Il congiuntivo: 41 esempi

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E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com.

Oggi facciamo un bell’episodio di esempi sul congiuntivo, e lo facciamo rendendo omaggio ad alcune città: gli esempi di oggi riguarderanno le città di Or Akiva, in Israele, Berlino (Germania), Bruges (in Belgio), Oristano, città della Sardegna, in Italia e infine la città di Canpinas, in Brasile

Da queste località provengono infatti le ultime donazioni fatte ad italiano Semplicemente e mi fa piacere rendere loro omaggio con un episodio dedicato.

Ho trovato pertanto alcune curiosità su queste città e voglio condividerle con voi.

Se volete potete ripetere le singole frasi. Attenzione all’utilizzo del. Congiuntivo.

– se la distanza tra Roma e Or Akiva, in Israele, fosse inferiore ai quattromila chilometri (c. imperfetto) forse ci farei un salto di tanto in tanto. Se partissi adesso (c. Imperfetto) che è il 24 dicembre, non è detto che riesca ad arrivare in tempo per il 26 (c. presente. Verbo riuscire).

– È possibile che qualora partissi da Berlino (c. Imperfetto) a piedi per andare a Bruges, in Belgio, impiegherei ben sette giorni. Sette giorni a piedi? Fossi scemo! (c. imperfetto).

– sto aspettando un amico dal Brasile. Ha detto che è appena partito con la sua bicicletta. Temo che non ce la faccia ad arrivare per l’ora di cena (c. presente). Arriverà domani? Neanche per domani credo possa farcela.

Se fosse partito un mese fa probabilmente oggi sarebbe qui (c. trapassato).

– È facile che prima o poi io riesca a visitare Berlino (c. presente). Finora non ci sono mai riuscito. Sento che il giorno è vicino, me lo sento. Ma che io lo senta o meno forse non è molto importante (c. presente).

– sono andato in Brasile a maggio. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che io fossi addirittura stato invitato da un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Eppure è proprio così (fossi stato, congiuntivo trapassato. Verbo invitare).

– non è importante che io sia già stato in Brasile. Voglio tornarci presto! (congiuntivo passato).

– Oristano è una città italiana che si trova in Sardegna, e devo dire che io non credevo che lì ci fossero visitatori di italiano Semplicemente (c. Imperfetto).

– Siete stati a Bruges ma eravate distratti? Ebbene se aveste prestato attenzione vi sareste accorti che a Bruges c’è il primo birradotto al mondo, cioè un sistema che permette di trasportare la birra attraverso un sistema di tubature sotterranee (se aveste prestato, congiuntivo trapassato).

– sapevate che il cimitero di Or Akiva, in Israele, ha un sito web che permette di ricercare le persone seppellite in quel cimitero? Basta inserire nome e cognome. Se però qualcuno ve ne avesse già parlato, questa non sarebbe una novità (Congiuntivo trapassato).

– dovete sapere che la città di Canpinas, in Brasile, nel corso degli anni ’70 ha raddoppiato le sue dimensioni grazie ai flussi migratori. Molti italiani si trasferirono a Campinas in quel periodo. La città per questo suo veloce sviluppo viene chiamata la “Principessa dell’Ovest”, ovest perché si trova ad ovest rispetto a San Paolo, la capitale dello stato omonimo. Tutto questo è accaduto senza che io ne sapessi nulla finora! (congiuntivo imperfetto).

– vi racconto queste curiosita soltanto affinché possiate conoscere notizie interessanti su alcune località del mondo (Congiuntivo presente)

– gli abitanti di Bruges sono molto sensibili al problema dell’inquinamento. Recentemente una grande balena è stata realizzata con rifiuti di plastica ed è stata esposta proprio a Bruges. Fossimo anche noi italiani così virtuosi! (congiuntivo imperfetto).

– molto interessante la scritta che si legge sul logo della città di Or Akiva. Si tratta di un versetto biblico che tradotto recita così: ve lo faccio ascoltare da una signora israeliana di nome Bella.

Bella: “se le tue origini sono umili, il tuo futuro sarà prospero“.

Grazie Bella, un omaggio all’umiltà dunque. Prospero significa felice, ricco soddisfacente. Un futuro radioso potremmo anche dire.

Se qualcuno non ci crede e vuole recarsi a vedere questa scritta di persona, ci andasse pure! Non se ne pentirà (congiuntivo imperfetto).

