Grandi personaggi italiani: Umberto Eco

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Buongiorno, amici di Italiano Semplicemente. Spero stiate tutti bene. Dunque oggi inizia una serie di episodi dedicati ai grandi personaggi italiani.
Lo avevo preannunciato nel corso dell’ultimo episodio, quando abbiamo parlato di terremoto e dei termini più usati quando si parla di terremoto, articolo tra l’altro molto apprezzato a giudicare dal numero delle visite.

Ebbene sulla pagina Facebook vi avevo chiesto da quale grande personaggio italiano iniziare e ho notato che c’è stato molto interesse su questo argomento; ne sono molto felice, quindi ho solamente l’imbarazzo della scelta:
Valentino Rossi per il MotoGP, Umberto Eco per la letteratura, Garibaldi per ciò che ha fatto per l’Italia, Dante Alighieri, chi non conosce la Divina Commedia? I grandi artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo,  Pinturicchio, Giotto, il Ghirlandaio,  Cimabue, Brunelleschi, Bernini,  Caravaggio. Chi più ne ha, più ne metta! C’è anche chi mi ha proposto Nerone; bene. Abbiamo quindi il materiale per un paio di anni di lavoro.

Inizialmente, pensando a questa idea, avevo proposto ai visitatori di Italiano semplicemente l’attore Roberto Benigni, ed anche Rita Levi Montalcini per la letteratura, o anche Pavarotti, famoso cantante lirico, ma voglio considerare ovviamente le vostre indicazioni quindi vorrei iniziare con Umberto Eco.

Prima di iniziare a parlare di Umberto Eco, vorrei darvi una piccola informazione che probabilmente non avete ancora notato, perché pubblicando molti episodi recentemente siete giustamente concentrati su questi, ma vorrei accertarmi del fatto che avete notato che ho creato una pagina che si chiama DONAZIONE. DONAZIONE è una pagina che serve ad aiutare i creatori di contenuti come me, ad aiutare tutte le persone che mettono dei contenuti a disposizione gratuitamente a raccogliere dei fondi che possono donare i donatori. I donatori sono le persone che consumano i contenuti gratuiti, come voi in questo caso, e questa pagina dà la possibilità ai donatori di aiutare il creatore di contenuti attraverso una donazione mensile. Ogni mese voi donate una piccola somma, e quello che è veramente stupefacente è che si può donare anche 1 solo euro. Questo vuol dire che voi potete donare anche 1 euro al mese e così potete aiutare il creatore di contenuti e la pagina internet che seguite. Potete ovviamente pagare usando qualsiasi altra moneta e potete, ovviamente, fermarvi quando volete voi, potete decidere di pagare quanto e quando volete voi. Uno strumento molto flessibile dunque. Quello che mi piace di questo sistema è che è basato sulla fiducia ed è basato sulla volontà: voi non siete obbligati a farlo, potete continuare semplicemente a consumare i contenuti senza aiutare Italiano Semplicemente e ad ogni modo, credo che sia un sistema niente male; non a caso viene utilizzato in molti siti web.

Sapete che Italiano Semplicemente sta crescendo grazie a voi tutti ed io vi ringrazio di questo. Non è facile per me che ho anche un lavoro e una famiglia da seguire quindi devo trovare il tempo per occuparmi anche di ciò di cui sono appassionato. Non ho mai messo alcuna forma di pubblicità sul mio sito perché so che può dar fastidio e può distrarre i visitatori. Quindi continuerò ad occuparmi di voi e a fare in modo che possiate migliorare il vostro italiano con divertimento e se possibile senza annoiarvi.

Se volete aiutare la missione di Italiano Semplicemente, in alto sul sito c’è il pulsante “donazione” e vedrete che è semplicissimo e velocissimo, soprattutto se avete Paypal. Ad ogni modo vi ringrazio di dedicare il vostro tempo per considerare questa possibilità. Non so neanche se funziona ancora, fatemi sapere se avete problemi.

