Esprimere odori, profumi e puzze
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Oggi parliamo di odori, profumi e puzza. Ve l’aspettavate? Questo episodio lo inseriamo nella rubrica delle espressioni idiomatiche, elle locuzioni e dei modi di dire, che è un contenitore più ampio e più adatto ad episodi come questo, che sono decisamente più lunghi del solito.
Allora. Questo delgli odori elle puzze è un argomento che, diciamolo, riguarda tutti noi, perché ogni giorno sentiamo odori di ogni genere: alcuni piacevoli, altri decisamente meno.
Partiamo proprio dalla parola odore, che è la più generica.
Un odore può essere buono, cattivo, forte, debole, intenso, leggero, gradevole o sgradevole. Insomma, la parola odore non esprime necessariamente un giudizio positivo o negativo. È il contesto a dirci se stiamo parlando di qualcosa di piacevole oppure no.
Per esempio, posso dire:
«Sento un odore strano in cucina».
Non sto dicendo che sia buono o cattivo, ma semplicemente che c’è qualcosa che mi colpisce il naso.
Se invece voglio sottolineare che l’odore è piacevole, posso parlare di profumo.
«Che buon profumo! Cos’hai cucinato?»
Oppure:
«In questo giardino si sente il profumo delle rose».
Attenzione però: il profumo non riguarda soltanto i fiori. Possiamo parlare del profumo del pane appena sfornato, del caffè, del basilico, del mare, della pelle di una persona. E naturalmente esistono i profumi che ci mettiamo addosso:
«Che profumo usi? È buonissimo!».
E se vogliamo esprimerci in modo un po’ più raffinato, possiamo usare anche fragranza, soprattutto quando parliamo di fiori, cosmetici, saponi o alimenti. Per esempio:
«Una fragranza delicata, con note floreali».
In ambito alimentare si parla anche della fragranza del pane e dei prodotti appena preparati, per indicarne la freschezza e l’aroma.
Non confondete però la fragranza con la flagranza.
La fragranza, con la R, riguarda gli odori, i profumi e le sensazioni olfattive piacevoli. Possiamo parlare della fragranza di un fiore, di un sapone o di un pane appena sfornato.
La flagranza, invece, è una parola che incontriamo soprattutto nel linguaggio giuridico. Pensate all’espressione “in flagranza di reato”: significa che una persona viene sorpresa mentre sta commettendo un reato.
Torniamo a noi.
Ecco un’altra parola interessante: aroma. La usiamo soprattutto quando parliamo di caffè, vino, spezie, erbe aromatiche e alimenti.
L’aroma è l’insieme delle sensazioni olfattive caratteristiche di una sostanza.
«Questo caffè ha un aroma intenso»
«Si percepisce un aroma di vaniglia».
Non è, almeno in teoria, una parola riservata agli odori piacevoli, anche se spesso viene usata in questo senso.
E veniamo adesso al lato meno piacevole della questione: la puzza!
La parola puzza (si pronuncia con la zeta sorda) è molto comune e diretta. Non lascia molti dubbi: qualcosa ha un odore cattivo.
Dicevo che La z di puzza è una zeta sorda, cioè si pronuncia senza far vibrare le corde vocali, come nella parola pizza.
Quindi: «Questa spazzatura puzza!» Si sente bene la zeta dura, proprio come in pizza.
«Qui c’è una puzza tremenda!»
«Che puzza di fumo!»
«Questa spazzatura puzza da morire!»
Possiamo anche usare il verbo puzzare, che è estremamente utile nella conversazione quotidiana.
Attenzione alla costruzione: si dice puzzare di qualcosa.
«Questa stanza puzza di fumo».
«Le tue scarpe puzzano di formaggio!».
E se la situazione è davvero insopportabile? Possiamo dire che qualcosa puzza da morire, puzza da far schifo oppure fa una puzza terribile. Sono espressioni informali, ma molto naturali nel parlato.
C’è poi un’espressione che merita attenzione: mandare un cattivo odore.
«Il frigorifero manda un cattivo odore».
È un modo un po’ meno diretto di dire che qualcosa puzza. Se invece vogliamo essere più eleganti, possiamo dire che qualcosa emana un odore sgradevole. Usiamo emanare al posto di mandare. Ma si può fare solo in questo caso ok? Non mandatemi a quel paese!
