Il linguaggio della burocrazia: il totem e l’eliminacode

Il linguaggio della burocrazia: il totem e l’eliminacode

Episodio n. 1

Audio in registrazione

Trascrizione

Benvenuti a una nuova rubrica di Italiano Semplicemente: Il linguaggio della burocrazia.

Chi vive o trascorre un periodo in Italia, prima o poi, deve avere a che fare con un ufficio pubblico: il Comune, l’ufficio postale, l’ASL, la Questura, l’Agenzia delle Entrate…

E spesso non è la lingua italiana il problema principale, bensì il linguaggio burocratico.

In molti episodi passati abbiamo già incontrato parole ed espressioni tipiche della pubblica amministrazione tipo Brevi manu, tanto per fare un esempio.

Con questa nuova rubrica, però, faremo qualcosa in più. Non ci limiteremo a capire il significato delle parole: vedremo anche come funzionano le procedure, quali documenti servono, come richiederli e come risolvere i problemi più comuni quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione italiana.

Cominciamo da uno strumento che oggi si trova praticamente ovunque: il totem.

Il nome deriva dai grandi pali scolpiti delle popolazioni indigene del Nord America. Oggi, per estensione, un totem è qualsiasi struttura verticale ben visibile che fornisce informazioni o permette di svolgere un servizio, come quello che troviamo all’ingresso di un Comune o di un ufficio postale.

Guardando le fotografie che vi mostro, potete vedere un totem presente all’ingresso di un ufficio comunale di Roma.

Questo specifico totem lo si trova anche in moltissime ASL, ospedali e altre sedi comunali, ma in generale in numerose amministrazioni locali italiane.

A cosa serve?

Il totem serve a gestire le code. Dunque è utile quando tante persone si trovano in ufficio in attesa di essere ricevute. Si mettono in fila creando così una coda.

Sono dotati di schermo touch screen e permettono all’utente (cioè ai cittadini) di selezionare il servizio desiderato, prendere il ticket ed essere indirizzato allo sportello corretto. Spesso sono anche integrati con App per mettersi in coda virtualmente da casa.

Prima di parlare con un impiegato bisogna quasi sempre effettuare il check-in, identificarsi ad esempio con la tessera sanitaria (come quello dell’immagine) oppure inserire il codice fiscale o mostrare un codice a barre e poi ottenere un numero eliminacode. Questo descrive la procedura con un totem; almeno questo è ciò che accade nelle città.

Nei piccoli comuni invece le cose sono normalmente più semplici. Basta arrivare e mettersi in fila.

In questi casi invece, solo quando il proprio numero compare sul display o viene annunciato con un messaggio, ci si può avvicinare allo sportello indicato. Gli sportelli sono numerati normalmente: sportello 1, sportello 2, eccetera.

Osserviamo ora alcune parole interessanti che leggiamo sullo schermo.

Appoggiare la tessera sanitaria significa semplicemente posarla, metterla fisicamente sul lettore elettronico. Così sarete identificati.

Il lettore è il dispositivo che legge la tessera attraverso il codice a barre.

Effettuare il check-in, come in aeroporto, significa registrare il proprio arrivo, cioè dichiarare che siete arrivati. Qui però c’è la fila. È un po’ come dire: Sono qui, quand’è il mio turno?

Lo sportello è il banco dove l’impiegato riceve il pubblico. Dietro ogni sportello c’è un addetto comunale o comunque un impiegato pubblico, una persona che vi assisterà ad ottenere ciò che vi occorre.

Il turno è il momento in cui tocca a voi essere serviti.

Sul totem leggiamo anche: appoggia la tessera nell’apposito lettore.

Apposito è una parola molto usata nella burocrazia. Significa “destinato proprio a quello scopo”. In pratica, “l’apposito lettore” vuol dire “il lettore previsto per leggere quella tessera”, ma la burocrazia preferisce una formula più astratta.

Possiamo al numero elimina-code.

Il numero elimina-code è il numero progressivo che permette di essere chiamati nell’ordine di arrivo. È il in numero scritto sul foglietto che esce dal totem.

“Elimina-code”, che possiamo scrivere con un trattino o tutto attaccato, è una parola molto usata in Italia, anche se è un termine composto relativamente recente. Può indicare due cose:

Il sistema eliminacode, cioè l’insieme del totem, del display e del software che organizza la fila.

