Si vede che
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episodio 1291
Trascrizione
Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente, parliamo di un’espressione semplicissima ma molto usata dagli italiani: “si vede che”. La potete usare praticamente in qualunque discorso stiate facendo.
La prima situazione è quella più facile: vedo qualcosa e lo noto.
Per esempio, guardo una persona e le dico:
“eh, si vede che sei stanco.”
Hai le occhiaie, le borse sotto gli occhi, sbadigli… insomma, la stanchezza si vede proprio.
Posso dire anche:
“Si vede che sei preoccupato.”
“Si vede che sei dimagrito.”
“Si vede che ti sei allenato.”
In questo caso “si vede che” significa più o meno “si nota che”, “è evidente che”. Ha quasi sempre a che fare con la vista, con quello che vedo. Faccio una deduzione da ciò che vedo. Sono sicuro però di ciò che dico perché è evidente.
Ho detto che il senso è quasi sempre legato alla vista perché posso anche dire, ad esempio:
Si vede hai studiato
In questo caso magari ti ho ascoltato e mi sono convinto di questo. Però magari ti ho anche sentito sicuro di te, non ho visto sul tuo viso segnali di preoccupazione e indecisione. Insomma la vista può entrarci ma non è detto. È semplicemente qualcosa che è evidente ai miei occhi.
Ma c’è un secondo uso, ancora più interessante.
A volte infatti non vediamo direttamente quello che è successo: vediamo, anzi notiamo soltanto degli indizi e facciamo una deduzione. Stavolta è solo un’ipotesi però mi un’ipotesi che ritengo molto probabile.
Per esempio:
“Come mai Marco è tutto sudato?”
Risposta: “mah, si vede che ha corso.”
Dunque io non ho visto Marco correre. Vedo però che è sudato e quindi faccio un’ipotesi che ritengo probabile. Non evidente ma probabile.
In questo caso “si vede che ha corso” significa qualcosa come:
A quanto pare ha corso
Probabilmente ha corso
Evidentemente ha corso
Deve aver corso
Quindi “Si vede che ha corso” = “Probabilmente ha corso.”
Un altro esempio:
“Perché Luca non risponde al telefono?”
Risposta: “Si vede che è occupato a fare altre cose.”
Non lo so con certezza pero. Lo deduco da quello che sta succedendo. Magari l’ha lasciato a casa ed è uscito. Magari gliel’hanno rubato, magari ha la suoneria disattivata. Chi lo sa.
Ed è proprio qui che il tono di voce diventa importante per distinguere i due utilizzi.
Se dico:
“Si vede che sei stanco.”
con tono tranquillo, sto semplicemente osservando qualcosa.
Posso dirlo con tono affettuoso:
“Si vede che sei stanco… dai, riposati.”
sto mostrando attenzione e preoccupazione. Però di fatto ho una certezza. Sei stanco e si vede chiaramente.
Ma se sto facendo un’ipotesi, uso un tono diverso.
Come mai la porta e casa è aperta?
Mah, si vede che era di fretta e non ha controllato bene.
Questo secondo utilizzo naturalmente è sempre la risposta ad una domanda di un’altra persona. Anche questo ci aiuta a capire la differenza.
Comunque anche il tono mi aiuta a capire che ciò che voglio dire è:
Evidentemente era di fretta
Con ogni probabilità è dovuto scappare di corsa. Avrà avuto un urgenza.
Questi sono due modi equivalenti che ricorderete sicuramente.
Abbiamo già visto in altri episodi come l’uso del futuro può aiutarci a esprimere qualcosa di poco certo, per esprimere un’ipotesi. Ed anche l’espressione “con ogni probabilità” non esprime una certezza assoluta, anche se ci siamo più vicini. Di certo, non ho visto nulla neanche in questo caso. Non c’era niente di evidente.
In un contesto quotidiano possiamo quindi usare tranquillamente:
“Si vede che…”
“A quanto pare…”
“Probabilmente…”
“Sembra che…”
In un contesto più formale, invece, possiamo trovare:
“È evidente che…”
“Si può dedurre che…”
“Si evince che…”
“È ragionevole ritenere che…”
Per esempio, in una relazione amministrativa è più naturale scrivere:
“Dai dati disponibili si evince che…”
“Si vede che…”
Quest’ultima è perfettamente italiana, ma appartiene soprattutto alla lingua comune e parlata.
Insomma, ricordate due idee.
Si vede che sei stanco: lo noto direttamente. Per me è evidente.
“Si vede che hai dimenticato le chiavi”: non ti ho visto, ma lo deduco da qualche indizio. Spesso anche la nn logica è il contesto ci aiutano.
E poi c’è una terza cosa da ricordare: il tono: convinto se c’è evidenza, certezza, mentre è dubbioso se si tratta di una deduzione personale.