Donne e motori, gioie e dolori

Audio

Video con sottotitoli

Trascrizione

Trascrizione a cura di Shrouk M. Helmi

Buonasera amici di italiano semplicemente, oggi spieghiamo una espressione idiomatica tutti italiana, per chi non ci conosce benvenuti  su podcast di italianosemplicemente.com, livello intermedio, quindi tutti coloro che conoscono già la lingua italiana e che vogliano migliorare la loro pronuncia possono ascoltare questi podcast e ripetere l’ascolto più volte seguendo le regole di italianosemplicemente.com, che è un sito che si basa sulle regole del metodo TPRS e sulle così cosiddette 7 regole d’oro. Tra queste regole c’è l’ascolto ripetuto di una storia, e questa appunto è una storia che parla del significato di una espressione, una espressione tipica italiana che è la seguente:

Donne e motori, gioie e dolori

Non so vi sia mai capitato di ascoltare questo tipo di espressione italiana: Donne e motori, gioie e dolori che fa la rima: Come avete sentito c’è la rima: donne e motori, gioie e dolori.

La rima è quando in una frase due parole finiscono nello stesso modo, in questo caso  motori finisce con le tre lettere O-R-I come la parola dolori, quindi: donne e motori, gioie e dolori: questa è la rima, la rima è usata nella poesia ovviamente, ma a volte è usata anche nei proverbi, nei proverbi, nei modi di dire, dove appunto si usano questi  frasi  fatte  per indicare qualcosa che abbia un significato corrente, allora: Donne e motori, gioie e dolori. Spiegerò  inizialmente le parole, dopodiché passerò  alle spiegazione del significato dell’espressione e alla fine faremo qualche esempio e un esercizio di ripetizione.

Allora donne e motori: sapete cosa sono le donne, le donne sono persone di sesso femminile. A dire il vero sono le persone di sesso femminile che hanno compiuto  i 18 anni; le donne prima sono bambine poi diventano ragazze, dopodiché diventano donne: Una volta compiuto il diciottesimo anno di età.

Perché dico questo, perchè quando si dice donne e motori, gioie e dolori si fa riferimento alle donne nel loro relazionarsi col sesso maschile e questo avviene fondamentalmente durante la maggiore età, durante l’età adulta. Abbiamo spiegato il significato della parola donna, passiamo alla seconda parola motori.

I motori sono le cose che fanno funzionare gli automobili, i motori sono quel meccanisimo che fa funzionare  un’automobile, che fa funzionare un’autovettura qualsiasi, e che può essere inserito veramente anche in un aereo  o in un qualsiasi dispositivo mobile elettrico o che si alimenta con combustibile fossile, quindi il motore è quell’insieme di meccanismi alimentati  solitamente con carburante tipo benzina o gasolio, che fa funzionare un’automobile, e si sa che almeno gli italiani, gran parte degli italiani sono appassionati dei motori, appassionati di motori vuol dire avere passione per i motori cioè essere innamorati di motori. Molti italiani hanno una passione per i motori e hanno una passione anche per le donne, quindi gli uomini, le persone che di sesso maschile italiane quindi tutti gli italiani sono appassionati sia di donne che di motori.

Io non faccio parte di questa categoria di persone appassionata di motori ma faccio parte della categoria di persone appassionata di donne, quindi in questo caso  per me questo detto donne e motori, gioie e dolori non è completamente vero.

In ogni caso continuiamo la spiegazione della frase che termina  con la seconda parte della frase che è: gioie e dolori. Donne e motori, gioie e dolori: gioie è il plurale della parola gioia, gioia significa  felicità è una persona che prova  gioia, è una persona felicità,una persona che prova un sentimento di  felicità, un sentimento di contentezza, quindi la gioia è il sentimento  probabilmente più bello che esiste.

Diciamo che il fine ultimo dell’esistenza umana è la felicità, quello che conta è essere felice nella vita; la gioia invece spesso indicata come la felicità associata a un qualcosa, se qualcosa ci procura  gioia vuol dire che questo qualcosa è importante, quindi gioie, il plurale di gioia significa felicità, se una cosa ci procura gioia vuol dire con quella cosa, cioè tramite quella cosa siamo felici, siamo più contenti e queste cose sono per gli italiani maschi, gli italiani di sesso maschile, sia le donne che i motori: donne e motori, gioie e dolori.

Dolori: cosa sono i dolori? Ebbene i dolori così come gioie il plurale di gioia, dolori è il plurale di dolore. Il dolore è quel sentimento che si avverte cioè che si recepisce, ogni qual volta che ci facciamo male, che ci procuriamo del male. Se ad esempio mi faccio male ad un piede perché sbatto  il piede su una sedia o se sbatto la testa da qualche parte, avverto il dolore, avverto del dolore del piede o alla testa.

Se mi pungo con un ago avverto dolore, se mi pungo  un dito avverto del dolore, avverto il dolore al dito, quindi il dolore è un sentimento negativo ed evidentemente esiste il dolore fisico, quando mi pungo con un ago o sbatto il piede o sbatto la testa da qualche parte: questo è il dolore fisico ma esiste anche un altro tipo di  dolore: quello emotivo, il dolore quindi in generale è una parola che è utilizzata in Italia per indicare quel sentimento negativo che si avverte quando qualcosa ci fa male, ci fa male dal punto di vista fisico, ci può colpire ma ci può far male anche dal punto di vista emotivo, dal punto di vista psicologico, quindi così come ci può far male  una bastonata fisicamente ci può far male un insulto, ci può fa male anche un occhiataccia, ci può far male anche quindi un brutto sguardo da parte di qualcuno, ci può far male una brutta parola, un insulto.

Soprattutto le persone a noi più care hanno la facoltà, se vogliono, di farci del male perché evidentemente più teniamo ad una persona più diamo importanza alle loro azioni ed alle loro parole, quindi queste persone possono farci del bene ed analogamente hanno la facoltà di farci del male.

Quindi i dolori possono arrivare da qualsiasi cosa materiale o non materiale, l’importante è che ci possono fare del male in qualche modo. Quindi la frase donne e motori, gioie e dolori è una frase indicata in Italia per dire che sia le donne che i motori, cioè le automobili, che sono le due passioni, le due grandi passioni  della maggior parte degli italiani, hanno la facoltà che di farci del bene e anche di farci del male; hanno la facoltà sia di procurarci gioie che di procurarci felicità, sia di procurarci dolori sia di procurarci fastidi, di farci del male, quindi: donne motori, gioie e dolori è una frase utilizzata dagli italiani per indicare che sia le donne sia le automobili, sia i motori che le persone di sesso femminile hanno la facoltà di procurarci delle gioie cioè di procurarci felicità che di farci del male quindi di procurarci dei dolori, in questo caso non  fisici ma evidentemente  di farci soffrire  di dolori psicologici: tutto ciò che ci può fare del bene in generale è tutto ciò anche che può farci del male: questa è una regola che evidentemente vale e tutte le cose a cui noi teniamo; in Italia teniamo di più alle donne ed ai motori, di conseguenza il detto donne e motori, gioie e dolori è una frase che sintetizza le passioni degli italiani, sintetizza il fatto che gli italiani sono molto sensibili quando vengono toccati su questi due argomenti:

Date una macchina e una bella donna all’italiano medio e lui sarà felice; togliete la macchina e togliete una bella donna all’italiano medio e lui sarà infelice: Donne e motori, gioie e dolori.

Non so se questo detto (DETTO: proverbio) può essere applicato anche a persone di altre nazionalità; credo di si, in ogni caso essere passionali  come lo sono gli italiani… -almeno è quello che si dice della maggior parte degli italiani –  essere passionali  significa provare delle passioni, avere delle passioni, essere appassionati di qualcosa e quindi rendersi vulneranabili; vuol dire dare la capacità a qualcuno o a qualcosa di farti del male. Chi è vulrenabile vuol dire che qualcuno ti può fare del male; qualcuno può farti del male, la vulnerabilità è una caratteristica che solitamente è associata al sesso femminile  e di conseguenza e l’uomo, diciamo il sentimento che si avverte quando si parla di virilità cioè di essere uomini virili è quello di essere il meno vulnerabili possibili: più si è vulnerabili cioè più si è sensibili, più gli altri hanno la capacità di farti del male cioè più aumentano  i tuoi  punti deboli, e  meno si è uomini: questo almeno è il pensiero o quanto meno è stato il pensiero in passato di quello che è il concetto di virilità, di quello che è il concetto di essere “uomo” – più si è vulrenabili, meno si è uomini.

Coloro che sono vulrenabili vuol dire che sono coloro che  hanno più probabilità di essere colpiti dagli altri. che hanno più probabilità di essere “sconfitti”, se possiamo usare questo termine.
Donne e motori, gioie e dolori: possiamo fare qualche esempio di utilizzazione di questa frase. Potete ascoltare questa frase casualmente in Italia quando  due persone parlano tra loro magari davanti  ad un distributore automatico di caffè, dove molto spesso le persone parlano di queste cose; potrebbe capitarvi di ascoltarla casualmente alla radio o in televisione, in ogni caso è molto frequente l’utilizzo di quest’espressione.

Ad esempio  possiamo pensare a due persone che parlano tra loro e una di queste due persone dice all’altra di avere dei problemi sentimentali  perchè la moglie lo fa molto soffrire e nello stesso tempo, magari, dice:

Sai che cosa è successo, mia moglie mi ha lasciato e mi si è rotta anche la macchina, accidenti! Non basta che  mia moglie mi ha lasciato, ma si rotta anche la macchina!

il suo amico lo potrebbe dire:

eh! Beh, allora si sa: Donne e motori, gioie e dolori!

Quindi sia le donne che le automobili, cioè i motori  ci danno sia gioie che dolori: questo è l’unico esempio che mi viene in mente.

Ovviamente è una frase questa  che si utilizza sempre col sorriso sulle labra, è una frase che si dice sempre in maniera scherzosa, è una frase che si utilizza ovviamente in famiglia o tra amici: non credo proprio  che è una frase che possiate utilizzare in un contesto un po’ più formale  perché ovunque si parli di sentimenti, ovunque si parli di passioni, evidentemente le persone che ne parlano si conoscono molto bene, quindi o in famiglia, ossia in un contesto familiare o ci si trova tra amici. Di conseguenza  non vi consiglio di utilizzare quest’espressione in un ambiente più formale.

