Le preposizioni semplici da scoprire

Audio esercizio

Audio soluzione

LINK UTILI

Trascrizione

Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.

Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.

Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.

Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.

L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.

Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!

2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.

3) Studiare senza stress,____condizioni____relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti).

Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.

4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.

5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.

6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.

7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.

Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.

Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!

Un saluto____Giovanni

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Lanciare frecciate

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Trascrizione

Avete mai lanciato frecciate?

frecciate_immagine.jpg

Che voi siate italiani oppure no, sappiate che non ha alcuna importanza. È questa la frase idiomatica oggetto di spiegazione oggi. Chi vi parla è la voce di Italiano Semplicemente, Giovanni.

Bene è interessante notare l’uso del verbo lanciare.

Sapete cosa sono le frecce? Frecce si scrive senza la lettera i, a differenza del singolare freccia.

Le frecce stanno all’arco come i proiettili stanno ad un’arma da fuoco.

Le frecce le usano gli indiani, e sono un’arma. Si lanciano o si tirano oppure si scoccano o si scagliano. Le frecce le usano gli arcieri, che sono i tiratori d’arco, ad esempio dei soldati muniti di arco e frecce addestrati per lanciare delle frecce.

Esistono anche le freccette, ed anch’esse si lanciano. Sono delle piccole frecce che si afferrano con due dita e si lanciano contro un piccolo bersaglio. Un gioco da ragazzi in pratica. Si tratta del gioco delle freccette.

E le frecciate? Non sono come le freccette (anche freccette si scrive senza la lettera i). La parola frecciata è analoga alla parola sassata. Quando lancio un sasso, una pietra, do una sassata, tiro una sassata. Posso ad esempio dire che sono stato colpito da una sassata, cioè da un colpo di sasso.

Analogamente potrei dire che se qualcuno mi lancia una freccia, potrei essere colpito da una frecciata. In realtà però questo termine frecciata si usa in senso prevalentemente figurato. Cosa vuol dire?

Una frecciata non si lancia con l’arco bensì con lo sguardo, oppure con delle parole. Evidentemente l’effetto deve essere simile, quindi quantomeno pungente!

Quello che voglio dire è che quando una persona lancia una frecciata a qualcuno vuol dire che ha fatto una battuta, una battuta maliziosa, maligna, una allusione pungente. Oppure semplicemente ha lanciato uno sguardo ugualmente pungente.

Vi faccio alcuni esempi:

Siamo in ufficio e precisamente in una riunione. Io sto spiegando alcune cose al capo, al direttore diciamo, e sono presenti anche tutti i miei colleghi.

Il direttore chiede: come vanno le cose nell’ufficio?

Io rispondo: abbastanza bene, a parte qualche discussione ogni tanto.

A questo punto mi accorgo che una mia collega (diciamo che ad esempio si chiama Katia) mi sta guardando, mi sta fissando, cioè guardando intensamente, come se volesse che io la guardassi.

Katia non può dire nulla ovviamente perché siamo in riunione, ma se potesse, a giudicare dallo sguardo, credo mi direbbe:

Ma cosa stai dicendo? Stai dicendo al direttore che in ufficio ci sono discussioni? Ma come ti viene in mente?

Ma questo non può dirlo, ed allora continua a lanciarmi frecciatine con lo sguardo, per farmi capire che ho sbagliato. Direi che mi ha quasi fulminato con lo sguardo.

Poi un altro collega (Giuseppe) interviene e dice:

sì, in effetti alcuni colleghi hanno discusso ma in tutti gli uffici si discute un po’. Il tempo comunque premierà chi lavorerà di più e parlerà meno.

Questa è ancora una frecciatina. Molto spesso si usa il diminutivo: una frecciatina, per indicare che è meno grave della frecciata. In cosa consiste la frecciata o frecciatina di Giuseppe?

Giuseppe ha detto che il tempo premierà chi lavorerà di più e parlerà meno, e dicendo questo fa una allusione velata (leggermente nascosta) a me che ho osato dire che ci sono discussioni: ho parlato troppo, sono io che ho parlato troppo, e questo non mi premierà in futuro. Questo voleva dire Giuseppe.

Una frecciatina pertanto può essere lanciata con lo sguardo, con una “occhiataccia“, oppure con le parole, con una battuta “al vetriolo“.

