Si tratta del file audio del video chat dei membri dell’associazione in cui abbiamo spiegato il verbo ANDARE nelle espressioni idiomatiche che lo utilizzano.
– andare a farsi friggere
– andare in malora
– andare in rovina
– andare a monte
– è andata!
– e andiamo!!
– andare per i trenta
– andarci di mezzo
– andare pazzo per
– andare sul sicuro
– ne va di…
– va fatto
– Andare in vigore
– andare a ruba
– andare sul sicuro
– va da sé
– vai a quel paese
– andare a gonfie vele
– andarci piano
La video chat dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Iberé: su cosa vertel’episodio numero 295 della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente?
Giovanni: Verte sulla caterva. Possiamo sicuramente dire che su Italianosemplicemente.com ci sono ormai una caterva di episodi. Infatti siamo arrivati a 889 episodi pubblicati dal luglio 2015, quando è nato il sito.
Una caterva di episodi significa moltissimi episodi. Ma quando possiamo usare il termine caterva? Che ne dite, ve lo spiego?
Giovanni: Intanto sappiate che è un termine informale. Niente di volgare comunque, semplicemente un modo familiare per indicare un numero molto elevato.
Tra gli 889 episodi pubblicati ce n’è uno in particolare in cui abbiamo trattato tutti i modi in cui si può indicare una grande quantità. Vi metto il linkse volete dare un’occhiata, ma la caterva l’avevo dimenticata, e chissà quanti altri ancora ce ne sono.
Perché si usa caterva e non altre modalità come moltissimi? Spesso perché c’è un senso negativo, a volte legate ad un giudizio negativo
Giovanni: Male, anzi malissimo… hai fatto una caterva di errori!
Quell’uomo ha una caterva di figli. Anche lo scrittore Pirandello lo utilizzava proprio per indicare una quantità non precisata, ma molto numerosa di figli.
Ma si può usare in realtà ogni volta che voglio sottolineare una quantità esagerata di qualcosa:
Ho letto una caterva di libri nella mia vita!
A volte si usa anche al plurale: caterve.
Col il lock down ho visto caterve di persone assaltare i supermercati.
Quindi la caterva, le caterve.
Chiunque osi criticarmi verrà travolto da una caterva di insulti.
Insomma, si usa spesso in contesti negativi come anche altri sinonimi come “orda” o “schiera”, “massa“, torma” o “fottio” (quest’ultimo è volgare però).
Carmen: Giovanni, non è che vuoi spiegarci anche l’origine del termine caterva?
Giovanni: Volentieri. Pensate che l’origine di caterva viene dall’antica Roma. La caterva era un corpo di milizie barbariche, quindi una specie di esercito, evidentemente molto numeroso ma disordinato. Si usava questo termine per contrapporlo alla cosiddetta “legione romana”, e le legioni formavano l’esercito romano, notoriamente molto ordinato e disciplinato. Tutto il contrario della caterva, composta da barbari!
Emma: Giovanni, hai sforatoanche oggi, a dispetto del nome di questa rubrica. Poi dice perché mi arrabbio!
Lejla: non vedo perché tu debba arrabbiarti, visto che stai imparando una cosa nuova anche oggi. Non rischi certamente di andare in tilt!
L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: ci sono alcuni verbi della lingua italiana particolarmente utilizzati per formare espressioni tipiche, come ad esempio il verbo cogliere. Abbiamo già visto insieme cogliere alla sprovvista, nell’episodio 36. Oggi vediamo “cogliere sul vivo“, che non ha niente in comune con “dal vivo” spiegato nell’episodio 191.
Se quanto venite colti alla sprovvista siete, se ricordate, impreparati, quando venite colti sul vivo (colti di pronuncia con la o aperta), o anche colti nel vivo (potete scegliere la preposizione da usare) venite colpiti nel vostro punto debole. Il “vivo” rappresenta quindi la vostra parte sensibile, il vostro punto debole. Si usa l’immagine della vita per rappresentare la sensibilità.
Ma in che senso il nostro punto debole?
Nel senso che ognuno di noi ha dei punti deboli, non punti deboli del corpo, non si parla di questo, ma di alcuni lati del nostro carattere che fanno emergere la nostra suscettibilità, che ci fanno avere una reazione immediata perché sono aspetti importanti per noi e quindi sensibili.
Di solito quando si è colti sul vivo si ha una reazione immediata.
Potete usare anche il verbo “pungere“, al posto di cogliere. Forse pungere rende ancora meglio il senso di debolezza (la zanzara quando punge fa male, come anche quando veniamo punti da un ago).
Allora se Giovanni è molto timido, non dovreste criticarlo per questo, e se lo fate lo coglierete sul vivo e lui probabilmente si offenderà.
Se Ulrike invece cambia idea continuamente e glielo fate notare, evidentemente è vostra intenzione pungerla sul vivo.
Ulrike: Non vi dico quanto mi piace raccogliere tutte le occasioni per esercitarmi nel parlare. Nonostante ciò non riesco a smarcarmi dalla paura di sbagliare. Ora però la misura è colma, allora prendo e lascio che siano altri a sorbirsi questa fatica!
Bogusia:
Beh.. sembri un’anima in pena, ma Ulrike, caschi male con questa lagna. Non è la prima volta che ti sento parlare così, sempre con la minaccia vana di voler mollare e uscire dalla nostra associazione. Siamo alle solite direi.
