italiano professionale
Il verbo AVERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.
Audio
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- Indice delle lezioni e dei ripassi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente
- Il verbo essere – coniugazione
Trascrizione
Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.
Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.
Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.
Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?
Iniziamo dall’indicativo presente.
Indicativo presente
- Io ho: io paura che mi si impallerà il PC.
- Tu hai: tu hai detto di essere soggetto a critiche
- lui ha: lui ha detto di essere stato oggetto di critiche
- noi abbiamo: noi abbiamo formato un binomio inscindibile da quando ci siamo conosciuti
- voi avete: avete smesso di essere combattuti e avete finalmente deciso.
- loro hanno: loro hanno agito in conformità con la legge.
Indicativo imperfetto
- Io avevo: Avevo tenuto fede alla mia promessa
- Tu avevi: avevi tenuto a bada la tua impulsività.
- Lei aveva: mi aveva indisposto, ecco perché ero arrabbiato.
- Noi avevamo: in men che non si dica abbiamo finito tutto. Con quella fame che avevamo!
- Voi avevate: avevate detto o così o pomì. poi invece siete diventati più democratici.
- loro avevano: i ragazzi avevano cincischiato fino a quel momento, poi hanno iniziato a lavorare.
Indicativo passato prossimo
- Io ho avuto: ho avuto pazienza finora ma adesso bisogna rompere gli indugi.
- tu hai avuto: al tuo esordio hai avuto molta paura di sbagliare.
- Lui ha avuto: Giuseppe ha avuto un fare un po’ prepotente.
- Noi abbiamo avuto: non abbiamo mai avuto voglia di lavorare, ma oggi siamo abbastanza in vena.
- voi avete avuto: avete avuto tempo fino a ieri per fare il lavoro, oggi quindi a maggior ragione dovreste averlo finito.
- loro hanno avuto: il supporto che hanno avuto non è stato sufficiente?
Indicativo trapassato prossimo
- In quel lavoro avevo avuto apporto di aiuto da parte di tutti,
- tu avevi avuto il sospetto che io fossi partito alla volta di Roma.
- lei aveva avuto la meglio su tutti. Si era aggiudicata la vittoria.
- noi avevamo avuto il sospetto che gli avesse dato di volta il cervello.
- voi avevate avuto accesso a tutto ciò che volevate, non avevate che da chiederlo…
- due ragazzi avevano avuto una discussione per aver fatto delle battute fuori luogo.
Passato remoto
- io ebbi ragione a comportami così, ma vai a capire quanti avrebbero fatto lo stesso!
- 10 anni fa non avesti la pazienza di aspettare la verità e così hai creduto a tante notizie prive di fondamento.
- Appena noi iniziammo a discutere, mia figlia ebbe il coraggio di intervenire per dire che dovevamo smorzare i toni.
- Io e Gianni avemmo una discussione molto accesa, ma siamo rimasti sempre amici. Poi dice a cosa servono gli amici…
- voi aveste il coraggio di dire che non sapevate ovviare al problema in alcun modo
- loro ebbero solo 2 euro per mangiare e bere, ivi incluso il caffè.
Trapassato remoto
- Rimasi in silenzio perché non ebbi avuto il coraggio di dire tutta la verità. È risaputo che sono sempre stato un ragazzo timido.
- in quell’occasione tu non avesti avuto il coraggio di rispondere al professore quando ti disse che il compito era passibile di miglioramento.
- Il ragazzo ebbe avuto la sensazione di aver ricevuto un torto, sebbene tutto si fosse svolto a sua insaputa.
- la crisi ci travolse e non avemmo avuto il tempo di reagire considerata la portata dell’avvenimento
- qualora aveste avuto qualche dubbio, tranquillizzatevi perché lo chiariremo a tempo debito.
- 20 anni fa i ragazzi non ebbero avuto il tempo per studiare, ma a suo tempo non c’era wikipedia.
Futuro semplice
- io avrò sicuramente qualcosa a casa che farà al caso mio.
- tu, a tuo modo, avrai le tue ragioni per non studiare.
- A suo dire, tra un mese avrà battuto tutti gli avversari.
- Credo che vinceremo, ma se perderemo vorrà dire che avremo peccato di ottimismo e anche di presunzione.
- voi avrete modo di speculare sulla crisi più tardi, adesso pensate ad aiutarci.
- Ci vediamo alla solita ora allora, ma avranno tutti capito come siamo rimasti?
Futuro anteriore
- Allora ci riaggiorniamo la prossima settimana? Spero che avrò avuto il tempo di fare tutto per quella data.
- Quando avrai avuto il tempo di decidere da che parte stai? Domani? Oppure domani è un parolone?
- Luigi avrà avuto modo di superare i postumi dell’infortunio?
- Saremo chiamati in causa non appena avremo avuto modo di comunicare.
- Come avrete avuto modo di vedere, Gianni era molto arrabbiato, tant’è che uscendo ha anche sbattuto la porta.
- Prendi questa medicina; se morirai, che senso avranno avuto i tuoi sforzi?, Tanto piú che hai anche due figli! disgraziato!
Condizionale Presente
- io avrei quantomeno qualcosa da dire in merito.
- tu avresti contezza della situazione attuale se leggessi i giornali.
- in virtù della sua esperienza, mia madre avrebbe firmato il contratto!
- noi avremmo voglia di uscire, ma se aspettiamo che ti prepari in 5 minuti stiamo freschi!
- voi avreste voglia di venire a casa nostra laddove il ristorante fosse chiuso?
- loro avrebbero deciso di andare al mare, tempo permettendo.
Condizionale Passato
- Se non fosse arrivata la resa dei conti non avrei avuto il coraggio di sfidarlo.
- tu avresti avuto il coraggio di dirgli che non devi rendere conto a nessuno se non ti avesse insultato?
- Lui avrebbe avuto paura e si sarebbe reso conto di aver esagerato.
- avremmo avuto una bella cazziata dal nostro capo se avessimo sbagliato.
- voi avreste avuto paura di uscire se non ci fosse stata la comprova che il pericolo fosse finito.
- loro avrebbero avuto voglia di picchiarvi, a dispetto della loro educazione alle buone maniere.
Congiuntivo Presente
- Che io abbia letto il bollettino oppure no, tu non puoi saperlo.
- Può darsi che tu abbia ragione, ma ti sono sfuggite alcune sfumature.
- Che lui abbia allarmato tutti con le sue grida non ci sono dubbi.
- Che noi abbiamo mangiato bene non ci sono dubbi, ma l’ultima volta mi era andato tutto di traverso.
- abbiate pazienza e vedrete che se tutto va bene il vostro comportamento passerà in cavalleria.
- Il progetto è fattibile, purché loro abbiano tutto in mente.
Congiuntivo Passato
- Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
- Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
- Che poi lei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
- Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
- Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
- Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?
Congiuntivo Imperfetto
- Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
- Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
- Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
- Qualora noi avessimo insistito, ora saremmo a cavallo! come la vedi tu?
- Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervela con i miei genitori.
- Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu
Congiuntivo trapassato
- Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
- Stavo appena addormentarmi quando ho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
- Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
- Quale responsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
- Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
- se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.
Imperativo Presente
- Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
- Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
- abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contare solo su noi stessi!
- Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
- Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrare così, ogni due per tre!
Infinito presente
- Io non sono cristiano, non sono buddista e neanche mussulmano, ma al di là di questo, mi piacerebbe sapere cosa c’è nell’Aldilà
Infinito passato
- Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere
Participio presente
- Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!
Participio passato
- Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.
Gerundio presente
- avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.
Gerundio passato
- Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.

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9 – L’esercente – LINGUAGGIO COMMERCIALE
L’esercente (scarica audio)
Trascrizione
In questa lezione, la numero 9 di due minuti con Italiano Commerciale parliamo dell’ESERCENTE. Cos’è?
Casomai chi è, perché l’esercente è una persona, e precisamente la persona che svolge un’attività commerciale in proprio, senza dipendere da un datore di lavoro. E’ lui il datore di lavoro, l’esercente!
In pratica l’esercente è il proprietario o anche il gestore di un negozio o di un locale pubblico.
Ma perché si chiama così?
Perché l’esercente esercita una professione, e precisamente gestisce un esercizio commerciale, vale dire che è il proprietario dell’azienda che svolge un’attività di vendita diretta al pubblico. e come si chiama l’azienda che gestisce l’esercente? Negozio? Anche, ma il termine più adatto è esercizio commerciale, che equivale a tutti gli effetti ad un negozio.
Tale azienda quindi, in ambito commerciale e solo in questo ambito possiamo chiamarlo esercizio commerciale, un luogo in cui si lavora, come in tutte le aziende. In particolare il suo proprietario, colui che la possiede, colui che la gestisce esercita una attività, e di conseguenza è un esercente. Un esercente di un’esercizio commerciale.
Questo è pertanto un episodio squisitamente dedicato all’italiano commerciale.
Per esercitare un’attività non è necessario essere nel mondo del commercio, poiché anche un’arte o una qualsiasi professione si dice che si esercita, che viene esercitata: va bene anche per qualsiasi mestiere e veramente si va anche oltre, poiché posso esercitare anche una pressione o un’influenza, ma quando si parla di esercenti si parla solamente di chi ha un negozio, specialmente di generi alimentari, oppure se questa persona conduce un bar, un caffè, un ristorante, o una merceria, un negozio di idraulica, un panificio, e tante altre attività simili. Insomma ogni attività commerciale che vende al pubblico, che siano beni o servizi, sono esercizi commerciali e sono gestiti da esercenti. Ricordate che chi lavora in uno di questi esercizi non è detto sia l’esercente, ma può anche essere un normale dipendente dell’esercente.
– – –
Botta e risposta
Audio
Trascrizione
Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: un esercizio di botta e risposta. Adesso vi spiego cosa significa.
Ogni tanto bisogna che anche voi parliate un po’.
Allora diremo una frase ciascuno. Botta e risposta. Io la botta e voi la risposta.
Io cioè dirò la prima frase e voi direte la seconda. Ma non vi farò domande a cui rispondere… ma allora cosa dovete dire voi?
Dovete dire la mia stessa frase ma più breve, usando ci, ne, lo, vi, ti, eccetera, come se sapessimo di cosa stiamo parlando. Una cosa che si fa sempre nelle conversazioni per evitare di fare ripetizioni.
Io ovviamente darò la risposta dopo di voi.
Ad esempio. Se io dico:
Io devo parlare con te di quella cosa
Voglio evitare di dire “con te di quella cosa”
Voi dite:
Devo parlartene.
Oppure:
Te ne devo parlare
Altro esempio:
Io: Dobbiamo andare in quel luogo e parlare con loro (“con loro” e “in quel luogo” non voglio dirlo)
Voi: Dobbiamo andarci e parlargli
Mi sono spiegato? Adesso rispondete voi ok? Io vi dico cosa dovete abbreviare. Pronti e via!
- Fai entrare lui – fallo entrare
- Fai entrare lui nella macchina – faccelo entrare
- Mettiamo le nostre mani nelle tasche – mettiamocele in tasca
- Mettiamo le caramelle in tasca – mettiamole in tasca
- Mettiamo qualche caramella in tasca – mettiamone qualcuna in tasca
- Mettiamo la caramella dentro – mettiamola dentro
- Mangiamo ancora altre mele – manogiamone ancora (mangiamocene ancora)
- Voi vi dovete rendere conto di questo – rendetevene conto
- Lavatevi bene le mani- lavatevele bene
- Arruffa il pelo al gatto – arruffagli il pelo
- Puoi dare un bacio a lui? – puoi baciarlo?
- Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versateci un po’ d’acqua
- Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versatene un po’ sul fuoco
- Bisogna sperimentare il vaccino – bisogna sperimentarlo
- Sbucciate le mele – sbucciatele
- Sbucciate qualche mela – sbucciatene qualcuna
- Andiamo al mare – andiamoci
- Andiamo via – andiamocene
- Mandiamo via loro – mandiamoli via
- Mandiamo via qualcuno di loro – mandiamone via qualcuno
- Lui salta sulla scala – lui ci salta sopra
- Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarle in padella
- Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarci le verdure
- Io sono qui – io ci sono
- Io sono in casa – io ci sono
- Io sono presente – io ci sono
- Io sono vicino a te – ti sono vicino
- Fatti regalare qualche fiore – fattene regalare un po’/qualcuno
L’episodio termina qui, grazie a tutti per aver ascoltato e parlato in questo episodio di botta e risposta.
Adesso ascoltiamo la voce di Liliana di nazionalità moldava 🇲🇩 , membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ha voluto provare a rispondere anche lei a qualche frase di botta e risposta di prima. Invito tutti voi a fare lo stesso per esercitare la lingua.
A proposito di membri c’è un nuovo membro dal Perù, si chiama Franco a cui do il mio bemvenuto.
Allora ascoltiamo anche la voce di Franco che ha voluto subito provare mettersi alla prova con una frase per ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Vai Franco. Prima Liliana e poi Franco però.
Franco: buongiorno a tutti, io sono Franco, il nuovo membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Volevo dire che laddove possa essere utile sono pronto anche io a registrare una frase di ripasso. Ah, dimenticavo di dire che sono peruviano. Avete presente il Perù?
Ulrike: Ciao Franco! Il Perù? Vuoi che non l’abbiamo presente? Vabbè, non con tutti gli annessi e connessi, questo devo ammettere quantomeno per me.
Grazie anche ad Ulrike, con la quale condivido la risposta.
Colgo l’occasione infine per ringraziare i donatori che aiutano italiano semplicemente tramite paypal.
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Voglio fare un regalo speciale a tutti i donatori: l’ultimo audio-libro di espressioni idiomatiche, cosi sarà più facile e meno noioso stare a casa in questo brutto momento dominato dal coronavirus. Tanti episodi da leggere ed ascoltare durante il tempo libero (non potete dire di non avere tempo libero in tempi di coronavirus!)
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Un saluto e grazie a tutti.

Episodi simili
Protetto: Il verbo RESCINDERE (61) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Protetto: Il verbo LICENZIARE (60) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Il verbo RECEDERE (59) – Corso di Italiano Professionale
File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)
Se non sei ancora membro puoi registrarti qui
Descrizione
Recedere è il verbo professionale n. 59. Di solito non si tratta di notizie positive, quindi mi auguro per voi che non dobbiate mai usarlo.
4 – La ricevuta fiscale – LINGUAGGIO COMMERCIALE
La ricevuta fiscale (scarica audio)
Quarto episodio di due minuti con l’italiano commerciale.
Oggi parliamo della ricevuta fiscale. Chiunque lavori in Italia deve sapere di cosa si tratta. E’ quel pezzo di carta che il negoziante consegna al cliente dopo l’acquisto.
la Ricevuta fiscale, è quindi un documento che viene “rilasciato” cioè consegnato ai clienti dopo che questi hanno acquistato qualcosa.
La ricevuta fiscale è quindi un documento “fiscale“, che è “rilasciato” (si dice così; equivale a dato, consegnato) da commercianti e artigiani al cliente.
Questo documento descrive dettagliatamente il bene venduto e quindi anche indica il “corrispettivo” ricevuto, cioè la somma ricevuta dal cliente come corrispettivo del bene.
Non contiene però i riferimenti del pagatore, cioè di chi paga, cioè del cliente. Non c’è il nome del cliente scritto sopra.
Quindi il cliente acquista, e cosa riceve in cambio?
Riceve una ricevuta fiscale, oppure uno scontrino oppure una fattura.

Queste tre tipologie di documenti possiamo chiamarle genericamente “ricevute” ma sono in realtà cose diverse, infatti la ricevuta fiscale e lo scontrino si emettono, cioè si consegnano a privati cittadini quando fanno un acquisto, (si parla di soggetti privati). La ricevuta fiscale è però più dettagliata dello scontrino fiscale.
La fattura invece si dà, si emette, si consegna ad aziende, quindi non a soggetti privati, non a semplici cittadini, ma a professionisti e aziende. Vedremo poi meglio queste cose in altri episodi.
Attenzione perché la ricevuta fiscale deve contenere obbligatoriamente alcuni elementi previsti dalle norme: una ricevuta generica quindi, un pezzo di carta scritto a mano ad esempio non è fiscalmente valida: si dice che la ricevuta deve essere conforme alla legge.
Nel prossimo episodio parliamo del corrispettivo.

Protetto: Il verbo RASSEGNARE (58) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Protetto: Il verbo CORRISPONDERE (57) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Protetto: Il verbo DISSEMINARE (56) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
1 – LA BOLLA – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE
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- Cordo di Italiano Professionale
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Benvenuti in questo primo episodio della rubrica “il linguaggio commerciale“, composto da episodi di breve durata che riguardano la lingua italiana del lavoro e del commercio.
Sono moltissimi gli stranieri che lavorano in Italia e che quindi all’inizio avranno molte difficoltà con la complessa terminologia del mondo del lavoro, allora prevalentemente a loro è dedicata questa rubrica. Si tratta comunque di episodi utili anche a quei tanti che si interessano del linguaggio del mondo lavorativo e commerciale italiano per altre ragioni, vuoi per esprimersi meglio e capire meglio quando capita, vuoi per semplice curiosità.
