Rimasuglio, resto, resti, rimanenza, avanzo e residuo

Rimasuglio, resto, resti, rimanenza, avanzo e residuo (scarica audio)

episodio 1281

Trascrizione

Ciao a tutti e benvenuti in un nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di una famiglia di parole che hanno tutte qualcosa in comune: hanno a che fare con ciò che rimane.

E questa parola, rimane, è proprio la parola chiave dell’episodio.

Per esempio, se mangio una mela e ne lascio un pezzetto sul piatto, posso dire:

«È rimasto un pezzo di mela».

Ma posso anche dire:

«È rimasto un rimasuglio di mela».

Oppure:

«È avanzata un po’ di mela».

E ancora:

«È rimasto un residuo di mela».

Ma attenzione: queste frasi non sono perfettamente equivalenti.

E oggi vediamo perché.

Cominciamo dalla parola più semplice: RESTO. Il resto è ciò che rimane di qualcosa dopo che una parte è stata utilizzata, consumata, tolta o presa.

Per esempio:

«Ho mangiato metà della torta e ho lasciato il resto in frigorifero».

Il resto, quindi, è semplicemente la parte che rimane.

Ma resto ha anche altri significati.

Se entro in un negozio e compro qualcosa che costa 17 euro e pago con 20 euro, il commerciante mi deve dare 3 euro di resto.

«Quanto ti ha dato di resto?»

«Tre euro».

Quindi attenzione: il resto può essere ciò che rimane di una cosa, ma può anche essere il denaro che ci viene restituito quando paghiamo più del necessario.

E c’è anche un’altra espressione molto importante:

«Per il resto…» sul quale, vi ricordo c’è un episodio apposito.

Per esempio:

«Il viaggio è stato bellissimo. Per il resto, non abbiamo avuto nessun problema».

Qui per il resto significa più o meno per tutto il resto, per quanto riguarda le altre cose.

Adesso passiamo a resti, che è il plurale di resto.

Ma c’è una cosa interessante.

Quando parliamo di cibo, soprattutto di cibo già mangiato in parte, resti può assumere una sfumatura particolare.

Per esempio:

«Metti i resti della cena in frigorifero».

Qui parliamo di ciò che è rimasto della cena.

Ma resti può anche riferirsi ai resti umani.

E qui il significato cambia completamente.

Per esempio, possiamo parlare dei:

«resti di un’antica civiltà»

oppure dei:

«resti archeologici».

E in questo caso non stiamo parlando di un pezzo di torta avanzato!

Pensate, per esempio, ai resti di una città romana.

In Italia abbiamo moltissimi resti archeologici dell’epoca romana: strade, mosaici, edifici, statue, acquedotti.

Sono ciò che è rimasto di una civiltà antica.

E proprio qui troviamo una parola molto interessante: rimanenza.

Rimanenza deriva dal verbo rimanere e indica, in generale, ciò che rimane. Siamo sempre lì.

È una parola piuttosto formale però. Viene utilizzata soprattutto in alcuni contesti.

Per esempio, in un negozio possiamo parlare delle rimanenze di magazzino. Ne abbiamo parlato anche in un episodio della rubrica Italiano commerciale. Ricordate? Resto qui finché non rispondete…

Scherzi a parte, se un negozio ha comprato cento magliette e ne ha vendute novanta, le dieci magliette che rimangono costituiscono la rimanenza di magazzino.

Ma difficilmente diremmo:

«Ho mangiato la pizza e ho messo la rimanenza nel frigorifero».

Suonerebbe molto strano! Si può fare, per carità, ma non si usa in questi casi.

In questo caso diremmo piuttosto:

«Ho messo in frigorifero la pizza avanzata».

Quindi rimanenza è una parola più tecnica, più burocratica, più commerciale.

E questo è interessante anche per chi studia l’italiano perché una stessa idea può essere espressa con parole diverse a seconda del contesto.

Ed eccoci a una parola molto comune: avanzo.

Un avanzo è qualcosa che è rimasto dopo essere stato utilizzato o consumato.

Si usa soprattutto quando parliamo di cibo.

«Ci sono degli avanzi della cena».

«Non buttare via gli avanzi, me li mangio domani».

«Domani possiamo mangiare gli avanzi di oggi».

In Italia questa parola è molto comune, anche perché nella nostra cultura tradizionale buttare il cibo non è mai stato visto molto bene.