Okay, adesso proviamo  a fare un piccolo esercizio di ripetizione, credo che se esercizio utile per tutti coloro che stanno ad un livello non molto avanzato di conoscenza  della lingua italiana, credo sia utile perché queste persone non sono abituate a parlare l’italiano, non sono abituate ad ascoltarsi mentre parlano, di conseguenza  potrebbero non rendersi  conto  degli errori  che fanno quando pronunciano  quest’espressione.

Ci sono molte persone ad esempio  che non riescono a pronunciare le doppie consonanti, ci sono persone che hanno problemi  con particolari lettere italiane tipo la “C” o con la “Ch” magari e altre persone invece  che hanno dei problemi  più relativi  alla melodia della lingua, la melodia della lingua italiana. Quindi ci sono persone, come ad esempio gli spagnoli, che quando parlano l’italiano conservano la cadenza spagnola, cioè la cadenza o la melodia. La melodia della lingua italiana è completamente diversa dalla melodia della lingua spagnola, di conseguenza se una persona di nazionalità spagnola impara la lingua italiana e comincia a parlare l’italiano deve imparare anche la cadenza della lingua italian. Se conserva la cadenza della lingua spagnola, evidentemente, la sua comunicazione sarà molto efficace, quindi è molto importante effettuare esercizio come un esercizio di ripetizione come  questo per  capire qual’è il modo corretto di pronunciare un’espressione.

E’ anche per questo motivo  che la ripetizione è importante; la ripetizione dell’ascolto, ripetere più volte l’ascolto di un file del podcast aiuta a memorizzare  non solo le parole ma a memorizzare  anche la melodia  della lingua.
Allora cominciamo con il nostro esercizio  di ripetizione, io dirò cinque volte la frase, lascerò il tempo  a voi di ripetere: ascoltate me, provate poi a ripetere cercando di imitare il mio tono  della mia voce: non pensate alla grammatica, non pensate alle regole grammaticali perché questo non vi serve a nulla. L’unica cosa che più vi occorre  è la pazienza; ascoltare più volte e ripetere ogni volta l’esercizio.

Allora cominciamo:
Donne e motori, gioie e dolori.

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Una seconda volta: Donne e motori, gioie e dolori.

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Attenzione perchè la parola donna ha due “N” quindi non è “done” ma è “donne”.

Una terza volta: Donne e motori, gioie e dolori.

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Infine una velocità un po’ più spedita, una velocità più alta, quella che si utilizza per le conversazioni normali: Donne e motori, gioie e dolori.

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Cercate di ripetere alla stessa velocità, facciamo un’ultima volta: Donne e motori, gioie e dolori.

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Grazie amici   di aver ascoltato  questo podcast, oggi un po’ più corto del solito.

La prossima volta che registrerò un podcast  per il livello intermedio, mi occuperò in particolare di una parola o meglio di due parole molto diffuse  nel linguaggio di tutti i giorni: delle parole che derivano in realtà da una parolaccia, queste due parole sono: incazzarsi e scazzarsi. Rimanete quindi  con noi, con italianosemplicemente.com.

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Ciao amici, alla prossima.

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Ascolta la canzone di Bruno Lauzi “il poeta” e vedrai come l’espressione “donne e motori, gioie e dolori” è utilizzata anche nelle canzoni italiane:

IL POETA

Alla sera al caffè con gli amici
si parlava di donne e motori
si diceva “son gioie e dolori”
……..

 

Le espressioni sulla fortuna

Trascrizione e spiegazione

Buongiorno e grazie di essere all’ascolto di questo podcast. Per chi è nuovo e non ha mai ascoltato la mia voce, benvenuto, questo podcast è pubblicato su italianosemplicemente.com, sia in forma scritta che in versione audio. Venite sul nostro sito, unitevi alla famiglia di italiano semplicemente, mettete un “like” alla pagina Facebook, ed in questo modo Facebook si ricorderà di mostrarvi le novità di Italiano Semplicemente. Questo è un podcast per coloro che conoscono già un po’ di italiano, ma che hanno problemi di pronuncia, che magari sbagliano a coniugare i verbi e hanno in generale dei problemi di espressione verbale. Con Italiano Semplicemente imparerete la grammatica automaticamente, grazie alle sette regole d’oro, i miei consigli personali, e grazie al metodo utilizzato, che è il metodo TPRS, basato sulle storie e sulla ripetizione.

Oggi è una giornata un po’ nebbiosa a Roma, e quindi c’è un po’ di nebbia. La nebbia è quando c’è molta umidità nell’aria, molta acqua, e quindi non si vede molto bene. La nebbia è quasi come una nuvola. Solo un po’ più bassa e meno densa, meno fitta. A Roma non siamo molto abituati alla nebbia, che solitamente frequenta maggiormente il nord, il nord Italia, ma pazienza.

Oggi sono andato al lavoro con lo scooter e quindi è stato un po’ rischioso, ho corso dei rischi perché la visibilità non era molto alta, non si vedeva benissimo. Ma mi è andata bene, sono sano e salvo. Posso dire di essere stato fortunato a non fare nessun incidente, a non farmi male. “Correre dei rischi” vuol dire fare qualcosa di rischioso, fare qualche attività pericolosa, che potrebbe portare conseguenze negative. Comunque tutto bene, e a proposito di fortuna, che è l’argomento di oggi, c’è chi mi dice che sono fortunato ad abitare e vivere a Roma, perché vivo nella “città eterna”, nella città del Vaticano e del Colosseo. La città eterna è uno dei nomi con cui si indica Roma, la capitale d’italia. La città eterna perché non muore mai, perché è immortale. E’ “eterna” appunto. Roma caput mundi, si dice anche così, cioè Roma capitale del mondo, non solo dell’Italia, ma del mondo intero. Roma è bella, però per chi ci lavora, come me, a Roma, non è poi così piacevole. Roma è eterna, ma anche il traffico è eterno, ed a volte per andare a lavorare ci vuole un’eternità di tempo… poi ci sono anche altri piccoli disagi e punti negativi, come un generale nervosismo abbastanza diffuso. La gente è nervosa, ovviamente mi riferisco agli abitanti di Roma, a chi ci lavora, e non ai turisti che sono felicissimi di essere qui a Roma.

Comunque, parliamo di fortuna oggi, parliamo delle frasi sulla fortuna, ed anche di sfortuna, cioè del contrario della fortuna: la sfortuna: la malasorte.

Capita spesso di parlare di fortuna, capita a tutti anche, ma c’è chi ama parlare di fortuna e sfortuna e chi invece ama di più, cioè preferisce, parlare di fede, di fede e di azione. C’è poi chi preferisce parlare di destino. C’è invece chi parla di sorte e di malasorte.

Sono tutte facce della stessa medaglia, sono tutte definizioni simili tra loro: fortuna, destino, sorte, sfortuna, malasorte, sfiga.

Oggi quindi parliamo di fortuna. Per la fede e per il destino, evidentemente ci vuole più tempo, e dovremmo dedicare un file audio a parte a questi due argomenti.

Ascoltiamo il dialogo che segue, la storia che segue, e quindi ascoltiamo quali sono le espressioni più comuni che riguardano fortuna e sfortuna. La storia parla di una ragazza fortunata, perché sembra che all’università studi molto poco, però sembra che prenda ugualmente dei bei voti. Questa ragazza ne parla coi suoi amici.

Shrouk : Sai, ieri ho fatto un esame, ed ho preso il massimo dei voti! Ma avevo studiato pochissimo!
Adriana: Un colpo di fortuna?
Shrouk: Credo di sì, ma è la terza volta questo mese. Mi è andata sempre bene!
Yasemin: Sei nata proprio con la camicia è?
Shrouk: Beh, chi non risica non rosica!
Georgt: Questo è vero, non si tratta solo di una botta di culo!
Thiago: Però a te va sempre tutto bene, sei una ragazza baciata dalla fortuna. A me non va mai bene niente invece!
Shrouk: Diciamo che sono nata sotto una buona stella, ma stai tranquillo, la ruota gira per tutti!
Ramona: Giusto, hai ragione, la fortuna è cieca!
Thiago: Sì, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!
Jasna: Almeno l’amore andrà bene no? Il proverbio dice: sfortunato al gioco, fortunato in amore!
Thiago: Dici? secondo me sono scalognato anche in amore!
Ahmed: Beh, in amore secondo me la fortuna aiuta gli audaci!
Thiago: Sarà! Finora una sola volta ho avuto una fortuna sfacciata!
Ahmed: quando?
Thiago: quando ho vinto 1 milione di euro al gioco del lotto.
Lot-venson: che culo!

Bene, avete ascoltato quindi, Shrouk è stata fortunata. Ascoltiamo ancora Shrouk:

Shrouk : Sai, ieri ho fatto un esame, ed ho preso il massimo dei voti! Ma avevo studiato pochissimo!

Quindi Shrouk è stata fortunata perché ieri ha fatto un esame, ed ha preso il massimo dei voti, nonostante avesse studiato pochissimo. Shrouk è stata fortunata quindi, ma si può anche dire che a Shrouk “è andata bene“. Quando “ti va bene” vuol dire che sei stato fortunato. E’ la stessa cosa.

Posso dire:

  • A me è andata bene.
  • A te è andata bene.
  • A lui è andata bene.
  • A noi è andata bene.
  • A voi è andata bene.
  • A loro è andata bene.

Attenzione perché se ti va bene un esame, o qualunque altra cosa, non necessariamente sei stata fortunata. Se invece “ti è andata” bene, se ti va bene vuol dire che c’è stata la fortuna.

Ad esempio: “l’esame mi è andato bene” vuol dire che ho superato l’esame, vuol dire che sono stato promosso, che ho preso un bel voto.

Allo stesso modo “il colloquio di lavoro mi è andato bene” vuol dire che sono stato assunto, che ho avuto il lavoro.

Invece se tu mi chiedi: com’è andato l’esame? io posso rispondere “mi è andato bene”, “cioè l’esame mi è andato bene”, oppure posso rispondere “mi è andata bene”, “andata”, e non “andato”, al femminile quindi. E poi non si dice altro: mi è andata bene! Questa è una esclamazione. Non si può dire mi è andata bene l’esame, ma solamente “mi è andata bene!”. Al femminile quindi, “andata” e non “andato”.

