L’investitura – POLITICA ITALIANA (n.7)

L’investitura (scarica audio)

Tutti gli episodi

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana parliamo dell’investitura.
Si parla di investitura quando una persona riceve un mandato  o un grado importante. Una persona viene così investita di un mandato, oppure viene investita di un grado, di una carica o un incarico.

Pensate un attimo al vestito, cioè ciò che indossiamo come indumento. Molto spesso un “vestito”, o meglio, come una persona è vestita, è indicativo di diverse caratteristiche di una persona. In ambito lavorativo, il medico, ad esempio, indossa un camice, un poliziotto una divisa, eccetera. Di conseguenza quando una persona riceve un’investitura è come se ricevesse un vestito da mettere, un vestito che rappresenta il suo ruolo, il mandato che ha ricevuto, il grado conferito. 

Generalmente si parla di una carica politica o ecclesiastica, quando viene nominato un vescovo ad esempio. Il termine comunque indica il conferimento di una carica o di un incarico di qualsiasi tipo.

Allora l’investitura è simile al conferimento, ma mentre è l’incarico a essere conferito, l’investitura si fa ad una persona, che viene quindi investita di un incarico. Questa persona riceve l’investitura di un incarico o un mandato.

Se questa persona viene investita, o “è investita” di un incarico, questo mi farebbe pensare al verbo “investire“.

Ma “essere investiti” significa anche essere travolti da un’automobile:

Sono stato investito da un’auto

Allora in questo caso dell’investitura è importante la preposizione che si usa, che è “di”.

Essere investiti di un incarico

Spiderman è stato investito di poteri soprannaturali

Giovanni sarà investito di un ruolo importante all’interno dell’associazione

In realtà non è necessario ricevere un incarico per ricevere un’investitura, infatti vi faccio un esempio:

Se il presidente di un partito di nome Mario Rossi, parlando di un importante esponente della politica italiana di nome Paolo Bianchi, dicesse:

“Bianchi è il futuro del nostro partito”
Ecco, Mario Rossi punta molto su Paolo Bianchi, crede molto in lui, tanto da spingersi a dire che Bianchi, secondo lui, rappresenta il futuro del partito. Questa è ugualmente un’investutura.

Posso dire che c’è stata un’investitura da parte di Mario Rossi nei confronti di Paolo Bianchi.
Sarebbe quasi come dire che Mario Rossi sarebbe disposto ad investire su Paolo Bianchi.
Non a caso ho detto che Mario Rossi “punta” su Mario Bianchi.
Puntare su qualcuno, su una persona, significa scommettere su di lui o lei, sia in senso puramente economico che morale.
Ci sono quindi delle similitudini tra l’investimento e l’investitura.
Quindi l’investitura è sia il conferimento di una vera carica, di un titolo, di un mandato, sia la dichiarazione di una “scommessa” che si fa attraverso una designazione, un’attribuzione  da parte di una persona che ha una certa importanza.
Infatti fare un’investitura non è una cosa che possono fare tutti. Bisogna essere una persona importante per
farne una.
Infine, si può usare l’investitura anche al di fuori delle cariche politiche.
Ad esempio, Filippo di Edimburgo, prima di morire, ha voluto fare un’investitura per Carlo, suo figlio, chiedendogli di prendersi cura della madre e del resto della famiglia. In questo caso è una richiesta, ma somiglia molto ad un mandato. In fondo non si può rifiutare un’investitura di questo tipo perché viene da molto in alto.
La stessa cosa può avvenire nel mondo dello sport, come nel calcio, se un grande campione fa un’investitura a favore di un altro calciatore dichiarando che questo calciatore diventerà il suo erede.
In questi giorni in Italia si parla di diverse investiture. Una è quella di Giuseppe Conte, che dovrà essere investito della carica di capo politico del movim

ento 5 Stelle. Un’altra riguarda il tennis, in cui un grande campione di tennis ha investito del ruolo di protagonista futuro un altro tennista più giovane, e un’altra un’investutura di cui si parla riguarda la musica. Pare che Michelle Hunziker abbia ricevuto un’investitura da Gerry Scotti per condurre la prossima edizione del festival di Sanremo.
Vedremo se sarà proprio così.
Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.
Ciao.

Editto bulgaro – POLITICA ITALIANA (n.6)

Editto bulgaro (scarica audio)

Giovanni: Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana parliamo della Bulgaria, Come sarebbe a dire? Ve lo faccio raccontare dalla voce di Ulrike, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Cosa c’entra la Bulgaria?

Ulrike: L’espressione Editto bulgaro nasce nel 2002 ed è usata per indicare una forte volontà politica che vuole imporre prepotentemente una decisione.

Il termine editto indica una ordinanza, una specie di legge emanata da un’autorità, e questo è un termine che si usava soprattutto nell’antica Roma. E’ chiaro quindi che il termine editto fa pensare ad una forte autorità. 

A sottolineare ancor di più l’autorità e la prepotenza si usa l’aggettivo “bulgaro“. che non significa che è stata fatta in Bulgaria, ma che questa decisione viene imposta dittatorialmente.

