Arriva Bolsonaro!

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno e buon anno a tutti. Iniziamo questo nuovo anno con una notizia dal Brasile. Sapete che il governo Bolsonaro dal 1 gennaio 2019 è in carica. Allora ascoltiamo il nostro corrispondente dal Brasile André Arena, con i suoi “quasi 100 secondi”.

Andrè: In Brasile ora è effettivamente iniziata l’era Bolsonaro. Il nuovo presidente inizia il suo governo disponendo del sostegno della maggioranza della popolazione. Ieri, durante la sessione solenne svoltasi nella sede del Parlamento a Brasilia, Bolsonaro ha ripreso i principali punti che hanno segnato la sua campagna elettorale, vale a dire: valori conservatori, lotta alla corruzione, pugno di ferro contro la criminalità, riforme politiche ed economiche che costituiscono il cosiddetto “patto nazionale” .
Quanto alla sicurezza, una delle questioni più sentite dall’opinione pubblica brasiliana e uno dei punti più controversi del suo programma di governo.
Bolsonaro insiste nelle sue intenzioni di ampliare il diritto alla legittima difesa, nonché onorare coloro che sacrificano la loro vita in nome della sicurezza di tutti.
Cosa succederà? Succederà che il porto d’armi sarà consentito a tutti i cittadini e ci sarà la cosiddetta “esclusione dell’illiceità” che in definitiva da il via libera ai poliziotti di sparare.
Non si sa ancora se queste misure saranno veramente realizzate, ma se ciò avverrà, speriamo che il paese non si trasformi in un film Western!

Giovanni: Bene Andrè, grazie di questa notizia in tempo quasi reale, in questi tuoi quasi 100 secondi. Vai molto bene col tuo italiano… ci siamo quasi direi!

Hai parlato di un “patto nazionale“. Un patto è un accordo, un’alleanza che Bolsonaro fa col popolo. La sua è una promessa in realtà, anche se sono in molti a sperare che non riesca a mantenerla. Poi hai parlato di “esclusione dell’illiceità”. Significa che, come hai ben spiegato, i poliziotti possono sparare, sono liberi di farlo: sparare sarà lecito; sparare non sarà più illecito, non sarà più contro la legge, quindi la illiceità dell’atto di sparare sarà esclusa dalla legge. Non sarà più illecito: diventerà quindi lecito, cioè possibile, legittimo, sparare da parte dei poliziotti.

Speriamo che la situazione in Brasile vada bene nei prossimi anni, continua a tenerci aggiornati. Hai usato, nel tuo discorso André, il verbo Disporre, che fa parte dei verbi professionali del corso di Italiano Professionale. Ricordo a tutti che Andrè è un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lui abita nello Stato di San Paolo.

C’è anche Mariana con noi, che è dello stato di Minas Gerais, sempre in Brasile. Allora Mariana ha da dire qualcosa anche lei. Vuole aggiungere qualcosa sulle misure di sicurezza messe in atto durante il discorso di Bolsonaro.

Mariana: Buongiorno. Bolsonaro ha fatto il suo primo discorso col maggior apparato di sicurezza della storia in Brasile.

I Cecchini armati si sono posizionati sul tetto dei palazzi circostanti. Persino missili a guida laser hanno fatto parte della struttura di sicurezza di Bolsonaro, che è la più grande e costosa sicurezza che la storia del Brasile ricordi per questa occasione.
Era ancora buio quando le macchine della sicurezza nazionale hanno raggiunto la Esplanada dos Ministérios.
Una videocamera all’interno di un pallone ha permesso loro una visione privilegiata. Più in basso, anche accurati controlli manuali e utilizzo di metal detector.

Misure di sicurezza anche per il pubblico che ha assistito: cibo in imballaggi non trasparenti non era consentito. In alcuni posti, i poliziotti militari hanno tagliato addirittura la frutta in pezzi!
Niente ombrelli e caschetti: vietati anch’essi.
Bottiglie d’acqua? Stessa sorte.
L’unico tipo di acqua consentita era quella distribuita da una fidata impresa di Brasilia.