Allora parliamo di Umberto Eco ora: Il motivo di questa scelta è che il primo che me l’ha proposto mi ha ricordato una cosa su Umberto Eco, vale a dire una sua frase celebre che è la seguente:

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”

Umberto Eco è morto abbastanza recentemente, a Milano, il giorno 19 febbraio di quest’anno, del 2016, dopo aver vissuto per 84 anni. Infatti Umberto Eco nasce ad Alessandria, il giorno 5 gennaio 1932. Attenzione perché (apro una piccola parentesi) ho appena detto “nasce” ad Alessandria e non ho detto invece “è nato” e neanche “nacque” ad Alessandria. Ho usato dunque il presente del verbo nascere. Come mai? Non si tratta di un errore: è corretto, quando si parla di nascite, e quando si parla di qualcuno che è nato in un certo luogo in una certa data posso talvolta dire: “nasce”: Umberto Eco nasce ad Alessandria, oppure Umberto Eco nasce nel 1932. Anche nei testi scolastici è comune l’uso del presente; per esempio: “Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785″. Attenzione però perché se la persona è ancora viva, in tal caso si usa dire “è nato”. Vi potrebbe venir voglia di dire che Umberto Eco “era nato” ad Alessandria poiché ora è morto, ma in realtà non si usa fare questo, anche se dal punto di vista grammaticale non sarebbe scorretto. Diciamo che “nasce nel” o “nasce a ” quindi al presente è una forma che si usa quando la persona è morta. Chiudiamo la parentesi; è solamente per dirvi che la grammatica non sempre ci è di aiuto per parlare ed esprimerci correttamente

Tornando ad Eco, non parlerò oggi ovviamente di tutta la sua vita e di tutto quello che ha fatto, anche per non annoiare i visitatori. Quello che farò, ogni volta, in questa rubrica, è ricordare alcune cose, alcuni fatti importanti, alcune cose “degne di nota” di un personaggio. Quando una cosa è degna di nota vuol dire che è importante. Degna di nota vuol dire degna di essere citata, degna di essere ricordata. Degna significa che ha dignità, quindi degna vuol dire che vale la pena di ricordare.

La frase precedentemente citata è una frase infatti veramente degna di essere citata. La lettura è una delle cose che veramente ci distingue dall’animale. C’è anche una famosa frase di Mark Twain secondo la quale “chi non legge non ha nessun vantaggio su chi non sa leggere“. Anche questa è una frase di grande effetto.

Ma innanzitutto perché è famoso Umberto Eco e perché vale la pena di essere ricordato? Non è solo per questa frase evidentemente. Eco è stato un uomo nato in una famiglia normale; era figlio di un semplice impiegato delle Ferrovie dello Stato, quindi  non di personaggi famosi. Apparteneva insomma ad una famiglia normale. Ha studiato filosofia, laureandosi nel 1954. Nella sua vita Umberto Eco si interessò in realtà di molte cose: prima di filosofia e cultura medievale, successivamente si è interessato molto alla comunicazione dei mass media e all’influenza dei mass media nella cultura di massa, ma anche di politica e di molti altri aspetti. Oggi mi soffermerò in particolare su alcune curiosità che riguardano Umberto Eco, che credo siano interessanti per chi segue Italiano Semplicemente.

Mi ha colpito che Eco ad esempio sia stato un grande appassionato di fumetti, ed in particolare di un fumetto di nome “Dylan Dog“, un fumetto del quale anche io stesso sono stato molto appassionato in passato. Mi ha molto colpito questa cosa. Umberto Eco diceva che lui poteva leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog tranquillamente per giorni e giorni senza mai annoiarsi.