Questo aggettivo, nel linguaggio politico e giornalistico si usa abbastanza spesso, non solo con riferimento alle decisioni bulgare o editti bulgari. Si usa anche quando si parla di “percentuali bulgare” o anche “elezioni bulgare“. Si allude al comunismo stalinista che in Bulgaria è stato particolarmente forte, nella seconda metà del secolo scorso. Un regime autoritario e repressivo, particolarmente rigido e dittatoriale. Come conseguenza, le decisioni cosiddette “bulgare” sono quelle imposte con autorità e quindi anche prese all’unanimità o quasi (nessuno si oppone, cioè nessuno è contrario ad una decisione presa da una forte autorità) e quindi le percentuali bulgare sono vicine al 100%. 

Se sentite parlare di toni da “editto bulgaro“, ad esempio, evidentemente c’è stata un decisione politica autoritaria, alla quale non ci si può opporre. Questo dà fastidio a molti perché l’Italia, almeno nella maggioranza delle persone, è abbastanza insofferente a tutto ciò che è autoritario, come potete immaginare; quindi trovate molte notizie sul web e nei TG in cui si parla di cose tipo decisioni bulgare o editti bulgari. Meno ce ne sono, meglio è, ma è sempre una buona cosa che se ne continui a parlare…

Stai sereno – POLITICA ITALIANA (Ep. 3)

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

 

Trascrizione

Parliamo di politica italiana, e per farlo iniziamo da un concetto semplice:

Cos’è la serenità? E cosa c’entra con la politica? Lo vediamo gradualmente. 

Il dizionario, in merito, non lascia dubbi: la serenità è la condizione in cui si trova il cielo, è quindi lo stato del cielo quando è sgombro di nubi, quando cioè non ci sono nuvole nel cielo. La stessa cosa si può dire anche del tempo atmosferico: il cielo è sereno, il tempo è sereno. Non si parla di politica dunque.

C’è anche uno scioglilingua molto divertente sul termine “sereno”. Uno scioglilingua serve a sciogliere la lingua. Ecco lo scioglilingua:

Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.

Cioè: se oggi non è sereno, sarà sereno domani, e se neanche domani sarà sereno, vedrai che si rasserenerà, cioè diventerà sereno. E’ uno scioglilingua che sembra un proverbio che invita ad essere ottimisti.

Ma la serenità è anche una condizione dell’animo umano. Così come il cielo può essere sgombro di nubi, la nostra mente può essere sgombra di pensieri, di problemi, di turbamenti, Quindi la serenità è anche l’assenza di preoccupaszioni, di turbamenti.

Il termine in realtà si usa molto più spesso parlando di stato d’animo che di condizioni meteo.

Le frasi più usate sono ad esempio:

La cosa che più conta nella vita è la serenità

La mia è una famiglia serena

Bisogna sopportare con serenità i problemi della vita

Quell’incidente ha turbato la serenità della mia famiglia.

Questo esame di italiano non mi fa stare sereno

eccetera.

Ora, l’aggettivo “sereno” si usa spesso anche al posto di tranquillo, pacato.

Sono sereno (cioè sono tranquillo, non sono preoccupato)

Se ci avviciniamo al tema della politica, questa è una affermazione piuttosto diffusa quando un uomo politico o un personaggio pubblico viene coinvolto in una indagine giudiziaria. Viene accusato di qualche reato. Quando i giornalisti gli chiedono qualcosa sulla vicenza, lui o lei molto spesso rispondono in questo modo:

Sono sereno!

Come a dire: non mi preoccupo, perché sono innocente. Credo nella giustizia e alla fine la verità uscirà fuori e si vedrà che sono innocente.

Questa frase però: “sono sereno” negli ultimi anni si usa molto meno rispetto a prima, e c’è un motivo ben preciso.

La questione risale al 17 gennaio 2014. Enrico Letta era il presidente del consiglio italiano. Il Governo da lui presieduto sembrava in pericolo perché un suo collega di partito, che si chiama Matteo Renzi, politico molto noto in Italia e in tutto il mondo, sembrava essere interessato a diventare lui il presidente del Consiglio prendendo il posto di Enrico Letta.

Quel giorno però in una trasmissione televisiva, Renzi volle rasserenare, rassicurare Letta, cioè volle tranquillizzarlo, e perciò disse: disse la seguente frase rivolta al suo collega di partito:

Enrico stai sereno!

Come a dire: Enrico, non preoccuparti, perché io non ho nessuna intenzione di far cadere il tuo governo. Quindi Enrico stai sereno

 Solo un mese dopo quella dichiarazione però nacque il Governo Renzi. Quindi forse non doveva stare così sereno Enrico Letta.

Da allora, ogni volta che un italiano pronuncia la frase “stai sereno” si pensa a quell’episodio e si dà alla frase il significato opposto. Si usa anche per scherzo, per farsi due risate, quindi si usa di proposito questa frase, proprio per essere ironici, anche al di fuori della politica. Naturalmente i più giovani, che non si interessano  di politica, non sanno nulla di questa storia e non ci troverebbero nulla da ridere.

