A proprio uso e consumo

A proprio uso e consumo

Audio livello intermedio in preparazione

episodio 1235

Trascrizione

Benvenuti in un nuovo episodio dedicato a una locuzione molto italiana, che spesso passa inosservata ma descrive perfettamente un certo modo di agire un po’… strategico, diciamo così.

Parliamo dell’espressione “a proprio uso e consumo”.

Quando diciamo che qualcosa è fatto a proprio uso e consumo, intendiamo che è realizzato solo per il vantaggio personale, senza considerare gli altri, il contesto o l’interesse comune.

È un’espressione leggermente critica, talvolta ironica, spesso usata per sottolineare che una persona adatta regole, decisioni o discorsi esclusivamente ai propri benefici.

Esempi tipici:

  • Ha scritto il regolamento a proprio uso e consumo, cioè per favorire sé stesso.
  • Quella interpretazione della legge sembra fatta a proprio uso e consumo, cioè piegata, manipolata per ottenere un vantaggio personale.
  • Si è costruito un’immagine pubblica a proprio uso e consumo, cioè curata non per coerenza, ma per tornaconto.

In sostanza, si suggerisce una certa strumentalità: l’oggetto, la regola, il discorso “serve” solo a chi lo ha creato.

Perché si usa la preposizione a?
La preposizione a in italiano può esprimere destinazione, finalità, utilizzo.

In molte locuzioni, infatti, indica per chi o per che cosa qualcosa è pensato.

Qualche parallelo utile:

  • a vantaggio di
  • a beneficio di
  • a discapito di
  • a uso didattico
  • a tuo piacimento
  • a mio avviso

Nella nostra espressione, “a proprio uso e consumo”, la preposizione a introduce proprio la destinazione d’uso: ciò che è fatto è destinato all’uso e al consumo di una sola persona.

“Uso” e “consumo” non vanno presi alla lettera: formano una coppia cristallizzata che rafforza l’idea di utilizzo personale e totale, quasi esclusivo.

Chiaramente si può anche indirizzare direttamente a una persona e quindi dire: a tuo uso e consumo, a suo uso e consumo, a uso e consumo di Giovanni, eccetera.

Il registro è medio–alto, spesso giornalistico, politico, burocratico.

Molto comune nei commenti critici o ironici.

Spesso l’espressione è accompagnatoa da un tono di disapprovazione: si insinua che la persona abbia manipolato qualcosa a proprio favore.
Esempio giornalistico:

La riforma sembra cucita a uso e consumo della maggioranza.

Esempio conversazionale:

Giovanni ha organizzato l’orario a proprio uso e consumo, senza chiedere agli altri.


Oppure:
Arriva un nuovo collega, entusiasta. Promette equilibrio, trasparenza, collaborazione.

Poi, però, quando tocca scegliere i turni, prepara un foglio Excel davvero particolare: tutti i turni peggiori li mette agli altri, a sé stesso quelli più comodi.

Tutti si guardano e quasi all’unisono sussurrano:

Eh già… documento fatto a proprio uso e consumo!

E così l’espressione diventa perfetta per descrivere quel mix di furbizia e convenienza personale che, in Italia, sappiamo riconoscere da lontano.

“A proprio uso e consumo” è dunque un modo compatto per dire: solo per sé stessi, con finalità personali, spesso a scapito degli altri: tutto è costruito solo in funzione di chi lo utilizza.

Qualche volta, ma molto raramente, si usa solamente per indicare qualcosa che viene fatto per qualcun altro e solo per questo qualcun altro.

Adesso, ad esempio, potrei dire che come facciamo sempre in questa rubrica, bisogna costruire un ripasso degli episodi precedenti, e che questo viene fatto a uso e consumo degli studenti non madrelingua, affinché possano memorizzare gli episodi più facilmente.

Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente