La prevenzione dello stress – IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE (Ep. n. 9)

La prevenzione dello stress

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Trascrizione

Bentrovati a tutti gli ascoltatori di Italiano Semplicemente, e benvenuti a un nuovo episodio della rubrica dedicata alla salute

Oggi parliamo ancora di stress, ma lo facciamo in termini di prevenzione. Il nostro amico e membro di Italiano Semplicemente Valentin, che fa un mestiere legato allo stress, mi ha dato questo suggerimento e l’ho colto al volo.

Ci faremo una chiacchierata parlando di prevenzione dello stress, cosa che riguarda più o meno tutti noi.

Naturalmente sarà questa un’occasione propizia per approfondire qualche parola interessante, e sarà anche l’occasione per ripassare qualche episodio, come di consueto.

Dovete sapere che più di un terzo dei lavoratori in Europa è soggetto a stress sul lavoro. Dunque un terzo di loro soffre di stress, è sottoposto a stress.

Sia i lavoratori che le aziende e le organizzazioni in generale dovrebbero evitarlo fin dall’inizio anziché gestirlo a posteriori, quando è già un problema. Come dice il proverbio, prevenire è meglio che curare.

Ma cos’è lo stress? Sembra una parola non italiana e infatti in origine non nasce in Italia.

L’idea originaria è quella della tensione, della pressione esercitata su qualcosa o qualcuno.

Nel Novecento il termine “stress” è stato adottato prima in fisica e ingegneria: indicava la sollecitazione subita da un materiale.

Interessante l’uso del verbo “adottare”. Significa in questo caso che “La fisica ha iniziato a usare ufficialmente e abitualmente quel termine”.

In generale, può voler dire anche “utilizzare”, “prendere”, “fare proprio”, “iniziare a usare stabilmente” qualcosa.

Per esempio:

adottare un bambino;

adottare una legge;

adottare una strategia;

adottare un sistema informatico;

adottare una misura di sicurezza;

adottare un termine linguistico.

Continuando a parlare di stress, ad esempio, una trave sotto carico subisce uno stress. Una trave è un elemento lungo e robusto che serve a sostenere un peso. È una parola molto comune nell’edilizia e nell’architettura. La trave deve reggere un peso. Avete presente quei soffitti con le travi a vista di legno? Belle, vero?

Oltre alle travi, anche un metallo può deformarsi per stress meccanico. Se viene esercitata una forza meccanica molto a lungo, ad esempio con un grande peso, il metallo si piega.

Poi il medico Hans Selye trasferì il termine stress alla biologia e alla psicologia per descrivere la risposta dell’organismo a pressioni, minacce o cambiamenti.

Da lì il termine è entrato in moltissime lingue, compreso l’italiano. Potrei anche dire “di lì a poco” oppure “da quel momento” è entrato in molte lingue.

In italiano oggi “stress” indica quasi sempre una tensione psicologica (“sono stressato”), quindi uno stato di affaticamento mentale.

Lo stress, potremmo dire, si verifica quando le richieste poste su un organismo superano la sua capacità. Sono eccessive. Questo può derivare da uno sforzo estremo una tantum, o da un esaurimento prolungato quando il recupero è insufficiente.

“Le richieste poste su un organismo”, ho detto. Ho usato il verbo porre, che come abbiamo già visto è simile al verbo mettere ma che ha molti altri utilizzi (si può ad esempio porre una domanda).

Il benessere è l’assenza dello stress coniugata alla soddisfazione del lavoro, o meglio, della vita, allo scopo percepito e a emozioni generalmente positive. L’assenza di stress si sperimenta quando l’individuo dispone di capacità sufficienti per far fronte alle proprie esigenze.

Nella situazione ideale, le richieste sono stimolanti a un livello che corrisponde appena alla capacità massima della persona. Mi raccomando, ho detto “appena” e non “a malapena”. C’è una bella differenza.

Se invece dicessi: “il livello delle richieste che corrisponde a malapena alla capacità massima” sembrerebbe quasi che la persona riesca a sostenere quella situazione con fatica estrema, sul punto di non farcela. Si passerebbe da una condizione ottimale a una condizione quasi stressante.

Solitamente “a malapena” si usa quando qualcosa avviene con grande difficoltà, in misura minima o quasi insufficiente. Ricordate l’espressione “Grasso che cola”? Il senso è assolutamente analogo.