Giovanni. Grazie Mariana, “più sicuri di così si muore!” Verrebbe da dire… Mariana ci ha parlato di cecchini sui tetti che sparano: un cecchino è un tiratore scelto che è appostato pronto a sparare in caso di necessità.

Volevo concludere con una cosa che a me personalmente ha molto colpito, che non ha nulla a che fare con la sicurezza, cioè il discorso tenuto dalla moglie del nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che si chiama Michelle: dire che ha un nome abbastanza impegnativo da portare è poco!

Ebbene Michelle – i brasiliani ne sono al corrente naturalmente – ha partecipato ieri alla cerimonia di insediamento del marito. Lo ha fatto con un messaggio di ringraziamento rivolto al popolo utilizzando la lingua dei segni (pensate un po’), quindi quella con la quale ci si rivolge ai non udenti.

Michelle ha voluto ringraziare i brasiliani per la “solidarietà” che gli hanno espresso durante i momenti difficili passati di recente dal marito”, ed ha fatto anche riferimento all’attentato subito nel settembre scorso, durante la campagna elettorale.

Michelle parla di “elezioni che hanno dato voce a chi non è stato ascoltato” e aggiunge che il motivo principale per cui le urne lo hanno decretato presidente è proprio la questione della sicurezza: “il cittadino brasiliano vuole sicurezza, vuole pace e vuole prosperità”, ha detto Michelle.
Iniziativa interessante comunque quella di Michelle. Chissà, e spero per lei, se riuscirà ad essere all’altezza della Michelle più famosa…

Grazie a Andrè e Mariana. Continuate a tenerci aggiornati sul Brasile e a tutti i visitatori di Italiano Semplicemente invece dico che siete tutti invitati nella nostra associazione. Abbiamo bisogno di altri inviati speciali dall’estero.

Un saluto.

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2019: il discorso del presidente della Repubblica Mattarella

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Spiegazione

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Trascrizione

“Care concittadine e cari concittadini, siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana.

Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento, nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi.

Non è un rito formale.

Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo.

Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso.

Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce.

E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani.

Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita.

La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino.

Proprio su questo vorrei riflettere brevemente, insieme, nel momento in cui entriamo in un nuovo anno.

Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.

Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme.

Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri.

Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.

Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena.

Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.

La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente.

E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità. Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi.

La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza.

Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro.

Qualche settimana fa a Torino, alcuni bambini mi hanno consegnato la cittadinanza onoraria di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità.

Un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia.

Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti.

In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società.

Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà.

Il nostro è un Paese ricco di solidarietà.

Spesso la società civile è arrivata, con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni.

Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità.

I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato.

È l’Italia che ricuce e che dà fiducia. Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà. Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto.

Anche per questo vanno evitate “tasse sulla bontà”.

È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere.

Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi.

Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo.

Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare.

Lo sport è un’altra cosa.

Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte.

Sappiamo di avere risorse importanti; e vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà.

Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni.

Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere.

La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili.

L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani.

La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati.

Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio.

Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo.

Ma non ci sono ricette miracolistiche. Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno.

Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo.

Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto.

Abbiamo ad esempio da poco ricordato i quarant’anni del Servizio sanitario nazionale.

E’ stato, ed è, un grande motore di giustizia, un vanto del sistema Italia, che ha consentito di aumentare le aspettative di vita degli italiani, ai più alti livelli mondiali.

Non mancano difetti e disparità da colmare. Ma si tratta di un patrimonio da preservare e da potenziare.

L’universalità e la effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica: il nostro Stato sociale, basato sui pilastri costituzionali della tutela della salute, della previdenza, dell’assistenza, della scuola rappresenta un modello positivo, da tutelare.

Ieri sera ho promulgato la legge di bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore.

Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità.

La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento.

Mi auguro vivamente che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto.

La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole.

Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei. Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia.

Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace.

Quest’anno saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell’Unione i popoli europei, a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta.