Per chi non lo conosce, Dylanj Dog è il famoso “indagatore dell’incubo“, nome sicuramente complicato per voi stranieri. L’Indagatore  dell’incubo è colui che indaga sull’incubo, cioè Dylan Dog è un indagatore, cioè un investigatore, come Sherlock Holmes ad esempio, ed è un investigatore dell’incubo, lui indaga, investiga, sull’incubo. L’incubo è la parola indicata per descrivere un brutto sogno, un sogno pauroso. Pensate che questo fumetto ha anche dedicato uno dei suoi numeri ad Umberto Eco, ed in questo fumetto, in questo numero, il personaggio protagonista, che si chiama appunto Dylan Dog, è stato affiancato proprio da Umberto Eco, per fare, pensate un po’, un’indagine sull’origine delle lingue del mondo. Un’indagine per capire, per scoprire l’origine, cioè come sono nate, le lingue nel mondo.

Umberto si occupa anche di narrativa, ed è all’età di 48 anni fa il suo ingresso nel mondo della narrativa. Il suo più grande successo è il libro dal titolo “Il nome della rosa“, un successo strepitoso che è stato tradotto in moltissime lingue diverse, ben 47 se non sbaglio. Probabilmente moltissimi di voi avranno letto Il nome della rosa.

Una delle caratteristiche più note di Umberto Eco era sicuramente l’umorismo. Questa è un’altra cosa degna di nota, secondo me. Si è parlato dell’umorismo come di una vera arma letteraria di Umberto Eco. Il fatto stesso di citare Dylan Dog vicino alla Bibbia e ad Omero ne è una chiara dimostrazione, secondo me.

Umberto Eco si è occupato anche della lingua italiana. Lo ha fatto in moltissimi modi diversi a dire il vero, e vorrei soffermarmi un po’ su questo aspetto perché chi ascolta questo podcast sono sicuro troverà interessante le idee di Umberto Eco in proposito. In una intervista del 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, Eco parla ad esempio dei dialetti italiani. I dialetti sono diffusissimi in Italia. Un dialetto è una lingua che si parla in una specifica parte dell’Italia; il dialetto ha quindi un ambito geografico limitato, si parla in un ambito geografico limitato ed in Italia ci sono moltissimi dialetti, moltissime lingue che sono simili alla lingua italiana, chi più chi meno: alcuni dialetti sono veramente difficili da comprendere però.

Molti dialetti sono più famosi degli altri, perché più caratteristici, perché spesso legati a personaggi italiani famosi: parlo del dialetto napoletano, che si parla quindi a Napoli e dintorni, o del dialetto siciliano. Questi due dialetti sono sicuramente più famosi degli altri. Non ci dimentichiamo del dialetto romano inoltre. Ci sono però dialetti altrettanto caratteristici ma meno famosi all’estero, come il dialetto sardo, che si parla in Sardegna, il dialetto milanese eccetera. Potrei continuare all’infinito, perché in Italia in realtà ogni piccolo paese, anche il più piccolo di 100 abitanti ha un suo dialetto caratteristico: qualche volta si parla di una leggera inflessione, di una leggera differenza nella lingua parlata rispetto ad altri dialetti, ed altre volte si tratta di una vera e propria lingua, che può essere anche molto diversa dalla lingua italiana come dicevo prima.

Ebbene Umberto Eco in questa intervista del 2011 parla della lingua italiana e parla anche delle differenze tra la lingua italiana e le altre lingue. Trovo personalmente molto interessante ciò che ha detto in proposito.

“…e un lettore inglese che prendesse in mano il Canterbury Tales di Chaucer (nota: XIV secolo) che è scritto in middle english….. non riuscirebbe a capire niente, mentre un italiano prendendo in mano un libro sessant’anni prima di Chaucer, “nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura“, capisce benissimo”

Umberto Eco ci spiega che la lingua italiana non si è evoluta un granché, tra Leopardi e Petrarca ci sono 500 anni di differenza e non si nota molto la differenza nel linguaggio tra i due grandi letterati.