E qui possiamo fare un piccolo salto nella storia italiana se non vi dispiace. Per secoli moltissime famiglie italiane hanno avuto pochi soldi e poco cibo a disposizione. Per questo si è sviluppata quella che oggi chiamiamo cucina povera, cioè una cucina basata su ingredienti semplici, economici e facilmente disponibili.

E una caratteristica fondamentale di questa cucina era proprio il recupero degli avanzi.

Un esempio famosissimo è la frittata di pasta. La conoscete?

È semplicissima: rimane della pasta dal giorno prima?

Non si butta! Si aggiungono le uova e si prepara una frittata.

E anche la famosa ribollita toscana nasce dalla tradizione di utilizzare il pane e altri ingredienti rimasti.

Quindi, in un certo senso, gli avanzi hanno contribuito a creare alcuni piatti della tradizione italiana.

E questo è un bellissimo esempio di come una necessità economica possa trasformarsi in una tradizione gastronomica.

Adesso arriviamo a una parola molto simpatica: rimasuglio.

Un rimasuglio è un piccolo resto, spesso una quantità minima, ciò che è rimasto dopo aver utilizzato quasi tutto.

Per esempio:

«Nel frigorifero è rimasto solo un rimasuglio di formaggio».

Oppure:

«C’era un rimasuglio di vino nella bottiglia».

Il rimasuglio, quindi, ci fa pensare a qualcosa di poco, spesso a una piccola quantità che rimane.

E può avere (in genere è proprio così) anche una sfumatura leggermente negativa o ironica.

Se dico:

«Ho trovato un rimasuglio di pizza nel frigorifero»

sto facendo capire che non è rimasta una bella pizza intera! È rimasto soltanto un piccolo pezzo.

Un rimasuglio, insomma, è quasi il resto del resto.

Un’altra parola importante è residuo. Anche residuo significa ciò che rimane, ma è una parola più tecnica e impersonale.

Per esempio:

«Sul fondo della bottiglia è rimasto un residuo di vino».

«Dopo la combustione è rimasto un residuo».

«Bisogna eliminare i residui di colla».

Non useremmo normalmente residuo per parlare di una cena tra amici.

Non direi:

«Gianni, vuoi mangiare il residuo della mia lasagna?»

A meno che Gianni non lavori in un laboratorio scientifico! Allora questa sarebbe una battuta più che altro!

Direi piuttosto:

«Vuoi mangiare quello che è rimasto della mia lasagna?»

oppure:

«Vuoi mangiare gli avanzi?»

Questa versione non mi piace però. Direi che appare un po’ offensiva in questo caso.

Non lo chiamarei neanche rimasuglio però perché come dicevo ha in genere una accezione negativa e poi comunque si tratta di una quantità minima se la chiamo rimasuglio.

Quindi possiamo ricordare:

avanzo è molto comune, soprattutto per il cibo.

residuo è più tecnico, scientifico o formale.

rimanenza è spesso commerciale, amministrativo o contabile.

rimasuglio è un piccolo resto, spesso con una sfumatura colloquiale e negativa.

resto è una parola generale per indicare ciò che rimane.

Attenzione anche alla parola scarto.

Uno scarto è qualcosa che viene eliminato perché considerato non utile, non necessario o non adatto.

Per esempio:

«Le bucce delle verdure possono essere considerate uno scarto».

Oppure:

«Questo prodotto presenta alcuni scarti di lavorazione».

Ma scarto non è esattamente sinonimo di avanzo.

Se rimane una fetta di torta e la metto in frigorifero, è un avanzo.

Se invece considero quella fetta inutile e la butto via, diventa, in quel contesto, uno scarto.

Quindi la differenza è interessante:

avanzo è qualcosa che rimane

scarto è qualcosa che viene eliminato perché non viene più considerato utile

FACCIAMO UN PICCOLO RIEPILOGO: Se dopo una festa rimangono tre bottiglie di vino, possiamo dire:

«È rimasto del vino».

Se rimane del cibo:

«Sono rimasti degli avanzi».

Se rimane soltanto una piccolissima quantità:

«È rimasto un rimasuglio».

Se parliamo di un negozio:

«Ci sono ancora delle rimanenze di magazzino».

Se parliamo di una sostanza o di un processo tecnico:

«È rimasto un residuo».

Se qualcosa viene eliminato perché non serve:

«È uno scarto».

E se parliamo di ciò che è rimasto di un’antica civiltà:

«Sono resti archeologici».

Qualcosa è rimasto ancora per concludere l’episodio…

Prima di concludere e prima del ripasso, voglio lasciarvi con una piccola curiosità.