Comunque, quando ciò accade, quando si raggiunge questo livello di cui parlavo, emerge spesso un fenomeno chiamato flow: le persone perdono il senso del tempo, perdono la consapevolezza di sé stesse e provano una profonda soddisfazione.

È curioso come molte parole della psicologia moderna vengano mantenute in inglese: stress, burnout, mindset, flow… Le pubblicazioni scientifiche sono spesso in inglese, e quando una traduzione adeguata non c’è, la parola inglese viene adottata.

Tradurre “flow” non è semplicissimo, perché in psicologia indica uno stato mentale molto specifico.

In italiano non esiste una parola unica perfettamente equivalente, quindi spesso si usano perifrasi.

“Flusso” infatti è la traduzione letterale più vicina, fa pensare a qualcosa che scorre, che si muove, come al flusso del sangue nelle vene o al flusso dei turisti a Roma, ma da sola in italiano suona un po’ vaga o tecnica.

Quando accade il flow, cioè quando ci si trova in questo stato, le persone si trovano in uno stato di concentrazione totale: perdono il senso del tempo e si sentono profondamente coinvolte in ciò che fanno.

Mi fa pensare a quando lavoravo in pizzeria, quando il flusso dei clienti era tale da non poter mai alzare la testa da ciò che facevo. Ed anch’io ero nel pieno del “flusso mentale”, uno stato in cui tutto sembra scorrere naturalmente.

Questo avviene anche nello sport o appunto al lavoro quando facciamo davvero ciò che ci appassiona. In effetti il mestiere del pizzaiolo era veramente appassionante per me.

Esiste anche una distinzione cromatica per spiegare lo stato mentale: una zona verde, rossa o nera.

Chiaramente il colore spiega in parte.

Nella zona verde siamo calmi, aperti di mente e pronti a connetterci con gli altri. Il sistema nervoso parasimpatico è attivo, attento alle proprie emozioni e a quelle altrui.

Quando il sistema nervoso parasimpatico è attivo, non solo ci riprendiamo e ci risolleviamo, sia psicologicamente che fisicamente, ma siamo anche in grado di essere creativi e di apprendere maggiormente.

A me capita spesso al lavoro, ma questo mi accade soprattutto quando voglio aggiungere qualcosa di mio, di personale. Il flusso delle idee nella mia testa, in quei casi, è notevole. Perché il soggetto mi interessa, c’è una motivazione intrinseca. Questa è un’altra caratteristica del flow, e spiega perché mi accade in quella condizione.

Quando però entriamo nella zona rossa ecco che arriva lo stress.

In italiano si dice che siamo “sotto stress”. Sinceramente preferisco quando siamo sotto Natale. Condizione ben più rilassante.

Quando siamo nella zona rossa è il sistema nervoso simpatico a prendere il sopravvento su quello parasimpatico.

È curioso, almeno per me, che entri in gioco la “simpatia” del sistema nervoso a determinare il nostro stato mentale. Scherzi a parte, quando prevale il parasimpatico siamo creativi, quando prevale quello simpatico siamo stressati. Un po’ antipatico questo sistema “simpatico”, non è vero? La ragione è che il termine “simpatico” era stato scelto in passato quando i ricercatori avevano osservato che questo sistema creava una risonanza “in simpatia” tra gli organi. Il termine “parasimpatico” fu introdotto molto più tardi e indica che questa parte del sistema è anatomicamente diversa e funziona in gran parte in parallelo.

Col simpatico diventiamo mentalmente rigidi. Il rischio di problemi di salute aumenta, interessando anche il sistema immunitario. Questo uso del verbo interessare lo abbiamo visto in un episodio, se ricordate. Quindi ci si ammala più facilmente se siamo stressati.

Il sistema cardiovascolare e la digestione sono ugualmente interessati, e lo sono quanto più a lungo lo stress persiste. Attenzione qui, perché “quanto più” non equivale sempre a “tanto più”. A volte sì, altre volte no. In questo caso avrei anche potuto usare “tanto più”, ma non sempre è così. Poi a volte si usano entrambe le forme, come quando dico ad esempio:

Quanto più mangio, tanto più ingrasso.

