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Con questo breve episodio iniziamo una serie di lezioni dedicate al linguaggio delle Forze dell’Ordine in Italia.
Iniziamo con una breve storia in cui analizziamo alcuni termini molto utilizzati sia dalla Polizia italiana che dagli automobilisti. Inizialmente siete chiamati a provare a scrivere le parole mancanti della storia, dopodiché potrete ascoltare la storia completa e rispondere alle domande di un secondo episodio audio. Vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina dedicata all’associazione per chi fosse interessato alle lezioni del corso di Italiano Professionale.
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In questa lezione, dedicata ai membri dell’associazione, vediamo le modalità formali ed informali per esprimere un’opinione. Grazie a Daria e Andrè per la collaborazione.
Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.
Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.
Bogusia:
Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.
Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.
Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.
A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.
Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!
Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.
Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.
Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.
Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.
Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?
Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!
Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.
Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.
Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.
Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.
Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?
Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.
Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.
Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.
Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.
Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.
Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.
Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.
La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.
Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.
Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.
I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.
Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.
I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.
Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.
Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.
Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.
Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.
Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.
Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.
Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.
Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.
Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.
Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.
Grazie mille Giuseppina.
Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.
Al prossimo episodio.
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Questa lezione appartiene al corso di Italiano Professionale, disponibile a tutti i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Quella che ascoltate in questa pagina è solamente un estratto di 4 minuti. L’intera lezione dura 34 minuti ed è disponibile anche il file PDF della trascrizione completa.
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Una espressione non formale utilizzata prevalentemente in ambienti lavorativi.
Durata: 18 minuti
Livello: B1-C2
Buongiorno amici di italianosemplicemente siamo di nuovo qui ed io sono sempre Giovanni.
Voi invece state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com, episodio quest’oggi dedicato ad un’espressione idiomatica più che altro utilizzata nel mondo del lavoro.
Parliamo dell’espressione “a stretto giro“.

A stretto giro: tre parole di cui la prima è una preposizione semplice.
Sapete che il lunedì è il giorno in cui pubblichiamo una nuova espressione idiomatica: fa parte, già da qualche tempo, del programma settimanale di Italiano Semplicemente e all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione tutti gli associati possono fare esempi, discutiamo insieme del significato di questa espressione. Invece la spiegazione della frase, quella è disponibile per tutti ed è esattamente questa che state ascoltando.
Allora: “a stretto giro” a, abbiamo detto, è una preposizione semplice, che sono in tutto nove: di a da in con su per tra fra.
Facile da ricordare: a quindi è una preposizione semplice. Stretto e poi giro sono le altre due parole. Che cos’è un giro?
Beh generalmente quando si usa questa parola lo si fa in un contesto amichevole e confidenziale: facciamo un giro? Facciamo un giro per Roma? Ti accompagno a fare un bel giro. Spesso si usa anche giretto.
Ebbene questo significa semplicemente un’uscita, una passeggiata a piedi o in macchina, anche senza un obiettivo preciso. Oppure facciamo un giro a vedere se troviamo una gelateria.
In generale la parola giro indica un percorso, e spesso si tratta di un percorso più o meno circolare. Diciamo un circuito. Infatti quando si parte a fare un giro alla fine si torna sempre al punto di partenza. Questo significato è più esplicito se dico:
Faccio il giro di casa
Come allenamento facciamo tre giri del campo. Quindi giriamo tre volte intorno al campo.
Quest’idea del partire e tornare al punto di partenza è presente anche nella frase “a stretto giro” come vediamo tra un po’.
Restando al lavoro, in ambienti lavorativi soprattutto, si lavora in gruppo. E la parola giro si usa spesso. Si usa in diverse occasioni e in diverse espressioni.
Spesso dobbiamo consultarci con altre persone per fare un lavoro, spesso siamo in contatto con più persone e dobbiamo fare un giro di telefonate per raggiungere un obiettivo. Questo è un modo abbastanza comune di usare la parola giro al lavoro.
“Fare un giro di telefonate” cioè fare più teleonate, a più persone, dobbiamo farne diverse, più di una dunque. Non sappiamo esattamente quante. Alla fine del giro arriverà una conclusione.
In una riunione potremmo fare un “giro di tavolo” per ascoltare tutte le opinioni delle persone che partecipano alla riunione e quindi che sono sedute attorno al tavolo. Facciamo un giro di tavolo per presentarci? Inizio io. Mi chiamo Giovanni e lavoro per italiano semplicemente. Ora tocca al prossimo.
Poi quando dobbiamo sentire più opinioni, opinioni diverse, e non solo presentarci, ma quando ognuno deve dire la propria opinione allora posso dire “facciamo un giro di consultazioni“. Questo significa che tutti, uno ad uno, tutte le persone saranno ascoltate, anzi consultate, fino a esaurire le persone. Spesso il giro diventa stretto:
Facciamo uno stretto giro di consultazioni.
Uno stretto giro di consultazioni vuol dire che le persone saranno ascoltate in breve tempo. Si impiegherà poco tempo per fare il giro, per terminare il giro, cioè per ascoltare tutte le persone.
Sapete che stretto è il contrario di largo. Un pantalone stretto, una maglietta stretta, un anello stretto, una strada stretta: sicuramente avrete ascoltato o letto una di queste modalità di usare la parola stretto o stretta. Simile a piccolo, piccola, sottile, poco spaziosa eccetera.
Sapete che, sempre in senso fisico, un giro largo è più grande di un giro stretto, quindi si impiega più tempo a fare un giro largo che un giro stretto.
Ma uno stretto giro, invertendo quindi le due parole, spesso si usa in senso figurato. Non si tratta di un giro fisico come il giro per Roma o il giro intorno casa, ma si tratta di ascoltare delle persone.
Lo “stretto giro” quindi si usa in senso figurato ed è diverso dal giro stretto.
Ci sono però due modi di usare le due parole stretto giro.
Il primo lo abbiamo già visto. Uno stretto giro si usa quasi sempre in senso figurato per indicare la consultazione veloce di più persone. La parola stretto può anche riferirsi al numero delle persone. Poche persone consultate quindi: non parliamo del tempo ma delle persone.
Attenzione perché se aggiungiamo la preposizione “a” otteniamo: “a stretto giro” che ha un secondo significato.
Non parliamo più necessariamente di consultare più persone. Parliamo invece solamente di tempo.
A stretto giro quindi significa solamente: tra poco tempo.
Perché si usa questa espressione? E perché parliamo di un giro? E infine perché questo giro è stretto?
La strettezza è riferita al tempo, quindi niente di nuovo rispetto a prima, quando parlavamo di consultare persone.
Il giro invece probabilmente si usa perché quando usiamo questa espressione “a stretto giro” solitamente lo facciamo perché dobbiamo dare una risposta, dobbiamo fornire una risposta, dobbiamo soddisfare una richiesta. Si tratta di domande o richieste che ci vengono fatte e noi dobbiamo rispondere in breve tempo. Per poter rispondere a questa domanda o richiesta probabilmente dobbiamo parlare con alcune persone, magari dobbiamo invece consultare dei documenti, oppure dobbiamo recarci da qualche parte a recuperare delle informazioni.
Più in generale dobbiamo fare alcune attività, attività di vario tipo. Non siamo in grado di rispondere subito alla domanda o alla richiesta. Quindi diciamo ad esempio:
A stretto giro ti faccio sapere.
Facciamo alcuni esempi:
Sono in ufficio ed un collega mi chiede se posso invitarlo ad una riunione. Posso venire anch’io alla riunione di italiano semplicemente?
Allora io rispondo:
non so devo chiedere il permesso al presidente Giovanni. Aspetta che gli faccio una telefonata e a stretto giro ti faccio sapere.
Quindi: appena avrò fatto la telefonata al presidente di italiano semplicemente potrò darti una risposta, e appena avrò la risposta ti farò subito sapere. Non passerà molto tempo: a stretto giro avrai una risposta.
Oppure: lavorate in un’azienda italiana che produce pasta. Allora state facendo una riunione di lavoro e decidete tutti insieme che si potrebbe raddoppiare la produzione di pasta in Brasile. Si può fare? Abbiamo delle aziende in Brasile in grado di raddoppiare la produzione della pasta? I brasiliani amano la pasta italiana e non basta quella attualmente prodotta.
A questo punto è necessario che qualcuno verifichi se effettivamente si possa fare questo raddoppio della produzione. A questo punto la riunione sta terminando e uno si alza e dice:
mi occupo io di questo. Farò qualche telefonata ed a stretto giro vi farò sapere se sarà possibile raddoppiare la produzione di pasta in Brasile.
Anche in questo caso non è possibile dare subito una riposta, ma questa risposta sarà data tra pochissimo tempo; giusto il tempo necessario di fare una telefonata. Non sappiamo esattamente quanto tempo passerà: a stretto giro significa esattamente anche questo. Non dipende solo da noi ma i tempi saranno comunque brevi.
Un ultimo esempio: se qualcuno vi chiede: cosa significa a stretto giro? Ora potreste rispondere:
Un attimo, vado ad ascoltare l’episodio di italiano semplicemente ed a stretto giro ti darò una risposta.
È bene sapere che l’espressione si usa quasi sempre in contesti lavorativi, sebbene non si tratti di una frase formale. Si può usare nelle mail senza problema, oppure a voce, ma non si usa nei documenti formali.
In occasioni formali, importanti potete sostituire a stretto giro con:
– nel più breve tempo possibile
– nel minor tempo possibile
– non appena sarà possibile
– il prima possibile
Bene ragazzi, ripetete l’ascolto se necessario, fate delle pause e ripetete. Ho letto abbastanza lentamente quindi in teoria potreste ripetere l’intero episodio voi stessi mentre ascoltate.
Grazie a tutti per l’ascolto. Il prossimo episodio sarà dedicato ai donatori, alle persone cioè che hanno recentemente fatto una donazione ad italiano Semplicemente.
Parleremo dei loro paesi, dei paesi dai quali vengono le donazioni ed affronteremo nello stesso tempo un argomento legato alla lingua italiana.
Ad esempio potremmo parlare di preposizioni semplici, uno dei maggiori problemi degli stranieri di ogni livello e nazionalità.
Allora, l’episodio finisce qui. Oggi abbiamo parlato anche di riunioni, di incontri, abbiamo parlato di opinioni, di esprimere opinioni e di consultare persone.
Queste sono tutte questioni legate evidentemente di più al mondo del lavoro ed è per questo che se ne volete sapere di più su questi argomenti professionali, legati al lavoro, italiano semplicemente ha realizzato un corso di italiano professionale, riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
La seconda parte di questo corso è interamente dedicata alle riunioni e a tutto ciò che riguarda gli incontri di lavoro.
Ci occupiamo di lingua naturalmente. Come esprimersi nel modo migliore in ogni occasione. Perché ciò che esce dalla nostra bocca spesso non è ciò che arriva all’orecchio di chi ci ascolta.
Migliorare la comunicazione è l’obiettivo di italiano semplicemente dunque.
Adesso un piccolo esercizio di ripetizione:
A stretto giro
Ti faccio sapere a stretto giro
Verrete informati a stretto giro
Riceverete un nostro riscontro a stretto giro
Faccio un paio di telefonate e ti faccio sapere a stretto giro
Ciao a tutti. Allora anche noi ci sentiamo a stretto giro.
Il tempo di preparare il prossimo episodio dedicato alle preposizioni semplici ed ai donatori. Grazie. Ciao.
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Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.
A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.
Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.
Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.
Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.
E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.
Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.
Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.
Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.
Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.
Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.
Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.
Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.
A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.
Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.
Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.
In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:
a mali estremi, estremi rimedi
Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.
Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.
Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.
Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.
Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.
Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.
“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.
Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.
Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:
“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”
Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.
In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.
La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.
Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:
Purtroppo non possiamo concedere il prestito
Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:
Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito
oppure
Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie
Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:
Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.
Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.
Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.
Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.
In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.
Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.
Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.
La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.
In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.
Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:
Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;
Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa
Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa
In poche parole:
Non credo che sia una buona proposta
Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:
Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.
oppure, meno formalmente:
Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta
Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.
Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.
Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:
Non ci sono le basi per andare avanti,
Non ci sono le condizioni per proseguire
Mancano le condizioni per andare avanti.
Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:
Sussistono gli estremi
Esistono le condizioni
Ci sono i presupposti
Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.
Esistono le condizioni per proseguire
——
Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.
Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.
——
Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica
Secondo me non ci sono le basi per andare avanti
——
Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti
Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio
Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio
Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente
—–
Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.
Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.
Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.
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In un dialogo con i miei figli vediamo insieme la pronuncia della Zeta è della. Doppia zeta. Spieghiamo la zeta sonora e la zeta sorda.
Vediamo ad esempio:
Pazzo, zuzzurellone, palazzo, pazzo, mazza, pazzia, imbarazzo, ammazzare, pezza, pizza, puzza, pozza, zucchero, puzza, pozzanghera, azzeccare, Zorro, zittire.
Episodio tratto da una conversazione sul gruppo WhatsApp dell’associazione italiano Semplicemente: tutti i giorni una lezione diversa.
Buongiorno a tutti amici di italianosemplicemente. Io mi chiamo Giovanni, lo dico per chi non mi conosce ancora. Sono il Presidente dell’associazione italiano semplicemente, nata per aiutare gli stranieri di tutto il mondo a migliorare il loro italiano.
Nell’episodio di oggi facciamo un bell’esercizio; bello e divertente.
Voglio condividere con tutti voi una conversazione che è stata fatta all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione.
Una conversazione che è avvenuta tra me, i miei figli e alcuni membri della dell’associazione, di diversa nazionalità.
La conversazione ha riguardato la pronuncia della lettera Z: di tanto in tanto nel gruppo facciamo degli esercizi di pronuncia. Questi avvengono solitamente il giovedì. In questi esercizi proviamo appunto a focalizzare la nostra attenzione su delle lettere in particolare. Stavolta è toccato alla lettera z. Ascolterete quindi questa conversazione tra me e i miei figli in cui parliamo liberamente della pronuncia della Z, dopodiché intervengono dei membri, alcuni dei membri della famiglia, dell’Associazione italiano semplicemente che tra l’altro scopriranno alcuni errori che abbiamo fatto all’interno di questo dialogo con i miei figli. Con questo voglio mostrarvi come in realtà tutti sbagliamo, tutti possiamo sbagliare, anche noi madrelingua, e che in fondo la pronuncia della Z, in molte occasioni si può sbagliare facilmente.
Non è un problema particolarmente grave. Non è particolarmente grave sbagliare una lettera. L’importante è essere consapevoli che esistono due tipologie di Zeta, due tipologie di Z diverse, due pronunce diverse.
Ne parliamo all’interno proprio di questo dialogo. Non mi resta di augurarvi un buon ascolto.
Conversazione tra Giovanni e i suoi figli.
Bene, la conversazione termina con una richiesta specifica: parole italiane con doppie zeta che si pronunciano con la zeta sonora. Mi risponde subito Andrè dal Brasile.
Andrè: organizzare, analizzare
Giusto. Organizzare e analizzare. Un’altra?
Andrè: anestetizzare
C’è anche Gema dalla Spagna che ne trova qualcuno.
Gema: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro
Brava Gema. Ottimo lavoro: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro. Tutte hanno la zeta sonora. Come anche anestetizzare di Andrè.
Invece prima vi ho parlato di un errore: azzeccare, che si pronuncia con la zeta sorda. Questa è la vera pronuncia di azzeccare. Vero Rauno? Rauno è finlandese.
Rauno: anche Google traduttore dice “azzeccare”.
Bene, grazie Rauno ed a Google traduttore! Speriamo di avervi chiarito le idee.
Grazie ai membri dell’associazione ed ai miei figli. Ogni giorno un argomento diverso: questo è il programma di italiano nel gruppo WhatsApp dell’associazione.
Il lunedì parliamo di una frase idiomatica italiana, il martedì vediamo insieme il notiziario del Giorno.
Il mercoledì ci occupiamo del linguaggio del lavoro.
Il giovedì di pronuncia, il venerdì di cultura e territorio e il sabato di letteratura e poesia.
Se volete, tutti possono unirsi a noi. Basta farne richiesta. Vi aspettiamo, e mi raccomando non abbiate paura di parlare e di sbagliare.
Un saluto a tutti.
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Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.
Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.
Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.
Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.
Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.
Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.
Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.
Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.
Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.
Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.
Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.
Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.
Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.
Si impara mentre si fanno altre cose.
Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.
Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.
Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.
La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.
Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.
Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.
Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.
Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.
Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.
Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.
Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.
Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.
Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.
Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.
Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.
Mi piacerebbe scoprirlo.
Guai a me? No, ne sono sicura!
Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.
Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.
Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.
Poveri loro!
La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.
Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.
Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.
La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!
Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.
Ma perché fecero questo?
Perché hanno fatto questa messa in scena ?
É proprio qui l’astuzia della donna!
Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.
La donna aveva detto la verità!
Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.
Ecco la fine della leggenda.
Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.
A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.
Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!
Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.
Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.
Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.
Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.
Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.
Un abbraccio e a presto.
Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.
La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.
Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.
Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.
Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.
E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.
Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.
La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!
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Un esperimento divertente che vi mostra un modo molto produttivo per parlare ed ascoltare nello stesso tempo. Sopratutto per pronunciare correttamente.
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Giovanni: buongiorno a tutti ragazzi. Allora oggi facciamo un episodio speciale, un episodio che fa riferimento alla lezione n. 20 del corso di Italiano Professionale. Come accade puntualmente da qualche tempo ci aiuterà Daria, ragazza russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente che si esercita con i contenuti di questa lezione con un breve testo nel quale parla di una situazione lavorativa, di una presentazione (se ricordate è questo il soggetto della lezione n.20). Si parla in particolare del finale di una presentazione.
Lascio la parola a Daria, con la quale mi complimento per l’ennesima volta per il contenuto di questo episodio.
Daria: Buongiorno a tutti.
Nella lezione numero 20 parlavamo della parte finale di una presentazione.
Oggi anche io vorrei dare un piccolo contributo cercando di creare un piccolo episodio utilizzando qualcuna delle belle espressioni o anche delle frasi o verbi particolari che hanno utilizzato Andrè, Giovanni ed Ulrike.
Dunque, la modalità di organizzare una presentazione mostrata nel corso di italiano professionale è abbastanza diffusa nella mia azienda. Credo che sia adatta soprattutto per gli incontri che si svolgono durante un corso di formazione oppure per un semplice (si fa per dire) workshop.
È importante il modo di presentare perché deve permettere, tra le altre cose, anche di concludere una presentazione in modo molto professionale.
Ultimamente ho notato l’importanza e l’utilità nel chiedere ai partecipanti di esprimersi riguardo al tipo di informazione che si aspettano di ascoltare, in questo modo emergono i loro obiettivi e non solo quelli di chi presenta. Questo può avvenire in diversi modi.
Si potrebbe chiedere ad esempio ai partecipanti di esprimersi sulle loro aspettative, prestando attenzione alle loro risposte: è sempre bene tenere a mente tutto ciò che interessa al pubblico.
In alcuni casi, dipende anche dal nostro modus operandi, potrebbe essere conveniente anche scrivere le risposte su una lavagna mobile. Avete presente quelle lavagne composte da fogli di carta che si possono sfogliare? Usate queste lavagne e magari anche pennarelli colorati così che le possano vedere e ricordare con facilità ciò che appuntate.
Io personalmente uso questo strumento abbastanza spesso e ci sono alcuni buone ragioni perché secondo me vale la pena di farlo.
Prima di tutto perché quanto viene scritto intuitivamente si percepisce come importante, quindi quando fissiamo su carta un’informazione di questo tipo il messaggio appare più importante rispetto alle parole dette.
In questo modo tra l’altro la platea assorbe con più facilità gli obiettivi, poiché formulati in modo chiaro, preciso e dettagliato. È anche un utile strumento di confronto tra chi assiste, per capire quanto ci si avvicina o quanto si è lontani rispetto agli altri.
C’è anche un altro vantaggio: nel caso io non abbia una risposta pronta ad una o più osservazioni, questo trucco (chiamiamolo così) mi dà il tempo necessario per pensarci. Posso rifletterci su proprio mentre espongo e rappresento graficamente dei concetti.
Alla fine della presentazione è una buona cosa ritornare alla lavagna e controllare insieme al pubblico se tutte le loro aspettative siano state soddisfatte. In caso contrario è sicuramente utile riflettere sul motivo, anche pubblicamente intendo.
Magari non è più neanche utile rispondere a una certa domanda in virtù delle risposte già fornite.
Se questo accade è buon segno e ci dà un riscontro dell’utilità del confronto.
Se invece qualcosa non è ancora chiaro, avendo riportato, cioè già fissato questo punto sulla lavagna posso star tranquilla e sicura che non lo dimenticherò e potrò cercare di rispondere più tardi, magari anche in privato, dopo la presentazione.
Bene, diciamo che nn so dare fino in fondo un giudizio obiettivo su me stessa, ma spero che il mio intervento sia tornato utile per voi.
Buon lavoro a tutti!
Giovanni: benissimo Daria, grazie ancora. Allora Daria innanzitutto ha parlato di una lavagna, di una lavagna mobile. Si tratta semplicemente di quello che in italiano viene chiamato “treppiedi”, uno strumento che ci permette di scrivere delle cose. Normalmente la lavagna classica è fatta con un materiale di colore nero sul quale si scrive con dei gessi, dei gessetti. Oggi però si utilizza di più questa lavagna mobile, mobile perché si muove grazie al treppiedi, cioè grazie ai tre piedini sulla quale è appoggiata. Una lavagna di questo tipo ha dei fogli bianchi che vengono sfogliati, cioè vengono alternati uno dietro l’altro in maniera tale che poi ci si possa ritornare, sfogliando all’indietro le pagine. Il verbo sfogliare, molto interessante. La differenza rispetto ala lavagna classica è che in questo caso possiamo tornare a ciò che abbiamo scritto prima sulla lavagna, ciò che ci siamo appuntati in precedenza.
Daria usa anche questo verbo: “appuntarsi“, verbo riflessivo, cioè scrivere al fine di ricordarsi, scrivere al fine di ricordare ciò che abbiamo scritto, quindi prendere un appunto, appuntarsi.
Quindi ci sono alcuni termini complicati all’interno di questa lezione ma fondamentalmente si ricalca ciò che viene detto nella lezione n. 20 che però è più lunga e al suo interno vengono spiegati anche molti verbi professionali adatti ad una presentazione. Ci sono anche le voci di Ulrike ed André, che saluto, altri due membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Vorrei rassicurare Daria che non era convinta di aver fatto una “bella figura”. Sicuramente il suo contributo risulterà utile a molte persone e come si dice in questi casi buon lavoro a tutti, come detto anche da Daria, per rincontrarci alla prossima lezione del corso di Italiano Professionale, che stiamo preparando. Daria inizia a prepararti ok?
—–
Per avere accesso alla lezione n. 20 e a tutto il corso di Italiano Professionale chiedi di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente.
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Intruduziome di Giovanni
Ulrike: Buongiorno dalla Germania, io sono Ulrike, e oggi voglio raccontarvi un episodio accaduto in Germania, il mio paese, che ci deve far riflettere tutti, a presvindere dalla nazionalità.
Proprio ieri il guidatore di un tir è stato condannato da un tribunale della città di Brandenburgo a 2 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo di due pompieri volontari: una condanna da scontare obbligatoriamente in prigione.
Vi spiego meglio.
Provo a ricapitolarvi brevemente quello che è successo un anno fa sulla A2, non lontano dalla capitale tedesca. Ebbene, dopo uno scontro fra due macchine il guidatore di un furgone è rimasto incastrato nella sua cabina di guida.
Sul posto dell’incidente sono intervenuti, tra le altre forze di soccorso, anche quella di alcuni vigili del fuoco, vigili volontari che provenivano dal paese più vicino al luogo dell’incidente.