È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne.

Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa.

Sono rimasto colpito da un episodio di cronaca recente, riferito dai media. Una signora di novant’anni, sentendosi sola nella notte di Natale, ha telefonato ai Carabinieri.

Ho bisogno soltanto di compagnia, ha detto ai militari. E loro sono andati a trovarla a casa portandole un po’ di serenità.

Alla signora Anna, e alle tante persone che si sentono in solitudine voglio rivolgere un saluto affettuoso.

Vorrei sottolineare quanto sia significativo che si sia rivolta ai Carabinieri.

La loro divisa, come quella di tutte le Forze dell’ordine e quella dei Vigili del fuoco, è il simbolo di istituzioni al servizio della comunità.

Si tratta di un patrimonio da salvaguardare perché appartiene a tutti i cittadini.

Insieme a loro rivolgo un augurio alle donne e agli uomini delle Forze armate, impegnate per garantire la nostra sicurezza e la pace in patria e all’estero. Svolgono un impegno che rende onore all’Italia.

La loro funzione non può essere snaturata, destinandoli a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione.
In questa sera di festa desidero esprimere la mia vicinanza a quanti hanno sofferto e tuttora soffrono, malgrado il tempo trascorso, le conseguenze dolorose dei terremoti dell’Italia centrale, alle famiglie sfollate di Genova e della zona dell’Etna.

Nell’augurare loro un anno sereno, ribadisco che la Repubblica assume la ricostruzione come un impegno inderogabile di solidarietà.

Auguri a tutti gli italiani, in patria o all’estero.

Auguro buon anno ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese. Rivolgo un augurio, caloroso, a Papa Francesco; e lo ringrazio, ancora una volta, per il suo magistero volto costantemente a promuovere la pace, la coesione sociale, il dialogo, l’impegno per il bene comune.

Vorrei concludere da dove ho iniziato: dal nostro riconoscerci comunità.

Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita.

Ne cito uno fra i tanti ricordando e salutando i ragazzi e gli adulti del Centro di cura per l’autismo, di Verona, che ho di recente visitato.

Mi hanno regalato quadri e disegni da loro realizzati. Sono tutti molto belli: esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare.

Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me. Li ringrazio nuovamente e rivolgo a tutti loro l’augurio più affettuoso.

A tutti voi auguri di buon anno“.

Darsi pace

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Trascrizione

Eccoci di nuovo qui ragazzi, è ancora lunedì e come tutti i lunedì vi spiego una espressione tutta italiana.

Questo è il programma di oggi dunque: spieghiamo l’espressione “darsi pace”.

Io sono Giovanni e la trascrizione integrale di questo nuovo episodio si trova sul sito italianosemplicemente.com.

Darsi pace: due parole, due semplici parole con un significato particolare.

Potremmo dire che si tratta di una locuzione, oppure la potete chiamare espressione idiomatica.

Ad ogni modo sicuramente avrete notato, cioè vi sarete accorti che in questa espressione mancano articoli, o avverbi o preposizioni.

Succede a volte nelle espressioni italiane. Non sempre è così ovviamente.

Infatti se ad esempio diamo un’occhiata alle molte espressioni che contengono la parola “darsi”, notiamo che volte ci sono articoli, a volte preposizioni, a volte nulla. Ad esempio:

Darsi alla pazza gioia, darsi battaglia, darsi all’ippica, darsi da fare, darsi delle arie, darsi il cambio, darsi la morte, darsi pena, darsi pensiero, darsi per vinto, darsi una mano, darsi una mossa.

Vediamo di spiegare la frase di oggi è capirete che non è banale inserire o togliere un articolo.

La parola “pace” la conoscete tutti: pace è il contrario di guerra.

“Darsi” invece viene da “dare”.

Il verbo dare, rivolto a sé stessi, diventa darsi. Darsi significa dare a sé stessi. Non sempre però, fate attenzione. Pensate alla frase “darsi la mano“: in questo caso è uno scambio, due persone si danno la mano: io do la mano a te e tu la dai a me.