“Mi è andata bene” vuol dire quindi “sono stato fortunato”. Quindi Shrouk avrebbe potuto dire:

“Sai, ieri ho fatto un esame, e mi è andata bene, perché ho preso il massimo dei voti pur avendo studiato pochissimo!”

Shrouk avrebbe anche potuto dire: “Ieri sono stata assistita dalla fortuna“. Questa è ancora un’altra espressione sulla fortuna.

Chi è assistito dalla fortuna vuol dire che è fortunato, è come se la fortuna fosse lì con lui, ad assisterlo. Lui è lì, e la fortuna è lì con lui, che assiste, cioè che ha cura di lui, che lo custodisce, che lo assiste, che lo protegge. Questo è “essere assistiti dalla fortuna”.

Adriana: Un colpo di fortuna?

Arriva Adriana che fa una domanda: un colpo di fortuna?

Adriana chiede se Shrouk abbia avuto un “colpo di fortuna”, cioè se la fortuna la abbia aiutata, se la fortuna le abbia dato un “colpo”, cioè una spinta, un aiuto, per superare l’esame. Un colpo di fortuna si usa molto spesso, e fa parte del linguaggio di tutti i giorni e che potete ascoltare in ogni contesto. Non si tratta di dialetto.

Shrouk: Credo di sì, ma è la terza volta questo mese. Mi è andata sempre bene!

Quindi in questo mese è la terza volta, wow, è la terza volta che Shrouk ha un colpo di fortuna: Shrouk è stata assistita dalla fortuna molto spesso ultimamente, recentemente.

Le è andata sempre bene. Vediamo quindi che “mi è andata bene” è al femminile, anche se l’esame è una parola maschile. Come dicevo prima, “mi è andata bene” vuol dire “sono stato fortunato” (o fortunata, nel caso di Shrouk). Le è andata sempre bene, quindi in tutti e tre gli esami che ha dato Shrouk, questo mese, le è andata sempre bene, cioè è stata sempre fortunata, è stata sempre assistita dalla fortuna.

Yasemin: Sei nata proprio con la camicia è?

Yasemin commenta, commenta la fortuna di Shrouk, e dice che Shrouk, secondo lei, secondo Yasemin, è “nata con la camicia”.

Se analizziamo i senso proprio fa un po’ ridere perché la camicia è semplicemente un capo d’abbigliamento, di stoffa che copre il busto, e di solito ha un colletto e delle maniche. Impossibile quindi nascere con la camicia nel senso proprio. In realtà quando si nasce, può accadere che il sacco in cui è avvolto il bambino, che solitamente si rompe prima della nascita, è ancora intatto. Può accadere cioè che il bambino nasca ancora nel sacco (il cosiddetto sacco amniotico). E’ molto raro ma può accadere. Ebbene questo sacco è anche chiamato “camicia”, perché copre il bambino, lo avvolge, proprio come la camicia copre il corpo di chi la indossa.

E’ difficile dire se la cosa porti veramente fortuna, ma di sicuro è un evento molto raro e quindi “essere nati con la camicia” è oggi una frase diffusa per dire “essere fortunati”. Non è però un colpo di fortuna, ma è una fortuna costante, che ti assiste sempre, tutta la vita.

Infatti Yasemin dice a Shrouk che è nata con la camicia dopo che Shrouk ha detto che è la terza volta che le accade questo mese.

Shrouk: Beh, chi non risica non rosica!

Questa è una frase interessante. Rosicare è un verbo usato per i topi, gli scoiattoli, i roditori in generale, tutti quegli animali che hanno denti forti e che li utilizzano per rosicare, significa rodere a poco a poco, rosicchiare. Si può rosicchiare, rosicare, una pannocchia, un torsolo di mela, eccetera. Rosicare significa togliere dei pezzi piccoli con i denti, poco a poco. Però rosica qui significa “ottenere risultati”, “raggiungere l’obiettivo”.

“Risica” invece non esiste come parola, ma esiste il verbo “rischiare”. “Chi non risica” quindi vuol dire “chi non rischia”.

Quindi l’intera frase, “chi non risica non rosica” vuol dire “chi non rischia non ottiene risultati”. Ma suona meglio dire “chi non risica non rosica”, è più bello, suona meglio, anche se risicare non esiste; è più facile anche a pronunciarlo.

Chi non risica non rosica quindi vuol dire che chi non rischia non ottiene risultati. Solo chi rischia può ottenere risultati. Solamente chi corre il rischio, chi è disposto a correre il rischio, può ottenere un buon risultato. Chi invece non corre il rischio, chi non se la sente, chi preferisce non rischiare, non può ottenere risultati.

Shrouk vuole dire che lei ha rischiato, e pur sapendo che non era molto preparata, ha rischiato; ha rischiato e le è andata bene. E’ una frase però che potete usare solamente in un contesto scherzoso, tra amici o in famiglia.

Georgt: Questo è vero, non si tratta solo di una botta di culo!

Georgt, dal Messico (ciao Georgt!) che è la prima volta che partecipa ai nostri podcast, dice che Shrouk ha ragione, che è vero che chi non risica non rosica.

Secondo Georgt non si tratta solo di una “botta di culo”.

Ecco questa frase idiomatica ha lo stesso significato di “colpo di fortuna”: è la stessa cosa. Un colpo di fortuna è come una botta di culo. Una botta infatti è un colpo. Se qualcuno vi da un colpo, vi colpisce, vuol dire che vi ha dato una botta.

Il culo invece, con una elle sola (culo, non cullo) è il sedere. Culo equivale ad “ass” in inglese. Quindi è dialettale, tutti vi capiranno in Italia, ma si tratta comunque di una parola dialettale e scurrile, di una parolaccia insomma. Potete anche dire “botta di sedere”, ma non cambia molto in realtà.

Avere avuto una botta di sedere, o di culo, vuol dire quindi aver avuto fortuna, aver avuto un colpo di fortuna, un episodio fortunato. Si tratta comunque di un episodio, non di una fortuna costante e duratura, proprio come colpo di fortuna, perché un colpo è improvviso, dura solo un attimo. Ovvimaente non troverete nei libri di grammatica la frase “botta di culo”.

Thiago: Però a te va sempre tutto bene, sei una ragazza baciata dalla fortuna. A me non va mai bene niente invece!

Thiago dice che Shrouk è una ragazza fortunata, anzi dice che è una ragazza baciata dalla fortuna. La fortuna ha baciato Shrouk, e quindi chi ti bacia solitamente ti ama, quindi la fortuna è innamorata di Shrouk. Ed anche Italiano Semplicemente è stato baciato dalla fortuna incontrando una ragazza Shrouk. Anche essere baciati dalla fortuna è segno di fortuna duratura, che dura nel tempo, e non è una fortuna episodica.

A Thiago non va mai bene niente invece. Povero Thiago!

Shrouk: Diciamo che sono nata sotto una buona stella, ma stai tranquillo, la ruota gira per tutti!

Shrouk dice di essere nata sotto una buona stella. Quando si è nati sotto una buona stella vuol dire che si è fortunati, ed anche qui la fortuna è una fortuna duratura. Qui entriamo un po’ nell’astrologia, secondo la quale i pianeti influenzano i destini umani. Ci sono pertanto stelle buone  stelle cattive, stelle positive e negative, stelle che portano fortuna e stelle che portano sfortuna. Una buona stella è una stella che porta fortuna, perché è buona appunto.

E chi nasce sotto una buona stella, evidentemente, è assistita dalla buona stella per tutta la vita, la buona stella avrà cura di lei per sempre. Questo è nascere sotto una buona stella.

La “ruota gira per tutti” si intende la ruota della fortuna, per dire che la fortuna assiste tutti prima o poi, perché infatti le ruote girano, ed anche la ruota della fortuna lo fa, e girando girando incontra persone sempre diverse. La ruota gira per tutti quindi vuol dire che tutti, prima o poi, avranno fortuna, saranno assistiti dalla fortuna, perché la fortuna gira come una ruota.

Ramona: Giusto, hai ragione, la fortuna è cieca!

La fortuna è cieca dice Ramona, cioè la fortuna non ci vede, è cieca, e non sa chi colpisce, non sa chi è la persona che colpirà, non sa chi assisterà, a chi starà vicino, a chi bacerà. La fortuna è cieca quindi quando gira non si sa per chi girerà.

Thiago risponde subito:

Thiago: Sì, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!

Thiago conferma: la fortuna è cieca, quindi dice ok, Ramona, è vero, ma la sfiga ci vede benissimo!

La sfiga è la sfortuna, in forma dialettale. Sfiga si usa in tutta italia, ma fa parte del linguaggio informale, non la usate questa parola con persone che non conoscete.

La frase di Thiago è abbastanza diffusa in Italia, “la fortuna è cieca  ma la sfiga ci vede benissimo” per smentire che la fortuna sia veramente cieca, dicendo che la sfortuna non è cieca invece, la sfortuna ci vede bene, la sfiga ci vede molto bene e sa sempre chi colpire.

Thago aveva già detto di essere sfortunato, che a lui non va mai bene niente, e quindi di essere una persona sfortunata.

Gli risponde Jasna che dice:

Jasna: Almeno l’amore andrà bene no? Il proverbio dice: sfortunato al gioco, fortunato in amore!

Jasna chiede a Thiago se in amore è fortunato, se si ritiene una persona fortunata in amore. Perché, dice Jasna, chi è sfortunato al gioco è fortunato in amore.

Qui non c’è nessun gioco ovviamente, perché Thiago diceva di essere sfortunato in generale nella vita, parlando in generale, dice infatti che non gliene va bene una. Non si tratta di un gioco. Questa frase solitamente si dice a chi perde al gioco, per tirarlo su di morale, per rincuorarlo, per rassicurarlo: “sfortunato al gioco, fortunato in amore!”. Per dire che chi perde al gioco ha avuto sfortuna, ma la fortuna lo assiste in campo amoroso. Non si può essere sfortunati in tutto.

Jasna vuole sapere se Thiago in amore abbia avuto fortuna oppure no, se Thiago si ritiene una persona che in amore la fortuna lo assista oppure no, ed immagina di sì; Jasna immagina che Thiago sia fortunato in amore, ma lo dice per rincuorarlo, per tirarlo su di morale.