Questi sono due termini molto usati: un’occhiataccia è una brutta occhiata, uno sguardo volto a ferire. Un’occhiataccia è molto simile alla frecciata: è una breve, rapida occhiata volta a fare un dispetto, o a rimproverare, a volte a minacciare.

L’occhiataccia è un termine più informale di frecciata ma direi equivalente. Potrei dire anche un’occhiata al vetriolo, come ho detto prima, o uno sguardo al vetriolo, o una frecciata al vetriolo.

Per vetriolo, nel linguaggio del popolo, si intende un acido, l’acido solforico fumante, che quindi corrode in un istante. Se quindi faccio una battuta al vetriolo, se lancio un’occhiata al vetriolo – è importante la preposizione “al” davanti – significa che c’è uno spirito polemico aggressivo, impietoso (senza pietà), volto a far male come l’acido.

Una frecciata in effetti fa male quando si riceve. Che si tratti di una occhiataccia, di una risposta al vetriolo, o di una battuta velenosa (si usa anche questo aggettivo a volte: velenosa come il veleno di un serpente) una frecciata non si dimentica.

C’è ovviamente chi preferisce parlare chiaramente ed apertamente, senza lasciare spazio all’allusione ed al veleno di un’occhiataccia e di una frecciata.

Volevo anche dire che le parole frecciata e frecciatina fanno pensar e anche ad altre parole che hanno un legame e che possono essere usate in circostanze simili.

Ad esempio il “sarcasmo“: è questo il nome che si dà ad una forma di ironia puntenge, con la quale si intende offendere o ferire una persona. E’ un atteggiamento di alcune persone o a volte proprio una caratteristica di alcune persone, che sono spesso sarcastiche. Spesso fanno battute allusive, ovviamente offensive. Un semplice commento può essere sarcastico, un sorriso, una frase detta con un certo tono. Un’espressione può essere sarcastica.

Il sarcasmo è molto fastidioso, è bene sottolinearlo.

Un’altra parola usata in queste circostanze “stoccata“, termine che viene dallo sport della scherma, ed è un colpo che colpisce il bersaglio.

Lanciare una stoccata (si usa lo stesso verbo di frecciata) significa colpire una persona, ferirla con una battuta, una frase, con una risposta al vetriolo. Questo avviene direttamente, come si fa con la frecciata. In effetti i termini sono molto simili. La stoccata è meno allusiva in generale. E’ un rimprovero più diretto a volte.

Posso usarla anche nel linguaggio di tutti i giorni:

Vai tu a fare la spesa caro? Così potrai incontrare la cassiera del supermercato che ti fa grandi sorrisi!

Ecco, questa è una stoccata!

Parlare “tra le righe” è un’altra espressione simile che si usa quando si dice una cosa e in realtà se ne vuole dire un’altra, oppure entrambe. Anche in questo caso si gioca con le parole facendo allusioni più o meno nascoste. Le righe sono quelle che state leggendo, una serie di parole disposte orizzontalmente sulla stessa linea in una pagina scritta. Tra le righe c’è uno spazio vuoto, e dunque leggendo “tra le righe” di un discorso si può leggere qualcosa che non è scritto e che non poteva essere scritto per diverse ragioni.

Un altro termine che si usa in caso di critiche è il “pettegolezzo“, che è il parlare alle spalle di qualcuno. Si tratta di chiacchiere di corridoio, spesso di notizie senza un fondamento di verità, una voce falsa messa in giro da qualcuno. La differenza tra una frecciata ed un pettegolezzo è che chi lancia frecciate lo fa direttamente al destinatario – è vero, facendo una allusione – ma l’obiettivo è ferire, far male.

Invece il pettegolo e la pettegola sono persone che parlano male di una persona ma parlandone con altre persone: non direttamente ma alle spalle. Si possono fare pettegolezzi anche su una società, su una squadra, ma generalmente sono sempre persone l’oggetto principale di un pettegolezzo. Molto simile a “chiacchiera” come termine, ed il “chiacchierone” è quindi simile al “pettegolo“: entrambi dicono cose “infondate“, cose cioè che non hanno fondamento, cioè non si può dimostrare che siano vere.