Simile anche “sprigionare“. Deriva chiaramete da prigione. Quindi sprigionare significa far uscire dalla prigione, come quando viene sprigionare un prigioniero, o un carcerato.
Ma il verbo si usa anche parlando di odori, specie in cucina, quando i profumi, gli odori, vengono sprigionati, cioè escono da un piatto o da una sostanza.
Sprigionare è un verbo molto versatile e si usa quando un odore o una fragranza si diffonde nell’aria a partire da una fonte specifica, un po’ come se venisse “liberato”. Proprio come un prigioniero!
“Appena schiacci una foglia di basilico fresco, sprigiona un aroma pazzesco.”
Poi c’è anche “provenire” se ci concentriamo sulla provenienza dell’odore. Da dove viene l’odore? Da dove proviene?
«Dalla cantina proviene un odore sgradevole».
Notate la differenza: puzzare è immediato e colloquiale; emanare un odore sgradevole è più neutro e formale.
Ma non è finita qui. Se un odore è particolarmente intenso, possiamo dire che è penetrante, cioè che si avverte con forza e sembra quasi entrare nel naso. Un odore penetrante può essere buono oppure cattivo: pensate al profumo intenso di un formaggio stagionato o all’odore pungente dell’ammoniaca.
Possiamo dire anche odore pungente, quando la sensazione è forte e quasi irritante. L’aceto, l’ammoniaca e certe sostanze chimiche possono avere un odore pungente.
Un’altra parola è acre. Un odore acre è aspro, forte, spesso irritante. Pensate al fumo acre che resta nell’aria dopo un incendio.
E che dire di nauseabondo? Questo aggettivo indica qualcosa che provoca disgusto, fino a far venire la nausea.
«Un odore nauseabondo proveniva dai cassonetti».
È una parola più espressiva di sgradevole: non ci limitiamo a dire che l’odore non ci piace, ma facciamo capire che è davvero disgustoso.
Se invece l’odore è così forte da riempire tutto l’ambiente, possiamo dire che si sente dappertutto, che si diffonde per tutta la casa oppure che impregna l’ambiente.
«L’odore di fritto ha impregnato tutte le tende».
E qui arriviamo a un verbo importante: impregnare. Quando un odore impregna qualcosa, penetra nei tessuti, nei mobili o nell’ambiente e tende a rimanere.
«La giacca è impregnata di fumo».
«In questa stanza si sente ancora l’odore della vernice».
A volte, poi, gli odori non sono soltanto forti: sono anche persistenti. Un odore persistente è un odore che rimane a lungo, che dura, che resta nell’aria anche quando la causa è scomparsa.
«Il profumo che hai messo è molto persistente: si sente ancora dopo ore».
Naturalmente, questa caratteristica può essere positiva o negativa!
Passiamo adesso a un’altra espressione molto utile: “sentire odore di qualcosa”.
Possiamo usarla in senso letterale:
«Sento odore di bruciato!».
È una frase che conviene prendere sul serio, perché potrebbe esserci qualcosa che sta andando a fuoco.
Ma possiamo usarla anche in senso figurato.
«Qui sento odore di guai».
Non significa che i guai abbiano un odore vero e proprio: significa che sospetto che stia per succedere qualcosa di spiacevole.
E se dico «Questa storia puzza», o «Questa storia mi puzza» che cosa voglio dire? Che non mi convince, che c’è qualcosa di sospetto, che forse qualcuno non la racconta giusta. Questa espressione l’abbiamo anche vista in un episodio.
Per esempio:
«Mi ha detto che ha vinto diecimila euro senza aver mai comprato un biglietto. Questa storia (mi) puzza!».
Notate che qui puzzare non riguarda più il naso, ma il nostro giudizio su una situazione.
Vediamo adesso come descrivere un odore quando non sappiamo esattamente a che cosa assomiglia.
Possiamo dire che è dolciastro, se ricorda qualcosa di dolce ma in modo eccessivo o poco gradevole. «C’è un odore dolciastro in questa stanza». In certi contesti può risultare persino nauseante.
Possiamo dire che è stantio, soprattutto quando parliamo di aria chiusa, acqua o alimenti che hanno perso freschezza.
«Qui dentro c’è un odore di chiuso, di aria stantia».
Possiamo parlare di odore di muffa, quando sentiamo quell’odore caratteristico degli ambienti umidi o dei tessuti rimasti bagnati troppo a lungo. Quella è la muffa.