Thiago: Dici? secondo me sono scalognato anche in amore!

Non lo sa Thiago se è fortunato o meno in amore. Secondo lui no, secondo lui anche in amore è sfortunato. Anche in amore è scalognato.

La scalogna è la sfortuna. E’ come la sfiga, ma la scalogna è un po’ in disuso, anche se meno popolare di sfiga. La scalogna è una fortuna persistente, che non ti abbandona.

Un altro modo per indicare la sfortuna, oltre la scalogna e la sfiga, è la iella, o Iattura.

Sentiamo se Manel conosce il significato della parola Iella.

Manel: la iella significa la sfortuna, oppure le cose che portano sfortuna, come un gatto nero, la cadenza (caduta) del sale, eccetera.

La Iella e la Iattura sono nomi femminili, come la scalogna  e la sfiga, e come anche la sfortuna e la malasorte. Tutti nomi femminili. Chissà perché la fortuna e la sfortuna hanno sempre nomi femminili.

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L’attore italiano Totò, nella parte dello “iettatore”

La Iella è come una maledizione, la Iella è un qualcosa che viene dato da qualcuno, o da qualcosa. Come se la sfortuna fosse qualcosa che viene portato da qualcun altro. Infatti esiste lo Iettatore, o Iellatore colui che porta iella, colui che è portatore di iella, di iattura, di sfortuna. E’ colpa dello iettatore che la sfortuna, la iella, arriva e colpisce una persona. Lo iettatore è colui che ha il potere di portare iella, anche contro la sua stessa volontà.

Si dice spesso: che iella! cioè che sfortuna!

Ahmed: Beh, in amore secondo me la fortuna aiuta gli audaci!

Interviene Ahmed che dice che la fortuna aiuta gli audaci, la fortuna aiuta gli audaci.

Gli audaci sono coloro che osano, coloro che hanno coraggio. E’ un po’ come “chi non risica non rosica”. Solo chi osa, cioè solamente gli audaci, ottengono risultati. Se sei audace, se hai il coraggio di osare, di provare, anche se c’è il rischio di fallire, di non riuscire, allora magari ti va bene, magari la fortuna ti aiuterà.

Se invece non sarai audace non potrà aiutarti la fortuna. Quindi la fortuna aiuta gli audaci, in amore, dice Ahmed.

Thiago: Sarà! Finora una sola volta ho avuto una fortuna sfacciata!

Thiago non è proprio convinto di questo, e dice che solamente una volta è stato fortunato in vita sua. Solo una volta. dice Thiago, ha avuto una fortuna sfacciata.

Cosa vuol dire sfacciata? Letteralmente vuol dire “senza faccia”: sfacciata, come squilibrata vuol dire “senza equilibrio”, come “spellata” vuol dire senza pelle, eccetera.

Sfacciata è una parola, è un aggettivo, che si utilizza solitamente con le persone. E’ una frase idiomatica che solitamente vuol dire “senza rispetto”.

Se dico che una ragazza ad esempio “è una persona sfacciata” vuol dire che non ha rispetto, che non rispetta nessuno, che dice quello che pensa, sena farsi problemi, senza contenersi, senza limiti, senza barriere. Questa persona esagera, non ha faccia, è come se non fosse una persona normale, con una faccia normale, ma è esagerata, è sfacciata.

“Non essere sfacciato” lo può dire un genitore ad un figlio, se il figlio risponde male alla madre o al padre: “non fare lo sfacciato”, cioè “abbi rispetto dei tuoi genitori”.

La fortuna sfacciata, allo stesso modo, è una fortuna che non si contiene, è una fortuna esagerata, senza limiti. Non si usa con la sfortuna però: non si può dire “sfortuna sfacciata”. Quindi non c’entra il rispetto qui, ma c’entra il concetto di normalità e di esagerazione:

Sfacciata = esagerata. Fortuna sfacciata=fortuna esagerata.

Finora Thiago solamente una volta ha avuto una fortuna sfacciata, e quando? Quando ha avuto questa fortuna esagerata Thiago?

Ahmed: quando?

Gli lo chiede Ahmed quando, e Thiago risponde prontamente:

Thiago: quando ho vinto 1 milione di euro al gioco del lotto.

estrazione-lotto
Urna con le palline da estrarre nel gioco del lotto

Beh, Thiago una volta ha vinto un milione di euro!! Mica male Thiago, che fortuna! Ha vinto un milione di euro al gioco del lotto. Il gioco del lotto è un gioco a pronostico, una lotteria, ed è quel gioco in cui vengono estratti, vengono sorteggiati dei numeri, e i partecipanti a questo gioco punta su dei numeri, e questi numeri vengono scritti, stampati su una ricevuta, su in cui sono scritti dei numeri sui quali si è puntato. Si possono puntare da un minimo di 1 ad un massimo di 10 numeri compresi tra 1 e 90. Si possono vincere molto soldi a questo gioco: più numeri escono e più si vince. “Puntare su dei numeri” vuol dire scommettere che quei numeri verranno estratti, vuol dire pronosticare, cioè prevedere che quei numeri escano, che quei numeri siano estratti. Estratti vuol dire letteralmente “estratti dall’urna”, cioè tirati fuori da un contenitore, chiamato urna, nel quale ci sono le palline con i numeri. Ogni pallina ha un numero, e dentro l’urna ci sono quindi 90 palline. Quando c’è l’estrazione delle palline, si tirano fuori alcune palline, si leggono i numeri, e ognuno che ha partecipato al gioco può verificare se i suoi numero siano stati estratti.

Quindi Thiago dice di aver vinto 1 milione di euro al gioco del lotto!

Lot-venson: che culo!

Lot, da Haiti, che salutiamo, dice: che culo! Che culo vuol dire, come avrete intuito, fortuna. Thiago ha avuto un colpo di fortuna, o una botta di culo, detto abbastanza volgarmente. Che culo è una esclamazione utilizzata in tutta Italia, senza distinzione, ed è un modo abbastanza forte di dire “che fortuna!”.

Culo, lo ripeto ancora una volta, si scrive e si pronuncia con una sola “elle”.

Possiamo anche dire, sempre volgarmente, che Thiago in quella occasione ha “sculato“, o anche “è stato Sculato”. Sculato viene da sculare, che è un verbo che non esiste in realtà. Thiago è stato sfortunato. Thiago ha avuto una fortuna sfacciata, ha sculato, è stato sculato. Stavolta sculato non è come sfacciato, cioè non è “senza culo”, ma comunque significa che Thiago ha esagerato in qualcosa. Ha esagerato in culo, cioè in fortuna.

Bene amici, venite sulla pagina Facebook e commentate il podcast, dite quello che pensate, questo vi aiuterà anche a migliorare la scrittura.

Ascoltate questo podcast più volte, ascoltatelo almeno per una o due settimane

Ricordo che per chi è interessato a lavorare in Italia, c’è il corso Italiano Professionale, l’Italiano che è utilizzato in ambienti professionali, e che può esservi utile se volete migliorare il vostro italiano e portarlo ad un livello ancora più alto. La prima lezione è gratuita e già online, c’è già il testo scritto, e tra qualche giorno avrete anche l’audio. Informerò su facebook quando sarà online. I corso sarà disponibile nel 2018, ancora 23 mesi quindi, ma chi vuole lo può già prenotare gratuitamente.

Ciao amici, e buona fortuna!

 

Video con sottotitoli

 

Una cena tra amici. Linguaggio INFORMALE

Ramona: Allora, abbiamo deciso finalmente quando cenare tutti INSIEME APPASSIONATAMENTE?

Shrouk: no Ramona, A QUANTO PARE non riusciamo ancora a QUAGLIARE.

Adriana: Accidenti, come mai ancora CINCISCHIAMO?

Thiago: beh Adriana, MI SA che non tutti si sono ancora ESPRESSI.

Lilia: Avanti, chi è che fa ancora lo GNORRI?

Amany: Ragazzi, non mi menate, è colpa mia. È che sono un po’ INCASINATA ultimamente.

Ahmed: tranquilla Amany,  MICA MUORE NESSUNO se rimandiamo di una settimana

Jasna: Vabbè, basta che non va a finire ALLE CALENDE GRECHE sta cena.

Audio

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Spiegazione

Buongiorno amici di italianosemplicemente.com e benvenuti nella “cena tra amici”. In questa simpatica storia, raccontata dai visitatori di italianosemplicemente.com e dagli amici di facebook, alcuni dei quali sono divenuti membri dello staff di Italiano Semplicemente, si racconta di una cena, di una cena tra amici e di come viene organizzata; cioè avete ascoltato dei dialoghi, una conversazione che si svolge tra i partecipanti alla cena, cioè tra coloro che devono partecipare alla cena.

Nella storia quindi ci sono dei dialoghi, delle frasi, delle parole, ed alcune delle frasi sono delle frasi idiomatiche o comunque tipiche della lingua italiana, del linguaggio parlato, che difficilmente troverete all’interno dei libri di grammatica italiana e che quindi avreste difficoltà a capire anche in normali conversazioni come questa se vi doveste trovare ad ascoltare casualmente. Quindi oggi siamo qui a spiegare questi modi colloquiali, queste espressioni tipiche italiane, abbastanza frequenti.

E lo facciamo utilizzando il metodo TPRS, un metodo che, appunto, utilizza le storie. E questa è appunto la storia di una cena tra amici.

Nell’articolo che trovate sul sito, cioè nella trascrizione del podcast presente sul sito potete trovare evidenziate, cioè in evidenza tutte le frasi o le parole più difficili, e le troverete infatti in grassetto, cioè con un carattere più scuro (bold in inglese) che sono state utilizzate nel dialogo che state ascoltando e che vengono spiegate in questo podcast, in questo file audio che potete anche scaricare e che come al solito vi consiglio di ascoltare più volte. La spiegazione avverrà utilizzando anche dei sinonimi, cioè delle parole più semplici, di più facile comprensione, ma che hanno lo stesso significato, ed utilizzando all’occorrenza anche il termine contrario, cioè utilizzando dei contrari. Spesso i due termini li ascolterete o li leggerete associati: i sinonimi ed i contrari.

