Di riffa o di raffa (scarica audio)
Trascrizione

Il 3 ottobre 1839, a Napoli, veniva inaugurata la prima ferrovia italiana, quella che collegava Napoli a Portici. Solo poco più di sette chilometri di binari, ma bastarono a cambiare la storia dei trasporti nel nostro Paese.
Si racconta che non fu affatto facile arrivare a quel traguardo. Tra difficoltà tecniche, costi imprevisti e diffidenze di chi vedeva nel treno un mostro sbuffante e pericoloso, i promotori dell’opera dovettero impegnarsi e alla fine di riffa o di raffa l’opera è stata completata.
Ecco, proprio questa espressione – di riffa o di raffa – si usa quando si vuole dire che si farà qualcosa in un modo o nell’altro, anche superando ostacoli, anche con qualche espediente, purché si raggiunga l’obiettivo.
Un po’ come dire in un modo o nell’altro, in qualche modo, e anche “con ogni mezzo”, “a tutti i costi”. A volte si usa anche “per forza o per amore” oppure “volente o nolente”.
Nessuno oggi saprebbe dire con certezza da dove venga questa formula un po’ buffa: “di riffa o di raffa”.
Tenete presente che una riffa è una lotteria, quindi ha a che fare col sorteggio e la fortuna.
Quindi il gioco di parole potrete indicare un risultato ottenuto per pura fortuna oppure per qualunque altra ragione.
L’origine comunque è incerta. Quel che è certo è che l’uso risale a molti secoli fa, e ancora oggi resiste, specialmente nel linguaggio familiare o scherzoso.
Così, se uno studente decide che di riffa o di raffa supererà l’esame, significa che si impegnerà fino in fondo, anche studiando la notte prima, anche affidandosi un po’ alla fortuna.
E se un politico promette di portare a termine una riforma di riffa o di raffa, ci sta dicendo – magari senza rendersene conto – che farà di tutto, ma proprio di tutto, per riuscirci.
Un genitore potrebbe dire:
Ti metti quella giacca e basta! Fattela andar bene di riffa o di raffa, non si discute!
cioè: o la metti di tua volontà, o te la faccio mettere io per forza!
Tornando alla nostra ferrovia Napoli-Portici, possiamo dire che fu il frutto di una determinazione che andava oltre la tecnica: un progetto che di riffa o di raffa doveva essere realizzato, per portare l’Italia verso la modernità.
E infatti ce la fecero: alla fine,
il 3 ottobre 1839, il primo treno italiano partì davvero.
Oggi, quando usiamo questa espressione, evochiamo quello stesso spirito: la tenacia di chi non si arrende, anche davanti alle difficoltà.
Perché a volte, nella vita, come nella storia, l’importante non è come si arriva alla meta, ma arrivarci, di riffa o di raffa.

Il 1° ottobre 1860 è stato il giorno della battaglia del Volturno, combattuta dalle truppe di Garibaldi contro l’esercito borbonico: un episodio centrale del Risorgimento italiano.La battaglia del Volturno fu un vero ginepraio militare e politico.Garibaldi si trovava in una posizione difficile:aveva un esercito formato in gran parte da volontari, poco addestrati e male equipaggiati;si scontrava con truppe borboniche più organizzate e ben armate;il terreno, lungo il fiume Volturno, era accidentato e paludoso — un ginepraio anche in senso quasi letterale;e soprattutto, la situazione politica era confusa: Cavour e Vittorio Emanuele II osservavano con prudenza, pronti a intervenire ma senza esporsi troppo.Garibaldi, insomma, si era cacciato in un bel ginepraio: rischiava di perdere tutto ciò che aveva conquistato in pochi mesi.Ma grazie alla sua tenacia e alla fedeltà dei suoi uomini, riuscì a districarsi (un verbo legato all’immagine del groviglio) e a vincere la battaglia, aprendo la strada all’unificazione del Regno d’Italia.