Umberto Eco dice poi, facendo uso dei suoi studi sulla comunicazione dei mass-media, che esiste un diffuso linguaggio basico che si è diffuso grazie soprattutto alla televisione, e questo ha messo in crisi i dialetti. I dialetti ovviamente hanno sofferto quindi la diffusione dell’italiano basico, ma i dialetti sono una buona cosa o sono considerati una cosa negativa per la lingua italiana e per l’Italia in generale?

Dobbiamo considerare i dialetti locali come una caratteristica di arretratezza culturale, come segno di ignoranza oppure i dialetti sono una cosa da proteggere perché preziosa?

Eco sottolinea come gli esperti della lingua italiana fino a qualche anno fa auspicavano che si abbandonasse l’uso dei dialetti per favorire l’uso della lingua italiana nazionale. Oggi invece gli stessi linguisti credono che i dialetti siano un patrimonio da conservare e si chiedono come fare per evitare l’estinzione dei dialetti, considerati quindi come qualcosa di prezioso, da conservare e proteggere. Ma l’italiano sta comunque cambiando; si evolve, si sviluppa lo stesso nonostante il basic-italian diffuso dalla TV: negli anni 50 in una famiglia italiana i genitori parlavano in dialetto ed i figli che andavano a scuola parlavano l’italiano. Oggi le parti pare si siano invertite. Ora i figli sono cresciuti e sono diventati genitori ed i figli di oggi, dice Umberto Eco, non sanno più parlare italiano, perché i giovani usano molto gli sms, ed oggi ancora più del 2011 usano molto Facebook e Whatsapp, in cui si usa un linguaggio semplificato, fatto di sigle e di scorciatoie, di parole tagliate ed acronimi inventati. Le nuove generazioni leggono meno dei loro genitori, leggono meno i giornali e guardano meno la TV. I giovani preferiscono brevi messaggi, anzi, brevi sms.

Spero che i giovani che seguono Italiano Semplicemente invece siano dei buoni lettori ed anche dei buoni ascoltatori. Trovo la frase di Umberto Eco veramente molto profonda, soprattutto nella parte finale quando dice: “la lettura è un’immortalità all’indietro”, vale a dire con la lettura si vive più a lungo, ma la vita si allunga all’indietro, indietro all’infinito, fino a  diventare immortali: la lettura è un’immortalità all’indietro.

Spero che questa nuova rubrica vi piaccia, ogni volta faremo un personaggio italiano diverso e cercheremo alcuni spunti che possano avere a  che fare con la lingua italiana, con l’apprendimento della lingua italiana, come abbiamo fatto oggi. Continuate a lasciare messaggi sulla pagina Facebook e fatemi sapere quale personaggio volete sia il protagonista del prossimo grande personaggio italiano.

Grazie di essere sempre più numerosi e fedeli a seguire Italiano Semplicemente. Io sono sempre molto felice di leggere i vostri commenti e di discutere con voi, di connettermi con voi anche chiarendo dei dubbi che possono venire ascoltando i podcast.

Non esitate ad unirvi con noi su Facebook o su Twitter o Instagram al fine di riuscire a portare a termine  la mia missione che è quella di aiutarvi ad imparare a comunicare in Italiano. Voi comprendete già l’italiano, lo capite, volete parlarlo ed è la mia missione quella di aiutarvi a riuscirci.

Ora vi dico a presto, ed al prossimo episodio di Italiano Semplicemente, in cui vi spiegherò il significato de “il quarto d’ora accademico“, una caratteristica tutta italiana.

Ciao ciao.

 

Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura

tutte le frasi idiomatiche

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Trascrizione

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Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura. Spieghiamo oggi questa bella frase.

Buongiorno a tutti innanzitutto e grazie di essere all’ascolto di Italiano Semplicemente.

Avrete sicuramente notato com’è piacevole ascoltare questa frase. Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura. Una frase molto melodiosa senza dubbio, che viene voglia di ripetere più volte,  tanto è armoniosa e piacevole.