In questo caso invece è dare a sé stessi la pace. Ognuno da la pace a sé stesso.

Succede la stessa cosa con la frase “darsi le arie“, solo per fare un esempio. Un’altra espressione figurata.

Ma quante cose possono darsi a sé stessi? La pace è una di queste cose, ma ovviamente anche qui il senso è figurato. Non parliamo di una “non guerra” , dell’assenza di una guerra, di una vera guerra.

Se fosse così, se l’obiettivo fosse cambiare e passare da uno stato di guerra ad uno stato di pace, allora diremmo: “darsi la pace”.

Ad esempio, l’obiettivo degli esseri umani, prima di tutto dovrebbe essere quello di darsi la pace. Questo vale soprattutto per gli Stati in guerra, quelli che attualmente vivono uno stato di guerra, senza pace, dove le persone muoiono, si uccidono, vivono un conflitto.

Se invece togliamo l’articolo “la” la frase darsi la pace diventa “darsi pace“.

In effetti questa pace di cui parliamo in questa espressione è una pace interiore. Non si tratta di un conflitto combattuto con le armi, con le esplosioni,con i fucili e con i carri armati. Si tratta invece di una condizione interiore, di un conflitto interiore, che avviene dentro di noi, nella nostra mente.

Quando una qualsiasi situazione viene vissuta con un atteggiamento negativo, con uno stato mentale sofferente, uno stato d’animo negativo, preoccupato, ansioso, nervoso, in tutti questi casi possiamo dire che questa persona, quella che vive questa condizione mentale non si dà pace, non si sta dando pace, non riesce a darsi pace.

Di conseguenza dall’esterno, guardando, osservando questa persona si potrebbe dire una frase tipo: perché non ti dai pace? Perché questa persona non si dà pace?

È chiaro che si sta facendo riferimento ad una pace diversa, ad una pace interiore, ad uno stato d’animo sofferente, quindi ad una persona che non è in pace con sé stessa.

Possiamo anche dire così, che non è in pace con sé stessa: questo stato di nervosismo, quest’ansia, questa preoccupazione perenne, duratura, questo essere sempre preoccupati, ansiosi, nervosi ci fa vivere una condizione difficile quindi non siamo in una condizione di pace interiore.

Ebbene in tutte queste occasioni possiamo quindi usare questa espressione “darsi pace“, e senza nessun articolo.

Spesso, questo bisogna dirlo, si usa in frasi con una negazione, a meno che si tratti di un invito a darsi pace!

Ad esempio:

Non riesco a darmi pace. Ho perso le chiavi di casa. Devo ritrovarle assolutamente. Dove le avrò perse?

Oppure:

Come mai non ti dai mai pace? Cos’è che ti preoccupa? Hai degli ospiti a cena e sei preoccupato? Ogni volta non riesci mai a darti pace in queste occasioni.

Oppure:

Tuo fratello non riesce a darsi pace, da quando il medico gli ha detto che ha la pressione un po’ alta è diventato molto nervoso e non è mai tranquillo.

Ancora:

Nella mia famiglia non riusciamo a darci pace da quando i ladri sono entrati in casa a rubare. Siamo sempre preoccupati e non dormiamo più bene come prima la notte.

Vediamo con voi:

Voi brasiliani non vi date pace da quando Bolsonaro ha vinto le elezioni. Fatevene una ragione e vedrete che le cose potrebbero non essere così negative.

In Inghilterra i politici sembra non riescano a darsi pace da quando si parla di brexit. Tutti i giornali parlano di uno stato di preoccupazione continuo della classe politica.

Se invece non voglio usare la negazione posso dire ad esempio:

Datti pace un attimo! Sei troppo agitato! Prendi una bella camomilla calda!

Questo è un invito. Senza la negazione si tratta di un invito. Datti: cioè dai a te stesso.

Allo stesso modo potrei rivolgere questo invito ad una terza persona:

tuo padre si dia pace.

