631 Non se ne parla!

Non se ne parla (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: parole, parole, parole, recita una famosa canzone italiana. Ma parlare a cosa serve? Diciamo a comunicare, in generale, ma spesso il verbo si usa per indicare un particolare tipo di comunicazione.

Se dico ad esempio a mia moglie:

Dobbiamo parlare.

Lei si preoccuperà. Cosa mi dovrà dire? Perché mi vuole parlare? Di cosa?

Questo “parlare” indica in questo caso un chiarimento che normalmente comporta delle conseguenze, dei cambiamenti di qualsiasi tipo. Un argomento delicato di cui parlare in privato.

Altre volte parlare indica anche una semplice discussione su un argomento:

Oggi in ufficio dovremmo parlare di un affare.

Ne parliamo appena torno a casa

Altre volte si usa quando si devono spiegare bene le caratteristiche di qualcosa o quando si fa una proposta e un’altra persona può accettarla oppure no:

Di questo affare ne dobbiamo assolutamente parlare

Ti propongo una soluzione al problema. Parliamone.

Si usa anche, e arriviamo all’espressione di oggi, quando vogliamo rifiutare decisamente una proposta.

Non se ne parla proprio!

Cosa hai detto? Non se ne parla!

Andare a lavorare senza aria condizionata? Con questo caldo? Non se ne parla prima della fine dell’estate!

Non se ne parla: Con questa espressione si sta dicendo che non è neanche il caso di parlarne, quindi si non deve neanche iniziare una discussione sulla questione, perché ciò che hai detto non mi trova assolutamente d’accordo. Siamo in completo disaccordo se dico:

Non se ne parla!

Non se ne parla proprio!

Sintetizzando, l’espressione equivale a un “no!”

Spesso si aggiunge, “proprio” in questo caso, equivale a “assolutamente”. Si vuole esprimere convinzione, risolutezza, una ferma opinione da non discutere.

Quando dico “Se ne parla” si intende “si parla di questa cosa” Quindi la particella “ne” serve a non ripetere la questione di cui si sta parlando, altrimenti dovrei dire:

Non dobbiamo proprio parlare di questa cosa!

Non discutiamo assolutamente della questione!

O altre frasi di questo tipo

Ovviamente io metto sempre il punto esclamativo in questi casi, perché altrimenti “non se ne parla” può avere un senso diverso. Ad esempio:

Ma il problema che avevamo ieri? Non se ne parla più? Forse è stato risolto?

Se non se ne parla evidentemente è stata trovata una soluzione.

Non se ne parla in giro, ma la lingua italiana si sta diffondendo sempre di più nel mondo

Della riforma del lavoro non se ne parla ormai da tempo. Chissà perché.

Oggi nel ripasso parliamo di… ve ne parla Bogusia, il membro dell’associazione Italiano Semplicemente che lo ha realizzato. Domani vediamo “se ne parla” (senza negazione) e anche “se ne riparla“.

Buon ripasso (ci sono ben 51 richiami a episodi precedenti):

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Bogusia: Buongiorno a tutti, vi ho ascoltato davvero con molto piacere recentemente. Siete stati bravissimi con i vostri ripassi sui diversi argomenti, ma cotanta cultura mi ha preso un po’ alla sprovvista. Eravate davvero in vena. Balza agli occhi che ci sappiate fare in questo ambito, eccome. Questo mi ha dato lo spunto per comporre il presente ripasso. Avete mai pensato di cimentarvi con qualche satira?

Gli eventi che viviamo di recente a tratti fanno paventare sciagure nel il nostro futuro e soprattutto in quello dei nostri figli.

Ci viene voglia di gridare a squarciagola che bisognerebbe rimettere in sesto tante cose, ci viene voglia di apostrofare qualcuno di rilievo, qualche politico oppure qualcuno che semina voci false e tendenziose e rispondergli in malo modo.

Però il mondo è quello che è e bisogna mettersi dei paletti e a volte anche darsi una regolata.

Però urge dire qualcosa, arrabbiarsi apertamente, indignarsi pubblicamente, ma non lo facciamo perché sarebbe una mossa sbagliata e di conseguenza si vedrebbero le brutte e si potrebbe persino finire in galera.
Da che mondo è mondo esiste questo problema, ma si dà il caso che fin dagli inizi del XVI secolo a Roma abbiano inventato una bella mandrakata per far sapere alla gente di potere che c’è qualcuno di diverso avviso che si ribella, e questo avveniva tramite la stampa satirica e le “statue parlanti” che svolsero il ruolo di vere e proprie gazzette, veri e propri giornali, dove di punto in bianco si commentava un fatto accaduto un certo giorno.

Parlo del cosiddetto “Congresso degli Arguti” cioè un gruppo composto di sculture, sparse nei vari punti della città, che “parlavano” attraverso componimenti satirici.

Anonime malelingue che non volevano calare le braghe davanti al potere, in primo luogo quello della chiesa.

Bisognava correre ai ripari e i loro pensieri venivano pubblicati su fogli e foglietti affissi di nascosto proprio su queste sculture.

Il Congresso degli Arguti consiste di ben sei sculture.

Annoverato tra i più conosciuti è il Pasquino, una statua ormai assai mal ridotta vicino campo de Fiori, al centro di Roma.

Le altre si chiamano: Marforio, Madame Lucrezia, il Facchino, l’Abate Luigi e il Babuino.

Quell’ultima fu giudicata talmente brutta che i romani la battezzarono proprio “er Babuino” , paragonandola a una mera scimmia, appunto.

Non vorrei però tediarvi troppo parlando di tutti i dettagli su queste sculture.

Giocoforza qualcuno potrebbe darmi della leziosa e stucchevole.

