anche alcuni verbi simili.

Comunque, già dal suono, diciamolo, ammorbare non promette nulla di buono.

Sembra quasi di sentire qualcosa che si attacca addosso, qualcosa di sgradevole, qualcosa che disturba.

E infatti il significato va proprio in quella direzione.

Ammorbare significa infastidire, annoiare, disturbare in modo insistente, spesso fino a diventare insopportabile.

È un verbo che si usa soprattutto quando qualcuno o qualcosa ci tormenta, ci assilla (bel verbo anche questo), ci rende difficile stare tranquilli.

Per esempio:

Quel vicino mi ammorba con la sua musica ad alto volume.

Oppure:

Non ammorbare tutti con le tue lamentele.

In questo caso, il verbo ha un tono abbastanza forte, ma anche colloquiale. In effetti è un verbo molto informale.

Non è volgare, ma è certamente espressivo.

Se dico che qualcuno mi ammorba, non sto semplicemente dicendo che mi dà fastidio.

Sto dicendo che mi opprime, che mi esaspera, che la sua presenza o il suo comportamento diventano pesanti. Della pesantezza abbiamo già parlato vero?

È un fastidio che , tra l’altro, si accumula. E quando è troppo è troppo!

È un fastidio insistente, quasi appiccicoso.

Ma sapete da dove viene questo verbo?

Qui la questione si fa interessante.

Ammorbare deriva da morbo.

E il morbo, anticamente, era una malattia grave, contagiosa, spesso devastante. Si usa anche oggi comunque. Il morbo di Parkinson è abbastanza frequente tra le persone anziane. A parte questo però non si usa molto come termine, se non fosse però per il verbo ammorbare.

Pensate al morbo come a qualcosa che si diffonde e rovina l’ambiente.

Da qui nasce l’idea figurata di ammorbare: rendere l’aria pesante, guastare l’atmosfera, contaminare il clima emotivo, persino togliere il respiro.

Insomma, in origine si parlava di malattie vere, oggi, invece, si parla di persone, situazioni, discorsi.

Se qualcuno ammorba una conversazione, la rovina.

Se un problema ammorba la giornata, la rende pesante.

Se un odore ammorba una stanza… beh, lì il significato è quasi letterale.

Perché sì, ammorbare può riferirsi anche a cattivi odori.

Un odore può ammorbare un ambiente, cioè renderlo irrespirabile, sgradevole.

E questa sfumatura ci aiuta a capire bene il verbo.

Perché l’idea centrale è sempre quella di qualcosa che invade e disturba.

Non è mai un fastidio momentaneo, ma una presenza che permane.

Pensate anche a certe discussioni interminabili.

Ci sono persone che, appena aprono bocca, iniziano a parlare senza fermarsi.

Dettagli inutili, ripetizioni, lamentele, polemiche.

Ecco, quelle persone possono ammorbare tutti. Sono ammorbanti.

Naturalmente, magari senza volerlo.

Ma l’effetto è quello.

Si crea un clima pesante.

Un’atmosfera che stanca.

E allora qualcuno, dentro di sé, pensa:

Basta, mi stai ammorbando.

Sì, proprio così.

Anche se spesso il verbo viene usato all’infinito o al participio:

È un discorso ammorbante.

Oppure:

Una presenza ammorbante.

Anche se, a dire il vero, l’aggettivo “ammorbante” non è tra i più comuni.

Si capisce, ma non è frequentissimo.

Più spesso si preferisce dire: pesante, opprimente, fastidioso.

Vediamo ora alcune espressioni simili.

Per esempio: assillare. Dicevo che anche questo è interessante. Un po’ diverso però.

Chi assilla insiste continuamente.

Domande, richieste, pressioni.

C’è una certa idea di persecuzione. l’uso più comune riguarda persone:

Giovanni mi assilla con le sue domande.

Il capo assilla i dipendenti.

Però anche elementi non umani possono assillare, soprattutto in senso figurato.
Per esempio:

Un dubbio mi assilla.

Il pensiero del futuro lo assilla.

La paura di sbagliare la assilla da giorni.

Poi abbiamo tormentare.

Molto forte. Si può usare quasi sempre in sostituzione di assillare ma tormentare richiama la tormenta.

Però assillare richiama insistenza continua, ripetizione, pressione costante.

È qualcosa che “martella”.

Tormentare, invece, è più intenso e più emotivo: evoca sofferenza, agitazione, dolore interiore.

Può essere fisico o psicologico.

Un pensiero può tormentare.

Una persona può tormentare.

E ancora: infastidire, verbo decisamente più neutro.

Molto comune, ma meno intenso.

Ammorbare, invece, ha qualcosa di più viscerale.

Più atmosferico. Me lo concedete?

Come se il fastidio si diffondesse nell’aria. Ecco, adesso l’ho spiegato bene no?

E anche per questo è un verbo molto efficace.

Molto italiano, direi.

Perché in Italia quasi mai non ci limitiamo a dire che qualcosa è noioso.

No.

Diciamo che ci ammorba.

Oppure pensate ai messaggi continui sul telefono.

Notifiche, gruppi, vocali interminabili.

Chi vi manda cinquanta messaggi al giorno potete dire che vi ammorba. Tecnicamente è stalking, praticamente vi sta ammorbando!

Allora, fate attenzione a non ammorbare gli altri.

Ma soprattutto, imparate a riconoscere ciò che vi ammorba.

Perché dare un nome preciso alle sensazioni è già un modo per capirle meglio.

E magari anche per evitarle.

Infine, ricordate che ammorbare è un verbo forte, colorito, molto utile per descrivere fastidi insistenti e atmosfere pesanti.

Usatelo con intelligenza ma non troppo spesso… altrimenti rischiate di ammorbare chi vi ascolta.

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