62 – Il bonifico – ITALIANO COMMERCIALE

Il bonifico

Audio in preparazione

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Bonifico. Una parola che, detta così, suona quasi rassicurante.

“Le faccio subito un bonifico”, dice il cliente con la voce calma, mentre il tuo conto resta desolatamente immobile.

Già, perché il bonifico – in ambito commerciale – è quella modalità di pagamento tanto civile, tanto moderna, tanto tracciabile… ma anche così sfuggente.

Il bonifico, in teoria, è un ordine dato alla propria banca per trasferire una somma a un’altra persona o azienda. In pratica, però, spesso diventa una promessa vaga:
“Il bonifico è partito.”
“Lo abbiamo effettuato ieri, dovrebbe arrivare.”
“Controlli meglio, forse è già stato accreditato.”

In ambito commerciale si usa con disinvoltura, come se bastasse pronunciarlo per regolare i conti.

Ma attenzione: chi lavora nel settore sa bene che i bonifici possono essere:

ordinari (quelli “normali” che arrivano in 1-2 giorni lavorativi);

istantanei (per chi non ama aspettare e ha fretta di essere pagato);

internazionali (quelli che ti fanno imparare parole nuove come Swift, Iban, commissioni estere);

Il bonifico si accompagna spesso ad altre parole del linguaggio commerciale:
beneficiario, iban, versamento, valuta, disposizione, conferma dell’accredito…
Tutti termini eleganti, tecnici, che danno un tono professionale… anche quando il saldo resta a zero.

E il dubbio ti viene: ma perché si chiama bonifico?

Forse da bonus, cioè “buono”.

O forse perché il termine “ritardifico” sembrava brutto.

Alla fine, il bonifico arriva. E con lui, il sorriso.
Ma ormai è venerdì, la fattura era scaduta da giorni, e tu hai già scritto tre mail con oggetto:
“Gentile promemoria per il pagamento” – quel capolavoro di passivo-aggressività da ufficio.

Questo era l’argomento di italiano del giorno: bonifico.
Se non altro… adesso la parola è arrivata, anche se il pagamento ancora no.

Glossario utile:

Bonifico: trasferimento di denaro da un conto a un altro.

Valuta: giorno in cui il denaro diventa effettivamente disponibile.

Disposizione di pagamento: ordine impartito alla banca.

IBAN: codice internazionale del conto corrente.

Swift: codice della banca per i bonifici internazionali.

Beneficiario: chi riceve il denaro.

Ci vediamo al prossimo episodio dedicato alla lingua italiana in ambito commerciale

Accadde il 15 luglio: scartabellare

15 luglio 2015 (scarica audio)

Trascrizione

Oggi è il 15 luglio. Esattamente questa giornata, nel 2015, nasceva il sito di Italiano Semplicemente. Un progetto nato quasi per gioco, diventato ormai… un lavoro a tempo pieno!

Per festeggiare, ho deciso di fare ordine. Ho aperto vecchie cartelle, documenti, foglietti volanti, registrazioni dimenticate. Insomma, ho iniziato a scartabellare.

Ecco, questo è il verbo del giorno: scartabellare. Un verbo bellissimo, che ha dentro il suono della carta che gira, delle dita che scorrono nervose tra pile di fogli, alla ricerca di qualcosa che magari non troverò mai. Ma la carta non è obbligatoria, anche se conferisce fascino. Si può scartabellare anche tra i file.

Dunque, ho scartabellato tra più di mille episodi, trascrizioni, bozze, idee, messaggi vocali… roba che non finisce più.

Ed è proprio mentre scartabellavo che ho trovato il primo file audio del 2015: la voce emozionata, il microfono non era male, ma l’entusiasmo abbastanza alto. Vi do il Link dell’episodio.

E così, scartabellando, ho anche ritrovato l’emozione di dieci anni fa.

Buon compleanno, Italiano Semplicemente! E grazie a chi mi ha seguito, sostenuto, corretto e… sopportato.

Scartabellare è un bel verbo. Significa sfogliare o cercare in modo disordinato o frettoloso tra documenti, carte, fascicoli o archivi, alla ricerca di qualcosa. È un verbo piuttosto informale, spesso usato con una punta di insofferenza o impazienza.
Esempi:

Ho scartabellato tra vecchi documenti per trovare la ricevuta.