A quel punto un tir (quello di cui vi ho parlato prima) è arrivato a tutta velocità proprio al centro della scena del soccorso, tamponando prima una macchina della polizia, poi due altre macchine dei vigili del fuoco, delle quali una si è ribaltata schiacciando i due malaugurati pompieri, strappati dalla vita a solo 38 e 46 anni, che tra l’altro lasciano mogli e figli.
Il giudice si è convinto del fatto che la causa della tragedia sia stata un colpo di sonno del guidatore, cosa senz’altro evitabile perché – così il giudice nella spiegazione orale della sentenza – quando ci si accorge di un aumento della stanchezza si potrebbe *mettersi da parte* in tempo, cioè fare una pausa per evitare il peggio.
Le famiglie delle vittime però, oltre il lutto subito, correvano anche il rischio di *trovarsi in guai* economici perché la legge non prevedeva un risarcimento dei danni subiti durante una manovra di soccorso per i pompieri non professionisti. Quelli volontari appartenevano esattamente a questa categoria.
Ho detto prevedeva però, quindi ho parlato al passato, perché la tragedia in questione, per il suo scalpore, sei mesi dopo ha dato adito ad una modifica legislativa con effetto retroattivo che ha equiparato i pompieri volontari a quelli professionisti.
Colpo di scena dunque!
Erano molti anni in realtà che i vigili del fuoco volontari (quindi non professionisti) provavano a formulare delle richieste per la parificazione con le forze professionali.
Ebbene, come accade sovente, anche loro hanno dovuto prendere atto che solo una tragedia dolorosa come la morte dei loro due colleghi, poteva finalmente dare il l via libera ad un vero cambiamento. Va da sé che questo debba essere reputato da tutti un ennesimo amaro successo.
Conclusione di Giovanni
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Rauno: Buongiorno a tutti, io sono Rauno, dalla Finlandia, ed oggi ho il compito di introdurre questo episodio di ripasso. Ripassiamo alcune espressioni italiane che abbiamo spiegato sulle pagine di italiano semplicemente, e lo facciamo ascoltando la voce del nostro corrispondente dal Brasile, Andrè Arena, che ci racconta una notizia interessante. Non è una bella notizia vero Andrè?
Andrè: Buongiorno da Andrè Arena: purtroppo non sono buone per niente le ultime notizie dal Brasile, mio malgrado.
Infatti la triste novità è che arriva in Brasile un nuovo tipo di violenza!
Una violenza che noi brasiliani siamo abituati a guardare solo in TV, come ad esempio l’attentato antisemita a Pittsburgh negli Stati UNITI nell’ottobre scorso.
Se non bastasse, adesso, oltre alla criminalità nata dal crimine organizzato e dal traffico di droghe, ieri pomeriggio, un uomo ha aperto il fuoco nella cattedrale di Campinas, nello stato di São Paulo, uccidendo quattro persone e ferendone altre tre, poi alla fine si è suicidato! Non si sa ancora quale possa essere il motivo della strage, ma certo che a priori era difficile prevedere una simile notizia. Non mi resta che raccontarla a posteriori.
Lo Statuto del Disarmo, una legge brasiliana del 2003, proibisce il porto d’armi da parte di civili ma Jair Bolsonaro, il nuovo presidente, intende eliminare questa norma. Potremmo dire che chi vivrà vedrà. Di fatto non mi sembra una buona notizia a prescindere da questo infausto avvenimento.
Ora mi congedo, ancora una volta con una brutta notizia!
Alla prossima, chissà con qualcosa di gioioso, in stile brasiliano. Quello vero.
Lia: Grazie Andrè, la prossima volta ci darai una buona notizia ed una cattiva notizia che ne dici? Io comunque sono Lia, e sono brasiliana anch’io.
Comunque bravo André hai utilizzato bene quattro espressioni. A priori ed a posteriori, poi hai usato mio malgrado, a prescindere e infine hai usato anche il verbo congedarsi, un verbo riflessivo particolare che abbiamo spiegato nel corso della lezione n. 20 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.
Mi piace molto questa nuova modalità che abbiamo trovato per fare alcuni episodi di ripasso.
Finisce qui questa nuova puntata di “quasi cento secondi con Andrè Arena, grazie ai visitatori e ascoltatori di italiano semplicemente ed ai donatori anche, ai quali sarà dedicato uno dei prossimi episodi. Come facciamo recentemente dedichiamo degli episodi ai donatori parlando del loro paese di provenienza. Nell’episodio che verrà dedicato agli ultimi donatori parleremo del congiuntivo e faremo esempi di utilizzo parlando allo stesso tempo di caratteristiche e curiosità dei paesi dai quali vengono le donazioni.
Non perdete questa puntata perché sarà piena di esempi e molto utile per voi stranieri.
Un saluto dal Brasile.
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Prima lezione disponibile per tutti. Tutti i restanti articoli de “La Costituzione italiana” saranno a disposizione dei soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Giovanni: La Costituzione Italiana – Principi fondamentali – Articolo 1:
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Sì, questo è un principio fondamentale?
Assolutamente sì, è un principio importante, importantissimo: è un principio fondamentale.
L’Italia è una Repubblica democratica.
Sì, l’Italia è una Repubblica.
No, non è una monarchia. L’Italia è una Repubblica.
No, in Italia non c’è il re.
No, non c’è neanche la regina.
Perché l’Italia è una Repubblica, non una Monarchia.
È un paese Repubblicano, non monarchico. L’Italia è un paese Repubblicano.
Democratica. L’Italia è una Repubblica democratica.
Sì, in Italia esiste la democrazia.
Perché l’Italia è una Repubblica democratica.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Sul lavoro. La Repubblica italiana è fondata sul lavoro.
Il lavoro. La cosa più importante secondo la Repubblica Italiana è il lavoro.
Sì, esatto, la Repubblica Italiana è costruita sul lavoro.
No, non sull’amore ma sul lavoro.
Della Repubblica italiana. Il lavoro rappresenta le fondamenta della Repubblica italiana.
No, il lavoro non è alla base della monarchia ma della Repubblica italiana.
Il lavoro. Il lavoro è alla base della Repubblica italiana.
Perché la Repubblica italiana è fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Al popolo. La sovranità appartiene al popolo.
No, non a me ma al popolo.
Al popolo. È al popolo che appartiene la sovranità.
Sì, il popolo è sovrano.
Perché l’Italia è una Repubblica.
Il popolo.
Al re. Appartiene al re la sovranità nella monarchia.
Nella Repubblica appartiene al popolo.
La sovranità. Il popolo esercita la sovranità nella Repubblica italiana.
Esattamente. Nella Repubblica italiana c’è la sovranità popolare.
La sovranità. È la sovranità che viene esercitata dal popolo.
Al popolo. L’esercizio della sovranità appartiene al popolo.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Nelle forme e nei limiti della Costituzione.
L’esercizio della sovranità popolare avviene nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Nelle forme e nei limiti della Costituzione
Certamente. La Costituzione va rispettata.
Sì, La Costituzione va rispettata completamente, cioè in tutte le sue forme e in tutti i suoi limiti.
Il popolo. Il popolo deve rispettarla.
Nelle forme della Costituzione.
Nei limiti della Costituzione.
Certo, la Costituzione fissa dei limiti e delle forme che vanno rispettate.
Certamente. È proprio così!
No, non è così! Non è il popolo ma la Costituzione a fissare i limiti e le forme. Non è il popolo a fissarli, ma è la Costituzione a fissarli.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Prima lezione disponibile per tutti. Tutti i restanti articoli de “La Costituzione italiana” saranno a disposizione dei soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
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Introduzione di Giovanni
Buongiorno a tutti.
Oggi vorrei provare ad usare alcuni dei verbi professionali del corso e le frasi ideomatiche adatte per descrivere qualche nuova idea in una presentazione. Immaginiamo di aver gia fatto una introduzione e che gli ascoltatori abbiano anche capito quali saranno i punti salienti e più importanti per loro e che abbiano ben capito anche la struttura ed i tempi della presentazione.
Molto spesso chi presenta inizia subito la presentazione con il primo punto della scaletta. Secondo me, non è detto che questa sia sempre la strategia migliore. Mi spiego meglio.
Ritengo che prima di iniziare il discorso principale sia molto utile concedere la parola alla platea.
Ritengo sia sufficiente chirdere ai partecipanti di presentarsi ed esprimere le loro aspettative sulla presentazione. In questo modo gli obiettivi di ogni partecipante saranno più chiari e la presentazoiine sarà sicuramente orientata su dei binari più confacenti alle aspettative della platea. Anche chi presenta ha bisogno di essere orientato.
Se la presentazione non è così lunga, a volte serve fermarsi un attimo e porre la propria mente alle osservazioni importanti del pubblico. E’ molto probabile che già dopo l’introduzione sia ben chiaro chi, tra il pubblico partecipante sarà tra le persone più e meno entusiaste e partecipative delle altre.
Un relatore con una certa esperienza è in grado di identificare subito le persone più attente, quelle che faranno domande e anche quelle su cui si potrà contare nel caso di bisogno: si tratta di leggere alcuni segni non verbali del loro coinvolgemento, ad esempio se rivolgono tutta la loro attenzione a chi presenta.
Durante la presentazione il loro apporto potrebbe essere molto gradito.
Ad esempio, se chi presenta dovesse chiedere un parere su un argomento, loro sarebbero i primi ad avviare una discussione costruttiva.
Un’altra categoria ben definita di partecipanti sono coloro chi ci aiutano a raggiungere più facilmente l’obiettivo della nostra presentazione.
Queste persone sono quelle che con i loro interventi dimostrano d’essere più informati degli altri, e questo può avvalorare gli assunti esposti durante la presentazione qualora incontrino il loro consenso.
Anche quando si espongono delle difficoltà o dei punti critici, il loro contributo può essere importante in termini di delucidazioni aggiuntive.
In conclusione vorrei anche condividere con voi un problema abbastanza frequente nel. Corso di seminari, incontri e tavole rotonde. Mi riferisco all’eventualità improvvisa di dover ridurre la presentazione all’ultimo momento e dover quindi raccontarla per sommi capi.
Se colui che presenta possiede abbastanza esperienza nei discorsi pubblici, sa certamente dove andare a parare, ma
Accade spesso che quando le presentazioni si susseguono una dietro l’altra, ci possono essere ritardi non programmati. Questo è una eventualità alla quale occorre prepararsi in anticipo, ma se avete bene in mente la gerarchia dei contenuti, potete anzi dovete saltare qualche parte della presentazione. Ad onor del vero sarebbe ancor meglio valutare se sia il caso di lasciare anche il tempo per rispondere alle domande dopo una breve presentazione. E non abbiate paura che una domanda pericolosa possa capitarvi tra capo e collo all’improvviso. Può capitare e non c’è nulla di strano.
Tenete presente che una domanda di questo tipo, sebbene possa mettervi in difficoltà, può risvegliare l’attenzione del pubblico. Valutate questo fatto con attenzione e vedrete che anche questa può essere un’occasione per voi.
Poi non è mica possibile sapere tutte le risposte.
Fatevene una ragione e prendetela con filosofia. Questo atteggiamento gioverà molto alla vostra tranquillità.
Conclusione di Giovanni
Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, oggi come promesso vorrei dedicare un episodio (questo episodio) ai donatori, ai sostenitori di Italiano Semplicemente.
Dal mese di novembre come forse sapete ho deciso infatti di togliere completamente la pubblicità dal sito.
L’ho fatto per aiutare voi stranieri a leggere con più facilità le pagine, gli episodi del sito. E per questo ho chiesto aiuto ai visitatori di compensare le entrate della pubblicità con delle donazioni personali. Ovviamente volontarie. Nessun obbligo per carità.
Ebbene qualcuno ha raccolto il mio invito, sono felice di questo e vorrei ringraziarli con questo episodio dedicato ai loro paesi d’appartenenza.
Parlo di: Giappone, Danimarca, Francia, Spagna, Brasile e Stati Uniti d’America.
Vorrei oggi parlarvi di questi paesi in un modo un po’ originale oggi. In un modo che sia utile per chi studia la lingua italiana. Dirò una curiosità anche a proposito della località da cui è arrivata la donazione. Sarà anche l’occasione per spiegare qualche termine o verbo italiano particolare. Inoltre oggi parlerò un po’ più velocemente. Quindi l’obiettivo di oggi è: imparare termini nuovi, ascoltare più velocemente e imparare qualche caratteristica e aggettivo nuovo.
Ho detto imparare nuovi “aggettivi” perché vorrei parlare delle caratteristiche di questi paesi e del carattere delle persone che vivono in questi paesi, se possibile senza cadere in facili luoghi comuni.
Un modo divertente per farlo è associare ad ogni paese un segno zodiacale. Che ne dite?
Sapete cosa sono i segni zodiacali? Sto parlando dell’oroscopo, cioè dell’astrologia (non parlo di astronomia ma di astrologia).
Detto brevemente l’astrologia e l’oroscopo sono il risultato di un insieme di credenze, per la scienza ufficiale prive totalmente di fondamento, senza validità scientifica (cioè la scienza non riconosce l’oroscopo come parte di essa), credenza che ritiene che le posizioni e i movimenti dei corpi celesti, cioè stelle e pianeti influiscano, cioè abbiano degli effetti, delle influenze sulle persone, sui loro comportamenti, anche in base alla loro data di nascita.
C’è chi ci crede, c’è chi non ci crede, ad ogni modo a noi interessa imparare l’italiano e basta, quindi vediamo cosa succede se proviamo a fare la stessa cosa con i paesi e non con le persone.
Il Giappone ad esempio potrebbe appartenere al segno dell’Ariete: pieni di energia, dinamici, impulsivi, ma anche intraprendenti, audaci, aggressivi a volte e molto coraggiosi.
Questo potrebbe essere un profilo del giapponese tipo. Se non li avete ancora riconosciuti in questo segno, aggiungo che le caratteristiche elencate garantiscono che il gioco si svolga sempre con molto zelo e vigore. Lo zelo è una parola interessante:
Lo zelo (attenti all’articolo) è una specie di attitudine, una caratteristica, un modo di comportarsi che si manifesta soprattutto nel lavoro.
Una sollecitudine, una certa diligenza ed una precisione nell’esplicazione di un compito, di un’attività, di un dovere. Direi una abnegazione anche. In Giappone è indubbio che si lavori con zelo, ma possiamo dire anche che in Giappone si serve con zelo, ad esempio al ristorante i camerieri servono i clienti con zelo, cioè con attenzione ai dettagli, con interessamento ai clienti.
In Giappone si attende il proprio turno con zelo, si rispettano i doveri con scrupolo, cioè con molto zelo. Ci si prodiga con zelo con gli amici, si ha premura di loro, ci si impegna per aiutarli al bisogno con zelo. Questa caratteristica, lo “zelo”, nella lingua italiana comunque è spesso associata a qualcosa di negativo. In questo caso si parla di persone zelanti. Si sentono spesso frasi tipo: “guardati da certi zelanti“. Guardati, cioè stai attento, stai lontano dalle persone particolarmente zelanti.
Guardarsi da qualcuno vuol dire stare lontano da qualcuno, stare almeno attenti.
Ecco, questo zelo di cui si parla in questi casi negativi si riferisce a un impegno eccessivo, fastidioso anche, e i zelanti sarebbero persone che vogliono essere precise, precisissime e non sono molto attente ai desideri altrui. Non credo sia il caso dei giapponesi comunque. Piuttosto secondo il mio punto di vista si tratta di persone molto rispettose, e non si atteggiano mai a dimostrare di essere i migliori, sebbene forse nel loro intimo, nella loro mente i giapponesi sanno, credono di essere i migliori.
Comunque mi sono informato ed ho scoperto che a Yokohama, la seconda città giapponese, c’è un locale (un bar) che si chiama… indovinate come? Zelo!
Attenti perché alla fine vi farò alcune domande ok? Questo è anche un episodio di ripetizione e di domande e Risposte.
La Danimarca (passiamo ai danesi) invece è più facilmente associable secondo me al segno dell’acquario. Mia nonna sebbene italiana era dell’acquario quindi i danesi mi stanno molto simpatici. Perché l’acquario?
Perché migliorare il mondo è una caratteristica di questo segno.
Mia nonna sicuramente c’è riuscita poiché ha messo al mondo mia madre che a sua volta ha messo al mondo me. Ma non c’è solo questo.
La generosità è una caratteristica essenziale di questo segno (non a caso risulta tra i nostri donatori!).
Perché migliorare il mondo? Perché in Danimarca tutto funziona molto bene, e i danesi vorrebbero che questo avvenisse anche nel resto del mondo. Se possono fare qualcosa i danesi sono sempre ben disposti ad aiutare tutti, ma attenti, perché con loro non si scherza: ok la generosità, ma a condizioni ben precise! Le cose devono andare sempre in una determinata maniera. Questo è l’unico modo di dare sempre il massimo. Non si tratta di pignoleria. I danesi piuttosto sono sensibili ed empatici, ma la severità quando serve ci vuole. Le loro idee sono spesso rivoluzionarie, e non a caso la Danimarca è sempre stato un paese leader nella ricerca e nell’istruzione. La loro cultura è da sempre dedicata all’innovazione: le idee, appunto, sono prese in grande considerazione in Danimarca ed investono moltissimo in ricerca e innovazione.
Per chiunque voglia farsi influenzare dall’atmosfera danese, vi consiglio una gita in bicicletta a Silkeborg, dove potrete godere di una natura magnifica, pedalando su alcune stradine o lungo una vecchia ferrovia. Questo vi aiuterà sicuramente.
Parlo come se l’avessi fatto… ma prometto che lo farò!
Passiamo alla Francia: che ne dite del segno del Leone? Mmm… organizzazione, ideali, ispirazione. Vi dicono qualcosa questi concetti? E’ vero, la Francia si sente anche indispensabile e al centro dell’universo, ma cosa c’è di male? Magari lo sono veramente.
I francesi quindi sono organizzati e ricchi di ideali: voglio citare solamente “Liberté, Égalité, Fraternité” (cioè libertà, uguaglianza e fraternità). Tre begli ideali, tre valori, senza dubbio.
I nostri cugini francesi (li chiamiamo così noi italiani) hanno molte caratteristiche del segno del leone. Il leone è sicuro di sé e ama vivere, ama assaporare il gusto della vita: formaggi e vini ne sono una prova. La Francia poi è dinamica, ama mettersi alla prova, i francesi sono romantici e amano divertirsi. Aggiungo la creatività e la propensione al comando.
Una curiosità adesso, che riguarda Saint–Gély–du–Fesc, un comune francese nel Sud della Francia, vicino a Montpellier. Ho appena scoperto il dott. Maurice Bousquet, il piccolo dottore di Saint-Gély-du-Fesc, un medico che fu grande amico del famoso Georges Brassens, cantante e poeta francese che è venuto a mancare proprio a Saint–Gély–du–Fesc, presso il suo amico medico. Ebbene in Italia, e precisamente a Savona andrà in scena lo spettacolo teatrale dal nome “il medico di Brassens”: sabato 1 dicembre alle ore 21 all’antico Teatro Sacco di Savona.
Passiamo al Brasile. Cosa dire del Brasile. Ci sono stato recentemente e non ho trovato cose negative. Ma quale segno zodiacale scegliere?
Proviamo con la vergine. Almeno questo dovrebbe consigliarci la data della sua fondazione. Il Brasile infatti nasce il 7 settembre 1822. Proprio quando il sole ☀ è nel segno della Vergine. Le caratteristiche del segno però mi lasciano in po’ perplesso…
Dunque il Brasile, se della Vergine, dovrebbe avere la precisione nel sangue. Eppure quando sono stato in Brasile non ho avuto questa sensazione. Il rispetto dell’orario ad esempio non mi sembra una priorità della nazione, il che detto da un italiano è solo un complimento!
Infatti mi è piaciuto tutto del Brasile, anche questo aspetto. Di conseguenza le caratteristiche della Vergine secondo me non si addicono al Brasile. Lo stesso vale per ingegno, metodo ed efficienza. Qui siamo più vicino alla Germania o alla Svizzera mi pare.
Invece modestia e umanità, altre due caratteristiche della Vergine, le ritrovo appieno nei brasiliani. Ma sono molto indeciso a dire il vero. C’è un po’ di tutto lo zodiaco nel Brasile. Potrei dire ad esempio che i brasiliani hanno non meno generosità dei danesi, ma anche molto calore, tipico dei segni di fuoco: ariete, leone e sagittario. Per non parlare dell’ospitalità, tipica caratteristica del segno della Bilancia. Potrei chiedere ad un brasiliano però: vediamo un po’…. Andrè, cosa ne pensi tu? (Andrè è il membro n. 19 dell’associazione Italiano Semplicemente)
Andrè: Gianni, in realtà il 7 settembre si festeggia l’indipendenza del Brasile. Il Brasile fu scoperto il 22 aprile del 1500, quindi credo che il Brasile sia del segno del Toro.
Giovanni: buongiorno Andrè!
Andrè: Buongiorno Gianni. Allora, non sono proprio un esperti nei segni dello zodiaco, quindi ho cercato qualcosa su internet ed ho trovato tre caratteristiche che (almeno è ciò che penso io) sono assolutamente adatte ai brasiliani. La prima direi che è una caratteristica sui generis dei brasiliani: i taurini amano la vittoria! Ai brasiliani non importa altro che la vittoria. Il secondo posto non è importante. Un’altra caratteristica è che i taurini adorano il confort ed essere circondati da cose piacevoli e interessanti. Infine, interessante, è che i taurini tendono ad assumere posizioni conservatrici. Ok? Hai capito tutto?
Giovanni: grazie Andrè. Tutto chiaro. Quindi il Brasile ama le cose belle, tipico dei “taurini”, cioè le persone del segno del Toro. Non posso darti torto!
Infine una curiosità che riguarda Mariana, un comune del Brasile nello Stato di Minas Gerais. Una regione ricca di miniere e ho avuto la fortuna di conoscere una persona di Minas Gerais, di nome proprio Mariana, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Un abbraccio a Mariana che è del segno dei pesci.
Comunque passiamo adesso agli Stati Uniti.
Gli Stati Stati Uniti d’America credo si possa dire siano del segno dei Gemelli: energetici, a volte confusionari, amano primeggiare! Beh quest’ultima caratteristica mi convince pienamente del segno dei Gemelli. Primeggiare significa voler essere i primi o almeno tra i primi, aver voglia di eccellere. Come usare questo verbo?
Facciamo dei brevi esempi. Possiamo usare “su”, “nel”, “in”, “per”
Trump vuole sempre primeggiare su tutto il mondo.
L’America primeggia nello sport;
L’America primeggia nell’e-commerce;
L’America purtroppo primeggia anche nell’abuso dei cosiddetti cibi spazzatura (waste food).
La città di Chesterfield,nello Stato del Missouri, è anche la città di un membro dell’Associzione Italiano Semplicemente che eccelle in simpatia.
Chiudiamo con la Spagna: Il Sagittario si addice bene alla Spagna: loquaci (parlano molto gli spagnoli), curiosi, sognatori e atletici! Tutte queste caratteristiche si possono mettere alla prova nel magnifico parco naturale di Sierra de Grazalema, dove si può sognare di incontrare la propria anima gemella o fare una corsetta nel parco per restare atletici, o chiacchierare del più e del meno in compagnia di amici.
Bene, è arrivato il momento delle domande e risposte ed ella ripetizione.
Domanda: Qual è il segno contraddistinto da più zelo?
—
Risposta: è il Giappone.
Domanda: quale parola possiamo utilizzare per sostituire “zelo”
—
Risposta: possiamo usare attenzione, diligenza, abnegazione, interessamento, scrupolo, premura, sollecitudine.
Domanda: chi sono e di che segno sono i più generosi, sensibili, empatici, severi e rivoluzionari?
—
Risposta: sono i danesi. E il segno è quello dell’Acquario.
Domanda: chi sono invece i più idealisti, romantici, ispirati e organizzati dello zodiaco?
—
Risposta: i francesi. I nostri cugini francesi.
Domanda: come possiamo definire i brasiliani?
Risposta: Ospitali, calorosi, festaioli (fastaioli sono le persone che amano festeggiare sempre);
Domanda: cosa amano fare tra le altre cose, gli americani?
—
Risposta: beh, ad esempio amano primeggiare, vincere e convincere!
Domanda: la loquacità si addice più a quale paese tra quelli di cui abbiamo parlato oggi?
—
Risposta: sicuramente si addice alla Spagna!
Bene ragazzi, grazie a tutti per l’ascolto e per chi vuole saperne di più dei segni zodiacali vi consiglio di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente perché per ogni segno zodiacale esiste un episodio dedicato a disposizione dei membri.
A noi non interessa parlare di astrologia ovviamente ma interessa imparare a descrivere le persone, a saper usare gli aggettivi per descrivere le persone e i segni zodiacali sono stata un’ottima occasione per farlo anche oggi.
Vi aspetto nell’associazione. E grazie ancora ai donatori.
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Giovanni: Buongiorno ragazzi e benvenuti nel consueto appuntamento settimanale con Italiano Professionale, il corso di italiano dedicato al linguaggio del mondo del lavoro.
Un episodio abbastanza difficile quello di oggi. Ascolterete la voce di Daria che molto spesso si è messa alla prova con il corso. Daria è membro dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi ci parlerà di rischi. Fondamentalmente questo è l’argomento del giorno. L’episodio è da inquadrare all’interno della seconda parte del corso, quella dedicata alla presentazione. Ed infatti Daria interpreta oggi il ruolo di una consulente aziendale che deve dare degli avvertimenti al personale di una azienda che produce scarpe italiane. Ascoltiamo Daria che saluto e ringrazio.
Daria: Buongiorno, grazie di essere qui e benvenuti a tutti.
Sono stata invitata a questo incontro da Mohamed, il capo progetto e l’ideatore del modello “Con-forte”.
Mi chiamo Daria e io rappresento un’agenzia di consulenza. Perché sono qui? Semplice. Oggi sono qui per darvi uno strumento che vi propongo di valutare e che personalmente credo sia il migliore possibile, per poter gestire i rischi che potreste subire implementando un qualsiasi piano promozionale ed il conseguente programma delle attività.
Quali sono questi rischi? Andiamo subito al dunque perché, benché abbiamo una intera mattinata a disposizione dedicheremo solamente le prime due ore all’esplorazione dettagliata di tutti i diversi tipi di rischi.
Voglio esordire con una panoramica su alcuni esempi concreti di aziende che hanno affrontato questi rischi trovandosi ad agire tra l’altro nelle situazioni più dure, ma prima vorrei fare una veloce premessa:
Questa premessa ci aiuterà a capire il motivo per cui è assolutamente necessario avere un piano dettagliato della gestione dei rischi. Vedremo quella che si chiama la “Matrice dei rischi”, uno strumento operativo assolutamente necessario, ma vorrei convincervi di questo.
Vi illustro subito una suddivisione tra quattro macro-categorie di rischi, tanto per schiarirci le idee.
Il primo tipo è il cosiddetto rischio operativo, che ha a che fare, evidentemente, con l’attività operativa.
Se ad esempio ricevete un lotto di pelle che vi servirà per produrre un certo stock di scarpe, ma vi accorgete che è di bassa qualità, questo non vi permette di fabbricare la quantità di scarpe prevista, perché dovrete fare una selezione. Questa situazione incresciosa, abbastanza sgradevole direi, rappresenta appunto un rischio operativo.
Purtroppo, non è l’unica possibile problematica da dirimere di questo tipo.
A seguire c’è il rischio finanziario. Più definito come rischio ma non meno importante.
Nonostante sia chiaro di cosa si parli, non tutti reagiscono velocemente e talvolta si indugia troppo, credendo di rimandare tale rischio al futuro. Ma una non decisione è comunque una decisione.
Nessuna azienda virtuosa vive alla giornata. Questo lo sappiamo bene.
Un’azienda che funziona ha sempre tutto sotto controllo; deve controllare i propri crediti e debiti ogni giorno.
Le difficoltà non si rimandano al futuro. Le piccole difficoltà di oggi diventano grossi rischi domani e fallimenti dopodomani. Non ricevere un pagamento alla scadenza per una nostra noncuranza, o contrarre un debito senza averne la necessità fa andare velocemente l’azienda in rosso. Vi invito inoltre a non osservare i numeri semplicemente dal segno.
Cosa voglio dire? Avvalersi di personale qualificato ad esempio oggi ci costa di più, ma domani ci fa risparmiare e dopodomani ci fa raddoppiare i profitti.
In definitiva non è una banalità avere una corretta visione dei saldi in un’ottica di medio lungo periodo, tanto meno avere una garanzia delle entrate e saper gestire le uscite con il massimo scrupolo, nel breve periodo.
Dovremo parlare anche dei rischi per l’ambiente. C’entra anche l’ambiente? C’entra, c’entra!
Vi faccio un breve esempio. Ogni anno si rafforzano le politiche nazionali per la tutela dell’ambiente. Tutto si muove molto più velocemente di un tempo.
Se oggi una fabbrica dispone di un sistema di depurazione che soddisfa i requisiti di legge, domani la legislazione potrebbe cambiare ed imporre nuovi limiti. Le variabili di incertezza aumentano e con esse i rischi. Ma i rischi possono diventare opportunità in un mondo globale come il nostro.
In questo caso alla fabbrica potrebbe fare di necessita’ virtù e rinnovare immediatamente il sistema di depurazione.
Passiamo all’ultimo rischio, quello politico.
Facciamo il caso di un’azienda che importa dei materiali dall’estero o che si vuole anche servire di manodopera estera. Una situazione che in parte riguarda anche la nostra bella azienda.
Una situazione instabile politicamente influisce anche sulle relazioni commerciali tra i paesi diversi: cambiano le politiche sui benefici fiscali, cambiano le tasse sui beni importati o esportati e via discorrendo.
Ce n’è già abbastanza per capire che gli argomenti legati ai rischi non sono di facile soluzione. Non c’è neanche bisogno di leggere tra le righe. Ma se facciamo una attenta analisi dei rischi, se cioè facciamo uno sforzo di questo tipo non saremo colti alla sprovvista quando le difficoltà arriveranno: perché arriveranno, statene certi! Meglio prevenire che curare.
Fortunatamente mi sono fatta le ossa abbastanza nella gestione dei rischi e ormai ho una certa dimestichezza, anche se i rischi non possono mai essere presi a cuor leggero.
Posso dirvi che anche se i vostri partner hanno ottime referenze, si serve sempre avere un “piano B” nelle operazioni commerciali e tenere in particolare riguardo tutti i documenti giustificativi.
Bene, dopo questa veloce panoramica, se avete bisogno subito di un caffè, possiamo metterlo nel conto. Scherzi a parte, torniamo all’inizio facendo un approfondimento sugli esempi di aziende che hanno fatto e non hanno fatto una valutazione dei propri rischi.
Daria Kliug.
Giovanni: grazie Daria, non è facile parlare di rischi, credo che di fronte alla tua presentazione sono possibili due tipi di reazioni: o scappano tutti, oppure ti ascoltano e mettono in atto i tuoi consigli.
Daria ha usato alcune espressioni imparate nel corso di Italiano Professionale e anche qualche verbo professionale. Mi riferisco in particolare a farsi le ossa, andare al dunque, avere tutto sotto controllo, andare in rosso, prendere qualcosa a cuor leggero, ha parlato dei documenti giustificativi e ha usato anche qualche verbo professionale a cui abbiamo dedicato una spiegazione all’interno del corso: ha usato il verbo dirimere (il numero 22 nella lista dei verbi spiegati), il verbo contrarre (n. 24), il verbo avvalersi (n. 14) ed infine il verbo valutare (il primo verbo professionale).
Daria ha usato anche una nuova espressione: avere dimestichezza.
Bene, con questo è tutto. Speriamo di essere riusciti a capire come funziona questo corso di italiano: ci sono i verbi professionali, spiegati uno ad uno: si tratta di verbi più facilmente se non esclusivamente nel mondo del lavoro, e ci sono le lezioni del corso suddivise in sezioni. Ogni settimana facciamo un episodio come questo, di ripasso, per spiegare a tutti la finalità del corso. Se siete interessati andate su italianosemplicemente.com e chiedete di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi esercitarvi con il linguaggio professionale.
Un saluto a tutti.
Giovanni: Eccoci di nuovo qua ragazzi, come tutti i mercoledì all’interno dell’associazione Italiano Semplicemente ci occupiamo di Italiano Professionale. Io sono sempre Giovanni, il presidente dell’associazione e oggi vogliamo farvi partecipi di un bel testo, letto e scritto a quattro mani, due delle quali sono di Daria, uno dei membri della nostra associazione.
Vi faccio ascoltare quindi un bell’episodio dalla voce di Daria. Parliamo di “Presentazione“, un argomento a cui abbiamo dedicato la sezione seconda del corso di Italiano Professionale, quindi le lezioni dalla n. 15 alla numero 20. Oggi in particolare Daria si occuperà della fase iniziale di una presentazione – lezione 16)
Anche se solamente i membri dell’associazione possono ascoltare queste lezioni di Italiano Professionale tutti potete ascoltare l’episodio di oggi, e questo lo facciamo per dimostrare l’utilità e le caratteristiche di questo corso online, dedicato al linguaggio del mondo del lavoro. Quella che ascolterete quindi è una presentazione professionale, che avviene all’interno di una azienda di scarpe. Daria utilizzerà molte espressioni imparate finora sul corso.
Buon ascolto. Daria, a te la parola.
Daria: Buongiorno a tutti, prendete tutti il vostro posto per favore, così potremmo dare inizio alla prossima presentazione.
Mi chiamo Daria e sono la responsabile per la strategia e il marketing. Il mio ufficio ci aiuterà a promuovere sul mercato il nostro nuovo prodotto vale a dire le scarpe “Con-forte”.
Come sapete lavoro ormai nella nostra azienda da cinque anni, di conseguenza ritengo di avere una certa esperienza nel mercato delle calzature. Vi posso pertanto dare la mia spassionata opinione in merito: non sarà affatto facile sbaragliare la concorrenza. Tuttavia sono sicura che con la giusta strategia, dai e dai, permettetemi, gli faremo mangiare la polvere.
La mia presentazione odierna è abbastanza dettagliata, impiegherò circa due ore per esporne tutto il contenuto.
Sapete che non amo perdermi nei dettagli, ma l’operazione necessita di non trascurare alcun particolare. Circa alla metà della mia presentazione (alle 12 circa) abbiamo in programma una pausa caffè, per rinfrescarci un po’ e soprattutto condividere le nostre opinioni. Abbiamo 20 minuti di pausa, dopodiché continuo e termino la mia presentazione. Bene ragazzi, il tempo stringe (come sempre) e per poter terminare il programma di oggi come programmato vi prego di fare le domande soltanto alla fine della mia presentazione; trattenetevi se potete, ma alla fine non indugiate perché il vostro contributo può essere prezioso. Anche la domanda apparentemente più semplice può essere molto importante.
Allora, la prima parte della mia presentazione è dedicata alla descrizione del mercato delle calzature in termini di dati precisi. Li ho raccolti grazie anche alla preziosa collaborazione di Ulrike, che sicuramente ha coltivato un certo fiuto per gli affari considerata la sua esperienza sul campo. Ulrike ha condotto per noi delle interessantissime analisi di mercato, molto precise e ricercate ma allo stesso tempo estremamente comprensibili e puntuali. A questo punto facciamo la pausa caffè.
Nella seconda parte vi presenterò la nostra “nicchia di riferimento“, parlo ovviamente del nostro acquirente potenziale e delle sue caratteristiche. E’ la nicchia su cui dovremmo puntare secondo me e che potrebbe portarci ad avere successo su tutta la nostra linea di scarpe, non solo sul nuovo modello.
Bene. Quindi nell’arco della prossima mezzora vi racconto del piano di vendite che abbiamo elaborato insieme a Mohamed, Ramona, Bogusia e Maja con cui faccio squadra. Vi spiegherò anche perché durante il primo anno probabilmente potremmo non andare alla grande con la produzione e anche perché dovremmo però mantenere un clima di fiducia elevato: è molto importante per il nostro successo sul mercato nel lungo termine, che ci sarà, ma occorre pazientare un po’. Se vogliamo dirla tutta, il primo anno dovremo prendere la palla al balzo e reagire subito alle risposte dei primi consumatori. Vi spiegherò come farlo.
Nella parte finale, la più dettagliata, vi dirò per filo e per segno la nostra idea su come far sì che la nostra clientela conosca il nuovo modello “Con-forte”. Ad onor del vero, la nuova campagna promozionale supporterà anche i modelli che avevamo già lanciato sul mercato, e questo perché non vorremmo essere presi alla sprovvista se le cose non andranno come vorremmo col nuovo modello. In questo caso mi raccomando: calma e gesso! Alle perse, i nostri consumatori resteranno con noi grazie ai modelli già conosciuti.
Alla fine ci resterà mezzora per discutere tutte le vostre domande e mettere i puntini sulle i a vostro piacimento.
Allora, adesso se non avere domande riguardo alla mia scaletta che ho preparato, vorrei iniziare la prima parte della mia presentazione.
Giovanni: bene Daria, grazie del tuo contributo. Hai utilizzato ben 18 espressioni imparate all’interno del corso finora: avere una certa esperienza, spassionata opinione, sbaragliare la concorrenza, dai e dai, mangiare la polvere, perdersi nei dettagli, il tempo stringe, avere fiuto per gli affari, la nicchia di mercato, fare squadra, clima di fiducia, se vogliamo dirla tutta, prendere la palla al balzo, per filo e per segno, ad onor del vero, calma e gesso, alle perse e infine mettere i puntini sulle i.
Tutte queste espressioni le abbiamo spiegate all’interno del corso ed ogni mercoledì, all’interno del programma settimanale per i membri, ripassiamo una lezione diversa all’interno del gruppo WhastApp dei membri dell’associazione.
Date un’occhiata al programma delle lezioni future se siete interessati. Spero che l’episodio vi sia piaciuto. Grazie ancora a Daria. Un saluto a tutti da Giovanni.
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scarica il file audio in formato MP3
Giovanni: Buongiorno a tutti. In questo episodio parliamo di Italiano Professionale.
Trattiamo un argomento particolare che riguarda il mondo del lavoro ed useremo un linguaggio più difficile del solito.
Questa infatti è una lezione legata al corso di Italiano Professionale e precisamente alla lezione n. 14 dedicata ai confronti ed agli scontri. Il corso è di livello almeno intermedio, non per i principianti della lingua, è un corso che solamente i membri dell’associazione Italiano Semplicemente possono leggere ed ascoltare. Oggi però, come facciamo spesso, vogliamo aiutare tutti a capire di cosa si parla nel corso e quali argomenti vengono trattati.
Io e Daria quindi oggi utilizzeremo alcune delle espressioni spiegate nella lezione n. 14. Daria, un membro dell’Associazione, che saluto e ringrazio per questo, ha voluto provare ad usarne alcune e lo ha fatto come ascolterete, molto bene.
Spero che questa puntata speciale di italiano semplicemente possa essere utile a tutti benché sia un po’ più difficile delle altre. Allora Daria ci parla di scontri e confronti, un argomento che accomuna sicuramente tutte le attività e tutti i mestieri, vero Daria?

Daria:
Buongiorno Giovanni. Si è proprio così. Parlerò di scontri e confronti. E sai che ho pensato mentre ascoltavo le spiegazioni che hai fatto insieme a Mohamed, Ulrike ed Adriana?
Che parlando di questi due aspetti particolari in ambito lavorativo non si può non fare riferimento ad uno speciale rapporto controverso molto diffuso al lavoro.
Si tratta del rapporto tra l’ufficio vendite e l’ufficio marketing nelle aziende commerciali. Allora, oggi vorrei usare le espressioni della lezione numero 14 del corso di italiano professionale per descrivere il rapporto tra questi due uffici.
Dunque, il nocciolo della questione sta proprio nello scontro che avviene di sovente tra questi due uffici: l’ufficio vendite, cioè le persone addette alla vendita dei prodotti ai clienti sono convinti di essere il dipartimento più fruttuoso. Infatti sono loro che stipulano l’accordo di vendita con gli acquirenti e che quindi producono i profitti dell’azienda. In aggiunta, le attività dell’ufficio vendite sono sempre evidenti e facilmente misurabili.
Dall’altra parte, esattamente al contrario dell’ufficio vendite, l’ufficio marketing svolge tutte quelle attività che hanno a che fare con il concetto del prodotto che è, o che potrebbe essere, nella mente dei consumatori. Ad esempio la conoscenza del prodotto, la soddisfazione legata ad esso, e anche il desiderio di acquistarlo.
Si tratta di aspetti fondamentali, senza i quali i consumatori non sarebbero neanche a conoscenza del prodotto stesso e non potrebbero neanche acquistarlo. Probabilmente non ne avrebbero neanche voglia.
Allora, così come è inutile volere la botte piena e la moglie ubriaca, nessun prodotto si vende senza le spese e le attività associate alla promozione. Perciò si deve assegnare qualche risorsa anche a fini pubblicitari ad esempio. La pubblicità, come si dice, è l’anima del commercio.
Il problema qual è?
Il problema è che facendo la promozione del prodotto l’ufficio marketing spende denaro dell’azienda per attività che, come si è detto, sono indispensabili, ma i risultati in termini di vendite e profitti sono poco misurabili, a differenza dell’ufficio vendite.
Cosa fare ad esempio se il prodotto non si riesce a vendere come previsto neanche dopo che il budget è stato speso?
Si legge, tra le righe, che l’ufficio vendite dà la colpa a quello di marketing per aver speso soldi inutilmente. E per cavarsi d’impaccio l’ufficio marketing accusa di contro quello delle vendite per non avergli dato abbastanza soldi per condurre la campagna promozionale nella stessa misura in cui lo fanno i concorrenti.
Qualsiasi sia il risultato delle vendite, secondo la mia personale opinione, non è accettabile andare così facilmente alla resa dei conti coi colleghi, soprattutto se non si è pienamente consapevoli del risultato del proprio lavoro.
A nessuno dovrebbe essere permesso, in un’azienda che si rispetti, neanche di alzare i tacchi durante un incontro per evitare una discussione sensibile. Cosa che avviene puntualmente.
Se c’è stato un disguido che ha fatto degenerare una discussione, si dovrebbe chiamare in causa qualcuno che di mestiere, tra l’altro esattamente questo: dirimere le discussioni, un altro mestiere quest’ultimo, fondamentale a mio avviso e dalle risultanze poco misurabili con gli strumenti classici.
Qualcuno che dia un colpo al cerchio e uno alla botte insomma e faccia andare avanti la baracca prima che si vada ai ferri corti. Questo delicato ruolo può essere interpretato anche da una figura come il direttore generale ad esempio, oppure da una seconda figura specializzata, che con abilità possa riuscire a far capire bene l’antifona a tutti riguardo ai rischi legati alle controversie, aiutando le parti a scendere a compromessi.
Nonostante una certa divergenza d’idee, assolutamente normale in un luogo di lavoro, per tutti sarebbe bello metterci una pezza prima che sia troppo tardi.
In questo modo gli impiegati litigiosi non avranno scuse e, al bisogno, dovranno ritirarsi di buon ordine.
Cosi, l’ufficio vendite e l’ufficio marketing, spesso con un aiuto esterno possono rimediare a un incomodo, accontentandosi entrambi.
E’ molto probabile che anche voi abbiate vissuto personalmente un caso simile a quello descritto oggi.
Spero che nel vostro caso non si tratti di scontri all’arma bianca perché come saprete ne uccide più la lingua che la spada.
E come dice un altro proverbio italiano: “è meglio un magro accordo che una grassa sentenza”.
Un saluto a tutti!
Giovanni: Bene Daria, grazie, un ottimo argomento quello trattato da te oggi. Hai utilizzato anche alcune espressioni in più che ho evidenziato con il colore rosso sul testo.
Non vi scoraggiate – parlo ai visitatori di Italiano Semplicemente – se trovate queste espressioni un po’ complicate; Daria parla già molto bene ed in questo modo sta aumentando le proprie competenze in ambito professionale.
Per chi è interessato alla lezione n. 14 del corso, per capire quindi come e quando poter usare queste espressioni come ha ben fatto Daria oggi ed anche per partecipare a tutte le altre attività dell’associazione si può chiedere di aderire e diventare membro. Vi aspettiamo.
Un saluto anche da parte mia.
E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.
Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.

