54 – Lo smercio e il verbo smerciare – ITALIANO COMMERCIALE

Lo smercio e il verbo smerciare

lista degli episodi di italiano commerciale

Smerciare e smercioDescrizione:

Lo smercio si riferisce all’attività di vendita o commercializzazione di beni o prodotti. Somiglia molto al termine “commercio”.

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53 – Prezzi astronomici e esorbitanti – ITALIANO COMMERCIALE

Prezzi astronomici e esorbitanti (scarica audio)


lista degli episodi di italiano commerciale

Trascrizione

Giuseppina: Questo è un episodio che più che far parte del linguaggio di un commerciante, appartiene a quello del cliente.

I clienti sono i protagonisti del famoso “Passaparola” che in ambito commerciale avviene quando i clienti soddisfatti raccomandano un prodotto o un servizio ad altre persone.

Chiaramente i clienti possono passarsi la parola anche quando non sono soddisfatti.

Uno dei motivi della loro insoddisfazione può derivare dai prezzi applicati da un esercizio commerciale.

Non andrò mai più da quel fruttivendolo! Ha prezzi astronomici!

Ci sono tanti modi per chiamare dei prezzi alti. La scelta dell’aggettivo è abbastanza vasta.

I prezzi sono definiti astronomici quando sono alti, molto alti, alti come…

Il termine “astronomico” deriva dal campo dell’astronomia, che si occupa dello studio dei corpi celesti nello spazio (che stanno molto in alto nello spazio).

Pertanto i prezzi astronomici sono prezzi altissimi, elevatissimi.

Possiamo usare diversi aggettivi più o meno equivalenti:

Prezzi “esorbitanti“, “proibitivi“, “fuori misura” o semplicemente “molto elevati” oppure che il negozio è “al di fuori della mia portata” o anche “al di fuori delle mie tasche“. In quest’ultimo caso parlo solo di me e del fatto che io non posso permettermi quei prezzi.

Con riferimento al negozio, si può dire:

Un negozio molto caro

Sono molto esosi

Il negozio potrebbe essere definito anche “costoso“.

Finora però si è parlato solo di prezzi molto alti, e spesso l’eccessiva altezza è messa esplicitamente al confronto con la qualità, che non è altrettanto alta.

Alte modalità, tipo un negozio “di lusso”, “di fascia alta” o un “negozio esclusivo“, fanno invece riferimento al fatto che si vendono prodotti cosiddetti di marca, quindi anche di maggiore qualità, anche se non è sempre detto.

I negozi “di lusso”, “di fascia alta” o “esclusivi” sono spesso caratterizzati dalla qualità superiore dei prodotti offerti, ma anche dall’attenzione ai dettagli, dall’esperienza di shopping personalizzata e anche dall’immagine di prestigio associata al marchio.

L’esclusività si riferisce al fatto che solo poche persone possono permettersi di acquistare in questi negozi, quindi sono appannaggio di una ristretta cerchia di clienti.

In qualche modo le cose esclusive tendono ad “escludere” una parte consistente della popolazione (quella meno ricca).

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

La riunione dei membri dell’associazione 2023 – PROGRAMMA E FOTO

 

Programma 24-30 giugno 2023

Associazione Italiano Semplicemente

Giorno 1: sabato 24/06/2023
– Arrivo a San Vincenti (Toscana) dalle ore 11.

– Pranzo libero

– Visita di Radda in Chianti (45 min), pittoresco borgo. Passeggiata per le sue stradine medievali, ammirazione delle viste panoramiche sulla campagna toscana 

Cena in struttura

Giorno 2: domenica 25/06/2023
– Colazione in struttura
– in piscina in struttura per un po’ di relax. Carlos, Emanuele e Giovanni giocano a fare la “morsa”
– Visita alla città di Cortona e al suo centro storico

Giorno 3: lunedì 26/06/2023
– colazione in struttura
– Visita al castello di Brolio
– Cena in struttura. Cuciniamo noi dopo aver fatto la spesa.

