In questo episodio parliamo di alcuni termini specifici relativi alla criminalità organizzata, in particolare dei termini mazzetta, bustarella, tangente, e pizzo. Vediamo anche i due verbi estorcere e taglieggiare.
Durata: 10 minuti
Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)
Dopo aver parlato dei malpancisti e dei cerchiobottisti, oggi è il turno dei galoppini e dei portaborse, altri due termini che si usano per qualificare delle persone, o meglio, forse dovrei dire per “etichettare” delle persone.
Prima domanda: si tratta dello stesso tipo di persone? I due termini sono sinonimi? Risposta: sì.
Seconda domanda: allora chi sono? Di chi si tratta?
Sapete che i personaggi politici solitamente si fanno aiutare da alcune persone, che potremo chiamare dei collaboratori. A volte si chiamano “assistente” o “segretario” e in questo caso si tratta di una persona incaricata di mansioni varie e riservate per conto di altra persona, come il segretario di un ministro. Attenzione perché c’è un senso più comune del termine “segretario”, che indica una qualifica connessa a svariate mansioni, in campo pubblico o privato, di carattere professionale o anche occasionale, quali ad esempio il disbrigo della corrispondenza (le lettere, le email, gli inviti a riunioni o convegni ecc.), lo svolgimento di pratiche amministrative e burocratiche, il coordinamento di un servizio o di un’organizzazione. Esiste pertanto il segretario, o la segretaria di un ufficio qualunque, come quello comunale e provinciale; esiste il segretario di una redazione, in giornali e riviste. I segretari lavorano in una segreteria. Esiste il segretario d’ambasciata e il più importante è il segretario di Stato, che in America è attualmente Tony Blinken, mentre in Italia tutti i ministri, sebbene non si usi più adesso, se non nella prassi, si chiamano anche segretari di Stato. Comunque in altre nazioni questa figura assume ruoli sempre importanti ma diversi.
Quando si parla di portaborse si parla di qualcosa di molto più modesto, e infatti si chiamano così le persone che hanno un ruolo poco importante, un collaboratore di un personaggio importante, sia nell’ambiente politico che universitario, ma in senso per lo più spregiativo. Infatti il “portaborse” viene da portare le borse, quindi il suo ruolo sarebbe quello di aiutare il personaggio politico a portare la borsa, che può essere pesante. Quindi capite bene che, sebbene non sia esattamente questo il ruolo del portaborse, è facile capire come questo termine sia abbastanza dispregiativo.
Chi fa il portaborse lo fa, nell’opinione comune, gratuitamente o per pochi soldi, con un contratto precario nella migliore delle ipotesi, nella speranza che prima o poi arrivi una gratificazione, una ricompensa di qualche tipo.
Anche il termine “galoppino” è curioso, perché viene da galoppare, che equivale a correre. Un verbo, galoppare che viene dall’ippica, quindi dai cavalli. I cavalli infatti galoppano, cioè vanno al galoppo quando corrono veloci. Galoppino è persino più spregevole di portaborse, perché si potrebbe descrivere come una persona impegnata in umili servizi e commissionivarie, che corre e destra e a manca per conto d’altri. Una persona che sbriga le faccende più diverse per aiutare qualcuno.
Ovviamente non troverete mai un annuncio per la ricerca di galoppini o portaborse, perché questo è un linguaggio colloquiale, che tutti usano, ma informale.
Quello fa il galoppino per un politico. Sarebbe ora che inizi a trovarsi un lavoro!
Esistono anche i cosiddetti “galoppini elettorali“, in genere ragazzi che vanno in giro a caccia di voti per un partito o per un candidato.
Riguardo al termine portaborse (che al plurale non cambia), esiste anche un film con questo titolo, un film del 1991, in cui si capisce che questo termine è usato anche per indicare cose poco lecite, poco legittime, tipo finanziamenti illeciti ai partiti e tangenti. Cosa sono le tangenti? Ne parliamo nel prossimo episodio dedicato alla politica italiana.
Avete mai avuto il mal di pancia? Lo sapevate che coloro che hanno il mal di pancia, in politica hanno un nome preciso: i malpancisti. Che strano vero?
Apriamo una breve parentesi sul suffisso – ista.
Usiamo un suffisso – ista, per il singolare e – isti per il plurale.
Il suffisso -ista in generale indica una persona che svolge un’attività, oppure che segue un’ideologia o presenta determinate caratteristiche. Non si usa solamente in politica naturalmente.
Pensiamo all’autista che guida l’auto, al barista che si occupa del bar o all’elettricista che lavora con l’elettricità. Pensiamo anche alla persona femminista, che si riferisce all’ideologia e si riferisce al femminismo e a chi lo sostiene.