L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.
Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.
Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.
Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.
Ad esempio se io dico “mangiare la mela” voi dovete dire “mangiarla“. “La” mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.
Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.
Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.
Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)
Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:
Se invece dico “ce la mangiano noi la mela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).
Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.
Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.
Allora un gioco di questo tipo può aiutare.
Iniziamo:
Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.
Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:
Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Ce le dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).
È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.
Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.
Prendi la penna: Prendila.
Prendi la penna per me: prendimela
Prendete la penna per voi: prendetevela
Andiamo a Roma: andiamoci
Andate a Roma: andateci
Mordi la mela: mordila
Mangia una parte della mela: mangiane una parte
Scrivi una storia: scrivila
Scrivi una parte della storia: scrivine una parte
Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme
Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela
Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.
Spedisci la cartolina: spediscila
Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela.
Manda i saluti: mandali
Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli
Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo
Dammi i soldi: dammeli
Alcune persone si mangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.
Attenzione con la terza persona:
Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.
Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.
Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia
Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli, me li devi dare, me li dia!
Fate i compiti: fateli.
Fai i compiti: falli
Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.
Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.
Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!
Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.
Attenti sempre alla terza persona:
Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).
Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.
Andiamo via da qui: andiamocene.
Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.
Devi ritrovare la pazienza: ritrovala.
Ci devi riprovare: riprovaciVoi vi occupate di lui: occupatevene.
Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!
Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.
Devi occuparti di lei: occupatene tu!
Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.
Dillo a lui: diglielo.
È lui che si deve occupare di lei: se ne occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.
Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno se ne deve occupare. Occorre occuparsene.
Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.
Attenzione questa è più difficile:
Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura
Difficile?
Proviamo le ultime volte:
Andate via: andatevene
Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.
Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.
Devi ridare la fiducia a noi: ridacci la fiducia, ridaccela
Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.
Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.
Ciao a tutti da Giovanni.
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Abbiamo iniziato con Andrè, che si è definito il corrispondente di Italiano Semplicemente dal Brasile. In un recente episodio Andrè ci ha parlato delle elezioni nel suo paese, elezioni che hanno portato il candidato Bolsonaro alla vittoria, anche Daria ora (anche lei come Andrè è un membro dell’associazione), rivendica il suo ruolo di “Corrispondente”, ovviamente dalla Russia, la sua terra.
Si sta delineando quindi una nuova “figura”, che stanno assumendo i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
E’ una bella novità che mi piace molto questa del corrispondente estero. In questo modo sicuramente si impara di più, le frasi, le espressioni, i modi di dire si memorizzano più facilmente e in questo episodio Daria si esercita con alcune espressioni imparate nella lezione n. 13 del corso di Italiano Professionale, dedicata alla fiducia e alla diffidenza, un argomento abbastanza delicato e comune a tutte le professioni.
A te la parola Daria.
Daria: Buongiorno a tutti da Daria, corrispondente dalla Russia di italiano semplicemente.
Mentre ascoltavo la lezione numero 13 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE mi è venuta in mente un’idea.
La lezione è dedicata alla fiducia ed alla diffidenza e quando parliamo di questo argomento nei confronti delle persone nuove in un’azienda, le raccomandazioni o le referenze possono valere diversamente.
Per quanto riguarda le grandi aziende, secondo me, il proverbio italiano “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” descrive bene il concetto delle referenze. Qui nessuno può essere al di sopra di ogni sospetto. Così come l’abito non fa il monaco, le referenze non danno garanzia che si possa contare ciecamente su di un nuovo arrivato.
Tra l’altro quasi tutti i lavoratori hanno buone o ottime referenze da loro precedenti posti di lavoro. Quindi non ci sono reali certezze che effettivamente si tratti di persone che siano degne della nostra fiducia. Vanno messi alla prova dei fatti.
Lavorando insieme coi nuovi assunti i primi tempi gli altri lavoratori mantengono relativamente le distanze, cioè si comportano in modo amichevole ma piuttosto formale. Non si tratta di diffidenza, ma si sa che spesso l’apparenza inganna e non viene spontaneo dare troppa confidenza da subito, solamente perché qualcuno lavora fianco a fianco a te. Sarà sicuramente capitato anche a voi.
Con il passar del tempo si può invece acquistare la fiducia dei nuovi colleghi.
Guardandomi indietro direi che non sempre le persone che si sono ben comportate in un’azienda saranno così efficaci in un’altra, e viceversa, ed il fatto che le persone facciano valere il proprio talento distintamente nei vari ambiti ha seminato in me il dubbio se le referenze possano risultare veramente utili.
Un saluto dalla vostra Daria, corrispondente di italiano semplicemente dalla Russia.
Tutti possono ascoltare la prima parte della lezione n.13 se vogliono, metto un collegamento nella trascrizione di questo episodio, per tutta la lezione, come per l’intero corso di Italiano Professionale, vi aspetto nella nostra associazione.
Un saluto fiducioso da Giovanni.
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Introduzione di Giovanni: questo episodio è un esempio di utilizzo delle espressioni professionali contenute nella lezione n. 12 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.
Daria: Si può dire che l’argomento della lezione numero 12 si riferisca sia alla vita professionale che a quella privata.
Anche la qualità della vita dipende dalle persone con cui ci uniamo e condividiamo gli intenti: vorremmo ad esempio che le persone al nostro fianco fossero sempre in grado di spezzare *una* lancia a *nostro* favore e proteggere i nostri interessi. Nella vita privata siamo liberi *di* sceglere gli amici ad esempio, o semplicemente dire che nel peggiore dei casi è meglio soli che mal accompagnati se non proviamo simpatia proprio per nessuno. Ma in ambito lavorativo occorre accettare i colleghi che ci capitano esattamente come sono ed investire con forza e desiderio sul nostro futuro insieme cercando di stabilire con loro un rapporto efficace.
Infatti, al lavoro dobbiamo stringere accordu con persone diverse. In collaborazione reciprocamente vantaggiose ognuno cerca di *perseguire* i propri obbiettivi e non sempre si è orientati verso un qualcosa di comune. Anche se succede di dover chiedere l’aiuto di un collega, non è la stessa cosa di un lavoro di squadra quando molto spesso ci si trova nella necessità di dover credere cecamente in un compagno. Nonostante si capisca che l’unione faccia la forza, a volte manca la necessaria confidenza per formare un gruppo affiatato.
Formare un’unione lavorativa in uno spirito di squadra è un argomento attuale per ogni società. Ogni leader di un gruppo vorrebbe mettere assieme persone in gamba, *nei* cui confronti *possa nutrire* una fiducia incondizionata e operare con loro. Nella realtà dei fatti però quello che va fatto è svolgere regolarmente attività che aiutino a far nascere lo spirito di squadra. Si tratta di attività anche fuori dell’ambito lavorativo, in un ambiente rilassato, che servono a conoscersi meglio l’un l’altro. Trovando interessi o hobby comuni le persone si vedono anche da una prospettiva diversa, più personale, più variegata, il che aiuta molto a nutrire più fiducia nella vita lavorativa.
Curiosamente, nel settore in cui sono occupata si svolge ogni anno un campionato di calcio. Tutti i lavoratori sono invitati a partecipare ai giochi: gli uomini per giocare nel campo e le donne per fare il tifo per la loro azienda. La partecipazione non è ovviamente obbligatoria: chi c’e’ c’e’, chi non c’e’ non c’e’, verrebbe da dire, ma è caldamente consigliata per i motivi precedentemente esposti.
Nessuna azienda, c’è da aggiungere, vorrebbe presentarsi al campionato come un’armata Brancaleone. Quindi i giocatori si allenano regolarmente durante l’anno, e giocando si devono fidare ad occhi chiusi dei compagni. La squadra vincitrice riceve una coppa che viene orgogliosamente esposta nell’ufficio durante l’anno fino al prossimo campionato.
Ci sono anche persone scettiche e poco comunicatuve che non credono invece che ci sia una ragione valida nello stabilire una comunità di intenti coi colleghi. Senz’altro ognuno fa come gli pare e piace ma sarebbe meglio non fare tutta *di* l’erba *un* fascio e provare a stabilire un rapporto informale anche con qualche collega.
Un saluto a tutti e buona giornata, e ricordate che l’unione fa sempre la forza.
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Andrè Arena, corrispondente in Brasile (Araraquara, San Paolo) di Italiano Semplicemente

Buonasera e benvenuti a tutti su Italiano semplicemente.
In questi “quasi 100 secondi”, con André Arena, cioè il sottoscritto, il vostro corrispondente di italiano semplicemente in Brasile!
Ancora buonasera dunque, vi racconto qualcosa sul Brasile che come sapete sta attraversando un periodo molto ricco di cambiamenti.
La campagna elettorale è finita, ma forse sarebbe stato meglio chiamarla “battaglia elettorale”: un mese che ci ha fatto rivoltare lo stomaco.
Il Brasile infatti sta male, malissimo, ed è un problema comune di tutti i brasiliani, che non si affronta a colpi di accuse reciproche tra sinistra e destra.
I problemi sono radicati, antichi, grandi, ma nessuno si può chiamar fuori dalle responsabilità, sia chi ha governato il paese in passato sia chi lo sta facendo oggi nel presente! Il rimpallo delle colpe è lo sport preferito dei politici. In Brasile come in Italia.
Domenica prossima decideremo il futuro del nostro paese.
Chiunque sia il vincitore, Haddad o Bolsonaro, dovrà affrontare il difficile compito di riunificare il paese e di riuscire nel difficile compito di guidare il paese verso il cambiamento.
Compito assai importante: occorre fare le riforme necessarie per la crescita economica e l’occupazione e si potrebbe parlare di tante altre questioni importanti per il popolo brasiliano.
Bisogna combattere quello che rappresenta forse il più grande problema in Brasile, la corruzione!
Lo so, c’è in altri paesi anche, ma in Brasile è pazzesco.
Ogni cosa che non funziona in Brasile è colpa della corruzione, tanto che, come si dice in Italia, verrebbe da dire: piove, governo ladro!!
E non a caso in Brasile sta diluviando!
Vediamo un po’ di vocabolario che ha utilizzato Andrè in occasione di questo episodio. Andrè è un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. In questa occasione Andrè ha rappresentato Italiano Semplicemente quindi è un:
– Corrispondente: inviato speciale, delegato, persona che rappresenta. In questo caso Andrè rappresenta Italiano Semplicemente, quindi è il corrispondente di Italiano semplicemente. E’ un termine che si sente spesso in TV nei servizi televisivi.
– Rivoltare lo stomaco: si dice di un qualcosa di “rivoltante” cioè di disgustoso, che provoca disgusto, cioè una forte emozione negativa di repulsione e avversità verso qualcosa. Spesso si usa col cibo disgustoso, che può provocare vomito, ed in questo caso si dice che “lo stomaco si rivolta”, cioè si rigira. Da qui il termine “rivoltante”, che in senso figurato si può usare verso qualcosa che non condividiamo e giudichiamo invece molto negativo, fino a provocare disgusto, repulsione e persino vomito.
– Piove, governo ladro! Espressione idiomatica italiana con la quale ironicamente si dà la colpa al Governo anche degli eventi naturali, gli unici per i quali non avrebbe alcuna colpa.
– Diluviando: Diluviare è un verbo simile a piovere. Il diluvio è infatti una fortissima pioggia, una pioggia dirotta (si dice anche così quando piove molto intensamente), una pioggia d’una violenza unica e che sembra non debba aver mai fine. Sta diluviando, pertanto, significa sta piovendo moltissimo. Si ricorda che esiste anche il cosiddetto “Diluvio universale”, cioè la pioggia, anzi possiamo dire l’uragano che sommerse e inondò la terra, secondo il racconto biblico.
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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente. Io sono Giovanni, ed oggi facciamo un episodio speciale, dedicato alla città di New York. Un episodio per ringraziare i donatori newyorkesi di Italiano Semplicemente.
Oggi facciamo quindi un bell’esercizio di pronuncia ed insieme un ripasso di alcune frasi che contengono delle paroline difficili per gli stranieri, sia per la pronuncia, sia per le particelle che useremo.
E’ quindi questa un’occasione anche per fare un po’ di pronuncia e in questo modo aiutare voi stranieri con alcune parole a volte difficili da usare.
Gli esempi e le frasi che vedremo riguardano quindi la città di New York, quindi questa diventa anche un’opportunità per condividere informazioni interessanti su questa città.
Facciamo che io vi pongo delle domande (una specie di gioco), poi vi suggerisco in che modo dare la risposta e voi provare a rispondermi. Pronti?
Prima domanda:
Vogliamo provare a fare questo esercizio? Rispondi utilizzando la particella “CI”
Risposta:
Ok, ci possiamo provare, oppure, ok, proviamoci.
Seconda domanda:
Sapete sicuramente che New York è soprannominata la grande mela, allora la mia seconda domanda è:
Conosci un soprannome di New York? Nella risposta provate ad usare la particella “NE”
Risposta:
Sì, ne conosco uno: la grande mela.
Ovviamente ne serve a sostituire la parola soprannome.
Terza domanda:
Per le strade di New York possiamo mangiarci un gustoso hot dog? Allora rispondete alla domanda utilizzando la particella “CE”, e volendo insieme anche la particella “NE”. Ok? Nella stessa risposta utilizzate sia ne che ce.
Risposta:
Sì, ce ne possiamo mangiare quanti ne vogliamo di Hot dog per le strade di New York.
Quarta domanda. Per rispondere a questa domanda utilizzare “SE” e “NE” nella stessa risposta. Se e ne nella versione senza accento. Sapete che a NY esiste una zona, un quartiere chiamato “Little Italy”, un famosissimo sobborgo newyorkese che è a maggioranza italiana. Ci sono molti italiani a Little Italy.
La domanda è la seguente:
Gli italiani di New York si sono accorti che esiste Little Italy a Manhattan? Usate se e ne.
Risposta:
Certo, tutti gli italiani se ne sono accorti!
Il se indica gli italiani mentre il ne sostituisce la cosa di cui si sono accorti gli italiani.
Quinta domanda. Sapete che nell’isola di Manhattan c’è uno schema di strade particolare, strade che la percorrono in senso verticale e orizzontale, tutte intersecate tra loro. Io non riuscirei ad orientarmi facilmente. Ne sono sicuro.
Ecco dunque la domanda n. 5:
C’è bisogno della mappa per orientarsi tra le vie di Manhattan?
Per rispondere utilizzate “ce” e anche “n’è” (n + apostrofo + è-verbo essere)
Risposta:
Sì, per Giovanni sicuramente ce n’è bisogno
Questa ovviamente è una delle tante risposte possibili.
Forse anche per altre persone con poco senso dell’orientamento ce n’è bisogno, non solo per Giovanni. N’è sta per “ne è”. Metto l’apostrofo che sostituisce la e.
Sesta domanda. Sapete che a New York l’11 settembre del 2001 sono cadute le torri gemelle a causa di uno dei maggiori attacchi terroristici degli ultimi anni. Nonostante tutto però New York non possiamo definirla una città pericolosa. Tutt’altro direi. Allora proviamo a rispondere alla domanda usando una espressione nuova: “in sé per sé”.
Domanda: il fatto che New York sia stata vittima di uno dei più grandi attacchi terroristici degli ultimi anni cosa implica?
Risposta:
In sé per sé questo non implica che sia una città pericolosa.
Quindi l’attentato del 2001, da solo, da sé, o in sé per sé, non comporta, non implica che NY sia pericolosa.
Infatti, rispetto a molte altre metropoli, la Grande Mela può rivendicare il titolo di città più sicura in rapporto al numero di abitanti. Infatti New York City ha il tasso di criminalità più basso delle 25 più grandi città degli Stati Uniti.
Settima e Ottava domanda. Per rispondere usiamo la particella “CE” e il pronome ”LA” nella stessa frase. Attenzione: “LA” non come articolo ma come pronome.
Allora: C’è un film dal titolo “qualcosa è cambiato”: questo è il titolo in lingua italiana, mentre il titolo inglese è “As Good as It Gets”. In questo film c’è una famosa frase che riguarda New York:
Qui siamo a New York: se ce la fai qui, ce la puoi fare ovunque.
Ok allora la domanda n. 7 è: Dove ce la puoi fare se ce la fai qui?
Risposta:
Ce la puoi fare ovunque.
Cioè in ogni luogo, in ogni posto al mondo: se ce la puoi fare qui, cioè qui a News York, allora puoi riuscirci in tutti gli altri posti al mondo, cioè ovunque. Evidentemente New York è una città in cui non è molto semplice riuscire a farcela, cioè riuscire ad affermarsi, ad avere successo, o semplicemente a sopravvivere. “ce la fai” vuol dire appunto “ci riesci”, “riesci a farcela”, riesci a cavartela eccetera. .
Ottava domanda: Dove è più difficile farcela? (facciamo un confronto tra New York ed altrove usando la parola farcela.
Risposta: farcela è più difficile a New York che altrove.
A proposito di altrove. C’è una celebre frase che dice: “Un vero newyorkese crede che coloro che vivono altrove stiano, in qualche modo, scherzando”. Ho trovato molto divertente questa frase, che probabilmente allude al fatto che i newyorkesi si sentano al centro del mondo, magari anche più importanti degli altri o semplicemente che a New York c’è tutto ciò che serve per vivere ed essere felici.
Adesso facciamo un esercizio di ripetizione: parliamo di New York, di pizza e di pronuncia (chi non conosce la pizza!). Pizza si pronuncia con la z doppia e anche sorda (come cozze, mazzo, pazzo, palazzo ma non come “organizzare” e “ipotizzare” ad esempio che hanno la doppia zeta sonora).
Ebbene la prima pizzeria degli Stati Uniti è stata aperta a New York nel 1895 da un napoletano di nome Gennaro, nome tipicamente napoletano.
Attenti alla pronuncia delle doppie zeta.
Ripetete dopo di me:
Ipotizziamo (zeta sonora) di mangiare la pizza a New York (zeta sorda).
e organizziamo (zeta sonora) una cena per toglierci uno sfizio. (zeta sorda)
In quale pizzeria andare? (zeta sorda)
C’è solo l’imbarazzo della scelta! (zeta sorda)
Possiamo mangiare anche pizza a buon prezzo! (zeta sorda)
Analizziamo con cura il locale in cui andare (zeta sonora)
Ci sono locali con terrazze panoramiche (zeta sorda)
Gli italiani a New York hanno una lista di pizzerie (zeta sorda) personalizzata (zeta sonora)
Nella speranza (zeta sorda) che questo esercizio vi sia piaciuto, vi mando un saluto affettuoso da Roma. Scommetto che vi è venuta voglia di pizza! E grazie ancora ai donatori di tutto il mondo.
Ciao
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Buongiorno ragazzi, eccoci di nuovo insieme per una nuova espressione italiana.
L’espressione di oggi è “dare adito”. Prima voglio raccontarvi qualcosa sulle ultime novità di Italiano Semplicemente.
Abbiamo aperto l’iscrizione all’associazione anche per le scuole e gli istituti di italiano nel mondo. Una novità molto importante perché permette ad intere scuole di aderire all’associazione Italiano Semplicemente e così permettere a tutti gli studenti della scuola di avere a disposizione tutte le lezioni di italiano dedicate ai membri.
Vi invito a leggere i vantaggi di questa iscrizione per tutte le scuole di italiano nel mondo. Un’iniziativa unica, di cui sono orgoglioso. Ve ne parlerò nel futuro anche se ci saranno sviluppi e novità. L’espressione di oggi è “dare adito”. Sicuramente questa è una delle espressioni che uno straniero non usa mai, ed il motivo è che non si trova nei libri di italiano, e non capita molto spesso di ascoltarla in strada o come semplice turista. Infatti è una espressione che si usa molto in ambienti professionali e istituzionali, soprattutto per iscritto. Molto usata anche dai giornalisti e nella stampa in generale.
Bene, il verbo dare lo conoscete tutti: dare è semplice da capire e è un verbo molto usato nella lingua italiana e anche in molte espressioni perché si può usare in moltissimi contesti e situazioni diverse. Molte cose si possono dare. Per dare qualcosa è sufficiente essere in due. Una dà e l’altra riceve: posso dare una mela, posso dare un bacio, una carezza, un abbraccio o anche un documento. Questo nel senso proprio del termine, nel senso che si prevede a volte il passaggio di un oggetto da una mano all’altra, a volte si tratta non di un oggetto ma di un qualcosa di immateriale (il bacio o l’abbraccio). Tante cose si possono dare: dare soddisfazione, dare credito, dare speranza, eccetera.
In questo caso si “dà adito”. Questa parolina, adito, se state guardando il vocabolario, è legata al concetto di entrata, oppure a quello di possibilità, di facoltà, di accesso, di passaggio, di ingresso. È come se si aprisse una porta, ma in senso figurato. A dire il vero non solo in senso figurato ma anche in senso proprio.
Infatti posso dire ad esempio:
Quella porta permette l’adito a un giardino
Difficilmente ascolterete questa frase da un italiano. È più facile trovare un documento, magari un documento tecnico con una frase di questo tipo. Significa che attraverso quella porta, passando per quella porta, si accede, si entra, in un giardino. Adito quindi è uguale ad accesso, uscita, passaggio, in questo caso.
In senso più figurato, all’università, potreste ascoltare una frase come ad esempio:
Ci sono alcuni titoli di studio che danno adito all’università.
Questo significa che il possedere quei titoli si studio, uno di quei titoli di studio permette di iscriversi all’università. Vedete che anche in questo caso si ha un accesso, un qualcosa che permette un passaggio, come una porta. Se non abbiamo uno di quei titoli di studio, la porta dell’università è chiusa. Non possiamo accedere all’università, nel senso che non possiamo iscriverci all’università se non abbiamo uno dei titoli di studio che danno adito all’università, cioè che permettono, che consentono l’iscrizione all’università.
C’è sempre un’entrata, una porta che si apre, ed in ognuno dei casi si vuole evidenziare la possibilità, la facoltà che abbiamo, non il fatto che la utilizziamo effettivamente questa facoltà.
.
La porta dà adito al giardino: allora da quella porta possiamo andare in giardino.
Il titolo di studio dà adito all’università: allora senza quel titolo di studio non possiamo andare avanti in quella università.
In senso più ampio, se usciamo ancora di più dall’ambito fisico, materiale, possiamo usare la frase “dare adito” o “avere adito” accompagnata dalla preposizione a, al, alla, agli, allo, alle, per indicare una facoltà.
Ho detto che posso usare anche “avere”, quindi posso “avere adito” ad una casa o ad un giardino nel senso che ho la facoltà di accesso, ma se mi riferisco ad una porta, ad una finestra, ad un cancello, allora uso il verbo “dare”: la porta dà adito al giardino.
Questo è quello che avviene da un punto di vista materiale. Se invece esco dal materiale, in senso ampio posso usare dare adito e avere adito in più modi:
Ad esempio un mio atteggiamento o comportamento può dare adito a qualcosa.
In questo caso voglio dire che con il mio comportamento apro alla possibilità che possa accadere qualcosa. Vediamo con qualche esempio:
Il mio comportamento ha dato adito a molte critiche.
Sto dicendo che il mio comportamento ha permesso ad alcune persone di criticarmi, se invece io non mi fossi comportato in questo modo non sarebbe successo.
In modo simile potrei dire (più usato dalle persone comuni):
Il mio comportamento ha generato molte critiche.
Il mio comportamento ha provocato molte critiche.
Il mio comportamento ha destato molte critiche. Questa è più ricercata come frase.
Il mio comportamento ha dato luogo a molte critiche. Dare luogo è simile a generare ma è più formale.
Il mio comportamento ha ingenerato molte critiche. Il verbo ingenerare equivale a generare, dar vita, provocare, ed è meno usato ma più formale di generare, poi ingenerare si usa solo nei rapporti sociali, mentre generare è molto ampio come verbo.
Il mio comportamento ha dato la stura a molte critiche. “Dare la stura” è del tutto analogo a “dare adito”, ma è meno elegante e si usa quando si vuol fare riferimento a un’improvvisa ondata, in questo caso di critiche. Lo spiegheremo meglio in un prossimo episodio.
L’espressione dare adito si usa prevalentemente in senso figurato, e meno in senso materiale, quindi si usa soprattutto nei comportamenti delle persone. Quando un comportamento di una persona può, anche involontariamente, provocare degli effetti indesiderati. Quando un certo comportamento può generare effetti spiacevoli, allora possiamo usare “dare adito”. Non è detto che questi effetti spiacevoli ai quali si dà adito poi effettivamente si verifichino, però intanto la porta è stata aperta. Staremo a vedere se sarà utilizzata!
La paola adito può anche essere usata insieme alla parola “presso”: adito presso. Ad esempio posso dire:
Ho libero adito presso il mio direttore.
Questa espressione significa che io ho la facoltà di accesso, posso andare da lui, posso farlo, ne ho la facoltà, sono nelle condizioni di poterlo fare, posso farlo, posso andare da lui (anche qui vedete c’è una facoltà) perché ho un certo rapporto di conoscenza col direttore, magari anche di amicizia quindi ho adito presso di lui, ho adito presso il direttore.
In questo caso il verbo è “avere” adito e non “dare” adito. Quindi avere adito è un altro modo di dire che avete la facoltà di fare qualcosa.
Adesso un piccolo esercizio di ripetizione. Attenti alla preposizione.
Dare adito
Avere adito
Dare adito alle critiche
Non devi dare adito alle critiche
Dare adito a polemiche
Il presidente ha fatto chiarezza per non dare adito a polemiche
Non vorremmo dare adito a polemiche
Dare adito ad ulteriori equivoci.
Vediamo un paio di frasi professionale del mondo del lavoro:
Per non dare adito ad equivoci, consegneremo la merce entro le 13:00
Per non dare adito a polemiche, il pagamento avverrà contestualmente alla consegna della merce.
Per non dare adito a sospetti, non venderemo le nostre azioni fino a domani.
Bene ragazzi, spero abbiate gradito questa espressione, molto utilizzata in ambito professionale e istituzionale. Ambito nel quale noi di Italiano Semplicemente cerchiamo di chiarirvi più aspetti possibili, visto che Italiano Semplicemente è specializzato anche nell’italiano formale, nell’italiano professionale, ed ovviamente per non dare adito a critiche dobbiamo cercare essere sempre precisi e puntuali, altrimenti c’è sempre qualcuno che dice: Attenzione! Avete sbagliato questo! Attenzione, avete sbagliato quest’altro. Attenzione! Allora per non dare adito a critiche di nessun tipo dobbiamo sempre essere precisi e puntuali. Ciao!
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Giovanni: ciao ragazzi buongiorno!
In questa lezione n. 11, “rischi ed opportunità”, lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE Daria, ragazza di nazionalità russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente, prova ad utilizzare alcune delle frasi imparate nel corso di questa lezione.
A te la Parola Daria.
Daria: La lezione undici del corso di ITALIANO PROFESSIONALE ha a che fare con un l’argomento sicuramente scottante, non solo in ambito lavorativo, ma anche nella vita quotidiana. Infatti, l’atteggiamento di fronte al futuro contingente rivela molto del carattere delle persone.
Quelle positive e curiose, di fronte ad un’opportunità cercano sempre di battere il ferro finché è caldo e un’altra loro fondamentale caratteristica è che fanno sempre un tentativo di considerare una situazione da tutti i possibili punti di vista spesso molto diversi tra loro, sfruttando così le opportunità che si presentano al massimo.
La prontezza nell’azione è altresì fondamentale, perché come si dice, chi non risica non rosica.
Rischiando, però, lo dice la parola stessa, possono sfuggire fattori importanti: si deve sempre tenere a mente, ad esempio, dell’esistenza di leggi nel settore di competenza, e prendere i dovuti provvedimenti senza difettare in superficialità.
È un equilibrio difficile. Sul mercato farmaceutico ad esempio, che è quello di cui mi occupo personalmente, ogni opportunità va sempre considerata tenendo conto dell’applicazione rigorosa della legge.
Se, ad esempio, i ricercatori scoprono una nuova molecola che consente di trattare efficacemente una malattia, un’azienda farmaceutica non può, nel tentativo di cogliere l’occasione al volo, lanciarla subito sul mercato.
È necessario invece svolgere le prove cliniche, registrare il nuovo farmaco ed avere tutte le pezze d’appoggio prima di mettere sul mercato una medicina. Insomma c’è un rigoroso iter burocratico da seguire.
Possiamo sicuramente dire che in questo mercato, quello della farmaceutica, non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Curiosamente a volte accade anche che due o tre aziende farmaceutiche sono impegnate in ricerche sulla stessa molecola. In questi casi ha sempre la meglio l’azienda che non si sbilancia e che invece supera le prove cliniche e di registrazione rispettando la legge e completando l’intero iter da seguire. Vince sempre l’azienda che riesce a preparare i documenti giustificativi per prima.
Un altro fatto curioso e che fornisce una grossa opportunità è che talvolta lo Stato permette di usare il nuovo farmaco in un paese prima della registrazione, a condizione però che quel prodotto sia già stato registrato in altri paesi.
In questo caso un’azienda farmaceutica prende due piccioni con una fava: far conoscere ai medici il nuovo prodotto e condurre delle prove cliniche. In questo modo fanno quindi di necessità virtù, perché le prove sugli esseri umani è sempre l’ultima e indispensabile fase delle prove cliniche.
Buono a sapersi vero? Questa in effetti è una opportunità rara e pregiata. I pazienti, dei veri esseri umani, vengono a cascare a fagiolo, e allo stesso tempo sono davvero fortunati perché hanno il nuovo medicinale, certamente più efficace (nella maggior parte dei casi) prima degli altri.
Ognuno è libero di operare a propria coscienza ovviamente, ma il mio consiglio è di non buttare a mare tali occasioni e, assicurandosi di essere venuti a conoscenza di tutto ciò che c’è da sapere, dare il proprio ok per partecipare alle prove cliniche.
Bene, ho terminato il mio contributo personale. Spero di essere stata utile a tutti.
Un saluto da Daria a tutti e buona giornata!
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Buongiorno a tutti, sono Giovanni, la voce principale di italianoSemplicemente.com.
L’episodio di oggi è un episodio dedicato alla Germania. Perché ho deciso di dedicare una puntata di Italiano Semplicemente alla Germania? Beh solo per ringraziare i donatori di questo sito, coloro che hanno aiutato e continuano ad aiutare Italiano Semplicemente attraverso delle donazioni.
L’ho già fatto con L’Azerbaigian e con l’Argentina in passato, in due episodi dedicati rispettivamente al Dolma (specialità azera) e al Mate (specialità argentina).
Oggi vediamo qualcosa della Germania e con l’occasione ripassiamo alcuni verbi che abbiamo dettagliatamente spiegato nel corso di italiano professionale. Parliamo dei cosiddetti “verbi professionali” che si usano più spesso in ambito lavorativo e che gli stranieri non usano quasi mai. Questa allora può essere una buona occasione per vedere qualche utilizzo interessante. Finora abbiamo spiegato ben 31 verbi di questo tipo.
Ok ma di cosa parliamo in particolare? Parliamo di un ponte tedesco. Sapete che il tema dei ponti recentemente è un tema sensibile per via del ponte di Genova crollato recentemente.
Ebbene Il ponte di cui sto parlando è il ponte di Glienicke, detto “il ponte delle spie”. Una cosa molto interessante, soprattutto dal punto di vista storico. Un film che sicuramente ci aiuta a volgere lo sguardo all’indietro per imparare qualcosa dal passato.

