650 Una questione di principio

Una questione di principio (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: non sono sicuro se uno studente non madrelingua di livello intermedio della lingua italiana sappia usare il termine “principio“.

La prima cosa che viene in mente ad un italiano è il fatto che somiglia molto alla parola “inizio“.

Può infatti rappresentare il primo momento:

Al principio non mi resi conto di ciò che stava accadendo

Il principio del mio discorso contiene i ringraziamenti

E’ il momento di dare principio al mio nuovo libro

Ricomincia dal principio

Quindi si parla di tempo ma non solo. Posso anche parlare di tempo e di spazio:

Il principio del nostro viaggio fu visitare Roma.

Spesso viene direttamente contrapposto al termine “fine”. Quindi c’è ad esempio il principio di un libro e la fine di un libro. E’ dunque un termine più concreto rispetto a “inizio” perché spesso si preferisce quando il periodo è circoscritto e specificato, o comunque dove almeno l’inizio è ben determinato:

Il principio dell’anno

Il principio del mese

il principio di una nuova vita

Non è un caso che all’inizio degli studi di una lingua si parli di principiante di una lingua.

Questa persona si trova al principio degli studi, che iniziano in un momento determinato.

Si usa spesso, ad ulteriore conferma di questo, la frase “dal principio alla fine, che significa completamente, per tutta la durata, per tutta l’estensione, per tutta la lunghezza ecc.

Devo studiare la prima guerra mondiale dal principio alla fine

Dal principio alla fine del libro

I tifosi hanno sostenuto la squadra dal principio alla fine della partita

Il tuo discorso è chiaro dal principio alla fine

Spesso succede che, sempre perché si parla di periodi con un inizio ben preciso, il termine principio sia simile anche a causa, origine di uno o più cose che sono accadute dopo.

Il Covid fu il principio delle difficoltà di Marco
La vincita alla lotteria fu il principio della fortuna della mia famiglia

Un secondo significato molto importante del termine è simile al termine “concetto“, di qualcosa che sta alla base di un ragionamento o di una convinzione, che possono formare anche una vera disciplina, una scienza, una dottrina.

Simile anche al “fondamento” di cui ci siamo occupati nell’episodio 256.

Come si usa quindi il termine principio in questo senso?

Posso dire che ogni religione ha i suoi principi su cui è fondata, i suoi convincimenti, qualcosa che è considerato vero o valido.

Anche una scienza ha i suoi principi. Infatti si parla di “metodo scientifico” , fondato su principi come il principio della riproducibilità degli esperimenti per alcune scienze, oppure il principio di dire la verità e agire razionalmente sulla base di dati di pubblico dominio, accessibili. I principi impongono delle regole da rispettare o cose in cui credere, quindi coinvolgono questioni anche morali, come i principi del cristianesimo. I dieci comandamenti da rispettare sono tra i principi fondamentali della fede cristiana.

Quando costruisco una disciplina su delle basi generali, posso ugualmente chiamarli principi, perché è da questi principi che deriva tutta la teoria.

Avete fatto caso che molti libri scolastici si chiamano così:

Principi di economia

Principi di statistica

Principi del diritto

ecc.

Ma anche più banalmente, senza chiamare in causa religioni, scienze o discipline, anche un semplice ragionamento è basato su dei principi che è qualcosa che si ritiene vero, quindi convinzioni o presupposti essenziali. Anche questi sono principi.

Io ad esempio parto dal principio che per imparare una lingua occorre ascoltare molto e parlare molto. I principi su cui si basa il mio pensiero sono le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Se tu mi dici che per ottenere un risultato, per raggiungere un obiettivo puoi usare qualsiasi mezzo, io posso risponderti che il principio secondo cui il fine giustifica i mezzi non lo accetto. Questo è un principio sbagliato.

Il tuo discorso è basato su un principio sbagliato.

Una frase molto diffusa è poi “una questione di principio“.

Questa frase si usa quando si tiene molto ad una regola, si ritiene che una regola sia importante, che un principio sia importante, e che quindi vada rispettato, anche quando, al limite, le conseguenze del non rispettarlo possono sembrare trascurabili.

Vediamo come si usa:

Non puoi passare in questa strada, non vedi che è senso vietato? Non importa se è notte e non c’è nessuno adesso. E’ una questione di principio.