Sofie:
Infatti, anch’io sono insofferente a questo tuo comportamento. Passi che ti lamenti in continuazione, che poi però, solo poche ore dopo, fai la sostenuta con la proposta di una videochat, proprio come se nulla fosse, questo non mi torna.
Andrè:
Amiche, lasciate correre, e soprattuttosmorzate i toni. Ognuno ha le sue debolezze.
Può darsi che Ulrike voglia solo un po’ di conforto ogni tanto. Non dovreste mostrarvi indisposte. – –
L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: come facciamo nella lingua italiana a dimostrare modestia?
La modestia è una caratteristica di una persona, un atteggiamento che si dimostra mostrando i limiti delle proprie possibilità. Insomma chi mostra modestia sminuisce le proprie azioni e qualità, non si vanta di ciò che fa, non vuole sembrare superiore agli altri ma al contrario, anche quando si posseggono delle qualità, il modesto dice frasi come:
Non sono molto bravo a giocare a calcio.
Non è vero che so recitare bene, almeno non meglio degli altri attori.
Il modesto quindi si sminuisce, forse per non essere al centro dell’attenzione, forse per timidezza.
Comunque, se il modesto ti fa un grande favore, tu lo ringrazi, e lui potrebbe rispondere:
Non preoccuparti, non è niente di che.
Come a dire: non mi devi ringraziare, non si tratta di un grande favore, non è niente di cui ringraziare, niente di che vantarsi, nulla di importante. Come dire: figurati!
A dire la verità l’espressione “nientediche” che avete capito essere una contrazione di una frase più lunga “niente di che vantarsi”, spesso viene anche usata in modo più ampio, ad esempio al posto di “niente di cui preoccuparsi”, o con lo stesso significato di “niente di importante”, “nulla di rilevante”. Si usa quindi anche ogni volta che le aspettative di chi ascolta sono eccessive, o per non far preoccupare, per tranquillizzare, e non solo quando si vuole dimostrare modestia. Si usa anche per giudicare (negativamente) la qualità di qualcuno o qualcosa.
Riguardo alla modestia, spesso si usa questa espressione proprio per dimostrare modestia, pur sapendo il grande valore del gesto compiuto.
Facciamo alcuni esempi:
Oddio! Che regalo meraviglioso che mi hai fatto, non dovevi!!
Tranquilla, non è niente di che.
Ho saputo che Giuseppe si è fidanzato. Com’è la sua fidanzata? L’hai vista?
Personalmente spero che questo episodio non sia giudicato con un “niente di che”.
Un saluto da Giovanni. Avete ascoltato anche alcune voci, quelle di alcuni membri dell’associazione italiano semplicemente, che vi hanno aiutato a ripassare delle espressioni passare. Quella di oggi è la n. 293. Niente male vero? – – –
L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Emanuele, sai un sinonimo del verbo indovinare?
Emanuele: certo, il verbo azzeccare.
Giovanni: bravo! Ci azzecchi sempre tu!
Emanuele: si, grazie, ma non ho tirato ad indovinare, io conoscevo il verbo azzeccare.
Giovanni: allora puoi spiegare cosa c’azzecca il verbo indovinare col verbo azzeccare?
Emanuele: questo non lo so papà. Non conosco proprio il legame tra azzeccare e indovinare.
Giovanni: forse allora è necessario spiegare qualcosa.
Azzeccare, è vero, si usa quando si tira ad indovinare, quindi non esattamente quando si risponde correttamente ad una domanda.
Tirare ad indovinare significa dare la risposta ad una domanda, soprattutto quando questa risposta non si conosce, ma… non si sa mai, perché la risposta potrebbe anche essere esatta. In quel caso si dice che chi ha risposto ha azzeccato la risposta.
Ma negli ultimi anni si è diffusa un’espressione in tutta Italia: che c’azzecca?
La diffusione è avvenuta grazie al giudice Antonio Di Pietro, originario della regione Molise. Di Pietro, durante i processi per corruzione nella politica italiana, negli anni ’90, processi molto seguiti in TV, quando faceva domande agli imputati e riceveva strane risposte, risposte che sembrava non avessero legami con la sua domanda, per sottolineare il suo stupore usava spesso dire:
Ma che’azzecca?
Il che significa: che c’entra? Cosa questo ha a che fare con la mia domanda?
Andrè: Insomma ci stai dicendo che la risposta non era congrua alla domanda?
No, per niente. Insomma, l’espressione, che inizialmente faceva parte in qualche modo di un dialetto locale, è diventata conosciuta da tutti e oggi tutti la usano quando vogliono manifestare la mancanza di un legame tra due cose. Naturalmente si tratta di linguaggio familiare, sebbene il giudice Di Pietro lo utilizzasse simpaticamente anche in occasioni importanti come dei processi.
Lejla: vuoi dire che non si curava molto di parlare correttamente italiano?
Giovanni: Beh diciamo che ogni tanto gli sfuggiva qualche parola dialettale ma era molto divertente seguire i suoi processi.
Avrete sicuramente capito che le voci che avete ascoltato, a parte la mia, sono dei membri dell’associazione italiano semplicemente.
Qualcuno di voi infatti si sarà chiesto: ma che c’azzeccano gli stranieri?
Ebbene nelle loro frasi hanno usato alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Ecco cosa c’azzeccano gli stranieri.
Un’ultima cosa: la zeta in “azzeccare” dovrebbe essere dura, come in azione e colazione, e non come gazzella o “zeta“, ma questa non è una cosa fondamentale. Avrei potuto lasciar correre ed invece ve l’ho voluto dire… – – –
L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!