Giorno 4: martedì 27/06/2023
– Colazione in struttura
– Visita al centro storico di Siena e alla sua famosa Piazza del Campo
– Ritorno e cena in struttura

Giorno 5: mercoledì 28/06/2023
– Colazione in struttura
– Firenze e visita alla Galleria degli Uffizi, il Ponte Vecchio, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e la Piazza della Signoria
– Pranzo in un ristorante locale fiorentino: Trattoria dell’orto 
– Ritorno e cena “dal Bandito”

Giorno 6: giovedì 29/06/2023
– Colazione in struttura
– Visita alla città di Pienza e al suo centro storico
– Pranzo in un ristorante a Pienza: La Piazzetta
– Ritorno e cena in struttura tutti insieme.

Giorno 7: venerdì 30/06/2023
– Colazione in struttura
– Saluti e alla prossima!

52 – La formula “Soddisfatti o rimborsati” e i vizi – ITALIANO COMMERCIALE

La formula “Soddisfatti o rimborsati” e i vizi (scarica audio)

lista degli episodi di italiano commerciale

Trascrizione

Una delle frasi magiche del commercio, che trovate un po’ dappertutto è “soddisfatti o rimborsati” , che in altre lingue non ha sempre una espressione equivalente con una traduzione letterale.

Si tratta di una garanzia.

È l’abbreviazione di: se non sarete soddisfatti sarete rimborsati.

La soddisfazione è il gradimento, la compiacenza per un fatto positivo: l’acquisto.

Se l’acquisto però non ci soddisfa saremo rimborsati, cioè avremo i nostri soldi indietro.

La formula “SODDISFATTI O RIMBORSATI” garantisce infatti il cliente che effettua un acquisto, quindi spende una certa cifra col rischio che il prodotto non sia esattamente ciò che cercava, o che non soddisfi esattamente le sue aspettative.

Il cliente si sente in qualche modo anche assicurato e rassicurato contro la possibilità che il prodotto abbia vizi di fabbricazione o difetti.

In questo modo ha la facoltà di restituirlo ottenendo il rimborso dell’intera spesa sostenuta.

Allora, apriamo una parentesi sui vizi di fabbricazione.

Di solito il termine “vizi” si usa per le persone. I vizi sono l’opposto delle virtù.

Si possono definire come abitudini radicate, che provocano nelle persone dei bisogni negativi, nocivi, dannosi.

Ad esempio:

Il vizio di bere, di fumare, di giocare.

Con un senso più attenuato, può trattarsi semplicemente di cattive abitudini, di difetti, come il vizio di parlare troppo.

Per non parlare dei vizi capitali, cioè i peccati capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia.

Ma esistono anche i vizi nella vendita (o di fabbricazione) cioè dei difetti della cosa venduta che ne diminuiscono il valore o la rendono non idonea all’utilizzo.

Ci sono, oltre a quelli delle persone e a quelli di vendita, tanti altri tipi di vizi, e soprattutto questo è un termine molto usato nella giurisprudenza.

Ma restando nel mondo del commercio, i vizi di vendita, o vizi di fabbricazione sono i difetti di un prodotto che derivano da un errore nella fabbricazione.

In un negozio di abbigliamento può capitare di trovare il cartello “capi viziati” che indica dei capi d’abbigliamento che hanno alcuni vizi, cioè difetti di fabbricazione, allora vengono messi in vendita ad un prezzo più basso.

Su questi prodotti non troverete chiaramente la garanzia soddisfatti o rimborsati.

Potreste trovare anche il settore “prodotti fallati”. Stesso significato: prodotti tessili o anche altri manufatti che hanno un difetto che ne determina una diminuzione di qualità o di prezzo.

Un pantalone fallato

Una maglia fallata

Ecc.

“Fallati” significa che hanno un fallo, cioè qualcosa che non va, quindi parliamo di un difetto di fabbricazione.

La formula “soddisfatti o rimborsati” però tutela il cliente non solo contro i vizi di fabbricazione ma più in generale nella possibilità che il prodotto non sia soddisfacente.

Si tratta, lo avete capito, di un’iniziativa promozionale.

Ma si tratta anche di una norma.

Dal punto di vista normativo, ci si può avvalere del diritto di recesso o diritto di ripensamento.