Quindi ricapitoliamo: una frecciata è a volte uno sguardo, un’occhiataccia, altre volte è una battuta pungente, e ha origine dal termine freccia, che insieme all’arco costituisce l’arma degli arcieri. Il senso figurato della freccia deve dare l’idea di far male, colpire, attraverso però una frase poco chiara, vagamente allusiva, una insinuazione maliziosa spesso. Se la persona offesa risponde, facendo notare l’offesa, chi ha lanciato la frecciata può sempre dire: ma io scherzavo, non volevo dire questo!

Si usa quasi sempre il verbo “lanciare” con le frecciate. Non si usa mai o quasi mai scoccare, a volte si usa scagliare e quasi mai tirare. Questi tre verbi sono riservati alle vere frecce.

Adesso facciamo un piccolo esercizio: provate a riformulare la frase in modo equivalente nel significato ma usando il termine “frecciata” o “frecciatina“:

Andrea mi ha fulminato con lo sguardo.

Andrea mi ha lanciato una frecciata.

Giovanni mi ha fatto una battutaccia allusiva in riunione!

Giovanni mi ha lanciato una frecciata in riunione.

Queste insinuazioni pubbliche non le sopporto più!

Queste frecciate lanciate pubblicamente sono insopportabili!

Paolo deve smetterla di darmi stoccate!

Paolo deve smetterla di lanciarmi frecciate!

Bene ragazzi, spero che io sia riuscito a spiegarmi bene. Al prossimo episodio di ItalianoSemplicemente.com.

Grazie infine a tutti coloro che ci sostengono: associati e donatori.

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La solita solfa

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I libri di Italiano Semplicemente:

Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi spieghiamo la frase “la solita solfa“.

solita_solfa_immagine

Si tratta di un nuovo episodio di Italiano Semplicemente ed io, come di consueto, sono Giovanni, abito a Roma e sono il vostro professore di italiano.

Allora, “la solita solfa” è la frase di oggi.

Una espressione informale, che quindi si usa solamente nel linguaggio parlato, soprattutto tra amici e conoscenti.

Vediamo cosa significa.

La solita“: comincia così la frase.

“Solita” è un aggettivo e significa conforme alla consuetudine, uguale alle altre volte, quindi una cosa “solita” è una cosa consueta, abituale.

Si sente dire spesso ad esempio:

Ci vediamo alla solita ora

Il che significa: ci vediamo alla stessa ora di sempre, ci vediamo all’ora in cui ci vediamo abitualmente, quando ci vediamo sempre. Insomma, alla stessa ora, al solito orario.

Si sente spesso anche dire:

Siamo alle solite!

E questa è una frase che viene pronunciata quando una persona è stanca di veder accadere sempre le stesse cose. Cose che si ripetono invariabilmente e sistematicamente ogni volta.

Sono stufo di sentire sempre i soliti discorsi

Anche questa frase è abbastanza standard come forma di lamentela orale.

Sei sempre il solito imbranato!

Anche questo tipo di frasi è molto frequente nei dialoghi informali: una persona esprime il proprio pensiero rivolgendosi ad una persona ed accusandola di essere sempre il solito… imbranato ad esempio, ma posso usare qualsiasi tipo di aggettivo!

In poche parole, “solito” e “solita” esprime una ripetizione e anche la mancanza di una novità, e generalmente è un termine che si usa in caso di lamentele.

La parola che segue nella nostra frase è “solfa” che è una parola apparentemente molto strana.

Cos’è una solfa?

La parola deriva dall’unione di due parole: sol e fa.

Sol e fa sono due note musicali, due delle sette note musicali: do, re, mi, fa, sol, la, si.

Di queste note musicali si considerano sol e fa esattamente in questo ordine.

Perché proprio queste due note? e perché in questo ordine?

Il motivo è che solfa è il nome con cui una volta, molto tempo fa, veniva chiamato il “solfeggio”, che è una attività che praticano coloro che imparano la musica. All’inizio, una delle attività che vengono fatte nelle scuole di musica è proprio il solfeggio.

Ricordo di averlo fatto anch’io da giovane. Ricordo ancora i movimenti con la mano ed i vocalizzi che prevedeva il solfeggio: doooo, reeee, miiiii eccetera, ed allo stesso tempo occorreva fare un movimento particolare con la mano, questo per imparare i tempi della musica e le varie note.