Iniziamo con Ramona, che è la prima persona che parla nel podcast e che usa l’espressione tutti insieme appassionatamente. La frase di Ramona è: “Allora, abbiamo deciso finalmente quando cenare tutti INSIEME APPASSIONATAMENTE?”

Tutti insieme appassionatamente è una espressione ironica, una espressione divertente, che si dice per ironizzare, cioè per fare ironia, cioè per ridere. E’ una frase informale, familiare, che si utilizza per indicare che c’è un eterogeneo gruppo di persone che si riunisce. Dico “ironica” perché la parola appassionatamente vuol dire che tra tali persone c’è della passione, questo è il senso proprio della parola “appassionatamente” e la passione è una parola importante, che ha a che fare con l’amore, o comunque con le emozioni, con i sentimenti, con qualcosa di forte che accomuna queste persone, come la passione per qualcosa, che può essere anche l’amicizia. Accomuna,  invece,  significa che queste persone hanno qualcosa in comune, e la cosa che hanno in comune è l’amicizia; è l’amicizia che accomuna queste persone.

Questo gruppo quindi è un insieme di persone che si riunisce, un gruppo di amici, un gruppo che in realtà è abbastanza eterogeneo; ed è per questo che si dice ironicamente “appassionatamente”, cioè con passione.

In questo gruppo ci sono quindi persone diverse tra loro, eterogenee appunto, anche molto diverse, anche molto eterogenee, quindi è per questo che Ramona usa ironicamente l’espressione  “tutti insieme appassionatamente”.

E’ una frase molto usata in Italia e dagli italiani, e sempre ed esclusivamente in modo ironico, per ironizzare, per prendere in giro, o per prendersi in giro, come nel caso della cena.

Posso ad esempio dire: “i politici italiani di tutti gli schieramenti politici hanno votato una legge all’unanimità a favore del finanziamento pubblico dei partiti, tutti insieme appassionatamente”.

Questo vuol dire che, nonostante le differenze che ci sono tra i partiti politici, tutti i politici, di tutti i partiti, cioè di tutti gli schieramenti politici, sono favorevoli, cioè sono d’accordo a finanziare con soldi pubblici la politica; sono favorevoli cioè al finanziamento pubblico dei partiti. E’ una espressione che si usa sempre in modo ironico.

Bene, passiamo alla seconda frase, quella di Shrouk, egiziana, che risponde a Ramona dicendo: “no,  Ramona, A QUANTO PARE non riusciamo ancora a QUAGLIARE”.

Shrouk quindi dice a Ramona che a quanto pare, cioè a quanto sembra, non si riesce ancora a quagliare.

Quindi Shrouk prima dice: “no! Ramona”, poi aggiunge: a quanto pare, cioè a quanto sembra, a quanto mi sembra, a quanto posso vedere, a quanto riesco ad immaginare, vedendo i fatti che accadono.

Quindi “a quanto pare” vuol dire: “da quello che si vede”, “da quanto si può desumere osservando la realtà”. La preposizione semplice “a” che sta all’inizio di “a quanto pare” può anche essere sostituita con “da”, cioè: “da quanto pare” e la parola “pare” può essere invece sostituita dalla parola sembra. Pare e sembra hanno lo stesso significato. “Pare” è però più informale. Difficilmente troverete la parola “pare” in un libro di grammatica, ma è molto usata in Italia  nel linguaggio parlato.

C’è anche un’opera di Luigi Pirandello che si intitola: “Così è (se vi pare)” un’opera teatrale di Luigi Pirandello, scrittore e poeta italiano molto famoso.

Invece la parola “quagliare” vuol dire avere un esito positivo, concludersi positivamente.

Quando qualcosa o qualcuno  “quaglia”, quando qualcosa o qualcuno riesce a quagliare, vuol dire che va a buon fine, che si conclude, che ha esito positivo. Si può dire anche che “va in porto“, come se fosse una barca, una imbarcazione che deve raggiungere il porto di destinazione. Andare in porto quindi significa “quagliare”. Hanno lo stesso significato.

La parola, il verbo quagliare ha anche altri significati, ma l’uso che si fa del verbo quagliare è solitamente questo: riuscire a ottenere qualcosa di positivo, riuscire a concludere. Quindi se gli amici riescono a quagliare vuol dire che riusciranno a cenare insieme, riusciranno a mangiare insieme a cena, riusciranno ad organizzare la cena,  perché è quello l’obiettivo.

Quagliare solitamente è preceduto dal verbo “riuscire”. Se c’è questo verbo prima non potete sbagliare il significato: Siamo riusciti a quagliare, eccetera.

E’ un verbo, quagliare, anche molto usato nel mondo del lavoro: si dice ad esempio: “sembra che l’affare quagli” ed è per questo motivo che il verbo è uno di quelli inseriti anche nel corso di italiano professionale che sarà disponibile a gennaio 2018. In particolare le lezioni di italiano professionale in cui è inserito il verbo quagliare sono le lezioni numero 2 e 8, che si occupano rispettivamente di due concetti, quello di “sintesi” e “risultati”. Solitamente ci sono molti modi di esprimere lo stesso concetto, fondamentalmente però ci sono due macrocategorie, in modo formale o informale; in questo senso “andare in porto” è sicuramente più formale e più spendibile in ambito professionale. Quagliare è invece più familiare e quindi più adatto ad una cena tra amici, appunto, come questa. Ci son poi almeno altri 20 modi di dire la stessa cosa, e che potreste ascoltare in diversi ambiti, ciascuna con differenti caratteristiche. Per chi è interessato può acquistare il corso direttamente sul sito italanosemplicemente.com.

Attenzione a non confondere il verbo quagliare con il verbo squagliarsela, o col verbo squagliare, che hanno tutt’altro significato. Squagliarsela infatti significa andare via, fuggire, fuggire velocemente da un pericolo ad esempio. Squagliare invece significa riscaldare qualcosa, con del calore, con del fuoco ad esempio, riscaldare un materiale fino a fargli cambiare forma. Si può squagliare la plastica, ad esempio, ma non si può squagliare il legno, che invece prende fuoco, è infiammabile, produce cioè della fiamma.

A questo punto, arriva Adriana di Bogotà che dice: “Accidenti, come mai ancora CINCISCHIAMO?

Quindi Adriana dice come mai cincischiamo?, come mai stiamo ancora cincischiando?

Allora la parola difficile qui è “cincischiando”. Adriana l’ha pronunciata bene. Noi stiamo cincischiando, stiamo ancora cincischiando. Il verbo è “cincischiare” che è un verbo informale, che vuol dire fare qualcosa senza giungere ad alcun risultato, anzi più peggiorando che migliorando. È un verbo quindi che vuol dire esitare, perdere tempo, ma in senso negativo ed informale, quindi è bene usare questo verbo con prudenza perché è abbastanza amichevole come verbo. Cincischiare vuol dire non essere convinti, quindi non arrivare mai alla soluzione. Evidentemente se non si quaglia, se non si riesce a quagliare, allora c’è qualcuno che cincischia, c’è qualcuno che sta cincischiando, che sta cioè perdendo tempo prezioso.

Ci sono molti modi in Italia per esprimere il concetto di perdita di tempo, e degli atteggiamenti, dei comportamenti personali negativi che hanno a che fare col tempo e la capacità di non saperlo utilizzare bene, e questi modi riguardano evidentemente ancora una volta il mondo del lavoro, hanno a che fare cioè col mondo del lavoro.

Quindi quando nella nostra cena tra amici, Adriana dice “come mai cincischiamo?“, vuol dire come mai stiamo perdendo tempo? Come mai stiamo indugiando?

Allora come mai cincischiamo?

Thiago dal Brasile prova a dare una risposta. Thiago dice ad Adriana: “beh Adriana, MI SA che non tutti si sono ancora ESPRESSI.”

Mi sa che non tutti si sono ancora espressi. “Mi sa” è l’equivalente di “credo”, di “io credo”: credo che non tutti si sono ancora espressi.

Anche “mi sa” è una espressione molto informale, da usare solo in amicizia o in famiglia o tra colleghi anche ma solo a livello informale, solo a livello amichevole.

Mi sa che ti sbagli, mi sa che hai ragione, mi sa che farò tardi, mi sa che non c’è la farò, eccetera. Si usa quando si ha un piccolo dubbio su qualcosa, quindi vuol dire “credo” ma in realtà non si è proprio sicurissimi. Mi sa che farò tardi dire credo che farò tardi, ma non ne sono così sicuro, forse mi sbaglio. Diciamo che è una via di mezzo tra “credo” e “forse”.

Poi esiste anche un’altra accezione di “mi sa”, che vuol dire “mi appare”, in questo caso il “sa” è il verbo “sapere”, inteso come sensazione, sapore, impressione. “Mi sa molto di inganno” vuol dire ad esempio “ho la sensazione si tratti di un inganno”, quindi credo si tratti di un inganno, come prima, ma più nel senso di sensazione, di presentimento, di intuizione personale.

Poi Thiago dice “non tutti si sono ancora espressi”, mi sa che non tutti si sono ancora espressi, cioè forse, credo che non tutti si sono ancora espressi.

Espressi viene dal verbo esprimersi. Esprimersi vuol dire “dire la propria opinione”, dire ciò che si pensa in merito, in proposito, dire la propria opinione sulla cena in questo caso.

Io mi esprimo sulla cena, tu ti esprimi sulla cena, egli si esprime noi ci esprimiamo, voi vi esprimere, essi si esprimono.

Esprimersi è un verbo che però è usato anche in senso un po’ diverso.

Sapersi esprimere vuol dire essere in grado di dire qualcosa con chiarezza, riuscire ad esprimersi, Essere in grado di esprimersi. Ad esempio se voi siete in grado esprimervi bene in italiano vuol dire che sapete comunicare usando la lingua italiana. In tal caso quindi non significa dire il proprio pensiero, la propria opinione, ciò che si pensa, come nel caso della cena tra amici.

Se qualcuno, come dice Thiago, non si è ancora espresso vuol dire che non ha detto ancora la sua opinione sulla cena, che ancora non ha detto quando preferisce farla questa cena, se verrà a questa cena.

In tal caso quindi espresso vuol dire parlare: chi si esprime tira fuori qualcosa, ed anche la macchina per fare il caffè, cioè l’ESPRESSO, tira fuori il caffè, possiamo dire che “esprime” il caffè, esprime l’espresso.