Oppure Il numero eliminacode, cioè appunto il biglietto numerato che si prende all’ingresso.

Nella foto, infatti, si legge:

Munirsi di numero eliminacode

Qui eliminacode funziona come aggettivo e specifica il tipo di numero.

Dunque la coda è la fila di persone in attesa, mentre eliminare la coda non significa far sparire le persone, e in effetti il nome “eliminacode” è alquanto ottimistico. Significa invece eliminare la confusione e organizzare l’attesa, oltre che eventuali litigi tra utenti.

Da qui nasce il sostantivo eliminacode, cioè il sistema che gestisce le file.

In italiano esistono molti nomi composti simili: apriscatole, portacenere, salvagente, parabrezza, eccetera.
Sono tutti nomi formati da un verbo e un sostantivo.

Prendi l’eliminacode all’ingresso.

Hai preso l’eliminacode?

Mi serve l’eliminacode per fare il certificato.

Il foglietto che esce dal totem, molto spesso viene anche chiamato con il termine “numeretto” che però è generalmente il nome di un semplice foglietto con un numero. Non c’è bisogno del totem per avere un numeretto.

Attenzione però! A volte prendere l’eliminacode non basta.

In molti uffici pubblici, specialmente nelle grandi città come Roma, il numero di pratiche che un impiegato può gestire in una giornata è limitato.
Succede spesso che, pur arrivando prima della chiusura, l’impiegato allo sportello vi dica: “Spiacente, abbiamo terminato i numeretti” (oppure: “I numeretti sono finiti”).

Cosa significa? Che per quel giorno non possono accettare altre richieste. Ecco perché, come dicevo, verificare se è possibile prenotare online è sempre la scelta più saggia per evitare di fare un viaggio a vuoto. Oppure si va di persona, fisicamente, la mattina presto a prendere il numeretto, cioè a prenotare il proprio turno.

È tutto per questo primo episodio della rubrica “il linguaggio della burocrazia”. Nel secondo episodio vedremo cosa sono gli “estratti“.

Ricordo a tutti che diventando membri della nostra famiglia di italiano semplicemente potrete avere tutti i file audio anche di questa nuova rubrica e l’accesso a tutti gli episodi del sito.

A presto.

Esame cils b1

Il numeretto

Il numeretto (scarica audio)

Episodio n. 1199

Trascrizione

Benvenuti amici di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di numeri. Per essere più preciso, vi parlo di un numero particolare, il famoso numeretto.

Si tratta del diminutivo di numero? Parliamo di questo?

Letteralmente sì, il numeretto è un numero piccolo, ma nel linguaggio comune, in Italia, quando si parla di numeretto non ci si riferisce quasi mai a un numero matematico, bensì a un piccolo bigliettino, generalmente di carta, su cui è stampato un numero.

Il contesto tipico?

Avete presente quando entrate in un supermercato, nel reparto salumi, formaggi o gastronomia

Davanti al banco c’è una macchinetta. No, neanche questa è una piccola macchina…

Comunque sia, si preme un pulsante su questa macchinetta, e zac!, esce un foglietto con un numero. Ecco: quello è il numeretto. Spesso più che il pulsante si strappa il numeretto.

Il numeretto serve per stabilire un ordine di attesa, per evitare discussioni tra i clienti su chi fosse arrivato prima.

Infatti, grazie al numeretto, si sa subito a chi tocca essere servito: basta guardare il display luminoso (o ascoltare la voce dell’addetto) che annuncia “numero 48!”.

Quindi il numeretto non è importante per il valore numerico in sé, ma perché identifica la nostra posizione nella fila.

È un oggetto piccolo, ma molto utile, e in certi contesti è quasi sinonimo di “diritto di essere serviti” in ordine.

Il termine è usato anche in senso figurato, a volte con un po’ di ironia:

“Qui ormai per qualsiasi cosa bisogna prendere il numeretto!”
per dire che bisogna aspettare a lungo, come se si fosse al banco del supermercato.

Un’immagine che potete associare al numeretto è proprio quella di una fila ordinata di clienti, ognuno con il suo bigliettino in mano, in attesa che arrivi il proprio turno.

Esempio di uso:
Siamo arrivati al banco dei salumi, ma c’è tanta gente.

Hai preso il numeretto cara?