Si usa molto questo suffisso anche nelle parole di nuova formazione. Pensiamo anche al cosiddetto cerchiobottista, cioè la persona che evita di compiere una scelta decisa.
Anche questa spesso è una caratteristica che si addice a molti politici. Deriva dal detto dare un colpo al cerchio e uno alla botte. I politici in effetti spesso si comportano in modo da non scontentare nessuno, per non perdere voti e sostenitori. Allora una volta sostengono le idee di una certa parte della popolazione e altre volte le idee di un’altra parte, anche se sono opposte tra loro. Non si capisce mai da quale parte stanno i cerchiobottisti.
Si dice così perché una volta esisteva il mestiere del bottaio, che costruiva le botti, che servono a contenere vino o olio.
Quando costruiva la botte, che è fatta di legno con dei cerchi di metallo, il bottaio, per fare bella tonda la botte, alternava delle martellate un po’ sul cerchio di ferro e un po’ sul legno, per non fare troppo male all’uno e all’altro.
Quindi dava una botta al cerchio di ferro e poi alla botte di legno. Un simpatico modo di dire che si addice molto ai politici che cercano di barcamenarsi tra una posizione politica e l’altra.
Barcamenarsi come verbo esprime ugualmente quest’idea di cercare di cavarsela in qualche modo in situazioni difficili, e spesso si usa quando nelle difficoltà si cerca di sopravvivere, ma si può usare anche quando si cerca di evitare di assumere una posizione che possa compromettere i propri interessi. Simile anche a destreggiarsi, di cui ci siamo già occupati.
I cerchiobottisti, politica a parte, si trovano sempre in una situazione da dover gestire quando ci sono interessi opposti e quindi è normale che se ne parli spesso in politica, ma volendo si potrebbe uscire da questo contesto.
In merito al malpancista, invece, potete usare questo appellativo solo parlando di politica.
Torniamo dunque ai malpancisti, cioè a coloro che hanno il mal di pancia.
Ma in che senso?
Forse i politici mangiano pesante?
Forse, questo è vero, qualcuno mangia troppo, ma non è questo il problema.
Sapete che il mal di pancia viene quando qualcosa non funziona allo stomaco, specie nella digestione.
Qui casca l’asino! Infatti tra le cose che non si possono digerire ci sono anche le decisioni politiche.
Esiste infatti la cosiddetta “linea di partito” , che rappresenta il programma o il piano politico da perseguire secondo le idee del partito in questione, quindi gli obiettivi da raggiungere. Questo perché ogni partito ha una sua visione, identità, linea o finalità politica di interesse pubblico ovvero relativa a questioni fondamentali circa la gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici o particolari.
Ma non tutti sono completamente d’accordo su tutto. Allora potrebbe crearsi del malcontento tra i politici, una insofferenza, un fastidio, un malumore.
Se poi questi politici sono un gruppo numeroso, che possono creare problemi, queste persone vengono etichettate con il termine malpancisti, cioè coloro che non si trovano in sintonia con la direzione del partito in merito ad alcune scelte.
Spesso sono sempre le stesse persone i malpancisti, perché si creano dei cosiddetti “schieramenti” , dei gruppetti di parlamentari o senatori, chiamate anche “fronde” all’interno dello stesso partito, che sono rappresentati in genere da un solo personaggio in particolare che dunque li rappresenta.
Vediamo qualche esempio:
La fronda malpancista del Partito democratico si oppone alla riforma della giustizia.
I malpancisti del centro destra, col loro atteggiamento di dissenso, fanno arrabbiare il loro capo.
L’Italia vota il green pass, nonostante i malpancisti.
Malumori nella Lega: i malpancisti sono contrari alla linea del presidente Draghi ma alla fine si adeguano
I malpancisti solitamente non si spingono fino al palese dissenso, non votano contro, però comunque si fanno sentire e cercano spesso di ottenere qualcosa in cambio per farsi passare il mal di pancia: una promessa su una futura legge ad esempio, e in generale cercano di far passare la loro linea almeno su alcuni punti.
Ci vediamo al prossimo episodio sulla politica italiana.
Vi capiterà spessissimo di sentir parlare di Palazzo Madama.
Palazzo Madama è l’edificio sede del senato della repubblica italiana e si trova a Roma. È un edificio storico di Roma.
Sapete che il Senato della Repubblica è uno dei due organi del Parlamento, insieme alla Camera dei Deputati. È l’organo alto, cioè il più importante del sistema bicamerale.
Dove si trova esattamente? Si trova situato nella omonima piazza Madama. Anche la piazza ha lo stesso nome. Ma perché questo nome?
Madama è un termine antico che indica una signora, una donna, come si suol dire, d’alto lignaggio.