Quindi se qualcuno non si è ancora espresso, secondo Lilia, dalla Russia, è perché sta facendo lo gnorri.

Lilia infatti dice: “Avanti, chi è che fa ancora lo GNORRI?”

 

Espressione dello gnorri
Espressione dello gnorri

Cosa vuol dire fare lo gnorri? Fare lo gnorri  significa far finta di non sapere o di non capire, far finta di niente, si dice anche fare l’indiano.

Chi fa lo gnorri quindi fa l’indiano, cioè fa finta di non sapere, quando invece sa. La parola gnorri detiva dal verbo ignorare. Chi ignora vuol dire che non sa, invece chi fa lo gnorri fa finta di non sapere, ed invece sa. C’è anche una espressione tipica dello gnorri, che potete vedere sull’articolo pubblicato su Internet. L’espressione è con gli angoli della bocca e degli occhi rivolti verso il basso, come ad esagerare nell’esprimere che non si sa nulla di una cosa.

Chi è che fa lo gnorri? Vuol dire chi fa finta di niente? In questo caso chi fa finta di non aver sentito, ascoltato che si sta organizzando una cena? Perché non si esprime questa persona? Perché non dice nulla? Perché fa finta di nulla? Perché fa lo gnorri?

A questo punto esce fuori il colpevole, si fa per dire, ed infatti Amany dall’Egitto dice: Ragazzi, non mi menate, è colpa mia. È che sono un po’ INCASINATA ultimamente”.

Ragazzi non mi menate vuol dire non mi picchiate. Menare vuol dire picchiare, far male fisicamente, colpire fisicamente, però in senso ancora più informale. Menare ha in realtà più significati, è utilizzato in modo diverso a seconda del luogo italiano in cui vi trovate. Al centro Italia ad esempio ha più il significato di picchiare, più al Nord invece vuol dire “infastidire”, insistere in modo fastidioso. “Non me la menare” vuol dire proprio non mi infastidire, non mi tormentare, non mi dar fastidio. Si esprime in ogni caso un sentimento negativo comunque: si tratta di un fastidio in entrambi i casi, di qualcosa di negativo che si riceve, che si tratti di ricevere colpi fisicamente oppure semplicemente fastidi generici, non in senso fisico.

Poi Amany, con la sua dolce voce, dice di essere stata incasinata, ed è per questo che ancora fa la gnorri, è per questo che ancora Amany non si è espressa, che non ha detto cosa pensa della cena tra amici, che si riuniscono tutti insieme appassionatamente.

Amany è quindi incasinata, anzi è stata incasinata, ha cioè avuto dei casini. Cosa significa?

Avere avuto dei casini, o essere stata incasinato, o incasinata, al femminile vuol dire che sono accadute delle cose fastidiose, dei problemi, dei casini, che non si aspettava e che avrebbe preferito evitare. Quando si hanno dei casini vuol, dire che si hanno dei problemi da risolvere. Ovviamente casini è una parola molto familiare, molto informale, da non usare mai in occasioni diverse dall’ambito delle amicizie o della famiglia.

Amany è stata incasinata; ha avuto dei casini, dei problemi, e questi casini, questi problemi, le hanno impedito di sapere quando sarebbe stata disponibile per fare la cena tra amici.

Attenzione perché la parola casino ha diversi significati, quindi se la utilizzate male rischiate delle figuracce, delle brutte figure.

Il Casino infatti è anche una casa chiusa, dove ci si prostituisce, dove ci sono le prostitute. Quindi in questo caso è al singolare: Casino. Ma casino significa anche confusione, trambusto, chiasso, molto rumore.

Se dico ad esempio “che casino che è in questa discoteca!” vuol dire che c’è molto rumore, molte persone che fanno chiasso.

Se invece dico “questa casa è un casino!” può voler dire due cose. Dipende dal tono che si utilizza. Normalmente vuol dire che nella casa c’è molta confusione, molto disordine, che è una casa senza ordine, tutto è confuso, disordinato, tutto è fuori posto. E’ un casino.

Oppure se non enfatizzo molto e parlo più lentamente vuol dire che questa casa è una casa chiusa, che si sono delle persone che si prostituiscono. Poi dipende anche dal contesto, non solo dal tono che usate.

Attenzione quindi alla parola “casino” al singolare. Essere incasinata invece ha solamente un significato che è quello che ho spiegato prima: avere dei problemi.

A questo punto arriva Ahmed sempre dall’Egitto che risponde alla connazionale Amany: “Tranquilla Amany,  MICA MUORE NESSUNO se rimandiamo di una settimana”.

Ahmed dice di stare tranquilla ad Amany, cioè che non si deve agitare, che non deve preoccuparsi se ha avuto dei casini e che non succede nulla se si sposta la cena di una settimana

Non succede nulla si dice anche “non muore nessuno”, ma questo è un modo informale. Non muore nessuno sta ad indicare che non accade nulla di grave, come può essere grave la morte di qualcuno, ed infatti non esiste una cosa più grave della morte di qualcuno giusto? Quindi dire che non muore nessuno vuol dire che è la stessa cosa, che non cambia niente, che non succede niente se si rimanda la cena di una settimana, cioè se la cena si sposta in avanti di una settimana. Quindi Amany non si deve preoccupare di aver avuto dei casini, possiamo rimandare la cena di una settimana senza problemi.

Almeno questo è quello che pensa Ahmed, perché infatti Jasna dalla Slovenia non è della stessa opinione. Jasna infatti dice: Vabbè, basta che non va a finire ALLE CALENDE GRECHE sta cena.

“Vabbè” credo lo conosciate tutti: vabbè vuol dire va bene, ok, “vabbè, basta che” vuol dire quindi, “ok, l’importante è che”, anche questo è un modo informale di dire “la cosa importante è che”.

Ad esempio se abbiamo un appuntamento e se io dico: “aspettami 5 minuti ok?”, tu potresti rispondermi: “ok, basta che ti sbrighi”, cioè “l’importante è che ti sbrighi, cioè “l’importante è che sei veloce”, “la cosa importamte è che non mi fai aspettare ancora”, ma possiamo anche dire “ok, è sufficiente che però ora tu ti sbrighi”. “basta che” indica quindi “è sufficiente che”. Infatti quando si dice “basta!”. oppure “basta così” vuol dire appunto che è sufficiente così. Basta col ritardo quindi. La cosa importante è che… “non va a finire alle calende greche sta cena”.

Quindi “sta cena” vuol dire “questa cena”, in modo informale.

Questa cena va a finire alle calende greche. E’ la cena che va a finire alle calende greche. La cena finisce alle calende greche quando ancora manca moltissimo tempo alla cena. In generale qualsiasi cosa, se finisce alle calende greche, se va a finire alle calende greche. vuol dire in pratica che non si farà mai, o si farà chissà quando, in un futuro molto lontano.

Ma cosa son le calende greche? Pensate che sembra che la prima persona ad utilizzare e quindi ad inventare questa espressione sia stato l’imperatore Augusto, l’imperatore romano Augusto.

Le “Kalendae” esistevano infatti solo nel calendario romano (e corrispondono al 1º giorno di ogni mese, da cui viene la parola calendario) e non esistevano in quello greco, quindi esistevano solamente le “Kalendae” romane, non quelle greche, e quindi l’imperatore Augusto, quando qualcuno non pagava, quando cioè c’erano delle persone che dovevano dare dei soldi ad Augusto, cioè all’impero Romano, Augusto per indicare quei debitori, quelle persone che avevano un debito, e che non avrebbero mai pagato, almeno secondo lui, diceva che avrebbero pagato il conto alle Calende greche, cioè mai, visto che non esistono le calende greche.

Bene ragazzi, abbiamo finito anche stavolta, riascoltiamo la conversazione, stavolta capirete un po’ di più.

Questa settimana ascoltate più volte questo file audio, e il prossimo podcast sarà invece intitolato: “una cena FORMALE“, quindi attenzione perché la conversazione formale sarà completamente diversa. Fatemi sapere se volete collaborare con le vostre voci, mandatemi un messaggio, anche su Facebook.

Ciao amici.

 

Non ne ho la più pallida idea!


 

AscoltareAudio

Grazie a Shrouk e Amany dall’Egitto, Jasna dalla Slovenia, Ramona ed Elie dal Libano e Adriana dalla Colombia

Trascrizione

Adriana: Sai dov’è il mio amore? perché non trovo nessuno!!

Buonasera amici, sono Giovanni, il creatore di italianosemplicemente.com, oggi vi spiegherò una frase idiomatica che vi avevo già promesso nel corso del penultimo podcast inserito nella pagina delle frasi idiomatiche.

La frase del giorno è: “Non ne ho la più pallida idea!”

é una frase apparentemente facile, almeno per gli italiani, ma in realtà ho provato a porre la domanda a molte persone diverse di varia nazionalità, anche di livello intermedio, e nessuno sapeva spiegarmi esattamente il significato di questa espressione. Mi riferisco alle persone che frequentano la chat su whatsapp.

Dunque spieghiamo questa espressione oggi, che evidentemente cela, cioè nasconde delle difficoltà. Dunque  “Non ne ho la più pallida idea!” è la frase. In generale possiamo dire che la frase è non avere la più pallida idea di qualcosa.

Quindi si può dire:

  1. Io non ho la più pallida idea di qualcosa;
  2. tu non hai la più pallida idea di qualcosa;
  3. Egli non ha la più pallida idea di qualcosa;
  4. Noi non abbiamo la più pallida idea di qualcosa;
  5. Voi non avete la più pallida idea di qualcosa;
  6. Loro/essi non hanno la più pallida idea di qualcosa.

Dunque, come normalmente facciamo su Italiano Semplicemente spieghiamo prima le parole, poi il significato della frase poi facciamo qualche esempio, e alla fine un esercizio di ripetizione.

Dunque, non ne ho la più pallida idea.

“Non” è una negazione, come “no”, solo che la differenza tra “non” e “no” è che “no” è una esclamazione, quindi è la risposta a una domanda. “Non” invece, non può essere semplicemente una risposta ad una domanda se non seguita da altre parole. Se ad esempio io chiedo ad un’altra persona: “hai visto il mio libro?”, questa persona può rispondere: “no!”, oppure può dire: “non l’ho visto!”, oppure “No, non l’ho visto!”.

