Descrizione: Come descrivere il carattere di un papa?
Quali sono gli aggettivi da usare? Non si tratta, generalmente, di aggettivi usati per le persone comuni.
Facciamo allora una rassegna dei papi che si sono succeduti dal 1900 fino ad oggi e cerchiamo gli aggettivi più adatti per definirli. Da Leone XIII (1878-1903) fino a Papa Francesco.
Descrizione: sia la riconoscenza che il riconoscimento hanno a che fare con il verbo riconoscere. Vediamo le differenze con numerosi esempi.
Alla fine dell’episodio proponiamo delle frasi di ripasso degli episodi precedenti formulate e registrate dai membri dell’associazione e una breve canzone dedicata ai due termini riconoscenza e riconoscimento.
Se volete, saremo felici di avervi tra noi. Guardate tutti i vantaggi sulla paginadell’associazione.
Vi spiego l’uso figurato di questi due verbi. Vediamo tutti i verbi simili e numerosi esempi. Alla fine dell’episodio ascoltiamo una divertente canzone dedicata ai due verbi.
Alla fine dell’episodio proponiamo delle frasi di ripasso degli episodi precedenti formulate e registrate dai membri dell’associazione.
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Buongiorno a tutti. Nel linguaggio informale è molto frequente la duplicazione del verbo.
Espressioni come “dove vai vai”, “come caschi caschi bene” e “come fai fai”, ad esempio, utilizzano la ripetizione del verbo per esprimere un’idea di indifferenza riguardo al risultato dell’azione. Dunque esprimono un senso simile a “non importa”. “è la stessa cosa”, “non c’è problema”.
Vediamo alcune tra le forme più usate.
“Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è” significa che non importa in quanti siamo, non importa il numero delle persone presenti. Si potrebbe usare in una riunione, quando non si ha più voglia di aspettare i ritardatari.
Dove vai vai: Indica che non importa quale direzione o destinazione tu scelga, il risultato sarà lo stesso o comunque accettabile. Ad esempio, se qualcuno ti dice “in Italia dove vai vai, troverai sempre qualcosa di interessante”, significa che tutte le possibili destinazioni hanno qualcosa di interessante da offrire.
Come caschi caschi bene: Vuol dire che qualsiasi cosa accada la situazione sarà comunque favorevole. Ad esempio, se una persona dice “Non preoccuparti per l’ufficio in cui lavorerai, nella nostra azienda come caschi caschi bene”, intende che indipendentemente dal risultato, indipendentemente dall’ufficio in cui sarai destinato, ci saranno comunque degli aspetti positivi. Non andrà male in ogni caso.
Naturalmente “come caschi caschi male” ha il senso opposto.
Il verbo cascate qui si usa in senso figurato, per indicare una situazione in cui ci si può trovare, anche indipendentemente dalla propria volontà. Si potrebbe usare anche il verbo capitare.
Anche “Come fai fai” è molto usata. Significa che qualsiasi modo tu scelga per fare qualcosa, andrà bene. Ad esempio, “Come fai fai, andrà bene” indica che tutte le possibili modalità di fare qualcosa sono accettabili o avranno un buon esito.
Es: con un dirigente meticoloso e preciso come Giovanni, come fai fai male. In questi casi si dice anche “come fai, sbagli“.
Evidentemente a Giovanni non va mai bene nulla e si potrebbe sempre far meglio. Questo è il senso.
All’opposto, si può anche dire “come fai fai bene”.
Molto usata anche: Quando arriviarrivi: significa che non importa quando arrivi l’importante è che arrivi.
Es: Arrivo attorno alle 20 se tutto va bene, casomai ti chiamo se ritardo.
Risposta: non preoccuparti, quando arrivi arrivi, per me non è un problema.
Oppure:
Chi viene viene: indica che non importa chi viene, tutti sono i benvenuti.
Es: posso invitare due miei amici alla tua festa? È un problema?
Risposta: certo, tranquillo, per me chi viene viene, basta che ci siete anche voi.
In tutti questi casi, la ripetizione sottolinea l’idea che tutte le alternative o modalità sono equivalenti o comunque accettabili, eliminando, tra l’altro, l’ansia della scelta o del risultato.
“Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.
Questa è una celebre espressione napoletana ma che è nota in tutt’Italia. “Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto” è quasi un proverbio in realtà.
Significa che quello che è stato fatto è ormai passato e non può essere cambiato. L’espressione sottolinea l’importanza di accettare il passato così com’è, senza rimpianti o recriminazioni, e di concentrarsi sul presente e sul futuro. In altre parole, quello che è stato fatto è fatto e non si può tornare indietro. Non ha importanza se qualcuno ha più dato che ricevuto o viceversa.
Ho fatto solo qualche esempio tra i più usati, ma si possono usare anche altri verbi, a seconda della circostanza.
Es:
Con chi parli parli, tutti dicono la stessa cosa.
Qualunque cosa fai fai, non cambierà nulla
Ora una domanda potrebbe nascere spontanea: prima di questa duplicazione del verbo, ci può essere qualunque avverbio o pronome?
Funziona principalmente con termini che introducono una condizione o una modalità, come “dove”, “come”, “quando”, “chi”, e “cosa”, “qualunque cosa” che sono in grado di definire una gamma di possibilità o circostanze che come detto sono indifferenti nella nostra frase.
Es:
Dove vai vai, troverai sempre qualcosa di interessante.
Come fai fai, andrà bene.
Come caschi caschi male.
Quando arrivi arrivi, troverai tutto pronto.