La rubrica fa parte del corso di Italiano Professionale e pertanto è dedicata ai soli membri dell’associazione. Questo primo episodio è comunque per tutti, e per chi fosse interessato, chi avesse piacere di unirsi al gruppo, basta fare richiesta di adesione all’associazione (vi inserisco un link per fare richiesta) in questo modo si potranno ascoltare e leggere tutti gli episodi di questa rubrica e anche di tutti gli altri episodi del corso di Italiano Professionale.
In questa rubrica vedremo ogni volta un termine diverso, tutti riguarderanno il linguaggio commerciale, quindi i termini più usati o più complicati: dalla fattura alla ricevuta, dallo scontrino alle tasse, dal bilancio al reddito alla bolletta e così via. Faremo molti esempi a supporto.
Alla fine di ogni episodio, a partire dal secondo, faremo anche una frase di ripasso per non dimenticare i termini già spiegati in precedenza. E’ lo stesso approccio, la stessa metodologia che viene usata anche nelle altre due rubriche di breve durata, dedicate ai principianti e a coloro che hanno un livello intermedio. Questa invece è più specifica, dedicata ai lavoratori. Tutti gli episodi quindi dureranno dai due ai quattro minuti, indicativamente, ovviamente parlo solo della spiegazione singola, escludendo le frasi di ripasso. Complessivamente si potrà arrivare a 5 o 6 minuti, non di più, da ascoltare in auto, mentre si va al lavoro, sull’autobus o mentre si fa sport, durante il tempo libero.
Iniziamo dalla “bolla“.

“La bolla”, cos’è? Nel linguaggio commerciale si tratta di un documento di accompagnamento di una merce.
Sapete che le merci viaggiano, passano da una mano all’altra, ad esempio da un produttore ad un distributore o viaggiano per essere lavorate ancora o, quando il prodotto è terminato, viaggiano per essere vendute.
Comunemente in Italia si parla di “bolla“, ma in realtà la possiamo chiamare “Bolla di spedizione”, oppure “bolla di consegna”, oppure DDT (Documento di trasporto) ma in ogni caso è un documento, una ricevuta che comprova (cioè dimostra) rispettivamente l’avvenuta spedizione e la ricezione della merce. Dimostra a chi spedisce che la merce è stata spedita e a chi riceve che la merce è stata ricevuta.
Cosa c’è scritto? Quantità, qualità, causale e identità delle parti nel trasporto di merci, indipendentemente dalla ragione per cui i beni vengono trasportati da un luogo all’altro, quindi attenzione perché si deve usare anche quando il trasporto avviene da una sede all’altra della propria stessa azienda.
In pratica quindi è un documento di accompagnamento di una merce, la merce quindi è sempre accompagnata da questo documento che comunemente si chiama “bolla“. Fino al 1996 in Italia esisteva la “Bolla di accompagnamento” (o bolla accompagnatoria) – si chiamava così – ora però si continua spesso ad usare questa modalità (bolla) ma in realtà il nome è Documento di trasporto, o DDT ed il sistema è informatizzato.
E’ uno dei primi documenti della merce, insieme alla fattura, all’ordine ed alla distinta di prelievo. Vedremo anche questi in seguito.
E’ utile sapere che ora tale documento è obbligatorio e che il documento è in formato libero, ossia non ci sono vincoli di forma particolari, anche se sono in vendita dei modelli che si possono usare. Ovviamente ne occorrono due copie, una per chi spedisce la merce ed una per chi riceve la merce.
Si parla a volte di “bolla di lavorazione“. Infatti quando un prodotto si realizza attraverso varie fasi produttive, quindi diverse attività, diverse fasi, e quando queste sono svolte da soggetti differenti c’è un passaggio della merce che avviene per questo motivo. Su questa bolla, che è sempre un documento, vengono riportati i dati relativi alle varie lavorazioni ed i materiali da impiegare.
Con questo è tutto e nel prossimo episodio ci occupiamo della “ricevuta“.
Ricordo a tutti coloro che sono interessati che possono aderire all’associazione attraverso una semplice richiesta. In alternativa, se siete interessati solamente a questa rubrica di brevi episodi commerciali quando raggiungeremo i 100 episodi verrà pubblicato un audio-libro in vendita su Amazon. Un saluto a tutti.
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Protetto: Il verbo DISAMINARE (55) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo RISPECCHIARE (54) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Corso di Italiano Profesionale per Principianti – Lezione 9: COLLOQUIO DI LAVORO
Se vuoi far parte dell’associazione puoi richiedere l’adesione alla pagina italianosemplicemente.com/chi-siamo
Ti aspettiamo!
Protetto: Il verbo COLLAUDARE (53) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo RIVESTIRE (52) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo RECUPERARE (51) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)
Audio
Descrizione
Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.
Per aderire all’Associazione italianosemplicemente.com/chi-siamo
Trascrizione
Ripasso dei primi 50 verbi professionali.
Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.
Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.
Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.
I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.
Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.
Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.
Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.
Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.
Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive
Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.
Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.
A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.
Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.
Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.
A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.
Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.
A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!
Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.
Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.
Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.
C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.
Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!
Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.
Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.
A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.
Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.
A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.
Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.
Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.
Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!
Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.
Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.
Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.
Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.
Protetto: Il verbo DETENERE (50) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Il verbo CONFERIRE (49) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Protetto: Il verbo DELIBERARE (48) – Corso di Italiano Professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Protetto: Il verbo SOTTINTENDERE (47) – Corso di Italiano Professionale
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Il verbo ESSERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.
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Trascrizione
Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, ed oggi ci divertiamo un po’ col verbo essere.
Tranquilli, questa non sarà una lezione noiosa, infatti userò come pretesto questa lezione, apparentemente grammaticale, per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, quindi si tratta di brevi episodi. Queste espressioni non verranno rispiegate nuovamente, questo è sottinteso, altrimenti sarebbe un episodio di 10 ore. Metterò dei link comunque che vi riporteranno alle spiegazioni singole se volete ripassare o approfondire.
Il verbo essere lo vediamo in tutte le sue possibilità di utilizzo.
Iniziamo dall’indicativo presente, il più semplice. Potete se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure cambiarla al femminile, oppure provare ad anticipare la frase successiva. Iniziamo.
Indicativo presente
- Io sono: io sono sicuro che oggi mi si impallerà il PC.
- Tu sei: tu sei soggetto a controllo da parte del tuo dirigente. Non dimenticarlo!
- lui è: lui è oggetto di scherno tutti i giorni.
- noi siamo: noi due siamo un binomio inscindibile da quando ci siamo conosciuti.
- voi siete: siete combattuti se stare a casa o venire alla festa.
- loro sono: loro sono sicuri di aver lavorato in conformità della legge
Indicativo imperfetto
- Io ero: Fino a stamattina ero sicuro di aver tenuto fede ai miei principi morali.
- Tu eri: Stamattina eri indeciso se tenere o meno a bada la tua impulsività.
- Lui era: la scorsa settimana era parecchio indisposto con me.
- Noi eravamo: ieri noi eravamo indecisi se venire, ma alla fine siamo arrivati in men che non si dica.
- Voi eravate: Ieri eravate sicuri che non ci fosse scelta. Ci avevate detto o così, o pomì. Vi ricordate vero?
- loro erano: i ragazzi erano lì a cincischiare, quando è arrivato il loro capo che li ha sgridati.
Indicativo passato prossimo
- Io sono stato: sono stato molti giorni senza fare nulla prima di rompere gli indugi.
- tu sei stato: sei stato pronto ad esordire non appena il mister ti ha detto di entrare
- Lui è stato: Mario è stato sgridato dalla professoressa perché aveva un fare un po’ prepotente a suo dire.
- Noi siamo stati: Si dà il caso che (noi) siamo stati impegnati al lavoro fino a tardi, ecco perché non siamo venuti a cena con voi.
- voi siete stati: siete stati bravi a prefiggervi di finire entro le 10.
- loro sono stati: sono stati i primi a parlare con me dopo l’incidente. Mi hanno detto: ci voleva tanto a stare più attenti? A me questa è sembrata una domanda retorica!
Indicativo trapassato prossimo
- io ero stato: In quel momento ero stato accusato di aver dato una risposta sibillina!
- tu eri stato: mi raccontavi che eri stato eletto il più affascinante della tua classe. Non eri bello, ma avevi un certo non so che di interessante. Lo dicevano tutti.
- lui era stato: Il ragazzo, come ricostruito dai carabinieri, in passato era stato affidato ai nonni. Però qualcosa non mi torna: ma i nonni non erano morti tutti? Mi sbaglio?
- noi eravamo stati: eravamo stati primi a sforare con i tempi. Quindi non potevamo lamentarci del ritardo degli altri.
- voi eravate stati: Vi siete trovati in un posto per la prima volta ma siete sicuri che sia un luogo in cui eravate già stati? In questo caso non è una cosa strana, non siete pazzi, accade a tutti, non vedo perché nasconderlo.
- loro erano stati: i brasiliani erano stati onesti ad ammettere che il calcio di rigore a loro favore fosse inesistente, prima che l’Italia segnasse il gol vittoria. Questo si chiama fair play, ma il rovescio della medaglia è che il Brasile ha perso la partita.
Passato remoto
- io fui: nel 1944, durante la guerra, ricordo che fui risparmiato dal nemico, quindi non fui ucciso. Però presi un bel rovescio per aver cercato di scappare di prigione.
- tu fosti: Tutti, dicevano: Sarà dura scappare di prigione. Tu fosti l’unico che disse qualcosa di diverso. E infatti riuscimmo a scappare. Eri un vero dritto!
- lui fu: Quella volta fu lui a tirarci quel tiro mancino, ti ricordi?
- noi fummo: dopo che la casa crollò, fummo costretti a ricostruila immediatamente. Non fu facile riuscire a destreggiarsi in mezzo a tutta quella polvere!
- voi foste: non appena iniziò a crollare la casa, voi foste indecisi se scappare o nascondervi sotto il tavolo. Avete dovuto valutare tutti gli annessi e connessi in un paio di secondi.
- loro furono: i mie fratelli furono presi in giro per via delle numerose foto osè presenti sulla loro pagina Instagram personale.
Trapassato remoto
- io fui stato: Nel 2008 fui stato tradito dai miei amici e ricordo che soffrii molto. Ma oggi è diverso. Con l’età ci si abitua a tutto… o quasi.
- tu fosti stato: quando tuo figlio era piccolissimo non fosti stato capace di proteggerlo. Riesci a capacitartene?
- lui fu stato: Il giocatore firmò un contratto biennale, e il costo complessivo dell’operazione fu stato pari a circa 10 milioni di euro. Voi vi ci mettereste nei suoi panni?
- noi fummo stati: ce ne andammo via solo dopo che fummo stati insultati: la misura era veramente colma!
- voi foste stati: voi foste stati avvisati solo quando ormai era tardi. La cosa ovviamente vi colse alla sprovvista.
- loro furono stati: quella del 7 novembre 2010 fu la notte in cui i due carabinieri furono stati aggrediti dai ragazzi ubriachi. Ora tocca al giudice decidere sulla loro sorte.
Futuro semplice
- io sarò: se mi travesto da donna balzerò agli occhi di tutti. Sarò fortunato se non mi prenderà in giro nessuno.
- tu sarai: prima di continuare fammi aprire una parentesi sulle tue responsabilità: sarai tu che dovrai pagare perché tu sei il responsabile. Ok, chiusa parentesi. Ora posso riprendere col discorso di prima.
- lui sarà: lui sarà anche bravo, ma si sbaglia ogni due per tre.
- noi saremo: saremo in grado di vincere veramente? Non dire subito di sì perché ci sono io nella nostra squadra che sono il più bravo, il più forte eccetera eccetera. Non fare il solito ruffiano!
- voi sarete: sarete espulsi dalla scuola di punto in bianco se provate a non rispettare le regole.
- loro saranno: non saranno le voci false e tendenziose che ho sentito a scoraggiarmi. Io vado avanti!
Futuro anteriore
- io sarò stato: Ho dovuto maltrattare il mio collega Giovanni. Sarò stato troppo cattivo con lui? Non lo so, ma stavolta non si salverà in calcio d’angolo con la solita scusa!
- tu sarai stato: Non conta se sarai stato il migliore, se sarai arrivato per primo, ma conta il fatto che hai provato a combattere. Questa è la cosa piu importante. Eccome se è questa!
- lui sarà stato: Vedremo alla fine chi sarà stato il migliore. Perché il migliore, alla fine, vince senz’altro.
- noi saremo stati: saremo stati felici di avervi a cena, mi spiace molto che avete un impegno così importante. Nessun problema comunque, che volete, può capitare.
- voi sarete stati: immagino sarete stati felici di incontrare i vostri vecchi amici vero? In queste occasioni vengono rispolverati tutti i ricordi più belli.
- loro saranno stati: no so perché sono arrivati tardi all’appuntamento. Saranno stati impegnati, non saprei. Magari quanto ti ci troverai a tu per tu, puoi chiedere loro maggiori spiegazioni.
Condizionale Presente
- io sarei: (io) sarei interessato a questi pantaloni. So che vanno per la maggiore tra i giovani.
- tu saresti: saresti disponibile a fare delle ripetizioni di matematica a mio figlio? Non vorrei prenda una brutta piega quest’anno…
- lui sarebbe: lui sarebbe disposto ad aiutarmi. Dice seriamente, è una persona generosa, non si tratta di un pro forma.
- noi saremmo: non saremmo mai riusciti a fare pace se non ti avessi detto questa piccola bugia: ma prometto che si è trattato solo di uno strappo alla regola.
- voi sareste: voi sareste riusciti ad ingranare se solo vi foste impegnati di più nello studio.
- loro sarebbero: loro sarebbero anche disposti ad aiutarti, ma cerca di abbozzare un po’, non puoi sempre alzare la voce.
Condizionale Passato
- Io sarei stato: sarei stato infelice tutta la vita senza di lei, ma lei, bontà sua, mi ha concesso di sposarla!
- tu saresti stato: saresti stato contento se ti avessero bocciato? Non ti dico!
- lui sarebbe stato: sembrava un’anima in pena quella sera. Sarebbe stato meglio non fargli quello scherzo.
- noi saremmo stati: noi saremmo stati più saggi e avremmo guardato alla sostanza e non alla forma.
- voi sareste stati: sareste stati contenti se dopo aver trascurato la forma, aveste scoperto che la forma è sostanza? io no!
- loro sarebbero stati: loro sarebbero stati a sballarsi in discoteca stasera se la madre non gli avesse impedito di prendere la macchina.
Congiuntivo Presente
- che io sia: che io sia maledetto se non riesco a finire questo esercizio. Sono disposto a scervellarmi piuttosto!
- che tu sia: non ho dubbi che tua sia capace a guidare senza prendere delle lezioni, ma i soldi non sono un problema, sebbene spesso ne sia sguarnito.
- che lui sia: che lui sia prevenuto non ci sono dubbi. Lo conosciamo ormai!
- che noi siamo: mi sembra che noi siamo molto stanchi stasera. Meglio andare a letto prima che vengano a galla i tuoi problemi col nervosismo da stress!
- che voi siate: Siete stati derubati? Beh, è facile pensare che voi, così giovani, siate stati ingannati da quell’uomo. Io però sono vostro padre e mi vedo costretto a non darvi più soldi in contanti per il futuro.
- che loro siano: sono molto felice che loro siano riusciti a superare l’esame. Vuoi che non sia contento?
Congiuntivo Passato
- che io sia stato: Non mi sembra che io sia stato così sgarbato nei suoi confronti. Mi sono sempre comportato come si deve.
- che tu sia stato: non ho dubbi che tu sia stato vittima di un inganno, ma avrei preferito sentirlo da te, non per interposta persona.
- che lui sia stato: Sembra che durante una delle tappe del suo viaggio, Giovanni sia stato coinvolto in un incidente.
- che noi siamo stati: Quel giorno Elena lavorò così di buona lena che sembra che noi stessi siamo stati sorpresi da questo!
- che voi siate stati: si dice che voi siate stati un po’ ingenui a non farvi aiutare da Giovanni. Lui la mano ve l’aveva tesa.
- che loro siano stati: impossibile che loro siano stati ubriachi quella sera. Non c’è nessuna attinenza tra l’incidente e il fatto che siano stati in discoteca. Fidatevi.
Congiuntivo Imperfetto
- che io fossi: Giovanni si aspettava che io fossi più chiaro, soprattutto quando ho parlato dei suoi diritti. Si è arrabbiato, ed oltrettutto non mi parla più. Accidenti!.
- che tu fossi: non sapevo che tu fossi votato alla cucina, altrimenti ti avrei lasciato preparare il pranzo senza problemi.
- che lui fosse: ho aspettato che fosse più tranquillo prima di offrirgli un caffè e poi un ammazza-caffè!
- che noi fossimo: Piero credeva fossimo arrabbiati per il conto al ristorante, in realtà eravamo solo preoccupati perché avevamo dimenticato di pagare il coperto!
- che voi foste: Pamela non si aspettava che foste voi a cercarla per telefono, credeva fosse la polizia, così si è data subito alla fuga appena ha sentito squillare il telefono.
- che loro fossero: non volevo che i nostri amici fossero insultati liberamente, così ho voluto dare seguito alla storia con una bella denuncia alla polizia!
Congiuntivo trapassato
- che io fossi stato: Giuseppina non credeva che io fossi stato così bravo nel compito in classe di italiano. In realtà ti dirò che potevo anche andare meglio.