Quindi “no” può anche essere da sola come parola; è una esclamazione, quindi a seguire va il punto esclamativo (!), oppure posso dire “non l’ho vista!”, quindi dopo “non” non può esserci mai il punto esclamativo, dopo “non” ci deve essere qualcos’altro: “non l’ho vista!”, “non so di cosa parli!”, “non te lo so dire!”, oppure “non ne ho la più pallida idea!”, appunto, come in questo caso.

Quindi “non” è la prima parola. “Non ne ho” equivale a “non ho”. il “ne” si riferisce alla “pallida idea”. “La” è articolo femminile singolare.

Pallida idea: L’idea sapete benissimo che cos’è. Un’idea è qualcosa che avete in mente, un’idea è quindi un pensiero che vi viene in mente. Quindi quando si ha un’idea si ha un’intuizione, si ha un pensiero su come risolvere un problema. In questo caso invece il senso della parola “idea” non è esattamente quello che normalmente si utilizza quando si usa la parola “idea”. Vedremo poi cosa significa la parola “idea” quando avrò spiegato tutto il significato dell’espressione.

“Pallida” è un aggettivo che normalmente è utilizzato per altri motivi. Normalmente la parola “pallida” o “pallido” al maschile,  è utilizzato per un viso,  per esempio. Un viso pallido ad esempio o una faccia pallida vuol dire che non sta molto bene.  Se un viso è pallido vuol dire che una persona è malata o comunque c’è qualcosa che non va. Si può dire anche che una persona impallidisce.  Se una persona impallidisce vuol dire che per esempio ha ricevuto una notizia negativa e la persona che riceve la notizia negativa può impallidire,  quindi può diventare pallida. Il suo  viso può diventare pallido, cioè può sbiancare,  può dare un segnale visivamente negativo, come dire che è una brutta notizia.

Se una persona è pallida normalmente non sta tanto bene. Qualcos’altro che può essere pallido… potrebbe essere per esempio… una giornata…  ma adesso mi viene in mente soltanto il viso. Ovviamente ciò che può essere pallido è anche un’idea.

Quando un’idea è pallida vuol dire che non c’è un’idea,  vuol dire che non è una vera idea,  quindi pallida vuol dire più chiara   quasi trasparente,  quasi inconsistente,  quindi dovete pensare alla parola pallida come ad una caratteristica negativa.

Una pallida idea è un’idea appena accennata,  un’idea piccola,  non molto ben definita, non molto chiara,  quindi quando si dice  “non ho una palla idea”,  vuol dire che non solo non ho un’idea, ma non ho neanche un’idea pallida,  cioè “non ne so niente”.

Non ne ho la più pallida idea vuol dire che tra tutte le idee pallida…  Ammettiamo ci siano delle idee chiare,  delle idee meno chiare,  e ci siano delle idee pallide: tra tutte le idee pallide ci sarà la più pallida idea. Ebbene, quando una persona dice non ne ho la più pallida idea vuol dire appunto che non sa proprio assolutamente di cosa stai parlando,  cioè “non ne ho idea “.  Si può anche dire così : non ne ho idea. Non ne ho nessuna idea, oppure di può dire non ne ho la più pallida idea. Tra tutte le idee,  anche la più pallida,  ebbene il non c’è l’ho!

Quindi è un modo un po’ più forzato di dire “non lo so”. Significa semplicemente  “non lo so”.

Non ne ho la più pallida idea vuol dire non loso.  Quindi vedete che in questo caso le parola  “idea” non è relativa al solito modo di utilizzare la parola idea. Perché un’idea è appunto un’intuizione, un modo di risolvere un problema.  C’è chi ha molte idee, c’è chi ne ha poche. Ci sono vari modi di risolvere i problemi e solitamente quando viene un’idea, quanto ti viene un’idea, quando mi viene un’idea, vuol dire che ho trovato una soluzione ad un problema,

In questo caso non c’è nessun problema da risolvere, perché non ne ho la più pallida idea è una esclamazione, che segue ad una domanda, dice di chiede, qualcuno chiede una cosa ad un’altra persona e questa persona potrebbe rispondere “Sì lo so” oppure “no, non lo so” oppure “non ne ho la più pallida idea”.  Vuol dire “non lo so assolutamente”, “proprio non ne so  nulla”,  “non ne so niente, non devi chiedere a me,  io non ne so nulla, non ne ho idea, non ne ho “la più pallida idea”.

Ok 👍   credo che a questo punto l’idea sia abbastanza meno pallida di prima, per quanto riguarda il concerto di questa frase idiomatica. Quindi dopo questa frase ci va il punto esclamativo,  quindi è una esclamazione, perché è una frase che si Esclama.  Tutte le frasi col punto esclamativo sono esclamazioni, e sono delle risposte a qualche frase che ci viene fatta, qualche domanda che ci viene fatta. Ovviamente è una risposta un po’ forte, quindi non è molto cortese, in generale,  rispondere in questo modo: “non ne ho la più pallida idea”.

Ci sono modi molto più gentili,  molto più educati, molto meno diretti di rispondere: “non lo so”.  Potrei dire ad esempio “non saprei”,  che è un modo abbastanza gentile, “non so che dirti”, “non lo so”, ” non mi viene in mente “.

Non ne ho la più pallida idea è veramente un modo abbastanza forte,  come dire: “non mi fare altre domande, non lo so, mi fa fastidio che me lo stai chiedendo”,  potremmo anche dire così.  Poi dipende anche dal tono che si utilizza per rispondere ad una domanda. Di solito non ne ho la più pallida idea è un modo abbastanza brusco, quindi si vuole interrompere la conversazione prima che vengano fatte altre domande. Ovviamente si può rispondere “non ne ho la più pallida idea” anche con un tono più positivo, più allegro, in ogni caso si esprime qualcosa con questa frase, si dice “non ne so assolutamente nulla!”, “non ho mai sentito parlare di questa cosa”, quindi il tono è molto importante  che viene utilizzato per rispondere ad una domanda alla quale non si sa come rispondere, perché non si sa la risposta.  Quando non si conosce la risposta ad una domanda di può dire anche “non ne ho la più pallida idea”. Non vi consiglio di utilizzarla ad un esame universitario, perché se lo faceste, vorrebbe dire che sarete bocciati sicuramente.  È utile che voi possiate comprendere un italiano che può pronunciare… può capitarvi di ascoltare un italiano che pronunci questa espressione, in ogni caso ci sono moltissimi altri modi per dire che non si sa rispondere ad una domanda che non si conosce la risposta.

Non la possiamo definire una risposta o formale o informale.  Qui siamo in un ambito diciamo  di gentilezza  di educazione.  Certo, è più informale,  se proprio dobbiamo decidere, ciò non esclude che voi possiate utilizzare questa espressione anche in un ambiente più formale.

Quindi adesso se volete possiamo fare un piccolo esercizio di pronuncia e di ripetizione, che fa sempre bene, anche per coloro che,  e sopratutto per coloro che sono poco abituati a parlare l’italiano, e di conseguenza hanno bisogno di esercitarsi.

Non vi vergognate perché per prendere confidenza con una lingua bisogna ascoltarsi, bisogna esercitarsi ad ascoltare la propria voce, preferibilmente ad alta voce, dico preferibilmente perché se seguite le regole del metodo tprs, e se seguite i consigli che sono stati chiamati “sette regole d’oro di Italiano Semplicemente”, dovreste quindi esercitarvi sin dall’inizio a parlare,  ciò potrebbe non essere possibile perché ad esempio vi trovate sull’autobus,  state andando al lavoro ad esempio è non potete parlare ad alta voce perché vi potrebbero prendere per matti,  in ogni caso potreste ripetere nella vostra testa,  dentro di voi  ciascuno nella propria testa, è sempre un esercizio utile.  Soprattutto dopo aver fatto questo esercizio di pronuncia vi consiglio di ripetere l’ascolto più volte,  perché soltanto con la ripetizione le regole grammaticali verranno automaticamente memorizzate  pur non conoscendo l’esistenza di queste regole.

Numerosi esperimenti hanno dimostrato che questo meccanismo di memorizzazione avviene molto più velocemente con la ripetizione che studiando semplicemente le regole,  e sopratutto perché utilizzate la lingua che volete imparare. Se non avete la più pallida idea di cosa sia il metodo TPRS e se non avete la più pallida idea di cosa siano le sette regole d’oro,  vi consiglio di andare sul sito italianosemplicemente.com e  fare una piccola ricerca nel motore di ricerca interno, oppure sul menu che trovate in alto sul sito.

Cliccate sulle sette regole d’oro oppure sul metodo TPRS, che è il metodo che utilizziamo all’interno del sito italianosemplicemente.com.

Dunque,  adesso partiamo con un piccolo esercizio di ripetizione, ci aiuteranno per questo i nostri amici della chat di whattapp.

Tutte queste domande che verranno fatte in questo piccolo esercizio avranno come risposta semplicemente la risposta non ne ho la più pallida idea.

Se per qualcuno di voi può essere complicato pronunciare courts-métrages questa frase,  dipende dalla vostra nazionalità ovviamente, ripetere questo trovate più volte e ripetete sia la domanda che la risposta.  In questo caso ci consiglio di ripetere più volte e più spesso le domande o le risposte sulle quali avete più difficoltà a memorizzare la pronuncia.

Quindi non vi concentrate sulle regole grammaticali,  non vi concentrate sulle regole in generale, impieghereste più tempo a risolvere il problema dell’acquisizione di una regola l’evento semplicemente la regola, piuttosto che ascoltando ripetutamente delle frasi in cui sono presenti le espressioni che spieghiamo in questo file audio 👂.

Quindi ringrazio tutti gli amici della chat di whattapp che mi hanno aiutato a fare questo podcast,  a mettere insieme le domande che hanno tutte,  ripeto, come risposta “non ne ho la più pallida idea”.

Disco il via alle domande: Tre,  due  uno zero…

Amany: Gianni, dai quando il papa ha incoronato Carlo Magno imperatore del sacro romano impero?

Gianni: non ne ho la più pallida idea!

Jasna: quando l’euro è entrato in circolazione? Non ne ho la più pallida idea!

Elie: Ramona,  sai cosa cucina nostra madre oggi?

Ramona: Non ne ho la più pallida idea!