Quindi il solfeggio, lo avrete capito, è un’attività molto noiosa e ripetitiva. Bisogna fare sempre lo stesso tipo di esercizio finché non si riesce a legge un brano musicale. é importante ma comunque resta una cosa molto noiosa da fare.

La parola solfa quindi si porta dietro questo significato, legato inevitabilmente alla noia ed alla ripetizione.

Quindi la frase “la solita solfa” contiene due volte lo stesso concetto di ripetizione, arricchito anche da un po’ di noia. Inoltre nella frase “la solita solfa” non c’è nulla che faccia riferimento all’utilità.

Di solito è una frase che si usa quando si ascolta un discorso da una persona, per indicare che questo discorso lo si è già ascoltato in molte altre occasioni ed è sempre lo stesso, non cambia per niente.

Ad esempio, se assisto ad una lezione all’università dedicata ad un certo argomento e questa lezione viene fatta ogni volta usando le stesse parole e le stesse frasi, posso dire che la lezione è stata sempre la solita solfa. Ovviamente questo avviene in contesti informali.

Com’è andata la lezione? Interessante?

Macché, sempre la solita solfa!

Cioè?

Cioè il professore ha parlato delle solite cose, delle cose di cui parla sempre, tutti gli anni

Evidentemente la lezione è stata molto noiosa.

Si usa anche quando si ascolta un rimprovero, da parte di un genitore ad esempio.

Sono rientrato molto tardi sabato sera, ed al mio rientro mia madre mi ha fatto il solito discorso di sempre: che devo rientrare prima e che devo avvisare, che altrimenti mi toglie il telefono e che non mi fa più uscire da solo eccetera eccetera, insomma, niente di nuovo, sempre la solita solfa!

A volte si usano espressioni simili. Basta cambiare la parola finale. A volte si usa la parola “tiritera“, un discorso lungo e monotono.

Stessa cosa per le parole “cantilena” e “filastrocca“, che trovano un utilizzo a volte anche al di fuori dei contesti adatti ai bambini.

Una lunga successione di parole, fastidiosa e ripetitiva, proprio come le filastrocche che si cantano ai bambini, piccole canzoni, piccoli componimenti che hanno delle rime e dei versi. Abbiamo visto in un passato episodio una filastrocca: ambaraba cicci coccò, episodio che vi invito ad ascoltare se volete.

La parola cantilena è abbastanza simile, indica più una melodia, una canzone quindi, che ha però un ritmo abbastanza lento e anche monotono, come una ninnananna ad esempio, quelle canzoncine che si cantano ai bambini per farli addormentare. Questa è la cantilena: dormi bambino, della tua mamma, eccetera eccetera. Una melodia appositamente ripetitiva e noiosa che funge da sonnifero per i bambini. Ricordo però con affetto quando mi venivano cantate le ninannanne per addormentarmi.

Ad ogni modo la frase “la solita solfa” dà un’idea di noia più accentuata di quanto non faccia “la solita cantilena” o “la solita filastrocca”.

La solita tiritera” è ugualmente efficace direi. Spero di non avervi mai annoiato tanto da farvi pronunciare una qualsiasi di queste frasi. Prima che lo facciate, come al solito, vi propongo la solita solfa della ripetizione, per fare in modo che possiate ricordare meglio questa frase.

Provate ad imitare anche il mio tono di voce e vedrete che riuscirete persnmoa divertirvi.

Ufff… questa lezione è la solita solfa….me ne vado!

Oddio, adesso che mia madre ha scoperto che ho rotto la macchina mi farà la solita solfa che non abbiamo soldi per ripararla!

Ecco, questo traffico mi farà fare tardi e mi toccherà sentire la solita solfa del mio dirigente! Che pizza!

Che noia questo discorso, la solita tiritera di ogni volta!

Ciao ragazzi

A ritroso

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Trascrizione

A ritroso. Questa è l’espressione di oggi. Buongiorno a tutti da Giovanni e da italiano semplicemente.

A ritroso

L’espressione di oggi è abbastanza semplice, e credo sarà molto utile a voi stranieri che volete migliorare il vostro livello di italiano perché è una di quelle espressioni che difficilmente un italiano usa quando parla con una persona straniera.