- che tu fossi stato: temevo veramente che tu quella sera fossi stato convolto in una rissa. La tua irrequietezza mi preoccupa, e prima o poi ne pagherai lo scotto.
- che lui fosse stato: credevo fosse stato più attento in quanto adulto e responsabile. Adesso sarà lui a rispondere di questo furto in azienda.
- che noi fossimo stati: la nonna era felice che noi fossimo stati a trovarla. E’ un po’ depressa ultimamente, quindi vorrei aiutarla senza lasciare nulla di intentato.
- che voi foste stati: nonostante foste stati bocciati all’esame, non vi siete arresi, così siete tornati alla carica il mese successivo.
- che loro fossero stati: mi sembrava che i ragazzi fossero stati attenti a preparare il discorso con attenzione, invece si sono subito incartati quando gli hanno fatto una domanda.
Imperativo Presente
- –
- sii: sii felice di aver vinto: sei finalmente annoverato tra i pochi ad aver battuto gli italiani nella preparazione della pizza. Mostra la tua felicità senza remore.
- sia: bisogna che lui sia più convinto delle sue potenzialità! Anche se ha la zeppola può riuscire a comunicare senza problemi. Ma ce la farà , si è sempre impegnato indefessamente.
- siamo: ragazzi mi raccomando: la prossima volta siamo precisi, senza restare sul vago! Vedrete che faremo una grossa impressione sulla platea.
- siate: su cosa verte il discorso di oggi? Siate concisi per favore!
- siano: di cosa si lamentano? Siano soddisfatti, almeno del fatto che non abbiano un capo a cui debbano sottostare.
Infinito presente
- Essere: Essere pazienti o ascoltare l’istinto? Sempre meglio armarsi di pazienza secondo me.
Infinito passato
- Essere stato: mi fa piacere essere stato il tuo unico uomo, ma il mio piacere lascia il tempo che trova se tu non sei felice ora.
Participio presente
- Essente: Il participio presente del verbo “essere” per alcuni è “ente”, secondo altri invece è “essente”, per altri ancora non esiste. Qual è la verità? Io ho cercato di sforzarmi di fare almeno un esempio con “essente”, ma evidentemente non ho capito come si usa. Sarò forse duro di comprendonio?
Participio passato
- Stato: quello che è stato, è stato ormai, Scordiamoci il passato, freghiamocene.
Gerundio presente
- Essendo: essendo già andato in tilt una volta, meglio non fare tardi al lavoro anche stasera. Anche il tuo dirimpettatio si arrabbierebbe del rumore che fai quando rientri a casa.
Gerundio passato
- Essendo stato: capisco i tuoi problemi, essendo stato anche io in passato nelle tue stesse condizioni. Pertanto non me la sento di criticarti più di tanto.
Protetto: Il verbo CONSTARE (46) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo IMPORSI (45) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo IMPARTIRE (44) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo CONSUMARE (43) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: Il verbo DERUBRICARE (42) – Corso di Italiano Professionale
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Il primo incontro dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente – RIPASSO
Audio
Trascrizione
Eccoci qua, ciao a tutti, sono Giovanni, di Italiano Semplicemente e oggi volevo raccontarvi il primo incontro dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Colgo l’occasione al volo per effettuare un ripasso delle espressioni spiegate sul sito, sia delle espressioni idiomatiche, di durata variabile dai 10 ai 20 minuti circa, sia gli episodi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.
Allora finalmente sono qui a raccontarvi di questa prima riunione dei membri, svoltasi in Puglia dal 6 al 9 settembre dell’anno 2019.
Un appuntamento molto atteso per diversi motivi. Per quanto mi riguarda volevo da una parte tener fede alla promessa fatta, che poi era una promessa fatta anche a me stesso, beninteso.
Inoltre sono molto sensibile alle emozioni, personalmente, e ogni tanto mi piace regalarmene qualcuna. Devo dire che l’incontro non ha deluso le aspettative. Ma adesso vi racconto come sono andate le cose. Mi raccomando state attenti alle espressioni, che ho già iniziato ad usare. Nella trascrizione di questo episodio ci sono i collegamenti che vi portano alle singole espressioni spiegate. Se doveste avere qualche problema di comprensione è del tutto normale, ma qualora non riusciate neanche a capire il senso di una frase meglio dedicare un po’ di tempo a queste espressioni, onde evitare di demoralizzarsi.
Io e la mia famiglia siamo andati in Puglia qualche giorno prima, molto vicini alla struttura che ha ospitato i membri. D’altronde è la stessa cosa che ha fatto anche qualcun altro, con cui abbiamo avuto il piacere di condividere una serata insieme, prima della riunione dei membri.
In quell’occasione abbiamo trascorso una bella serata con una bella grigliata di carne, in compagnia di qualche pianta di ulivo. Un bell’ambiente fresco nella natura. Abbiamo concluso la serata con un buon caffè ed anche con un ammazza-caffè ungherese a base di mela, sebbene l’avessimo bevuto anche all’inizio del pasto, come ci era stato raccomandato.
Poi dal giorno 6 ci hanno raggiunto anche altri membri, di diversa nazionalità: finlandese, ungherese, spagnola, russa e slovena.
Dunque, il primo giorno abbiamo esordito con una gita in barca, e abbiamo potuto visitare la costa ionica e le sue grotte naturali. Molto interessante anche la spiegazione del chiamiamolo “barcaiolo”, o dell’autista, il conducente della barca a motore, o come vogliamo chiamarlo. Ad ogni modo ha spiegato bene, e aveva anche un fare simpatico.

Peccato che ad un certo punto abbia abbandonato la barca per farsi un bagno anche lui.
Vabbè, comunque il mare era tranquillissimo e dunque, ammesso e non concesso che lui abbia pensato a questo, non è stato un vero tiro mancino verso di noi che comunque siamo stati un po’ colti alla sprovvista da questo. Io stesso ad un certo punto non vendendolo più alla guida mi sono detto: ma dov’è? Dove si è nascosto?
Comunque… chiudiamo la parentesi barcaiolo. Le ville ottocentesche, ben conservate, proprio sulla costa, arricchivano il paesaggio, molto suggestivo. Abbiamo fatto qualche tuffo nel mare blu dello ionio (ed anche un po’ freddo a tratti). Veramente un’acqua meravigliosa. Questa gita di un’ora e mezza è stata la prima occasione in cui tutti i membri che hanno partecipato all’incontro si sono conosciuti dal vivo, a tu per tu.
Ovviamente è stato un “primo incontro” particolare, perché sebbene non conoscessimo l’uno vita morte e miracoli dell’altro, almeno in parte ci si conosceva già, avendo condiviso insieme molte informazioni nel gruppo WhatsApp dell’associazione.
Abbiamo fatto anche sport insieme, pensate un po’, la mattina presto, prima di colazione.
Non voglio raccontarvi tutto ciò che abbiamo fatto, ma sono emerse in generale, durante questo incontro in Puglia, alcuni aspetti simpatici, e vale la pena fermarsi su questi un attimo.
La questione “lingua” è stata credo molto interessante, ma affrontata in modo diverso dai partecipanti. C’era chi faceva molte domande su questo aspetto, e questo mi ha fatto molto piacere, chi ne faceva un po’ meno ma ugualmente non si tirava indietro quando c’era da rispondere ad una domanda o dire la sua opinione. C’erano anche degli amici italiani che ci hanno fatto compagnia e probabilmente questo ha arricchito ulteriormente il dialogo.
A volte ho avuto la sensazione che ci fossero alcune difficoltà di comprensione, ma questo è normale perché spesso gli italiani parlano velocemente e dimenticano che ci sono stranieri che ascoltano. Speriamo che i membri, bontà loro, ci abbiano perdonato per questo, ma occorre anche abituarsi a questo in fondo, prima o poi.
Mi sembra che comunque i ragazzi si siano armati di pazienza e ci abbiano sopportato per quieto vivere, nonostante qualche momento di difficoltà sono riusciti a comprendere tutto o quasi tutto. Solo una volta mi sono visto costretto ad intervenire con gli altri italiani prima che la misura fosse colma. Sto scherzando ovviamente!
Le diversità culturali (non ce ne sono mai abbastanza secondo me, con buona pace di chi non la pensa in questo modo) hanno avuto la loro influenza, senza dubbio, senz’altro direi: in Italia, soprattutto al sud, si cena molto tardi e c’è invece chi è abituato a mangiare qualche ora prima. C’è voluto un po’ per abituarsi e un sonnellino pomeridiano ha aiutato soprattutto i finlandesi a resistere più a lungo la sera.
A proposito di abitudini e di cultura: sapete che gli italiani parlano molto, sono abituati a ridere, scherzare e parlare del più e del meno anche per ore senza stancarsi.
Allora può capitare, quello che è accaduto a noi in uno dei dopocena, durante il nostro soggiorno, che il discorso verta sulla differenza tra la mozzarella e il caciocavallo, tra la differente nella lavorazione, nel gusto, addirittura nella definizione dei termini: la vera “mozzarella” è quella di mucca o quella di bufala? Forse gli stranieri (non tutti almeno) non conoscono la mozzarella bufalina, che viene proprio dalla bufala, la femmina del bufalo. Del resto non si può sapere tutto.
Ad un certo punto qualcuno ci ha fatto notare, scherzando, che la discussione sul formaggio durava ormai da circa due ore, così abbiamo dovuto cambiare discorso, nostro malgrado. E dire che c’erano ancora delle cosette da chiarire a mio parere… Comunque non eravamo sguarniti di argomenti, questo è certo. Avevamo solamente l’imbarazzo della scelta in realtà.
E’ stato carino fare l’assaggio delle specialità delle varie nazioni. Ognuno ha portato qualcosa di tipico dal suo paese, e il programma prevedeva che questo scambio di leccornie avvenisse solamente una sera. Non vi dico ovviamente che tutte le sere è andata a finire a tarallucci e vino. Ma questa è un’espressione che devo ancora spiegare sul sito però. Beh, che volete, mica posso aver spiegato già tutto! Un’espressione che comunque mi guardero bene dal non spiegare, potete starne certi!
Come località, la località che abbiamo scelto: Santa Maria di Leuca, la scelta è stata ottima. Credo che siamo riusciti a soddisfare i desiderata di tutti.
C’è stata qualche difficoltà logistica forse, di questo bisogna prenderne atto; difficoltà quindi negli spostamenti perché ci trovavamo nella punta estrema dello stivale, e non si può dire che sia facile raggiungere con i mezzi pubblici questa località marina: quasi tutti hanno dovuto affittare un’automobile e tra l’altro i mezzi pubblici in Italia non spaccano sicuramente il minuto. Non sno puntualissimi.
Di sicuro siamo stati in un posto bellissimo che probabilmente i membri non avrebbero mai visitato in altre circostanze poiché, sebbene molto bello, non è uno di quei posti diciamo che va per la maggiore tra i turisti stranieri, probabilmente proprio per questo tipo di difficoltà.
Io e la mia famiglia eravamo già stati lì negli anni passati, a Santa Maria di Leuca, ma non avevamo notato alcune cose. Ad esempio, a parte i membri dell’associazione, c’erano veramente poche persone, pochi turisti di nazionalità non italiana, e in generale sembrava una località poco “pensata” alla visita di persone straniere: ad esempio i cartelli stradali erano prevalentemente solo in lingua italiana, c’erano pochi negozi per turisti vicino alla costa eccetera. Questo comunque devo dire che è piaciuto, perché probabilmente è stato conservato il vero aspetto del luogo.
Alla fine è stato un po’ triste salutarci ma si sa, prima o poi bisognava farlo. Anche gli addii sono qualcosa a cui ci si deve abituare.
Ho avuto personalmente anche l’onore di regalare i libri di Italiano Semplicemente ai partecipanti; libri che ho provveduto anche a firmare, con dedica personalizzata a ciascuno di loro.
E’ stato un piacere per me, ma credo che a tutti possa fare piacere firmare dei libri. checché ne dicano alcune persone che pensano che questo significhi darsi delle arie.
Come primo incontro a me è piaciuto molto, spero sia così anche per gli altri, ma il prossimo incontro sarà sicuramente meglio :-). Anche questa è una promessa a cui vorrei dare seguito con i fatti. In caso contrario ne risponderei personalmente e l’associazione pagherebbe probabilmente lo scotto più grande. Ma essendo nato sotto una buona stella sono abituato dalla nascita ad essere fortunato. Facendo sempre le corna! Ci mancherebbe! Adesso che ci penso, anche “fare le corna“, è un’espressione che non è stata ancora spiegata! Mannaggia!

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ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana (domande & risposte) – Art.8
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Descrizione
Lettura, domande & Risposte sull’articolo 8 della Costituzione italiana.
Audio
Trascrizione
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge
Domande & Risposte
1 – Di cosa si parla??
Delle confessioni religiose. Si parla delle confessioni religiose e della loro libertà davanti alla legge.
2 – Qual è l’argomento di cui si parla?
Sono le confessioni religiose. L’argomento di cui si parla sono le confessioni religiose e la loro libertà davanti alla legge.
3 – Si parla di religioni nell’articolo otto della Costituzione italiana?
Esatto. Si parla di religioni. Si parla di confessioni religiose.
4 – Si parla anche di uguaglianza (o equaglianza), non è vero? Ma precisamente uguaglianza di cosa?
Sì, si parla di uguaglianza, e precisamente si parla dell’uguaglianza delle confessioni religiose.
Le confessioni religiose.
L’uguaglianza delle confessioni religiose
5 – Per la legge italiana tutte le religioni sono diverse?
No, non sono diverse, ma sono uguali.
6 – Cosa, sono uguali, e davanti a cosa sono uguali?
Le religioni sono uguali. Le religioni sono uguali davanti alla legge.
7 – Si parla dell’uguaglianza in cosa, esattamente? In cosa sono uguali le religioni?
Si parla dell’uguaglianza nella loro libertà. Si parla dell’uguaglianza nella libertà delle confessioni religiose. Le religioni sono ugualmente libere davanti alla legge.
8 – Le religioni sono considerate diversamente libere per la legge italiana?
No, non sono considerate diversamente libere. Sono considerate ugualmente libere davanti alla legge. Le religioni sono uguali, sono eguali per la legge italiana.
Uguali, eguali
Ugualmente, egualmente
9 – Per la legge italiana esistono confessioni religiose più libere di altre?
No, non esistono. Sono tutte ugualmente libere. Nessuna confessione religiosa è più libera di altre.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
10 – Ci sono confessioni religiose diverse da quella cattolica? Ne esistono in Italia?
Sì, ne esistono. Ci sono confessioni religiose diverse da quella cattolica.
11 – Quale diritto hanno queste confessioni religiose?
Quello di organizzarsi. Hanno diritto di organizzarsi.
12 – Hanno un dovere o hanno un diritto?
Un diritto. Hanno un diritto.
13 – In cosa consiste questo diritto?
Consiste nella possibilità di organizzarsi.
14 – Devono o possono organizzarsi?
Possono organizzarsi. Non devono. E’ un diritto e non un dovere.
15 – E’ un obbligo? Sono obbligati ad organizzarsi?
No, non è un obbligo, ma una possibilità. Non sono obbligati ad organizzarsi ma se vogliono possono farlo.
16 – Qualcuno può impedire loro di farlo?
No. Nessuno può farlo. Nessuno può impedire loro di organizzarsi.
17 – Se lo statuto di una confessione religiosa contrasta con l’ordinamento giuridico italiano, può organizzarsi?
No. In questo caso non può farlo. Se lo statuto di una confessione religiosa contrasta con l’ordinamento giuridico italiano non può organizzarsi.
18 – Sotto quale condizione una confessione religiosa ha diritto ad organizzarsi?
Solo se il suo statuto non contrasta con l’ordinamento giuridico italiano. Questa è la condizione.
18 – Le confessioni religiose hanno diritto ad organizzarsi a meno che?
A meno che non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. In quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. In quanto non contrastino con la giurisdizione italiana.
l’ordinamento giuridico italiano
la giurisdizione italiana
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
19 – Di quali rapporti si parla?
Si parla dei rapporti tra le confessioni religiose e lo Stato italiano. Si parla delle relazioni tra le confessioni religiose e lo Stato italiano. Si parla di questo. Di questi rapporti si parla.
20 – Come sono regolati questi rapporti? Come sono gestiti questi rapporti?
Per legge. Sono regolati per legge. Sono gestiti per legge.
21 – Come si arriva alla legge che regola questi rapporti?
Si arriva attraverso delle intese tra le relative rappresentanze. A questa legge si arriva con delle intese. Prima le intese, poi la legge.
22 – Le rappresentanze di chi?
Le rappresentanze di ogni confessione religiosa e dello Stato.
23 – Le rappresentanze devono trovare un’intesa?
Si, esattamente. Le rappresentanze devono trovare un’intesa.
24 – Le rappresentanze devono trovare un accordo?
Si, esatto, un accordo, un’intesa. Devono accordarsi, devono intendersi.
25 – A cosa porta ciascuna intesa? A cosa porta ogni intesa?
Porta ad una legge. Conduce ad una legge. Ogni intesa porta ad una legge. Ogni intesa conduce ad una legge.
26 – E cosa fa questa legge? A cosa serve?