Ho appena usato il verbo avvalersi, un verbo che è stato oggetto di spiegazione dettagliata nella sezione dei verbi professionali. Ci si può avvale di un diritto o di una facoltà. Non è obbligatorio pertanto avvalersi del diritto in questione. Già, perché stiamo parlando di un diritto.

Ogni consumatore se ne può avvalere per legge: è il cosiddetto “Codice del consumo”.

Ci sono comunque numerose eccezioni. Se volete approfondire la questione date un’occhiata al decreto legislativo n. 21 dell’anno 2014.

In questo modo, se siete consumatori saprete quando avvalervi del diritto di recesso e se siete commercianti conoscerete cosa comporta questo diritto del consumatore.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

51 – Il saldo – ITALIANO COMMERCIALE

Il saldo (scarica audio)

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Trascrizione

Dopo aver parlato dell’acconto, nell’episodio 28, è giunto il momento di parlare del saldo.

Abbiamo parlato giustamente prima dell’acconto che del saldo, poiché l’acconto, per definizione, si paga prima del saldo.

Parliamo di pagamenti in cui il venditore e il cliente si accordano per spezzare il pagamento in almeno due parti.

Normalmente si tratta di grosse cifre perché i piccoli importi vengono pagati in un’unica soluzione.

Si dice proprio così quando il pagamento avviene in una sola volta: il pagamento avviene in un’unica soluzione.

Quando invece non avviene un’unica soluzione ma in due o più diverse soluzioni, cioè attraverso due o più pagamenti diversi, il primo pagamento si chiama acconto, come abbiamo visto nell’episodio 28, e l’ultimo si chiama saldo.

Il termine saldo ha più significati, ma in questo caso è il pagamento di ciò che manca per completare il totale dovuto.

Con il saldo, si dice che avviene l’estinzione di un rapporto di credito. Col il saldo si estingue un debito.

Il saldo estingue il debito.

In pratica dopo aver corrisposto (cioè pagato) il saldo, non c’è più il debito.

L’acconto come detto è la parte di debito che si paga all’inizio, quindi prima della sua totale estinzione.

Il pagamento che si effettua quando si paga il saldo si chiama anche “pagamento a saldo“.che si contrappone al “pagamento in acconto”.

Oltre al sostantivo saldo, esiste anche il verbo saldare:

Saldare un conto

Saldare una fattura.

È curioso che saldare è anche semplicemente un sinonimo di pagare. Saldare il conto al ristorante, ad esempio significa semplicemente pagare il dovuto. Possiamo dire anche che saldare significa regolare una questione sospesa.

In questo modo andiamo anche al di là dei pagamenti perché “avere un conto in sospeso” si usa anche in senso figurato.

Notate che non esiste il verbo “accontare” per indicare l’atto di pagare un acconto per l’acquisto di un prodotto.

In questo caso si dice:

Pagare un acconto

Versare un acconto

Pagare in acconto

Saldare significa dunque pagare il rimanente di un conto, portando il saldo a zero. In quel momento non resta più nulla da pagare, quindi il saldo sarà pari a zero.

Quando i pagamenti sono più di due, l’ultimo pagamento si chiama comunque saldo, ma se tutti i pagamenti sono uguali, i singoli pagamenti vengono chiamati rate.

L’acconto è la prima rata e il saldo è l’ultima rata. Si parla di acconto generalmente quando i pagamenti per l’acquisto di un bene o altro sono due (come nel caso del pagamento dell’IRPEF ) e sono di importo diverso.

La differenza rispetto alle rate è però soprattutto un’altra.

Mentre le rate servono a dividere grossi importi impossibili o difficili da pagare in una sola soluzione, l’acconto solo a volte rappresenta un pagamento parziale.

In questi casi casi, il pagamento di un acconto può rappresentare una parte del totale dovuto e il saldo finale può essere pagato in un momento successivo, ma nella maggioranza dei casi il pagamento di un acconto serve a garantire una prenotazione o a dimostrare la buona fede o a finanziare i costi iniziali di processo di produzione.

Ad esempio, quando si prenota una vacanza o si effettua un ordine per un prodotto su misura, si può pagare un acconto per confermare la prenotazione o l’ordine. Così forniamo una garanzia. Tra l’altro, pagando un acconto poi è difficile che cambieremo idea.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.