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Visita ad Aarhus (ripasso verbi professionali 1-20)
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Trascrizione
Buongiorno amici, e benvenuti in questo episodio di ripasso dedicato ai verbi professionali, episodio disponibile per tutti, affinché tutti possano trarne beneficio.

In questo episodio verranno quindi utilizzati tutti i verbi professionali finora spiegati all’interno del corso di Italiano Professionale. E’ un esperimento che abbiamo già fatto in passato: se vi ricordate avevamo parlato di come rafforzare le ossa.
Ma col passare del tempo i verbi professionali che spieghiamo aumentano sempre di più quindi è necessario di tanto in tanto rinfrescare un po’ la memoria.
Un modo simpatico e molto produttivo di ripassare, cioè di studiare nuovamente i verbi professionali, verbi che non vengono, se non molto raramente utilizzati dagli stranieri.
L’argomento di oggi, di cui vi parlerò, è un viaggio che faremo dal 15 al 22 agosto di quest’anno. Oggi mi avvarrò quindi dell’aiuto di mia moglie Margherita.
Andremo a visitare la Danimarca e precisamente la città di Aarhus.
Questo progetto è nato per merito di un visitatore, anzi una visitatrice di Italiano Semplicemente, di nome Lya (mille grazie anche a Anette, Grete e Morten per l’ospitalità)
, una ragazza danese che saluto con affetto. Lya ci ha anche aiutato a trovare una bella sistemazione, ci ha aiutato a trovare un appartamento lì, si è adoperata per venirci incontro e con l’occasione ci incontreremo per salutarci. Non avrei mai declinato un invito di questo tipo e di conseguenza abbiamo accettato il cortese invito, e personalmente avevo assunto l’impegno di dedicare un episodio come questo alla città di Aarhus.
Italiano Semplicemente sbarca quindi in Danimarca.
Aarhus, non so bene come si possa pronunciare, è la seconda città più popolosa della Danimarca, e la prima per numero di abitanti della penisola dello Jutland (credo che in lingua danese si dica Jylland. Avete capito che non conosco la lingua danese, pertanto non potrò spacciarmi per un danese, e d’altronde non ne ho alcuna intenzione.
Abbiamo scoperto con piacere che la città in questione sia stata scelta come capitale europea della cultura per il 2017 assieme a Pafo, a Cipro.
Cogliamo l’occasione quindi anche noi per promuovere la città di Aarhus.
Aarhus ha persino un soprannome, ed infatti è nota come “la più piccola grande città del mondo”. Si trova sulla costa orientale (cioè ad est) dello Jutland in corrispondenza della foce di un fiume che ha lo stesso nome della città: Aarhus.
È una città in cui il fiume riveste una notevole importanza perché lo stesso nome della città in danese antico significa “foce del fiume”.
Io sono rimasto stupito del premio alla cultura perché non conoscevamo questa piccola-grande città danese. Meglio tardi che mai.
Allora io e mia moglie ci siamo un po’ informati e abbiamo scoperto che si tratta di una delle più antiche città della Scandinavia, anche detta penisola scandinava, che è quell’area geografica che comprende anche la Norvegia, la Svezia e parte della Finlandia.
Abbiamo ad esempio scoperto che ad Aahrus c’è la sede della importante marca di birra Ceres.
Per quanto riguarda i monumenti c’è una cattedrale che risale al XIII secolo, e si tratta della cattedrale più grande della Danimarca. Spero avremo occasione di visitarla.
C’è poi dal punto di vista culturale una chiesta storica importante, la Vor Frue Kirke (spero che la pronuncia non sia così tremenda (valutate voi e fatemi sapere) mi scuso se faccio grossi errori). Poi c’è anche Il Palazzo di Marselisborg (Marselisborg Slot) da visitare che è invece una residenza reale.
Poi c’è un museo d’arte: ARoS è il suo nome, il Teatro, il Municipio e l’antico borgo, o la vecchia città (Den Gamle By), che è una ricostruzione di un vecchio villaggio danese, quindi si tratta di una ricostruzione della vita urbana dal Settecento fino agli Anni ’70 – che permette al visitatore di immergersi fisicamente nel passato. A me piacerebbe visitare questo posto.
Non lontano dalla città ci sono molte spiagge, boschi e altre cose da esplorare, basta prendere una bella bicicletta. Sono molto curioso personalmente di vedere anche le pietre runiche di Jelling, uno dei patrimoni dell’umanità dichiarati dall’UNESCO, e poi anche i fiordi e le fantastiche coste danesi. Molta natura quindi da vedere.
È una popolazione molto giovane, la più giovane della Danimarca. Infatti ci sono moltissimi studenti.
Nonostante questo la città però è una delle più antiche della Danimarca.
La cosa che mi ha colpito maggiormente però è che, udite udite, degli studi recenti hanno stabilito che gli abitanti di Aarhus sono i più felici della Danimarca.
Ecco un altro bel motivo per cui visitare questa bella città. Grazie ancora a Lya che ci ha dato questa opportunità.
Fortunatamente ci sono attrazioni un po’ di tutti i tipi e per tutti i gusti, per cui credo che non ci annoieremo. Tra l’altro vale la pena di non trascurare neanche lo shopping, e quindi non mancheremo di visitare il Quartiere Latino.
Mia moglie tra l’altro ha dato un ordine preciso: impossibile non eseguire!
Dal punto di vista della democrazia, della crescita e dello sviluppo, pare che Aarhus sia all’avanguardia, quindi ho letto che si sta andando verso un modello basato sulla sostenibilità dell’ambiente e della società, verso un modo di vivere che non consumi più risorse di quelle che produce quindi. Un modello basato anche sulla diversità in generale, quindi sul rispetto alle altre culture, a tutte le religioni e tutte le forme di diversità. Riguardo alla democrazia ed alla cooperazione, questi credo siano il punto forte dei danesi in generale e questo era noto anche a me, che dall’Italia, come un po’ tutti i miei concittadini, vediamo i danesi come un esempio di democrazia, di onestà e di progresso.
Insomma è una città con una forte propensione al cambiamento. Il motto della città, la frase che rappresenta la città Let’s Rethink (che dovrebbe significare qualcosa come “Ripensiamo, ripensiamoci”, induce, spinge a pensare, a ripensare la società, e pare che esprima proprio questo spirito innovativo di Aarhus, dove tutti i cittadini sono inseriti e motivati alla partecipazione. In un ambiente del genere potete immagina come tutto funzioni meglio: tutti sono molto più felici e di conseguenza anche i servizi pubblici e privati vengono erogati con puntualità ed efficienza.
Speriamo con tutto il cuore di venire contagiati da questo spirito e portare un po’ di tutte queste belle caratteristiche al nostro ritorno in Italia. Sicuramente ne saremo arricchiti.
Voi a questo punto mi direte: è tutto perfetto ad Aarhus?
Scommetto che si mangia male! Questo mi sono detto. Questo ho pensato. Ci scommetto quello che volete! Solo in Italia si mangia bene. Ebbene: scommessa persa! Se avessi scommesso avrei perso tutto: avrei sbancato! Completamente!
Fortunatamente non ho scommesso, anche perché avendo perso, e in mancanza di soldi per terminare la vacanza avremmo dovuto cercare un lavoretto per arrotondare.
Infatti Aarhus pare non tema confronti neanche sulla gastronomia. Beh, vedremo se è così. Vi faremo sapere. Cercheremo di assaggiare il pesce locale e tutte le specialità del posto e vi faremo sapere se secondo noi il cibo e la cucina valgono il titolo di “Regione Europea della Gastronomia 2017”.
Purtroppo non potremo partecipare al Food Festival di Aarhus, (peccato!) che sarà qualche giorno dopo, ai primi di settembre, ispirata alla cultura culinaria sostenibile. Non disponiamo di tanti giorni di vacanza purtroppo.
Non potremo partecipare neanche al Festival di Aarhus (Aarhus Festuge) che si svolge dalla fine di agosto ai primi di settembre. Un festival di arte e cultura anche noto col nome di WindMade (cioè fatto col vento), e questo perché il festival è alimentato dall’energia del vento, dall’energia eolica. Prima infatti parlavo di sostenibilità.
Si tratta di uno dei più grandi eventi culturali della Scandinavia dove ci saranno una vasta gamma di eventi culturali, dal teatro alla musica e letteratura, fino alla gastronomia alle arti visive e l’architettura.
Insomma ci perderemo un po’ di cose di Aarhus, ma sono sicuro che avremo modo di apprezzare ugualmente la città e che le nostre aspettative non saranno disattese. La data del nostro viaggio d’altronde è stata dettata da esigenze diverse. Non potevamo predisporre il nostro viaggio in una data diversa da questa purtroppo.
Ok, credo sia il caso di liquidarci per oggi, speriamo di aver reso piacevole l’ascolto raccontandovi del nostro programma di viaggio ad Aarhus e di aver riscosso quindi il vostro interesse.
Il podcast volge al termine. Un saluto da Roma.
Tutti i modi per nascondere la verità – 2^ parte
Audio a bassa ed alta velocità
E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.
US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN
Trascrizione
Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.
Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.
Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.

La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.

Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.
Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.
Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.
Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.
Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.
Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.
Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.
Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.
Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.
Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.
La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?
Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.
Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.
Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.
Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.
La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.
Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.
Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:
Mi raccomando il massimo riserbo! Riserbo assoluto!
Il che è come dire:
Mi raccomando, occorre discrezione!
Mi raccomando, non lo dire a nessuno.
Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza
Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.
A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.
Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!
La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.
Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.
Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.
In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.
Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.
Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.
Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.
La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.
Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!
Coprire la verità
…
Insabbiare un crimine
…
Omertà
…
Atteggiamento omertoso
…
Riserbo
…
Massimo riserbo, mi raccomando!
…
Eclissare la verità
…
Spacciarsi per qualcun altro
…
Riservatezza
…
Contraffare
…
Ciao ragazzi. Continuate a seguirci ed a proporci nuovi podcast. Se volete potete anche partecipare attivamente, su Facebook o su WhatsApp.
Fatevi sentire, vi aspetto.
Ciao
Italiano Professionale – Lezione n. 14: CONFRONTI E SCONTRI
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I verbi professionali: EROGARE
Audio
Trascrizione
Benvenuti nel Corso di italiano professionale, per coloro che vogliono portare ai massimi livelli la loro conoscenza della lingua italiana. Un percorso lungo ma con italiano semplicemente ci arriveremo insieme, seguendo un percorso graduale.

Questo episodio in particolare fa parte della sezione “verbi professionali” ed è dedicato al verbo professionale: EROGARE.
Questo è sicuramente un modo trasversale di affrontare argomenti diversi in ambito professionale. Un verbo infatti di solito ha diversi utilizzi, validi in diversi contesti.
Questo è in particolare un verbo che appartiene alla stessa categoria di liquidare e riscuotere, che abbiamo già visto e spiegato all’interno della speciale sezione “verbi professionali”. Infatti anche il verbo erogare ha a che fare con i soldi e i pagamenti. Ma non solo. Vedremo in realtà come il verbo ha un altro importante utilizzo.
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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”.
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I verbi professionali: SBANCARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Eccoci arrivati al verbo professionale numero diciannove: sbancare. Come altri verbi che abbiamo già descritto, sbancare ha più di un solo significato.
E’ un verbo professionale? Questa è una domanda che dobbiamo porci per sapere sia se è usato in ambiente lavorativo, sia se si può classificare come un verbo di utilizzo formale o meno. Lo è perché sicuramente è un verbo che si usa spesso tra colleghi al lavoro, ma avendo molti significati, bisogna fare attenzione perché soltanto leggendo o ascoltando bene la frase si può capire bene. È un verbo usato regolarmente sin dai primi del 1800 e il cui utilizzo è in forte aumento. Notiamo innanzitutto che, lo avrete notato, sbancare contiene la parola “banca”. In realtà sbancare però viene da banco e non da banca.

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I verbi professionali: ARROTONDARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Audio presenti nel podcast
Running Waters Full Band di Audionautix è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Artista: http://audionautix.com/
Laconic Granny di Kevin MacLeod è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Fonte: http://incompetech.com/music/royalty-free/index.html?isrc=USUAN1100522
Artista: http://incompetech.com/
Chance, Luck, Errors in Nature, Fate, Destruction As a Finale di Chris Zabriskie è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Fonte: http://chriszabriskie.com/reappear/
Artista: http://chriszabriskie.com/
Trascrizione
Arrotondare è il verbo numero diciotto del corso di Italiano Professionale. Molto curioso come verbo, e come altri verbi che abbiamo visto ha più significati.
Grazie a Ramona dal Libano e a Zahid dal Marocco che mi aiutano oggi a spiegare questo verbo professionale.
Ramona: ciao amici come state? Oggi faccio parte della spiegazione di un verbo nuovo: il verbo arrotondare.
Zahid: ciao a tutti, sono Zahid, e sono insegnante della lingua italiana in Marocco.
Notiamo innanzitutto che è un verbo con ben tre erre: “arrotondare”, e questo potrebbe rendere la pronuncia più complicata per qualcuno, anche perché le prime due erre formano una doppia.
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I verbi professionali: ADEMPIERE
Audio
Trascrizione

Il verbo numero diciassette del corso di Italiano Professionale è il verbo adempiere. Adempiere non è un verbo che ha molti significati. Vi dirò che in realtà ne ha solamente uno.
Il significato del verbo adempiere è inoltre strettamente collegato al lavoro.
Si tratta di un verbo che normalmente le persone non madrelingua italiana non utilizzano molto spesso, ed il motivo è che questo verbo facilmente sostituibile col verbo “fare”.
Infatti adempiere viene da latino, viene dal verbo significa riempire, o empire. Quindi adempiere viene da riempire. Per capire il significato di adempiere posso quindi ricorrere ad un bicchiere che viene riempito d’acqua ad esempio.
Un bicchiere, una volta che è stato riempito, ha assolto il suo compito. Il bicchiere serve a questo no? Ad essere riempito. Quindi non c’è più niente da fare, se non bere, ma facciamo finta che l’utilità del riempire bicchiere finisca lì.
Ebbene adempiere, in senso generale, significa fare una cosa. Come vedete ho usato il verbo fare. Ma in che senso fare una cosa? Una cosa qualsiasi?
In effetti questa cosa è una cosa che andava fatta. Quindi si tratta di un dovere, di un compito.
Ecco quindi che sono entrato nella sfera lavorativa. È al lavoro che le cose vanno fatte, giusto?
Ebbene, quando al lavoro, in qualsiasi lavoro, si porta a termine, cioè si finisce un lavoro, si completa un lavoro che era dovuto, un lavoro che si doveva fare, che andava fatto, allora in questo caso un modo alternativo e molto professionale di esprimere questo è “adempiere un lavoro”.
Il verbo adempiere può essere seguito dalla parola “lavoro”, ma più frequentemente da “compito” o “compiti” oppure anche dalla parola “obblighi”, al plurale più che al singolare “obbligo”. Adempiere agli oneri è ugualmente molto usato.
Ma vediamo innanzitutto la costruzione della frase.
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Protetto: Approfondimenti: Le retribuzioni nel lavoro – completo
In questo episodio parliamo di lavoro e di denaro: parlare di lavoro e di denaro significa parlare di retribuzione, cioè del pagamento del lavoro e dei termini che si usano per indicare tali pagamenti.
Questa lezione fa parte della sezione n. 6 del corso, dedicata ad alcuni approfondimenti. In questa sezione infatti approfondiamo, cioè vediamo nel dettaglio anche molti altri argomenti: ad esempio i termini per indicare tutte le diverse forme di pagamento che esistono delle merci e dei servizi, vedremo i tagli dei soldi, il linguaggio usato in luoghi particolari come ad esempio una banca e vedremo anche come effettuare l’invio di denaro dall’Italia all’estero ed altro ancora.
Italiano professionale
File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)
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Approfondimenti: Le retribuzioni nel lavoro
Audio (estratto di 7:15 su 52:10)
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Trascrizione
Buongiorno e bentornati nel corso di Italiano Professionale.
In questo episodio parliamo di lavoro e di denaro: parlare di lavoro e di denaro significa parlare di retribuzione, cioè del pagamento del lavoro e dei termini che si usano per indicare tali pagamenti.
Questa lezione fa parte della sezione n. 6 del corso, dedicata ad alcuni approfondimenti. In questa sezione infatti approfondiamo, cioè vediamo nel dettaglio anche molti altri argomenti: ad esempio i termini per indicare tutte le diverse forme di pagamento che esistono delle merci e dei servizi, vedremo i tagli dei soldi, il linguaggio usato in luoghi particolari come una banca e vedremo anche come effettuare l’invio di denaro dall’Italia all’estero ed altro ancora.
Ogni lezione di questo tipo sarà composta da due episodi: il primo episodio sarà quello principale in cui si affronta direttamente l’argomento, mentre il secondo episodio sarà dedicato alla ripetizione e agli esercizi per non dimenticare quanto abbiamo imparato. Quindi nel secondo episodio faremo degli esercizi con domande e risposte e semplici esercizi di ripetizione.
Ok, terminata la presentazione generale della lezione iniziamo a parlare della retribuzione e di tutti i termini usati. Nel secondo episodio facciamo invece l’esercizio di ripetizione con domande e risposte. Naturalmente ci sarà anche il gruppo WhatsApp di Italiano Professionale dove ognuno si potrà esercitare con la pronuncia e potrà ascoltare anche gli altri membri.
Dunque: se parliamo di retribuzione stiamo parlando quindi del guadagno del lavoratore, cioè del denaro che guadagna un lavoratore per aver lavorato.
Vi faccio una breve panoramica di questa lezione. Vedremo tutti i termini usati per i pagamenti dei lavoratori e delle differenze tra questi termini. Nello stesso tempo parleremo dei ruoli nel lavoro, della domanda e dell’offerta di lavoro, e quindi vedremo anche alcuni termini specifici che si usano solamente quando si parla di lavoro.
Cominciamo dall’inizio: nel lavoro c’è la domanda di lavoro e c’è l’offerta di lavoro. Proprio come quando acquistiamo qualsiasi bene o servizio: c’è chi offre e c’è chi domanda. Se acquisto un paio di scarpe ad esempio c’è chi produce le scarpe, che quindi le offre, e c’è chi vuole acquistare le scarpe, che quindi le domanda. Quando la domanda e l’offerta si incontrano c’è l’acquisto.
La stessa cosa nel lavoro. C’è chi offre il lavoro e c’è chi domanda il lavoro.
L’offerta viene dai lavoratori, ed infatti il lavoratore offre il proprio lavoro, mette a disposizione il proprio lavoro poiché è lui che lavora, è lui che presta la propria attività lavorativa. Invece chi domanda lavoro? È il datore di lavoro, cioè l’imprenditore o l’azienda, in generale, che domanda lavoro.

L’azienda domanda lavoro e i lavoratori offrono lavoro. Questa è la prima distinzione da fare.
Iniziamo a vedere intanto un po’ di termini che si utilizzano quando si parla di lavoro in generale, di qualsiasi lavoro si tratti.
Quando il lavoratore inizia a lavorare per l’azienda, ecco che nasce il cosiddetto rapporto di lavoro. Questo avviene però solamente se il lavoro è regolarmente retribuito, cioè se è un lavoro in regola. In caso contrario si parla di lavoro sommerso, o di lavoro “nero”. Il rapporto di lavoro quindi è il rapporto che c’è tra il lavoratore che offre il lavoro e il datore di lavoro che lo domanda.
Nel caso quindi si parli di un lavoro regolare il lavoratore e il datore di lavoro firmano un contratto. Il rapporto di lavoro in generale ha molte caratteristiche che sono scritte, sono stabilite sul contratto di lavoro. Principalmente ci sono però due obbligazioni principali, due obblighi principali: il lavoratore e il datore di lavoro hanno ciascuno un obbligo, un’obbligazione principale: l’obbligazione in capo al datore di lavoro è quella della retribuzione e l’obbligazione in capo al lavoratore è quella della prestazione lavorativa. Quando dico obbligazione “in capo a” significa che questa obbligazione “appartiene a”, “spetta a”. Se un’obbligazione è in capo al lavoratore vuol dire che fa riferimento diretto a lui, è relativa al lavoratore.
Ricapitoliamo: c’è il lavoratore che lavora, cioè che presta la propria attività in favore di un datore di lavoro. Il lavoratore e il datore di lavoro firmano un contratto. Nasce dunque il rapporto di lavoro… (continua)
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I verbi professionali: ASSUMERE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
“Complimenti, le comunico che lei è stato assunto!”
Ti piacerebbe se dicessero proprio a te questa frase?
In effetti l’emozione che si prova è molto forte.
A me è capitato, un paio di volte, ma ho semplicemente letto una lettera raccomandata, che mi è quindi arrivata per posta, lettera con la quale mi veniva comunicata l’assunzione.
Quindi finalmente avevo un lavoro.
Assumere quindi è il verbo numero quindici della categoria verbi professionali, ed è facile capire naturalmente perché si tratta di un verbo professionale.
Normalmente infatti chiunque ottenga un lavoro, un lavoro regolare intendo, viene assunto…
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I verbi professionali: AVVALERSI
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Eccoci arrivati al quattordicesimo verbo professionale.
Il verbo di oggi è AVVALERSI (A-V-V-A-L-E-R-S-I), che è un verbo pronominale, cioè è un verbo che si usa per riferirsi ad una azione verso se stessi, una azione che si fa verso se stessi: quindi io mi avvalgo, tu ti avvali, lui si avvale eccetera. Per avere un’idea più chiara dei verbi pronominali potete dare una occhiata all’articolo pubblicato a dicembre 2016 dedicato proprio ai verbi pronominali.