Questa legge regola i rapporti tra lo Stato e ogni singola confessione religiosa. E’ questo che fa la legge, a questo serve la legge.
27 – Cosa significa regolare i rapporti?
Regolare i rapporti significa gestire i rapporti, decidere, controllare, limitare, moderare i rapporti.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Protetto: Il verbo SCATURIRE (41) – Corso di Italiano Professionale
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Protetto: 40. Il verbo PRESTARE – Corso di Italiano Professionale
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Impariamo l’italiano… cucinando – KINDLE
Mangiare è stare insieme, fare festa insieme. In questo modo ogni problema raccontato a tavola diventa più leggero, come i miei piatti.
Giuseppina
“Cucinando si impara… l’italiano” è un libro e un audiolibro pensato, scritto e registrato per un pubblico non madrelingua che ama la cucina del Belpaese e vuole migliorare il proprio livello di conoscenza della lingua.
L’associazione Italiano Semplicemente vi propone un modo per imparare il linguaggio della cucina ed allo stesso tempo imparare a cucinare italiano e “in Italiano”.
Il libro contiene 30 specialità italiane, raccontate e spiegate dalle voci di Giuseppina e Giovanni.
I file PDF e MP3 sono a disposizione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
KINDLE: US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN
Per avere informazioni scrivici.
Immagini di esempio presenti ne libro:
Protetto: 39. Il verbo PERVENIRE – corso di italiano professionale
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Protetto: 38 – I verbi professionali: impegnare ed impegnarsi
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Descrivere le persone: i segni zodiacali
Prefazione
Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice.
(Pete Seeger)
Come descrivere le persone? Come sono i nostri amici e colleghi di lavoro? Quali aggettivi sono più adatti? “I segni zodiacali” si prefigge esattamente questo obiettivo.
E’ un libro destinato a studenti non madrelingua o a semplici appassionati della lingua italiana.
Facciamo insieme un’esplorazione dello zodiaco, e vi spiego le differenze tra una caratteristica e l’altra, le differenze tra un aggettivo e l’altro.
Non importa che crediate o meno all’astrologia.
L’idea è quella di usare i segni zodiacali come una modalità divertente di analizzare i tratti del carattere, com’è nello stile di Italiano Semplicemente Sono sicuro che non ve ne pentirete.
Per avere un’idea, date un’occhiata al segno del Capricorno.

I file PDF e MP3 sono a disposizione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Il libro in versione Kindle e Cartacea è a disposizione anche su Amazon.
CARTACEO: US – UK – DE – FR – ES – IT – JP
KINDLE: US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN
Su richiesta, i membri possono avere i file audio in formato MP3 e il testo in formato PDF.
Protetto: 37 – I verbi professionali: IMPATTARE
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Due minuti con italiano semplicemente (RIPASSO 1-30): la piazza del Gesù a Roma.
Audio
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Trascrizione
Gianni: questo è un episodio di ripasso delle espressioni imparate ultimamente all’interno della quale rubrica 2 minuti con Italiano semplicemente.
Ci aiuta Bogusia, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lascio la parola a lei.
Bogusia: Buongiorno cari ascoltatori (visitatori) del sito italiano semplicemente. Per chi non mi conosce ancora, mi chiamo Bogusia, sono polacca.
Sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e ne sono molto fiera. Vi ringrazio calorosamente per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.
Vi ricordate dell’ultimo episodio della rubrica “meraviglie di Roma“, dove abbiamo detto che le scopriremo man mano (adagio adagio) tutti.
Tener fede alle promesse è uno dei principi dell’associazione.
Si da il caso che io sia non solo fiera ma anche talmente affascinata dalla lingua e cultura italiana che non vedo come possa riuscire a tenere a bada la mia voglia di condividere con voi questo racconto.
Forse a causa delle emozioni mi capiterà di sforare un po’ e per questo mi scuso in anticipo.
Allora bando alle ciance Bogusia, inizia!
Vorrei esordire in questo racconto con una domandina non retorica al nostro caro professore Gianni che, a prescindere dal fatto che sia il nostro professore, abita anche a Roma, non casualmente.
Allora, caro Gianni, sapresti per caso dove a Roma tira sempre il vento?
Non intendo dei rovesci di vento improvvisi, magari dovuti alle condizioni atmosferiche, ma il vento perenne.
Gianni: no Bogusia, non ne ho la più pallida idea!
Bogusia: No? Oggettivamente , Gianni ha un fare molto gentile e generoso. Non è mai indisposto , però riguardo alla sua città a volte, come tutti i romani è un po’ ignorante. No?
Qualcuno potrebbe dirmi: dai Bogusia, il tuo commento credo sia un po’ azzardato.
Però io so che Gianni sa reggermi:il gioco. Vero Gianni?
Gianni: si, come no, te lo reggo, te lo reggo! Ma parlaci di questo posto, dai!
Bogusia: Ił posto di cui vorrei parlare si chiama “La piazza del Gesù” . Il nome deriva dal nome della chiesa che, analogamente, viene comunemente chiamata “la chiesa del Gesù” però, in effetti si chiama “Chiesa del santissimo nome di Gesù” .
Come di consueto, non mi fermo né sulla storia, né sui capolavori d’arte, perché casomai vi interessasse trovereste tutti i dettagli sulla rete. Il mio obiettivo è attirare la vostra attenzione alla leggenda, poiché pare che sia molto ventosa
A quanto pare è addirittura lo scrittore francese Stendhal a raccontarcela. Devo dire che la storia ha un certo non so che di interessante, ed allora andiamo subito al sodo.
Ił diavolo e il vento, un giorno, passeggiando per la città, si incontrano e si fermano dinnanzi alla chiesa del Gesù.

Il diavolo disse al compagno che avrebbe avuto da fare in chiesa e gli chiese di aspettarlo fuori.
Ma da lì non uscì mai più e il vento da allora, pare sia rimasto nella piazza ad attendere il suo ritorno e da qui le correnti di vento che caratterizzano la piazza.
Due sono le possibili interpretazioni di questo racconto di STENDHAL.
C’è chi ritiene che lui l’abbia raccontato per alludere alle capacità di conversione dei Gesuiti, i titolari della chiesa, che sarebbero riusciti a convertire persino il diavolo.
Altri invece pensano che la storia fosse raccontata per denigrare l’ordine dei Gesuiti accusandolo di essere tanto corrotto da riuscire a trattenere addirittura il diavolo. C’è anche chi dice però che entrando nella chiesa il diavolo fosse rimasto di stucco di fronte a tutta la ricchezza dei suoi affreschi, stucchi , delle illusioni all’interno.
Eppure, per i pragmatici questo fenomeno è oltremodo semplice.
Cioè la piazza difatti sorge al centro di ben 5 strade di notevole grandezza e le correnti ventose di queste vie si uniscono proprio sulla piazza dando vita al fenomeno del vento eterno.
Ce ne sono ancora altri che raccontano una seconda leggenda, meno conosciuta ma ancora più misteriosa.
La storia di Lucifero e il carro trascinato dal vento. Secondo questa leggenda Lucifero è per davvero entrato nella chiesa ed è stato talmente affascinato dalla bellezza che sì ingelosì così tanto che la volle tutta per sé.
Non poteva appropriarsi di una chiesa però, così, cattivo com’era e dritto come si credeva, decise di distruggerla.
Attese quindi la notte e tornò sulla piazza sul suo carro trascinato dal vento stesso.
Una volta dentro la chiesa, la sua bellezza lo conquistò, così, osservando le meraviglie del luogo, si dimenticò persino di doverla distruggere prima dell’arrivo dell’alba.
A questo punto capì di dover alzare i tacchi e fuggire, per non restare sorpreso dalle primi luci.
Facendo così, in men che non si dica si dimenticò che alle sue spalle che c’era il vento tirandogli così *un tiro mancino*.
Poverino il vento, che è stato così condannato a rimanere in piazza, almeno fino ad oggi.
Boh, tutto qua. Sono riuscita a destare la vostra curiosità? Spero di sì.
Si da il caso che la chiesa del Gesù sia davvero incredibile, iniziando dall’illusionario affresco del trionfo nel nome del Gesù dipinto da Giovanni battista Gaulli, però non vorrei prendervi la possibilità di scoprirla da soli.
Sono forse anche riuscita a destare la vostra curiosità riguardo all’associazione italiano semplicemente con tutti i suoi annessi e connessi tra quagli il gruppo whatsapp che forma con la stessa un binomio inscindibile e dove tutti si aiutano a vicenda a destreggiarsi in ambito linguistico e non solo. Dai, unitevi a noi, aderite all’associazione, non ve ne pentirete ed io di sicuro non sarò l’oggetto delle vostre risate .
Grazie mille per la vostra attenzione e alla prossima.
Ne vedremo delle belle? Chissà? Ciao.
Ps: Non abbiamo osato usare osé perché ci si è impallato il PC
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Il diritto allo studio in Italia (ripasso primi 36 verbi professionali)
Audio
Descrizione
Questo episodio è un ripasso dei primi 36 verbi del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

Trascrizione
Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.
Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.
Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.
Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.
Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.
Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.
L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.
A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.
La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.
C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.
Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.
Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.
Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.
Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.
Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.
Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.
Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.
Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.
Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.
Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.
Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.
Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.
Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.
Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.
Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.
Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!
Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.
Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.
Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.
Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.
Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.
Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.
Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.
Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti.
Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.
Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.
Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.
Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.
Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?
In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.
Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.
Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.
Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.
La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.
Il segno della bilancia – introduzione
Audio
Trascrizione
Bene ragazzi, oggi parliamo del segno della bilancia.
Abbiamo quasi terminato gli episodi dedicati ai segni zodiacali, per imparare a descrivere le persone che ci circondano, i nostri amici, i nostri parenti, nemici (anche) e questo per saper descrivere i loro pregi, difetti, caratteristiche, affinità, cose da migliorare, eccetera. Tutti noi parliamo degli altri, lo facciamo un po’ tutti. Il motivo per cuiim lo facciamo noi (di Italiano Semplicemente) non sono i segni zodiacali ma per migliorare il nostro italiano,. non certo perché crediamo nell’astrologia e nei pianeti!
La bilancia è un episodio di circa 35 minuti, dedicato ai membri dell’associazione, e in questo tempo cerco di spiegare le caratteristiche di queste persone, ogni aggettivo che viene usato per descrivere queste persone.
Vediamo in particolare di spiegare i seguenti termini:
Essere persone ponderate e equilibrate, corrette e leali, oggettive e mai impulsive.
Persone che amano il compromesso, la trattativa ed amano comunicare. Persone diplomatiche i bilancia, che adorano il compromesso, ma che per questo spesso possono cambiare idea, e non prendere mai posizione.
Ma loro hanno tatto e finezza, ed usano queste armi al meglio.
La loro gentilezza si spinge alla galanteria, esagerata a volte, tanto che sembrano amare la forma più della sostanza.
Il bilancia ama gestire ma non manipolare, aborre i litigi e non si arrende facilmente. Determinazione, lealtà e fascino, soprattutto per le donne, che amano la moda.
Donne: un po’ melodrammatiche forse, e gli uomini un po’ narcisisti. Sotto la formalità si nasconde, gratta gratta, poca sostanza.
Sicuramente molti amici corrispondo a queste caratteristiche, che qui ho sommariamente elencato ma che nell’episodio sono descritte con molta cura e molti dettagli.
Per chi vuole ascoltare e leggere l’episodio basta aderire all’associazione Italiano Semplicemente, come sempre, le porte sono aperte per tutti.
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Mestieri e paesi: la medicina
Audio
Trascrizione
Buongiorno a tutti da Giovanni e da Italianosemplicemente.com

Oggi vorrei dedicare un episodio ai donatori, a coloro che sostengono Italiano Semplicemente. So che tutti non possono farlo, ma ci sono molte persone generose nel mondo e queste vanno ringraziate. A me piace farlo con degli episodi come questi. E quale modo migliore di ringraziarli se non facendo qualcosa di utile per loro?
Bene oggi parliamo di mestieri, vale a dire di professioni, di lavoro. Come si chiamano coloro che lavorano nei vari settori?
Le ultime donazioni provengono da Danimarca, Francia, Romania, Germania, Brasile, Argentina, Canada, Belgio e UK.
Vi racconto qualche curiosità su alcune professioni legate a questi paesi. Esploriamo in particolare il mondo della medicina.
In Danimarca ad esempio è molta richiesta forza lavoro nel settore sanitario, quindi prevalentemente medici (coloro che che sono laureati in medicina), e infermieri (cioè che lavorano in infermeria, sempre negli ospedali comunque.
Ma i nomi delle professioni mediche sono moltissimi in realtà. dipende dal ramo che consideriamo, o dalla branca. Si usano indifferentemente questi due termini per distinguere un medico dall’altro. Iniziamo dal ramo della radiologia.
C’è il radiologo che è un medico specializzato in radiologia, che è quella parte della medicina che utilizza le radiazioni ionizzanti a scopi clinici, diagnostici e terapeutici. Molto richiesto in Inghilterra.
C’è il pediatra, medico specializzato in pediatria, molto ricercato ad esempio in Francia. Si parla del ramo della medicina relativo allo studio, alla cura e alla prevenzione delle malattie dell’infanzia. L’infanzia è quell’età compresa fra la nascita e il momento in cui si usa in modo completo la parola, e di solito arriva fino a comprendere la fanciullezza. Diciamo fino ai 13 anni.
Poi c’è il dentista. Chi è il dentista? Lo dice la parola, è un medico chirurgo specializzato in odontoiatria. Questo termine è difficilmente digeribile forse (dentista si capisce facilmente che derivi dalla parola “denti”), ad ogni modo il dentista è un odontoiatra, che, appunto, è laureato in odontoiatria. In Romania è nato il turismo dentale: persone che vanno a curarsi i denti in Romania (le carie ai denti ed esempio) per via dei bassi prezzi ma anche della qualità delle cure e della bellezza della natura.
Molto diffuso è il dietologo, il medico specialista in dietologia (o dietetica): si chiama così quella parte della scienza dell’alimentazione che si occupa dei regimi alimentari indicati nelle varie condizioni fisiologiche e patologiche. In pratica dal dietista ci vanno fondamentalmente le persone grasse, obese, o quantomeno coloro che sono in sovrappeso, ma anche coloro che hanno il problema opposto, o che hanno alterazioni nelle analisi del sangue. Una curiosità: I medici dietisti del Canada, affermano che le diete vegetariane, se correttamente bilanciate giovano alla salute e quindi comportano molti benefici per la salute.
Poi c’è l’anestesista: in caso di operazioni di chirurgia, c’è sempre bisogno di un anestesista, che pratica l’anestesia chirurgica. Nell’anestologia (questo è il nome della scienza) in pratica si fa addormentare il paziente, o una parte del corpo per non sentire il dolore. Anche il dentista anestetizza una parte della bocca prima di estrarre un dente o curare una carie. Alcuni medici ricercatori del Belgio, durante le anestesie, hanno provato la realtà virtuale tramite ipnosi su alcuni pazienti, ed hanno scoperto che il risultato è provare meno dolore e meno ansia in questi pazienti.
C’è poi il cardiologo, che si occupa del nostro cuore. Prima o poi tutti abbiamo bisogno di un cardiologo. Ed in Germania si trova uno dei centri di cardiologia migliori del mondo, ad Amburgo precisamente.
Solo le donne invece hanno bisogno di un ginecologo, che è specialista in ginecologia, quella parte della medicina che si occupa della patologia degli organi sessuali femminili. La patologia è lo studio delle malattie. Tutti i medici si occupano di diversi tipi di patologie. In Brasile, nel 2018, si è svolto il XXII Congresso mondiale di Ginecologia, a Rio de Janeiro ed è stata premiata anche una dottoressa italiana, quindi una ginecologa italiana.
E degli uomini chi se ne occupa? Fortunatamente esiste l’andrologo, disciplina e specializzazione medica concernente la sessualità dell’uomo in rapporto alla capacità di generare. In pratica chi ha problemi legati agli spermatozoi o problemi di erezione, quindi tutte le malattie che possono interessare gli organi maschili deputati alla riproduzione (pene, testicoli, prostata eccetera) e ed anche alle urine, quindi alla pipì. Gli andrologi hanno molto da lavorare ad esempio in l’Argentina, che è il paese che detiene il primato mondiale nell’uso di Glicosato, un pesticida – i pesticidi servono a combattere gli insetti nei campi per la coltivazione di cereali ad esempio. Questi pesticidi causano, tra le altre cose, problemi che riguardano ad esempio la riproduzione, quindi l’apparato genitale.
Molto simile all’andrologo è l’urologo, che si occupa di urologia (urina=pipì), quindi delle malattie dell’apparato urinario, quindi di tutti gli organi che sono coinvolti quando si fa la pipì: reni e vescica ad esempio. I reni sono gli organi del corpo che servono a eliminare dall’organismo le sostanze inutili e dannose o in eccesso. La vescica invece è quel contenitore in cui il nostro corpo raccoglie le urine, prima di essere emesse attraverso la minzione. La minzione è il termine medico per indicare fare la pipì, cioè l’espulsione dal corpo dell’urina che si trova nella vescica. Anche gli urologi sono molto ricercati in Danimarca. Gli ospedali danesi in effetti sono alla ricerca di medici con varie specializzazioni, tra cui proprio quella di urologia. Ovviamente bisogna fare un corso intensivo di lingua danese. Qui arrivano i veri dolori!!