– se solo fossi un pochino più libero, volerei subito a Berlino a trovare un’amica, che mi porterebbe a fare un giro della Città sempre che si trovasse anche lei a Berlino, considerando che sta spesso in Italia (se fossi, si trovasse, sempre congiuntivo imperfetto).

– mi sono sempre trovato particolarmente a mio agio con i brasiliani. Che io abbia vissuto in Brasile in una mia vita precedente? Chissà! (congiuntivo passato)

– credete che io abbia già terminato l’episodio? (congiuntivo passato). Se fosse vero (cong. Imperfetto) voi avreste già completamente imparato l’uso del Congiuntivo, sia che abitiate a Campinas (cong. Presente), sia che siate di Berlino, di Oristano oppure di Bruges.

– È possibile che nell’episodio di oggi abbiate trovato alcuni esempi più interessanti di altri (cong. passato), in questa eventualità, abbiate pazienza! (cong. presente) perché che io mi sia impegnato molto non ci sono dubbi (cong. passato).

– gli abitanti di Oristano si chiamano oristanesi. Se invece vi avessi parlato degli abitanti di Sassari (altra città della Sardegna) vi avrei parlato dei sassaresi (se avessi parlato, congiuntivo trapassato).

– se uno studente della lingua italiana berlinese desse (c. Presente) una mano con l’italiano ad uno studente belga di Bruges, e quest’ultimo non stesse attento alle spiegazioni (c. Presente) il primo direbbe al secondo: temo che tu non sia abbastanza concentrato (c. Presente).

“È possibile che io abbia bevuto troppa birra” , risponderebbe il secondo (c. passato). Che io sia ubriaco? (c. passato).

No, replicherebbe lo studente tedesco, invece è probabile che a quest’ora tu sia molto stanco (c. presente).

Suppongo che l’episodio termini qui (c. presente).

Grazie ai donatori di Oristano, Bruges, Berlino e Campinas. Grazie a tutti per l’ascolto. Ed il fatto che siate arrivati fino alla fine mi rende felice. Che io sia un a persona che si accontenta di poco?

Non credo proprio!

Siate sempre più numerosi a seguire italiano Semplicemente! Caschi il mondo!

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Ascoltare e ripetere. Ecco un modo divertente per imparare una lingua

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Descrizione

Un esperimento divertente che vi mostra un modo molto produttivo per parlare ed ascoltare nello stesso tempo. Sopratutto per pronunciare correttamente.

Il congiuntivo e la lotteria di Natale in Spagna

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Altri episodi:

– Uso del congiuntivo. La concordanza dei tempi

come evitare il congiuntivite

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi come promesso facciamo un episodio dedicato al congiuntivo, ma naturalmente lo facciamo non in modo noioso ma nello stile di Italiano Semplicemente.

Un episodio dedicato anche ad uno dei paesi che recentemente hanno fatto una donazione e in questo modo aiutano italiano Semplicemente. Il paese in questione è la Spagna. Per questo ho chiesto aiuto a Monica, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, madrilena, che ci racconta qualcosa sulla Spagna, che riguarda il Natale. Notate bene quando Monica usa il congiuntivo. Lo fa svariate volte. Le rivediamo anche dopo insieme.

Allora Monica ti lascio la parola.

Monica: In Spagna, le feste natalizie cominciano il 22 dicembre, il giorno della lotteria di Natale.

Credo sia questa la tradizione più condivisa fra tutti gli spagnoli, qualunque sia l’origine geografica, la sua ideologia politica o anche la sua credenza religiosa.
I giorni precedenti tutti compriamo dei biglietti. Questi biglietti sono molto particolari perché si possono dividere in tante parti, in tanti pezzi.
Tutti i pezzi riportano lo stesso numero identificativo, quindi va da sé che la cosa è stata pensata affinché il biglietto possa essere diviso in più parti. In questo modo anche l’eventuale premio verrebbe diviso tra molte persone. Quindi se una di queste persone avesse fortuna, se cioè il suo biglietto fosse quello vincitore, il suo premio sarebbe diviso tra famigliari e amici.

Questo accade chiunque sia il possessore del biglietto fortunato.
Lo scambio dei pezzi dei biglietti avviene nel momento degli auguri di Natale.