Quindi questa regola non dev’essere posta in discussione, questo divieto vale sempre, anche se non passa nessuno, anche se è notte.

No, io non mi vaccino perché sono contrario al vaccino. Non importa se sarò licenziato, non importa se il vaccino è gratuito. Ne faccio una questione di principio.

Lo Stato non deve pagare i tamponi ai no-vax, è una questione di principio.

Un’altra frase molto usata è:

In linea di principio

Che significa: sul piano teorico.

In genere quando usiamo questa locuzione lo si fa sempre in contrapposizione ad una nostra idea che è contraria, perché la teoria e la pratica spesso non vanno d’accordo.

Non sono contrario in linea di principio ai vaccini, però mi sembra ingiusto costringere le persone a farlo.

Significa che non ho alcun convincimento che mi fa andar contro ai vaccini, non ho prove che siano nocivi per l’uomo, non sono un no-vax, però sono contrario all’obbligo alla vaccinazione per una questione di libertà, anche se vaccinarmi non va contro ad un mio principio.

Evidentemente chi ragiona in questo modo si basa sul principio secondo cui non si possono obbligare le persone a vaccinarsi per una questione di libertà. Un principio che non trova invece d’accordo coloro che mettono il principio della salute al primo posto.

La tua libertà finisce dove comincia la mia!

Anche questo è un principio.

Si parla spesso anche di sani principi.

Se una persona è di sani principi significa che è una persona onesta e corretta, ma lo si può dire anche di chi non ha mai fumato, ha sempre creduto nello studio, non si è mai drogato, chi desidera avere una famiglia e crescere dei figli.

Sin dal principio dell’episodio sapevo che sarei andato ben oltre i due minuti. Pazienza. A chi mi ascolta e si lamenta di questo rispondo che in linea di principio avete ragione ma non ne facciamo una mera questione di principio altrimenti non riesco a dire tutto ciò che vorrei.

Non resta che ripassare allora. La parola ai membri:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in preparazione)

Rafaela (Spagna): scusate ragazzi, vorrei sapere se conoscete Torquator Tasso. Badate bene, ho messo una r in più (Torquator) e qualcuno potrebbe pensare si tratti di un errore. Urge allora una delucidazione in merito.

Albéric (Francia): bisogna prendere atto che ci sono quantomeno tre cose che hanno questo nome, con o senza erre.

M3: A scanso di malintesi qualcuno potrebbe fare luce? Attendo lumi.

Marcelo (Argentina): Torquato Tasso è stato un scrittore e poeta italiano del XVI secolo. Il suo capolavoro è considerato il poema “Gerusalemme liberata”. L’opera, che poi sarebbe stata pubblicata solo a 40 anni dalla sua morte, verte sulla prima crociata e la guerra tra cristiani e musulmani.

Harjit (India) : cosa dire circa il secondo significato? Torquato Tasso è anche un’opera teatrale di Johann Wolfgang von Goethe, uno scrittore tedesco, direi anzi lo scrittore tedesco per antonomasia. Goethe ha scritto quest’opera durante un viaggio in Italia e ha anche visitato la citta di Ferrara, là dove Torquato Tasso aveva vissuto.

Hartmut (Germania): Torquator Tasso (con la erre finale stavolta) è invece un cavallo tedesco. Si tratta di un cavallo da corsa. Quest’anno ha partecipato alla famosa corsa Prix de l’Arc de Triomphe in Francia. Volete sapere se ho scommesso su di lui?
Nemmeno per sogno! Infatti mai avrei pensato che Torquator Tasso potesse raggiungere uno dei primi posti, e i fatti era quotato 1:100! A priori le probabilità che vincesse erano remote. Sennonché invece ha vinto!

Rauno (Finlandia): bravissimi! Siete stati molto concisi. Ben vengano i membri che hanno queste idee geniali sui ripassi. Così possiamo unire l’utile al dilettevole, o se vogliamo prendere, come si suol dire, due piccioni con una fava.

Peggy (Taiwan): hai detto unire l’utile al dilettevole? Questa non è stata ancora spiegata ancora! E neanche prendere due piccioni con una fava. Le hai usate anzitempo, forse per sbaglio?

Irina (California): infatti fortuna vuole che sarà l’argomento del prossimo episodio. Ormai la frittata è fatta. Ci aggiorniamo domani.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.