188 – FARSI VIVO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giuseppina: Finalmente ti fai vivo, ma che fine avevi fatto?

Questa è una frase che si sente spesso quando non si vede una persona da molto tempo: ci sono due espressioni: “ti fai vivo” e “che fine avevi fatto”. Oggi vediamo la prima espressione: farsi vivo, vivi, oppure viva e vive al femminile.

E’ una espressione informale, vuol dire farsi vedere dopo tanto temo, dare notizia di sè, e si usa “vivo” (che indica la vita) perché sembrava quasi che questa persona fosse scomparsa, ed invece è viva, “viva e vegeta” (questa è un’altra espressione tipica che si usa in questi casi). Quando una persona si fa viva si vuole dare l’immagine che, facendosi vedere, dimostra di essere viva.

Finalmente ti sei fatto vivo!

Giovanni è un po’ che non si fa vivo, ne sai qualcosa?

I miei amici si sono fatti vivi solo una volta in questi ultimi tempi!

Potete usare questa breve espressione ogni volta che qualcuno si fa vedere poco, quindi quando non si fa mai vivo.

Notate che “farsi vedere”, espressione simile,  non si usa quasi mai negli stessi contesti. Qualche esempio:

Fatti vedere domani alla riunione ok?

Poi Giuseppe è venuto? Si è fatto vedere oppure no?

Non vi fate più vedere da queste parti!

In questi tre esempi usiamo “farsi vedere” e non farsi vivi perché il senso è solo quello della presenza fisica in un posto e della vista materiale. Quando invece volete sottolineare il senso del tempo eccessivo che è passato, o il senso di scomparire, allora meglio usare “farsi vivo“.

Fatti vivo domani alla riunione ok? (cioè: non scomparire, cerca di dar notizie di te)

Poi Giuseppe è venuto? Si è fatto vivo oppure no? (un po’ dura e severa come frase)

Credo di essermi spiegato abbastanza bene, ora ascoltiamo un breve dialogo per non dimenticare le espressioni precedenti:

Ulrike (Germania) e Andrè (Brasile):

U: Ciao André, ti gira bene? Senti, non voglio incalzarti, ma è un bel po’ di tempo che non ti vedo nel nostro corso di Yoga. Mi manchi.

A: Hai ragione Ulrike, ma non me la sentivo proprio. Avevo sentore che l’allenatrice mi avesse preso di mira, ragion per cui mi ero messo da parte.

U: Hmm.. può darsi André. Probabilmente non le piaceva il tuo fare da spiritosone, forse nella sua mente paventava la possibilità che lei fosse oggetto di ilarità da parte tua per via della sua zeppola.

A: Pensi…? Beh, del suo modo di parlare non me ne frega proprio, anzi, ti dirò che ha perfino un certo non so che. Ma non vedo come possa calmarla, sembra davvero una persona da prendere con le molle.

U: Comunque sia André, torna alla carica e metti a posto la situazione, altrimenti finirai nel mio di mirino.

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Giovanni: L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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187 – ALL’INSEGNA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Sapete cos’è un’insegna?

Non parliamo del verbo insegnare, anche se l’origine è la stessa, ma del simbolo. Infatti l’insegna, tra i vari significati, è un simbolo, rappresenta qualcosa.

Se dico il termine “insegna” un qualunque italiano pensa subito alle insegne stradali, alle insegne luminose dei negozi. Una insegna indica qualcosa, servono a questo le insegne stradali, cioè i cartelli stradali, e servono a questo anche le insegne dei negozi, dove c’è scritto il nome del negozio o la tipologia:

Farmacia, ferramenta, Alimentari ad esempio.

Anche l’insegna del wc, che può anche essere luminosa.

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Un’insegna – Photo by Tim Mossholder on Pexels.com

Le insegne devono essere viste e spesso sono grandi.

Oggi però vorrei parlarvi dell’espressione “all’insegna di“, che si usa sempre per indicare, ma si parla di una caratteristica, quindi non in senso materiale, come una insegna stradale. Quello che vogliamo indicare è quindi una caratteristica, una peculiarità. Può anche trattarsi di un principio, di un sentimento, di qualcosa che è da rispettare, o qualcosa a cui uniformarsi, posso anche dire che stiamo indicando una categoria in cui vogliamo rientrare o un argomento generico. Come le insegne, deve essere qualcosa di grande, qualcosa in cui si possono far rientrare altre cose. Questo è un legame con le insegne.