È un modo per dimostrare che teniamo l’uno all’altro e che se fossimo fortunati e diventassimo ricchi saremmo molto lieti di condividere la nostra fortuna.
Il 22 dicembre, tutte le stazioni radio e TV trasmettono dal Teatro Real di Madrid l’estrazione dei premi come se si trattasse di uno spettacolo.
La gente aspetta tutta la notte in coda per essere in prima fila ad assistere all’estrazione dei biglietti vincenti da parte dei bambini di una antica scuola. Questi bambini estraggono delle palline a coppia: una pallina contiene il numero del biglietto vincitore e l’altra pallina il premio associato.
Il momento più aspettato e più visto, anche in TV, è l’arrivo del primo premio chiamato EL GORDO (che significa Il grosso).
Alla fine quasi tutti rimaniamo un po’ delusi, ma ci accontentiamo pensando che la cosa più importante nella vita non sia il denaro.

Per questo, molti dicono che il 22 dicembre sia anche il giorno della salute.

Giovanni: grazie Monica molto interessante non sapevo di questa tradizione spagnola. Allora rivediamo insieme l’uso del congiuntivo analizzando le frasi in cui Monica lo ha utilizzato… (continua sul file audio).

Monica: Ciao amici, vi mando i miei auguri per un buon Natale e un anno 2019 molto felice.

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Non ti ci mettere pure tu

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente.

L’espressione di oggi è “non ti ci mettere pure tu“, espressione informale, che usano tutti gli italiani, anche in versioni leggermente diverse, vediamo tra poco come.

Si tratta di una frase che si dice in una circostanza particolare, quando si è arrabbiati.

E’ accaduto qualcosa, anzi è accaduto più di qualcosa, ed ai nostri occhi sono accadute tutte cose negative. Non si tratta di tragedie, catastrofi naturali, non di grosse cose, ma comunque di cose negative, che ci hanno messo di cattivo umore, che ci fanno pensare che una giornata non è delle migliori.

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Ebbene in queste situazioni potrebbe capitare di pronunciare una frase di questo tipo: non ti ci mettere pure tu!

Ma quando la pronunciamo? Quando possiamo pronunciarla?

Beh intanto nella frase c’è il pronome personale “tu”, quindi è evidente che si sta parlando con qualcuno.

Non ti ci mettere pure tu!

E’ un’esclamazione rivolta ad una persona, che si pronuncia con tono severo.

Il verbo “mettere” non va interpretato nel senso standard, abituale. Mettere significa collocare in un posto: mettere i libri nella libreria; mettere i piatti in tavola; mettere le chiavi sul tavolo; mettere i panni in lavatrice, eccetera. Mettere in realtà ha tantissimi significati, ma in questo caso stiamo parlando di “mettercisi“.

In mezzo, tra mettere e mettercisi c’è “metterci”. Ne abbiamo già parlato in un episodio della differenza tra mettere, metterci e mettercisi. Vi invito a dare un’occhiata. E’ l’episodio in cui abbiamo spiegato la particella ci e la frase “ci sta”.

“Metterci”, ad esempio “metterci 30 minuti”  significa impiegare. Nello stesso modo si usa anche volerci:

Le due frasi seguenti ad esempio sono equivalenti:

Per andare al lavoro ci si mettono 30 minuti, ma potrebbero volercene anche 40. Di minuti ce se ne potrebbero mettere anche 50 con molto traffico.

Per andare al lavoro ci vogliono 30 minuti, ma ce ne se potrebbero mettere anche 40. Di minuti potrebbero anche volercene 50 con molto traffico.

Ok quindi questo è impiegare, metterci, volerci.

Invece “mettercisi” si riferisce alle persone e in un primo significato indica impegno, concentrazione. Ad esempio. Proviamo a pronunciare alcune frasi con metterci e mettercisi, di diversa difficoltà:

Io per andare al lavoro ci metto trenta minuti (verbo metterci=impiegare=volerci)

Se mi ci metto riesco a finire il lavoro entro oggi (mi ci metto – mettercisi = mi impegno – impegnarsi)

Tu ci metti quaranta minuti ad andare al lavoro (metterci = impiegare=volerci)

Se ti ci metti riuscirai a impiegare 35 minuti (mettercisi=impegnarsi)

Se ti ci metti ci metterai 35 minuti (ti ci metti = ti impegnerai; ci metterai=impiegherai)

Puoi metterci 30 minuti se andrai velocissimo (puoi metterci = puoi impiegare)

Potresti metterci 25 minuti se andrai con lo scooter (potresti metterci = potresti impiegare)

Esiste anche una espressione molto usata: “Mi ci metto con impegno” che significa proprio che mi impegnerò, sarò molto concentrato.