Mi avvalgo di questo episodio quindi non per promuovere il film di Spielberg dal titolo omonimo, di cui vi parlerò dopo, ma è solamente un modo che io utilizzo per ripassare i verbi professionali e per ringraziare i generosi tedeschi amici di Italiano Semplicemente. Un compito non facile, sicuramente, ma mi sono assunto questo incarico e mi adopererò per adempiere a questo compito fino alla fine. Ho già iniziato a dire il vero, poiché ho già utilizzato sei verbi professionali: avvalersi, promuovere, assumere, adoperarsi ed adempiere.
Andiamo avanti però perché dobbiamo arrivare a quota 31.
Il ponte di Glienicke è un ponte stradale di Berlino che supera il fiume Havel collegando la città di Potsdam e quella di Berlino; prende il nome dal centro abitato di Klein Glienicke.
È un ponte importante perché è un pezzo che insiste sulla storia di Berlino, ed investe direttamente il tema della guerra fredda che seguì dopo la seconda guerra mondiale.
È stato costruito tra il 1904 e il 1907. Fu distrutto nel corso della seconda guerra mondiale e fu ricostruito nell’immediato dopoguerra e riaperto al pubblico nel 1949 come “ponte dell’Unità“. Infatti prima che venne costruito il muro di Berlino nel 1961, questo confine era ancora aperto e dopo il 1949 il ponte fungeva da unione tra est e ovest e quello che succedeva è che ogni giorno centinaia di macchine transitavano sul ponte senza troppi controlli da una parte del ponte all’altra, da Berlino ovest alla DDR e viceversa. Il ponte, proprio al centro, vedeva il confine tra le due parti, e si può vedere come ad est e ad ovest le due parti del ponte abbiano anche un colore diverso.
Nel 1961 fu costruito il famoso muro e chiuso al traffico essendo posto sulla linea di demarcazione, la linea di confine fra la Berlino Ovest e la Germania Est. Alle due estremità del ponte furono collocati due posti di controllo dei militari delle due parti, quindi il transito fu interdetto. Interdire significa proibire con un atto d’autorità; vietare. Quindi il traffico, fino a quel momento libero per tutti, fu vietato ai normali cittadini.
Poi come sapete il muro cadde e così il ponte fu riaperto al transito nel 1989.
Il ponte è conosciuto soprattutto con il soprannome di “ponte delle spie“, in quanto durante il periodo della guerra fredda fu il luogo in cui avvennero alcuni scambi diplomatici fra le due parti: venivano scambiati dei prigionieri, delle spie di entrambe le fazioni.
Chi sono le “spie”? Spie è il plurale di “spia”, un termine femminile, ma in realtà non ha nulla a che fare col sesso. Una spia è infatti una persona (può essere di entrambi i sessi) che esercita un’attività segreta, che fa qualcosa di segreto: come ad esempio cercare di catturare informazioni importanti, eseguendo degli ordini commissionati da uno stato ai danni di qualcuno. In questo caso si tratta di spie di guerra, spie particolari, persone che, nel territorio di uno stato, svolgono un’attività clandestina, la svolgono di nascosto, al fine di informare un altro stato. Quindi in questo caso le spie sono le persone che cercavano informazioni importanti in Occidente per conto dell’Oriente e In Oriente per conto dell’Occidente.
Abbiamo anche parlato di “guerra fredda”, che, è bene precisarlo, è un termine che indica la lotta politica, i contrasti ideologici che vennero a crearsi dal 1947, cioè dalla fine della seconda Guerra Mondiale, tra i due vincitori della guerra: gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica, che non potendo affrontarsi direttamente per il rischio di essere distrutte entrambe con armi atomiche (le armi più importanti di cui si possa disporre), hanno dato vita ad una “guerra fredda” (si chiama fredda poiché il caldo è associato alle armi ed alle esplosioni). Si forma a quei tempi quello che anche oggi chiamiamo l’Occidente e l’Oriente, due grandi blocchi internazionali tra loro ostili. L’occidente comprende gli Stati Uniti, gli alleati della NATO e i Paesi amici mentre l’Oriente, è il cosiddetto “blocco comunista” composto dall’Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia e i Paesi amici.
L’Unione Sovietica e gli Stati Uniti durante questo periodo della guerra fredda usarono per molto tempo il ponte per scambiarsi tra loro le spie fatte prigioniere, per questo motivo il ponte fu soprannominato il “ponte delle spie“.
In pratica avvenivano su questo ponte degli scambi di prigionieri. Questo dal 1962 quando una spia russa, fu liberata in cambio di un pilota statunitense.
Nel 1985 ci fu un altro scambio: 23 agenti dei servizi segreti statunitensi in cambio di un agente e altre tre spie sovietiche. L’ultimo scambio avvenne nel 1986 e fu l’unico reso pubblico a seguito di un servizio delle televisioni occidentali. Uno di questi scambi di spie viene descritto in un film dal titolo “il ponte delle spie”, un film di Steven Spielberg. Sapete che si tratta di un grande regista, anche se all’inizio veniva liquidato come regista un po’ commerciale rispetto a Coppola e Scorsese. Spielberg con l’aiuto dell’attore Tom Hanks, si è adoperato per rendere il ponte delle spie ancora più famoso; si tratta infatti di un film che ha un’ottima valutazione da parte dei critici dopo che questi ultimi lo hanno vagliato con attenzione.
Spielberg con questo film infatti ha saputo convertire una sua naturale predisposizione alla metafora in un denso rigore narrativo. Un film infatti che ha molta attinenza ai fatti. Questo significa che quanto viene raccontato risponde in linea di massima a ciò che è realmente accaduto: La ricostruzione di Berlino, devastata dai bombardamenti, è splendida e allo stesso tempo abbastanza cruda e scioccante. Sono molto belli anche i passaggi del film in cui si mostrano le trattative dello scambio delle spie, con ognuna delle due parti che cerca di dettare le condizioni usando il proprio stile, così diverso dall’altro ed è proprio uno splendido Tom Hanks che impersona un avvocato che riesce a dirimere una trattativa molto delicata. Un film da vedere sicuramente, anche se la sua durata supera, se vogliamo arrotondare, le due ore e quindi potrebbe far declinare la concentrazione. Comunque Il film ha riscosso un discreto successo in Italia, anche da parte della critica, non solo dal pubblico. Non lo sto dicendo tanto per dire perché questo è suffragato dai dati. Qualcuno però dice che non è un film da spacciare come un capolavoro del cinema, un film per cui valga la pena di contrarre un debito per pagare il biglietto, ad ogni modo sicuramente non ha disatteso le aspettative del pubblico, non a caso è un film che ha come si dice, sbancato il botteghino.
L’episodio sta volgendo al termine, spero di essere riuscito a fare un buon lavoro. Sono riuscito ad utilizzare tutti i verbi professionali visti finora. Se ci sono riuscito significa che ho erogato un servizio di qualità per i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente. Se invece non ci sono riuscito potete addossare la responsabilità esclusivamente su di me ma non potete querelarmi. Non potete farlo perché non ho parlato male di nessuno dei visitatori di Italiano Semplicemente.
Piuttosto coloro che sono interessati ai verbi professionali ed in generale al linguaggio del mondo del lavoro non devono fare altro che chiedere la loro adesione all’Associazione Italiano Semplicemente. State certi che non casserò la vostra richiesta di adesione.
Bene. Finalmente ho appena utilizzato il penultimo dei 31 verbi professionali (cassare) e questo implica che adesso posso dare il mio consueto saluto a tutti. Implicare era infatti l’ultimo verbo in programma.
Grazie dell’ascolto.
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In questo episodio Heidi, ragazza finlandese membro dell’associazione Italiano Semplicemente, utilizza alcune espressioni imparate nelle prime lezioni del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.
In Finlandia si è molto preoccupati. Tutti parlano del mio paese come uno dei più aperti e progressisti del mondo, ma su alcuni aspetti l’apparenza inganna. Ad esempio i ragazzi non studiano più le lingue. Scelgono piuttosto di studiare la matematica oppure le scienze naturali. Io però, avendo studiato diverse lingue, direi che dal punto di vista professionale sia la scelta giusta.
Infatti i finlandesi sembrano non avere abbastanza rispetto per le lingue straniere: è ritenuto sufficiente saper parlare inglese perché è la lingua universalmente riconosciuta come ufficiale nell’ambito professionale internazionale.
A me, dopo aver finito i miei studi, questa realtà è arrivata tra capo e collo. Ciò detto, questi ragazzi perdono un aspetto importante: quello di capire le culture straniere e le persone diverse da loro. Voglio spezzare una lancia a favore delle altre culture: secondo me un’altra cultura e in generale la diversità culturale si possono capire innanzitutto attraverso la lingua. Ed è qui la bellezza d’imparare le lingue straniere: riuscire a guardare il mondo da un punto di vista diverso dal proprio, e così avere la capacità di vedere la propria cultura e le proprie opinioni più ggettivamente. È esattamente questo il valore aggiuntivo che, alle imprese nazionali, portano con sé gli esperti delle lingue: una maggior capacità di capire diverse opinioni e di lavorare con gente diversa. Non voglio parlare semplicemente del vile denaro, ma le imprese non sembrano dare il giusto peso al valore della diversità, nonostante lo Stato stia pagando l’istruzione universitaria anche per chi decide di studiare le lingue: un enorme Buco nell’acqua dunque, soldi mandati all’aria se le imprese non sono sono interessate a sfruttare questo sforzo economico. Per chi non lo sapesse, in Finlandia l’istruzione è gratuita, ed anche quella universitaria è praticamente senza oneri per le famiglie: tanto di guadagnato sarebbe per le imprese sfruttare questo vantaggio.
Con questo discorso non voglio dire che studiando altre scienze, come la matematica ad esempio, non si impari nulla e non si allarghi la propria mente; dico che entrambe le discipline sono necessarie per imprese a caccia di successo. L’economia finlandese continua a basarsi sull’industria ma così non sarà per sempre. Essendo un piccolo paese, sarebbe importante guardare al futuro prima degli altri. Sarebbe importante dare il giusto valore alle esperienze internazionali, non solo dei giovani ma anche degli expat in ritorno in patria. In un piccolo paese tutti si conoscono e i professionisti privati della loro “anima” domestica perdono il loro valore; nello stesso tempo molti giovani finlandesi stanno trovando lavoro all’estero.
Se gli atteggiamenti non cambiano e non si riesce a capire l’antifona, la Finlandia arriverà alla resa dei conti e soffrirà di una grave fuga di cervelli. Peggio ancora, molti giovani che nei loro studi decidono di concentrarsi sulle lingue si troveranno abrancolare nel buio.
Grazie dell’ascolto.
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Facciamo la polenta!
Non appena finisce l’estate ed inizia a farsi sentire l’autunno viene voglia di mangiare una bella polenta. Quando ero bambina era una festa, la polenta veniva girata con un mestolo lungo per almeno un’ora sul fuoco della stufa e tutti noi intorno alla tavola aspettavamo che finalmente fosse cotta.

Ora è molto più semplice, si possono utilizzare le farine trattate che hanno davvero pochi minuti di cottura, tutti sono in grado di cucinarla ed è buonissima ugualmente, comunque vi regalo la mia ricetta tradizionale.

Allora per prima cosa facciamo un bel ragù perché per essere buona ha bisogno di essere condita bene.
Io oggi ho utilizzato per 4 persone: 4 salsicce fresche, e 500 grammi di magro di maiale, una bottiglia di passata di pomodoro, un pezzettino di sedano, metà cipolla, una piccola carota e procediamo nel solito modo: si mettono le verdurine tagliate a pezzettini in una pentola con un po’ di olio, quando è ben caldo si aggiunge la carne, un po’ di sale e si cuoce per circa 5 minuti a fuoco vivace. Si aggiunge mezzo bicchiere di vino possibilmente bianco, appena è evaporato aggiungere la passata di pomodoro, coprire e fate cuocere per circa una mezz’ora.
Ora prepariamo la polenta. Se vogliamo usare farina di granoturco non precotta, ne usiamo 500 grammi e due litri di acqua. Mettiamo l’acqua in una pentola alta (perché quando cuoce la polenta schizza) un pizzico di sale e iniziamo da subito a mettere la farina poco a poco, così non fa grumi, giriamo, giriamo, sempre senza smettere mai e facciamo bollire circa 40/50 minuti.
Ne mettiamo un bel mestolo in un piatto largo e piano, la stendiamo sottile con un cucchiaio poi la ricopriamo di ragù e pezzi di carne e parmigiano grattugiato o pecorino, a piacere, e buon appetito!

Se invece fate come me ed usate la farina istantanea altrettanto buona e sana in 5 minuti siete a tavola. Il procedimento è lo stesso solo che si aggiunge la farina piano piano quando l’acqua inizia a bollire, si mescola subito cercando di non fare grumi, 2, 3 minuti di bollore ed è pronta da condire ed è in tavola. Buon pranzo!
Mestolo: Il mestolo è una posata (come il cucchiaio, il coltello e la forchetta) usata per servire, cioè per trasportare cibi liquidi. Assomiglia ad un grande cucchiaio, serve quindi per raccogliere il liquido, come il brodo o anche il tè. Il manico è più lungo del cucchiaio e permette quindi di mantenere una presa molto salda (che non sfugga quindi) ben lontano dalle fonti di calore per non scottarsi.
Farine trattate: si tratta di farine sottoposte a procedimenti e trattamenti per dare alla farina certe caratteristiche, tipo una cottura più veloce. Attenzione perché spesso sono povere nutrizionalmente, cioè sono meno nutritive delle farine non trattate, cioè non sottoposte a trattamenti. Inoltre attenzione perché possono contenere tracce dei trattamenti chimici.
Ricetta tradizionale: la ricetta tradizionale è quella che si eredita dai genitori, dai nonni, cioè la ricetta che è da sempre stata la più utilizzata.
Salsicce: La salsiccia (salsicce al plurale, senza la i che sta nella forma singolare), si chiama a volte anche (almeno nell’uso popolare, in alcune regioni) anche salciccia (con la c e non la s), è un insaccato di carne, tipico di molte regioni italiane e diffuso in tutto il mondo. Generalmente pesa circa 100 grammi. In Italia, ha vari nomi, a seconda degli ingredienti e delle zone dove viene prodotta, luganega, salamella, salamina, salamino ed altri nomi ancora.
Magro di maiale: semplicemente si tratta di carne di maiale, e di una parte non grassa, ma magra: la parte più magra della carne di maiale, come il filetto di maiale, la lonza di maiale. La parte magra del maiale ha bisogno di una cottura appena più prolungata di quella necessaria per il manzo, cioè del vitello, altrimenti la carne sarà un po’ asciutta. Il vitello: in questo caso stiamo parlando di un altro animale: Vitello è il nome del bovino di sesso maschile di età inferiore ai 12 mesi.
Passata di pomodoro: La passata o il passato (al maschile) di pomodoro è semplicemente pomodoro, dopo che è stato cotto, cucinato e “passato”. Per preparare il passato, si prendono dei pomodoro maturi, rossi, si lavano, si tagliano a pezzi e si tolgono i semini. Poi si mette il pomodoro a pezzi in pentola a fuoco abbastanza vivace (cioè un bel fuoco, alto). Quando iniziano a bollire (l’acqua fa le bolle, è bollente) si spegne il fuoco e si aspetta che il liquido della cottura venga a galla. Si toglie l’acqua e si “passano” i pomodori, cioè si mettono in una macchina per fare la passata (generalmente elettrica o anche manuale) da cui uscirà la salsa. Nel frattempo si fanno bollire le bottiglie di vetro (che devono essere lasciate aperte, attenzione!) in cui si verserà poi la salsa. Quando entrambi hanno la stessa temperatura si versa la salsa nelle bottiglie. Alla fine possiamo chiudere le bottiglie con dei tappi.
Sedano, cipolle e carota: si tratta dei tipici ingredienti usati nei condimenti. Il sedano è una pianta che ha molte proprietà benefiche, la cipolla è quella pianta che provoca lacrimazione quando si taglia, e si usa molto per fare il condimento della pasta, oltre che nella polenta.

Evaporato: L’evaporazione è semplicemente il passaggio di un liquido dallo stato liquido allo stato di vapore. La differenza tra evaporazione ed ebollizione è che la prima interessa soltanto la superficie del liquido mentre l’ebollizione riguarda l’intera massa del liquido e che per ogni sostanza avviene ad una ben determinata temperatura.
Farina di granoturco non precotta: il granoturco, tutto unito o anche staccato in due parole grano turco o anche granturco (senza la o) o ancora gran turco (staccato, in due parole) non è altro che il mais. La farina si ottiene macinando il mais. Quando diciamo non precotta vogliamo dire che non è stata effettuata una precottura, cioè una cottura precedente, effettuata prima di mettere in commercio la farina. Perché si precuoce la farina? Perché così facendo i tempi di cottura sono decisamente inferiori, proprio perché le farine sono state sottoposte ad una cottura preliminare, precedente, generalmente a vapore.
Farina istantanea: lo dice la parola, cuoce istantaneamente, questo significa generalmente qualche minuto: 2,3 minuti.
Condire: condire la polenta è analogo a condire qualsiasi altro alimento. condire significa fare in modo che un cibo, un piatto, un alimento, sia più appetibile, più gustoso, più buono con l’aggiunta del “condimento”.
Grazie per le vostre donazioni.
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In questo episodio Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, utilizza alcune delle espressioni contenute nella lezione n. 10 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.
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In questa puntata di italiano semplicemente Ulrike, membro della nostra associazione, utilizza molte espressioni italiane che ha imparato sulle pagine del sito.
Voglio parlare del parlare, e precisamente della paura di uno straniero di parlare l’italiano. Volevo farlo già da un bel po’ di tempo, *vuoi per* esercitarmi, *vuoi dopo* aver scoperto che siamo in tanti noi stranieri che cerchiamo di evitare un discorso a voce. Allora adesso colgo l’occasione e prendo il toro per le corna:. Mi chiedo perché si riesca a scrivere in una chat apparentemente senza problemi (certo con degli errori), ma almeno senza o con poca paura di farne, ed invece sì abbia molta paura di parlare. Perché fra le due possibilità di comunicare si preferisce solitamente la scrittura? A me pare che i problemi comincino ad emergere quando si inizia ad usare la propria voce.
Il suono della propria voce, quando si pronunciano parole straniere, sembra una cosa quasi che non ci appartiene, quasi la voce di un alieno.
Chi parla, sono proprio io? Poi, con la tua voce, facendola ascoltare ad altri, riveli un po’ della tua personalità, fai sentire le tue incertezze in modo più diretto, più vicino a chi ascolta; si sente il tuo respiro, i sottili rumori della lingua, ci si accorge come sei in cerca delle parole giuste per esprimere quello che vuoi trasmettere, si può notare la tua agitazione. Così la distanza fra te e i tuoi interlocutori viene ridotta e tu risulti più esposto a critiche. Una difficoltà particolare si incontra nei discorsi con degli interlocutori invisibili come nel gruppo Whatsapp dell’ Associazione Italiano Semplicemente, perche registrando il tuo messaggio parli quasi nel vuoto. Putacaso vedessi la mimica, anche un solo sguardo, una qualunque reazione immediata al tuo intervento vocale, potresti scoprire subito se sei stato comprensibile e saresti quindi in grado di reagire a tua volta, magari cercando un’altra parola, fare delle domande. Insomma potresti provare a spiegarti meglio.
Tutti questi aspetti – tra l’altro – compongono quello che chiamiamo timidezza o paura di parlare. Conoscete il detto la paura fa novanta? Significa che la paura stimola nel fare cose a volte impossibili. Nel parlare invece questo detto non vale per niente. Cosa fare allora per superare la preoccupazione che parlando si faccia cilecca nel senso di non raggiungere l’obiettivo comunicativo sperato? Permettetemi qualche pensiero e di dare alcuni suggerimenti all’ascoltatore in merito: Il primo: comincia a leggere ogni tanto ad alta voce qualche pezzo del tuo libro italiano preferito o di un qualsiasi testo in italiano. Poi cerca di parlare come mangi, quindi in parole povere, cioè in modo semplice, almeno quando parli spontaneamente senza precedente preparazione.
Terza proposta: comincia con poche parole, forse solo con un breve saluto. Dopo un po’ continua con poche frasi, volendo anche con l’aiuto degli appunti preparati prima. Ci vuole parecchia pazienza per ottenere più sicurezza ma così il gioco funziona e piano piano ci si butta a parlare più facilmente e più spesso in modo spontaneo. Restano i molti errori che credevi superati, ma ciò vale anche per la comunicazione scritta, che è tutta un’altra cosa. Gli errori non sono importanti! Checché se ne dica, c’è solo un modo di imparare a parlare e questo è propri PARLARE!
Fattene una ragione e datti il via libera per il prossimo messaggio a voce.
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Ascoltiamo un breve discorso di Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che prova ad utilizzare le espressioni contenute in una lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE (la lezione n. 9) dedicata ai problemi ed ai fallimenti.
Si dice che un dirigente esperto sappia gestire i suoi dipendenti cosi che le cose vadano liscio senza prendere ecesaariamente parte al loro lavoro.
Quando gli obiettivi sono chiari, non si brancola nei buio ma si rimuovono gli ostacoli e si continuano a svolgere le funzioni.
A tale fine è sicuramente anche necessario la capacità di fissare termini stabiliti perche’ la tentazione di battere la fiacca è forte talvolta. Piu’ dettagliato è il programma del lavoro, meno alta è la possibilita’ di un suo fallimento a causa di colleghi che, anziché quagliare, fanno continuamente buchi nell’acqua. Esistono poi persone che mettono i bastoni tra le ruote e cosi facendo creano dei problemi per sé stessi e per gli altri.
Io personalmente sono un’allarmista, cioè preferisco preoccuparmi in anticipo dei possibili e potenziali problemi. Errare è umano, ma io non vorrei ripetere gli errori: sarebbe diabolico perseverare nell’errore
So di non essere stress-resistente e quando un problema mi arriva tra capo e collo, mi innervosisco e brancolo nel buio invece di concentrarmi e risolverlo mantenendo il sangue freddo.
Come tutti non mi piace fungere da capro espiatorio e neanche contare esclusivamente su qualcuno come se fosse sempre l’ancora di salvezza.
Essere allarmista non significa comunque che io me le vada a cercare col lanternino. Nel caso in cui si possa portare a termine un compito un po’ prima del previsto, credo sarebbe meglio, per risparmiare tempo, la risorsa più preziosa nel mondo del lavoro.
Come come errare è umano, anche avere tempo in aggiunta è sempre un vantaggio.
Non capisco le persone che mandano per le lunghe i loro compiti e poi cercano qualsiasi soluzione che risulti appena sufficiente.
E voi che tipo di persona siete?
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Vi spiego una famosa canzone italiana. Una canzone che in realtà possiamo chiamare poesia. Una poesia, una canzone, che parla di debolezze umane. La spiegazione fa parte del programma di oggi dell’associazione italiano semplicemente.
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Questo episodio, scritto e registrato da una ragazza di nazionalità russa di nome Daria rappresenta una presentazione al pubblico della settima lezione del corso di italiano professionale, dedicata al “controllo dl futuro”.
Daria cera di utilizzare alcune delle espressioni imparate nel corso della lezione. Se vuoi ascoltare la lezione ed avere a disposizione l’intero corso fai9 la tua richiesta di adesione all’associazione culturale Italiano Semplicemente.
Daria è membro dell’associazione.
Buon ascolto.
Buongiorno amici.
Oggi è giovedì, e come tutti i giovedì, nel gruppo Whatsapp dell’Associazione ci occupiamo di pronuncia. È sicuramente uno dei giorni più divertenti il giovedì: a tutti i membri piace mettersi alla prova, leggere ed ascoltare parole nuove, parole che possono nascondere problemi particolari, a seconda della nazionalità.

Ogni giovedì nel gruppo ci occupiamo di un argomento diverso, ed oggi eccezionalmente volevo condividere con tutti voi l’argomento del giorno: voglio condividere con tutti i visitatori di ItalianoSemplicemente.com, anche se non sono membri dell’associazione, l’argomento di cui ci occupiamo oggi: Il Rafforzamento.
La parola rafforzamento fa pensare alla forza. Una persona che fa ginnastica in effetti si rafforza, fa del rafforzamento. Ma non è questo il rafforzamento di cui parliamo. Parliamo di rafforzare non i nostri muscoli, non il nostro corpo, ma delle lettere di alcune parole. Rafforziamo alcune lettere che si trovano in alcune parole.
Tutte le parole? No, non tutte. Alcune parole. Dentro queste parole ci sono alcune lettere che vanno rafforzate, lettere che diventano più forti quando le pronunciamo.
Sì, perché stiamo parlando di pronuncia, non parliamo di scrittura. Sapete che la lingua italiana si legge come si scrive, ma a dire il vero non è esattamente così. Ci sono alcune attenzioni, alcuni accorgimenti da mettere quando si pronunciano delle parole. Gli italiani neanche ci fanno caso, e nelle varie regioni italiane cambia molto la pronuncia e gli accenti: ci sono i dialetti, i dialetti regionali, locali, e ci sono le inflessioni, le tonalità diverse. Nelle varie regioni italiane si parla sempre la stessa lingua ma ci sono alcune differenze.
Una di queste differenze sta proprio nel rafforzamento.
Allora proprio di questo parliamo oggi nel gruppo. Per questo ho raccontato una storia ai membri dell’associazione, come faccio tutti i giovedì.
Questa storia, un brevissimo racconto, è una storia divertente, un semplice gioco, ma che contiene moltissimi casi di rafforzamento.
Allora condivido con voi questa storia. Io la leggerò e vi chiederò di fare un piccolo esercizio di ripetizione. Provate a ripetere la storia dopo di me, frase per frase, e notate che alcune lettere, anche se sono scritte una volta sola, nel parlato vanno raddoppiate, anzi vanno “rafforzate”: queste lettere si allungano, diventano più forti. In pratica è come se si scrivessero doppie.
Ecco la storia. È scritta al femminile, perché è una donna che parla, ma non è importante questo, possono provare tutti a leggere la storia_
Vogliamo provare a fare questo esercizio di pronuncia?
Dai, *perché no!*
*È vero*, potrei sbagliare. Allora facciamo un patto *fra noi*: se sbaglierò *sarò tua* stanotte. *E poi* non dire che non sono generosa!
Non verrò però nella *città santa*, ma ti aspetto a casa mia. Tardissimo. *Berrò sia* un *caffè nero* che un tè per tenermi sveglia. In *virtù di* ciò, non sbaglierò!
Se non *sbaglierò mai* invece, se cioè *avrò vinto* io, allora sarai tu a pagare.
Farai una prova di pronuncia: associazione, dissociazione, zanzara e zuzzurellonando. *A proposito* di associazione: *A noi* tutti verrà da ridere se sbaglierai, è vero, ma se vincerai, te l’ho *già detto*, *sarò tua* stanotte. Forza allora, iniziamo: dall’emozione *fa già* caldo!
Un ultima cosa: *più che* di un esercizio si tratta di uno scherzo! *E’ falso* tutto ciò che ho detto! *Fra noi* possiamo scherzare! *Ma dai*, sarà mica che non l’avevi capito! *Se dici* questo non apprezzi l’ironia. *O no*?
Bene, avete ascoltato la storia. Adesso scommetto che volete sapere quali sono le regole. Giusto?
Beh, è inutile che ve le dica, tanto domani lo avreste dimenticate.
Se ne volete sapere di più, allora unitevi anche voi all’associazione, dove proverete a pronunciare la storia per intero e capirete se sbaglierete oppure no. Io pronuncerò per voi le singole frasi, e vi faccio capire le differenze, una frase alla volta. Molto divertente ed isruttivo
Molti italiani sbagliano a dire il vero. Sbagliano ma nemmeno ne sono consapevoli. Non è un problema grande in fin dei conti comunque. Gli accenti e le inflessioni sono una cosa anche gradevole da ascoltare. Questo infatti è una di quelle cose che insegnano agli attori, sia del cinema che teatrali, oppure a coloro che fanno dei corsi di dizione per pronunciare bene le parole. Molti italiani sentono questa esigenza, soprattutto per motivi di lavoro, per non sentirsi in imbarazzo. Per uno straniero è un problema minore, ma se volete siamo qui per aiutarvi. Perché no.
Vi aspetto nell’associazione, dove periodicamente ripetiamo le giornate dedicate alla pronuncia, quindi se saltate un giovedì, qualche mese dopo ricapiterà la stessa giornata, nessun problema. Scrivete a italianosemplicemente@gmail.com oppure andate sul sito e scoprirete tutti i vantaggi nell’essere membri.
Ricordate che non esiste un’altra associazione come la nostra.
Un abbraccio.
“Gli strumenti del pizzaiolo” è una lezione del corso di Italiano Professionale. Se sei interessato puoi prenotare il corso diventando socio dell’Associazione Italiano Semplicemente.
Buongiorno a tutti amici di Italiano Semplicemente. Nella puntata di oggi ascoltiamo Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ci parla della quarta lezione del corso di italiano professionale, dedicata alla precisione ed alla puntualità. Daria approfitta per parlarci delle abitudini del suo paese in proposito: la 🇷🇺 Russia. Molto interessante quello che ci racconta Daria, che parla molto bene l’italiano. Daria usa molte espressioni che sono state spiegate nella quarta lezione del corso. u esercizio molto utile. Vi aspettiamo tutti nella nostra associazione.
Un saluto a tutti. La terza (nota: in realtà è la quarta) lezione e’ molto interessante perché da questa lezione ho saputo del fenomeno di “quarto d’ora accademico”.
E’ stata una vera e propria sorpresa per me.
A malapena posso imaginare che al mio lavoro si conceda di iniziare una riunione 15 minuti in ritardo. Il massimo ritardo che possiamo permetterci è 2-3 minuti. Se il partecipante arriva 5 minuti in ritardo gli altri lo guardano di traverso tanto che il discorso introduttivo è già finito e tutti hanno già centrato l’obiettivo della riunione.
Se dovessimo aspettare il quarto d’ora accademico, staremmo molto nervosi perche nessuno vuole perdere il tempo inutilmente.
Insomma, ci tengo alla puntualità… però è bene sapere che in Italia esiste il quarto d’ora accademico ed essere pronta al fatto che gli altri possano ritardare.
Sinceramente mi piacciono le persone che spaccano il minuto. Quando le riunioni sono iniziate e finite nel tempo giusto tutti i partecipanti possono continuare il loro giorno come era programmato.
Per questo spesso la persona che organizza la riunione scrive l’agenda in cui spiega per filo e per segno quello che si aspetta dai partecipanti.
Nel caso in cui ci sono tante persone che contribuiscono (partecipano ad) in un meeting, l’iniziatore (il coordinatore) può dare un tempo molto stretto per una prezentazione, 15 minuti ad esempio.
Io arrivo spesso alle riunioni esattamente nel tempo stabilito, devo spaccare il minuto perché dopo di me verrà il mio collega per fare la sua presentazione.
Inutile dire che i dirigenti hanno sempre i tempi stretti e solitamente se ne vanno dalla riunione se per caso dura più a lungo del programmato, ma sono molto contenti se i partecipanti riescono a stringere i tempi e finire la riunione più presto.
Vorrei anche condividere con voi un’altra osservazione. Ci sono delle persone nella mia azienda per cui il tempo va diversamente. Voglio dire che queste persone ci tengono prima di tutto alla precisione.
Anche quando hanno il calendario fitto, riescono non ad accorciare i tempi ma ad eseguire il loro lavoro in modo meticoloso, con molto scrupolo, senza fretta, come se avessero il sangue freddo. Spesso mi fanno numerose domande, mettono sempre i puntini sulle i e controllano se tutto è fatto a punto. A volte mi pare che cerchino il pelo nell’uovo e non mi permettono di continuare il progetto senza aver ricevuto il loro consenso.
Vale anche la pena dire che senza di loro non possiamo funzionare come un’organizzazione.
E da voi quali sono le regole per arrivare a una riunione? E quali sentimenti provate accanto alle persone meticolose?
Buona giornata a tutti. Ciao.
E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.
Buongiorno amici di Italiano Semplicemente. Oggi una puntata dedicata alla pronuncia. Siete pronti?
Non ho sentito… siete pronti?