È una frase che di primo acchito, cioè d’impulso, verrebbe da attribuire a Dante Alighieri. Si può pensare che questa frase sia del sommo poeta fiorentino. Il grande poeta italiano, toscano, fiorentino (cioè di Firenze), famoso in tutto il mondo.
“Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura” però è una frase che è riportata, anche se non in questa forma, in un’opera di un altro autore italiano, molto meno conosciuto rispetto a Dante Alighieri. Si tratta di Pietro Metastasio, un poeta e drammaturgo italiano vissuto nel xviii-esimo secolo.

Perché l’altrui misura
ciascun dal proprio core,
confonde il nostro errore
la colpa e la virtù.

Questi sono i versi di una delle sue opere, che chi vuole può approfondire attraverso una ricerca su internet, versi che non contengono esattamente la frase oggetto di spiegazione però.
In ogni caso, inizialmente oggi vi spiegherò la frase parola per parola,  poi il significato della frase intera ed il motivo per cui è stata scritta in questo modo, apparentemente un po’ strano.
Dunque:
“Ciascun” sta per ciascuno, cioè ognuno, cioè ogni persona. Ciascun significa quindi tutti, tutte le persone,  tutti gli esseri umani sulla terra.

“Cuor”, allo stesso modo, sta per cuore, ed il cuore è l’organo più importante del nostro corpo, l’organo che serve a far scorrere il sangue nelle vene, ed è l’organo, la parte del corpo associato, più delle altre parti del corpo, al sentimento dell’amore, perché quando ci emozioniamo, quando ci innamoriamo, il nostro cuore batte più velocemente.
Poi si usa spesso nella poesia italiana togliere l’ultima lettera di una parola, quando si tratta di una vocale, quindi la vocale è la lettera “e”, in questo caso, che sta proprio alla fine di cuore.
Quindi ciascuno diventa “ciascun” e cuore diventa “cuor”.
“Ciascun dal proprio cuor” è molto più bello all’ascolto di “ognuno dal proprio cuore”, per questo nella poesia italiana si usano le contrazioni, cioè per questo si taglia spesso l’ultima vocale.
Vediamo ora la parte più difficile: “l’altrui misura”.

“L’altrui” significa “lo altrui”, e altrui vuol dire “degli altri”, delle altre persone.
La casa altrui è la casa degli altri, degli altri in generale.
Il coraggio altrui è il coraggio degli altri eccetera.
L’altrui quindi significa  “quello degli altri”, ma quello cosa? Di cosa parliamo? Stiamo parlando del cuore.

Quindi “l’altrui misura” significa “il cuore degli altri misura”, o meglio “misura il cuore degli altri”

“Ognuno,  dal proprio cuore, misura il cuore degli altri”.

Se ancora non si riesce bene a capire il senso della frase,  il motivo è che ancora non abbiamo visto la parola  “misura”, ed il suo significato.