Che dire dell’oculista (anche detto oftalmologo): lui si occupa delle malattie dell’occhio e della vista. L’oculista, nel corso della visita oculistica (o oftalmica), ci misura la vista, controlla quanto ci vediamo e se abbiamo bisogno degli occhiali. Ovviamente si occupa anche delle malattie dell’occhio. A proposito di occhio: il Belgio è una delle mete più ambite dagli studenti di medicina italiani ( se hanno una buona conoscenza del francese). Ci sono centri d’eccellenza nella chirurgia oftalmica, ad Anversa ad esempio. La chirurgia oftalmica è la chirurgia dell’occhio; la chirurgia della retina dell’occhio ad esempio. E se la scienza dell’oculista si chiama oculistica, se parliamo del mestiere dell’oftalmologo la scienza è l’oftalmologia.
E l’ortopedico? Si occupa di ortopedia, che studia l’apparato motore, cioè tutte le parti del corpo che sono deputate e coinvolte nel nostro movimento, quindi ossa e muscoli. Si va dall’ortopedico ad esempio quando fa male un braccio, quando si ha bisogno del plantare per le scarpe, in caso di traumi, cioè incidenti che colpiscono parti del nostro corpo, in special modo ossa e muscoli. Non parliamo degli organi interni quindi. In Inghilterra c’è una forte domanda di ortopedici. Si cercano specializzati in ortopedia ed in altre discipline mediche e ci sono molti aiuti ed agevolazioni ai medici disposti a lavorare in Inghilterra.
Poi c’è il dermatologo, specialista in dermatologia, quella branca della medicina che si occupa delle malattie della pelle. Si dice branca o ramo della medicina. sono termini equivalenti. Si va dal dermatologo quando si ha ad esempio la pelle troppo grassa o troppo secca, o nel caso di rughe sulla pelle quando compaiono con l’età, i più giovani nel caso di presenza di acne o anche macchie sulla pelle. A proposito di acne. Queste bollicine fastidiose sulla pelle vengono chiamate normalmente “brufoli“. Recentemente uno studio a cui hanno partecipato anche medici tedeschi, pare abbia quasi trovato una cura definitiva contro i brufoli. Speriamo bene…
Parliamo anche del neurologo. In effetti anche la neurologia è importante, cioè lo studio del sistema nervoso. In pratica il nostro cervello, quando è colpito da malattie neurologiche può avere gravissimi problemi: Alzheimer, Parkinson, epilessia, sclerosi multipla, eccetera. Quando il nostro sistema nervoso ha dei problemi ci possono essere disturbi alla memoria, al linguaggio, all’invecchiamento.
Diverso è lo psicologo, che aiuta il paziente a comprendere meglio se stessi e gli altri, a favorire il cambiamento, quindi anche a migliorare le proprie reazioni a ciò che ci accade e a migliorare quindi le relazioni con le altre persone.
Diverso ancora è lo psicoterapeuta, o psicoterapista. che è uno psicologo ma anche un medico. Si studia ancora di più per aiutare il paziente ad affrontare ad esempio l’ansia, la depressione, i disturbi psicosomatici, ovviamente le difficoltà relazionali, ma anche i problemi alimentari di origine psicologica e infine le dipendenze, come la droga e l’alcool.
Non so chi dei tre, tra il neurologo, lo psicologo e lo psicoterapeuta se ne occupi, ma in Canada hanno pensato che l’arte possa giovare alla salute: dei medici canadesi hanno iniziato a prescrivere visite e mostre e musei come forma di terapia: l’arteterapia. Niente male come idea. Complimenti ai medici canadesi.
Terminiamo con il chirurgo e l’otorinolaringoiatra.
Il chirurgo si occupa di chirurgia, quindi di operazioni chirurgiche, cioè interventi operatori. Ci sono moltissimi tipi di chirurgia e quindi moltissimi tipi di esperti e professioni: chirurgia della mano, del piede eccetera, dell’occhio eccetera. Sappiate che in Argentina c’è un grande mercato di interventi chirurgici, soprattutto nell’ambito della bellezza: chirurgia del naso, del seno, liposuzioni (per estrarre il grasso in eccesso), eccetera. Grazie ai chirurghi argentini dunque!
L’otorinolaringoiatra invece è specializzato in otorinolaringoiatria (difficile da pronunciare vero?) che si occupa delle malattie dell’orecchio e delle vie “aeree” superiori (naso, faringe, laringe). Quindi perché si deve andare dall’otorinolaringoiatra? Lo si fa quando si hanno problemi di udito e di equilibrio (che come sapete è collegato all’orecchio) ma anche in caso di problemi di respirazione e problemi alla gola (mancanza di voce ad esempio e deglutizione: quando non riusciamo ad ingoiare bene, cioè a deglutire). A proposito di orecchie: una indagine condotta in Francia, mostra come ascoltare musica ad alto volume faccia molto male. I genitori devono stare più attenti ai loro figli, perché basta un’ora al giorno di musica ad alto volume per danneggiare fortemente l’apparato uditivo. Gli otorinolaringoiatri consigliano di seguire la regola del 60-60. Al massimo ascoltare musica per 60 minuti ad un livello non superiore al 60% del massimo volume. Grazie anche alle indagini francesi!
Adesso tocca a voi: io dico una parola e voi dite la professione o il nome del medico:
Occhio (oculistica – oftalmica – oculista)
Orecchio (otorinolaringoiatria – otorinolaringoiatra)
Pelle (dermatologo, dermatologia)
Bambino (Pediatria – pediatra)
Dieta (dietologia, dietista, dietologo)
Radiazioni (radiologia, radiologo)
Carie (Odontoiatria, Dentista o odontoiatra)
Anestesia (Anestologia, Anestetista)
Ossa ed articolazioni (Ortopedia, Ortopedico)
Operazione (Chirurgia, chirurgo)
Depressione (Psicologia, psicologo – psicoterapia, psicoterapeuta)
Malattia Alzheimer (Neurologia, neurologo)
Occhiali (Oculistica e Oftalmologia, Oculista e Oftalmologo)
Pipì (Urologia e andrologo)
Sessualità (Andrologia, andrologo, ginecologo, ginecologia)
Un saluto e un ringraziamento ai membri dell’associazione xhe avete ascoltato e a tutti gli ascoltatori. Spero abbiate gradito questo episodio, molto legato alle professioni ed al mondo del lavoro. Se volete saperne di più del linguaggio del lavoro, date un’occhiata al programma del corso di Italiano Professionale, dove potete imparare i verbi italiani più usati nel linguaggio formale e al lavoro, le espressioni e come esprimersi in generale nelle comunicazioni professionali. Un saluto a tutti da Giovanni e da Italianosemplicemente.com
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Protetto: 36 – I verbi professionali: Qualificarsi
NOTA: i verbi professionali fanno parte del corso di Italiano Professionale. Per accedere occorre far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente (Entra – Registrati)
Le preposizioni semplici da scoprire
Audio esercizio
Audio soluzione
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Trascrizione
Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.
Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.
Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.
Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.
Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.
L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.
Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:
1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!
2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.
Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.
4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.
5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.
6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.
7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.
Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.
Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!
Un saluto____Giovanni
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Audiolibro: I primi 30 verbi professionali
Finalmente disponibile I libro-e Audio-libro sia in versione cartacea che Kindle dei primi 30 verbi professionali.
- SPIEGAZIONI DI 30 VERBI USATI NEL MONDO DEL LAVORO
- 242 PAGINE
- SPIEGAZIONE SCRITTA ED AUDIO (TROVI IL LINK PER ASCOLTARE E SCARICARE I FILE AUDIO ALL’INTERNO DEL LIBRO)
Se non hai un account Amazon, puoi avere i libri facendo richiesta da questa pagina.
Puoi scegliere tra la versione digitale o cartacea.
Servizio riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Alcune Recensioni

Utilissimo un libro di questo tipo. Io non ho mai avuto intenzione di lavorare in Italia.
Perché mi sono interessata quindi del corso di italiano professionale?
Semplicemente perché so che la bellezza di ogni lingua sta nella sua ricchezza espressiva. Voglio leggere libri, poesia, giornali, capire quello che parlano in radio e tv, voglio capire anche le sfumature delle espressioni nei contesti diversi in cui vengono usate. È per questo che faccio parte dell’associazione Italiano Semplicemente; è per questo che seguo con attenzione e grande divertimento il corso e i verbi che formano una sezione importante
del corso.
Un libro scritto da una persona che sa, come nessuno, il significato della parola “insegnare”, impeccabile e indispensabile per qualsiasi straniero che usi quotidianamente la lingua italiana nel suo lavoro oppure, come me, che semplicemente ha voglia di imparare a comunicare in italiano.
È un libro che io potrei raccomandare a tutti quelli che stanno cercando la possibilità o le fonti che faciliterebbero il passaggio dal vocabolario di base al livello più avanzata che assomiglia a quello degli stessi italiani, non solo nell’ambito professionale. In un modo divertente e istruttivo viene mostrata la possibilità di usare i verbi in ogni situazione quotidiana. Il metodo proposto dal sito Italiano Semplicemente (vale la pena dare un occhiata) viene implementato rigorosamente attraverso tutti i contenuti del libro. La mia esperienza personale mi permette di dire: funziona. Basta ascoltare gli audio nel tempo libero e durante un’attività che non coinvolge la concentrazione assoluta. In questo modo impari ad esprimerti in un modo anche migliore rispetto all’italiano medio.
Per me è un piacevole utilizzo dei tempi morti della giornata: sfogliare, leggere un libro di questo tipo e trovare gli argomenti più disparati spiegati nei dettagli e in modo divertente. Vi consiglio di leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente prima di leggere il libro. Sono uno studente universitario ed interessato ad imparare la lingua italiana, soprattutto la cultura italiana. Sinceramente, seguire il sito e la pagina Facebook può cambiare le vostre idee sull’apprendimento. Essere membro di Italiano Semplicemente ha soddisfatto le mie esigenze di imparare e vivere la cultura italiana.
l libro “Verbi professionali” è indispensabile sia per quelli che studiano la lingua italiana sia per quelli che la insegnano. Tutti e due hanno in comune la stessa meta: riuscire a padroneggiare bene la lingua. E se vogliamo bene padroneggiare la lingua italiana questo libro non dovrebbe mancare sul nostro scaffale. La padronanza di tali vocaboli contribuirà di sicuro al successo di una comunicazione d’affari in italiano e aumenterà senz’altro le opportunità di carriera nel mercato di lavoro. Secondo me con questo libro saranno evitate le eventuali incomprensioni interculturali, che accadono spesso, e che sono uno dei maggiori ostacoli al successo della comunicazione d’affari.
E poi c’è il metodo giusto – TPRS – che ci facilita il loro apprendimento e che diventa alla fine divertente. Molto consigliabile.
Segnaletica stradale
Audio
Trascrizione
Andrè e Giovanni vanno in discoteca. I due diciottenni promettono ai propri genitori di non bere.
Alla fine della serata, Andrè sembra in grado di guidare, sebbene abbia bevuto un paio di bicchieri.
Giovanni invece è decisamente brillo, per non dire alticcio. Peccato, perché dei due, Giovanni è il più attento alla guida, mentre Andrè si distrae abbastanza spesso. Inoltre Andrè non ha ancora fatto l’esame di guida!
Andrè si mette comunque alla guida.
“Tu fammi da navigatore”, dice a Giovanni, “perché non sono sicuro di ricordare la strada di casa.
“Conta su di me”, risponde Giovanni, sebbene Andrè fosse consapevole della probabile scarsa credibilità delle parole di Giovanni, ma d’altronde non aveva scelta.
“Fai attenzione ai segnali di precedenza”. Giovanni inizia subito con i sui consigli, sbracato sul sedile posteriore ad occhi semichiusi.
Andrè: Ok, tranquillo, ce la faccio. Però dammi indicazioni precise, perché i cartelli stradali non li conosco benissimo ancora.
Dopo 100 metri, ecco il primo incrocio pericoloso.
Giovanni: “fermati allo stop, vedi il cartello?”
Andrè si ferma allo stop, rispettando correttamente l’apposita segnaletica verticale e orizzontale.
Giovanni: Questo segnale o cartello indica che ci dobbiamo fermare per dare la precedenza alle macchine che vengono da destra o da sinistra. E’ uno stop. Si chiama così.
“Tra un po’ inoltre incroceremo una strada con diritto di precedenza”, la voce di Giovanni arrivava puntuale dalle retrovie.
Andrè: Bene, ecco la strada. Che faccio?
Giovanni: il cartello triangolare con la punta verso il basso indica che bisogna dare la precedenza a chi viene da destra.
Adesso vedrai che la strada peggiorerà, ci sono molte buche qui, quindi vai più piano. Ecco il cartello che indica che la strada è dissestata.
Andrè: ah ok, che devo fare?
Giovanni: rallenta, mica vorrai rompere il semiasse, no?
Andrè: Giusto. E quel segnale ritondo? Questo con le frecce che fanno il giro.
Giovanni: vuol dire che tra poco c’è una rotatoria.
E’ un segnale di prescrizione, cioè di obbligo. Lo trovi prima dello sbocco su un’area in cui è prescritta la circolazione rotatoria (un incrocio, una piazza).
Quindi i conducenti sono obbligati, c’è cioè la prescrizione, quindi devono per forza circolare secondo il verso indicato dalle frecce.
Il segnale lo trovi sempre prima dell’incrocio sul lato destro. Ricordati he?
Andrè: va bene allora giro in tondo.
Giovanni: adesso attento perché c’è una scorciatoia che possiamo prendere, una strada in cui non si potrebbe passare, ma considerata l’ora, possiamo provarci. Eccola, vedi che c’è il cartello di divieto di transito.
Andrè: Quello rotondo col bordo rosso e dentro bianco?
Giovanni: sì, quello, ma vai lo stesso, tanto chi deve passare a quest’ora! Tra l’altro nessuno può passare qui, né da una parte né dall’altra. Quello è un divieto di transito,
Andrè: rischiamo una multa?
Giovanni: sì, ma la polizia non c’è in giro. Ecco, adesso vai fino alla fine, gira a sinistra e siamo quasi arrivati.
Andrè: ok, ma quest’altro cartello che significa? E’ rosso ed ha una banda bianca orizzontale al centro.
Giovanni: non potremmo transitare, è vero, infatti quando incontri questo segnale vuol dire che stiamo entrando dal senso sbagliato. Da questa parte non si può entrare, dobbiamo entrare dall’altro senso. Ma vai tranquillo, sono le tre di mattina.
Andrè: possibile che incontriamo tutte strade in cui non possiamo andare?
Giovanni: no, tranquillo, adesso c’è anche un senso unico. Prendilo. Ecco, è questa strada davanti a te, che ci porterà fino a casa.
Andrè: quale strada? E dov’è il cartello?
Giovanni: questo rettangolare blu, con la freccia bianca dentro verso destra.
Andrè: ah sì, lo vedo. Vado tranquillo quindi?
Giovanni: vai, vai, questa è una strada a senso unico, puoi andare tranquillamente!
Andrè: sì… a meno che incontriamo altri due ubriaconi come noi che tornano a casa!
Giovanni: vai a tutta birra qui che siamo quasi arrivati!
Andrè: ma c’è il limite di velocità a 80 all’ora, non possiamo andare forte qui, questo cartello lo conosco! E poi c’è una macchina davanti a noi. Mica possiamo sorpassarla.
Giovanni: sì, lo so, ma stanotte abbiamo fatto tante infrazioni, quindi vai forte e sorpassa questa lumaca!
Andrè: va bè, ma ti ricordavo come un ragazzo prudente, cosa ti è successo stanotte? Comunque faccio finta che questo divieto di sorpasso non esista?
Giovanni: esatto! Allora qualche cartello lo conosci!
Andrè: solo qualcuno. Ma guarda chi sta arrivando!
Giovanni: la polizia!! Ci stava seguendo da un po’ di tempo!
Meno male che siamo arrivati. Accosta davanti casa e fai finta di niente!
Poliziotta: buongiorno (si fa per dire), non è la vostra giornata fortunata oggi: Guida in stato di ebrezza, guida senza cinture di sicurezza, infrazione del divieto di transito, transito senso contrario, ed infine parcheggio in sosta vietata. Non oso neanche chiederle di farmi vedere la patente!
Andrè: beh, in effetti… ma come sosta vietata?
Poliziotta: certo, non si può parcheggiare qui. Non conosce i cartelli stradali?
Giovanni: signora poliziotto, potrebbe chiudere un occhio per stavolta? Siamo stanchi e…
Poliziotta: … va bene, va bene, ma la prossima vi ritiro la patente! Se ce l’avete…
Programma 20-25 maggio 2019
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Descrizione
Programma settimanale dei membri dell’associazione italiano semplicemente.
Per iscriversi italianosemplicemente.com/chi-siamo italianosemplicemente.com/chi-siamo
Le specialità italiane: melanzane alla parmigiana
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Trascrizione
Giovanni: Buongiorno ragazzi oggi vediamo un piatto classico della cucina italiana: la parmigiana di melanzane. Dal nome si capisce subito che gli ingredienti fondamentali sono due: il parmigiano e le melanzane. Spessissimo gli italiani la chiamano semplicemente la parmigiana, ma lascio la parola a Giuseppina, che vi spiega la ricetta da par suo, noi ci sentiamo dopo. Vai mamma!