Bene, facciamo finta che siate pronti, allora oggi vediamo le parole omografe, argomento che abbiamo affrontato anche tra i membri dell’Associazione, all’interno del gruppo Whatsapp.
Argomento difficile quello di oggi, ma credo possa essere molto importante per voi stranieri: le parole omografe sono le parole che hanno più significati ma che per questo motivo si pronunciano in modo diverso: un accento diverso oppure una “o” o una “e” aperta o chiusa.
La differenza sta quindi a volte nell’accento, che si sente ma non si legge, e nell’apertura delle vocali: possiamo avere delle “O” chiuse e delle “O” aperte, delle “E” chiuse e delle “E” aperte.
E ed O sono le uniche vocali che possono avere una pronuncia diversa. A,I,U hanno invece sempre la stessa pronuncia.
Allora per divertirci un po’ vediamo alcune esempi in cui ci sono delle parole omografe. Nella stessa frase ascolterete due volte la stessa parola, ma con due significati diversi.
Ad esempio:
I principi spesso non hanno sani principi.
I principi, cioè i figli dei Re, non hanno sani principi. Prova a pronunciare la frase stando attento alla diversa pronuncia: prìncipi, princìpi
Ho acquistato una nuova accetta per tagliare gli alberi. La regalerò a Giovanni che di solito accetta i miei regali.
Pronuncia: Accetta (nome dello strumento usato per tagliare gli alberi), Accètta (dal verbo accettare). Prova a coniugare la frase:
Io accetto la tua accetta
Tu accetti la mia accetta
Lui accetta la mia accetta
Noi accettiamo la tua accetta
Voi accettate la mia accetta
Loro accettano la mia accetta.
Da piccolo una volta mi sono ferito: appena me ne accorsi chiamai i miei amici che subito sono accorsi
Pronuncia: accórsi (“o” chiusa: viene dal verbo accorrere: i miei amici sono subito accorsi) e accòrsi (“o” aperta: viene dal verbo accorgersi.
Prova ancora a coniugare la frase:
Io mi accorsi che i miei amici sono accorsi
Tu ti accorgesti che i tuoi amici sono accorsi
Lui si accorse che i suoi amici sono accorsi
Noi ci accorgemmo che i nostri amici sono accorsi
Voi vi accorgeste che i vostri amici sono accorsi
Loro si accorsero che i loro amici sono accorsi.
Il Capitano Schettino non abbandonò la nave. Sono cose che capitano
Pronuncia: Il capitàno; sono cose che càpitano (verbo capitare)
Può capitare che un capitano abbandoni la nave? Non deve capitare!
Adesso proviamo con la parola “affetto”.
Non provo affetto quando affetto il pane
Notate la differenza nella pronuncia tra affètto (cioè il sentimento) e affétto (dal verbo affettare)
Io affetto il pane con affetto.
Vediamo la parola “apposta”:
La tua firma deve essere apposta. Non l’hai fatto, e l’hai fatto apposta
Una firma infatti viene appòsta (cioè viene messa. Si tratta del verbo apporre). E se non la apponi potresti farlo appòsta (cioè con la tua volontà, cioè lo fai deliberatamente), cioè lo fai appòsta.
passiamo adesso alla botte ed alle botte: “La botte” è un contenitore, mentre “le botte” sono i colpi, le percosse, i colpi dati alle persone o alle cose. Notate la differenza nella pronuncia: la bótte, le bòtte,
Poi ci sono anche “le botti“, (con la o chiusa) che è il plurale di “la bótte” e ci sono “i bòtti“, come i botti di capodanno. In questo caso è il plurale di bòtto: buuumm! Questo è un botto.
Allora con questi 4 termini possiamo costruire una frase:
Oggi sono stato in cantina di nascosto da mio padre. La cantina è piena di botti di vino. Ad un certo punto ho sentito un botto: buummmm! E’ esplosa una botte! Mio padre adesso mi riempirà di botte!
Vediamo ora il verbo cogliere, ed in particolare la parola cogli (Pronuncia: cògli con la o aperta). Poi c’è cógli (con la o chiusa).
Se vai in Italia, cogli l’occasione di parlare cogli italiani
Quindi cògli viene dal verbo cogliere mentre cógli è semplicemente “con gli” (con gli italiani, parlare cogli italiani)
Altra parola omografa: colla.
Cólla sola còlla non puoi incollare la pietra.
Quindi abbiamo la còlla (cioè l’adesivo, una sostanza che incolla, cioè che serve ad attaccare due oggetti) e cólla (con la):
è più facile dire: con la colla non puoi incollare la pietra.
Ma volendo puoi dire, facendo attenzione alla pronuncia:
Cólla còlla non puoi incollare la pietra
Analogamente esiste il collo (il còllo, che è la parte del corpo che sta tra la testa e le spalle) e esiste cóllo (la forma composta della preposizione con e dell’articolo lo), del tutto analogo a “con la” (cólla)
Esempio:
Collo smalto delle unghie non puoi dipingere le collane che vanno al collo.
Interessante è la parola ambito, o ambito (dipende da dove metti l’accento).
Se pronunci àmbito intendi riferirti al contesto, alla situazione. Invece se dici ambìto intendi il verbo ambire.
Io sono ambito, tu sei ambito, il lavoro è ambito da molti, eccetera.
Nell’ambito della nostra professione, occupiamo una posizione molto ambita
Passiamo alla frutta: la pesca (si pronuncia pèsca – con la “e” aperta”), mentre la pesca è l’attività del pescare.
Pésca, pèsca:
Se vogliamo pescare delle pèsche, non possiamo usare l’amo da pesca!
Io pesco la pesca con l’amo da pesca,
tu peschi la pesca con l’amo da pesca,
lui pesca la pesca con l’amo da pesca,
noi peschiamo la pesca,
voi pescate la pesca,
loro pescano la pesca.
Se sei istruito e non sei mai colto da malattie, allora sei colto e fortunato.
Quindi in questo caso abbiamo il verbo cogliere: Io non sono còlto da malattie, cioè non sono colpito da malattie, e per questo sono fortunato. Se invece sono colto (“o” chiusa) allora sono istruito, come tutte le persone colte, cioè istruite, che hanno studiato.
Interessante è la parola desidèri (e desìderi). Si tratta del verbo desiderare. Qui è facile fare un esempio:
Se desideri troppi desideri, non si avvererà alcun desiderio!
Ieri ho corso ed ho incontrato un corso.
In questo caso si tratta del verbo correre (io ho córso) ed ho incontrato un còrso, cioè un abitante della Corsica, l’isola francese che si trova sopra la Sardegna.
Al plurale i “còrsi” sono infatti gli abitanti della Corsica, mentre i corsi sono le lezioni. Come i corsi di italiano, o anche i corsi d’acqua che sono i fiumi ad esempio. Sia i corsi di italiano che i corsi d’acqua hanno la “o” chiusa, mentre gli abitanti della Corsica (i còrsi) hanno la “o” aperta, come Corsica.
I Dei: i dei (Dèi) sono le divinità, mentre “dei” (“e” chiusa) è preposizione articolata:
Dicono di essere degli dei dell’universo, invece sono solo dei truffatori.
Poi ancora:
C’è un detto sugli italiani: vuoi che te lo detto?
Il detto è il proverbio (“e” chiusa, sostantivo), mentre se te lo dètto significa che sto facendo il dettato, cioè io parlo e tu scrivi: io dètto e tu scrivi:
Vuoi che te lo detti (dètti) questo ed anche altri detti (détti)?
Adesso vediamo la lettera esse (“s”: èsse) e il pronome personale esse (ésse)
Le ragazze studentesse di italiano che ho conosciuto sono bellissime; esse hanno detto tutte di amarmi, ma non pronunciano bene la lettera esse.
Spesso quindi si tratta di pronunciare una parola mettendo l’accento su vocali diverse, a volte però si tratta di pronunciare una “o” oppure una “e” chiusa o aperta.
Ad esempio:
Le fòsse (cioè le buche – “o” aperta) sono vuote. Se fosse giorno potrei riempirle di terra (verbo essere: fosse, con la “o” chiusa))
Interessante è anche la parola impòrti (dal verbo importare o il plurale di importo, cioè una certa somma di denaro) e impórti (da imporre):
Hai litigato con tuo figlio e non riesci a importi? (“o” chiusa). Che vuoi che mi importi! (“o” aperta).
Quanti sono gli importi da riscuotere? (“o” aperta). Possibile che non ti importi nulla (sempre “o” aperta)
Allo stesso modo potrei proseguire all’infinito: ci sono molte altre parole omografe molto interessanti e vi invito a fare degli esercizi di ripetizione anche con le parole:
Lègge (da leggere), Légge (norma): lui legge la legge
Nèi (macchie sulla pelle), Néi (preposizione articolata): ho dei nei neri nei punti più nascosti del corpo.
Pène (organo maschile) Péne (punizioni, castighi): le mie pene dipendono dall’assenza del pène!
Pòrci (animali) Pórci (dal verbo porre): De porci (animali) vanno a fare un esame: avete delle domande da porci?
Vendétte (dal verbo vendere), Vendétte (plurale di vendetta): da bambino una volta mi hanno imbrogliato: un signore mi vendette un giocattolo, ma non funzionava. Le mie vendette non si fecero attendere!
Vènti (correnti d’aria), Vénti (numero): I venti che vengono dal mare sono più forti: sono venti anni che te lo dico!
Capisco che questa è una puntata difficile, ma sicuramente avete scoperto una cosa molto divertente della lingua italiana e magari vi siete accorti solo adesso che pronunciate male certe parole.
Bene, allora ripetete l’ascolto se volete, e ringrazio tutti ancora una volta dell’ascolto. Ringrazio tutti i donatori, che aiutano Italiano Semplicemente con una offerta economica. Mi è venuta un’idea stanotte: devo dedicare una puntata di Italiano semplicemente ad ogni paese da cui arriva una donazione: ad esempio ieri è arrivata una donazione dall’Azerbaijan, precisamente da Baku, e a questo argomento sarà dedicato il prossimo episodio di Italiano Semplicemente: parlerò di Baku e di una sua specialità culinaria. Con l’occasione ripassiamo le ultime espressioni che avete imparato sulle pagine di Italiano Semplicemente.
A presto
Questa è la terza lezione del programma di Italiano Professionale per Principianti.
Descrizione: Viene descritto il programma di una giornata di lavoro in giorni diversi diversi: prima il giorno stesso, poi il giorno successivo ed infine il giorno precedente. Attenzione a come e quando cambia il tempo dei verbi.
Per i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente sono disponibili anche i tre file audio con le domande e le risposte relative ai tre tempi diversi: 207 domande e 207 risposte. 60 minuti di ascolto. In più la trascrizione integrale del testo.
Episodio contenuto nell‘audiolibro (Kindle + MP3) in vendita su Amazon, che contiene 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.
Condividiamo con tutti, eccezionalmente, una lezione del corso di Italiano Professionale.
Ciao ragazzi, oggi vediamo un argomento interessantissimo: come esprimere un dubbio in lingua italiana.
Un argomento che riguarda tutti, tutti gli aspetti della nostra vita, tutte le tipologie di persone, tutti i momenti della giornata.
Cos’è un dubbio? Un dubbio è la mancanza di certezza. Se non sono sicuro di una cosa allora ho un dubbio.
Se io quindi vi faccio una domanda e voi non siete sicuri della risposta, non potete dire sì oppure no, ma dovete manifestare in qualche modo il vostro dubbio.
Come fare?
Uno straniero probabilmente direbbe: non sono sicuro! Questa è la risposta più probabile per uno straniero, a prescindere dal suo livello.
Anche la frase “non so se” o “mi chiedo se” è molto usata dagli stranieri ed anche dagli italiani. È il “se” che dà il dubbio alla frase:
Mi chiedo se riuscirò ad imparare l’italiano
Non so se troverò il tempo di studiare la grammatica
Ma ci sono occasioni, contesti diversi, più o meno formali, che dobbiamo considerare oltre alle modalità appena descritte. Una cosa è rispondere a mio fratello, un’altra cosa è rispondere al mio professore universitario, o al mio direttore.
Se un professore mi fa una domanda ad un esame e non sono sicuro della risposta che sto per dare, posso dire: provo a rispondere ma non sono sicuro della risposta!
Ma posso anche usare delle formule diverse.
Ad esempio usare la parola “forse”.
La parola “forse” esprime un concetto preciso: non sono sicuro. E può essere usata da sola oppure può anticipare la cosa della quale non siete sicuri.
– Domanda: Andrai al lavoro domani?
Risposta: Forse
– Forse domani non andrò al lavoro
– Forse mi sposerò entro l’anno
– Forse frequenterò un corso di italiano
Non siete sicuri di questo, quindi “forse” esprime perfettamente il vostro dubbio.
Esistono però delle modalità equivalenti per esprimere lo stesso identico dubbio.
“Probabilmente” è una di queste modalità. State parlando di probabilità in questo caso, il che esprime già di per sé una mancanza di certezza assoluta, ma in realtà c’è un a differenza con “forse”.
La differenza rispetto a “forse” è che “forse” esprime una maggiore indecisione rispetto a “probabilmente”. Se usate “probabilmente” allora vuol dire che è quasi certo che avverrà qualcosa. Le probabilità sono alte. Con la parola “forse” invece c’è un dubbio vero. Non mi sto sbilanciando su una delle possibili alternative o risposte. Il dubbio c’è.
– Probabilmente domani dovrebbe venire mia sorella a trovarci.
Non è sicuro che domani verrà mia sorella, ma è probabile. Un po’ meno probabile è invece se usate “forse”.
Inoltre “probabilmente” vi permette di dire “molto probabilmente”, o “meno probabilmente” se volete aumentare o diminuire la probabilità e il senso di certezza, oppure vi permette anche di fare dei confronti:
– Forse viene mia sorella, meno probabilmente verrà anche mio fratello.
Se invece volete esprimere una scarsa probabilità in assoluto, una bassa probabilità di un unico avvenimento, potete usare l’avverbio “difficilmente”.
– Difficilmente riuscirò ad imparare la lingua italiana entro quest’anno,
Anche questo avverbio è abbastanza flessibile e vi permette di modulare il grado di certezza:
– Non so se verrà mia madre a trovarmi oggi, meno difficilmente verrà anche mio padre.
L’avverbio “facilmente” non lo potete usare però allo stesso modo, in senso contrario. “Facilmente” è usato nella maggior parte dei casi per esprimere la facilità, il grado di facilità nel fare qualcosa, e non il grado di certezza. Se dico:
– Riuscirò facilmente a venire domani
Significa che non avrò difficoltà a venire, non incontrerò ostacoli. Mentre se dico:
– Difficilmente domani riuscirò a venire
Allora state esprimendo una scarsa probabilità. È come dire:
– E’ difficile che io riesca a venire domani, le probabilità che io domani venga sono scarse, sono poche.
Ecco un esempio di dialogo:
A: Domani vieni a trovarmi? Ce la fai?
B: Difficilmente ce la farò!
A: Come mai? Che problemi potresti avere?
B: Ho ancora del lavoro da terminare, ma farà il possibile!
Vedete quindi che “difficilmente” esprime una scarsa probabilità che avvenga qualcosa. Un dubbio legato al possibile svolgersi degli eventi.
Se non volete dare una risposta che sia troppo ottimistica o troppo pessimistica, “forse” potrebbe essere l’avverbio più adatto, più neutro, e ci potrebbe essere bisogno di spiegare il motivo di quel dubbio.
A: Forse non riuscirò a finire il lavoro entro domani.
B: Perché no? Che problema c’è?
A: devo ancora fare alcune cose, non ne sono sicuro.
“Forse” quindi esprime un dubbio ed è abbastanza neutro.
Se invece volete essere ugualmente neutri e volete esprimere che il dubbio dipende da un particolare avvenimento che potrebbe influenzare la probabilità di quell’evento, allora la risposta è semplice:
“Dipende!” Che è semplicemente una esclamazione se non si aggiunge alyro.
A: Verrai al cinema con noi domani?
B: Dipende!
A: da cosa dipende?
B: Se riesco ad uscire presto dal lavoro potrò venire senza problemi, altrimenti no.
In questo caso, dicendo “dipende” esprimete la vostra volontà di spiegare il motivo per cui avete un dubbio, e per il vostro interlocutore, per la persona con cui state parlando è più facile chiedervi il motivo: da cosa dipende? “Forse” invece è più vago, e non è detto che si vogliano spiegare le motivazioni alla base di quel “forse”.
“Forse” e “dipende” sono modalità colloquiali, del linguaggio parlato comune. Li potete usare in ogni circostanza, ma spesso può esserci la necessità di esprimere qualcosa di particolare in più, qualche sentimento particolare oltre al dubbio.
Ad esempio, se volete esprimere una preferenza, un desiderio, oltre che un dubbio, potete usare “magari”, ma non come esclamazione.
A: Domani ci sarà il sole?
B: Magari!
Questa è un’esclamazione. Si vuole dire che sarebbe una bella cosa se domani ci fosse il sole.
Invece se ad esempio incontro una bella ragazza potrei dirle:
A: Che ne dici, ci possiamo rivedere?
E la ragazza risponde:
B: Magari forse un giorno…
In questo caso c’è chiaramente la volontà di esprimere un’incertezza: se tolgo il “magari”: “forse un giorno” è una risposta equivalente, ma con “magari” esprimo anche un desiderio.
Un tuo amico però potrebbe obiettare e dirti:
Secondo te la ragazza voleva veramente incontrarti? La ragazza magari stava solamente scherzando!
Ecco quindi che “magari” si può usare non solamente per esprimere un desiderio ma un dubbio e basta.
Magari lei stava scherzando, non ci hai pensato?
Il tuo amico vuole quindi dirti che una possibilità è che la ragazza stesse scherzando: “magari stava solamente scherzando”. “Magari” quindi può essere solamente un altro modo per esprimere un dubbio e a volte può essere tutt’altro che un desiderio.
Vi faccio un altro esempio:
Domani ho un appuntamento con la stessa ragazza di prima, ma non sono sicuro che verrà, poi magari è fidanzata, non so…
In questo caso “poi magari è fidanzata” non esprime certamente un desiderio da parte di chi parla, ma semplicemente una possibilità, che sarebbe, tra l’altro, poco desiderabile! La vera speranza è che la ragazza non sia fidanzata.
Posso usare in questo caso anche: addirittura o perfino:
– poi è addirittura fidanzata, non so…
– poi potrebbe perfino essere fidanzata, non so…
Bene, adesso vi devo dire che ci sono anche dei modi velocissimi e informali per esprimere un dubbio: mah, boh, ehm, uhm, non si sa, modalità che posso anche usare prima di esprimere il mio dubbio:
A: Verrà all’appuntamento secondo te?
B: Mah, non so!
B: Boh, chi lo sa!
B: ehm, vedremo, non so dirti…
B: uhm… sai che non ne sono così sicuro!
B: non si sa, vedremo…
In questi casi però è sempre molto informale. Non usate queste forme di dubbio con persone che non conoscete.
Andiamo oltre:
Dei sinonimi di “forse” ma un po’ più eleganti sono “può darsi” e “può essere”. In questi casi spesso si aggiunge qualcosa dopo.
– Può darsi che la ragazza non venga all’appuntamento
– Può essere che decida di non venire.
Queste due forme, oltre a richiedere (ma non è obbligatorio) l’uso del congiuntivo (venga, decida) si usano per presentare una possibilità residuale, quindi meno probabile, piuttosto che per esprimere semplicemente un dubbio.
– Forse la ragazza verrà, ma alla fine può anche essere che decida di non venire, magari per paura!
– Probabilmente sarò promosso all’esame di italiano, ma può darsi che io faccia degli errori e quindi sarò bocciato!
C’è quindi un dubbio e ci sono varie possibilità: il dubbio lo esprimo bene con forse, o probabilmente, e poi esprimo alcune alternative meno probabili ma ugualmente possibili, usando appunto “può darsi” e “può essere”.
Certo, se sto scrivendo una email professionale, o un parere tecnico o istituzionale, queste non sono delle formule adatte.
Per esprimere delle alternative possibili ma sempre meno probabili ho dei termini più professionali, senza dubbio.
Ad esempio, se una ditta ha spedito del materiale ad un cliente e non sa esattamente quando arriverà a destinazione (quando “sarà in consegna”), ci sono formule adatte per porre un dubbio e presentare ipotesi meno probabili. Ascoltate cosa potrebbe dire la ditta al cliente:
Gentile cliente,
Il materiale è stato spedito in data odierna.
Presumibilmente sarà in consegna domani stesso, probabilmente in tarda mattinata ma non è esclusa una consegna tardiva il giorno successivo.
Vedete che in questo caso tutto il linguaggio è diverso: cominciamo da presumibilmente, che è certamente una formula più educata e professionale rispetto a “forse” o “magari”. Presumibilmente significa: “si presume”, cioè si immagina, si può presumere, si può presupporre:
E’ presumibile che la merce sia in consegna domani stesso,
Sto quindi dicendo che è immaginabile, è ipotizzabile, si può immaginare a priori, se tutto andrà bene, secondo la nostra esperienza, cioè come avviene solitamente. Non c’è certezza. Questa è una modalità molto adatta alle comunicazioni aziendali.
Si può anche dire che, parlando di politica:
I due partiti politici è presumibile che giungano facilmente a un accordo entro la settimana.
È più o meno come dire “probabile” o “molto probabile”, ma “presumibilmente” è più adatto sicuramente alle comunicazioni professionali.
Notate che possiamo usare “che” (è presumibile che) oppure diciamo “presumibilmente” al posto di “è presumibile che” e usiamo il congiuntivo o il futuro.
E’ presumibile che la merce sia in consegna domani (uso il congiuntivo preferibilmente).
Presumibilmente la merce sarà in consegna domani (qui devo usare il futuro)
Non è banale l’uso del congiuntivo: “forse” e “probabilmente” vogliono il futuro:
Forse il materiale sarà consegnato domani
Probabilmente domani arriveremo tardi all’appuntamento.
Anche “presumibilmente” vuole solo il futuro, ma “è presumibile che” vuole il congiuntivo preferibilmente, ma non è obbligatorio.
Una buona alternativa professionale è anche “possibilmente”.
Possibilmente il materiale sarà a sua disposizione domani stesso
Anche possibilmente vuole il futuro. È una formula molto cordiale, che esprime un dubbio in modo professionale: Possibilmente significa “per quanto è consentito dai mezzi o dalle circostanze”. È quasi certo, è quasi sicuro, ma c’è un margine di incertezza ancora, che dipende da qualcosa che non possiamo prevedere, come un inconveniente o un cambiamento non prevedibile. Possiamo anche dire:
Ci sono ottime possibilità che il materiale sia consegnato puntualmente
Anche in questo caso si deve usare preferibilmente il congiuntivo. È come dire che il materiale arriverà a destinazione se tutto andrà come previsto, senza inconvenienti. Poi nella frase precedente si diceva:
Non è esclusa una consegna tardiva il giorno successivo
“Non è esclusa”, riferita alla consegna, serve a presentare una possibilità, seppur meno probabile. “Può darsi” e “può essere” non sono adatti per comunicazioni commerciali. Anche “non è detto che” non è molto adatto:
– non è detto che non ci sarà/sia una consegna tardiva;
E’ questo un modo equivalente ma meno indicato, più informale. Sicuramente molto meglio scrivere “non è escluso” o meglio ancora “non è da escludere”:
Non è da escludere una consegna tardiva il giorno successivo
Se volete, in ambito sempre professionale, o quantomeno più cordiale, da usare con persone che non si conoscono, si possono usare anche altre modalità per completare la frase ed evitare ripetizioni.
Ad esempio se una persona ha un problema telefonico, potrebbe lamentarsi con la compagnia telefonica e in seguito a questa lamentela, la ditta (l’azienda, la compagnia telefonica) potrebbe ad esempio rispondere in questo modo:
Gentile cliente,
La sua richiesta è stata elaborata.
Presumibilmente verrà contattato domani stesso da un nostro tecnico, che eventualmente potrebbe recarsi presso la sua abitazione per fare un controllo all’apparecchiatura telefonica.
All’occorrenza, se il problema dovesse persistere, le potremmo proporre una sostituzione dell’apparecchio telefonico senza ulteriori oneri a suo carico.
Anche in questo caso, vedete che il linguaggio è assolutamente particolare, e sicuramente più complicato da comprendere.
La ditta non è sicura di alcune cose:
1) non è sicura che riuscirà a trovare un tecnico che il giorno successivo potrà contattare il cliente: “presumibilmente verrà contattato domani stesso” scrive l’azienda. Ci sono quindi ottime possibilità che il cliente venga contattato domani stesso. “Domani stesso” è una modalità che sottolinea la velocità dell’intervento: “interverremo domani stesso”, cioè già domani.
2) E la ditta non è sicura neanche che il tecnico riuscirà a risolvere il problema senza recarsi presso l’abitazione del cliente. Infatti il tecnico “eventualmente potrebbe recarsi presso la sua abitazione per fare un controllo all’apparecchiatura telefonica”, eventualmente, cioè potrebbe accadere, è una possibilità. Non c’è la certezza però. “Eventualmente” significa “nell’eventualità”, cioè “se dovesse essere necessario”, “se dovesse servire”. Si tratta di possibilità con una bassa percentuale di realizzazione, ma è il caso di citarle comunque per l’azienda.
3) C’è poi una terza incertezza: “All’occorrenza, se il problema dovesse persistere, le potremmo proporre una sostituzione dell’apparecchio telefonico senza ulteriori oneri a suo carico.
Siamo quindi di fronte alla terza incertezza della ditta. Non è detto che il tecnico riuscirà a risolvere il problema, quindi, “all’occorrenza”, cioè “se occorre”, “se sarà necessario”, potremmo sostituire il telefono.
Vedete che ci sono diverse modalità di esprimere incertezze, formali o colloquiali.
Se non vogliamo essere molto formali, e addirittura neanche usare parole particolari come “forse”, e “magari” possiamo anche semplicemente utilizzare dei verbi semplici, verbi come “potere” o “dovere” al condizionale:
– Domani mia madre potrebbe venire con noi al mare
– Domani mia madre dovrebbe venire con noi al mare
– Potrebbe darsi che domani mia madre venga al mare con noi
Anche credere, immaginare, ipotizzare, sembrare, parere, dubitare sono altri verbi molto usati, per i dubbi. Dovete solamente stare attenti ad usare l’indicativo, il futuro, il congiuntivo e il condizionale nel modo giusto.
Se ad esempio domani c’è in programma un esame universitario:
A: Credo che domani avrò alcune difficoltà a passare l’esame
B: Hai un esame domani? Davvero? Immagino che sarai molto nervoso!
A: Eh sì, ma dubito che riuscirò ad essere promosso
B: Sembri sicuro di essere bocciato, come mai?
A: Perché pare che ultimamente io sia molto sfortunato con gli esami.
Attenzione con “parere” e “sembrare”, perché questi verbi impersonali, nella forma condizionale manifestano un dubbio più marcato rispetto all’indicativo.
L’indicativo è meno dubitativo, il condizionale invece di più.
Dopo aver fatto l’esame, superato brillantemente, potrei dire:
– Parrebbe che tu abbia studiato molto a giudicare dall’esito dell’esame!
– Sembrerebbe che tu sia molto bravo a gestire la tensione dell’esame!
Perrebbe, sembrerebbe, esprimono un dubbio più di quanto lo facciano “pare” e “sembra”, all’indicativo, che invece danno una maggiore certezza in quello che si è visto o verificato.
Pare che il tuo amico d’infanzia sia diventato ora un bravo medico
Una frase di questo tipo esprime più un’informazione che un dubbio: “Pare”, cioè “sembra”, “mi risulta” che il tuo amico sia diventato un medico. Forse l’ho sentito da un amico comune, forse me l’ha detto qualcuno che lo conosce. Ci sono comunque moltissime possibilità che sia così, che questa sia la verità.
Invece:
Parrebbe che tu abbia studiato molto a giudicare dall’esito dell’esame!
Significa che l’impressione che si ha, giudicando da quello che ho visto, è che tu abbia studiato molto, e che quindi non capisco il motivo dei dubbi che avevi: come mai eri preoccupato? Sembravi preparato, rispondevi alle domande senza problemi, eri tranquillo: parrebbe, (sembrerebbe) che le tuE preoccupazioni fossero esagerate, a giudicare da come è andato l’esame. Sbaglio?
Vediamo adesso l’avverbio “chissà”, che si usa come esclamazione secca: chissà! (cioè chi lo sa!)
Oppure si usa quando vogliamo dire qualcosa di cui non siamo sicuri, con un tono simile ad una esclamazione.
A: Verrà domani tuo fratello al cinema con noi?
B: Chissà! Deve finire i compiti prima, vedremo!
A: Chissà se riuscirà a finire i compiti tuo fratello
B: Difficile che ci riesca, ma chissà che non riesca a farlo invece!
Chissà, chissà se, chissà che. Tutte forme uguali? No. Perché “chissà” da solo, è una esclamazione. “Chissà se” esprime curiosità oltre che dubbio:
– Chissà se Giuseppe è poi riuscito a superare l’esame
“Chissà che” invece esprime più una speranza, oppure una mancata conoscenza di un fatto:
– Chissà che alla fine non riesca anche lui a diventare un buon medico
La curiosità emerge bene anche in alcune espressioni tipo:
– che riesca a diventare medico anche lui?
– E se riuscisse a diventare medico anche lui?
Si usa il congiuntivo come vedete.
Bene. Ora vediamo l’avverbio quasi e l’avverbio forse. Forse lo abbiamo già visto ma hanno molte cose in comune.
Infatti a volte si può raddoppiare l’avverbio: forse forse, quasi quasi.
Quando possiamo usare questa modalità?
Sempre quando abbiamo dei dubbi, ma prima in realtà non ne avevo. Ora invece ho dei dubbi, ma adesso la situazione sta migliorando. I dubbi sono positivi! Ora c’è una speranza che prima non c’era.
Allora se ad esempio ammettiamo di essere in discoteca, ho 18 anni e sto ballando:
C’è una ragazza molto carina, troppo carina, bellissima. Sembra irraggiungibile per me, io sono un ragazzo timido, normale, per me è troppo bella, figuriamoci se a quella ragazza posso piacere io, che non sono sicuramente alla sua altezza. Neanche mi guarda, sono sicuro di questo.
Ad un certo punto però la ragazza mi sorride, si avvicina, balla insieme a me… sembra che provi piacere a stare vicino a me. Allora io posso pensare: hei, ma allora le piaccio!
Quasi quasi ci provo…
Ecco, “quasi quasi ci provo”, o “forse forse ci provo”, sta ad indicare che qualcosa è cambiato, e adesso comincio ad avere dei dubbi. Ora c’è speranza che io abbia qualche possibilità!
Ecco, in questi casi possiamo duplicare l’avverbio quasi o forse, per dire che le speranze aumentano:
Esce il sole! Quasi quasi me ne vado al mare stamattina!
Si tratta sempre di cose piacevoli in questi casi.
Mi sto annoiando ad una lezione e allora sbuffo….
Quasi quasi me ne vado!
Vedo una bella macchina e penso:
Quasi quasi me la compro! Forse forse me la compro!
Faccio ora un’ultima considerazione sul condizionale, che come saprete serve generalmente per indicare un evento che può accadere solo a condizione che se ne verifichi prima un altro, tipo: Se avessi fame mangerei.
Serve anche per esprimere dubbi, come abbiamo già visto prima, ed è più dubitativo dell’indicativo. Lo usano molto anche i giornalisti, per indicare che hanno dei dubbi su una certa notizia, o meglio, non vogliono far sembrare che la loro notizia sia stata verificata da loro.
Quindi dicono ad esempio:
L’assassino sarebbe una donna!
Le elezioni sarebbero state truccate!
Non si hanno le prove, la certezza assoluta di queste notizie, ma sembra sia così, questo è quello che sembra dalle prime analisi.
Ci sono infine alcune frasi da spiegare, espressioni idiomatiche che riguardano i dubbi che spieghiamo velocemente. La prima riguarda proprio il condizionale:
il condizionale è d’obbligo, espressione che nasce proprio per indicare che se abbiamo un dubbio dobbiamo obbligatoriamente usare il condizionale: dovrebbe essere così! Ad esempio.
L’assassino sarebbe una donna! Bisogna usare il condizionale, altrimenti si esprime una certezza: l’assassino è una donna.
Poi vale la pena di ricordare:
Nutrire dei dubbi, che è una modalità molto elegante di dire che ci sono dei dubbi su una questione, e:
Fugare dei dubbi, che invece esprime la volontà di far sparire i dubbi, di fugarli, eliminarli.
Questo è tutto ragazzi, se avete dubbi ascoltate nuovamente l’episodio. Un saluto.
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Buongiorno ragazzi e benvenuti nell’oroscopo di Italiano Semplicemente.
Oggi tocca all’Ariete. Scopriamo le sue caratteristiche:
Buongiorno ragazzi e benvenuti nell’oroscopo di Italiano Semplicemente.
Oggi tocca all’Ariete, tocca al segno zodiacale dell’Ariete. È il quarto segno di cui ci occupiamo, dopo aver trattato quello del Capricorno, quello dell’Acquario e quello dei Pesci.
Vediamo quindi le caratteristiche dei nati sotto il segno dell’Ariete, cioè di coloro che sono nati tra il 20 o 21 Marzo e il 19 o 20 Aprile. È in questo periodo che il Sole transita nel segno dell’Ariete. In questo periodo il Sole attraversa (transita) il segno dell’Ariete.
Ricordiamo a tutti che questi episodi sui segni zodiacali servono a imparare a descrivere le persone, a saper usare i modi più opportuni per descrivere il carattere di una persona, dei nostri amici ad esempio, a prescindere dal loro segno ovviamente. Servono a capire quindi le differenze tra i vari aggettivi e come meglio fare per usarli quando descriviamo una persona.
L’Ariete è il primo segno dello zodiaco ed è paragonato alla primavera, alla stagione primaverile che ha inizio proprio il 21 marzo: l’Ariete dà inizio alla primavera e all’intero ciclo dei dodici Segni. Vi dico questo perché le caratteristiche dell’Ariete sono legate proprio al fatto che è il primo dello Zodiaco.
L’ariete è prima di tutto un animale, a dire il vero, prima di essere un segno zodiacale. L’Ariete, se intendiamo l’animale, è il maschio della pecora, ed è anche detto montone, mentre i cuccioli, i piccoli dell’ariete sono chiamati agnelli. Se invece parliamo del segno zodiacale, si tratta di un segno di fuoco e il suo simbolo rappresenta la testa e le corna di un ariete, e la costellazione dell’Ariete ha appunto la forma delle testa e delle corna di un ariete. Ci sono delle stelle quindi, nel cielo, che fanno pensare alla testa ed alle corna di un ariete.
Il simbolo di questo segno ci aiuta moltissimo a capire le caratteristiche del suo carattere. Vediamo quali sono.
Le forti corna dell’Ariete ci fanno pensare subito alla forza ed al coraggio, ma anche all’irruenza. Se gli arieti hanno quelle grossa corna, viene da pensare, è perché gli servono a qualcosa, giusto? Le persone dell’Ariete sono infatti molto irruenti con tratti caratteriali di irrazionalità e impulsività.
Forza, coraggio, irruenza, irrazionalità ed impulsività. La forza contraddistingue la salute dell’Ariete. L’Ariete infatti generalmente gode di buona salute (parlo delle persone, e non degli animali) e le persone dell’Ariete hanno molta energia: sono forti, sono in forma. Sono dotati di grande energia. Dotati significa che l’energia e la forza sono le loro doti, sono due punti di forza dell’Ariete, quindi possiamo dire che sono “dotati” di grande forza ed energia.
Ogni volta che osserviamo una qualità in una persona possiamo sempre dire che quella è una loro dote, quindi possiamo dire che sono “dotati” di una certa caratteristica. La loro forza però non deve ingannare. Questo non significa che queste persone non soffrano. Forza ed energia spesso implicano entusiasmo, eccessi, impulsività, ed anche scarsa capacità di riflessione. Questo li porta a essere inclini a soffrire per i propri entusiasmi ed eccessi.
L’impulsività non li fa ragionare. L’azione è una caratteristica importante dell’Ariete. L’Ariete agisce, ama l’azione. Ma cosa li spinge ad agire? La forza che li spinge all’azione è, pare, la loro innata creatività.
Il segno è di grande azione creativa. L’individuo Ariete ha molto bisogno di agire e anche di organizzare.
E’ un tipo originale l’Ariete, non tende ad uniformarsi, ad essere come gli altri. Lui non si uniforma, non assume la stessa forma delle altre persone (in senso figurato ovviamente) bensì tende ad assumere la guida.
L’Ariete vuole sempre mettere alla prova le sue capacità di azione e di creazione, quindi lui agisce e crea. L’Ariete, come potete quindi immaginare, rifiuta di avere qualcuno che al posto suo si occupi dell’organizzazione o che addirittura voglia dominarlo. Lui non vuole essere dominato da altri. L’Ariete non vuole capi!
Può essere egoista, questo è sicuramente un punto negativo (l’egoismo) ma il lato positivo, abbiamo detto, è che è molto coraggioso.
Gli arietini sono coraggiosi. Prova a ripetere:
Gli arietini sono coraggiosi, ma a volte appaiono agoisti:
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Gli arietini (si chiamano così coloro che appartengono a questo segno) sono quindi persone estremamente coraggiose, sono dotate di grande coraggio, un coraggio di matrice più fisica che mentale: come abbiamo già accennato prima l’Ariete è incline alla sofferenza che gli portano i risultati della sua eccessiva irruenza.
Una persona si dice irruente quando ha una Incontrollata e aggressiva impulsività, quando non riesce bene a gestire la sua forza, la sua impetuosità travolgente.
È come se avesse poca sensibilità, come se non sapesse dosare le sue reazioni, come se non sapesse ben controllare le sue modalità espressive e di convivenza con gli altri. Poi magari si pente, può soffrire di questo, ma a volte neanche se ne rende bene conto. La sua forza è quindi solamente fisica, solo muscolare, vitale, ma soltanto una forza apparente.
Infatti l’Ariete reagisce ai segnali di pericolo in maniera veramente poco razionale, poco ragionata. Spesso esagera, le sue reazioni sono eccessive, lui, quando nota le reazioni del mondo al suo comportamento soffre. Le persone dell’Ariete sono quindi molto irruenti e presentano tratti caratteriali di irrazionalità e impulsività. Prova a ripetere:
Irruenza
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Le persone dell’Ariete sono molto irruenti
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Presentano tratti caratteriali di irrazionalità e impulsività
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Notate come l’irruenza è sia maschile che femminile, quindi è neutro nel genere. Non è come la bontà: l’uomo è buono, la donna è buona, invece sia che parliamo di una donna che di un uomo dobbiamo dire che è irruente.
La stessa cosa vale anche per una lunga serie di aggettivi in generale; ne cito solo alcuni: impertinente, efficiente, affascinante, attraente
Ma anche:
Salutista e menefreghista,
ed anche:
Perspicace, incapace, Loquace
Avete quindi più o meno capito la tipologia di questi aggettivi.
L’irrazionalità, che contraddistingue gli arietini, è la mancanza di razionalità, che è la qualità di chi è provvisto di ragione, di una mente che ragiona, che prende decisioni attentamente, ragionando. Attenzione perché si dice arietini e non aretini, che sono gli abitanti della città di Arezzo: gli aretini, senza la lettera i.
L’impulsività è la caratteristica degli impulsivi, delle persone impulsive, delle persone cioè che hanno la tendenza, tendono a comportarsi in modo diciamo precipitoso, senza pensare troppo, e spesso anche violento.
Ripeti:
Impulsività, impulsivo
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Loro ascoltano i loro impulsi, le loro sensazioni. Tante persone riescono a controllarsi, a controllare gli impulsi, ragionando, pensando, mentre loro invece non lo fanno: sono precipitosi,
Gli arietini sono precipitosi
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Non sanno controllare le proprie emozioni quando arrivano. Essere precipitosi significa fare le cose di fretta in generale, senza pensare troppo.
Del resto ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia come ormai abbiamo imparato anche con gli altri segni: la sua voglia di agire gli fa apprendere molto rapidamente, e questo è un lato molto positivo dell’Ariete, soprattutto negli studi e al lavoro.
Ma allo stesso tempo lei o lui tende ad accentrare, tende a comandare, ad organizzare, a gestire chi gli sta attorno. Questa sua tendenza naturale potrebbe facilmente sfociare facilmente nell’egoismo, o essere interpretata come tale, che lui lo ammetta o meno.
Egoismo deriva da ego, che significa “io” in lingua latina. Quindi la sua natura è quella di dirigere sempre. Infatti anche in casi difficili, in situazioni difficili, l’Ariete non manca mai di spirito di iniziativa.
Questa è una delle cose che sono molto importanti nel lavoro: avere spirito di iniziativa. Sono frasi che vanno scritte generalmente in un curriculum vitae e che aiutano a capire la personalità e il modo di lavorare.
C’è un piccolo problema però: Spesso l’Ariete preferisce non portare a termine i suoi progetti. Cosa? Davvero?
Sembra infatti che la sua creatività sia talmente spiccata, talmente dominante che a volte l’Ariete può perdere la motivazione necessaria per proseguire. Non appena il percorso che c’è davanti a lui possa presentare degli elementi di prevedibilità, Non appena il percorso che c’è davanti a lui possa sembrare prevedibile, l’Ariete allora abbandona l’obiettivo.
Ma del resto per lui il vero obiettivo è la costante ricerca di nuovi traguardi e di nuove idee. Quando qualcosa diventa noioso meglio abbandonarlo.
Insomma finora abbiamo disegnato un ritratto dell’Ariete che ha sia lati positivi che lati negativi:
Assume un aspetto coraggioso, è attivissimo, sempre in moto, sempre in movimento, sempre con idee in testa, impulsivo, temerario a volte, convinto delle proprie ragioni. Dentro si sé questo può essere o può sembrare soltanto una copertura però, poiché l’Ariete può vacillare facilmente.
Prova a ripetere:
L’ariete può essere temerario
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Temerario significa audace, che non valuta il rischio evidente in un atteggiamento o in un comportamento, per incoscienza o per sprezzo del pericolo. Spesso l’Ariete agisce con sprezzo del pericolo. Lo sprezzo è il disprezzo. Quindi l’ariete disprezza il pericolo, senza curarsi del pericolo, senza pensare al pericolo legato alle proprie azioni. Per questo è temerario: non teme il pericolo, non ha paura del pericolo.
Prova a ripetere:
L’Ariete spesso agisce con sprezzo del pericolo
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Un’altra cosa c’è da dire: l’Ariete è poco diplomatico. Cosa significa?
La diplomazia è senz’altro un pregio: avere diplomazia è avere tatto, finezza, avere quell’abilità nel trattare questioni delicate o nel mantenere rapporti con persone diciamo suscettibili, che si offendono facilmente, o che ricoprono un ruolo importante. La persona diplomatica riesce ad usare le parole giuste con una certa abilità. Usa sempre le parole giuste, la delicatezza necessaria, a volte anche non dicendo la verità: ma tra la diplomazia e l’ipocrisia c’è una bella differenza. Il diplomatico non si fa scoprire, è elegante, e ha una certa attenzione verso i sentimenti altrui, a differenza della persona ipocrita.
Nella politica ad esempio si sente spesso dire che occorra avere molta diplomazia. Ma l’Ariete ne ha veramente poca: manca di tatto, manca della sensibilità necessaria a volte, quando occorre pensare bene a quello che si dice ed alle conseguenze di ciò che si dice.
L’Ariete preferisce essere spontaneo: preferisce, buttarsi, lanciarsi in tutto ciò che non conosce. Perché programmare? Perché cercare le parole adatte? Che senso ha?
Questa sua spontaneità può costar caro però con le persone: si possono anche perdere dei rapporti importanti, con persone importanti. Come accade sovente, questa spontaneità può anche condurre alla reiterazione dell’errore, può portare a ripetere l’errore, a reiterarlo, cioè a ripeterlo: Si può ricadere negli stessi errori già commessi in passato.
Questo si chiama reiterare: ripetere, rifare. Questo è il prezzo da pagare nell’avere la dote della spontaneità: solitamente le persone spontanee sono apprezzate: dicono pane al pane, vino al vino, dicono quello che pensano.
Loro non sono persone ipocrite, ma purtroppo questo ha, o può avere in certi casi, delle conseguenze negative nelle relazioni.
Ma l’Ariete è fatto così. Prendere o lasciare. Di buono c’è che è sempre pronto a riprendersi e a rialzarsi. Le sue grosse corna sono pronte a sbattere nuovamente contro l’ostacolo, con ancora più forza di prima. L’Ariete ha in sé una forza che possiamo definire misteriosa: cade e ricade continuamente ma si rialza sempre, ritorna sempre in piedi.
L’Ariete, lo avete capito, non è riflessivo, non riflette, non pensa molto, ascolta l’istinto, né è costante, si stufa spesso delle cose, quindi è anche poco affidabile, ma lui ha una enorme capacità creativa che spesso è accompagnata da un bisogno di primeggiare e di arrivare.
Prova a ripetere:
l’Ariete non è riflessivo ma molto spontaneo.
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L’Arietino ama primeggiare
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Primeggiare significa essere il primo in tutto, essere il protagonista, essere davanti agli altri.
Tende ad agire continuamente, senza risparmiarsi, senza stanchezza. La sua forza lo spinge in avanti e le sue corna e la sua testa lo aiutano a rompere gli ostacoli più duri.
Arriva quasi a logorarsi per questo suo lavoro, per i sui troppi progetti aperti.
È vero, non è molto affidabile, questo è un difetto, ma generalmente è una persona leale ed incapace di rancori prolungati.
Ripeti:
La lealtà appartiene solitamente all’Ariete
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La lealtà implica la sua tendenza a non tradire le persone, anche dal punto di vista delle amicizie e del lavoro. Ci tiene a questo, è importante, ed è una buona dote questa, tuttavia, come già accennato, l’Ariete è un pessimo diplomatico; dall’animale che caratterizza il suo segno zodiacale ha preso l’abitudine di attaccare frontalmente l’ostacolo, senza aggirarlo, senza girargli attorno, senza tergiversare (forse per non perdere tempo).
Si è detto che è incapace di rancori prolungati. Non è una persona rancorosa.
Ma cos’è il rancore?
È come un risentimento, una avversione profonda, un qualcosa che si tiene dentro, qualcosa che si cova nel proprio animo dopo aver subito un’offesa. Questo è il rancore. Dopo essere stati offesi o trattati male o aver subito una ingiustizia, l’Ariete non pensa alla vendetta, non serba rancore non pensa a vendicarsi del torto ricevuto. Il rancore è una caratteristica interessante per i verbi che si usano. Si dice:
– nutrire rancore (cioè provare del rancore, essere risentiti)
– serbare rancore. cioè tenere dentro un sentimento negativo di questo tipo, tenere nascosto, tenere in serbo, quindi serbare.
– dimenticare i vecchi rancori. Una frase che si usa quando si fa pace, quando ci si rappacifica con qualcuno col quale si è litigato in passato. È sempre bene dimenticare i vecchi rancori.
– lo dico senza rancore. Anche questa è una frase che si dice spesso quando ci si vuole riavvicinare a qualcuno: ti dico questo senza rancore, cioè senza un sentimento negativo di vendetta o cose del genere.
Prova adesso a ripetere:
Non nutro rancore nei tuoi confronti
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Preferisco non serbare alcun rancore
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Dimentichiamo i vecchi rancori e facciamo pace dai!
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Voglio veramente tornare ad essere tuo amico, ma niente più bugie. Te lo dico senza rancore, credimi!
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La sua lealtà si dimostra anche nel suo detestare la menzogna, nel suo e rifiutare la bugia (per questo è leale, per questo non tradisce, per questo non serba rancore) ma quando vi ricorre, quando ricorre a queste armi sleali, quando dice le bugie, se lo ritiene necessario, sa farlo benissimo, meglio degli altri. Attenzione quindi, non fate a testate con un Ariete!
Normalmente quindi l’Ariete non ammette ipocrisie di sorta; è sincero, è spontaneo, è leale, è diretto: gli manca la mezza misura, come si dice, non ha soluzioni intermedie, diplomatiche.
Prova a ripetere:
Gli manca la mezza misura
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Non dà mai una botta al cerchio ed una alla botte, perché non è diplomatico appunto. È guidato dalla spontaneità e dall’istinto e spinto dalla creatività e dalla voglia di agire.
A te manca la mezza misura, sei troppo diretto!
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L’Ariete è anche orgoglioso, fin troppo orgoglioso. Abbiamo detto che lui è desideroso di primeggiare: vuole essere il primo, il capo, il migliore, colui che guida e che comanda, spesso più per amore dell’azione in se stessa che non per il desiderio cosciente del risultato finale.
Orgoglioso significa dominato dall’orgoglio, chiuso nel proprio orgoglio.
Come possiamo descrivere l’orgoglio? È una caratteristica positiva? Beh, dipende, perché l’orgoglio è descritto come un sentimento unilaterale, che non riguarda le altre persone, è solo dentro di noi, quindi è simile all’egoismo.
È un sentimento eccessivo, esagerato, della propria personalità, ma non solo della propria. Non è detto riguardi solamente te stesso come individuo. Può anche riguardare una casta, un gruppo di persone:
Esiste l’orgoglio omosessuale, esiste l’orgoglio di donna eccetera. In generale quindi è un sentimento che isola, che separa dagli altri, isola l’individuo o un gruppo. È un sentimento che altera, modifica i rapporti sociali o affettivi. Non possiamo quindi dire che sia un pregio dell’Ariete.
Una persona orgogliosa è infatti fiera di se stessa, è esageratamente fiera, ha un sentimento smisurato però, esagerato, amplificato, quindi generalmente non si tratta di una cosa giudicata molto positiva essere orgogliosi: è un eccesso, e come tale è sbagliato: al lavoro come in amore.
In amore dicevo. Vediamo la fedeltà.
L’Ariete può essere fedele, può esserlo anche in amore ma si stanca dei rapporti mediocri che per lui diventano estremamente instabili. L’amore che conta di più per lui è quello per la libertà, è questo l’amore più importante per un ariete: la libertà.
Beh, speriamo di aver descritto bene questo segno. Vi consiglio di ascoltare almeno tre-quattro volte questo episodio e di fermarvi sulle parole più difficili da pronunciare.
Spero siate soddisfatti, e se siete dell’Ariete, se il vostro segno è quello dell’Ariete, ora, se vi specchiate nella descrizione che ho appena fatto sapete quali termini usare.
Un saluto.
CASSARE è veramente un verbo particolare, che è stato scelto perché fa parte di quella categoria di verbi che potremmo inserire nella categoria “burocratese”, quel linguaggio pseudo-tecnico che si usa molto nelle comunicazioni di lavoro.
Non possiamo parlare di cassare come un verbo formale. Il problema è che la maggior parte di voi, dei membri dell’associazione, in realtà, non l’avrà mai sentito prima d’ora. Quello che potrebbe venire in mente è che cassare abbia un legame con la cassa…. (continua)
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Il file MP3 da ascoltare e scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale
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Buongiorno ragazzi e benvenuti nell’oroscopo di Italiano Semplicemente.
Quella che state ascoltando è una introduzione alla lezione sui pesci.
Parlo di lezione perché con questi episodi sui segni zodiacali vogliamo imparare a usare gli aggettivi, e sentimenti, le sensazioni, i modi di essere e in generale le caratteristiche delle persone. Questo è il vero obiettivo dell’oroscopo di ItalianoSemplicemente.com.
Questa è una lezione dedicata solamente ai membri dell’associazione culturale che si chiama Italiano Semplicemente, ma in questa introduzione, che tutti possono ascoltare, voglio fare un piccolo riassunto della lezione, che è una lezione lunga circa 48 minuti, nella quale parliamo di tutte le caratteristiche del segno dei pesci.
Nella lezione in tutto descriviamo i pesci in 27 modi diversi, parliamo di altruismo, di sensibilità, di spirito di sacrificio ma anche di paura, cautela, dipendenza, vaghezza e di tante altre caratteristiche dei pesci, difetti e non , segni positivi e segni negativi.
Vi invito tutti pertanto ad entrare nell’Associazione per ascoltare tutti gli episodi dei segni zodiacali. Per ora ce ne sono tre: capricorno, acquario e pesci. In questo modo alla fine dell’anno imparerete a descrivere le persone e voi stessi in modo perfetto, con tutte le sfumature possibili.
Per descrivere i pesci ho usato 27 modi diversi. Ogni volta viene spiegato il significato del termine, e usato molte volte nell’episodio in modo da memorizzarlo velocemente. Ad esempio, dopo aver spiegato la sua timidezza, la sua sensibilità e la sua introversione, volessi aggiungere che il pesci è anche molto suscettibile, allora spiego il termine nel dettaglio utilizzando i termini già spiegati in precedenza.
La suscettibilità è la caratteristica delle persone suscettibili. È una eccessiva sensibilità e a volte ipersensibilità verso tutto ciò che sembri rappresentare un giudizio critico nei propri riguardi.
Suscettibile significa che il nato nel segno dei pesci si offende molto facilmente, tende ad offendersi facilmente, con facilità. Si offende significa che se la prende, si considera offeso personalmente, ritiene di essere stato accusato, offeso, ingiuriato, da qualcuno, cioè da un’altra persona. La suscettibilità di conseguenza è una caratteristica di una persona e dei suoi rapporti sociali con gli altri. Questa caratteristica è ovviamente legata alle altre peculiarità del segno dei pesci.
Trattandosi di persona generalmente molto sensibile, il pesci è particolarmente attento alle parole, alle espressioni, alle sfumature più leggere, e data la sua introversione, spesso si offende, si ritrae, piange di nascosto, senza farsi vedere, considerata la sua timidezza. Si offende perché è portato a vedere il mondo con un’ottica rivolta verso sé stesso, contrariamente alle persone estroverse.
Non essere suscettibile!
Ti dice chi crede di non averti offeso.
Perché ti offendi sempre così facilmente? Sei sempre così suscettibile!
Se io sono suscettibile, allora sono permaloso (che è un sinonimo), e sono anche spesso irritabilite, sono sensibile, forse a volte ipersensibile, cioè ancora più sensibile. Irritabile significa che mi irrito, mi arrabbio, perdo la pazienza facilmente.
Quando dico che i pesci si offendono, in quanto suscettibili, intendo quindi dire che anche se le persone non vogliono offenderli, loro si sentono comunque accusati. La loro ipersensibilità è pertanto anche vulnerabilità. Ecco un’altra caratteristica delle persone sensibili e suscettibili.
È chiaro che questa loro difficoltà ad essere criticati, sta ad indicare che non sono perfettamente equilibrati, non sanno misurare le loro reazioni ed emozioni. Il loro comportamento è un po’ come quello della stagione in cui sono nati: un po’ inverno, un po’ primavera. Questo li rende vulnerabili, cioè senza difese, senza barriere, come un castello senza mura difensive. E si arrabbiano anche molto facilmente i pesci. Sono irritabili, si irritano, si arrabbiano, vanno in tilt per un nonnulla. Insomma sono poco stabili. Ma sono anche ironici, gioviali, allegri, divertenti.
Nell’episodio parlo anche di persone fuori dagli schemi, che trovano spesso soluzioni ad imprevisti quando gli altri invece non ce la fanno. Questa loro caratteristica, di notare cose che altri non notano, di porre l’attenzione su cose diverse, li rende ironici, sempre pronti alla battuta. Sensibilità quindi, irrequietezza, ma anche divertimento, battute, giovialità, ironia. La loro empatia li porta naturalmente a capire come stimolare i suoi vicini, come farli divertire.
Insomma vi invito a dare un’occhiata alle regole dell’associazione se volete far parte della nostra famiglia. Oltre ai segni zodiacali ci occupiamo anche di Italiano Professionale, dove impariamo l’italiano del mondo del lavoro ed il linguaggio formale.
Un caro saluto da Gianni
Buongiorno ragazzi e benvenuti nell’oroscopo di Italiano Semplicemente.
Per chi non è al corrente del motivo per cui ci occupiamo anche di segni zodiacali e di oroscopo vi ricordo che l’obiettivo di Italiano Semplicemente è quello di insegnare a comunicare in Italiano in modo semplice e divertente, motivo per cui ho pensato che sarebbe stata una buona idea quella di parlare delle caratteristiche delle persone quindi di fare una panoramica degli aggettivi, dei sentimenti, delle emozioni e dei comportamenti, in un modo alternativo, divertente e interessante.
Le emozioni sapete, per Italiano Semplicemente sono importanti, così come il divertimento, ed allora esplorare i segni zodiacali è, credo, una bella modalità per capire come esprimere le caratteristiche delle persone. Abbiamo già visto due segni, il capricorno e l’acquario. Abbiamo imparato circa 30 nuovi termini: aggettivi, emozioni, sensazioni, tratti del carattere, modi di essere diversi.
Oggi è il turno del segno dei pesci, e quella che avete sentito prima è “nata sotto il segno dei pesci”, una canzone di Antonello Venditti, un grande cantautore romano. La canzone è del 1978. Cantautore significa cantante e autore, quindi lui le canzone le scrive (è lui l’autore) e le canta (lui è il cantante).
I pesci, che tra l’altro è anche il mio segno. Io sono nato il primo giorno di marzo pertanto sono del segno dei pesci. Quindi questo per me è anche un modo per vedere se le mie caratteristiche si rispecchiano, si confanno con quelle del segno.
Non è detto che per tutti sia così. In effetti un altro elemento fondamentale, si dice, per capire il carattere di una persona è, oltre al segno di appartenenza, anche l’ascendente.
Ripeti: l’ascendente
L’ascendente. Cos’è l’ascendente? Prima di vedere le caratteristiche dei pesci, dei miei simili, vediamo cos’è l’ascendente. Ognuno di noi, appena nasce, ha un segno zodiacale, ma anche un ascendente.
Ascendente. Che parola strana. La parola ascendente non si usa solo in astronomia, ma di per sé è anche un aggettivo oltre che un sostantivo. Come aggettivo ascendente viene da ascendere, cioè salire. Se una cosa è ascendente vuol dire che ascende, come l’ascensore!
L’ascensore sale e scende, a dire il, vero, quindi sarebbe anche discendente oltre che ascendente.
Comunque la parola ascendente significa non solo una cosa diretta verso l’alto, che va verso l’alto, ma anche, come sostantivo, significa influenza o meglio influenzare. Quindi se una persona ha una ascendenza su di te significa che questa persona ti influenza, cioè questa persona per te è importante, quindi il suo parere, il suo comportamento, le sue parole per te sono importanti, tanto importanti che tu sei influenzato da questa persona: questa persona ha, si dice, un certo ascendente su di te, oppure che esercita una ascendenza su di te.
Ripeti: spero di avere ascendenza su di te
Basta semplicemente, in realtà, che questa persona che ha ascendenza su di me sia importante, sia una autorità, che goda di un certo prestigio. Questo è sufficiente per avere influenza sulle altre persone. In questo caso si dice che la persona importante esercita una ascendenza su qualcuno, cioè lo influenza con la propria personalità.
Bene, ora che sapete i due maggiori significati di ascendente (che sale e che esercita influenza), in astronomia il significato è quello legato al concetto di influenza.
Quindi, riprendendo il discorso di prima, ciascuno di noi ha un ascendente, quindi il suo carattere è influenzato dal proprio ascendente.
Ma cos’è questo ascendente? E come facciamo a capire quale sia il nostro ascendente?
Bene, l’ascendente è semplicemente un altro segno zodiacale, uno dei dodici segni zodiacali esistenti. Quindi una persona del segno dei pesci può avere come ascendente uno dei dodici segni, uno qualsiasi.
A seconda di quale sia questo segno, ebbene la persona è influenzata dal proprio ascendente, e il suo carattere, il suo comportamento, il suo modo di vedere il mondo cambia a seconda del proprio ascendente.
Ognuno può calcolarsi il suo ascendente. Basta conoscere esattamente l’ora in cui si è nati. Non solamente il giorno quindi, che determina il segno, ma anche l’ora esatta della nascita.
Tecnicamente l’ascendente identifica il segno zodiacale che stava sorgendo in quel momento.
Ma passiamo al segno dei pesci. Si tratta di un segno di acqua. Anche il Cancro e lo scorpione sono segni d’acqua.
Occupandomi dei segni zodiacali abbiamo scoperto (anche io ho scoperto con voi) che c’è un legame tra le caratteristiche dei segni col proprio periodo. Chi nasce dal 20 febbraio fino al 20 aprile appartiene al segno dei pesci. In questo periodo la natura è un po’ variabile, e il segno dei pesci è un po’ come la natura in questo periodo.
È un segno d’acqua, quindi possiamo dire che è come i fiumi, che in questo periodo possono risultare a tratti torbidi, cioè poco trasparenti, e a tratti limpidi. È un periodo che si trova tra l’inverno e la primavera, tra gli ultimi gelidi giorni dell’anno e i primi caldi raggi caldi di sole della primavera. I nati sotto il segno dei pesci hanno di conseguenza un carattere molto fragile e variabile: a volte vedono la luce, a volte l’ombra; a volte sono materialisti, attaccati ai beni terreni, a volte molto spirituali, cioè più spirito, più anima che materia.
Ripeti: materialisti e spirituali
Il segno dei Pesci è governato da Nettuno. Questo è il pianeta che ha maggiore influenza sul segno. Nettuno, purtroppo è il simbolo della paura, della dipendenza e dell’illusione. Sto iniziando a preoccuparmi seriamente….
[Spezzone di canzone di Antonello Venditti]
Ripeti: Nettuno porta la paura, la dipendenza e l’illusione
Quindi i nati sotto il segno dei pesci sono paurosi, quindi sono timidi. La timidezza in fondo è un atteggiamento di cautela di fronte al mondo, un atteggiamento di chi ha paura del mondo e delle persone. Sono dipendenti anche, quindi non sono autonomi, dipendono dagli altri e sono influenzati anche dalle circostanze. Un po’ fragili, un po’ preda degli eventi, come l’acqua del fiume.
Nettuno però fortunatamente per me e per gli altri pesci, è anche il pianeta dell’ispirazione, dell’intuizione e dell’amore incondizionato.
Ripeti: l’amore incondizionato
L’amore incondizionato non è condizionato da nulla, cioè non dipende da nulla.
Finalmente una notizia positiva. Inizio un po’ a rispecchiarmi nelle caratteristiche del pesci.
L’ispirazione. Una persona che ha ispirazione è una persona ispirata. Giusto? Una persona è ispirata (non è facile da spiegare!) è una persona capace di produrre dei risultati. L’ispirazione è come un sentimento, una cosa irrazionale, che rende una persona capace di realizzare qualcosa, l’ispirazione ti fornisce le idee, ti dà intuito, ti dà la voglia di andare avanti per vedere cosa succederà mettendo in pratica queste idee geniali.
L’ispirazione è genialità, è spirito di inventiva, è voglia di vivere. L’ispirazione è una caratteristica che si addice ai poeti, agli artisti in generale, che devono produrre delle idee, devono scrivere qualcosa di bello, qualcosa di cui tutti si ricorderanno. Non c’è dubbio che Dante Alighieri fosse una persona ispirata quando ha scritto la Divina Commedia. L’ispirazione è una cosa che si può ascoltare, che si può seguire. Esiste l’ispirazione del cuore; esistono i poeti in cerca d’ispirazione; l’ispirazione è una cosa che si può prendere: si dice che si prende ispirazione da un fatto (si prende ispirazione, meglio senza articolo); una poeta può prendere ispirazione da un tramonto per scrivere una poesia, e un tramonto, a sua volta, può essere fonte di ispirazione per il poeta. L’ispirazione è anche un termine utilizzato però quotidianamente:
Ciao, come mai da queste parti?
Niente, passavo vicino casa tua per caso, e mi è venuta l’ispirazione di chiamarti e salutarti.
Insomma la persona dei pesci è ispirata e geniale. È una persona quindi anche molto sensibile, come lo sono in effetti tutti gli artisti e i poeti.
Questa sua sensibilità spesso sfocia in capacità extrasensoriali, addirittura. Quando lo spirito prevale e domina sulla materia, i pesci possono avere delle capacità che vanno al di là dei cinque sensi che ciascuno di noi ha: sono queste le capacità extrasensoriali. Questo accade perché il nostro cervello ha infinite potenzialità e i pesci spesso sono profondamente empatici verso il prossimo. Empatico significa che Il pesci riesce ad immedesimarsi nel prossimo, riesce a mettersi nei panni della persona che gli sta accanto, riesce a leggere le espressioni, a percepire i sentimenti, anche quelli più profondi. È facile quindi che riesca anche ad essere un artista, un artista ispirato e visionario.
Ripeti: sensibilità, empatia, visione
Ripeti: sensibile, empatico, visionario
L’empatia è proprio la capacità di mettersi nei panni del prossimo. Si dice così: mettersi nei panni, perché questa è una espressione figurata. I panni sono i vestiti indossati da una persona. La persona empatica capisce profondamente i sentimenti degli altri. È simile alla simpatia, ovviamente, perché la simpatia è l’altra faccia dell’empatia, è l’impressione che facciamo agli altri, è l’opinione degli altri, che notano, su di noi, un atteggiamento rivolto verso di loro, interessato a loro.
Non so dire se io rientri in questa caratteristica di empatia. Personalmente non mi manca la fantasia, credo di essere una persona molto fantasiosa e creativa. Queste caratteristiche riesco a vederle su di me abbastanza chiaramente. Riguardo all’empatia, molto spesso mi capita, quando parlo con delle persone, di essere esclusivamente concentrato sul tono della loro voce e non sul contenuto delle loro parole. Faccio veramente fatica a volte a concentrarmi su ciò che dicono.
Mi viene spontaneo, ed a volte mi estraneo completamente dal discorso anche per diversi minuti. Questo mio distaccarmi, estranearmi da quanto viene detto spesso è un bel problema, soprattutto al lavoro, ma non ci posso fare nulla. Soprattutto se qualcuno è nervoso, o cerca di nascondere qualcosa, la mia attenzione si concentra esclusivamente su questo.
Da bambino spesso facevo un gioco. Cercavo di immedesimarmi in una persona, che poteva essere un mio amico, per capire come pensava, per capire cosa guidasse i suoi comportamenti.
Ero curioso della diversità delle persone e volevo capire perché le persone fossero diverse, pensassero diversamente, agissero diversamente. Non so se questa la possiamo chiamare sensibilità, sicuramente però la mia era curiosità.
Ripeti: estraneo, estranearsi;
Ripeti: io riesco facilmente ad estranearmi;
Le persone ispirate, sensibili e creative devono essere per forza anche curiose, dico io, perché è la curiosità che ti porta a curiosare, ad indagare, a cercare di scoprire ed immedesimarti nelle altre persone.
Notate come il verbo immedesimarsi derivi da “medesimo” (che significa “stesso”). Immedesimarsi quindi significa, in senso figurato, farsi una medesima cosa con un’altra, è come “essere la stessa persona” cioè trasferirsi idealmente nelle persone, o nella situazione psicologica ed emotiva di un’altra persona. Quindi quando io da bambino cercavo di immedesimarmi in un mio amico, cercavo di fare mio il suo carattere, i suoi sentimenti, i suoi atteggiamenti, come fa un attore che, di mestiere, perché è il suo lavoro, s’immedesima col personaggio.
Ripeti: immedesimarsi
Ripeti: io non riesco ad immedesimarmi in te
Tutti i segni d’acqua sembra siano molto sensibili ed anche generalmente passivi. Abbiamo detto prima che i pesci possono essere dipendenti dagli altri, quindi possiamo dire passivi, senza cioè spirito d’iniziativa. Questo è senza dubbio una cosa che non mi piace. Personalmente non credo affatto di essere passivo.
Riguardo all’empatia, pare che tutti i segni d’acqua abbiano, come i pesci, delle capacità empatiche, ed anche la fantasia ed una certa intensità sentimentale ed emotiva, specialmente in amore.
Gli appartenenti a questa classe di segni (i segni d’acqua) pare siano caratterizzati da una certa profondità di pensiero, legata alla loro ispirazione, e pare siano anche dotati di un grande spirito di sacrificio e di altruismo. Queste sono indubbiamente qualità.
L’altruismo è il contrario dell’egoismo, quindi è legato all’empatia. Lo spirito di sacrificio invece è un concetto che abbiamo già visto in passato nel segno del Capricorno: l’abnegazione. Hanno lo stesso significato. Il pesci è portato al sacrificio, a sacrificarsi per gli altri e per ottenere dei risultati.
Ho fatto poi caso ad una cosa: molte persone del segno dei pesci sono insegnanti. Insegnanti di qualsiasi tipo. Non so se sia un caso, ma l’altruismo, l’empatia e la sensibilità, ma anche lo spirito di sacrificio credo siano qualità sono molto importanti per l’insegnamento.
[spezzone di Antonello Venditti sull’insegnamento]
Lo spirito di sacrificio rappresenta la volontà interiore, la capacità, lo spirito, di sacrificarsi, cioè di rinunciare a delle cose molto importanti, per ottenere dei risultati.
Beh, questo spirito di sacrificio riesco chiaramente a leggerlo nel mio carattere.
Io credo di aver capito una cosa dalla vita: se metti passione in qualcosa, e sei disposto ad avere pazienza, ad aspettare rinunciando a molto tempo ed anche a qualche divertimento, si ottengono risultati eccezionali, e la maggior parte delle persone al mondo non è affatto disposta a rinunciare e ad aspettare. Tutti o quasi tutti vogliono tutto e subito. Il pesci no. Il pesci sa aspettare.
Abbiamo capito insomma da questi primi tre segni zodiacali: capricorno, acquario e pesci, che ogni aspetto negativo di un segno è sempre legato anche a quelli positivi. Ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia. Ogni aspetto negativo ha un risvolto positivo.
Nel caso del segno dei pesci la timidezza, la paura, la dipendenza dagli altri sono le caratteristiche apparentemente molto negative. Dall’altra la sensibilità, la creatività, l’empatia, l’ispirazione, fanno dei pesci un segno potenzialmente molto positivo.
Ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia: ad esempio i nati sotto questo segno amano fare del bene senza chiedere nulla in cambio, anche se Nettuno porta i nati di questo periodo a diventare dipendenti da qualcosa che può essere anche una persona a cui vogliono bene, come anche una droga. Attenzione quindi alla dipendenza ed anche alla tossicodipendenza.
Ovviamente ogni persona segue il proprio percorso di vita e le caratteristiche descritte finora sono più o meno accentuate nelle persone dei pesci, sempre se credete nell’astronomia.
Secondo l’astronomia questo comunque dipende anche da altri pianeti che influenzano il segno, non solo da Nettuno.
Saturno ad esempio rappresenta l’amore per la musica e per la verità.
Giove accentua il senso di sacrificio.
Marte invece enfatizza il lato introverso e quello pauroso.
Ho detto introverso. Il pesci quindi può essere introverso. La persona introversa è il contrario della persona estroversa.
Ripeti: introversione ed estroversione
Ripeti: introverso ed estroverso
La sua timidezza lo porta all’introversione. Questa è una caratteristica mentale delle persone che hanno difficoltà di comunicazione, loro non ricercano i contatti e la comunicazione con i propri simili, con altre persone, ma dirigono prevalentemente il loro interesse verso la propria persona e il proprio mondo interiore: sono “introversi”, cioè rivolti verso sé stessi. È il contrario di estroversi. La persona estroversa è invece rivolta verso gli altri, verso l’esterno.
Le persone estroverse hanno quindi la tendenza a dare maggiore importanza alla realtà che li circonda, quella esterna, non quella interna, e manifestano apertamente le proprie reazioni. Le mostrano a tutti senza problemi. Questo è essere estroversi.
Personalmente mi reputo una persona molto estroversa, anche se ho passato dei periodi, soprattutto da bambino, in cui ero molto introverso, quindi il pianeta Marte attualmente credo eserciti poca influenza su di me. Sicuramente credo che Giove sia più influente su di me, considerando il mio forte senso di sacrificio.
Riguardo a Nettuno, il pianeta della paura, della dipendenza e dell’illusione hanno avuto moltissima influenza sui di me in passato, ma mi è servito molto per crescere.
Quanto alla paura, avevo paura, da bambino, di crescere e del giudizio degli altri. Forse un po’ ne ho ancora, ma credo che il peggio sia passato.
La dipendenza. Vediamo un po’… non mi sono mai drogato (diciamo qualche droga molto leggera e basta) ma non sono mai stato dipendente dalla droga. Forse sono dipendente dalle motivazioni. Ne ho sempre bisogno e cambiano spesso nel tempo.
Sono dipendente dalle emozioni forti, anche se spesso non sembra. Evidentemente il mio lato introverso a volte ha la meglio su quello estroverso, e questo mi porta a nascondere un po’ le emozioni, soprattutto in amore. Sto migliorando molto ma non sono ancora molto espansivo nei sentimenti. Spesso non riesco a dire quello che penso veramente per eccesso di timidezza.
Questo è un difetto che mi riconosco e che appartiene sicuramente alla timidezza ed all’introversione, due caratteristiche del segno dei pesci.
In generale, dalla mia esperienza personale, tutti i pesci che ho conosciuto sono abbastanza timidi, e di buon carattere. Spesso accade che queste persone, vista la loro sensibilità, vengano messe alla prova da dalle circostanze negative. C’è da dire che se però trova il suo ambiente ideale il Pesci è in grado di farsi apprezzare per tutte le sue ottime caratteristiche ed è anche in grado di diventare un buon leader.
Al lavoro quindi il pesci può essere anche un leader, un trascinatore, un motivatore, ma deve avere la fiducia dei suoi amici e colleghi. Vale anche per il mestiere dell’insegnante. Io che lo faccio per piacere traggo le mie ricompense e soddisfazioni solamente da ciò che dicono coloro che aiuto nell’insegnamento. Dipendo quindi da voi, che ascoltate questo episodio, ed al vostro giudizio, dalla vostra opinione.
In generale dalle mie ricerche è emerso che il pesci al lavoro è un po’ disordinato, cioè non ha ordine nelle sue cose: confermo pienamente. La mia scrivania è in completo disordine.
Inoltre non è neanche molto puntuale. Il concetto del tempo gli sfugge un po’. Infatti quando è concentrato nel suo lavoro, se gli interessa perde proprio la cognizione del tempo. Anche questo credo che nel mio caso sia assolutamente vero. Sulla puntualità cerco di fare del mio meglio, ma in effetti è uno dei miei punti deboli.
Il lavoro ideale per un pesci è quello che lo coinvolge pienamente, e questo accade soprattutto in campo artistico, dove non è la puntualità che conta ma la passione che si mette. Fanno per lui tutti i lavori in cui il pesci abbia una piena libertà di movimento, dove possa lavorare liberamente con la fantasia. Fanno al caso suo quindi anche le professioni mediche, dove si deve prendere cura degli altri. Non c’è nessuno più bravo di un pesci, sembra, nell’assistere gli altri, per prendersi cura degli altri. Vedete allora che anche il mestiere dell’insegnante ha queste caratteristiche. Qualcuno chiede aiuto e il pesci è pronto ad aiutarlo. Quindi l’attività autonoma è più adatta in generale al pesci, perché ha più libertà, si sente più libero e non deve rendere conto a nessuno.
Ho detto che i pesci sono disordinati. È un difetto?
Molto di voi diranno: sì, io non sopporto il disordine. In effetti posso darvi ragione, ma i pesci sono versatili e capaci di adattarsi al cambiamento.
Ripeti: i pesci sono versatili
Ripeti: versatilità
Versatile significa che è capace di riuscire in campi diversi, riesce a fare cose diverse. Versatilità è adattabilità, flessibilità. Quindi il loro disordine, la loro vaghezza, il loro essere fuori dagli schemi, diventa una qualità fondamentale quando c’è un imprevisto.
Loro riescono sempre a trovare delle soluzioni nuove che le persone organizzate e rigide non sono in grado di fare. Il pesci è aperto a nuove soluzioni, è flessibile, è innovativo, è stupefacente.
Mi sto facendo i complimenti da solo a quanto pare.
In amore invece, qui arrivano le note dolenti, spesso idealizzano il loro amore. Si fanno un’idea perfetta nella loro testa che non è però come la realtà. I pesci sono persone romantiche, perché sono sensibili, quindi scrivono poesie, sono capaci di inventarsi qualsiasi cosa per amore.
Ripeti: il pesci è romantico
Ripeti: arrivano le note dolenti!
Le noti dolenti sono le cose che non vanno, le cose negative.
I pesci vivono i loro rapporti spesso quindi con romanticismo e con estrema passione e estremo molto coinvolgimento. Spesso tutto rimane però nella loro testa. Spesso non sono corrisposti. Amano ma non sono amati (non sono corrisposti, al loro amore non c’è spesso una corrispondenza). Per questo anche gli amori esclusivamente platonici fanno parte della vita di un pesci. È accaduto anche a me in gioventù.
Ripeti: l’amore platonico
Un amore è platonico quando è senza la componente sessuale e passionale. L’amore platonico è fatto di sguardi, di ammirazione, di idee, si spiritualità, ma senza contatto fisico, è fatto solo di sentimento e non di atto sessuale: Si desidera una persona, la si vuole, la si ama, ma che non si ha la vera intenzione di prendere ed avere a sé questa persona. Questo è l’amore platonico.
L’amore platonico si vive solo nel proprio immaginario, nella propria testa. Questo è idealizzare l’amore.
Questi tipi di amori sono molto frequenti nei pesci, si tratta quasi sempre di amori a senso unico, cioè appunto non corrisposti.
C’è da dire che alcuni Pesci sono in grado di sfruttare questa loro indole melanconica, questa loro sensibilità, empatia, per fare leva sugli altri, sui loro sentimenti ed ottenere così quello che desiderano.
L’indole melanconica è l’indole malinconica, ha lo stesso significato. Significa che i pesci spesso sono malinconici.
A volte i pesci possono anche diventare, quindi, dei manipolatori. Se sfruttano i sentimenti altrui diventano dei manipolatori.
Ripeti: manipolatore
Ripeti: il pesci può diventare manipolatore
I manipolatori che fanno? Manipolano gli altri, vogliono che gli altri si comportino in un certo modo, quindi li spingono, facendo leva sui loro sentimenti, a comportarsi come vogliono loro.
Fare leva sui sentimenti significa sfruttare i sentimenti degli altri. Questa caratteristica non è certamente una caratteristica positiva.
Ripeti: fare leva sui sentimenti
Volete sapere se questa caratteristica mi appartiene? Se anche io sono un manipolatore?
Beh, ho letto alcuni libri in merito, ma non spinto dal desiderio di sfruttare gli altri. Piuttosto il mio desiderio è quello di capire gli altri, perché sono curioso, di capire come stimolarli, e perché le persone sono diverse tra loro. La stessa curiosità che avevo da bambino… Non sono cambiato molto in fondo.
Ciao ragazzi, ciao a tutti e al prossimo segno zodiacale. Spero vi sia piaciuto il quadro che ho fatto del mio carattere.

Eccoci arrivati al segno dell’acquario. Si tratta del secondo segno zodiacale di cui ci occupiamo, dopo quello del Capricorno. Continuiamo quindi in questo percorso volto alla scoperta dei tratti caratteriali e degli aggettivi, e questo metodo, basato sui segni zodiacali, ci permette di sviscerare tutte le caratteristiche delle persone. Sviscerare significa esaminare, di studiare a fondo, di approfondire, scandagliare.
Ripeti: Dobbiamo sviscerare tutte le caratteristiche delle persone
Nel primo episodio del Capricorno abbiamo avuto modo di spiegare le caratteristiche del segno, vale a dire quelli che si chiamano “i segni del carattere”. Faremo la stessa cosa con l’Acquario e tutti i segni a venire, fino ad esaurire tutto lo zodiaco.
Con “segni del carattere” si intendono le caratteristiche del carattere. La parola “segno” evidentemente non ha solamente un significato: ci sono i segni zodiacali, come abbiamo detto, “i segni del carattere” e tanti altri segni, come i “segni alfabetici” eccetera.
In effetti la parola segno, ha molti significati, molto simili tra loro. Il principale è il “tratto”, cioè una scritta che si fa con la penna, o con la matita: un segno fatto con la penna, con la matita eccetera.
Segno è anche un sinonimo si “segnale”, “indicatore”: fammi un segno che ci sei, dammi un segno della tua presenza eccetera.
Segno è anche sinonimo di “gesto” o “cenno” che si fa con la mano: gli ho fatto segno con la mano di fermarsi, gli ho fatto segno di mettere la macchina qui.
Ma oggi ci interessano i segni caratteriali dell’acquario. Ciò che contraddistingue l’Acquario dagli altri segni zodiacali. Anche qui la parola segno indica un “tratto”, ma non si parla di un tratto fatto con la penna, bensì di un tratto caratteriale. Quindi i segni caratteriali sono anche detti tratti caratteriali, che indicano semplicemente le caratteristiche del carattere. In fondo un segno, fatto con la penna, o un segno fatto con la mano, servono entrambi a dare indicazioni, e la stessa cosa avviene descrivendo i segni caratteriali.
Bene, cominciamo dal dire che il segno dell’acquario rientra tra i segni fissi d’aria. È un segno d’aria quindi, come il segno dei Gemelli e quello della Bilancia. L’Aria è quindi l’elemento dell’Acquario. Ricordate? Lo abbiamo visto quando parlavamo del Capricorno.
L’Acquario È un segno fisso d’aria, e i segni “fissi” sono, in astrologia (ricordate che si tratta di astrologia e non di astronomia!) i segni zodiacali in cui si trova il Sole nel pieno di ciascuna stagione.
Il periodo dell’acquario va dal 21 gennaio a 19 febbraio. È questo il periodo in cui il Sole arriva in acquario, come abbiamo visto anche spiegando il segno del Capricorno. Proprio in quel periodo siamo nel centro della stagione invernale. Infatti l’inverno inizia il 22 dicembre e termina il 20 marzo. Al centro, esattamente al centro c’è il periodo dell’Acquario. Per questo si dice che l’acquario è un segno fisso d’aria. Si dice anche che la qualità del segno è fissa.
Gli altri segni cosiddetti fissi sono il Leone, lo Scorpione ed il Toro. Tutti segni fissi; tutti segni che stanno al centro di una stagione diversa.
Bene, ma perché vi ho parlato dei segni fissi?
Perché i segni fissi hanno una caratteristica che li contraddistingue, seppur nella loro diversità.
La caratteristica dei segni fissi è che portano sempre a termine quanto hanno iniziato in precedenza. Sono dei segni che vanno tutti associati, con le loro caratteristiche, alla stagione di appartenenza.
Questa è una cosa molto interessante. Associare la stagione ai segni fissi significa collegare le caratteristiche della stagione con il carattere del segno fisso, il segno che nasce proprio al centro di quella stagione.
Questo è interessante perché ci permette di capire le vicinanze tra i segni zodiacali. Ad esempio l’Acquario in questo senso ha caratteristiche opposte al Leone, perché il Leone nasce al centro dell’Estate, la stagione opposta all’inverno….
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Il file MP3 completo (40 min.) da scaricare ed ascoltare, con la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente
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In questa lezione vediamo come uno dei possibili modi per parlare del proprio lavoro e delle proprie esperienze.
Lezione 1: Competenze e professionalità
Vediamo come esprimere le nostre competenze
“Buongiorno, mi chiamo Davide e sono un bravo professore di Italiano. Mi piace insegnare ed ho studiato molti anni. Poi dopo la laurea ho avuto diverse esperienze e molti riscontri positivi”
Mi chiamo Davide
Il mio nome è Davide
No, il mio nome non è Giuseppe. Il mio nome è Davide.
No, non mi chiamo Franco ma Davide. Il mio nome è Davide.
Il mio mestiere è il professore
Faccio il professore. Di mestiere faccio il professore
No. Non faccio l’operaio. Di mestiere faccio il professore.
Il professore di Italiano. Di mestiere faccio il professore d’italiano.
Esatto. Sono un professore d’italiano.
Io. Sono io. Sono io il professore d’italiano.
Il mio mestiere è fare il professore d’Italiano.
Esattamente. È questo il mio mestiere: insegnare la lingua italiana.
Sì, è esattamente questa la lingua che insegno. Proprio questa.
Sono bravo. Sono bravo ad insegnare la lingua italiana.
Sì, la insegno bene. Sono bravo.
Bene, la insegno bene. Non la insegno male, ma bene.
Sì, sono bravo. Sono bravo ad insegnare italiano.
Certo. Certo che sono capace.
Sì, sono capace. Sono capace di insegnare l’italiano.
Naturalmente. Sono bravissimo a farlo.
Sono bravo ad insegnare la lingua italiana.
Sono sicurissimo. Sono sicurissimo di essere bravo.
Chiaro, sono certo di esserlo.
Sono certo di essere un bravo professore.
Credo di sì. Credo di essere competente come professore.
Sì, sicuramente ritengo di avere competenza nell’insegnamento.
Sì, ritengo di averne.
Sì, credo di averne (molte), di competenze, in merito.
No, non credo affatto di essere scarso.
Perché mi piace la lingua italiana ed insegnare. Inoltre ho studiato molti anni.
Sì, mi piace molto insegnare l’italiano.
Molti. Ho studiato molti anni.
Dopo la laurea ho avuto diverse esperienze e molti riscontri positivi.
Ho avuto diverse esperienze dopo la laurea.
Sì, parecchie. Ne ho avute diverse.
Dopo essermi laureato ho avuto parecchie esperienze. Dopo essermi laureato ne ho avute parecchie, di esperienze.
Dopo. È dopo la laurea che ho avuto diverse esperienze.
Credo di sì, secondo me molto state esperienze positive.
Positive. Le valuto positivamente.
Credo proprio di sì. Credo che siano delle esperienze positive.
No, non le valuto affatto negativamente.
Le valuto positivamente. Molto positivamente.
Sì, credo di sì. Secondo me si tratta di esperienze positive
Poiché ho avuto dei riscontri positivi.
Positivi. Ho avuto dei riscontri molto positivi.
Poiché ho avuto dei riscontri positivi. Il motivo è che ho avuto dei riscontri positivi
Perché ho avuto dei riscontri positivi. Questo è il motivo.
Positivi. Ho avuto dei riscontri molto positivi.
Certo. Credo di poter valutare positivamente le mie esperienze poiché ho avuto dei riscontri positivi.
I riscontri che ho avuto. Sono i riscontri che ho avuto il motivo per cui credo che le mie esperienze siano positive.
Positivi. Senza dubbio positivi.
No, nessuno. In merito non ho nessun dubbio.
No. Non ho alcun dubbio su questo.
No, nessun dubbio. Non ne ho nessuno.
Perché molti studenti mi hanno detto che sono un bravo professore. Ecco perché non ho dubbi in merito.
Sì, parecchi. Diversi studenti.
Diversi. Ne ho ricevuti diversi.
Chiaramente. Mi piacciono molto i complimenti.
Erano rivolti a me. Gli apprezzamenti erano rivolti a me.
Sì, certo. Erano per me i complimenti.
Certo. Li hanno fatti a me. Li hanno fatti proprio a me.
I miei studenti. Sono i miei studenti che mi hanno fatto i complimenti.
Dagli studenti. Sono stati fatti dagli studenti.
I miei studenti. Sono stati i miei studenti a farmi i complimenti.
Sì, si mi sento apprezzato dai miei studenti. Mi sento una persona apprezzata.
Molta. Me ne danno molta. Mi danno molta soddisfazione.
Sì, mi sento molto soddisfatto dei complimenti che ho ricevuto.
Sicuramente sì. Almeno secondo me.
Inizia con questo episodio l’esplorazione dei 12 segni zodiacali. L’obiettivo è imparare a descrivere i tratti del carattere delle persone utilizzando i giusti aggettivi. Gli episodi sono riservati ai membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente. Questo episodio è disponibile per tutti.
Buongiorno amici e membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Inizia oggi una serie di episodi dedicati ai segni zodiacali. Faremo quindi 12 episodi, ognuno dedicato ad un diverso segno. In ogni episodio spieghiamo quindi le caratteristiche di un singolo segno: cosa distingue un segno dall’altro? Cosa contraddistingue ogni singolo segno zodiacale? Faremo naturalmente anche degli esercizi di ripetizione e li faremo durante la spiegazione.

Ogni tanto farò anche delle domande, delle semplici domande alle quali potrete cercare di rispondere. Tranquilli si tratta di domande facili che servono a tenere viva l’attenzione oltre che a esercitare un’altra qualità del linguaggio, quella di pensare e parlare, la cosa che si fa ogni volta che si parla e si comunica. Vi farò quindi delle domande e avrete qualche secondo per rispondere, poi ascolterete una delle possibili risposte.
L’obiettivo di questa serie di episodi è dunque quello di imparare a parlare del carattere delle persone e di anche di voi stessi. Non importa quindi che crediate o meno all’influenza dei pianeti sulla vostra vita. Quello che conta è che impariate degli aggettivi e delle caratteristiche delle persone.
Ripeti dopo di me: Non importa che crediate o meno all’influenza dei pianeti sulla vostra vita.
I segni zodiacali sono, come probabilmente sapete, i simboli zodiacali nella astrologia occidentale e sono 12.
Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, e Pesci.
I segni zodiacali sono rappresentati da dei simboli, che derivano in generale sia dal mondo animale che da degli oggetti ed anche dalla natura.
Quando si parla di segni zodiacali stiamo parlando di astrologia. Una parola che contiene la parola astro, che significa stella, oppure può essere una un pianeta, un satellite naturale o un asteroide. L’Astrologia è una parola da non confondere con L’Astronomia che invece è la scienza che studia il moto, cioè il movimento e la composizione fisica degli astri.
L’Astrologia invece è una scienza che come obiettivo ha quella di fare previsioni sul futuro in base a come si muovono le stelle ed i pianeti. Insomma l’astrologia non è la stessa cosa che l’astronomia. Entrambe sono scienze che si occupano delle stelle, degli astri, ma hanno obiettivi diversi. L’astronomia studia il movimento degli astri, l’astrologia studia le conseguenze di questo movimento per fare previsioni.
Ebbene secondo l’astrologia esistono 12 segni zodiacali, 12 segni dello zodiaco. Lo zodiaco è un termine che deriva dall’antico greco e rappresenta una porzione, cioè una parte dell’universo.
Ripeti: lo zodiaco è una porzione dell’universo
Questa fascia, questa parte dell’universo acquista diversi nomi a seconda della disciplina di studio: si chiamano Costellazioni in Astronomia e si chiamano Segni zodiacali in Astrologia.
Esiste quindi la costellazione del Capricorno ed esiste anche il segno zodiacale del Capricorno. Lo stesso per gli altri segni zodiacali.
Secondo l’astrologia la propria data di nascita determina il nostro segno zodiacale. La data del nostro compleanno stabilisce il segno zodiacale a cui ciascuno di noi appartiene.
Ogni segno zodiacale copre un intervallo di tempo pari ad un mese, ed infatti 12 sono i mesi dell’anno così come 12 sono anche i segni zodiacali.
Ma cosa significa avere un segno zodiacale secondo l’astrologia?
Molto semplice. Secondo l’astrologia il semplice fatto di essere nati all’interno di un periodo preciso, dà ad ognuno di noi delle caratteristiche specifiche, che contraddistinguono il nostro carattere; e coloro che hanno lo stesso segno zodiacale è molto probabile che abbiano delle caratteristiche simili nel loro carattere e anche nella loro anatomia, caratteristiche quindi che derivano direttamente dalla loro data di nascita.
Possibile? Non lo sappiamo. È una questione di fede. O ci credi oppure non ci credi.
Quindi i 365 giorni dell’anno sono divisi in 12 parti e in ognuno di questi periodi si dice che siamo in un segno diverso. Si dice in particolare che in ogni periodo il sole “si trova” in uno dei dodici segni.
Se ad esempio mi trovo al giorno 6 gennaio, il sole è in Capricorno. Il sole si trova nel segno del Capricorno.
Ogni segno zodiacale, ogni segno dello zodiaco ha quindi specifiche caratteristiche.
Il Sole si trova in Capricorno approssimativamente fra il 22 Dicembre e il 20 Gennaio. Questo è il periodo dell’anno del Capricorno. Chi nasce in questo periodo può dire di essere del segno del Capricorno, oppure può dire semplicemente: “io sono del Capricorno”.
Ma quali sono queste caratteristiche comuni, queste caratteristiche che accomunano tutte le persone del Capricorno?
Iniziamo col dire che ogni segno zodiacale ha un pianeta che è più importante degli altri, un pianeta che ha più influenza degli altri. Nel caso del segno del Capricorno il pianeta dominante, cioè che domina è Saturno.
Ogni segno zodiacale inoltre ha un Elemento. Ed il Capricorno è un segno di Terra. Ma cosa sono gli Elementi? (con la “E” maiuscola)
Ci sono quattro Elementi in tutto: questi sono il Fuoco, la Terra, l’Aria ed l’Acqua. Gli elementi sono quindi le cose fondamentali della vita, e ad ogni segno zodiacale corrisponde uno ed uno solo dei quattro elementi.
Ripeti: il Capricorno è un segno di Terra.
I segni di Fuoco sono Ariete, Leone e Sagittario;
I segni di Terra sono Toro, Vergine e Capricorno;
I segni di Aria sono Gemelli, Bilancia ed Acquario;
I segni di acqua sono Cancro, Scorpione e Pesci.
Quindi per il Capricorno l’Elemento è la Terra.
Terza caratteristica fondamentale di ogni segno è la sua Qualità. Si dice che la Qualità del Capricorno è Cardinale. Il Capricorno è un segno Cardinale.
Che significa? Cosa sono le Qualità? Abbiamo finora parlato del Pianeta dominante e poi dell’Elemento. Ebbene un’altra caratteristica di un segno zodiacale, di tutti i segni zodiacali è la sua Qualità (con la Q maiuscola).
Non dovete pensare alla qualità intesa come caratteristica positiva, che è il significato della parola “qualità” nella lingua italiana, ma ad un termine specifico che gli astrologi hanno inventato. Secondo gli astrologi esistono tre diverse qualità: Cardinale, Fissa e Mutevole. Questi sono i nomi delle tre qualità.
E la Qualità di ogni segno, insieme al pianeta dominante e all’elemento di appartenenza aiuta a capire le caratteristiche di ogni segno zodiacale.
Ogni Qualità ha le sue caratteristiche e nei prossimi episodi vedremo anche le caratteristiche delle altre due Qualità, degli altri Elementi, degli altri Pianeti ed in generale di tutti i segni zodiacali.
E com’è in particolare un segno Cardinale? I Segni Cardinali, oltre al Capricorno, sono Ariete, Cancro e Bilancia. Le loro caratteristiche, le caratteristiche che accomunano tutte le persone che appartengono a questi quattro segni sono l’azione e il movimento; tutte queste persone hanno spirito di iniziativa e una forte motivazione. Siamo arrivati alle prime caratteristiche dei nati sotto il segno del Capricorno: l’iniziativa e la motivazione.
Ripeti: il Capricorno ha un forte spirito di iniziativa e una forte motivazione
Avere iniziativa significa avere voglia che le cose accadano. Chi ha iniziativa, chi possiede uno spirito di iniziativa significa che riesce con facilità a far iniziare qualcosa. Ha delle idee e ha voglia di ottenere risultati. Avere uno spirito di iniziativa quindi significa essere delle persone creative, che amano creare, che amano la vita in generale, che hanno passione nelle cose e hanno voglia di mettersi alla prova: amano le sfide. Mettersi alla prova significa provare a vedere se si riesce ad ottenere i risultati prefissi, se si riesce a superare una prova, una sfida.
Ovviamente chi ha un forte spirito di iniziativa è una persona motivata e determinata. Le persone del segno del Capricorno sanno quindi quello che vogliono.
I Segni Cardinali come il Capricorno sono quindi coloro che hanno delle idee, hanno molta iniziativa, hanno un carattere dominante e quindi sono loro che hanno le idee. Loro escono con delle idee e fanno andare avanti il progetto della squadra. Il problema è che non sono molto bravi nell’adempimento e nel portare a termine il progetto. Loro portano le idee. A realizzarle ci penserà qualcun altro. Questa è una delle caratteristiche negative del segno del Capricorno: determinati ma poco pratici.
Il segno è Governato da Saturno, dal pianeta Saturno. Ve l’avevo detto? Ah sì, avevo detto che Saturno è il pianeta dominante. Allora possiamo dire che il segno del Capricorno è governato da Saturno. Il verbo “governare” è sinonimo di “guidare”, “condurre”, “influenzare”. Insomma Saturno è il Pianeta che influenza maggiormente il Capricorno.
Saturno è un pianeta che rappresenta il rigore e la perseveranza. Il rigore? Non stiamo parlando del calcio di rigore, termine calcistico, cioè che appartiene al mondo del calcio, ma stiamo parlando piuttosto del rigore inteso come caratteristica del carattere. Una persona che ha rigore è una persona rigorosa: una persona rigorosa è una persona che possiamo definire “rigida” nell’osservare una regola o una legge o di un principio. La rigidità è ovviamente l’opposto della flessibilità. Una persona rigorosa non è molto flessibile quindi e non è molto disposta a trattare o a trovare dei punti di accordo, a trovare delle soluzioni intermedie per risolvere un problema.
Domanda: il Capricorno ha un carattere flessibile oppure no?
—
No, il carattere del capricorno non è molto flessibile.
Domanda: E come si può definire invece un Capricorno?
—
Si può definire rigoroso. Il Capricorno è generalmente rigoroso.
Quando si tratta di osservare una regola bisogna rispettarla e basta, “senza se e senza ma”. Il rigore quindi è un atteggiamento mentale delle persone poco flessibili. Forse è questo il motivo per cui il Capricorno ha delle idee ma poi non riesce a concludere. Per concludere occorre essere flessibili, poiché la vita ci mette sempre di fronte a cose che non avevamo programmato e la flessibilità permette di sapersi adattare a situazioni diverse, che possono capitare all’improvviso.
Quindi il Capricorno è rigido ma è anche perseverante.
La Perseveranza è una caratteristica molto positiva. Le persone perseveranti sono persone costanti nel loro atteggiamento e comportamento. Il perseverante non si arrende mai. Cerca sempre una soluzione ad un problema. Lui (o lei) non si arrende mai, persevera sempre, persevera continuamente.
Domanda: Cosa fa il perseverante?
—
Il Perseverante persevera, insiste, non si arrende mai.
Attenzione perché la perseveranza è una qualità, ma ci sono delle caratteristiche simili, delle parole molto simili ma che hanno una accezione negativa. La caparbietà, la puntigliosità, la cocciutaggine, la testardaggine sono invece caratteristiche negative. Quali sono le differenze? Il perseverante non si arrende, e questo è positivo, invece il puntiglioso è eccessivamente attento ai dettagli (che è una cosa negativa), il caparbio, il cocciuto, e il testardo sono tutti e tre delle persone che insistono nelle loro azioni solamente perché non accettano il fallimento, Insistono per il gusto di insistere, non perché è la decisione migliore.
Invece il Capricorno è perseverante, che è una caratteristica ben diversa e quindi positiva. Se c’è un muro da rompere con la testa, Il perseverante capisce che può romperlo ed insiste finché non ci riesce, invece il puntiglioso pretende di farlo al primo colpo, il caparbio insiste anche se si fa male, senza fermarsi a riflettere alla conseguenze. Il cocciuto e il testardo insistono fino a morire.
Il Capricorno è perseverante ma perché? Perché è un segno straordinariamente volitivo, perché ha bene in mente i propri obiettivi e sa anche come raggiungerli. Cioè lui conosce il percorso che deve seguire per raggiungere l’obiettivo. Non importa quanto l’obiettivo sia facile o difficile da realizzare. Lui conosce la strada, ma attenzione, non ci sono altre strade. Esiste solamente la sua soluzione.
Ripeti: il Capricorno è volitivo?
—
Sì, lo è. il Capricorno è volitivo.
Volitivo: aggettivo questo poco usato ma vale la pena di spiegare il significato. Volitivo significa che ha volontà. Il volitivo ha una forte volontà, ha una una forte convinzione di voler raggiungere il risultato. Lui vuole raggiungere un risultato. Quindi volitivo e volontà quindi hanno la stessa radice che è “volere”, il verbo volere. Il volitivo vuole, vuole fortemente raggiungere un risultato e fa di tutto per raggiungerlo. Peccato che poi il Capricorno manchi di flessibilità. È troppo legato alle sue idee e poco disposto a metterle in discussione. Fermiamoci un attimo sulla parola volitivo. Se sono maschio sono volitivo, mentre se sono di sesso femminile sono volitiva.
Quindi l’essere volitivi è una caratteristica, una qualità, un aggettivo che ha un genere: maschile e femminile: cambia se cambia il genere. Non tutti gli aggettivi sono così però. Alcuni aggettivi sono gli stessi per uomini e donne, come ad esempio la gentilezza ad esempio. Io, che sono maschio sono gentile, ok? Ed anche se sono femmina sono gentile. Chiudiamo la parentesi grammaticale.
Il Capricorno ha un’alta stima di sé, si stima molto, e allo stesso tempo non si fida molto delle altre persone. Il Capricorno è diffidente. Lui diffida di tutti.
Per loro, per le persone del Capricorno, è molto difficile aprirsi completamente ad una persona, anche la più vicina. Anche dopo tanto tempo continuano ad essere molto diffidenti e a non dimostrare i loro sentimenti, quindi non ve la prendete troppo per il loro comportamento, perché “astrologicamente parlando” questa è una loro caratteristica.
Ripeti (anche se non sei d’accordo – ricorda che è un gioco): la diffidenza è un’altra caratteristica del Capricorno.
È chiaro: lui ha in mente il percorso e crede di sapere sempre come fare. Quindi ha bisogno di un certo periodo di tempo per capire ed assicurarsi se una persona con cui ha a che fare sia affidabile oppure no. Il capricorno è diffidente. Lui diffida. Evidentemente “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”. Così recita un famoso proverbio italiano.
Ripeti: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
Il Capricorno quindi è perseverante, perché quello che conta è raggiungere l’obiettivo secondo lui. Per raggiungerlo è disposto a qualsiasi tipo di privazione e sofferenza: può stare senza mangiare, senza bere, senza uscire di casa e, vista la sua scarsa flessibilità, soltanto qualche volta è disposto al compromesso. Raramente il Capricorno è disposto al compromesso.
Un compromesso, come sostantivo, significa un accordo, una soluzione intermedia tra due punti di vista diversi. Se io ho una idea e tu un’altra su come risolvere un problema, allora forse possiamo trovare una soluzione che accontenta entrambi. L’unica strada quindi è quella di trovare un compromesso, un punto d’incontro. Questa soluzione intermedia, una soluzione che comporta reciproche rinunce, si chiama compromesso. Quindi ognuno di noi deve rinunciare a qualcosa. E il Capricorno, lo abbiamo capito, è poco disposto a rinunciare a qualcosa quando si parla di soluzioni ad un problema. A volte lo fa, ma solo quando è disperato! Difficilmente il Capricorno accetta compromessi.
Vi faccio una domanda quindi: le persone rigorose sono disposte ad accettare compromessi?
Una possibile risposta è: No, le persone rigorose non sono disposte ad accettare compromessi.
Possiamo però sicuramente dire che il Capricorno ha una visuale a lungo termine. Lui vede l’obiettivo, anche se è lontano ancora nel tempo.
Queste sono quindi le sue caratteristiche fondamentali: perseveranza, visione a lungo termine, sicurezza nei propri mezzi, ambizione, tenacia e resistenza (cioè il Capricorno non molla mai ), ma anche rigore e la diffidenza verso il prossimo, ed è anche un po’ pessimista. Il Capricorno è un po’ pessimista.
Il pessimista è il contrario dell’ottimista, e nonostante la sua perseveranza il Capricorno ha sempre la tendenza a credere che le cose andranno male. Per questo tende a non fidarsi del prossimo. In fondo lui sa bene che le cose non vanno sempre come lui ha previsto e questi sono tutti maledetti inconvenienti che gli rendono la vita difficile. Ma lui non si arrende. Nonostante tutto.
Il Capricorno non è tra i segni dello zodiaco più felici, piuttosto tende a volte ad essere un po’ malinconico e pessimista, come abbiamo detto.
Per questo un capricorno deve cercare di mantenere una stabilità emotiva attraverso la meditazione, perché no, attraverso la respirazione, o una attività che l’aiuti a rilassarsi e a non perdere il controllo delle proprie emozioni, per non cadere in una forte depressione.
Il Capricorno è quindi malinconico. La malinconia… cos’è la malinconia?
La malinconia è uno stato d’animo, un modo di essere caratterizzato da una certa tristezza. Spesso la persona del Capricorno è triste perché rassegnato, e quando un Capricorno non ha obiettivi diventa triste, diventa malinconico e perde forza vitale, perde la sua passione che lo contraddistingue. In questo caso diventa facilmente inquieto, deluso, perché senza obiettivi il Capricorno si sente perso, e questa condizione se da una parte ti toglie la tensione legata ai risultati da ottenere, dall’altra gli fa paura, perché senza passione, senza sfide, il Capricorno sta male.
Un Capricorno esige molto da se stesso. Lui pretende molto da tutti: da se stesso e dagli altri. Un capricorno se è a capo di una azienda o di un ufficio, esige molto dai suoi impiegati, e anche dai suoi familiari ed amici, questo perché lo esige anche da sé stesso.
Ripeti: Il Capricorno è esigente.
Un’altra sua caratteristica è la prudenza. l capricorno è disciplinato, è pratico ma è anche prudente, è paziente ma anche cauto fin quando necessario.
La prudenza è una caratteristica delle persone che si dicono prudenti, caute e queste persone sono attente a non sbagliare, attente a non prendere decisioni affrettate. Se ci pensate è perfettamente coerente, la prudenza, con le caratteristiche che abbiamo visto finora. È diffidente, è pessimista, di conseguenza è prudente, procede con attenzione e avvedutezza, per evitare danni a sé e agli altri; è prudente, è accorto, è guardingo; è cauto. Lui agisce con circospezione. è attendo a quello che fa, a fare passi falsi, lui studia sempre bene la situazione, fino al dettaglio: è rigoroso abbiamo detto, ama la precisione, è quindi un tipo professionale. È affidabile?
Certo che lo è. Lui dà fiducia, perché è professionale, sa dirigere, è una persona dominante, non lo dimentichiamo, ha forti valori, crede in quello che fa, si fissa un obiettivo e decide come raggiungerlo, sa fare il leader e questo lo stimola molto.
Domanda: il capricorno è cauto?
—
Certo! Il Capricorno è cauto, prudente, guardingo, accorto.
Domanda: il Capricorno è fatalista?
—-
Tranquilli, non avevo ancora spiegato questo aggettivo. Il fatalismo è parente del pessimismo. La persona fatalista è una persona che di fronte alle difficoltà, quando si trova ad affrontare situazioni difficili, spesso lui si abbandona, si lascia andare, si rassegna. Pensa: è inutile. Non ce la faccio. E’ troppo difficile. Quindi il fatalista subisce gli eventi e subisce il proprio destino che considera ineluttabili. Il destino è segnato, è scritto, e io non posso fare più nulla. Questo si chiama fatalismo.
Quindi ripeto la Domanda: il Capricorno è fatalista?
—
Sì, a volte è fatalista. Di fronte a forti difficoltà lui si arrende al suo destino che considera ineluttabile, inevitabile.
L’onestà è un’altra caratteristica del Capricorno. Ci si può fidare abbiamo detto giusto? Il Capricorno è affidabile, quindi lui è onesto. Loro esigono disciplina ma hanno rispetto, hanno e pretendono rispetto. Forse sono un po’ rigidi, un po’ rigorosi, poco flessibili, ma sono onesti.
È normale che quindi al lavoro il Capricorno si trovi a suo agio. Loro sono affidabili, sono onesti, hanno idee e obiettivi, sono ostinati e capaci di anteporre la propria famiglia ma anche il lavoro ai propri desideri o necessità. Hanno la visione, hanno l’abnegazione e l’ostinazione, qualità essenziali al lavoro, qualunque esso sia. L’ostinazione è un sinonimo di perseveranza ed ha anche questo una accezione positiva. Tra le varie professionalità, si dice che siano eccellenti docenti ed eccellenti amministratori, agricoltori e costruttori, amano l’economia e il commercio.
Domanda: qual è la parola più simile alla perseveranza?
—
L’ostinazione. È l’ostinazione la parola più simile alla perseveranza.
Adesso invece passiamo al corpo del Capricorno. Il simbolo del segno è un caprone, una grossa capra, un caprone che ha la coda di pesce e il simbolo ci dice molto della personalità che rappresenta. Indica la capacità di competere e lottare contro gli ostacoli per raggiungere obiettivi concreti. Il pesce indica il movimento, le corna sulla testa, e quindi il caprone indicano invece l’azione, le idee, la lotta e la perseveranza.
Ma parlare del corpo significa parlare anche delle parti del corpo, delle parti che sono più sensibili nelle persone del Capricorno. Le persone che sono del Capricorno hanno infatti alcune caratteristiche anatomiche.
Ho detto le persone “che sono del” capricorno. Si dice così in effetti. Se qualcuno ti domanda: di che segno sei? Abbiamo detto che dobbiamo rispondere: “Io sono del Capricorno” potete rispondere, oppure “sono dei pesci”, “sono della bilancia” eccetera. Potete ugualmente rispondere “sono del segno del Capricorno”. Questi sono modi diversi per esprimere il proprio segno zodiacale. Potete anche dire però: il mio segno zodiacale è il Capricorno.
Dicevo che le persone che sono del Capricorno hanno alcune caratteristiche anatomiche.
Ripeti: le caratteristiche anatomiche
Le caratteristiche anatomiche sono le caratteristiche del proprio corpo, ed il segno del Capricorno è connesso alle ossa, alla pelle e ai capelli. Queste sono le parti più sensibili. Le ossa solo il materiale che costituisce il nostro scheletro, la pelle è l’organo che ricopre il nostro corpo e i capelli crescono sulla nostra testa.
Ma cosa significa questo? Cosa significa che il segno del Capricorno è connesso alle ossa, alla pelle e ai capelli? Significa che le malattie di cui soffrono le persone del Capricorno sono legate alle articolazioni, alle ossa, ai denti: quindi malattie come i reumatismi ad esempio, una malattia che riguarda le ossa e le articolazioni, ed anche i problemi cutanei, cioè i problemi della cute, cioè della pelle. I Capricorno hanno le ossa e la pelle sensibili. Attenti quindi, se siete del Capricorno, alle creme che usate, se siete donne soprattutto e soprattutto bevete molta acqua. Questi sono i consigli che gli astrologi danno ai Capricorno: seguire un’alimentazione ricca di liquidi.
Ma sarà vero? Sarà vero che le persone del Capricorno hanno questa caratteristica in comune? Ad esempio tutte soffrono di reumatismi? Tutti hanno problemi alle articolazioni?
Non so se ci siano degli studi su questo. Sicuramente però, facendo una ricerca, ho trovato che le malattie reumatiche colpiscono circa il 10% degli italiani. Un italiano su 10 soffre quindi di reumatismi. In effetti potrebbe venire il sospetto che questo italiano su 10 sia proprio del segno del Capricorno…. Non lo sapremo mai ma questa potrebbe essere una possibile prova della validità dell’astrologia.
E in amore? Come si comporta il Capricorno con i sentimenti? Questo è molto interessante.
In amore il Capricorno cambia. Non è più rigido e rigoroso, strano vero?
Il Capricorno in amore si rilassa e dimentica il sacrificio e l’abnegazione. L’abnegazione (termine strano) è un’altra faccia della volontà. In particolare è la disposizione di chi rinuncia a far prevalere i propri istinti, i propri desideri, i propri interessi personali per motivi che ritiene superiori, più importanti. L’abnegazione quindi sottolinea la rinuncia, il sacrificio, tutto ciò a cui il Capricorno rinuncia, cioè fa a meno, per raggiungere l’obiettivo. Questo significa avere abnegazione, termine spesso associato alla religione. In questo caso si traduce in un abbandono totale di ogni egoismo per perseguire invece la cura del prossimo e l’amore di Dio.
Ripeti: l’abnegazione
Ripeti: l’abnegazione è uno spirito di sacrificio
In amore dimentica il sacrificio e lascia spazio alla passione. È un tipo romantico quindi, romantico e passionale e se è un uomo è uno di quelli che regala le rose alle donne. In amore il Capricorno si diverte e si emoziona come pochi altri segno zodiacali.
Se poi da una parte ha una forte predisposizione per la famiglia, il Capricorno è anche soggetto al tradimento. Attenzione: Avere una predisposizione significa essere portati, avere delle caratteristiche che rendono più facile fare una certa attività. E il Capricorno è predisposto alla famiglia, è predisposto a formare una famiglia. Se avete dubbi sul verbo predisporre ascoltate la spiegazione del verbo, che è uno dei verbi spiegati del corso di italiano Professionale.
Quindi il Capricorno è predisposto alla famiglia, ma nonostante questo è predisposto anche al tradimento. Come spiegare questo? Come mai il Capricorno tradisce? Come mai è soggetto al tradimento?
Beh ricordiamoci che lui è un tipo passionale e la passione è una di quelle cose che tende a passare col tempo. Inoltre lui (o lei) si lascia sempre trasportare dalle sfide, dagli obiettivi, ed allora quando un Capricorno incontra una persona difficile da conquistare, questa rappresenta una sfida nuova.
Ripeti: il Capricorno è predisposto alla famiglia
Domanda: il Capricorno è portato al tradimento?
—
Purtroppo sì. Il Capricorno è portato al tradimento.
Domanda: Il Capricorno in amore com’è?
—
É passionale. Il Capricorno è una persona molto passionale.
Se il vostro partner quindi è un Capricorno, pertanto come fare? Mi tradirà?
Beh, per tenersi legato un Capricorno, non bisogna mai concedersi completamente, bisogna invece sempre dare al Capricorno una nuova sfida, nuovi obiettivi da raggiungere. Il Capricorno cerca sempre nuove sfide da vincere. Bisogna sempre lasciargli (o lasciarle, nel caso fosse una donna) un piccolo spazio che debba conquistarsi. Soltanto in questo modo la sua attenzione non calerà. Soltanto in questo modo non si rivolgerà verso nuovi obiettivi.
Facile vero? Non è detto che lo sia a dire il vero, ma almeno provateci.
Tra le persone famose del segno del Capricorno ci sono personaggi come Giovanna d’Arco, Mao Tse-tung e Martin Luther King.
Cosa notate?
Si tratta di persone rigide e rigorose? Beh, credo di sì!
Si tratta di persone volitive? Avevano volontà? Sicuramente sapevano quello che volevano, non c’è subbio su questo.
Erano disposti ad accettare compromessi? Ho i miei dubbi su questo!
Comunque ci sono anche altri personaggi famosi come Giovanni Pascoli, grande poeta italiano, Umberto Eco, grande Scrittore, filosofo e linguista italiano al quale Italiano Semplicemente ha dedicato anche un episodio. Ovviamente tutto quello di cui abbiamo parlato oggi è materia di discussione, c’è chi ci crede e chi non ci crede.
La cosa importante per noi è imparare nuove parole e oggi, in questo episodio ce ne sono molte. Quindi il mio consiglio è ascoltate l’episodio più volte, siate volitivi anche voi, siate convinti anche voi nei vostri mezzi e non siate invece fatalisti.
Il prossimo episodio sarà dedicato al segno dell’acquario. Un saluto a tutti. Grazie per le vostre donazioni.
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Ciao ragazzi e benvenuti all’ascolto di questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente. Oggi vediamo l’espressione idiomatica “si fa per dire” e ringrazio Ulrike, un avvocato di Berlino fedelissima ad italiano semplicemente per avermi proposto questa spiegazione.
Prima della spiegazione vi do le ultime notizie. Finalmente è nata l’associazione culturale che si chiama esattamente come il sito: Italiano Semplicemente.
Naturalmente tutti possono iscriversi all’associazione, italiani e stranieri. E’ un progetto pensato per gli stranieri, sin dal 2015 quando è nato il nostro sito, quindi ci sembra giusto permettere a tutti di appartenere all’associazione.
Vi ricordo tra l’altro che è stato possibile creare l’associazione solamente grazie alle generose donazioni di tutti voi, che io ho sempre chiamato membri della famiglia di Italiano Semplicemente.
Quindi per tutti coloro che sono interessati possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente. Da quel momento potranno accedere a tutte le lezioni del sito, quindi anche a tutte le lezioni del corso di Italiano Professionale. Stiamo comunque già lavorando anche su dei corsi speciali per aiutare i principianti della lingua, dedicati ugualmente ai membri dell’associazione. Se volete saperne di più vi invito a leggere il regolamento (lo Statuto) dell’associazione e le condizioni di adesione.
Vi aspetto numerosi dunque, per chiedere di aderire è sufficiente una email all’indirizzo italianosemplicemente – chiocciola – gmail.com.
Adesso occupiamoci dell’espressione di oggi: “Si fa per dire”
“Si fa per dire” è una espressione italiana utilizzatissima da tutti, tutti i giorni ed in ogni mento della giornata. Non credo esista un solo italiano che non abbia mai detto “si fa per dire” nella sua vita.
Per spiegare bene questa espressione, che può creare dei problemi agli stranieri, userò il solito metodo: spiegherò dunque le singole parole e il senso della frase. Poi faremo alcuni esempi ed alla fine faremo come al solito un esercizio di ripetizione per aiutarvi a pronunciare bene questa frase.
“Si fa per dire” è una frase che contiene quattro parole.
La prima è “si”. Si, senza accento, è un pronome, e nella fattispecie è una particella impersonale che si usa soprattutto col verbo dire. Impersonale significa che non si riferisce ad una persona specifica. Ad esempio:
Quindi la particella “si”, come pronome impersonale si usa appunto per parlare senza indicare una persona specifica; è un pronome impersonale, come ho detto.
“Si mangia bene in Italia” significa che in generale, chi viene in Italia, mangia bene. Chi è che mangia bene in Italia? Non ho detto che io mangio bene, e neanche che sei tu a mangiare bene o che sia un mio amico a mangiare bene. Dico invece che “si mangia bene”. Ho usato una modalità impersonale ed ho usato quindi il pronome “si”.
Nella frase “si fa per dire“, è la stessa cosa. Anche “si fa per dire” indica un’azione generica, non un’azione che viene compiuta da una persona specifica.
Vediamo che dopo il pronome “si” c’è poi il verbo fare: “si fa per dire”.
Se osserviamo l’ultimo esempio che ho fatto prima è stato:
Questo significa che in questa scuola, in generale, le persone fanno molto sport, praticano dello sport. Il verbo fare ha un senso: fare sport significa praticare sport, fare una attività sportiva. Questo è importante da dire perché nella frase “si fa per dire” invece non è così: il verbo fare: “si fa” non indica un qualcosa che si fa, come lo sport.
Ma andiamo avanti nel frattempo.
“Per dire” sono le ultime due parole della frase. “Per dire” è una coppia di parole che inizia con la preposizione semplice “per”. Per è una delle nove preposizioni semplici.
Ad esempio:
Vedete che la preposizione “per” in questi casi indica una finalità, un obiettivo da raggiungere. Si tratta di uno dei diversi utilizzi della preposizione per. Ce ne sono una decina in tutto. Per si usa in molti modi diversi. Uno di questi è appunto quella di essere una preposizione finale. E’ usata per arrivare ad una conseguenza, ad un obiettivo, o per indicare una necessità.
Andare al lavoro: questa la finalità, l’obiettivo della bicicletta: Uso la bicicletta per andare al lavoro.
Cosa occorre per parlare bene italiano? Occorre esercitarsi.
Analogamente, come posso fare per mangiare cibo di qualità? Serve venire in Italia. Se vado in Italia sicuramente mangerò bene. Ovviamente questi sono solamente degli esempi 🙂 si mangia bene anche in altri paesi del mondo, non solo in Italia.
Passiamo ora al significato della frase intera.
In virtù di quanto abbia detto sull’utilizzo della preposizione “per”, “si fa per dire”, va interpretato così: perché si fa? Si fa per dire!
Questo è l’obiettivo! Il motivo per cui “si fa” è “per dire”.
Nonostante tutto, ancora non si comprende bene però il significato.
Quello che porta fuori strada è la prima parte: “si fa”.
In effetti, come dicevo prima, in verbo fare in questa frase porta un po’ fuori strada, perché la frase dovrebbe essere “si dice per dire” che è più comprensibile.
Si dovrebbe cioè usare il verbo “dire” due volte, ma questo suona un po’ male. ”
A volte però, notate bene, si dice anche “si dice tanto per dire“. Si aggiunge quindi la parola “tanto”. Oppure anche “si fa tanto per dire” che ha lo stesso significato. Questo può aiutarvi a comprendere.
“Tanto per” si usa spesso in italiano anche in altre frasi.
Ad esempio:
Questi esempi vi fanno comprendere come “tanto per” significa quindi “solo per” o “soltanto per“. Si usa quindi per dire che una cosa non è molto importante. “Tanto per” nel linguaggio parlato si usa in questo modo.
Notiamo poi che “tanto per” che sono due parole è diverso da “pertanto” che è una sola parola ed è equivalente a “perciò”.
Quindi “si dice tanto per dire” cosa significa?
Significa “si dice soltanto per dire“, che a sua volta è equivalente a “si fa per dire“. Tutte queste frasi sono equivalenti, hanno lo stesso significato e vogliono dire che la cosa che si è appena detta non è proprio da intendere e da leggere così come è scritta, alla lettera, ma meno seriamente. Quindi “si fa per dire” serve a alleggerire una frase in termini di importanza.
Oppure la frase si usa per chiarire che quanto si è detto, per dire che è semplicemente un esempio, o soltanto un’ipotesi, nelle intenzioni di chi parla. Quando ci si accorge che quello che abbiamo detto potrebbe essere frainteso allora possiamo aggiungere “si fa per dire”. è come dire: non prestare troppa attenzione a quello che ho detto, perché ho fatto solo un esempio, oppure ho usato una frase che mi è venuta spontanea, che non va interpretata alla lettera, troppo seriamente.
Se vogliamo sostituire la frase con una equivalente possiamo dire “più o meno” o “indicativamente“.
Facciamo alcuni esempi:
C’è una partita di calcio e la tua squadra ha perso giocando malissimo. Tutti i giocatori erano stanchi e rassegnati, e l’unico giocatore che ha provare a vincere, si fa per dire è l’attaccante, che tira in porta una volta ma senza impensierire il portiere.
Quindi diciamo che l’unico giocatore che prova a vincere la partita è l’attaccante della squadra che ha perso. Il giocatore infatti ha tirato in porta senza impensierire il portiere avversario. Diciamo quindi che si fa per dire che ha provato a vincere, cioè non ha veramente provato a vincere, ma sicuramente ha fatto più dei suoi compagni che erano stanchi e poco motivati.
Secondo esempio: ora che è stata superata la crisi economica mondiale, si fa per dire, ora ogni paese del mondo deve provare ad aumentare il tasso di occupazione.
Quindi questa volta voglio dire che la crisi economica mondiale non è veramente una cosa risolta del tutto, quindi dopo aver detto: “ora che è stata superata la crisi economica mondiale” mi accorgo che la frase che ho detto potrebbe sembrare esagerata. Non è in fondo cambiato molto per i cittadini di tutto il mondo e chi aveva problemi economici ancora continua ad averne, quindi aggiungo “si fa per dire”. E’ questa una frase che può anche essere messa tra parentesi, oppure tra due virgole, una prima e una dopo, proprio perché si deve fare una pausa prima e dopo aver pronunciato questa frase.
Bene che avete tutti ma proprio tutti, si fa per dire, capito il significato di questa frase possiamo fare un esercizio di pronuncia. Ripetete dopo di me copiando la mia voce ed il mio tono.
Si fa
—
per dire
—
Si fa per dire
—
Si fa per dire
—
Grazie a tutti, ora mi piacerebbe che tutti, si fa per dire, abbiano voglia di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente. Vi aspetto.
Ciao ragazzi.
In questa lezione spieghiamo i verbi più adatti da utilizzare in una presentazione personale o aziendale. Si analizzano le differenze tra i vari verbi, quali preferire e il perché. Ringraziamo con affetto chi ci ha aiutato a realizzare questa lezione: Ulrike (Germania), Mohamed (Egitto), Jasna (Slovenia), Ramona (Libano), Bogusia (Germania) e Ivan (Brasile)

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I verbi da utilizzare durante una presentazione. |
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Os verbos a serem usados durante uma apresentação |
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Los verbos que se utilizarán durante una presentación |
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Les verbes à utiliser lors d’une présentation |
| The verbs to be used during a presentation | |
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الأفعال التي سيتم استخدامها أثناء العرض التقديمي |
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Глаголы, которые будут использоваться во время презентации |
| Die Verben, die während einer Präsentation verwendet werden sollen | |
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Τα ρήματα που πρέπει να χρησιμοποιούνται κατά τη διάρκεια μιας παρουσίασης |
Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente voglio raccontarvi una storia.
Durante questa storia vedremo alcuni termini e verbi particolari ed anche qualche espressione italiana. Inoltre faremo un ripasso di alcuni verbi professionali che abbiamo imparato finora nel corso di Italiano Professionale. Alla fine di questo episodio vi ripeterò brevemente tutte le frasi in cui ho utilizzato i verbi spiegati nel corso di Italiano Professionale.
Si tratta di una storia a lieto fine che ha come protagonista un bambino originario della Siria che aveva una brutta malattia. Il protagonista di questa storia è quindi un bambino siriano.
Quando si parla di storie a lieto fine significa che le storie finiscono bene, che hanno una fine lieta, cioè positiva, piacevole. Una fine lieta è un lieto fine. Fine è una parola, un sostantivo italiano che è sia femminile che maschile: la fine, il fine.
La storia però iniziava veramente male. Il bambino infatti aveva una bruttissima malattia genetica.
Per causa di questa malattia il bambino aveva perso quasi tutta la pelle. La malattia gli provocava enormi sofferenze naturalmente ed era continuamente a rischio infezione. Come potete immaginare il dolore era insopportabile.
I medici così, per poter alleviare le sofferenze a questo bambino decisero di provocargli il coma. Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori, renderle più lievi (alleviarle), renderle più tollerabili; attenuarle quindi.
Successivamente, i medici gli hanno trapiantato della pelle nuova. Ora il bambino è tornato a scuola e ha una vita normale.
È proprio una bella storia, anzi bellissima direi. Il protagonista è un bambino siriano di 9 anni.
Non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania con la sua famiglia numerosa. Bensì è una congiunzione poco usata, soprattutto dagli stranieri. Equivale a “ma”, “invece”, “anzi”, e si usa quando in precedenza abbiamo usato una negazione: non viveva in Italia, né in Siria, bensì in Germania.
Il bambino che viveva in Germania soffriva di una rara malattia genetica, una malattia dei suoi geni. Il gene è l’unità fondamentale degli organismi viventi. Tutti gli esseri viventi, non solamente gli esseri umani hanno i geni, ed i geni umani vengono ereditati dai nostri genitori. Non si tratta quindi di una malattia contratta per contagio ma di una malattia ereditata.
Fino a due anni fa non era possibile curare questo bambino e come lui tutti gli altri bambini con questa rara patologia.
La sua pelle era fragile come le ali di una farfalla. I bambini come lui sono anche chiamati “bambini dalla pelle di cristallo” o appunto “bambini farfalla”. Questo perché la loro pelle è così delicata che è sufficiente un minimo contatto, basta un minimo contatto per creare delle dolorose lesioni, delle ferite sulla pelle.
I “bambini dalla pelle di cristallo”: Il cristallo è un particolare tipo di vetro, un vetro particolarmente delicato e prezioso.
Il bambino siriano stava morendo, aveva di fatto perso quasi tutta la pelle. Spesso aveva anche infezioni come potete immaginare: le infezioni erano all’ordine del giorno. E quando qualcosa è all’ordine del giorno significa che possono accadere e di fatto accadono più o meno tutti i giorni.
Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma. Lo stato di coma consiste in uno stato di assenza di coscienza, uno stato di incoscienza. Chi è in coma pertanto è incosciente, non è consapevole del suo stato e pertanto non avverte neanche alcun dolore. In uno stato di coma i pazienti sono in uno stato di sonno profondo dal quale sembra non essere in grado di svegliarsi. Così i medici gli hanno procurato uno stato di coma. In questo caso il verbo procurare equivale a provocare e anche a indurre: I medici gli hanno provocato, gli hanno indotto, gli hanno procurato uno stato di coma. Un coma pertanto che possiamo chiamare farmacologico, vale a dire non un coma naturale, ma un coma indotto da farmaci, provocato cioè da farmaci.
In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere meglio tenute sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici. Le infezioni avvengono quando dei batteri o dei virus entrano nel nostro organismo.
La pelle del bambino però doveva essere curata e così il bambino è stato sottoposto ad un trapianto di pelle. E tutto questo è merito della ricerca italiana, che ha permesso di poter produrre in laboratorio una pelle nuova per il bambino. Una pelle che è stata quindi “coltivata” in laboratorio, all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico. Una pelle coltivata che è stata corretta dal difetto genetico.
Si parla di pelle “coltivata”, proprio come si usa dire per i terreni e per le piante o anche per gli orti. Una pelle quindi cresciuta in laboratorio, coltivata in laboratorio.
Per quanto riguarda la cura, si tratta di una terapia genetica condotta con cellule staminali epidermiche: la cura è stata condotta con delle cellule staminali epidermiche, cioè cellule dell’epidermide, altro nome della pelle: epidermide. Questo nuovo derma – altro nome ancora della pelle: il derma – è stato quindi trapiantato su gran parte del corpo del bambino. Potete immaginare la difficoltà di questo intervento. Con la parola “trapianto” in genere si indica un intervento chirurgico che prevede la sostituzione di un organo ma in realtà possiamo usarlo anche con i tessuti, come appunto la pelle, che è, tra le altre cose, un vero organo, come il cuore o i polmoni. La pelle, pensate un po’, ricopre una superficie di circa due metri quadrati.
L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano comunque è perfettamente riuscito. Ho detto infatti che la storia è una storia a lieto fine, e per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna quindi vedere la fine della storia. Si tratta del primo intervento in assoluto di questo tipo, ed è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.
Oggi il bambino sta bene, è tornato fortunatamente un bambino come tanti, che può giocare e divertirsi normalmente. I medici quindi sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione dopo essersi assunti le responsabilità per questo intervento. Spesso non riusciamo ad apprezzare adeguatamente la normalità con i nostri figli.
Facciamo ora un breve esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me per esercitare la pronuncia.
Si tratta di una storia a lieto fine.
—
Una malattia genetica
—
Alleviare le sofferenze
—
Bensì
—
Il bambino non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania
—
Geni, genetica, genitori
—
Un coma farmacologico
—
Procurare un coma farmacologico
—
Pelle, epidermide, derma
—
Cellule staminali
—
Coltivare cellule staminali
—
Coltivare cellule staminali epidermiche
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Bene ragazzi spero abbiate gradito questa storia e che abbiate imparato nuovi termini del vocabolario italiano. Su Italiano Semplicemente facciamo spesso storie di questo tipo e ne faremo ancora. Uno dei segreti per imparare una lingua è, non dimentichiamolo mai, provare emozioni, (vedi le sette regole d’oro) ed anche per questo ho scelto questa storia che ritengo veramente emozionante.
Se volete migliorare il vostro italiano ad un livello professionale continuate ad ascoltare le storie di Italiano Semplicemente e non voglio liquidarvi senza ricordarvi che esiste anche un corso di Italiano Professionale che inizierà ufficialmente nel 2018, intorno al mese di marzo.
1) rendere: Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori
2) avvalersi: Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici,
3) adoperarsi: medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma.
4) disporre: In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere tenute meglio sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici.
5) commissionare: La pelle è stata coltivata in laboratorio all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico.
6) predisporre: L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano è perfettamente riuscito.
7) valutare: per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna vedere la fine della storia.
8) eseguire: l’intervento è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.
9) adempiere: I medici sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione
10) assumere: I medici si sono assunti le responsabilità per questo intervento.
11) liquidare: non voglio liquidarvi ma adesso è veramente terminato l’episodio.
Ciao a tutti

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Orientare il pubblico. |
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Orientar o público |
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Oriente al público |
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Orienter le public |
| Orient the audience | |
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توجيه الجمهور |
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Ориентировать аудиторию |
| Orientiere das Publikum | |
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Προσανατολίστε το κοινό |
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L’esperienza e la reputazione in una presentazione |
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Experiência e reputação em uma apresentação |
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Experiencia y reputación en una presentación |
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Expérience et réputation dans une présentation |
| Experience and reputation in a presentation | |
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الخبرة والسمعة في العرض التقديمي |
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Опыт и репутация в презентации |
| Erfahrung und Reputation in einer Präsentation | |
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Εμπειρία και φήμη σε μια παρουσίαση |
Questa lezione è la prima lezione della seconda parte del corso di Italiano Professionale, disponibile per i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente.
Se ti interessa il corso e vuoi far parte dell’Associazione inoltra la tua domanda.
Per farti un’idea, ascolta un episodio in cui sono utilizzate alcune delle espressioni della lezione n. 16
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La prima parte di una presentazione: benvenuto, saluti, ringraziamenti, espressioni tipiche. |
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A primeira parte de uma apresentação: bem vindo, saudações, obrigado, expressões típicas. |
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La primera parte de una presentación: bienvenida, saludos, gracias, expresiones típicas. |
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La première partie d’une présentation: accueil, salutations, remerciements, expressions typiques. |
| The first part of a presentation: welcome, greetings, thanks, typical expressions. | |
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الجزء الأول من العرض: ترحيب، تحية، شكر، تعبيرات نموذجية. |
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Первая часть презентации: приветствие, приветствия, спасибо, типичные выражения. |
| Der erste Teil einer Präsentation: Begrüßung, Grüße, Danke, typische Ausdrücke. | |
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Το πρώτο μέρος μιας παρουσίασης: ευπρόσδεκτα, χαιρετισμούς, ευχαριστίες, τυπικές εκφράσεις. |

La lezione completa disponibile per gli abbonati al corso.
Indice delle lezioni: INDICE
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Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano la condivisione e l’unione |
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Hablamos de expresiones idiomáticas referentes a Compartir y fusionar |
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Abordons les expressions idiomatiques concernant le partage et l’union |
| We’ll talk about idiomatic expressions concerning Sharing and merging | |
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نحن نتحدث عن العبارات الإصطلاحية التي تتعلق بالتقاسم و الإتحاد |
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Мы говорим о идиоматических выражений, которые касаются совместного использования и объединения |
| Wir sprechen über Redewendungen betreffend Verbindungen und Gemeinsamkeiten in der Arbeitswelt. | |
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Μιλάμε για ιδιωματικές εκφράσεις που σχετίζονται με την ανταλλαγή και την ένωση |
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Vi vil tale om sproglige udtryk der handler om enighed og organisering. |
Benvenuti alla lezione numero 12, dedicata alla condivisione ed all’unione.
In questa lezione, importantissima in ambito lavorativo, vediamo le espressioni più utilizzate, in ogni tipologia di lavoro, dal più umile al più professionale, che riguardano il gruppo. In particolare vediamo le espressioni che si riferiscono all’unione di persone, di interessi, di attività ma anche all’unione di sogni ed emozioni, tutti aspetti che occupano un posto di primo piano in ambito lavorativo.
Come diceva il poeta latino Omero, “Lieve è l’oprar se in molti è condiviso”, vale a dire che operare, cioè lavorare, pesa meno, è meno pesante, cioè è lieve, è leggero, se tale lavoro è condiviso, se cioè il lavoro è frutto di un lavoro di gruppo, se lo condividiamo con qualcun altro.
Fino ad ora, dalla corso della sezione n.1, la prima del corso di Italiano Professionale, abbiamo esplorato quasi tutti gli aspetti che riguardano la vita professionale, da come esprimere le proprie professionalità (nel corso della prima lezione), alla sintesi, dall’approssimazione alla puntualità, la sincerità, il controllo, il denaro, i risultati ed i problemi, per finire con i rischi e le opportunità, argomento quest’ultimo che è stato oggetto della scorsa lezione, la numero 11.
Questa lezione, dedicata all’unione ed alla condivisione, è probabilmente quella che più delle altre affronta un argomento trasversale a tutti i lavori, vale a dire un aspetto talmente importante che è veramente difficile trovare, ammesso che esista, una attività lavorativa che non abbia bisogno di contatti umani e relazioni sociali.
Gli ambiti lavorativi ai quali la lezione si riferisce, in particolare, sono quelli della trattativa d’affari e quello delle relazioni interne.
Ci occuperemo più avanti nel corso, nei capitoli che seguiranno, dei singoli aspetti. Ad esempio nella sezione numero tre del corso, dedicata alle riunioni ed agli incontri di lavoro faremo un approfondimento su tutti i termini che si possono utilizzare per indicare un gruppo di persone. Ci sono dei termini che danno un’immagine positiva ed altri che ne danno una negativa, a volte anche molto negativa, di un gruppo di persone. Vedremo quindi il “gruppo di lavoro”, la “compagine”, la “società”, eccetera. Si tratta della prima lezione della terza sezione, che si preannuncia molto interessante.
Ma entriamo subito nel vivo di questa lezione numero dodici. Anche questa sarà suddivisa in tre parti, come la precedente, per facilitare al massimo l’ascolto e la lettura.
Nel corso della prima parte tratteremo tutte le espressioni “negative”, vale a dire quelle che non danno una immagine positiva di un gruppo, che non aiutano la condivisione e che danno quindi un’immagine negativa di un’azienda o comunque di un gruppo di persone che lavorano insieme.
Nella seconda parte vediamo invece le frasi cosiddette “positive” e poi quelle che possiamo definire “neutre”, la cui valenza e significato dipendono molto dal contesto e dal tono con cui vengono pronunciate. Nella seconda parte vedremo anche i rischi nella pronuncia e nell’utilizzo di queste frasi.
Infine nella terza ed ultima parte faremo un esercizio di ripetizione, con domande e risposte. Io farò delle domande e voi potete provare a rispondere. Poi ascolterete una delle possibili risposte. Ovviamente le domande avranno come oggetto le espressioni spiegate nel corso della lezione.
Abbiamo detto che iniziamo dalle espressioni negative.
Quali sono dunque le caratteristiche negative di un gruppo? Di primo acchitto verrebbe da pensare a problemi di organizzazione ed efficienza. Insomma, se un gruppo è un cattivo gruppo allora vuol dire che funziona male, vuol dire che il gruppo non funziona come dovrebbe perché manca una organizzazione e c’è un problema di efficienza; poi possiamo aggiungere che le persone che ne fanno parte sono male assortite.
Ebbene, quando un gruppo di persone ha queste caratteristiche negative possiamo chiamarlo l’armata Brancaleone.
L’espressione viene dal titolo di un grande film italiano, un film comico del 1966. Un film di Mario Monicelli, che è quindi il regista.
Protagonista di questo film, ambientato nel Medioevo è appunto, un gruppo, un gruppo di briganti, il cui capo era un certo Brancaleone da Norcia interpretato da Vittorio Gassman, grande attore italiano.
Ebbene, questo gruppo di briganti, cioè di banditi, di disonesti, di persone fuorilegge, era un gruppo di persone completamente disorganizzato, che hanno moltissimi problemi, disorganizzati e che non hanno molte cose in comune tra loro.
Questa tipologia di gruppo, con queste caratteristiche la potete sempre chiamare l’Armata Brancaleone. Si chiama armata perché questo è il nome che si dà ad un gruppo armato di persone, generalmente in un esercito. È una frase molto usata in Italia ed è ovviamente molto negativa.
Se il vostro gruppo viene etichettato con questo nome, non è sicuramente un bel segnale! L’Armata Brancaleone non è però l’unica espressione che deriva da un film in senso negativo.
Considerato che stiamo parlando di espressioni negative, ce n’è un’altra altrettanto negativa: “Attrazione fatale”, che viene dal film del 1987 dal titolo Fatal Attraction. Se usiamo questa espressione vogliamo rappresentare una situazione in cui, in ambito sentimentale o anche in ambito lavorativo, una iniziale attrazione si è alla fine dimostrata “fatale”. Un’attrazione iniziale, che può essere quell’attrazione che ha portato più persone a formare un gruppo, alla fine è risultata negativa, anzi, fatale, il che significa che c’era di mezzo il fato. Il fato è il destino, e ciò che è fatale è prescritto dal destino; inevitabile, ineluttabile.
Un’attrazione fatale però ha un significato negativo, infatti fatale significa anche mortale, che porta alla morte, o comunque disastrosa. Se un’attrazione è fatale allora significa che l’unione di più persone si è dimostrata molto negativa, fatale, ha cioè portato conseguenze drammatiche per il membri del gruppo.
Passiamo alla terza espressione della lezione. Eravamo rimasti ai gruppi che non funzionano, alle Armate Brancaleone ad esempio. Ebbene, se si è dell’opinione che un gruppo sia un’Armata Brancaleone, allora si potrebbe pensare: meglio non formare un gruppo. In tali casi si dice spesso: “meglio soli che male accompagnati”.
È questa una frase che è più un proverbio che una frase idiomatica. Il senso è chiaro: meglio soli, cioè meglio non fare nessun gruppo, meglio non unirsi con nessuno piuttosto che accompagnarsi male.
Essere accompagnati significa avere compagnia, cioè avere qualcuno vicino. Essere “male accompagnati” quindi vuol dire essere “accompagnati male”, cioè avere una cattiva compagnia. Quindi meglio essere soli in questo caso: meglio soli che male accompagnati, frase utilizzata dappertutto e da chiunque in Italia, in ogni contesto in cui ci sia un gruppo che non funzioni bene.
Chi è che può dire la frase meglio soli che male accompagnati?
Ad esempio lo può dire una persona che ha capito che le persone che lo circondano non sono persone affidabili secondo lui, persone delle quali quindi lui non si fida.
Qualcuno potrebbe obiettare e dire: non fare di tutta l’erba un fascio! Non devi fare di tutta l’erba un fascio! Il che significa semplicemente: non tutte le persone sono uguali.
Anche questa è una frase fatta usata da tutti in Italia. Ma cosa vuol dire? Da dove viene questa frase?
Questa frase parla di erba, che cresce nel prato, e del fascio, che è un mazzo, un gruppo di erbe raccolte. L’origine è legata evidentemente al mondo contadino. A terra, come sapete, crescono piante buone e piante meno buone, e durante la raccolta nei campi, si poteva scegliere di raccogliere tutta l’erba assieme, oppure raccogliere solamente quella buona, lasciando le erbacce.
Era evidente che non conveniva, non era conveniente, raccogliere tutte le erbe in un unico mazzo, tutte assieme, senza fare una selezione tra quelle buone e quelle cattive. Col termine fascio si indica quindi un mazzo, un insieme di erbe, un gruppo di erbe, raccolte tutte assieme, senza fare attenzione se le erbe raccolte siano buone o cattive.
La stessa cosa può avvenire con le persone: in ogni gruppo ci sono persone positive, persone in gamba, adatte a lavorare insieme ad altre, e persone che invece non sono adatte, sono persone diciamo “negative”, professionalmente poco valide, non adatte a lavorare in gruppo. Ebbene, chi dice: no, non voglio lavorare con queste persone, non voglio lavorare con questo gruppo, sta facendo di tutta l’erba un fascio. Questa persona non sta distinguendo le persone positive da quelle negative, ma le considera tutte uguali, dicendo; meglio soli che male accompagnati. Questa persona fa di tutta l’erba un fascio, cioè fa un solo fascio, un solo mazzo, non distingue, fa un solo fascio di tutte queste persone, le considera come tutte uguali, come un unico fascio d’erba.
Vediamo la quinta espressione della lezione, che è poi l’ultima espressione della prima parte della lezione.
Quando si decide di far parte di un gruppo, non è detto che tutti siano d’accordo. Solitamente diverse persone hanno diversi gradi di entusiasmo. Qualcuno allora potrebbe dire: ok, d’accordo, formiamo il gruppo, sono contento. Qualcun altro invece potrebbe non essere d’accordo: “beh, un momento, fatemici pensare, non so se voglio appartenere a questo gruppo, ho bisogno ancora di tempo”.
A questo punto, se il gruppo nasce per qualche motivo specifico e non c’è più tempo da perdere, allora una persona del gruppo, una di quelle persone che è entusiasta di formare il gruppo potrebbe dire:
Sapete cosa vi dico? “Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”.
Si tratta di un’espressione chiaramente colloquiale, adatta al linguaggio parlato ma non a quello scritto. Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è significa: “basta, non c’è più tempo, chi ha deciso di appartenere al gruppo fa parte del gruppo, e chi invece non ha deciso ancora sta fuori dal gruppo. Più brevemente: Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è.
Perché questa è un’espressione negativa? La risposta è che si tratta di una delle espressioni che non evidenziano sicuramente un aspetto positivo del gruppo, ma piuttosto il fatto che esistono due diverse opinioni, due gruppi che non si uniscono tra loro, perché hanno idee diverse. Il meglio sarebbe essere tutti d’accordo, e se siamo in un’azienda e non tutti condividono gli obiettivi aziendali, questo è un bel problema. Diversa è la situazione di un gruppo di persone che si mettono insieme per formare un gruppo motivato e unito. In questo caso è bene e giusto fare una selezione e escludere sin dall’inizio chi non è abbastanza convinto.
Non sempre quindi dividere è sbagliato e negativo.
Bene, finisce qui la prima parte della lezione n. 12. Nella seconda parte vedremo le espressioni neutre e quelle positive, tra cui alcune idiomatiche, come ad esempio “spezzare una lancia a favore di qualcuno”, “chi fa da se fa per tre“, ma anche molte altre espressioni più professionali e meno colloquiali.
Ciao e benvenuti nel Corso di italiano professionale, verbi professionali.
Oggi vediamo il verbo addossare.

È il verbo n. 21 del corso. Un verbo molto utilizzato nel mondo del lavoro. Per quale motivo?
Facciamo un passo alla volta.
Addossare è il verbo da spiegare. Addossare deriva da addosso, che significa “sulla persona”, o “sulle spalle di una persona”.
Addosso è un avverbio, un semplice avverbio che si usa in moltissime circostanze, sia in senso proprio che in senso figurato.
Ad esempio:
Io ho addosso un vestito – io porto un vestito addosso
Questo significa che io indosso un vestito. Il vestito mi ricopre, mi sta addosso, lo porto addosso, quindi lo porto sopra di me.
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