Sto scartabellando tra 10 anni di episodi per fare un po’ di ordine.

Ora ho finito di scartabellare e vi auguro una buona notte.

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Anelare

Anelare (scarica audio)

Episodio n. 1197

Trascrizione

Benvenuti amici di Italiano Semplicemente. Oggi parliamo di un verbo elegante, poetico, quasi nobile: anelare.

“Anelare” è un verbo che si usa per esprimere un desiderio intenso, profondo, quasi struggente, verso qualcosa che sembra lontano, ma che ci attira con forza. Abbiamo parlato dei desideri in un episodio passato, ma non avevo parlato del verbo anelare.

Non è un semplice “volere”. Non è neppure un “desiderare”. No, anelare è qualcosa di più sottile, più viscerale, più… romantico.

La parola deriva dal latino anhelare, che significava “ansimare, respirare affannosamente”. Da qui, col tempo, ha assunto il significato di “desiderare ardentemente qualcosa, al punto da ansimare, da perdere il fiato”.

Hai presente quando si dice “non vedo l’ora”? Ecco, anelare è un “non vedere l’ora”… ma con l’anima. Tra l’altro, cosa non trascurabile, se si usa anelare non è detto che questa cosa accadrà, come quando si usa non vedere l’ora, che in genere si dice quando si aspetta con ansia un evento positivo già in programma, e che quindi già sappiamo che accadrà. Non è lo stesso con anelare.

Facciamo qualche esempio:

Dopo anni di lavoro in ufficio, Giulia anelava alla libertà di una vita all’aria aperta in un’isola sperduta.

Non era solo un desiderio: era un sogno che la consumava dentro, un’esigenza dell’anima.

Tutti aneliamo alla felicità, ma spesso non sappiamo nemmeno dove cercarla.

L’Italia intera anelava alla pace, dopo anni di guerra.


Nota bene:
Il verbo anelare regge normalmente la preposizione “a”, similmente al verbo ambire.
Anelare a qualcosa

Non si dice: anelare qualcosa – anche se a volte può capitare nella lingua poetica o letteraria, ed anche a noi comuni mortali.

C’è qualcosa che tu aneli nella vita?

O meglio: c’è qualcosa a cui aneli nella vita?

Una meta, una persona, una condizione?

Prova a usare questa parola al posto di “desiderare”, e vedrai che effetto fa.

In definitiva, anelare è un verbo da usare quando vuoi dare forza, intensità e un tocco poetico ai tuoi desideri. È come dire: “Io non mi limito a volere… io anelo!”

Adesso, prima di ripassare, mi rivolgo a tutti i visitatori che anelano a diventare membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Spedite la vostra richiesta compilando il form sul sito e il vostro desiderio verrà esaudito.

Edita:
Io, sinceramente, anelo a una vita semplice, senza l’andirivieni degli imprevisti e dei teatrini che imperversano quotidianamente in questo ufficio… altro che carriera!

Sofie:
Gira gira, si finisce sempre lì: ci danniamo l’anima per fare il minimo sindacale, mentre dalle alte sfere continuano a inoltrare direttive a dir poco gravose, senza manco badare alla realtà.

Anna:
Con tutto che uno cerca di mostrare gli attributi e tenere botta, ma poi basta un qui pro quo e succede un casino!

Marcelo:
Io anelo a una scuola in cui non si debbano ogni volta appianare le controversie tra genitori a colpi di whatsapp inviati nottetempo

Karin:
A me invece basterebbe non ricadere nella solita velleità del cambiamento per forza: ogni riforma è un’involuzione, e noi qui a crogiolarci nel nostro orticello, mentre il mondo va allo sbando.

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Accadde il 12 luglio: le intemperie

12 luglio 1943 (scarica audio)

Trascrizione

Il 12 luglio 1943, durante la Seconda guerra mondiale, la bellissima città di Agrigento fu colpita da un bombardamento anglo-americano devastante.