Ad ogni modo oggi spieghiamo come si usa questo verbo, quali sono gli utilizzi che gli italiani fanno di questo verbo. E’ un verbo professionale perché il verbo avvalersi è molto utilizzato nel mondo del lavoro ed il motivo lo capirete tra poco:
Avvalersi significa “servirsi di qualcosa”. Tutto nasce quindi da un bisogno. Chiunque abbia dei bisogni nella sua vita si può avvalere di qualcosa. E tutti abbiamo dei bisogni nella sua vita giusto?
Quando si ha un bisogno, quando si ha bisogno di qualcosa, normalmente si dice proprio così: “ho bisogno di”. Ad esempio, “ho bisogno di acqua”.
Analogamente potete dire “ho bisogno di un paio di scarpe”, “ho bisogno di aiuto”, “della mia macchina”, “del denaro necessario”, eccetera.
“Ho bisogno” esprime quindi un bisogno, una necessità. Ed è sempre seguito da “di”, “del”, della” eccetera.
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Rafforzare le ossa (1^ ripasso dei verbi professionali 1-13)
Audio
Trascrizione
Bene ragazzi grazie di cuore di essere qui per questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente.
La famiglia di Italiano Semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, siete molti a seguirti su Facebook ed aumentano anche le persone che iniziano a citare le sette regole d’oro che io raccomando per chi sta cercando di migliorare il suo italiano.
Oggi facciamo un episodio di ripasso. Ripassare significa esercitarci, studiare nuovamente. Ci esercitiamo con alcune delle frasi idiomatiche imparate finora sulle pagine di Italiano Semplicemente, un esercizio direi abbastanza efficace e divertente.
Lo facciamo affrontando un argomento interessante credo un po’ per tutti: parliamo di rafforzare le ossa.
Tutti abbiamo le ossa no? Le ossa formano il nostro scheletro, sono dentro di noi, nel nostro corpo, sono di colore bianco, e l’unica parte del nostro scheletro visibile sono i denti.
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Bene, quindi vi interesserà sicuramente come fare per rafforzare le ossa e in generale per avere cura del vostro scheletro per farlo durare il più a lungo possibile.
Ho fatto una breve ricerca su questo ed ora vi racconto alcune cosette interessanti sulle ossa. Prima neanche io ne avevo la più pallida idea. Ora invece avete davanti a voi un vero esperto di ossa: mica pizza e fichi!
Sto scherzando ovviamente, non voglio certamente spacciarmi per un esperto. Ho solo letto alcuni articoli e vorrei condividerli con voi oggi. Spero che la cosa riscuota il vostro interesse. Credo che in questo modo riuscirò a rendere questo episodio ancora più interessante.
Ogni tanto quindi userò alcune delle espressioni già spiegate sulle pagine di Italiano Semplicemente è userò anche qualche verbo professionale, mettendo anche dei collegamenti ai singoli episodi, se volete approfondire; ho già iniziato a farlo, infatti ad esempio “non avere la più pallida idea” e “mica pizza e fichi” sono due espressioni che abbiamo già incontrato in altri episodi e che ho già spiegato. Se non ricordate più il significato e i vari utilizzi andate a dare un’occhiatina.
Lo stesso vale per i verbi che abbiamo chiamato “professionali” e che spieghiamo ogni settimana per coloro che vogliono migliorare il loro italiano oltre il livello base. Questa è anche un’occasione per me per promuovere il corso di Italiano Professionale.
Allora le ossa: molti lo sapranno, molti no, sono tessuti vivi. Checché se ne dica le ossa sono dei tessuti vivi proprio come la carne e la pelle. Anche se sembra che una volta cresciute non cambino più, non è così. Le ossa sono composte da cellule che cambiano continuamente. Si parla in questo caso di tessuto osseo, proprio come avviene per la pelle ad esempio, che è chiamata tessuto adiposo o adipe.
Tutti i giorni della nostra vita perdiamo un po’ di tessuto osseo, e tutti i giorni cresce nuovo tessuto osseo.
Quando però la crescita del nuovo tessuto osseo non va di pari passo con la perdita del tessuto osseo vecchio si può sviluppare una condizione medica, una malattia, chiamata osteoporosi.
Che cosa è l’osteoporosi? Di cosa si tratta? Cercherò di spiegarvelo in 15 minuti senza attaccarvi un pippone ma cercando di essere più conciso possibile. Spero di riuscirci ma ammesso e non concesso che riesca a spiegarvelo, spero che la cosa vi sia anche utile anche per la vostra salute.
Iniziamo dunque dalla parola osteoporosi: la parola osteoporosi letteralmente significa “ossa porose“. I pori infatti sono dei piccoli buchi. Normalmente quando si parla di pori in italiano vengono in mente i pori della pelle. In questo caso si tratta dei pori delle ossa. Anche le ossa sono porose, cioè le ossa hanno i pori.
Le ossa infatti, in condizioni normali, hanno molti piccoli pori, cioè fori, dei forellini, dei buchini internamente. Ebbene, se una persona ha l’osteoporosi allora questa persona perde del tessuto osseo che solo parzialmente viene sostituito, quindi i fori delle ossa aumentano di giorno in giorno. Come immediata conseguenza, le ossa diventano più fragili, diventano sottili, tanto che se la cosa è grave persino un semplice colpo di tosse può provocare una frattura, può provocare una rottura di un osso.
Alcune fratture sono più importanti di altre – naturalmente – ad esempio la frattura dell’anca. L’anca è l’osso, l’articolazione che unisce il tronco cioè la parte alta del nostro corpo con la gamba, e quindi è l’osso che sostiene il peso più elevato del corpo.
Sembra infatti che fino al cinquanta per cento dei pazienti con una frattura all’anca muoiano entro sei mesi. La metà! Incredibile! Le ossa sono dunque molto importanti.
Sono circa duecento milioni le persone in tutto il mondo che hanno questa malattia alle ossa. Naturalmente le ossa si indeboliscono con l’età e quindi i malati di osteoporosi non potranno che aumentare in futuro visto che la popolazione mondiale invecchia di giorno in giorno.
Le donne sono più soggette degli uomini a questa malattia, ed infatti una donna su tre di età superiore ai 50 anni avrà una frattura alle ossa causata dall’osteoporosi. Per gli uomini oltre i 50, la probabilità è una su cinque. Le donne quindi sono maggiormente interessate a questa malattia. Inoltre avere una storia familiare di osteoporosi aumenta il rischio di contrarre la malattia, quindi se i vostri genitori ne hanno sofferto voi siete maggiormente esposti al rischio osteoporosi. Infine le persone bianche e asiatiche sono anch’esse a maggior rischio.
Solitamente sono i cambiamenti ormonali o la mancanza di calcio o vitamina D a causare osteoporosi. Riguardo all’alimentazione in questo caso non prendete alla lettera il detto “una mela al giorno leva il medico di torno”, perché non basta una mela per scongiurare il pericolo osteoporosi, tuttavia ci sono alcuni comportamenti che possono aiutare a prevenire l’osteoporosi, ad esempio mangiare cibi salutari, così anche essere fisicamente attivi, fare sport e anche evitare di fumare. Anche l’alcool è meglio evitarlo.
Ma quali esercizi fisici fare? Meglio l’attività aerobica? O meglio quella anaerobica? Meglio fare jogging leggero o meglio alzare dei pesi in palestra? Pare che sollevare pesi sia più efficace. In generale meglio l’attività anaerobica, quindi sforzi brevi ed intensi. L’attività aerobica invece pare lasci a desiderare in quanto agli effetti benefici sulle ossa.
Le ossa infatti, come i muscoli, reagiscono quando c’è una pressione. Quando le ossa incontrano una resistenza, un peso a cui resistere, crescono delle nuove cellule, quindi aumenta la massa ossea, le ossa crescono.
Quindi, è importante che i bambini facciano attività come la corsa, che pratichino la pallacanestro cioè il basket o la pallavolo o anche semplicemente che saltino, che facciano dei salti. Insomma sport e salti a iosa!
Questi esercizi di impatto – si chiamano così- contribuiranno a costruire la massa ossea necessaria quando saranno più in là nella vita. Infatti una delle cose più importanti che ti proteggono contro l’osteoporosi quando sei più anziano è la quantità di massa ossea che si ottiene in gioventù. Non è un caso che ci sia un proverbio credo cinese che dice: “abbi cura del tuo corpo per i primi cinquant’anni della tua vita ed il tuo corpo avrà cura di te per i successivi cinquanta“. Mi ha colpito molto questo proverbio.
Attenzione però perché non tutti gli esercizi fisici aiutano le ossa. Andare in bicicletta ad esempio fa molto bene ai muscoli ed al cuore ma non è d’aiuto per la crescita della densità ossea.
Lo stesso vale per il nuoto e per le attività in acqua in generale. Strano vero?
Sono rimasto stupito di questo quando l’ho letto: ciò che fa bene al cuore non è detto faccia bene anche alle ossa! Incredibile.
I maggiori risultati si ottengono con gli esercizi di resistenza e con i salti. In entrambi i casi c’è un aumento della massa ossea, quindi non solo si contrasta la perdita di massa ossea, ma addirittura c’è una crescita.
La Fondazione Nazionale Osteoporosi negli Stati Uniti suggerisce, per aiutare le ossa a rimanere in salute, di eseguire alcuni esercizi in particolare: oltre al sollevamento pesi, ad esempio fa molto bene ballare, fare delle escursioni, correre, saltare con la corda o sul posto e giocare a tennis. Anche la scalata fa parte di queste attività.
Riguardo all’alimentazione è importante il calcio, la vitamina D e la vitamina K.
Quindi mangiate verdure come il cavolo e gli spinaci. Meno sale nella vostra alimentazione, e come detto meno alcool.
Ovviamente evitare di fumare, e non badate a quello che fanno i vostri amici: solitamente soprattutto quando si è giovani e gli amici fumano un po’ tutti si pensa spesso: “se fumano loro posso farlo anche io, non c’è nulla di male, ed al limite potreste pensare: mal comune, mezzo gaudio”; non fumate quindi e se vi offrono una sigaretta declinate cortesemente l’invito ed anche le vostre ossa vi ringrazieranno. Vedrete che se voi non fumate i vostri amici prima o poi se ne faranno una ragione.
Bene, se ne avete abbastanza delle mie spiegazioni possiamo concludere questo episodio, quindi non perdiamo altro tempo, prendete il toro per le corna ed esercitatevi non solo ad ascoltare gli episodi di Italiano Semplicemente ma fatelo mentre correte, e mentre fate crescere le vostre ossa in palestra.
Andare in palestra ovviamente significa usare il tempo per fare gli esercizi ok? Non cazzeggiate, mi raccomando! Vi farà bene, ed in ogni caso non vi farà male: tentar non nuoce ad ogni modo.
La lezione volge al termine: Un ultimo suggerimento: se ripetete l’ascolto di questo episodio il vostro italiano migliorerà: tutti i nodi prima o poi vengono al pettine! Meglio se lo fate mentre fate quattro salti nel parco, così riuscirete meglio ad ingannare il tempo, anche quello che passa inesorabilmente giorno dopo giorno. Io credo di aver fatto la mia porca figura anche oggi, quindi nella speranza di non aver disatteso le vostre aspettative, do un abbraccio a tutti!
I verbi professionali: PROMUOVERE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Eccoci arrivati al tredicesimo verbo professionale.
Il verbo di oggi è PROMUOVERE (P-R-O-M-U-O-V-E-R-E), un verbo utilizzatissimo nel mondo del lavoro ed anche molto usato a livello scritto.
Il verbo promuovere ha differenti utilizzi, e prima ancora di spiegarvi quali siano questi diversi utilizzi, voglio dirvi cosa che hanno in comune tra loro.
Promuovere è un verbo composto da due parti, pro + muovere. Cominciamo da muovere, che è un verbo che indica un movimento; se qualcosa si muove non sta fermo. Invece il prefisso “pro” sta per avanti, quindi indica la direzione del movimento. Di conseguenza il verbo promuovere rappresenta un avanzamento; quando si avanza, si va avanti. Promuovere è simile al verbo avanzare quindi, cioè fare dei passi in avanti, muoversi verso in avanti.
Bene, con questo chiarimento posso ora tranquillamente spiegare i vari utilizzi del verbo.
Noi italiani incontriamo per la prima volta nella nostra vita il verbo promuovere quando andiamo a scuola.
Infatti quando uno studente va a scuola, quando frequenta una scuola per un certo periodo di tempo, per un certo numero di anni ad esempio, alla fine dell’anno o anche alla fine del corso dovrà fare un esame o comunque qualcuno dovrà decidere se lo studente ha imparato sufficientemente oppure no durante quel periodo scolastico, se cioè lo studente merita o meno di essere ammesso alla classe successiva, la classe immediatamente superiore.
In caso affermativo lo studente verrà promosso, altrimenti verrà bocciato, o respinto. Promuovere è quindi il contrario di bocciare e la bocciatura infatti è il contrario della promozione in ambito scolastico.
Quindi se ad esempio uno studente frequenta il terzo di cinque anni totali di studi ed a fine anno viene promosso, allora lo studente viene promosso dal terzo al quarto anno. Lo studente passa dal terzo al quarto anno di studi attraverso una promozione. C’è quindi un movimento, un movimento in avanti, non fisico – non è un oggetto che si muove – e questo movimento in avanti, questo avanzamento, questa progressione, è legato ad un giudizio, ad una valutazione di merito.
Non si tratta di un oggetto che si muove quindi. Con gli oggetti infatti non possiamo usare il verbo promuovere. Questo è importante da dire.
Vediamo cosa succede se usciamo dall’ambito scolastico.

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I verbi professionali: Disattendere
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Buongiorno a tutti, oggi vediamo il verbo professionale n. 11. Si tratta del verbo DISATTENDERE.

E’ un verbo poco usato dagli stranieri, se non per nulla, e a dire il vero non è molto utilizzato neanche dagli italiani, ma in ambito lavorativo è abbastanza importante conoscerne il significato. È molto usato a livello giornalistico e molto anche nelle relazioni commerciali, soprattutto per iscritto.
Probabilmente conoscete il verbo attendere, che significa aspettare. Quindi si potrebbe pensare che disattendere sia il contrario di attendere, così come disunire è il contrario di unire, e così come anche dispari è l’opposto di pari, così come disarmare è l’opposto di armare eccetera. Ma questa purtroppo non è una regola. Disattendere non è l’opposto di attendere, ma in fondo il verbo attendere ci può aiutare a capire il significato di disattendere. Vediamo come. Così, se riesco a farmi seguire in questa spiegazione capirete e ricorderete subito il significato di disattendere.
Cominciamo da attendete quindi, che come detto significa aspettare. C’è anche la parola attesa, che rappresenta il tempo stesso. Infatti la sala d’attesa è la sala, cioè la stanza in cui si attende, cioè si aspetta. Se andate dal dentista, come da un medico qualsiasi, prima della visita medica si aspetta il proprio turno in sala d’attesa, dove si attende, appunto.
Bene. seconda cosa importante da dire è che il verbo aspettare, in senso riflessivo diventa aspettarsi. Ad esempio se dico che oggi piove, posso aggiungere che me l’aspettavo, cioè mi aspettavo che oggi piovesse. Io mi aspettavo che oggi piovesse, magari perché ieri ho visto le previsioni del tempo che davano pioggia per oggi. Allora attenzione perché se io mi aspetto qualcosa, penso che questa cosa accadrà, e questo evento è un evento atteso.
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Vita, morte e miracoli
Audio
E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.
US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN
Trascrizione
Ciao amici, spero stiate tutti bene.
Oggi, come vi avevo promesso sulla pagina Facebook, vi vorrei spiegare la frase “vita, morte e miracoli“.

Durante questa spiegazione inoltre utilizzerò alcuni verbi che ho già spiegato sulle pagine di ItalianoSemplicemente.com e precisamente sto parlando dei verbi professionali che è una parte del corso di Italiano Professionale che sarà completo nella sua versione base nel 2018.
Molti hanno già prenotato il corso, coloro che vogliono farlo possono ancora farlo perché fino a tutto l’anno 2017 potranno averlo ad un prezzo speciale: 139 anziché 200 euro. Chi vuole potrà anche ricevere a casa una pen-drive con tutti i file delle lezioni e da subito potrà avere accesso all’area riservata su Google drive per leggere ed ascoltare le lezioni.
Per coloro che non lo sanno ancora il corso è un corso completo di italiano, dove vengono affrontate in particolare tutte le tematiche del lavoro, in particolare le riunioni, gli incontri, le trattative di affari, la presentazione personale della vostra azienda, il linguaggio formale e le espressioni idiomatiche consigliate ed anche quelle sconsigliate e che non bisogna mai usare nel lavoro. Come scrivere una mail, come fare offerte d’affari, come rispondere al telefono, come rispondere a delle critiche; affronteremo anche come esprimere la propria opinione, quali sono i diversi modi per esprimere una opinione, eccetera. Il corso quindi è una occasione per tutti per imparare l’italiano in modo più approfondito, e questo ci permetterà di ampliare il vocabolario con tanti nuovi termini e nuovi verbi.
Quindi fino al giorno in cui il corso sarà completo stiamo spiegando un verbo alla settimana. Finora abbiamo visto 10 verbi professionali, i cui link li potete trovare nel sommario del corso. Nella trascrizione del testo che ho predisposto per voi scriverò i verbi di colore rosso e potrete cliccare sul verbo per ascoltare, se volete, la spiegazione del verbo indicato.
Oggi quindi durante la spiegazione della frase “vita, morte e miracoli” io utilizzerò tutti questi verbi. Nel file audio, che state ascoltando ora, ascolterete invece un piccolo suono ogni volta che io userò questi verbi. Spero di riuscire bene a rendere l’idea a tutti.
Spero che questo esperimento vi piaccia così potrete ascoltare la spiegazione della frase di oggi e nello stesso tempo potrete anche ripassare, rivedere e ricordare meglio l’uso di questi dieci verbi.
Allora: “Vita, morte e miracoli”.
Spieghiamo prima le parole: “La vita“: sapete bene cosa sia la parola vita (V-I-T-A) in italiano significa due cose principalmente: la vita è il contrario della morte. Se avete la vita, che è una cosa che hanno tutti gli esseri viventi, vuol dire che siete vivi, quindi respirate, mangiate, vedete, sentite, toccate e odorate. Avere la vita significa “vivere” e quindi la vita è propria degli esseri animali e vegetali. Ogni essere vivente dispone di un certo tempo di vita, ha cioè a disposizione un determinato tempo di vita, che evidentemente decide il nostro Dio: solo Dio può dettare la durata della nostra vita.
Un secondo significato della vita è una parte del corpo umano, e precisamente la zona situata sopra i fianchi: la vita è la zona in cui si mette la cinta dei pantaloni, per dare un’idea della zona.
Ma in questo caso, per la frase di oggi, ci riferiamo alla vita nel primo significato, quello più importante: la vita come il contrario della morte, che è la seconda parola della frase “vita, morte e miracoli”. La morte è la fine della vita, e quando arriva la morte non c’è più la vita: delle due l’una, o un essere è vivo oppure è morto. Non è possibile essere sia vivo che morto contemporaneamente.
Infine i miracoli: un miracolo (miracoli al plurale) è un evento straordinario, cioè non ordinario, un evento che è considerato al di sopra delle leggi naturali, quindi un miracolo si considera essere sempre opera di Dio: soltanto Dio può fare un miracolo, oppure i miracoli li può fare non direttamente Dio ma mediante una sua creatura.
Quindi ad esempio quando Gesù, il profeta Gesù, il figlio di Dio, dopo la sua morte sulla croce, è resuscitato, ebbene questo è un miracolo; è stato un miracolo perché nessuno può rinascere dopo la morte, nessuno può resuscitare: nessuno tranne Dio o una sua creatura come il figlio di Dio, che appunto è Gesù di Nazaret. Non provate quindi a spacciarvi per un Dio perché non riuscirete a fare miracoli.
I miracoli quindi sono tutte le cose che in natura non si possono fare, come appunto rinascere.
“Vita morte e miracoli” è una espressione idiomatica che, se analizzata parola per parola, non ci dice nulla ma che si usa molto in Italia soprattutto dopo il verbo sapere o conoscere: “sapere vita morte e miracoli” di qualcuno, oppure “conoscere vita morte e miracoli” di qualcuno.
Sapere vita morte e miracoli di qualcuno significa essere al corrente di tutto ciò che lo riguarda.
Se io quindi conosco vita morte e miracoli di Donald Trump, il presidente americano, ad esempio, vuol dire che conosco tutto di lui, conosco tutta la sua vita, tutto ciò che gli è successo: la sua vita personale, la sua vita professionale, la sua infanzia, la sua adolescenza, se ha riscosso successo al lavoro, se ha fallito, e in generale cosa ha fatto durante tutta la sua vita in tutti i campi.
Ma perché si dice così? Perché si dice sapere vita morte e miracoli?
Beh, se ci pensate la vita è l’inizio della nostra storia sulla terra, e la morte è la fine. I miracoli invece rappresentano tutto ciò che durante la vita può accadere.
Quindi sapere tutto, dall’inizio alla fine a proposito di una persona, si dice sapere vita morte e miracoli di quella persona.
E’ una espressione che si usa fondamentalmente con le persone, ma questo non significa che non possiate usarla anche per altre cose, come animali o opere dell’uomo, in fondo ciò che conta veramente è che l’oggetto di cui si parla abbia una storia, una storia che inizia con la nascita e finisce con la morte, morte che non è detto sia già avvenuta e in mezzo è successo qualcosa.
Se ad esempio state parlando della Città di Roma e siete un esperto dell’architettura di Roma e della sua storia in generale, potete dire che conoscete vita morte e miracoli di Roma, della capitale d’Italia. Ma se conoscete vita morte e miracoli di Roma o di qualunque altra cosa o persona vuol dire che conoscete proprio tutto, e nessuno più di voi ne sa più di voi.
Ci sono altre espressioni italiane che somigliano a questa, che ha diciamo una radice cattolica-cristiana per via della presenza della parola miracoli.
Ad esempio la frase “conoscere nei dettagli” è più utilizzata perché più professionale e dunque più usata nel lavoro. Se conoscete una cosa, generalmente un argomento, “nei dettagli”, lo conoscete bene, e non vi sfuggono neanche i dettagli, cioè le cose più piccole e meno importanti. Anche il verbo “conoscere” se vogliamo è più professionale di “sapere”: conoscere è più usato per le materie di studio mentre sapere significa “essere a conoscenza”, cioè “non ignorare”.
Inoltre abbiamo visto nella prima lezione di Italiano Professionale, quella dedicata alle competenze, che ci sono molti modi di dire che conosciamo bene qualcosa, in particolare se si tratta del nostro lavoro: quindi se volete potete dare un’occhiata alle varie espressioni viste durante quella lezione: ad esempio “saperla lunga“, “non essere nati ieri” e altre espressioni molto usate in Italia a livello professionale.
Valutate quindi se è il caso di ripassare la prima lezione di Italiano Professionale, che è disponibile per tutti.
Ora se volete potete eseguire un esercizio di ripetizione per meglio memorizzare questa frase, dopodiché vi potete anche liquidare, a meno che non vogliate ripetere l’ascolto.
Vi invito quindi a fare l’esercizio di ripetizione sperando che voi non decliniate il mio invito.
Vita, morte e miracoli
…
Sapere vita, morte e miracoli
…
Conoscere vita, morte e miracoli
…
Sapere vita, morte e miracoli di Barack Obama
…
Sapere vita, morte e miracoli di Roma
…
Sapere vita, morte e miracoli di mio fratello
…
Grazie a tutti per l’ascolto, grazie anche a coloro che supportano Italiano Semplicemente attraverso una donazione. Grazie a queste donazioni il sito può continuare a vivere ed aiutare gli stranieri ad imparare l’italiano: non facciamo miracoli ma cerchiamo di dare una mano.
Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Abbiate cura di voi.
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Corso di Italiano Professionale
I verbi professionali: SPACCIARE e SPACCIARSI
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Assistente: Ciao a tutti e benvenuti nel corso di italiano professionale.
Assistente: Ciao a tutti e benvenuti nel corso di italiano professionale.
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Giovanni: Ciao benvenuta anche a te Assistente. La voce che avete appena ascoltato è della mia assistente. La sua è in realtà la voce di Google, che oggi ci farà compagnia in questo podcast. Spero che vi farà piacere e che la famiglia di Italiano Semplicemente apprezzerà questa nuova ed insolita compagnia.
Assistente: Speriamo!
Giovanni: Speriamo. Oggi siamo nella parte del corso dedicata ai verbi, ed oggi vediamo il verbo spacciare, molto usato in ambito professionale ma non solo, come vedremo.
Assistente: ah, spacciare è il verbo di oggi?
Giovanni: Esatto Assistente! Non stai molto attenta eh?
Assistente: scusa tanto Gianni!
Giovanni: Figurati!
Questo comunque è uno di quei verbi che io definirei molto rischioso!
Occorre quindi fare molta attenzione ad usare questo verbo perché, come vedremo, il verbo spacciare ha più significati e uno di questi è molto negativo.
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Cominciamo dal primo significato.
Nel commercio spacciare è quasi un sinonimo di vendere. In particolare spacciare significa “vendere una merce, cioè un bene, un prodotto, in notevole quantità“.
Ad esempio possiamo “spacciare una partita di vino“.
Assistente: spacciare una partita di vino
Giovanni: Sì, “Spacciare una partita di vino” significa vendere una certa quantità di merce, vendere una determinata quantità di merce e generalmente non si tratta di una o due bottiglie: “Una partita” è un certo ammontare di merce, una certa quantità di vino.
Tu bevi vino Assistente?
Assistente: non ancora, tra qualche anno forse!
Giovanni: Speriamo di no!
Quindi una “partita di vino” possono essere 10 casse ciascuna di 6 bottiglie, ad esempio, oppure se parlo di una partita di grano, si potrebbe trattare di una tonnellata di grano, eccetera.
Spacciare una certa quantità, cioè una partita di una merce qualsiasi quindi significa vendere questa merce. Vendere la merce in grande quantità. Il verbo spacciare si usa quando la merce che si vende è in grandi quantità, ed è pertanto un verbo che si usa molto nel commercio.
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SEI INTERESSATO SOLAMENTE AI VERBI PROFESSIONALI?
Scrivere per esteso – mettere per iscritto – prendere nota – prendere appunti
Audio
Trascrizione
Buongiorno e benvenuti nel corso di Italiano Professionale (prenota)
Oggi spieghiamo quattro frasi: “Scrivere (o mettere) per esteso”, “mettere per iscritto”, “prendere nota” e “prendere appunti” che sono sicuramente delle espressioni che si usano solamente per motivi legati al lavoro o allo studio e che potete usare ogni volta c’è qualcosa da scrivere. Si tratta di frasi molto adatte pertanto ad un corso di italiano professionale.
All’interno del corso di Italiano Professionale queste frasi vengono collocate pertanto nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni ed agli incontri. Infatti ogni volta che c’è una riunione, un incontro, si discute, si parla e si prendono appunti, si prende nota, si scrive cioè qualcosa come nota, per non dimenticarsi ed inoltre si possono prendere delle decisioni nella riunione e quindi c’è bisogno di scrivere gli accordi, ciò che viene deciso, su un “verbale”, su un documento ufficiale.
Se ci sono delle parole che non capite come “verbale”, ad esempio in questa lezione cerchiamo di spiegare tutto nel dettaglio.
In questa lezione è anche spiegato il significato di “verbale“, “foglio firme” e dei verbi: verbalizzare, annotare e appuntare.

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I verbi professionali: RISCUOTERE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Buongiorno e benvenuti sul corso di Italiano Professionale, sezione verbi professionali. Io sono Giovanni di ItalianoSemplicemente.com, sito per imparare a comunicare in italiano in modo semplice e divertente.
Oggi è il turno del verbo RISCUOTERE, un verbo quasi esclusivamente utilizzato nel lavoro, ma che ha in realtà diversi utilizzi. Vedremo oggi tre diversi modi in particolare, quelli più utilizzati nella lingua italiana.
Questi tre diversi utilizzi sono comunque utilizzati quasi solo esclusivamente in ambiti lavorativi e professionali.

Riscuotere è un verbo che inizia con le due lettere RI, e, analogamente a tanti altri verbi che iniziano in questo modo, possono indicare la ripetizione. Quindi riscuotere significa scuotere due volte, scuotere ancora una volta. Ad esempio se scuoto un ramo, vuol dire che prendo il ramo di un albero, lo prendo con le mani ad esempio, e lo scuoto, cioè lo sposto a destra e sinistra, con una certa energia, e così facendo il ramo viene scosso. Dopo che il ramo è stato scosso, se al ramo erano attaccati dei frutti, questi frutti possono cadere per effetto dello scuotimento del ramo. Se lo faccio ancora una volta, se cioè scuoto il ramo ancora una volta posso dire che lo riscuoto.
Questo senso però non è il modo più diffuso di usare questo verbo, e se ci avete fatto caso non è un verbo professionale.
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Italiano Professionale – Lezione n. 13: FIDUCIA E DIFFIDENZA
Audio – prima parte (17 minuti)
- MP3 e PDF disponibili solamente per gli associati
- SECONDA e TERZA PARTE : solo abbonati
Episodi collegati:
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Parliamo delle espressioni idiomatiche sulla fiducia e sulla diffidenza. |
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Vamos a hablar de las expresiones idiomáticas acerca de la confianza y la desconfianza. |
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Abordons les expressions idiomatiques concernant la confiance et la méfiance. |
| We’ll talk about idiomatic expressions concerning trust and distrust. | |
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نحن نتكلم من التعابير المتعلقة الثقة وعدم الثقة. |
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Мы говорим об идиомах относительно доверия и недоверия. |
| Wir sprechen von Redewendungen über Vertrauen und Misstrauen. | |
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Μιλάμε για ιδιώματα που αφορούν την εμπιστοσύνη και τη δυσπιστία. |
Trascrizione
Introduzione
Benvenuti alla lezione numero 13, dedicata alla fiducia ed alla diffidenza. La fiducia la possiamo definire quell’atteggiamento verso gli altri che è il risultato di una valutazione positiva delle cose, per cui chi ha fiducia confida negli altri e generalmente la fiducia produce un sentimento di sicurezza e tranquillità. Se mettiamo una s, (la lettera s) davanti alla parola fiducia otteniamo il sentimento contrario: la sfiducia, chiamata anche “diffidenza”.