Shrouk: Amany,  sai chi sono i miei fratelli?

Amany: Non ne ho la più pallida idea!

Jasna: ah,  ancora una domanda,  quanto costa il biglietto 🎫 per Roma? Non ne ho la più pallida idea!

Bene,  è tutto amici, mi auguro che il podcast vi sia piaciuto.  Gli amici di whattapp hanno la capacità di rendere il podcast sempre molto più piacevole, sentire più voci è sempre una cosa positiva, e sopratutto potete ascoltare i differenti modi di parlare,  di diverse nazionalità, perché solitamente all’interno dei podcast che trovate su italianosemplicemente.com coloro che mi aiutano nel fare i podcast hanno differenti accenti, hanno differenti nazionalità   di conseguenza ognuno di voi si può confrontare con i differenti modi di pronunciare una singola espressione, una singola domanda o delle differenti risposte.  Di conseguenza mi auguro che continuiate a seguirci.  La comunità di Italiano Semplicemente cresce di giorno in giorno, la comunità facebook sta crescendo, è dalla metà di luglio 2015 che italianosemplicemente.com è online quindi veramente pochissimo tempo,  neanche 6 mesi. È cresciuta la comunità che ci segue su facebook   sta crescendo quella che ci segue di Twitter, speriamo che cresce anche la redazione di Italianosemplicemente.com che comunque già conta 4 persone.  Oltre a me,  e veramente anche oltre ai miei due figli che mi aiutano spesso a realizzare i podcast per i principianti,  ci sono altre tre persone che si sono aggiunte recentemente, e che hanno deciso di aiutarmi per quanto riguarda… per curare i contatti con tutti coloro che non sanno parlare ancora l’italiano e che hanno bisogno di informazioni e quindi anziché rivolgersi direttamente a me,  possono rivolgersi a loro.

Sto parlando di Adriana dalla Colombia, di Shrouk da El Cairo, e anche di Ramona dal Libano.

Ringrazio ovviamente queste tre ragazze che con entusiasmo hanno deciso di far parte della redazione,  dello staff di Italianosemplicemente.com. Speriamo di aumentare ancora di più nel futuro 🔮.

Ad esempio mi piacerebbe avere anche un membro giapponese o cinese anche,  perché no  ed anche qualcuno dalla Germania ad esempio,  per aiutare i nostri amici che numerosi ci sono dalla Germania.

Credo sia tutto per oggi. Ascoltate il podcast più volte, se avete problemi contattate me o gli altri tre membri della redazione di Italianosemplicemente.com.

Arrivederci amici.

 

Prego, si accomodi!

Una cristiana ed una musulmana sono alla cassa di un supermercato dopo aver fatto la spesa:

Audio:

Interpreti: Ramona dal Libano (Cristiana), Adriana dalla Colombia (Cassiera e audio supermarket), Shrouk dall’Egitto (Musulmana), Elettra (suono voce supermarket), Amany dall’Egitto (amica della musulmana)

Video

Trascrizione

prego

Cristiana: Prego, dopo di lei, signora!

Musulmana: grazie mille signora!
Cristiana: Prego, di nulla, si figuri!
Musulmana: le dispiace se mentre aspetto prego?
Cristiana: prego, faccia pure, ma stia attenta, la cassa si sta liberando!
Cassiera: Prego, avanti il prossimo!
Amica della Musulmana: la prego di scusarla, era distratta da un’āya di una sura del Corano.
Cassiera: prego?

Buonasera a tutti, dunque, oggi spieghiamo il significato della parola “prego”.
Prego è una parola diffusissima, una parola famosissima in tutto il mondo, una parola che ha più significati. Ho fatto una piccola ricerca su internet.
Ci sono vari luoghi, vari siti internet che cercano di spiegare, per iscritto, i vari significati della parola “prego”.
Devo dire che, come sapete io utilizzo il metodo TPRS, di conseguenza mi piace utilizzare delle storie. Fa parte del metodo, fa parte delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, perché bisogna suscitare delle emozioni, affinché si possano ricordare le parole italiane, i concetti, le frasi e i significati.
Dunque abbiamo costruito questa piccola storia, dico abbiamo perché in realtà l’hanno costruita interamente gli utenti di whatsapp di Italiano Semplicemente; le persone che frequentano maggiormente la chat di Italiano Semplicemente e che si sono divertiti a fare questa piccola storia.
Io l’ho scritta, loro l’hanno interpretata. La storia quindi tratta di una cristiana e di una musulmana, che vanno a fare la spesa. Dunque discutono tra loro, anzi, parlano tra loro, e ne esce fuori una bella storiella in cui la parola prego viene utilizzata moltissimo, e in ognuno dei vari utilizzi che se ne fanno all’interno della storia, il significato è leggermente diverso.
Allora, avete ascoltato la storia; anche la voce dell’audio del supermercato è una voce interpretata dalla nostra amica Adriana, quindi non è una vera voce di supermercato ma abbiamo preso la voce di Adriana, che ce l’ha prestata per l’occasione, gli abbiamo fatto qualche piccolo ritocco con un software, abbiamo ritoccato un po’ l’audio ed è venuta fuori una bella storiella. Allora, “prego”. In questo file audio voglio spiegarvi i vari significati della parola prego. In generale la parola prego, l’uso più diffuso che se ne fa in Italia è come risposta della parola “grazie”.
Quindi se una persona ti fa un favore, tu puoi dire “grazie!” e lui può rispondere “prego!”, quindi può rispondere “prego, non c’è di che!”, “si figuri”, “non fa niente”, “non c’è problema” eccetera.
Sono tutti modi di rispondere in italiano alla parola “grazie!”.
In senso ancora più generale, per poter utilizzare la parola “prego” occorre essere in due, quindi non puoi parlare con te stesso, ma occorre un’altra persona. In generale, la parola “prego!” significa “tocca a te”, “tocca a lei”, “la prossima mossa non è la mia ma è la tua”, della persona con cui si sta parlando, quindi è la tua, o è la sua, dipende se stai dando del tu o del lei a questa persona. Quindi si chiede se si vuole fare o si vuole dire qualcosa.
“Prego” non solo è la risposta di “grazie”, ma “prego” lascia la parola all’altra persona, come dire “tocca a lei”, oppure lascia che l’altra persona faccia qualcosa, ad esempio se sono davanti ad un ascensore e stiamo entrando più persone all’interno dell’ascensore, posso dire, se c’è una ragazza o una persona accanto a me, quando si aprono le porte posso dire: “prego”. Posso dire semplicemente “prego”, che vuol dire Tocca a lei, prego, entri pure, “entra pure tu, poi io entrerò dopo di lei, entrerò dopo di te”.
Questo è uno dei modi di utilizzare la parola “prego”.
Ovviamente questo vale anche per la cassa del supermercato, quindi “prego, si accomodi”, “prego tocca a lei”, “prego, vada avanti”, vuol dire che si sta sollecitando all’azione, cioè “sei tu che devi fare qualcosa, prego”.
A volte è accompagnato anche con un gesto con la mano, volendo, è una abitudine abbastanza diffusa per dire “prego, si accomodi”, “prego, tocca a lei”, e questo quindi significa che si cede il passo ad un’altra persona, invece nel caso della risposta al “grazie”, è semplicemente un “non c’è problema”, “si figuri”.
In realtà la parola “prego” deriva dal verbo pregare, pregare, come è stato utilizzato anche all’interno del file audio, dalla ragazza musulmana interpretata da Shrouk, pregare significa dire a parole, o dire con la mente, pensare, al nostro Dio, o recitare delle parole per il nostro Dio.
Questo quindi è la parola “pregare”, e quindi “prego” significa “io prego”, accorciato: “prego”, quindi anche nel caso in cui si dice: “accomodati, tocca a te”, è come dire “ti prego, vai avanti tu”, “ti prego”, cioè “ti sto pregando,prego”. Prego è la forma abbreviata della frase “ti prego, vai avanti”, “ti prego, accomodati”, “prego, vada avanti lei”, “prego, faccia lei”, “prego, si figuri”.
Quindi vuol dire sempre “la prego”, “ti prego”, cioè è un modo gentile, educato, di dire, di cedere il passo, o di lasciare l’iniziativa all’altra persona con cui si sta parlando.
Ovviamente anche nel caso in cui si risponda al “grazie”, il “prego” deriva sempre dal verbo pregare, quindi “prego”, vuol dire “prego, non c’è problema”, “ti prego, non ti scusare”, “ti prego, non mi devi ringraziare”, è sempre il verbo pregare, all’origine dell’espressione “prego” c’è una parola che riassume una frase più lunga che quindi può essere utilizzata in più circostanze, può essere utilizzata in più contesti diversi quindi.
Nell’ultima espressione del file audio sentiamo la cassiera che dice: “prego?”. In questo caso la cassiera sta dicendo “scusa puoi ripetere?”, cioè “la prego puoi ripetere?”, “ti prego puoi ripetere?”, quindi in questo caso è sotto forma di domanda. La domanda è “prego?”.
C’è anche un altro modo di utilizzare questa espressione, un modo che non è stato utilizzato all’interno del file audio, e questo modo è un modo non educato, e per quello che non l’ho inserito, ma volendo avrei potuto farlo. Avrebbe potuto essere l’ultima battuta del file audio, della piccola storia. Se un’altra persona avesse sentito la ragazza musulmana che parlava di Corano, avrebbe potuto infastidirsi, ad esempio, perché magari era di un’altra religione, e avrebbe potuto dire: “ma ti prego!”, “ti prego”, cioè vuol dire “non sono d’accordo con te”, “ti prego, smettila!” vuol dire in questo caso, “ti prego, non andare avanti”, “ti prego, non mi dire queste cose”, quindi si sta sempre pregando una persona, quindi la forma è sempre quella dell’educazione, ma il tono è tutt’altro.
Il tono è quello di dire” ti prego smettila!”, quindi questo è ancora un altro significato della parola “prego”, anzi, un altro utilizzo della parola “prego”. Come avrete capito, il “prego”, la parola “prego” va utilizzata con un certo tono; a seconda del tono che si utilizza, a seconda della voce che si utilizza, il significato è diverso, quindi fate attenzione quando pronunciate questa parola, quando parlate con degli italiani, perché è importante anche il tono.
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