Più difficilmente invece troverete questo invito rivolto a voi o loro: datevi pace e si diano pace, ma può comunque capitare.

Si usa quasi sempre con te: datti pace, e con lui o lei: si dia pace.

Con la negazione invece si usa con tutte le persone (prova a ripetere):

Io non mi do pace

Tu non ti dai pace

Lui non si dà pace

Noi non ci diamo pace

Voi non vi date pace

Loro non si danno pace.

Prima ho usato anche l’espressione “farsene una ragione“, che abbiamo già spiegato sulle pagine di italiano semplicemente, ed in effetti le due espressioni possono essere utilizzate nello stesso contesto.

C’è una certa similitudine.

Infatti chi non si dà mai pace, a prescindere dal motivo, farebbe bene a farsene una ragione. Le persone che continuano ad agitarsi, ad essere preoccupate per qualcosa non si danno pace e allo stesso tempo non se ne fanno una ragione, non riescono a farsene una ragione. Non ci riescono perché non si danno mai pace.

In sostanza queste persone non trovano mai la tranquillità.

Le due espressioni si possono usare una al posto dell’altra, perché in entrambi i casi siamo in presenza di una persona che non riesce ad accettare fino in fondo un qualcosa che per lui rappresenta un problema.

Lo stato di ansia e di preoccupazione che ne deriva è eccessivo, e soprattutto non si trovano soluzioni, non si cercano neanche le soluzioni.

Molto simile è anche un’altra espressione: darsi una calmata.

L’spressione darsi una calmata è però più informale (decisamente) e può essere offensiva.

Inoltre si usa esclusivamente quando si è molto nervosi e si perde il controllo, si urla, ci si agita molto. In questi casi puoi dire:

Adesso datti una calmata e siediti; respira e poi ne parliamo con calma.

Invece darsi pace è molto più ampia come frase, si usa in molte occasioni diverse e non è offensivo. Darsi pace poi è un processo più lungo: ci vuole più tempo per darsi pace.

Anche se viene a mancare una persona cara (cioè se muore una persona cara) può capitare che qualcuno non riesca a darsi pace per questo e non si rassegni per questa perdita.

Attenzione poi anche alla similitudine con un’altra espressione italiana che abbiamo già spiegato sulle pagine di italianosemplicemente.

L’espressione in questione è “prendere atto“, e vi invito a leggere ed ascoltare anche questa spiegazione per capire le differenze.

Ad ogni modo, molto brevemente, prendere atto significa considerare, tenere in considerazione, tener conto.

È un’espressione più formale, decisamente, che si può utilizzare anche per iscritto, anche nella forma scritta, mentre invece darsi pace è informale e difficilmente la utilizzate al lavoro o nella forma scritta.

Prendere atto ad ogni modo è una bella espressione, molto utile al lavoro e vi consiglio di dare un’occhiata anche a questa espressione.

Spero sia abbastanza chiaro.

Se quindi non riuscite a imparare l’italiano e vi state preoccupando per questo adesso che avete trovato italiano semplicemente potete darvi finalmente pace.

Un saluto da Giovanni, e vi ricordo che siete tutti invitati nell’associazione Italiano Semplicemente, ufficialmente registrata in Italia. Se volete perfezionare il vostro italiano basta fare richiesta attraverso una semplice mail dal sito italianosemplicemente.com.

Le meraviglie di Roma: la bocca della verità

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!

Il linguaggio della Moda

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Giovanni: oggi ragazzi parliamo di moda.

Sapete cosa sia la moda? E conoscete il linguaggio della moda? In italiano ci sono parecchie espressioni, parecchi termini specifici sulla moda.

Ne parliamo oggi insieme ad un nostro amico che ascolterete tra poco. Un insegnante di italiano.

Sapete che con il termine “moda” (con la o aperta) si Intende in generale il gusto particolare del momento, ciò che piace a molte persone in quel momento o in un certo luogo anche.

Cosa piace alle persone in un certo momento?

Queste cose, quelle che incontrano il gusto, cioè che incontrano la preferenza delle persone si dice che “sono di moda“, o che “vanno di moda“.