La diffidenza è quindi il sentimento o l’atteggiamento opposto, cioè la mancanza di fiducia negli altri, che deriva da timore o da un sospetto verso gli altri. Chi prova diffidenza verso un’altra persona ha il crede, ha paura o anche ha il sospetto di essere ingannato. Se non ci fidiamo di una persona, si dice che siamo diffidenti nei suoi confronti.
Abbiamo già affrontato nella lezione scorsa, quella sulla condivisione e sull’unione, qualche espressione relativa alla fiducia, Ad esempio le frasi “metterci una mano sul fuoco” e “nutrire una fiducia incondizionata”.
Si tratta in effetti di due argomenti molto vicini tra loro quelli della fiducia e della condivisione. Oggi però vediamo altre espressioni, non solo sulla fiducia ma anche legate alla diffidenza.
Le frasi che vediamo vi saranno particolarmente utili in un ambiente di lavoro, soprattutto quando si parla di lavoro di gruppo e di riunioni, ma è importante anche in fase di presentazione e colloquio di lavoro.
La prima parte di questa lezione, disponibile per tutti sarà quindi dedicata alle prime espressioni sulla fiducia, per continuare il percorso iniziato nel corso dell’ultima lezione, continueremo anche nella seconda parte dove vedremo anche le frasi sulla diffidenza, poi nella terza parte faremo come al solito un approfondimento sui rischi di pronuncia ed un esercizio di ripetizione con domande e risposte.
In questa lezione mi farà compagnia Giuseppina che mi aiuterà nelle spiegazioni.
La Fiducia in coppia
Vediamo prima di tutto delle frasi molto brevi che contengono la parola fiducia, e che si usano spessissimo in ogni circostanza, soprattutto nel lavoro, per esprimere rapidamente un concetto legato a questo importante sentimento. Le frasi sono: “Clima di fiducia”, “Persona di fiducia”, “Incarico di fiducia”, “Questione di fiducia”.
Son tutte frasi, quattro in tutto, composte da tre parole di cui una è proprio fiducia. La prima frase è “clima di fiducia”, che si usa spesso al lavoro per descrivere un ambiente dove si ha subito la sensazione che le persone si fidino tra loro. Normalmente si dice:
In quel luogo si respira un (certo) clima di fiducia.
E dicendo questo si vuole evidenziare un’atmosfera speciale, un luogo dove tutti coloro che lavorano lì hanno fiducia l’uno dell’altro, oppure hanno tutti fiducia in uno futuro positivo. Se ad esempio un’azienda non attraversa un buon momento ma i lavoratori sono fiduciosi nel futuro, allora posso sicuramente dire che in quell’azienda si respira un certo clima di fiducia.
La parola “certo” della frase “si respira un certo clima di fiducia” significa un buon clima, un clima positivo.
Si usa poi il verbo “respirare”, perché si respira l’aria, e l’aria, simbolicamente, porta con sé l’atmosfera positiva o negativa. Se provate poi a cercare la frase “clima di fiducia” su internet probabilmente troverete tutti siti web che si occupano di economia. Infatti la frase “clima di fiducia” è molto usata quando si parla di indicatori di fiducia economici, ed infatti esistono il Clima di fiducia delle imprese e quello dei consumatori. Il clima di fiducia delle imprese misura, essendo un indicatore, il grado di ottimismo delle imprese italiane, quindi è chiaramente un indicatore economico. Lo stesso vale per il clima di fiducia dei consumatori, dove i consumatori sono tutte le persone, perché tutti siamo consumatori. Anche questo è un indicatore economico. Ma quando usate il verbo respirare vi state riferendo ad una atmosfera di fiducia in un posto specifico, come il vostro luogo di lavoro ad esempio.
La seconda frase è “Persona di fiducia”: molto intuitiva come frase, ed infatti è molto usata soprattutto nelle offerte e nelle domande di lavoro. Chi cerca lavoro, cioè chi sta cercando un lavoro, può ad esempio pubblicare su internet un annuncio, cioè un messaggio pubblico che recita più o meno così:
“Cerco lavoro serio come persona di fiducia presso famiglie private”
Oppure chi offre lavoro, cioè chi sta cercando una persona di fiducia può invece scrivere:
“Cercasi baby sitter, preferibilmente persona di fiducia per lavorare presso una famiglia”
Oppure
“Cerco una persona di fiducia, automunita per un lavoro da colf”
Spesso troverete annunci di questo tipo su internet o giornali italiani.
Al posto della frase “persona di fiducia” potreste anche trovare la parola “referenziata”: cercasi persona referenziata è una frase molto usata. Ma che significa “persona con referenze?” Quando una persona ha delle referenze questa persona si dice che è referenziata.
Le referenze sono tutte quelle informazioni sulle qualità morali e professionali di una persona. Quindi se una donna ad esempio ha delle ottime referenze significa che esiste una persona che conosce questa donna, e che può garantire per lei, perché la conosce e quindi sa con certezza che questa donna è una persona seria, quindi può garantire sulla serietà di questa donna. Anche un’azienda può avere delle ottime referenze, ed anche in questo caso esistono prove sulla solidità e sulla serietà di questa ditta. Ad esempio queste referenze possono venire da chi ne ha avuta diretta esperienza.
Se quindi venite a conoscenza di una baby sitter con ottime o buone referenze, ebbene questa è una persona di fiducia, di conseguenza questa persona – questa ragazza ad esempio – si presenta con buone referenze e sarà subito assunta in servizio. Nel caso soprattutto di ditte, di aziende, si dice anche che questa azienda gode di una buona reputazione. La reputazione è di conseguenza ciò a cui ispira maggiormente una azienda.
La reputazione è la considerazione altrui, ciò che pensano gli altri, e quindi è una misura della qualità e della moralità. Non c’è neanche bisogno di dire ottima reputazione o buona reputazione, è sufficiente “avere una reputazione”.
Possiamo tranquillamente dire ad esempio che Tripadvisor può dare una buona o una cattiva reputazione ad una azienda, come può essere un ristorante o un hotel. Chi ha una media di quattro o cinque stelle sicuramente gode di un’ottima reputazione. Chi ne ha una o due di stelle sicuramente non gode di una buona reputazione.
Vedete quindi che se si tratta di una persona è più facile parlare di persona di fiducia, o in modo più formale “avere ottime referenze” mentre per una azienda è più usata l’espressione “godere di una buona reputazione”.
“L’incarico di fiducia” è invece un incarico, cioè un lavoro, un lavoro con un obiettivo ben determinato, ben individuato – questo è un incarico – di fiducia: quindi questo incarico è molto particolare, molto delicato, e solamente una persona di fiducia può essere la persona incaricata di realizzarlo. Alle persone di fiducia quindi si affidano incarichi di fiducia.
Infine “questione di fiducia” è una cosa che ha a che fare con la politica. Quando il Governo deve prendere una decisione importante non vuole che il Parlamento si esprima secondo le consuete modalità, dicendo ciò che pensa sul quell’argomento, ma piuttosto il Governo dice: la questione è talmente importante che se siete d’accordo il Governo continuerà a governare, altrimenti se i parlamentari non sono d’accordo il Governo cadrà. Questa è la questione di fiducia.
Naturalmente potete usare la frase anche in altri contesti: se non vi fidate più di un vostro amico, sarà inutile che continuate a frequentarvi, perché l’amicizia è soprattutto una questione di fiducia; quindi questo vuol dire che se non c’è fiducia non c’è amicizia: è una questione di fiducia.
Godere e nutrire
Prima abbiamo visto la frase “godere di buona o ottima reputazione”.
Ebbene il verbo “godere” è uno dei due verbi sui quali voglio soffermarmi. Mentre la frase “godere di buona reputazione” è, come abbiamo detto, più specifica per le aziende, per le persone possiamo ugualmente usare il verbo godere, semplicemente dicendo “godere di fiducia”, o “godere della fiducia di qualcuno”.
Ad esempio se un mio amico si chiama Carlo, posso dire che Carlo gode di fiducia, oppure Carlo gode della mia fiducia, o gode della fiducia della mia azienda. Il verbo godere si riferisce quindi a Carlo.
Se io mi fido di Carlo, è Carlo che gode della mia fiducia.
Se invece voglio riferirmi a me, devo usare il verbo “nutrire”:
Io nutro fiducia in Carlo
oppure:
Io nutro fiducia nei confronti di Carlo.
Carlo gode della mia fiducia ed io nutro fiducia in Carlo.
Godere e nutrire sono quindi due verbi molto adatti quando si parla di fiducia.
Notate però che i due verbi godere e nutrire sono due verbi che cambiano completamente il loro significato naturale associati alla parola fiducia, e per questo motivo sono poco usati dagli stranieri. Vedremo nella seconda parte, quando parleremo di rischi, che dovete fare molta attenzione quando usate questi verbi.
Non verrebbe naturale quindi associarli alla fiducia, ma sono utilizzatissimi nel lavoro e vi consiglio sicuramente di utilizzarli.
Essere degni di fiducia
Adesso prima di terminare la prima parte della lezione vediamo la frase “essere degni di fiducia”.
Essere degni di fiducia non è una frase idiomatica perché essere degni significa semplicemente “meritare”. Quindi essere degni di fiducia e meritare fiducia o meritare la fiducia di qualcuno sono la stessa cosa.
Vale la pena di soffermarci sulla parola dignità, importantissima quando si parla di lavoro. Essere degni significa come detto “meritare”, e più precisamente avere una qualità chiamata “dignità”. Anche questa parola è simile alla parola fiducia, ma mentre la fiducia è una sentimento che riguarda due persone, un sentimento che una persona ha verso un’altra (io ho fiducia di te, tu hai fiducia di me eccetera), la dignità riguarda una sola persona, ed è una cosa che si possiede oppure non si possiede. La dignità o la si ha oppure non la si ha.
Cos’è la dignità? La dignità è il rispetto che l’uomo deve sentire nei confronti di se stesso e di conseguenza deve trasformare in un comportamento adeguato. Se un uomo è consapevole del proprio valore sul piano morale, se è consapevole delle proprie qualità, allora quell’uomo ha dignità.
Si dice spesso che avere un lavoro significhi dare dignità all’essere umano. Senza lavoro si perde la propria dignità, si perde cioè il rispetto verso se stessi. Ogni lavoro, si dice ha la sua dignità. Ogni lavoro è dignitoso.
Se quindi io ho dignità, se io posseggo dignità, io ho rispetto di me stesso, ma anche un lavoro, un mestiere, come detto, ha la sua dignità, cioè ogni lavoro onesto merita di essere rispettato; quindi la dignità non è una caratteristica solamente dell’essere umano: il lavoro è collegato spesso alla dignità, e se un lavoro non è dignitoso vuol dire che chi lo fa, chi fa quel lavoro non ha dignità, non ha rispetto di se stesso, sta mancando di rispetto a se stesso.
Meritare qualcosa quindi si dice anche “essere degni di qualcosa”. Se si posseggono le qualità morali necessarie, si è degni di qualcosa, ed in particolare si è degni di fiducia.
– spezzone della canzone “Non son degno di te” di Gianni Morandi –
Pertanto essere degni di fiducia è una qualità importantissima, perché implica una fiducia profonda, basata sule qualità morali di una persona.
Finisce qui la prima parte della lezione dedicata alla fiducia ed alla diffidenza. Nella seconda parte vedremo molte altre belle espressioni. Poi nella terza parte come detto parleremo di rischi di pronuncia e faremo un esercizio di ripetizione
Fine prima parte
I verbi professionali: DECLINARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Trascrizione
Buongiorno amici Benvenuti nel corso di italiano professionale. Oggi è la volta della spiegazione del verbo DECLINARE.

Si tratta anche questo, probabilmente di uno dei verbi che uno straniero non usa mai, anche se lavora da molti anni in Italia ed i motivi sono molteplici: Primo perché si usa raramente, secondo perché il suo utilizzo avviene prevalentemente per iscritto ed in ambiti abbastanza formali. Il significato primario di questo verbo inoltre non ci aiuta. Declinare significa diminuire, scendere verso il basso, volgere verso il basso, quindi anche abbassare. Posso infatti usare questo verbo ad esempio nelle seguenti frasi:
- Declinare la testa in basso
cioè abbassare la testa, muoverla verso il basso, verso terra.
- La collina declina dolcemente verso il mare.
Quindi in questo caso la collina va, si muove verso il basso, nel senso che c’è una discesa, quindi spostandosi dalla sommità della collina verso il mare, scendiamo dolcemente verso il basso, perché il mare sta in basso.
Quindi declinare rispetto ad abbassare ed abbassarsi è più dolce, più poetico anche.
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I verbi professionali: DETTARE
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Trascrizione
Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo DETTARE.
Ci sono due principali significati del verbo dettare.

Appena iniziate a studiare l’italiano, è facile che il professore vi detti qualcosa. Quando il vostro professore vi detta qualcosa, inizia a pronunciare lentamente delle parole, con chiarezza, affinché tu e tutti gli studenti possiate scrivere queste parole dettate dal professore. Dettare quindi significa pronunciare lentamente affinché qualcuno scriva.
Il professore non è però l’unica persona che può dettare. Anche io posso dettare una lettera a mia figlia, in modo che lei possa scrivere.
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Italiano Professionale: Lezione n. 12 – condivisione ed unione
Audio – prima parte (15 minuti)
La lezione completa disponibile per gli abbonati al corso.
Indice delle lezioni: INDICE
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Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano la condivisione e l’unione |
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Hablamos de expresiones idiomáticas referentes a Compartir y fusionar |
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Abordons les expressions idiomatiques concernant le partage et l’union |
| We’ll talk about idiomatic expressions concerning Sharing and merging | |
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نحن نتحدث عن العبارات الإصطلاحية التي تتعلق بالتقاسم و الإتحاد |
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Мы говорим о идиоматических выражений, которые касаются совместного использования и объединения |
| Wir sprechen über Redewendungen betreffend Verbindungen und Gemeinsamkeiten in der Arbeitswelt. | |
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Μιλάμε για ιδιωματικές εκφράσεις που σχετίζονται με την ανταλλαγή και την ένωση |
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Vi vil tale om sproglige udtryk der handler om enighed og organisering. |
Trascrizione
- Prima parte – Introduzione
Benvenuti alla lezione numero 12, dedicata alla condivisione ed all’unione.
In questa lezione, importantissima in ambito lavorativo, vediamo le espressioni più utilizzate, in ogni tipologia di lavoro, dal più umile al più professionale, che riguardano il gruppo. In particolare vediamo le espressioni che si riferiscono all’unione di persone, di interessi, di attività ma anche all’unione di sogni ed emozioni, tutti aspetti che occupano un posto di primo piano in ambito lavorativo.
Come diceva il poeta greco Omero, “Lieve è l’oprar se in molti è condiviso”, vale a dire che operare, cioè lavorare, pesa meno, è meno pesante, cioè è lieve, è leggero, se tale lavoro è condiviso, se cioè il lavoro è frutto di un lavoro di gruppo, se lo condividiamo con qualcun altro.
Fino ad ora, dalla corso della sezione n.1, la prima del corso di Italiano Professionale, abbiamo esplorato quasi tutti gli aspetti che riguardano la vita professionale, da come esprimere le proprie professionalità (nel corso della prima lezione), alla sintesi, dall’approssimazione alla puntualità, la sincerità, il controllo, il denaro, i risultati ed i problemi, per finire con i rischi e le opportunità, argomento quest’ultimo che è stato oggetto della scorsa lezione, la numero 11.
Questa lezione, dedicata all’unione ed alla condivisione, è probabilmente quella che più delle altre affronta un argomento trasversale a tutti i lavori, vale a dire un aspetto talmente importante che è veramente difficile trovare, ammesso che esista, una attività lavorativa che non abbia bisogno di contatti umani e relazioni sociali.
Gli ambiti lavorativi ai quali la lezione si riferisce, in particolare, sono quelli della trattativa d’affari e quello delle relazioni interne.
Ci occuperemo più avanti nel corso, nei capitoli che seguiranno, dei singoli aspetti. Ad esempio nella sezione numero tre del corso, dedicata alle riunioni ed agli incontri di lavoro faremo un approfondimento su tutti i termini che si possono utilizzare per indicare un gruppo di persone. Ci sono dei termini che danno un’immagine positiva ed altri che ne danno una negativa, a volte anche molto negativa, di un gruppo di persone. Vedremo quindi il “gruppo di lavoro”, la “compagine”, la “società”, eccetera. Si tratta della prima lezione della terza sezione, che si preannuncia molto interessante.
Ma entriamo subito nel vivo di questa lezione numero dodici. Anche questa sarà suddivisa in tre parti, come la precedente, per facilitare al massimo l’ascolto e la lettura.
Nel corso della prima parte tratteremo tutte le espressioni “negative”, vale a dire quelle che non danno una immagine positiva di un gruppo, che non aiutano la condivisione e che danno quindi un’immagine negativa di un’azienda o comunque di un gruppo di persone che lavorano insieme.
Nella seconda parte vediamo invece le frasi cosiddette “positive” e poi quelle che possiamo definire “neutre”, la cui valenza e significato dipendono molto dal contesto e dal tono con cui vengono pronunciate. Nella seconda parte vedremo anche i rischi nella pronuncia e nell’utilizzo di queste frasi.
Infine nella terza ed ultima parte faremo un esercizio di ripetizione, con domande e risposte. Io farò delle domande e voi potete provare a rispondere. Poi ascolterete una delle possibili risposte. Ovviamente le domande avranno come oggetto le espressioni spiegate nel corso della lezione.
2. L’armata Brancaleone e l’Attrazione Fatale
Abbiamo detto che iniziamo dalle espressioni negative.
Quali sono dunque le caratteristiche negative di un gruppo? Di primo acchitto verrebbe da pensare a problemi di organizzazione ed efficienza. Insomma, se un gruppo è un cattivo gruppo allora vuol dire che funziona male, vuol dire che il gruppo non funziona come dovrebbe perché manca una organizzazione e c’è un problema di efficienza; poi possiamo aggiungere che le persone che ne fanno parte sono male assortite.
Ebbene, quando un gruppo di persone ha queste caratteristiche negative possiamo chiamarlo l’armata Brancaleone.
L’espressione viene dal titolo di un grande film italiano, un film comico del 1966. Un film di Mario Monicelli, che è quindi il regista.
Protagonista di questo film, ambientato nel Medioevo è appunto, un gruppo, un gruppo di briganti, il cui capo era un certo Brancaleone da Norcia interpretato da Vittorio Gassman, grande attore italiano.
Ebbene, questo gruppo di briganti, cioè di banditi, di disonesti, di persone fuorilegge, era un gruppo di persone completamente disorganizzato, che hanno moltissimi problemi, disorganizzati e che non hanno molte cose in comune tra loro.
Questa tipologia di gruppo, con queste caratteristiche la potete sempre chiamare l’Armata Brancaleone. Si chiama armata perché questo è il nome che si dà ad un gruppo armato di persone, generalmente in un esercito. È una frase molto usata in Italia ed è ovviamente molto negativa.
Se il vostro gruppo viene etichettato con questo nome, non è sicuramente un bel segnale! L’Armata Brancaleone non è però l’unica espressione che deriva da un film in senso negativo.
Considerato che stiamo parlando di espressioni negative, ce n’è un’altra altrettanto negativa: “Attrazione fatale”, che viene dal film del 1987 dal titolo Fatal Attraction. Se usiamo questa espressione vogliamo rappresentare una situazione in cui, in ambito sentimentale o anche in ambito lavorativo, una iniziale attrazione si è alla fine dimostrata “fatale”. Un’attrazione iniziale, che può essere quell’attrazione che ha portato più persone a formare un gruppo, alla fine è risultata negativa, anzi, fatale, il che significa che c’era di mezzo il fato. Il fato è il destino, e ciò che è fatale è prescritto dal destino; inevitabile, ineluttabile.
Un’attrazione fatale però ha un significato negativo, infatti fatale significa anche mortale, che porta alla morte, o comunque disastrosa. Se un’attrazione è fatale allora significa che l’unione di più persone si è dimostrata molto negativa, fatale, ha cioè portato conseguenze drammatiche per il membri del gruppo.
3. Meglio soli che male accompagnati
Passiamo alla terza espressione della lezione. Eravamo rimasti ai gruppi che non funzionano, alle Armate Brancaleone ad esempio. Ebbene, se si è dell’opinione che un gruppo sia un’Armata Brancaleone, allora si potrebbe pensare: meglio non formare un gruppo. In tali casi si dice spesso: “meglio soli che male accompagnati”.
È questa una frase che è più un proverbio che una frase idiomatica. Il senso è chiaro: meglio soli, cioè meglio non fare nessun gruppo, meglio non unirsi con nessuno piuttosto che accompagnarsi male.
Essere accompagnati significa avere compagnia, cioè avere qualcuno vicino. Essere “male accompagnati” quindi vuol dire essere “accompagnati male”, cioè avere una cattiva compagnia. Quindi meglio essere soli in questo caso: meglio soli che male accompagnati, frase utilizzata dappertutto e da chiunque in Italia, in ogni contesto in cui ci sia un gruppo che non funzioni bene.
4. Fare di tutta l’erba un fascio
Chi è che può dire la frase meglio soli che male accompagnati?
Ad esempio lo può dire una persona che ha capito che le persone che lo circondano non sono persone affidabili secondo lui, persone delle quali quindi lui non si fida.
Qualcuno potrebbe obiettare e dire: non fare di tutta l’erba un fascio! Non devi fare di tutta l’erba un fascio! Il che significa semplicemente: non tutte le persone sono uguali.
Anche questa è una frase fatta usata da tutti in Italia. Ma cosa vuol dire? Da dove viene questa frase?
Questa frase parla di erba, che cresce nel prato, e del fascio, che è un mazzo, un gruppo di erbe raccolte. L’origine è legata evidentemente al mondo contadino. A terra, come sapete, crescono piante buone e piante meno buone, e durante la raccolta nei campi, si poteva scegliere di raccogliere tutta l’erba assieme, oppure raccogliere solamente quella buona, lasciando le erbacce.
Era evidente che non conveniva, non era conveniente, raccogliere tutte le erbe in un unico mazzo, tutte assieme, senza fare una selezione tra quelle buone e quelle cattive. Col termine fascio si indica quindi un mazzo, un insieme di erbe, un gruppo di erbe, raccolte tutte assieme, senza fare attenzione se le erbe raccolte siano buone o cattive.
La stessa cosa può avvenire con le persone: in ogni gruppo ci sono persone positive, persone in gamba, adatte a lavorare insieme ad altre, e persone che invece non sono adatte, sono persone diciamo “negative”, professionalmente poco valide, non adatte a lavorare in gruppo. Ebbene, chi dice: no, non voglio lavorare con queste persone, non voglio lavorare con questo gruppo, sta facendo di tutta l’erba un fascio. Questa persona non sta distinguendo le persone positive da quelle negative, ma le considera tutte uguali, dicendo; meglio soli che male accompagnati. Questa persona fa di tutta l’erba un fascio, cioè fa un solo fascio, un solo mazzo, non distingue, fa un solo fascio di tutte queste persone, le considera come tutte uguali, come un unico fascio d’erba.
5. Chi c’è c’è (e chi non c’è non c’è)
Vediamo la quinta espressione della lezione, che è poi l’ultima espressione della prima parte della lezione.
Quando si decide di far parte di un gruppo, non è detto che tutti siano d’accordo. Solitamente diverse persone hanno diversi gradi di entusiasmo. Qualcuno allora potrebbe dire: ok, d’accordo, formiamo il gruppo, sono contento. Qualcun altro invece potrebbe non essere d’accordo: “beh, un momento, fatemici pensare, non so se voglio appartenere a questo gruppo, ho bisogno ancora di tempo”.
A questo punto, se il gruppo nasce per qualche motivo specifico e non c’è più tempo da perdere, allora una persona del gruppo, una di quelle persone che è entusiasta di formare il gruppo potrebbe dire:
Sapete cosa vi dico? “Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”.
Si tratta di un’espressione chiaramente colloquiale, adatta al linguaggio parlato ma non a quello scritto. Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è significa: “basta, non c’è più tempo, chi ha deciso di appartenere al gruppo fa parte del gruppo, e chi invece non ha deciso ancora sta fuori dal gruppo. Più brevemente: Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è.
Perché questa è un’espressione negativa? La risposta è che si tratta di una delle espressioni che non evidenziano sicuramente un aspetto positivo del gruppo, ma piuttosto il fatto che esistono due diverse opinioni, due gruppi che non si uniscono tra loro, perché hanno idee diverse. Il meglio sarebbe essere tutti d’accordo, e se siamo in un’azienda e non tutti condividono gli obiettivi aziendali, questo è un bel problema. Diversa è la situazione di un gruppo di persone che si mettono insieme per formare un gruppo motivato e unito. In questo caso è bene e giusto fare una selezione e escludere sin dall’inizio chi non è abbastanza convinto.
Non sempre quindi dividere è sbagliato e negativo.
Bene, finisce qui la prima parte della lezione n. 12. Nella seconda parte vedremo le espressioni neutre e quelle positive, tra cui alcune idiomatiche, come ad esempio “spezzare una lancia a favore di qualcuno”, “chi fa da se fa per tre“, ma anche molte altre espressioni più professionali e meno colloquiali.
Fine prima parte
I verbi professionali: RENDERE
Audio
Trascrizione
Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo RENDERE.
Anche questo è un verbo che è quasi sempre utilizzato nel lavoro.
Vediamo quanti sono i significati del verbo rendere e quando si usa. Facciamo ovviamente degli esempi di utilizzo ed infine un esercizio di ripetizione, seguendo quindi il metodo di Italiano Semplicemente che tutti voi sicuramente conoscete. Per chi non ne sa nulla vi invito a leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.
Dunque rendere ha un utilizzo, come dicevamo, prevalentemente professionale, ma il primo significato che trovate sul dizionario è quello di dare indietro qualcosa che si era preso o ricevuto, cioè rendere è un sinonimo di restituire. Posso quindi dire “devo rendere a Giovanni il libro che mi ha prestato”.
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I verbi professionali: liquidare
Audio
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Trascrizione
Benvenuti nella sezione verbi professionali.
Chi vi parla è Giovanni, il creatore di italianosemplicemente.com e del corso di Italiano Professionale. Questa è la quinta lezione sui verbi. Abbiamo visto il verbo valutare, eseguire, disporre e predisporre. Tutti i podcast sono disponibili con la trascrizione in pdf per chi ha acquistato il corso di italiano professionale.
Oggi quindi vediamo il verbo liquidare.

Liquidare è un verbo professionale? Proprio così, perché si usa moltissimo nel commercio e negli affari, ma attenzione perché il verbo è uno di quei verbi abbastanza rischiosi da usare perché ha più significati diversi.
Per chi non conosce e non sa usare questo verbo probabilmente noterà che liquidare viene da liquido. Potrebbe sembrare che liquidare significhi rendere liquido, cioè far diventare qualcosa liquido, così come solidificare significa rendere solido. Invece solamente nell’industria si usa in questo modo. Liquidare non significa questo però nel linguaggio comune e nel mondo economico.
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I verbi professionali: eseguire
Audio

Benvenuti nel corso di italiano professionale, sezione dedicata ai verbi.
Oggi vediamo il verbo Eseguire. Nel corso dell’ultima spiegazione (quella in cui abbiamo spiegato il verbo predisporre) vi avevo anticipato che si tratta di un verbo importantissimo nel lavoro. Probabilmente, infatti, si tratta di un verbo esclusivamente utilizzato al lavoro, in qualsiasi attività lavorativa, e a volte in ambito scolastico.
Cosa significa eseguire? Quanti significati diversi ha? Quando si può usare?
Una cosa per volta. Vediamo innanzitutto il significato di eseguire.
Se controllate il dizionario non troverete la cosa più importante, cioè che eseguire sia sostituibile con “fare”, o meglio ancora con “mettere in atto“. Eseguire quindi, ed è quello che avviene normalmente, viene spesso sostituito con “fare“.
Fare però è molto generico come verbo.
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La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente
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I verbi professionali: Disporre
CORSO DI ITALIANO PROFESSIONALE
Audio
Trascrizione
Bene amici, siamo arrivati alla seconda lezione dedicata ai verbi all’interno del corso di Italiano Professionale. Dopo aver spiegato il verbo valutare, oggi tocca al verbo disporre.
Disporre è un verbo che ha molti significati diversi e solitamente non viene mai utilizzato dagli stranieri. Oggi quindi spero che riuscirò a farvi alcuni esempi di applicazione che vi convinceranno dell’importanza di questo verbo , di quanto questo verbo sia importante nel mondo del lavoro e quanto ha a che fare con la vostra professione, qualsiasi essa sia.
Non è facile da usare, ed è per questo che vale la pena concentrare la nostra attenzione sugli usi professionali e quindi adatti a dialoghi di lavoro o a documenti scritti di lavoro. Ci sono tre fondamentali utilizzi, tre grandi categorie di utilizzo. Per ciascuno dei tre casi vedremo che potremmo sostituirlo con tre verbi diversi, tre verbi completamente diversi tra loro, I verbi in questione sono: Avere, Mettere e Decidere. Tali verbi in molti casi sono però poco adatti e poco professionali. Una persona straniera, anche di livello avanzato, userebbe questi verbi, ma in moltissimi casi vedremo che il verbo “disporre” è molto più adatto.

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La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per chi ha prenotato il corso.
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I verbi professionali: valutare
– Sommario del corso di Italiano Professionale
Audio
Buongiorno e benvenuti sulla sezione del corso di Italiano Professionale dedicato ai verbi.

In questa speciale sezione si vuole conoscere ed approfondire l’utilizzo di alcuni verbi particolari, quei verbi che si utilizzano molto spesso nel mondo del lavoro e molto raramente nella vita di tutti i giorni. Credo sia importante che chi lavori in Italia, anche se fa dei lavori semplici come il pizzaiolo, il muratore, la badante o la babysitter, sappia che non esistono solamente i verbi di uso più comune, quelli più utilizzati come fare, essere, avere, mettere, mangiare dormire pensare eccetera, ma che esistono anche moltissimi verbi che talvolta non si possono sostituire con altri più facili.
Con il 2017 iniziamo quindi questo viaggio nel mondo dei verbi professionali, argomento tra l’altro che non potete trovare su internet e su nessun libro al mondo.
È quindi una esclusiva di italiano semplicemente. Si tratterà di podcast piuttosto brevi, disponibili per tutti, almeno riguardo al file audio. La trascrizione ed il file PDF sarà invece disponibile solamente per chi ha già prenotato il corso di italiano professionale.
Iniziamo oggi col verbo “valutare“.
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La trascrizione completa in PDF è disponibile per chi ha prenotato il corso.
QUESTA PRIMA LEZIONE SARA’ DISPONIBILE PER TUTTI!
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Valutare è uno speciale verbo, abbastanza semplice da usare, poco usato nel linguaggio parlato e molto anzi moltissimo allo scritto, soprattutto nei rapporti commerciali e istituzionali.
Nel linguaggio parlato valutare è facilmente sostituibile col verbo “capire” o “pensare“, o anche “studiare”.
Ad esempio se nella vostra attività vi propongono un affare e voi dovete pensare se accettare questo affare oppure no, potete rispondere con la frase:”ci devo pensare” o “devo capire se questo è un affare conveniente” ma nella forma scritta è molto più professionale e più probabile che gli italiani utilizzino un’altra forma:
“devo valutare la convenienza dell’affare”
oppure
Occorre valutare l’effettiva convenienza della proposta
Oppure usare la parola valutazione:
Faremo una attenta valutazione della proposta
Dopo aver effettuato una attenta valutazione della proposta daremo la nostra risposta
È quindi un verbo utilizzatissimo nella forma scritta, anche per email, e dà un tono molto più professionale alla vostra risposta, perché valutare significa studiare attentamente, analizzare, valutare pro e contro, pensare cioè ai fattori positivi ed agli elementi negativi, valutare implica quindi una analisi attenta, non un semplice pensiero, una analisi approfondita e tipica di chi sa gestire la propria attività con professionalità.
Le persone pensano, i professionisti valutano. Quindi usare il verbo valutare ci rende , all’orecchio di chi ci ascolta o all’occhio di chi ci legge, più affidabili, più seri, più professionali, più attenti alla clientela e più abituati ai rapporti professionali. Insomma l’uso di un semplice verbo come valutare può sicuramente aiutarci nel nostro lavoro. Per chi non è interessato al lavoro, è comunque un verbo utilizzabile in ogni contesto.
Nessun italiano si stupirà se, al supermercato, mentre fate la spesa, dite:
devo valutare se acquistare il pane normale oppure quello integrale
oppure se in famiglia un uomo dica alla moglie:
dobbiamo valutare se questo week end sia il caso di andare a trovare i miei genitori oppure di fare una gita in campagna
Più comunemente si può usare al posto di “misurare”. Ad esempio:
la valutazione del profitto degli studenti di un corso di italiano
Inoltre si parla spesso di:
la valutazione politica della situazione, la valutazione dei risultati elettorali, la valutazione d’impatto ambientale
È quindi un verbo che vi consiglio di utilizzare spesso perché non pone nessun problema. Si usa spesso dopo il verbo dovere (dobbiamo valutare), o dopo il verbo avere (abbiamo valutato): con dovere al presente, con avere al passato. Oppure dopo parola “occorrerebbe” (occorrerebbe valutare bene la situazione) o “bisognerebbe” (bisognerebbe valutare), o anche, al presente, dopo “occorre” o “bisogna“.
Può essere usato anche col verbo essere, ma questo è un caso particolare: in questo caso infatti “essere valutati” significa essere oggetto di valutazione: ciò che viene valutato è chi parla, la persona che parla. Questo accade ogni volta che partecipiamo ad un concorso, ad esempio, o ad una selezione, per ottenere un posto di lavoro. Tutti coloro che partecipano ad una selezione vengono valutati per decidere chi è il migliore cioè colui o colei che ha ricevuto la migliore valutazione.
Valutare però è anche un verbo che è molto utilizzato in senso economico: nel commercio valutare significa “Determinare il valore commerciale di un bene o di un servizio, esprimendolo in moneta, quindi valutare significa assegnare ad un oggetto un valore di mercato, o quel valore che si ritiene giusto o conveniente. Ad esempio se parlo di un appartamento, posso dire:
L’appartamento è stato valutato 1 milione di euro;
L’orefice valutò il mio anello mille euro
Quindi in questo caso la valutazione è una semplice valutazione economica, finalizzata a determinare il valore commerciale di qualcosa, qualcosa che evidentemente è stata messa in vendita, oppure è stato danneggiato, allora possiamo dire, se vogliamo calcolare i danni derivanti da un terremoto ad esempio:
Bisogna valutare l’entità del danno derivato dal terremoto
Facciamo un piccolo esercizio di ripetizione quindi, con esempi concreti di applicazione: ripetete dopo di me senza prestare attenzione alle regole grammaticali ma semplicemente ed unicamente al tono della mia voce:
– devo valutare attentamente
—-
– occorre valutare bene prima di decidere
—-
– bisognerebbe valutare con attenzione prima di prendere una decisione
—-
– Ho valutato attentamente la questione
—-
– abbiamo dovuto valutare con attenzione
—-
– avremmo dovuto valutare bene prima di decidere
—-
– avremmo potuto e dovuto valutare meglio
—-
Ciao amici e il prossimo verbo sarà “disporre“.
Video con sottotitoli
Italiano Professionale: Lezione n. 11 – Rischi ed Opportunità
Audio introduttivo: i rischi e le opportunità nel settore della farmaceutica
La lezione è disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Indice delle lezioni: INDICE
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Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano i rischi e le opportunità |
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Hablamos de expresiones idiomáticas relativas a los riesgos y oportunidades |
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Abordons les expressions idiomatiques concernant les risques et opportunités. |
| We’ll talk about idiomatic expressions concerning risks and opportunities. | |
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سوف نتحدث عن العبارات الاصطلاحية المتعلقة المخاطر والفرص |
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Мы будем говорить о идиоматических выражений, касающихся рисков и возможностей. |
| Wir sprechen von Idiomen zu den Risiken und Chancen. | |
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Θα μιλήσουμε για ιδιωματικές εκφράσεις σχετικά με τους κινδύνους και τις ευκαιρίες. |
Il lavoro nobilita l’uomo
Il lavoro nobilita l’uomo (scarica audio)
Trascrizione

Ciao ragazzi, eccoci arrivati all’appuntamento settimanale di Italiano Semplicemente.
Qualche giorno fa ho chiesto, sul gruppo Facebook di Italiano Semplicemente, se i visitatori, i membri della famiglia di Italiano Semplicemente, avessero delle domande da farmi, avessero qualche cosa da chiarire a proposito della lingua italiana, una domanda che faccio di tanto in tanto per avere un’idea dei problemi degli stranieri con la lingua italiana. Ho ricevuto molte richieste e sto lavorando sulle risposte. State tranquilli quindi che piano piano cercherò di rispondere a tutte le vostre richieste.
Oggi invece vorrei parlarvi di una frase molto importante che ha un profondo significato. La frase è “il lavoro nobilita l’uomo“. La frase è stata detta probabilmente per la prima volta da Darwin, cioè da Charles Darwin, colui che creò la teoria dell’evoluzione.
Il lavoro nobilita l’uomo, cioè il lavoro rende nobile l’uomo, quindi lo nobilita, il lavoro nobilita l’uomo, lo rende nobile. Rendere nobile qualcuno vuol dire far diventare nobile: é grazie al lavoro che l’uomo diventa nobile. Senza il lavoro invece, l’uomo, inteso come razza umana (quindi anche la donna) non sono nobili.

Essere nobili significa essere superiori, significa avere un maggiore prestigio. In sostanza se qualcosa ci rende nobili, ci rende migliori, ci fa diventare migliori. Il lavoro è talmente importante che grazie al lavoro siamo persone migliori.
Questo è il significato della frase “il lavoro nobilita l’uomo“.
L’importanza del lavoro è talmente elevata che è universalmente riconosciuto, il lavoro, come fondamentale, come un diritto fondamentale dell’uomo.
Il lavoro è un diritto fondamentale, cioè tra tutti i diritti, tra tutte le cose che spettano all’uomo, di cui l’uomo ha diritto, il lavoro è una delle cose più importanti, fondamentali. Fondamentale significa che senza il lavoro non c’è nulla. Il lavoro è fondamentale, cioè necessario, indispensabile.
Fondamentale viene da fondamenta, e le fondamenta (fondamenta è una parola femminile) sono ciò che si trova sotto le case, ciò che sostiene ogni casa: esistono le fondamenta di un palazzo, le fondamenta della casa, le fondamenta di una chiesa.
Potreste chiedervi il motivo per cui ho deciso di parlare di lavoro oggi.
La motivazione principale è che, come molti di voi sanno, sto sviluppando da tempo il corso di Italiano Professionale, un corso che forniscaetutti gli strumenti linguistici per poter lavorare in Italia, ma c’è anche un altro motivo.
Mi è infatti capitato qualche giorno fa di vedere un programma in TV in cui si parlava della religione islamica e delle regole che ogni musulmano deve rispettare.
Mi ha molto colpito che all’interno del Corano, scusate la mia ignoranza ma in quanto cattolico non conosco nel dettaglio il contenuto del Corano, ci sia spazio anche per il lavoro.
Allora ho chiesto ai miei amici su Facebook di spiegarmi in legame tra l’ISLAM e il lavoro.
Allora mi è stato spiegato, e ringrazio Mohamed, Safia e Rania per il loro aiuto, che secondo la religione islamica, “Lavorare è un dovere“.
Lavorare è un dovere quindi, oppure lavorare è un diritto?
E’ un dovere, cioè è una cosa che si deve fare, oppure è un diritto, cioè è una cosa che ci spetta, e di cui tutti ne hanno il diritto?
Due concetti opposti: diritto e dovere, se ci pensate bene, ma vediamo meglio:
Mohamed specifica che secondo la dottrina islamica:

“il lavoro costituisce la base sulla quale si fonda l’universo ed è il solo garante della sopravvivenza delle creature”.
Spieghiamo: garante significa che garantisce, cioè che assicura. Il lavoro è il solo garante della sopravvivenza delle creature, cioè il lavoro assicura la sopravvivenza. Grazie al lavoro si è vivi. Lavoro è vita.
Continuo citando testualmente le parole di Mohamed:
“Dio l’Altissimo ha dotato ciascuna delle Sue creature di adeguati mezzi, mediante i quali esse possono trarre profitto ed evitare i danni.L’uomo, che è la più stupefacente e complessa specie dell’universo, ha maggiori necessità rispetto alle altre creature. È per questo che gli occorre una maggiore attività per potere da un lato soddisfare le sue numerose esigenze e dall’altro mantenere la famiglia che deve per natura formare.È questo il motivo per il quale l’Islam, religione naturale e sociale, considera il lavoro come uno dei doveri dell’essere umano. A tal proposito il sommo Profeta dice: “È dovere di ogni Musulmano, uomo o donna che sia, lavorare per conseguire beni leciti con i quali sostentarsi”.
Ok. Vale la pena evidenziare la parola “leciti“: con il lavoro si devono conseguire, cioè raggiungere, i beni leciti con i quali sostentarsi. I beni leciti sono i beni ottenuti senza commettere illeciti, cioè rispettando la legge
Tutto ciò che è lecito si può fare, perché la legge ci consente di farlo. I beni quindi sono leciti se sono ottenuti lecitamente, cioè rispettando la legge.
Torniamo però al concetto di dovere e di diritto.
« “Il diritto è un apparato simbolico che struttura un’organizzazione sociale anche quando si sa che alcune sue norme sono destinate a rimanere inapplicate”. »
(Definizione di Stefano Rodotà)
Secondo la dottrina islamica il lavoro è un dovere, abbiamo detto. Si deve lavorare, perché se non si lavora vuol dire che per sopravvivere si deve ricorrere a qualcosa di illecito, di non lecito.
Chi non lavora, questo credo sia il senso, vuol dire che non rispetta la legge.
Questo è molto interessante, ma nello stesso tempo si dice anche che, come detto prima, che il lavoro costituisce la base sulla quale si fonda l’universo ed è il solo garante della sopravvivenza delle creature.
Questa frase dà maggiormente l’idea del diritto, perché è il mezzo attraverso il quale si vive. La sopravvivenza quindi è la posta in gioco. Quindi in questo senso il lavoro è maggiormente interpretabile come un diritto che come un dovere.
Il lavoro è importante ovviamente in tutto il mondo, e se usciamo dalla religione islamica e vediamo come il lavoro è visto in Italia in generale, c’è un chiaro riferimento al lavoro nella Costituzione Italiana, che è la legge più importante d’Italia. In questo caso quindi non si sta parlando di una religione, ma si parla di diritti e doveri in generale.

Secondo la Costituzione italiana, al primo articolo della Costituzione si legge che:
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Questa è la prima parte del primo articolo della Costituzione Italiana.
Secondo la Costituzione Italiana quindi la stessa Italia, lo stesso paese, è fondato sul lavoro.
Non parla di diritti o doveri quindi, ma dice che l’Italia, la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro. Il lavoro è un fondamento della Repubblica Italiana. Senza il lavoro la Repubblica Italiana non esiste.
Quindi anche qui, come nel Corano nella frase che abbiamo visto prima, è chiaro, anche se non viene scritto, si sta più parlando di diritti che di doveri.
Ci sono poi altre parti, altri articoli della Costituzione che parlano del lavoro, ad esempio nell’articolo 48, dove si parla del lavoro come un diritto ma, attenzione, anche come di un dovere civico, cioè di un dovere del cittadino, di ogni cittadino italiano.

L’articolo numero 4 poi è molto importante perché afferma che tutti i cittadini hanno il diritto al lavoro, e che ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Insomma per la legge italiana il lavoro è un diritto-dovere.
Non è obbligatorio lavorare però, quindi non possiamo dire che il lavoro sia un vero dovere, però sicuramente è un diritto.
Sul diritto non ci sono dubbi. Riguardo al dovere, si tratta, come detto prima, di un dovere civico, cioè per potersi sentire un vero cittadino, bisogna lavorare, è importante che ciascun cittadino italiano lavori per potersi ritenere un vero cittadino Italiano.
Certo, parlare di un vero dovere, nell’Italia moderna, fa un po’ ridere, poiché in effetti oggi è molto difficile lavorare, è difficile riuscire a trovare un lavoro, riuscire ad esercitare il diritto al lavoro.
Quindi purtroppo nella società di oggi è facile parlare di diritto, perché nessuno ci può negare il diritto al lavoro ma parlare di dovere non è, diciamo, così scontato.
Un dovere è il frutto di una scelta , e se non si può scegliere se lavorare o non lavorare, parlare di dovere lascia un po’ il tempo che trova. Se una cosa lascia il tempo che trova vuol dire che non serve a nulla, è inutile.
Bene ragazzi mi è piaciuto fare questo confronto tra la religione musulmana e la Costituzione Italiana sul tema del lavoro.
Mi spiace molto che ci siano i cosiddetti Hadith, cioè i detti del Profeta, che parlano di lavoro ma che purtroppo non vengono tradotti in italiano.
Grazie a Rania per questa informazione.
Attendo comunque i vostri commenti su Facebok oppure sullo stesso articolo sui italianosemplicemente.com e mi scuso con tutti se non fossi riuscito a ben interpretare la dottrina musulmana su questo argomento.
Mi rendo conto che l’argomento necessita di approfondimento ma lascio a voi visitatori la possibilità di commentare l’articolo e aggiungere tutte le informazioni che ritenete opportune.
Ora facciamo un piccolo esercizio di ripetizione per esercitare la pronuncia: ripetete dopo di me e cercate di ricopiare ciò che dico.
Non pensate alla grammatica ma ripetete semplicemente.
Il lavoro nobilita l’uomo
—
Il lavoro nobilita l’uomo
—
Il lavoro nobilita l’uomo
—
Il lavoro rende nobile l’uomo
—
Il lavoro rende nobile l’uomo
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Lavorare è un dovere
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Lavorare è un dovere
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Lavorare è un diritto
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Lavorare è un diritto
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Ciao ragazzi, ci sentiamo al prossimo podcast e grazie a tutti coloro che aiutano Italiano Semplicemente attraverso i loro suggerimenti, commenti, e anche a chi ci aiuta attraverso una donazione con paypal o con carta di credito.
Vi farò vedere attraverso una foto su Facebook il regalo che acquisterò per i miei con i primi soldi raccolti.
Per i più esigenti vi ricordo poi che esiste l’associazione italiano semplicemente.
Grazie a tutti e al prossimo podcast dove cercherò di venire incontro alle vostre numerose richieste di spiegazione.
Il terremoto nel centro Italia
Audio
Trascrizione
Buonasera e grazie di essere all’ascolto di questo nuovo episodio di Italiano semplicemente. Oggi parleremo di alcuni termini molto utilizzati quando si parla di terremoto, visto che ultimamente quando si parla di Italia si parla fondamentalmente di terremoto.
Prima permettetemi di fare un breve cenno su italiano semplicemente e sui prossimi progetti.
Dunque italiano semplicemente, come sapete, è un sito che è nato per aiutare voi stranieri a migliorare il vostro italiano. Parlo sia dei principianti che di coloro che conoscono la lingua e la devono perfezionare soprattutto l’orale. Inoltre su Italiano semplicemente non ci accontentiamo, ed allora abbiamo a cuore anche coloro che vogliono conoscere la lingua italiana in modo più avanzato, ossia a livello professionale. Per queste persone, i fedelissimi già lo sanno, stiamo preparando un corso di italiano professionale, di cui per il momento sono pronte le prime 10 lezioni. Un corso questo che è adatto a coloro che vogliono lavorare in Italia ma anche a coloro che vogliono portare il loro livello di italiano ad un alto livello, sviluppando sia la scrittura che l’ascolto.
Ebbene dopo questa breve introduzione siamo all’episodio di oggi. Oggi non ci sono state scosse di terremoto che si sono avvertire a Roma. Ieri mattina invece tutt’Italia alle 7.40 di mattina ha sentito la fortissima scossa di terremoto che ha distrutto migliaia di abitazioni e raso al suolo interi paesi. Sono moltissimi gli sfollati e lo sciame sismico non si arresta. Un problema da non sottovalutare inoltre è quello degli sciacalli, che, incredibile a dirsi, non mancano mai in questi casi. L’italia è un paese molto solidale in generale; milioni di euro sono stati raccolti per aiutare gli sfollati, ma ci sono anche molti disgraziati (passatemi il termine) che non hanno altro da fare che approfittarsi della situazione per depredare le abitazioni colpite.
Comunque, nell’episodio di oggi voglio spiegarvi brevemente alcune espressioni molto usate in caso di terremoto.
La prima è un parola: sfollati.
Chi sono gli sfollati?
Allora lo sfollato, al singolare, è la persona costretta a lasciare, temporaneamente, la propria abitazione, la propria residenza abituale a causa di una guerra o di altre calamità, come appunto un terremoto.

Una seconda parola, che ho appena utilizzato, è calamità. Attenzione, calamità si scrive con l’accento: calamità ha l’accento sull’ultima a. Altrimenti sarebbe “calamita”, che ha tutto un altro significato. La calamita infatti è un magnete, cioè un oggetto magnetizzato, capace cioè di attrarre a se il ferro.

Una seconda parola, che ho appena utilizzato, è calamità. Attenzione, calamità si scrive con l’accento: calamità ha l’accento sull’ultima a. Altrimenti sarebbe “calamita”, che ha tutto un altro significato. La calamita infatti è un magnete, cioè un oggetto magnetizzato, capace cioè di attrarre a se il ferro.
La calamità invece è un grave accadimento, una grave sventura, un evento cioè negativo, un evento naturale negativo, che colpisce molte persone o anche un’intera comunità, e questo comporta provvedimenti speciali, decisioni speciali da parte del Governo.
Ci sono quindi le calamità naturali, come il terremoto, gli uragani, i maremoti eccetera. Le calamità sono negative quindi, sono eventi naturali che colpiscono la popolazione e causano molti danni. Si dice poi molto spesso che dopo un grave evento naturale, come il terremoto, o un alluvione (cioè una fortissima pioggia), o un uragano, il Governo dichiari lo “stato di Calamità”, oppure lo “Stato di emergenza” che pur non coincidendo tecnicamente sono due condizioni diverse di emergenza.
Una frase interessante è poi “sciame sismico”. Allora dopo un terremoto, dopo che si è verificata una forte scossa di terremoto, solitamente arriva lo “sciame sismico”, vale a dire una lunga sequenza di scosse sismiche, cioè di scosse, di piccole scosse di terremoto, di lieve intensità che diminuisce lentamente. Diciamo che sono scosse di lieve e media intensità, più piccole della scossa sismica iniziale.

Tale sciame sismico può durare molto tempo, anche fino a diversi mesi e localizzato in una determinata zona e che può essere molto fastidioso, perché tali piccole scosse possono in realtà determinare ulteriori danni alle abitazioni già colpite e rendere molto più complicato il soccorso agli abitanti delle zone colpite, le vere vittime del terremoto, cioè a coloro che sono rimaste sotto le macerie, oppure coloro che hanno bisogno di assistenza e cure.
L’espressione sciame sismico è molto curiosa in realtà. Lo sciame infatti è la parola con la quale si indica solitamente un gruppo di api. Le api, cioè i piccoli insetti che producono il miele, se riunite tutte assieme costituiscono uno sciame. Uno sciame di api è quindi un gruppo molto numeroso di api. Lo sciame sismico invece è una sequenza, una serie di scosse sismiche, piccole medie scosse di terremoto che vanno considerate nel loro insieme, come facenti parte di un gruppo di scosse che diminuisce sempre di più. Forse si chiama sciame perché, come le api, vanno considerate in gruppo, cioè tutte assieme.

Poi ci sono anche le “scosse di assestamento”. Le scosse di assestamento hanno ugualmente a che fare col terremoto, ma a differenza dello sciame sismico, le scosse di assestamento sono quelle scosse, quei movimenti della terra che non vanno considerate nel loro insieme, come un insieme di scosse che va via via decrescendo; quello è lo sciame sismico. Può anche esserci una sola scossa di assestamento, dopo quella iniziale. Sono quindi quelle scosse, più o meno grandi, che hanno origine dalla prima scossa e che svolgono una funzione di assestamento. Assestamento significa sistemazione. Quindi le scosse di assestamento servono per sistemare il terreno. Una scossa di assestamento sistema il terreno, cioè il terreno trova una nuova situazione di equilibrio dopo lo shock seguito alla prima grande scossa di terremoto.

Infine volevo parlarvi degli sciacalli, del fenomeno dello sciacallaggio. Lo sciacallaggio. Non è una parola semplice da pronunciare. Gli sciacalli sono quelle persone che, dopo che è accaduto un terremoto, entrano in azione. Cosa fanno gli sciacalli? Gli sciacalli sono quelle persone disoneste che cercano di rubare alle persone colpite dal terremoto. Queste persone possono fisicamente recarsi nelle abitazioni abbandonate a rubare le cose rimaste all’interno, oppure gli sciacalli possono, ed è quello che sta accadendo oggi nelle zone colpite in Italia dal terremoto di ieri, 30 ottobre, possono fingersi di essere dei tecnici, si presentano come operatori, come tecnici inviati presso le abitazioni danneggiate per fare dei controlli sullo stato degli edifici che vanno a controllare, per vedere appunto se queste abitazioni sono in pericolo di crollo oppure no. Ebbene queste persone in realtà sono degli sciacalli, sono cioè dei ladri che con la scusa di controllare vanno a rubare nelle abitazioni. Ovviamente sono soprattutto gli anziani che in questi momenti potrebbero farsi imbrogliare facilmente.
Ma perché si chiamano sciacalli? Lo sciacallo in realtà è il nome di un animale, simile al cane e al coyote, e questi animali si muovono prevalentemente all’alba e al tramonto, e la loro caratteristica fondamentale è che sono degli animali predatori, cioè carnivori, che vanno a caccia di prede, vanno a caccia di piccoli animali e soprattutto sono mangiatori di carogne. Gli sciacalli mangiano cioè gli animali che sono già morti: mangiano le carogne di animali morti, cioè si nutrono del corpo di animali già morti. Capite bene quindi il motivo per cui questo termine: sciacallo, sia utilizzato anche per queste persone che quando c’è un terremoto si approfittano della situazione e vanno a rubare e a colpire le persone che sono già state colpite da una calamità naturale, così come fanno i veri sciacalli che anziché cacciare le prede preferiscono mangiare quelle già morte.
Quindi abbiamo visto il termine “sfollati”, che sono le persone che sono evacuate da una zona colpita da un grave fenomeno naturale; abbiam visto la parola calamità, da non confondere con la calamita (calamità = una grave sventura, grave fenomeno, spesso naturale); poi “sciame sismico” che è quell’insieme di piccole-medie scosse che seguono alla prima grande scossa di terremoto e che diminuiscono sempre di più; diverse dalle “scosse di assestamento”, con le quali il terreno si assesta, si sistema, ed infine vi ho descritto il fenomeno dello sciacallaggio. “Sciacallaggio”, difficile a pronunciare.
Adesso passiamo alla fase della ripetizione per esercitare come al solito la pronuncia. Un piccolo esercizio che serve a imparare ad ascoltarsi mentre si parla in italiano.
Pronti? Via!
Sciame sismico – ripetete dopo di me…

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Sciame sismico
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Sciacallo

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Sciacalli
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Sciacallaggio

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Sciacallaggio
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Il fenomeno dello sciacallaggio

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Lo sciame sismico e lo sciacallaggio
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Gli sfollati
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Gli sfollati
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Gli sfollati sono le vittime degli sciacalli

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Calamità

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Il terremoto è una calamità naturale
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Dopo le calamità naturali arrivano gli sciacalli
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Scosse di assestamento

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Scosse di assestamento
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Con le scosse di assestamento il terreno si assesta.
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Bene, ciao amici, grazie ancora di aver ascoltato questo nuovo episodio dedicato al terremoto che ha colpito il centro Italia. Sperando che non ce ne saranno altri, vi invio un saluto da Roma.
Il prossimo episodio sarà dedicato ad un grande personaggio italiano. Cominciamo da Umberto Eco, visto che è stato il nome più richiesto. Poi ovviamente ne vedremo anche altri, non mancate di segnalarmeli sulla pagina Facebook di italiano semplicemente. Ciao a presto.
Ps: grazie per le vostre donazioni
Italiano Professionale – Lezione n. 10: I problemi sul denaro
Descrizione
In questa lezione vediamo alcune espressioni idiomatiche che riguardano i problemi riguardanti il denaro. Circa 1 ora di registrazione audio e 22 pagine di trascrizione in PDF.
> Ascolta e leggi un esempio di come utilizzare alcune delle espressioni della lezione
La lezione n. 10 del corso è in formato MP3 e PDF ed è disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
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Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano problemi sul denaro. |
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Vamos a hablar de las expresiones idiomáticas acerca de los problemas sobre el dinero. |
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Abordons les expressions idiomatiques relatives aux problèmes concernant l’argent. |
| We’ll talk about idiomatic expressions concerning issues on the money. | |
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نحن نتكلم من التعابير فيما يتعلق بقضايا على المال |
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Мы говорим о идиом, связанных с вопросами о деньгах. |
| Wir sprechen von Idiomen zu den Problemen auf das Geld. | |
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Θα μιλήσουμε για ιδιωματικές εκφράσεις πάνω σε προβλήματα για τα χρήματα. |
Trascrizione
- Prima parte – Introduzione alla lezione e prime frasi
Giuseppina: Ciao io sono Giuseppina.
Giovanni: Ed io sono Giovanni.
Manel: Ed io sono Manel, benvenuti nella decima lezione di Italiano Professionale: lezione numero dieci.
Giovanni: Nella lezione di oggi io, Giuseppina e Manel vi parleremo di denaro. Manel è una ragazza Algerina, studentessa di lettere e lingua italiana in Algeria.
Giuseppina: Dev’essere una facoltà difficile!
Giovanni: credo proprio di sì!
Giuseppina: Quindi il denaro è l’argomento di oggi. I problemi sul denaro in particolare. Parlare di denaro, significa quasi sempre parlare di problemi, purtroppo, e le espressioni italiane sul denaro, cioè dedicate al denaro, riguardano sempre o quasi sempre problemi o comunque fastidi. La volta scorsa, nella lezione numero 9, ci siamo occupati proprio di problemi, ma di problemi in generale.
I problemi legati al denaro, ai soldi, alla moneta, sono però dei problemi specifici e meritano pertanto di essere trattati a parte. Meritano un episodio a parte. È quello che faremo oggi.
Giovanni: Lo faremo però in tre parti diverse.
Giuseppina: La lezione è pertanto suddivisa in tre parti, sia per meglio suddividere le espressioni, sia per non fare lezioni troppe lunghe, visto che stavolta si tratta di spiegare quasi trenta espressioni che sono utilizzate sui soldi e sui problemi legati ai soldi.
In questa prima parte vediamo una particolare categoria di problemi del denaro: quando ne abbiamo poco!
Manel: a me succede spesso Giovanni, a te?
Giovanni: abbastanza, anche a me purtroppo Manel!
Poi nella seconda parte invece vediamo i problemi legati ai prezzi troppo elevati, e quindi le espressioni che si usano quando le cose costano molto, ed a seguire i problemi legati ai debiti non pagati ed a tutte le colorite espressioni che si possono usare in questo caso.
Nella terza ed ultima parte faremo un esercizio di ripetizione utilizzando le frasi imparate, e in questo esercizio vedremo un caso concreto in cui usare le espressioni spiegate nella lezione.
Giovanni: voi dovrete ripetere le frasi
Giuseppina: facendo attenzione alla pronuncia.
2. Le espressioni più semplici sul denaro
Giuseppina: Denaro uguale problemi, dunque
Giovanni: eppure il Denaro, come dice un famoso proverbio italiano, non fa la felicità.
Manel: questa è la prima frase?
Sì, è la prima frase di oggi, ma forse non finisce qui la frase, manca ancora un pezzo. Tu che dici Manel?
Giovanni: la conosci Manel questa frase?
Manel: se il denaro non fa la felicità, figuriamoci la miseria!
Giovanni: la conosce la conosce!
Brava, è proprio questo il pezzo mancante.
“Se il denaro non fa la felicità, figuriamoci la miseria”
Giovanni: già, proprio così!
Giuseppina: è una frase scherzosa, ovviamente, quindi adatta solamente a dialoghi informali e nella forma orale. È una di quelle frasi che si usano per spezzare la tensione quando si parla di denaro, argomento sempre delicato che genera spesso forti tensioni.
Giovanni: forse la parola “figuriamoci” non è molto conosciuta?
Quando si dice “Figuriamoci la miseria” vuol dire “anche la miseria”. Figuriamoci vuol dire anche “a maggior ragione”. Se il denaro non rende felici, non ci rende felici, come può farci felici l’assenza del denaro?
Questa è la prima semplice frase di oggi.
Giovanni: abbastanza semplice direi!
Spesso quando si parla di denaro si usa qualificarlo con un particolare aggettivo, sempre in tono scherzoso.
Giovanni: vai Manel!
Manel: il vile denaro!
Giuseppina: Esatto, il vile denaro. Ma cos’è la viltà del denaro?
Giovanni: spieghiamolo dai!
Giuseppina: Bene, “vile” significa “che ha poca importanza” in generale. A dire il vero, detto così sembra un termine adatto a tutto.
Giovanni: infatti!
Giuseppina: ma se lo diciamo ad una persona, se ci rivolgiamo ad una persona chiamandolo vile, o parliamo di una persona dicendo che è una persona vile, si tratta di un vero insulto, perché il vile, la persona vile, non è semplicemente la persona che ha poca importanza ma è la persona che non accetta alcuna responsabilità;
Giovanni: già!
Giuseppina: una persona che è anche paurosa; una persona che ha paura di tutto, che ha paura di qualunque cosa e che non ha nessuna stima in se stesso e negli altri. Possiamo anche dire che una persona così non vale nulla.
Il vile denaro si usa dire spesso quando si parla di soldi. Ma sempre in tono scherzoso ed informale. Questo è importante dirlo. Se ad esempio state trattando un affare e state appunto parlando di soldi, se state trattando una cifra da stabilire per un servizio, per spezzare la tensione: potrete ad esempio dire:
“Il vile denaro non è tutto, ma non siamo ancora d’accordo sulla cifra”, oppure:
Manel: “non mi piace parlare solo del vile denaro, parliamo anche di qualità”
Giuseppina: Ok, perfetto. “Vile” quindi significa “poco importante” ed è spesso usato in senso scherzoso. Ma se è così poco importante, perché ci stiamo facendo una lezione?
Giovanni: infatti!
Giuseppina: E perché ci sono tante frasi?
Giovanni: io un sospetto ce l’ho…
Giuseppina: Evidentemente qualche importanza il denaro ce l’ha!
C’è comunque veramente l’imbarazzo della scelta per capire quali frasi sul denaro scegliere e da quale frase iniziare a parlare oggi.
Manel: Iniziamo come sempre dalle più semplici, che ne dici?
Giovanni: è una buona idea no?
Giuseppina: Sì ok.
Giovanni: allora vediamo cosa si usa dire quando si hanno pochi soldi, quando si ha poco denaro.
Giuseppina: Questo si può esprimere in molti modi diversi, più o meno formali, più o meno educati e più o meno familiari.
Vediamo quindi le espressioni più usate. Iniziamo con: “andare in rosso” o “essere in rosso”: la possiamo usare se abbiamo un’attività economica, un’azienda, o anche semplicemente quando parliamo di un conto in banca. “Essere in rosso” o “andare in rosso” sono semplici espressioni che si usano spessissimo in Italia: vuol dire semplicemente avere pochi soldi.
Giovanni: semplicemente? Mi pare un bel problema! Va bè andiamo avanti… c’è un’analogia in questa frase.
Giuseppina: L’analogia che si fa, la similitudine, è quella della benzina, del fuel, nella macchina. Se avete poca benzina nella vostra automobile, allora si accende una lampadina, una piccola spia di colore rosso, che vi segnala, che vi dice, appunto, che avete poca benzina, e che dovete presto fare un rifornimento di benzina, cioè dovete rimettere la benzina nel serbatoio-
Giovanni: altrimenti la macchina si ferma!
Giuseppina: Allo stesso modo, cioè analogamente, senza soldi non si va avanti, e quindi si dice che “siete in rosso” quando il livello delle vostre disponibilità finanziarie diventa preoccupante, cioè si abbassa troppo.
“Sono andato in rosso” vuol dire quindi “ho pochi soldi”.
Giovanni: chiaro!
Giuseppina: Poi se siete “al verde”, allora non ne avete per niente di soldi. In questo caso si può dire solamente “sono al verde”,
Giovanni: cioè non potete dire: “sono andato in verde”, ma solamente “sono al verde”
Giuseppina: e questo significa appunto che le vostre tasche sono vuote, per indicare che il vostro conto in banca è vuoto.
Giovanni: meglio essere al rosso che al verde allora!
Giuseppina: Quindi i colori sono indicativi della quantità di soldi che avete.
Se siete in rosso, o se siete andati in rosso (attenzione alla preposizione “in”) avete pochi soldi, se invece siete al verde, stavolta c’è “al” verde e non “in”, vuol dire che avete finito i soldi, non ne avete più.
Giovanni: facile!
Giuseppina: Questi due semplici colori sono i modi più usati per riferirsi ad un cattivo stato economico, ad una cattiva condizione economica.
Ma ce ne sono altre, molte altre, di espressioni.
Manel: infatti: c’è anche essere agli sgoccioli.
Sì, che è equivalente ad andare in rosso, ma in tal caso l’analogia è con l’acqua.
Giovanni: L’acqua come i soldi!
Giuseppina: quando il rubinetto sgocciola, cioè quando escono solo gocce dal rubinetto dell’acqua, solo piccole quantità d’acqua (plic, plic!) allora l’acqua sta per finire: siamo agli sgoccioli.
La stessa cosa possiamo dire se il nostro portafogli, o il nostro conto in banca, ha pochi soldi: siamo agli sgoccioli.
Giovanni: è un po’ informale, familiare.
Giuseppina: È più informale di “essere in rosso”, ma ugualmente utilizzata quando si parla di denaro. Essere agli sgoccioli però si usa anche per il tempo: “siamo agli sgoccioli”, se parliamo di tempo, vuol dire che manca poco tempo, che siamo quasi arrivati al termine ultimo temporale. È più generica come frase quindi: quando qualcosa sta per finire possiamo dire che siamo agli sgoccioli: posso parlare di soldi, di tempo, ma anche di pazienza.
Giovanni: sì, insomma, essere agli sgoccioli è come stare quasi per terminare qualcosa, qualunque essa sia
Poi c’è anche “essere in bolletta” che è anch’essa equivalente ad “essere in rosso”. Un po’ più formale come termine forse, essere in bolletta
Giovanni: ma è ugualmente utilizzato. Essere in bolletta è in teoria utilizzabile anche in forma scritta
Giuseppina: per manifestare le proprie difficoltà economiche.
Giovanni: poi c’è anche “non avere il becco d’un quattrino”.

Giuseppina: Questa espressione che hai appena detto è equivalente ad “essere al verde”: “non avere il becco d’un quattrino”!
Il quattrino è il denaro, indica il denaro, e il “becco”, cioè la bocca dell’uccello, si usa solamente per dare maggiore enfasi alla frase. Si dice anche “essere senza il becco d’un quattrino”: Vuol dire non avere soldi affatto. Si usa il becco per indicare che non si ha neanche una quantità minima di denaro. Non è una frase volgare, affatto, e lo dimostra il fatto che la frase è citata anche nelle dottrine linguistiche manzoniane.
Giovanni: addirittura!
Giuseppina: cioè è una frase usata anche da coloro che volevano difendere la lingua italiana ispirandosi al linguaggio di Alessandro Manzoni;
Giovanni: infatti.
Giuseppina: queste dottrine usavano la parola “becco” proprio per dire “non avere un becco d’un quattrino”.
Giovanni: Quindi potete usatela senza problemi: “non avere il becco di un quattrino”. Ma vediamo adesso una frase molto simile.
Giuseppina: Lo stesso significato ha anche l’espressione “essere all’asciutto”.
Giovanni: infatti
Giuseppina: L’analogia, ancora una volta, è con l’acqua: prima abbiamo visto essere agli sgoccioli, cioè avere quasi terminato i soldi, ora con essere all’asciutto indichiamo che i soldi sono proprio finiti: non ci sono più.
Manel: In tali casi si usano anche alcune espressioni più colorite.
Giuseppina: Sì, è vero, a seconda del tipo di analogia che si fa. Un esempio è “Essere alla frutta”. L’analogia qui è col cibo. La frutta è solitamente l’ultima portata del pranzo, o di un pasto in generale
Giovanni: infatti.
Giuseppina: quindi “essere alla frutta” vuol dire avere quasi finito di mangiare… quindi equivale a “essere agli sgoccioli”, “essere in rosso”, “essere in bolletta”.
Se poi parliamo di affari, quando si parla di aziende e di attività economiche, si usano due espressioni idiomatiche più delle altre.
Giovanni: infatti. E visto che questo è un corso di Italiano Professionale, possono interessare alcune espressioni legate al denaro. Qual è la prima Giuseppina?
Giuseppina: “Andare a rotoli” è la prima. Un’attività che va a rotoli è un’azienda che sta per fallire, che ha cominciato a rotolare, come una palla, verso il fallimento.
Giovanni: e poi?
Giuseppina: Anche “mandare all’aria” è altrettanto utilizzata quando si parla di aziende, di fallimenti e di affari. Si usa anche dire “mandare gambe all’aria un affare”. È facile capire che quando le gambe finiscono in aria non si è più in grado di camminare.
La nostra azienda è finita gambe all’aria quindi, e questo indica che la nostra azienda è fallita: non può più andare avanti, è finita gambe all’aria.
Giovanni: e se parliamo di un affare?
Giuseppina: Se si parla di un affare, si dice che l’affare è andato all’aria, o che è finito gambe all’aria, cioè è finito, non si fa più nessun affare, è saltato. Occorre iniziare tutto daccapo
Giovanni: quindi?
Giuseppina: quindi dobbiamo dire addio a quei guadagni, a quei ricavi, a quel denaro che potevamo guadagnare con quell’affare.
Il modo più informale per dire che un affare è andato male è però un altro:
Giovanni: sicura che lo vuoi dire Giuseppina?
Giuseppina: “mandare a puttane un affare”.
Giovanni: l’ha detto!
Giuseppina: Peggio di così non potete fare.
Giovanni: in effetti…
Giuseppina: Invece se volete essere il più cortese e delicato possibile, potete dire: “mandare a monte un affare”. Questa è un’espressione che se ricordate abbiamo già incontrato nella lezione n. 8, quando si è parlato di risultati. Come vedete gli argomenti si intrecciano, ed in questo caso si parla di problemi legati ai soldi, che ovviamente possono impedirci di ottenere dei risultati.
Comunque nel primo caso si usano quindi “le puttane”, cioè le prostitute, le donne che vendono il loro corpo in cambio di denaro, mentre nel secondo caso si usa “il monte”. Se quindi qualcuno vi chiede:
Manel: com’è andato poi quell’affare?
Giuseppina: Se l’affare è andato male, voi potete rispondere: “è andato a puttane!” Oppure “è andato a monte”. In entrambi i casi quello che state dicendo è che non è andato bene, è tutto finito, l’affare non si è fatto.
Quando poi le cose vanno male, ma proprio male, tato male che la persona convolta rischia la povertà, rischia di rimanere senza un soldo, allora si usa colorire ancora di più la frase.
Ad esempio se si finisce “con le pezze al sedere”, allora si finisce in povertà: le “pezze al sedere” sono le pezze sui pantaloni, le pezze sono dei pezzi di stoffa, che si attaccano, si cuciono, si mettono sui pantaloni vecchi, che sono consumati dal tempo, per coprire appunto le parti consumate, le parti usurate (a volte bucate).
Giovanni: ok ma perché si mettono le pezze al sedere?
Giuseppina: Evidentemente chi ha le pezze al sedere non ha abbastanza soldi per comprarsi un paio di pantaloni nuovi,
Giovanni: giusto!
Giuseppina: quindi finire con le pezze al sedere, significa finire in povertà, diventare poveri.
Giovanni: Se non vogliamo utilizzare questa frase colorita possiamo pensare che ce ne sono anche moooolto più colorite: come la frase: “Essere fregati” o peggio ancora “Essere fottuti”.
Manel: ma Gianni!! Non si dicono le parolacce!!
Giovanni: Eh, Lo so Manel, ma questa bisogna conoscerla!
Giuseppina: Si usa spesso nei film polizieschi e nei film western. Se dico “siamo fottuti” in generale vuol dire “siamo finiti”, cioè “non c’è più via d’uscita”, “non c’è più scampo”, “non c’è più nulla da fare”. Chi usa questa espressione (sono fottuto, o siamo fottuti) è una persona disperata, che si è appena accorta di aver fallito, di non aver più nessuna possibilità per recuperare.
Giovanni: Ma sul verbo “fottere” faremo una riflessione più avanti, quando parleremo di rischi, dei rischi delle espressioni.
Comunque abbiamo visto già un sacco di espressioni, che ne dite facciamo una pausa?
Giuseppina: va bene, allora finisce qui la prima parte della lezione n. 10, dedicata al “vile denaro” ed ai problemi relativi. Nella seconda parte vedremo, come anticipato all’inizio, un’altra categoria di espressioni sul denaro:
Giovanni: vedremo infatti cosa si usa dire quando le cose costano molto, quando cioè non sono molto economiche e quando abbiamo dei crediti o dei debiti.
Giuseppina: Vedremo quindi le frasi idiomatiche ed anche le semplici espressioni che si usano nei rapporti economici tra attività economiche, cioè tra aziende.
Vedremo infine i rischi nella terza parte, rischi che stavolta sono numerosi. Faremo alla fine un esercizio di ripetizione con le frasi imparate nel corso dell’intera lezione.
Manel: in questo esercizio parleremo di un affare tra due aziende
Giovanni: un affare in cui si parla, ovviamente, di soldi.
Giuseppina: È tutto per ora, un saluto a tutti.
Giovanni: ciao ciao.
Fine prima parte
Italiano Professionale – Lezione n. 9: problemi e fallimenti
Descrizione della lezione
Parliamo delle espressioni idiomatiche sui problemi: come cercarli, evitarli, risolverli e gestirli. Quindici espressioni tipiche italiane: informali, formali e giornalistiche.
Lunghezza: 17 pagine
Durata prima parte: 21 minuti e 4 secondi
Durata seconda parte: 18 minuti e 28 secondi
Per scaricare la lezione occorre essere membri dell’Associazione Italiano Semplicemente
Lezioni collegate: problemi sul lavoro
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Parliamo delle espressioni idiomatiche sui problemi: cercarli, evitarli, risolverli e gestirli. |
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Vamos a hablar de las expresiones idiomáticas acerca de los problemas: buscarlos, evitarlos, resolverlos y administrarlos. |
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Abordons les expressions idiomatiques relatives aux problèmes: comment les chercher, les éviter, les résoudre et les gérer. |
| We’ll talk about idiomatic expressions of problems: search it, avoid it, solve it and manage it. | |
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نحن نتكلم من التعابير على المشاكل: تجنبها، حلها وإدارتها |
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Мы говорим о идиомы по проблемам: избегать их, решать их и управлять ими. |
| Wir sprechen von Idiomen zu den Problemen: vermeiden sie, lösen sie und verwalten. | |
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Θα μιλήσουμε για ιδιωματικές εκφράσεις πάνω σε προβλήματα: αποφυγή, επίλυση και διαχείρισή τους. |
Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/
Trascrizione
- Introduzione
Ciao io sono Giovanni.
Ramona: Ed io sono Ramona, benvenuti nella nona lezione di Italiano Professionale: lezione numero nove.
Nella lezione di oggi io e Ramona, ragazza libanese laureata in italianistica all’università di Beirut, oltre che membro della redazione di Italiano Semplicemente – spero che anche questo giovi al tuo curriculum Ramona! – vi illustreremo alcune espressioni italiane che hanno a che fare con i problemi: problemi, fallimenti, errori; e vedremo le emozioni collegate ai problemi e come le espressioni italiane siano in questo caso molto colorite. Poi nella seconda parte della lezione vediamo le espressioni che si usano quando non c’è più nulla da fare, quando cioè un problema non ha nessuna soluzione, cioè quando non si può più risolvere.
Ramona: anche qui la lingua italiana è molto varia in questo campo Giovanni.
Forse perché di problemi ne abbiamo parecchi in Italia. Comunque state tranquilli perché inizieremo dalle frasi più facili e come sempre spiegheremo tutto dettagliatamente.
Ramona: poi faremo anche il solito esercizio di pronuncia alla fine, non ce lo dimentichiamo.
Sì, infatti, ma prima dell’esercizio dobbiamo parlare anche dei rischi legati alla pronuncia ed all’utilizzo delle frasi. Anche questa è una cosa che facciamo sempre nelle lezioni di italiano professionale, perché nel lavoro fare brutte figure non è una cosa buona Ramona, e chi non si sente sicuro a parlare italiano, è bene che sappia non solo pronunciare bene una frase, ma anche sapere cosa succede se sbaglia la pronuncia. Molte volte può essere molto pericoloso. Vediamo dopo il perché.
Iniziamo allora a parlare di problemi Ramona. Sei d’accordo vero?
Ramona: sì, iniziamo, e dobbiamo dire che questa lezione è strettamente collegata alla precedente lezione, in cui si è parlato di risultati.
Hai ragione Ramona, se c’è un problema, il risultato sicuramente non arriva. Per ottenere un risultato occorre risolvere questo problema. Oggi quindi parliamo dei problemi ma parliamo anche di risultati che non arrivano. Che ne dici Ramona?
- Le espressioni sui problemi
Ramona: certo Gianni, non voglio sicuramente metterti i bastoni tra le ruote!
Mettere i bastoni tra le ruote è proprio la prima espressione di oggi.
Creare problemi. È questo il semplicissimo significato di questa espressione.
Sapete tutti che se mettete dei bastoni tra le ruote, e precisamente tra le ruote di una bicicletta, rischiate seriamente di cadere.
Ramona: sicuramente create un bel problema al ciclista!
Infatti, il ciclista non gradirebbe sicuramente. Questa frase è semplice e universale: potete sempre utilizzarla, in ogni circostanza; tutti vi capiranno e vi capiterà molte volte di ascoltarla proprio perché è diffusissima.
Se mettete i bastoni tra le ruote di qualcuno gli state quindi creando un problema, quindi è un’espressione che si usa quando è stato ben identificato il problema e soprattutto quando è chiaro il responsabile, la persona che ha creato il problema, cioè che ha “messo” i bastoni tra le ruote.
Quindi “mettere i bastoni tra le ruote” serve ad identificare il colpevole, l’artefice del problema: colui che ha messo i bastoni tra le ruote è la persona che ha creato il problema. Invece sulla persona penalizzata dal problema, la persona che ha subito il danno, e che quindi non potrà ottenere dei risultati, o avrà dei problemi ad ottenere dei risultati, cosa possiamo dire di questa persona? Ebbene, quando arriva, o capita un problema, e questo capita all’improvviso, senza preavviso, se il problema è abbastanza grave, si può dire che questo problema è “arrivato tra capo e collo”.
– spezzone musicale tratto dalla canzone ”mentre nevica” della rock band “Caminada”, contenente l’espressione “tra capo e collo”
Non importa chi sia stato a causare il problema, non importa chi sia il colpevole. Se è un grave problema, difficile da risolvere si dice che a questa persona sia arrivato un problema tra capo e collo. Il capo è la testa, la testa della persona; il collo invece sta immediatamente sotto la testa; il collo sostiene la testa.
Ramona: perché si dice così?
La frase ha a che fare con il dolore fisico. Immaginate di ricevere una botta, una bastonata ad esempio, o comunque un colpo, e di ricevere questo colpo tra la testa ed il collo, cioè esattamente dietro la testa e sotto la testa, cioè alla base della testa.
Evidentemente questo colpo è doloroso e quindi la persona che lo riceve potrebbe anche morire, e dà l’idea di una morte improvvisa, immediata, ed anche inattesa. Se qualcuno arriva da dietro e ci dà un colpo tra capo (cioè la testa) e collo noi non lo vediamo e quindi riceviamo una sorpresa.
Quindi quando si ha un grande problema inatteso, che ci prende alla sprovvista, di sorpresa, si dice che questo problema ci è arrivato tra capo e collo. Si può usare anche il verbo capitare: capitare tra capo e collo. Infatti se qualcosa “capita” dà più l’idea della sorpresa rispetto al verbo arrivare, rispetto ad “arriva”.
Ramona: Ok quindi finora abbiamo parlato di problemi ed i problemi impediscono di raggiungere dei risultati; ma poi non ci sono solamente i problemi. Non è solo per via dei problemi che non si raggiungono risultati. Infatti credo che un’altra cosa che impedisca di raggiungere risultati siano gli errori.
Gli errori. Hmmmm.. io non faccio mai errori… ok ok, anche io ne faccio, ma errare è umano.
Ramona: sì, errare è umano, ma perseverare è diabolico!
Infatti: errare è umano, perseverare è diabolico. Questa è la prossima frase, molto utilizzata dagli italiani. Errare è umano, quindi sbagliare è umano (errare = sbagliare). Tutti sbagliano, tutti possono sbagliare, quindi tutti possono fare errori; errare è umano, è nella natura umana. Ma continuare a sbagliare non va bene, non si può sbagliare sempre: si dice che perseverare nell’errore, cioè continuare a sbagliare, sia diabolico. Perseverare è diabolico significa che non è umano, ma è sovrannaturale, è come se ci fosse il diavolo, una creatura maligna. Se nell’errore, nello sbaglio c’è il diavolo, allora perseverare nell’errore è diabolico.
In altre parole, sbagliare è comprensibile, può capitare, ma se si continua a sbagliare, se si persevera nell’errore, questo è contrario alla natura umana, perché non ci si può non accorgere che si sta continuando a sbagliare.
Bene, perseverare è diabolico dunque, e cosa possiamo dire di quelle persone che creano spesso dei problemi e li creano a se stessi?
Vediamo un’espressione che si utilizza proprio per descrivere queste persone. Ramona ci sono persone particolarmente adatte a trovare dei problemi.
Ramona: Sì Gianni, questa è una dote particolare. Ci son persone che si vanno a cercare i problemi col lanternino.
Questa, cara Ramona, è una caratteristica di molti italiani.
Ci sono persone che non sono molto attente, neanche nel lavoro, e creano sempre problemi. Se non ci sono situazioni difficili, se le vanno a cercare. Si dice così. Chi “se le cerca”, o “chi se le va a cercare” è una persona che cerca i problemi. La parola “problemi”, anche se non compare nella frase, è scontata: “andarsele a cercare” si riferisce ai problemi: andare a cercare i problemi; andare a cercare i problemi per se stessi, infatti si dice “andarsele a cercare”. In particolare si dice: “cercare col lanternino”; “andarsele a cercare col lanternino”.
Il lanternino è una lanterna, cioè una luce, una luce però molto debole, che si usava qualche anno fa. Evidentemente era difficile cercare qualcosa col lanternino. Eppure c’è qualcuno che riesce a trovare dei problemi anche col lanternino.
Questa ovviamente è una frase ironica quindi, e si usa quando c’è qualcuno che persevera nell’errore e questi producono degli effetti negativi su chi compie gli stessi errori.
Ramona: Bene Gianni, adesso vediamo di andare avanti con le frasi idiomatiche, oggi stiamo battendo la fiacca!
Ramona ha appena utilizzato un’altra delle espressioni legate ai risultati. “Battere la fiacca”. Prima si parlava di errori. E si diceva che errare è umano. Battere la fiacca non è un vero e proprio errore. Battere la fiacca significa andare lentamente. Battere la fiacca significa anche “non ottenere molti risultati”, non essere molto produttivi. “La fiacca” è quel senso di debolezza, quel senso di “voglia di far niente” che a volte, nel lavoro può capitare.
– spezzone musicale tratto dalla canzone “capitano uncino” di Edoardo Bennato, contenente l’espressione “battere la fiacca” –
È una espressione di origine militare, ma ormai si usa spesso quando c’è qualcuno che ozia, cioè che lavora poco volentieri, che lavora controvoglia.
Può capitare che se stai al lavoro, e stai prendendo un caffè, un tuo collega ti incontri e ti dica:
“si batte la fiacca oggi?”
Molti italiani in effetti battono la fiacca quando sono al lavoro, altri invece lavorano molto bene. Battere la fiacca è molto colloquiale come espressione.
Quindi c’è chi sbaglia e continua a sbagliare, chi cioè persevera nell’errore, poi c’è chi lavora poco, cioè chi batte la fiacca. Questi sono due ostacoli al raggiungimento dei risultati.
Ramona: Ma non finisce qui. Infatti c’è anche chi non sa cosa fare. In questi casi abbiamo una frase ad hoc: “brancolare nel buio”
Brancolare nel buio. In effetti le persone che brancolano nel buio magari non sono persone che sbagliano, e non sono neanche persone che battono la fiacca. Però potrebbero essere persone che, non sanno cosa fare. Perché non sono preparate, oppure perché il problema che è capitato è molto difficile.
La frase brancolare nel buio si usa soprattutto quando c’è un crimine, un omicidio ad esempio, o anche un furto, e chi deve indagare, cioè la Polizia, che deve fare le indagini, oppure i Carabinieri, non sanno chi è stato, non sanno chi ha commesso il furto o l’omicidio, non sanno chi ha commesso il reato e non hanno nessuna traccia, nessun indizio. Allora si dice che la polizia brancola nel buio.
Il buio infatti è l’assenza di luce. Di giorno c’è la luce e di notte c’è il buio. Se tenete gli occhi chiusi vedete tutto nero, state nel buio quindi, e se provate a camminare nel buio, state esattamente brancolando nel buio. Quando camminate e non c’è luce attorno a voi, è normale camminare con le mani in avanti, perché potreste sbattere contro qualcosa. Ecco, questo è “brancolare nel buio”, e la polizia quando non sa cosa fare, si dice che brancola nel buio.
Ma non si usa soltanto con i reati, con i crimini, si usa in effetti anche quando c’è qualcuno che deve prendere una decisione e non sa proprio cosa fare. Questa persona è come se camminasse al buio: sta brancolando nel buio, sta cercando l’orientamento, sta procedendo con incertezza, si muove alla ricerca di una soluzione. Insomma, sicuramente non sta ottenendo alcun risultato.
Chi brancola nel buio può provare a fare qualcosa, ma c’è il rischio di sbagliare, di fare dei grossi errori. C’è il rischio di fare un bel buco nell’acqua.
Fare un buco nell’acqua. Questa è un’altra espressione simpatica. Un buco nell’acqua. Come si fa a fare un buco nell’acqua?
Un buco si può fare nel legno, nel ferro, ma anche nell’acqua. Se lo fate nell’acqua cosa succede? Succede che l’acqua immediatamente ricopre il buco, e il buco sparisce. Se ne deduce che fare un buco nell’acqua vuol dire fare qualcosa di inutile. Fare un tentativo inutile, che non serve a nulla.
In ambito lavorativo si fanno spessissimo buchi nell’acqua. Se avete un’attività e volete attirare nuova clientela con un annuncio pubblicitario, se l’annuncio pubblicitario non funziona per niente, avete speso dei soldi inutilmente e potete dire di aver fatto un buco nell’acqua.
Qualsiasi tentativo può rivelarsi un buco nell’acqua. Come potete immaginare questa è un’espressione utilizzata in ogni lavoro, più o meno importante.
Dunque vediamo adesso cosa succede quando non sapete a chi dare la colpa quando un problema vi impedisce di raggiungere degli obiettivi, di raggiungere dei risultati.
C’è dunque un problema, e spesso non sappiamo chi sia il colpevole. Chi è il colpevole? Chi deve pagare per aver procurato il problema?
Solitamente quando c’è un grosso problema e non si conosce il colpevole, si cerca qualcuno a cui dare la colpa, si cerca cioè il “capro espiatorio”.
Ramona: questa non è un’espressione molto facile Gianni
Ne sono consapevole, ma è interessante conoscere l’origine di questa espressione.
Il capro espiatorio era un capro, cioè un animale, una capra, stavolta utilizzato al maschile (capro) che veniva utilizzato anticamente, molti anni fa, durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme, ed il “capro”, questo animale, veniva mandato nel deserto e fatto precipitare da una rupe, da un precipizio, insomma veniva ucciso. In questo modo tutti i peccati commessi, è come se sparissero, i peccati sono stati perdonati da Dio grazie al capro espiatorio. Il capro aiuta ad espiare i peccati, dove espiare significa riparare ad una colpa scontandone la pena. Il capro pagava per tutti e pagava con la sua vita.
Cosa c’entra col lavoro?
Beh, il capro espiatorio, in senso figurato, è un individuo, o anche un gruppo, un’organizzazione, scelto per addossargli una responsabilità o una colpa per la quale può anche essere innocente. Quando si trova un capro espiatorio vuol dire che si trova qualcuno a cui dare la colpa, anche se la colpa non è la sua.
– spezzone musicale tratto da “Gemitaiz – Non ti rivedo più” contenente le frase “capro espiatorio”
Cosa diciamo quando arriva qualche problema nel lavoro?
Ramona: beh, se non è un grande problema possiamo dire che qualcosa va storto, altrimenti, in caso contrario, va tutto liscio.
Va liscio oppure va storto. Proprio così. Nel primo caso, se tutto va liscio, vuol dire che non c’è nessun problema. Si usa il verbo andare. Tutto va liscio, tutto è andato liscio, tutto andrà liscio, dipende dal contesto, se parliamo al presente, passato o futuro. Si dice che va “liscio” – una cosa è “liscia”, come ad esempio un pavimento, o una qualsiasi superficie, è “liscia” quando è piatta, quando non ci sono imperfezioni, increspature. Una superficie liscia è una superficie che se viene toccata non si sentono imperfezioni, non si sentono bozzi, buchi, o cose che pungono eccetera.
In senso figurato invece vuol dire senza difficoltà, senza problemi.
Si usa spesso con gli esami, con le prove in generale:
Come è andato l’esame di matematica?
Ramona: Molto bene grazie, è andato tutto liscio, tutto liscio come l’olio!
Brava, si dice infatti anche così: tutto liscio come l’olio, cioè senza nessuna difficoltà.
Se invece l’esame è andato male posso dire che è andato tutto storto!
Attenzione perché si usa dire “è andato tutto storto”, oppure “qualcosa è andato storto”. Raramente si usa dire “è andato storto”. È più facile che ascoltiate “è andata male”, o “è andato male”.
In senso ironico si può utilizzare un’espressione molto comune. Come va Ramona?
Ramona: tutto a posto e niente in ordine.
Tutto a posto, cioè tutto ok, equivale a “tutto liscio”, cioè “non ci sono problemi”: “Tutto è a posto”, e “niente è in ordine”. Due frasi dal significato opposto quindi, infatti tutto a posto è il contrario di “niente è in ordine”. È chiaro quindi che la frase si usa per scherzare. Evidentemente ci sono dei piccoli problemi e questi piccoli problemi causano dei malumori, quindi non possiamo dire che tutto è ok, che tutto è a posto, ma in fondo di problemi gravi non ce ne sono. Finisce qui la prima parte della nona lezione di Italiano Professionale. Nella seconda parte vedremo più da vicino le espressioni che si utilizzano quando, tutto sembra perduto, quando non c’è più nulle da fare. A seguire nella seconda parte vedremo i rischi legati alla pronuncia di tutte le espressioni viste nella prima e seconda parte e alla fine l’esercizio di ripetizione.
Ramona: un saluto dal libano
Fine prima parte
Italiano Professionale – Lezione n. 8: risultati
Audio prima parte (17:42)
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Trascrizione
1. Introduzione all’ottava lezione
Buongiorno e benvenuti all’ottava lezione di Italiano Professionale. Siamo arrivati alla lezione numero otto. Spieghiamo oggi le espressioni italiane utilizzate quando si parla di risultati, di obiettivi raggiunti o ancora da raggiungere. Questo è l’argomento di oggi.
Mohamed: oggi ci sono io a farti compagnia! Mi chiamo Mohamed e sono egiziano. Insegno italiano ad Alessandria.
Ciao Mohamed, benvenuto. Grazie a Mohamed che offre il suo contributo, quindi presta la sua voce per questa lezione di italiano professionale.
Dunque Mohamed, parlavamo di risultati. Le espressioni di oggi, che vedremo nel dettaglio, sono tutte relative ai risultati (goal in inglese). In ogni lavoro ci sono dei risultati da raggiungere, da ottenere, da perseguire ed è quindi questo un argomento che non poteva mancare in un corso di italiano professionale, dove cerchiamo di affrontare le situazioni comuni a tutte le attività; situazioni suddivise per argomento.
Questo argomento, quello dei risultati, è sicuramente uno dei più importanti e dei più specifici del settore lavoro. I risultati si sognano, inseguono, e poi si raggiungono, si ottengono, o anche si perseguono: questi sono i verbi più diffusi che si usano quando si parla di risultati: sognare, inseguire, raggiungere, ottenere, perseguire, ma ce ne sono anche altri come vedremo nella lezione.
Vi capiterà di parlare di risultati, di obiettivi, di sogni, e vi capiterà di andare nella giusta direzione oppure no. Ebbene, nella lingua italiana esistono molteplici espressioni, anche idiomatiche, quindi con un doppio significato (significato letterale e figurato); espressioni che si adattano a descrivere ognuno un aspetto diverso riguardo a questo argomento.
Vediamo oggi queste espressioni insieme a Mohamed.
Mohamed: si tratta di molte espressioni Gianni, tutte diverse tra loro.
Molte espressioni diverse, infatti!
Mohamed: per semplicità, forse è meglio dividere queste espressioni in gruppi. Giusto Gianni?
Sì, infatti abbiamo pensato che è bene fare una classificazione. Così all’inizio vedremo un primo gruppo di espressioni che si riferisce alle frasi che si usano prima di aver raggiunto i risultati, in una fase precedente. Poi vediamo un secondo gruppo, dove collocheremo le frasi più utilizzate che si usano durante, oppure poco prima di aver ottenuto dei risultati, poco prima del traguardo diciamo, e infine il terzo ed ultimo gruppo, dedicato al dopo. Diciamo una suddivisione temporale. Essendo molte frasi abbiamo pensato di utilizzare questa pratica suddivisione. Vedrete che in questo modo sarà anche più facile riuscire ricordare le singole espressioni. In ogni caso avrete bisogno di ascoltare la lezione molte volte per poterle memorizzare completamente.
Nella seconda parte della lezione vedremo anche espressioni che si usano quando non si riesce a raggiungere dei risultati: quando i risultati cioè non arrivano.
Dopo la spiegazione, vedremo se ci sono, tra tutte le frasi viste, delle espressioni rischiose, rischiose nella pronuncia o anche nel contesto in cui ogni singola espressione va utilizzata. Vedremo allora quali evitare e quali usare in contesti istituzionali.
Alla fine concluderemo la lezione con un dialogo finale e con un esercizio di ripetizione.
Mohamed: Io e Gianni interpreteremo due personaggi che parleranno prima, durante e dopo i risultati: voi dovrete ripetere ognuna delle frasi dopo di noi.
Infatti ci sarà un dialogo e due personaggi, interpretati da me e Mohamed. Io e Mohamed saremo due dirigenti di una stessa azienda, un’azienda di scarpe italiane, che produce scarpe italiane, che discutono della stagione autunno-inverno. In questo dialogo useremo tutte le espressioni spiegate in questa lezione.
2. Pronti, partenza e via: verso i risultati!
Dunque abbiamo appena iniziato la nostra attività lavorativa: le cose vanno bene. Non abbiamo ancora ottenuto risultati, ma i primi risultati sono positivi. In questo caso possiamo utilizzare diverse espressioni.
La frase più semplice è: “andare alla grande!”. Andare alla grande vuol dire che le cose vanno bene; abbiamo iniziato bene. Il verbo andare è appropriato e adatto, perché indica una direzione ed un movimento: si sta andando, si sta procedendo, in una direzione. E qual è la direzione? “Alla grande” ci dice che questa direzione è quella giusta!
Alla grande significa semplicemente “benissimo”. Se chiedo a Mohamed: come va col tuo nuovo ristorante? Fai buoni affari?
Mohamed: Sì, vado alla grande, grazie!
“Vado alla grande!” è molto usato ed è una espressione abbastanza informale, usata tutti i giorni tra persone che si conoscono. È informale, quindi, non è adatta a situazioni più importanti.
Ovviamente se parlo al plurale, se faccio cioè riferimento a più persone, si dice: “andiamo alla grande!” Oppure “vanno alla grande!” se mi riferisco a delle terze persone, ad un gruppo di persone a cui non si appartiene.
Ci sono alcune frasi analoghe ad “andare alla grande”. Una di queste è “Andare per il verso giusto”. Questa è più formale, adatta anche alla forma scritta: anche in questo caso si vuole dire che si è iniziato bene, sia sta andando verso la giusta direzione, anzi, il giusto verso: “Andare per il verso giusto”. La direzione infatti ha due versi, due versi opposti, e quello intrapreso, il verso intrapreso, è il giusto verso, o il “verso giusto”. Si sta utilizzando una rappresentazione, diciamo, geografica, geometrica, come se vi doveste recare, come se doveste andare in un luogo e doveste prendere una strada che porta in quel luogo. Quel luogo è il risultato da ottenere, e voi state andando verso quel luogo, ma non lo avete ancora raggiunto.
Ad esempio gli ascoltatori di questa lezione stanno andando nel verso giusto se vogliono ottenere una conoscenza della lingua italiana adatta ad un ambiente di lavoro.
Un’altra espressione simile, perché anch’essa adatta a contesti anche formali è: “andare a gonfie vele”.
In questo caso si utilizza l’immagine di una barca a vela, cioè di una barca, di un’imbarcazione, che non ha un motore, ma si muove grazie a delle vele, grazie al vento che gonfia le vele; le gonfia perché le riempie d’aria, e le vele diventano così “gonfie”. Se c’è molto vento la barca si muove velocemente; se invece non c’è vento, allora la barca, non avendo un motore, non si muove, non va avanti.
Ebbene, questo è probabilmente il miglior modo per esprimere che state procedendo molto bene, senza problemi, nella giusta direzione. Siete sospinti dal vento, ed ovviamente questa è un’immagine, un’immagine molto adatta e molto elegante da utilizzare: andare a gonfie vele.
Quindi “andare a gonfie vele” e per il verso giusto sono due espressioni adatte entrambe anche ad un contesto formale: le vele gonfie indicano che state andando benissimo. “Andare per il verso giusto” è meno ottimistica come frase, ma ugualmente positiva.
Mohamed: non mancano poi altre espressioni molto informali che utilizzano un’immagine per dire che tutto va bene.
Sì, “andare a tutto gas” è una di queste. L’immagine qui è quella di un veicolo a motore. Non c’è la vela quindi, ma un motore. Dove c’è un motore, come su una macchina o su una moto, c’è un combustibile che lo alimenta. Questo combustibile può essere la benzina, può essere il gasolio, eccetera; ma in questa frase si usa “il gas”, ed il gas nella frase rappresenta il combustibile, qualunque esso sia. Nelle macchine c’è il pedale dell’acceleratore, nelle moto c’è la manopola, perché si accelera con le mani e non con i piedi. Sia guidando una macchina che guidando una moto possiamo quindi accelerare: si può dire, anziché accelerare, “dare gas”. Si può dare più gas oppure si può dare meno gas, a seconda se si vuole accelerare o rallentare. E si può “andare a tutto gas” se si vuole andare alla massima velocità possibile, quindi premendo col piede il pedale al massimo nella macchina, o girando la manopola al massimo nella motocicletta, nella moto.
Chi “va a tutto gas” quindi va al massimo, “va a gonfie vele”. Le due frasi sono identiche ma adatte a due contesti diversi: il gas è informale, le vele sono più eleganti.
Andando dall’informale verso il formale, ci sono poi altre espressioni: “andare a tutta birra”, del tutto analoga come frase rispetto a “andare a tutto gas”. Sia il gas che la birra in effetti appartengono più al linguaggio giovanile ed a argomenti attinenti al tempo libero, e non al lavoro.
Lo stesso si può dire per “andare a tutto spiano”.
Mohamed: Questa però è più difficile da spiegare. Cos’è lo spiano?
Dunque, andare è anche qui il verbo utilizzato. La preposizione “a” è presente anche qui. “Tutto spiano” equivale a “tutta birra”, ed anche a “gonfie vele”. Cos’è lo spiano mi hai chiesto?
È talmente normale usare questa espressione per gli italiani che nessuno probabilmente sa cosa sia lo spiano. Ho fatto quindi una ricerca in proposito, caro Mohamed, ed ho scoperto che lo “spiano” si usava a Firenze, nell’antichità: si usava nei forni, dove si cucina il pane. Lo spiano era una certa quantità di grano col quale si fa il pane, lo spiano era quindi una quantità di grano. C’era anche il mezzo spiano, che era ovviamente la metà. C’era quindi il “tutto spiano”, e c’era il “mezzo spiano”. Se si lavorava “a tutto spiano” si faceva quindi il massimo del lavoro. Oggi l’espressione è usata in tutti i lavori e non solo nel forno, dove si fa il pane. E non solo nel lavoro poi!
Posso lavorare a tutto spiano, ma posso anche mangiare a tutto spiano, posso correre a tutto spiano, divertirmi a tutto spiano.
Anche questa è un’espressione familiare.
Mohamed: Ancora più difficile sarà spiegare l’espressione “a spron battuto”.
Mi stai veramente mettendo in difficoltà, Mohamed!
“A spron battuto” è credo l’espressione più difficile da spiegare finora.
Il senso però è quasi identico a quello visto finora: procedere bene, andare bene, aver iniziato bene anzi, benissimo direi. Come ”a gonfie vele”.
Le due frasi “a gonfie vele” e “a spron battuto” si possono usare anche con altri verbi, non solo con il verbo “andare”: posso dire “Procedere a gonfie vele”, o “proseguire a gonfie vele”.
Analogamente posso dire “andare a spron battuto”, ma anche “procedere a spron battuto”, “proseguire a spron battuto”, “andare avanti a spron battuto”. Posso anche dire “lavorare a spron battuto”.
Però quando si dice “a spron battuto” c’è anche l’idea della velocità, della fretta, e non solo del buon risultato. Quindi si usa anche dire “allontanarsi a spron battuto”. A spron battuto quindi è anche come dire “subito”, “velocemente”. Invece “a gonfie vele” contiene solamente il risultato, la velocità sì, ma legata al risultato.
In ambito bellico, quindi in caso di guerre, di battaglie, si usa dire che un esercito si è “ritirato a spron battuto”, per dire che si è ritirato in massa, e con velocità.
Ok ma cos’è lo spron battuto? Ebbene lo spron è lo sperone, che è quel pezzo di ferro, o di acciaio, che si usa con il cavallo per farlo correre, per farlo andare più velocemente. Lo sperone è attaccato allo stivale del piede, e se si punzecchia il cavallo con lo sperone, il cavallo avverte del dolore e aumenta la velocità. Lo sperone si batte quindi sul cavallo, quindi lo sperone è battuto sul cavallo. “A spron battuto” vuol dire quindi “ a sperone battuto”. E se si va, se si procede “ a spron battuto” si procede velocemente. L’immagine del cavallo quindi è analoga all’immagine della vela, o della macchina a gas. Si sta comunque andando velocemente nella giusta direzione. Credo che a spron battuto si possa sempre utilizzare, ma si trova un po’ in mezzo alle espressioni viste, quindi è adatta a tutte le situazioni, ma di più a quelle informali. Utilizzatissima anche questa espressione.
Finisce qui la prima parte della lezione otto di italiano professionale: nella seconda parte vedremo altre espressioni: prima quelle del secondo gruppo e poi quelle del terzo gruppo. Poi si parlerà dei rischi nella pronuncia e per finire l’esercizio di ripetizione.
Fine prima parte
Fare buon viso a cattivo gioco
Audio
Trascrizione
Buongiorno amici. La frase idiomatica che di oggi è “fare buon viso a cattivo gioco”.
La frase di oggi, “fare buon viso a cattivo gioco” è una frase non molto facile da spiegare. Cercherò di fare quindi molti esempi e di spiegare tutte le parole.
Questa espressione è utilizzata non molto di frequente nel linguaggio di tutti i giorni. Tuttavia il suo utilizzo è molto frequente in ambito lavorativo e professionale.
Vi potrebbe capitare di ascoltarla in Italia in molte occasioni ed in qualsiasi attività lavorativa.
Come sa chi ci segue solitamente, in Italiano Semplicemente cerchiamo di spiegare ogni settimana almeno una frase idiomatica, e spesso vengono spiegate espressioni molto utilizzate nel lavoro.
Nella pagina frasi idiomatiche troverete molte espressioni di uso comune in tutta Italia e alcune delle espressioni più utilizzate, come quella di oggi, in ambito professionale. In generale però tutti gli altri contenuti, cioè tutte le frasi idiomatiche più utilizzate nel lavoro, specifiche del lavoro, così come tutti i verbi e tutte le situazioni più frequenti in ambito professionale che familiare sono inserite all’interno del corso di Italiano Professionale, che sarà disponibile per chi volesse acquistarlo, a partire dal 2018.
Ogni giorno siamo impegnati, con gli altri membri della redazione a sviluppare i contenuti di ogni lezione di questo speciale corso, e mettiamo a disposizione sempre la prima parte di ogni lezione, in modo che tutti possano capire di cosa si parli nel corso e possano decidere con sicurezza e tranquillità se acquistare il corso o meno quando sarà disponibile.
La frase di oggi, “fare buon viso a cattivo gioco” è un podcast completo, interamente gratuito, un episodio accessibile a tutti, e spero di riuscire oggi a spiegarvi il significato della frase senza troppe difficoltà.
Allora, vediamo parola per parola. Fare è un verbo, molto usato nelle frasi e espressioni idiomatiche italiane. Il viso è la parte del corpo in cui si trovano gli occhi, il naso e la bocca. “Il viso”. Si dice anche “la faccia”, ma il viso è più indicato e più usato per indicare la parte del corpo, invece la faccia è usato di più per rappresentare le espressioni e le emozioni del viso, anche per quelle che si provano guardando questa faccia, questo viso. Ad esempio: “ha una faccia curiosa“, oppure “ha una faccia da schiaffi“, ed altre espressioni simili.
“Fare buon viso” contiene la parola “buon”, cioè “buono”. Un “buon viso” è un “viso buono” un viso che esprime tranquillità, che non esprime preoccupazione. La bontà del viso non è da intendere come la bontà d’animo. o la bontà delle persone, ma come un viso che esprime tranquillità.
Vediamo che in questo caso “viso” è utilizzato per indicare un’emozione, cosa che come detto prima si usa fare di più con la parola “faccia” e non con la parola viso. Non è così in questo caso.
Le due parole “buon viso” stanno insieme solamente in questa espressione: non esistono altre espressioni e modi di dire italiani che contengono queste due parole in fila: è chiaro quindi che appena voi dite “fare buon viso”, un italiano che ascolta subito intuisce, capisce subito qual è la fine della frase che state dicendo: “a cattivo gioco”
“A cattivo gioco”: cosa vuol dire?
Il senso proprio di questo pezzo di frase non ci aiuta.
Il gioco solitamente è divertimento, è una attività che dà gioia, che fa piacere fare. Quindi un “cattivo gioco” non esiste. Al massimo un cattivo gioco può essere un gioco il cui fine è cattivo, crudele. Uccidere per gioco può essere giudicato un “cattivo gioco”. Cattivo infatti si usa per le persone: una persona cattiva è una persona non buona, che non fa del bene ma fa del male agli altri. Un cattivo gioco può anche essere un gioco non istruttivo, che non istruisce, cioè che non insegna nulla ai bambini. Ma non è neanche questo il significato nella frase di oggi.
La parola “Cattivo”, l’aggettivo “cattivo”, si usa anche in molte altre circostanze, in molte altri contesti e situazioni e non solo per le persone. Si usa per, ad esempio, il tempo, ma in questo caso la cattiveria non c’entra col “cattivo tempo“. In questo caso il tempo si dice cattivo quando piove, ad esempio o quando fa freddo e c’è vento, insomma quando non è un tempo, da un punto di vista meteorologico, buono. “Fa cattivo tempo”, si dice per dire che non è un bel tempo.
“che tempo fa oggi a Roma?”. Se piove potete dire “fa cattivo tempo”.
Poi c’è anche “cattivo sangue” e “cattivo profeta”.
Questo per dirvi che la frase “fare buon viso a cattivo gioco” va letta tutta insieme, e non un pezzo alla volta. Il senso della frase è cercare di adattarsi il meglio possibile, nel miglior modo possibile, a situazioni sgradevoli che non si ha possibilità di evitare o modificare.
Se abbiamo una situazione sgradevole, cioè non gradevole, cioè che non ci piace, ma è necessario sopportare, allora possiamo dire che dobbiamo “fare buon viso a cattivo gioco”, cioè dobbiamo mostrarci tranquilli, far finta che non sia un problema, dobbiamo sopportare e mostrare, far sembrare che tutto vada bene, dobbiamo fare “buon viso”, cioè mostrare un viso sereno, senza mostrare preoccupazioni, “a cattivo gioco”, cioè ad una situazione che non ci piace, sgradevole, che vorremmo evitare, ma che conviene affrontare in questo modo, facendo “buon viso a cattivo gioco”, perché quello che è successo è inevitabile, non si può evitare.
Attenzione perché è importante usare la preposizione “a”. Non sembra corretto dal punto di vista grammaticale, ma nelle espressioni idiomatiche non dovete badare alla grammatica: queste infatti sono un modo per sintetizzare una situazione frequente che può capitare. Al lavoro capita spesso di fare buon viso a cattivo gioco.
Se ad esempio state lavorando, state lavorando e siete molto concentrati, e ad un certo punto una persona vi interrompe e vi dice “scusa disturbo? posso farti una domanda?”.
Voi a questo punto perdete la concentrazione e questo vi fa arrabbiare. A questo punto avete due scelte, potete fare due cose: la prima cosa che potete fare è rispondere: “no, ho da fare!“, oppure “non ora, più tardi!“. Questa è la prima scelta, e potrebbe essere giudicata poco gentile da parte vostra una risposta di questo tipo. Ormai avete perso la concentrazione, quindi potrebbe convenirvi una risposta più diplomatica.
La seconda scelta quindi è “fare buon viso a cattivo gioco” e fare finta di niente, cioè far finta che la cosa non vi abbia seccato, non vi abbia dato fastidio, e quindi rispondere gentilmente: “prego, entra pure, non mi disturbi affatto!“. In questo modo avete fatto buon viso a cattivo gioco. La cosa non vi ha fatto buon gioco, perché vi ha fatto perdere la concentrazione, ma pur non avendovi fatto buon gioco, voi fate “buon viso”. Fate buon viso a cattivo gioco.
Si potrebbe discutere sul fatto che sia buona cosa o meno fare buon viso a cattivo gioco. E’ una cosa positiva fare buon viso a cattivo gioco? Qualcuno potrebbe dire che chi fa buon viso a cattivo gioco è una persona ipocrita, e l‘ipocrisia è il nome del sentimento. Ipocrisia deriva dal greco e significa simulazione. Simulare significa “far finta”, “far sembrare”, far apparire una cosa in un modo quando invece non è così.
Una persona ipocrita è una persona che non dice quello che pensa e che lo fa per ottenere dei vantaggi. L’ipocrita ha imparato a dire ciò che “rende” di più, cioè che gli porta maggiori vantaggi.
In effetti l’ipocrisia non è una cosa affatto positiva nel lavoro e direi anzi che è una delle caratteristiche peggiori. Ma qui bisogna forse anche distinguere tra ipocrisia e diplomazia.


La diplomazia, a differenza dell’ipocrisia, ha una eccezione positiva, ha un significato positivo. Entrambe sono simulazioni però. Con entrambe ci si comporta in modo diverso da ciò che i nostri sentimenti ci consiglierebbero.
Entrambe sono simulazioni di sentimenti e lo scopo è sempre quello di guadagnare la fiducia degli altri, la fiducia altrui. Ma il termine ipocrisia è più collegato all’inganno. Se faccio finta di essere tuo amico e poi parlo male di te con gli altri colleghi sono un ipocrita, mi sto comportando da ipocrita, non sono diplomatico. Il diplomatico è realista, ed il suo fine, quello che vuole ottenere, non è un fine personale, ma è una intesa: l’intesa nel lavoro è il suo obiettivo. Per il diplomatico la cosa importante è come agire nel rispetto della persona altrui. Invece l’ipocrita è egoista, pensa a se stesso. Questa è la differenza. Se ad esempio devo trovare un accordo tra persone diverse, tra opinioni diverse, allora cerco di mantenere una posizione neutrale, cercando di capire le differenze tra le persone e cercando di trovare un accordo, il miglior accordo possibile.
Potete quindi ben capire che la diplomazia è una caratteristica molto apprezzata nel lavoro perché pochi hanno la capacità di mantenere una posizione neutrale e cercare sempre la migliore soluzione ad ogni problema, anche andando a volte contro il proprio pensiero, perché l’obiettivo, il fine ultimo, è l’accordo.
La diplomazia quindi non è ipocrisia, non è manipolazione. Ecco, anche questo termine: “manipolazione” è senza dubbio una parola negativa, come ipocrisia. Chi manipola è quindi un ipocrita, un egoista, uno che vuole fare in modo che gli altri facciano delle cose che gli porteranno dei vantaggi. Manipolare viene da “mani”, cioè lavorare con le mani, quindi manipolare una persona è cercare di cambiarla, come se fosse un oggetto e come se dovesse far assumere una certa forma a questa persona, la forma che vuole lui, la forma che desidera il manipolatore.
In ogni caso si potrebbe discutere molto sui termini diplomazia e ipocrisia, e si potrebbero anche avere opinioni differenti. Infatti ci sono dei mestieri, dei lavori, dove fare buon viso a cattivo gioco è indispensabile, è molto importante: come nel mestiere del diplomatico, o del politico.
Il diplomatico, lo dice anche il nome, è colui che deve avere diplomazia. Il diplomatico è un lavoratore, detto “funzionario“, attraverso il quale uno Stato (come quello italiano ad esempio) oppure la Santa Sede, la Chiesa, intrattiene relazioni con un altro Stato, con la Santa Sede o con un’organizzazione internazionale: questo è il diplomatico. L’ambasciatore ad esempio è un diplomatico.
Il politico invece è colui che si occupa di politica, colui che è eletto dal popolo per prendere decisioni che riguardano la collettività, il popolo intero. In questi due mestieri, il diplomatico e il politico, fare buon viso a cattivo gioco significa essere diplomatici ma spesso il confine tra diplomazia e ipocrisia è molto, molto stretto.
Comunque fare buon viso a cattivo gioco è una frase utilizzabile anche al di fuori del lavoro in generale se ci troviamo in situazioni difficili, se non vogliamo affrontare apertamente chi ci ha fatto del male, o chi ci ha procurato uno svantaggio, o chi ci ha messo i bastoni tra le ruote, magari preferiamo fare buon viso a cattivo gioco, preferiamo far finta di niente, perché tanto ormai è successo, e pensiamo che è meglio far finta di niente.
Facciamo ora un esercizio di ripetizione come facciamo sempre per rispettare la regola numero sette per imparare a parlare Italiano: parlare.
Ripetete dopo di me, copiate la mia pronuncia.
Fare buon viso a cattivo gioco.
….
Fare buon viso a cattivo gioco.
….
Fare buon viso….. a cattivo gioco… a cattivo gioco…
Meglio fare buon viso a cattivo gioco
….
Non mi piace fare buon viso a cattivo gioco
…..
Ti consiglio di fare buon viso a cattivo gioco
….
Ti sconsiglio di fare buon viso a cattivo gioco
….
Vi ringrazio di aver seguito questo episodio di Italiano Semplicemente. Ascoltate questo episodio più volte se volete usare la tecnica dell’ascolto per imparare l’italiano in modo naturale. Fatelo più volte, durante i vostri tempi morti, e continuate a seguirci anche su Facebook, e se volete visitate la pagina di Italiano Semplicemente.
Ciao a tutti da Giovanni. Un abbraccio.
—
Italiano Professionale – lezione n. 7: controllo del futuro
Caratteristiche dell’episodio
In questa lezione ci occupiamo delle espressioni legate alla gestione ed al controllo del futuro. Undici espressioni idiomatiche e modi di dire.
Lunghezza PDF: 11 pagine
Durata prima parte: 11:25
Durata seconda parte: 16:46
La lezione è riservata ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
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In questa lezione ci occupiamo delle espressioni legate alla gestione ed al controllo del futuro. LINK |
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En esta lección nos ocuparemos de las expresiones ligadas a la gestión y al control del futuro. LINK |
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Dans cette leçon on s’occupe des expressions relatives à la gestion et au contrôle du futur. LINK |
| In this lesson we’ll handle expressions about future management and control. LINK | |
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LINK نحن نحرص على تعبيرات المتعلقة بإدارة والسيطرة على المستقبل. |
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Мы заботимся о выражениях, связанных с управлением и контролем будущего. LINK |
| Wir kümmern uns um Ausdrücke für das Management und die Kontrolle über die Zukunft bezogen. LINK | |
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Θα ασχοληθούμε με εκφράσεις σχετικές με τη διαχείριση και τον έλεγχο του μέλλοντος. LINK |
Prenota il corso: http://italianosemplicemente.com/chi-siamo
Italiano Professionale – Lezione n. 6: Sincerità ed equilibrio
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SECONDA PARTE: solo abbonati
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In questa lezione vediamo le espressioni sulla sincerità e sull’equilibrio, qualità indispensabili nel lavoro. |
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En esta lección veremos las expresiones sobre la sinceridad y el equilibrio, cualidades indispensables en el trabajo. |
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Dans cette leçon, nous verrons les expressions abordant la sincérité et l’équilibre, deux qualités indispensables dans le monde du travail. |
| In this lesson we’ll see expressions about honesty and balance, essential qualities at work. | |
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في هذا الدرس نرى تعبيرات بشأن الإنصاف والتوازن، والصفات الأساسية للعمال |
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В этом уроке мы видим выражения относительно справедливости и сбалансированности, необходимых качеств в деловом мире. |
| In dieser Lektion sehen wir die Ausdrücke in Bezug auf die Aufrichtigkeit und Ausgewogenheit, wesentlichen Qualitäten in der Arbeit. | |
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Σε αυτό το μάθημα θα δούμε εκφράσεις σχετικές με την ειλικρίνεια και την ισορροπία, απαραίτητα ποιοτικά χαρακτηριστικά στο τομέα της εργασίας. |
Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/
Trascrizione
- Introduzione
Benvenuti nella sesta lezione di Italiano Professionale.
La lezione di oggi sarà una lezione a tre voci, la mia, cioè quella di Giovanni, la voce di Shrouk, egiziana, e la voce di Jasna, di nazionalità slovena: se ascoltate abitualmente le lezioni di italiano semplicemente sicuramente vi ricorderete di loro perché mi hanno aiutato in passato in molti episodi. Ringrazio Jasna e Shrouk per aver fornito il loro aiuto per questa lezione di italiano professionale.
L’argomento che tratteremo è quello delle espressioni italiane che riguardano la Sincerità e l’Equilibrio.
Jasna e Shrouk torneranno probabilmente ad aiutarci anche durante qualcuna delle prossime lezioni, come anche gli altri membri della redazione di Italiano Semplicemente.
Oggi quindi tocca a Jasna e Shrouk:
Jasna e Shrouk: : ciao a tutti!
Questa è la sesta lezione della prima sezione, sezione dedicata esclusivamente alle espressioni idiomatiche più utilizzate nel mondo del lavoro.
Ricordo brevemente il contenuto delle lezioni precedenti:
Nella prima lezione abbiamo visto i vari modi in cui possiamo esprimere le proprie Competenze e Professionalità.
Nella seconda lezione l’argomento trattato è stato quello della Sintesi e della Chiarezza.
Nella terza lezione l’Approssimazione e il Pressapochismo, due caratteristiche molto negative.
Nella quarta lezione le qualità della Precisione e della Puntualità: tutte le espressioni, ancora una volta più utilizzate.
Nella quinta lezione, la precedente, abbiamo affrontato la Tenacia e la Resistenza.
Jasna: oggi quindi ci occupiamo di Sincerità
Shrouk: ed anche di Equilibrio.
Esatto. Due qualità fondamentali in ogni ambito, ed in particolare nel lavoro.
Jasna: non solo in Italia!
Certamente, non solo in Italia. Sincerità, cioè non dire bugie, essere sinceri, non cercare di imbrogliare, ed Equilibrio, vale a dire, in senso morale e spirituale, la capacità individuale di padroneggiare i propri impulsi e istinti, di dominare se stessi, la capacità di giudicare con obiettività le varie situazioni e di comportarsi con equità e senso delle proporzioni.
Equilibrio è anche, quindi, la capacità di non perdere mai la pazienza, di essere equilibrati, se vogliamo avere equilibrio vuol dire avere un po’ di saggezza, che non guasta mai.
Vi ricordo che le espressioni che vedremo oggi, come tutte le espressioni della prima sezione, dedicata proprio alle frasi idiomatiche, saranno riprese una ad una nel corso dei capitoli successivi, e verranno quindi utilizzate all’interno dei vari dialoghi. In particolare le espressioni di oggi le troveremo in maggior misura nella sezione due e nella sezione tre, cioè quando si parlerà di Presentazione e Riunioni.
La lezione è divisa in due parti, due diversi podcast. Nella prima parte della lezione, dopo aver visto le prime più semplici espressioni sulla sincerità e sull’equilibrio, vedremo anche alcune frasi idiomatiche interessanti e molto professionali ed altre più informali. Poi, nella seconda parte della lezione vedremo alcune espressioni che vi consiglio di non utilizzare mai in ambito professionale, vedremo anche i rischi legati a queste espressioni, ed infine, come al solito, facciamo un esercizio di ripetizione, per abituarsi ad utilizzare tutte le espressioni di oggi. L’esercizio sarà basato su un dialogo tra colleghi riguardo al fallimento di un’azienda. Io, Jasna e Shrouk interpreteremo queste tre persone utilizzando appunto le espressioni di oggi.
Cominciamo allora ragazze?
- Le espressioni più semplici
Shrouk: Cominciamo con le espressioni più facili, di uso comune.
Jasna: Ad onor del vero, credo sia sempre bene iniziare con le cose facili.
Ad onor del vero, avete proprio ragione. “Ad onor del vero” è la prima espressione di oggi. Frase breve, molto interessante, quasi poetica direi.
“Ad onor del vero” significa “facciamo onore al vero”, cioè “diciamo la verità!”.
Semplice, ed allo stesso tempo non banale. Cercate sempre dei modi alternativi per esprimere un concetto; questo vi aiuterà sia a capire sia ad ampliare il vocabolario, sia ad entrare nella lingua e nella cultura italiana.
Far onore al vero, dunque, è un tributo, un omaggio alla verità. Rendiamo omaggio al vero, rendiamo onore al vero, alla verità, perché la verità è sempre da preferire alla bugia.
Shrouk: Infatti le bugie, si dice, hanno le gambe corte!
Le bugie hanno le gambe corte, è vero Shrouk. È una delle espressioni più utilizzate in Italia quando si parla di bugie. Ogni volta che vogliamo dire che non è una cosa buona dire bugie e che invece occorre essere sempre sinceri, si dice così: le bugie hanno le gambe corte. Significa che prima o poi le bugie vengono scoperte, perché non si va molto lontano dicendo bugie. Infatti chi ha le gambe corte non va molto lontano.
Tra le espressioni più semplici rientra anche “per dirla tutta”.
È una frase che si usa quando si sta dicendo una cosa, magari state parlando con qualcuno e volete aggiungere qualcosa di importante, qualcosa che non va trascurato. Ad esempio se io dico che la sincerità è una caratteristica degli egiziani Shrouk avrebbe potuto aggiungere:
Shrouk: per dirla tutta anche l’equilibrio è una caratteristica tipica di noi egiziani.
Ok, quindi con “per dirla tutta” state aggiungendo qualcosa, volete dire tutta la verità, non soltanto una parte. Si tratta di una espressione molto usata nella forma parlata, ma non è molto adatta a contesti formali, ad occasioni importanti.
Quindi dopo aver visto questa espressione passiamo alla prossima.
Jasna: se vogliamo dirla tutta Gianni, ne abbiamo già viste tre di espressioni, e questa sarebbe la quarta.
Gusto Jasna. La quarta espressione è “a voler essere obiettivi”.
È molto simile alla precedente espressione, ma ora non si tratta di voler completare la verità, ma si tratta di dire una cosa più equilibrata, una cosa più obiettiva, più vicina alla verità, ma solo se la si guarda con un occhio più distante. Una persona obiettiva è una persona che vede e giudica persone, gli eventi, le circostanze in modo reale e imparziale. “A voler essere obiettivi” quindi vuol dire: “valutiamo la cosa senza pregiudizi o senza passioni personali”. Quindi sincerità ed equilibrio insieme in questa espressione.
“A cuore aperto è la prossima espressione”.
Shrouk: Il senso dell’espressione è ovviamente figurato.
Sì questa è una vera frase idiomatica. A cuore aperto significa: “sinceramente”, “con franchezza”; “con sincerità”, “senza nascondere nulla”; oppure anche “con fiducia”. L’espressione viene solitamente utilizzata insieme ad alcuni verbi in particolare: “dire, parlare, confessare”, come se si aprisse il cuore a chi ascolta, come se si stesse parlando con il cuore aperto, per permettere a chi ascolta di leggere i segreti del cuore. Quindi quando si vuole dire qualcosa con vera sincerità, possiamo usare questa espressione.
Jasna: A cuore aperto ti dico che mi dispiace molto per come è andato il tuo affare.
Questo è un ottimo esempio di utilizzo. Possiamo anche dire “col cuore in mano”:
Shrouk: Te lo dico “col cuore in mano”: avrei voluto anche te nella nostra azienda.
Anche un libro può essere aperto però; non solo il cuore. In questo caso l’espressione “essere come un libro aperto” esprime una persona sincera, semplice, le cui intenzioni e pensieri si leggono molto facilmente, proprio come un libro aperto. Sempre che non sia scritto in lingua difficile, come la lingua slovena, Jasna.
Jasna: in questo caso per me è chiarissimo!
Ah ci credo, ma non per me però!
Passiamo ora ad una simpatica espressione: “sputare il rospo”.
Non so se vi sia mai capitato di “sputare il rospo”. Ebbene se questo accade, solitamente è una cosa molto sollevante. Chiunque sputi il rospo, dopo averlo fatto, avverte una sensazione di sollievo immediato. In effetti avere un rospo in bocca potrebbe essere fastidioso, ma ovviamente questa è solo un’immagine. Il rospo in effetti è un animale, un anfibio in particolare, molto comune in Italia, ed anche piuttosto bruttino. È un animale presente in molte espressioni italiane, anche per il suo aspetto. Sputare il rospo vuol dire decidersi a parlare di qualcosa che non si intendeva dire per paura, o anche per scrupolo. Se si ha paura che dicendo la verità accada qualcosa di negativo, che possa preoccupare, o che ci porti sofferenza, si dice proprio così: “sputare il rospo.
Quindi chi sputa il rospo si libera di una verità, di una cosa e questo sicuramente fa sentire meglio. Certo, dire la verità potrebbe causare a volte dei problemi, ed è per questo che sputare il rospo genera anche preoccupazioni.
Possiamo dire “sputa il rospo” quindi per chiedere a qualcuno, come ad un nostro collega di lavoro, un collega che conosciamo bene, che ci deve confessare una cosa, perché sospettiamo che il nostro collega abbia un segreto.
Attenzione perché “sputa il rospo” è un’espressione familiare, non adatta a dialoghi formali.
Se, al contrario, non vogliamo che il nostro collega dica la verità, ma invece vogliamo dirgli che non deve parlare, che deve tacere, che deve tenersi un segreto possiamo dirgli: “acqua in bocca”.
Jasna: provate voi a parlare con l’acqua in bocca se ci riuscite!
Shrouk: —- hhhhmmmm hmmm
Va bene Shrouk, puoi sputare il rospo ora!
Shrouk: ah finalmente! Volevo dire che occorre parlare anche dell’equilibrio non credi?
Ok Shrouk, passiamo all’equilibrio allora. Vediamo una bella frase: “a ragion veduta”. Questa è molto professionale come frase, che consiglio a tutti di utilizzare in ambito lavorativo.
Quando utilizzarla? Ebbene, chiunque debba prendere una decisione, e questo vale come ovvio anche in ambito lavorativo, è bene che lo faccia “a ragion veduta”, cioè dopo averne vedute, cioè viste, conosciute le ragioni” quindi è bene che lo faccia opportunamente, in modo opportuno. Quando si vuole essere sicuri di prendere la giusta decisione, dobbiamo considerare tutti i punti di vista, non solo il nostro punto di vista. Dobbiamo valutare tutti gli aspetti importanti. Mi sento di consigliarvi questa frase perché chiunque la pronunci dà immediatamente l’impressione di una persona equilibrata e che non lasci nulla al caso. Allo stesso modo ci sono anche alcune espressioni che non mi sento di consigliarvi. Lo vedremo però nella seconda parte della lezione, dove vedremo anche altre espressioni, la seconda parte terminerà con un esercizio di ripetizione, interessante perché le frasi che saranno ripetute si riferiscono ad un fallimento di una azienda, ed alle responsabilità di questo fallimento.
Fine prima parte
Fare i conti senza l’oste
– tutte le espressioni idiomatiche spiegate
Audio
La domanda:
La spiegazione:
Trascrizione
La domanda di Manal (Algeria): ciao Gianni, vorrei sapere il significato dell’espressione: “fare i conti senza l’oste”. Non sono riuscita a trovare nulla su internet
La spiegazione
Buongiorno ragazzi. Oggi vediamo l’espressione idiomatica italiana “fare i conti senza l’oste”, e ringrazio Manal, una ragazza algerina, e più precisamente della città di Shief. Manal studia italiano nell’università di Blida. Spero di aver pronunciato bene tutti i nomi. Manal ha detto di non aver trovato su internet la spiegazione di questa frase.
Bene allora vediamo un po’ se ce la faccio a farvi capire il significato dell’espressione.
Fare i conti senza l’oste. Dunque cos’è “fare i conti”? Per capire occorre spiegare cosa sono i conti. I conti si fanno in matematica. Si prende una calcolatrice, oppure si scrive su un foglio di carta. Quanto fa due virgola tre più tre virgola uno? Facciamo i conti e vediamo quanto fa, vediamo il risultato di questa operazione facendo i conti. I conti è un termine, una parola generica; nello specifico esistono le operazioni matematiche: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. In generale si dice: fare delle operazioni, oppure ancora più in generale, si dice fare i conti. In senso matematico quindi, questa espressione si usa al ristorante, in pizzeria, ad esempio: mi fa il conto per favore? In questo caso si usa al singolare: il conto. Per “fare il conto”, il proprietario del ristorante deve fare i conti, deve vedere quello che si è mangiato, fare le singole addizioni e vedere il risultato. Il risultato è il conto, il conto del tavolo.
La cameriera, che serve ai tavoli, potrebbe chiedere al proprietario: “mi fai il conto del tavolo numero due per favore?
Quindi i conti si fanno per calcolare un risultato. Ma in realtà “fare i conti”, l’espressione “fare i conti” è usata in senso più ampio; si può utilizzare non solo al ristorante, in pizzeria eccetera, ma anche quando ci sono delle questioni da chiarire tra due persone. Se ci sono due persone ad esempio che devono ancora concludere una discussione, o hanno avuto una trattativa, ed una delle due persone crede che ancora questa discussione, questa trattativa non sia terminata, perché crede magari che finora non si sia detto tutto e occorre, bisogna terminare la discussione per ristabilire un equilibrio, allora questa persona che si sente in credito, che crede di averci rimesso finora, vuole fare i conti, vuole ristabilire il giusto, un giusto equilibrio, come è giusto che sia, secondo lui.
Se ad esempio un bambino fa un capriccio, fa una cosa che non deve fare, una cosa grave che fa arrabbiare la mamma, la mamma potrebbe dire al telefono a suo figlio:
“appena torno a casa facciamo i conti!”
Ed il bambino probabilmente avrà paura del ritorno della mamma, che vuole fare i conti con lui.
Bene, spero sia chiaro finora. Questo è uno dei significati di “fare i conti”.

A noi interessa di più però il primo significato, quello di fare i conti al ristorante. Perché “l’oste” è la persona proprietaria non di un ristorante, ma di una osteria. L’oste è il proprietario, oppure colui che gestisce l’osteria. L’osteria è un locale simile al ristorante, ma si serve prevalentemente, cioè quasi esclusivamente, del vino. È quasi come una enoteca, ma si tratta di vino normale, di vino spesso prodotto dallo stesso proprietario, cioè dallo stesso oste, mentre nell’enoteca si vendono diversi tipi di vino. Nell’osteria quindi si beve il vino dell’oste e spesso si può anche mangiare qualcosina, si può fare qualche piccolo spuntino. Lo spuntino è qualcosa di leggero da mangiare velocemente, come uno snack.
Ok quindi l’oste, il gestore dell’osteria vi porta il vino, e normalmente è anche colui al quale si paga dopo aver bevuto il vino. Ebbene è lui che fa i conti; è lui che scrive su un pezzo di carta quanto va pagato alla fine dal cliente. Non si possono fare i “conti senza l’oste”.
Quindi il cliente non può fare i conti da solo, ma li deve fare l’oste.
Chi fa i conti senza l’oste rischia di sbagliarli. Avrete certamente intuito che “fare i conti senza l’oste”, questa locuzione, questa frase idiomatica viene detta a un soggetto che è abituato a prendere decisioni affrettate, che non tengono conto delle volontà altrui e anche di un eventuale rifiuto.
Quindi non è una frase che si utilizza solamente in osteria, ma in tutte le situazioni in cui qualcuno prende decisioni senza tener conto di tutto, soprattutto della volontà di altre persone, del parere di altre persone coinvolte nella decisione. È quindi una frase che si utilizza anche in ambito lavorativo: non è una frase volgare, niente affatto! Si tratta di una espressione molto utilizzata anche in ambienti importanti. Infatti è chiara, fa subito capire cosa si vuole dire, perché se si pronuncia è scontato, si dà per scontato chi sia l’oste in questione.
Se ad esempio sono in una azienda e decido, come presidente, di spostare il luogo di lavoro di alcuni miei dipendenti, senza particolari motivi e soprattutto senza consultare i sindacati dei lavoratori, allora posso dire che sto facendo i conti senza l’oste, perché avrei dovuto consultate l’oste, che in questo caso sono i sindacati, che potrebbero impedire che senza le giuste motivazioni si trasferiscano, si spostino le sedi di lavoro dei lavoratori.
Analogamente se sono l’allenatore di una squadra di serie A italiana e decido di acquistare Lionel Messi, perché credo che sia una giocatore fondamentale per vincere lo scudetto in Italia, allora telefono a Messi, oppure chiamo il suo procuratore, e preso dall’entusiasmo avverto anche i giornali sportivi italiani del prossimo acquisto, di acquistare Messi.
Ma come allenatore ho dimenticato di avvertire l’oste, che in questo caso è il presidente della mia squadra, colui che presumibilmente dovrà pagare l’acquisto di Messi. Ho preso una decisione affrettata. Ho fatto i conti senza l’oste.
Spero, cara Manal, di averti chiarito il dubbio e di averlo chiarito a tutti gli ascoltatori. Non abbiate paura di usare questa espressione perché è assolutamente innocua. È universale e sempre utilizzabile, anche, come ho detto, nel lavoro. A proposito di lavoro, questa è una delle frasi che verrà utilizzata anche nel corso di Italiano Professionale, in preparazione, corso al quale potete già iscrivervi per richiedere di essere avvisati non appena sarà disponibile. Basta cliccare sul link che inserisco all’interno del podcast. In alternativa potete andare sul sito italianosemplicemente.com e cercare “italiano professionale”. Troverete lì il link per richiedere di essere avvisati non appena inizierà il corso.
Ora vediamo di esercitare la pronuncia. Ripetete dopo di me, è importante, anche qualcuno se non ha ben capito tutte le frasi all’interno di questo episodio. La ripetizione è importante perché parlare è parte della comunicazione, ed è anche una delle regole che usiamo in Italiano Semplicemente: la settima ed ultima regola.
Ripetete dopo di me e state attenti alla vostra pronuncia:
Fare i conti senza l’oste
—–
L’oste
—
Fare i conti
—–
Fare i conti senza l’oste
—–
Fare i conti senza l’oste
—–
Fare i conti senza l’oste
—–
Un ultima volta:
Fare i conti senza l’oste
—–
Bene, è tutto per oggi. Ascoltate questo episodio più volte per esercitarvi, fatelo senza stress, con calma, fatelo molte volte e vedrete che riuscirete a farlo in modo sempre più facile. Non dimenticate la fase di ripetizione, e se andate al ristorante, mi raccomando, non fate i conti senza l’oste!
Grazie Manal, ciao a tutti.
Italiano Professionale – 5^ lezione – Tenacia e Resistenza
Audio (abstract)
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In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di Tenacia e Resistenza, qualità fondamentali nel mondo del lavoro. |
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En esta leccin dos cualidades importantes en cualquier actividad humana, pero sobretodo en el mundo de los negocios. |
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Dans cette leçon, deux qualités importantes dans toutes les activités humaines surtout dans le monde du travail |
| In this lesson we will see the expressions and the most common idiomatic phrases used in Italy to express the concepts of tenacity and endurance | |
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عربي : ميزتان مهمتان في اي نشاط انساني و لكن خاصة في عالم العمل |
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Два важных качества в любой деятельности человека, в особенности в бизнесе и работе. |
| In dieser Lektion werden die italienishen Ausdrücke und die häufigsten Redewendungen vorgestellt die Konzepte wie die Hartnäckigkeit und die Ausdauer zum Ausdruck bringe. | |
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Δύο ποιοτικά χαρακτηριστικά σημαντικά για οποιαδήποτε ανθρώπινη δραστηριότητα, αλλά κυρίως για τον εργασιακό χώρο. |
Trascrizione
1. Introduzione
Benvenuti nella quinta lezione di Italiano Professionale.
In questa lezione affronteremo un altro argomento critico che riguarda il mondo del lavoro. Non sarò solo a farlo, come al solito sono con me gli altri membri della redazione di Italiano Semplicemente.
Oggi in particolare c’è Shrouk, (Shrouk: ciao a tutti) egiziana, Lilia dalla Russia (Lilia: ciao ragazzi!) e Ramona dal Libano (Ramona: ciao sono pronta!). L’argomento di oggi affronta una qualità che tutti i professionisti devono avere, se vogliono avere successo: la “tenacia”. Cos’è la tenacia?
Prima di iniziare la lezione, ricordiamo che questa lezione riguarda diversi aspetti del mondo del lavoro. È per questo che le “etichette” della lezione sono: presentazione, lavoro e colloquio, trattare. Nelle sezioni 2, 4 e 5 del corso ritroveremo quindi queste espressioni all’interno dei vari dialoghi delle lezioni.
Se cercate sul vocabolario italiano troverete una definizione di questo tipo: la tenacia è la Costanza, la Fermezza e la Perseveranza nei propositi e nell’azione. Possiamo ad esempio lavorare con grande tenacia, possiamo difendere con tenacia le proprie idee, possiamo agire con tenacia. Tenacia deriva da tenere, cioè non mollare, resistere. Per questo la lezione di oggi si chiama “Tenacia e Resistenza”.
Possiamo sin da subito fornire dei termini molto simili alla tenacia, che hanno un significato molto vicino alla tenacia, come ad esempio l’insistenza, l’ostinazione, la persistenza, quindi qui c’è l’idea di insistere, di non mollare, di non arrendersi. Oppure anche la “risolutezza” o la “determinazione”. Una persona tenace è una persona risoluta, è determinata, sa quello che vuole, sa dove vuol arrivare e non si arrende mai. Questi ultimi termini sono del tutto equivalenti al termine “tenacia”. Anche la “Volontà” è una qualità abbastanza vicina come concetto. Infatti il termine volontà deriva da volere, e chi ha volontà (willpower in inglese) o chi ha la “forza di volontà”, ha la qualità di volere, appunto, quindi di decidere consapevolmente il proprio comportamento in vista di un certo scopo. Avere forza di volontà è quindi una dote importantissima per tutti.
I termini “Costanza”, “Tenacia”, ”Fermezza”, “Propositi”, sono evidentemente dei termini non molto facili e immediatamente comprensibili, ma in realtà possiamo spiegare il concetto di Tenacia e simili in parole molto più semplici, ed utilizzeremo oggi quindi anche delle espressioni tipiche italiane, che vi faranno immediatamente capire in cosa consista questa qualità.
Oggi vediamo quindi varie frasi idiomatiche, le più utilizzate in Italia, per descrivere questa qualità fondamentale, che vale per tutti in ogni campo, ma soprattutto in ambito lavorativo.
Sono frasi di normale utilizzo dagli italiani, molto meno dagli stranieri, anche coloro che hanno un alto livello. Questo accade perché, evidentemente, chi ha studiato all’università, anche con ottimi risultati, pur sapendo il significato e sapendo anche utilizzare le parole tenacia, fermezza e perseveranza, non avendo vissuto in Italia, difficilmente hanno ascoltato queste espressioni. Chi invece lavora in Italia già da qualche tempo, sicuramente qualcuna di queste frasi l’ha già ascoltata molte volte, ma magari non tutte queste espressioni, perché ogni espressione ha il suo contesto specifico.
2. Le espressioni idiomatiche più utilizzate
Cominciamo con alcune delle frasi più interessanti.
La prima è “chi la dura la vince”. Chi la dura la vince è una frase grammaticalmente scorretta, ma è ugualmente un’espressione tipica italiana…
—
Fine abstract
4^ lezione di Italiano Professionale: Precisione e Puntualità (abstract)
Audio (estratto dalla lezione completa)
- scarica MP3 dell’estratto
- LEZIONE COMPLETA (solo per i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente)
- Ascolta l’opinione di Daria (membro dell’associazione) su questo episodio
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In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di Precisione e puntualità. |
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En esta lección vemos las expresiones típicas de Italia, que se relacionan con la precisión y puntualidad. |
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Dans cette leçon, nous voyons les expressions typiques italiens qui se rapportent à la précision et la ponctualité. |
| In this lesson we take a look at typical Italian expressions concerning accuracy and timeliness. | |
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فالتعبيرات الإيطاليه النموذجيه المتعلقه بالدقه والتوقيت الصحيح |
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В этом уроке мы видим типичные итальянские выражения, которые относятся к точности и своевременности. |
| In dieser Lektion sehen wir die typischen italienischen Ausdrücke, die die Genauigkeit und PUNKTUALITÄT . | |
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Σε αυτό το μάθημα θα δούμε τα τυπικά ιταλικά εκφράσεις που σχετίζονται με την ακρίβεια και την επικαιρότητα. |
Il Decreto flussi (principianti)
Audio
Video con sottotitoli
IL DECRETO FLUSSI È UNA LEGGE ITALIANA
Domanda: CHE COS’È il decreto flussi?
Risposta: è una LEGGE italiana. Il decreto flussi è una legge italiana
Domanda: il decreto flussi è una legge?
Risposta: sì, Il decreto flussi è una legge. Il decreto flussi è una legge ITALIANA.
Domanda: COS’È Il decreto flussi?
Risposta: è UNA LEGGE. Il decreto flussi è una legge.
Domanda: Il decreto flussi è una legge FRANCESE?
Risposta: no, Il decreto flussi NON è una legge FRANCESE, ma è una legge ITALIANA. Il decreto flussi NON è una legge FRANCESE, ma è una legge ITALIANA.
Domanda: Il decreto flussi è una legge TEDESCA?
Risposta: no, Il decreto flussi NON è una legge TEDESCA, ma è una legge ITALIANA.
Domanda: DI QUALE nazione è il decreto flussi?
Risposta: DELL’ITALIA. Il decreto flussi è una legge dell’Italia. Il decreto flussi è una legge della NAZIONE Italia.
Domanda: il decreto flussi è una legge della NAZIONE FRANCIA?
Risposta: no, Il decreto flussi NON è una legge della nazione Francia, è una legge della nazione ITALIA.
Domanda: QUAL È la nazione del decreto flussi?
Risposta: È L’ITALIA. È l’Italia la nazione del decreto flussi.
Domanda: è in Italia CHE esce la legge del decreto flussi?
Risposta: esatto! E’ in Italia CHE esce la legge del decreto flussi. E’ in Italia CHE esce la legge del decreto flussi.
Domanda: DOV’È CHE esce la legge?
Risposta: in Italia! È in Italia CHE ESCE la legge. È in Italia che esce la legge.
Risposta: sì, sì! Sono sicuro! Sono SICURISSIMO! Sono sicurissimo! E’ una legge italiana. Il decreto flussi è una legge italiana.
Domanda: a chi È RIVOLTO? A chi è rivolto il decreto flussi? A chi è rivolto il decreto flussi?
Risposta: è rivolto AI CITTADINI non comunitari. È rivolto ai cittadini non comunitari. È rivolto ai cittadini EXTRA-comunitari.
Domanda: è rivolto ai cittadini COMUNITARI?
Risposta: no, il decreto flussi NON È RIVOLTO ai cittadini comunitari.
Domanda: è rivolto ai cittadini non comunitari ALLORA?
Risposta: sì, esatto! Il decreto flussi è rivolto ai cittadini non comunitari!
Domanda: a chi è rivolto?
Risposta: è rivolto ai cittadini non comunitari. È rivolto ai cittadini extra-comunitari.
Domanda: Ah, è rivolto A LORO QUINDI?
Risposta: sì, è rivolto A LORO. È rivolto ai cittadini non comunitari.
Domanda: non è rivolto AGLI italiani?
Risposta: no, non è rivolto agli italiani. Non è rivolto AI cittadini italiani.
Domanda: non è rivolto ai cittadini italiani?
Risposta: no, non è rivolto ai cittadini italiani.
Domanda: e A QUALI cittadini è rivolto?
Risposta: è rivolto ai cittadini NON COMUNITARI.
Domanda: è rivolto ai cittadini FRANCESI?
Risposta: no, NON francesi! Ai cittadini non comunitari, ai cittadini extracomunitari.
Domanda: ah, AI cittadini extra comunitari! CHE VENGONO A FARE in Italia? Che vengono a fare in Italia?
Risposta: vengono A LAVORARE. I cittadini extra-comunitari vengono a lavorare in Italia.
Domanda: i cittadini extra-comunitari vengono in Italia PER lavoro?
Risposta: sì, i cittadini extra-comunitari vengono in Italia PER lavoro!
Domanda: vogliono lavorare in Italia?
Risposta: sì, esatto! Vogliono lavorare in Italia! I cittadini extra-comunitari vogliono lavorare in Italia.
Domanda: COME SI CHIAMA la legge per far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia? Come si chiama la legge per far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia? Come si chiama la legge per far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia?
Risposta: si chiama DECRETO FLUSSI. La legge CHE SERVE a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia di chiama decreto flussi. La legge che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia di chiama decreto flussi. È il decreto flussi.
Domanda: il decreto flussi quindi È RIVOLTO ai cittadini extra-comunitari?
Risposta: sì, esatto, i cittadini extra-comunitari le persone A CUI È RIVOLTO il decreto flussi – A CUI è rivolto il decreto flussi.
Domanda: sono loro A CUI è rivolto?
Risposta: sì, sono loro a cui è rivolto. Sono loro a cui è rivolto.
Domanda: A CHI si rivolge il decreto flussi? A chi si rivolge il decreto flussi? Ai cittadini comunitari O ai cittadini extra-comunitari? Ai cittadini comunitari o ai cittadini extra-comunitari?
Risposta: il decreto flussi si rivolge ai cittadini extra-comunitari.
Domanda: A COSA SERVE il decreto flussi? A cosa serve il decreto flussi? A cosa serve il decreto flussi?
Risposta: il decreto flussi SERVE A LAVORARE in Italia. Il decreto flussi serve a lavorare in Italia. Serve a lavorare. Il decreto flussi serve a lavorare.
Domanda: ah, quindi il decreto flussi è una legge italiana che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia?
Risposta: esatto, è proprio così! il decreto flussi è una legge italiana che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia.
Domanda: extra CHE?
Risposta: extra-COMUNITARI! Extra-comunitari!
Domanda: il decreto flussi quindi RIGUARDA il lavoro?
Risposta: certo! Il decreto flussi è una legge SUL lavoro. Il decreto flussi RIGUARDA il lavoro in Italia. Il decreto flussi riguarda il lavoro DEI cittadini extra-comunitari in Italia. Il decreto flussi è la legge italiana che serve a lavorare in Italia SE SEI un cittadino extra-comunitario.
Domanda: SE SEI un cittadino comunitario?
Risposta: se sei un cittadino EXTRA-comunitario, non “comunitario”.
Domanda: se sei DENTRO o se sei FUORI la Comunità Europea? Se sei dentro o se sei fuori la Comunità Europea?
Risposta: se sei fuori! Se sei fuori DALLA Comunità Europea! Se sei dentro, sei comunitario, se sei fuori, sei extra-comunitario. Se sei DENTRO, sei comunitario, se sei FUORI, sei extra-comunitario, e il decreto flussi è la legge italiana che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia, non i cittadini comunitari.
Le aziende degli extracomunitari salvano l’Italia
Audio – (Livello intermedio)
Video con sottotitoli
Giovanni: Benvenuti nella sezione notizie del corso di Italiano Professionale, il corso dedicato al mondo del lavoro e delle professioni in Italia.

Questa settimana una notizia molto interessante che vogliamo condividere con tutti.
La notizia è che l’economia italiana nonostante la crisi è ancora viva ed un contributo importante arriva dal lavoro degli stranieri extracomunitari e dalle loro attività.
Se non fosse per il loro lavoro e per le loro aziende, l’economia italiana sarebbe veramente in forte difficoltà. A raccontarci questa notizia Giuseppina e Mohamed.
Giuseppina: Nonostante le difficoltà che incontrano gli stranieri in Italia, sono centomila in più rispetto a 5 anni fa le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dell’Unione Europea: Solo nel 2015 sono aumentate di quasi 23mila unità, portando il totale di queste realtà a superare quota 350mila, il 10,9% di tutte le imprese individuali operanti nel nostro Paese.
Mohamed: E se consideriamo tutte le aziende individuali, anche quelle italiane, il saldo complessivo del 2015 non è stato neanche in pareggio (-0,1%).
Giovanni: possiamo dire grazie quindi a queste persone, che salvano l’economia del nostro paese, giusto?
Mohamed: già, sembra che sia proprio così Giovanni.
Giovanni: Il settore più interessato dal fenomeno è quello delle attività artigiane: 120 mila aziende con a capo un extracomunitario: un terzo di tutte le micro-aziende di immigrati.
Giuseppina: Molto bene anche le specializzazioni nei settori economici come i servizi alle imprese (dove il 23% è extra-UE), il commercio (16,4%) e le costruzioni (15,2%).
Mohamed: molto interessante anche la distribuzione degli stranieri extracomunitari sul territorio italiano: ai primi posti Toscana, Lombardia, Liguria e Lazio, dove la percentuale supera il 15% del totale delle imprese individuali regionali).
Giovanni: e le città? Qual’è la città dove ci sono più lavoratori extracomunitari in percentuale?
Mohamed: è Prato, in Toscana, dove si arriva al 40,9%. Prato anche nel 2010 era al primo posto. Seguono in classifica Milano, Firenze, Reggio Emilia e Roma.
Giovanni: interessante è anche dare un’occhiata alle nazionalità: il Marocco è la nazione più presente in Italia con 68mila aziende, e sono poche le regioni in cui prevale una nazione diversa.
Giuseppina: sì infatti è curioso come in Lombardia l’Egitto sia la prima nazionalità extra-Ue, ma anche che sia la Cina a prevalere nelle Marche, in Toscana e nel Veneto.
Mohamed: a me invece colpisce il primato del Senegal in Sardegna e poi quello incredibile dell’Albania in Liguria: il 15,6 per cento delle imprese individuali sono albanesi.
Giovanni: grazie a tutti, finisce qui la notizia di oggi, grazie dell’ascolto, e per chi volesse saperne di più vi invito a visitare il link alla fine dell’articolo sul sito italianosemplicemente.com.
Non dimenticate di ascoltare il podcast più volte, per memorizzare la grammatica in modo automatico. Per chi non le conosce vi invito a dare un’occhiata alle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, per imparare l’italiano in loco tempo, con divertimento e soprattutto senza studiare la grammatica italiana.
Ciao a tutti alla prossima notizia.
—-
Questa lezione gratuita fa parte del corso di italiano professionale che sarà completo e disponibile per l’inizio del 2018
This free lesson is part of the course Italian for business, that will be complete and available for the beginning of 2018.
Per Principianti – for beginners
Audio
Video con sottotitoli
Nel 2015, le aziende individuali extracomunitarie in Italia sono aumentate di centomila unità, rispetto al 2010.
In 2015, the individual non-EU companies in Italy increased by one hundred thousand units, compared to 2010.
Nel 2015 il Marocco è la nazione con più ditte individuali: sessantottomila.
In 2015 Morocco is the country with more individual firms: sixty-eight thousand.
Nel 2015, nell’anno 2015, le aziende (firm in english), cioè le imprese, le ditte, le attività economiche extracomunitarie (outside the Community) sono aumentate (increased), cioè sono cresciute, il loro numero è aumentato, il numero delle aziende extracomunitarie è aumentato.
Domande e Risposte – Question & Answers
Nel 2015, le aziende individuali extracomunitarie in Italia sono aumentate di centomila unità, rispetto al 2010.
Domanda: il numero è aumentato?
Risposta: sì, il numero è aumentato.
Domanda: il numero di cosa è aumentato?
Risposta: il numero di aziende individuali extracomunitarie in Italia è aumentato.
Domanda: di quanto è aumentato?
Risposta: è aumentato di centomila (100.000) unità
Domanda: di quante unità?
Risposta: centomila. Di centomila unità. È aumentato di centomila unità, di centomila aziende.
Domanda: rispetto a quando?
Risposta: rispetto al 2010.
Domanda: nel 2015 ci sono centomila aziende in più rispetto al 2010?
Risposta: sì, nel 2015 ci sono centomila aziende in più rispetto al 2010
Domanda: ci sono centomila aziende in meno nel 2015?
Risposta: no, non in meno, ma in più. Non centomila in meno ma centomila in più.
Domanda: quando ci sono state centomila aziende individuali in più?
Risposta: nel 2015. Nel 2015 ci sono state centomila aziende individuali in più.
Domanda: quando ci sono state centomila aziende individuali in meno?
Risposta: nel 2010 centomila aziende individuali in meno.
Domanda: in quanti anni le ditte individuali extracomunitarie sono aumentate di centomila unità?
Risposta: in 5 anni. In cinque anni le ditte individuali extracomunitarie sono aumentate di centomila unità.
Domanda: quanti anni ci sono voluti?
Risposta: cinque. Ci sono voluti 5 anni.
Domanda: quanti ce ne sono voluti di anni?
Risposta: cinque. Ce ne sono voluti cinque di anni.
Nel 2015 il Marocco è la nazione con più ditte individuali: sessantottomila
Domanda: nel 2015 è il Marocco la nazione con più ditte individuali extracomunitarie?
Risposta: esatto, è il Marocco la nazione con più ditte individuali extracomunitarie nel 2015.
Domanda: quale nazione ha più aziende extracomunitarie in Italia nel 2015?
Risposta: Il Marocco. È il Marocco la nazione che ha più aziende extracomunitarie in Italia nel 2015.
Domanda: dov’è che il Marocco ha il maggior numero di aziende individuali?
Risposta: in Italia.
Domanda: è in Portogallo che il Marocco ha il maggior numero di aziende individuali nel 2015?
Risposta: no, non è in Portogallo ma in Italia.
Domanda: L’Italia ha molte ditte individuali marocchine?
Risposte: assolutamente sì, molte. In Italia ci sono molte ditte individuali marocchine.
Domanda: quante sono le ditte individuali marocchine in Italia?
Risposta: sessantottomila. Sono sessantottomila le aziende individuali marocchine in Italia.
Questa lezione gratuita fa parte del corso di italiano professionale che sarà completo e disponibile per l’inizio del 2018
This free lesson is part of the course Italian for business, that will be complete and available for the beginning of 2018.
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Fonte notizia: Unioncamere-InfoCamere
Approfondimenti:
http://cameradicommerciolatina.it/imprese-straniere-dati-del-2015-diramati-unioncamere/
E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.















