Questi articoli sono per coloro che hanno già qualche conoscenza della lingua italiana, che riescono cioè a comprendere il linguaggio base, ma hanno ancora molte carenze grammaticali e di espressione.
Durante la celebre spedizione dei Mille, l’esercito guidato da Giuseppe Garibaldi affrontò le truppe borboniche nella città siciliana di Milazzo, nel tentativo di liberare l’isola dal dominio del Regno delle Due Sicilie.
Le truppe garibaldine, composte da volontari provenienti da tutta Italia, riuscirono a sconfiggere l’esercito borbonico, che contestualmente si ritirò dalla Sicilia, lasciando di fatto l’intera isola sotto il controllo dei patrioti italiani.
Il termine contestualmente, che è un avverbio, significa “allo stesso tempo”, “in contemporanea”, “alcontempo“, ed è usato quando due (o più) eventi accadono simultaneamente e sono spesso collegati tra loro.
Benché non ci sia nulla di strano se usato in ogni contesto, si usa piu spesso in ambito lavorativo. Normalmente si preferisce usare altre forme equivalenti.
Vediamo qualche esempio:
Il dipendente dovrà firmare il contratto e contestualmente consegnare tutta la documentazione richiesta, compreso il certificato medico.
Durante l’aggiornamento del software verrà contestualmente eseguito un backup dei dati, per evitare la perdita di informazioni.
Abbiamo deciso di lanciare il nuovo prodotto e, contestualmente, avviare una campagna di marketing mirata per aumentare la visibilità.
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Quando il 19 luglio 1992 un’autobomba esplose in via D’Amelio a Palermo, portando via con sé il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, l’Italia venne travolta da un’ondata di dolore, rabbia, ma anche di consapevolezza.
Era passato appena un mese e mezzo dalla strage di Capaci dove venne ucciso il giudice Falcone.
L’Italia, ancora sotto shock, si fermò di nuovo.
Sembrava che tutto stesse crollando. Che la mafia avesse vinto.
Eppure, proprio in quel momento tragico, qualcosa attecchì .
Sì, attecchì nelle coscienze. Nella gente comune.
Nei giovani che scesero in piazza senza bandiere.
Negli studenti che iniziarono a scrivere i nomi di Falcone e Borsellino sui muri delle scuole e dei quartieri più difficili. Nei docenti che trasformarono quelle stragi in lezioni di cittadinanza.
Che cosa significa “attecchire“?
Il verbo attecchire viene dal mondo della botanica: significa radicarsi, prendere vita in un terreno nuovo, iniziare a crescere.
Si dice ad esempio:
La pianta ha attecchito bene.
La nuova idea ha attecchito nel gruppo.
In senso figurato, si usa per parlare di idee, valori, movimenti, sentimenti, quando riescono a trovare spazio e a diffondersi in modo stabile, proprio come fa una radice nella terra.
Dopo la strage di via D’Amelio, l’idea di una società civile che dice no alla mafia cominciò ad attecchire davvero nel cuore di molti italiani.
Non bastarono le bombe a fermare quel seme. Anzi. Più si cercava di bruciare tutto, più la memoria, la legalità e l’indignazione si facevano strada.
E attecchivano.
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Benvenuti amici di Italiano Semplicemente. Oggi parliamo dell’espressione tira e molla.
L’espressione “tira e molla” è molto comune in italiano e si usa per descrivere una situazione piena di continui cambiamenti di direzione, come se si stesse partecipando a una specie di gioco in cui una persona tira da una parte e l’altra oppone resistenza, per poi cedere (cioè mollare) e ricominciare tutto da capo. È un’espressione figurata che può riferirsi a rapporti personali, trattative, decisioni politiche, contrattazioni e simili. L’importante è che ci sia un avanti e indietro di qualche tipo o come quando si va da una parte e poi dall’altra, tipo in una sfida.
L’espressione quindi indica un susseguirsi di incertezze, di cambi di idea, di contrasti; ma anche una dinamica in cui nessuno vuole cedere, ma alla fine qualcuno cede, poi si ricomincia. Oppure ancora, una situazione che si protrae nel tempo senza una soluzione definitiva.
Vi faccio alcuni esempi in vari contesti.
Relazioni sentimentali:
Marco e Giulia stanno insieme da anni, ma è sempre un tira e molla: si lasciano, poi si rimettono insieme, e poi di nuovo si lasciano…
Politica:
Anche sul nuovo decreto è stato un continuo tira e molla tra i partiti della maggioranza.
Trattative lavorative:
Dopo giorni di tira e molla con il datore di lavoro, alla fine hanno firmato il contratto.
Famiglia:
Non ce la faccio più con mia madre: ogni volta è un tira e molla per farle accettare le cose!
Espressioni simili:
“Prendersi e lasciarsi”
Può essere usata in ambito sentimentale, come sinonimo di “tira e molla”:
Sono due anni che si prendono e si lasciano, ormai non ci capisco più niente!
Oppure “essere in bilico”
– si riferisce a situazioni incerte:
Il loro rapporto è sempre in bilico, mai una certezza.
Anche “Farsi desiderare”, in senso amoroso o strategico può
implicare una certa strategia nel concedersi o meno, simile al “molla e tira” nel corteggiamento.