Ad ogni modo nella zona rossa non siamo molto ricettivi a nuove idee; non riusciamo ad apprendere, memorizzare o ragionare con lucidità; possiamo solo svolgere, eseguire compiti di routine, abituali, cose che facciamo sempre e che non richiedono creatività.

Le conseguenze negative sul lavoro e nella vita personale però sono evidenti. Diventiamo frustrati oltre che stressati.

Può andare peggio però. Al peggio non c’è mai fine, come dice un proverbio italiano.

Dopo un periodo prolungato nella zona rossa, quando le risorse sono completamente esaurite, precipitiamo nel baratro della depressione, del burnout o del trauma.

Ecco un’altra parola inglese che abbiamo oramai fatto nostra: burnout.

È interessante notare che anche qui la lingua inglese ha vinto per efficacia metaforica e sintesi: “burnout” evoca immediatamente l’idea del “consumarsi fino a spegnersi”, mentre l’italiano tende a descrivere il fenomeno in modo più analitico ma meno visivo.

Potremmo dire esaurimento (sono proprio esaurito!), esaurimento psicofisico, esaurimento da stress cronico, sindrome da esaurimento lavorativo (più tecnica), o anche crollo da sovraccarico.

Le energie disponibili in questo stato si abbassano drasticamente, la motivazione svanisce, scompare e perdiamo il gusto per le attività e le relazioni. La zona nera è la peggiore, com’era intuibile.

Ci sono quindi solo buone ragioni per restare nella zona verde. Ma come fare?

Nell’immediato basta fare una pausa, respirare lentamente, allontanarsi, fare una passeggiata, chiedere un momento di tregua — tipo un caffè coi colleghi più simpatici (non però come il sistema simpatico!).

Nel medio e lungo termine invece occorre concedersi tempo sufficiente per recuperare, idealmente ogni giorno, almeno ogni settimana.

Quando emergono emozioni forti o difficili, la respirazione lenta può aiutare, così come riflettere su quale dei propri bisogni è insoddisfatto o minacciato.

Pratiche utili per ritrovare l’equilibrio includono il rilassamento, la meditazione, lo yoga, la respirazione lenta, abbracciare le persone care e gli animali domestici, giocare con i bambini, cantare in un coro, fare teatro o sport. Queste attività aiutano nel momento dello stress, e quando vengono praticate regolarmente, aumentano la resilienza contro lo stress e le emozioni negative.

Poi occorre riflettere su ciò che potrebbe dover cambiare nella propria vita lavorativa o privata.

Parlate di ciò che vi causa stress?

Esprimete i vostri bisogni?

Chiedete agli altri come evitare insieme situazioni stressanti?

Spesso, tacere non fa che aumentare lo stress. La sfida è farsi sentire con gentilezza, rimanendo sensibili ai bisogni altrui, per raggiungere soluzioni che funzionino per entrambe le parti, non solo per una.

Una cosa semplice per prevenire lo stress poi è pianificare.

Al lavoro e a casa, la pianificazione è uno strumento pratico per evitare picchi di carico e, con essi, lo stress. Altrettanto importante è il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri.

Quando stiamo nella zona rossa o nera, il nostro stato d’animo è spesso negativo. Siamo incazzati a volte e ce l’abbiamo col mondo intero.

Di conseguenza facciamo più facilmente osservazioni sarcastiche o ironiche, critichiamo o imponiamo invece di discutere, e così creiamo un ambiente stressante. Come organismi in un ecosistema che inquinano senza rendersene conto, ci sorprendiamo poi delle reazioni tossiche che riceviamo. Ma dovremmo davvero sorprenderci? Affatto.

Questo viene talvolta definito micro-aggressione: è nocivo per le relazioni e per il benessere, e poi alimenta lo stress in modo del tutto evitabile.

Ciò che invece nutre le relazioni è l’ascolto profondo. Quando si ascolta con piena attenzione e con la genuina intenzione di capire, con rispetto e benevolenza, si diventa naturalmente più comprensivi e disponibili.

A patto di non perdere di vista i propri bisogni, questo crea relazioni profondamente soddisfacenti e solidali, che ci riportano nella zona verde, riducono lo stress e ci danno la forza di affrontare le sfide.

Bene, spero di non avervi stressato con questo episodio. Grazie a Valentin per la ricchezza e l’utilità dell’argomento trattato.