Dal punto di vista commerciale la moda è costituita dai prodotti che maggiormente sono venduti rispetto agli altri.

Tutti questi prodotti possiamo dire che sono di moda. In realtà però non possiamo parlare di tutte le tipologie di prodotti. Non tutte.

Ovviamente ognuno ha i suoi gusti, ma ci sono delle tendenze generali, dei gusti, delle preferenze di molte persone che tendono a prevalere rispetto ai gusti dei singoli.

E questa tendenza, questi gusti possono cambiare, possono modificarsi e di fatto più o meno cambiano di anno in anno: un anno le persone preferiscono il colore rosso per i loro vestiti e l’anno dopo piace di più il verde ad esempio. Questo accade tutti gli anni e quando accade qualcosa di questo tipo parliamo di moda.

Ripeti: le mode cambiano di anno in anno.

Una cosa può essere di moda oppure può andare di moda, o semplicemente può andare.

Il verbo andare, da solo, si può utilizzare per indicare la tendenza della moda.

Cosa va quest’anno?

Quest’anno va di moda il giallo, tutti indossano vestiti gialli, oppure vanno le gonne corte, oppure quest’anno vanno i capelli corti.

Non possiamo fare la stessa cosa col verbo essere però.

È di moda = va.

Il giallo va = il giallo è di moda

Rispondi alla domanda:

quale colore va quest’anno?

Potete rispondere dicendo semplicemente:

Il giallo. Oppure:

Quest’anno va il giallo

Quest’anno va di moda il giallo

Quest’anno il giallo è di tendenza

Lo scorso anno invece magari andava il rosso (ad esempio) e andavano di moda i capelli lunghi.

Questi sono solo esempi comunque.

In generale quando si parla di moda, come dicevo, non si parla di tutti i tipi di prodotti: si parla prevalentemente di vestiti, quindi di abbigliamento, sia maschile che femminile.

Ma la moda si estende a tutto ciò che riguarda la cura e l’aspetto delle persone, o anche la bellezza della casa, insomma le cose personali, tutto ciò che viene mostrato agli altri.

Ma anche un quartiere di una città a volte può essere di moda. Perché no!

Quindi possiamo avere un profumo di moda, oppure una gonna, un pantalone, o anche un colore come abbiamo visto prima.

Ogni anno infatti c’è un colore tra gli altri che è più di moda rispetto agli altri.

Quando un colore è di moda allora molti dei vestiti, molti dei capi d’abbigliamento, hanno quel particolare colore.

C’è poi la cosìddetta alta moda, L’alta moda, la “haute couture” Che è quel settore dell’abbigliamento nel quale operano i creatori di abiti di lusso, abiti costosi, gli stilisti dell’alta moda.

Gli abiti di lusso sono gli abiti più costosi, che hanno un prezzo più elevato, più alto rispetto agli altri.

C’è da dire che la moda è diventato un grande business, un grande affare, ma ci sono, almeno in alcuni paesi, degli abiti che è tradizione indossarli in particolari occasioni e fanno parte della cultura di un paese.

Se parliamo ad esempio del Marocco, c’è un capo d’abbigliamento che non passa mai di moda: qual è questo capo?

Ce lo facciamo raccontare da Zahid, che insegna italiano in Marocco. Ciao Zahid.

Ascoltiamo dunque Zahid, che ci spiega qualcosa su questo tradizionale abito femminile.

Zahid: Il caftan, l’abito tradizionale della donna marocchina, ė un vestito lungo, generalmente ha due strati sovrapposti.

Esistono innumerevoli varietà di caftan: ce ne sono di classici e moderni, eleganti per le grandi occasioni ma anche semplici, adatti per essere utilizzati tutti i giorni.

La produzione del caftan, come di altri abiti marocchini quali la djellaba, la gandoura e altri, ė relativamente costosa poiché la maggior parte del lavoro è fatto a mano.

Il caftan marocchino sta accrescendo la sua notorietà, sia nel mondo arabo che in quello occidentale.