Se un ragazzo dice: devo fare tutti i compiti entro oggi! Se mi ci metto con impegno ce la farò”.

La madre potrebbe rispondere: “mettercisi con impegno potrebbe non bastare se non sei stato attento durante la lezione in classe”.

Quindi mettercisi = impegnarsi, applicarsi, stare concentrato su qualcosa.

Nella frase di oggi però: “non ti ci mettere pure tu” il verbo mettercisi non è usato in questo modo.

Infatti esiste un secondo modo di usare il verbo. In questo caso si vuole dire alla persona che quello che è accaduto è già sufficiente, non c’è bisogno di te, del tuo intervento, mi sono già accadute abbastanza cose negative oggi.

Il verbo è sempre “mettercisi” ma si usa quindi quando qualcosa o qualcuno si aggiunge ad una situazione già problematica.

Facciamo alcuni esempi con l’aiuto di qualche membro dell’associazione Italiano Semplicemente:

Bogusia: Non ne posso più oggi amore! Non solo mi sono svegliata troppo tardi, ma poi ho trovato la mia macchina rigata da un pazzo, inoltre è piovuto a catinelle e infine, ciliegina sulla torta, il traffico mi ha impedito di arrivare in tempo al lavoro. E adesso arrivi tu che vuoi consigliarmi di alzarmi più presto? Ti prego, non ti ci mettere pure tu caro!!!

Grazie Bogusia. Ottimo esempio. Molto divertente! Ci mancava solo la pioggia a catinelle! Beh per quella bastava un bell’ombrello!

Un altro esempio?

Ulrike: Da quando ho comunicato agli amici di voler separarmi da mio marito non mancano i loro consigli e commenti in merito. L’ultima volta però mi sono arrabbiata: “basta così, ne ho abbastanza. Non ti ci mettere pure tu!” ho detto ad una mia amica. Spero non si sia offesa, ma credo che capirà la mia situazione. Ero esasperata!

Bene, grazie Ulrike, in effetti una separazione è sempre difficile da gestire e da capire a volte, quindi se poi ci si mettono anche i troppi consigli di amici e parenti potremmo perdere la pazienza. Hai ragione.

Enrique: Ciao ragazzi, penso che il significato di questa espressione “non ti ci mettere pure tu” o “non ti ci metter anche tu” sia molto simile all’espressione “ci mancava solo questa“, cioè ci sono già abbastanza problemi e tu non solo non risolvi niente, ma addirittura peggiori le cose ancora di più, cioè aggiungi un problema addizionale a tutti quelli che avevamo prima, non dai una mano ma tutt’altro, peggiori le cose ancora di più. Non ne sono certo ma penso che questo sia il significato dell’espressione, cioè molto prossimo a “ci mancava solo questa“. Forse un po’ più personalizzato verso la persona con cui parliamo, ma penso che questa espressione è molto simile a “ci mancava solo questa”. 

Ottimo anche per te Enrique. Giustamente hai detto che “pure” vuol dire “anche” e possiamo in alternativa usare anche al posto di pure senza problemi.

Poi hai ragione, “non ti ci mettere anche tu” è rivolto direttamente al nostro interlocutore, mentre invece “ci mancava solo questa/o” è una frase che si usa parlando di eventi accaduti che si aggiungono e peggiorano una situazione già problematica, come la pioggia a catinelle dell’esempio di Bogusia.

A volte la ciliegina sulla torta viene usata ironicamente per sdrammatizzare una situazione problematica. Sdrammatizzare significa rendere meno drammatica, meno grave una situazione, semplicemente scherzandoci un po’ su.

Ad esempio:

Piove, c’è traffico e, ciliegina sulla torta, mi hanno anche rigato la macchina. Ci mancava solo questa!

Bogusia prima ha usato proprio l’espressione “ciliegina sulla torta” per indicare ironicamente che per completare una situazione già difficile mancava qualcosa, come la ciliegina, cioè una piccola ciliegia, può aggiungere un tocco decorativo ad una torta, ed in questo modo una torta è perfetta. Una frase ironica ovviamente. Anche questa si usa in situazioni del genere. E come dicevo anche “dulcis in fundo” è una espressione equivalente ironica e col medesimo significato di “ciliegina sulla torta“. “Il dolce (viene) in fondo” è un proverbio latino spesso citato per indicare qualcosa di bello (o ironicamente di brutto) che arriva per ultimo e inatteso.