Siamo li?

Secondo poi, potrei sforare nel tempo, facendole girare a qualcuno.

Sto scalpitando però per introdurvi una di queste cosiddette “pasquinate“, anch’essa annoverata tra i più famosi discorsi tra le statue parlanti, e riguarda l’occupazione francese, che dava del filo da torcere a tanti perché le truppe napoleoniche razziarono a man bassa il patrimonio artistico di Roma (1808 – 1814)
Eccolo:

Albèric (Marforio) È vero che i francesi son tutti ladri?

Sofie (Pasquino): Tutti no, ma “bona parte”, si.

Bogusia: Allora, avete in vista qualche viaggio a Roma? E magari durante qualche tappa del vostro viaggio vi imbattete in queste sculture? Può darsi allora che vi coglierà alla sprovvista il fatto che anche oggi si possa scorgere qualche foglietto appiccicato sulle sculture.

Allora si presenta anche a voi l’occasione per cimentarvi con qualche satira. Potete appenderla su una di queste statue parlanti e chissà, magari questo sarà anche il vostro esordio nell’ambito della satira.

Non ne risentirete sicuramente perché si fa in modo anonimo. In bocca al lupo!

612 Senz’appello

Senz’appello

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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richiesta adesione

Trascrizione

Giuseppina: parliamo ancora di appello. Nell’ultimo episodio abbiamo parlato della differenza tra fare l’appello e fare (o lanciare) un appello, e poi abbiamo detto che si può anche fare appello a qualcosa.

È bene chiarire che in questo caso ci si riferisce a qualcosa di proprio, che ci appartiene come ad esempio:

Fare appello alle proprie risorse

Fare appello a tutte le energie

Oppure posso riferirmi agli altri se ad esempio faccio appello alla vostra generosità vi sto chiedendo di essere generosi.

In pratica è come richiedere una risposta da parte della vostra generosità.

Quando c’è di mezzo l’appello si fa sempre una richiesta e a attende sempre una risposta.

L’episodio è oggi è dedicato allespressione “senz’appello”, che si può scrivere anche senza apostrofo: senza appello

Senz’appello significa definitivamente, senza alcuna possibilità di eccezione o ricorso.

Infatti il termine appello ha anche a che fare con la giustizia.

L’appello in effetti è un Istituto giuridico che ha per scopo di ovviare, rimediare a possibili errori od omissioni del giudizio di primo grado di una sentenza.

Se una sentenza è sbagliata o si ritiene sbagliata si può infatti
“ricorrere in appello”.

È molto simile a chiedere aiuto e fare una richiesta e ci si aspetta che la corte d’appello risponda a nostro favore.

Ecco, allora quando qualcosa è senz’appello vogliamo dire che non si può rimediare. Non c’è alcuna possibilità. Non si può quindi ricorrere in appello, sperando che ci sia una possibilità di rimedio. Non si può rimediare.

Non si tratta quindi solo di un provvedimento giurisdizionale, della legge, che non può essere impugnato, contrastato, ma in senso figurato indica qualcosa che è irrevocabile e irrimediabile.

Volendo si può usare per scherzo, per prendere in giro un amico.

Ad esempio un vostro amico ha una scarsa memoria?

Giovanni da questo punto di vista è senz’appello.

Cioè: non c’è niente da fare, la sua memoria è talmente poca che non si può fare nulla. La situazione è irrimediabile.

Può anche indicare autorità:

La decisione del direttore di vendere la società è senz’appello.

Quindi inutile provare a convincerlo che non bisogna vendere la società. Non è possibile rimediare. Non c’è possibilità di contraddizione o di opposizione, è una cosa decisiva e definitiva.

Si può anche dire che non c’è appello. Stesso significato.

Contro la morte non c’è appello.

Contro le decisioni del direttore non c’è possibilità di appello.

Raramente si usa in senso opposto, quindi in senso figurato non si usa spesso dire frasi tipo:

Forse c’è una possibilità di appello.

Questo tipo è frasi hanno un uso quasi esclusivamente giuridico, quindi vengono intese nel senso che si può fare appello, si può cioè “ricorrere in appello“, presentare una richiesta, una richiesta formale, per modificare una decisione già presa.

Comunque volendo si può dire ad esempio:

La tua è una decisione senz’appello, irrevocabile, oppure c’è una possibilità di appello? Se c’è questa possibilità si può cambiare, si può intervenire per cercare di cambiarla.

Questa espressione in effetti è molto adatta alle decisioni. E quando ci sono le decisioni irrevocabili, queste decisioni vengono confrontare alle sentenze, che sono a loro volta delle decisioni, ma prese da un guidice.

Se invece una decisione diciamo che non è senz’appello allora vogliamo dire che è ancora in discussione, si può cercare di cambiarla.

Anche una risposta di una persona o una frase può essere definita senz’appello e in questo modo si sottolinea l’autorità o la sicurezza con cui è stata data la riaposta o pronunciata questa frase

Adesso però ripassiamo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Harjit: il mio oroscopo oggi dice che dovrò fare appello a tutta la mia concentrazione per risolvere i problemi causati dai colleghi. In vista di questo inizialmente stavo per avermela a male ma poi ho pensato fosse meglio prenderla con filosofia.

Edita: certamente. Al lavoro bisogna sempre mantenere la calma. Senza contare che questo fa bene anche alla salute.

Marcelo: io una volta per aver raccolto una provocazione in ufficio ho corso il rischio di essere licenziato dopo aver apostrofato pubblicamente un mio collega. Poi però alcuni colleghi sono corsi ad aiutarmi.

Hartmut: fortunatamente anche al lavoro c’è gente perbene.