Vi faccio alcuni esempi:

Quest’anno si terrà una manifestazione all’insegna di Federico Fellini.

Quindi la mostra o manifestazione è dedicata a Federico Fellini, il grande regista italiano, la mostra riguarderà Fellini, tutto ciò che ci sarà nella mostra riguarda Fellini. Sto indicando una caratteristica della mostra, che quindi è all’insegna di Federico Fellini.

La mia abitazione è all’insegna di lusso e stile.

Evidentemente io abito in una casa lussuosa e con stile, questa è la caratteristica della mia casa, quindi ogni aspetto di casa mia è caratterizzato da lusso, quindi ricchezza e stile, classe, eleganza: una casa all’insegna di lusso e stile.

Ci vediamo domani tutti insieme? Sarà una serata all’insegna della nostra amicizia!

Una serata dedicata alla nostra amicizia, questa è la caratteristica del nostro incontro di domani.

Speriamo che questo nuovo anno sarà all’insegna della felicità tra i popoli.

Vedete che è una modalità abbastanza generica per indicare una caratteristica che accomuna tutti gli aspetti di qualcosa. Come un contenitore.

Vi auguro una serata all’insegna della passione!

Questo è un augurio che potete fare a due amici che si sono appena fidanzati!

Si sta augurando che la passione domini la serata, che caratterizzi tutti gli aspetti della serata!

Ed allora io vi auguro che le vostre lezioni di italiano non siano all’insegna della noia e della grammatica, ma piuttosto che siano all’insegna del divertimento e della curiosità.

Ora una bella frase all’insegna del ripasso divertente:

Emanuele (Italia)  e Doris (Austria): 

Sapete una cosa? Non voglio avere più niente a che spartire con le persone che non apprezzano le mie qualità. Da ora in poi mi relazionerò solo con coloro i quali non ho mai avuto alcun problema di sorta. Sarà una vera svolta nella mia vita! Punterò solo sui miei amici, quelli che credono in me, quelli che non mi prendono mai di mira, e se mi gira escluderò anche i miei genitori se continuano a criticarmi. Mi sfugge qualcuno forse? Ah, sì, i miei amici dell’associazione! Voi no, ovviamente: siete fatti salvi da questa mia crisi di insofferenza!

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

186 – NULLA A CHE SPARTIRE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Photo by Pixabay on Pexels.com

Oggi vediamo la frase “niente a che spartire“, che è una espressione informale che si usa in questo modo; vi faccio qualche esempio:

Io non ho niente/nulla a che spartire con te.

La tifoseria calcistica non dovrebbe avere niente a che spartire con la politica

Mio fratello non ha niente a che spartire con le amicizie di Giovanni

La stragrande maggioranza degli italiani non ha niente a che spartire con la mafia.

La mia alimentazione non non ha niente a che spartire con la dieta mediterranea

Usare nulla o niente è ovviamente la stessa cosa.

Da questi esempi si intuisce che “spartire” indichi dei punti in comune, delle affinità, delle somiglianze. Il verbo spartire in realtà, se guardiamo al suo significato, equivale a “dividere“, o anche “condividere“:

Ci dobbiamo spartire la vincita (ad esempio metà ciascuno)

Dobbiamo spartirci il guadagno

Dobbiamo fare la spartizione dell’eredità

Spartire quindi significa dividere in più parti e distribuire a più persone, come anche “ripartire“, quindi condividere qualcosa, fare delle parti, dividere in più parti.

Quindi se dico: “non c’è nulla da spartire“, significa che non c’è niente da dividere. Come se io dicessi:

Dobbiamo spartirci la torta, facciamo metà ciascuno ok?

Se non c’è nessuna torta, tu rispondi:

Non c’è nulla da spartire purtroppo, mi spiace

Il senso è chiaro, ma se dico invece:

Io non ho nulla da spartire con te

Quindi sono io che non ho nulla da spartire con te. In questo caso il senso è diverso: significa che io non voglio avere rapporti con te, rapporti di nessun tipo.