In Italia esiste come dicevo una tradizione molto forte legata al recupero degli avanzi. Un esempio molto famoso è il polpettone.

Non esiste una sola ricetta del polpettone: ne esistono tantissime.

E spesso, nella cucina familiare tradizionale, serviva anche a recuperare ingredienti rimasti dal giorno precedente: carne avanzata, pane raffermo, formaggio, uova…

Si metteva tutto insieme e si trasformava in un nuovo piatto.

È proprio questa una delle caratteristiche della cucina italiana tradizionale: non sprecare, ma trasformare.

Vediamo se avete capito. Vi faccio alcune domande.

Prima domanda.

In un negozio rimangono dieci magliette invendute.

Sono:

A. rimasugli
B. rimanenze
C. resti archeologici

La risposta è…

B: rimanenze.

Seconda domanda.

Dopo una cena rimane metà della lasagna.

Possiamo parlare di:

A. avanzo
B. residuo
C. scarto

La risposta è:

A: avanzo.

Terza domanda.

Nella bottiglia rimane una quantità piccolissima di vino.

Possiamo dire:

«È rimasto un…»

rimasuglio di vino.

Quarta domanda.

Dopo una lavorazione industriale rimane una sostanza.

È un:

residuo.

E infine:

una parte di un’antica città romana che è arrivata fino ai nostri giorni è un:

resto archeologico.

Poi pensate ad un pezzettino di pizza avanzato. E’ un avanzo se non avevate più fame. E’ uno scarto se è una parte che non avete mangiato perché magari era bruciato. E’ un rimasuglio se è proprio una piccola quantità, poco attraente per questo motivo.

Bene!

Adesso resta solo il ripasso.

Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marcelo: Dopo questa splendida e abbondante cena italiana è rimasto di tutto: un po’ di pasta, qualche pezzo di pane e soprattutto un piccolo rimasuglio di tiramisù (che peccato!).

Christophe: Ma quale peccato d’Egitto , il resto del tiramisù lo mangio io, mentre voi potete occuparvi degli avanzi della pasta e del pane!

Nancy: lasciatemi almeno un po’ di pane e il prosciutto dell’antipasto, perché domani voglio fare una bella passeggiata tra i resti dell’antica Roma. Così avrò di che saziarmi.

Anne Marie: Dopo una cena così abbondante mi sento già come se avessi attraversato il Rubicone

Ulrike: mi sognerò la carbonara di stasera vita natural durante!

Estelle : La carbonara è un caposaldo della cucina italiana, ma, non me ne vogliano gli italiani, io ho bandito i carboidrati dalla mia dieta.

Carmen: Sì, anch’io sarei di questo avviso, il fatto è che di riffa o di raffa, in un ristorante italiano è facile abbuffarsi di carboidrati …vabbè, vorrà dire che la mia dieta la riprendo da lunedì prossimo.

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Il verbo “avanzare”

Il verbo “avanzare” (scarica audio)

Associazione Italiano Semplicemente

Indice degli episodi della rubrica

Trascrizione

Buongiorno e benvenuti nell’episodio dedicato al verbo “avanzare“. Mi avanzava un po’ di tempo così mi sono detto: perché non rispondere alla domanda di Marguerite, che mi ha chiesto un approfondimento su questo verbo? Saluto la cara Marguerite.

È un verbo pieno di sfumature, cara Marguerite, un verbo che si può usare in tanti contesti diversi.

Vi è mai capitato (mi rivolgo a tutti adesso) di dire che “il lavoro avanza a fatica“?

Oppure di sentir dire che “il buio avanza“?

O magari vi siete trovati con un piatto di pasta avanzata dal pranzo? Ecco, vediamo un po’ insieme come funziona questo verbo poliedrico.

1. Avanzare nel senso di procedere, andare avanti

Il primo significato, quello più intuitivo, è quello di “andare avanti”, “procedere”.

  • L’esercito avanza su tutti i fronti.
  • Non stare fermo, avanza di qualche passo!
  • Il progetto sta avanzando rapidamente.
  • Il lavoro avanza a fatica, ma almeno non è fermo!

Spesso c’è un movimento fisico in avanti, altre volte c’è un progresso, una progressione o uno sviluppo positivo, ma in tutti i casi si tratta di un avanzamento.