Compare nelle più prestigiose sfilate di moda, e non solo a Casablanca e a Marakech ma anche a Parigi ad esempio: ricordiamo la sfilata che si tiene al carousel del Louvre, dove il caftan ė presente, e apprezzati stilisti marocchini e stranieri di anno in anno presentano nuovi modelli, classici e moderni ma sempre di alta classe, rinnovando il gusto ma preservando, nello stesso tempo, il suo stile originario.

Giovanni: una domanda Zahid, ma le donne in Marocco lo indossano? Tutti i giorni voglio dire.

Zahid: no, il caftan non si mette tutti i giorni, ma solo nelle occasioni importanti, per esempio le feste tradizionali, o una festa di matrimonio.

Giovanni: ah bene. Grazie Zahid.

Nell’associazione abbiamo una bella ragazza marocchina, si Chiama Assma. Chissà se lei l’abbia mai indossato quest’ambito. Ce lo facciamo dire proprio da lei. Ciao Assma!

Assma: Buongiorno a tutti io sono assma, membro dell’associazione e devo dire che io questo abito tradizionale l’ho indossato al matrimonio di mio cugino. Era la prima volta nella mia vita, e mi sono sentita una 👑 regina.

Giovanni: Ci sono alcune parole e frasi che ha utilizzato Zahid e che trovo interessanti dal punto di vista della pronuncia. Quindi dopo aver chiesto a zahid, vi invito a ripetere le seguenti parole:

Accrescere

Notorietà

Accrescere la notorietà

Il caftan sta accrescendo la sua notorietà

Sfilate di moda

Prestigiose

Prestigiose sfilate di moda

Le più prestigiose sfilate di moda

Il caftan sta accrescendo la sua notorietà nelle più prestigiose sfilate di moda

Quindi Zahid, hai parlato di un vestito lungo che sta accrescendo la sua notorietà.

In questo caso però non possiamo dire che il caftan stia diventando di moda, perché la moda si riferisce alle preferenze delle masse, che cambiano anno dopo anno. Non possiamo quindi usare in questo caso le varie espressioni che si usano quando parliamo di moda.

Vediamo qualcuna di queste espressioni legate alla moda.

Ad esempio quando la moda cambia, quando cambia il modo di vestirsi delle persone, si tratta prevalentemente di variazioni di stile, solo di piccoli dettagli, a volte no.

Ma come cambia la moda? Chi decide cosa andrà di moda il prossimo anno?

Chi è a lanciare una nuova moda ed a decretare la fine della vecchia? Chi è che lancia una nuova moda?

Lanciare una moda è appunto una di queste espressioni. Lanciare una moda significa ispirare le altre persone con il proprio modo di vestire e dare il via ad un fenomeno di massa. Molti iniziano ad imitare queste persone nel vestirsi. E queste persone hanno appena lanciato una moda: tutti li seguono.

Oggi a lanciare la moda sono i grandi personaggi pubblici, cantanti, attori, non solo gli stilisti dunque.

Quando poi un oggetto o un vestito passano di moda, allora questo significa che le persone hanno delle nuove preferenze, dei nuovi gusti, e quell’oggetto non va più, non è più di moda. Dunque è passato di moda. Si dice anche che è fuori moda.

I pantaloni a zampa d’elefante non vanno più, sono fuori moda. Sono passati di moda. Non è più di moda indossare i pantaloni a zampa d’elefante. Andavano negli anni ’70, che io sappia.

Quindi: passare di moda, essere fuori moda – anche una persona può essere fuori moda se non veste alla moda, se non mette abiti che sono in voga in quel momento.

Le tradizioni dunque solo qualcosa che resiste alla moda. Le tradizioni resistono alla moda, altrimenti non si sarebbero chiamate così.

Potremmo dire che il termine tradizione possa considerarsi come il contrario, l’opposto del termine moda. Oppure che gli abiti tradizionali non passano mai di moda. La tradizione non può essere di moda e non può passare di moda.