In fondo i due concetti sono abbastanza simili: se noi due abbiamo dei rapporti, allora può darsi che condividiamo degli interessi, può darsi che siamo amici, che ci piacciono le stesse cose, che frequentiamo gli stessi ambienti, che abbiamo le stesse amicizie o che addirittura condividiamo alcune cose, ci spartiamo delle cose, come fanno gli amici.

Capisco che i due significati si possano facilmente confondere, ma è per questo che esiste l’espressione “non avere nulla a che spartire“, quindi “da spartire” diventa “a che spartire”, e questo si usa non per condividere qualcosa, per dividere in parti, ma per indicare l’assenza di rapporti personali. Si parla prevalentemente di relazioni umane.

Quindi la frase:

Io non voglio avere rapporti con te (relazione umana)

può diventare:

Io non voglio avere nulla da spartire con te

O ancora meglio:

Io non voglio avere nulla a che spartire con te

C’è la volontà di porre delle distanze, di separare: noi non siamo simili, noi non condividiamo nulla, non ho nulla da condividere con te, nulla “a che spartire” con te.

Si usa spesso anche “nulla a che fare“, ma “nulla a che fare” si usa prevalentemente per indicare l’assenza di coinvolgimento, quindi non ci sono questioni legate a rapporti personali. Usare fare o spartire di conseguenza dipende da questo.  “Spartire” però spesso si usa anche al di fuori delle relazioni umane come abbiamo visto all’inizio. Infatti negli esempi iniziali in molte occasioni si può usare anche il verbo fare.

Non ho nulla a che fare con il furto nella tua casa (cioè: io non c’entro nulla, non sono coinvolto). C’è solo una persona: io! Meglio usare “fare”.

Tu non hai nulla a che spartire con Francesco (tu e Francesco avete interessi diversi, vivete in due mondi diversi ecc). Qui ci sono due persone, quindi relazioni umane. Meglio usare “spartire”.

Maria non ha nulla a che fare con il furto della mia automobile (quindi Maria non c’entra, non è coinvolta nel furto). C’è solo Maria. Meglio usare “fare”.

Notate una cosa: la pronuncia di “nulla a che fare” segue la regola del rafforzamento, quindi si pronuncia con due “ci” e due “effe”: “accheffare”. Ora una frase di ripasso:

Lia (Brasle) e Doris (Austria):

Per ascoltare una frase di ripasso non bisogna terminare anzitempo l’ascolto degli episodi di questa rubrica. Coloro che non hanno pazienza non avranno alcun miglioramento di sorta nel loro italiano. Meglio allora arrivare fino alla fine, no?

 

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185 – SORTA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Che sorta di episodio sarà mai questo? Di cosa si parlerà in questo 185-esimo episodio? Se è sorta questa domanda da parte vostra, io sono qui proprio per questo.

Il termine sorta nella lingua italiana si usa in due modi diversi. Il verbo sorgere lo conoscete?

Ci sono pochissime cose che possono sorgere: il sole sorge tutte le mattine  poi la sera tramonta.

Al passato posso dire che il sole è sorto,  al maschile quindi.

Anche i dubbi possono sorgere, perché sorgere è simile a nascere. I dubbi al plurale, il dubbio al singolare. Ancora maschile, come il sole quindi. Ancora una volta al passato dico: il dubbio è sorto.

Al femminile sorta, posso usarlo con le domande o con le questioni. Domanda è femminile. Anche questione (la questione).

Es:

La questione è sorta stamattina.

Nel senso di: la questione è uscita fuori, è emersa, è nata stamattina.

La domanda è sorta da una mia coriosita.

Ma usare “sorta” in questo modo, usando il verbo sorgere, non è la cosa che mi interessa oggi.

È interessante invece notare che “sorta” è come specie, tipo, tipologia, ma si usa in caso di meraviglia, di stupore:

Che sorta di parola è questa?

Che domande fai? Che sorta di domande sono?