L’espressione ha a che fare con il carattere di una persona, ma ancora più spesso si usa quando si parla di movimenti del corpo e anche di memoria.

Riguardo al primo aspetto, si dice che una persona ha un carattere un po’ ritroso, oppure che è ritroso o che il suo atteggiamento è un po’ ritroso, significa che questa persona è di carattere riservato, vale a dire che non parliamo di una persona molto espansiva ed estroversa, ma piuttosto di una persona introversa, riservata, che non ama molto comunicare con gli altri. Possiamo anche dire che questa persona è schiva, che tende a volte ad evitare le persone, a farsi i fatti suoi, in qualche maniera. Le persone schive sono persone ritrose, ma c’è qualcosa in più nella ritrosia.

Chi ha un atteggiamento di ritrosia, molto spesso fa opposizione, è contrario alle proposte che vengono fatte. Si usa molto più spesso la parola ritrosia però piuttosto che l’aggettivo ritroso.

Cos’è quest’ atteggiamento di ritrosia?

A volte si utilizza anche la scontrosità come caratteristica. Entrambe sono caratteristiche che si manifestano, si mostrano nei rapporti umani, nelle relazioni con gli altri.

Ricordiamoci la parola “contrario“, quando parlavo di atteggiamento contrario, oppositivo delle persone ritrose.

Ebbene, se davanti alla parola “ritroso” mettiamo la preposizione “a”, resta il senso della contrarietà, ma cambia il contesto.

Non parliamo più del carattere di una persona e del suo atteggiamento schivo e contrario, ma parliamo di un:

movimento a ritroso

Oppure di:

Procedere/andare a ritroso

Se parliamo di movimenti, andare a ritroso è muoversi a ritroso vuol dire fare un movimento all’indietro.

Il nostro corpo normalmente va in avanti giusto? Ebbene dobbiamo fare il contrario (ecco la parola che dovevate ricordare).

Camminare a ritroso è muoversi a ritroso è muoversi all’indietro. Quando si usa?

Ad esempio se sto visitando una città ed ho paura di perdermi per le strade della città,se ho paura di non ricordare più la strada per tornare indietro, in mancanza di una bussola per orientarmi o di un cellulare con Google maps, potrei decidere di andare a ritroso e di ripercorrere le stesse vie del percorso di andata. Ho detto ripercorrere, che inizia per “ri”, come “ritroso” o “ripetere”.

Andare a ritroso significa quindi andare indietro, muoversi all’indietro, ripetendo i movimenti al contrario.

Posso anche dire che oggi molti italiani vanno a lavorare all’estero in alcuni paesi, facendo a ritroso lo stesso percorso che qualche anno fa facevano i lavoratori stranieri: prima venivano loro in Italia alla ricerca di lavoro, partendo dal loro paese, oggi sono gli italiani che percorrono a ritroso la stessa rotta.

Questi sono esempi di movimenti fisici.

A ritroso, ad ogni modo, si usa molto più spesso in senso figurato. Si parla sempre di muoversi all’indietro, di spostarsi all’indietro, ma stavolta lo facciamo con la mente: andare indietro nel tempo, ripercorrere con la mente al fine di ricordare o di provare piacere. Si guarda indietro, in senso contrario quindi, nella memoria.

Facciamo qualche esempio:

C’è un film. In questo film viene raccontata la vita di una persona che oggi ha 80 anni. Posso dire che in questo film si fa un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire i momenti più belli della vita di quest’uomo. Un viaggio a ritroso nella sua adolescenza, un viaggio a ritroso nella sua città di origine, dove è nato, dove è cresciuto.

Oppure se mi sono dimenticato dove ho messo le chiavi di casa, potrei cercare di andare a ritroso per ricordare tutte le cose che ho fatto, ripercorrendo tutte le mie azioni da questa mattina.

Anche guardando una fotografia o una mostra fotografica si può fare un viaggio a ritroso nei momenti importanti della storia.