Se preferite ironizzare e sdrammatizzare una situazione difficile potete usare una di queste due espressioni dunque.

Qualche altro esempio e terminiamo l’episodio di oggi. Usiamo “ci mancava solo questo” ed anche “mettercisi“. Notate che mettercisi si può usare non solo rivolto all’interlocutore ma anche verso altri soggetti o eventi esterni. Infatti posso dire ad esempio:

In Italia le cose non vanno molto bene, ed adesso ci si mette anche il cattivo tempo a peggiorare la situazione!

La situazione sociale in Francia era già difficile, ora ci si mettono pure i gilè gialli!

Ieri la mia ragazza mi ha lasciato ed ho perso il lavoro. Poi la sera sono anche caduto dallo scooter. Ci mancava solo questa!

Ragazzi, oggi è una giornataccia, me ne sono già successe abbastanza, vi prego, non vi ci mettete pure voi adesso!

Noooo! Davvero la Juventus ha perso la finale di Champions League? Dopo la sconfitta con l’Inter in campionato ci mancava solo questa! 

Mia sorella mi ha urlato al telefono stamattina! Oggi poi ho anche l’esame di italiano e mi ha fatto innervosire! Spero che ora non ci si metta pure l’autobus che ritarda!

Non bastava l’allagamento della casa, ora ci si mettono anche i ladri. Una giornataccia!

L’episodio finisce qui. Ascoltate altre volte, fate delle pause se necessario, mettetevici con impegno e vedrete che per imparare bene l’italiano non ci metterete molto tempo.

Un saluto da me e da tutti i membri dell’associazione.

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Tutto fa brodo

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Trascrizione

Buonasera amici di Italianosemplicemente.com, oggi come tutti i lunedì vi spiego il significato di un’espressione idiomatica italiana.

La frase di oggi è “tutto fa brodo“. Simpatica espressione italiana usata poco o per niente dagli stranieri. Almeno fino ad oggi!

Si tratta di un’espressione molto usata invece dagli italiani, un’espressione informale, à cui si fa ricorso spesso ma sempre in circostanze familiari o informali, tra amici e conoscenti.

Iniziamo a spiegare le parole e poi il significato della frase.

A seguire vi farò degli esempi di utilizzo ed ogni tanto vi inviterò anche a ripetere qualche frase per attivare anche quel muscolo interessante che si chiama lingua.

Allora iniziamo da “tutto“. Tutto è il contrario di “Niente” quindi indica un insieme completo, o la quantità complessiva di qualcosa. Ad esempio “capire tutto”, che è il contrario di “non capire niente” , o nulla.

La seconda parola è “fa“: è il verbo fare all’indicativo presente, terza persona singolare.

Infine la terza e più importante parola: “brodo“. Brodo si pronuncia con la o aperta.

Ripeti: brodo. Facile da pronunciare.

Il brodo è anche come parola singola quasi mai usata dagli stranieri ma molto spesso dagli italiani.

La parola brodo infatti, che si trova nell’espressione di oggi, “tutto fa brodo” è presente in realtà anche in altre espressioni italiane molto utilizzate come ad esempio:

andare in brodo di giuggiole (che si usa quando si è molto felici)

è un brodo (espressione che si usa per indicare che l’acqua del mare o di una piscina o quella in un qualsiasi contenitore, è molto calda)

Ecco: il calore, cioè l’alta temperatura è una caratteristica importante del brodo perché questo è un termine che nasce in cucina.

Il brodo è una pietanza, un piatto, cioè un alimento, la cui caratteristica è quella di essere composto essenzialmente d’acqua calda.

Ripeti: il brodo è essenzialmente composto d’acqua.

Al ristorante però se chiedete un brodo dovete specificare al cameriere, perché ci sono moltissime varianti diverse. Infatti oltre all’acqua calda si deve aggiungere almeno un altro alimento, qualcosa che insaporisca l’acqua, qualcosa che aggiunga sapore all’acqua calda.

C’è il:
– brodo vegetale
– brodo di pollo
– brodo di carne
– tortellini in brodo
– brodo di tacchino
– canederli in brodo (piatto del nord Italia)
– cappelletti in brodo
– passatelli in brodo
– brodo di pesce

Se usciamo dalla cucina esiste anche il brodo primordiale che non c’entra nulla col cibo ma che ha a che fare con l’origine dell’universo.