Chi viene viene, sarà il benvenuto.
Cosa rispondi rispondi, sarà comunque un problema.
Qualunque cosa fai fai, non cambierà nulla.
Molti avverbi non si prestano a questa struttura perché non introducono una gamma di possibilità o non hanno il significato necessario per rendere la ripetizione del verbo logica e comprensibile.
Si può anche cambiare la persona, anche se nell’uso è meno frequente, ma dipende all’occasione:
Quando arrivate arrivate
Come facciamo facciamo
Qualunque cosa diciamo diciamo
Eccetera.
Adesso ripassiamo. Usiamo qualche espressione già spiegata per rispondere alla seguente domanda: cosa ti dà fastidio ma non l’hai mai detto a nessuno?
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Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
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Cristophe: Una cosa che mi dà suinervi è quando scrivo un messaggio ad un amico senza ricevere mai nessuna risposta.
Ho sempre pensato che fosse molto scortese. Però non ho mai osato dirlo agli amici, e ho sempre preferito soprassedere.
Anne Marie: a me dà a dir poco fastidio quando verso l’acqua nel bicchiere di una persona e mentre la verso mi dice “basta”. Cosa credi, che avrei versato tutta la bottiglia?
Ulrike: a me danno fastidio i festeggiamenti sopra le righe. La settimana scorsa ero alla festa di compleanno di Gianni, il nostro presidente per intenderci, e me ne sono andata allorché tutto il cucuzzaro era già ubriaco, tanto che le risposte avvenivano sempre a scoppio ritardato! Non èche non mi piaccia la caiprinha, ad esempio, ma di qui a dire che mi piace essere una ubriacona ce ne vuole.
Marcelo: Avete presente quando nel bel mezzo di una conversazione, d’emblée, l‘attenzione dell’altro viene catturata dallo schermo luminoso del suo cellulare? In tali casi mi taccio, aspetto pazientemente che finisca e riprendo non appena si accorge della mia reazione. Se poi questo non accade, allora mi accomiato, vale a dire alzo i tacchi e me ne vado. Non vale la pena aggiungere altro.
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Buongiorno a tutti. Il termine “paese” è all’origine dell’aggettivo “spaesato“.
Spaesato però non indica una persona senza paese, senza un paese di origine o cose del genere. Il senso è figurato infatti.
Significa visibilmente a disagio, disorientato, per una difficoltà d’ambientamento.
L’aggettivo “spaesato” quindi deriva dal termine “paese” ma una persona “spaesata” si sente disorientata, confusa, o fuori luogo, come se fosse lontana dal proprio ambiente familiare, dal proprio paese. Ecco il senso figurato.
C’è una sensazione di smarrimento o disorientamento in una situazione nuova o sconosciuta.
Vediamo qualche esempio:
Appena arrivato a Roma, Karim si sentiva completamente spaesato: troppa gente e troppo traffico secondo le sue abitudini.
Il primo giorno di lavoro, Francesca era visibilmente spaesata e doveva chiedere ai colleghi per qualunque cosa.
Durante il suo viaggio in Giappone, Paolo si sentiva spaesato di fronte alle abitudini e alle usanze così diverse dalle sue.
Alla festa, con tutte quelle persone che non conosceva, Laura si sentiva spaesata e non sapeva con chi parlare.
In ciascuno di questi esempi, “spaesato” o “spaesata” indica una sensazione di disorientamento o confusione dovuta a un ambiente nuovo o non familiare.
E interessante parlare delle espressioni del viso di una persona spaesata.
Quando una persona si sente spaesata, le espressioni del viso possono riflettere vari segni di disorientamento e incertezza.
Lo sguardo è perso. Aggettivo interessante per gli occhi.
Questo significa che gli occhi possono muoversi rapidamente in diverse direzioni, cercando punti di riferimento o qualcosa di familiare. Lo sguardo non si focalizza su nulla in particolare.
Le sopracciglia sono sollevate in segno di sorpresa o confusione.
Possono anche essere aggrottate, indicando uno sforzo per capire o per cercare di orientarsi. C’è preoccupazione.
La bocca è aperta o leggermente socchiusa, cioè leggermente aperta, mostrando sorpresa o incertezza.
Le labbra possono essere anche strette, indicando nervosismo o disagio.
La persona può guardarsi intorno frequentemente, esprimendo un chiaro segno di disorientamento.
Possono esserci segni di tensione sul volto, specialmente attorno agli occhi e alla bocca, indicando ansia o preoccupazione.
Vi capita spesso di sentirvi spaesati?
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Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Vasken: Mi sento disorientato e spaesato giorno dopo giorno perché le persone intorno a me sono ignare di ciò che sta accadendo con la politica che non approvo. Voglio andare via in men che non si dica!
Marcelo: anche a me succede qualcosa di simile! Quando nei giorni feriali mi trovo lontano da casa, nei piccoli paesini che devo attraversare per ritornare, anche a tarda notte, mi trovo con diverse macchine parcheggiate e sempre con un nutrito gruppo di giovani con la musica a tutto volume, come se battessero un tamburo! Proprio in quei momenti mi sento spaesato! So che appartengo ad un altro tempo e spazio, pazienza!
André: i giovani sono giovani da che mondo è mondo! Si sentono di fare quello che gli vieni in mente e se ne fregano degli altri. Non ne hanno per nessuno! Secondo me chiedere loro un comportamento diverso lascia palesemente il tempo che trova. Poi ci saranno pure eccezioni, ma le devi cercare col lanternino.
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