Vediamo quindi la parola “misura”. Si tratta del verbo misurare.
Io misuro, tu misuri, lui/lei misura, noi misuriamo, voi misurate, essi misurano.
Misurare significa prendere le misure con uno strumento di misurazione. Ad esempio se misurate la lunghezza di un tavolo, dovete prendere un metro, cioè uno strumento per la misurazione della lunghezza, lo misurate e dite ad esempio che il tavolo misura 2 metri di lunghezza.
Oppure misurate la vostra altezza e vedete che siete alti 1 metro e 87 centimetri, ad esempio come nel mio caso.
Oppure, misurate il vostro peso con una bilancia. Salite sulla bilancia e vedete che il vostro peso, la misura del vostro peso è 83 kilogrammi.
Quindi è importante avere uno strumento per misurare qualsiasi cosa vogliate misurare.
Senza strumento, senza il metro o senza una bilancia non possiamo misurare altezza e peso rispettivamente.
Bene, quindi ammettiamo che voi dobbiate misurare un cuore. Come fate? Quale strumento utilizzate per misurare il cuore di un’altra persona? Il cuore di un altro, il cuore altrui. Usate l’unico strumento che avete a disposizione: il vostro cuore. Per vedere, per valutare, per giudicare il cuore di un altra persona, per capire se è un cuore buono o cattivo, prendete il vostro cuore lo mettete vicino al cuore che dovete misurare e confrontate i due cuori, e vedete che i due cuori sono uguali, o meglio sembrano uguali.
Misurate il cuore di un’altra persona utilizzando il vostro cuore come strumento.
E questo lo fanno tutti. Ciascuno di noi lo fa. Ciascuno di noi misura il cuore degli altri utilizzando il proprio cuore. Ciascuno di noi misura il cuore altrui dal proprio cuore. “Dal proprio cuore” significa “a partire dal proprio cuore” cioè “prendendo come strumento il proprio cuore” . Cosa significa però?
Significa che se io ho un cuore buono, cioè se io sono una persona buona, credo che anche il cuore altrui sia buono, anche se non è così.
Ma questa frase vale per tutte le caratteristiche umane.
Se io sono una persona che pensa solo a se stesso, se cioè sono un egoista, e mi disinteresso degli altri, allora credo che anche gli altri pensino solamente a se stessi, ad esempio. Credo che anche gli altri siano come me. Se invece sono una persona buona, altruista, cioè penso molto altri altri, agli interessi degli altri, ai loro bisogni eccetera, allora credo che anche gli altri siano così, e non sono portato a credere che ci siano persone egoiste, credo che anche le altre persone siano come me, quantomeno fino a prova contraria.
Ciascuno di noi misura gli altri partendo da sé stesso, perché è questo l’unico strumento che abbiamo per misurare gli altri.
Abbiamo solamente noi stessi.
“Ciascun dal proprio cuor, l’altrui misura”. Una frase molto bella, poetica, una espressione entrata ormai nel linguaggio comune, anche se in realtà non è molto utilizzata. O meglio, è utilizzata da coloro che hanno una cultura abbastanza alta, almeno questo per quanto riguarda la frase originale, con esattamente quelle parole.
In effetti capita spesso di non ricordare esattamente le parole della frase, ed allora magari si dice: ognuno pensa che gli altri siano come se stessi, ognuno guarda agli altri guardando se stessi, o anche ciascuno giudica gli altri partendo da sé stessi, o cose del genere.
Insomma, non è facile ricordarsi esattamente di tutte le parole della frase e come dicevo prima, si sente spesso attribuire la frase a Dante Alighieri, perché è a Dante Alighieri che dobbiamo molte frasi entrate nel linguaggio comune, come ad esempio “Chi è causa del suo mal pianga se stesso“, che abbiamo già spiegato qualche settimana fa.
Spero di essere riuscito a farvi comprendere il significato profondo di questa frase, di questo proverbio italiano.
È una frase profonda perché si applica a tutte le caratteristiche dell’essere umano. Una persona innocente, timida, che non farebbe male a nessuno, crede che anche gli altri siano così, buoni, affidabili, innocenti, almeno all’inizio.
Se invece una persona è inaffidabile, che non merita fiducia, allora anche lei non si fiderà di nessuno, non avrà fiducia in nessuno, perché penserà che gli altri siano come lui, o come lei.
Analogamente, se sei una persona sempre allegra, spensierata, sarai portato a pensare che la felicità dipenda da te, e non dalle cose che ti accadono, e penserai che tutti ragionano in questo modo, e ti stupirai quando vedrai qualcuno che invece non sorride mai, che è sempre triste, anche se non ha un motivo particolare per essere triste e per non sorridere.
Vi lascio riflettere su questa frase non appena avremo fatto un piccolo esercizio di ripetizione. Spero vi sia utile per capire la pronuncia e per apprezzare l’armonia e la bellezza della frase. Potete se volete ripetere la frase dopo di me, concentrandovi esclusivamente sulla melodia e sulla pronuncia.

Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
…………………

Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
…………………
Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
…………………
Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
…………………
Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
…………………
Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
…………………
Ciao amici.