In questo senso possiamo anche avanzare nella vita, negli studi, nella carriera:

  • Gianni è avanzato di grado ed è stato promosso.
  • Emanuele vuole avanzare negli studi e ottenere un master.
  • Con il tempo, tutti avanziamo negli anni (e magari ci piacerebbe fermarci un po’!).
  • Quando l’età avanza, posso dire (permettetemi la battuta) “lui” rimpicciolisce…. Questa l’ho trovata su internet!

2. Avanzare nel senso di superare, oltrepassare o spostare

A volte, “avanzare” significa “andare oltre”, “oltrepassare”, “superare un ostacolo” o “lasciare qualcuno indietro: qualcuno o qualcosa”.

  • Gianni si mise a correre e avanzò Marcelo di qualche metro.
  • Se vuoi vincere, devi avanzare i tuoi avversari!
  • Cerca di avanzare il tavolo di un metro. Prendilo e spostalo.

3. Avanzare nel senso di proporre, presentare, inoltrare

Ma “avanzare” non riguarda solo il movimento fisico. Si può anche “avanzare” qualcosa di meno tangibile, come una richiesta, una proposta o un’idea.

  • Vorrei avanzare una domanda di pensionamento. Un uso burocratico questo.
  • Giovanni ha avanzato un’ipotesi interessante su come spiegare l’italiano agli stranieri. A volte questo uso è in contesti formali, ma non è necessario.
  • Il prof. di italiano ha avanzato delle obiezioni.

In questi casi, “avanzare” è sinonimo di “presentare”, “proporre”, “portare avanti” (sottolineo la parola avanti), una richiesta o un’idea.

4. Avanzare nel senso di addurre, accampare.

Qui siamo vicini al senso precedente di “presentare”, infatti avanzare può anche significare “portare come giustificazione“, “dare una motivazione” o “presentare un pretesto“. Non molto informale questo uso.

Vediamo qualche esempio:

  • Sofie ha avanzato delle scuse ridicole per giustificare il ritardo.
    (Ha dato delle giustificazioni poco credibili.)
  • Non puoi avanzare sempre la stessa scusa per non venire!
    (Non puoi sempre usare la stessa motivazione per giustificarti.).
  • L’imputato ha avanzato delle pretese ingiustificate.
    (Ha richiesto qualcosa senza avere reali motivi per farlo.)
  • Hartmut ha avanzato una serie di motivazioni per non partecipare alla riunione.
    (Ha dato una serie di ragioni, vere o presunte.)

In questi casi, “avanzare” è simile a “portare avanti”, “presentare” un motivo, una giustificazione o una richiesta, spesso, quando non si tratta di contesti formali, con un tono un po’ polemico o scettico. Quando si dice che qualcuno “avanza pretese“, ad esempio, significa che sta richiedendo qualcosa che forse non gli spetta davvero.

Quindi, possiamo dire che “avanzare” in questo senso è un modo più formale o leggermente critico per indicare che qualcuno sta portando delle ragioni, delle richieste o delle giustificazioni, che possono essere valide o meno.

5. Avanzare nel senso di rimanere

E poi c’è un significato molto diverso: quello di “rimanere“, “essere in eccesso”, “essere di avanzo”, “rimanere come resto”. Se qualcosa avanza, spessissimo vuol dire che non serve più.

  • Dopo cena è avanzata una fetta di torta. Che ne facciamo? La gettiamo?
  • Hai ancora quei soldi che ti ho dato? Ti è avanzato qualche soldo?
  • È avanzata un po’ di pasta, la vuoi riscaldare?
  • Sei di avanzo nella nostra azienda. Te ne devi andare!

Questo è un uso molto comune nella vita quotidiana, soprattutto a tavola!

6. Avanzare nel senso di essere creditore

Un uso molto interessante poi è quello legato al credito e al debito. Se vi capita di dover reclamare qualcosa, il verbo “avanzare” fa al caso vostro.

  • Avanzo ancora cento euro da te! Quando me li dai?
  • Scusa, ma da questo contratto io avanzo un rimborso!
  • Scusa, avanzi qualcosa da me per la cena di ieri o siamo pari? Casomai te li do domani.

Qui “avanzare” è sinonimo di “essere creditore”, “aspettarsi di ricevere qualcosa”. Abbastanza simile , se vogliamo, al senso di avanzare delle pretese, ma in quel caso si propongono queste pretese. In questo caso invece si sta parlando di soldi, o comunque si parla della cosa che “si avanza” nel senso che si pretende: che siano soldi o altro. Si parla di un credito non ancora riscosso, che può essere di denaro o di qualunque altro tipo di diritto, come un favore, ad esempio.