Infine un ultimo utilizzo:

Sì usa anche quando si fa qualcosa e questa cosa è il contrario a ciò che si fa normalmente. Ad esempio se io abito al centro di Roma e il mio ufficio si trova fuori rispetto al centro della città, posso dire che quando vado al lavoro e quando torno mi muovo a ritroso rispetto al traffico. Infatti il traffico è sempre al contrario, perché quasi tutte le persone vanno a lavorare al centro di roma ed abitano fuori Roma; il contrario quindi rispetto a me. Di conseguenza io non trovo mai traffico, né all’andata né al ritorno.
Voglio anche dirvi che non si usa “a ritrosa” al femminile.

Adesso vi metto alla prova. Ripetiamo qualche parola e frase e vediamo se riuscite a rispondere a qualche domanda.

Ritroso

A ritroso

Camminare a ritroso

Procedere a ritroso

Andare a ritroso

Ritrosia

Ho provato a parlarne con lui ma ho notato una certa ritrosia da parte sua

Se vado all’indietro come sto procedendo?

Sto procedendo a ritroso.

Non trovo più il mio cellulare. Per ritrovarlo potrei…. andare a ritroso per…. ripercorrere le azioni fatte finora.

Quel film mi ha fatto fare un viaggio…. a ritroso nel tempo della mia giovinezza.

Se non avete capito qualche parola andate… a ritroso e riascoltate quella parte dell’episodio una seconda volta.

Un saluto da Giovanni e da italianosemplicemente.com.

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Ci sono rimasto

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com.

L’espressione di oggi è “ci sono rimasto“.

Un’espressione molto usata dagli italiani anche perché la si utilizza in molti modi diversi.

Cominciamo ad analizzare le singole parole.

Ci è una particella di cui ci siamo occupati più volte. A volte indica un luogo: ci vado, ci vivo, ci abito, ci andrei eccetera.

A volte indica “noi”: io e i miei genitori ci vogliamo bene. Io e te ci amiamo. Noi due ci beviamo un bicchiere di vino insieme.

Altre volte è più complicato capire l’uso di ci. Questa è una di quelle volte.

Ci sono rimasto. Questa frase può essere usata sia in senso proprio sia in senso figurato.

In senso proprio ci indica un luogo. Ad esempio se mi trovo in casa e rimango in casa, nel senso che non esco di casa, posso dire che, parlando al passato:

Sono rimasto a casa

Cioè

Ci sono rimasto

“Ci” indica la casa. Quindi se ad esempio mia madre mi dice: io sono uscita di casa alle 10 e tu?

Io posso rispondere:

Io invece ci sono rimasto

Che equivale a dire:

Io invece sono rimasto a casa.

Questo è l’uso non figurato. Posso fare vari esempi di questo tipo, e ci indica sempre un luogo noto. Il nostro interlocutore capisce di quale luogo stiamo parlando e per questo possiamo usare la particella ci.

Vediamo l’uso figurato.

Quando accade qualcosa di negativo per me, qualcosa che non mi fa piacere, ma mi causa dispiacere, posso sempre dire, parlando al passato che:

Ci sono rimasto male

Al presente:

Ci rimango/resto male.

Ad esempio se un mio amico parla male di me, se io vengo a conoscenza di questo fatto, io ci rimango male. Cioè non mi fa piacere.

Posso anche dire:

Ci sono rimasto molto male quando ho saputo questo fatto.

Questo indica un sentimento negativo da parte mia.

Qualcosa mi ha colpito, ha colpito il mio orgoglio, ha colpito la mia autostima, oppure ha messo in discussione qualcosa di cui ero convinto, o qualche cosa di molto importante per me.

Sì tratta di una frase al passato ovviamente in questo caso. Si usa quasi sempre al passato. A volte posso anche usarla al prseente ma è più raro. Ad esempio:

Se una persona mi offende ci resto/ci rimango male.

I verbi rimanere o restare sono quasi equivalenti.

Io resto a casa, io rimango a casa

Io ci resto, io ci rimango

Siamo rimasti da soli, siamo restati da soli

Quanti soldi ci restano? Quanti soldi ci rimangono?

Tu resti del tuo parere, tu rimani del tuo parere

Rimanere e restare sono quindi usati quasi sempre indifferentemente in tutti gli utilizzi.

Anche il termine resto e rimanenza hanno lo stesso significato.