E poi c’è l’odore di marcio, tipico di qualcosa che si sta decomponendo o è andato a male.
«Questo pesce ha un odore di marcio: non mangiarlo!».
Se invece qualcosa ha un odore molto simile a quello di un’altra sostanza, possiamo usare la preposizione “di”: odore di terra bagnata, di benzina, di legno, di erba appena tagliata, di pioggia.
Oppure possiamo dire che qualcosa sa di una certa sostanza, ma attenzione: “sapere di” può riferirsi anche al gusto.
«Questa stanza sa di fumo»
significa che si sente odore di fumo.
«Questo vino sa di tappo»
significa che presenta un difetto percepibile soprattutto attraverso l’olfatto e il gusto.
E se entriamo in una stanza e diciamo:
«Qui si sente un buon profumino!»
usiamo un diminutivo che rende l’espressione più familiare e affettuosa. Il profumino della torta, del ragù o del pane caldo ci fa venire l’acquolina in bocca.
All’opposto, possiamo dire puzzetta, ma qui entriamo in un registro scherzoso o infantile. Una puzzetta può essere quella piccola emissione di gas intestinale che qualcuno cerca di negare, nonostante le prove olfattive siano schiaccianti!
A proposito di persone, possiamo anche dire che qualcuno ha un buon odore, che profuma oppure, più brutalmente, che puzza. Quest’ultima espressione può risultare offensiva, quindi è bene fare attenzione al contesto e al tono.
Se vogliamo essere diplomatici, possiamo dire: «Forse hai messo troppo profumo» oppure «C’è un odore un po’ forte». Non sempre è necessario dire le cose nel modo più diretto possibile.
E ora una piccola distinzione: olfatto è il senso che ci permette di percepire gli odori; odorare significa percepire o emanare un odore, ma nell’italiano quotidiano spesso preferiamo sentire e annusare.
«Sento un odore di bruciato»
«Il cane annusa il terreno».
«Questi fiori odorano di vaniglia»
Il verbo *odorare* può avere anche un tono più letterario o descrittivo, mentre *annusare* mette l’accento sull’atto di avvicinare il naso a qualcosa per sentirne l’odore.
Ecco un’ultima espressione: “fiutare qualcosa”. In senso proprio, significa percepire un odore con il naso, ma in senso figurato vuol dire intuire qualcosa, spesso prima degli altri.
«Il direttore ha fiutato l’affare e ha comprato subito il terreno».
Non ha certo annusato il terreno per decidere! Ha capito che poteva essere un buon investimento.
Un’altra parola interessante è olezzo, che è un termine un po’ raffinato, letterario, che si usa meno frequentemente nella lingua parlata di tutti i giorni.
Indica un odore, che può essere gradevole oppure sgradevole, anche se oggi si incontra spesso in contesti in cui si vuole sottolineare un odore cattivo, magari con una certa ironia.
Si può dire, ad esempio, «l’olezzo dei fiori», ma anche «un olezzo nauseabondo», cioè un odore talmente cattivo da provocare la nausea.
Se invece volete essere più diretti e far capire subito che un odore è sgradevole, potete usare parole come puzza, fetore o tanfo.
Terminiamo questo episodio con “maleodorante“. Maleodorante è un aggettivo perfetto per descrivere qualcosa che emana un cattivo odore o una puzza! Deriva dall’unione di male + odorante (che fa odore), quindi significa letteralmente “che ha un cattivo odore”.
Adesso facciamo un esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me:
Che puzza!
Senti che profumo! Che hai cucinato?
Che profumo ti sei messo?
Senti anche tu questo strano odore?
Da dove proviene questa puzza?
Getta l’immondizia, senti che fetore!
Il cane ha fiutato una traccia!
L’olfatto.
L’olfatto (o odorato) è uno dei cinque sensi dell’essere umano.
L’olfatto è il senso deputato alla percezione degli stimoli odorosi presenti nell’ambiente
Senzazioni olfattive
Il cane annusa il terreno
Che odore nauseabondo!
Che aria stantia! Apriamo la finestra!
Che odore persistente! Dopo un’ora ancora si sente.
Il cibo dimenticato nel frigorifero ha iniziato a sprigionare un odore davvero nauseabondo.
Maleodorante
I vestiti della palestra nella borsa dell’allenamento erano ormai maleodoranti
La fragranza di questi cornetti è incredibile!
Ci sentiamo al prossimo epusodio!