7. Avanzare nel tempo

Infine, “avanzare” si usa anche per indicare il passare del tempo. Col passare del tempo cosa va avanti? Cosa aumenta? Cosa progredisce? Varie cose. Vediamo quali.

  • Avanza la sera, dobbiamo andare.
  • Quando l’inverno avanza, le giornate si accorciano.
  • Il buio avanza, sbrighiamoci ad uscire dal bosco.

In questi casi, il verbo indica qualcosa che si avvicina, che procede inesorabilmente, con il tempo che passa.

Esercizio di ripetizione

E adesso, un piccolo esercizio di ripetizione per voi. Ripetete dopo di me:

  • Avanzare
  • Avanzo ancora dei soldi!
  • Il progetto avanza lentamente.
  • Ha avanzato una proposta interessante.
  • Ultimamente avanzi delle pretese assurde.
  • È avanzato del cibo dalla cena.
  • No grazie, non mangio mai gli avanzi del giorno prima!
  • La notte avanza, meglio andare a dormire.

Bene, l’episodio finisce qui! Spero di avervi aiutato ad avanzare nella conoscenza dell’italiano. Alla prossima!

Ah, se vi avanza qualcosa potete fare una donazione per Italiano Semplicemente. Se invece la richiesta avanzata vi sembra troppo pretenziosa, vi ringrazio dell’ascolto e alla prossima!

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551 Per il resto

Per il resto (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: come va l’amore?
Vi hanno mai fatto una domanda del genere?
A prescindere dalla vostra risposta, la domanda successiva potrebbe essere:

Per il resto?

Cosa rispondere a questo punto?
Bisognerebbe capire cosa significa esattamente “per il resto“.
In realtà il senso è semplice, perché la domanda è volta a conoscere come vanno le cose, a parte l’amore, che è stato l’oggetto della domanda precedente.
Questo è come chiedere:

Riguardo al resto?
Come vanno le altre cose?
Cosa mi dici delle altre questioni?
Amore a parte, come vanno le cose?

Ho voluto dedicare un episodio a questa locuzione per distinguerla da una piuttosto simile di cui ci siamo già occupati: “del resto“.
“Per il resto” si può usare in molte circostanze diverse, non solo per fare domande, come abbiamo visto. Si usa sempre per indicare tutti gli altri aspetti, tutte le questioni a parte ciò di cui si è appena finito di parlare.
Il termine “resto“, d’altronde, ha un senso preciso: ciò che rimane, è la parte residua di un tutto.
Il resto è quanto manca per un completamento, per raggiungere il totale.
Vediamo qualche esempio con la locuzione “per il resto“:

Non sono molto soddisfatto del primo piatto che ho mangiato stasera al ristorante. La pasta era un po’ salata. Per il resto, non ho lamentele da fare, era tutto buonissimo.
Il governo italiano ha ricevuto i complimenti dalla comunità europea riguardo alla riforma della giustizia. Per il resto, l’Italia ha ancora molto da lavorare.

Dunque “per” il resto, sta per riguardo al resto, per quanto riguarda le altre cose, riguardo le restanti questioni, per quanto concerne gli altri aspetti.
In questo modo si sta dicendo che tutte queste questioni sono meno importanti, tanto che sono state tutte raggruppate, mentre la questione principale è stata evidenziata, è stata trattata all’inizio perché ritenuta più importante.
Questo dunque è il modo di usare “per il resto“.
Bene, adesso che abbiamo trattato l’argomento del giorno, per il resto non ci resta che il ripasso. Del resto ve lo aspettavate, vero?
Carmen: sapete ragazzi che durante la giornata mi ronzano per la testa diverse idee per i ripassi.
Rauno: e ogni giorno c’è Giovanni a dire: “Ok ragazzi come rimaniamo con il ripasso di oggi?”

Dorothea: eh già! E io molte volte sono costretto a rispondergli picche perché di ripassi pronti ne sono solitamente sguarnita.

Komi: direi anch’io che la composizione di ripassi non dovrebbe rimanere appannaggio principalmente di Gianni. D’altronde, quelli che devono esercitarsi con l’italiano siamo noi.

Irina: raccolgo la provocazione. Da oggi in poi mi organizzerò a dare seguito alla sua chiamata giornaliera per un ripasso, sebbene il più delle volte questo risulti per essere niente di trascendentale (fine alternativa alla ciofeca megagalattica)