664 Allelùia

Allelùia (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi al 100% l’episodio durerà meno di due minuti. Promesso.

Qualcuno potrà esclamare :

Allelùia!

È proprio su questa parolina che verte l’episodio di oggi.

Allelùia, nel linguaggio colloquiale, significa “era ora“, oppure “finalmente!”.

È ovviamente ironico, perché allelùia è una formula religiosa, e rappresenta un canto di gioia, una formula liturgica ripresa dall’ebraico che si ripete durante la celebrazione della messa.

È utilizzata però anche come esclamazione, nel momento in cui accade qualcosa che aspettavamo da tempo, da molto tempo, o comunque nel caso di ritardo eccessivo rispetto al normale.

Lo si fa in senso ironico ma allo stesso tempo molto spesso esprimiamo una forte contrarietà, un fastidio.

Equivale ad un ringraziamento a Dio, tipo:

Sia lodato il Signore!

Se ad esempio mio figlio riesce, dopo due anni, a prendere la prima sufficienza in matematica io esclamerò:

Alléluia (guardando verso il cielo)

Come a dire: finalmente, era ora, meglio tardi che mai! Sia lodato il Signore!

Traspare il mio disappunto, oltre alla mia ironia, per il rendimento scolastico non soddisfacente di mio figlio e non traspare molto la mia soddisfazione derivante da questa notizia, che in fondo sarebbe una bella notizia.

Per questo motivo può essere offensivo se usate questa esclamazione in risposta ad una notizia che vi dà una persona, proprio perché esprime un fastidio, una contrarietà, quasi a voler dire che ormai questa cosa che è accaduta non serve più a nulla.

Se un’amica ad esempio vi dice:

Finalmente avrò un figlio! Sono rimasta incinta!

Molto meglio farle gli auguri ed abbracciarla che esclamare “allelùia!”.

La vostra amica potrebbe non prenderla bene.

Meglio se lo usate in occasioni diverse, tipo quando aspettate un autobus alla fermata e si presenta dopo un’ora e mezza di attesa.

È arrivato! Alléluia!

Fine dell’episodio. Non dite alléluia!!

Ripassiamo un po’ invece:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marcelo (Argentina): c’è una frase abbastanza conosciuta in Francia. L’ha detto un autore famoso: Albert Camus. Ce l’avete presente?
Eccola: «Dare i nomi sbagliati alle cose è contribuire alla miseria del mondo».

Albéric (Francia): Penso che Camus ne abbia ben donde a dire quelle parole.
Ne ho fin sopra i capelli anch’io della gente che non bada a ciò’ che dice. Non è una mera questione di principio perché il mondo ci appare diversamente se usiamo parole diverse.

Danita (Stati Uniti) : Secondo me questa frase significa che non si deve fare caso alla sostanza ma soprattuto alla forma.

Irina (California): Sono di diverso aviso. A me non me ne frega nulla di sbagliare una parola, purché mi si comprenda bene.

Rafaela (Spagna): Ma no Irina, stando a ciò che dici, il senso delle parole lascerebbe il tempo che trova?

Peggy (Taiwan): Un bel dibattito amici! A me sembra che Camus volesse solo dire che il mondo sarebbe più bello se avessimo maggiore cura di descriverlo con attenzione.

Karin (Germania): Vuoi che non sappia l’importanza dell’usare la parola giusta? Basta che il senso risponda più o meno al vero

Hartmut (Germania): Ti vengo incontro M6 ma non si deve esagerare. Altrimenti, come si suol dire, si rischia di prendere fischi per fiaschi.

Daria (Russia): Infatti! Dobbiamo fare mente locale e ricordarci sempre di questa regola d’oro.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.