Certo, il termine resto è molto più usato, ma è solo una questione di abitudini e di usanze. Ad esempio la frase:

Il resto è mancia

Questa è la frase che si usa per lasciare la Mancia (cioè di soldi) come premio o ringraziamento o solo per cortesia al ristorante.

Nessuno dice “la rimanenza è mancia”, ma non sarebbe scorretto.

Comunque “restarci male” è nell’uso comune della lingua italiana, usata per indicare un leggero dispiacere. Non si può usare in casi gravi infatti.

Se ad esempio muore una persona, difficilmente sentirete che qualcuno c’è rimasto male. Inoltre la parola “male” alla fine della frase posso anche toglierla:

ci sono rimasto“, espressione che non prevede parole aggiuntive.

In questo caso ha non sempre lo stesso rispetto a “ci sono rimasto male”.

“Ci sono rimasto” indica solamente un forte stupore, incredulità, per aver appena ascoltato qualcosa di strano, di incredibile, di sorprendente e spesso, bisogna dirlo, anche qualcosa di sgradevole, di inaspettato ma anche di negativo.

Altre volte invece può stupirci anche una notizia positiva.

Ad esempio:

Sai che ho saputo? Francesco, quel ragazzo che tutti dicevano fosse non molto intelligente, ricordi? Ebbene, ha ottenuto il premio nobel per una importante scoperta scientifica. Appena l’ho saputo ci sono rimasto!

Oppure :

Se c’è un mio amico che non vedo da molto tempo e che ricordo come una persona onestissima, se vengo a sapere che è stato arrestato per furto, io ci rimango, nel resto che resto stupito, meravigliato. C’è un senso di incredulità, di stupore, verso qualcosa di inaspettato che va contro ciò che pensavo, va contro i miei convincimenti.

In tutti questi casi posso dire che “ci sono rimasto” quando ho saputo questa notizia.

Dicevo che si usa soprattutto al passato, quindi si utilizza soprattutto quando si racconta un avvenimento a qualcuno.

Sai che hanno arrestato il mio amico per furto? Appena l’ho saputo ci sono rimasto.

Ci sei rimasto? Perché?

Ci sono rimasto perché me lo ricordavo come una persona onestissima. Non mi aspettavo una cosa del genere. Ci sono veramente rimasto.

Non è necessario aggiungere “male” anche se sarebbe la stessa cosa.

Possiamo dire che “ci sono rimasto” è più distaccato rispetto a “ci sono rimasto male” perché in fondo non si è trattato di un’offesa personale. Un grosso stupore e basta.

Attenti perché “restarci” o “rimanerci” ha anche un significato aggiuntivo. Piuttosto macabro direi.

Infatti si usa anche quando una persona perde la vita, cioè muore.

Anziché dire “è morto” spesso si sente dire “c’è rimasto”.

Restarci, rimanerci ha anche questo utilizzo. Ci sono anche versioni più simpatiche per indicare la morte di qualcuno:

C’è rimasto secco

C’è rimasto stecchito

Anche lo stupore poi si può esprimere in modo più simpatico:

Ci sono rimasto di stucco

Ci sono rimasto di sasso

Vedete che nel caso della morte, come bel caso dello stupore, c’è un elemento comune che viene dal verbo restare e rimanere.

Quando sono stupito, meravigliato, per un attimo il mio corpo è immobile, non si muove. Lo stupore è tale che il mio corpo per qualche secondo non si muove. “Rimanere di sasso” si basa proprio sulla figura del sasso, della pietra che non si muove per sua natura. E la morte?

È l’espressione massima dell’immobilità non credete?

Spero non ci siate rimasti male da questo mio confronto tra lo stupore e la morte. Probabilmente qualcuno ci sarà rimasto di sasso, ma adesso avrà anche lui o lei una nuova espressione da utilizzare.

Un breve esercizio di ripetizione:

Ci resto male

Ci rimango male

Restarci male

Rimanerci male

Ci sono rimasto

Ci sei rimasto vero?

Appena saputo ci siamo tutti rimasti!

Ci sono tutti rimasti appena l’hanno saputo.

Ci siete rimasti anche voi?

Grazie a tutti dell’ascolto ed al prossimo episodio di italiano semplicemente. Un saluto da Giovanni.

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