Sì, abbiamo il 72, e stanno servendo il 48…. meglio se ci mettiamo comodi…

Dunque, il numeretto è un piccolo numero che, per magia organizzativa, riesce a trasformare una folla confusa in una fila ordinata, sempre che non arrivi il cliente con un numero passato che dice:

Il 21 è stato già servito?

Siamo al 48 signore!

Scusate mi ero distratto un attimo!

Adesso ripassiamo un po’.

Per farlo, simuliamo un dialogo alla cassa di un supermercato.

Marcelo: Chiedo scusa, non che io abbia fretta, ma potete farmi passare? Ho solo questa bottiglia.

Anna: eh no! Si fa presto a dire “fatemi passare”. Ma la fila è questa e si rispetta.

Christophe: Ah, ben detto! Sono qui da un quarto d’ora, e non mi sconfinfera proprio l’idea che tu mi passi avanti.

Julien: Ma a che pro dovremmo farti passare? Se tutti pensassimo come te, non esisterebbe proprio la fila.

Marcelo: Che esagerazione! Non volevo sollevare un polverone!

Karin: Tu stai solo cercando un espediente per saltare la fila. Questo fa molto italiano.

Sofie: ma no, quale italiano d’Egitto, è una questione di principio, ragazzo, cerca di capire. Ci sono poi tanti furbetti che amano le. scorciatoie. Personalmente, Ne ho già visti troppi, non mi sfiora nemmeno l’idea di cedere.

Anne Marie: ragazzi ragioniamo, a quest’ora avrebbe già pagato il ragazzo. Passa ragazzo, passa pure.

Ulrike: va bene dai. Almeno abbiamo fatto la nostra buona azione della giornata. Anche se, a dirla tutta, avevo una certa fretta anch’io.

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L’iter e la trafila – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 28)

L’iter e la trafila (scarica audio)

– Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni:
Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo dell’iter. Ho già accennato a questo termine nell’episodio facente parte del corso di italiano professionale dedicato alla prassi.

L’iter è però semplicemente una procedura.

Un termine che si usa spesso in politica, ma anche parlando di procedure amministrative e burocratiche.

Vi faccio alcuni esempi:

Una legge, per essere approvata, deve seguire il suo iter.Si tratta di una serie di passi che necessariamente devono essere seguiti per poter arrivare alla sua approvazione definitiva.

Nel caso di una legge si chiama iter legislativo o più specificamente procedimento legislativo. È un procedimento formale che quindi avviene attraverso varie fasi, vari passaggi. In questo caso sono la presentazione, l’approvazione, la promulgazione e la pubblicazione.

Non voglio entrare nel dettaglio ma la cosa importante da sapere è che solo una procedura politica o amministrativa può essere chiamata iter.

Se sto preparando un dolce e sto seguendo una determinata procedura, questo non è un iter.

Solitamente, proprio come qualunque tipo di procedura, si usa il verbo seguire.
Seguire un iter.
Notate che iter viene dal latino e significa viaggio, marcia e come ogni viaggio ha una destinazione.

Nel caso di iter burocratico/amministrativo, spessissimo si parla di “trafila“, che talora viene preferito all’utilizzo di iter:

La trafila amministrativa.

La trafila burocratica.

Indica sempre una serie di passaggi obbligatori, ma spesso con una eccezione negativa. Notate che nella parola trafila c’è la “fila”, e fare la fila non è sempre piacevole.

Es:

La pratica avviata per ottenere la cittadinanza italiana ha seguito una trafila molto lunga.

In questo caso avrei potuto usare anche il termine iter, trattandosi di una questione amministrativa.

In realtà il termine trafila indica più in generale una serie di prove, di difficoltà, di disavventure attraverso le quali è necessario passare per poter raggiungere un certo obiettivo. In questo caso non è opportuno usare iter.

Es:
Prima di inventare la lampadina, Edison è passato per una lunga trafila di tentativi e di insuccessi.

Anche al lavoro e nello sport, in modo simile, si usa spesso il termine trafila, per indicare il percorso lavorativo/professionale di una persona prima di arrivare a raggiungere una posizione di importante:

Es:
Vi racconto la lunga trafila che ho dovuto seguire prima di diventare il direttore dell’azienda.

La storia di Giovanni, dalla trafila tra le squadre giovanili fino all’esordio con la squadra nazionale.

Ci diamo appuntamento al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato alla politica.

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Le domande e le risposte su questo episodio sono disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

L'iter e la trafila - politica italiana

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