Giuseppina:
Parmigiana di melanzane.
Che domenica piovosa! Oggi si presenta una giornata di quelle noiosissime e io cosa posso fare, per passare la giornata senza restare tutto il giorno davanti alla TV?
Cucino, e preparo un piatto confort food, di quelli che ci coccola e ci scalda il cuore, gratifica, rassicura e fa passare anche eventuali momenti di tristezza.
Da buona italiana il mio piatto di conforto, quello per i giorni in cui serve tirarsi su, è la parmigiana di melanzane, il piatto della famiglia in festa.
Un grande classico della cucina italiana, ricco, fatto con melanzane, farina, uova, sugo di pomodoro, mozzarella e parmigiano.
Se decidiamo di concederci una parmigiana, dobbiamo farla buona, perché questo non è un piatto dietetico, inutile pensare di fare light un piatto come la parmigiana, la facciamo una volta ogni tanto e quella volta ce la gustiamo così, ricca e gustosa.
Se poi volete sentirvi meno in colpa, gustatela come piatto unico. E’ un piatto generoso, di quelli che dopo aver riposato, il giorno dopo è ancora più buono.
Allora dai, facciamo insieme questo piatto tradizionale, semplice e perfetto, che rappresenta uno dei piatti meglio riusciti della tradizione mediterranea e ha il grosso vantaggio di poter essere preparato in anticipo per poi essere cotto al forno, prima di servirlo caldo e filante.
Le regioni che si contendono l’origine delle melanzane alla parmigiana sono la Sicilia, la Campania e la città di Parma.
Non spetta certamente a me decidere chi ha ragione, ma solo cercare di prepararla al meglio per poterla gustare sulle nostre tavole. Io la preparo così:
Prendiamo le melanzane, quelle lunghe e strette, 1 chilogrammo.
Le laviamo bene, togliamo la parte superiore e le facciamo a fette dello spessore di mezzo cm. che faremo fritte dorate. Procediamo così:
Passiamo nella farina le fette di melanzane;
Sbattiamo due uova con un pizzichino di sale e ci bagniamo le fette di melanzane infarinate. Le rigiriamo una per volta in modo che l’uovo le ricopra bene e le lasciamo li.
Mettiamo sul fuoco una padella con abbondante olio per friggere, – io per friggere preferisco l’olio di girasole – e mettendo 3,4 fette per volta le facciamo dorare tutte.
Mano a mano che le togliamo dalla padella le mettiamo in un piatto sopra della carta assorbente che toglierà l’olio in eccesso.
Ora facciamo un bel sugo di pomodoro, ma non solo con quello.
Metteremo in un tegame olio extra vergine di oliva, sedano, carota e cipolla, e 300 grammi di carne bovina macinata, facciamo scaldare e aggiungiamo una bottiglia di polpa di pomodoro o di passata, come preferite, l’importante è che sia di buona qualità, sale e pepe e facciamo cuocere circa mezz’ora.
Qualcuno arriccia il naso di fronte al sugo di carne sulla parmigiana, io vi assicuro che ci sta proprio bene, però se volete farla solo vegetariana, come la vuole Gianni, preparate la salsa di pomodoro solo con il trito di sedano, carota e cipolla e basilico.
Facciamo a fettine una bella mozzarella grande, di circa 300 grammi.
Ora, in una teglia, versiamo sul fondo un poco di sugo, poi facciamo uno strato di melanzane, aggiungiamo la mozzarella, il parmigiano e copriamo con il sugo.
Continuiamo sempre così fino a che avremo finito tutte le melanzane.
Mettiamo in forno a 200 gradi per 30 minuti con il calore impostato sia sotto che sopra in modo che venga una bella crosticina dorata.
Ed eccola qua, pronta, profumata e molto invitante. Basta lei sola a rendere importante un pranzo. Buon appetito!
Un consiglio: fatela riposare qualche minuto prima di tagliarla e servirla, troppo bollente ed appena sfornata non da il meglio.
Giovanni: bene, ora che non vedete l’ora di assaggiarla, considerato che dovete aspettare un po’ per farla raffreddare, usiamo questo poco tempo per imparare qualcosa.
Mia madre ha parlato di conforto: un piatto di conforto, che serve a confortare le persone, cioè a tirarle su, a farle risollevare il morale, a rassicurarle. A consolare, ad alleviare una sofferenza. Quando piove confortatevi con una bella parmigiana, concedetevi una bella parmigiana come ha fatto mia madre. Cedete alla tentazione e concedete una gratificazione al vostro palato. Attenzione perché il verbo concedersi, quindi nella forma riflessiva (concedersi a qualcuno) significa concedere se stesso, nel senso sessuale, vale a dire abbandonarsi tra le braccia di qualcuno. Meglio concedersi la parmigiana!
Il verbo contendersi, utilizzato da mia madre, significa lottare per aggiudicarsi qualcosa. In questo caso la Sicilia, la Campania e la città di Parma si contendono l’origine della parmigiana, come ci si può contendere una coppa, un premio o una conquista amorosa. Se la parmigiana è troppo poca e gli ospiti sono tanti, allora vi contenderete anche voi la parmigiana.
La parmigiana, tra i suoi ingredienti ha due tipi di formaggi, il parmigiano e la mozzarella. Ed è quest’ultima a rendere filante la parmigiana.
Filante è tutto ciò che fila. Ed è la stessa mozzarella a filare.
Un verbo particolare “filare“. Ha molti significati, ma nel caso della mozzarella, filare significa produrre dei fili, cioè assumere un aspetto filiforme, formare dei filamenti. La mozzarella, quando è riscaldata, diventa filante, cioè fila, diventa molto più morbida e non si spezza, ma forma dei filamenti. Questo accade quando mordete un pizza con della mozzarella o provate a spezzare con la forchetta la parmigiana. Avrete bisogno di allungare il braccio per spezzare la mozzarella filante (un gesto non molto elegante).
La mozzarella difficilmente si spezza ma rimane sempre un filamento attaccato che si allunga, si allunga, si allunga…
Meglio poi la polpa di pomodoro o la passata di pomodoro 🍅?
Qual è la differenza innanzitutto?
La polpa è ricavata direttamente da pomodori che sono stati precedentemente tagliati a pezzi e privati dei semi. La polpa è usata prevalentemente per cotture lunghe o a elevate temperature ed è particolarmente indicata per fare il ragù.
La passata invece è più liquida perché i pomodori li trovate già tritati ed inseriti nella loro acqua. Non è pomodoro in pezzi quindi ma pomodori tritato. Inoltre la passata a differenza della polpa viene precedentemente cotta durante la produzione quindi necessita di una cottura più breve, anche perché perderebbe parte delle sue proprietà.
Vediamo adesso arricciare il naso.
Questa è un’espressione del viso oltre che un’espressione idiomatica. Simile a storcere il naso, Quando ascoltiamo qualcosa con cui non siamo d’accordo facciamo una smorfia tipica, arricciamo il naso, storciamo il naso. Un’espressione del viso particolare che mostra la nostra disapprovazione verso qualcosa, come se assaggiassimo un cibo che non ci convince. Arricciare e storcere significano piegare, avvolgere, cambiandone la forma.
Potete usare l’espressione arricciare il naso in un contesto informale ogni volta che c’è qualcuno che disapprova qualcosa. Non è una forte disapprovazione, altrimenti useremmo altre espressioni tipo provare ribrezzo verso qualcosa o schifare qualcosa o rabbrividire per qualcosa.
Se viene servito un caffè non eccezionale un italiano sicuramente storce o arriccia il naso. Se sento dire che in alcuni paesi la parmigiana viene preparata senza melanzane, qualcuno potrebbe incuriosirsi, altri arriccierebbero il naso per questo.
Vediamo adesso la differenza tra una padella ed un tegame.
Avete ascoltato che si usa la padella per friggere le melanzane con olio. In effetti la padella si usa prevalentemente per friggere verdure e per fare le frittate, cioè uova fritte. La padella è poco profonda ed ha un solo manico. Solo una mano è necessaria per usare una padella.
Il tegame invece è un utensile di metallo (come anche la padella) ma è più profondo, ed ha due manici. Il tegame è più adatto per preparazioni più lunghe perché può contenere una quantità maggiore di verdure, carne eccetera.
Quindi un hamburger si cucina in padella, mentre per il ragù si usa un tegame. Sia la padella che il tegame comunque vanno sul fuoco, cioè si usano solo sui fornelli. In un forno potete mettere invece una teglia (o pirofila), generalmente rettangolare, alta circa 7-10 centimetri, di metallo o rame ed ha anche questa due manici. È nella teglia che cuoce la parmigiana al forno.
Adesso potete andare a farvi confortare dalla vostra parmigiana. Se ne avete fatta abbastanza potete evitare di contendervela.
Un saluto da Giovanni.
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Il segno del Leone: tratti del carattere, aggettivi, pregi e difetti.
Audio
Trascrizione
Giovanni: Benvenuti nel segno del Leone. L’animale credo lo conosciate tutti, il “Re della foresta”, così si fa chiamare, o meglio così’ lo chiamiamo noi esseri umani.
Ma anche nello zodiaco il leone è il re. Siamo di fronte al re dello zodiaco. Il re dei segni zodiacali.
Cosa significa?
I segni zodiacali a voi che state cercando di migliorare il vostro italiano, sono stati pensati per capire come descrivere il carattere delle persone, e già solo da questo dettaglio che vi ho detto: il re dello zodiaco, si può intuire che la personalità del Leone è tutt’altro che priva di sapore e di spessore.
Il Leone è un segno di fuoco, ed è anche un segno fisso.
Abbiamo già descritto queste caratteristiche dei segni zodiacali. I segni di fuoco sono Ariete, Leone e Sagittario. Essere un segno di fuoco significa essere persone creative, calde e luminose. Creatività, energia, ma anche istinto, intuito, entusiasmo, coraggio, e spesso impulsività e slancio. Questo sono i segni di fuoco. Le persone di uno di questi segni sono spesso anche individualisti, hanno una forte capacità di decisione ed orgoglio.
Poi è un segno fisso, cioè cade al centro di una stagione, non si trova al limite tra una stagione ed un’altra. E la sua stagione è quella più calda, l’estate. E durante l’estate il Sole scalda il Leone, e lo fa brillare. Potremmo anche dire che il Leone brilla di luce propria, perché è l’energia che scorre nelle sue vene.
Cosa voglio dire quando una persona brilla di luce propria? In genere questo accade perché queste persone hanno un forte ego, un forte senso dell’io, una forte personalità: non sono persone che passano inosservate, tutt’altro, sanno ciò che vogliono, e lo mostrano senza remore, senza timore, rischiando ovviamente di risultare evidenti, a volte ingombranti.
Iniziamo da questo: i leoni sono spesso ingombranti. Tutti gli aggettivi che abbiamo visto finora di questo segno adesso li spieghiamo bene, iniziando proprio dalla loro presenza ingombrante.
Ulrike: trovo interessante l’aggettivo ingombrante. Cosa sai dirci del significato?
Giovanni: Grazie Ulrike della domanda. L’aggettivo ingombrante viene spesso associato alla presenza: una “presenza ingombrante” parlando di una persona: Giovanni è una presenza ingombrante. Non è certo un complimento però.
Il senso è chiaramente figurato, perché ingombrante vuol dire che ingombra, cioè che occupa un grande spazio, e così facendo rende inutilizzabile una eccessiva quantità di spazio; è voluminoso. Questo è quanto si dice di un mobile ingombrante, ma in senso figurato quando una persona la definiamo tale significa che toglie spazio agli altri e che non possiamo far finta che non esista.
Una persona la cui presenza mette a disagio altre persone, o suscita anche fastidio. Una simile persona è invadente (nel senso che invade, occupa spazio altrui) scomoda (non si tratta facilmente con una persona così), inopportuna a volte (si comporta in modo sconveniente in circostanze che richiedono invece un comportamento diverso, più opportuno appunto). Questi sono altri termini abbastanza simili.
Il Leone in effetti non conosce le mezze misure. Non è una persona moderata, che sa gestire gli equilibri in modo ragionato, che pensa ai compromessi tra i vari interessi: per lui non esistono le mezze misure, e si dice così quando si parla di persone decise, che o vogliono ottenere il massimo dalle cose, oppure meglio niente, meglio niente che una via di mezzo, una “mezza misura”, appunto. Il suo obiettivo, di solito, ciò a cui mira un leone, è tutto, perché il leone non conosce le sfumature. non conosce le differenti tonalità di grigio. Esiste solo il bianco ed il nero.
Ma non dovete pensare, dalle mie parole, che i leoni sia egoisti, perché invece il segno è molto generoso, uno di quelli che adorano invece condividere con gli altri.
Ricordiamoci che il calore si trasmette, e le persone calorose, calde, trasmettono il loro calore a chi sta loro vicino. In questo modo il leone dà anche prova di sè, mostra a tutti che è lui il “re della foresta”. Anche con i bambini riesce ad essere affettuoso ed amorevole.
Il Leone infatti non passa inosservato, tutti si accorgono di lui: è estroverso, volitivo, sprizza gioia di vivere ed è un leader nato. E’ lui il numero uno, il leader, colui che calamita l’attenzione di tutti gli altri.
Ma vediamo meglio la volitività. Cos’è? la volitività è la caratteristica delle persone volitive, ed il volitivo è colui che ha una capacità decisa e durevole a volere.
Il volitivo non si arrende mai, punta l’obiettivo e non lo molla, non lo abbandona. Il volitivo vuole, è deciso a volere e non si arrende al primo nè al secondo inconveniente che incontra sulla sua strada.
I suoi sogni sono sempre i più grandi: diventare presidente come Obama (è un Leone), essere la star del rock (Madonna è del Leone). I leoni sono seguiti dalle masse, anche nel piccolo il leone è quello del gruppo che si fa notare di più, il leader, colui che sa scaldare i cuori, che sa essere travolgente. In fondo non ha mezze misure il leone.
Ulrike: e cosa significa travolgente? Da dove deriva questa parola?
Giovanni: travolgente riferito alle persone, ha un significato figurato: una persona travolgente è una persona che conquista, che trascina irresistibilmente, colui che riesce a conquistarti col suo entusiasmo; ed il Leone è trascinante, coinvolgente, prorompente. La sua eloquenza travolgente; il suo modo di parlare quindi, riscuote sempre un successo travolgente. A volte è la sua simpatia a travolgere tutti, altre volte è la sua passione travolgente a calamitare tutti attorno a sè.
Travolgente da dove deriva? In senso proprio, non figurato, si riferisce alla forza della natura: un vento travolgente, che abbatte ogni resistenza; che non incontra ostacoli e che quindi ti travolge, ti inonda, ti sorprende. La sua forza impetuosa, irresistibile, a volte violenta, non incontra resistenza. Ti travolge, appunto. Il loro attivismo ed entusiasmo si notano, eccome.
Difficilmente, infatti, incontrerete dei Leoni che non fanno nulla, che sono cioè nullafacenti o nullatenenti.
I loro sogni sono grandiosi, magari sono sogni artistici, ma sicuramente ci sono forti possibilità di un futuro successo.
Il leone non si nasconde, non lo fa neanche in amore. E’ limpido, tutte le sue dimostrazioni sono plateali. Anche in amore si fa rispettare ed è coerente con quanto detto finora. Anche qui è travolgente: il suo potenziale partner si accorge di lui o di lei perché non può fare altrimenti: attenzioni continue, regali, plateali dimostrazioni anche in questo campo, e pazienza se anche gli altri se ne accorgono!
Andrè: qual è il significato di dimostrazioni plateali?
Giovanni: Grazie della domanda Andrè. plateali viene da platea, che significa piazza. Questo termine viene usato in due modi diversi, ed in questo caso significa “evidente”. Un gesto plateale, ad esempio, è un gesto chiaro, evidente, aperto, che tutti possono vedere, un gesto che non è possibile venga frainteso il significato. Il gesto plateale, così come le dimostrazioni plateali, sono comportamenti, atteggiamenti con cui si vuole dimostrare chiaramente, senza ambiguità, qualcosa. Si tratta di gesti chiari ed a volte quasi ostentati, ed infatti il termine plateale ha anche un significato negativo, inteso come qualcosa di volgare e grossolano, poco delicato, fatto solo per farsi notare.
Quindi una dimostrazione plateale esprime la volontà chiara di dimostrare qualcosa senza troppo badare ad altro. La cosa che conta è che venga capita l’intenzione di chi compie il gesto, senza ambiguità, e per questo spesso è considerato un po’ eccessivo e vistoso.
Si parlava anche di amore, e il leone ha anche un’altra caratteristica molto apprezzata in quest’ambito: la virilità. Il leone è virile.
Bogusia: non conosco l’aggettivo virile. Potresti spiegarmi per favore?
Giovanni: Certo Bogusia. La virilità è un tipica caratteristica dell’uomo. Significa proprio mascolino. Quindi chi ha il pelo sul petto è un uomo virile, ma in senso figurato indica un comportamento dei maschi, spesso apprezzato, altre volte no. Il virile è maschio, piace perché deciso, fermo, risoluto. Proprio come il leone.