Diciamo che dal punto di vista culinario, cioè in cucina, come avete sentito ci sono molti tipi di brodo. Tutte sono pietanze il cui ingrediente fondamentale è l’acqua.

Si prepara facendo bollire nell’acqua un secondo ingrediente, quindi carne, degli ortaggi o anche dei legumi, con l’aggiunta volendo di sale, aromi o spezie. Se l’acqua è poca il brodo si chiama “brodo ristretto“.

Ripeti: il brodo ristretto ha poca acqua

Ma cosa c’entra con l’espressione di oggi?

C’entra invece perché in pratica avete capito che per fare un brodo va bene qualsiasi alimento o quasi. Possiamo dire che, in questo senso, tutto fa brodo, cioè per preparare anzi per fare un brodo va bene tutto: tutto fa brodo.
“Tutto fa brodo” è quindi un’espressione che viene utilizzata spesso in Italia anche al di fuori della cucina ma che origina proprio in cucina.

Ed infatti quando si è in condizioni economiche estremamente negative possiamo dire che “tutto fa brodo”, ovvero che ci si riduce a insaporire l’acqua calda con i più diversi prodotti alimentati, anche ricorrendo a patate o persino bucce di patate, croste di formaggio e cose di questo tipo.

Dunque, “Tutto fa brodo” nasce per indicare una situazione di disagio economico estremo, ma se esco dalla cucina posso usare questa frase anche in altre occasioni, l’importante è che ogni volta si usi quando si ricorre a qualcosa di generico per raggiungere un obiettivo minimo: posso aver bisogno di qualcosa che mi avvicini all’obiettivo, qualcosa che mi aiuti a raggiungerlo, senza badare troppo alla qualità di questo qualcosa.

Facciamo un esempio. Parliamo di furti, quindi di ladri che rubano, che vanno a rubare negli appartamenti.

Capita spesso che dei ladri entrino per rubare in un appartamento ma che non abbiano un obiettivo preciso. Rubano quello che trovano: possono trovare quadri, dei gioielli, tv, ma anche bestiame, attrezzi agricoli. Possiamo dire che per loro tutto fa brodo.

Nel senso che rubano ciò che trovano, senza badare troppo al valore, la cosa importante è dare un senso, un significato al loro tempo impiegato ed anche al rischio che corrono entrando in una casa. Tutto fa brodo, quello che c’è si prendono.

Vi faccio un altro esempio. Ammettiamo di fare un concorso per essere assunto in una azienda. Quindi un concorso lavorativo.

Come tutti i concorsi c’è il relativo bando di concorso, dove ci sono scritti i requisiti che deve avere il candidato, la persona che vuole ottenere quel lavoro.
Senza i requisiti non si può partecipare a questo concorso, e quindi è impossibile ottenere questo posto di lavoro senza requisiti.

Ebbene tra i requisiti potrebbero essere richieste almeno tre pubblicazioni scientifiche ad esempio.

Ebbene, se non è importante la qualità di queste pubblicazioni necessarie, ma ciò che conta è che siano almeno tre, allora anche in questo caso possiamo dire che tutto fa brodo.

Ripeti: tutto fa brodo.

Infatti bastano tre qualsiasi pubblicazioni, di qualiasi tipo. Ok?

Il brodo in questo caso è costituito dalle tre pubblicazioni necessarie. Questo è il nostro obiettivo. Questo è il brodo. Per raggiungere questo obiettivo bastano tre pubblicazioni.

Anche in questo caso vedete che l’obiettivo è generico, ed occorre qualsiasi cosa che abbia certe caratteristiche per raggiungerlo. In tutte queste occasioni potete usare “tutto fa brodo”.

È tutto per oggi, vi lascio alle vostre attività e spero che abbiate ascoltato questa spiegazione utilizzando il vostro tempo morto, come in palestra, lavando i piatti, in autobus mentre si va al lavoro eccetera. Vi ricordate delle sette regole d’oro vero?

Grazie a tutti, anche ai donatori di italiano semplicemente che aiutano a sostenere il sito anche senza usare la pubblicità.

Ho deciso di toglierla dal sito da un paio di mesi perché credo dia fastidio a chi voglia leggere la trascrizione del file audio.

Finché riesco ad aiutarvi senza pubblicità lo faccio sempre volentieri.

Un saluto da Giovanni.

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