In quella giornata, le bombe piovvero sulla città come una grandinata d’odio e fuoco, lasciando dietro di sé oltre 300 morti e centinaia di feriti. Le case, le strade, la vita stessa degli abitanti furono travolti.

Ecco: se pensate alla parola intemperie, forse vi vengono in mente pioggia, neve, vento, temporali.

Tutti fenomeni atmosferici che possono danneggiare cose e persone.

Ma c’è un senso più profondo, più simbolico.

Quel giorno, possiamo dire certamente ad Agrigento, la popolazione fu esposta alle intemperie della guerra.

In questo caso possiamo dire che questo è un eufemismo, ma è interessante notare che questo è un termine molto adatto per essere usato in senso figurato.

Es:
Per anni sono stato esposto alle intemperie della vita.

Nella città colpita dal terremoto ci saranno 2 giorni di festa per dimenticare le intemperie del presente.

Un termine abbastanza generico, se vogliamo, ma molto adatto proprio per questo per indicare le difficoltà, gli ostacoli, le divergenze, anche di opinioni, che spesso causano guai di diverso tipo.

La parola significa “cattiva mescolanza”, almeno nelle sue origini latine, e indica uno “squilibrio” di elementi naturali come caldo e freddo, secco e umido. Si usa sempre al plurale ed è un termine femminile.

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Il coccolone

Il coccolone (scarica audio)

Episodio n. 1196

Trascrizione

Oggi voglio parlarvi di una parola curiosa, familiare e vagamente spiritosa: coccolone.

Il coccolone, nel linguaggio colloquiale italiano, è un modo colorito e informale per indicare un malore improvviso, spesso serio, come un infarto o un ictus. Non è un termine medico, anzi, ha un tono quasi ironico o affettuoso, ed è spesso usato per sdrammatizzare una situazione potenzialmente grave. A volte si usa il termine “colpo” o “sincope“.

Ad esempio, se qualcuno riceve una brutta notizia all’improvviso, si potrebbe dire:

Quando ha visto la bolletta della luce gli è venuto un coccolone!

Quando ho vista la mia ex alla stazione mi è preso un colpo/una sincope!

Ovviamente, se uso la parola coccolone, non è affatto detto che la persona sia davvero finita in ospedale, ma si vuole esprimere lo shock e il disagio provato in quel momento.

Oppure:

Appena ha scoperto che il figlio aveva preso 4 in matematica, ha rischiato il coccolone!

Anche qui si tratta di una reazione esagerata, magari teatrale, ma in senso scherzoso.

In altri casi, però, si può usare anche con un tono più serio, magari accompagnato da un aggettivo:

Mi hanno detto che al nonno è venuto un coccolone stanotte, ma ora sta meglio.

In questo caso, il termine indica un vero e proprio problema di salute, anche se il tono resta meno crudo rispetto a dire direttamente “infarto” o “ictus”.

Insomma, il coccolone è una parola che sta a metà tra la comicità e la preoccupazione, ed è molto usata nel parlato italiano, soprattutto in contesti informali o familiari. Si capisce facilmente dal tono con cui viene detto se si sta scherzando o meno.

Forse è bene chiarire, prima di passare al ripasso del giorno, che il coccolone in questi casi non ha niente a che vedere con le coccole, sia chiaro. In altri casi possiamo dare del coccolone o coccolona a una persona che ama le coccole, ma bisogna stare attenti alla chiarezza! In questo caso è aggettivo.

Marguerite: Ragazzi, stamattina, sul treno, ho avuto un coccolone tremendo: ho letto la notizia del rincaro del carburante e adesso sto elucubrando su come farò ad arrivare a fine mese.

Albéric: Oddio, ti capisco benissimo! Anche a me frullano in testa mille pensieri su come gestire le spese con questi continui aumenti. Il mio conto in banca fa acqua da tutte le parti ultimamente.

Estelle: Già, e non c’è verso! Il governo non vuole sentire ragioni. Sembra che non si rendano conto della situazione, e ogni tanto mi viene il dubbio che facciano orecchie da mercante.

Hartmut: Eh, a volte sembra di camminare sulle uova per non far saltare tutto. Vorrei solo che qualcuno si prendesse la briga di assumere una posizione chiara e definitiva su queste questioni.

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