Al leone non mancano i difetti e questo lo abbiamo già visto parlando di ingombranza e ego eccessivo. Loro amano essere apprezzati, stimati, amano i complimenti, ma amano anche le sfide, le conquiste sofferte: più è alta la posta, maggiore è la soddisfazione.
Di conseguenza le lodi eccessive e le critiche possono dar fastidio: i leoni sono suscettibili all’adulazione.
Sono encomiabili per il loro impegno e dedizione, la loro voglia di vincere sempre, e la pazienza che mettono, e il cuore, e l’entusiasmo, e il trasporto ma troppe lodi gli danno fastidio, così come una frase sbagliata può dare loro mollto fastidio. Sono encomiabili ma suscettibili. Possono reagire in modo stizzito, diciamo mostrando uno stizzito orgoglio.
Khaled: Ci potresti dire del termine encomiabile?
Bogusia: cosa significa stizzito orgoglio?
Giovanni: grazie delle vostre domande Khaled e Bogusia. Encomiabile significa degno di encomio, cioè degno di ricevere una lode, un encomio, un complimento.
Invece la parola suscettibile ha a che fare con lo stizzito orgoglio. Suscettibile significa che bisogna stare attenti perché il loro orgoglio è grande. I leoni sono orgogliosi e a volte altezzosi, e difficilmente sono in grado di sopportare, fa passare una battuta di cattivo gusto. Se si sentono feriti, reagiscono in maniera aggressiva, reagiscono in modo stizzito, perché il loro orgoglio è stato colpito. Reagire in modo stizzito vuol dire che si è ricevuta un’offesa, e la reazione è immediata. Stizzito significa irritato, risentito, molto infastidito. Infastidito in questo caso nell’orgoglio che è stato ferito.
Questa, in breve, è la suscettibilità. E Il contrario è paziente, tollerante, equilibrato. Ma il leone, non pazienta, non tollera, e abbiamo detto che non ha mezze misure, quindi l’equilibrio non è cosa sua. Il leone odia il nichilismo.
Andrè: non ho la più pallida idea di cosa significhi nichilismo.
Giovanni: è un termine filosofico, ma nel linguaggio più comune il nichilista è colui che ha un atteggiamento rinunciatario, perché è convinto che tanto non serve a nulla, tutto è inutile. Ma evidentemente i nichilisti hanno poca stima nei propri confronti. Non è il caso del leone.
Abbiamo anche detto altezzoso come aggettivo. Simile ad orgoglioso, ma molto peggio: essere altezzosi è avere una boria, una presunzione offensiva nei propri atteggiamenti, nei rapporti sociali, che dà molto fastidio alle altre persone.
La boriosità è fastidiosissima. Il borioso, l’altezzoso, cammina a testa alta con sguardo fiero, sicuro di sè, un abituale atteggiamento di sprezzante superiorità e grandezza, rispetto agli altri, ma è più presunta, più nella sua testa, che reale. Si dice presuntuoso normalmente, perché il presuntuoso presume di essere migliore degli altri, lo immagina, ma agli occhi degli altri non lo è affatto. Insomma la presunzione, l’altezzosità e la boria (attenzione all’accento) che si possono vedere nel Leone lo allontanano dal concetto di empatia.
Ma queste caratteristiche appaiono solo se provocate un leone.
La sua fierezza gli inpedisce di essere equilibrato, ma il leone sa essere anche conprensivo. Lui è trasparente, sa esteriorizzare i sentimenti, può reagire male a volte ma sa essere molto magnanimo.
Ecco un’altra caratteristica interessante: la magnanimità.
Rauno: potresti chiarire un po’ che cosa significa esteriorizzazione e magnanimità?
Giovanni: grazie della domanda Rauno. Esteriorizzare significa far uscire fuori, all’esterno. Parliamo di sentimenti, delle emozioni. Essendo un carattere estroverso, il leone esteriorizza, mentre la persona introversa fa l’opposto: interiorizza.
Anche la magnanimità è interessante. Essa consiste nell’essere nobili nell’animo.
Il magnanimo è grande nell’animo, questo è all’origine del termine.
Il magnanimo è colui che si ritiene degno di onori e di fama, degno del successo, ed è veramente degno, altrimenti sarebbe un pusillanime. Chi crede di essere invece non lo è, quindi, si chiama pusillanime, mentre chi merita gli onori che riceve è magnanimo.
Il magnanimo quindi non aspira ad imprese troppo grandi rispetto alle sue capacità. Sa chi è e cosa merita, è ben presente e consapevole. Una qualità che non hanno tutti, evidentemente.
Bogusia: Gianni, quando posso dire che qualcuno è un po’ sfuggente?
Giovanni: grazie della domanda Bogusia. Qualcuno potrebbe in effetti definire il leone un po’ sfuggente. È un leone un po’ diverso dagli altri, perché non lascia trapelare chiaramente i suoi pensieri, i sentimenti, le emozioni. Questo leone è più silenzioso e riservato, un po’ timido forse, ma se riuscite ad avere confidenza con lui o lei, uscirà il vero leone, sicuro e volitivo, uno che sa esteriorizzare, che sa manifestare i propri sentimenti.
Bogusia: ho ancora una domanda. Mi interesserebbe la differenza tra volenteroso e volitivo.
Giovanni: un’ottima domanda Bogusia. Il volenteroso ha volontà, e il leone ha una grande forza di volontà. Il volenteroso ha buona volontà, è diligente, non si distrae, ha voglia di fare. Ma essere volitivi è invece indice di grandissima forza di volontà. Il volitivo si riconosce dallo sguardo, dai gesti, dagli atteggiamenti. L’essere volenterosi non garantisce il successo, anzi spesso si usa il termine quasi per bilanciare un lato negativo:
Il ragazzo non è molto intelligente ma abbastanza volenteroso.
Non si può essere invece abbastanza volitivi. O bianco o nero. Questo è il leone.
Infine volevo evidenziare come il leone vada molto d’accordo con i bambini, come io detto prima. Sono gli unici che possono prendere in giro un leone, che possono ottenere ciò che vogliono da una persona scaltra come sono i leoni.
Monica: ecco la mia domanda. Cosa significa scaltro?
Giovanni: ciao Monica. Scaltro è un altro modo di dire intelligente. La scaltrezza è l’abilità a capire subito una situazione, a capire se qualcosa può essere utile o meno. La persona scaltra si accorge di tutto e sa reagire subito e con efficacia. Una forma di intelligenza che denota una assoluta mancanza di distrazione e un controllo del presente e della realtà. C’è un po’ di furbizia, di astuzia, di attenzione, di concentrazione, ma a volte si usa con una accezione negativa, più legata alla furbizia.
Terminiamo con un esercizio di ripetizione. E con qualche domandina per voi.
Il leone è un pusillanime? Rispondete.
Tutt’altro. È magnanimo.
Il leone è generoso e affettuoso.
Creatività, calore e luminosità.
Ingombrante a volte.
Conosce le mezze misure? No, non le conosce.
È estroverso e non passa inosservato.
Volitivo e travolgente.
Fa gesti plateali a volte.
La virilità è una caratteristica dei maschi del leone.
Encomiabile ma suscettibile.
Odia il nichilismo ma pecca di presunzione.
Magnanimo e mai pusillanime.
A volte sfuggente
Scaltro con tutti, tenero coi bambini.
Un saluto da Giovanni, e grazie a Ulrike, Bogusia, Monica, Khaled, Rauno ed André per il loro contributo.
Parliamo di strade, di automobili e di guida
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Trascrizione
Benvenuti in questo nuovo episodio di italiano semplicemente. Questo episodio lo dedichiamo alla strada, alle automobili ed alla segnaletica stradale.
Vi racconto allora una storia, scritta da Jasna, insegnante di Italiano a Lubiana, ed arricchita da me con qualche approfondimento linguistico.
Esco di casa e vado verso l’auto.
»L’auto« è un secondo modo di chiamare l’automobile, o macchina. Informalmente si chiama sempre auto.
Mi metto al posto di guida.
Questa è solitamente la cosa che si fa appena si sale sulla propria automobile.
Chi guida l’auto o una qualunque vettura può chiamarsi: il conducente, il guidatore, l’autista o l’automobilista.
Se si tratta di un mezzo pubblico, come un autobus, una metropolitana, il termine più adatto è »conducente«, che quindi è il termine con cui si indica chi conduce un veicolo, e in particolar modo se si tratta di servizio pubblico.
Il guidatore è semplicemnete la persona cui è affidata la guida di un mezzo di trasporto (qualsiasi). Ogni mezzo ha un guidatore: è colui che sta al posto di guida ogni volta: può trattarsi di un pilota di aereo anche.
L’autista è un termine anch’esso associato a chi conduce autoveicoli di servizi pubblici o anche per conto di privati. In genere se una persona lavora nel servizio degli autobus pubblici, come lavoro fa proprio l’autista. É più associato al lavoro rispetto al conducente, che è più associato alla vettura specifica che guida.
Che mestiere fai? Faccio l’autista di autobus.
Chi era il conducente dell’autobus 772 di Roma che oggi ha avuto un incidente?
L’Automoblista invece è, molto genericamente, il guidatore di automobile. Non viene associato alla singola vettura, ma si parla di automobilista ogni volta che si parla della categoria di coloro che guidano le autovetture in generale.
Si usa molto nelle notizie dei quotidiani:
Scontro tra automobili: l’automobilista colpevole si dà alla fuga!
Violento tamponamento, automobilista finisce in ospedale.
Accende la propria auto e questa esplode: paura per un automobilista a Roma.
Un Automobilista viene colto da un malore e viene soccorso da un elicottero.
Eccetera.
Continuiamo con la storia:
Al posto di guida sono prudente e non vado mai molto veloce. Rispetto sempre i limiti di velocità, metto sempre la freccia a sinistra e poi sorpasso altre auto e mi fermo sempre quando incontro un semaforo rosso, rispetto sempre il codice della strada.
Un limite di velocità è la velocità massima, il limite oltre il quale non si può andare su una strada.
Mettere la freccia invece è quell’operazione che si fa quando si deve svoltare a destra o a sinistra (o si deve arrestare la vettura o quando si sorpassa o quando si riparte) e in questo modo si avvertono gli altri automobilisti. Le frecce, poste lateralmete alle vetture, lampeggiano dalla direzione in cui la macchina si dirigerà.
Io ho la patente da un mese. La patente di mia sorella invece è scaduta e non può guidare.
Col termine »patente« si intende quasi sempre la patente di guida, che in generale è il documento di autorizzazione all’esercizio di una determinata attività (in questo caso: guidare) rilasciato da una autorità pubblica (una autorità amministrativa, come è la motorizzazione civile). Chi ha la patente da poco tempo (come un mese) è un neopatentato.
Continuiamo:
Per prendere la patente devi superare la prova scritta e poi ancora la prova di guida. Mi piace guidare la mia macchina rossa. Salgo in macchina, mi allaccio la cintura di sicurezza e metto in moto.
Per prendere la patente bisogna quindi superare la prova scritta, cioè un esame scritto e poi anche la prova di guida, cioè l’esame pratico. La cintura di sicurezza è la cintura che si allaccia, che si deve allacciare quando si sale in macchina ed è obbligatoria. Solo dopo si mette in moto, cioè si accende la macchina, cioè si accende il motore. Mettere in moto significa semplicemente avviare il motore: girare la chiave, o premere il pulsante, e avviare il motore. La macchina ancora non si muove, sebbene »mettere in modo« può sembrare far muovere la macchina (moto= movimento).
Prima guido in una strada urbana sulla corsia di destra. Sto molto attenta e non mi avvicino troppo al marciapiede. Mi fermo all’incrocio, guardo a destra e poi a sinistra, passo solamente quando la strada è libera.
Una strada urbana è un tipo di strada, una strada la cui velocità non è generalmente molto alta, e tutte le tipologie di veicoli motorizzati e non, possono circolare: moto, auto, biciclette, camion eccetera.
Il Marciapiede, lo dice il nome, serve per camminare con i piedi, e il marciapiede si trova ai lati della strada e a un livello più o meno sopraelevato, rialzato. Fa sempre parte della »sede stradale«, ma è riservata al transito dei »pedoni«: così si chiamano le persone che procedono a piedi, senza nessun mezzo.
L’incrocio invece è l’intersezione di più strade, dove due o più strade si incrociano e bisogna fare molta attenzione prima di »passare«. Chi passa per prima in un incrocio? Passa chi ha la precedenza! Chi non ha la precedenza non passa per primo e invece fa passare qualche altra macchina che invece ha la precedenza.
Metto la freccia a sinistra, giro, vado dritto e poi mi fermo al semaforo che è rosso. Ci sono due pedoni che intanto attraversano la strada. Appena vedo un pedone che vuole attraversare la strada, gli do sempre la precedenza, anche se non si trova sulle strisce pedonali.
Solitamente agli incroci è facile incontrare un semaforo stradale: è un apparecchio che serve a segnalare con delle luci colorate, e che generalmente è automatico. Viene usato per la regolazione del traffico proprio agli incroci o nei punti di attraversamento pedonale. Quando il semaforo è verde si può passare, quando è rosso ci si deve fermare, quando è giallo si deve far attenzione, perché tra qualche secondo il semaforo sarà rosso.
I pedoni quindi possono attraversare la strada, a piedi naturalmente, ed attraversare significa percorrere (una strada ad esempio) da un lato a quello opposto. I pedoni solitamente per attraversare usano le strisce pedonali, di colore bianco (quasi sempre): è anche questa una forma di segnaletica – si chiama segnaletica orizzontale – che indica un punto della strada in cui i pedoni possono attraversare, ed hanno diritto alla precedenza rispetto alle auto.
La precedenza si può dare e si può avere, ma non è un oggetto. Eppure si usa il verbo dare.
Sulle strisce pedonali i pedoni hanno la precedenza, e le macchine devono dare la precedenza ai pedoni quando questi attraversano la strada usando le strisce pedonali.
Ma la storia continua:
Il semaforo diventa poi verde e io riparto. Mi devo pero’ fermare di nuovo piu’ avanti perché altri due pedoni attraversano la strada sulle strisce pedonali. Fra poco incontro un posto di blocco della Polizia. Vedo una macchina della polizia e due poliziotti: un poliziotto e una poliziotta.
La poliziotta alza la paletta, io comincio subito a frenare, metto la freccia a destra e mi fermo a bordo della strada.
“Buongiorno, per favore, mi faccia vedere i documenti“, dice la poliziotta.
Cerco i documenti ma non li trovo mai subito.
»Ecco la patente e il libretto di circolazione«, dico io.
Si avvicina il poliziotto e dice: »Scenda dalla macchina e faccia l’alcoltest.«
Poi mi dicono: »Tutto va bene, stia attenta al traffico e non corra troppo sennò paga la multa«.
Certo che non mi rifiuto mai di fare l’alcoltest. L’alcoltest, mediante l’uso dell’etilometro permette la misurazione del valore di alcol presente nel sangue.
Per fortuna non ho bevuto.
Ripenso a mio padre che mi dà sempre buoni consigli. Lo ascolto volentieri perché ha ragione e perciò non vado mai veloce, rispetto sempre i limiti di velocità e mantengo la distanza di sicurezza, non bevo alcolici; prima di guidare allaccio sempre la cintura di sicurezza.
Se mi chiamano al cellulare, mi fermo e rispondo oppure uso gli auricolari.
Do la precedenza ai pedoni sulle strisce, accendo le luci anche di giorno e non lampeggio agli altri automobilisti. Faccio controllare il motore e i pneumatici e spengo il motore quando sono ferma in fila.
Dopo circa un’ora parcheggio. Ho sete e voglio bere una bibita in un bar. Metto la freccia e cerco un posto per l’auto. Lo trovo, mi avvicino, ma vedo che lì avanti c’e’ un cartello dove c’e’ scritto »passo carrabile«. Lì non posso parcheggiare e cerco percio’ un altro posto. Eccolo. Lo trovo subito. Alla fine scendo dall’auto e vado al bar.
Di alcuni termini ci siamo già occupati in alcuni episodi dedicati al mestiere del poliziotto: posto di blocco e libretto di circolazione ad esempio.
Invece un parcheggio è uno spazio riservato alla »sosta« di un veicolo: esistono anche le aree di parcheggio; quelle in autostrada ad esempio, esistono i parcheggi a pagamento e quelli gratuiti (in genere si distinguono dal colore delle strisce che delimitano l’area); esiste il parcheggio sotterraneo, quello coperto e quello scoperto, esiste anche il parcheggio ad un solo piano e quello a più piani.
Il passo carrabile (o carraio) invece è un punto in cui si può accedere (cioè entrare) in un’area laterale (quasi sempre privata) e che è fatto apposta per lasciare e parcheggiare i veicoli.
Nel prossimo episodio dedicato alle automobili vedremo anche la segnaletica stradale.
Un saluto da Giovanni e da iTALIANOSEMPLICEMENTE.COM
Protetto: 35 – I verbi professionali: commisurare
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Programma corso di italiano: 15-20 aprile
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Programma settimanale italiano semplicemente: 15-20 aprile
Lunedì: l’espressione idiomatica “di straforo”
Martedì: il notiziario del giorno
Mercoledì: italiano professionale: ripassiamo i verbi professionali
Giovedì: esercizio orale con parole con due o tre vocali attaccate.