È come dire: che domanda è questa? Che parola è questa? Se uso “sorta” nella domanda  aggiungo meraviglia, incredulità, stupore.

Quando non si fa una domanda, ma quando si dà una spiegazione, quando si fa una descrizione o si dà una risposta, posso usare ugualmente “sorta“, ma solo quando voglio essere generico, quando voglio indicare una caratteristica generica, come se non mi venisse in mente una parola migliore, una più adatta diciamo.

Es:

Federico Fellini è una sorta di genio del cinema.

La rubrica due minuti con Italiano Semplicemente è una sorta di “corso di italiano in pillole” per studenti di livello intermedio.

Eccetera.

Insomma Fellini è una specie di genio del cinema, come vogliamo chiamarlo?

E questa rubrica a cosa serve? Serve a migliorare l’italiano, quindi è una specie di corso, una sorta di corso, ma non esattamente, perché non è un corso classico di lingua italiana dove si insegna la grammatica italiana.

E’ interessante poi (e qui termina l’episodio) che il termine “sorta“, se mettiamo “di” davanti, diventa “di sorta“.

Questo “di sorta” si utilizza se vogliamo dire “di nessun tipo“, è solamente un po’ più formale.

Es: tra il mio lavoro e il tuo non ci sono differenze di sorta

Cioè non ci sono differenze di nessun tipo: si tratta dello stesso identico lavoro.

Giovanni se n’è andato senza dare spiegazioni di sorta.

Quindi non ha dato nessun tipo di spiegazione.

Il software ha funzionato perfettamente, senza problemi di sorta

Quindi senza problemi di nessun tipo.

Si tratta sempre di frasi negative.

Ora ascoltiamo una frase di ripasso:

Queste frasi sono veramente una svolta per non dimenticare vero?

Infatti, si impara velocemente, ma quando potremo dire di essere a cavallo?

Ci siamo già credo, ragion per cui basta continuare così: impariamo velocemente e al contempo ci divertiamo .

Dici che abbiamo svoltato? Dici che non esiste un metodo migliore di questo?

Credo di sì, ma ora come lo vedi un bel caffè?

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184 – SVOLTARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ieri parlando dell’espressione “essere a cavallo” abbiamo parlato di svoltare, un verbo che si usa in diverse occasioni. Una di queste ha un significato simile a essere a cavallo. Pensate alla strada quando si è in macchina e ad un certo punto bisogna svoltare a destra oppure a sinistra. La nostra strada, quando c’è una svolta da fare a destra o sinistra, cambia direzione.

Svoltare a destra dopo il semaforo 🚦

Adesso bisogna svoltare a sinistra.

Vai avanti e poi svolta l’angolo a destra

Ma una strada e un libro sono simili alla vita. Ed allora in senso figurato, questo cambio di direzione, questa svolta, può indicare un qualsiasi grosso cambiamento in senso positivo.

Ho passato l’esame, ho svoltato!

Abbiamo svoltato! Con questa vittoria abbiamo proprio svoltato!

Davvero sono arrivato primo al concorso? Una vera svolta, che svolta!!

La promozione avuta al lavoro mi ha fatto svoltare la carriera, una svolta decisiva.

Il matrimonio con il principe è stata una una svolta nella vita della ragazza.

Insomma è sempre un cambiamento radicale, un grosso cambiamento, sempre in meglio.

Svoltare” ha un uso informale, mentre il termine “svolta” si può usare in ogni contesto.

Ora una breve frase di ripasso. Queste frasi vi aiuteranno sicuramente a svoltare con l’italiano.

Khaled (Egitto): Stasera andiamo al ristorante, ok? Ho trovato un posto veramente in! Fidatevi di me.
Lejla (Bosnia): Ah, allora siamo a cavallo!
Khaled (Egitto): fai la spiritosa? Ho sempre trovato bei posti, fatto salvo quella volta che ci hanno dato cibo un po’ andato !
Lejla (Bosnia): ti sfugge anche quando ci hai portato in quel locale dove quei ragazzi ci avevano preso di mira e ci hanno dato fastidio!
Doris (Austria): ok non litigate adesso. Nulla quaestio se decido io?

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Camille (Libano 🇱🇧)

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