Le espressioni “Giochi di potere” e “Braccio di ferro” possono invece essere usate in politica o nei negoziati:
Quello tra i sindacati e il governo è diventato un vero braccio di ferro.
Un tira e molla può poi generare un’altalena di emozioni.
Espressione più poetica.
L’espressione si presta bene anche a vignette umoristiche, dove due personaggi si contendono qualcosa (una valigia, una decisione, un bambino) tirando da lati opposti.
Adesso usiamo l’espressione in un ripasso delle espressioni precedenti.
Carmen: Quando Marta ha lasciato Gianni per la quarta volta, lui ha detto: “Basta, è finita, la misura è colma! Gettola spugna! E poi le ha scritto alle tre di notte!
Karin: Un classico! Lui fa la voce grossa, ma alla fine molla sempre per primo! Peccato! Da un pezzo ormai erano in rotta di collisione!
Estelle: Scommetto che lei l’ha tirato per la giacca con due storielle su quanto si sente incompresa, ma sulle vere ragioni, senz’altro, è restata sul vago!
Marcelo: E lui ha ceduto! È proprio un gioco di potere il loro: un colpo lei, un colpo lui. Sfidochicchessia a dire il contrario!
Ulrike: Non mi piace fare da bastiancontrario, ma a me sembra più una strategia d’amore mal riuscita… ma funziona, a quanto pare. Dovrebbero farsi guidaredal buon senso.
Julien: Stamattina li ho visti baciarsi davanti al bar, stavano scegliendo insieme il menù del matrimonio! Dopo tutto questo tira e molla, ci ricascano sempre! Evidentemente, come si suol dire, il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende!
Anne Marie: non amo i giochi di parole. Ve lo dico tout court: questi due sono un binomio inscindibile!
Estelle: Chiamasi strategia d’amore arzigogolata.
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Nata il 17 luglio 1939, è celebre per la sua carriera intensa e poliedrica: voce potente, presenza scenica marcata e interpretazioni spesso drammatiche.
Le sue esibizioni — sia nel teatro musicale che nella canzone d’autore — spesso vivevano di contrasti forti, scelte stilistiche decise e passaggi emotivi netti.
Tutti elementi che si prestano perfettamente a spiegare significati e sfumature legate all’aggettivo “drastico“.
Durante un suo spettacolo, Milva decise di cambiare drasticamente il repertorio: abbandonò melodie rassicuranti e fece scelte drastiche, introducendo canzoni cariche di tensione emotiva, testi impegnati e interpretazioni intense.
L’aggettivo drastico si presta perfettamente per descrivere un cambiamento. Ma deve essere un cambiamento vero, non un cambiamento all’acqua di rose, per intenderci.
Indica qualcosa di rigoroso, deciso, con conseguenze evidenti e radicali.
È un cambiamento netto rispetto a una situazione precedente.
Tra i sinonimi più prossimi, c’è infatti radicale, che descrive un cambiamento o una scelta fondamentale, totale, dalla radice.
Anche una scelta infatti spesso viene detta drastica. È una decisione presa con determinazione, senza ambiguità.
Un intervento drastico invece è un rimedio severo, che comporta delle scelte necessarie e dal quale non si torna indietro.
Un taglio drastico è altresi molto comune. È qualcosa di netto.
Es:
per risanare i conti dell’azienda c’è voluto un taglio drastico del personale.
Un taglio drastico della spesa pubblica è necessaria in periodi di crisi economica.
Si è deciso di accorciare drasticamente la lunghezza degli episodi della rubrica “Accadde il”.
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Benvenuti! Oggi parliamo del verbo affiorare , un verbo ricco di sfumature, spesso usato sia in senso letterale che figurato.
Partiamo dal 16 luglio del 1943, quando durante lo sbarco alleato in Sicilia, la città di Agrigento cadde dopo giorni di durissimi scontri. Le forze statunitensi avevano già affrontato la resistenza italiana in tutta la regione.
I bombardamenti, le granate e gli scontri a fuoco lasciarono la città distrutta, coperta di macerie, silenziosa.
Nei giorni successivi, affiorarono — tra le rovine — i primi racconti dei civili, le testimonianze dei soldati, i documenti abbandonati in fretta.
Come acqua che riemerge dal terreno (riemergere è simile ma meno poetico), la verità su quei giorni tragici iniziò ad affiorare lentamente: non solo la cronaca della battaglia, ma anche le paure, i sospetti, i drammi vissuti nel silenzio.
Ecco dunque affiorare: qualcosa che riemerge alla vista (in senso proprio) dopo essere stato nascosto, coperto, sepolto — come i corpi, e in senso figurato i ricordi, le emozioni, o come un segreto che torna a galla.
Affiorare può essere:
fisico:
Affiorano resti umani tra le macerie.
emotivo o figurato:
Affiorano vecchi ricordi”, “Affiora un sorriso”,
“Affiorano le prime tensioni politiche.
Come nel caso di Agrigento: le rovine della guerra lasciarono affiorare molto più che pietre.
Il verbo affiorare deriva da “fiore”, cioè venire fuori, come un fiore.
Si usa per indicare qualcosa che riappare in superficie, compare dopo essere stato nascosto. È un verbo usato con “essere” nei tempi composti:
“Sono affiorati nuovi elementi nell’indagine.”
“sono affiorati i primi dubbi.”
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