Venerdi: la rubrica di Giuseppina. Una specialità italiana: la pastiera.
Sabato: il capitolo viii di “Sostiene Pereira”
Per iscrizioni italianosemplicemente.com/chi-siamo
Descrivere, riportare e raccontare
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Trascrizione
Ciao ragazzi, oggi vediamo come fare per descrivere e riportare ciò che dice o che ha detto qualcun altro, riportare cioè quanto è stato detto in un momento precedente.
In questo caso stiamo cioè raccontando qualcosa di accaduto o qualcosa che è stato detto. Non è una cosa semplicissima da fare, ed anche gli italiani spesso hanno qualche dubbio sul modo più corretto per farlo.
Senza dilungarmi molto nelle spiegazioni, proviamo ad ascoltare un dialogo tra tre persone. Si tratta di un dialogo tra un poliziotto che ferma una macchina per un controllo (è una lezione del corso di Italiano professionale):
Nell’auto ci sono un ragazzo e sua madre. Io faccio la parte del ragazzo e mia madre Giuseppina fa ovviamente la parte della mamma del ragazzo.
Iniziamo col dialogo dunque, seguirà immediatamente una descrizione dello stesso dialogo. Io racconterò il dialogo, vi parlerò cioè del dialogo, vi descriverò questo controllo della polizia e cosa dicono i protagonisti.
Attenzione perché nella descrizione del dialogo userò fondamentalmente il presente: si tratta di una descrizione di quello che accade, e la cosa è non esattamente uguale se invece il giorno stesso o il successivo raccontassi ad un’altra persona quanto accaduto.
In questi casi si usa più spesso invece una delle forme del passato.
Vediamo dopo meglio.
Iniziamo:
Un ragazzo appena patentato di nome Giovanni guida la sua automobile accompagnato dalla mamma Giuseppina, che siede sul sedile anteriore come passeggero.
Giovanni: accidenti, un posto di blocco, mamma che faccio?
Giuseppina: aspetta, vediamo se alza la paletta! Se lo fa allora, quello è un invito ad accostare l’auto.
Giovanni: l’ha alzata, l’ha alzata! Allora accosto ok?
Giuseppina: calma calma, sì, adesso accosta, devi solo accostare e stare calmo!
Giovanni: ok! Sono un po’ in soggezione! Spero tutto sia in regola!
Poliziotto: buongiorno, favorisca patente di guida e libretto di circolazione.
Giovanni: subito!
Giuseppina: buongiorno signor poliziotto, mio figlio ha appena preso la patente, lo perdoni se è un po’ emozionato, ma è tutto a posto, abbiamo tutti i documenti.
Poliziotto: non c’è problema, si figuri. Il ragazzo non abbia timore, se tutto è a posto! Adesso facciamo una breve verifica.
Giovanni: sì, sì, tutto a posto. Ecco il libretto, ed ecco anche la mia patente!
Poliziotto: mmmm, la patente va bene, ed anche la carta di circolazione tutto in ordine.
Giuseppina: ne ero sicura! Possiamo andare adesso?
Poliziotto: solo un attimo. Mi lasci ispezionare la vostra automobile.
Giovanni: ispezionare? Cosa vuole ispezionare esattamente?
Poliziotto: devo fare un breve controllo all’abitacolo, al cofano motore e al bagagliaio. Poi darò anche un’occhiata alle gomme.
Giovanni: prego, faccia pure!
Poliziotto: tutto bene, ma devo dirle che le sue gomme sono decisamente lisce!
Giuseppina: lisce signor poliziotto? Sicuro?
Poliziotto: certo, guardi lei stessa il battistrada! Vede le scanalature? Non sono affatto profonde!
Giovanni: va bene allora le facciamo cambiare!
Poliziotto: fatele subito sostituire, perché con le gomme lisce si va incontro a diversi problemi di aderenza alla strada ed il controllo dell’auto può diventare difficoltoso.
Giovanni: benissimo allora la porto subito dal gommista!
Poliziotto: le dovrei fare una multa ed anche piuttosto salata, ma per questa volta può andare. Mi raccomando le sostituisca il prima possibile.
Giuseppina: per curiosità, a quanto sarebbe ammontata la contravvenzione?
Poliziotto: per chi circola con pneumatici consumati o lisci la sanzione va dagli 85 a più di 300 euro.
Giovanni: accidenti! L’abbiamo scampata bella!
Giuseppina: (verso il figlio) …. ringrazia per la gentilezza e saluta…
Giovanni: arrivederci e grazie mille per la sua gentilezza eh?
Poliziotto: dovere! Arrivederci.
Giovanni: hai sentito? Sembrava un accento brasiliano! Mah!
Spiegazione dialogo
Ok dunque vediamo che il dialogo inizia con me che, notando un posto di blocco della polizia chiedo, molto preoccupato, a mia madre cosa fare. Essendo un ragazzo appena patentato chiedo un consiglio a chi ne sa più di me, e mia madre risponde di aspettare, e di vedere se il poliziotto alza la paletta!
In questo caso, dice mia madre, significa che quello è un invito ad accostare l’auto. L’alzarsi della paletta, secondo l’esperienza di mia madre ha un significato preciso: fermarsi, accostare l’auto. Questo risponde mia madre alla mia richiesta di aiuto.
Allora io, sempre più preoccupato, vedendo che la paletta si alza, chiedo ancora una volta conferma a mia madre: le chiedo se devo veramente accostare, avendo visto alzarsi la paletta.
Mia madre replica prontamente di mantenere la calma, di accostare e restare calmo. Nient’altro.
Io a quel punto ammetto di essere un po’ in soggezione e manifesto la mia speranza che tutto sia in regola.
A questo punto, una volta accostata l’autovettura, il poliziotto ci saluta e ci chiede di favorirgli sia la patente di guida che il libretto di circolazione.
Io ovviamente lo faccio subito, gli favorisco i documenti da lui richiesti sperando che tutto sia a posto.
Mia madre, vedendo il mio imbarazzo e nella paura che il poliziotto interpreti quell’emozione in modo sbagliato, cerca, dopo aver risposto al saluto, di spiegare che il figlio ha appena preso la patente, e gli chiede di perdonarlo per la sua emozione ed imbarazzo. Alla fine mia madre aggiunge che tutti i documenti sono in regola, che cioè è tutto a posto.
Al che, il poliziotto capisce immediatamente la situazione e replica prontamente che non ci sono problemi e che non è il caso di essere preoccupati, non è il caso di aver timore di un controllo della polizia, ovviamente questo solo se tutto è a posto, se cioè tutto è in regola! Per verificare questo dice di voler fare una breve ispezione, cioè un breve controllo.
Io mostro il libretto e la patente al poliziotto, che li controlla e dice che vanno bene, cioè che i documenti sono in regola, che tutto è in ordine. Un poliziotto molto attento sembra.
Mia madre allora interviene dicendo di essere stata sicura che tutto fosse in ordine. Poi mia madre chiede se a questo punto il controllo sia terminato o meno e se possiamo quindi andare via. “Possiamo andare adesso?” – Dice mia madre.
Ma il poliziotto non è affatto d’accordo, e dice di aspettare un attimo. La sua volontà è quella di ispezionare l’automobile. Questa non ci voleva proprio!
L’ispezione fa preoccupare il sottoscritto, tant’è che io a quel punto chiedo al poliziotto cosa voglia ispezionare esattamente.
Solo un breve controllo all’abitacolo – replica questi – al cofano motore e al bagagliaio. Ed infine anche un’occhiata alle gomme.
Io dico di far pure.
Il poliziotto fa la sua ispezione e fortunatamente dice che tutto va bene, ma aggiunge, dandomi sempre del lei, che le gomme dell’automobile sono decisamente lisce. Si riferisce ai pneumatici ovviamente, che normalmente vengono dette “gomme” dell’automobile, dal nome della gomma, il materiale usato per la sua fabbricazione.
Mia madre però non ci sta e mette in discussione ciò che ha appena detto il poliziotto. Gli chiede così se sia sicuro che le gomme, come da lui affermato, siano veramente lisce come dice, sempre con gentilezza ovviamente.
Il poliziotto, che evidentemente è abituato a polemiche di questo tipo, chiede a mia madre di verificare personalmente il battistrada, e di porre attenzione in particolare alle scanalature del pneumatico, e al fatto che queste non siano affatto profonde!
Io allora, per non far innervosire il poliziotto rispondo prontamente che le gomme saranno sostituite, ed il poliziotto aggiunge che questo va fatto subito.
Il poliziotto fa notare la sua competenza in materia, motivando la sua richiesta di sostituzione, dicendo che con le gomme lisce si va incontro a diversi problemi di aderenza alla strada ed il controllo dell’auto può diventare difficoltoso.
A questo punto io ribadisco la mia promessa e dico di portare subito la macchina dal gommista.
Tutto bene dunque, ma il poliziotto ci tiene a dire che è stato buono, e che se dovesse applicare correttamente le disposizioni del codice della strada, dovrebbe fare una multa, cioè elevare una contravvenzione piuttosto salata.
Ciononostante il poliziotto dice che per questa volta può andar bene così, lasciando intendere che se accadesse una seconda volta non sarebbe così tollerante. Per questa volta il poliziotto decide di chiudere un occhio.
Ad ogni modo si raccomanda con me perché io faccia sostituire il prima possibile le gomme lisce.
Curiosità è donna, si sa, ed allora mia madre chiede a quanto sarebbe ammontata la contravvenzione. Quanto sarebbe stata salata la multa nel caso che il poliziotto avesse deciso di non chiudere un occhio?
Il poliziotto risponde che va dagli 85 a più di 300 euro. Questa è la multa, cioè la sanzione, l’ammenda per chi circola con pneumatici consumati o lisci.
Io allora, risollevato, mi rendo conto di aver scampato un bel pericolo ma vengo subito ripreso da mia madre che mi chiede di ringraziare il poliziotto per la gentilezza e di salutarlo… non sia mai dovesse cambiare idea…
Ovviamente io seguo immediatamente il consiglio di mia madre, saluto e ringrazio per la gentilezza (cioè per aver chiuso un occhio).
Il poliziotto allora replica: dovere! E con questo intende dire ovviamente che per lui essere gentile è un dovere.
Il dialogo termina con il sottoscritto che manifesta dei dubbi sull’accento del poliziotto. Secondo lui il poliziotto sembrava avere un accento brasiliano!
Racconto di un episodio avvenuto in passato
Dunque avete ascoltato come vi ho parlato di questo dialogo.

All’inizio vi ho detto che una cosa è descrivere un dialogo e una cosa diversa è raccontare quanto accaduto in passato, una vicenda passata.
Io ad esempio ho descritto questo dialogo usando sempre il presente:
Mia madre dice, il poliziotto risponde, io replico eccetera.
Vediamo cosa succede invece se racconto un episodio passato.
Potrei anche usare ugualmente il presente per rendere il racconto ricco di suspance, come se la cosa stesse accadendo in quel momento, ma normalmente uso il passato, cioè una delle forme del passato, ed inoltre devo cercare di adattare un po’ i verbi nella giusta forma quando racconto.
Ammettiamo che io racconti l’episodio il giorno successivo. Ci sono molti modi per raccontare un evento passato, nel senso che avete una certa libertà nel modo di raccontare. Io ve ne propongo solo uno di questi.
Sai, ieri sono stato fermato dalla polizia in un posto di blocco. Ero molto preoccupato, ma c’era mia madre accanto a me che mi ha aiutato, mi ha rassicurato molto.
Ho appena preso la partente e così ho chiesto cosa fare a mia madre ancor prima di vedere la paletta della polizia alzarsi. Lei mi ha detto di aspettare la paletta che si alzava e, non appena l’avessi vista alzare, si è raccomandata di accostare la macchina e di accettare così l’invito della polizia. E così è stato: la paletta si è alzata!!
Io ero preoccupato, ma mia madre mi diceva di mantenere la calma, di accostare e restare calmo. Nient’altro.
Io a quel punto ricordo di aver ammesso di essere un po’ in soggezione con lei ed ho e manifestato la mia speranza che tutto fosse in regola.
A questo punto, una volta accostata l’autovettura, il poliziotto, dopo averci salutato, ci ha chiesto di favorirgli sia la patente di guida che il libretto di circolazione.
Io ovviamente ho obbedito, gli ho dato ciò che voleva, cioè gli ho consegnato sia la patente che il libretto.
Mia madre, dopo aver salutato il poliziotto, ha ritenuto opportuno spiegargli come suo figlio (cioè io) fosse appena patentato, e gli ha chiesto di perdonarmi per la mia emozione ed imbarazzo. Alla fine mia madre ha aggiunto che tutti i documenti erano in regola, che cioè era tutto a posto da quel punto di vista.
Al che, il poliziotto ha replicato che non c’erano problemi e che non era il caso di essere preoccupati, non era il caso di aver timore di un controllo della polizia – ovviamente questo solo se tutto fosse stato a posto, se cioè tutto fosse stato in regola – Per verificare questo ha dichiarato di voler fare una breve ispezione.
Io allora ho mostrato il libretto e la patente al poliziotto, documenti subito controllati dallo stesso con esito positivo (per nostra fortuna). A me è sembrato un poliziotto molto attento.
Mia madre allora è intervenuta dicendo di essere stata sicura che tutto fosse in ordine, chiedendo se a questo punto il controllo fosse terminato e se potevamo quindi andar via. “Possiamo andare adesso?” – ha chiesto mia madre.
Ma il poliziotto non era affatto d’accordo, e ha detto di aspettare un attimo. La sua volontà era quella di ispezionare l’automobile. “Non è una bella notizia” ho pensato.
L’ispezione sinceramente mi ha fatto molto preoccupare, tant’è che io a quel punto ho anche chiesto al poliziotto cosa avesse voluto ispezionare esattamente.
Solo un breve controllo all’abitacolo – ha replicato questi – al cofano motore e al bagagliaio. Ed infine, come se non bastasse, ha detto anche di voler ispezionare le gomme.
Io gli ho detto di far pure.
Il poliziotto ha terminato la sua ispezione e fortunatamente ha anche detto che tutto andava bene, ma ci ha fatto notare come secondo lui le gomme dell’automobile fossero lisce.
Mia madre non era d’accordo, ed ha messo in discussione le parole del poliziotto. Gli ha così chiesto se fosse sicuro che le gomme fossero lisce come diceva, sempre con gentilezza ovviamente.
Il poliziotto, evidentemente abituato a polemiche di questo tipo, ha chiesto a mia madre di verificare personalmente il battistrada, e di porre attenzione in particolare alle scanalature del pneumatico, e al fatto che queste non fossero affatto profonde!
Io allora ho risposto che le gomme sarebbero state sostituite, ed il poliziotto ha tenuto a puntualizzare come questo andasse fatto subito.
Il poliziotto ci ha fatto notare come con le gomme lisce si vada incontro a diversi problemi di aderenza alla strada e come il controllo dell’auto possa diventare difficoltoso.
A questo punto io, per tranquillizzarlo, ho ribadito la mia promessa dicendo di portare subito la macchina dal gommista.
Il poliziotto è sembrato effettivamente rassicurato, ma ha tenuto a puntualizzare che se avesse applicato correttamente le regole, avrebbe dovuto fare una multa, cioè applicare una sanzione piuttosto salata. Ma per questa volta poteva andar bene così, ed in questo modo ha lasciato intendere che una seconda volta non sarebbe stato così tollerante. Per questa volta il poliziotto ha deciso di chiudere un occhio.
Ad ogni modo si è raccomandato con me perché io sostituissi il prima possibile le gomme lisce.
Mia madre gli ha anche chiesto a quanto sarebbe ammontata la contravvenzione se il poliziotto avesse deciso di non chiudere un occhio.
Il poliziotto ha risposto che la multa in questi casi sarebbe stata abbastanza cara: dagli 85 a più di 300 euro.
Noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo, così mia madre alla fine, con un tono di rimprovero, mi ha chiesto di salutare e ringraziare il poliziotto per la sua gentilezza.
Ovviamente io ho seguito immediatamente il suo consiglio ed ho salutato e ringraziato il poliziotto per aver chiuso un occhio.
Il poliziotto mi ha però risposto che l’esser gentili fa parte del suo dovere di poliziotto.
Sai, alla fine devo dirti che mi sono anche chiesto se il poliziotto fosse un vero italiano, perché dall’accento mi sembra quasi avesse origini brasiliane. Questo almeno mi è sembrato. Impossibile credo, ma comunque sembrava proprio un accento sud-americano! Che strano!
Bene ragazzi, finisce qui questo episodio, ascoltatelo più di una volta mi raccomando. Ho avuto modo anche di inserire due espressioni spiegate in episodi passati, parlo dell’espressione “Al che” e dell’uso della parola “questi” al singolare. Date un’occhiata ai due episodi se siete curiosi.
Per realizzare questo episodio ho utilizzato un dialogo che fa parte del corso di Italiano Professionale e precisamente è una delle lezioni dedicate alla polizia.
I membri dell’associazione Italiano Semplicemente hanno accesso a tutte queste lezioni.
Date un’occhiata al corso se siete interessati. Un saluto da Giovanni e da Italiano Semplicemente.




