Il silenzio assenso e il silenzio diniego
episodio 1283
Trascrizione
Oggi parliamo del silenzio-assenso, che è un’espressione molto usata soprattutto nel linguaggio burocratico e amministrativo. C’è di mezzo il rapporto tra i cittadini e l’amministrazione pubblica, cioè lo Stato.
Significa, in parole semplici:
Se l’amministrazione non risponde entro un determinato termine, entro un certo numero di gioeni, il suo silenzio può valere come un “sì”.
Il “silenzio” quindi è da intendere come una mancata risposta da parte dell’amministrazione,mentre l’assenso è un si, è un “va bene”. Viene dal verbo assentire, che significa “dire si”. L’assenso è l’opposto del dissenso, che significa quindi “dire no”. Assenso sta quindi per “essere d’accordo”, mentre dissenso sta per “non essere d’accordo”.
In questo caso, il silenzio viene interpretato come consenso, cioè come un’autorizzazione.
Questa è l’idea del silenzio-assenso.
Nella pubblica amministrazione il meccanismo può verificarsi quando un cittadino presenta una domanda a un’amministrazione pubblica.
Per esempio:
Ho presentato una richiesta per ottenere un’autorizzazione.
L’amministrazione ha un certo periodo di tempo per rispondere.
Il termine scade e non arriva nessuna risposta.
Se la legge prevede il silenzio-assenso per quel procedimento, la mancata risposta (cioè il silenzio) equivale all’accoglimento della domanda. La domanda viene accolta.
Quindi quella autorizzazione viene concessa senza che l’amministrazione l’abbia approvata espressamente. Si dice in questi casi che vale la regola del silenzio assenso.
Attenzione: questo non significa che ogni silenzio sia un sì.
Questo è il punto più importante.
Il silenzio-assenso non è una regola generale per qualsiasi richiesta. È un istituto giuridico (si chiama così) previsto dalla legge e, soprattutto nel diritto amministrativo, esistono eccezioni e casi in cui il silenzio non produce l’accoglimento della domanda. Anzi, spesso è esattamente l’opposto, come vedremo.
Perciò non possiamo dire semplicemente:
«Se la Pubblica Amministrazione non risponde, allora ho ottenuto quello che chiedevo».
Bisogna verificare che tipo di procedimento è e quale disciplina si applica.
Attenzione perché a questo punto devo dirvi che esiste anche il silenzio-diniego. Si può chiamaer anche o silenzio-rifiuto.
Ma come? Non dovrebbe chiamarsi silenzio-dissenso?
Ebbene no! Si chiama solenzio-diniego.
Infatti, benché l’opposto di assenso sia il dissenso – questa almeno è la parola più logicamente legata all’opposto di assenso – si usa in questi casi la parola diniego. Il diniego è nei fatti non solo un no, ma è un respingimento di una richiesta. Il respingimento è l’opposto dell’accoglimento.
Diniego deriva dal verbo negare, attraverso una forma antica collegata a diniegare, e indica appunto l’atto di negare qualcosa o rifiutare una richiesta. È un verbo piuttosto formale.
Nel silenzio-diniego, quindi il silenzio può produrre, nei casi previsti, l’effetto di un rifiuto.
Il verbo diniegare però difficilmente lo vedrete usato. Per esistere esiste, ma si usa veramente in casi rarissimi. Esiste anche dissentire (legatpo al dissenso), e questo si usa molto di più:
Mi sia consentito dissentire!
Mi consenta di disentire!
Formale anche questo. La parola diniego si usa pertanto spesso al posto di “rifiuto” nei documenti amministrativi.
In un documento amministrativo è molto più probabile trovare diniego che rifiuto.
«La richiesta è stata oggetto di diniego.
Si usano anche “rifiuto” e “dissenso” nei documenti amministrativi, ma non sono perfettamente sinonimi di diniego. La distinzione è utile:
Rifiuto è una parola comune e corretta anche in ambito amministrativo. Indica il fatto di non accettare o non concedere qualcosa.
«La richiesta è stata rifiutata.»
Diniego è un termine più tecnico e formale, molto frequente nel diritto amministrativo. Indica il rifiuto di una richiesta o di un’istanza.
«L’amministrazione ha adottato un provvedimento di diniego.»
Dissenso infine, significa invece mancanza di accordo, cioè avere un’opinione diversa o non condividere una proposta/decisione. Non significa necessariamente rifiuto.
«L’amministrazione ha espresso il proprio dissenso rispetto alla proposta.
Quindi non l’ha rifiutata, ma semplicemente non è daccordo.
Tornando a bomba, Il silenzio-diniego e il silenzio-assenso esistono solo nei casi espressamente previsti dalla legge. Volete un esempio per entrambi?
Silenzio diniego: Quando scade il termine fissato dalla legge senza che l’amministrazione risponda, (tipo 60 giorni) il silenzio non è una semplice mancanza (silenzio-inadempimento), ma vale come un vero e proprio diniego formale.
Silenzio-assenso: Immagina di voler aprire la tua attività commerciale:
Tu presenti la domanda: Invii al Comune una comunicazione ufficiale per dire che stai per aprire il negozio. Il Comune ha 60 giorni di tempo per controllare che tutti i tuoi documenti e requisiti siano in regola. Il Comune però non dice nulla: Passano i 60 giorni e il Comune non ti contatta mai. Non ti manda un “sì” e non ti manda un “no”. Dal 61° giorno, grazie al silenzio-assenso, sei ufficialmente autorizzato a tenere aperto il negozio. Il silenzio del Comune equivale a un “va bene, puoi procedere”.
E’ tutto per oggi.