Passare di moda è un’espressione tipica del linguaggio dell’abbigliamento. Come fuori moda anche.

Difficilmente qualcosa torna di moda o torna ad essere di moda dopo essere passato di moda. Può conunque accadere e a volte accade, che dopo 10, 20 o 30 anni ci sia qualcosa che ritorni di moda o ritorni in voga.

Una improvvisa diffusione e un successo crescente, questo accade quando qualcosa è in voga o è in gran voga.

Un termine questo che può andar bene anche per una persona famosa, un cantante in gran voga, quindi semplicemente molto famoso, che riscuote molto successo

in un momento particolare

Quando questa diffusi. ne avviene allora questo “prodotto” (diciamo!) incontra un largo favore da parte delle persone. Questo è un altro modo per dire lo stesso concetto: “Incontrare il favore” è un’altra espressione che possiamo usare in questo caso.

Infine la frase seguire la moda. Zahid a te la parola. Puoi spiegare tu questa espressione? Io nel frattempo saluto e ringrazio tutti per l’ascolto. Alla fine ascoltiamo qualche frase sulla moda da parte di alcuni studenti di Zahid e di qualche membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Un bel connubio questo!

Zhaid: seguire le moda è una tendenza naturale, significa gusto per il bello e piacere per il nuovo. Con la moda ci divertiamo, e diamo ai ritmi quotidiani il colore della creatività e il sapore della fantasia.

Spero di essere stato chiaro.

Vi saluto dal Marocco, che è sempre stato paragonato ad un albero con le radici in Africa ma con le foglie esposte in area Europea.

Un saluto particolare al professor Gianni, e a tutti i membri dell’associazione italiano semplicemente ed anche ai miei studenti.

Bogusia (Polonia): Bisognerebbe valutare con attenzione cosa indossare per non sentirsi soli, almeno all’apparenza. Ma visto che la moda di oggigiorno cambia con una velocità non indifferente, non bisogna essere molto rigidi quando si segue la moda. Si può essere alla moda anche con pochi soldi, e sapersi avvalere sapientemente di quanto abbiamo accumulato nell‘armadio.
La moda serve ad esprimere un sentimento interiore e una creatività personale.

Ulrike (Germania): ognuno dovrebbe trovare lo stile proprio. La moda fa delle proposte. La moda è il buono ed il cattivo gusto. Solo l’indifferenza non è moda. Non mi piace vestire alla moda, ma essere io stessa di moda.

Andrè (Brasile): nell’abbigliamento di tutti i giorni, la moda brasiliana ha una costante: fa trionfare i colori: giallo, verde smeraldo, rosa intenso, azzurro cielo, rosso corallo e arancione sono i colori quasi sempre presenti a prescindere dalla moda del momento. Tutti sono ricchi di ispirazioni tropicali con un tocco di creatività.

Gema (Spagna):
La Moda mi aiuta a riconoscere Il periodo in cui hanno girato un film.

Amina, studente di Zahid: per me la moda non serve a niente.

Brahim, studente di Zahid: io vesto sempre di giallo. La moda non mi interessa.

Alcune frasi da Mariana dal Brasile – membro n. 20 dell’Associazione

scarica audio di Mariana

Testo di Mariana:

– la moda nasce per le strade e muore negli armadi
– la Moda nasce dall’osservazione attenta delle persone
– la moda esprime l’appartenenza ad un gruppo, oppure ad un ideale.
– la Moda serve a esprimere un sentimento interiore e una creatività personale
– essere alla moda mi fa sentire meno solo
– ho molti vestiti nell’armadio. Spero ritorni la moda per poterli indossare nuovamente
– con la moda esprimo me stessa, il mio modo di essere
– la moda è come l’amore: Viene, passa, ritorna e mai si scorda
– la moda riflette il mio pensiero
– anche chi passa di moda passa alla storia

– secondo me la moda serve a sentirsi accettati dagli altri
– Il termine moda indica uno o più comportamenti collettivi con criteri mutevoli.

 

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