Per un non madrelingua credo comunque sia interessante sapere cosa si nasconde a volte dietro una frase apparentemente molto semplice.

Ci vediamo al prossimo episodio.

Il predellino – POLITICA ITALIANA (Ep. 2)

Il predellino

Il predellino (scarica audio)

 

Tutti gli episodi della rubrica

Trascrizione

Nella politica italiana si sente abbastanza spesso parlare del predellino, un termine che anche se tradotto in altre lingue non aiuta certamente a capire.

Infatti il predellino è semplicemente uno scalino, un gradino sul quale si poggia il piede per salire su una carrozza, su un treno o un altro veicolo.

Esistono anche i predellini intesi semplicemente come gradini, per rialzarsi, usati ad esempio dalle persone anziane, che non possono usare una normale scala.

Uno di questi predellini divenne famoso in Italia, quando, nel 2007, accadde che Silvio Berlusconi, uomo politico e imprenditore italiano molto famoso, salì proprio sul predellino della sua automobile e appoggiò le mani sul tetto della macchina.

Non era in realtà un vero predellino, ma lo usò proprio a questo scopo: per andare più in alto.

Non salì quindi sul predellino per entrare nell’automobile, bensì per stare ad un’altezza maggiore, affinché tutti intorno a lui potessero vederlo.
Si trovava in una piazza di Milano molto famosa, nel centro della città, e fece un annuncio: annunciò la nascita di un nuovo partito politico: il popolo delle libertà.
Questo annuncio venne fatto non durante un congresso, una riunione di partito, e neanche ospite di una trasmissione televisiva.

Berlusconi preferì invece farla in mezzo alla sua città, in mezzo alla gente che lo acclamava.

Da quel giorno il termine predellino viene usato molto spesso nel linguaggio della politica e quel discorso è ricordato come “il discorso del predellino“.

Oggi, ogni volta che un personaggio politico fa un importante annuncio in pubblico, non quindi all’interno dei palazzi della politica, si parla sempre di discorso del predellino, oppure si fanno confronti con quel famoso annuncio del 2007 fatto da Silvio Berlusconi. In genere se ne parla con toni ironici, per prendere in giro il politico protagonista di volta in volta.

Può capitare di incontrare il termine “predellino” o la frase “salire sul predellino”.

Sappiate quindi che si tratta sempre di quel discorso del 2007, o anche volendo di un’altra dichiarazione politica importante, che può essere la nascita di un nuovo partito o una nuova leadership; ma la cosa che conta è che questa dichiarazione viene fatta fuori dai luoghi istituzionali ma in mezzo alla strada, con l’obiettivo probabilmente di apparire più vicini ai bisogni della gente.

 

Il Colle – POLITICA ITALIANA (Ep. 1)

Il Colle (scarica audio)

Trascrizione

Benvenuti in questa nuova rubrica di Italiano Semplicemente, dedicata questa volta alla politica italiana. Sono moltissimi i termini e le espressioni da spiegare e che spiegheremo perché potrebbero risultare abbastanza difficili da capire.

In campo politico poi nascono continuamente neologismi e nuove espressioni.

Iniziamo dal “Colle“. I non madrelingua sicuramente conoscono la collina, che sta in mezzo tra la pianura e la montagna. Si tratta comunque di un rilievo, diciamo di medie proporzioni: non molto grande, non come la montagna, non così in alto. Il colle sta dunque più in alto rispetto al terreno circostante ma più bassa delle montagne.
Il colle è abbastanza simile alla collina, ma quando si parla di un colle, questo colle generalmente ha sempre un nome, o perché è l’unico colle di quella zona territoriale, o anche perché è noto per qualche motivo.

La città di Roma è a volte detta anche “il Colle“. Così viene chiamata volte. Non è un caso che, molto più frequentemente Roma è chiama “la città dei sette colli“.
Infatti a Roma ci sono sette colli famosi. Ognuno di questi ha un nome.

Ma cosa c’entra la politica?

C’entra, perché su uno dei sette colli di Roma sorge il palazzo che è sede del Presidente della Repubblica Italiana. Questo palazzo si chiama “Quirinale” e anche il colle sul quale si trova questo palazzo ha lo stesso nome. E’ evidentemente considerato il colle più importante, visto che viene persino detto “il Colle” nel linguaggio giornalistico politico.
Vi dirò di più: la stessa presidenza della Repubblica viene indicata con questo nome: il Colle, che a questo punto, considerata l’importanza, va scritto con l’iniziale maiuscola: la “C” maiuscola.

Questo significa che spesso si legge:

Il Colle ha deciso di formare un nuovo governo (cioè la presidenza della Repubblica lo ha deciso)

Per il Colle bisogna iniziare subito il dialogo politico

Il presidente del Consiglio sale oggi al Colle (vuol dire he va al Quirinale, entra nel palazzo del Quirinale)

Il prossimo anno ci saranno le elezioni al Colle

Quindi ci si riferisce a volte al palazzo, altre volte alla presidenza come istituzione.