Oggi non si usa più ma in tempi ormai passati si usava per indicare le donne importanti, appartenenti a un ceto sociale elevato, un alto lignaggio, appunto.
Infatti quel palazzo è appartenuto alla famiglia Medici, un’antica famiglia italiana di origine toscana, molto importante nella storia d’Italia e d’Europa a partire dal XV secolo e fino al XVIII secolo.
In particolare in quell’edificio vi abitò Margherita d’Austria, moglie di Alessandro d’Austria. Dopo la morte del marito il palazzo fu detto “palazzo della Madama d’Austria” e successivamente semplicemente palazzo Madama.
Anche oggi spessissimo nei TG e nelle notizie anziché parlare del palazzo del senato o del senato, si parla di palazzo Madama:
Attenzione perché un palazzo Madama si trova anche a Torino, ma si tratta di un altro edificio. Anche quel palazzo comunque deve il suo nome a due nobili signore che vi hanno risieduto in passato.
L’Aula di Palazzo Madama ha approvato la legge sul green pass
La riforma della giustizia civile è approdata in aula a Palazzo Madama
La commissione Giustizia di Palazzo Madama decide di dare il via alla discussione in aula sul disegno di legge contro l’omotransfobia
Oggi a palazzo Madama si discuterà la riforma del processo civile.
Giovanni: Benvenuti in questo episodio dedicato al linguaggio della politica.
Ogni volta che si parla di elezioni del presidente della repubblica italiana, si parla del famoso semestre bianco.
Sapete che il presidente della repubblica, anche detto “Capo dello Stato” oggi è Sergio Mattarella.
Ebbene, il Presidente della Repubblica è eletto ogni sette anni e che essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.
Ma che cos’è il semestre bianco del presidente della repubblica?
Sapete che un semestre è un periodo di sei mesi.
Due mesi si chiamano bimestre.
Tre mesi trimestre
Quatto mesi quadrimestre
Cinque mesi pentamestre
Sei mesi semestre
Come ho detto ogni sette anni ci sono le elezioni del presidente della repubblica. In questo caso si parla di settennato.
Il “mandato” del presidente dura quindi sette anni. Il “settennato“, è come il biennio (che dura però due anni), il triennio (tre anni), il quadriennio (4 anni), il quinquennio (5 anni), sessennio, settennato, eccetera. Il settennato è pertanto un periodo che dura 7 anni.
In realtà si dovrebbe chiamare “settennio“, (e così infatti si chiama nella lingua italiana un periodo di 7 anni) ma la durata del mandato del presidente della Repubblica oramai viene chiamato “settennato“, come a voler coniare un periodo che è solo relativo al mandato del Presidente della Repubblica italiana. Probabilmente deriva dal francese. Infatti fin dalla costituzione del 1875, il capo dello Stato durava per sette anni: septennat è il termine usato in francese divenuto poi quello abituale parlando della prima carica dello Stato..
Gli ultimi sei mesi del mandato settennale sono chiamati appunto “semestre bianco“. È quindi la parte conclusiva del mandato settennale del presidente della repubblica.
Ho detto mandato settennale, stavolta parlo dell’aggettivo.
Il mandato dura sette anni, pertanto è settennale.
Perché dare un nome a questo ultimo semestre? In questo periodo cambia qualcosa nei poteri del presidente. Infatti le sue prerogative subiscono delle limitazioni: in base al dettato costituzionale infatti, il capo dello stato (che in questo periodo viene detto “uscente” perché potrebbe essere sostituito una volta scaduti questi sei mesi) non può più sciogliere le camere (questo è il suo potere più grande) a meno che queste, a loro volta, non siano già entrate negli ultimi 6 mesi della legislatura.
Sciogliere le camere significa far cessare, da parte del capo dello Stato, l’attività del parlamento prima del termine della legislatura indicendo nuove elezioni. Dopo lo scioglimento delle camere, essere semplicemente non esistono più.
Ma perché ridurre il potere del presidente durante il semestre bianco?
Si vuole semplicemente evitare che il presidente della repubblica, all’approssimarsi della fine del suo mandato, potesse sciogliere le camere con l’obiettivo di far eleggere un parlamento più favorevole ad una sua ipotetica rielezione. Quindi è una precauzione.
Perché il semestre viene detto bianco? Semplicemente perché il bianco è indicativo dell’assenza di colore, così il bianco può rappresentare l’assenza di qualche altra cosa. Allora in questo caso si tratta del potere. Il suo potere più grande è quello di sciogliere le camere (la camera dei deputati e/o quella dei senatori), cosa che non può fare durante il suo ultimo semestre. ecco perché viene detto semestre bianco.